Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati? -1-

Abbiamo voluto fare alcune prove e approfondimenti e…

La vita utile di un supporto come un cd o un dvd varia in base alla qualità del supporto stesso. Se da un lato è fondamentale conservare cd, dvd e memorie di vario genere in luoghi asciutti*, lontani dall’esposizione solare diretta** e da fonti di calore***, dall’altro lato è fondamentale acquistare un prodotto valido e di qualità (come per tutte le cose del resto).

Molti credono che i cd ed i dvd siano tutti uguali, così per dimostrarvi che non è assolutamente vero abbiamo fatto una prova semplice ma curiosa. Abbiamo preso un dvd di “marca” e lo abbiamo piegato a metà come un foglio di quaderno. Il risultato è stato che il supporto si è piegato completamente, ovviamente danneggiandosi ma senza spezzarsi. Abbiamo preso poi un dvd “low cost”, lo abbiamo piegato allo stesso modo e dopo pochi gradi di piega è letteralmente scoppiato con un tonfo secco frantumandosi tra le mani provocando oltretutto dei fastidiosissimi sottili tagli tra le dita. I frammenti che si sono prodotti sono stati decine e decine e per la stragrande maggioranza sottili come vetri.

Risultato? Zero elasticità. Ma questo è importante? Significa qualcosa? Potrebbe esserci una relazione tra come si è rotto il dvd e la capacità di conservare dati a lungo?

Continua…

*E’ preferibile conservare in luoghi poco umidi.
**E’ preferibile evitare di porre bacheche e mensole di fronte a finestre prive o meno di tendaggi.
***E’ preferibile conservare cd, dvd, memorie lontano da termosifoni o elettrodomestici che generano calore.

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Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati – parte 1
Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati – parte 2
Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati – parte 3 

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Hai mai pensato che ci sono altri punti di vista?

Ultimamente ho ricercato tramite servizi come Google Maps, Google Heart, Live search, ecc., dei quartieri che ho frequentato quando ero piccolo; i miei amici incuriositi hanno fatto lo stesso.

Ebbene la curiosità sta nel fatto che a tutti e tre è successa la stessa cosa. Osservando le strade dall’alto, tramite le foto fatte dai satelliti, tutto ci è sembrato differente. Ci immaginavamo che le strade sulle quali siamo cresciuti fossero di forma e grandezza differente, credevamo che si raccordassero alle strade intorno in un’altra maniera. Ci è sembrato di guardare per la prima volta le strade sulle quali in realtà siamo cresciuti e sulle quali avremmo giurato di sapere tutto.

Invece, guardando da un’altra prospettiva, “tutto” ci è apparso diverso da come lo avremmo immaginato. Se qualcuno ce lo avesse detto a stento gli avremmo creduto. Nel migliore dei casi avremmo lasciato un margine di scetticismo sicuri del nostro punto di vista.

Ti è mai capitato di pensare che forse anche solo una cosa della quale sei sicuro non è come tu pensi?

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Risparmio energetico – Efficienza dei LED

Una nota casa produttrice di lampadine ha condotto uno studio interamente basato sull’analisi del ciclo di vita (LCA) dei led e lo ha messo a confronto con quello delle normali lampadine. I calcoli includevano anche l’energia utilizzata durante il processo produttivo. E’ inevitabilmente emerso che i LED godono di una netta maggiore efficienza anche tenendo conto dell’energia assorbita per produrli.

Il responso ha messo in evidenza che nel corso del proprio ciclo di vita, dalla produzione all’utilizzo, le lampadine a incandescenza (ovvero le tradizionali lampadine di sempre) assorbono ben 5 volte l’energia utilizzata dalle lampade fluorescenti compatte CFL (ovvero le lampade più conosciute come “a risparmio energetico”) e dai LED.

E’ emerso che sia le lampagine a risparmio energetico che quelle a LED utilizzano nel corso della loro vita utile meno di 670 KWh (chilowatt ora) mentre le normali lampadine ad incandescenza si spingono ben oltre i 3.000 KWh (circa 3.300 KWh) con un risparmio che raggiunge lo spaventoso valore dell’80%.

Le case produttrici di questa ormai nota tecnologia dichiarano di poter migliorare ancora i rendimenti dei sistemi di illuminazione a LED e non hanno incertezze nell’affermare la possibilità di raggiungere un rendimento 6 volte superiore a quello delle lampadine ad incandescenza.

Ricordiamo che oltre il conteggio energetico che va dalla produzione all’uso di lampade a led si è tenuto conto anche delle varie emissioni prodotte dai gas serra, il potenziale di pioggia acida, l’eutrofizzazione ed il rilascio di componenti chimici pericolosi. I LED rientrano efficientemente nei requisiti degli standard internazionali ISO.

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Simili sistemi di illuminazione sono consigliati soprattuto in negozi e locali pubblici dove i faretti alogeni portano i consumi letteralmente alle stelle.

Parola d’ordine: Flessibilità

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: La flessibilità delle aziende più competitive

Oggi sono sempre di più le aziende in grado di offrire performance che nemmeno immaginiamo. Non mi riferisco a settori ultratecnologici come molti potrebbero pensare; perlomeno non solo a quelli. Sono stato in visita presso una nota azienda che produce arredo per studi, uffici, sale congressi ecc… Un loro responsabile addetto alle vendite mi ha raccontato cose davvero stupefacienti su ciò che accade all’interno di questa azienda ogni giorno. Tutto ciò che sto per raccontarvi è basato su di un’unica parola: Flessibilità.

La rapidità con cui certe aziende sono in grado di cambiare i loro piani di impresa aggiornandoli alle esigenze di mercato è sorprendente. Non solo sono in grado di cambiare un piano di impresa più volte in un giorno ottimizzandolo in modo esasperato, ma riescono a cambiare nel giro di una settimana o poco più una linea di montaggio per offrire un nuovo prodotto maggiormente richiesto. Facciamo un esempio: se nel mese di Gennaio la scrivania più venduta è stata un modello in legno rivestito in laminato plastico antigraffio e, da un’indagine di mercato, salta fuori che questa settimana la clientela, soggetta anche alla pubblicità della concorrenza, inizia a preferire una scrivania in plastica rivestita in vetro (materiali che si lavorano in modo completamente diverso…), allora l’azienda in questione è in grado di cambiare, modificare, aggiornare, aggiungere una linea di montaggio adeguata alla produzione del nuovo modello di scrivania ora richiesta in poco più di una settimana…

Detto così sembra semplice, in realtà questa enorme operazione richiede un lavoro sopraffino. I designer devono disegnare in poche ore un modello personalizzato (sullo stile aziendale) di scrivania per la nuova linea di arredo. ll disegno deve risultare “fattibile” ossia si deve verificare insieme agli ingegneri se è possibile realizzare davvero, con la tecnologia di cui si dispone, il nuovo modello di scrivania e se questo rispetterà le esigenze del cliente di affidabilità, durata e sicurezza. Gli addetti alle macchine per la lavorazione devono verificare, presso le aziende fornitrici, la disponibilità di utensili, accessori e macchinari aggiornati per il nuovo scopo ed il tempo necessario per ottenere la fornitura e la messa in opera della nuova linea di montaggio. In contemporanea vengono contattate le aziende che forniscono le materie prime e si dovono trovare accordi rapidi che vengano severamente rispettati per la fornitura dei nuovi materiali. Allo stesso tempo viene aggiornato il sito dell’azienda e la campagna pubblicitaria su riviste, network, punti vendita… Viene corretta la campagna di marketing, si ripescano idee tenute in serbo per l’occorrenza, vengono realizzati servizi fotografici (la maggior parte dei quali simulati con dei disegni 3d mentre il prodotto non è ancora realmente disponibile), opuscoli, cataloghi, espositori per i punti vendita…

Un intero esercito si muove su una scommessa e l’obiettivo unico è quello di produrre ciò che la gente compra, vuole, desidera. Niente di più, niente di meno. Anche un solo centesimo in più a scrivania, potrebbe risultare una spesa inutile e controproducente su centinaia di migliaia di prodotti il più delle volte esportati anche all’estero…

Nel giro di due, tre settimane il prodotto è già in vendita e conosciuto tramite le riviste che si interessano di case e arredo, tramite la radio e il sito internet, tramite eventi fieristici, tramite la televisione nei casi più costosi, sono già stati prodotti e distribuiti gadjet e quant’altro faccia venire istintivo pensare che si tratti di un prodotto già da tempo sul mercato… Stiamo parlando invece di un miracolo della flessibilità. Purtroppo oggi, per sopravvivere questo è il requisito principale. Devi essere in grado di offrire performance di questo genere per non farti schiacciare e finire nell’obsolescenza.

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Drive by wire – Ride by wire

Rubrica: Automotive technologies

Titolo o argomento: Tagliare i collegamenti meccanici uomo macchina

Negli ultimi dieci anni le maggiori case automobilistiche hanno condotto studi su dispositivi di cui sempre più auto saranno dotate in futuro; si tratta dei dispositivi Drive by wire – Ride by wire. Essi consentono di guidare un veicolo senza che pedali e volante siano realmente collegati in modo meccanico ai relativi organi.

Questo significa che in futuro, guidare un’auto, sarà sempre più simile ad un videogioco. Noi agiremo su appositi comandi quali volante, pedali, leve, manettini e quant’altro e apposite centraline interpreteranno le nostre richieste correggendole e inviando dati corretti agli attuatori che controllano in particolar modo il movimento dello sterzo e l’apertura del gas. Ma non solo…

Questi sistemi interagiranno con cambi automatici o semi automatici, con controlli di trazione e della stabilità, con i sistemi di parcheggio (park assist) e sistemi di lettura della segnaletica stradale (Opel Eye).

Una tecnologia nata per prevenire più che mai gli errori dei guidatori meno esperti e di quelli che pur avendo un’esperienza adeguata non rispettano il codice stradale mettendo a rischio la propria vita e la vita altrui. Una tecnologia che da un lato previene ed aiuta i meno esperti, mentre dall’altro indigna i puritani delle sensazioni di guida che vogliono il contatto diretto durante il loro momento di piacere alla guida…

La tecnologia e le esigenze di mercato vincono sempre sulla passione delle minoranze (vedi anche l’addio forzato della classe 250 2tempi al motomondiale) ragione per cui tali dispositivi prenderanno sempre più piede nonostante i rifiuti degli appassionati sfegatati.  In concomitanza con tale fenomeno è però previsto il ritorno all’acquisto di vetture sportive usate nei prossimi anni. Vetture più spartane, più scorbutiche, più pure che richiedono “vera esperienza” da parte del guidatore. I governi potrebbero reagire impedendo la circolazione di mezzi che non siano Euro “X” (esclusi i mezzi storici con almeno 20 anni), in tal caso si compirebbe una vera azione di privazione della libertà. La pista rimane comunque l’unico posto dove avere un contatto diretto, puro e appassionato con il proprio cavallo di razza.

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Regola numero uno: rendere conto agli altri.

Per lavorare in gruppo è la prima regola fondamentale

Eh già perchè se si desidera lavorare in squadra con lo scopo di rendere di più, si deve tener conto del fatto che ognuno si prende una responsabilità con sé stesso e con gli altri. Ognuno ha il suo compito e ad esso dovrebbe adempiere. Ma questo potrebbe essere paradossalmente secondario.

La regola principale sta nel fatto di non lasciare mai la squadra a metà lavoro. Fare questo significa lasciare il resto della squadra nei guai. Un collaboratore lascia il gruppo ed i problemi si riversano su coloro che rimangono: devono trovare un nuovo elemento sostitutivo, un collaboratore con le stesse competenze possibilmente, con lo stesso affiatamento. Il più delle volte è una situazione alla quale è davvero difficile  rimediare.

Non bisogna pensare che se vi ritirate in fondo in fondo ci rimettete solo voi. Dovete pensare in primis al danno che fate al gruppo e che, in seguito allo squilibrio che create, potete portare il gruppo stesso all’insuccesso. Il più delle volte accade che, non trovando immediatamente un sostituto già avviato come il precedente, altri membri del team siano costretti a lavorare il doppio o ritrovarsi a svolgere mansioni per le quali non sono preparati al meglio.

Un lavoro fatto in gruppo va portato a termine nonostante la fatica, i pasti da saltare, le ore in più necessarie… Indipentemente dal risultato riceverete molta più stima, rispetto e gradimento (nonché una buona dose di crescita personale) piuttosto che mollando e lasciando tutti nei guai. Il vero fallimento sta nel lasciare le cose a metà giustificandosi con problemi che in realtà non si è gli unici ad avere. Il risultato del lavoro è spesso secondario se la squadra  è stata affiatata ed ognuno ha fatto la sua parte. Quando sai che sugli altri puoi contare, un lavoro da migliorare o da rifare non è un ostacolo insormontabile.

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Se un solo anello della catena cede, il lavoro di tutti gli altri è inutile.

Compositing: opacità di un livello

Rubrica: Compositing -2-
Titolo o argomento: Opacità di un livello

Articolo riferito alla struttura dei livelli in software dedicati all’elaborazione di immagini digitali.

Abbiamo visto cosa sia un “livello” nei precedenti articoli realizzati su Photoshop. Ora daremo una definizione importante utile per poter proseguire nei prossimi articoli temi quali il compositing ed il masking (le composizioni e le maschere).

L’opacità è il grado di trasparenza di un’immagine. La trasparenza di  un livello, e quindi di un immagine o un clip video, permette di poter vedere l’immagine che si trova ad un livello inferiore. Un’opacità dello 0 % significa che un oggetto è invisibile; un’opacità del 100 % significa che l’oggetto è completamente opaco ossia perfettamente visibile.

Nell’immagine possiamo notare che sono stati sovrapposti 3 livelli con la medesima scritta. Ognuno di essi ha però una differente opacità ed è semplice comprenderne le differenze.

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Masking: come funzionano le maschere di livello
Masking: Matte

Basi di Photoshop: maschere di livello

Compositing: creare composizioni
Compositing: opacità di un livello
Compositing: esempio 1

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Stereoscopy: Come funziona l’effetto “stereoscopy”

Rubrica: Stereoscopy -2-
Titolo o argomento: Come funziona l’effetto stereoscopy

Le videocamere stereoscopiche comprendono due macchine da presa identiche montate l’una parallela all’altra su un tre piedi (tripod) o su un carrello (dolly). Ovviamente entrambe le macchine da presa possono scorrere e inclinarsi insieme. La regolazione delle ottiche è perfettamente coordinata tramite un apposito dispositivo. La regolazione del fuoco o dello zoom deve rigorosamente essere identica altrimenti gli spettatori che osserveranno il video potrebbero avvertire fastidiosi malditesta con ovvie conseguenze per le vendite dei biglietti.

In sostanza una macchina da presa di questo genere osserva la scena con lo stesso metodo dell’occhio umano. La distanza tra il centro dei due occhi/obiettivi dovrebbe essere di circa 6 centimetri, tuttavia non sempre è possibile per questione di ingombro degli obiettivi.

Macchine da presa convergenti o parallele verso il soggetto?

Proprio per questa similitudine molti commettono un tipico errore… Quando i nostri occhi si girano per guardare un soggetto, compiono rotazioni con angoli leggermente diversi. Solitamente gli occhi tengono a convergere verso il soggetto che osserviamo.  Per tale ragione molti pensano di creare un miglior effetto stereoscopico facendo convergere leggermente le camere da presa sul soggetto. Niente di più sbagliato. Le camere da presa devono assolutamente essere parallele tra loro o non otterremo l’effetto desiderato.

In realtà l’effetto “stereoscopy” non è un tentativo di emulare l’esperienza visiva umana, bensì ha lo scopo di creare l’illusione del 3D mostrando agli spettatori due immagini 2D. Una per occhio.

Quando si fa l’errore di convergere le camere da presa sul soggetto si vengono a creare due immagini con  differenti punti di vista che il cervello umano poi non riesce più a sovrapporre generando come conseguenza fastidiosi malditesta.

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Stereoscopy: Percepire l’illusione che un filmato sia in 3D
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Stereoscopy: Freeform Stereoscopic Viewing
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Stereoscopy: percepire l’illusione che un filmato sia in 3D

Rubrica: Stereoscopy -1-
Titolo o argomento: Percepire l’illusione che un filmato sia in 3D

Stereoscopy è il nome del processo che consente, tramite un mezzo bidimensionale, di creare la “percezione” della terza dimensione. Questo significa che tramite tale metodo è possibile creare l’illusione di immagini in tre dimensioni su un video. Il concetto si basa su due immagini separate presenti contemporaneamente nel video che si osserva ma che vengono ricevute ognuna da un occhio diverso. Questo ovviamente grazie all’aiuto degli appositi occhiali. Senza l’ausilio degli occhiali, infatti, abbiamo l’impressione di osservare un video molto mosso, sfuocato.

Le immagini stereoscopiche possono essere create sia tramite dispositivi fisici come videocamere e macchine fotografiche, sia artificialmente al computer in quanto la tecnica è essenzialmente la stessa. La differenza sostanziale sta nel fatto che creando l’effetto stereoscopico al computer, si replica virtualmente ciò che si dovrebbe realizzare fisicamente con le camere da presa in uno studio. Ovviamente nei cartoni animati e nei film d’animazione (vedi il più che noto AVATAR uscito nelle sale cinematografiche in questi giorni) è d’obbligo la scelta del computer.

Nota per i neofiti

E’ fondamentale non fare confusione scambiando elementi realizzati tramite gli strumenti di disegno 3d con un filmato visibile in 3d tramite la tecnica “stereoscopy” e gli appositi occhiali. Tutti gli oggetti, ambienti, personaggi e quant’altro creato in 3d sono normalmente visibili in un comune video come elementi in esso integrato e non necessitano di alcun ausilio per essere percepiti.

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