Eccola là! C’era da immaginarselo!

La Honda si ritira dal motomondiale classe 250 2 tempi e…

…Ora si propone come fornitore unico di motori 4 tempi per la moto2 che verrà.

Ecco un bel modo di perdere la stima degli Italiani. Fu la Honda lo scorso anno a dire che si sarebbe ritirata dalla classe 250 (2 tempi). Nel frattempo nasceva la proposta di correre con il 4 tempi anche nella categoria intermedia tra 125 e motoGP. Ora inizia ad esser certa la notizia che Honda produrrà i motori 600cc 4tempi da 150 cavalli che equipaggeranno tutte le moto2.

Eh sì, 600cc! Tanti ce ne sono voluti per tirar fuori prestazioni simili alle 250cc 2tempi. Il 250 2 tempi resterà, finchè non arriverà una tecnologia migliore, il motore più semplice, leggero, cattivo e dall’istinto puramente da corsa adatto al motomondiale. Ora invece si replica il passaggio che già avvenne nel 2002 quando si passò dalle gloriose 500 2tempi alle 1000cc 4 tempi. Anche in quel caso fu necessario ricorrere a cilindrate, non solo maggiorate, ma letteralmente raddoppiate. Pare che non vi sia altro modo per andare più forte di un 2 tempi.

Se la moto2 fosse stata 250 4tempi, probabilmente le nonne di molti appassionati si sarebbero iscritte al campionato per sfidare i nipotini.

La possibilità di un motore unico può offrire sia vantaggi che svantaggi a mio avviso. I costruttori possono dedicare i loro sforzi principalmente su un buon telaio e risparmiare risorse. Tuttavia, essendo i motori tutti uguali, molte conseguenze si ripercuoteranno sul disegno dei telai che rischiano di essere molto simili. Si rischia quindi di dar luogo ad un apparente motomondiale classe moto2, che in realtà potrebbe essere poco più di un monomarca… Ma questa è solo la peggiore delle ipotesi.

Ora vorrei avanzare un’ipotesi: “Scommetto che a brevissima distanza dall’uscita della moto2, saranno subito presentate le versioni stradali e guarda un pò… Scommettiamo che la prima moto2 replica da strada sarà la Honda?” Probabilmente costerà quanto un 1000cc per l’elevato contenuto tecnico tratto dall’esperienza nel motomondiale. O almeno così scriverebbero gli esperti di Marketing dovendo trovare un motivo per farvela comprare. Sarebbe più corretto allora dire: “Produrre le 250 2tempi era troppo costoso, inoltre inquinavano troppo. Comprate anche voi una Moto2 Replica (inquina poco e rispetta le normative Euro n.”

Resta sempre il fatto che “il furgone della ditta a gasolio tenuto male” inquina in una settimana quanto una moto 2 tempi in 3 mesi estivi di utilizzo. Quindi le fumate nere in città le continueremo a vedere mentre le moto 2 tempi che già vedevate raramente prima… non le vedrete proprio più. Che bellezza.

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Puoi anche leggere l’articolo: 2 tempi, la KTM ci crede ancora

e anche: Il 2 tempi scomparirà dal motomondiale

Elettrica e raffinata: Tesla Model S

Tesla Motors Model S

Non c’è bisogno di una gran descrizione per definire un tale portento di tecnologia. I numeri bastano per dare l’idea di cosa la Tesla sia stata in grado di fare.

Abitabilità fino a 7 persone di cui 5 adulti e 2 bambini

Propulsore elettrico dalle prestazioni superiori

Accelerazione da 0 a 100 km/h: 5.6 secondi

Velocità massima: 200 km/h

Autonomia: 418 km

Alimentazione tramite batterie al litio raffreddate ad acqua posizionate sotto la vettura

Tempo di ricarica: soli 45 minuti

Tempo di sostituzione batterie: 10 minuti nei centri autorizzati

Peso vettura: circa 1700 Kg

L’estetica non è assolutamente compromessa dalle esigenze tecnologiche. Il pacco batterie trova la sua sede in un punto nascosto della vettura e si è potuto procedere a sfogare l’immaginazione stilistica come meglio si è creduto. Davvero Notevole. Il prezzo della vettura (commercializzata a partire dal 2012) previsto dalla casa madre si aggira attorno ai 37.000 euro, compresa una garanzia di 4 anni per l’intera auto e di 10 anni per le batterie. Tuttavia, come al solito, secondo alcune indiscrezioni, sembra che in Italia costerà quasi il doppio. Su questo sarà importante riflettere dato che l’auto elettrica dovrebbe essere un incentivo lontano dalle speculazioni e atto a tenere le strade e l’ambiente più puliti.

Telemetria, accelerazione laterale e qualche dubbio…

Rubrica: Telemetria (sensori di spostamento)
Titolo o argomento: Telemetria, accelerazione laterale e qualche dubbio
Rispondendo a Giovanni

Giovanni ci chiede, dopo aver letto l’articolo Telemetria -parte 4-, come mai se la vettura si trova ad esempio nella situazione in cui perde aderenza e scivola via, l’accelerometro non indica un’accelerazione laterale maggiore. Comprendo benissimo i dubbi che ti portano a questa domanda.

Intro

In una vettura da corsa si usano prevalentemente accelerometri bi-assiali, per indicare le componenti tangenziali e normali dell’accelerazione istantanea. Il dispositivo deve essere montato in corrispondenza del centro di massa (baricentro), oppure ai centri degli assi se ne vengono montati due mono-assiali. La componente tangenziale (alla traiettoria) misura la variazione del modulo della velocità, quella normale misura invece la rapidità di variazione della direzione della velocità.

  • In rettilineo è ovviamente diversa da zero soltanto la componente longitudinale

  • In curva la componente normale è sempre diversa da zero mentre quella longitudinale può esserlo o meno.

L’accelerazione e’ determinata dalla risultante delle forze esterne che agiscono sulla vettura: forze di attrito e spinte aerodinamiche.

L’accelerometro e le forze (centrifuga e centripeta)

L’accelerometro si trova ovviamente a bordo della vettura. Abbiamo un sistema costituito dalla vettura, il pilota e l’accelerometro. Un sistema non inerziale ossia un sistema accelerato rispetto alla Terra. Quando l’auto prende una curva (ad esempio dopo un lungo rettilineo) il pilota, la macchina e con essa quindi anche l’accelerometro tenderanno a mantenere la direzione che avevano poco prima. Quello che il pilota sente è la forza centrifuga da considerare nelle cosiddette forze fittizie. La forza centrifuga tende a spingere, durante la curva, il sistema vettura-pilota-accelerometro verso l’esterno. La forza centripeta, al contrario è la reazione opposta data dal grip meccanico (gomme) e quello aerodinamico (ali) che permette alla vettura di percorrere la curva. Più il veicolo aderisce alla strada mantenendo la sua traiettoria e più sull’accelerometro, come sul pilota e su tutto il corpo vettura, agirà una maggiore forza centrifuga che tenderà a far proseguire a tali corpi la direzione che avevano nell’istante precedente.

Se invece il veicolo perde aderenza e parte per la tangente, “tirando dritto”, sia sul pilota che sull’accelerometro e l’auto non agiscono forze che tendono a trattenerli nel precendente moto. Questo perchè la precedente direzione, anche se con un diverso equilibrio del veicolo, sta già continuando. Tutto parte per la tangente come se il pilota improvvisamente decidesse di tirar dritto… Vi sono sempre e comunque forze che agiscono su pilota, auto e accelerometro ma gli effetti sono meno incisivi in quanto la situazione assomiglia, almeno nell’istante prima che il mezzo inizi a scomporsi, ad un prolungamento del rettilineo. Con le dovute approssimazioni è come se non si verificassero cambiamenti di direzione dell’auto da corsa.

In realtà poi la vettura non starà procedendo sull’asfalto, inoltre il pilota avrà abbondantemente agito sui freni e lo sterzo. L’equilibrio della vettura non sussisterà più e starà saltellando sulla ghiaia magari… Quindi sull’insieme pilota-vettura-accelerometro staranno agendo comunque altre forze.

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Nuovi investimenti: Che cos’è il Coltan?

Columbite Tantalite

Il coltan? Nessuno sa cos’è, è utile?

La columbite-tantalite o columbo-tantalite (per contrazione linguistica congolese Coltan) è una miscela complessa di columbite (Fe,Mn)Nb2O6 e tantalite (Fe,Mn)Ta2O6, due minerali della classe degli ossidi che si trovano molto raramente come termini puri.

Il coltan veniva sfruttato anche prima della Seconda guerra mondiale, ma è diventato strategico solo da qualche anno. Prima valeva pochissimo e nessuno voleva estrarlo. Spaccare le pietre sotto il sole non è un lavoro piacevole. Ora è richiestissimo dall’industria ultratecnologica e le concessioni si sono moltiplicate.

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A cosa serve il coltan?

A vederlo così non somiglia a niente. Solo fango di sabbia nera con qualche debole scintilla di luce, come se fosse quarzo. Se gli si avvicina una calamita si attacca.

In realtà il coltan è un minerale dall’importanza economica e strategica immensa.

In particolare, spiegano gli esperti,

serve a ottimizzare il consumo della corrente elettrica nei chip di nuovissima generazione.

Nei telefonini, per esempio, o nelle telecamere o nei computer portatili dove il problema più difficile da risolvere è quello della durata delle batterie.

I condensatori al tantalio permettono un risparmio energetico e quindi una maggiore versatilità dell’apparecchio.

Questa la spiegazione ufficiale. Ma parlando con i commercianti che esportano il coltan viene fuori un’altra strana verità. Il coltan è radioattivo e contiene anche un bel po’ di uranio. Non è forse che questo faccia gola più della tantalite? Il commerciante che regala una bustina di polvere di coltan a Butembo, nella parte nordorientale del Congo, quella per intendersi controllata dagli ugandesi, consiglia vivamente. Oltre a essere l’ingrediente fondamentale nella costruzione dei nostri telefoni cellulari, il coltan è usato nell’industria aerospaziale per fabbricare i motori dei jet, oltre agli air bag, ai visori notturni, alle fibre ottiche. L’anno scorso quando in tutto il mondo occidentale la gente impazziva perché nei negozi la PlayStation 2 era introvabile, si era diffusa la voce che la vera ragione fosse la carenza sul mercato della sabbia nera. Per alcuni mesi la guerra ha impedito il lavoro nelle miniere e il coltan non ha potuto raggiungere le sedi della sofisticata industria hi-tech. Il prezioso minerale è naturalmente anche la causa della guerra che sta devastando il Paese. I proventi della vendita del minerale servono infatti a pagare i soldati e ad acquistare nuove armi.

Leggi maggiori dettagli su Wikipedia 😀

2 tempi: La KTM ci crede ancora :)

Il motomondiale si avvia ad eliminare le 2 tempi

Fortunatamente qualcuno ci crede ancora

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Come avevamo scritto giorni fa (vedi articolo) e diverse altre volte in passato, c’è chi desidera escludere dal motomondiale le moto a due tempi per il semplice motivo che, trattandosi di moto che poi non vengono più prodotte per la strada, si rischia di fare pubblicità al nulla e si rischia di non vendere tanto quanto ci si aspetta. Insomma il motomondiale non si interessa più di sport e ritorni commerciali bensì solo di ritorni commerciali. Da un lato è comprensibile visti i tempi che corrono, dall’altro però non capisco come si faccia a non intuire che in futuro ci saranno meno persone disposte a seguire il motomondiale. Ci sarà meno passione. Alcuni piloti con cui abbiamo parlato non ci hanno nascosto che hanno sempre sperato in un ritorno alle 500 a 2 tempi… Molti tifosi nemmeno a dirlo… Gli ingegneri poi… Insomma pare proprio che il 50%+1 desideri ancora fortemente sentire urlare il 2 tempi almeno in pista.

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Di recente la notizia che la KTM continuerà a mandare avanti lo sviluppo di motori 2 tempi sempre meno inquinanti e meno rumorosi (la seconda parte ci piace meno 😀 ). Noi tutti del Blog speriamo che anche Aprilia scelga questa strada. Vi ricordiamo che fu la Honda ad affermare che non avrebbe più corso nelle classi minori con un 2 tempi. Io penso che Gilera, Aprilia, Derby, KTM, ecc… dovrebbero tirar dritto per la loro strada un pò come stanno facendo le scuderie di Formula 1 e non farsi impressionare troppo dal gigante nipponico.

La passione viene prima di ogni altra cosa.

Il Blog “Motoblog” riporta quanto segue:

L’arrivo dei 4 tempi nella classe 250, o meglio la condanna a morte dei cari e “vecchi” motori a miscela, finirà con l’escludere sistematicamente dal campionato alcuni protagonisti d’eccellenza, come Aprilia e KTM, che attraverso la tecnologia a 2 tempi hanno sempre dato sfoggio della propria capacità tecnica.
A quanto pare però, la nascita della nuova classe Moto2, non impedirà all’azienda austriaca di investire e credere ancora in una tipologia di motore così conveniente dal punto di vista dei costi di produzione e delle prestazioni. Secondo quanto afferma il CEO di KTM, Stefan Pierer, in una intervista a Dealer News, nei prossimi anni l’azienda di Mattighofen continuerà lo sviluppo di nuovi motori a due tempi.
“In KTM la ricerca sui motori a due tempi rimarrà un punto chiave dei nostri piani per il futuro; – dice Pierer – abbiamo sempre pensato che il 2 tempi giocasse un ruolo fondamentale.” In KTM è allo studio una nuova generazione di motori 2T più silenziosi, meno inquinanti e più potenti, e sicuramente meno costosi degli attuali 4 tempi.
Il motore a miscela, considerato il più adatto ad attrarre la clientela più giovane, sarà sviluppato parallelamente alle altre tipologie, come il 4 tempi e il motore elettrico; questi prodotti così differenti tra loro seguiranno un percorso differente, andando ad attaccare non il mercato dei prodotti massificati bensì quello di nicchia, bersaglio primario per il marchio arancione.

Sistema di riferimento non inerziale

Rubrica: Fisicamente
Titolo o argomento: Sistema di riferimento non inerziale

Segue dal precedente articolo: Sistema di riferimento inerziale.

I sistemi inerziali sono i sistemi rispetto ai quali le leggi del moto assumono la forma più semplice (se hai a disposizione un testo di Fisica Generale, vedi anche: principio di relatività, i tre principi di Newton, momento di una forza e momento della quantità di moto).

Un sistema di riferimento in moto rettilineo uniforme rispetto ad un riferimento inerizale è anch’esso inerziale e le leggi della dinamica trovano conferma sperimentale con lo stesso grado di esattezza tanto nel primo quanto nel secondo. Così un treno ideale che corre a velocità costante  senza scosse su binari diritti ed orizzontali costituisce un sistema inerziale negli stessi limiti in cui lo è la terra; una valigia appoggiata sul portabagagli è in equilibrio e vi rimane ferma (vale il principio di inerzia).

Ma se il treno si arresta bruscamente o accelera bruscamente, diventando così un sistema accelerato rispetto alla Terra e dunque non inerziale, si producono dei fatti insoliti non prevedibili con le leggi di Newton: la valigia, per esempio cade dalla rete del portabagagli. Da un punto di vista fisico vuol dire semplicemente  che le leggi della dinamica non possono più applicarsi se il sistema di riferimento non è inerziale e tutto avviene come se sui corpi agissero forze che dipendono dall’accelerazione del sistema di riferimento ma non derivano dalle interazioni con gli altri corpi. Per questo motivo tali forze sono dette apparenti o fittizie.

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Proseguiremo questa breve rubrica con la risposta alla domanda del nostro lettore circa quello che rileva un accelerometro quando un’auto (stradale o da corsa che sia) percorre una curva.

Continua…

Sistema di riferimento inerziale

Rubrica: Fisicamente
Titolo o argomento: Sistema di riferimento inerziale

Sistema costituito da corpi NON soggetti ad interazioni.

Sappiamo che il moto è relativo, nel senso che i vettori posizione, velocità ed accelerazione di una particella dipendono (in modulo, direzione, verso) dal sistema al quale viene riferito il moto della particella.

In generale prima di arrivare alla formulazione di qualche legge è necessario precisare il sistema di riferimento rispetto al quale intendiamo descrivere il moto della particella.

Intanto ricordiamo che un sistema fisico di riferimento è costituito da un insieme di oggetti, arbitrariamente scelti, collegati ad una terna di assi cartesiani.

Gli oggetti che costituiscono, per così dire, il sostegno del sistema di riferimento possono interagire con i corpi che li circondano. E per conseguenza questi oggetti possono muoversi l’uno rispetto agli altri, facendo variare così le loro reciproche distanze e rendendo perciò impossibile la determinazione delle coordinate delle particelle osservate.

E’ necessario allora scegliere un sistema di riferimento che sia soggetto il meno possibile agli effetti dell’interazione con altri corpi. Sappiamo infatti che le interazioni che ci sono note fra due corpi diminuiscono piuttosto rapidamente al crescere della distanza fra loro. Sicchè ragionevolmente si può suporre che oggetti molto lontani fra loro e da tutti gli altri che li circondano, praticamente non subiscono influenze per effetto di interazioni.

Se si pensa che una stella dista da un’altra almeno diecimilia miliardi di km, ci sentiamo sufficientemente autorizzati a ritenere che un gruppo di quattro stelle, opportunamente scelte, e collegate ad una terna di assi cartesiani, possa costituire un sistema fisico di riferimento libero, cioè non soggetto ad interazioni.

Un tale sistema si chiama sistema di riferimento inerziale. In generale un sistema di riferimento inerziale è un sistema costituito da corpi non soggetti ad interazioni (almeno entro i limiti degli errori sperimentali).

Da questo punto di vista un sistema collegato alla Terra non è inerziale, perchè la Terra interagisce gravitazionalmente con il Sole e, più debolmente, con gli altri pianeti. Tuttavia un tale sistema può essere considerato con buona approssimazione inerziale quando l’osservazione viene protratta per un intervallo di tempo talmente breve, da poter ritenere la velocità della Terra costante (come se fosse nulla l’interazione con il Sole) e trascurabile l’angolo con cui essa ruota intorno al proprio asse (1 grado ogni 4 minuti).

I sistemi inerziali sono i sistemi rispetto ai quali le leggi del moto assumono la forma più semplice (se hai a disposizione un testo di Fisica Generale, vedi anche: principio di relatività, i tre principi di Newton, momento di una forza e momento della quantità di moto).

Un sistema di riferimento in moto rettilineo uniforme rispetto ad un riferimento inerizale è anch’esso inerziale e le leggi della dinamica trovano conferma sperimentale con lo stesso grado di esattezza tanto nel primo quanto nel secondo. Così un treno ideale che corre a velocità costante  senza scosse su binari diritti ed orizzontali costituisce un sistema inerziale negli stessi limiti in cui lo è la terra; una valigia appoggiata sul portabagagli è in equilibrio e vi rimane ferma (vale il principio di inerzia).

Continua…

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Continua con: Sistema di riferimento non inerziale.

Perchè la necessità di questo articolo?

A breve risponderemo ad un lettore che ci chiede informazioni su cosa visualizza un accelerometro quando una vettura da corsa percorre una curva dopo un lungo rettilineo. Ci sembrava logico fare prima opportune anticipazioni di Fisica per rispondere correttamente al suo quesito.

Continua…

300.000 km con la stessa auto: oggi si può?

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: 300.000 km, oggi si può?

Spesso sento dire a chi ha comprato un’auto che non brilla per affidabilità, che tanto le auto di oggi sono tutte uguali. E non solo! Che le auto di una volta erano migliori, duravano di più… Ecco io vorrei assolutamente smentire queste affermazioni. Le auto di oggi non sono tutte uguali e sono molto, molto migliori delle auto anche solo di 20 anni fa.

Migliori in cosa?!

  • Nella precisione dell’assemblaggio delle scocche.
  • Nella conseguente silenziosità del mezzo.
  • Nell’affidabilità delle protezioni anticorrosione: avete più visto un’auto con la ruggine per le nostre strade?
  • Nella sicurezza sia attiva che passiva.
  • Nei sistemi di sospensioni e nella rigidità del telaio.
  • I motori, sebbene molte case utilizzino ancora monoblocchi di 20 anni fa (aggiornati solo nella testata a 16 valvolve anziché a 8 e nell’iniezione), vantano accoppiamenti più precisi tra gli organi in movimento e finiture leggermente migliori. Ecco forse i motori sono la parte che meno è migliorata da un punto di vista dei materiali e dell’assemblaggio ma… ovvio il motore è dentro, non si vede e non siete tutti esperti motoristi o addetti alle rettifiche.
  • Sono migliorati i sistemi di iniezione del carburante ed i relativi consumi.
  • Gli abitacoli sono più confortevoli anche se ci stiamo dimenticando che l’automobile è sì un mezzo anche di piacere oltre che di spostamento, ma i gadgets attualmente presenti (a mio avviso in eccesso) ci distraggono più facilmente dalla guida (visto che la maggior parte di noi non ha l’autista o visto  che, pur essendo molti degli accessori sono per i passeggeri, vengono spesso utilizzati da chi guida comportando seri rischi per la strada) aumentando il rischio di incidenti.

Perchè vi ho citato quest’ultimo punto?

Ho percorso in macchina sulla strada quasi unmilioneduecentomila chilometri (1.200.000) in auto, moto, motorino, bicicletta. Ovvero quasi 300.000 km con ognuna delle 4 auto che si sono successe in famiglia. E in tutti questi chilometri ho visto moltissimi comportamenti irresponsabili. I gadgets presenti sulle piccole utilitarie sbarazzine non bastano a giustificarne il prezzo. Spesso sono addirittura inutili, pericolosi, distolgono dalla guida e servono solo per attirare l’attenzione dei giovani. Lo comprendo benissimo, ma la prossima volta che acquistate un’auto cercate di informarvi e valutare la validità del mezzo, la robustezza, la durata del motore. Cercate di acquistare un piccolo carroarmatino se non avete intenzione di cambiarla a breve. Vi tornerà sicuramente più utile.

Ma come sono riuscito a percorrere così tanti chilometri anche con le vecchie auto?

La risposta è molto più semplice di quanto crediate: Non sono tanto importanti i chilometri fatti, bensì la quantità (in numero e in denaro) di parti di ricambio che sono occorse per percorrerli. Con le vecchie auto che abbiamo avuto a casa (non cito modello e marca perché rischio di toccare l’orgoglio di qualcuno: ogni appassionato santifica il proprio mezzo e non ama sentir critiche anche se queste sono veritiere) ci sono volute spese consistenti di manutenzione e parti di ricambio nonostante una guida tranquilla. Con le ultime due vetture,  in particolar modo con l’attuale, una Opel Astra 2.0 turbo 16 valvole (diesel), c’è stata la svolta. Ho raggiunto stamane i 300.000 km (foto sopra) ed ho speso realmente poco in ricambi. Oltre al normale tagliando ho sostituito il flussometro, la pompa dell’acqua, una puleggia della cinghia servizi, il gancio che ferma l’asta per reggere il cofano, e i supporti motore. Ovviamente si tratta di un mezzo che mi ha molto soddisfatto ma, come per tutte le cose, c’è stato anche qualcuno a cui è capitato il modello difettoso e che non comprerà mai più una Opel. Un mio conoscente ha percorso tutto felice 450.000 km con la sua Alfa 166. Complice della sua longevità il fatto di averli percorsi quasi tutti in autostrada o comunque sia nell’extraurbano. Ma non è male. Un mio amico ha percorso 260.000 km con una vecchia Renault Clio 1.8 16 valvole cambiando più volte i supporti motore ed effettuando i normali tagliandi. Mio zio con una Fiat Regata 2.0 Diesel ha percorso la bellezza di 500.000 km utilizzandola spesso per andare a trovare amici e parenti all’estero. Una follia. Ha rifatto la testata e altre parti del motore molte volte ma… non male.

Fattori determinanti

Certamente fattori che giocano un ruolo fondamentale nella vita di un’automobile sono:

  • la bontà del progetto,
  • i materiali utilizzati per il manovellismo e la distribuzione,
  • l’architettura della distribuzione,
  • le tolleranze dimensionali,
  • l’assenza di difetti di fonderia,
  • l’assenza di errori nei trattamenti termici delle leghe adoperate,
  • la quantità di km effettuati in città,
  • la qualità dell’olio motore utilizzato,
  • l’intervallo tra un cambio d’olio (+ filtro olio) e l’altro,
  • la qualità del filtro aria
  • il corretto montaggio del filtro aria e la verifica di falle nella tenuta,
  • lo stile di guida,
  • la possibilità di far sostare l’auto di notte in garage lontano dall’umidità,
  • il fatto di non vivere in zone di mare,
  • l’utilizzo che si fa del motore a freddo,
  • la serietà del meccanico che provvede alla manutenzione…
  • la tecnica adottata durante gli interventi,
  • la capacità di comprendere l’origine di un problema,
  • la capacità di comprendere problemi correlati e/o consecutivi ad un problema iniziale,
  • una potenza specifica contenuta ma proporzionata alla massa del veicolo.

Per il resto la differenza la farà la quantità di ricambi, costosi o meno, che vi occorrerà per raggiungere questi chilometraggi e la fortuna di aver scelto una marca, o meglio, un modello che sia riuscito bene. Il fatto che la mia ultima Opel Astra sia andata e stia continuando ad andare molto bene risiede anche in motivi legati al Marketing. Nel 1998 L’Astra 2 doveva essere l’auto del rilancio, non doveva assolutamente deludere; l’obiettivo era l’irrigidimento del 100% del telaio e consumi davvero bassi. Ne risultò una vettura molto performante anche se dal motore poco brillante (fu aggiornato un paio di anni dopo), con un telaio quasi da corsa e delle ottime sospensioni, uno sterzo preciso, impeccabile piacere di guida sportiva, ottima resistenza alla corrosione, complesso carrozzeria-motore molto robusto e affidabile. Davvero non male rispetto alle concorrenti di pari prezzo tuttavia bisogna sempre esaminare il caso singolo, modello per modello, in quanto il fatto che questa vettura andò bene non significa che tutte le vetture di questo marchio siano sempre andate bene. Occorre mettere da parte gli amori, occorre imparzialità e obiettività.

Continua…

Curiosità

La luce impiega un solo secondo per percorrere i 300.000 chilometri che il veicolo in questione ha percorso in circa 10 anni. L’esatta velocità della luce è: 299.792,458 km/s.

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400.000 km e non sentirli: quando la cura dell’auto raggiunge lo stato dell’arte

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 Scatto eseguito accostando non appena possibile poche centinaia di metri dopo
il raggiungimento dei 300.000 chilometri. La luce impiega un solo secondo per
percorrere i 300.000 chilometri che questo veicolo ha percorso in circa 10 anni.

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Quanto costa la Frizione di una Ferrari?

Prendiamo in considerazione in questo articolo uno dei principali ricambi di un modello piuttosto recente: la frizione di una F430. Un gruppo frizione che deve quindi riuscire a trasmettere alle ruote una potenza di oltre 490 CV senza affaticarsi e con una buona durata nonché una piena affidabilità. In proporzione al tipo di veicolo di cui stiamo parlando ed alle caratteristiche che deve offrire questo ricambio,  tutto sommato, si tratta di un prezzo alto ma che ci può stare: Euro 1456,20 + montaggio.

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Gli altri elementi che caratterizzano la F430 sono il motore V8 di 90°, con una cilindrata di 4300 cm3 e 490 CV, compatto e leggero ma capace di raggiungere una potenza specifica di 114 CV/litro e di assicurare alla nuova berlinetta Ferrari un rapporto peso/potenza di 2,8 kg/CV a secco; l’impianto frenante, con dischi carbo-ceramici che garantiscono la massima efficacia anche dopo un utilizzo massiccio e prolungato dei freni; il cambio di derivazione F1, che riduce i tempi di inserimento delle marce fino a 150 millesimi al secondo, consentendo al guidatore di sfruttare al meglio le prestazioni della vettura (accelerazione 0-100 km/h in 4 secondi netti, velocità massima oltre 315 km/h). Infine l’aerodinamica, che sfrutta le più recenti esperienze nelle competizioni, con fondo piatto e grande scivolo estrattore posteriore, per accrescere il carico verticale.

Quanto costa invece lo stesso ricambio ma di un modello di molti anni fa come la gloriosa F40?

Per questo ricambio arriviamo addirittura a Euro 2550,30 + montaggio. Come mai? Uno dei principali motivi oltre alle caratteristiche costruttive, sta nel fatto che si tratta di una parte di ricambio ancora disponibile dopo più di 20 anni… Esattamente quello che desidera un cliente che tiene al proprio mezzo e non vuole per alcuna ragione rinunciarvi o sostituirlo. Conto in banca permettendo 😀