Aprilia RS 250: Passione, Emozioni, Ingegneria Esasperata…

Rubrica: Due ruote d’altri tempi

Titolo o argomento: Il blog Ralph DTE testa l’Aprilia RS 250 utlima generazione del 2002 full-power

Attenzione, l’articolo fa riferimento ad un esemplare di Aprilia RS 250 perfettamente originale tenuto con estrema cura secondo le specifiche di Aprilia e rifinito e regolato con settaggi che non prevedono la maggiorazione della cilindrata né dei carburatori. In questa configurazione la moto eroga 72 cavalli in precise condizioni climatiche e di combustione.
Trattandosi di una moto 2 tempi il medesimo modello, curato con metodi differenti, può esprimere prestazioni differenti. Anche il solo stile di guida può influire nettamente sulle prestazioni, ad esempio la moto, se tenuta sotto i suoi regimi di rotazione ideali, tende ad imbrattare le candele e, alle successive aperture del gas, non riuscirà ad esprimere la sua caratteristica scarica di coppia.

Non tutti riescono a capire dove ti spinge una passione. Che sacrifici sei disposto a compiere, a cosa rinunci pur di provare le emozioni per cui senti di esser nato. Non tutti riescono a capire, talvolta nemmeno lontanamente ad immaginare, come siano fatte quelle emozioni. Non sempre riesco a trasmetterle a coloro ai quali le racconto, non bastano foto, video, né, ahimé, le mie righe. Però hanno un senso profondo i brividi sulla pelle e le espressioni del mio viso quando racconto un momento, anche solo un momento, su una 2 tempi Replica del Motomondiale. Dettagli che riescono a dire più di mille parole. Sarà per la mia pelle d’oca, per il mio sguardo che si illumina, per l’enfasi del mio racconto, ma qualcuno a volte ci riesce, riesce a immaginare almeno un pizzico di passione…

Io mi trovo a bordo, sono cosciente che lei è una belva, sono cosciente che non mi alleno tutti i giorni (anche se vorrei), sono cosciente di non esser bravo come desidero, di non aver imparato tutto quello che è necessario, di non avere tecnici con cui confrontarmi per utili spunti in ogni momento (come quando lavoravo nelle corse e imparavo in un giorno cose che altrimenti non avrei imparato in anni…). Ma questo da una parte è un bene perché così la rispetto ancor di più. Il controllo è solo un’illusione. In realtà non posso controllare quasi nulla. Si tratta di una presa di coscienza che aiuta se vuoi che le cose funzionino, se vuoi che vadano per il meglio.

Certo la conosco, conosco il suo carattere, ho imparato presto quanto è scorbutica, come si imbizzarrisce se pizzico il gas un pelino di troppo su quei temi d’asfalto sconnesso che a lei piacciono meno, se provo ad essere irruento oltre il limite consentito… e a lei non sempre va giù. E’ lei che decide, è lei che sceglie, è lei che pone dei limiti, è lei che va a braccetto con la Fisica, che mi comunica le sensazioni provenienti dal suolo, dall’asfalto. E lo fa con un rigore degno della migliore delle Professoresse. Lei mi comunica, io ascolto, provo, imparo, oso un pelino di più alla volta. Da fuori possono sembrare azioni vigorose ricche di scariche di coppia e di riproduzioni in imperativi allunghi entusiasmanti… in realtà ogni azione, ogni singolo gesto, ogni movimento… è dolce, calibrato al millesimo di millimetro, portato al punto giusto rapidamente, sì, ma con un fare, con una linea morbida.

Lo so bene quanto sia oltremodo leggera, quanto sia potente, quanto sia veloce, quanto sia performante e… incredibilmente bella (ovviamente per me). Adoro il suo rombo, la sua voce, quell’urlo iracondo tipico del 2 tempi che nel bicilindrico a V di 90° è ancora più imperativo e ammutolisce qualunque altra moto che disponga di una targa. Lei lo sa bene che è la più potente del reame (con una potenza specifica di oltre 280 cavalli/litro è la moto targata per la strada più potente mai prodotta, anche oggi). Passa a bassi giri quasi sorniona e invisibile tra le strade trafficate della città. E’ una rarità. Non si vede praticamente mai. In realtà non si sente proprio a suo agio nel trambusto ma quando lo spazio si apre e non ci sono pericoli attorno, lo vuole, lo desidera, ne ha bisogno… si esprime in tutta la sua vigorosa rara bellezza senza venir meno ad un plateale sfoggio di sé. In fondo è solo una volta ogni tanto, solo un lieto comunicare “Ci sono anche io! Non mi vedete spesso, ma esisto, ci sono e mi avete sentita… avete sentito la mia voce”.

Un gesto tanto deciso quanto calibrato sul gas e lei capisce che può scatenarsi. E’ lei che mi accetta come cavaliere, devo sapermi muovere o altrimenti mi scalcerà via. E’ lei la giumenta di razza. Istantaneamente l’elettronica controlla e adegua ogni parametro, solo un breve lag in attesa che le valvole di scarico elettroniche RAVE si aprano al secondo stadio e… il calcio arriva imponente con un urlo che è udibile a chilometri… E’ spasmodica, è tanta, è oltre ogni immaginazione, è una 2 tempi Replica del Motomondiale perdinci! E vuole che me ne accorga, che ascolti cosa ha da dire, che resti impressionato dal suo sofisticato contenuto ingegneristico e dalle sue eleganti performance atletiche.

La stringo forte a me, l’abbraccio mentre mi calo sul serbatoio per raccogliermi a lei, mentre il vento in un istante diventa una raffica di Bora, mentre il suo urlo riverbera fin dentro i tessuti del mio corpo e… entriamo in simbiosi. Ora siamo una cosa sola.
I giri salgono come schegge, è un’esplosione di grinta, la spia del limitatore si accende ad ogni cambio marcia, l’anteriore si alleggerisce, la ruota posteriore annaspa e se non trova l’aderenza che cerca ecco che si ribella e danza in una sconvolgente derapata di potenza. Virgole nere si tracciano sull’asfalto ad ogni rapida uscita di curva. Su, ancora un’altra marcia, siamo in quarta, una piccola sconnessione dell’asfalto e la ruota anteriore si solleva ad oltre 160-180 chilometri orari, è… è… incredibile, una piccola classe 250cc che non ammette riserve.

Solo un istante, solo un istante, circa 3 secondi per passare da 0 a 100, cercando di aggrapparmi come possibile, spingendo forte sulle pedane. Qualunque tratto di strada termina in un attimo, pronti sui freni… staccata. Il suo impianto frenante mi catapulta a tal punto che sento risalire dall’esofago la saliva appena ingoiata. Stabile, precisa, chirurgica, sembra un treno sui binari, tiene le ruote lì dove le hai messe. Un istante, solo un istante e poche manciate di metri per scendere dai 180 agli 80 chilometri orari. Per lei sembra nulla, a me toglie il fiato. Ma non c’è tempo di recuperare perché lei è già pronta per entrare in curva, vuole solo che tu l’accompagni, che tu sia il cavaliere, colui che guida la danza e lei ti seguirà in un duetto d’effetto, in un tango che, scattoso ed al tempo stesso fluente, ipnotizza i tuoi sensi.

Ora siamo dentro la curva, il posteriore segue come un compasso le linee dell’anteriore, solido. Lei si sta divertendo, ti dà fiducia, comunica con te ogni sensazione, tu fai entrare l’anteriore in accordo con lei e il posteriore segue l’azione linea per linea. Stiamo per proiettarci in uscita, ci prendo gusto, anticipo l’apertura del gas e lei mette sotto il torchio la gomma posteriore, una virgola nera si traccia improvvisamente sull’asfalto mentre il posteriore derapa tentando di superare l’anteriore, il tempo si ferma e il cuore sale in gola. Un brivido ma… che vuoi? Lei te l’aveva detto di rispettarla!! : )

Continua…

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