Superconduttori e supercomunicatori: l’arte penetrante della comunicazione

Rubrica: Il fantastico mondo della comunicazione

Titolo o argomento: L’arte penetrante della comunicazione

I materiali superconduttori permettono il passaggio privo di resistenza delle cariche elettriche in determinate condizioni fisiche. Esistono materiali con capacità più o meno conduttive in base a come sono strutturati a livello molecolare. Nella comunicazione avviene la stessa cosa, ci sono persone più o meno comunicative ovvero più o meno capaci di trasportare un concetto da un cervello ad un altro. Tuttavia anche i cervelli, come i materiali, non sono tutti uguali. Esistono infatti cervelli permeabili, cervelli filtranti o completamente impermeabili così come esistono materiali superconduttori, conduttori o isolanti.

L’arte della comunicazione non è propria di tutti, ognuno riesce a far passare solo un certo tipo di informazioni e solo in un certo modo verso ben precisi destinatari. Quello che è certo è che un buon comunicatore conosce la strada più semplice, e preferita dall’interlocutore, per trasferirgli un messaggio. Che il messaggio sia utile o meno, sincero o meno, non importa; egli sa come farlo arrivare incontrando la minore resistenza possibile nella ragione dell’altro. Ci riesce perchè conosce il metodo per evitare le barriere mentali ed essere piacevole, esattamente come le basse temperature permettono ai superconduttori di assumere resistenza nulla ed espellere al loro esterno i propri campi magnetici agevolando notevolmente il passaggio delle cariche elettriche.

Non importa se con il passaggio delle cariche verrà alimentato un dispositivo utile o nocivo, in quelle determinate condizioni esse passeranno liberamente e con le migliori prestazioni. Lo stesso nella comunicazione. Una volta scoperta la “combinazione”, il “setup” migliore per l’accesso libero e agevolato ad un cervello, ecco che questo non si opporrà al passaggio di concetti anche distorti o, persino, inutili e inconcludenti. Tutto sta nel trovare le condizioni idonee affinché vi sia un passaggio veloce e privo di resistenza o con una resistenza ridotta ai minimi termini.

Fino a prova contraria però gli esseri umani sono sì fatti anche loro di molecole, atomi, elettroni, ma hanno quel qualcosa in più che li dovrebbe spingere a dire: “Sì con queste condizioni puoi effettivamente attraversarmi facilmente, tuttavia io lo sto impedendo perchè il fine non è da me condiviso”. Il pulsante che attiva un ordigno nucleare è fatto di molecole, atomi, elettroni, proprio come noi, ma questo non può valutare il fine ed opporsi. Così lascia che alla sua pressione le cariche attraversino i suoi contatti al fine di trasmettere un segnale di attivazione. Noi invece abbiamo dei sensi, una coscienza, un pensiero, un intuito, una logica che ci possono far “ragionare” e che, a fronte di un impegno mentale, dovrebbero evitare che ogni quisquilia ci attraversi generando le più disparate conseguenze. Ma la realtà è che messi nelle giuste condizioni, lasciamo che ogni concetto ci attraversi pur avendo noi i mezzi per impedirlo (che puntualmente non usiamo o non abbiam voglia di usare). Molto spesso non sappiamo filtrare le comunicazioni nocive e crediamo a tutto ciò che ci attraversa. Sovente veniamo persino suggestionati senza accorgercene e produciamo come risultato un pensiero che riteniamo nostro ma che è figlio di timori indotti.

A questo punto mi chiedo: “Siamo dei semplici conduttori noi?”. Trattasi ovviamente di una tipica domanda retorica e provocatoria la cui risposta, personalmente, orbita sempre attorno al medesimo concetto: se non siamo correttamente istruiti, formati, preparati fin da piccoli nei vari livelli di istruzione, non avremo mai (o quasi mai) gli strumenti per utilizzare al meglio le nostre capacità e difenderci quando ci viene propinata l’insensatezza. Qualunque cosa, nell’inconsapevolezza, potrà facilmente attraversarci. Ecco, nel paragone, l’ignorare permette il passaggio facilitato di concetti nel cervello così come le basse temperature permettono il passaggio libero delle cariche nei superconduttori.

Continua…

Superconduttività
Necessita di: materiale superconduttore, temperature prossime allo zero assoluto (0 Kelvin)
Va da: un estremo all’altro di un materiale superconduttore
Il fenomeno presenta: espulsione del campo magnetico all’esterno, resistenza nulla
(passaggio libero delle cariche elettriche)

Supercomunicazione
Necessita di: persona supercomunicatrice, menti permeabili
Va da: cervello 1 a cervello 2
Il fenomeno presenta: espulsione della ragione, resistenza nulla
(passaggio libero dei concetti)

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Che cos’è il Rocker Boss?

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili | Le domande dei lettori
Titolo o argomento: Dall’inglese all’italiano, passando per il motorismo
Risponendo a: Laura C.

Laura C. scrive: Egregio Raffaele Berardi, sono una traduttrice, lavoro per alcune società di doppiaggio. Mi permetto di contattarLa per chiedere un’informazione relativa al mio lavoro. Sto infatti traducendo un episodio di una serie televisiva canadese ambientata in una piccola compagnia aerea, e vorrei conoscere il Suo parere su una battuta forse banalissima ma che per me, non esperta di motori, può essere difficile tradurre correttamente.

Il meccanico della compagnia, per dire a una persona che è un’incompetente in fatto di motori di aereo, le dice: “You don’t know a poppet valve from a rocker boss!”. Cioè: Tu non sai distinguere una valvola a fungo da…”. Cosa? Credo che il rocker sia il bilanciere, ma quale parte del bilanciere può essere definita “boss”, e potrebbe essere confusa con una valvola a fungo?

Spero Lei possa essermi d’aiuto. Grazie.

Gentile Laura, La ringrazio per avermi contattato, mi fa ovviamente piacere. Gli organi indicati nel dialogo in realtà non si assomigliano ma si trovano semplicemente allocati in posizioni una prossima all’altra. Ad ogni modo la risposta alla sua domanda è:

Poppet valve, ovvero, come già mi ha scritto, valvola a fungo. Nel gergo motoristico la chiamiamo semplicemente valvola (avrà sentito dire ad esempio delle vetture stradali “La tale vettura è dotata di motore 16 valvole”, difficilmente sentirà dire “La tale vettura è dotata di motore 16 valvole a fungo”. Vengono chiamate “valvole a fungo” quando sono comparate a dispositivi meccanici alternativi che svolgono la stessa funzione basandosi però su altri principi; ad esempio “le valvole a fungo (poppet valve) lavorano con moto rettilineo alternato mentre le valvole rotative (rotary valve) lavorano seguendo un moto circolare”. Se la conversazione si svolge tra tecnici, come mi ha accennato, la dicitura “valvola a fungo” ci può stare senza problemi. Ovviamente la scelta tra il termine valvola e valvola a fungo la valuterete voi in base al labiale, immagino.

Rocker boss, ovvero il supporto che vincola il perno attorno al quale si muovono i bilanceri delle valvole a fungo. I bilanceri possono oscillare come un dondolo, il perno che permette questa oscillazione è fermato all’interno del rocker boss. Il rocker boss non è altro che una sede ricavata nella parte superiore della fusione di alluminio della testata. Una testata può avere uno o più rocker boss a seconda del numero del numero dei cilindri del motore, delle valvole di cui è questo è dotato e dello schema della distribuzione scelto e quindi dei bilanceri necessari. Tradurlo in italiano con un termine breve, sovrapponibile, è cosa ardua. Se la frase è fine a sé stessa si può generalizzare (mantenendo comunque professionalità e rigore tecnico) e dire:

“Tu non sai distinguere una valvola a fungo da una testata!”
oppure
“Tu non sai distinguere una valvola da una testata!”
oppure
“Tu non sai distinguere una valvola a fungo dalla sede di un bilancere!”
oppure
“Tu non sai distinguere una valvola a fungo da un porta bilancere!”

Onestamente credo che persino un Ingegnere di Formula 1 italiano si chiederebbe “E cos’è adesso un porta bilancere?”. Questo per dire che si possono cercare tanti modi per far stare la traduzione italiana all’interno di quella americana, però…
La parola “testata” credo sia quella che meglio può assolvere i suoi compiti. Ad ogni modo le ho allegato un’immagine con l’indicazione delle voci per ulteriore chiarezza.

Rocker Boss - Supporto perno bilancere punterie

Il Rocker Boss non ha una traduzione in italiano diretta, si tratta
comunque del supporto che sostiene il perno del bilancere delle punterie.

Cresce il mercato dei semiconduttori e cresce il mercato delle apparecchiature per la loro produzione

Rubrica: Simple news
Titolo o argomento: Crescono i produttori di semiconduttori, un mercato florido di cui non si parla mai abbastanza
Fonte: Associazioni di categoria Semi, Seaj

Nel secondo trimestre 2014 le vendite di apparecchiature utili alla produzione di semiconduttori si sono incrementate nel mondo del 28% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Da notare che il secondo trimestre del 2013 rappresentava di per sé il massimo assoluto degli ultimi anni… ora nuovamente battuto.

Nonostante il periodo più che positivo di questo mercato emergente, nel primo trimestre 2014 si è verificata una lieve, ma non trascurabile, flessione del 5%.

Tra gli incrementi che hanno portato ad un globale +28% nella vendita di apparecchiature per la produzione di semiconduttori sono da considerare di particolare rilievo il forte aumento raggiunto nelle Amerciche con un +101%, quello europeo pari al +58%, nonché la Corea del Sud con un +42% ed il Giappone con un +35%.

L’alternativa che manca dimostra che non c’è democrazia

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Il legame inscindibile tra democrazia e possibilità di scegliere un’alternativa

Viviamo in un’era in cui si specula sul termine democrazia o lo si deturpa a proprio piacimento assegnandogli, all’occorrenza, significati impropri, inesatti, incompleti del tipo: “Sono libero di far tutto quel che voglio visto che siamo in democrazia!” Poi però ti assumi le responsabilità delle tue azioni? Oppure: “Posso dire quello che voglio, altrimenti non siamo in democrazia!” Hai mai considerato il buon senso delle affermazioni e le ripercussioni che hanno gli sproloqui a vanvera? O, ancora: “Il mercato è libero e va bene tutto perchè siamo in democrazia!” … . Ebbene no, non è questa la democrazia, avevamo spiegato in un articolo correlato (vedi link in basso) come il concetto odierno applicato di democrazia sia così simile al crescere un bambino maleducato e, se vogliamo introdurre un termine a cavallo tra i bambini irrequieti e la situazione socio-economica attuale, sregolato.

Il vero concetto di democrazia

La vera democrazia è la costituzione, generazione, alimentazione di una società dove vi è un’alternativa, possibilità di scelta, libertà di scelta, di decidere, di optare, di seguire la strada che si ritiene migliore per sé senza arrecare danni a terzi. L’essere obbligati a fare quel che dice un gestore del momento investito del tal potere, e che ritiene che il suo paese sia moderno solo perchè c’è l’ultima diavoleria digitale disponibile in ogni negozio, non è altro che una sorta di prepotenza mascherata. Un po’ come quando un cliente si comporta in modo maleducato, tu gliene diresti quattro ma preferisci evitare discussioni e imbastisci un finto sorriso di plastica assumendo al contempo un comportamento ruvido. Sì, sorridi, ma sotto sotto…

Esempi semplici: Sei libero di scaldarti?

Così c’è chi come me abbandona la caldaia a gas a favore di una pompa di calore per non esser dipendente, non solo da un contatore ma anche da un bollino blu annuale, che invece deve ora (più precisamente dal 15 Ottobre 2014) disporre di un libretto di impianto ove annotare i nuovi controlli obbligatori annuali a pagamento. Su una pompa di calore? E dove sarebbe questo allaccio al gas che se mal manutentato potrebbe provocare pericolose esplosioni e danni a cose o persone? Mi dicono infatti gli operatori del settore che il libretto di impianto serve a tener sott’occhio i consumi energetici e quindi l’efficienza dell’impianto. Non basta guardare le bollette oppure conoscere il modello (e quindi i dati di targa) dell’impianto? E’ per forza necessario spendere dai 100 ai 200 Euro all’anno (per ogni unità esterna) per pagare un tecnico che guardi questi dati quando sono già disponibili su tutti i siti web dei produttori? Risulta ovvio che si tratta di una ennesima mossa all’italiana. Questa ad esempio, a mio avviso, non è democrazia. Ma non è tutto.

Esempi semplici: Sei libero di costruire il sistema per scaldarti?

Io che posso costruire da me un intero impianto di climatizzazione con pompa di calore, trattamento dell’aria, ventilazione meccanica con recupero di calore, trattamento dell’acqua calda sanitaria, assemblando scambiatori, evaporatore, compressore, valvole, telai, scocche e quant’altro, potrò quindi installare in casa mia l’impianto fatto da me con componentistica* certificata e di qualità? Uhm ho qualche dubbio. Io che sono capace di manutentarlo, metterlo sotto vuoto, caricarlo, controllare eventuali fughe ecc. potrò farlo da me? Uhm ho qualche dubbio anche qui. Quindi anche in questo caso non ho alternativa. Non ho scelta. Non ho una situazione democratica intorno a me. E per chi mi volesse suggerire di aprire una partita iva da installatore, per procedere da solo, rispondo subito che non posso aprire una partita iva per ogni cosa che imparo a fare. Anche in tal caso non sarei libero di scegliere. Insomma, tutto quello che imparo a fare e che premia il mio impegno con un vantaggio legittimo, “qualcuno” cerca di annullarlo impedendomi di metterlo in pratica. Anche questa non è a mio avviso democrazia.

Esempi semplici: Sei libero di produrre e approvvigionare energia?

E se io inoltre volessi generare ed accumulare da me l’energia che alimenta l’impianto di climatizzazione di casa (le cosidette case passive ad energia quasi zero), posso esser libero di costruire il mio impianto fotovoltaico (a partire dalle singole celle) autonomamente senza alcuna messa in rete? Tecnicamente sì, però ci sono già polemiche e contestazioni perchè “qualcuno” non vorrebbe. Il fatto che sia stato inventato il “libretto di impianto” anche per i sistemi con pompa di calore, mi deve far temere che succederà qualcosa di simile per il mio fotovoltaico libero, indipendente e democratico? Ebbene sì, secondo alcune indiscrezioni giuntemi dagli enti certificatori che aggiornano tecnici e professionisti italiani sulle rinnovaibli, si sta pensando di introdurre, nei prossimi anni, una tassa sul fotovoltaico che raggiungerà in primis tutti coloro che sono “in rete” (già schedati) e poi tutti gli altri, quelli indipendenti che invece verranno per così dire censiti mediante sopralluoghi. Questa, ancora una volta, non è a mio avviso democrazia.

Esempi semplici: il tuo

Gli esempi appena riportati sono solo alcuni degli esempi che si cuciono su misura intorno a me, ma ovviamente non sono tutti e non ho la pretesa di dire che questi sono gli esempi che devono avere in qualche modo la precedenza o maggior rilievo su altri. Sono sicuro che se il lettore di buon senso fa mente locale troverà rapidamente situazioni in cui non ha avuto modo di effettuare la sua libera scelta democratica per le sue cause importanti di primaria necessità. Tali esempi starebbero benissimo in questo articolo che diventerebbe però oltremodo lungo e catalogante.

Libero di essere mandato via

Allora io non ho libertà di scelta, non sono libero, non vivo in un ambiente democratico. Non posso “staccarmi da”, “essere libero di”, crescere ed essere autonomo grazie a quello che imparo a fare. Ditelo chiaramente ai cittadini, in particolar modo ai giovani, che l’unica alternativa che viene loro concessa è quella di “acconsentire ad essere mandati via” dall’Italia. Continuano a sorridermi i tutori dietro le scrivanie degli organi interessati ai giovani intraprendenti, suggerendomi, dopo lunghe pratiche e percorsi fittizi che non portano a nulla, di andare via dall’Italia perchè… uno come me che ci sta a fare qui? I giovani in gamba italiani che ci stanno a fare qui? “Ohibò, per bacco!” Avrebbe detto Totò. “Che ci sto a fare qui? Ma scusi lei di dov’è? Italiano? Anche io! Complimenti!! E mi dica, secondo lei… un italiano, in Italia… che ci sta a fare?”.

Il fenomeno che alimenta l’individualismo in Italia

Praticamente le uniche tecnologie esenti da tasse, verifiche, controlli e imposizioni di cui dispongono oggi liberamente gli italiani, sono tutte quelle imparate all’estero, che qui in Italia non sono conosciute e che quindi non si mormorano per evitare che vengano prese come ulteriore spunto tassativo. E’ corretto che colui che è all’avanguardia usufruisca di tecnologie che altri italiani non possono avere e di cui non possono conoscere l’esistenza se non in netto ritardo quando magari non servono più, quando magari sono obsolete? Anche questa, a mio avviso, non è democrazia.

Esempi semplici: tecnologie non pervenute

Vi basti pensare ai sistemi di recupero dell’energia in frenata per i veicoli che sfruttano la compressione del gas in apposite bombole (vedi l’articolo: Sistemi di accumulo aerostatico dell’energia). Molti pensano che si tratti dell’ “invenzione recente” di una nota casa automobilistica europea in accordo con un partner tecnologico di eccellenza. Ma la realtà è ben diversa. Si tratta di una tecnologia che esiste ormai da 30 anni (e forse oltre) che nella versione presentata di recente costituisce in realtà un semplice remake in miniatura. Già da 30 anni poteva essere utilizzata anche in Europa, anche in Italia risparmiando un enorme inquinamento, enormi consumi e tutti i mastodontici problemi conseguenti. Eppure niente. Oggi i meno preparati “credono” si tratti di una novità. Una novità che sta sui libri di fisica da 30 anni, gli stessi libri di cui prima gli studenti cercano di liberarsi nel minor tempo possibile e di cui poi vanno avidamente in cerca (anche se poi non sanno più esattamente dove cercare) per informarsi sul principio che alimenta la presunta nuova tecnologia. Stessa cosa è accaduta con le lampadine ad incandescenza ed i primi neon resi noti con larghissimo ritardo (vicenda ormai svelata da fonti accreditate e agli occhi di tutti dopo decine e decine di anni). Diatribe simili a quella degli impianti di climatizzazione, poi, sono in corso anche con la raccolta dell’acqua piovana per la quale ancora molti non sanno che esiste una tassazione di raccolta, così come avviene per chi ha un semplice pozzo in una casa di campagna e così via…

In cerca di alternative

Le alternative dove sono? Un cittadino normale, cosciente, maturo, preparato, aperto mentalmente dovrebbe ora chiedersi: “Cosa c’è disponibile oggi per migliorare la qualità delle nostre vite che in realtà conosceremo, forse, tra decine di anni quando potrebbe persino non occorrere più?”. Inoltre: “Ciò che c’è disponibile come alternativa che non implica servizi (forniture di vettori energetici) né lussi (beni non di primaria necessità di particolare pregio) perchè deve essere tassato affinché non ci sia quindi un’alternativa libera, nemmeno quando questa comporta una qualità ridotta o comunque una vita più semplice?”. Pare che il livello raggiunto non conti granché, conta il fatto che non deve esserci un’alternativa. Mi aspetto quindi una tassa sul baratto… che infatti c’è (se si è professionisti con la partita iva). Eh già, molti non lo sanno (potete chiedere ai vostri commercialisti), ma il baratto è gratuito solo tra privati altrimenti sono previste regolari tassazioni ad esempio tra lo scambio di competenze tra professionisti senza utilizzo di moneta.
Esiste una teoria per vivere come una “collettività di eremiti” (bello questo ossimoro, non so come mi vengono), tornare alla semplicità, alle basse pretese, alla natura fresca ma portando con sé conoscenze fisiche, matematiche, scientifiche che ne esaltino le prospettive e la modernità?

L’ambizione di una scelta

Quindi in definitiva io penso che chi non ha desiderio di studiare, apprendere cose nuove, talvolta semplici e intuitive e talvolta più complicate, è libero di farlo e di vivere ciò a cui le sue scelte lo condurranno (sempre che queste non siano in realtà dipese da una pessima formazione le cui colpe potrebbero essere attribuibili a terzi), ma se io ho un piacere sfegatato di studiare, ricercare, testare, costruire, rompere, riprovare, essere creativo, prolifico ed entusiasta, devo poter scegliere di fare da me. Dalla casa come dico io, al veicolo come dico io, dagli elettrodomestici come dico io, ai sistemi per l’energia ed il riscaldamento come dico io, dall’interattività e le comunicazioni che preferisco, alle abitudini inconsuete, non omologate che mi balenano per la testa. Altrimenti la democrazia diventa una parola leggera, sventrata, impoverita da tutti coloro che ne hanno abusato senza la giusta sapienza, maturità e coscienza.

*La stessa componentistica (per marca e modello) che le aziende ai vertici delle filiere forniscono ai costruttori di climatizzatori, pompe di calore e di sistemi per il trattamento dell’aria. Quindi nulla di pericoloso, artefatto, arrangiato.

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Esistono infinite direzioni anche se ne guardiamo sempre e solo una.
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Il mercato imminente degli schermi Ultra HD 4K

Rubrica: Simple news
Titolo o argomento: Migliorare le prestazioni dei polimeri attraverso micro correzioni

Fonte: Npd DisplaySearch

L’agenzia di ricerche Npd DisplaySearch ha formulato una previsione secondo la quale nei prossimi tre anni la vendita degli schermi Uhd Ultra HD 4K da 8 megapixels (3840 x 2160p) crescerà ad un tasso annuo medio del 69%.

Gli schermi Ultra HD 4K da 9 megapixels (4096 x 2160p) invece avranno una crescita più modesta pari al solo 8% annuo.

Con la dicitura 4k si intende che lo schermo offre una risoluzione 4 volte più elevata rispetto ad uno schermo Full HD 1K (1920 x 1080p).

L’algoritmo del cuculo

Rubrica: Metodi. Alternative lifestyles, work and study
Titolo o argomento: Fenomeni “asocial”

L’uccello denominato Cuculo (della famiglia del Cuculidae) nessun legame significativo ha con quanto verrà espresso in questo articolo se non un’assonanza del suo nome con quella di un altro termine più colorito. Tale espressione è stata adottata durante un convegno reso noto da un altrettanto noto comico italiano per via dei discorsi diversamente logici espressi. Se dopo questa breve ed atipica introduzione siete confusi, non vi biasimo… se siete anche incuriositi procedete pure con la lettura. E’ interessante.

Sminuire il problema

Sovente se parlate con qualcuno di un vostro problema costui tenderà a sminuire, a sdrammatizzare ed a chiudere il discorso il prima possibile passando ad altro o esordendo con frasi fatte. Risultato, non avrà capito nulla di ciò che stavate dicendo e nemmeno gli sarà interessato saperlo. Alcuni oratori, portatori di teorie discutibili, sostengono ai loro convegni che parlare dei propri problemi allontana la gente e che quindi questo non va mai fatto se si vuole aver successo. Castroneria a mio avviso assoluta e non costruttiva. Evitare di parlare di un problema è un comportamento che permette solo di far diffondere maggiormente il problema stesso prima che questo venga in qualche modo recepito e affrontato dalla collettività. Ritardare la comprensione e la risoluzione di un problema serve prevalentemente per mantenere un certo disordine talvolta sociale, talvolta economico. Insomma, finché non sapete come difendervi da un comportamento opportunistico, l’opportunista potrà continuare ad alimentare i suoi profitti.

Vergogna e timori complici della chiusura in sé

Oggi la gente tende persino a non raccontare i “bidoni” che prende, da un semplice sottocosto di materiale di seconda scelta ad un pseudo-affare immobiliare. Lo fa per vergogna, per paura dei giudizi, per timore di essere classificata in malo modo, definita tonta. Invece cadere in un “tranello” è umano, ci può cadere l’ignara signora Maria così come un genio in buona fede. E’ semplicemente umano. “La soluzione non sta nel non parlarne, la soluzione sta nell’essere capaci di parlarne nel modo giusto”. Parlarne aiuta la lineare diffusione di una sorta di vaccino alla tal fregatura. Parlarne aiuta il sistema immunitario economico-sociale di una città, una regione, un’intera nazione. L’attuale superficialità nei rapporti porta quasi sempre le persone che hanno ignorato un problema ad averlo comunque prima o poi, non di rado persino in forma ulteriormente aggravata. Spesso particolari problemi quali truffe o comportamenti opportunistici, riescono a dilagare perchè la gente non ne parla con il timore di fare una pessima figura o, peggio, di essere considerata negativa, persino polemica ed essere allontanata dalla “folla”, dal “mi piace”, dall’ “amico” o dal “follower”.

L’individualismo dell’italiano

In effetti ci sono luoghi dove questo fenomeno esiste e si fa sentire. Per esempio la provincia dove vivo possiede endemicamente questa peculiarità (anche se questo non vuol dire che sono proprio tutti cosi, più che altro una fetta non trascurabile) secondo la quale si viene elegantemente emarginati da un gruppo se si espone un problema in cerca di un accenno di umanità. Inizialmente si prova a parlare e si può semplicemente esser sminuiti. Ben presto poi ci si accorge dell’individualismo italiano, si genera una sorta di imbarazzo, nessuno è capace di offrire il suo sostegno se non quei rari e preziosi amici più intimi (oggi considerati specie protetta in via d’estinzione) che oltretutto, con i tempi che corrono, potrebbero essersi trasferiti altrove, magari dall’altra parte del mondo. Così te la devi cavare da solo con il sovrappeso della singolarità. Parlare di un problema non è “in”, non è “cool”, non è “fashion”, non è “glam”… non è di “moda” mai. Un mio amico, Stefano, che affronta con piacere questo tipo di temi, mi ha spiegato, essendo un educatore di professione, che questi comportamenti scaturiscono dalla “paura”, paura di rimaner fregati dall’altrui problema, paura di rimaner coinvolti dall’altrui problema, paura di venir contaminati. La specie animale, l’uomo compreso, per natura ha paura di ciò che non conosce.

I problemi si cibano di menefreghismo

C’è però un rovescio della medaglia piuttosto consistente. Quando determinati problemi poi incombono su coloro che vi sminuivano, ignoravano, emarginavano, ecco che il colpo è più intenso, improvviso ed a freddo causa necessariamente una frantumazione da fragilità che può portare a capire (ma non è detto, l’ottusità è sempre fertile) che se si fosse ascoltato, si fosse stati vicini, si fosse realmente condiviso un supporto morale, si fosse anche imparato dai problemi altrui, dai racconti altrui, dalle esperienze altrui, forse non ci si troverebbe immersi in un disastro a senso unico e senza sbocco dal quale ormai non si può più uscire.

L’importanza di un semplice comportamento: ascoltare, sostenere e condividere

Molti sono coloro i quali, in oltre 1300 articoli, mi hanno chiesto dove avessi tratto così tanti spunti per innumerevoli argomentazioni nonostante la mia giovane età. Non ci sono trucchi o segreti, c’è la semplice voglia di ascoltare, il desiderio di capire. Fin da piccolo ho avuto la fortuna di incontrare migliaia e migliaia di persone grazie ai lavori di cui si occupavano i miei familiari più vicini e ascoltare tutte le loro storie. In principio non ne avevo nemmeno voglia, devo essere onesto. Ero bambino e mi interessavo solo del gioco che stavo facendo, degli amici, della bicicletta, del pallone, dei posti che esploravo tra i campi dove mi riempivo di terra. Ma poi si cresce e non si può tentare in tutti i modi di far finta che ciò non sia avvenuto. A volte poi, lo ammetto, certe situazioni sono davvero pesanti e vorrei non ascoltarle. E’ normale staccare anche la spina di tanto in tanto, tapparsi le orecchie e lasciar scorrere tutto così com’è. Non possiamo assorbire le situazioni che provengono da ogni direzione e farle nostre specie se non si tratta di rapporti intimi o che in un modo o nell’altro ci circondano e ci coinvolgono direttamente, altrimenti la vita diventa impossibile così come il continuare ad essere ottimisti o in qualche modo positivi. Ognuno dovrebbe curarsi semplicemente di ciò che lo circonda da vicino, questo genererebbe una reale connessione proprio come una struttura geodetica fatta di esagoni e pentagoni. Ogni giunto si occupa dei tubolari che ha intorno e li sostiene; se tutti i giunti fanno il loro dovere, la struttura sta su e si erge robusta e affidabile. Ma se uno o più giunti non vanno, ecco che la struttura inizia a traballare e rischia il collasso.

Logiche a confronto

Quando qualcuno mi parla di un problema io cerco subito di ascoltare, fare domande, interessarmi, conscio che molto probabilmente io non potrò risolvere quel problema ma potrò da un lato “esserci” (che per l’uomo si trasforma già in un sollievo) e dall’altro capirne le dinamiche al fine di trarne un’esperienza utile per me e per gli altri. Di seguito vi propongo alcuni semplici schemi per altrettanto semplici confronti.

Algoritmo del cuculo: non parlare dei tuoi problemi -> sei visto così più positivo -> la gente ti sta intorno -> hai successo.

Algoritmo del cuculo comprensivo dei retroscena: non parlare dei tuoi problemi -> sei visto così più positivo -> sei solo in mezzo alla folla -> il problema prende il sopravvento su di te e ti logora -> il problema cresce e si espande principalmente verso chi lo ignora (la folla non conosce il problema, la folla cade nello stesso problema) -> il finale è preannunciato e l’opportunismo di terzi ha strada più libera.

Algoritmo razionale: parla dei tuoi problemi nella misura dovuta -> le persone non idonee si allontaneranno da te -> le persone di valore ascolteranno quanto hai da dire e impareranno in cambio del sostegno -> le persone di valore eviteranno di cadere nello stesso problema -> lo stare vicino ad una persona ti avrà ripagato con esperienza che in molti casi può fare la vera differenza -> la collettività affronta nuovi problemi, invece di rimaner ferma agli stessi, e si evolve.

Precisazione

Ovviamente questo non significa che si deve persistentemente ossessionare l’esistenza di chiunque piangendo miseria. E’ sufficiente un solo allarme per far recepire il vostro segnale a chi ha orecchie per ascoltare. Dall’altra parte invece non significa che ci si debba trasformare in avvoltoi pettegoli a caccia di prede da commiserare per sentirsi migliori e più felici a scapito di…, oppure stare vicino a qualcuno per trarne dei vantaggi personali. Si tratta sempre di trovare un equilibrio umano la cui legge è molto semplice: Come vorreste che si comportassero gli altri intorno a voi se qualcosa di insolito vi capitasse? Ecco basta questo. Significa semplicemente che quando un vostro amico, conoscente, collega vi viene a raccontare qualcosa che lo turba, allarma o appesantisce, voi potreste essere più disponibili sapendo che la moneta per voi sarà l’esperienza e l’affetto di una persona. E’ così che le cose poi vanno in modo positivo. Sicuramente non ignorandole fingendo che non ci siano, questo è davvero un insegnamento pessimo.

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Ognuno dovrebbe curarsi semplicemente di ciò che lo circonda da vicino, questo genererebbe
una reale connessione proprio come una struttura geodetica fatta di esagoni e pentagoni.
Ogni giunto si occupa dei tubolari che ha intorno e li sostiene; se tutti i giunti fanno il loro dovere,
la struttura sta su e si erge robusta e affidabile. Ma se uno o più giunti non vanno, ecco che la
struttura inizia a traballare e rischia il collasso.
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Polimeri diffondenti: i nuovi additivi per i polimeri trasparenti

Rubrica: Simple news
Titolo o argomento: Migliorare le prestazioni dei polimeri attraverso micro correzioni

Fonte: Operatori del settore

I polimeri diffondenti sono micro particelle riflettenti utilizzate come additivi nei polimeri trasparenti.

Essi sono caratterizzati dalla totale assenza di biossido di titanio, questo permette di diffondere e disperdere la luce in modo decisamente omogeneo.

Non si verificano pertanto sprechi energetici e riduzione del comfort visivo quando adottati su sistemi di illuminazione o su strumenti attraverso i quali è necessario osservare un processo.

I polimeri diffondenti, inoltre, sono più resistenti all’invecchiamento da foto-degradazione e da foto-ossidazione.

Trovano largo impiego nella produzione di diffusori di nuova generazione per eliminare il caratteristico problema degli hot spot delle sorgenti puntiformi o il problema dell’alta intensità luminosa dei led di potenza.

I polimeri diffondenti possono essere lavorati per stampaggio a iniezione o per estrusione.

Technology for Creators – Parte seconda

Rubrica: Multimedia

Titolo o argomento: Contenuti digitali pensati per i nostri lettori

Di seguito la video sintesi tratta dalle riprese che abbiamo effettuato presso il BIMU 2014 di Milano. Nella descrizione introduttiva si riporta:

La tecnologia oggi, presentata in 120 secondi. Dai sistemi di automazione, robotica e intelligenza artificiale, passando per la meccatronica, i sistemi di misura, la scansione 3d, la prototipazione rapida, il taglio laser… fino alle macchine a controllo numerico, i sistemi automatizzati di saldatura e le sfide tecnologiche del futuro.

Una breve anteprima che mostra, senza pretese, il genere di strumenti oggi a disposizione per i più creativi, per coloro che sentono di voler esprimere il proprio genio e le proprie abilità attraverso tecnologie di spessore.

Così, mentre osserviamo il video, possiamo stuzzicare la mente con famosi interrogativi quali: “Con quale macchina si è costruita la prima macchina?”, oppure: “Può una macchina replicare sé stessa?”. In realtà il primo macchinario era un archibugio grossolano che realizzava pezzi grossolani. Perfezionando gradualmente entrambi si è potuto passare dalla grossolanità alla finezza acquisendo e conservando al contempo i segreti e la magistralità necessari per costruire le macchine per le lavorazioni tecnologiche oggi catalogate nei principali testi di tecnologia meccanica. Macchine sempre più precise permettevano di ottenere pezzi sempre più precisi e, non a caso, dalla conversione dell’industria pesante degli armamenti della seconda guerra mondiale sono nati diversi dei marchi oggi noti dell’industria meccanica, automobilistica, aereonautica…

Inoltre verosimilmente le prime macchine erano in realtà costituite da parti realizzate perlopiù da lavorazioni differenti da quelle che avrebbero poi compiuto. Ad esempio un macchinario che operava lavorazioni per asportazione di trucioli era in realtà realizzato quasi integralmente per fonderia, stampaggio, estrusione, ecc. e non a sua volta da un altro “primo” macchinario atto ad asportare trucioli (sarebbe altresì un paradosso). Gli errori erano elevatissimi se rapportati all’epoca attuale. Oggi invece con un blasonato controllo numerico (CNC) è possibile realizzare le parti di ricambio per sé stesso e persino replicare buona parte della macchina stessa, ma non replicarla integralmente. Stesso dicasi per le più che note stampanti 3d che sono in realtà in grado di replicare diverse parti di sé stesse ma non la loro interezza. Qui scatta, o dovrebbe scattare, la logica domanda: Perché? Vi lascio il gusto di arrivare alla risposta autonomamente.

Tutto questo potrebbe portarvi a capire come, se realizzate un dispositivo grossolano oggi, con anima e coraggio potreste arrivare a realizzarne uno più accurato e sofisticato in seguito. Ma se mai iniziate il primo per timore che non vi venga subito di alto livello, allora incapperete nell’errore commesso da coloro che danno più peso ai severi giudizi di terzi piuttosto che alle proprie idee. Sono tante le persone che dedicano parti consistenti della loro esistenza a dire agli altri cosa non posono fare. Ignoratele.

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Technology for Creators.
Video sintesi sulle principali tecnologie per la progettazione, la prototipazione
e la produzione nei più disparati settori industriali.
A cura di Ralph DTE.

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