Meccanica Off Limits – Riparazione del finale della catena cinematica della trasmissione del Land Rover Defender 110 2.4 td4 Puma – Parte 3: Smontaggio dell’assieme

Rubrica: Meccanica Off Limits

Titolo o argomento: La mia follia di utilizzo tra l’estremo conservativo dell’endurance e quello agonistico della prestazione pura, breve, intensa…

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Trattandosi di una rottura “particolare”, conseguente ad una sollecitazione estrema, ho preferito non adottare la sequenza di smontaggio suggerita dalla casa madre, ovvero quella che passa per la rimozione del dado centrale da 52mm che fissa il mozzo per proseguire poi con tutta la successione di parti che arrivano fino al ponte (semiasse, cuscinetti, mozzo, disco freno, scatola boccia, boccia di sterzo…). Se l’avessi fatto avrei rischiato di perdere la possibilità di osservare numerosi dettagli. Così ho cercato un metodo atipico per rimuovere l’intero assieme al fine di portarlo sul banco per l’analisi approfondita di ogni passaggio, di ogni componente, di ogni indizio. Trattasi di un metodo errato di smontaggio che personalmente non riutilizzerei una seconda volta ma che è stato necessario per questo studio (e per vagliare le possibili soluzioni adottabili in casi estremi in giro per il mondo). In sostanza ho rimosso in un’unica soluzione l’intero assieme che si interpone tra il ponte anteriore e la ruota anteriore destra (vedi foto in basso). Anche la generosa pinza freno a 4 pistoncini ho provveduto a rimuoverla senza scollegarla dall’impianto adottando un semplice ma tortuoso stratagemma. Insomma nulla è stato condotto in modo ordinario… tipico mio : )

Una procedura di smontaggio atipica ma necessaria

Al di là delle mie scelte, anche volendo adottare la procedura standard di smontaggio, non avrei potuto. Come è possibile osservare dalle foto del precedente articolo di questa rubrica (vedi “link correlati” in basso) la fusione del semiasse spezzato ha prodotto una scenografica colata “lavica” sul portamozzo; quando questa si è raffreddata ne è conseguita una saldatura del semiasse sul portamozzo. Ne deriva che era a dir poco impossibile rimuovere il semiasse dalla sua sede e, di conseguenza, anche il mozzo con il disco. Ma non solo. Anche il cuscinetto esterno, investito dalla nube di smeriglio ad alta temperatura, era letteralmente saldato, con le gabbie a rulli distrutte, i rulli deformati (alcuni dei quali fusi tra loro, come vedremo nei prossimi articoli di questa rubrica, vedi i “link correlati” in basso) e l’anello esterno abraso.

L’inizio di un lavoro ostile

Una volta ottenuto sul banco l’assieme che costituisce il finale della catena cinematica della trasmissione è stato possibile osservare con maggior dettaglio numerosi elementi. La sezione circolare del corpo del portamozzo era divenuta ovale e non permetteva lo svitamento del dado. Il portamozzo non permetteva quindi né lo svitamento del dado, né l’estrazione del semiasse, bloccando di conseguenza l’intero lavoro di ripristino. Scopriremo poi che anche la rondella posta dietro il dado non poteva essere rimossa normalmente. Quindi il problema esterno coinvolgeva il bloccaggio del semiasse, del dado, della rondella, con l’impossibilità di smontare correttamente l’assieme.

Continua…

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Meccanica Off Limits – Riparazione del finale della catena cinematica della trasmissione del Land Rover Defender 110 2.4 td4 Puma

Parte 1: Intro
Parte 2: Analisi delle cause del guasto
Parte 3: Smontaggio dell’assieme
Parte 4: Smontaggio speciale delle parti danneggiate
Parte 5a: Assemblaggio del nuovo assieme a regola d’arte – Distinta materiali
Parte 5b: Assemblaggio del nuovo assieme a regola d’arte – Boccia di sterzo
Parte 5c: Assemblaggio del nuovo assieme a regola d’arte – Fusello
Parte 5d: Assemblaggio del nuovo assieme a regola d’arte – Mozzo e cuscinetti
Parte 5e: Assemblaggio del nuovo assieme a regola d’arte – Assale
Parte 6: Analisi della componentistica al banco
Parte 7: Conclusioni
Parte 8: Curiosità
Parte 9: Sicurezza

Meccanica Off Limits – Riparazione del finale della catena cinematica della trasmissione del Land Rover Defender 110 2.4 td4 Puma – Parte 2: Analisi delle cause del guasto

Rubrica: Meccanica Off Limits

Titolo o argomento: La mia follia di utilizzo tra l’estremo conservativo dell’endurance e quello agonistico della prestazione pura, breve, intensa…

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Percorro tanti, tantissimi chilometri all’anno, ultimamente circa 45.000. Li percorro a modo mio, in un modo che è figlio non solo delle esigenze lavorative bensì anche della passione per il Motorsport, dello studio teorico approfondito, di numerose analisi tecniche e casi di studio effettuati nei miei laboratori in oltre 20 anni con ogni tipo di veicolo e motore.

Quando affermo “con ogni tipo di veicolo e motore” intendo con auto, moto, motori 2 tempi, 4 tempi, benzina, diesel, aspirati, sovralimentati, motori in linea, motori a V, trazioni anteriori, posteriori, integrali, veicoli con 10.000 km, con 100.000 km, 300.000 km, 500.000 km e oltre, veicoli acquistati nuovi, usati… Ma anche nelle più svariate condizioni, situazioni, tipologie di percorso, ovvero condizioni di freddo consistente o di caldo torrido, strada, sterrato e pista, veicolo perfettamente funzionante, veicolo con danni conseguenti a rotture per il normale utilizzo o per utilizzo intensivo controllato (tipo endurance), per difettosità di un organo o per impiego severo in condizioni a rapida usura (tipo racing), condizioni quindi che si verificano sporadicamente e che sono brevi ma intense.

Quasi 50.000 km a bordo di un Defender Old Style…
…in poco più di un anno

Con il Land Rover Defender 110 td4 2.4 Puma ho percorso la bellezza di 45.000 chilometri in poco più di un anno. Ho voluto fare una follia per passione, per gusto, per divertimento, per provare, per vedere cosa succede, per analizzare la meccanica se vogliamo e per raccogliere dati che non trovo altrove. Insomma per vivere in prima persona il “veicolo delle costruzioni in scala 1:1 per eterni giovani cresciuti”. Ho risolto l’unico fattore che costituiva per me un problema, quello della rumorosità, con un metodo matematico sottrattivo: anziché silenziare l’abitacolo del veicolo, opera perlopiù impossibile, mi sono procurato dei tappi per le orecchie professionali che tagliano nettamente solo il range di frequenze che mi danno fastidio, ovvero quelle della trasmissione e del rotolamento delle gomme tassellate specifiche per i percorsi sterrati che affronto per raggiungere i miei clienti.

Il livello di comfort che stimola

Sono talmente abituato a guidare un Defender che mi è impossibile scendere e non trovo gusto nel guidare veicoli ordinari, ad eccezione di quelli per la pista che rappresentano la mia prima natura. Con questo non voglio sostenere che il Defender old style sia un veicolo comodo. Assolutamente. Ma non è nemmeno scomodo. Trattasi secondo me di un veicolo particolare fatto appositamente per chi ritiene che un eccesso di comodità intorpidisca la mente, il fisico e le abitudini dell’Uomo. Io vivo “scomodo” da una vita intera, da quando son nato. E’ anche il fatto di non avere nelle mie abitudini un agio considerevole che mi ha portato a sviluppare capacità specializzate utili a realizzare i miei sogni. Non sento la fatica, non mi lamento, vado avanti, salto i pasti, studio continuamente, abbino sforzi fisici a impegno mentale. Non so come, non so perché, il Defender sembra progettato, costruito, aggiornato nei suoi 70 anni di storia esattamente come io avrei voluto il mio veicolo personale dei sogni: un grande gioco delle costruzioni di vera meccanica pura che richiede un impegno nella sua cura paragonabile ad esercizi di allenamento per quanto si è studiato.

Momenti racing intensi

Così a centinaia o migliaia di chilometri in tranquillità (relativamente alla mia persona) mi capita sovente di alternare momenti sportivi, brevi ma agonistici, che stressano il mezzo a dovere. Nel mio caso l’Amore per la tecnica di guida mi porta a cercare delle esasperazioni che mettono sotto stress in particolar modo la trasmissione. Immaginate che ogni tanto io possa dimenticarmi di stare a bordo di un fuoristrada specializzato nel fuoristrada, nel carico e nel traino (definito dagli appassionati “La Regina”) e che adotti quella trazione integrale come si dovrebbe fare invece su un’Alfa Romeo 155 V6 TI DTM. I più appassionati avranno già inteso. La frenata, l’ingresso curva, il trasferimento di carico, l’anticipo di apertura del gas rispetto ad una trazione posteriore e poi giù a fondo per aumentare la presa a terra, grazie alla trazione integrale, con il telaio che va correttamente impostato per prevenire il sottosterzo.

Non si usa così un Defender, è vero. E infatti il 98% della strada lo percorro a velocità da ciclista che gira rotondo, con un carico sul gas esiguo, gustandomi il viaggio, la sua prestanza fisica ed i lavori che mi aiuta a completare tranquillamente, con forza notevole e affidabilità, ovunque vada, come un collega fidato. Ma il richiamo della pista, sapete, ogni tanto…

Un colpo secco

Questa volta mi trovavo a percorrere una curva in discesa verso sinistra mentre, dopo aver fatto scorrere il telaio, stavo aprendo il gas con moderato anticipo, e azione vigorosa, in fase di precoppia ma… proprio nell’istante in cui il carico si era trasferito sull’anteriore destra, un colpo secco, un rumore metallico netto senza rintocchi ed il telaio allarga la traiettoria come in un marcato improvviso, inaspettato, sottosterzo che ti porta ad alzare il piede e correggere. Si era letteralmente spezzato il semiasse anteriore destro (dove e come lo vedremo nel seguito di questa rubrica).

La cosa migliore da fare in questi casi, passata l’adrenalina del momento, è accostare qualche decina di metri dopo e chiamare un carro attrezzi (caricando non trainando, assolutamente). Si dice che chi ha il pane non ha i denti. Io ho un amico che poteva venirmi a prendere con il camion a costo zero e invece ho ascoltato la mia impertinente curiosità ed ho proseguito, come nulla fosse, il mio percorso con il giro di tutti i clienti: circa 50 chilometri o poco più.

Fusione del semiasse

Quando sono tornato ai miei laboratori ho constatato quanto è possibile evincere anche dalle foto sotto: il semiasse destro si è spezzato per torsione in prossimità della flangia che trasmette il moto al mozzo ruota (alcuni diranno che si possa spezzare solo per torsione e, invece, vedremo in seguito come si possa spezzare anche per sollecitazione di taglio). Nulla di più sarebbe accaduto se mi fossi fermato e fatto trasportare in sede (sottolineo nuovamente, non per traino ovviamente). Il proseguimento della marcia, invece, ha indotto le due parti di semiasse separate dalla rottura a generare un attrito reciproco talmente elevato da portare l’organo stesso alla temperatura di fusione, ben oltre i 1.000 gradi centigradi. Rilasciando tra l’altro una colata di metallo fuso spettacolare (spettacolare per gli amanti della Meccanica). L’elevato chilometraggio percorso con questo danno non ha risparmiato di esporre in vetrina tutti i fenomeni della Fisica coinvolti.

Il cedimento del cuscinetto ruota esterno

Si può pensare che una volta spezzato il semiasse, anche se portato a fusione, null’altro possa ormai accadere. La ruota parrebbe libera di girare come una comune ruota libera di una trazione unicamente anteriore o posteriore non motrice. Ma non è così. Una serie di conseguenze fisiche, meccaniche, si susseguono inesorabilmente. Non si è generata solo la fusione delle parti per via dell’enorme attrito che ha indotto temperature da fonderia; si è generata anche una “nuvola” di smeriglio (polvere di metallo) che ha invaso l’intera cavità che si interpone tra il mozzo ed il portamozzo. In questa cavità, ahimé, risiedono i due cuscinetti ruota (che vedremo meglio nelle parti 3, 4, 5 e 6 di questa rubrica) il primo dei quali, quello esterno, ha fatto da scudo al secondo sorbendosi tutta la nuvola di smeriglio. Questo vuol dire che i rulli si sono inchiodati ma la cassa del cuscinetto voleva comunque girare sottoposta al carico della ruota ed al mio proseguire la marcia. La gabbia a rulli è collassata, lo smeriglio fuso ha surriscaldato i rulli che si sono deformati più facilmente sotto il carico (alcuni si sono persino fusi tra loro), il cuscinetto ha ceduto appoggiandosi come meglio poteva sul portamozzo, la ruota anteriore destra si è trovata senza vincolo di sostegno ed è andata fuori campanatura portando il disco freno a strusciare in modo anomalo contro la pinza.

Inizio di un’analisi più approfondita

Il resoconto è impressionante, dell’assieme del finale della trasmissione sulla ruota anteriore destra, si salvano solo la scatola porta boccia (impiegata per sterzare la ruota sotto il comando della relativa asta), la boccia (del sistema di sterzo) e poche altre minuterie. Flangia, mozzo, disco, portamozzo, un cuscinetto ed il semiasse sono a dir poco provati. I paraoli, le viti, le sicurezze hanno tenuto magistralmente (con riferimento a soli organi e parti rigorosamente originali). Il veicolo è stato in grado, sotto sollecitazioni mastodontiche, di portarmi a destinazione. Che bestia… Impressionante.

Continua…

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Parte 7: Conclusioni
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Parte 9: Sicurezza

Meccanica Off Limits – Riparazione del finale della catena cinematica della trasmissione del Land Rover Defender 110 2.4 td4 Puma – Parte 1: Intro

Rubrica: Meccanica Off Limits

Titolo o argomento: La mia follia di utilizzo tra l’estremo conservativo dell’endurance e quello agonistico della prestazione pura, breve, intensa…

Negli ultimi giorni ho lavorato così tanto sulla trasmissione del mio personale Defender 110 td4 che alla fine uno dei miei guanti ha accusato un crampo ed è rimasto bloccato : )
Ironia a parte, mi rivolgo ai profani, seppur notevolmente appassionati: Immaginereste mai che solamente sulla parte finale della catena cinematica, che nella trazione integrale si occupa di trasmettere il moto dal motore alle quattro ruote, vi siano decine, centinaia di componenti e un’infinità di nozioni specializzate di cui tener conto per l’esecuzione ottima di un lavoro di riparazione o di manutenzione?

Il solo sistema mozzo, portamozzo, semiasse, giunto, e relativa scatola, che collega una singola ruota al ponte (nella fattispecie quello anteriore) è un assieme costituito da decine di parti ognuna delle quali necessita non solo di attrezzature speciali ma, ancor prima, di decine di nozioni di meccanica avanzata per esser: smontate, assemblate, controllate, regolate, riparate e, persino, analizzate a ritroso per comprendere le cause di una rottura. Quest’ultima può avvenire per utilizzo severo in condizioni gravose o per utilizzo errato, per errata manutenzione, per errato assemblaggio, per impiego di parti scadenti…

Trattasi del “gioco” di costruzioni per noi maschietti più vero, concreto, utilizzabile in prima persona, realmente funzionante, in scala 1:1, nonché tra i più sfiziosi che si possano immaginare. Meccanica pura. Meccanica intensa. Meccanica ovunque. Artigianato, Arti meccaniche, Materiali, Suoni, Odori caratteristici, Senso di solidità, Applicazioni pratiche, trasformazione di una varietà di affascinanti parti meccaniche specializzate in un assieme funzionante, dalle prestazioni strabilianti, da utilizzare in prima persona per lavoro, per passione, o perché no, per entrambi.

Nella serie di articoli che seguiranno tratterò in maniera approfondita, e corredata di numerose foto specialistiche (inedite) scattate nei nostri laboratori, un immenso lavoro di riparazione della parte finale della catena cinematica della trasmissione del Land Rover Defender 110 2.4 td4 Puma. Nello specifico tutto ciò che si incontra dal differenziale anteriore, a partire dal semiasse destro, fino a raggiungere la ruota anteriore destra. Tutto fino all’ultima vite, rondella, paraolio, boccola, cuscinetto, sede, registro, spessore, anello di arresto, flangia, dado, guarnizione, giunto, snodo, testina, coperchio, protezione, mozzo, portamozzo, coppa, piastra, scatola…

Verranno trattate in particolar modo le tematiche inerenti la causa della rottura, le conseguenze della rottura, la mia follia di utilizzo volta a calibrarmi tra l’estremo conservativo dell’endurance e quello agonistico sollecitato della competizione breve ma intensa; come si sono logorate le parti, come sono state rimosse le parti, nonché una breve intro sulla ricostruzione ove i segreti, naturalmente, resteranno segreti.

Continua…

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Parte 9: Sicurezza

Mirabili architetti della Natura: dalle ragnatele verso la Fisica Quantistica

Rubrica: Fisicamente, Narrativa

Titolo o argomento: Il fascino del mondo microscopico che avvia al concetto di “quanto”

I ragni, mirabili architetti, conoscitori dei fondamenti matematici, protagonisti della fisica e inconsapevoli ispiratori della biomimetica. All’interno dei nostri canoni naturalmente non sono considerati belli ma è indubbio che bello, strabocchevole e affascinante invece “è” quel che con abile maestria sono in grado di realizzare. Struttura, ordine geometrico, eleganza, resistenza, funzionalità. Nel loro mondo microscopico le leggi della fisica iniziano a mutare e dalla fisica classica iniziano quell’alterazione che ci porta verso la fisica quantistica, nel mondo invisibile, quello che pensiamo che non ci sia sol perché non lo vediamo.

Ed ecco allora che ho scattato queste sorprendenti macro di un dettaglio che i miei occhi hanno “svisto”, intuito, supposto, in un breve frangente passando davanti ad una siepe vicino casa. Ingrandimenti di circa 100 volte svelano geometrie e catenarie di gocce i cui diametri seguono salti quantici che con uniformità si ripetono talvolta identicamente, talvolta seguendo codici, sequenze, stati di tensione, organizzazione delle disposizioni, multipli di diametri che portano numeri equilibrati lungo segmenti opportunamente riempiti. Umidità minore si suddivide autonomamente in gocce minute; umidità maggiore porta ad accorpamenti quantici di gocce che si sommano naturalmente generando composizioni di gocce più grandi con alternanze di resti non assorbiti ma capaci di riempire gli spazi rimanenti che portan dispari.

Ed ogni mondo ha dentro un mondo che ha dentro un mondo (come dice la canzone “Safari” di Jovanotti). Ed ogni goccia riflette la medesima incredibile scena capovolta: la stradina del garage di casa mia, il cielo, il buon vecchio Defender, la siepe e me con la reflex ed il cavalletto… E’ superbamente incredibile. Questo è quel che si dice, per gli amanti della Natura, “uno splendido regalo di Natale”.

Buon Natale anche a Voi,
Raffaele : )

Nota

Le foto sono delle macro pure, assolutamente non ritoccate digitalmente in alcun modo. Questo è realmente quello che ci sfugge ogni giorno pur essendo davanti ai nostri occhi i quali, negli ultimi tempi, purtroppo, sono male utilizzati davanti a blandi intrattenimenti mediocri.

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Che cos’è un Quanto?

Il tuo futuro è già noto?

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 7

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Il tuo futuro è un futuro già noto?

E’ questo il tuo futuro? Centralità, unidirezionalità, prevedibilità, tracciabilità? Uniformità dei comportamenti, catalogazione delle scelte? Prevedere le esigenze del consumatore, studiarle fino al punto da capire come provocarle, come gestire le necessità, come generare il bisogno, come produrre in anticipo solo quel che sarà inserito in una tendenza, sapendo quanto durerà, sapendo che effetti avrà, sapendo perché il consumatore lo desidera, cosa sta compensando attraverso il suo acquisto, cosa non va, cosa lo rende impotente e inoffensivo, cosa lo rende assuefatto e inerte? E la libertà di essere, di pensare, di fare, di esistere… sarà solo un lontano indefinito ricordo, una parola svuotata di senso in una canzone del cantautore ridondante generazionale che ripete ai nuovi giovani argomenti ritriti al punto che hanno perso un senso?

Una giornata imprevedibile

Oppure la libertà è vivere la propria giornata in modo imprevedibile, andando, quando opportuno, anche con denaro contante, senza dispositivi né connessioni, liberamente, “fisicamente”, nel luogo che avete scelto voi senza influenze a fare un acquisto di un prodotto o un servizio che nessun altro sa quale sia, per motivi che nessun altro conosce e che vi rendono originali, imprevedibili, liberi, spontanei, vivi?

Sì ho avuto una gratifica a lavoro, vado a mangiare quella fetta di torta alle mele in quella bottega singolare che non fa parte di nessuna catena di massa e dove conosco le persone che dentro ci lavorano con passione da anni e che ogni tanto premiano la mia ammirazione con una spontanea degustazione di assaggi che non sono registrati in nessuna tabella elettronica che si riversa nell’assurdo mondo del controllo alimentato dagli ormai noti “big-data” (capaci di capire se il desiderio di torta alle mele viene da una momentanea frustrazione o da un festeggiamento e, esattamente, da quale evento del nostro quotidiano).

E magari accanto a noi che abbiamo ricevuto oggi la gratifica, accanto a noi al banco c’è una ragazza che desidera la stessa fetta di torta per motivi diversi, magari per una delusione sentimentale che non rimarrà in memoria tra i dati rilevati da un telefono o da uno smartwatch che non potranno fare la spia per noi cosi che la prossima pubblicità che vedremo tra qualche istante, non farà perno ingannevolmente su un nostro stato di fragilità, debolezza, frustrazione utile per spillarci denaro o per incatenarci in fidelizzazioni malate, frutto di mercati malati, alimentati da menti malate.

Penso spesso ai piccoli calzolai e tappezzieri di una volta. Cosa c’è di meglio di quelle antiche e pittoresche piccole botteghe libere, vere, comunicative, con i loro sinceri odori caratteristici, con la pazienza di un artigiano che ascolta la vostra storia, vi racconta la sua e mette a disposizione la propria Arte per aggiustare e recuperare una vecchia calzatura di buona pelle? Spontaneità, rapporto umano, rispetto, apprezzamento. Pagare con la moneta di chi sa di aver fatto parte per qualche istante di un mondo dentro ad un mondo, la vita di quell’artigiano dentro la vostra, orbite che si incontrano per qualche frangente e poi si riallontanano fino al prossimo incontro che non è descritto rigorosamente da equazioni studiate dall’Uomo e nessuno sa quando sarà.
Un sistema non lineare, caotico, estremamente difficile da prevedere che può dipendere dalla vostra voglia di passeggiare, da quanto il cane vi trascinerà fuori dal selciato, dal battito d’ali di una farfalla.

Una strategia di controllo

Ma come fare per riuscire ad esercitare il controllo? Come spingere i flussi di cassa verso un sistema centralizzato? Una delle strategie di controllo che si è rivelata ottima consiste proprio nello svalutare il mestiere, ridurlo ad un’azione robotica dove l’acquisto da parte del cliente è composto dal minor numero di click possibili. Può sembrare un dettaglio futile ma trattasi in realtà di un dettaglio sottile, esasperato al punto che oggi ci sono realtà massive che hanno brevettato il sistema d’acquisto online con un unico click e lo cedono in concessione mediante royalty a poche altre realtà massive. Tutti avete dentro casa almeno un prodotto proveniente da queste realtà.

Far perdere il valore al mestiere (passione, parola, stretta di mano, promessa, esperienza, riferimento, affidabilità, professionalità, onestà… umanità) ed al prodotto (prezzo, qualità, provenienza sconosciuta, circuito di mercato sconosciuto, fornitore del servizio sconosciuto, dinamiche della filiera sconosciute, metodi avanzati di concorrenza sleale di cui parleremo più avanti…) spinge le persone che prima erano solite impegnarsi nel rapporto umano a cadere in balia di perenni suggestioni complici di acquisti in solitudine davanti uno schermo.

Una realtà che fa leva su crescenti depressioni e insuccessi quotidiani per generare una dipendenza da ricerca di continue (apparenti) felicità momentanee. Un mercato globale che non può sempre crescere, se non dopo collassi, indotti o meno, che costano cari ad altri che non vediamo nel nostro vincolante esser “social” con i paraocchi. Un benessere che non può matematicamente esser raggiunto da tutti ma che ci si tappa le orecchie per non sentirselo dire.

Come la svalutazione sottrae potere: un semplice esempio

Una delle migliori strategie di controllo è quindi la svalutazione. Chi riesce ad operare affinché un “qualcosa” acquisisca o perda valore sta di fatto esercitando il controllo, perché la gente è attratta dalle luci artificiali come le falene (fototassìa).  E siccome questo mondo luminescente è retto da parole, prospetti e immagini bellissime, e ben studiate, spesso è proprio dove tutto sembra bello e radiante che si nasconde chi opera sulle nostre debolezze.

Una conferma della razionalità di questo assunto la si può scorgere attraverso un semplice esempio su un tema molto caro agli italiani: la casa. Quando il cittadino italiano è divenuto gradualmente proprietario di una seconda e, persino, di una terza casa o del negozio, del capannone, del terreno, dell’attività e via dicendo, come si è proceduto per privarlo del potere e delle libertà che stava guadagnando?

Presumo sappiate che il potere di una persona all’interno di un territorio è direttamente proporzionale a quanto questa persona sia indipendente, autonoma, quanto sia capace di realizzare i propri progetti e da quanta proprietà privata possieda (luogo abitativo, luogo di lavoro, mezzi di lavoro, risorse…).

Ebbene, tra i tanti meccanismi attuati al fine di riportare le nostre vite indietro di 50 anni e riavviare una nuova crescita (fittizia perché figlia di un sistema economico malsano basato sul consumo e la fidelizzazione anziché sulla qualità, l’innovazione e l’indipendenza che ne dovrebbe seguire*), si è operato anche affinché il mattone diventasse un fuori-mercato. Si è fatto crollare il valore degli immobili affinché la proprietà privata perdesse di interesse e, siccome per gli italiani è sempre stato un grande interesse, la crisi si è protratta negli anni come nessun’altra prima perché dissuaderli non è stato facile (ci voleva un intero cambio generazionale). La tassazione ha fatto la sua parte per demotivare i possibili investitori residui.

*Temi che trovate approfonditi in
La continua lotta contro il sistema italia. Metodi e autosoluzioni del quotidiano.
(raccolta di 27 articoli, la versione di “carta” avrà numerosi contenuti inediti)
e in
Le regole che non esistono (che attualmente è in revisione)

In 12 anni di crisi forzata dell’edilizia (imputata, secondo diversi economisti a fenomeni scatenanti quali i subprime americani ma, mia modesta e argomentabile opinione, più verosimilmente al freno tecnologico sulle innovazioni che non fidelizzano; si veda l’autonomia energetica tanto per fare un rapido esempio massiccio) il mattone ha conosciuto una svalutazione sbalorditiva a cui è corrisposta una perdita di controllo degli investitori di settore (nel caso italiano, quindi, non solo immobiliaristi ma i veri e propri cittadini) e quindi dei risparmiatori tutti.

Io opero una svalutazione di ciò che per te è prezioso tu perdi potere. Io ho il potere di svalutare rivalutare, io esercito il controllo. Crisi del mattone (sommata in realtà a problemi ben più vasti quali i contratti di lavoro, l’innovazione tecnologica non fidelizzante frenata**, i consumi spinti verso la concorrenza sleale, la chiusura di migliaia e migliaia di attività di piccola e media impresa…) e torniamo indietro di 50 anni. Più o meno come se ci fosse stata una guerra mondiale, ma senza la parte scomoda della distruzione e della ricostruzione.

**Si veda per gli approfondimenti sempre
La continua lotta contro il sistema italia. Metodi e autosoluzioni del quotidiano.
(raccolta di 27 articoli, la versione di “carta” avrà numerosi contenuti inediti)
e
Le regole che non esistono (che attualmente è in revisione)

Tu ti dissoci dai meccanismi di massa? Tu sei indipendente. E se a questa indipendenza sei in grado di associare capacità, ecco che puoi ristabilire i valori corretti di un prodotto o servizio. Ma non devi diventare virale e devi essere circoscritto ad una piccola realtà ben demarcata (si veda il curioso caso del nord-est italiano in cui, per opera di alcuni “Masanielli” si sono avuti veicoli ad idrogeno e distributori di idrogeno non presenti sul resto del territorio italiano e, ancor più fondamentale, la cui presenza è sconosciuta al resto del territorio italiano), altrimenti può accaderti quel che andiamo a vedere nel prossimo esempio che abbraccia un’ulteriore estensione concettuale.

Un esempio per estendere il concetto

Restiamo in tema casa per mantenere semplice il concetto e capire le dinamiche senza divagare troppo: costruire una casa con un contenuto tecnologico adeguato ai tempi che si discosti dalle convenzioni delle ormai obsolete case di 30 anni fa fatte esclusivamente di mattoni, tegole e finiture interne. Il pubblico osserva, il pubblico apprezza, il pubblico desidera, legge della domanda/offerta, il prodotto riprende il valore.
Risposta dei burattinai del mercato che non vogliono assistere ad una ripresa del mercato del mattone perché interferisce con i cicli di crisi pilotati e con le relative varianti impreviste: diffondere una campagna che metta in minoranza l’idea di reale innovazione e la affondi tra le forme invitanti di un’altra idea che risulta invece fidelizzante e che faccia perno sulle debolezze comuni (ad esempio la telefonia mobile). Virata dell’attenzione del pubblico. Mercato ripreso in mano. Controllo esercitato. Svalutare i mestieri ed i prodotti, rivalutarne altri, distrarre, permette il controllo… a meno che tu non abbia rinunciato alla viralità ed eserciti nel “piccolo” con la tua ristretta schiera di clienti strafelici i quali, nonostante il passaparola, non arrivano a generare un’influenza (ritenuta fastidiosa) a livello nazionale (logica delle piccole imprese e del potere infinitesimo che diventa corposo, sfaccettato e complicato da afferrare solo quando milioni di altri piccoli imprenditori propongono in maniera indipendente la loro distintiva originalità).

Un milione di piccole imprese italiane vantava, fino a soli 20 anni fa, una forza di diversi ordini di grandezza maggiore di un singolo colosso. Ma il singolo colosso è stato più furbo, bisogna riconoscerlo. Ha studiato le debolezze, ha usufruito con largo anticipo dei big-data di cui ignoravamo l’esistenza solo 10 anni fa, ha introdotto la guerra dei prezzi che cela al pubblico tutte le cose scorrette fatte per proporli, ha operato la concorrenza sleale, ha incentivato la viralità e inculcato la smania di grandezza imprenditoriale che ha avuto come principale effetto l’abbandono del mondo della piccola impresa da parte dei giovani delle nuove generazioni che si ripetevano “Come potrò mai competere con simili realtà? Come potrei mai diventare grande come loro?” sbagliando completamente approccio perché ignari del fatto che le imprese migliori sono le più piccole e, per fare un gran bel lavoro ed essere apprezzati, non c’è scritto da nessuna parte che bisogna soffrire di gigantismo. I giovani delle nuove generazioni abbandonavano i loro sogni reali, concreti, disponibili ad un faticosissimo passo da loro, per cedere alla semplicità del gaming che rende possibile l’impossibile senza sforzi, comodamente da casa, su una poltrona che confina con il mondo virtuale.
E se non sei là fuori a lottare, perdi allenamento, perdi tessuto, perdi massa, perdi elasticità e ti atrofizzi, ti autodistruggi e ti affoghi in un’apatica pigrizia da eccessi di cibo e vizi delle più svariate nature. Diventi ininfluente, irrilevante, facile da soffiar via come un moscerino del vino.

Certo si potrebbe a ragion del vero obiettare anche che le banche hanno chiuso i rubinetti, oltre che per mancanza propria di liquidità, frutto di investimenti totalmente errati (del resto diceva il grande Matematico contemporaneo Benoit Mandelbrot: “Le teorie finanziarie, quelle insegnate nelle business school, sono fondamentalmente sbagliate (…) Ma voglio dire che sono scioccato dalla quantità di individui che si dichiarano specialisti di cose economiche, anche se sono privi di qualunque comprensione dei fatti.” ), anche perché in effetti si concedeva troppo, e troppo facilmente, a chi poi non è stato in grado di rientrare del debito effettuato.

E’ vero, ma la bicicletta procede avanti finché sta in equilibrio, se ci si sbilancia troppo da un lato si va a terra da quel lato, così come se ci si sbilancia dall’altro si va a terra dall’altro. L’eccesso non produce mai beneficio né in una direzione, né nell’altra. Il troppo stroppia tanto quanto il troppo poco.

Un esempio difficile che possa mettere in moto il tuo pensiero: dal tuo account al qubit

Grazie ai tuoi accounts, ai tuoi dispositivi connessi, ai tuoi pagamenti tracciati all’eccesso***, alle tue carte fedeltà, è possibile conoscere l’inventario di tutto quello che possiedi a casa, in garage, in macchina, a lavoro, ovunque. Posso crearti una difficoltà in qualsiasi momento sapendo che non possiedi ad esempio quel che ti occorre per superare quella precisa difficoltà. Posso spingerti alla borsa nera senza che tu te ne accorga. Posso sfruttarti come il personaggio di un videogioco. Esempio sottile, difficile, dedicato a chi ama ragionare. Lo riprenderemo quando opportuno.

*** Va bene per le aziende, per la contabilità, per la fiscalità, ma per una fetta di torta di mele…

Il Quantum bit non è utile solo al mondo della ricerca (lato sano) ma può essere impiegato per operare calcoli previsionali sulla vostra cartella di big-data. Che qualcuno possa conoscere le vostre scelte prima di voi (o ci si possa avvicinare con un margine di errore molto ridotto) non è più fantascienza ma realtà. Calcoli che avrebbero richiesto anni ora richiedono pochi minuti grazie al qubit. Mi è impossibile ipotizzarne l’uso malsano e non è mia intenzione scrivere castronerie o diffondere tarli sciocchi, così mi limito ad osservare la storia ed in particolare uno tra i tanti personaggi che amo studiare di più, Albert Einstein e l’energia nucleare: tutti ne conoscete gli aspetti sani e gli aspetti malsani, ora.
Lungi dalla Mente di Einstein l’idea di fare scoperte per fini malsani, eppure il rischio che qualcuno trovi tali impieghi, che fanno fare vergognosi passi indietro ad un eccezionale passo avanti, c’è stato e suppongo ci sia sempre.

Un compensativo per ogni stato d’animo

In un mondo di economia globale, cartelli economici, catene e sistemi centrali la ricchezza più grande viene dall’informazione. Chi ha accesso alle informazioni può barare e arrivare prima su tutto azzerando mestieri, competenze e capacità dei singoli. Il tutto facendo perno sulle debolezze, come la pigrizia ad esempio. Se spii le persone una ad una, e conosci i loro punti deboli, potrai costruire delle trappole di massa che catturino dapprima le debolezze comuni e che poi si affinino sempre più man mano che gli algoritmi delle intelligenze artificiali acquisiscono dati sempre più raffinati sui singoli. Una volta conosciuti i punti esatti sarà semplice applicare le giuste leve e ribaltare le vostre certezze.

Coloro che, se frustrati tendono alla pigrizia e all’apatia, li catturiamo negli eCommerce massivi; coloro che, se depressi o rallentati, avvertono il bisogno di forti emozioni, li catturiamo nel magico mondo degli eccessi; coloro che, se sminuiti o ignorati, sentono il bisogno di contare, apparire, li catturiamo nel narcisistico lato dei social fotografici. E così via. C’è un modo per inserire ognuno di noi in una casella, c’è un modo per azzerare il nostro valore, la nostra singolarità, la nostra esistenza… omologandoci, digitalizzandoci, numerandoci, tracciandoci, giocando a fornirci in tempi ridotti alla quasi istantaneità (grazie ai nostri dispositivi “tecnologici”) un compensativo per ogni vostro stato d’animo che così non si ha più modo di elaborare (e quindi di maturare).

In finanza l’uso di informazioni privilegiate permette agli opportunisti di barare conoscendo in anticipo quali titoli acquistare e quali evitare, si chiama insider trading ed è un reato. Nel commercio globale, invece, siamo noi che abbiamo dato il consenso all’uso dei nostri dati ed al rilevamento di molti altri che nemmeno noi sappiamo di produrre. La pigrizia nel leggere, studiare, conoscere, capire cosa stessero comportando certe melliflue comodità ha restituito i suoi frutti.

Noi ti abbiamo tentato ma sei tu che hai scelto

E tutto questo mentre, distaccati, non ci si rende conto che si lascia morire tutto quel che c’è attorno a noi perché non gli si dà più valore, perché non sapete quando è accaduto, non vi risulta, non ricordate di avergli mai dato un valore, perché se siete troppo giovani in effetti non glie ne avete mai dato e se siete più grandi vi hanno soffiato via la terra da sotto i piedi con una tale lentezza che ora pensate di esser sempre stati in perenne caduta libera nel vuoto. Perché vi dicevano che le vostre sicurezze sulle quali poggiavate non avevano alcun valore, vi influenzavano a pensarlo, e mentre ve ne convincevate ve le toglievano gradualmente avviandovi ad una lenta caduta controllata la cui colpa, un giorno, è stata attribuita proprio a voi quando, invece di dirvi “Attento, non darai valore a ciò che non pagherai!” vi hanno detto, “Hai preferito non pagare e ora affondi nel vuoto! Noi ti abbiamo tentato, ma sei tu che hai scelto!”.

Quando riconosci il valore delle cose, dei mestieri, della fatica che c’è dietro, cammini su un terreno solido, sicuro, affidabile. Quando non dai valore a ciò che lo merita affondi nelle sabbie mobili del consumismo tanto più quanto più sei caricato dagli inutili pesi delle futilità che ti ha ingannevolmente addossato. E nessuno ti porgerà una corda di salvataggio, né il consumismo che oramai ti ha preso tutto e non ha più nulla da attingere da te, né l’artigiano, il commerciante, il libero professionista, l’imprenditore, l’agricoltore che ora faticano persino a salvare loro stessi.

Sei tu

Sei tu che devi costruire il tuo futuro, non sono gli altri che te lo devono porgere pronto e preconfezionato sulla base di un algoritmo che ha studiato le tue scelte. Sei tu che gli devi dare il tuo tocco personale, distintivo e originale. Sei tu che ci devi lavorare e tribolare. Sei tu che devi scoprire se davvero quello che generi assistito da algoritmi è identico alle tue scelte autonome o se si tratta di una impersonale omologazione spacciata per tali. In fondo chi ti dice che la tua gamma di scelte è realmente quella compresa nel flusso di un algoritmo?

Continua…

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La tetralogia della povertà.
Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

Prima raccolta: Svalutazione

Disse il Signor Michelin: “Non si dà valore a ciò che si ottiene senza pagare”
La distruzione del valore
Comprendere il valore
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero zero (sul conto)
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero uno (sul prodotto)
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero due  (sul professionista)
Il piccolo imprenditore indipendente è espressione di libertà anche per il consumatore
Il professionista della prima maniera
Il tuo futuro è già noto?
Più risparmi più diventi povero
Cap 9 – In revisione
Cap 10 – In revisione
Cap 11 – In revisione

Seconda raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Terza raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Quarta raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Prima estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Seconda estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Cit. Benoît Mandelbrot

Il professionista della prima maniera

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 6

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Il professionista che non conosci o hai dimenticato, quello della prima maniera

Questa parte è dedicata prevalentemente a coloro i quali, o perché molto giovani o perché maturi ma un po’ troppo malleabili, rispettivamente non hanno mai vissuto, o hanno rimosso ben presto, i punti di forza di un passato che risale a soli 20 anni fa: l’esperienza di procurarsi prodotti e servizi facendo riferimento alla figura di un professionista della prima maniera.

Prima che il commercio e i servizi venissero accentrati, presso i nomi ridondanti del web, esisteva una folta scelta di privati che operavano di persona in un reale libero mercato, privo di monopoli e privo di centralizzazioni a siti web massivi di distribuzione e di influenza dei clienti. Un’influenza basata su una smisurata, quanto non regolamentata, raccolta di dati.
Simili situazioni sono inverosimilmente state promosse dalla nostra crescente assuefazione alle rudi semplificazioni, dalla nostra ricerca di un improbabile successo che, paradossalmente, consacrasse come vincente la nostra latente pigrizia e dalla mancanza di volontà da impiegare nello studio di nuove e seducenti trappole che però richiedono molto impegno per esser comprese e conosciute a fondo,

No, non è un romanzo, né una favola, erano gli anni fiorenti che culminavano nelle decadi ’70, ’80, ’90. Gli anni dell’esercito di piccole e medie imprese italiane, possedute da privati self made men-women, che garantivano l’assenza di monopolio, la circolazione del denaro, posti di lavoro umani e longevi, la concorrenza leale e, in poche parole, il benessere e la sana competizione dell’Italia in sé stessa e nel mondo.

Una persona che proviene dalla lontana dimensione della realtà

Il professionista della prima maniera è quella persona, quel riferimento affidabile dotato di appendici che si connettono tra la moltitudine di esperienze che ha maturato e le richieste dei più svariati clienti desiderosi di soddisfare le proprie idee, i propri grandi progetti. Si distingue dal professionista dell’ultima ora perché comunica contenuti densi provenienti dalla propria esperienza, perché non utilizza inglesismi a sproposito per gonfiare le sue esposizioni e perché non proviene da “algoritmici” corsi intensivi in cui ha condensato un concentrato di dati e informazioni che non ha mai assorbito né tantomeno vissuto, corsi a cui ha partecipato sotto invito della nuova società per cui lavora e per la quale giura fedeltà pur non conoscendone nemmeno il nome completo registrato.

Il professionista della prima maniera è una figura affidabile, precisa, rigorosa e oramai rara (ma recuperabile se si tramanda la Sua conoscenza), alla quale ti affidi, nella quale riponi la tua fiducia, alla quale demandi il compito di suggerirti, attraverso l’esperienza approfondita di almeno un decennio se non un ventennio, un trentennio e, nei casi gold, un cinquantennio (ad esempio i nostri genitori o i nostri nonni provenienti da decenni di attività a conduzione familiare esplorata in ogni singolo meandro), il prodotto più adatto alle tue esigenze. Il prodotto che fa per te, quello per cui sai già cosa aspettarti, quello per il quale puoi ancora realizzare un piano di ammortamento domestico, quello che sai che durerà o quello che ti verrà spiegato come adoperarlo al meglio affinché il tuo lavoro non si tramuti in un trasferimento costante di denaro dal tuo stipendio a spese errate che ti impediscono ogni volta di realizzare i tuoi sogni; quello che ti viene illustrato nel suo quadro più generale e poi nel singolo dettaglio, quello che ti fa apprezzare la passione di chi lo ha studiato e ti trasferisce concetti che non pensavi, che sottovalutavi, che ti sorprendono, quello che ti fa scoprire le reali potenzialità di ciò che usi, di ciò che puoi avere e che sovente non vengono nemmeno sfruttate.

Il professionista della prima maniera è una miniera di preziose informazioni e di esperienze, si tratta di una persona appassionata, una persona che si è sacrificata una vita per fare della propria passione un lavoro, una persona che non è perfetta, anzi, porta i segni delle fatiche fatte, degli sbagli commessi, dei problemi risolti, degli ostacoli sormontati e sconfitti, una persona che conosce chiaramente vantaggi e svantaggi (e non solo i vantaggi), una persona che sa indirizzarti verso la buona riuscita del tuo acquisto, del tuo progetto, una persona che tiene conto non solo del proprio sacrosanto profitto ma, prima ancora, di un cliente che, se soddisfatto, tornerà da solo, di sua sponte, senza snervanti incitazioni né tentativi di fidelizzazione, e lo gratificherà mostrandosi contento di essersi affidato, felice che l’esperienza del professionista sia stata utile per evitargli una spesa errata e, anzi, lo abbia privato di pensieri, grattacapi e spiacevoli conseguenze in un campo in cui non è ferrato.

Il professionista della prima maniera ha esplorato ogni sentiero possibile del proprio mestiere, ti accompagna diretto verso l’uscita dal tuo problema e fa della propria esperienza la leva che ti solleva dalle situazioni più scomode lasciandoti libero di dedicare la tua mente a quelli che invece rappresentano i tuoi compiti giornalieri, i tuoi pensieri prioritari, la tua vita.

Il professionista della prima maniera è una persona vera, come te, non un algoritmo né personale addestrato, subliminato, plagiato o comunque monopensante. Una persona con cui confrontarsi con cui spiegarsi e capirsi meglio di qualunque esperienza virtuale o della rete che ti cattura per poi far di te quel che vuole. Il professionista della prima maniera chiude la porta del suo studio, abbassa la serranda della sua sede e prima di avviarsi verso casa ricapitola e segna già dalla sera prima, il meglio che potrà darti dal giorno dopo.

I punti chiave

Il professionista della prima maniera ha il dono di svolgere il lavoro che lo appaga, che lo affascina, che gli piace (passione). Ti dice le cose come sono realmente, non deve venderti nulla per forza (parola). La sua stretta di mano è reale garanzia di qualità non una tecnica di comunicazione, è il reale confronto con la presenza fisica di una persona che vive i tuoi stessi problemi nei tuoi stessi ambiti o in altri che lo coinvolgono proprio per il suo specifico mestiere (stretta di mano). Quel che promette mantiene (promessa). Si destreggia tra le insidie di prodotti e servizi conoscendo per te il percorso migliore (esperienza). Lo puoi cercare quando sei in difficoltà e lui/lei ci sono, fisicamente, davanti a te ed hai modo di osservare chi è, come si comporta, quanto è vero (riferimento). Non si dimentica di te dopo il pagamento, il rapporto prosegue nel tempo e si consolida sulla base di graditi incontri in cui vengono messi a disposizione nuovi riferimenti, nuova esperienza (affidabilità). Studia approfonditamente il suo settore di competenza e conosce chicche spesso sconosciute persino ai produttori (professionalità). Non vive a tuo danno, non vive pensando di rifilarti quel che vuole attribuendo a te la responsabilità di aver creduto o meno a delle recensioni (onestà). In poche parole la sua caratura si avvale di: passione, parola, stretta di mano, promessa, esperienza, riferimento, affidabilità, professionalità, onestà e, aggiungerei anche, umanità. Buttare al vento tutto questo per un pacchetto consegnato fin sullo zerbino mi sembra uno scempio.

Vi era un tempo in cui, in ogni luogo abitato del pianeta, le persone morivano coinvolte in ingiusti sanguinosi stermini. Oggi, che ci siamo civilizzati, vengono sterminate in maniera meno appariscente ma ugualmente cruenta. Lentamente, snobbati dall’indifferenza, dall’avidità, dalla pigrizia, dall’ignoranza, dalla superficialità delle masse, dallo sciocco sfizio di far parte di una modernità priva di innovazione e ricca di tarli che stanno rosicchiando dall’interno le nostre strutture personali che sostengono il nostro essere umani e della cui mancanza ci accorgeremo solo dopo che saranno collassate in un mucchietto di polvere, polvere che verrà prontamente nascosta sotto il tappeto delle prossime generazioni.

Continua…

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Il piccolo imprenditore indipendente è espressione di libertà anche per il consumatore
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Il piccolo imprenditore indipendente è espressione di libertà anche per il consumatore

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 5

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Il piccolo imprenditore indipendente è espressione di libertà anche per il consumatore

Con le illusioni potremmo andare oltre su strade che finiscono nel nulla. In realtà nessuna affermazione riportata nei Morgana (capitolo precedente) è vera né può diventarlo, che lo si creda o no. E’ pura e semplice matematica, pura e semplice microeconomia. Le grandi realtà sono massive, ingombranti, goffe, impiegano molto tempo per cambiare rotta e devono assicurarsi che i loro mantra diventino dei tarli di cui i consumatori non possano fare a meno. Non a caso mettono in voga tendenze e non producono ciò di cui il consumatore ha bisogno ma producono il bisogno stesso per cose che il consumatore non ha mai chiesto ma alle quali si è abituato e attraverso le quali si sente in difetto con gli altri se non ne è provvisto come “tutti”.

Le piccole e medie imprese, invece, sono agili, leggere, prestanti, vanno a vele spiegate, avvertono ogni minima onda, cambiano rotta rapidamente, sono come delle zanzare che danno fastidio ai grandi vascolarizzati che puntano al monopolio. Eh sì perché ora, che parliamo di libero mercato mentre lasciamo che piccole e medie imprese chiudano come api morte sotto a pesticidi economici, notiamo differenze di prezzo che consideriamo a favore delle grandi realtà ma… una volta che le grandi realtà avranno fatto chiudere tutti i piccoli ed i medi imprenditori, allora avranno strada libera ed incontrastata per dettare loro i prezzi e giocheranno al rialzo con un consumatore privo di alternative e oramai costretto ad esser vittima della propria avidità. Giustamente.

Il negoziante piccolo e professionale aderisce ai gusti dei più variegati consumatori, non raccoglie dati, non studia i clienti diabolicamente, riesce semplicemente ad aderire ai gusti di una parte di essi perché per le altre tipologie di consumatori, semplicemente, ci sono altri piccoli negozianti professionali. Stesso dicasi, naturalmente, per artigiani, tecnici, professionisti di ogni genere. Così la moltitudine fa la forza, la libertà, il gusto, l’indipendenza, la leggerezza, il rispetto dell’Uomo, delle leggi, dei mercati…

Il negoziante, l’artigiano, il tecnico in realtà operano correttamente nella maggior parte dei casi, soprattutto quando vendono prodotti professionali (dispositivi sofisticati, attrezzature, strumenti, macchine da lavoro, impianti tecnologici, moderni prodotti di elettronica, beni di primaria necessità, beni durevoli…). Potete verificarlo andando a vedere i listini ufficiali delle case madri, il costo delle materie prime proposte da storici produttori certificati, il costo della manodopera altamente specializzata suggerito.

Stesso dicasi per altre tipologie di professionisti, un dentista così come un Architetto o un impiantista che vi consigliano i propri collaboratori anziché suggerirvi portali web che promettono facilità ed economicità nel realizzare o fornire ciò di cui avete bisogno.

Conoscere qualche trabocchetto del mercato attuale

Chi opera mediante concorrenza sleale può percorrere due differenti strade.
La prima: perdere, in principio, ingenti quantità di denaro con l’obiettivo di distruggere piccole e medie imprese così da non avere più, in futuro, una vera concorrenza temibile in visione di un’oligarchia ben più redditizia di cui oggi non siamo in grado di vedere l’ombra.

La seconda: in altri casi, confusi e depistanti, si accodano come processionarie gruppi i quali, con il solo ed unico scopo del profitto a tutti i costi, scelgono di vendere importanti percentuali di prodotti di bassa qualità; beni di seconda linea di produzione più scadenti appositamente realizzati dai medesimi marchi conosciuti per le offerte insostenibili; prodotti difettosi destinati (forse) ad una futura garanzia (logica del rimandare il problema); prodotti che hanno superato per un soffio i controlli funzionali a fine catena; prodotti che hanno sostato troppo a lungo nei magazzini (dove con “a lungo” si intende “anni”); prodotti che hanno subito danni nei magazzini; prodotti che sono stati venduti senza un servizio di installazione professionale; prodotti che, il cliente non lo sa, non rispondono alle proprie reali esigenze e rappresenteranno ben presto una delusione senza memoria a causa di una recensione positiva scritta troppo presto e incentrata sull’osservazione di aspetti secondari (come ad esempio i tempi di spedizione) dato che gli aspetti primari non si conoscono e assai pochi hanno sia l’interesse che il piacere di spiegarvi; prodotti ad obsolescenza accelerata destinati alle fasce di prezzo insostenibili; prodotti che sono caduti dai muletti o dagli scaffali dei depositi; prodotti che hanno subito danni non visibili esteticamente durante il trasporto; prodotti che hanno preso l’acqua da infiltrazioni di capannoni fatiscenti; prodotti destinati al solo riciclo dei materiali come ad esempio i metalli, le plastiche (perché il ripristino da parte della casa madre rappresenta un costo troppo elevato) e venduti comunque ad insaputa delle case costruttrici*; prodotti costruiti appositamente con standard qualitativi minori (ma con la medesima sigla) per un mercato estero meno esigente, la cui garanzia si scopre poi non essere valida nel nostro territorio; prodotti estremamente scadenti venduti da società le quali, promettendo lunghe garanzie e prezzi oltremodo competitivi, avevano in realtà previsto sin dal principio di chiudere non appena effettuato un preciso numero di vendite (in tempo prima del riscatto delle prime garanzie promesse ai clienti) per poi riproporsi sul mercato con altri nomi; prodotti deludenti le cui recensioni positive (fasulle) sono state acquistate da apposite agenzie per invogliarne la scelta.

La conoscenza di questi casi, l’accertamento e la verifica di ognuno di essi si accresce solo con l’esperienza, un’esperienza che un normale consumatore non può sistematicamente avere dato il tempo e gli strumenti che l’analisi di questi casi richiedono e dato che sono necessari migliaia e migliaia di casi prima di poter sostenere, in sicurezza, che non si tratta di un singolo fenomeno isolato.

*Di particolare rilievo sono i casi di gruppi di acquisto che hanno acquistato a prezzi notevolmente ribassati, e poi rivenduto illegalmente, prodotti destinati al solo recupero delle materie prime e non destinati alla vendita. Questi casi, anche se il consumatore non lo sa, si sono conclusi in tribunale con esiti drammatici per chi ha messo in opera questo tipo di truffa (cercate riscontri nelle sentenze dei tribunali o ascoltando chi ha preso parte alle specifiche class action).

La perdita dell’indipendenza dell’imprenditore e della libertà del consumatore

Il fine ultimo della concorrenza sleale è per noi comuni mortali indimostrabile. Però è possibile effettuare un’analisi razionale osservando, al di là della nebbia scatenata dai vapori dei profitti, chi ne trae vantaggi e quali. Quello che tangibilmente si è osservato negli ultimi vent’anni è la crescente distruzione delle piccole e medie imprese, la soppressione dei negozi del centro delle città, la perdita dell’indipendenza dell’imprenditore (ma, di conseguenza, anche della libertà del consumatore) il quale, se vuole esistere, è costretto a passare per il pizzo 2.0, il pizzo digitale, che deve pagare a portali di categoria (che sfociano nell’inganno quando confrontano prezzi senza confrontare cosa c’è dietro a quei prezzi) ed ai più volte citati e-commerce massivi mieti economia, nonché la perdita della proprietà privata a favore della “centralizzazione dei consumi”.

I grossi e-commerce, oltre ad esser traccianti catturano una innumerabile mole di big data delle nostre attività, preferenze, sensazioni, stati d’animo, debolezze. In questo modo ci “conoscono” meglio di noi e possono derivare i dati necessari a creare il nostro prossimo bisogno. Ci manovrano come un pascolo, scelgono per noi cosa dobbiamo acquistare proponendoci alternative da mentalista che in realtà non desume ma induce la scelta.

Si tratta di realtà molto complesse, difficili persino da osservare (figuriamoci da intuire) per le masse le quali non vanno mai a verificare a chi appartengono a monte, chi le ha finanziate e quali vantaggi hanno portato e a chi, distruggendo chi altri.

Continua…

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Il Deserto del Mojave. Subito prima del rilievo montuoso un’immagine indefinita che, con molta probabilità, induce al travisamento.
Magari ci vediamo un villaggio o magari chissà cos’altro spinti dalle nostre suggestioni e dalle nostre personali necessità…
in realtà, non c’è nulla.

Si tratta infatti di una Fata Morgana, un complesso tipo di miraggio, un fenomeno della Fisica Ottica.
Image’s Copyright: it.wikipedia.org

Equipaggiamenti speciali per veicoli studiati per girare il mondo – Berardi Store

Berardi Store

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Servizio Vendita Assistenza Ricambi Installazione di equipaggiamenti, accessori, sistemi energetici, elettronica, elettrodomestici ed utility per caravan, motorhome, camper, barche, fuoristrada, moto, eBike… maggiori info alla pagina Official Store.

In questo esempio:

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…sono solo una piccola parte di oltre 2000 prodotti che abbiamo a catalogo e con cui allestiamo mezzi che hanno fatto fino a 3 volte il giro del mondo, come lo splendido Toyota Landcruiser di un nostro caro cliente Australiano che trovate alla pagina Official Store o come l’intramontabile Land Rover Defender che prepareremo con particolare cura nel corso di quest’anno : )

BerardiStore

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prodotti per la CASA, il CAMPER, la NAUTICA,
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e per applicazioni altamente tecnologiche.

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Elettronica Meccatronica Robotica Automazione
Energetica Elettrodomestici e Utility Hi Tech
per la Casa, il Camper, la Nautica e per i settori
Professionali e Tecnologici indicati alla
nostra pagina specifica: Official Store.

LABORATORI di Ingegneria dedicati:
Energetica, Tecnica del Freddo, Meccatronica,
Materiali e Lavorazioni Meccaniche,
Motori a combustione interna, Motori Elettrici,
Prototipazione…

Aperti soprattutto durante le ferie : )

Sito web: www.berardi-store.eu
Contatti: www.berardi-store.eu/contattaci.html

I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero due (sul professionista)

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 4c

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Il pensiero due (sul professionista)

Il successivo pensiero, immediato, promette di trovare una giustificazione morale per pulire la coscienza dalla responsabilità di stare distruggendo un mercato e numerose famiglie coinvolte nella filiera di un dato prodotto o servizio. Esso solitamente prende una forma imponente e allo stesso tempo priva di consistenza come un Morgana di illusioni derivato dall’incurvatura (o dal totale ribaltamento) della saggezza sotto l’azione più o meno intensa di un gradiente di convinzioni, suggestioni e pesanti semplificazioni della realtà che nella mente danno luogo alla rifrazione di deformate elucubrazioni, pensieri distorti e conclusioni totalmente errate.
Di seguito, a modo mio, ne racconto alcune distinguendo l’illusione (Morgana) dalla Realtà. Le ho raccolte differenziate per tipo di professionista* (a carattere commerciale, artigianale e progettuale) riportando quelle più frequenti ed allo stesso tempo più rumorose. Queste, nonostante l’assurdità e la fallacia, hanno generato negli ultimi trent’anni un impatto notevole sul mercato, con conseguente profondo cambio di traiettoria che l’ha portato verso rotte poco chiare al consumatore.

*Sebbene, ai fini fiscali, commercianti e artigiani non siano classificati come professionisti, in questo libro sono definiti tali laddove vantino un’esperienza considerevole ed un’ampia preparazione nel proprio settore tale da fornire al consumatore un vantaggio rilevante ed un reale risparmio di denaro nel lungo periodo.

Per i professionisti a carattere artigianale e progettuale

Morgana

“…ma cosa ci vuole? Basta seguire quel tutorial o quel forum che promuovono questo prodotto o servizio che “sembra” perfetto per il caso nostro, oppure seguire le istruzioni di quella ‘grande superficie di vendita’ che mi fornisce tutto preconfezionato; quanta esperienza ci vorrà mai? Perché mai affidarmi ad un esterno (professionista, progettista, esperto in materia), tanto sicuro mi farà spendere di più senza alcun motivo…”

Realtà

Il forum, il (video)tutorial online o l’influencer che “guarda caso” promuovono il tale prodotto, lo promuovono appositamente affinché tutto sembri facile. Vengono pagati per questo. Spesso vengono forniti anche specifici link per imboccare passo passo il consumatore verso l’acquisto dei prodotti sponsorizzati sulle piattaforme dei massivi e-commerce accentratori anziché, come sarebbe più corretto, sui siti web ufficiali di piccole e medie imprese di liberi imprenditori (consigliati o partner ma comunque indipendenti).

La grande superficie di vendita (mi riferisco a quella appartenente a più o meno noti grandi gruppi e non quella del singolo self made man indipendente), invece, dice al potenziale cliente quel che egli desidera sentirsi dire (che tutto è semplice, che i prodotti sono tutti uguali ed è sufficiente scegliere il più economico per farsi furbi ed avere lo stesso a meno…) attraverso venditori che sembrano conoscere i prodotti solo se osservati in un confronto con un consumatore totalmente a digiuno; in realtà, molto spesso, risultano totalmente ignoranti e impreparati nonché autori di grandi sfondoni se il confronto avviene con un professionista con decenni di esperienze dalle più semplici alle più variegate e complesse.

Il venditore dell’ultima ora con, ahimé, un contratto raccapricciante, presso la grande superficie di vendita del grande gruppo, ha ascoltato i consigli del capo-reparto a sua volta appresi al corso di comunicazione per venditori che spiega come prendere per la gola i clienti, come sembrare chi non si è e cosa dire a seconda delle situazioni per finalizzare una vendita (scorretto) della quale poi non si assume alcuna responsabilità (molto scorretto) non essendo egli, per ruolo, investito di alcuna responsabilità.

Il professionista esterno, invece, avendo maturato sufficiente esperienza, evita al cliente tutta la sequela di problemi che rappresenterebbero un costo rilevante per l’inesperto il quale, se operasse da solo allo sbaraglio, prima “si improvviserebbe con poco” e poi agli errori “dovrebbe rimediare con tanto”.

L’inesperto, fermamente discorde con il pensiero “in realtà pago quello che compro”, a fronte di un fittizio risparmio iniziale spende solitamente di più in un secondo momento per compensare gli errori (se ha compreso quel che è successo), in altri casi addirittura abbandona il suo progetto per contenere le perdite (se ha intravisto qualcosa che ancora non è del tutto chiaro ma non sa o non può procedere), in altri casi ancora, come un giocatore incallito, ritorna imperterrito al punto d’inizio perseverando nella sua filosofia e ritentando più volte la sorte, senza successo, con improbabili scorciatoie fallimentari che non arrivano mai ad appagarlo (se è privo di qualsivoglia supporto utile alla comprensione di questi fenomeni).

L’inesperto non ha così usufruito di alcun risparmio reale, anzi ha affrontato disagi e frustrazioni, ha sostenuto spese impreviste di correzione che hanno allungato il suo percorso e, diciamocelo, se non ha compreso, si è via via sempre più inacidito con la paradossale conseguenza che questo inacidimento lo ha portato a non credere più in nulla e nessuno continuando ad intraprendere sempre ulteriori scorciatoie, ripetitive, nel tentativo di recuperare a tutto il passato in un sol colpo, come in un loop d’errore ciclico a inacidimento crescente in cui continua a vincere sempre e solo chi si prende “gioco” di lui.

Il reale potenziale di quella che era l’idea iniziale ed i benefici che ne poteva trarre sono stati mancati per aver sbagliato acquisto e/o modo di operare ed aver portato avanti il suo progetto senza i criteri di cui invece è padrone un esperto in materia**.

E questo è il mercato ordinario massivo di tutti i giorni, una macchina pesante e complessa che muove ogni giorno montagne di denaro tali che non potremmo quantificare nemmeno in 7 vite ed il cui prezioso carburante è: l’ignoranza.

**Un esperto vero non di certo quello del portale scorciatoia dalle icone colorate che altro non è che un’altra veste per gli spiacevoli casi di cui sopra.

Morgana

“…ma facciamo da soli! Trovo due manovali, a cosa servirà mai un ingegnere o un geometra o un tecnico specializzato se non a buttare via altri soldi per star lì a guardare quelli che faticano?…”,

Realtà

L’Ingegnere, il Geometra o il Tecnico qualificato non stanno a guardare dei manovali nell’accezione più scarna del verbo “osservare”. Essi supervisionano ogni operazione controllando che l’operato corrisponda al progetto stabilito e nulla sia quindi improvvisato alla buona, inoltre verificano in tempo reale che l’esecuzione dei lavori sia ottima e non approssimativa evitando al cliente una sequenza di problemi postumi ben più dispendiosa come ad esempio rompere e rifare, rompere e lasciar così stremati dai problemi, subire rotture impreviste, materiali errati, inflitrazioni, geometrie sbagliate, impianti inaffidabili, capitolati non rispettati, ore di lavoro fasulle segnate, materiali addebitati mai utilizzati, costi che lievitano senza che sia mai visibile un punto di arrivo… Nel mio Blog sono riportati centinaia di casi del genere (nei più svariati settori trattati) in migliaia di articoli disponibili al lettore.

Morgana

“…ma su, il piccolo artigiano costa di più di questo prodotto preconfezionato solo perché non è industrializzato e fa tutto da zero su misura, inoltre per fare lo stesso oggetto prende il triplo solo perché è un piccolo imprenditore quindi ha costi più alti, maddai!”

Realtà

Contrariamente a quanto si possa pensare sono proprio le piccole attività a fornire i prezzi migliori finali (a parità di qualità del prodotto e del servizio offerto) e questo per il semplicissimo motivo che le piccole attività hanno costi aziendali esigui rispetto alle grandi superfici di vendita, sono meno vincolate, sono agili e quindi capaci di operare ad una velocità improponibile per una grande realtà (avete mai visto un elefante battere in agilità un vispo gattino?). Potete verificarlo su qualunque testo di Microeconomia.

La storia dei costi più alti per le piccole attività è a cavallo tra il mito e la leggenda metropolitana. L’artigiano non ha mai preso il triplo rispetto alle grandi superfici di vendita perché i suoi prodotti non sono mai stati neanche lontanamente paragonabili a quelli delle grandi superfici. L’artigiano è uno dei maggiori esempi di maestria nel mestiere. Figure per eccellenza come il piccolo falegname sotto casa (che non fa uso di truciolati grossolani né di cartoni pressati), il calzolaio (che adegua, rigenera, corregge), il tappezziere (che ridà vita alla tua vecchia amata poltrona), il tecnico meccanico (che sa dove mettere le mani e non sostituisce ma ripara), il fabbro (che modella e forgia), il piastrellista (che trasforma in arte una posa), il pastaio (appassionato che segue le farine migliori), il manovale in gamba (che è un piacere guardarlo costruire nel suo spazio di lavoro con nobile perizia), l’agricoltore (che conserva la tradizione del passato e non si nega allo studio del futuro con il figlio agrario),  il maniscalco (che raro, quasi fatto più di mito che di realtà, accompagna le persone a vivere realmente in un breve frangente), il viticoltore non massivo (che permette serate di degustazione irripetibili, a lume di candela e con un sapore unico sempre diverso), l’apicoltore (che conosce i fenomeni meteorologici, di inquinamento e di intossicazione prima di noi), il ceramista (che complementa la casa in modo esclusivo), l’orologiaio (quello dei movimenti automatici e delle cosidette complicazioni meccaniche che i comuni mortali nemmeno immaginano cosa siano), la sarta (che disomologa e rende distintivo) e così via… sono solo alcuni degli esempi di donne e uomini portatori di una immensa esperienza che rischiamo di far estinguere rivolgendoci agli accentratori e-commerce massivi anzichè ai siti web ed alle sedi fisiche di professionisti diretti, liberi, indipendenti.

L’artigiano non fa lo stesso prodotto fornito da una grande superficie, ad esempio un mobile. Quel che vi assomiglia, all’apparenza, possono essere le geometrie e lo stile; i materiali che impiega, invece, sono decisamente più nobili e veri così come i metodi costruttivi. Legno vero, ad esempio, quindi non cartone pressato, addizionato di spessori di scarti e laminato per “sembrare” una tavola spessa 4 centimetri di Ciliegio, Faggio, Frassino…

L’artigiano onesto impiega materiali di prima scelta, ne acquista un po’ più del necessario per completare il lavoro al cliente e quel che gli rimane rischia di non venderlo per anni. Il falegname onesto fa su misura veri mobili di legno che durano secoli e non omologate, ripetitive, noiose e banali plastichine scabrose né truciolati di polveri non meglio definite che marciscono con l’umidità e sono legati da collanti privi di agenti idrofobizzanti, fungicidi, ignifughi e tutto quel che, comportando un valore di cui non si può fare a meno, determina la produzione ottima.

Per i professionisti a carattere commerciale

Morgana

“…ma vedrai che se il negoziante lo propone ad un prezzo maggiore è perché è un ladro…”

Realtà

Il commerciante non è un ladro. Esistono prodotti appositamente realizzati da moltissimi marchi per le grandi superfici di vendita. Questi  peccano per una qualità minore che permette, a fronte di uno stesso logo sulla confezione, di ottenere dei margini utili nonostante la finta enorme scontistica. I prodotti per le grandi superfici vengono realizzati su apposite linee di produzione con qualità più bassa, materiali più economici, assiemi più fragili, durata minore. Inoltre i ladri esistono a prescindere in tutti i settori lavorativi e non, una persona in gamba sa riconoscere se si sta affidando ad un professionisa onesto.

Morgana

”… ma sicuramente dal negoziante costa di più perché ne vende pochi pezzi…”,

“…ma è ovvio che dal negoziante costa di più perché é rimasto indietro ed ha maggiori costi…”,

“…dai naturale, è perché non gli fanno le stesse condizioni di questo sito portentoso!”

Realtà

Nel 1991 i fondatori di diversi gruppi di acquisto tramutatisi nel tempo in grandi superfici di vendita, sovente di proprietà delle stesse persone che non gradite alla guida di un paese (spero di esser stato sufficientemente chiaro, educato ed imparziale in questa mia espressione), iniziarono a mettere in giro voci come quelle riportate nei tre Morgana poco sopra che si sono poi consacrate a tarlo di comodo nella mente di tutti coloro che amano perenni strade in discesa, onnipresenti comfort, facili risposte a tutto ed un assortito catalogo di vantaggi quotidiani meglio inquadrabili nella realtà come illusioni. Sia chiaro, non sto cercando di convincere nessuno del contrario in cui crede, anzi, questo libro è per coloro che già intuiscono questi meccanismi e amano approfondire, mettere in discussione, ragionarci su, trarne spunti. Infatti, coloro che credono a certe mere semplificazioni della vita continueranno così imperterriti fino all’ultimo sospiro ed avranno rivestito l’importante ruolo di motori della circolazione di denaro, fatta eccezione per il caso in cui questo denaro, invece di circolare nella nostra Patria, viene estradato all’estero impoverendoci gradualmente perché ci piace tanto la brillante idea di un pacchetto consegnato fin sullo zerbino sfruttando i dipendenti sotto osservazione cronometrica.

Quel che accade, ogni volta, è che un autore in gamba crea una nuova favola a cui la moltitudine ama credere, la fa diventare un virale chiodo fisso, con il tempo la fa incamerare nella mente come un dato di fatto sul quale non spingersi mai a fare domande, ci guadagna capitali sufficienti a gestire una o più nazioni e poi, sistematicamente, quando il tale metodo barra personaggio non sono più utili, si può finalmente uscire, dopo una ventina d’anni, con uno speciale televisivo che racconti le schifezze di cui i consumatori che non si sono posti domande, poveretti, non potevano immaginare nulla.
No?!? Davvero!?! Non pensavano che la loro “comodità” avesse poi un costo, delle ripercussioni che dovevano per forza di cose e onor di logica ricadere su qualcuno? Non se lo immaginavano di stare distruggendo milioni di famiglie e di lavoratori per un vizio malato? Peccato, mi dispiace che ignorassero la realtà a tal punto! Poverini, chi mai ha insegnato loro che nella vita è tutto facile, tutto gratis e soprattutto privo di ripercussioni? Peccato, peccato… evvabbé, sarà per un’altra volta…

…per la volta in cui comprenderanno quantomeno le basi della Fisica Classica fatta di forze, lavoro, energia, attriti, perdite, rendimenti… quella fisica che spiega in modo semplice come nulla sia gratis nel nostro Universo.

Continua…

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Il tuo futuro è già noto?
Più risparmi più diventi povero
Cap 9 – In revisione
Cap 10 – In revisione
Cap 11 – In revisione

Seconda raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Terza raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Quarta raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Prima estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Seconda estensione – Prossimamente (su versione cartacea)