10 Ottimi motivi per cui…

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Conviene davvero essere grandi?

essere piccoli vi renderà più forti dei grandi.

  1. Se la vostra impresa non ha dimensioni enormi (sia che la stiate ancora progettando/sognando, sia che l’abbiate già avviata) sarà più facile tenerla sotto controllo senza affidare tale compito ad altri che non sapranno mai farlo bene come voi. Mi riferisco a tutti gli organi che sono presenti in grandi imprese a partire dagli amministratori, passando per gli organi di controllo, per arrivare fino alle direzioni…

  2. Se la vostra impresa non ha dimensioni enormi, in caso di imprevisti, gli sbalzi di reddito saranno minori e maggiormente controllabili.

  3. Se la vostra impresa non ha dimensioni enormi in caso arrivi il giorno di chiudere non dovrete mandare a casa centinaia di dipendenti e famiglie…

  4. Gli enormi vantaggi delle grandi dimensioni sono ormai svaniti. La maggior parte delle grandi aziende non assumono, tagliano. Quasi il 100% della crescita viene dalle piccole realtà. Una volta era l’esatto opposto è vero; oggi non è più così.

  5. Più è piccola un’impresa e più “velocemente” può adattarsi a cambiare assetto in base alle esigenze del mercato.

  6. Più è piccola un’impresa e più è “facile” effettuare cambiamenti senza trovare opposizioni al cambiamento tipiche di chi lavora in grandi realtà.

  7. Avere un filo diretto con i propri clienti, conoscerli da vicino, ascoltarli… può essere la carta vincente.

  8. Si può partire da piccoli investimenti e basare tutto quasi esclusivamente sulle proprie capacità artistiche, artigiane, strategiche.

  9. I migliori risultati sono stati ottenuti da coloro che oltre a realizzare il proprio prodotto, hanno saputo realizzare la propria campagna marketing…

  10. Pensate solo al CONTO ECONOMICO di una grande impresa e alle sue voci circa i costi di manutenzione di grandi superfici, capannoni, attrezzature e macchinari, spese energetiche, ammortamenti, interessi sui prestiti bancari, interessi sui debiti quali ad esempio fidi, imprevisti, coperture assicurative, merce ferma… In caso le vendite si fermino, mantenere tali spese è devastante e si possono raggiungere buchi giornalieri di milioni di Euro. Ti basti pensare all’esempio General Motors o Alitalia…

 Una piccola impresa artigiana che ad esempio produce letti in ferro battuto soffrirà comunque di questa o di altre crisi, ma avrà un margine molto, molto più ampio prima di raggiungere un punto di non ritorno. Mi hanno sorpreso esempi di piccole imprese scampate alla crisi semplicemente rimboccandosi le maniche tra colleghi, rilevando l’attività del titolare che aveva dichiarato fallimento e dividendo gli stipendi in parti uguali, indipendentemente dalle mansioni, per non creare un clima di disaccordo e pensare solo a rendere… Davvero ammirevole.

Molto spesso i migliori imprenditori sono persone che hanno lavorato già sul campo e che quindi sono stati prima di tutto operai. Fatevi sotto, è il momento di uscire definitivamente da questa crisi! 😀

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Vedi anche l’articolo: In crisi anche i grandi colossi

Un curioso dialogo in banca

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: E’ tutto normale… o no?

Un amico (Marco) mi ha raccontato una breve e coinvolgente (dis)avventura mattutina in banca. Venendo subito al dunque ecco il dialogo che riporta esattamente quanto detto tra il mio amico e la  Responsabile che si occupa di far investire i clienti.

Marco: Buongiorno.
Resp.: Buongiorno, venga si accomodi.

Marco
: sì, mi avete chiamato per darmi dei consigli circa il capitale che ho fermo qui presso di voi.

Resp.
: esattamente, dunque se mi dice il numero del conto vediamo subito la sua situazione…

Marco
: XXXXXXX

Resp.
: molto bene, abbiamo visto che lei ha fermi questi 49.000 euro da qualche mese e le volevamo dare alcuni consigli su come farli fruttare.

Marco
: Molto bene la ascolto…

Resp.
: allora ci sarebbe l’opzione di investire in un fondo comune… bla bla bla.

E la responsabile illustra tutte le condizioni a Marco che non riportiamo per sintesi e per arrivare subito al punto d’interesse.

Marco: quindi lei mi sta dicendo che se vi lascio in mano i miei 49.000 euro voi mi date come interesse 400,00 euro meno le spese? Ma lei sta scherzando?
Resp.: No perchè?

Marco
: Cioè io le dò 49.000 euro, non li posso più toccare per uno o due anni ecc per 400.00 euro di interesse? E dove sta il guadagno scusi? Ma lei ha tenuto conto che se faccio riferimento agli indici e all’inflazione (premetto che Mauro è sufficientemente competente di teorie microeconomiche e relative formule e formulette) dopo due anni il denaro che mi restituite vale molto meno di quello che ho adesso?

Resp
.: Sì certamente, lo so…
Marco: Mi scusi, ma se lo sa, perchè me lo ha proposto?

Resp.:
Perchè è così che funziona!

Marco
: Lei mi dà un bidone e mi dice che io lo devo prendere perchè è normale e perchè è così che funzionano le banche oggi?

Resp.:
Ma tanto non trova altre soluzioni!

Marco:
Ah no? Ma lei lo sa che se compro una nuova sega combinata per la falegnameria ho la possibilità di incrementare la mia produzione di 3 pezzi a settimana e che ognuno di quei 3 pezzi mi rende oltre i 400,00 Euro che mi offre lei?

Resp.:
……………

Note

Esclusi gli straordinari Marco lavora in falegnameria con i suoi tecnici circa 40 ore alla settimana. Con una macchina combinata in più per fare vari tipi di taglio e lavorazioni Marco può realizzare 3 pezzi in più (3 pezzi non significa 3 comodini, significa 3 cucine artigianali ad esempio, lui li chiama 3 pezzi ma in realtà sono molti di più) a settimana. Questi 3 pezzi vengono venduti intorno ai 2000-3000 euro dai quali sottraendo materia prima, manodopera, finiture (maniglie, guide scorrevoli, pomelli, ecc) ammortamenti dei macchinari, le dovute tasse, imballaggi, spedizioni, imprevisti (rottura utensili, altro materiale difettoso da sostituire, ripensamenti del cliente, utensileria nuova ecc.) rimangono proprio cifre intorno ai 300-400 Euro. Allora vi potreste chiedere subito: “perchè Marco non acquista immediatamente una macchina combinata in più per la sua falegnameria?”. Perchè prima di fare un qualunque passo ci si pensa più e più volte inoltre, visto che nel commercio e nell’artigianato i profitti vanno su e giù come le montagne russe in base ai vari momenti, Marco potrebbe acquistare la sua macchina combinata in più, farla lavorare molto per 8 mesi di attività, magari assumere una nuova persona e poi, nel momento in cui le vendite scendono nuovamente trovarsi in crisi perchè non ha guadagnato abbastanza da ripagarla totalmente. O magari il flusso di lavoro potrebbe andar molto bene nei 3 anni a seguire e senza cali in modo tale da far registrare a Marco profitti più che positivi. Chi può dirlo?

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Il costo delle opportunità

In uno dei precedenti articoli dicevamo che, a nostro avviso, le Industrie Ferrari di Maranello non produrranno mai un SUV e davamo alcune spiegazioni per motivare le nostre teorie. Tra le varie spiegazioni abbiamo citato il costo delle opportunità. Di cosa si tratta? Per la microeconomia è un aspetto fondamentale da non tralasciare mai. Il costo delle opportunità in economia è il costo derivante dal mancato sfruttamento di una opportunità concessa al soggetto economico.

Esempi

Ammettiamo che l’imprenditore Raffaele possa lavorare per un’impresa come ingegnere ottenendo un guadagno annuo di 25.000 euro (tanto per dire una cifra). Ammettiamo anche che il soggetto Raffaele preferisca aprire una piccola impresa familiare che gli porti un guadagno annuo di 20.000 euro. Il mancato guadagno dei 5000 euro di differenza che si verifica tra la possibilità di lavorare per un’impresa altrui ed il lavorare in propriorappresenta il costo delle opportunità. Questo può voler dire che l’imprenditore Raffaele potrebbe rinunciare ad una parte di guadagno ad esempio per appagare una soddisfazione personale che ritiene avere un valore maggiore dei 5000 euro in meno intascati. Questo vuol dire che non sempre l’imprenditore trae beneficio dal maggior profitto come si è spesso portati a pensare, esiste anche una soddisfazione personale (nel raggiungere i propri obiettivi) che può aver più valore del denaro. Aspetto fondamentale da non sottovalutare mai…

Altro esempio era proprio quello di qualche articolo fa sui potenziali SUV Ferrari. La nostra ipotesi era che la Ferrari preferisse non produrre simili mezzi (troppo commerciali per un marchio di prestigio) rinunciando a maggiori profitti e ad una nuova fetta di mercato, per mantenere inossidabile il suo nome ed il suo prestigio di più grande ed evoluta fabbrica di vetture da corsa. Ipotizzavamo infatti che la produzione di SUV da parte delle industrie Ferrari porterebbe in breve ad una forte svalutazione e perdita di importanza dell’usato per via del cambiamento di mire dell’azienda. Producendo vetture uniche l’obiettivo che raggiunge Ferrari è quello di un artigianato da primato mondiale; producendo SUV il livello di esclusività aziendale si abbassa drasticamente.

Conclusioni

In conclusione, il costo delle opportunità, può essere rappresentato da una rinuncia (ad esempio di tipo lavorativo) per ottenere un risultato più contenuto ma di maggiore soddisfazione, oppure può essere rappresentato dalla rinuncia ad un guadagno sicuro nel breve periodo che può portare perdite considerevoli nel lungo periodo. Vedremo poi che vi sono anche altre forme attinenti con il costo delle opportunità le quali invece possono portare dei vantaggi inaspettati, per queste particolari forme dedicheremo appositi articoli.

La discriminazione del prezzo

La discriminazione del prezzo è un meccanismo molto semplice ma con effetti assai particolari. Si tratta di un sistema che prevede di applicare, per lo stesso prodotto, prezzi differenti in base a chi è il soggetto che compie l’acquisto.
Se ad esempio ci rivolgiamo ad un’azienda per la fornitura di 300 nastri trasportatori che occorrono alla nostra fabbrica, l’azienda fornitrice applicherà per lo stesso tipo e quantitativo di merce, prezzi di fornitura differenti in base a chi siamo, a che prestigio ha la nostra fabbrica e a quanti acquisti abbiamo fatto in precedenza presso tale azienda.
Significa che un nostro concorrente di maggior successo potrebbe essersi rifornito dello stesso materiale un mese prima e aver pagato quasi il doppio di quello che andremo a pagare noi.
Generalmente tali sistemi vengono adottati in economie di libero mercato, ovvero dove il governo non interviene in alcun modo sui comportamenti delle imprese.
Ma è sempre così? La risposta è no. Ho notato che persino in alcune attività italiane comuni come un bar, una falegnameria, un negozio di vendita di arredo ufficio, molto spesso vengono adottati tali sistemi e non ce ne accorgiamo.
Che convenga entrare in certe attività vestiti con la tuta da lavoro? 🙂 C’è sempre il rischio di trovare un venditore maleducato che vedendoci entrare un pò trasandati ci dice che il suo negozio non è per il portafoglio di chi ha davanti…. Se così dovesse essere, scartatelo, non sa vendere e difficilmente vi offrirà un buon servizio completo e ben organizzato anche dopo l’acquisto.