Ben venga il contraddittorio


Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: L’utilità delle contraddizioni

Diciamoci la verità: a chi non ha dato fastidio almeno una volta essere contraddetto? Eppure se ci si pensa bene una contraddizione ha un fondamentale lato positivo, se è corretta scioglie il nodo di un problema, se è errata rafforza la tesi (vedi l’articolo: Metodi di dimostrazione logica matematica). Il mio professore universitario di Geometria ama far notare che persino un sistema di sterzo di un’automobile ha bisogno che due forze si compensino a vicenda per mantenere il veicolo stabile in marcia rettilinea o in curva. In caso contrario ogni ruota andrebbe per conto proprio rendendo instabile il veicolo e rendendo impossibile la marcia dello stesso. Perchè sottrarsi, quindi, anche al più pacato contraddittorio?

sistema di sterzo

Image’s copyright: ZF Friedrichshafen AG

Le regole che non esistono


Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Le regole che non esistono e che, spesso, ci danneggiano

Ci sono cose che facciamo, comportamenti che assumiamo, scelte che prendiamo ormai quasi automaticamente, sovente con lo scopo di dimostrare qualcosa al mondo esterno piuttosto che per il nostro bene personale. Scelte che ci condizionano la vita e che la condizionano a chi ci sta intorno, scelte che nella maggior parte dei casi non portano vantaggi reali, tangibili nelle nostre vite e, solo apparentemente, o per brevi istanti, le agevolano. Tratto dal mio quarto libro*, questo articolo ne prende anche il titolo “Le regole che non esistono” riportando un breve elenco di provocazioni che possono scuotere, infastidire, pizzicare, ma sicuramente lasciano uno spunto per riflettere su un possibile punto di partenza per cambiare direzione in un mondo abbracciato in primo luogo dalla crisi dell’individuo e, subito dopo, da quella economica.

Acquistare la casa presso la zona più nota della città anche se non si dispone dei capitali necessari per comprarla agevolmente. Ho visto famiglie indebitarsi a vita, acquistando tra l’altro un edificio scadente, pur di andare a vivere sulla strada che porta alla zona “nota” di una determinata città. Famiglie che hanno preso più di un mutuo facendo indebitare anche i propri genitori quando bastavano pochi chilometri di differenza per spendere la metà (non poco di meno, la metà) e vivere più sereni.

Cellulare aggiornato con le ultime funzioni per non sfigurare quando è appoggiato assieme a quello dei colleghi su qualche scrivania.

Cercare prima un posto statale e poi, se proprio non si trova, tentare di fare quello che ci appassionava una volta… quando magari è ormai troppo tardi. Questo il consiglio che viene, nemmeno troppo di rado, dai parenti che riassumono l’essenza della vita in uno stipendio puntuale. Non che non faccia comodo ma… mangeresti tutta la vita senza condimento?

Demandare sempre le cose ad altri perchè tanto noi non sappiamo come si fa, come funziona, cos’è… Peccato però che il cervello umano sia forse quanto più di straordinario esista su questo pianeta ed abbia potenzialità, ahimé, scarsamente sfruttate. Quante volte, in realtà, ci chiediamo cosa e quanto possiamo imparare? Certo non si può sapere tutto, o saper fare tutto, ma almeno qualcosina di più del consueto non mi par delitto d’arroganza.

Iscriversi per forza all’Università perché, accidenti, con quel pezzo di carta guadagnerò molto di più. Ma chi l’ha detto? I miei amici e coetanei che guadagnano di più fanno, con piacere, l’idraulico, l’elettricista ed il posatore di pavimenti. Hanno case confortevoli, automobili solide e non manca loro il denaro per prendersi ogni tanto un po’ di relax dato che lavorano veramente duro. Eppure accanto a loro questo pezzo di carta proprio non lo vedo. Forse sarà che devi semplicemente esser bravo a fare quello che ti piace di più?

La casa un po’ più piccola e più costosa però cavolo… è vicino a quella degli amici. Poi magari un’amicizia finisce male o si tramuta in un rapporto superficiale e capisci che hai fatto un pessimo acquisto e che magari potevi fare un po’ di strada in più e vedere ugualmente il tuo gruppetto di amici senza compiere acquisti insoddisfacenti.

Macchina nuova ogni 4 anni perché quelle bozzette… quei fari con quella linea un po’… quei cerchi che non tornano più lucidi e gli interni un po’ sbiaditi e consumati rischiano di farti sembrare “povero” nei confronti delle persone che frequenti. Poi magari si ha sempre sulla bocca la solita frase che sottolinea che non si ha un Euro (Lira per i tradizionalisti), però sai… meglio lasciare il beneficio del dubbio a chi ci ascolta. In questo modo non si è fatta una vera ammissione, ma nemmeno una vera negazione.

N cambi di vestiti se lavori in un ufficio con altri colleghi. Non vorrai mica che qualcuno si accorga che indossi sempre gli stessi tre maglioni? Magari sono perfettamente puliti e stirati ma qualcuno potrebbe notare che sono sempre quelli… E allora? Che male c’è? La gente ti rispetta in base a quanto sei sicuro di te stesso, in base anche alla stima che hai di te stesso e a quanto sei sicuro delle decisioni che prendi. Chi ti guarda troppo i vestiti, probabilmente, non vede più in là del suo naso.

Non aprire un libro perchè tanto è sufficiente girarsi intorno per osservare che la tecnologia ha raggiunto grandi traguardi e fa tutto per noi al posto nostro con un click, un touch, un comando vocale… Purtroppo però non sarà un click, un touch o un comando vocale a risolvere i problemi economici, sociali, ambientali, formativi e culturali. Lo spessore formativo di una persona va ben oltre.

Vacanza, costi quel che costi, con cadenza biennale costante: una estiva e una invernale. I vicini di casa di mio padre, quando era ragazzo, si chiusero dentro casa per una settimana perché avevano raccontato a tutti che sarebbero andati in vacanza. Perché fare queste figure mi chiedo io, è così importante?

Vestiti con una precisa firma, perché chi li indossa è troppo gagliardo, invece senza sei “solo” te stesso. Alle volte si ha una tale pessima reputazione di sé…

Conclusioni

D’altra parte, però, andare in contro, in maniera moderata, ai comportamenti della società è senza dubbio sinonimo del desiderio di socializzare, amalgamarsi, essere più simili alle persone con le quali ci si rapporta e non tentare di voler essere per forza diversi (magari credendosi migliori), in controtendenza e, nei casi più esagerati, il classico bastian contrario dall’atteggiamento “pesante” (vedi l’articolo: Bastian contrario). Certo è che una scelta deve avere anche un senso e non arrecar danno a chi la effettua.

*I libri che ho scritto non sono ancora disponibili per i lettori. Eventuali aggiornamenti saranno riportati alla sezione “Bibliografia” di questo Blog.

I want you

Il tuo valore aggiunto

Quando non si sa che pesci prendere, il futuro appare incerto e la situazione del momento non offre motivi per sentirsi appagati o, quantomeno, un po’ meno tesi del solito, si diventa vulnerabili ed è facile cadere in confusione. E’ naturale che si inizi a pensare alle possibili vie d’uscita, si cerchino delle alternative, il modo di imboccare una strada che offra un risultato sicuro.

Il fatto è che non esiste una strada sicura. L’unico fattore che deve essere certo è il nostro valore aggiunto. Abbandonare un lavoro per mettersi in proprio può essere una soluzione a patto che si creda nel proprio valore aggiunto. Un mio amico lavora in qualità di tecnico addetto alla stampa in una ben avviata copisteria. Egli riceve uno stipendio che non ritiene adeguato alla mole di lavoro che porta avanti ogni giorno. Ebbene di recente ha avuto la brillante idea di aprire un’attività analoga in proprio essendo abbastanza esperto nel settore. Un’idea abbandonata praticamente subito* avendo saputo che nella sua zona diverse copisterie hanno aperto e chiuso in breve tempo. Abbandonare per questa ragione però significa non credere di poter fare in qualche modo la differenza, di non poter offrire un servizio migliore, più completo, con nuove idee, significa non aver analizzato metodi per ridurre i costi ed essere competitivi con la concorrenza presente anche sul web, magari offrendo un servizio organizzato e veloce che mostri con naturalezza tutte queste qualità.

Così, ad idea abbandonata, sono subentrate proposte molto differenti con poche radici e ragioni. Idee che secondo un’apparenza non razionale offrirebbero guadagni più sicuri. Insomma è subentrata la confusione. Avete presente quando la gente inizia a proporvi di aprire strane attività imputate di procurare alti profitti, facilmente e in poco tempo? Perseverare su una strada in effetti non è detto che porti per forza ottimi risultati (nessuno ha la bacchetta magica), nulla esclude di dover tribolare a lungo prima di vedere dei risultati, nulla esclude la necessità di dover affrontare grossi sacrifici e nulla esclude che si possa fallire nel tentativo di avviare un’attività migliore. Il fatto è che i guadagni facili non sono mai esistiti. Tutto implica un costo. Quantomeno, seguendo la strada che ci sentivamo di seguire, si può essere accompagnati dal nostro valore aggiunto. In tempi di crisi come questi, può regalare grandi soddisfazioni, non mancheranno i momenti difficili, il rischio di fallire, ma sicure soddisfazioni sulla espressione di sè stessi. Andare allo sbando provando questo o quell’altro improbabile lavoro, può rivelarsi una immane perdita di tempo e di energie. Poi certo, esistono pur sempre le situazioni fortuite, quelle casualità, quelle eccezioni che, come dice il detto, confermano la regola.

*Idea per fortuna ripresa dopo alcune settimane di divagazione…

Il tuo valore aggiunto

Se nessuno ti fa notare di averlo… è difficile sfruttarlo al meglio.

Gente disarmata

Se non sai fare è difficile costruire, ottenere, raggiungere. Per saper fare devi aver la possibilità di studiare e di imparare. Se non vieni formato non hai niente di utile da conoscere, approfondire. Se non conosci non hai i mezzi per risolvere i problemi giornalieri. Risultato: hai sempre bisogno di qualcuno che risolva i problemi per te. Ma ognuno li risolve come meglio crede. La risoluzione che ti potrebbe essere fornita, quindi, potrebbe essere in conflitto con quello che tu avresti fatto se solo avessi avuto modo di conoscere, studiare… Si ma studiare cosa?

Tutto parte da quello che sai fare, o puoi/vuoi imparare a fare, e da quello che la tua testa riesce a concepire. Per questo per le menti più teoriche è molto utile fare indigestione di ricerca e sviluppo, mentre per le menti pratiche è altrettanto importante fare un pieno di formazione e competenze. Per altri ancora sono importanti entrambe le cose; senza questi strumenti si è disarmati e si è costretti a vivere passivamente una o più situazioni.

Molto frequentemente si imputa l’insufficiente preparazione di un individuo al fatto che non abbia avuto voglia di studiare/fare. Purtroppo però ci sono fenomeni che contraddicono le normali credenze. Poco tempo fa, ad esempio, ho chiesto, presso la mia Università, di poter utilizzare un laboratorio al fine di saldare delle parti. Ovviamente conosco diverse persone che sono particolarmente abili in questo, ma avevo piacere di imparare cose nuove cercando nell’Università un riferimento che consideravo più che solido. Ebbene la risposta è stata negativa in quanto il professore al quale ho chiesto informazioni mi ha risposto che per fare “simili cose” occorre che l’Università faccia un’apposita assicurazione e questo non è possibile. «Simili cose?» Avevo solo bisogno di fare qualche saldatura assistito da personale esperto. La risposta finale è stata semplicemente il suggerirmi di fare un corso a pagamento…

Un’Università così mi sembra un po’ limitata e la definizione che vede gli studenti come dei clienti inizia a sembrarmi razionale. Ricordo con piacere quando all’Istituto Tecnico i laboratori ce li facevano utilizzare in lungo e largo, sempre assistiti da personale esperto ovviamente. In quel caso succedeva persino il contrario, uno studente che mostrasse il desiderio di tornare a scuola il pomeriggio per utilizzare delle macchine utensili, degli strumenti o comunque dei laboratori, era tanto ben visto quanto raro. In tali casi preside e vice preside elargivano serenamente permessi su permessi in concomitanza con le possibilità di professori e assistenti di laboratorio. Oggi invece, tutto si basa sulle proprie capacità e la propria “autonomia nel fare”. Senza… siamo semplicemente disarmati.

Che senso ha non sfruttare al massimo i laboratori delle scuole e delle università?

Il termine “disarmato” non viene utilizzato facendo riferimento al
campo semantico delle armi offensive bensì a quello del “fare”,
es.: armarsi di buone intenzioni, di voglia di fare…

La fuga dei cervelli dall’Italia: l’esempio di Guglielmo Marconi.

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Un importante esempio di fuga di cervelli analizzato brevemente nelle sue fasi salienti

Il percorso di studi

Guglielmo Marconi non ama studiare materie che possono comportare una perdita di tempo per le sue ricerche. Non segue un ordinario corso di studi (comprensivo di greco, latino, filosofia) ma, grazie ad una madre dalla mente aperta, riesce ad ottenere lezioni private per approfondire le sue conoscenze in materie come ad esempio le scienze matematiche e la fisica.

I riconoscimenti

Arriva a dedicare fino a 16 ore al giorno ai suoi esperimenti ed alle sue ricerche. Nonostante non abbia un vero titolo di studio, riesce ad ottenere il Premio Nobel per la Fisica (è il primo italiano ad ottenerlo). Questo ovviamente non significa che non si debba studiare e si debba sperare che la storia si ripeta, significa semplicemente che bisogna dedicarsi con estrema dedizione ai propri progetti.

La concretezza

Brevetta le sue idee (venendo tra l’altro da una famiglia decisamente benestante), ma non solo. Studia, ricerca e produce da solo tutto quello che la sua brulicante mente gli suggerisce. Quando mostra le sue idee, non si limita a raccontarle, le realizza concretamente ed è in grado di dimostrare dal vivo come esse funzionino e di quali ritocchi o miglioramenti necessitino.

I rischi e le difficoltà

Per anni non riesce a vendere nemmeno un suo prodotto. Del resto, su questo blog l’ho scritto tante volte, se fosse così facile avere successo in una o più imprese (soprattutto nella prima), tutti sarebbero arrivati e tutti farebbero ciò che dovrebbe loro portare una fortuna. Questo per ricordarvi che se la vostra idea fatica a decollare o ad essere compresa o a portare guadagni (anche che si tratti di una accogliente trattoria tipica del luogo) non dovette mollare subito perchè qualche “limitato” vi dice: “Hai visto? Non ti sta rendendo niente! Stai perdendo tempo!”. Il rischio per Marconi è sempre molto elevato eppure si mette in gioco perchè sa che le sue idee funzionano, l’ha dimostrato più volte, e sa che può migliorarle e varcare nuovi confini. Non si basa su fantasie, le sue teorie, quelle che fino a quel momento nessuno ha nemmeno immaginato, sono concrete.

Il successo all’estero

In Italia, neanche a dirlo, non riscuote successo e non viene capito. Nessuno investe su di lui. Arrivano persino a dire che una palla di cannone arriva più lontano di un suo segnale radio. Ma la madre di Guglielmo è inglese e questo fattore lo ispira ad esportare le sue idee nella sua seconda patria dove otterrà i primi clamorosi successi. Insomma una storia sistematica per l’Italia dalla quale la fuga dei migliori cervelli è, dopo oltre un secolo, ancora all’ordine del giorno.

I conflitti

La vita di Marconi, un’inarrestabile produzione di successi e passaggi fondamentali della storia, incappa nei più antichi e dannosi fenomeni del mondo: l’invidia e l’interesse. Le aziende di comunicazione del momento, basate su filo, invece di assorbire le idee di Marconi collaborando assieme, invece di arricchire la loro ricerca, i loro strumenti, il loro potenziale, il loro futuro, decidono di sporcare l’immagine di Guglielmo annunciando in ogni angolo del mondo che il risultato dell’esperimento di comunicazione wire-less atttraverso l’Oceano Atlantico, è fallito. Ovviamente non si tratta della verità. Guglielmo era visto come un pericolo e le aziende, già allora, temevano i cambiamenti.

La dedizione per il cambiamento

Quando ormai Guglielmo Marconi, superate notevoli difficoltà, ha ottenuto tutto, decide di compiere l’ennesimo passo inusuale e folle per i più. Riprende i suoi studi sulle onde corte accantonando quelli sulle onde lunghe che gli hanno portato successo e fama mondiale. Tutti lo ritengono un matto e sostengono che le onde corte non hanno utilità alcuna nella comunicazione. Un nuovo rischio, una nuova impresa, nuovi investimenti e Guglielmo riesce ad ottenere comunicazioni migliori a metà prezzo da offrire al mondo intero. Studi e risorse che oggi, come non mai, sono alla base delle attuali comunicazioni da un semplice modem wire-less, fino ai satelliti più sofisticati che esplorano l’universo.

Conclusioni

Non c’è una regola esatta da seguire, non c’è un libretto di istruzioni per avere successo. La maggior parte dei tentativi sono vani e sono poche, pochissime le persone la cui fama tecnica echeggia nel mondo, tuttavia, se credi in qualcosa e se questo qualcosa funziona e lo puoi dimostrare, vai fino in fondo.

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La percezione della tecnologia

Un ragazzo tempo fa mi raccontava il suo ultimo acquisto: un cellulare iperfunzionale. Nel vedermi poco interessato alle mirabolanti funzioni mi ha detto sorridente: “Ho capito, sei uno a cui non piace la tecnologia eh?”; massimo sconcerto per me. Gli ho dato l’indirizzo del mio blog e degli altri miei siti invitandolo ad esplorarli anche solo rapidamente.

Un mio amico di recente mi ha raccontato che ha comprato il suo nuovo telefono cellulare, uno smartphone di ultima generazione della marca x. Dice che così si sente aggiornato in campo tecnologico. Questa volta non è solo lo sconcerto ad invadermi, anche una timida sensazione simile alla paura.

Oggi sono in molti a sostenere di parlare di “Tecnologia” nel momento in cui argomentano le funzioni di una consolle di gioco, di uno smartphone o del vivavoce bluetooth di cui la nuova auto è dotata di serie. Rendersi conto di quanto tutto questo sia enormemente limitativo nei confronti del termine “Tecnologia” non è effettivamente di facile comprensione. Così ora, solo perchè sono un provocatore 🙂 ti chiedo retoricamente: “Conosci il significato del termine tecnologia?”.

Il Dizionario Italiano Ragionato ne dà la seguente definizione: Sostantivo femminile. Propriam. Lo studio della tecnica. Tuttavia la voce ha avuto una notevole fortuna e sostituisce frequentemente la voce tecnica, che pare più povera. Anziché Storia della tecnica si legge spesso sui frontespizi Storia della tecnologia. Con il termine tecnologia ci si riferisce ad un apparato moderno, ad un apparato di una qualche complessità.

Wikipedia offre una definizione altrettanto interessante: Il termine tecnologia è una parola composta che deriva dalla parola greca τεχνολογία (tékhne-loghìa), letteralmente “discorso (o ragionamento) sull’arte”, dove con arte si intendeva sino al secolo XVIII il saper fare, quello che oggi indichiamo con la tecnica. Se la tecnica riguarda la manualità, il ragionamento diventa la razionalizzazione o comprensione dei risultati raggiunti attraverso l’azione concreta: in sintesi la tecnologia diventa il progetto della tecnica.

L’enciclopedia della UTET invece definisce la tecnologia come lo studio dei procedimenti tecnici legati alle singole lavorazioni industriali. La tecnologia perciò esamina le attrezzature, le macchine, gli impianti, e in generale i processi che concorrono alla trasformazione di una determinata materia prima, attraverso le varie fasi di lavorazione che conducono tale materia prima alle fasi che ne permettono gli impieghi richiesti. Per alcuni, peraltro, il termine tecnologia si riferisce alla fase più moderna della tecnica legata ormai allo sviluppo della scienza.

I giovani oggi utilizzano il termine tecnologia per definire quello che in realtà rappresenta la periferia della tecnologia. Associano spesso tale termine ad oggetti che offrono illusive sensazioni di evoluzione. Nascono così siti internet e blog che utilizzano impropriamente il termine nel titolo al fine di comunicare che si sta parlando dell’ultimo modello del prodotto x.

Allora, tornando alla mia precedente domanda retorica: “Se l’aggiornamento tecnologico è rappresentato dall’ultimo smartphone, che cosa saranno mai: le nanotecnologie, lo studio dei fenomeni termoelettrici, gli accumulatori di energia cinetica a volano, le strutture realizzate basandosi sullo studio della biomimetica, gli smart materials, i materiali piezoelettrici di cui sono dotati i marciapiedi di un corso di Tolosa che autoalimentano i lampioni, le stampanti 3D, il taglio al plasma, i generatori termoelettrici, i sistemi E.R.S., il fotovoltaico retrofit, ecc.?”.

Prima o dopo il termine tecnologia è sempre bene porre un secondo termine che definisce la branca alla quale ci si riferisce (vedi ad es. nanotecnologie, tecnologia meccanica, tecnologia dei materiali, tecnologia alimentare, tecnologia microelettronica, tecnologia delle costruzioni, tecnologia delle comunicazioni, ecc.) per evitare di finire nel vago o, peggio, svalutare un concetto che ha un peso decisamente maggiore di un affascinante gadget.

Carrozzeria in composito

E’ più “tecnologico” chi possiede l’ultimo modello di consolle di gioco o chi, sapendo lavorare
i materiali compositi, ha ridotto il peso del suo veicolo andando quindi a ridurre i consumi
di carburante ed ottenendo quindi un beneficio economico?
Image’s Copyright: Penn Electric Racing

Non credere a…

Quest’anno, il mio Augurio di Buone Feste, naturalmente rivolto a tutti, lo voglio offrire in modo differente dalla solita “grafica sponsor” contenente il solito albero di Natale, tanti colori ed il solito “nomesito” sull’intestazione. Non vi devo convincere di tornare su questo sito, lo farete voi se lo riterrete curioso a sufficienza. Quest’anno, visti gli eventi eccezionali che hanno interessato l’intero mondo, vi porgo i miei migliori Auguri di Buone Feste citando le parole di un Ingegnere di cui apprezzo la preparazione.

Su un libro di Giacomo Augusto Pignone, tra le varie appendici, ho trovato delle curiose riflessioni legate alla vita ed ai frequenti giochi di specchi in cui molte persone, vuoi perchè sono ingenue o poco formate, vuoi perchè sono meno avvedute o perchè, semplicemente, prima o poi capita a tutti, cadono. Sono considerazioni piuttosto interessanti ed ognuno le può valutare a proprio modo.

Non credere a…

A chi tenta di convincerti sfruttando le tue emozioni.
Sa che sono il tuo punto debole.

A chi cerca di prenderti per il naso prendendoti per la gola.
A chi lancia messaggi che, pronunciati ad un metro di distanza, superano i 30 deci-Bel.
Il teorema di Pitagora non ha bisogno di essere urlato.

A chi, protetto da cerchi concentrici di a-prioristica reverenza, si rende inaccessibile anche al più pacato contradditorio. “Guardati dall’uomo di un solo libro” (Confucio).
A chi non è capace di fare un pacato contradditorio, ma fa rissa, grida, sopraffà, sbeffeggia.
A chi usa linguaggi ambigui per contrabbandare, sotto vello virtuoso, associazioni oblique.
Alle fresche verginità.
La storia pregressa dei neo-vergini spesso rivela crimini immani.

Alle rozze semplificazioni delle ideologie.
Se fosse così facile cambiare il mondo, vivremmo in Paradiso da millenni.
Ci ha tentato perfino Dio: è finito in croce.

Al tolemaico “trompe-l’oeil” prospettico (ahimé inevitabile, visto che viviamo incollati alla terra) di cui sono impregnate ideologie e teologie. E purtroppo l’umano “senso comune”.
Ai fondamentalismi. Sono malattie mentali. Sono malati mentali tutti i grandi massacratori.
A chi dice di parlare in nome di Dio. Se così fosse, bisognerebbe ammettere che Dio non sa che la terra gira, visto che i suoi infallibili portavoce perseguitavano chi lo diceva.
A chi (arrogante o mellifluo) osteggia la Ragione.

Tratto da un appendice di “Motori ad alta potenza specifica”
di Giacomo Augusto Pignone
e Ugo Romolo Vercelli

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Trompe-l’oeil. Pere Borrell del Caso, Sfuggendo alla critica, olio su tela.
Picture taken from Wikipedia – Image’s Copyright:  See the license of Wikipedia.

Se non si ha più niente da dire… C’è una soluzione.

Una delle cose peggiori che possono accadere ad una persona è quella di non aver più nulla da dire. Quando qualcuno tende a parlare sempre delle stesse cose significa che non sta ricevendo una quantità sufficiente di stimoli ed input o, peggio, che non sa ascoltare, recepire ed apprendere cose nuove, osservare il mondo esterno ed interagire con esso. Tradotto in altri termini significa che sta perdendo la capacità di osservare in modo critico ciò che lo circonda, di informarsi e di trarre valutazioni proprie da argomentare con altri soggetti per crescere e condividere la strada che porta al giorno dopo (il futuro). La conseguenza più grave non è tanto il problema che nessuno ascolta più con interesse tale persona, quanto il fatto che il soggetto in questione diventa gradualmente amorfo, spesso incapace di prendere decisioni con la collettività e di valutare una moltitudine di fatti che accadono nel quotidiano intorno a sé ed intorno alle persone con cui interagisce. Se si capisce come si studia, come si apprende, come si elaborano degli stimoli che provengono dal mondo circostante, è praticamente impossibile non aver nulla da dire e da condividere con chi si trova intorno. Studiare non significa unicamente, come siamo abituati a credere, sforzarsi su libroni complicati dedicati a materie a noi ostili, ma significa anche avere la capacità di trovare le informazioni che ci occorrono, da fonti concrete e attendibili, e nutrirci di nozioni che stimolano e stuzzicano la curiosità e l’interesse dell’individuo. Per farla breve, studiare ciò che ci interessa può essere senza ombra di dubbio piacevole. Il problema a mio avviso è che spesso non si ha il “metodo” e si tende a vedere come insormontabile qualcosa che invece è assai fattibile. Il problema a monte sta insomma nel modo con cui ognuno di noi viene istruito sin dalla tenera età. Nascere e vivere significa interagire in un sistema enorme e complesso. Se esisti devi partecipare. Se si cerca di ricordare cosa ci appassionava prima che tutto si appiattisse e diventasse routine… magari si può riprendere e ripartire da lì. Ognuno inventa il suo modo.

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Nuove tecnologie. Sono sempre migliori?

Assolutamente non è detto. Molti dei prodotti presentati come “innovativi” presentano lati piuttosto svantaggiosi. Di seguito alcuni esempi inerenti prodotti di larga diffusione.

Bici

La bicicletta rappresenta il mezzo di spostamento semplice per eccellenza. Quello che non si rompe mai, che funziona sempre, che ti permette di andare dappertutto, che dura decine di anni e che, quando proprio dice basta, si ripara con costi contenuti. Negli ultimi anni però abbiamo assistito ad una importante diffusione di biciclette per uso non agonistico (utilizzate per semplici scampagnate se non addirittura su strada) le quali ereditano componenti derivate dalle corse. Troviamo sulle strade di tutti i giorni mountain bike biammortizzate, dotate di forcella idraulica e freni a disco. L’elenco dei problemi di tali biciclette è notevole.
In più di un caso, ci si sente dire al momento dell’acquisto che bisogna riportare la bici in negozio per i tagliandi altrimenti decade la garanzia (stiamo sempre parlando di una bicicletta giusto?). Dopo un arco di tempo piuttosto limitato si deve intervenire per sostituire i paraoli della forcella perchè lasciano trafilare l’olio e si perdono le prestazioni desiderate e, spesso, mai sfruttate del prodotto. Ci si ritrova a portare la bici dal tecnico per sostituire le pasticche perchè si ha il timore di andare incontro ad un’operazione troppo complessa e, nell’uso semplice stradale o soft-campagnolo, non si avverte una frenata ottimale in quanto pasticche e dischi non riescono ad andare in temperatura con andature tranquille. Insomma, in soldoni, ci si può benissimo rendere conto che un freno di tipo V-Brake, già ottimale nelle competizioni, rappresenta realmente il top anche su strada. Ci si può rendere conto che una forcella ad elastomeri, per un uso da normale ciclista, è praticamente indistruttibile e longeva senza manutenzione alcuna. Ci si può rendere conto del fatto che il discorso del decadimento di garanzia, su una bicicletta, è assurdo e che è molto piacevole durante il weekend, avere un rapporto di pura passione con il proprio mezzo e curarlo senza timore di andare incontro a sciocchi decadimenti di garanzia.

A meno che tu non sia un ciclista di down-hill o cross-country (agonista o anche solo fortemente appassionato), potresti accontentarti di freni v-brake, telaio monoammortizzato e forcella ad elastomeri. Oltre a non avere praticamente “mai” bisogno di manutenzione, ridurrai il rischio di problemi e non vi sarà bisogno alcuno di tagliandi salva-garanzia.

Motori

Passiamo ai motori? Di recente è diventato davvero facile trovare motori con cilindrate modeste, se non ridotte, e potenze notevoli. Poco male se si considera che i sistemi di alimentazione (aspirazione, iniezione, elettronica) e accensione sono stati migliorati ed evoluti per ridurre i consumi e le conseguenti emissioni inquinanti. Malissimo, invece, se solo si considera che, molti di questi veicoli dei quali non farò nomi, sono dotati di organi meccanici sottodimensionati e con ridotti coefficienti di sicurezza. I monoblocchi sono esili, altrettanto si può dire dei cappelli di biella e di banco e delle relative viti, molti alberi motore delle versioni top di gamma sono realizzati con lo stesso dimensionamento e gli stessi materiali del modello con la potenza più contenuta. Stesso dicasi per cambi e frizioni. Risultato? Il motore deve essere sempre perfettamente a punto e trattato con la massima cura durante l’utilizzo a freddo e a caldo. Inoltre le sue prestazioni massime possono essere richieste solo durante precisi e limitati intervalli di tempo ed in precise condizioni d’utilizzo. Pena l’usura precoce di diversi organi e la facile rottura degli stessi in caso di imprevisti. Spesso si pensa di avere il massimo della tecnologia sotto il sedere e invece si dispone di un mezzo che è sì prestante, ma molto, molto fragile. Come del resto accade nelle corse. Ciò ovviamente si traduce in un obbligo di sostituzione più frequente del proprio veicolo.

Quando acquisti la nuova auto potrebbe non essere una cattiva idea acquistare il modello con la cilindrata intermedia e la minore potenza erogata. Questo aumenterà la longevità del tuo veicolo perdendo prestazioni di cui in fondo, su strada, non hai bisogno. Per la pista puoi puntare su potenze specifiche di ogni livello dato che gli interventi di manutenzione sono più frequenti e ragionati in tutt’altra maniera.

Elettronica

E l’elettronica? Grazie alle tecnologie sempre più avanzate e “microscopiche”, o meglio, nanometriche, è possibile aumentare le prestazioni dell’hardware di un computer. La prestazione desiderata viene senza ombra di dubbio raggiunta ma, molti ignorano, vi è un prezzo elevato da pagare. Non tanto all’acquisto del vostro nuovo supercomputer, quanto più durante l’utilizzo, o un’assistenza, o un upgrade che si può rivelare fatale. Un tecnico con il quale ho parlato di recente,  mi ha raccontato della frequenza con cui si possono danneggiare le microscopiche piste delle schede elettroniche. E’ sufficiente un brutto scherzo da parte delle “scariche elettrostatiche”. E’ sufficiente non indossare gli appositi braccialetti antistatici durante l’assistenza. E’ sufficiente deumidificare eccessivamente la stanza dove si trova il computer (l’aria secca infatti permette un movimento molto agevolato delle cariche elettrostatiche). E’ sufficiente un’inezia e il computer “super-plus-ultra”, acquistato anche solo il giorno prima, può danneggiarsi seriamente. Tanto più le geometrie delle componenti elettroniche sono ridotte, tanto maggiore è il fenomeno. Se si considera che si progettano sistemi operativi e software che in gergo definiamo sempre più “pesanti” e si deve, per forza di cose, adeguare l’hardware, ne viene da sé che ce le andiamo praticamente a cercare. Nella stragrande maggioranza dei casi, poi, il software di ultima generazione non siamo nemmeno in grado di sfruttarlo a pieno e, i guadagni ottenuti, non giustificano le spese sostenute.

Non sarebbe male provare un sistema operativo “free” ed i relativi software “free”. Puoi scoprire un mondo gratuito che allunga gli intervalli di sostituzione del tuo hardware con altro più prestante.

Conclusioni

In tutto questo, cosa sbagliano le case produttrici di prodotti hi-tech? Nulla (o quasi). Per sopravvivere in una giungla chiamata “mercato” è necessario produrre ciò che il cliente desidera acquistare. Ognuno di noi è anche un cliente ed ognuno di noi, in fondo in fondo, desidera sempre di più, continui miglioramenti, numeri più grandi, prestazioni più esasperate… anche quando questo non ha poi molto senso. Chi produce qualcosa per noi, semplicemente, lo fa con l’intento di saziare una fame inesauribile e spesso irrazionale.

Ricorda comunque che, generalmente, ciò che offre prestazioni al top spesso esasperate, ha una vita limitata o un bisogno di cure e attenzioni continue, costanti se non addirittura maniacali. Se il tuo obiettivo è testare, scoprire, gustare… può starci. Se il tuo obiettivo è fare un acquisto e non pensarci più, ricordati questo articolo 🙂

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A prestazioni sopra la media corrispondono cure, attenzioni ed impegni sopra la media