Do It Yourself – Autofinanziamento

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: La serietà porta profitto

C’è una tale diffidenza e una tale ignoranza a questo mondo tanto render diffuso il pensiero che, non chiedendo mai ad altri, si faccia più bella figura e si risulti, agli occhi di chi osserva, più forti e indipendenti. Altre volte invece non si chiede mai semplicemente per il timore di sentirsi in debito e di dover dire “grazie”. Insomma il timore di dover render conto ad altri o di fare la “tale figura” predomina sulla ragione. Alcune persone che conosco direbbero “Pare brutto”, oppure “Sta brutto”. Questo somaro comportamento ha fatto la fortuna di sistemi bancari ed economici, non sempre affidabili, oramai presenti/radicati sull’intero globo. Un sistema che più è stimolato e più sollecita chiunque ne risulta coinvolto, affligendolo. Poi ci sono quelli svegli (svegli nel senso di intelligenti, intraprendenti, brillanti, non nel senso di furbi, abili nel trarre beneficio da comportamenti opportunistici) che se ne fregano delle apparenze e, senza vergogna alcuna, pensano solo ai risultati di un comportamento costruttivo e ti propongono di vender loro del denaro. Lo acquistano da te pagandoti interessi superiori a quelli che ti offrirebbe una qualunque banca e a loro volta pagano interessi molto minori di quelli che avrebbero dovuto pagare in banca qualora avessero chiesto a questa il loro prestito. Certo ci vogliono garanzie, ci vogliono testimoni, ci vuole un contratto, un’assistenza legale o notarile, ma soprattutto ci vuole serietà e fiducia. Per tale motivo è utopico credere che si possa diffondere l’autofinanziamento. Nonostante ciò diverse persone ci sono riuscite con una semplicità disarmante, rivolgendosi ad amici o conoscenti affidabili e dimostrando che ciò non è impossibile ma solamente molto difficile. Così si può chiedere un prestito ad esempio di 10 ed avere una cifra da restituire pari a 10,3 – 10,4 contro gli oltre 11,5 – 12,7 che richiederebbero banche e finanziarie per un prestito di eguale ammontare e di medesima durata temporale. Cosa ci guadagna il tuo amico/parente/collega di fiducia? Ebbene se chi presta la somma del suddetto esempio si fa due conti, potrà accorgersi che tenendo il suo denaro fermo in banca riceverà interessi decisamente più bassi e, nel medesimo arco temporale, riceverà molto meno di 10,3. Come dire che a far del bene… ci si guadagna pure di più (sempre e rigorosamente evitando persone poco affidabili e sempre e solo operando con cifre tanto più contenute quanto meno si è esperti o comunque meno preparati sul mondo tra i più ostili che conosciamo). Ma se proprio la fiducia non fa parte (ahimé) della vostra vita o della persona con la quale immaginate di poter intraprendere un rapporto di questo tipo, sappiate che il denaro non è l’unico modo di finanziare progetti* e, come vedremo in uno dei prossimi articoli, diversi gruppi di imprenditori abili e competenti hanno proposto e messo in atto situazioni davvero interessanti…

Un esempio pratico

E’ dura, davvero dura, riuscire ad autofinanziarsi l’avvio (o parte dell’avvio) di un importante progetto il quale magari prevede l’acquisto di macchinari, strumenti e attrezzature particolari. E’ dura ma non impossibile, come ogni cosa particolare richiede necessariamente molto studio, una grande preparazione ed ottime capacità organizzative ed esecutive. E’ quindi opportuno evitare di strafare, evitare di fare importanti acquisti tutti in una sola volta ma, al contrario, può essere preferibile compiere piccoli passi da verificare di volta in volta prima di procedere al successivo. Ammettiamo ad esempio che riusciate ad usufruire del Prestito d’Onore dedicato a giovani imprenditori e imprenditrici, a neo laureati, ecc., ed ammettiamo che riusciate ad ottenere la cifra massima la quale, se non erro, attualmente è di Euro 50.000,00. Il Prestito d’Onore è ovviamente una grande opportunità per tutti i giovani ma, proprio perchè si basa sulla fiducia (non sono necessarie infatti particolari garanzie né ipoteche), offre una somma relativamente contenuta, con interessi altrettanto contenuti, che va restituita nel giro di pochi anni. Pertanto se la cifra che avete calcolato essere necessaria, quantomeno per avviare il vostro progetto, ammonta ad Euro 60.000, può risultare sgradevole andare a pagare per i restanti Euro 10.000, ottenuti mediante un prestito normale, interessi superiori a quelli che vi impegnerete a pagare per i primi 50.000. A questo punto allora avrete un’interessante alternativa che si chiama autofinanziamento e, se sarete fortunati, potrete effettuare la vostra richiesta ad un caro amico, parente, conoscente o collega di lavoro, consci che sui restanti Euro 10.000 potrete pagare, in 5 o 6 anni, interessi totali superiori a quelli che il vostro amico riceverà per il suo ordinario deposito ma inferiori a quelli che vi sarebbero richiesti da una banca o da una finanziaria. Quanto guadagnerà il vostro finanziatore e quanto risparmierete voi in qualità di giovani imprenditori/imprenditrici, sarà unicamente frutto di un accordo tra persone in gamba. Sebbene sia molto difficile che ciò avvenga, non è impossibile né utopico. E’ invece utopico che si diffonda l’autofinanziamento come metodo preferenziale in quanto ciò equivarrebbe ad affermare che tutti sono seri, precisi, capaci, puntuali, mentalmente aperti, e così via. Se così fosse, in una nazione non ci sarebbe nulla di storto e ciò è ovviamente impossibile.

Note

In un mondo di furbi anche solo la semplice operazione appena descritta va effettuata con una enorme cautela e solo avendo come condizioni necessarie: la serietà delle parti, l’onestà, l’affidabilità, le capacità, la preparazione ed i buoni intenti. Premesso ciò diventa realmente possibile concludere ottimi affari per le poche persone che dispongono realmente dei requisiti appena citati.

Disclaimer

L’autore non si ritiene responsabile della riuscita o meno di un qualunque progetto scaturito dalla lettura di questo articolo. Ognuno è responsabile delle proprie scelte/azioni nel pieno rispetto delle vigenti leggi in materia di scambio di denaro tra privati. La legge ammette lo scambio di denaro tra privati ad interessi uguali o inferiori a quelli bancari, inoltre, come è ben noto, non ammette ignoranza. Per maggiori informazioni rivolgiti ad un legale di fiducia.

*Non avrete per caso pensato all’autofinanziamento per poter acquistare cose futili? La logica parte da un piccolo progetto, per aiutare giovani imprenditori/imprenditrici, fino a quanto di più innovativo e indispensabile possa concepire mente umana. Non sprecate simili e rare occasioni per l’acquisto di oggetti sfiziosi ed allo stesso tempo banali o, peggio, per l’acquisto di oggetti che non producono ma consumano (cogliere la finezza).

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In preparazione

Autofinanziare l'acquisto di macchinari, strumenti, attrezzi per realizzare un progetto

E’ dura, davvero dura, riuscire ad autofinanziarsi l’avvio (o parte dell’avvio) di un importante progetto
il quale magari prevede l’acquisto di macchinari, strumenti e attrezzature particolari. E’ dura ma non
impossibile, come ogni cosa particolare richiede necessariamente molto studio, una grande preparazione
ed ottime capacità organizzative ed esecutive. E’ quindi opportuno evitare di strafare, evitare di fare
importanti acquisti tutti in una sola volta ma, al contrario, può essere preferibile compiere piccoli passi
da verificare di volta in volta prima di procedere al successivo.

Come risolvi un problema?

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Strade per risolvere un problema: Problem Solving, istruzione e Fai da Te

Si presenta un problema* (ad esempio c’è qualcosa che si rompe o necessita di ordinaria manutenzione), puoi scegliere se risolverlo da te (autorisoluzione) o se demandare la risoluzione a terzi (trasferimento della risoluzione). Ovviamente la prima opzione comporta costi moderati (talvolta persino nulli), mentre la seconda implica costi che possono essere considerati da ordinari fino a straordinari. In ogni caso non è solo questo il punto (sarebbe scontato).

Autorisoluzione

Se opti per l’autorisoluzione una serie di fattori non trascurabili divideranno te dalla risoluzione del problema. Innanzitutto vi è la fondamentale necessità (preventiva) di un trasferimento di conoscenze dalle sedi dell’istruzione e formazione (scuole, università, corsi di formazione, esperti del settore, esperienze lavorative, prove e test, materiale informativo, ecc.) a te. Questo significa che se la tua nazione offre una formazione adeguata, metodica, debitamente approfondita e variegata (come accade in varie regioni del centro-nord Europa), hai più chance di superare agevolmente un ostacolo senza sentirti in panne e accerchiato da inutili timori. Al contrario se l’istruzione fornita dalla tua nazione non è al passo con i tempi e risulta incompleta e obsoleta, si verificherà una sorta di errore ciclico. Significa che se deciderai di scegliere il percorso dell’autorisoluzione di un problema, non appena ti accorgerai di non avere le conoscenze e gli strumenti giusti per risolverlo e non appena verificherai l’assenza di adeguate fonti di informazione e formazione, ti ritroverai ciclicamente al punto di partenza del percorso di autorisoluzione senza venire a capo di nulla. I ripetuti tentativi a poco serviranno. In alternativa abbandonerai la strada dell’autorisoluzione per quella del demando del compito a terzi, ovviamente denaro permettendo, altrimenti il problema rimarrà lì davanti a te irrisolto con tutti i disagi che esso comporta. Ipotizzando, come accennato poco prima, che invece la tua nazione offra strumenti formativi al top, puoi compiere un importante passo avanti verso la risoluzione del tuo problema a patto che tu abbia il desiderio e la voglia di studiare e imparare, nonché la capacità di saper fare trasformando concetti teorici in atti pratici. Con queste premesse puoi costruire, ottenere e raggiungere l’obiettivo prefissato. Se ora hai risolto il problema, per questa volta, il percorso è concluso. Viceversa se non lo hai risolto vi sono tre possibilità, una logica che prevede il riavvio della fase di studio con ulteriori approfondimenti e tappe di formazione, una meno vantaggiosa che prevede di intraprendere il percorso del demando della risoluzione a terzi ed una poco logica che prevede l’abbandono del problema irrisolto con tutte le spiacevoli conseguenze che questo comporta.

Demando della risoluzione a terzi

Se si dispone dei mezzi finanziari per raggiungere il proprio scopo, ovvero la risoluzione del problema tramite terzi, il discorso finisce qui e ciò che ne consegue va analizzato in separata sede, sono infatti ben altri gli aspetti che si intende osservare in questo articolo. Il primo aspetto negativo che caratterizza l’affidamento della risoluzione di un problema a terzi, è la spesa di denaro. La diretta implicazione è che parte delle ore di lavoro dell’individuo avente il problema vanno destinate al pagamento del servizio eseguito dal tecnico o professionista incaricato. Si tratta ora di valutare se vi sia o meno reale convenienza in questa scelta. Ovviamente se non si possiedono conoscenze di sorta sul tema, la scelta è quasi obbligata. Se si ha la possibilità di pagare un tecnico o professionista, quest’ultimo provvederà alla risoluzione del problema e l’esito dipenderà dalla sua preparazione, professionalità e onestà. Se non si dispone della liquidità per il pagamento del compenso il problema, ovviamente, permane. Anche nel caso in cui il tecnico o professionista non sia debitamente preparato il problema può permanere comportando un’inutile spesa legata alla scelta errata (spesso inconsapevole) dello specialista stesso (spreco di denaro). La procedura di demando della risoluzione del problema a terzi viene quindi riavviata a patto che si disponga della sufficiente liquidità, in caso contrario il problema permane (questa volta però assieme all’amarezza di uno spreco di denaro che poteva esser utile per altro).

Fattori incidenti

Quanto descritto potrebbe risultare banale (ma non è così…) se non fosse che, tra l’autorisoluzione ed il demando della risoluzione a terzi, esiste una lista di fattori che incidono abbondantemente sulla riuscita o meno dell’una o l’altra scelta e che alcuni di tali fattori spingono decisamente in una direzione marcando un netto cambiamento nella vita di ogni persona. Pertanto se stai pensando di risolvere quel fastidioso problema che rimandi da tempo per via di tutte le altre spese che stai sostenendo e che sembrano avere sempre la priorità, sappi che i fattori che incideranno sulla buona riuscita di un’autorisoluzione sono la misura dello spessore formativo, l’apertura mentale, la capacità di ragionare, la capacità di effettuare valutazioni obiettive, logiche e sensate, la capacità di usare strumenti di apprendimento (scuole, università, corsi, esperienze sul campo, ecc.), la disponibilità e la qualità di questi strumenti (quanto moderna, aggiornata e completa è l’offerta formativa), la capacità di utilizzare strumenti di autoapprendimento (corsi, corsi a distanza, corsi sulla rete, manuali, incontri con esperti del settore, ecc.) e naturalmente la disponibilità, il grado di approfondimento e l’attendibilità di quest’ultimi (dire che oggi si trova di tutto significa affermare che oggi si trovano sia fonti attendibili, corrette e verificabili, sia fonti incomplete, sviluppate male, errate e persino insensate). D’altra parte anche se hai scelto di demandare a terzi la risoluzione di un problema ci sono stati senz’altro dei fattori scatenanti che hanno inciso in precedenza e incidono tuttora su tale scelta. Ad esempio la presenza di altri problemi, la sicurezza di sé, la qualità della vita (stile e ritmo di vita), il rapporto con la società e l’influenza che questa esercita su di te (ad esempio tramite il rapporto con i coetanei o con i colleghi di lavoro), l’umore, il grado di soddisfazione personale, la qualità dell’istruzione ricevuta, l’educazione alle difficoltà, la qualità dell’ambiente, difficoltà varie ed eventuali.

In conclusione

Il problema vero reale è che se abiti sopra un monte, e per muoverti scegli sempre sentieri che vanno in discesa, evitando quindi ogni bivio che ti riporta davanti ad ogni singolo tratto di salita, prima o poi, se vorrai tornare a casa, dovrai risalire l’intero monte e potresti non avere l’allenamento necessario. C’è poi da considerare che se abiti sopra un monte puoi già ritenerti fortunato perchè altri, ai piedi del monte, non avranno altra scelta che iniziare la salita.

Il tempo

Nei percorsi appena esposti non si tiene conto della spesa di tempo che essi comportano in relazione alle diverse scelte e variabili. Ebbene, trattandosi di un tema cruciale, verrà analizzato con le dovute accortezze in uno dei prossimi articoli.

*In questo articolo con il termine problema si intende naturalmente un imprevisto il cui rimedio rientra nelle possibilità di risoluzione di un individuo, sono escluse quindi problematiche di tipo astratto, morale, sociale, religioso, filosofico, medico, ecc..

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La forza di volontà è l’unico mezzo che spinge un uomo verso le
mete desiderate, frequentemente ritenute impensabili dalla massa.
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Do It Yourself – Autoproduzione e autoconsumo

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Costruisci, usa e scambia le tue abilità

Si possono autoprodurre diversi beni, ad esempio alimentari, dei pomodori, utilizzando semplicemente un vaso, della terra, semi e acqua (cosa che generalmente offre molte soddisfazioni a coloro che lo fanno con diversi tipi di ortaggi), così come, una volta acquisite le dovute competenze, si possono realizzare autonomamente dei prodotti più articolati che richiedono più laboriosità, ad esempio dei lavorati in metallo o legno realizzati alle macchine utensili, dei meccanismi, delle strutture, dei sistemi costituiti da più componenti o organi. Ma non è tutto… da semplice cittadino si possono autoprodurre anche tanti servizi. Nel settore dei trasporti il car-pooling ne è un esempio: utilizzando la vostra normale auto e mettendovi in contatto (tramite appositi siti web) con persone di tutta Italia, che viaggiano spesso sulle vostre stesse tratte e sono disposte a dividere le spese o ad offrirvi qualcosa in cambio (il sempre gradito baratto), potreste ottenere un notevole risparmio. Ma l’elenco dei casi è di gran lunga più vasto e ci sarà sicuramente occasione di effettuare ulteriori e curiose analisi in seguito.

La cosa più sorprendente è che, oltretutto, molte delle cose che potremmo autoprodurre, le possiamo anche autoconsumare. Come dire che il benessere, anche se non ci si pensa spesso, può essere subito disponibile a partire da noi. Questo significa che non è necessario pensare per forza di produrre qualcosa per poi venderlo dall’altra parte del mondo. Se ci pensi bene c’è già qualcuno nella tua città, nel tuo quartiere e forse nella casa vicino alla tua che può avere bisogno di te, delle tue competenze, del tuo capitale umano.

Il problema è che non lo sai perchè ci comportiamo, ogni giorno che passa, sempre più come dei robot che mal comunicano tra loro e sono programmati per svegliarsi e utilizzare un sistema di “cose che usano tutti” e che magari logorano te, il tuo sistema nervoso e la tua salute. Non rappresenta infatti una rarità andare in contro ad una giornata di lavoro che non per tutti è piacevole (non tutti hanno la fortuna di fare il lavoro che loro piace), correre a prendere i bambini a scuola e sentirli ripetere in continuazione che desiderano tanto che tu gli compri quella “cosa” che i loro amichetti hanno e che, anche se loro ancora non lo sanno, spesso vogliono solo per essere uguali agli altri (…), tornare a casa per un pranzo semipronto (contenente non si sa bene cosa e che non si sa che effetti abbia su di te), ricorrere a lavoro per poi tornare a casa ed avere un rapporto altalenante con la compagna. Questa, vittima del tuo stesso tipo di stress, può avere il “giorno sì” in cui decide che ti comprenderà o può avere il “giorno no” in cui entrerà in risonanza con te alterando l’equilibrio di una giornata già instabile. Una notte, magari con un sonno intermittente, e tutto ricomincia neanche fosse un test di resistenza ciclico come quello al quale sono sottoposte le sedie in scatola di montaggio di un noto produttore svedese.

Così un giorno consulti la tua solita fonte di informazione (internet, radio, giornali, tv, ecc.) e ti accorgi che nessuno ha intenzione di promuovere una legge che permetta di trasformare la tua vecchia auto in un’auto elettrica o ibrida nonostante il mondo brulichi di periti, ingegneri e tecnici in grado di farlo con una spesa tutto sommato ragionevole. Scopri però che esiste il farmaco che, qualora la tua gola bruci per l’inquinamento respirato, allevia l’infiammazione. Il problema non si risolve, ci si gira intorno caricandoti con una nuova spesa e tu lo fai perchè in fondo “non hai tempo” e devi correr via prima che “la vita ti uccida”. In questo triste esempio (piuttosto accentuato lo devo ammettere, del resto non è facile concentrare i problemi di tante persone diverse in poche frasi) forse deduci perchè è importante saper fare, avere delle abilità, studiare, ricercare e ricavare il meglio in primis da sè stessi. Forse si deduce perchè è importante che, almeno qualcosa sia capace tu a fartelo da solo per scambiarlo magari con altri che sono abili a fare cose diverse. Deduci come un tuo valore aggiunto può se non altro allentare una maglia della catena e magari, una volta assimilati certi concetti, spezzarla definitivamente apportando un cambiamento che vale la pena di provare almeno una volta. E’ importante quindi studiare, imparare, saper fare, avere dei sani interessi ma anche interagire con altri, dividere gli sforzi e creare connessioni proprio come quelle che il cervello fa, mentre non te ne accorgi, in maniera naturale tramite le sinapsi. Diventa sinaptico.

Note

Lo stimolo di scrivere questo articolo è zampillato dopo aver visto, l’ennesima volta, un singolo individuo autocostruire oggetti complessi per i quali siamo abituati a pensare che occorrano grandi fabbriche, grandi capitali e un elevato personale. Così ho visto/conosciuto gente che, sebbene diversamente dal metodo logico ha studiato per conto proprio, magari in modo disordinato e/o incompleto senza seguire quindi un preciso percorso, è stata comunque in grado di autocostruirsi (ed utilizzare per sé) diversi oggetti interessanti. Gli esempi più rappresentativi sono stati: un’auto elettrica (a fatica omologata ma comunque messa su strada), un motore a combustione interna (completo in ogni sua parte ad esclusione degli accessori: alternatore, pompe, ecc.), delle parti di ricambio non più disponibili sul mercato per prodotti datati, delle strutture interessanti, dei sofisticati congegni elettronici guidati da “Arduino”, piccoli impianti per la produzione di minime quantità di energia degni di nota e molte altre cose delle quali avremo modo di parlare in appositi articoli che verranno su questo blog.

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In preparazione

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Motore V12 (in scala) interamente realizzato in casa e funzionante; per la sua realizzazione sono
stati adoperati macchinari il cui prezzo è pari o vicino a quello degli smartphone più venduti.
Quello che di più costoso ha comportato un progetto simile si traduce in termini di passione,
studio ed esperienza maturata sul campo dopo numerosi tentativi e tanto impegno.
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Problemi intergenerazionali di comunicazione

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Dalla comunicazione alla storia, ecco perchè le cose non vanno

La storia, quella vera, intatta, aderente alla realtà, si tramanda. Attenzione, non con un testo ridondante, risonante e ripetitivo che perfora il cervello (…), si tramanda con degli insegnamenti, dei metodi, delle lezioni di vita. Quando non c’è comunicazione tra una generazione e l’altra, quando le esigenze cambiano e l’apertura mentale scarseggia, è difficile trasferire un concetto o, peggio, aver voglia di farlo. Il risultato è che ogni nuova generazione si trova nel caos ad affrontare ogni volta da zero quelli che, alla base, sono sempre gli stessi problemi del mondo. Se non c’è coesione tra gli uomini subentra il caos, una gran perdita di tempo e, conseguentemente, di opportunità. Un po’ come costruire ogni giorno un piano di un grattacielo per poi disfarlo durante la notte e ricominciare trovandosi così, dopo centinaia d’anni, sempre al primo piano e con niente di fatto (vedi anche una certa Penelope).

Quando non c’è comunicazione tra una generazione e l’altra la storia si dimentica. Quando la storia si dimentica, tutto ciò che di buono può aver fatto la generazione precedente è annullato. Quando non c’è comunicazione subentra il caos e, in simili situazioni qualcuno ci sguazza e vince sempre. Perchè? Perchè se non si mettono d’accordo due persone testarde durante una riunione di condominio, come possono mai mettersi d’accordo, anche se solo a gruppi divisi per paesi, 7 miliardi di persone? Insomma, il banco vince sempre. Ma il banco potrebbe essere truccato.

Se anche il tempo scarseggia nella frenesia della routine giornaliera e i figli sono in balia di baby-sitter, nonni con un entusiasmo attenuato, doposcuola poco formativi che aumentano solo la spesa d’iscrizione, beh allora il disorientamento diviene piuttosto prevedibile. La figura emblematica del papà che insegna al figlio a cacciare, a mandare avanti la fattoria, a diventare un uomo, è quasi del tutto scomparsa. Oggi c’è una console di gioco, un gadget elettronico* e i bambini almeno stanno lì buoni con i genitori, oltremodo stressati e logorati da un mutuo interminabile e paure reconde, che finalmente possono auspicare un timido riposo. Come si può insegnare qualcosa e a chi? Quando e con quali forze, con quali convinzioni, con quali certezze, con quali principi e con quale ardito orgoglio? E se nemmeno chi è assegnato alla responsabilità dell’altrui istruzione se ne occupa, come può una generazione, come quella degli attuali ventenni, anche solo lontanamente immaginare di cambiare almeno qualcosina del mondo? Mumble, mumble… mentre ci pensiamo la crisi dei mercati e, ancor prima dell’individuo, dilaga.

Per comunicare la storia, il progresso, i passi dell’uomo, i possibili futuri obiettivi, ci vuole tempo ed energia; non si mette in discussione il lavoro, nonché la fatica e l’impegno che questo, se condotto responsabilmente, comporta, ma con l’elevato livello di stress (vicino al punto di rottura) dell’attuale società risulta improbabile trasmettere qualcosa di virtuoso a chi verrà. Il banco vince ancora una volta.

Note

Se avete ipotizzato che con il termine “banco” si vuole intendere chi detiene una qualche forma di potere, sappiate che in realtà non è esattamente così. Il banco è costituito da tutti coloro che, per abbandonare uno sforzo, preferiscono evitare di occuparsi di un problema o di prenderne atto o di elaborarlo in qualunque modo che comporti uno sforzo mentale o fisico che sia. Quando una collettività va male, il problema, sebbene possa essere influenzato da terzi, è da attribuire principalmente alla collettività stessa che evita di compiere degli sforzi pur intuendo che qualcuno o qualcosa sta causando dei problemi. Come a dire che se mai nessuno inizia a cambiare anche solo un piccolo pezzettino di mondo che lo circonda, nulla cambia e raggiungere un obiettivo, talvolta anche semplice, sembra impossibile pur avendolo lì, a un palmo di distanza.

*Spesso fraintesi con la terra della fertile tecnologia che in realtà è ben altro.

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Un intrigo logico sul tema “raggiungere”:
Il paradosso di Zenone (o di Achille e la tartaruga)

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Image’s copyright: khamneithang.wordpress.com

Do It Yourself

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Do It Yourself – Fai da te cose alle quali forse non pensi ancora

Ricordate bene queste parole: autoproduzione, autoconsumo, autofinanziamento, baratto, filiera corta, rete umana, in sostanza… Do It Yourself. Ricordatele perchè sono il futuro, il vostro futuro, o meglio, il futuro di chi si ingegna e ha la capacità di apprendere. La logica di comprare tutto da terzi, demandare ad altri, ignorare conseguenze, non funziona più. E’ vecchia, obsoleta e non adatta a tempi di estrema crisi. Comprare, consumare, buttare, sprecare, utilizzare male e poco, cambiare frequentemente, non procura più benefici e, molto probabilmente, non li ha mai procurati, al di là del fatto che “niente è più necessario del superfluo”. Si è prodotto di tutto e troppo. Si è speculato su tutto troppo. Si sono ignorati meccanismi e conseguenze di azioni quotidiane, tanto… troppo. Do It Yourself definisce la costruzione, la modifica, la riparazione di qualcosa senza far riferimento necessariamente a professionisti di un determinato settore. Questo però non deve trarre in inganno, far da soli non significa riuscire ad ottenere lo stesso risultato di un professionista senza essere preparati e adeguatamente formati. Ad esempio effettuare un intervento sull’impianto elettrico di casa presuppone che voi abbiate non solo la manualità e la praticità di trovare soluzioni, ma anche delle basi teorico-pratiche adeguate. In caso contrario difficilmente trarrete beneficio dal far da soli e, anzi, potreste andare in contro a spese decisamente maggiori per i danni causati. Fare da soli il tagliando alla propria auto comporta che voi abbiate una qualche esperienza maturata sul campo da mettere al servizio del vostro portafogli. Magari nella vita di tutti i giorni vendete abbigliamento sportivo o state allo sportello di un qualche ufficio, l’importante è che abbiate delle competenze tangibili (magari una precedente esperienza lavorativa).

Fare da soli una qualunque cosa, che siamo certi di riuscire a comprendere ed elaborare mentalmente in piena autonomia, significa ottenere una possibile riduzione di una spesa a scapito però di un dispendio di tempo maggiore rispetto a quello di cui necessita un professionista. Quest’ultimo, infatti, è solitamente più allenato alla risoluzione quotidiana del medesimo problema. Sul primo piatto della bilancia dovete considerare la spesa cui andate in contro nel far da soli e quella alla quale andreste in contro facendo riferimento a terzi mentre, sull’altro piatto della bilancia, dovete mettere il “costo delle opportunità“, vale a dire: “Dedicandomi alla risoluzione autonoma di un problema ho speso indubbiamente del tempo, vi sono modi in cui utilizzando lo stesso tempo avrei potuto produrre di più o produrre qualcosa di migliore? In questo determinato caso ha più senso che io produca di più o che io produca qualcosa di migliore? Qual è il reale bilancio tra quanto tempo ho a disposizione, quanto produco economicamente al lordo con il mio normale lavoro e quanto ho poi speso dovendo demandare ad altri cose che non ho avuto tempo di far da solo? Ci sono casi in cui posso avere più convenienza nel ridurre le mie ore di lavoro a beneficio della risoluzione Fai da Te di un mio problema?”.

Avere tempo oggi è considerato una grande ricchezza se sapete come utilizzarlo al meglio, rendendolo fertile, e se riuscite a ricevere un’ottima istruzione e successiva formazione. Ne va da sé che se viene a mancare uno di questi due fattori non avrete scelta e, per ogni cosa, dovrete sempre demandare la risoluzione di un vostro problema a terzi. Va poi considerato come parametro di ricchezza anche quanto sarete in grado di imparare dalla vostra esperienza e non solo i profitti ricavati (attenzione, non guadagnati ma ricavati… la cifra totale che si ottiene dal lavoro quotidiano può essere anche superiore alla media ma il guadagno che realmente rimane a disposizione di una famiglia può essere facilmente abbattuto quando ogni singola necessità viene soddisfatta da beni e servizi esterni alle vostre sfere di competenza). Questa precisazione per mettere in chiaro che si può anche “far da soli”, ma dipende sempre da cosa e come nonché dalla volontà di acquisire competenze studiando, approfondendo, provando, sempre consci dei rischi verso i quali si può andare e, cosa non da poco, di quanti strumenti trovate disponibili intorno a voi per imparare, a partire dalle scuole, le università, i corsi di formazione, le opportunità e le possibilità di testare la pratica sul campo.

Un innegabile ed ulteriore vantaggio nel fare da soli lo si ha poi, se si è particolarmente specializzati in un campo, con una interessante forma di baratto che consiste nello scambio di beni o servizi professionali autoprodotti con altri beni o servizi di pari livello. Questo può avvenire sia tra privati che tra professionisti con vantaggi di tutto rispetto che tratteremo negli articoli sul DIY che seguiranno. Pertanto dimenticate il Fai da Te come una pratica per fare in autonomia solamente qualche foro di trapano, il taglio di una mensola o la verniciatura/protezione di un portellone di legno. L’insieme entro il quale esiste questo concetto è ben più vasto.

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In preparazione

Do It Yourself

Si prega di attendere

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: La lentezza “organizzata” della burocrazia

A chi non è capitato di aspettare tempi assurdi per ottenere delle semplici pratiche, un timbro, una spiegazione per un problema poco comprensibile, la risoluzione di un errore che ci danneggia o altro. Spesso si attribuiscono titoli di incompetenza al personale che dovrebbe fornire un rapido aiuto al cittadino privato o all’impresa. Ebbene, in realtà, si tratta di un sistema molto più calcolato di quanto possa sembrare. Non so quanti di voi conoscano già questa particolarità della burocrazia italiana, ma io sono rimasto decisamente sorpreso nel venire a sapere di recente da un conoscente, che lavora dietro lo sportello di un ufficio di cui non faremo nome per questioni di privacy, che vi è una regola che i capi ufficio insegnano immediatamente ai responsabili di ogni tipo possibile immaginabile di sportello:

“Non dedicare mai più di 15 minuti per tentare di risolvere il problema del cittadino privato o dell’impresa, se non riesci in questo tempo, rispondi che non sai come si fa e spedisci il tuo interlocutore presso un altro ufficio di un’altra sede, un altro ente, un’altra agenzia o quello che è; l’importante è che dopo 15 minuti interrompi ogni dialogo e passi ad altro”.

Questo archibugio comporta una interessante filiera di costosi malfunzionamenti a danno del cittadino privato o meno. Si devono fare i conti infatti con il traffico della città, la spesa di carburante, la ricerca di parcheggi, il pagamento delle soste, la possibilità di prendere multe, le zone a traffico limitato, i servizi pubblici ed i relativi biglietti, telefonate, il rifornimento presso bar, tabaccai, ecc.

Il risultato è alquanto sgradevole infatti, nonostante le peripezie, non si ottiene nemmeno quanto ricercato, si ottiene semplicemente che tutti i giri ricominciano da capo nella direzione del nuovo ufficio dove qualcuno, volente o dolente, dovrà comunicarvi che c’è stata una qualche sorta di incomprensione e il tale ufficio non è in grado di fornire la risposta o il servizio da voi richiesto. Risultato, vi rimandano all’ufficio iniziale dove un dipendente, magari diverso da quello della volta precedente, dovrà riascoltarvi da capo cercando nuovamente di mandarvi via. Se invece riuscite a ritrovare lo stesso incaricato della volta precedente, e se costui si ricorda di voi e del vostro problema, forse sarete a cavallo perchè avrete ulteriori 15 minuti circa per ottenere qualcosa di più… un piccolo passo avanti, una semplice speranza, una luce, un auspicio di poter raggiungere un domani una soluzione tanto agognata.

Non si parla poi delle pratiche le quali, secondo ordini dall’alto, permangono in sosta sopra una scrivania mesi a prender polvere non perchè la loro elaborazione richieda tempo ma perchè si vuole in principio rallentare un percorso, con quali scopi e quale utilità poi non si sa… Posso solo ipotizzare che a fronte di tanta lentezza il cittadino magari si arrenda e rinunci ad una sua richiesta, magari ad un suo diritto o ad un’iniziativa che poteva essere utile alla sua impresa. Insomma il problema è che la lentezza è voluta e molto più organizzata e prevista rispetto ad un equivalente servizio funzionale.

In Germania un permesso di costruire un’abitazione arriva in un tempo compreso tra 7 e 15 giorni con una spesa di soli 80 centesimi di Euro per inviare, per posta, la domanda in comune. Niente traffico, niente parcheggio, niente multe, niente carburante, niente stress. Ne guadagna la salute, il portafoglio, l’orgoglio e la soddisfazione personale. La voglia di fare aumenta perchè sai che ciò che ti viene in mente non è escluso che si possa fare. Al termine del breve periodo di attesa l’autorizzazione potrebbe arrivarvi nuovamente per posta, oppure potreste dover raggiungere il comune per chiarimenti sul progetto. In Germania il tutto si compie molto velocemente e sulla fiducia ma sappiate, che in caso di dichiarazioni mendaci, le sanzioni sono molto severe (ragione per cui c’è una maggior dedizione verso il rispetto delle regole). Poche parole e un ottimo servizio, a buon intenditor. In Italia la situazione è drammatica, mi hanno comunicato di recente che un permesso di costruire lo si può ottenere in un arco di tempo che va da 12-18 mesi fino a diversi anni. Se poi è un privato che lo richiede allora campa cavallo che l’erba cresce, l’acqua passerà sotto i ponti e le stagioni si alterneranno puntuali per molte, molte rivoluzioni intorno al sole…

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Image’s copyright: paid2write.org

Volantinaggio, che forzatura…

Rubrica: Pubblicità e dintorni

Titolo o argomento: Libertà di scelta

Diciamoci la verità, qualcuno crede ancora che il volantinaggio sia un buon metodo pubblicitario? Per pubblicizzare cosa esattamente? Non sono fastidiosi tutti quei foglietti di carta tra vetri e tergicristalli? In quanti casi vanno direttamente dal tergicristallo a terra? E’ probabile che sporchino solo le strade? Quanta carta sprecano? Potrebbe in futuro essere considerato un metodo poco ecologico?

L’aspetto irritante del volantinaggio è il ricevere forzatamente qualcosa che non si è chiesto. Non si ha la possibilità di dire “No grazie”. Ti ritrovi il volantino sull’auto, lo prendi e lo butti per terra, altrimenti, nei casi migliori, nel cestino più vicino. Spreco, inquinamento e nervoso. Uhm…

Oggi si sa, il volantinaggio di questo tipo è mal visto e non contribuisce alla buona reputazione di un’azienda (soprattutto delle più piccole). Questo significa che sempre più spesso troviamo sulle nostre auto volantini che si riferiscono ad attività che non riscuotono molto successo. Se la tua è una buona attività potrebbe essere catalogata in malo modo dalla gente solo per il mezzo che hai usato. Essendo buttato subito, un volantino, non fa in tempo a comunicare ciò che di speciale ha il tuo lavoro, specie quando presenta lunghi testi.

Esiste però una forma di volantinaggio apprezzata; troviamo ormai da tempo fuori da bar e locali dei piccoli espositori contenenti diversi tipi di giornali e volantini che pubblicizzano vari settori (immobiliare, automobilistico, ecc.), nuove attività commerciali aperte nelle nostre città o locali dove mangiare, ballare e divertirsi. Questo mezzo di comunicazione ha preso sempre più piede perchè offre la possibilità agli eventuali lettori di effettuare una scelta. Se oggi voglio prendo il volantino, se non sono interessato o se ho altro a cui pensare, lo prenderò un altro giorno. La possibilità di scegliere se visionare una pubblicità infastidisce meno e genera una maggiore attenzione, in quanto si sa… da che mondo e mondo, le cose imposte proprio non vanno giù.

Un modo decisamente più intelligente di usare la carta, e lasciarla liberare nell’aere, è senza dubbio quello di Paul Cocksedge* che con “Bourrasque”, nel cortile dell’Hotel de Ville a Lione, prolunga nel tempo un attimo che lascia spazio alla fantasia degli osservatori attoniti. Duecento fogli luminosi** si “liberano immobili” (sostenuti da una sottilissima struttura) nell’aria come se una folata di vento li avesse spinti verso un “ordinato disordine”. Un modo bello, artistico, suggestivo, di gettare la carta al vento…

* Paul Cocksedge, designer londinese.
**Realizzati in materiale elettroluminescente.

Bourrasque - Paul Cocksedge

Image’s copyright: paulcocksedge.co.uk

Sai quello che vuoi?

Quante persone conosci che sanno realmente quello che vogliono, che sanno cosa loro piace, cosa li appassiona follemente, che conoscono le priorità e che sanno come orientarsi in questo strano mondo? Io ne conosco davvero poche. In realtà credo che sia assolutamente difficile per una persona saper dare una risposta precisa ad ognuna delle precedenti domande. Chi ha la fortuna di sapere quello che vuole però ha un grande vantaggio, nel momento in cui non ha ciò che davvero desidera non si troverà perso e disorientato ma avrà una direzione da seguire ed il punto di partenza sarà egli stesso. Andare allo sbando invece porterà perdite su perdite. Perdite che possono presentarsi in termini economici (es. compro cose che non mi servono e che credo possano rendermi felice, magari solo per un po’), perdite in termini di tempo (es. non mi sono dedicato a quello che il mio istinto mi suggeriva al momento giusto), perdite in termini di amicizie, collaboratori, persone interessanti che possono senza dubbio influire con degli effetti marcati nella vita di ognuno di noi (es. ho seguito le persone sbagliate ed ho perso l’occasione di partecipare a iniziative alle quali ora non posso più prendere parte). In tempo di forte crisi è ancora più importante sapere realmente cosa si pretende da sé stessi e cosa ci si aspetta da chi si ha intorno… ciò risulta utile per concentrare gli sforzi e le risorse sulle scelte giuste per ognuno di noi. Ma questo è assai difficile che si verifichi. Con una crisi così forte, invece, è più facile vedere la gente andare allo sbando, spendendo male, impiegando male il tempo, cercando non si sa cosa, non si sa dove e perdendo opportunità. La crisi risalta la confusione che può esserci in ogni individuo, una confusione alimentata dalla paura, dal terrore di sbagliare, di non riuscire, una confusione che gioca nettamente a sfavore della persona e che assume un ruolo determinante, come fattore di disturbo, nel raggiungimento dei propri obiettivi personali.

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Una simpatica scena che vede una bimba impegnata nel dar da mangiare ad un cavallo, sembra
molto decisa nel raggiungere il suo scopo nonostante la difficoltà dovuta alla scarsa altezza.
Image’s copyright: uffa.it

Questione di punti di vista

Alle volte due persone affermano cose apparentemente differenti ed in contrasto ma, nonostante ciò, entrambi hanno ragione. Come è possibile? Dipende dai punti di vista, ossia dall’origine del punto di vista, dal sistema di riferimento scelto.

Ammettiamo che tu ti trovi ad un milione di anni luce dalla terra, se affermi che Melbourne e Roma si trovano nello stesso punto, non affermi qualcosa di errato. Questo perchè bisogna fare i conti con un sistema infinitamente più grande di quello al quale sei abituato. Chi si trova sulla terra però avrà comunque ragione ad affermare che Melbourne e Roma non si trovano nello stesso punto. Questo perchè è cambiato il sistema di riferimento. Che cos’è il sistema di riferimento? Hai presente quando ti trovi a bordo di un treno, fermo in stazione, il quale ha accanto un altro treno? Quando uno dei due treni parte, non riesci a stabilire quale sia fino a che non trovi un punto di riferimento e osservi chi si stia muovendo rispetto a quello (un palo della stazione ad esempio). Ebbene tale sistema di riferimento può essere molto lontano come nell’esempio di Roma e Melbourne viste dallo spazio, oppure essere molto vicino come nell’esempio classico dei treni in stazione o come nel curioso esempio della camera di Ames.

La camera di Ames, grazie alla sua particolare geometria ed al fatto che si può guardare al suo interno con un solo occhio tramite uno spioncino, offre una distorsione della realtà percepita dal cervello. Esso, nel tentativo di ricostruire la scena corretta, si ritrova davanti ad un apparente paradosso logico: due persone della stessa altezza, poste accanto, risultano essere l’una alta circa il doppio dell’altra anche se in realtà non è così. Questo dipende dal punto di vista (forzato da uno spioncino che permette di osservare l’interno della camera) ovvero dal sistema di riferimento. Il punto di vista forzato è un punto “ottuso” che non permette di fare una valutazione globale corretta della situazione e non permette di percepire la reale geometria della stanza che non è un comune parallelepipedo ma un prisma a base trapezoidale con un vertice estruso in modo tale che il pavimento sia in pendenza.

Quando una categoria di lavoratori a te poco gradita subisce un duro colpo a te fa piacere perchè pensi a quali danni possa aver causato in passato tale categoria agli interessi di tutte le altre categorie. In un certo senso hai ragione. Ma se il tuo sistema di riferimento si sposta all’interno della suddetta categoria, se a farne parte sei tu, devi ammettere per logica che riterresti sbagliato che le tue abitudini ed i tuoi interessi vengano intaccati. Anche questa volta, in un certo senso, hai ragione. Ma se in entrambi i casi hai ragione, come è possibile, da un punto di vista logico, che quanto affermato sia vero? Semplicemente perchè entrambe le affermazioni sono uguali e l’oggetto del discorso è sempre: il perseguimento dei propri interessi.

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