Trattamenti superficiali: Codeposizione

Rubrica: Trattamenti superficiali

Titolo o argomento: Migliorare le proprietà meccaniche delle superfici dei metalli

Codeposizione

La tecnica di Codeposizione è simile al processo di Nichelatura galvanica ed è particolarmente adatta per fusioni in lega leggera. Durante la fase di deposito del riporto in Nichel, viene inglobato un materiale inerte a granulometria finissima come ad esempio il carburo di silicio. Questa operazione conferisce una notevole durezza ed ottime proprietà antiusura. Qualora il riporto metallico sia a base di Nichel, Rame o Bronzo galvanico, il materiale da inglobare può avere una struttura lamellare. In tal modo si ottiene una superficie a basso coefficiente di attrito. Possono essere impiegate per tale compito particelle di grafite, solfuro di Molibdeno o nitruro di Boro.

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Cos’è un vettore?

Rubrica: Fisicamente
Titolo o argomento: Che cos’è un vettore

Una qualsiasi grandezza dotata sia di un’intensità che di direzione (e verso) come ad esempio la velocità, l’accelerazione o una forza. Una n-pla  (se non vado errato si legge ennupla) di numeri reali considerata elemento dello SPAZIO EUCLIDEO a n dimensioni. I vettori sono indicati nei diagrammi da frecce che hanno la direzione del vettore stesso e la cui lunghezza è proporzionale all’intensità (o modulo) della grandezza vettoriale rappresentata.

Che cos’è una n-pla? Si tratta di un insieme ordinato di n elementi. Ecco un esempio: Vettore v=[1, 4, 2] ovvero vettore v con x=1, y=4, z=2 che non sono altro che le coordinate per rappresentarlo nello spazio Euclideo (o Cartesiano, è la medesima cosa).

Spazio Euclideo (o Cartesiano): Spazio vettoriale di dimensione finita reale. Lo vedremo più in dettaglio in seguito nei prossimi articoli della nostra rubrica MatematicaMENTE.

Rappresentazione del vettore V=(1, 4, 2)

Primo esempio

Piacevole, spero, il primo esempio di rappresentazione grafica di vettori. Qui non troverete numeri o formule ma capirete bene il concetto primario essenziale di vettore, cosa rappresenta e a cosa serve in un applicazione vera o simulata.

Simulazione di una corsa automobilistica, i vettori di cui parleremo rappresentano le forze agenti su un veicolo dotato di pneumatici in mescola (quindi con attriti molto elevati). Nella foto è visibile una comune situazione di sovrasterzo per perdita di aderenza al retrotreno:

Vettori 1a in figura. Lo sforzo che agisce sulle ruote anteriori è minimo. Sia longitudinalmente, sia lateralmente. Ciò perchè in questo frangente la vettura ha una perdita di aderenza al posteriore. Quando questa situazione si verifica l’avantreno è poco sollecitato.

Vettori 1p in figura. L’aderenza al retrotreno è bassa, oppure il pilota ha superato il limite sopportato dalla sua vettura e dal suo setup in quella parte di telaio. Forse vi è uno squilibrio nella distribuzione delle masse tra avantreno e retrotreno o forse un problema di aderenza dovuto a campanature eccessive e quindi allo scarso contatto delle gomme a terra o ancora la taratura dei differenziali non permette una buona apertura del gas in quel punto del tracciato ed infine la molle posteriori potrebbero avere una taratura insufficiente e non assorbire le forze che agiscono sul veicolo e che, di conseguenza, sfogano totalmente sulle gomme. Se il setup è corretto, il vettore rosso alle gomme posteriori potrebbe indicarci che il pilota ha effettuato una manovra spettacolare ma che manda in crisi gomme e telaio.

Vettori 2 in figura. Questi vettori indicano la forza che sta agendo su ogni ruota. Ovviamente la ruota sulla quale agisce una maggior forza, andrà in temperatura prima e, probabilmente si usurerà prima.

Vettori 3 in figura. I due vettori chiari al centro del veicolo rappresentano gli effetti giroscopici sul mezzo. Accelerazione longitudinale e accelerazione laterale. Maggiore è l’intensità e quindi la lungezza del vettore che indica l’accelerazione laterale, e maggiore sarà la tenuta di strada.

Vettori 4 in figura. I vettori perpendicolari azzurrini indicano la ripartizione del carico aerodinamico alla determinata velocità di quell’istante. Un vettore troppo intenso al posteriore, ovviamente indicherebbe un eccessivo carico al posteriore, con il risultato che ne consegue di una vettura sottosterzante e viceversa…

Legenda: il blu rappresenta sforzi minimi, il giallo sforzi nella norma
il rosso sforzi eccessivi e, automaticamente errori di guida o di setup.

Secondo esempio

Su due ruote questa volta, lo schema evidenzia grazie ai vettori, la forza peso che spinge la moto verso il basso e la forza che la spinge la moto stessa all’esterno della curva (ovviamente i pneumatici si opporranno dando luogo ad una reazione vincolare uguale e contraria). E’ inoltre visibile il vettore a generato dalla composizione delle 2 forze: il vettore risultante. L’origine dei vettori è nel baricentro dell’insieme moto-pilota.

Approfondimenti

Proviamo a complicare leggermente le cose…

Modulo (o norma) ρ del vettore v

Se v=(x,y) appartenente ad R2 è un vettore non nullo applicato nell’origine, il suo modulo o norma (ovvero la sua lunghezza) è il numero positivo: ρ=|v|=√(x2+y2). Attenzione perchè su alcuni testi trovate il modulo ed il valore assoluto espressi con il medesimo simbolo, mentre su altri testi trovate il valore assoluto espresso come segue |x| ed il modulo (o norma) espresso con la doppia barretta ||v||.

Argomento θ del vettore v

Si tratta di quell’angolo θ appartenente a [0, 2π) che viene misurato in radianti e per il quale x = ρcosθ e y = ρsinθ (vedi l’articolo: “Coordinate polari“).

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Forza centrifuga e Forza centripeta
Sistemi di riferimento inerziali

Sistema di riferimento non inerziale

Impianti fotovoltaici: Tipologie di impianto

Rubrica: Impianti fotovoltaici

Titolo o argomento: Tipologie di impianto

L’effetto fotovoltaico consiste nella trasformazione della radiazione solare (diretta e diffusa) in energia elettrica. Questa avviene all’interno della cella fotovoltaica, costituita da un sottile strato, compreso tra 0,25 e 0,35 mm, di materiale semiconduttore, molto spesso silicio, mono o policristallino.

Un impianto fotovoltaico e’ formato da un insieme di apparecchiature, fra cui la più evidente è certamente il generatore fotovoltaico, costituito da numero variabile di stringhe, costruite con pannelli (formati a loro volta da un insieme di celle fotovoltaiche) in numero variabile, per ottenere la potenza voluta.

Tipologie e caratteristiche degli impianti fotovoltaici. Esistono due tipi di sistemi fotovoltaici: gli impianti con accumulo (o “a isola”) e gli impianti connessi alla rete. Hanno alcune componenti in comune, fra cui, fondamentali, i moduli fotovoltaici stessi.

Quelli del primo tipo sono elettricamente isolati e autosufficienti e dispongono di una batteria di accumulo che puo’ conservare l’energia raccolta dall’irraggiamento solare e permettere un uso differito dell’energia elettrica.

Quelli connessi alla rete, invece, iniettano direttamente nella rete nazionale l’energia prodotta. Sono questi che permettono agli edifici (abitazioni private, aziende, ecc.) di produrre energia elettrica autonomamente, con un doppio vantaggio: una detrazione dalla bolletta di tutti i kWh prodotti dall’impianto e una monetizzazione di tutta l’energia prodotta dall’impianto.
Fisicamente, sono composti da:

  • moduli fotovoltaici, che trasformano in energia elettrica a corrente continua l’irraggiamento solare captato durante il giorno;
  • inverter, con il compito di trasformare l’energia da corrente continua a corrente alternata, rendendola utile ad essere utilizzata per le comuni apparecchiature domestiche;
  • dispositivi che controllano e misurano la quantita’ di energia prodotta e scambiata con la rete.

imp-fotovoltaici-1.jpg

L’integrazione architettonica. Esistono diverse tipologie di installazione, suddividibili fra non integrate, parzialmente integrate e integrate:

– Gli impianti non integrati alle architetture sono quelli realizzati a terra, su strutture apposite oppure installati sulle copertura ma in modo non complanare alla superficie su cui sono installati;

– Quelli integrati alla struttura invece sostituiscono parzialmente gli elementi di copertura, di schermatura e che hanno un ridotto impatto visivo. Quelli su copertura sono fissati ad elementi esistenti (tegole, lastre di cemento, ecc.) in maniera complanare.

L’impianto architettonicamente integrato nell’edificio fa aumentare l’incentivo statale in conto energia, oltre a produrre un gradevole effetto estetico.

Orientamento dell’installazione. Per un’installazione ottimale i pannelli devono essere esposti verso sud, e in Italia devono avere un’inclinazione di circa 35°-40° gradi (30° per l’Italia meridionale, 35°-40° per il centro-nord), per ottenere la massima produzione annua di energia. Se si desidera aumentare la produzione in una stagione piuttosto che in un’altra, occorre modificare l’angolo in modo da rendere la superficie dei pannelli sempre ortogonale alla luce incidente: in estate si ottiene riducendolo fino a 10°- 15°, d’inverno alzandolo fino ad un massimo di 60° rispetto all’orizzonte.

Il luogo dell’installazione, ovviamente, deve risultare sempre privo di ombra.

Le polarità del Marketing

Tra realtà e storielle

Il marketing, a mio avviso, si divide in due branche: quello positivo e quello negativo. Cosa voglio dire? Ecco una semplicissima sintesi comprensibile a chiunque (spero).

  • Il marketing positivo è quello più facile da realizzare e veritiero secondo me: Si tratta di promuovere e di portare all’attenzione del pubblico un prodotto che sia davvero qualitatevole. Un prodotto che è bene far conoscere, un prodotto utile, che svolge realmente la sua funzione, che non delude le aspettative, che risponde bene all’utilizzatore, è intuitivo, gli da feeling, un prodotto che dura nel tempo, che conferisce all’utilizzatore  un feed back, un prodotto che può essere ammortizzato come spessa mensile senza deteriorarsi in anticipo rispetto alla sua vita prevista, un prodotto fatto con materiali di pregio, un prodotto tecnologico o ammirevole nella sua semplicità, un prodotto assemblato e curato in modo ottimale, un prodotto realizzato con tecniche e lavorazioni sopraffine, precise, un prodotto realizzato da tecnici pagati con stipendi decenti… In questo caso, se il prodotto a cui state pensando risponde almeno all’80% di questi requisiti, si tratta di un prodotto che quando è stato pubblicizzato, vi è stato raccontato dicendo il vero.

  • D’altra parte poi esiste il marketing negativo (io lo suddivido così). Questa sorta di marketing si preoccupa di promuovere prodotti fittizzi, affatto validi; si preoccupa più di illudervi e trovare il modo migliore di vendere fumo, piuttosto che descrivere esattamente cosa state acquistando. Se vi dicesse (per assurdo) la realtà è ovvio che non acquistereste il prodotto. In questo caso vi verranno raccontate storielle, vi racconteranno che il personaggio famoso ne fa uso (pur non sapendo nemmeno cosa sia e pur non avendolo mai visto, né tantomeno posseduto), vi racconteranno che oggi ce l’hanno tutti (come se fosse un valido motivo), vi racconteranno che luccica e sbrilluccica. Vi racconteranno esattamente ciò che vogliono e spenderanno milioni di dollari in costose e difficili campagne pubblicitarie…

Il prodotto di vera qualità ha bisogno sì di essere conosciuto e pubblicizzato, ma non di martellarvi o raccontarvi cose non veritiere…

Se è vero che non tutto il male viene per nuocere, dopo questa crisi, l’italiano sarà più esigente e spenderà, aguzzando la vista, solo per prodotti realmente validi…

Alla fiera dell’est per due euro, il parcheggio mio padre pagò

alla fiera dell’est per 60 euro, 3 biglietti mio padre comprò

alla fiera dell’est per 30 euro, 3 panini e 3 coke mio padre comprò

e venne il tizio che ci voleva vend…

Affancucco la fiera dell’est…….

Le scelte che ci condizionano la vita

Più volte mi è capitato di esser giudicato un egoista. E devo ammettere che alcune volte riconosco di esserlo stato. Mi capita di mettere i miei sogni avanti a tutto e perseguire con tenacia i miei scopi. Il lavoro, quando è onesto impegna tantissimo rispetto a quanto rende; per tale ragione, se hai la mentalità da ingegnere meccanico nel sangue, il tuo obiettivo è di ottimizzare tutto, ma proprio tutto. Per trarre in modo logico e serio il meglio da ciò che fai…

Ma è sempre stato così?

No, perchè non sono nato imparato come si suol dire. A suon di sbagli ho fatto le mie esperienze. La vera fortuna è stato riconoscere ed ammettere certi errori finchè ero in tempo. Non sempre ci sono riuscito, anzi, avrei potuto fare nettamente meglio tante cose ma con il tempo mi sono accorto che ci sono situazioni peggiori. Situazioni in cui hai le spalle al muro e solo un colpo di coda improvviso ti potrebbe rimettere su. Ma non è detto.

Ho visto ragazzi e ragazze, amici, compagni di scuola, conoscenti, scegliere (ad esempio) la scuola superiore che sceglieva l’amico, solo per non dividersi, perchè alle elementari e alle medie stavano di banco sempre insieme. Ho visto queste persone crescere con me e ritrovarsi in situazioni incastrate che anche a me, con tutto l’ottimismo, sembrano comunque senza via di fuga… Li ho visti rendersi conto che con gli studi fatti per seguire l’amico, adesso non possono fare il lavoro che avrebbero preferito, non possono nemmeno tentare. Li ho visti mangiarsi i gomiti perchè più c’è aria di crisi e più sopravvive quello che sa fare il suo lavoro davvero bene, per passione. Li ho visti rendersi conto che la vita gli sfugge di mano e che avrebbero potuto fare ciò che a loro piaceva se solo avessero preso l’iniziativa di dire al compagno/a:”Va bè dai, ci vediamo tutti i pomeriggi! Cosa cambia? Siamo cresciuti!” E’ bruttissimo vedere un’amica che di mestiere scarica le cassette di frutta ma sognava studiare alle magistrali e diventare una maestra. Magari sarebbe stata bravissima. Anzi ne sono sicuro.

Ho visto ragazzi dire: “Ho comprato la macchina nuova, una bella macchina superaccessoriata, m’è costata 24.000 euro”. A dire il vero si trattava degli unici 24.000 euro che avevano; a dire il vero questi ragazzi si consideravano come persone che di meglio dalla vita non avrebbero potuto avere e quindi spendevano i loro unici soldi tutti lì. In uno sfizio… nella macchina. Loro non sanno, o non vogliono credere al fatto che, se impari un mestiere, anche se sei laurato (inutile sentirsi superiori, astronauti mega uomini…) con 24.000 euro avresti potuto realizzare una splendida attività di artigianato ad esempio. Non avete idea di quante attrezzature un fabbro, un falegname, un idraulico, un elettricista, un pasticcere, un artigiano che fa letti in ferro battuto, un designer, un muratore, un geometra, un grafico pubblicitario, un cameraman, un fotografo, un barista, un commerciante… avrebbe potuto acquistare. E se pensate anche al fatto che oggi realizzare un sito internet ha dei costi molto accessibili e, se sei una persona capace e sai fare bene il tuo mestiere puoi vendere online, beh allora io credo che con 24.000 euro si potevano fare molte cose.

Ho visto ragazzi andare a vacanze con gli amici (che è giusto per carità ma entro certi limiti) anche se i tempi erano bui e bisognava puntare di più sul lavoro. Ho visto queste amicizie finire e la gente ritrovarsi sola, senza nulla e in paranoia. Questo per essere andati “solo” dietro i divertimenti e non aver curato amici che magari ti stavano aprendo realmente gli occhi.

Prendi in mano i tuoi anni!

Potere d’acquisto e inflazione

Semplici definizioni (supersintesi) per capire e sapere subito:

Potere d’acquisto: è un indice che misura la quantità di beni e servizi acquistabili con l’unità di moneta. Cosa potevo acquistare con un euro nel 2001? E oggi?

Tasso di inflazione: misura la variazione degli indici annua. Il tasso d’inflazione è un indicatore della variazione relativa (nel tempo) del livello generale dei prezzi, e indica la variazione del potere d’acquisto della moneta. Viene espressa quasi sempre in termini percentuali.

Queste due brevi definizioni fanno seguito all’articolo sugli indici di qualche giorno fa, clicca qui per raggiungerlo velocemente.

Tecnologie in Edilizia – Edifici con clima temperato

Edifici a massa elevata e clima temperati…  

…la massima efficienza energetica.

Sull’esempio dei paesi del Nord Europa, spesso anche in Italia ci si concentra principalmente sul concetto di isolamento termico, che permette di arginare le perdite di calore dell’involucro e quindi di contenere i consumi sul riscaldamento invernale. Per questo motivo il parametro piu’ considerato per l’involucro edilizio e’ quasi solo quello della trasmittanza, e cioe’ la capacita’ di trasmettere istantaneamente il calore da un lato all’altro di una chiusura che separa ambienti di temperatura diversa.

Efficienza energetica in Italia
Ma in Italia, dove sono riscontrabili elevate escursioni termiche diurne/notturne e il picco dei consumi si verifica in estate per l’impiego dei condizionatori, un isolamento estremo puo’ determinare in altri periodi dell’anno un potenziale surriscaldamento degli ambienti, originando maggiori esigenze di raffrescamento artificiale.

Studi approfonditi recenti (confermati dalla tradizione edilizia delle regioni in questione) indicano invece che per i climi temperati l’adozione di pareti a massa elevata sia l’opzione costruttiva piu’ vantaggiosa per contenere i consumi energetici.
L’alto spessore dell’involucro, funzionando come “massa di accumulo”, svolge infatti un’efficace funzione di termoregolazione sugli ambienti interni in tutte le stagioni, riducendo le oscillazioni di temperatura e quindi anche il fabbisogno energetico destinato a garantire il comfort:

– in estate immagazzina il calore nelle ore piu’ calde e lo rilascia all’interno degli ambienti con ritardo, attenuando il picco di calore e quindi la necessita’ di raffrescamento;
– in inverno restituisce agli ambienti nelle ore serali e notturne o nei giorni nuvolosi il calore assorbito durante l’irragiamento solare, contenendo il bisogno di riscaldamento.

Le pareti di massa elevata, infatti, accumulano tutto l’apporto calorico proveniente dagli impianti, dalla radiazione solare, dagli apparecchi elettrici, dall’illuminazione, dai carichi antropici, ecc. e, rilasciandolo gradualmente, smorzano i picchi di temperatura esterni, differendoli nel tempo. Questo processo di ‘”inerzia termica” ha un’enorme utilita’ in paesi dal clima mediterraneo, perche’ responsabile in estate di un vantaggioso “raffrescamento passivo”.

 regime_dinamico_300.jpg

Simulazioni in regime stazionario e dinamico
Le simulazioni in regime stazionario (ipotesi di condizioni climatiche costanti all’interno e all’esterno dell’edificio), comunemente condotte per verificare il consumo energetico estivo degli edifici in Italia, enfatizzano il ruolo della sola trasmittanza termica, importante nell’isolamento, trascurando gli effetti prodotti dal fenomeno sopra descritto.
Per dar loro il giusto peso occorre una simulazione in regime dinamico che consideri anche il fattore tempo, in modo da tener conto di fenomeni variabili come l’escursione termica giorno-notte e la variazione dell’irragiamento solare.

Infatti, pareti fatte di materiali diversi ma con uguale valore di trasmittanza hanno esiti molto diversi nella determinazione del fabbisogno energetico dell’edificio: in presenza di materiali massivi si puo’ arrivare a una diminuzione dei consumi fino al 30% sia in estate che in inverno.

Impatto ambientale
La scelta di soluzioni a massa consistente ha conseguenze dirette sull’impatto ambientale di un edificio. Ad esempio, passando da una muratura di 38 cm a una di 45 cm, si ottiene

– un danno ambientale complessivo inferiore di circa il 2% (tenendo conto dell’ampia reperibilita’ della materia prima in natura, della sua longevita’, della bassa produzione di inquinanti);
– consumi delle risorse ridotti di circa il 5% (grazie al minor impiego di combustibile nei decenni successivi alla costruzione dell’edificio).

Nel grafico, le emissioni di CO2 per il raffrescamento in Europa (EECCAC, 2003):

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Valutazioni sugli impianti fotovoltaici ed i contratti della rete

Rubrica: Impianti fotovoltaici

Titolo o argomento: Valutazioni sugli impianti fotovoltaici

Rispondendo a Federico

Premesso che la potenza di un impianto fotovoltaico si misura in Wp (ovvero watt di picco) che e’ pari alla potenza erogata dai moduli in condizioni standard alla temperatura ambiente di 25°C e in presenza di una radiazione solare che sia di 1 kW per metro quadro in una giornata serena a mezzogiorno.

Premesso che gli impianti fotovoltaici sono scesi “vertiginosamente” di prezzo (come tutti i prodotti tecnologici dopo l’avvenuta diffusione) dai famosi 30.000 euro iniziali di qualche anno fa, ai circa 15.000 euro odierni per un impianto sufficiente ad una famiglia di 3 persone.

Premesso che un rendimento è il rapporto tra una grandezza fisica (potenza, lavoro…) reale erogata (al numeratore) e la stessa grandezza assorbita (al denominatore) e che i rendimenti dei pannelli fotovoltaici sono migliorati notevolmente arrivando anche in alcuni prototipi a superare il doppio del valore da te citato nella domanda.

Ebbene, premesso tutto ciò, possiamo affermare che più si diffonde questa tecnologia pulita, più i prezzi si abbassano e più la qualità (ovvero la resa) migliora. Il primo cellulare arrivato in Italia costava oltre un milione di lire, oggi un cellulare 100 volte più tecnologico costa 5 volte meno. Tra qualche anno non ci sarà più bisogno di chiedere un incentivo e ci potremo accontentare di recuperare una parte dell’acquisto scaricandolo dalle tasse.

La questione che a me invece preoccupa (e che al momento in pochi vedono), è che l’attenzione non viene incentrata sul vero argomento principale, ovvero: l’indipendenza energetica di un’abitazione. Se la tecnologia andasse oltre (e le potenzialità ci sono) si potrebbero creare (a prezzi ragionevoli) impianti solari che soddisfano totalmente il fabbisogno energetico della casa e che dispongano di accumulatori per la disponibilità energetica durante la notte o nelle giornate nuvolose. In Sardegna questo meccanismo (anche se non so con esattezza a quale livello tecnologico) è stato attuato laddove la società elettica non può raggiungere il cliente. Certo è che, d’altra parte, se non si dispone di un allaccio alla società elettrica, in caso di guasti si va incontro a seri problemi. Immaginate le conseguenze in frigoriferi e congelatori o se lavorate al pc o se semplicemente rimanete al buio in un periodo come questo…

Non ci possiamo dirigere verso gli estremi né da un lato né dall’altro. Ma la direzione giusta dovrebbe essere quella di inquinare il meno possibile, essere autosufficienti energicamente e disporre di contratti molto agevolati con la o “le” società elettriche per avere una linea garantita di corrente sempre.

Invece il meccanismo che abbiamo oggi è…

Ipotesi senza incentivi statali

Tu acquisti un impianto che non dà un contributo totale al fabbisogno energetico della tua abitazione, ma che sommato (tipicamente) ai 3 Kw che già abbiamo con la società elettrica ti porta a produrre quel tanto di energia giornaliera in più che la stessa società elettrica acquista da te per poi farti uno sconto in bolletta a fine anno. Lo sconto non consiste in una resa in denaro ma in uno sconto nei successivi utilizzi di energia elettrica a pagamento. Significa che nei mesi a seguire ti arriveranno bollette via via più basse. Risultato è che ci si trova a fare un bilancio tra i 15.000 euro spesi per un impianto sui 3Kw e il denaro che risparmierai dalla bolletta negli anni successivi. Invece di essere in condizioni di autosufficienza energetica, inizi a fare l’amministratore della corrente che produci nel tentativo (nell’arco dei 20 anni) di rientrare della spesa iniziale sostenuta. Il vantaggio lo si può ottenere solo nel caso in cui si abbia la fortuna di vivere in zone soleggiate, e contemporaneamente si abbia già l’abitudine di  consumare poco… Ma se la casa la si vive abbastanza utilizzando diferse utenze quali condizionatori, phon superpotenti e forni, beh allora mi sembra dura ottenere un recupero vantaggioso. Ci siamo avvicinati molto ma manca ancora qualcosina. I pannelli dovrebbero avere rendimenti ben più elevati, costi minori e permetterti di avere condizioni ancora più agevolate con le società elettriche.

Con gli incentivi statali?

Nel caso in cui si riescano ad ottenere gli incentivi statali che secondo le nostre fonti (basta rispettare i termini di iscrizione che scadono a metà febbraio 2009) risultano ammontare a 1550 euro l’anno per un impianto da ben 3 KW, allora si azzera quasi la bolletta e si dispone di energia pulita. Se si vive in zone poco soleggiate e ventose sarrebbe molto meglio utilizzare l’eolico e le correnti marine. E quindi offrire energie pulite proprie al tipo di zona e di clima.

Conclusioni

Nel caso in cui non si riuscisse ad usufruire degli incentivi (perchè non si sono rispettate le scadenze per ottenerli o perchè si è in sovrannumero) ti ritroveresti con una spesa annua di circa 700 euro per pagare a rate l’impianto (queste sono le cifre citate in volantini vari recuperati in fiera – vedi i siti sotto citati), ma ogni anno ti accorgeresti che stai risparmiando in bolletta al massimo (nei casi migliori) 350 400 euro. Quindi ogni anno staresti spendendo cifre intorno ai 300 euro per il pagamento dell’impianto. Inoltre in base alle varie zone d’Italia più o meno soleggiate, andrebbero ad ottenersi risultati eccessivamente differenti. In meridione, un pannello fotovoltaico rende più del doppio che a Milano ad esempio. Nebbia e piogge non garantiscono il funzionamento a regime dei pannelli fotovoltaici. Una simile fonte di energia andrebbe incentivata oltremodo in centro meridione per dar loro anche un vantaggio economico tale da potersi distinguere in Italia per le particolari caratteristiche. Certo è che produrre energia in modo pulito è al quanto accattivante e nobile per salvaguardare il pianeta dagli enormi cambiamenti climatici.

Quanto durano i pannelli fotovoltaici?

Dispongono di una garanzia di 20 anni e, assicurano i produttori, dopo 20/25 anni il decadimento del rendimento si aggira intorno al 19-20%.

Il tuo lavoro ONLINE Come Dove Quando e Perchè?

Premetto che molte cose elencate sono valide anche se si lavora a casa e non per forza online.
Anticipazioni
Vantaggi

  • Non devi affittare o acquistare un negozio vero su una strada

  • Non devi acquistare un arredamento per il suddetto negozio

  • Non devi consumare carburante per raggiungere il negozio ogni giorno 4 volte al giorno

  • Non devi pagare bollette doppie casa negozio, e quindi niente corrente in più, niente riscaldamento in più, niente telefono in più, niente immondizia in più, niente tasse sul negozio qualora sia di tua proprietà,

  • niente impianto di climatizzazione o aria condizionata da acquistare per tenere fresco il negozio o se no la gente va dal concorrente dove si sta più freschi

  • niente insegna da costruire

  • niente tassa da pagare sull’insegna

  • niente computer doppio casa/lavoro e relativi accessori

  • nessun problema di parcheggio o di abbonamenti ai mezzi pubblici per raggiungere il negozio

  • Ti basta la linea telefonica a casa con internet

  • Ti basta possedere un regolare ufficio/laboratorio sotto casa (regolarmente dichiarato al comune ovviamente) a norma circa le condizioni da rispettare per evitare rumori molesti o inquinamento (in comune sapranno spiegarti).

  • Il tuo ufficio potrebbe essere la camera di tuo fratello o sorella che si è sposato, il tuo garage rimesso a nuovo, o la tua cantina, o quel pezzo di vecchia casa colonica che nessuno usava più, la tua casa stessa (come ha fatto un dentista che conosco)

  • Puoi offrire un prodotto a prezzi maggiormente concorrenziali avendo meno spese (certo hai le spese di spedizione e il probabile abbonamento ad un corriere espresso per risparmiare… ma non è escluso che ti sarebbe servito anche in un negozio fisico.

Svantaggi

  • Non tutte le attività possono essere realizzate via web (ovvio che una pasticceria deve necessariamente avere un negozio molto igenico tra l’altro, ma la stessa cosa non è ad esempio per un geometra o uno che fa letti in ferro battuto o meglio un ragazzo che realizza siti web per terzi)

  • Non tutti possono realizzare l’attività sotto casa o nel vecchio fienile 🙂

  • Devi investire in marketing più che in un negozio normale (sperando che tu stia pensando al marketing vero che promuove un prodotto buono autentico 🙂 )

  • Devi farti conoscere soprattutto all’inzio sapendo essere geniale

 Detto prima questo, possiamo rispondere al

COME?

Sarà necessario acquistare uno spazio sul web oppure acquistare spazi con siti preimpostati da compilare, nettamente più facili da realizzare ma con lo svantaggio di una minore flessibilità. Se non hai molte pretese non avrai alcun problema con questa soluzione. Dovrai poi procedere alla realizzazione di un sito web tramite programmi come Dreamweaver di Adobe (che hanno un costo che devi mettere in conto), oppure affidarti a chi ne realizza uno, passandoci diverso tempo insieme in modo che il sito prenda la forma esatta che gli daresti tu. Anche questo ha un costo. Inferiore al costo del programma tra l’altro; d’altra parte l’acquisto del programma ti da netta indipendenza sia nei tempi di realizzazione sia nel modo, sia nella manutenzione. Una volta che il sito è pronto lo dovrai caricare sul web tramite il suddetto servzio di hosting.

E’ naturale però che per realizzare un sito web devi aver già pianificato il tipo di attività che vuoi sperimentare ed aver allestito il tuo studio/laboratorio, aver aperto la partita iva (se ti affidi ad un commercialista spendi circa un centianio di euro ma sei sicuro di aver fatto ogni passo correttamente e di aver preso la giusta partita iva utile alla tua attività). Se sei in grado di far da solo, vai agli uffici finanziari (c’è anche un sistema online ma… meglio gli uffici) e procedi con l’apertura. Se ci ripensi hai qualcosa come 60 giorni (ma attenzione che le leggi cambiano spesso) per richiudere la partita iva senza dover pagare alcunché (imps ecc.).

DOVE?

Abbiamo detto che a casa ci sembra l’opzione migliore (per le attività che lo permettono).

QUANDO?

Se il lavoro che stai facendo non ti soddisfa ma lo stipendio è sicuro, non fare sciocchezze! Non rinunciarci. Puoi aprire la tua attività online gradualmente e iniziare a promuoverla. Solo se prenderà davvero piede potrai trovarti davanti alla decisione di dedicarci tutto il tuo tempo lasciando il lavoro che non ti appaga o che è a rischio. Se sei bravo a realizzare ottime sedie in legno (dico per dire), puoi iniziare come un hobby e fare l’aggiunta di partita iva a quella che già hai (se ne possiedi una) e pagare meno tasse perchè così è previsto dalla legge se si fa solo un’aggiunta.

PERCHE’?

Perchè se dentro di te fremi al pensiero di fare una cosa che ti piace, la devi fare, anche se ti chiamano egoista (purchè sia onesta ovvio). Alcuni amici o gruppi di amici cambiano. E se ad esempio non fai una cosa solo perchè così saresti stato meno con gli amici (che se sono tali fidati non ti lasciano), ti ritroverai, nel momento in cui dovessero cambiare, con la delusione di aver perso l’uno e l’altro per non essere stato rigoroso nelle tue scelte. Salti una due o tre vacanze estive o in montagna per comprare le attrezzature? Va bene! E’ un sacrifico per te, per la tua vita. Comunque andrà avrai vissuto una particolare esperienza, ti sarai spinto un pò oltre, avrai usato una delle parti migliori della tua mente. Rinunci alla macchina alla moda per qualche annetto ancora? Va bene anche questo… perchè, se riesci, sai poi cosa dirai? “E pensare che con quei soldi ci stavo comprando la nuova coupè XXXXX, a quest’ora…”

Ovvio che niente è facile, niente è scontato, non tutti riescono, non è per tutti infondo… E forse quello che faccio fatica ad accettare è che sia normale che sia così.