Grandezze fotometriche: gli strumenti di misura

Rubrica: Energia – Lighting

Titolo o argomento: Le grandezze della luce

Le grandezze introdotte nell’articolo “Grandezze fotometriche” possono ovviamente essere misurate. Di seguito si riportano gli strumenti necessari per operare tali misure. La maggior parte di questi strumenti è generalmente sconosciuta ai più mentre, uno in particolare, il luxmetro, sta diventando di uso sempre più comune per via della forte espansione* che ha conosciuto il mercato delle reflex digitali. La misura di una grandezza fotometrica relativa ad una sorgente di luce qualsiasi consiste essenzialmente nel confronto con la stessa grandezza prodotta da un campione luminoso standard.

*Espansione che ha avvicinato alla fotografia molti fotografi non professionisti che amano cimentarsi nella ricerca dello scatto perfetto acquistando ogni genere di accessorio.

Strumenti

Goniofotometro – Flusso luminoso – Φ, Lumen (lm)

La misura del flusso luminoso si effettua rilevando l’intensità luminosa emessa dalla sorgente in prova (vedi voce seguente) in tutto lo spazio che la circonda. Questa operazione è possibile grazie al goniofotometro il quale è corredato di una testa fotometrica capace di orbitare su una superficie sferica immaginaria al cui centro si trova la sorgente luminosa in prova. Questo strumento, come vedremo per i successivi, si tara con una lampada campione.

Goniofotometro

Goniofotometro Photometric Solutions International Pty Ltd
per rilievi su illuminazione d’ambienti.
Image’s copyright: photometricsolutions.com

Fotometro – Intensità luminosa – I, Candela (lm/sterad)

Per effettuare la misura dell’intensità luminosa si utilizza uno strumento denominato fotometro, esso consiste essenzialmente in un banco con riferimento graduato (banco fotometrico) sul quale sono disposti la sorgente di luce in prova, la sorgente campione ed il rivelatore fisico (testa fotometrica). Quando le distanze relative tra ciascuna sorgente ed il rivelatore sono uguali, quest’ultimo produce segnali elettrici proporzionali agli illuminamenti ricevuti e quindi alle intensità delle due sorgenti (il rapporto tra i segnali elettrici è uguale al rapporto tra l’intensità nota della sorgente campione e l’intensità luminosa della sorgente in prova).

 Banco fotometrico Instrument Systems per rilievi su moduli LED

Banco fotometrico Instrument Systems
per rilievi su moduli LED.
Image’s copyright: instrumentsystems.com

Luxmetro (esposimetro) – Illuminamento – E, Lux (lm/m2)

La misura dell’illuminamento viene effettuata tramite un rivelatore fisico detto luxmetro. L’operazione si effettua tenendo conto dell’angolo di incidenza del fascio luminoso che lo illumina, in tal modo il segnale prodotto varia in funzione del coseno dell’angolo. Il luxmetro si tara al banco fotometrico.

Luxmetro

Luxmetro HT
per rilievi su sorgenti standard e LED.
Image’s copyright: ht-instruments.com

Luminanzometro – Luminanza – L, Nit (cd/m2)

La misura della luminanza viene effettuata mediante uno strumento chiamato luminanzometro il quale determina l’intensità luminosa di una sorgente estesa, o di una superficie illuminata, solidalmente alla sua area apparente. Lo strumento consiste in un sistema ottico che focalizza l’immagine della sorgente sulla superficie di un rivelatore tarato. Il segnale che si ottiene è direttamente proporzionale alla luminanza.

Fonti:
Lezioni e appunti universitari di Fisica Tecnica.
Enciclopedia UTET.
Strumenti utilizzati dall’autore per prove di laboratorio.

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Grandezze fotometriche: note di illuminotecnica

Rubrica: Energia – Lighting

Titolo o argomento: Le grandezze della luce

Con il precedente articolo, Grandezze fotometriche, si sono introdotte le grandezze principali che descrivono la fotometria. Di seguito invece si riportano delle note che introducono all’illuminotecnica, ovvero alla scienza che studia l’illuminazione mediante luce solare o artificiale. Senza pretesa si intende trattare l’argomento solo a scopo di fornire un rapido memorandum dei concetti chiave che introducono alla suddetta disciplina.

Compito visivo, prestazione visiva e comfort visivo

Il compito visivo è la richiesta a carico del sistema visivo per svolgere una determinata attività (intesa come visione degli oggetti su cui si opera e della scena immediatamente circostante compresa nel campo visivo). In fase di progettazione dell’illuminazione il compito visivo da svolgere nell’ambiente (ad esempio di lavoro) viene determinato a priori in base alla destinazione d’uso dell’ambiente stesso.

La prestazione visiva consiste nella misura della velocità e della precisione con cui un determinato compito visivo viene eseguito. In altre parole si tratta dell’attitudine che una persona manifesta nel reagire quando i dettagli dell’oggetto della visione (compito visivo) entrano nello spazio di osservazione. Ciò dipende essenzialmente dalle capacità visive del soggetto (intese come acuità visiva: accomodazione, regolazione della luce incidente, convergenza dell’asse visivo, motilità oculare, senso cromatico, presenza di difetti visivi, adattamento), dalle caratteristiche del compito visivo e dalle caratteristiche dell’ambiente.

Per poter svolgere un compito visivo con la corretta efficienza funzionale è necessario rispettare delle condizioni che garantiscano il dovuto comfort. Affinché ogni oggetto coinvolto nell’osservazione sia percepito con sufficiente dettaglio dall’osservatore, occorre un livello adeguato di illuminamento, una sufficiente uniformità di illuminamento, una buona distribuzione delle luminanze, l’assenza di abbagliamento, una corretta direzionalità della luce ed una buona resa cromatica delle sorgenti e degli ambienti.

Livello di illuminamento, contrasto di luminanza e abbagliamento

Dall’illuminamento dipende una percezione più o meno corretta dei piccoli dettagli ad una data distanza (acuità visiva) e la velocità di percezione, ovvero il tempo richiesto per compiere un compito visivo. Apposite normative regolano i livelli di illuminamento e di uniformità di illuminamento su piani di lavoro e nei locali in relazione ai compiti visivi previsti (UNI 10380/A1 – UNI 10840 – UNI EN 12464-1 Ottobre 2004).

La differenza di luminanza, tra l’oggetto che fa parte del compito visivo e lo sfondo, permette all’occhio umano di vedere. Vi è quindi un constrasto (detto contrasto di luminanza) che permette di distinguere l’oggetto dallo sfondo. Quando tale contrasto risulta eccessivo si verifica il fenomeno dell’abbagliamento durante il quale l’occhio non riesce ad adattarsi e la visione risulta disturbata.

Colore di una luce e colore di un oggetto

Se una luce è monocromatica il suo colore dipenderà dalla frequenza della luce stessa, ma se una luce non è monocromatica il suo colore dipenderà dalla composizione spettrale, ovvero dalla distribuzione dell’energia radiante tra le diverse frequenze che la compongono. La colorimetria delle luci è additiva.

Il colore di un oggetto invece dipende dalle caratteristiche cromatiche della sorgente (potere emissivo spettrale) e dalle caratteristiche cromatiche dell’oggetto (riflessività spettrale o trasmissività spettrale) che a loro volta dipendono dai pigmenti che contiene. La colorimetria dei pigmenti è sottrattiva.

Composizione additiva delle luci Composizione sottrattiva dei pigmenti

La temperatura di colore (o temperatura cromatica) e la resa di colore

La temperatura di colore è la temperatura di un radiatore perfetto (corpo nero) che emette radiazione dello stesso colore della luce emessa dalla sorgente. Tale temperatura si misura in kelvin ed è un valore particolarmente utile in quanto incorpora in un solo numero le caratteristiche cromatiche di una sorgente (molto accurate nel caso delle sorgenti ad incandescenza, più approssimative nel caso delle sorgenti a scarica nei gas). Giusto per riportare alcuni esempi, la luce solare a mezzogiorno ha una temperatura di colore pari a 5500 kelvin, una lampada ad incandescenza da 100 Watt con bulbo diffusore ha una temperatura di colore di 2800 kelvin, una lampada ad incandescenza da 100 Watt “a luce diurna” ha una temperatura di colore compresa tra 3500 e 4000 kelvin.

La resa di colore viene misurata attraverso un indice denominato per l’appunto “indice di resa di colore Ra”, esso specifica le proprietà cromatiche delle sorgenti di luce sulla base del cambiamento di colore di un oggetto illuminato con la sorgente in esame rispetto a quando è illuminato con una sorgente standard. Un minimo cambiamento indica una buona resa di colore (indice Ra elevato), mentre un ampio cambiamento indica una pessima resa di colore (indice Ra basso). Come sorgente standard si può prendere in considerazione ad esempio la luce diurna con temperatura di colore maggiore di 5000 kelvin (secondo lo standard CIE – Commission Internationale de l’Éclairage – Commissione Internazionale per l’Illuminazione).

Fonti:
Lezioni e appunti universitari di Fisica Tecnica.
Enciclopedia UTET.
Strumenti utilizzati dall’autore per prove di laboratorio.

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Grandezze fotometriche

Rubrica: Energia – Lighting

Titolo o argomento: Le grandezze della luce

Approfittando del fatto che nell’ultimo mese ho avuto a che fare spesso con la luce (vedi il caso di studio: Monitoraggio e analisi delle prestazioni di un pannello fotovoltaico in condizioni tecniche e atmosferiche sfavorevoli) dedico con piacere due parole introduttive su quello che, non lo nascondo, anche per me è un nuovo piacevole tema di studio: le grandezze fotometriche e le grandezze radiometriche. Volgarmente si può affermare che le prime sono grandezze utili da conoscere se si sta cercando di comprendere cosa accade ad esempio manipolando l’illuminazione di un set video o fotografico ben curato (ma potrebbe trattarsi di un lampione stradale o di una lampadina di casa), le altre sono grandezze indispensabili per chi sta approcciando il mondo del fotovoltaico e desidera conoscere cosa ruota attorno alla radiazione solare. In realtà la differenza sostanziale sta nel fatto che le grandezze fotometriche sono direttamente utilizzabili in scienza del colore e quantificano l’emissione luminosa in grado di produrre una sensazione visiva nell’occhio umano, cosa che non accade con le grandezze radiometriche. Di seguito vi sono riportate le voci facenti parte delle grandezze fotometriche, il lettore più attento noterà il parallelismo con le descrizioni, i simboli e le unità di misura delle voci relative alle grandezze radiometriche (link in basso). Le prime fanno riferimento alla curva di risposta spettrale dell’occhio umano, le seconde fanno riferimento all’insieme ben più esteso che le ingloba, le radiazioni elettromagnetiche.

Flusso luminoso (o Potenza luminosa) – Φ, Lumen (lm)

Parte del flusso radiante Pr emesso nel campo del visibile e valutato secondo la risposta dell’occhio umano, ovvero secondo la curva del fattore di visibilità relativa v(λ) riferita all’osservatore medio internazionale della CIE (Commission Internationale de l’Éclairage – Commissione Internazionale per l’Illuminazione). Il flusso luminoso si indica con la lettera Φ e la sua unità di misura è il lumen (lm).

1 lumen = 1 candela · 1 steradiante
1 Watt (di Potenza radiante e “non” di Potenza elettrica) = 683 lumen* – Luce monocromatica λ=555 nm.

*Diverse sorgenti luminose generano diverse conversioni tra potenza radiante (Watt) e flusso luminoso (lumen).

Efficienza luminosa specifica

L’efficienza luminosa specifica consiste nel rapporto tra il Flusso luminoso e la Potenza elettrica, si indica con η e l’unità di misura è, ovviamente, lumen/Watt. Una lampada ad incandescenza il cui flusso luminoso è pari a 1400 lumen e la cui potenza elettrica vale 100 Watt, avrà un’efficienza luminosa specifica uguale a 14 lm/W mentre una lampada fluorescente da 2800 lumen e 40 Watt avrà un’efficienza pari a 70 lm/W.

Tungsten incandescent light bulb: 12.5-17.5 lm/W
Halogen lamp: 16-24 lm/W
Fluorescent lamp: 45-75 lm/W
LED lamp: 30-90 lm/W
Metal halide lamp: 75-100 lm/W
High pressure sodium vapor lamp: 85-150 lm/W
Low pressure sodium vapor lamp: 100-200 lm/W
Mercury vapor lamp: 35-65 lm/W

Flusso luminoso

Intensità luminosa – Iα, Candela (lm/sterad)

Flusso luminoso emesso dalla sorgente entro l’angolo solido dω attorno ad una data direzione. L’intensità luminosa si indica con Iα e la sua unità di misura è la Candela (cd = lm/sterad ovvero lumen su steradiante). Il valore pari a 1 candela rappresenta l’intensità luminosa emessa in una data direzione da una sorgente che genera una radiazione monocromatica con lunghezza d’onda λ=555 nm (giallo-verde, massimo della sensibilità per l’occhio umano) e con intensità radiante pari a 1/683 W/steradiante.

1 candela = 1 lumen / 1 sterad
L’angolo solido è un estensione, nello spazio tridimensionale, dell’angolo piano.

Intensità luminosa

Illuminamento – E, Lux (lm/m2)

L’illuminamento in un dato punto di una superficie è uguale al flusso luminoso incidente per unità di superficie ricevente. L’illuminamento si indica con E e la sua unità di misura è il Lux (lx = lm/m2). La legge dell’inverso del quadrato esprime l’illuminamento E, in un punto di un piano perpendicolare alla direzione di incidenza della luce, come il rapporto tra l’intensità luminosa I nella direzione del dato punto e il quadrato della distanza d tra sorgente luminosa puntiforme ed il punto stesso.

E = I / d2
1 Lux = 1 lumen / 1 m2 =  (1 candela · 1 steradiante) / 1 m2

Illuminamento

Luminanza – L, Nit (cd/m2)

La luminanza in un punto di una superficie, in una determinata direzione di vista, è il rapporto tra l’intensità luminosa emessa in quella direzione e la superficie emittente proiettata su un piano perpendicolare alla direzione stessa. La luminanza si indica con L e la sua unità di misura è il Nit (cd/m2) o, in alternativa, lo Stilb (cd/cm2).

1 Nit = 1 candela / 1 m2 =  (1 lumen / 1 sterad) · m-2

Illuminamento e Luminanza

Energia luminosa – Qv, Lumen per secondo (lm·s)

Energia trasportata dal flusso luminoso considerato, si indica con Qv e la sua unità di misura è il lumen per secondo.

1 lumen · secondo = 1 candela · 1 steradiante · secondo

Emettenza luminosa (luminosità) – Mv, Lux (lm/m2)

Indica il rapporto tra il flusso luminoso e l’unità di superficie emettente (al contrario dell’illuminamento che rapporta il flusso luminoso con l’unità di superficie ricevente), si indica con Mv e la sua unità di misura è, ovviamente, il lumen su metro quadro.

Fattore di trasmissione, fattore di riflessione e fattore di assorbimento

Degni di nota sono anche i fattori di trasmissione, riflessione e assorbimento. Il primo esprime il rapporto tra il flusso luminoso trasmesso attraverso un dato materiale ed il flusso luminoso incidente su di esso, il secondo esprime il rapporto tra il flusso luminoso riflesso da un dato materiale ed il flusso luminoso incidente su di esso ed il terzo esprime il rapporto tra il flusso luminoso assorbito dal materiale ed il flusso luminoso incidente.

Fonti:
Lezioni e appunti universitari di Fisica Tecnica.
Enciclopedia UTET.
Strumenti utilizzati dall’autore per il caso di studio precedentemente citato.

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Commercio aggressivo

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Sistemi aggressivi, segnali chiari dell’ultimo tentativo prima del KO

Per distogliermi dai soliti impegni ho deciso di andare a fare un giro con la mia ragazza in un luogo che generalmente non frequento, una grande superficie (come dicono nell’ambiente commerciale) o, per intenderci meglio, un centro commerciale (come lo chiamano i consumatori). All’interno di questo centro mi ritrovo a visitare un noto negozio di scarpe sportive per il puro gusto di osservare e curiosare sui materiali utilizzati, sulle diciture riportate sulle targhette, su cosa sia cambiato nell’estetica delle proposte per questo inverno, su quali ritorni al passato siano stati riproposti e tutto ciò che poteva passarmi per la mente. Fatto sta che una cosa non c’era sicuramente nei miei pensieri, compiere un acquisto.

Ebbene, come in una di quelle storie che partono dal finale, vi anticipo che siamo stati costretti ad uscire nel minor tempo possibile perchè avvolti da un insistente vortice di venditori ostinati a starci addosso come stickers. Nel negozio eravamo pochissimi e circondati da ben quattro venditori i quali, come su un campo di battaglia, erano in contatto tattico tra loro. Ci osservavano da punti strategici e si guardavano tra loro mandandosi dei rapidi messaggi gestuali ogni qualvolta la mia ragazza ed io cambiavamo reparto. Non si staccavano mai, se guardavo un prodotto (solo perchè qualcosa dovevo pur guardare mentre mi giravo intorno) i commessi più vicini, abili e scattanti, si proiettavano verso ciò che osservavo, prendevano in mano il prodotto e iniziavano la loro esposizione perseverando nel ripetere quanto fosse bello, particolare e a buon prezzo. Se io e la mia lei osservavamo prodotti differenti, loro si suddividevano su diverse fasce del negozio e ci raggiungevano entrambi talvolta persino superandoci (probabilmente si trattava di un fuorigioco). Ogni prodotto recensito (senza richiesta) era una rara occasione che, allo stesso tempo, avevano venduto moltissimo (a detta dei venditori). A parte il fatto che non deve essere facile vendere qualcosa di raro che al contempo hanno tutti, non riuscivo a smettere di pensare a che triste sorte fosse capitata a questi ragazzi. Come mai così ossessionati? Come mai sembravano in preda ad un simile panico? Non riuscivano proprio a nascondere un volto quasi disperato.

Poi, in un breve frangente, tutto è diventato chiaro. Esattamente quando la mia ragazza, che non riusciva a guardare un paio di scarpe* liberamente o a prendere una felpa in mano, si è scaldata ed ha mandato in un posto ricco di natura uno dei commessi insistenti, invadenti e anche, diciamocelo, sorprendentemente maleducati, è successo qualcosa di inaspettato. I quattro ragazzi del negozio (due ragazzi e due ragazze) si sono ritirati lasciandoci guardare in pace i prodotti esposti e, nel giro di un paio di minuti, è uscito dal retro bottega il capo dei commessi visibilmente inquieto riprendendo tutti e chiedendo loro perchè avessero smesso di starci addosso (osservava tutto dalle telecamere, altra questione discutibile).

A quel punto è stato tutto evidente, non erano quei ragazzi ad essere maleducati, era il responsabile che stava nel retro che li obbligava a mantenere un atteggiamento di vendita aggressivo. Dopo le minacce nei confronti dei poveri quattro commessi, la mia ragazza ed io ci siamo guardati e con un’aria esterrefatta ce ne siamo andati tra la mortificazione più totale di quei ragazzi che in fondo erano lì solo per lavorare e invece si ritrovavano costretti ad insistere sui clienti, spronati da un pessimo leader, al fine di tentare un’opera di convincimento che io chiamerei in un altro modo ma… va bhé.

La crisi c’è più che mai, si sente forte e sembra non volerne sapere di volgere al termine. Non si contano più le volte in cui si è sentito dire: “Questo ormai è l’ultimo anno, adesso vedrai che riprende questo settore, poi quell’altro più lentamente lo seguirà e via via tutti gli altri…”, ed anche in un semplice negozio di scarpe di un centro commerciale è possibile osservare “in miniatura” ciò che sta accadendo all’Italia in grande.

*Non togliete le scarpe dalla vita di una donna se volete vivere sereni.

il_calzolaio_un_artista.jpg

Ma dove sono finite le botteghe di una volta? C’era il negozietto tipico, caratteristico e specializzato
(dove ad ogni domanda corrispondeva una curiosa risposta, talvolta una lezione di vita o di storia)
che vendeva olio e vino, quello che vendeva solo i salumi, quello dei latticini, la bottega del falegname
(che faceva vere opere d’arte a prezzi umili perchè oggi sono per noi opere d’arte ma all’epoca erano
per lui la normalità), la bottega del calzolaio, il sarto, il fabbro, il ristoratore, il fornaio… A qualcuno
venne in mente di concentrare tutto in un posto solo e, da un’idea che poteva avere un qualche criterio
di utilità (il parcheggio) è emerso il caos, l’inesperienza, prodotti di scarsa qualità, la nascita dei mercati
paralleli, condotte di mercato che danneggiano i piccoli commercianti, fino ad arrivare al commercio
aggressivo come ultima (credo) soluzione per sostentare un sistema pieno di falle che, fragile e
indebolito, non si regge più in piedi. Speriamo torni presto la stagione dei piccoli, abili, esperti e
appassionati di un mestiere vero.
Image’s copyright: Britta Picznitzky

Caso di studio: Monitoraggio e analisi delle prestazioni di un pannello fotovoltaico in condizioni tecniche e atmosferiche sfavorevoli

Rubrica: Casi di studio – Case studies

Titolo o argomento: Monitoraggio e analisi delle prestazioni di un mini impianto fotovoltaico ad isola in condizioni tecniche e atmosferiche sfavorevoli

Introduzione alla prova

Obiettivi della prova

Monitoraggio e analisi delle prestazioni di un pannello fotovoltaico (mini impianto ad isola di autoconsumo dotato di accumulo dell’energia per uso notturno) sottoposto a condizioni tecniche e atmosferiche sfavorevoli durante i mesi di Dicembre, Gennaio e Febbraio. Confronto tra le ore di luce giornaliera e le ore di luce effettivamente sfruttabili dal pannello in severe condizioni: cielo nuvoloso, pioggia, grandine, neve, barriere geometriche, architettoniche e/o naturali. Test di metodi economicamente convenienti per l’incremento della resa.

Periodo della prova

La prova si svolgerà in due fasi. Lungo l’intero mese di Dicembre 2012 verranno effettuate diverse prove introduttive atte a determinare i punti su cui approfondire maggiormente. La seconda fase si svolge lungo il mese di Gennaio 2013 con lo scopo di soddisfare eventuali curiosità tecniche emerse nel mese precedente.

Luogo della prova

La prova si svolge nel centro Italia e più precisamente ad Ancona in una situazione climatica intermedia tra il nord ed il sud.

Caratteristiche della prova

La prova si svolge volutamente sotto condizioni nettamente sfavorevoli per un impianto fotovoltaico (o singolo modulo) di qualunque dimensione esso sia. Il modulo in questione viene installato su un supporto mobile economico (bancale in legno resistente alle intemperie) al fine di testare diverse posizioni sfavorevoli condizionate da barriere architettoniche e/o naturali, nonché differenti inclinazioni e rotazioni rispetto all’asse del sole. Si vuole capire, quindi, cosa accade quando si installa un impianto (anche mini) in una zona fortemente vincolata e caratterizzata da ombra quasi costante, indotta ad esempio da edifici vicini, alberi, ombre proiettate da tendaggi inamovibili, ecc. , alternata a brevi intervalli di esposizione alla luce diretta. Le prime analisi vengono effettuate senza dispositivi di inseguimento solare e/o dispositivi di concentrazione solare, in un periodo dell’anno scarsamente soleggiato con costante presenza di nubi, piogge e rischio neve. La prova prevede la registrazione di dati relativi alle caratteristiche della corrente e tensione prodotte (nonché potenza fornita ed energia accumulata), alle ore realmente utili del giorno in cui è stato possibile produrre valori anche minimi di energia, alle caratteristiche meteorologiche ed alle caratteristiche geometriche (posizionamento pannello, inclinazione e orientamento rispetto al sole).

Utilità della prova

I dati ricavati possono ritenersi utili soprattutto per coloro che amano soluzioni DIY (Do It Yourself – Fai da Te) e desiderano realizzare piccoli impianti adibiti alla produzione ed all’accumulo dell’energia per semplici applicazioni come ad esempio la ventilazione di un locale, il mantenimento della carica di batterie di avviamento o di servizio di normali veicoli, veicoli ricreazionali o veicoli speciali, l’alimentazione (anche tramite inverter 12 – 220 Volt) di impianti di illuminazione o semplici luci di cortesia (condominiali o di sicurezza) utili ad evitare zone buie fuori casa, la ricarica di computer portatili, cellulari, smartphone, mp3, tablet, fotocamere, batterie stilo ricaricabili, batterie tampone, ecc. Si considera inoltre di studiare soluzioni tecniche per ottenere benefici che incrementino moderatamente le prestazioni dell’impianto, la sua praticità e la sua convenienza in particolar modo nei mesi invernali.

Livello di difficoltà

In una scala che va da 1 a 4 il livello di difficoltà attribuito è 2. Vedi la sezione specifica “Casi di studio” di questo blog.

Impianto

Funzionalità dell’impianto

L’impianto non è collegato alla rete, esso si autosostenta e provvede a storare energia in un accumulatore elettrochimico al piombo acido 12 Volt – 50Ah. Tale accumulatore alimenta un kit di ventole adibite all’aerazione continuativa di un locale ad uso garage nel quale sono presenti gas e vapori provenienti rispettivamente da motori a combustione e relativi serbatoi di normali veicoli 2 e 4 tempi, benzina e diesel che in esso sostano.

Pannello fotovoltaico

Pannello fotovoltaico ad elevato standard qualitativo costruito in Italia con componentistica selezionata di origine italiana e/o tedesca, 36 celle in silicio monocristallino, potenza di picco 60wp, rendimento compreso in un intorno del 18% (stimato: 18,16% con irraggiamento pari a 1000w/m2 e temperatura ambiente pari a 25°C). Le celle sono protette verso l’esterno da un vetro temprato ad altissima trasparenza e da un foglio di Tedlar, il tutto è incapsulato sottovuoto ad alta temperatura tra due fogli di Ethylene Vinyl Acetate ed una robusta cornice in alluminio anodizzato. Il vetro temprato da 4 mm è resistente all’impatto con la grandine da 25 mm fino ad una velocità massima del chicco pari a 23 m/s. Il pannello è prodotto in stabilimenti certificati ISO 9001.

Specifiche
Potenza di picco: 60 Wp
Numero ci celle: 36
Corrente in corto circuito ISC (AMP): 3,58.
Tensione a circuito aperto (VOC): 21,69.
Tensione al punto di massima potenza (VMP): 18,86.
Corrente al punto di massima potenza (IMP): 3,15.
Indice di tolleranza: +/- 5%.
Massa: 6 kg.

Regolatore di carica

Regolatore di carica dal costo contenuto per il collegamento di uno o due pannelli ad una o più batterie al piombo gel o al piombo acido (collegate in parallelo). Regolatore caratterizzato da basse temperature di funzionamento del circuito con ripercussioni positive in termini di affidabilità.

Specifiche
Tensione batteria: 12 Volt.
Tensione massima (V): 14,3 (Pb – Gel) oppure 14,1 (Pb – Acido).
Controllo in serie con mosfet.
Blocco della corrente inversa con mosfet.
Potenza Max applicabile: 240 Watt.
Protezione contro il cortocircuito.
Protezione contro l’inversione di polarità.
Fusibile di protezione interno: 20A.
Predisposizione per collegamento di due moduli.
Possibilità di collegare una batteria di avviamento e una di servizio con parallelatore.

Display di monitoraggio

Specifiche
Indicazione tensione batteria.
Indicazione corrente di carica.
Indicazione potenza prodotta dal pannello fotovoltaico.
Indicazione ampereora.
Indicazione ore di luce giornaliere.

Multimetro

Per la visualizzazione dei parametri elettrici di impianto in ogni punto di connessione dell’impianto stesso.

Datalogger

Dedicato alla registrazione continua dei dati di impianto mediante collegamento USB all’elaboratore.

Accumulatore elettrochimico al piombo acido

Specifiche
Batteria specifica per avviamento motori a c.i.
Tensione nominale media: 12 Volt.
Tensione effettiva a piena carica: 13,9 Volt.
Capacità: 50 Ah.

Carico tipo 1: Ventole
Utenza (o carico) costituita da ventole per aerazione locale garage mediante appositi convogliatori, raccordi e supporti.
Specifiche
Numero ventole: variabile da 1 a 4 (1,7-6,8 Watt).
Tensione di alimentazione 12 Volt.
Potenza assorbita dalla singola ventola: 1,7 Watt.
Portata dʼaria: / m3/h.
Carico tipo 2: Lampadina 12 Volt
Utenza (o carico) costituita da una lampadina per uso automobilistico.
Specifiche
Numero lampadine: 1.
Tipo: Alogena.
Tensione: 12 Volt.
Potenza: 55/60 Watt.
Carico tipo 3: Lampada 220 Volt
Utenza (o carico) costituita da una lampada per uso domestico.
Specifiche
Numero lampadine: variabile da 1 a 4 (21-84 Watt).
Tipo: a risparmio energetico.
Tensione: 220 Volt.
Potenza: 21 Watt.
Carico tipo 4: Lampada LED 220 Volt
Utenza (o carico) costituita da una lampada per uso domestico.
Specifiche A
Numero lampadine: variabile da 1 a 8 (8-64 Watt).
Tipo: a LED.
Tensione: 220 Volt.
Potenza assorbita: 8 Watt (resa luminosa analoga a lampadina tradizionale 40 Watt).
Specifiche B
Numero lampadine: variabile da 1 a 8 (12-96 Watt).
Tipo: a LED.
Tensione: 220 Volt.
Potenza assorbita: 12 Watt (resa luminosa analoga a lampadina tradizionale 70 Watt).
Inverter
Specifiche
Tipo: a onda quadra.
Tensione dʼingresso: 12 Volt DC (11-15 Volt).
Tensione dʼuscita: 230 Volt AC.
Assorbimento a vuoto: <0,8A.
Potenza continua: 100 Watt.
Raffreddamento: mediante ventola.
Efficienza fino a: 90%.
Cavi pannello
Destinati al collegamento del pannello fotovoltaico al regolatore di carica.
Specifiche
Sezione: 6 mmq.
Corrente Max: 8A.
AWG (American Wire Gauge): 10.
Coibentamento 85°C.
Materiale elettrico di impianto
Cavi, prese, spine, scatole di derivazione, ecc.
Specifiche
Tenuta stagna.
Connessioni assicurate da bloccaggi di sicurezza e OR ad alta tenuta.
Adatto per installazioni allʼaperto o su veicoli ricreazionali e speciali.

Dati

Condizioni della prova: esempio di dati meteo osservati

Data
Il sole sorge alle ore
Il sole tramonta alle ore
Durata del giorno: ore (minuti)
Cielo: condizioni
Temperatura: °C
Umidità: %
Pressione: hPa
Precipitazioni: pioggia, grandine, nevischio, neve
Vento: nodi
Radiazione solare: ≤4MJ/m2

Condizioni della prova: esempio di barriere geometriche, architettoniche e/o naturali

Posizionamento pannello in prossimità ombra albero.
Posizionamento pannello in prossimità tendaggio inamovibile.
Posizionamento pannello in zona soleggiata.
Posizionamento pannello in modalità fissa.
Posizionamento pannello in modalità inseguimento (rotazione + inclinazione).

Condizioni della prova: esempio di dati d’impianto

Il mini impianto (pannello fotovoltaico monocristallino 60Wp + regolatore di carica) alimenta: un accumulatore elettrochimico al piombo acido 12V-50Ah. Alla batteria sono collegate 4 ventole 12V-1,7W o, in alternativa, 1 lampadina alogena (tipo automobilistico) 12V-60W o, ancora, una lampada (tipo domestico) a risparmio energetico 220V-21W tramite inverter ad onda quadra 12V-220V per utenze fino a 100 Watt.

Tensione effettiva della batteria carica a riposo: 13,9 Volt.
Tensione minima limite della prova: 11,8-12,0 Volt.
Tensione minima assoluta (rischio danni batteria): 10,8 Volt.

Condizioni della prova: esempio di dati ricavati

Ore di luce giornaliera utili alla produzione di energia elettrica.
Inizio produzione valori di energia rilevabili (sopra 1 Watt) alle ore: /
Potenza massima prodotta dal pannello: /
Potenza minima prodotta dal pannello: /
Amperora (capacità): /
Corrente massima: /
Curva di carica batteria 12V-50Ah da 12V a 13,9V con caricatore lento.
Curva di carica batteria 12V-50Ah da 12V a 13,9V con caricatore rapido.
Curva di carica batteria 12V-50Ah da 12V a 13,9V con fotovoltaico (giornata serena).
Curva di carica batteria 12V-50Ah da 12V a 13,9V con fotovoltaico (giornata serena/nubi).
Curva di carica batteria 12V-50Ah da 12V a 13,9V con fotovoltaico (giornata coperta).
Curva di carica batteria 12V-50Ah da 12V a 13,9V con fotovoltaico (giornata di pioggia).
Curva di carica batteria 12V-50Ah da 12V a 13,9V con fotovoltaico (giornata di neve).
Curva di scarica batteria 12V-50Ah in 8 ore alimentando 1 ventola 12V-1,7W.
Curva di scarica batteria 12V-50Ah in 8 ore alimentando 2 ventole 12V-1,7W.
Curva di scarica batteria 12V-50Ah in 8 ore alimentando 3 ventole 12V-1,7W.
Curva di scarica batteria 12V-50Ah in 8 ore alimentando 4 ventole 12V-1,7W.
Curva di scarica batteria 12V-50Ah in 1 ora alimentando 1 lampadina 12V-60W.
Curva di scarica batteria 12V-50Ah in 1 ora alimentando 1 lampadina 220V-21W.
Curva variazione tensione pannello in relazione allʼinclinazione.
Curva variazione corrente pannello in relazione allʼinclinazione.
Curva variazione tensione pannello in relazione alla rotazione.
Curva variazione corrente pannello in relazione alla rotazione.
Curva variazione Tensione pannello con Ombreggiamento parziale.
Curva variazione Corrente pannello con Ombreggiamento parziale.
Es. Curva variazione Tensione pannello con Nubi e Inseguimento.
Es. Curva variazione Corrente pannello con Nubi e Inseguimento.
Curva di carica batteria da 12V a 13,9V con giornata serena +1 Ventola.
Curva di carica batteria da 12V a 13,9V con giornata mista serena/nubi +1 Ventola.
Curva di carica batteria 12V-50Ah da 12V a 13,9V con giornata coperta +1 Ventola.
Variazioni tangibili prestazioni con o senza inseguimento.
Variazioni tangibili prestazioni in relazione allʼinclinazione del pannello (di gradi: /).
Variazioni tangibili prestazioni in relazione alla rotazione del pannello (di gradi: /).
Variazioni tangibili prestazioni in relazione alla posizione rispetto alle barriere.
I dati di carica e scarica sono stati rilevati con e senza l’ausilio del pannello fotovoltaico al fine di effettuare un confronto e compararne gli effetti. Tali dati sono disponibili nelle tabelle e grafici riportati più avanti in questo caso di studio.

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Pannello fotovoltaico al lavoro durante il test sotto la pioggia in condizioni di scarsa luminosità Pannello fotovoltaico al lavoro durante il test in condizioni più favorevoli Regolatore di carica collegato tra il pannello fotovoltaico e la batteria al piombo acido Display multifunzione per il monitoraggio del pannello fotovoltaico e della batteria Data logging ventole 12 Volt - 1,7 Watt Inverter alimentazione utenze 220 Volt Brina sul pannello in una giornata di nebbia Il pannello coperto dalla neve produce 1/60 della sua potenza Alimentazione illuminazione a LED mediante fotovoltaico

Tra l’occidente e l’oriente c’è la “e” di elettrica

Ieri ho avuto una piacevole conversazione con un tecnico tedesco che si occupa di energie rinnovabili, a parte il mio inglese sempre meno meccanico, sono rimasto sorpreso dall’esperienza che mi stava raccontando e dalla naturalezza con cui me la stava raccontando. Pochi giorni fa si trovava in Israele per lavoro, era ospite di un’azienda i cui tecnici avevano in dotazione vetture elettriche (le famose auto della ditta che solitamente da noi sono Euro -3). Quando si sono fermati a “fare rifornimento” il gestore della stazione ha avviato una procedura di estrazione e sostituzione del pacco batterie installato sulla vettura con un altro carico proveniente da un’altra vettura analoga che aveva effettuato la sostituzione qualche ora prima. Ovviamente le batterie estratte da ogni vettura vengono messe immediatamente sotto carica e rese disponibili non appena pronte. L’operazione è durata meno di 5 minuti, mediante un’applicazione disponibile per smartphone hanno effettuato il pagamento del servizio e sono ripartiti tranquillamente. Da noi questa cosa, almeno all’apparenza raccontata con sorprendente disinvoltura quasi fosse scontato che esistano simili servizi*, è praticamente fantascienza. Le auto elettriche qui in Italia sono più rare delle supersportive più esclusive e costose, figuriamoci poi una stazione di servizio attrezzata per la sostituzione rapida di un pacco batterie con un altro carico già pronto per l’installazione mediante un sistema robotizzato sotterraneo. Il primo stato che ha accolto questo stadio evolutivo della società è stato l’Israele. Ora la domanda è: “Siamo sicuri che l’occidente sia un riferimento per il mondo?”, “Non sarà forse che, come capita solitamente ai più saccenti, ci sia in realtà molto più da imparare di quanto si possa pensare? Parlavo della pratica che prevede la sostituzione delle batterie o, secondo alcune ipotesi più o meno concrete, dei soli elettrodi, poco tempo fa sul seguente articolo “Caratteristiche tecniche di una batteria“, articolo per il quale in effetti la mia fonte mi suggeriva l’argomento come un’interessante prospettiva per il futuro. Nel mondo intero però brulicano notizie che destano appetiti e fantasie ma che, spesso, sono appoggiate su fragili supporti (non si può mica credere a tutto). In questo caso invece il servizio di sostituzione dei pacchi batterie è ormai una realtà da diversi mesi sia in Israele che in Danimarca e diventerà presto una realtà anche in Australia, Estonia, Francia, Regno Unito e Turchia. L’Israele e la Danimarca ne fanno già uso con un’organizzazione talmente ben curata da porre la questione come un normalissimo servizio all’automobilista con la “EV maiuscola”. Se poi la gente quasi non ci fa più caso, e ne parla come se stesse illustrando la ricetta per realizzare un buon primo di pesce, significa esser ad uno stadio realmente avanzato del progetto. Sulla settimana enigmistica trovereste la domanda: “Cosa c’è tra l’occidente e l’oriente?”.

*Probabilmente in diversi paesi è scontato che sia così.

Come si chiama?

L’Alleanza Renault-Nissan e la società Better Place hanno avviato una stretta collaborazione per lo sviluppo di stazioni di cambio delle batterie, il sistema prende il nome di “QuickDrop”.

Come funziona?

Alcuni di voi ne avranno già sentito parlare diverso tempo fa tramite i media che si occupano delle novità del settore automotive, tuttavia, viste le poche visite che hanno ricevuto i video esplicativi sul sistema di funzionamento, probabilmente non vi è stato interesse diffuso in quanto… se ne dicono tante, ma poi quante se ne fanno realmente? Ebbene in Israele e in Danimarca queste stazioni di servizio sono entrate in funzione da ormai diversi mesi e, copiando il link che segue, avrete modo di osservare e valutare voi stessi il sistema di rifornimento delle vetture elettriche (nella fattispecie Renault-Nissan) mediante sostituzione dell’intero pacco batterie:

http://www.youtube.com/watch?v=mQ6SQEmAyME

stazione_servizio_sostituzione_pacco_batterie_auto_elettriche.jpg

Le stazioni di servizio per la sostituzione dell’intero pacco batterie delle auto elettriche (nel caso di
Quick Drop si fa riferimento, al momento, solo a Renault-Nissan) non sono un progetto per il futuro
di quelli con timbro “chissà…”, sono realtà già avviate in diversi paesi del mondo.

Do It Yourself – Autofinanziamento

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: La serietà porta profitto

C’è una tale diffidenza e una tale ignoranza a questo mondo tanto render diffuso il pensiero che, non chiedendo mai ad altri, si faccia più bella figura e si risulti, agli occhi di chi osserva, più forti e indipendenti. Altre volte invece non si chiede mai semplicemente per il timore di sentirsi in debito e di dover dire “grazie”. Insomma il timore di dover render conto ad altri o di fare la “tale figura” predomina sulla ragione. Alcune persone che conosco direbbero “Pare brutto”, oppure “Sta brutto”. Questo somaro comportamento ha fatto la fortuna di sistemi bancari ed economici, non sempre affidabili, oramai presenti/radicati sull’intero globo. Un sistema che più è stimolato e più sollecita chiunque ne risulta coinvolto, affligendolo. Poi ci sono quelli svegli (svegli nel senso di intelligenti, intraprendenti, brillanti, non nel senso di furbi, abili nel trarre beneficio da comportamenti opportunistici) che se ne fregano delle apparenze e, senza vergogna alcuna, pensano solo ai risultati di un comportamento costruttivo e ti propongono di vender loro del denaro. Lo acquistano da te pagandoti interessi superiori a quelli che ti offrirebbe una qualunque banca e a loro volta pagano interessi molto minori di quelli che avrebbero dovuto pagare in banca qualora avessero chiesto a questa il loro prestito. Certo ci vogliono garanzie, ci vogliono testimoni, ci vuole un contratto, un’assistenza legale o notarile, ma soprattutto ci vuole serietà e fiducia. Per tale motivo è utopico credere che si possa diffondere l’autofinanziamento. Nonostante ciò diverse persone ci sono riuscite con una semplicità disarmante, rivolgendosi ad amici o conoscenti affidabili e dimostrando che ciò non è impossibile ma solamente molto difficile. Così si può chiedere un prestito ad esempio di 10 ed avere una cifra da restituire pari a 10,3 – 10,4 contro gli oltre 11,5 – 12,7 che richiederebbero banche e finanziarie per un prestito di eguale ammontare e di medesima durata temporale. Cosa ci guadagna il tuo amico/parente/collega di fiducia? Ebbene se chi presta la somma del suddetto esempio si fa due conti, potrà accorgersi che tenendo il suo denaro fermo in banca riceverà interessi decisamente più bassi e, nel medesimo arco temporale, riceverà molto meno di 10,3. Come dire che a far del bene… ci si guadagna pure di più (sempre e rigorosamente evitando persone poco affidabili e sempre e solo operando con cifre tanto più contenute quanto meno si è esperti o comunque meno preparati sul mondo tra i più ostili che conosciamo). Ma se proprio la fiducia non fa parte (ahimé) della vostra vita o della persona con la quale immaginate di poter intraprendere un rapporto di questo tipo, sappiate che il denaro non è l’unico modo di finanziare progetti* e, come vedremo in uno dei prossimi articoli, diversi gruppi di imprenditori abili e competenti hanno proposto e messo in atto situazioni davvero interessanti…

Un esempio pratico

E’ dura, davvero dura, riuscire ad autofinanziarsi l’avvio (o parte dell’avvio) di un importante progetto il quale magari prevede l’acquisto di macchinari, strumenti e attrezzature particolari. E’ dura ma non impossibile, come ogni cosa particolare richiede necessariamente molto studio, una grande preparazione ed ottime capacità organizzative ed esecutive. E’ quindi opportuno evitare di strafare, evitare di fare importanti acquisti tutti in una sola volta ma, al contrario, può essere preferibile compiere piccoli passi da verificare di volta in volta prima di procedere al successivo. Ammettiamo ad esempio che riusciate ad usufruire del Prestito d’Onore dedicato a giovani imprenditori e imprenditrici, a neo laureati, ecc., ed ammettiamo che riusciate ad ottenere la cifra massima la quale, se non erro, attualmente è di Euro 50.000,00. Il Prestito d’Onore è ovviamente una grande opportunità per tutti i giovani ma, proprio perchè si basa sulla fiducia (non sono necessarie infatti particolari garanzie né ipoteche), offre una somma relativamente contenuta, con interessi altrettanto contenuti, che va restituita nel giro di pochi anni. Pertanto se la cifra che avete calcolato essere necessaria, quantomeno per avviare il vostro progetto, ammonta ad Euro 60.000, può risultare sgradevole andare a pagare per i restanti Euro 10.000, ottenuti mediante un prestito normale, interessi superiori a quelli che vi impegnerete a pagare per i primi 50.000. A questo punto allora avrete un’interessante alternativa che si chiama autofinanziamento e, se sarete fortunati, potrete effettuare la vostra richiesta ad un caro amico, parente, conoscente o collega di lavoro, consci che sui restanti Euro 10.000 potrete pagare, in 5 o 6 anni, interessi totali superiori a quelli che il vostro amico riceverà per il suo ordinario deposito ma inferiori a quelli che vi sarebbero richiesti da una banca o da una finanziaria. Quanto guadagnerà il vostro finanziatore e quanto risparmierete voi in qualità di giovani imprenditori/imprenditrici, sarà unicamente frutto di un accordo tra persone in gamba. Sebbene sia molto difficile che ciò avvenga, non è impossibile né utopico. E’ invece utopico che si diffonda l’autofinanziamento come metodo preferenziale in quanto ciò equivarrebbe ad affermare che tutti sono seri, precisi, capaci, puntuali, mentalmente aperti, e così via. Se così fosse, in una nazione non ci sarebbe nulla di storto e ciò è ovviamente impossibile.

Note

In un mondo di furbi anche solo la semplice operazione appena descritta va effettuata con una enorme cautela e solo avendo come condizioni necessarie: la serietà delle parti, l’onestà, l’affidabilità, le capacità, la preparazione ed i buoni intenti. Premesso ciò diventa realmente possibile concludere ottimi affari per le poche persone che dispongono realmente dei requisiti appena citati.

Disclaimer

L’autore non si ritiene responsabile della riuscita o meno di un qualunque progetto scaturito dalla lettura di questo articolo. Ognuno è responsabile delle proprie scelte/azioni nel pieno rispetto delle vigenti leggi in materia di scambio di denaro tra privati. La legge ammette lo scambio di denaro tra privati ad interessi uguali o inferiori a quelli bancari, inoltre, come è ben noto, non ammette ignoranza. Per maggiori informazioni rivolgiti ad un legale di fiducia.

*Non avrete per caso pensato all’autofinanziamento per poter acquistare cose futili? La logica parte da un piccolo progetto, per aiutare giovani imprenditori/imprenditrici, fino a quanto di più innovativo e indispensabile possa concepire mente umana. Non sprecate simili e rare occasioni per l’acquisto di oggetti sfiziosi ed allo stesso tempo banali o, peggio, per l’acquisto di oggetti che non producono ma consumano (cogliere la finezza).

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In preparazione

Autofinanziare l'acquisto di macchinari, strumenti, attrezzi per realizzare un progetto

E’ dura, davvero dura, riuscire ad autofinanziarsi l’avvio (o parte dell’avvio) di un importante progetto
il quale magari prevede l’acquisto di macchinari, strumenti e attrezzature particolari. E’ dura ma non
impossibile, come ogni cosa particolare richiede necessariamente molto studio, una grande preparazione
ed ottime capacità organizzative ed esecutive. E’ quindi opportuno evitare di strafare, evitare di fare
importanti acquisti tutti in una sola volta ma, al contrario, può essere preferibile compiere piccoli passi
da verificare di volta in volta prima di procedere al successivo.

Come risolvi un problema?

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Strade per risolvere un problema: Problem Solving, istruzione e Fai da Te

Si presenta un problema* (ad esempio c’è qualcosa che si rompe o necessita di ordinaria manutenzione), puoi scegliere se risolverlo da te (autorisoluzione) o se demandare la risoluzione a terzi (trasferimento della risoluzione). Ovviamente la prima opzione comporta costi moderati (talvolta persino nulli), mentre la seconda implica costi che possono essere considerati da ordinari fino a straordinari. In ogni caso non è solo questo il punto (sarebbe scontato).

Autorisoluzione

Se opti per l’autorisoluzione una serie di fattori non trascurabili divideranno te dalla risoluzione del problema. Innanzitutto vi è la fondamentale necessità (preventiva) di un trasferimento di conoscenze dalle sedi dell’istruzione e formazione (scuole, università, corsi di formazione, esperti del settore, esperienze lavorative, prove e test, materiale informativo, ecc.) a te. Questo significa che se la tua nazione offre una formazione adeguata, metodica, debitamente approfondita e variegata (come accade in varie regioni del centro-nord Europa), hai più chance di superare agevolmente un ostacolo senza sentirti in panne e accerchiato da inutili timori. Al contrario se l’istruzione fornita dalla tua nazione non è al passo con i tempi e risulta incompleta e obsoleta, si verificherà una sorta di errore ciclico. Significa che se deciderai di scegliere il percorso dell’autorisoluzione di un problema, non appena ti accorgerai di non avere le conoscenze e gli strumenti giusti per risolverlo e non appena verificherai l’assenza di adeguate fonti di informazione e formazione, ti ritroverai ciclicamente al punto di partenza del percorso di autorisoluzione senza venire a capo di nulla. I ripetuti tentativi a poco serviranno. In alternativa abbandonerai la strada dell’autorisoluzione per quella del demando del compito a terzi, ovviamente denaro permettendo, altrimenti il problema rimarrà lì davanti a te irrisolto con tutti i disagi che esso comporta. Ipotizzando, come accennato poco prima, che invece la tua nazione offra strumenti formativi al top, puoi compiere un importante passo avanti verso la risoluzione del tuo problema a patto che tu abbia il desiderio e la voglia di studiare e imparare, nonché la capacità di saper fare trasformando concetti teorici in atti pratici. Con queste premesse puoi costruire, ottenere e raggiungere l’obiettivo prefissato. Se ora hai risolto il problema, per questa volta, il percorso è concluso. Viceversa se non lo hai risolto vi sono tre possibilità, una logica che prevede il riavvio della fase di studio con ulteriori approfondimenti e tappe di formazione, una meno vantaggiosa che prevede di intraprendere il percorso del demando della risoluzione a terzi ed una poco logica che prevede l’abbandono del problema irrisolto con tutte le spiacevoli conseguenze che questo comporta.

Demando della risoluzione a terzi

Se si dispone dei mezzi finanziari per raggiungere il proprio scopo, ovvero la risoluzione del problema tramite terzi, il discorso finisce qui e ciò che ne consegue va analizzato in separata sede, sono infatti ben altri gli aspetti che si intende osservare in questo articolo. Il primo aspetto negativo che caratterizza l’affidamento della risoluzione di un problema a terzi, è la spesa di denaro. La diretta implicazione è che parte delle ore di lavoro dell’individuo avente il problema vanno destinate al pagamento del servizio eseguito dal tecnico o professionista incaricato. Si tratta ora di valutare se vi sia o meno reale convenienza in questa scelta. Ovviamente se non si possiedono conoscenze di sorta sul tema, la scelta è quasi obbligata. Se si ha la possibilità di pagare un tecnico o professionista, quest’ultimo provvederà alla risoluzione del problema e l’esito dipenderà dalla sua preparazione, professionalità e onestà. Se non si dispone della liquidità per il pagamento del compenso il problema, ovviamente, permane. Anche nel caso in cui il tecnico o professionista non sia debitamente preparato il problema può permanere comportando un’inutile spesa legata alla scelta errata (spesso inconsapevole) dello specialista stesso (spreco di denaro). La procedura di demando della risoluzione del problema a terzi viene quindi riavviata a patto che si disponga della sufficiente liquidità, in caso contrario il problema permane (questa volta però assieme all’amarezza di uno spreco di denaro che poteva esser utile per altro).

Fattori incidenti

Quanto descritto potrebbe risultare banale (ma non è così…) se non fosse che, tra l’autorisoluzione ed il demando della risoluzione a terzi, esiste una lista di fattori che incidono abbondantemente sulla riuscita o meno dell’una o l’altra scelta e che alcuni di tali fattori spingono decisamente in una direzione marcando un netto cambiamento nella vita di ogni persona. Pertanto se stai pensando di risolvere quel fastidioso problema che rimandi da tempo per via di tutte le altre spese che stai sostenendo e che sembrano avere sempre la priorità, sappi che i fattori che incideranno sulla buona riuscita di un’autorisoluzione sono la misura dello spessore formativo, l’apertura mentale, la capacità di ragionare, la capacità di effettuare valutazioni obiettive, logiche e sensate, la capacità di usare strumenti di apprendimento (scuole, università, corsi, esperienze sul campo, ecc.), la disponibilità e la qualità di questi strumenti (quanto moderna, aggiornata e completa è l’offerta formativa), la capacità di utilizzare strumenti di autoapprendimento (corsi, corsi a distanza, corsi sulla rete, manuali, incontri con esperti del settore, ecc.) e naturalmente la disponibilità, il grado di approfondimento e l’attendibilità di quest’ultimi (dire che oggi si trova di tutto significa affermare che oggi si trovano sia fonti attendibili, corrette e verificabili, sia fonti incomplete, sviluppate male, errate e persino insensate). D’altra parte anche se hai scelto di demandare a terzi la risoluzione di un problema ci sono stati senz’altro dei fattori scatenanti che hanno inciso in precedenza e incidono tuttora su tale scelta. Ad esempio la presenza di altri problemi, la sicurezza di sé, la qualità della vita (stile e ritmo di vita), il rapporto con la società e l’influenza che questa esercita su di te (ad esempio tramite il rapporto con i coetanei o con i colleghi di lavoro), l’umore, il grado di soddisfazione personale, la qualità dell’istruzione ricevuta, l’educazione alle difficoltà, la qualità dell’ambiente, difficoltà varie ed eventuali.

In conclusione

Il problema vero reale è che se abiti sopra un monte, e per muoverti scegli sempre sentieri che vanno in discesa, evitando quindi ogni bivio che ti riporta davanti ad ogni singolo tratto di salita, prima o poi, se vorrai tornare a casa, dovrai risalire l’intero monte e potresti non avere l’allenamento necessario. C’è poi da considerare che se abiti sopra un monte puoi già ritenerti fortunato perchè altri, ai piedi del monte, non avranno altra scelta che iniziare la salita.

Il tempo

Nei percorsi appena esposti non si tiene conto della spesa di tempo che essi comportano in relazione alle diverse scelte e variabili. Ebbene, trattandosi di un tema cruciale, verrà analizzato con le dovute accortezze in uno dei prossimi articoli.

*In questo articolo con il termine problema si intende naturalmente un imprevisto il cui rimedio rientra nelle possibilità di risoluzione di un individuo, sono escluse quindi problematiche di tipo astratto, morale, sociale, religioso, filosofico, medico, ecc..

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volonta.jpg

La forza di volontà è l’unico mezzo che spinge un uomo verso le
mete desiderate, frequentemente ritenute impensabili dalla massa.
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