Kit di trasformazione biciclette in eBike su misura per il cliente – Berardi Store

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Vendita Assistenza Ricambi Installazione
prodotti
Electrolux Dometic Waeco DEFA
per la CASA, il CAMPER, la NAUTICA e per applicazioni PROFESSIONALI

E ancora:
Condaria, Cruisair, Marine Air Systems, Sealand
Cramer, Mobicool, Origo, Smev
AEG, Grand Cuisine, Frigidaire, Rex, Zanussi, Zoppas
LOFRA, ITEM…

Elettronica Meccatronica Elettrodomestici Utility Hi Tech
per la Casa, il Camper, la Nautica
e
Professional per i settori indicati di seguito:

Alberghiero, ristorazione e catering
(frigoriferi, cantine vini, armadi climatizzati, frigo container…)

Automotive & Automotive alternativo
(sensori di parcheggio, impianti telecamere di retromarcia, sistemi di cruise control, sistemi di preriscaldamento dei motori e degli abitacoli… prototipi di biciclette elettriche, moto elettriche, Formula SAE elettriche ed ibride…)
Veicoli speciali
(allestimento fuoristrada, furgoni, camion, moto per impieghi speciali
e per attraversare il mondo dal deserto a Caponord)
Stazioni di ricarica Aria Condizionata
(per autoveicoli, bus, veicoli su rotaia, elicotteri)
Elettronica, Meccatronica, Robotica, Automazione
(costruzione di dispositivi personalizzati per le più svariate esigenze)
Energie rinnovabili
(produzione, accumulo e gestione dell’energia)
Carpenteria metallica e lignea
(costruzione di supporti e dispositivi personalizzati per laboratori e attività professionali)
Biomedicale
(refrigerazione e trasporto campioni biologici)
Tempo libero e avventura
(tutti gli accessori di cui hai bisogno per viaggiare…)
Trasporti via terra, via mare e trasporti speciali
(dispositivi elettronici per veicoli commerciali, veicoli industriali, veicoli militari, veicoli di soccorso…)
Residenziale
(tecnologie per le abitazioni del futuro)

Servizio Vendita Assistenza Ricambi Installazione equipaggiamenti,
accessori, elettrodomestici, elettronica ed utility
per caravan, motorhome, camper barche, moto…

Frigoriferi trivalenti ad assorbimento, climatizzatori, generatori, inverter, gruppi frigoriferi, kit fotovoltaici, eBike professionali, accessori di ogni genere…

Costruzione di BICICLETTE ELETTRICHE su misura per il cliente
(eBike a basso costo ed elevata autonomia, fino a eBike
ad elevatissime prestazioni per impieghi speciali)

Motori, gestione elettronica, pacchi batterie, strumenti, accessori, componentistica, sistemi frenanti, kit, progettazione, assistenza tecnica e ricambi…

Record del Mondo di Autonomia di una bicicletta elettrica ad elevate prestazioni studiata e prototipata in partnership con Ralph DTE

“580 km con una sola carica”

Progettazione e installazione IMPIANTI ENERGETICI stand alone con sistemi d’accumulo

Espressamente dedicati per uso residenziale, commerciale, imbarcazioni, veicoli ricreativi, veicoli speciali, mezzi pesanti, fuoristrada e le applicazioni più disparate…

LABORATORI di Ingegneria dedicati:

Energetica, Tecnica del Freddo, Meccatronica, Materiali e Lavorazioni Meccaniche, Motori a combustione interna, Motori Elettrici, Prototipazione…

Aperti soprattutto durante le ferie : )

Sito web: www.berardi-store.eu
Contatti: www.berardi-store.eu/contattaci.html

Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi alti

Rubrica: I comportamenti dei mercati
Titolo o argomento: Comprendere il meccanismo dei prezzi ed i falsi miti 
Questo articolo segue dai precedenti indicati di seguito:
Prezzo dei prodotti (introduzione al)
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi bassi
Quali motivi possibili dietro ad un prezzo alto?
Prodotto che costa tanto per eccellenza tecnologica (un pannello fotovoltaico montato su una stazione spaziale orbitante non è il medesimo montato su una villetta schiera, ne converrete con me spero 🙂
Prodotto che costa tanto per l’alta qualità della progettazione, dei processi produttivi, dei materiali impiegati, delle conoscenze tecniche maturate, della ricerca e dello sviluppo condotto dall’azienda in campo tecnologico.
Prodotto che costa tanto, nonostante i prezzi abbordabili delle materie prime, per l’elevata difficoltà e complessità delle lavorazioni necessarie e per il costo elevato dei macchinari speciali utili alla produzione.
Prodotto che costa tanto per via di una filiera eccessivamente lunga, articolata e ingiustificata (troppi passaggi, schemi rigidi, metodi operativi standardizzati orbitanti attorno al solo valore del profitto).
Prodotto che costa tanto per via di uno Start-UP troppo ripido volto a trattare una piccola piantina con “ormoni della crescita rapida” (di solito poi fanno grandi tonfi nel giro di pochi anni se non mesi).
Prodotto che costa tanto per via di un’eccessiva tassazione (lascio a voi qualunque pensiero, commento e approfondimento sul tema).
Prodotto che costa tanto per via di una inadeguata e inefficiente catena produttiva (stabilimenti eccessivamente grandi, esubero di personale e attrezzature raggiunto in un momento proficuo senza operare valutazioni razionali sul futuro).
Prodotto che costa tanto per via di strategie inefficienti (standard mentali estremamente vincolanti, operazioni obsolete, omologazione alla massa, scarsa personalizzazione dei processi e dei metodi).
Prodotto che costa tanto per speculazioni su una esclusiva (prodotto realizzato da un monopolista o da aziende concorrenti in accordo tra loro mediante cartelli).
Prodotto che costa tanto per speculazioni sulla novità (prodotto che sfrutta le debolezze collettive in particolar modo delle persone che vivono il costante timore di non essere come gli altri se non hanno…).
Prodotto che costa tanto per plusvalenza legata alla fama di un marchio o ad un momento di particolare successo commerciale.
Prodotto che costa tanto per incrementi legati alla fittizia fama di un marchio (vedasi ad esempio coloro che se la cantano e se la suonano da soli) raggiunta mediante la concentrazione dei principali sforzi sulle attività di marketing.
Prodotto che costa tanto per copertura di costose ed eccessive campagne pubblicitarie.
Prodotto che costa tanto per la discriminazione del prezzo (so cosa ci devi fare, so che vantaggio ti porta, me lo paghi tanto anche se a me, in confronto, è costato un’inezia ed anche se in fondo serve pure a coloro che non sono la grande azienda che ne trarrà profitti considerevoli).
Prodotto che costa tanto, nell’arco della sua vita o comunque lungo il suo periodo di utilizzo, per la lunga serie di guasti e le conseguenti assistenze che richiede (prodotto che in principio è probabilmente costato golosamente poco).
Prodotto che costa tanto per la sua estrema durata e affidabilità, non richiederà sostituzioni frequenti, né riparazioni di prassi, l’azienda produttrice pertanto non prevede di venderti un nuovo prodotto nel breve periodo eccezion fatta per un tuo desiderio verso un prodotto più funzionale e attraente.
Prodotto che costa tanto per lo sfruttamento di un tuo desiderio (le indagini di mercato dimostrano che ci sono tot individui disposti a spendere più del ragionevole per non rinunciare ad essere alla moda, come gli altri, omologati al nuovo…).
Prodotto che costa tanto per la ricerca di mercato volta a valutare chi e quanti sono disposti a compiere un simile acquisto, al prezzo più alto possibile, in una data regione del pianeta.
Prodotto che costa tanto per ragioni legate ad un’esclusiva.
Prodotto che costa tanto perchè realizzato con materie prime disponibili in pochissime regioni del pianeta (vedasi ad esempio le terre rare utilizzate per la produzione di accumulatori elettrochimici).
Prodotto che costa tanto perchè sostitutivo di un prodotto al centro di un mercato imponente e largamente avviato (si vedano ad esempio le rinnovabili e gli idrocarburi).

Continua…

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Prezzo dei prodotti (introduzione al)
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi bassi
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi alti
Prezzo dei prodotti: utili conclusioni

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Un prezzo alto non è per forza sinonimo di furbizia, avidità e comportamenti
opportunistici, allo stesso tempo però sono molti i casi in cui un prezzo elevato non
rispecchia un reale motivo tecnico, tecnologico, di esperienza e valore intrinseco del
prodotto.

Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi bassi

Rubrica: I comportamenti dei mercati
Titolo o argomento: Comprendere il meccanismo dei prezzi ed i falsi miti
Questo articolo segue dal precedente indicato di seguito:
Prezzo dei prodotti (introduzione al)
Quali motivi possibili dietro ad un prezzo basso?
Prodotto che costa poco perchè è economico nella sua totalità (progetto, materiali, processi di produzione, affidabilità, funzionalità, disponibilità assistenza e ricambi…).
Prodotto che costa poco per la notevole ottimizzazione maturata nel tempo (progetto e processi produttivi con sviluppo di una tecnologia “matura e collaudata”).
Prodotto che costa poco per via di una intelligente e breve filiera (prodotti locali, nazionali, esenti da complesse distribuzioni e trasporti transoceanici).
Prodotto che costa poco perchè è difettoso o probabilmente difettoso (prodotti di cui il distributore conosce la durata della sosta nei magazzini e gli eventuali disagi creati da urti, sollecitazioni, intemperie, umidità…).
Prodotto che costa poco perchè ha subìto un transito prolungato in magazzino (prodotto che ha subìto una sosta estremamente lunga in magazzino e che può aver accusato problematiche analoghe a quelle citate nel precedente punto o, addirittura, è stato sostituito, o sta per essere sostituito, da un nuovo modello).
Prodotto che costa poco impropriamente, quindi con rimessa parziale del venditore, per strategia di marketing (vedasi sottocosto sleale volto a favorire la fidelizzazione di un brand con il cliente).
Prodotto che costa poco impropriamente, quindi con rimessa parziale del venditore, per aumento compensativo del costo di altri prodotti (vedasi sottocosto volto a recuperare credito mediante l’aumento dei prezzi di prodotti complementari o comunque di altri prodotti offerti nello stesso esercizio).
Prodotto che costa poco impropriamente perchè proveniente da mercati paralleli (prodotto che ha subito la cosiddetta pulizia dell’IVA -Vedi l’articolo: Cos’è la pulizia dell’iva?-, prodotto per il quale non è valevole la garanzia in Italia, prodotto contraffatto, prodotto realizzato impropriamente mediante lo sfruttamento della manodopera in paesi che non tutelano i propri abitanti).
Prodotto che costa poco perchè di aspetto analogo al prodotto originario ma realizzato dal produttore su linee di produzione parallele appositamente allestite (con riduzione della qualità del prodotto e/o dei processi produttivi) per fornire i distributori che ritardano oltremodo i pagamenti o richiedono scontistiche non sostenibili.
Prodotto che costa poco impropriamente per via della produzione in paesi a tassazione agevolata che ledono l’economia italiana.
Prodotto che costa poco ma che accusa un’obsolescenza programmata che indurrà la sua sostituzione nel breve periodo.
Prodotto che costa poco ma non è disponibile perchè si tratta di un’offerta fittizia (fenomeno largamente diffuso sul web). Si tratta di un specchietto per le allodole volto a far credere che sul “tale” sito web i prezzi sono oltremodo incoraggianti (e a dir poco impossibili) tuttavia i prodotti delle offerte più eccezionali non sono mai disponibili ma il visitatore, ignaro, tende a rimanere sul “tale” sito nella speranza di trovare un’altra offerta altrettanto accattivante. Operazione che solitamente si conclude con l’acquisto di un prodotto sottoposto ad uno sconto di tipo “tradizionale” perfettamente replicabile dai concorrenti.

Continua…

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Prezzo dei prodotti (introduzione al)
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi bassi
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi alti
Prezzo dei prodotti: utili conclusioni

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Un prezzo basso non significa in via assoluta convenienza, credere questo significa
disporre di una visione piuttosto limitata non di rado accompagnata da numerosi timori
circa l’impossibilità di comprendere come mai un altro prodotto sia offerto ad un prezzo
differente, magari più alto.

Prezzo dei prodotti (introduzione al)

Rubrica: I comportamenti dei mercati
Titolo o argomento: Comprendere il meccanismo dei prezzi ed i falsi miti

Sei lì davanti al prodotto che desideri acquistare o che, per necessità, sei costretto ad acquistare; osservi qualche istante l’aspetto che ha, la sensazione che ti infonde, poi guardi il prezzo ed esprimi un giudizio favorevole o negativo, altre volte puramente scettico. Se prima di procedere all’acquisto osservi altri prodotti potresti notare prezzi completamente differenti nonostante le apparenze suggeriscano prodotti analoghi. Alle volte addirittura due identici prodotti vengono offerti in luoghi diversi a prezzi diversi (con differenze non trascurabili) e tutte le circostanze del caso sembrano proprio suggerirti che quello che ha esposto il prezzo più alto abbia tutte le intenzioni di prendersi gioco di te. Ma è realmente così? O perlomeno, è sempre così?

Lo sai che due prodotti identici, con lo stesso marchio, lo stesso codice prodotto e quindi le stesse identiche caratteristiche funzionali, possono uscire dalla medesima fabbrica attraverso due linee di montaggio completamente differenti a seconda del circuito nel quale saranno venduti? Lo sai che due prodotti identici dello stesso marchio possono provenire da stabilimenti differenti con problematiche differenti ben note a coloro che in essi lavorano ma sconosciute al grande pubblico? Lo sai che soluzioni di questo tipo, spesso,  sono state spinte dai clamorosi ritardi che talune o talaltre catene di vendita hanno maturato nel pagamento delle merci all’industria che le produce? Oppure da specifiche richieste avanzate da gruppi di acquisto desiderosi di proporre prezzi accattivanti? O ancora da merce che, in gergo tecnico, si dice abbia avuto un “transito prolungato in magazzino”, ossia abbia sostato a lungo non garantendo più la certezza della qualità, avendo subito urti, sollecitazioni, esposizione alle intemperie, umidità, ecc.? Lo sai che, come al solito c’è poi chi, conscio di quanto appena riportato, acquista merce di seconda scelta e la fa pagare prezzo pieno?

Insomma nel commercio e nell’industria* vale tutto e il contrario di tutto, un po’ come abbiamo visto accadere nel linguaggio (vedi l’articolo: Il paradosso del mentitore) il quale necessita di un metalinguaggio che ne possa descrivere la veridicità o meno delle proposizioni. Così di seguito vi riporto alcune motivazioni dei prezzi che vediamo ogni giorno, sebbene possiate pensare che siano tante, sappiate che in realtà non sono tutte (ce ne sono sempre di nuove da imparare…).

Continua…

*Certo qui si parla per l’appunto di prodotti commerciali e industriali ma non credo gli altri settori siano esenti dalle medesime logiche.

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Prezzo dei prodotti (introduzione al)
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi bassi
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi alti
Prezzo dei prodotti: utili conclusioni

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Nemmeno un esperto è in grado di cogliere rapidamente se il prezzo che sta pagando per
un prodotto è corretto o meno. A differenza degli altri però, può utilizzare i suoi
strumenti per venirlo a sapere, cosa non altrettanto facile per normali consumatori.

Il blog Ralph DTE compie 5 anni

Chiamatelo Hackerspace, FABLAB, Start-UP Innovativa, usate il termine che volete voi, io lo chiamo Studio Tecnologico Creativo. Il mio concept, che prende il nome di Ralph DTE, viene ufficializzato e mostrato al mondo andando online sotto forma di Blog nel Giugno del 2008 anticipando largamente l’onda che oggi vediamo crescere e diffondersi per il mondo con le nomenclature prima citate. Nonostante il largo anticipo, diverse idee erano nate anche prima ma cercavano il momento giusto, la situazione giusta per formarsi ed incanalarsi in qualcosa di concreto, in una logica che fonde la razionalità delle discipline tecniche e scientifiche con il tocco artistico della creatività. Oggi si sentono spesso inglesismi carismatici e affascinanti sul tema, nonostante ciò io preferisco che il frutto delle mie sinapsi sia raccolto, oltre che all’interno di un nome, “Ralph DTE”, nella semplice definizione “Studio Tecnologico Creativo”. Auguri quindi a questo blog pieno di prospettive che a breve inizierà a presentarvi alcune curiose novità realizzate da noi… ancora un po’ di pazienza e ci siamo.

Raffaele Berardi 🙂

Ralph DTE

Honda CB 350 Four: la prova del blog Ralph DTE

Rubrica: Due ruote d’altri tempi

Titolo o argomento: Il blog Ralph DTE testa la Honda CB 350 Four del 1972

Se qualcuno mi avesse parlato della Honda CB 350 Four prima di questa estate, gli avrei risposto che non avevo presente di quale moto stesse parlando (perdonatemi) e che la CB più anziana che ricordo è quella degli anni ’80 con cui ho dato l’esame per la patente della moto. Da quando però ho avuto modo di conoscere la 350 Four ho pensato di dedicarle uno spazio tutto suo su questo blog. Si tratta di un mezzo che appartiene alla prima serie di moto con motore 4 tempi prodotta dalla Honda. Siamo nel 1972, chi acquistava questo motociclo, e ci scorrazzava per le strade del mondo, è nato molto prima di me e aveva un buon budget a disposizione…
La Honda CB 350 Four, o CB 350 F, aveva una caratteristica tanto interessante quanto richiesta dai centauri già negli anni ’70, il motore 4 tempi dotato di 4 cilindri (da cui prende il nome Four) frontemarcia. La sorellina più economica, nonostante fosse più pepata e allo stesso tempo più leggera, era pur sempre 4 tempi ma disponeva di un motore 2 cilindri che durante la guida richiedeva un po’ più di esperienza a causa dell’erogazione non proprio lineare.

La nostra prova

Scettico, davvero molto scettico, mi siedo in sella alla moto (che era rimasta ferma per anni) nel garage del proprietario. La linea è massiccia, il motore e gli scarichi costituiscono una grossa percentuale di quello che vedi quando lei è lì davanti te e ti osserva con un’aria che non sente gli anni, il tempo che passa, l’evoluzione tecnologica e prestazionale. Lei sembra fregarsene, è bella anche oggi e nella mia fantasia sembra esserne cosciente, cosciente e vanitosa.
Guardandola bene sembra persino troppo piccola per un motore così ingombrante… eppure è solo 350 centimetri cubici. Sì un 350cc frazionato con ben 4 cilindri (oggi conosciamo moto con 650cc di cilindrata ed un solo cilindro, ovvero l’esatto opposto logico da un punto di vista motoristico) che può permettersi di raggiungere elevati regimi di rotazione, ben 10.000 giri al minuto, non male per una vecchia signora degli anni ’70. La moto è sul cavalletto centrale, ho l’idea che sia pesante, scomoda e poco guidabile. Le gomme sono sgonfie. Il proprietario ed io, temerari, la tiriamo giù dal cavalletto per spostarla fuori dal garage e provare ad accenderla. Sembra impossibile muoverla, appare pesante e testarda come un mulo. In realtà le gomme a terra non le permettono movimento alcuno, il freno anteriore è bloccato (scopriremo poi che aveva le pasticche ossidate incastrate nella sede interna alla pinza freno e la pompa freno gravemente danneggiata per una caduta a moto ferma). Anche il motore non ne vuol sapere di collaborare (la batteria è completamente a terra e l’avviamento a pedale fa sudare sette camicie specie con la carburazione non proprio a puntino e con alcuni problemi elettrici).

La svolta

A restauro completato, la moto è pronta per un giro… vediamo se le prime impressioni avute nel garage, quando ci siamo incontrati la prima volta, risultano veritiere o pure suggestioni. Ad essere sinceri… tutte suggestioni! Una volta sistemate le parti danneggiate e sostituite quelle irreparabili la Honda CB 350 F parte, con qualche stento ma con un suono rotondo ed un piacevole borbottio che ricorda quello delle sorelle maggiori con molta più cavalleria a disposizione. Da notare che la Four dispone di particolari come le frecce dotate di avvisatore acustico e l’avviamento elettrico. Il cambio è ruvido, la frizione leggermente dura richiede uno sforzo maggiore rispetto al consueto per il suo utilizzo ma risulta piuttosto modulabile. La prima entra senza scossoni e con una leggera azione sul gas siamo in marcia. Il tempo di prendere confidenza con la posizione di guida, i comandi e le masse del motociclo ed ecco che le mie prime impressioni si rivelano tutte inesatte. La moto è leggera, facile da guidare e con un baricentro basso che rende agevole ogni manovra nonostante i circa due quintali di massa (con olio e carburante). Il motore è davvero dolce nell’erogazione, in basso è sornione e non dà sorprese inaspettate. La guida è rilassata e molto piacevole, certo è che quei cilindri accanto alle gambe iniziano a scaldarsi e intimoriscono un po’, non vorrei diventare un arrosticino (sono sconsigliati i pantaloni corti sia per ragioni di sicurezza, sia per evitare ustioni). Il giro continua, la marcia è sempre piacevole e priva di vibrazioni, qualche leggera sgassata regala un piccolo piacere ad ogni scalata. Nonostante l’aria sportiva del motore, la ciclistica risulta essere molto turistica. La moto è comoda e morbida, le buche non si sentono, si riesce persino a fare un po’ di sano fuoristrada (su breccia e terra) senza difficoltà, tuttavia, se si aumenta il ritmo e si iniziano a chiedere le prestazioni, il motore sembra preso da un motociclo di un tipo ed il telaio da un altro motociclo completamente diverso. In velocità si percepisce un pompaggio sinistro, gli ammortizzatori si comprimono eccessivamente e con una frenatura quasi inesistente. In curva il manubrio inizia a muoversi un po’ troppo e, nonostante l’anteriore non si alleggerisca mai eccessivamente, ondeggia in modo sospetto e, a mio avviso, pericoloso. Il contatto della gomma anteriore con l’asfalto però sembra solido anche spingendo un pelo di più del dovuto, del resto i cavalli sono solo 34 a 9.500 giri/min e devono tirare circa 5,6 kg ciascuno. Probabilmente la maneggevolezza della versione bicilindrica potrebbe risultare maggiore ed il telaio meno sacrificato; gli ondeggiamenti indesiderati, infatti, potrebbero essere causati dalla consistente massa del motore 4 cilindri che grava al centro del motociclo influenzandone abbondantemente la dinamica già compromessa da sospensioni non adeguate.
Ma torniamo con i piedi per terra, se guidi una Honda CB 350 Four non devi pretendere prestazioni… te la devi altresì godere in tutta tranquillità e godere allo stesso tempo delle strade che esplorerete insieme. Sarà sicuramente un bel viaggio, condotto con garbo e con la sicurezza di un ottimo comfort, elevata robustezza ed un’altissima affidabilità seconda solo a quella dei migliori amici.

Note tecniche

Di particolare interesse risulta il corpo costituito dai quattro carburatori KEIHIN da 21 mm. Più che carburatori sembra di avere davanti un affascinante strumento musicale che per funzionare al meglio richiede un’accordatura sopraffina. Curiosa anche la pinza freno anteriore la quale ingloba le pasticche di forma circolare all’interndo del suo corpo cilindrico. In foto sotto è inoltre visibile la CB350 Four nuda che mette in mostra la sua semplicità, essenzialità ed il volume destinato al motore.

Carburatori Honda CB350 Four Schema motore Honda CB350 FourSchema pinza freno anteriore Honda CB350 Four Honda CB350 Four nuda

Le caratteristiche

Motore 4 tempi 4 cilindri in linea frontemarcia raffreddato ad aria
Distribuzione: un albero a camme in testa (catena), bilanceri, 2 valvole per cilindro
Alimentazione: 4 carburatori KEIHIN 21 mm
Alesaggio e corsa: 47 x 50 mm
Rapporto di compressione: 9,3:1
Cilindrata: 347 cc
Potenza: 34 CV a 9500 giri/min
Cambio: 5 rapporti

Serbatoio carburante: 12 litri
Riserva carburante: 2 litri
Quantità olio motore: 3,5 litri
Olio forcella: 125 cc
Massa veicolo: 177 kg

Velocità massima: 170 km/h
Consumi carburante: n.d. (elevati)

La sicurezza

Il test è stato condotto utilizzando un abbigliamento tecnico adeguato, tuttavia per gli scatti si è fatto a meno della tuta, che risultava un tantinto ridicola a bordo di un mezzo storico come la Honda CB350 Four, procedendo a velocità decisamente contenute. Si consiglia pertanto vivamente di utilizzare un abbigliamento specifico per l’uso motociclistico dotato di opportune protezioni.
Rimango comunque dell’idea che la velocità di crociera a bordo di questa moto, per questioni di sicurezza, non dovrebbe oltrepassare i 60-80 km/h. A queste velocità un valido scarponcino abbinato a dei jeans di buona fattura, giubbotto, casco integrale e guanti (senza dimenticare la protezione per la schiena) sono senz’altro un valido ausilio per la vostra sicurezza.
La velocità massima consigliata tiene conto in particolar modo delle sospensioni di cui è dotato il motociclo nonché dello stato di conservazione del mezzo testato, del telaio, della distribuzione delle masse e, ovviamente, dei pneumatici.

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La vera rivoluzione della comunicazione

Rubrica: Metodi. Alternative lifestyles, work and study

Titolo o argomento: Un nuovo modo di comunicare, un ulteriore step evolutivo per l’uomo.

La vera rivoluzione della comunicazione non risiede in un modem 56K, né nelle successive ADSL, fibre ottiche e connessioni satellitari perchè, sebbene siano tecnologie avanzate con un potenziale enorme, il nucleo sul quale si fondano è un inflazionato internet. Uno strumento di larga connessione mondiale all’interno del quale predomina tutto e il contrario di tutto, all’interno del quale l’impossibilità di comprendere, almeno nell’immediato, chi dice il vero, e chi invece afferma il falso, si trasforma in una vera impresa. Uno strumento dove un’informazione di gran valore è sempre circondata da milioni di informazioni fuorvianti che rendono quasi impossibile essere sicuri di qualcosa. Uno strumento che non è facile imparare ad utilizzare correttamente per estrarne gli effetti migliori, uno strumento che può persino diventare pericoloso, procurare dipendenza, oscurare la mente e la capacità di ragionare con pensieri logici. Uno strumento che troppo spesso rischia di diventare un tentativo di fuga dalla realtà cercando riparo nel virtuale. Uno strumento che se preso nelle dosi sbagliate ti allontana dalla realtà, l’unica vera fonte concreta che ti circonda quando esci di casa guardandoti intorno ed osservando curioso il mondo con le sue bizzarre esibizioni.

No la vera rivoluzione della comunicazione non è un modem, una connessione, quell’enorme porzione di rete confusa, fraintendibile e fuorviante, né tantomeno lo strumento digitale che utilizzi per connetterti. La vera rivoluzione della comunicazione si fonda sul riuscire a scambiare “qualcosa” con “chi” ha una preparazione e/o un’istruzione differente dalla tua, ha un reddito e/o una situazione sociale differente dalla tua, appartiene ad una generazione differente ed ha osservato il mondo da punti di vista diversi dai tuoi, ha un’esperienza differente dalla quale ha ricavato impressioni differenti. La vera rivoluzione della comunicazione è lo scambio interculturale tra persone diverse, incongruenti, attualmente inconnettibili. Riuscire a far questo comporta una concreta rivoluzione nella comunicazione e, ahimé, è oltremodo difficile riuscire nell’impresa specie ora che sono sempre meno coloro  in grado di effettuare ragionamenti logici, completi, utili, coerenti, consistenti e ad ampio raggio con uno sguardo sempre volto al futuro e, solo parzialmente, all’immediatezza. Zichichi circa le reali rivoluzioni e conquiste dell’uomo fa notare che sino ad oggi ci sono stati tre principali step evolutivi, quello del linguaggio seguito da quello della logica e, nelle ere più recenti, la conquista della scienza.

Linguaggio

Il linguaggio permette la comunicazione tra gli uomini, e non solo… basti pensare semplicemente alle molteplici interazioni che l’uomo ha con gli animali, ad esempio, o con tecnologie elettroniche a riconoscimento vocale: comandi vocali per l’attivazione di dispositivi, allarmi, cellulari. In principio la comunicazione avveniva esclusivamente tramite gesti e soltanto in un secondo momento si è arrivati ad evolvere i suoni emettibili dalle corde vocali per formare le parole (senza considerare poi il linguaggio del corpo e l’avvento della scrittura). Insomma tramite il linguaggio trasmettiamo idee e pensieri al nostro interlocutore, una conquista enorme. Il linguaggio permette addirittura di scoprire la memoria collettiva permanente, nota come scrittura, ma allo stesso tempo accusa dei limiti notevoli, esso infatti permette di dire tutto ed il contrario di tutto, come è stato osservato grazie al Paradosso del mentitore (Epimenide). Quindi il linguaggio, da solo, non è sufficiente…

Logica

Nasce così la logica (dal greco logos, ovvero “pensiero”, “idea”, “argomento”, “ragione”) con conquiste inestimabili quali ad esempio la Geometria Euclidea ed il concetto di Infinito. La logica si occuperà di studiare il ragionamento allo scopo di mettere a fuoco quali procedimenti di pensiero sono validi e quali no dimostrandone al contempo il perchè.

Scienza

La più grande conquista dell’intelletto umano, da un punto di vista metodologico la si può suddividere in tre principali filoni, quello deduttivo-convenzionalistico di cui fanno parte la logica, la matematica e la geometria; quello sperimentalistico di cui fanno parte la fisica, la chimica, la biologia, ecc. ed infine quello sistematico-classificatorio che caratterizza in maniera sostanziale le Scienze biologiche. Il senso etimologico del termine Scienza intende “conoscenza”, il senso generale intende “tutta la conoscenza” ed il senso più ristretto intende “un insieme di conoscenze particolarmente vagliate e logicamente ordinate.

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Il paradosso del mentitore

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Uno strumento risulta davvero utile quando è usato nel modo più appropriato ed è
circondato a sua volta da altri strumenti complementari utili al fine unico di effettuare
un buon lavoro con il giusto sforzo. Utilizzare una chiave da officina per battere su un
organo che non si smonta, a poco, se non a nulla, servirà. Utilizzare la medesima chiave
per avvitare/svitare un dado offrirà sicuramente un’esperienza migliore per effettuare
un serraggio nel modo più intelligente e confortevole. La comunicazione funziona
esattamente allo stesso modo

Note sul Copyright

Questo articolo fa parte di una serie di articoli, sparsi su questo blog, che fungono come una sorta di anteprima di alcuni capitoli dei libri che ho scritto e sto scrivendo. Non è pertanto permesso utilizzare le idee personali espresse dall’autore per qualunque scopo diverso dalla pura e semplice lettura. Un esempio chiarirà quanto appena espresso: è permesso leggere il contenuto, commentarlo, citarlo riportando la fonte, proiettarlo in aula a scuola o all’Università citando la fonte o accedendo direttamente al sito, ma non è assolutamente permesso lucrare su quanto scritto al fine di realizzare ad esempio uno spot pubblicitario. Le azioni legali sono alla nostra portata.

Il paradosso del mentitore

Rubrica: Matematicamente
Titolo o argomento: Il paradosso di Epimenide

Se scrivo “Questa frase è falsa” l’affermazione che ho appena fatto è vera o falsa? Se l’affermazione è vera allora è vero che la frase è falsa e quindi non può essere falsa in quanto dice il vero. Mentre se l’affermazione è falsa allora significa che è falso che la frase è falsa e quindi la frase è vera. Immagino lo sconcerto, potete anche abbandonare qui la lettura, avete la mia comprensione : )

Se affermo “Io sto mentendo” siete in grado di stabilire se sto davvero mentendo o sto dicendo la verità? Se è vero che sto mentendo allora sto dicendo la verità nell’informarvi che sto mentendo, ma allora non sto mentendo. Viceversa se è falso che sto mentendo sto dicendo una bugia nell’informarvi che sto mentendo, quindi sto mentendo. Allo stesso tempo però posso concludere che se è vero che sto mentendo, allora io sto dicendo una bugia, quindi il falso. Se invece è falso che sto mentendo, allora io sto dicendo la verità. Ci sono pertanto due conclusioni vere o due conclusioni false che coesistono e ciò non è ovviamente coerente nella logica.

In una forma più chiara e ordinata abbiamo: “Io sto mentendo”

1. VERO: è vero che sto mentendo quindi sto dicendo la verità nell’affermare che mento
(ci troviamo all’esterno ossia nel senso generale dell’affermazione).
2. VERO: è vero che sto mentendo quindi sto dicendo una bugia
(ci troviamo all’interno ossia nel dettaglio dell’azione).

1. FALSO: è falso che sto mentendo quindi sto dicendo una bugia nell’affermare che mento
(ci troviamo all’esterno ossia nel senso generale dell’affermazione).
2. FALSO: è falso che sto mentendo quindi sto dicendo la verità
(ci troviamo all’interno ossia nel dettaglio dell’azione).

Affermazioni autoneganti

Ad una prima analisi si può affermare che vi sono affermazioni (definite autoneganti) che non possono essere considerate né vere né false, semplicemente sono impossibili e prive di soluzione logica. Mi piace ipotizzare che il comportamento delle affermazioni in genere (proposizioni) possa essere assimilato, in un certo qual modo, al comportamento dei sistemi lineari che possono avere una soluzione (ad esempio vera o falsa), infinite soluzioni (al variare delle condizioni) o nessuna soluzione (soluzione impossibile). Il terzo caso, quello della soluzione impossibile, si verifica per l’appunto nelle proposizioni autoneganti perchè, se considerate fini a sé stesse, non sono espressioni logiche ma assomigliano più ad un contenitore di parole (ovvero di strumenti di comunicazione) ammucchiati a caso come un secchiello pieno di mattonici per le costruzioni. E’ naturale che possa capitare che qualche elemento sia semplicemente attaccato ad un altro senza alcuna utilità apparente.

Il punto di riferimento

Se però cambiamo il punto di riferimento, dal quale osserviamo la frase, tutto trova nuovamente un senso. Se ad esempio stiamo leggendo un articolo di giornale che parla di noi e troviamo una inesattezza, ha senso allora affermare “Questa frase è falsa” ed il fatto che ciò sia vero non porta ad alcuna contraddizione in quanto ha perfettamente senso ritenere che sia vero che il giornalista abbia scritto un’informazione errata, inesatta, falsa. Quindi muovendoci all’esterno della frase quello che viene affermato prende un senso. Inoltre se il giornalista, una volta interpellato, afferma che è falso che la tale frase sia falsa, anch’egli sta affermando qualcosa che ha un senso logico compiuto in quanto egli ritiene che la sua fonte di informazione sia veritiera e quindi la notizia esatta. Tradotto in termini più consoni, cambiare punto di riferimento, come vedremo tra poco, significa spostarsi dal linguaggio (in cui la frase è fine a sé stessa) al metalinguaggio (ove ha luogo una spiegazione del messaggio espresso dal linguaggio adottato). Un po’ come cambiare dimensione passando dalle due alle tre dimensioni, ad esempio per definire un volume.

Linguaggio e metalinguaggio

Ciò che non risulta coerente nel linguaggio (vedi la frase dell’esempio “Io sto mentendo”) trova un senso nel metalinguaggio dove finalmente una proposizione può essere definita vera o falsa in modo consistente (Alfred Tarski – Matematico, logico, filosofo del ‘900).

Linguaggio

Facoltà propria dell’uomo di esprimersi e comunicare tramite un sistema di simboli, in partic. di segni vocali e grafici. Nelle discipline logico-matematiche, sistema di cifre, lettere, simboli, per esprimere in modo formalizzato e non ambiguo teorie, concetti ecc.. Fonte: Dizionario Corriere.

Il mezzo di comunicazione all’interno di un sistema, L’insieme delle strutture che danno luogo a una comunicazione. Linguaggio verbale, linguaggio dei gesti, linguaggio della musica, linguaggio dell’arte, linguaggio di programmazione, linguaggio macchina. Fonte: Dizionario Italiano Ragionato.

Metalinguaggio

In logica e in linguistica, linguaggio (in forma naturale o formalizzata) adottato per analizzare e studiare un altro linguaggio. Fonte: Dizionario Corriere.

Che è al di là del linguaggio. In logica, Insieme di strutture linguistiche generali (non appartenenti ad un singolo linguaggio determinato), che permette di analizzare e descrivere un linguaggio concreto. Fonte: Dizionario Italiano Ragionato.

Soluzioni delle affermazioni

Tornando al concetto del sistema lineare, se ora affermo “Sei la donna più importante della mia vita dopo tutte le altre” qual è la donna più importante? A mio avviso l’affermazione non ha alcuna soluzione. Oppure se sostengo “E’ tutta colpa tua se è colpa mia” di chi è la colpa? A mio avviso l’affermazione ha infinite soluzioni a seconda delle condizioni. E ancora “Si è iscritto ad un club per soli eremiti”, quanti soci ha il club dato che un gruppo più o meno folto di persone sole non sono più sole? A mio avviso l’affermazione non ha soluzioni a men che non si pongano delle condizioni quali ad esempio: un folle ha fondato un club per eremiti, dopo l’adesione del primo socio (egli stesso) le iscrizioni sono state terminate in quanto il club è ora al completo (soluzione unica).

L’esempio del teatro

Nel teatro non di rado simili affermazioni vengono adottate per rendere ancora più comico un equivoco che evolve all’interno di una commedia. La non immediata comprensione scatena sovente una maggiore ilarità del pubblico che è portato a dare una propria interpretazione spesso bizzarra esattamente come desidera il commediante.

L’esempio della propaganda

Nella gestione di una nazione invece le frasi che un uomo di propaganda può affermare spesso non hanno senso alcuno nel linguaggio e, se si tenta di attribuir loro una spiegazione mediante il metalinguaggio, sovente si cade nel trabocchetto delle interpretazioni proprie, soggettive, incocludenti e fuorvianti.

Riflessioni conclusive

Ora analizzate pure ciò che vi colpisce nel quotidiano e tentate di stabilire se sia vero, falso o privo di senso in termini assoluti o rispetto ad un dato riferimento. Quindi, come sempre, è opportuno tener conto delle condizioni di esistenza di qualcosa che stiamo descrivendo, così come di una sorta di punto di riferimento rispetto al quale si osserva l’affermazione o la situazione d’interesse. Trattasi però di un mio modesto ragionamento che è assolutamente aperto ad accogliere chiarimenti, spunti, riflessioni e critiche costruttive. Prendete pertanto questo articolo come una sorta di provocazione, uno stimolo al ragionamento, un trastullo matematico.

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Questione di punti di vista

bocca_verita.jpg

Come si comporterebbe la bocca della verità se affermaste “Io sto mentendo” inserendovi la mano? : )
Image’s copyright: Enrique Sánchez

Un incollaggio macchinoso

Vi è mai capitatato di restaurare una moto (o una automobile) anche solo per il piacere di farlo? Probabilmente, se leggete questo blog, le mani le avrete pur messe su qualcosa che desiderate far rifunzionare o semplicemente per la curiosità di sapere come è fatto. Di recente mi sono imbattuto su una moto d’epoca, una Honda CB350 Four del 1972, ed ho potuto constatare quanto siano costosi i ricambi che non sono più disponibili presso i ricambisti della casa. Un esempio? Una semplice levetta che sblocca l’apertura del tappo del serbatoio viene venduta da diversi buon temponi a circa 50 Euro. Il pezzo (visibile nelle foto sotto) può avere un valore di qualche centesimo e, a stento, potrebbe essere venduto a 5 Euro. Quindi stiamo parlando di un prezzo di vendita 10 volte superiore ad un prezzo già elevato per un gingillo.

Cosa è successo a questa levetta? Dopo 40 anni lì a trattenere il tappo del serbatoio, ha deciso di rompersi a trazione rendendo impraticabile l’apertura del tappo (aperto poi con altri stratagemmi visto il carico consistente della sua molla). Una volta fatte tutte le valutazioni del caso si è deciso di tentare la strada dell’incollaggio con adesivi strutturali (ben più economici del ricambio proposto, circa 8 Euro per il doppio flaconcino adesivo/indurente) che garantiscono una resistenza alla trazione di ben 300 kg/cm^2. Dopo aver trattato le superfici da incollare e aver architettato una semplice astuzia con due speciali pinze, al fine di tenere per ore le due parti in posizione durante l’asciugatura della colla, ci siamo però accorti di un delicato inconveniente. Per permettere la corretta presa tra le due metà del pezzo è necessario non premere le due parti l’una contro l’altra, questo per evitare che il collante fuoriesca dalla frattura riducendo drasticamente il suo potenziale di tenuta. Così facendo però i fori presenti sulle due metà non si trovano più perfettamente allineati e il rivetto, che vi passa in mezzo per tenere solidale la levetta al serbatoio, non riesce ad attraversarli entrambi. L’opzione di allargare uno dei due fori con una punta da trapano, oltre a rischiare di rompere ulteriormente il pezzo divenuto fragile con gli anni, avrebbe reso meno preciso l’accoppiamento rivetto-levetta restituendo fastidiose vibrazioni in marcia e non permettendo la corretta tenuta del tappo contro il serbatoio.

Come avrete già capito, questa volta non è andata e, se anche avessimo tentato la folle strada di realizzare un pezzo analogo dal pieno, magari con una macchina a controllo numerico (previo disegno cad), l’operazione avrebbe richiesto impegno, tempi e costi non vantaggiosi per il tipo di intervento. Tuttavia è bene sottolineare che, qualora il pezzo non fosse stato più disponibile sul mercato, o avesse avuto costi più alti o vi fosse stata la necessità di realizzare il particolare con un altro materiale, beh allora l’operazione più impegnativa (ma non impossibile) di realizzarne uno nuovo autonomamente avrebbe avuto senso.

Incollaggio fermo tappo serbatoio Incollaggio fermo tappo serbatoio Incollaggio fermo tappo serbatoio Incollaggio fermo tappo serbatoio Incollaggio fermo tappo serbatoio