La nuova pubblicità dell’Audi A3

Rubrica: Pubblicità e dintorni

Titolo o argomento: Il dono della sintesi

Sono poche le pubblicità che mi colpiscono e generalmente quelle che ritengo più carismatiche le divido per categorie in base al tipo di messaggio che emanano. La nuova pubblicità della Audi A3 Sportback va in controtendenza con le pubblicità attuali e non si basa sull’evolversi di una breve storia che dovrebbe catturare le emozioni dello spettatore, essa si basa più su un carisma artistico all’avanguardia che propone un uso sapiente dei soft-box e delle luci di studio, nonché del compositing e della motion grafica. Ogni singola scena, accompagnata da un’azzeccata e robotica colonna sonora (Daft Punk – Harder Better Faster), ritrae una caratteristica del veicolo in modo brillante, divertente e allo stesso tempo tecnico e suggestivo. Si descrive in pochi secondi, e con uno spot che dovrebbe vantare anche una certa economia dei costi sostenuti per la sua realizzazione, ogni singola caratteristica che vale la pena evidenziare circa il nuovo prodotto: lo scatto del motore, l’intuitività dei comandi, la leggerezza del veicolo e l’economia d’esercizio. Per ogni caratteristica una breve scena, priva di collegamento alcuno con la precedente, descrive in modo originale il punto di rilievo. Un po’ come se si dovesse realizzare un logo aziendale cercando così di concepire una sintesi che, ad una sola occhiata, permetta di conoscere le intenzioni del marchio. Crisi, risparmio e, inaspettatamente, pubblicità a mio avviso migliori, coinvolgenti e non martellanti, per questa gamma di prodotti. Unica nota dolente è che l’utilizzo della doppia freccia del tipo “fast forward” richiama il marchio Citroen.

Attenzione. Dare un giudizio sulla pubblicità non significa dare un giudizio sul prodotto in essa mostrato. Si tratta di due prodotti che devono essere valutati distintamente. Evitare quindi commenti sui prodotti oggetto dello spot.

Link
Spot Audi A3 Sportback: http://www.youtube.com/user/AudiChannelItaly?v=Uzmhh7QDNBE

compo_spot_audi.jpg

Image compositing by ralph-dte.eu

Assetto Corsa Technology Preview – Kunos Simulazioni

Dagli stessi creatori di NetKar PRO ne è diretta evoluzione. Introduce una qualità grafica impressionante che si basa sull’High Dynamic Range Imaging, dove l’intervallo tra le aeree chiare e quelle scure della scena è molto più esteso, conferendo grandi doti di realismo visivo. Non è però la grafica il fattore determinante che conferisce attraenti doti ad un sim, o quantomeno non dovrebbe esserlo. Assetto Corsa ha ben altre doti da sfoggiare che a mio avviso sono più importanti, infatti riproduce con elevata fedeltà i comportamenti dinamici del veicolo con sottosterzi, sovrasterzi, trasferimenti di carico e ritorni dello sterzo molto prossimi alla realtà*.

Ad un primo test la fisica del simulatore sembra essere notevole, ad esempio quando si entra in curva ad una velocità eccessiva, e si innesca il sottosterzo, a mano a mano che si alleggerisce il gas riportando la vettura sulla linea di corda, si avverte un ritorno dello sterzo la cui rapidità varia con il riacquisto di aderenza dei pneumatici e con l’alleggerimento dell’avantreno che riporta la vettura in condizioni di equilibrio. Anche le sbandate sono graduali e prive di quel fastidioso effetto ON/OFF che si avverte su molti simulatori in cui l’aderenza sembra avere dei buchi dove il sim non riesce a reperire gli input validi per la ricostruzione accurata della situazione. Le masse sono fedelmente riprodotte e questo si ha modo di verificarlo cercando di mettere in crisi la vettura magari durante una brusca frenata (ad esempio commettendo volontariamente l’errore di iniziare a sterzare troppo presto) o durante un rapido cambio di traiettoria lungo una successione di curve o esagerando fino a innescare un sovrasterzo con pendolo. Specie quando si perde l’assetto del veicolo e lo si riacquista un istante dopo, sembra avvertirsi il contributo della barra antirollio anteriore. Il rollio e l’imbardata, in particolar modo, assomigliano moltissimo a quelli delle reali vetture, al termine di un testa-coda lo “sballottamento” dell’auto è sincero e lascia intravedere il contributo della barra antirollio. Qualche dubbio lo nutro circa la presenza o meno del sistema anti-dive, che rappresenterebbe un grande passo avanti nella simulazione della dinamica del veicolo amatoriale, e di cui non sono riuscito ad avvertire gli effetti. Da notare piacevolmente la posizione che le mani del pilota virtuale assumono sul volante durante una curva ad ampio raggio, durante una curva a stretto raggio e durante il cambio di marcia. Si tratta di quei dettagli che lasciano percepire quel tocco di professionalità in più sembre ben accetto. Inoltre se lascerete la pista per fare una visitina alla ghiaia avvertirete il rumore dei sassolini nei parafanghi anche al rientro in pista per alcuni istanti (la gomma calda appiccica…).

Insomma sebbene non possiate sostituire la realtà con un simulatore (qualunque esso sia) e non possiate giudicare voi stessi come abili piloti senza aver maturato una distinta esperienza reale in pista, potete pregustare il sapore del’habitat di alcune delle auto più affascinanti concepite per la velocità.

La versione Technology Preview, che è possibile ricevere gratuitamente e in anteprima se si possiede già Netkar Pro, permette di testare il prodotto (senza limiti di tempo) utilizzando una sola vettura (Lotus Elise SC), un solo tracciato (Magione) e settaggi, della simulazione e delle opzioni, parziali. E’ possibile inoltre riportare bug, errori e proposte di ottimizzazione, prima del rilascio definitivo, sia attraverso il menu del sim, sia sul sito ufficiale di Assetto Corsa. Gli screenshot presenti sul sito web ufficiale di Assetto Corsa non sono stati ritoccati ed i creatori del sim suggeriscono l’utilizzo di schede video tipo Nvidia GTS 450 oppure AMD Radeon HD5770. Io personalmente pur utilizzando una scheda video più modesta (ATI Mobility Radeon HD 4650** con 1024 MB di memoria grafica dedicata DDR3) ho ottenuto risultati più che soddisfacenti per le mie esigenze considerato che dò peso quasi esclusivamente alla dinamica del veicolo, certo è che anche l’occhio rimane positivamente colpito e non posso negare che, guardando i replay, si rimane impressionati dalla fedeltà dei dettagli e da come l’HDR permetta di esaltarli.

Trovi maggiori dettagli su www.assettocorsa.net

*La mia impressione non deriva dalle suggestioni maturate utilizzando diversi sim, bensì dall’esperienza condotta nella vita reale su reali auto da corsa in anni di carriera; puoi ad esempio vedere la prova condotta con la Tesla Roadster che molto ha in comune con la Lotus Elise eccezion fatta per una massa maggiore dovuta al pacco batterie (Gallery fotografica Tesla Roadster provata da Ralph DTE).
**Settaggi grafici al momento della prova da cui abbiamo ricavato gli screenshot in basso: Resolution 1600×900 pixel; Full screen rendering; 4x Anisotropic Filtering; 4x Anti-Aliasing (range: off – 8x); 4x Fast Approximate Anti-Aliasing (range: off – 6x); Medium shadow resolution (range: very low – high); 6 Motion Blur (range: off – 12); HDR enable; Low Cubemap resolution (range: very low – high); 2 Faces per Frame (range: none – 6).

Assetto Corsa Technology Preview - Lotus Elise SC Assetto Corsa Technology Preview - Lotus Elise SC Assetto Corsa Technology Preview - Lotus Elise SC Assetto Corsa Technology Preview - Lotus Elise SC Assetto Corsa Technology Preview - Lotus Elise SC

Quelli che non collaborano…

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Quelli che non collaborano… ma ti stanno intorno.

Negli ultimi anni, in cui le mie collaborazioni si sono piacevolmente intensificate, ho avuto modo di notare l’esistenza di un particolare soggetto che prima, vuoi per l’età o vuoi per l’inesperienza, non avevo mai notato. Si tratta di quella particolare figura che non collabora nel modo più assoluto in un team di persone che hanno lo scopo comune di estrarre il meglio da un progetto, dalla voglia di fare e di cooperare con la massima volontà. Sto parlando di quel tipo di persona* che, pur di non farti riuscire in un tuo progetto, evita di collaborare attivamente arrivando a danneggiare persino sé stessa. Si tratta di soggetti che non si rendono conto di arrecar danno in primis a sé stessi e tutto questo pur di non farti riuscire nell’impresa, quasi a dire:”Se avrai successo, non sarà anche per mano mia…”. Voi non andate avanti e nemmeno loro… Sono gli abissi della psiche umana come direbbe Giacomino Poretti. A mio avviso si tratta di un grave conflitto interiore di persone che vedono con occhio estremamente invidioso le opportunità che si possono presentare a vantaggio di un intero team di intraprendenti. Costoro generalmente vogliono riuscire esclusivamente da soli, non sono adatti a lavorare in un’équipe ma potrebbero ritrovarvisi all’interno per la loro simpatia ed estroversione. Una doppia faccia decisamente pericolosa.

Allora come riconoscere queste persone se riescono a mascherarsi così bene ed a mascherare i loro sentimenti conflittuali? A dire il vero non ho un metodo né tantomeno la bacchetta magica ma ho potuto notare alcuni degli aspetti più caratteristici di questi soggetti. Generalmente potete chiedere loro una cosa all’infinito, riceverete sicuramente un sorriso con una risposta positiva che vi garantisce ogni volta che quanto richiesto verrà fatto, ma ogni singola volta, o la maggior parte delle volte, sarà un’attesa vana; oppure riceverete uno sguardo serio e premuroso di chi sembra già impegnato in quanto avete chiesto e, probabilmente, impegnato anche da mille altre cose che non avete chiesto ma che, si sostiene, essere proprio destinate a voi. Passa il tempo e le cose sembrano restare sempre ferme, anzi non sembrano, lo sono realmente. Questo tipo di persona si comporta come un vero e proprio freno. State sempre in attesa che esegua una mossa che aiuti il resto del team ma, anzi, il team è perennemente frenato e spesso manca i risultati perchè la persona in questione non ha fatto nemmeno il minimo possibile, a dire il vero… non ha fatto nulla. Un gran fumo di parole dissoltosi nell’aria. La situazione si protrae a lungo eppure le grandi doti di simpatia o di comunicazione del “collega freno” non vi fanno minimamente dubitare che inconsciamente esso desideri il contrario di quanto state desiderando voi. Perchè questa persona in fondo non desidera che il suo contributo possa portare successo anche ad altri, questo lo ingelosice perchè vorrebbe che tal successo fosse solo suo. Il suo primo problema è il non concepire un’azione di gruppo, con tutti i suoi vantaggi, come può esserlo lo sport di squadra (il calcio, il basket o la pallavolo ad esempio). Il secondo problema di questa persona è, purtroppo, l’invidia (il vero freno della situazione che non evolve), teme che il suo contributo possa conferire onori a chi prima o poi farà a meno di lui perchè, in fondo, è lui il primo che vorrebbe volentieri fare a meno di voi**.
Quando formate un team quindi, state attenti a chi mettete in squadra, a volte scegliere una persona un po’ meno brava (ad approfondire la formazione si fa sempre in tempo) ma estremamente collaborativa, attiva e che conclude, può portare risultati insperati e più rapidamente del previsto. Così quel fastidioso senso di pesantezza e rallentamento svanisce senza l’uso di protettori gastrici 🙂

*Se le incontrate, evitatele. Sono piene di invidia.
**Quello che teme negli altri è quello che costui/costei solitamente, consciamente o inconsciamente, fa e conosce bene.

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Quelli che non partecipano: Spirito di comunità
Quelli che ci fanno retrocedere: I retrocessori
Quelli che imparano la vita a memoria
Quelli che non vogliono dire grazie
Quelli che ti devono far cadere per forza
Quelli che voglion comandare

Don Chisciotte

Aspettarsi collaborazione e lavoro di squadra da chi non ne ha
alcuna intenzione è un po’ come lottare contro i mulini a vento.
Image’s copyright: marcosoma.blogspot.it

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I tre assiomi dell’economia di mercato

Rubrica: I comportamenti dei mercati

Titolo o argomento: I principi di base per capire tutto il resto

Premessa

Che cos’è il mercato?

Un mercato è un processo attraverso il quale le decisioni delle famiglie circa il consumo di beni e servizi diversi, delle imprese circa che cosa e come produrre e vendere e dei lavoratori circa quanto e per chi lavorare, sono rese compatibili attraverso aggiustamenti di prezzi.

Fonte: David BEGG, Stanley FISCHER e Rudiger DORNBUSCH,
Microeconomia, McGraw-Hill, 2005
.

Che cos’è l’economia pianificata?

Organizzazione economica di un Paese, secondo la quale le principali decisioni economiche (che cosa e quanto produrre, con quali tecniche, a quale prezzo vendere beni e servizi) vengono prese in base a un piano, elaborato da organismi governativi (ministeri, commissioni statali). Questo sistema presuppone una grande limitazione della proprietà privata, della libertà di impresa e del funzionamento delle leggi della domanda e dell’offerta (il prezzo e la quantità non sono, infatti, determinati dal mercato).

Fonte: Dizionario del cittadino, pbmstoria.it.

Che cos’è l’economia di mercato?

Organizzazione economica di un Paese che si fonda sulla proprietà privata, sulla libertà di impresa e sullo scambio di beni e servizi in mercati liberi.

Fonte: Dizionario del cittadino, pbmstoria.it.

L’economia di mercato costituisce un sistema economico in cui i processi di scambio vengono regolati dai Mercati tramite il meccanismo dei prezzi. Lo Stato ha il compito di stabilire condizioni-quadro tali da garantire la Concorrenza tra gli operatori di mercato, limitando però il meno possibile la loro libertà di azione; inoltre deve mettere a disposizione beni di pubblica utilità la cui fornitura da parte dei privati risulterebbe antieconomica.

Fonte: Dizionario storico della Svizzera, hls-dhs-dss.ch.

Che cos’è l’economia mista?

La ricerca di un appropriato bilanciamento, tra settore pubblico e privato dell’economia, rappresenta un problema centrale dell’analisi economica. Nelle economie miste il funzionamento del sistema economico è frutto di processi decisionali sia pubblici (dello stato) che privati.

I tre assiomi

Il buon senso di ogni persona dovrebbe di per sé essere sufficiente per capire come gli estremi non siano mai la soluzione adatta per affrontare un problema; d’altra parte, considerata la premessa, è facile comprendere come in un’economia di tipo misto, tipica dei paesi industrializzati, semplici spostamenti di equilibrio verso l’una o l’altra direzione di mercato possano generare conseguenze caratterizzate dai rispettivi difetti endemici. Così di seguito, senza pretesa alcuna, si vuole semplificare all’ennesima potenza il concetto di economia di mercato, osservando i principi fondamentali su cui si è basata negli ultimi decenni, al fine di rendere facilmente comprensibile a chiunque cosa sia accaduto.

1. Dimenticare la storia

Nodi cruciali della storia recente quali ad esempio la caduta del muro di Berlino (compresi tutti i fattori al contorno di tale evento), la Declaration of Charter 77, l’abolizione della legge Glass-Steagal, la deregolamentazione dei mercati, ecc., sono punti nevralgici che hanno segnato un cambiamento epocale. Cambiamenti talvolta sperati, talvolta temuti, che hanno inciso in modo significativo sul cammino del mondo tra il passato risalente a pochi decenni fa e l’attuale ed impressionante crisi finanziaria che tutti abbiamo avuto modo di toccare con mano (anche molto da vicino). Ebbene si tratta di temi che praticamente non vengono mai affrontati a dovere sia nei programmi d’istruzione delle scuole, che negli ambienti dove si tengono dibattiti che dovrebbero informare le masse sulla reale natura dei problemi di un paese. Dimenticare ciò che è stato e, soprattutto, perchè è stato, non fa altro che rendere spaesate le persone che si ritrovano travolte da una crisi di cui non conoscono le reali cause, le caratteristiche e, tantomeno, i possibili metodi risolutivi. L’informazione di massa non è completa e, anche se ci si può informare da soli, la maggior parte delle persone non hanno strumenti che permettono loro di capire come si studia da soli, come ci si procura fonti attendibili, su cosa si dovrebbe dedicare maggiori attenzioni di studio e perchè. Manca insomma il metodo. Puoi quindi far da solo, ma come se non ti è stato insegnato? Il risultato è che la storia viene dimenticata e tutto diventa possibile per chi intende assumere comportamenti che, in economia, sono definiti opportunistici.

2. Fare i propri interessi

Compro a 7 e rivendo a 10, talvolta anche a 14 e, nei casi più folli, persino a 100. Ebbene questo ha senso se tra la fase di acquisto e quella di rivendita, si susseguono una moltitudine di fasi intermedie in cui un prodotto o servizio viene elaborato, lavorato, migliorato o completamente realizzato partendo dalla materia prima. Qualora non vi sia alcuna lavorazione né passaggio di sorta intermedio, ci troviamo davanti ad una speculazione il cui limite è spesso dettato da un mercato che ti chiede semplicemente quanto sei disposto a pagare per avere. La giustificazione del venditore in tal caso è che il prezzo che lui ha pagato non è corretto, per tale ragione lo ha aumentato. Questi fenomeni non avvengono dentro una fabbrica, un’officina, uno studio di un professionista, questi fenomeni hanno luogo nei mercati finanziari di tutto il mondo dove si compra ad un prezzo considerato “sbagliato” e si rivende ad un prezzo ritenuto “corretto”.

3. Facendo i propri interessi si fanno gli interessi di tutti

Il terzo ed ultimo assioma è strettamente legato al secondo. Abbiamo detto che se compro a 100 e rivendo a 102 qualcosa su cui non ho effettuato alcun tipo di lavorazione, ho speculato. Ora se questa operazione viene effettuata con grandi capitali si riesce a cambiare persino l’andamento di un mercato. Quando si è così influenti da riuscire a cambiare l’andamento di un mercato, si riescono a cambiare anche le regole che normalizzano tale mercato. Questa operazione, che all’apparenza nessuno vorrebbe, in realtà è molto più facile da attuare di quanto si pensi. E’ facile perchè nessuno vuole regole. Ognuno, dal piccolo risparmiatore al grande investitore, cerca di evitare che delle regole possano impedire il soddisfacimento dei propri interessi. Così, ognuno, facendo i propri interessi, fa gli interessi degli altri… il mercato si modifica e si generano situazioni dalle quali si può trarre vantaggio (ma la logica domanda è: “Che tipo di vantaggio e con quali conseguenze?”).

Conclusione

Nota che il lasciapassare che ha reso possibile la diffusione di comportamenti sregolati e oltremodo opportunistici, è stato l’uso improprio della parola democrazia e l’ignorare il termine disciplina. Specie negli ultimi decenni, davanti ad ogni impedimento, anche veniale, ognuno è ricorso alla parola democrazia sostenendo che questa sarebbe venuta meno nel momento in cui fosse stato impedito all’individuo tal dei tali di fare i propri interessi. Una democrazia non viene meno quando si affrontano determinati comportamenti richiamando all’ordine ed alla disciplina. Lo vedete con i bambini cosa accade quando si permette che possano fare tutto ciò che passa loro in mente, crescono viziati, prepotenti e senza il desiderio, quel desiderio che rende grandi gli esseri umani che lo coltivano e lo trasformano in qualcosa di buono (una passione, un lavoro, un’idea, un contributo alla società…).

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Questione di punti di vista
La nazione come il Monopoly

I mercati, questi sconosciuti

Motorsport Expotech – 5a edizione 2013 – Tecnologie e servizi per le nuove leve del motorsport

La crisi ferma i mercati ma non l’ingegno e la voglia di fare…

Negli ultimi anni il disastroso andamento dei mercati, vittima di una crisi che ha colpito molti dei paesi più emancipati, ha avuto conseguenze che tutti (o quasi) abbiamo avuto modo di toccare con mano. La quasi totalità delle fiere (dei più svariati settori tecnologici: trasporti, materiali, lavorazioni, componentistica, strumentazioni e attrezzature, elettronica, elettrodomestici, nautica, aeronautica…), alle quali ho partecipato, ha accusato un netto calo di visitatori nonché di espositori. Una situazione che potrebbe incutere una certa tristezza se non fosse che, proprio in momenti ostili come questi, molti italiani sanno tirar fuori quel desiderio di non mollare e quella caparbietà per insistere che ci distingue da molte altre nazioni. Magari altri paesi sono più organizzati e funzionali ma senza dubbio non hanno lo stesso carisma, l’inventiva e la voglia di eccellere nella quale noi siamo così dannatamente spontanei, originali e, oserei pure, virali. Così, inaspettatamente, alla quinta edizione del Motorsport Expotech di Modena trovo una moltitudine di interessanti spunti e novità che mi lasciano felicemente sorpreso. La disponibilità di componentistica per i costruttori di idee su due o quattro ruote aumenta, così come aumentano le aziende in grado di realizzare, in tempi rapidi e con costi in lieve calo, particolari pezzi su specifica richiesta del cliente che sta realizzando un prototipo di una moto o di un’auto da corsa anche in serie limitatissima. Aumenta l’offerta dei corsi di formazione sia per i ragazzi/e che interrompono gli studi dopo il diploma, sia per i laureandi ed i laureati di Ingegneria. Quest’anno, in particolare, ho trovato curiosa la simulazione di un cambio gomme organizzata per presentare dei corsi di formazione dedicati a chi desidera avviarsi al mondo delle corse con una preparazione di base più solida. Quando ho iniziato io a lavorare nell’ambiente delle corse, nel bene o nel male, ho dovuto farmi le ossa da solo senza alcuna preparazione a ciò che poi avrei vissuto (spesso si imparava dai propri errori o dai colleghi meglio predisposti nei tuoi confronti). Oggi, invece, dopo la fase di vertiginosa ascesa di iscrizioni alle Università che ha avuto luogo nell’ultimo decennio, stiamo assistendo ad un netto calo delle stesse e sempre più ragazzi/e trovano piacevole ricominciare ad imparare un “mestiere” comprendendo meglio quali soddisfazioni possano ottenere da una simile scelta. Sta insomma guadagnando terreno il fenomeno della formazione sul lavoro, impropriamente sottovalutata per troppi anni. Ovviamente il settore del motorsport, che ha conosciuto anch’esso una forte crisi con drastici tagli del personale e dei capitali investiti negli ultimi 6 anni (anche in squadre di rilievo), non poteva mancare a questo appello in una nazione dedita alla sportività tra le più rombanti del pianeta. Degna di particolare attenzione è la moto realizzata dagli studenti del Politecnico di Torino per partecipare alla competizione spagnola “Moto Student”, la DSC250F del Team 2 Wheels Polito. Si tratta di una moto 250 c.c. 4 tempi con ciclistica assimilabile ad una 125 c.c. GP del motomondiale (quindi molto compatta, leggera ed agile); la vera chicca è rappresentata dal fatto che il telaio non è stato realizzato mediante stampaggi e saldature bensì facendo largo uso di adesivi strutturali e generando telaio portante e forcellone mediante profili di alluminio, schiuma di alluminio e, per l’appunto, appositi adesivi dalle prestazioni sorprendenti (tanto per capirci si tratta degli adesivi utilizzati sui telai delle supercar, vedi Ferrari, prima delle fasi di saldatura). Il risultato è una moto attraente che trasuda l’affascinante mondo dell’Ingegneria da ogni angolo ed un team di studenti che quest’anno hanno vinto il primo premio come “Miglior progetto industriale” realizzando anche un ottimo terzo posto nell’ultima gara della stagione (circuito di Aragon) tra gli agguerriti spagnoli che, si sa, sulle due ruote hanno una certa fama.

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Motorsport Expotech 1° edizione 2008
Motorsport Expotech 2° edizione 2009
Motorsport Expotech 3° edizione 2010
Motorsport Expotech 5° edizione 2013

Biella F1 Bielle fork e blade Manovellismo Dallara GP3 Dallara GP3 Dallara GP3 Dallara GP3 Differenziali autobloccanti Elementi aerodinamici Elementi aerodinamici in composito FIA GT - Ferrari 458 Italia Moto Student Moto Student Moto Student Moto Student Moto Student Moto Student Moto Student Telaio monoscocca vettura formula elettrica Telaio monoscocca vettura formula elettrica Telaio monoscocca vettura formula elettrica Cockpit elicottero Cockpit vettura elettrica Esposizione avio Esercitazione pitstop Esercitazione pitstop Esercitazione pitstop

Ristrutturazioni condominiali senza regole (attenti a)

Rubrica: Ristrutturazioni
Titolo o argomento: Gli errori di cui potresti pentirti

Non si spiega come mai esseri umani di una società civile in grado di andare d’accordo, improvvisamente, ad una riunione condominiale, il più delle volte litighino. O forse sì, forse si spiega, forse si tratta di ignoranza, una di quelle forme di ignoranza che solitamente ci autogiustifichiamo sostenendo che abbiamo altri grattacapi per la testa a cui pensare. Così va a finire che un giorno, nel tuo bel condominio dove pensavi di andare d’accordo più o meno con tutti, arriva l’imprevisto come un fulmine a ciel sereno, un conto da pagare di cui sapevi poco o nulla. Che la cifra sia bassa o alta in realtà poco importa perchè non si dovrebbe passare sopra a comportamenti privi di ragione solo per evitare problemi o antipatie. Illustrare garbatamente la realtà dandone dimostrazione potrà rivelarsi utile in futuro proprio al condomino che oggi borbotta perchè non trova il vostro accordo.

Il geometra

Presso il condominio dove si trova il negozio di mio padre, da qualche tempo, il cornicione accusava problemi di vecchiaia, si erano aperte piccole crepe e cadevano calcinacci. Ad una prima riunione condominiale sull’argomento suggerisco di far dirigere i lavori alla mia ragazza la quale, a mio avviso, è un bravo geometra con un’esperienza piuttosto valida in particolar modo nel campo delle ristrutturazioni e diverse qualifiche tra cui quella di responsabile della sicurezza nei cantieri e di certificatrice energetica. La suggerisco anche per il lato economico in quanto essendo giovane ed avendo desiderio di farsi una buona clientela, realizza preventivi competitivi. Dopo apparenti approvazioni il condominio deciderà di scegliere un’impresa da sé e di non affidare a nessuno la direzione dei lavori ed il controllo della sicurezza del cantiere al fine di risparmiare denaro. Ovviamente tale scelta non è legale e molti condomini sono stati informati dai “trascinatori” solo a cose fatte. Solo per questo motivo la legge prevede che voi possiate opporvi ai lavori e, in caso di operazioni compiute, anche al pagamento degli stessi.

La furbizia dell’impresa

Forse non tutti sanno che prima di iniziare i veri e propri lavori di ristruturazione, in questo caso di un cornicione, è necessario eseguire la messa in sicurezza del sito. Tale operazione può essere condotta dai Vigili del Fuoco. Eh sì, molti non lo sanno ma è proprio così. I geometri con più esperienza solitamente consigliano questa scelta perchè molte imprese, al contrario, fingono di aver capito male ed eseguono sia la messa in sicurezza che la ristrutturazione, senza avvisare nessuno, al fine di accaparrarsi un lavoro in più. Sebbene con la crisi certi comportamenti possano sembrare motivati, è opportuno capire che si tratta di un’azione illegale.

La sicurezza del cantiere

Ai condomini poco interessa di spendere il dovuto per far installare ponteggi a norma, con segnalazioni a norma e protezioni a norma. A mio padre che invece ha un negozio al piano terra con un passaggio di clienti, sì che interessa. Guarda caso a chi doveva cadere in testa un pezzetto di cemento? A me, per fortuna senza conseguenze trattandosi di un pezzo delle dimensioni di una moneta da 2 euro. Un’impresa non può operare con un ponteggio non a norma perchè è illegale.

L’addetto alla sicurezza

Per legge si tratta di una figura professionale che deve essere al di fuori dell’impresa che si occupa dell’esecuzione dei lavori. Per la ristrutturazione di cui sopra questa figura è stata totalmente assente così come quella del geometra che doveva dirigere i lavori. In caso di controlli sarebbero stati guai per l’intero condominio, per l’amministratore e per la stessa impresa. Anche questo comportamento è ovviamente punito dalla legge.

Il lavoro nero non fa risparmiare

Molti oggi ancora credono di fare l’occhiolino e di poter essere pagati per una ristrutturazione in nero, di frequente è persino il cliente a chiedere questa possibilità. Ebbene dovete sapere che in caso di un lavoro eseguito male che porti un danno o, nei casi peggiori, un incidente ad un malcapitato, l’impresa può dire di non aver mai eseguito tali lavori in quanto non figura una ricevuta, non è stato incaricato alcun geometra per la direzione dei lavori e non è stato incaricato nessun addetto responsabile alla sicurezza del cantiere. Ogni guaio sarà a carico vostro e dell’amministratore.

Maggioranza o unanimità?

C’è chi sostiene che bastasse la maggioranza per dare il via ai lavori, guarda caso, la legge (art.1136 comma 5 e art.1134 del codice civile), sostiene che questo discorso è valido solo se tutti i condomini sono stati avvisati e solo se si è tenuta un’apposita riunione condominiale. Nel caso citato in questo articolo non c’è stato alcun preavviso, un paio di condomini hanno deciso tutto di testa loro anche per gli altri e senza comunicazione alcuna. Il fatto che poi, diverse famiglie del condominio ci siano passate sopra ed abbiano accettato la scelta dell’impresa e la condotta dei lavori, per legge, non si può affatto equiparare a maggioranza. Insomma chi sostiene di aver eseguito i lavori avendo la maggioranza ma senza che siano stati avvisati tutti i condomini e che si sia tenuta una regolare riunione condominiale, sostiene una teoria non corretta e non sostenuta dalla legge. Il problema è che la gente non è educata a dimostrare quanto afferma (come invece accade per scienziati, fisici, matematici, ecc.), così spesso ci si affida alla persona più carismatica anche quando questa ne sta sparando una più grossa dell’altra trascinando con sé tutti quelli più deboli che in esso vedono la figura che in quel momento gli fa più comodo.

Il risparmio che non c’è stato

Non ho mai conosciuto qualcuno, che non sia un esperto del settore, che abbia risparmiato facendo da sé nel settore edile. Le trappole, i segreti del mestiere, le tecnologie disponibili, ecc. sono talmente tante che senza esperienza non si fa nemmeno un metro se non spendendo di più di quello che si sarebbe dovuto spendere realmente. Anche in questo caso il nostro condominio ha giocato alla grande… in perdita, con un preventivo scelto, non si sa bene da chi (pare da un paio di condomini svelti ma non svegli), pari a quasi il doppio della cifra che si doveva realmente spendere. Come è possibile? Semplicemente perchè tra le ditte contattate ci sono state quelle che hanno proposto prezzi ancor più alti. Ecco, in questo caso particolarmente, il ruolo di un buon geometra è a dir poco fondamentale in quanto sarà in grado, con la sua esperienza, di assegnare i lavori a coloro che offriranno il miglior rapporto qualità/prezzo che non è, come tanti pensano, il preventivo più alto o, come altri pensano, quello più basso. Si tratta in realtà di una serie di fattori che un professionista può esporvi molto meglio del condomino tuttologo.

Disonesti dentro

Uno dei condomini si era accorto che tutta la situazione stava evolvendo troppo velocemente così, da brava persona, ha suggerito al capo squadra dell’impresa di informare anche mio padre circa gli sviluppi, ovvero che la messa in sicurezza era terminata e l’impresa stava già procedendo ad eseguire i lavori. Il capo squadra, notando che il condomino lo incitava dal balcone ad entrare in negozio da mio padre, alla fine è entrato ma, furbamente ha chiesto qualche prezzo e se ne è andato. Insomma non gli ha detto un bel niente. Mio padre pensava che l’impresa stesse eseguendo la messa in sicurezza e costoro in realtà avevano quasi terminato la ristrutturazione. Quando alcuni condomini hanno iniziato a capire si sono opposti e l’impresa ha sfoggiato i suoi elementi peggiori (degli operai extracomunitari con nulla da perdere) i quali hanno assunto un comportamento spavaldo.

La morale

Se la maggior parte dei condomini non avessero voluto fare di testa loro ed avessero incaricato un geometra avrebbero pagato qualche centinaio d’Euro il geometra ma avrebbero risparmiato diverse migliaia d’Euro di lavori. Inoltre si sarebbe chiamata un’impresa seria, avremmo avuto la sicurezza di un ponteggio a norma e di un rapporto trasparente con l’impresa. I lavori di messa in sicurezza li avrebbero potuti eseguire i Vigili del Fuoco e non avremmo continuato a combattere a vicenda durante le riunioni condominiali tenutesi ormai troppo tardi.

Ristrutturazioni condominiali senza regole (attenti a)

Cosa sta accadendo all’Italia dei giovani?

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: Sembra che si preferisca non far nascere nuove famiglie…

Da un punto di vista matematico quanto riportato dai media negli ultimi anni porta ad una palese contraddizione. Da un lato si afferma infatti che chi si occupa della gestione dello stato sia perfettamente in grado di assolvere il compito e dispone della dovuta competenza. Dall’altro lato il popolo sostiene di essere stato messo nei guai da scelte improprie. Si giunge quindi ad un’evidente contraddizione in quanto, chi è capace di affrontare nel modo corretto una situazione non può produrre un danno. Ci sono a mio avviso solo due modi affinché ciò sia possibile: o chi sostiene di essere competente non lo è, oppure le operazioni effettuate altro non erano che previste da un’equipe di esperti che non potendo più rimediare ad una situazione estremamente grave, hanno posto rimedio solo a parte di essa lasciando nei guai tutti quelli considerati, per così dire, out of order.

Sulla base di questa premessa vorrei porre all’attenzione una semplice serie di riflessioni, l’una connessa all’altra, scaturite semplicemente osservando il mondo che ci circonda attualmente.

In Italia è ormai chiaro che vi sia una carenza di strutture e servizi adeguati atti ad accompagnare nella “crescita” nuove famiglie (chiariamo subito che con il termine “crescita” si fa riferimento alla nascita di un nucleo familiare, alla sua formazione ed affermazione ed al suo mantenimento). Nuove famiglie significano di conseguenza ulteriori impegni e problemi per chi in realtà dovrebbe star loro accanto in seguito al pagamento delle tasse.

La crescita demografica subisce un notevole rallentamento nel momento in cui i giovani non godono delle condizioni necessarie e sufficienti per formare un nucleo familiare.

Tra le cause prime del forte calo di nascite di nuovi nuclei familiari non vi è solo l’impossibilità di riuscire ad avere una casa, ma ancor prima la quasi totale impossibilità di trovare lavoro a condizioni umane, civili.

L’assenza di denaro per garantire retribuzioni corrette alimenta il fenomeno dei lavoratori extracomunitari che meglio degli italiani si adattano a situazioni ostili (venendo loro, non di rado, da situazioni peggiori).

Si ripropone così la situazione dell’Italia del dopoguerra che visse uno straordinario momento di ripresa economica grazie ai bassissimi salari che rendevano la nostra nazione oltremodo competitiva sul mercato. Ciò fu possibile poichè, in un modo o nell’altro, la gente fu disposta a tutto pur di venir fuori da un periodo di atroci sofferenze.

Calano le famiglie italiane benestanti, si riduce il processo di formazione di nuovi nuclei familiari, calano le nascite, lo stato spreme all’ultima goccia i suoi “agrumi” e riesce a far fronte (momentaneamente…) alla situazione con una minore offerta di servizi e diritti.

Il risultato è che, chi può, si fa aiutare dall’altro coniuge ancora occupato, altri tornano a casa dalle famiglie cercando di ottimizzare al limite le pensioni (o comunque i redditi) dei genitori per garantirsi almeno di poter mangiare e dormire sotto un tetto, altri ancora se ne vanno all’estero, i più sbandati fanno scelte opportunistiche, diversi si buttano nell’illegalità, altri ancora tirano la cinghia ma ce la fanno ancora, altri vivono il benessere in modo più pacato. Infine continuo a sapere che qualcuno tramite raccomandazioni, nonostante la riduzione dei servizi da parte dello stato, ha preso il posto presso enti comunali, provinciali o regionali per muovere fogli di carta da una stanza all’altra (potendo così tirare un sospiro di sollievo), fare spallucce dei problemi e, come è accaduto per degli amici/conoscenti (non lo nego) permettersi persino di criticare le scelte e la condotta di vita altrui (rubando così alla Duna la posizione al vertice della bruttezza). Un po’ come se quello con l’orto esposto sempre al sole andasse a dire incompetente all’altro che ha subìto i danni della grandine.

Quindi la situazione si traduce in tasse al massimo, servizi ridotti al minimo e poveri innocenti che pagano altrui errori. Questo non fa altro che confermare la teoria inizialmente esposta. Se si tratta quindi di un intervento competente, significa che questo era organizzato fin dal principio in tal modo. Se invece non vi era alcuna organizzazione dietro le scelte che abbiamo visto piegare l’Italia, significa che non c’è stata competenza. Certo è che la seconda opzione sembra piuttosto surreale ma lascio a voi, ovviamente, il libero pensiero.

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Il modello della crescita costante e continua non esiste

Parola d'ordine: Spremere.

Image’s copyright: Megan Fizell – www.feastingonart.com

Do It Yourself – Piccole grandi soddisfazioni: la caldaia di casa

Rubrica: DIY – Do It Yourself

Titolo o argomento: Quando ci vuole, ci vuole…

Uno spot che è rimasto piacevolmente nelle menti di tanti diceva “Ci sono cose che non si possono comprare, per tutto il resto c’è…”. Ebbene il piacere che ho provato durante le feste appena trascorse è una di quelle cose che non si possono comprare. Da cosa è derivato il piacere? Avevo la caldaia di casa che manifestava una serie di fastidiosi problemi, anomalie e malfunzionamenti da diverso tempo. Ogni qualvolta chiamavamo il tecnico i preventivi proposti erano a dir poco spaventosi ed accompagnati da un’incertezza costante sulla possibilità che i problemi potessero anche derivare da altro. Insomma il preventivo poteva solo crescere. Non mi è mai successo di non raggiungere accordi su un preventivo* così come è avvenuto per la caldaia di casa. Onestamente non posso negare che, questa volta, le ansie legate alla crisi si sono fatte sentire forte. Il tecnico inoltre continuava a ripetere che probabilmente poteva convenire acquistare una nuova caldaia piuttosto che ripararla.

Per farla breve, essendo quest’anno rimasto in casa a passare le feste in famiglia, ed essendo praticamente impossibile per me trastullarmi più di qualche ora di seguito, ho deciso di compiere la pazzia e smontare la caldaia di casa interamente pezzo pezzo (escluso il circuito del gas e componenti annesse e connesse). Inizialmente l’intenzione non era realmente quella di ripararla, bensì di capirne da vicino il funzionamento e le possibili cause di malfunzionamento**. Era una vita che nei meandri della mia mente vivevo con insoddisfazione il fatto di non capire nulla della nostra caldaia di casa. Non si trova un manuale che sia uno sul tema e nessuno diffonde una minima informazione realmente utile. Insomma, vite dopo vite, pezzo dopo pezzo, ho iniziato a rendermi conto che la logica per operare ha molti punti in comune con gli interventi di motorismo ai quali sono abituato. C’è un ordine preciso per smontare le parti, ci sono organi di tenuta, tubazioni, fluidi che vanno rimossi prima di intervenire, la pompa, una centralina, dei comandi meccanici, altri elettrici, un deviatore per il funzionamento estivo e invernale, protezioni termiche, rubinetti, valvole, ecc. Senza dilungarmi oltremodo, è andata a finire che ho scansato tutti le componenti dei motori dai banchi del mio laboratorio e, per la prima volta, mi sono trovato davanti agli occhi l’intera parte meccanica ed elettroidraulica di una caldaia smontata. Tutti i pezzi lì pronti da studiare, catalogare, revisionare e, dove necessario, sostituire. Inaspettatamente, quello che per me da una vita sembrava un grosso grattacapo, si è rivelato essere qualcosa di molto più semplice del previsto ed il risultato è che ho speso 180,00 Euro anziché circa 800-1000 Euro per avere una caldaia che va come un motore 6 cilindri in linea equilibrato e potente nonché in grado di erogare una coppia abbondante sin dai regimi più bassi. Scalda che è un piacere, non va più in blocco, non vibra più, non accusa perdite ed ora è diventata una mia piccola soddisfazione assieme alle altre “un pochino” più rombanti che le sostano accanto.

Cosa aveva la caldaia?

L’albero su cui è montato l’indotto della macchina elettrica (originale), il quale aziona la pompa dell’acqua della caldaia in questione, è montato su boccole in bachelite (o almeno sembrano di tal materiale). Con gli anni queste boccole si sono danneggiate e l’indotto ha smesso di girare perfettamente in asse. Nonostante ciò la caldaia funzionava, prima dell’intervento, ma con fastidiose vibrazioni, perdite anomale e qualche singhiozzo all’avviamento. L’indotto, lavorando storto, sforzava in modo anomalo sull’organo di tenuta presente tra la pompa e la macchina elettrica, causando una perdita di liquido. Le vibrazioni si sono ripercosse sulla centralina danneggiando lievemente un potenziometro. Alcuni anelli di tenuta (O-Ring) si sono induriti e non garantivano la tenuta corretta. La caldaia inoltre manifestava degli scompensi di pressione del fluido e ricorreva automaticamente alla valvola di massima pressione espellendo acqua all’esterno. Ogni malfunzionamento è stato risolto ragionando sulla causa diretta che generava il problema ed operando sostituzioni/revisioni delle componenti direttamente ed indirettamente implicate in tale problema.

Le impressioni

Devo dire la verità, è stata un’operazione complicata, non immediata, piuttosto da ragionare. Ma è pur vero che mi spaventava di più prima (come ogni cosa che non si conosce) e poi, dopo studiata, ha assunto tutt’un altro aspetto. Quell’intreccio di tubi, di cavi, di organi apparentemente buttati lì, mischiati, messi alla meglio, si è trasformato in un sistema termoidraulico con una sua logica, una sua anima meccanica e un suo ordine preciso. E’ imperativo però a questo punto porre delle precisazioni.

Personalmente consiglio di non intervenire se non si hanno delle basi di meccanica, elettrotecnica ed idraulica adeguate, perchè una caldaia è un oggetto molto pericoloso nel quale, oltre all’acqua (apparentemente innocua), circola il ben più pericoloso gas.
Non intervenite se non sapete distinguere con certezza le componenti che hanno a che fare con il circuito idraulico da quelle che hanno a che fare con il circuito del gas.
Non intervenite se non avete destrezza pratica e senso logico (le cose non si smontano a caso sperando che muovendo questo o quello, o martellando quell’altro…, tutto vada a posto; smontando a caso si rischia generalmente di rimontare male le parti danneggiandole o, peggio, causando gravi danni).
Non operate mai sul circuito del gas, chiamate sempre per tal compito un tecnico qualificato e certificato.
Ricordate di togliere la corrente, se necessario svuotate dall’acqua l’impianto dei radiatori, ricordate di chiudere i rubinetti che portano l’acqua alla caldaia e, per cautela, anche quello del gas.
Chiamate un tecnico specializzato annualmente per i controlli normalizzati dalla legge.

Disclaimer

Questo articolo consiste in una riflessione circa una piacevole esperienza dell’autore nonché un invito a sfruttare meglio le proprie conoscenze, la propria voglia di studiare e di imparare. L’articolo mostra un beneficio che si può trarre dallo studiare intensamente. Non siamo in alcun modo responsabili di qualunque cosa facciate alle vostre caldaie dopo aver letto questo articolo. Esso non è una guida/manuale, né un invito ad evitare il supporto di tecnici competenti laddove necessario.

*E’ stata un’odissea. Solitamente, nonostante il mio esteso percorso di studi che mi potrebbe portare a dire cose che sono antipatiche persino a me stesso, vado molto d’accordo con i tecnici dei più svariati settori ed in particolar modo con quelli che si presentano come persone semplici ed umili. Per intenderci non mi sognerei mai di dire che qualcosa la so fare se invece non la so fare o non la conosco (magari ponendomi indebitamente e arrogantemente sopra un’altra persona solo per il diverso percorso di studi). Se una cosa non la so, non la so. Posso tutt’al più impararla (sicuramente non dal giorno alla notte). Credo sia umano rendersi conto di non sapere e nutrire il desiderare di imparare (anche se nei “nuovi giovani” sembra scomparso). Però il tecnico che avevamo contattato continuava a dare versioni diverse e, in casa, pur non essendo del mestiere abbiamo capito che non c’era speranza di ottenere questa volta un prezzo corretto.
**Premetto che prima di smontarla non ne capivo nulla di caldaie e che ora, nonostante il lieto fine, devo umilmente riconoscere che ne capisco solo qualcosa di più dei rudimenti di base. Pertanto, quasi sicuramente, se mi porrete delle domande, non saprò rispondere adeguatamente.

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Dettaglio della pompa danneggiata Dettaglio dell'indotto del motore elettrico Caldaia priva della parte meccanica ed elettroidraulica Dettaglio delle ciondizioni delle tubazioni allo smontaggio della pompa della caldaia Corpo della membrana che attiva il riscaldamento dell'acqua calda sanitaria Connessione del corpo della membrana di attivazione riscaldamento acqua calda sanitaria Componentistica del selettore stagionale della caldaia Assieme selettore stagionale, corpo membrana comando riscaldamento acqua calda sanitaria e deviatore fluido La pompa nuova corredata delle componenti precedentemente indicate revisionate Il gruppo revisionato installato e pronto per il test di funzionamento La caldaia operativa dopo i controlli di tenuta, lo spurgo e la regolazione della potenza termica Suggestiva soggettiva della fiamma