Quello spot che rimbomba nella testa

Uno studio pubblicato sul British Journal of Psychology svela il mistero dei “bachi dell’orecchio”. Avete presente i jingle delle pubblicità martellanti o le canzoni estive del momento? I tentativi di cancellarli fanno ottenere l’effetto opposto. I ricercatori suggeriscono di distrarsi in quanto più si cerca di scansare dalla mente questi spot o musiche echeggianti e più queste hanno la meglio. Sembra strano ma di fronte al ritornello “non riesco a cacciarlo via dalla testa” la tecnica migliore è allora quella di arrendersi, di assoggettarsi alla melodia che suona e risuona compulsivamente nel nostro cervello fino ad arrivare a schiarirsi la gola e iniziare a cantarla davvero. La versione reale, nella maggior parte dei casi, sarà talmente repellente da scacciare il disco interno che si era incantato.

Inutile dire che guardare meno la televisione fa sicuramente bene come fa bene togliere il volume durante gli eccessi di pubblicità. Io aggiungo che l’unico modo che ho trovato per “vincere” su questi ritornelli martellanti è quello di avere nella mente un repertorio molto più vasto di jingle e canzoni possibilmente non associate a spot pubblicitari o, quantomeno, non a spot attuali. Inoltre quando si studia e si conosce il metodo adottato dalle pubblicità per penetrarvi, automaticamente il meccanismo decade… non funziona più.

Gli italiani sanno pensare, gli americani sanno fare…

Un ostacolo tutto italiano

Mi ha colpito un’intervista (dalla trasmissione “Il testimone” andata in onda su MTV) fatta ad alcuni italiani che attualmente vivono in America. Si tratta di persone che hanno percepito che in Italia si parla molto ma, stringi stringi, si conclude poco; così qualche anno fa hanno detto: “Basta, lascio l’Italia”. Molti di voi diranno che non è una novità. E’ vero. La curiosità di questo articolo risiede nei tre interessanti esempi cho ho ascoltato in questa intervista.

Il primo dei ragazzi intervistati è andato in America per studiare recitazione. Per mantenersi fa il cameriere. In America il lavoro del cameriere è molto ben retribuito e gli permette di pagarsi l’affitto della casa in cui vive con la ragazza e gli studi di recitazione. Il giovane afferma molto schiettamente che quando ha provato a fare lo stesso in Italia è rimasto deluso dalle scarse possibilità di successo.

Nell’intervista successiva i protagonisti sono due ragazzi italiani che lavorano l’uno come regista, l’altro come produttore cinematografico. Ebbene in Italia, raccontano, è facile fare promesse a dei giovani ma, se non hai conoscenze, non vai da nessuna parte. Continuano dicendo che in America invece se sei scaltro, sei in grado di rintracciare il numero di telefono del luogo di lavoro di un regista affermato. Costui non ti evita come accade solitamente in Italia e, se non ha bisogno di te, ti offre un elenco di altri studi dove il tuo “lavoro creativo” potrebbe essere “molto utile”. Dicono questi ragazzi: “E’ molto più facile riuscire a parlare con Dustin Hoffman in America piuttosto che con una velina in Italia”.

Infine un uomo, stufo dei continui impedimenti presenti in Italia ogni qualvolta ti vengono idee brillanti da mettere a “frutto” decide di tentare la sorte in America. Lui ribadisce che l‘italiano sa pensare… Ma l’americano “fa”, conclude ed è pratico. L’abbinamento delle due cose è una carta davvero vincente che dopo anni di fatiche a lavorare per gli altri gli ha permesso di aprire il suo primo ristorante dove la “Pizza” gli ha fruttato un enorme successo.

Molti giovani di talento artistico e imprenditoriale si sono messi in gioco, hanno rischiato e sono andati all’estero (non solo in America ovviamente). Altrettanti giovani rischiano ancor di più restando a “casa”. Poi, giustamente, ci sono quelli che desiderano rimanere in Italia perchè non trovano ideale mollare il paese d’origine per far avvantaggiare altri paesi del loro talento. Quest’ultimi desiderano fornire il loro contributo allo sviluppo del nostro paese; ma si tratta di una strada davvero molto dura, comunqu non impossibile,  in quanto occorrono idee con una forte dose di innovazione al loro interno. Idee che non possano essere bloccate dai soliti opportunisti. Idee all’avanguardia. Certo non è facile.

Le esperienze all’estero

Andare all’estero in ogni caso è fondamentale, per fare esperienze concrete, vedere realmente come è fatto il mondo là fuori, costruirsi una cultura propria, un’opinione propria. Esserci, imparare, coltivare, raccogliere i frutti e magari tornare in Italia per far sentire un nuovo potenziale maturato. Molti però temono l’impegno di andare all’estero per studiare o per esperienze lavorative, diversi sono troppo abituati a stare sotto il tetto familiare e vivono con gran paura l’apprendere una nuova lingua, una nuova cultura, andare lontano dove non si sa come fare per cavarsela fin dal primo giorno. Non si sa dove si andrà ad abitare, con chi, non si sa se si troverà un lavoro per mantenersi, non si sa a chi rivolgersi, manca l’abituale appoggio, la compagnia, il riferimento. Si ha il timore di sentirsi persi. Più che comprensibile, ma vincere questo periodo di stallo aiuta a crescere. Inoltre se a partire foste già in due, sarebbe diverso vero?! Se faceste questo famoso viaggio la prima volta come turisti? Se vi informaste tramite esperienze di persone fidate abituate a viaggiare? Se immaginaste la cosa come una soluzione temporanea, di prova? Io un pensierino ce lo farei…

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Schumacher alla Brawn Mercedes?

L’indole dei piloti

Notizia ufficiale del 23 Dicembre:
Schumacher confermato alla Brawn Mercedes per 3 anni.

Solitamente non affrontiamo discorsi relativi al mercato piloti. Sono informazioni che fanno parte del mondo di appositi giornali e blog e non hanno molto a che vedere con la “tecnica”; tuttavia ci terrei a sottolineare alcuni aspetti di carattere psicologico che possono sfuggire a chi non si immedesima in un pilota o a chi non sogna di esserlo.

E’ importante rendersi conto che un pilota, di qualunque rango esso sia, sogna in primis una sola cosa:  “Correre“. L’istinto che ne consegue in modo adiacente è quello della “vittoria“, ma non voglio dilungarmi fuori tema.

Quando si è bambini e si desidera più di ogni altra cosa un “kart” si afferma che ci basterebbe anche solo poterci giocare in un’area privata nei pressi del condominio dove si abita (magari davanti alla porta del garage) promettendo ogni garanzia e massima fedeltà ai genitori… 🙂 Invece, nonostante i buoni intenti, le mire cambiano subito. Si inizia a desiderare una pista, avversari da sfidare, si cerca ogni possibilità per mettersi alla prova, ogni situazione possibile per incrementare la propria abilità… si ambisce sempre a qualcosa di più come è nella “natura umana“.

Così, nonostante la lunga storia con un’amata scuderia, ci si può ritrovare “nuovamente” a desiderare qualcosa di più, a desiderare nuove sfide, voler mettersi nuovamente in gioco, voler sfidare sé stessi e gli altri, mettersi alla prova. Un pilota vive di questo e non lo fa “mai” con cattiveria.

A volte si lascia una scuderia ed i motivi possono essere davvero tanti (ma la verità di cosa ci si dice seduti a quei “tavoli” la sanno davvero in pochi). Probabilmente, nel caso di Schumacher, il desiderio di lavorare con Ross Brown è diretta conseguenza di un grande legame tra i due, un “amore” che ha portato tante vittorie… Non escludo che se Brown fosse ancora in Ferrari, Schumacher non sarebbe tornato definitivamente in Ferrari finché il suo organismo avrebbe retto la lunghezza di un gran premio e di un campionato.

Non ci vedo malizia, non ci vedo cattiveria, non ci vedo “interessi economici” (non in questo caso), ci vedo solo un pilota che desidera la velocità più di ogni altra cosa e che trova ciò che cerca in Ross Brawn.

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Le aspettative dei giovani

Da ragazzi a pesci il percorso è breve

Avete presente quelle immagini nei documentari dove si vedono una molteplicità di pesci muoversi insieme in una direzione e poi, al primo pericolo, cambiare direzione tutti insieme?

Ecco noi giovani siamo più o meno così. Da un pò di anni vi è il fenomeno dell’università di massa. Se i compagni di classe decidono di andare all’università, in molti casi anche a noi sorge il dubbio e ci buttiamo a seguire gli amici. Il bello è che magari, di quello che andiamo a studiare, non ce ne importa nulla. Oltretutto si fa pure parecchia fatica. L’obiettivo è quello di un pezzo di carta per non essere da meno degli altri e, cosa peggiore, la credenza che così si faranno un mucchio di soldi*. Fino a circa 10 anni fa il fenomeno era esattamente inverso. Si vedevamo più spesso i nostri compagni di classe** lasciare gli studi alle superiori per andare a “fare il mestiere”. L’idea stimolava anche altri che aspettavano lo spunto giusto da seguire o che nutrivano incertezze o che pensavano che il mestiere rendesse loro di più.

In sostanza seguiamo poco quello che ci piace realmente fare e seguiamo molto quello che sceglie di fare la collettività. Quasi fosse una garanzia. Come a dire che se lo fanno gli altri…

Ma cosa ne sa la massa delle vostre necessità? Credete veramente che con tutta la gente che ad esempio si iscrive ad ingegneria, gli stipendi poi saranno di chissà quanto? Un ingegnere che non ha particolari competenze, capacità, conoscenze, non guadagna molto di più di una persona che fa un normale mestiere senza alcun titolo di studio… anzi  in molti casi  guadagna anche meno (o non trova proprio lavoro).

Le persone con più “carattere” sono, come in tutte le specialità, una minoranza. Sono quelli che vanno a fare il falegname dopo aver frequentato l’istituto tecnico perchè amano stare davanti ad una fresatrice, un tornio, un materiale da lavorare. Sono quelli che, nonostante la classe sia dedita all’abbandonare gli studi quanto prima, si iscrivono anche da soli ad una facolta che realmente li appassiona.

Non è classificabile come scelta corretta l’andare all’Università dopo il 5° superiore o la scelta del mestiere subito. E’ classificabile come scelta corretta quella che regala a voi il maggior piacere personale (possibilità permettendo ovviamente).

Mi fa davvero una brutta impressione vedere interi gruppi di persone studiare all’università contro voglia cose che letteralmente non gli interessano pensando che con quel pezzo di carta poi…

Dopo quel “poi” invece cosa c’è? Spesso delusione e ramarrico per non aver preso altre strade al momento giusto. Ma vai a saperlo prima. E’ difficile prendere decisioni in particolar modo da giovani; ecco perchè una nazione come l’Italia dovrebbe utilizzare di più il suo tempo per seguire e sostenere i giovani piuttosto che perdersi in una moltitudine di idiozie oggi capeggiate dal gossip e tutte le  intramontabili sciocchezze ad esso legate e per le quali letteralmente si “sprecano” enormi energie.

Io ho scoperto interessanti spunti sulle cose che mi appassionano di più relativamente tardi e, cosa più assurda, non grazie alla scuola e nemmeno all’università; le ho scoperte grazie ad amici stretti ma anche ad amici che in principio ritenevo addirittura antipatici ed insopportabili. Eppure mi davano gli input giusti. Ma mi chiedo: “E se non avessi avuto una simile occasione?” Siate forti delle vostre scelte, dovete contare solo su voi stessi e su chi vi sta vicino.

*Testimonianze reali raccolte durante i miei studi presso l’Università.

**Testimonianze reali raccolte durante gli studi all’Istituto tecnico.

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Sondaggio condotto da “Trendence” sugli studenti

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Ho comprato le scarpe da ginnastica

Parlo con la mia ragazza e le dico che ho deciso di auto-regalarmi un nuovo paio di scarpe da ginnastica. Io a dire il vero negli ultimi anni non le ho comprate molto spesso. Sono appassionato ad un marchio che ultimamente non va di moda e non trovo i modelli che preferisco in giro nei negozi. Questa però è stata anche un pò una mia scusa; in realtà sono un accanito sostenitore dei miei progetti. Pur di realizzarli mi privo di tante cose e rinuncio a tante spese.  Ottimizzando le mie spese e cercando di dare il meglio in tutte le cose che faccio, non ricorro mai a prestiti per fare acquisti anche importanti.

Così anche i 100 euro che si spendono per un paio di piacevoli scarpe da ginnastica me li sono risparmiati più e più volte destinando quelle cifre a programmi per il computer, corsi, libri, attrezzature, trasferte per ricerche, convegni, fiere, utensili, materie prime…

Quando però ho detto alla mia ragazza che compravo le scarpe, lei è stata molto contenta perchè si preoccupava di come mi possono giudicare gli amici ed i conoscenti che mi vedono con le stesse scarpe da ginnastica da diverso tempo… Io le ho risposto di non preoccuparsi perchè gli amici mi conoscono bene e sanno cosa pensare davvero di me, mentre di quello che pensano i conoscenti… non me ne importa nulla.

E voi che fate? Realizzate i vostri progetti o siete schiavi del giudizio dei conoscenti? 😀

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Universitari: gli atteggiamenti che non costruiscono

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Gruppi di studio

Ricordo che quando mi diplomai all’istituto tecnico in qualità di perito meccanico, mi iscrissi all’università (ingegneria meccanica) pieno di buoni propositi e convinto di fare un buon lavoro di gruppo con alcuni miei compagni delle superiori.

Paura

Tutto il contrario. In breve tempo il gruppo non si incontrò più per studiare insieme. Il motivo? Diverse persone avevano il timore di agevolare le lauree altrui… Niente di più falso, studiare in gruppo è sempre stata la cosa migliore.

Faziosità

Successivamente mi rivolsi ad un’associazione studentesca. Anche quest’esperienza trovò presto la fine. Mi si richiedeva un’appartenenza all’uno o all’altro schieramento, ma per me che sono imparziale di natura non è stato possibile. I legami si sono rotti e con essi un sereno proseguimento degli studi.

Limitata costruttività

Passa altro tempo, conosco la mia attuale ragazza ed i suoi amici. Non mi è stato possibile fare gruppo di studio nemmeno con alcuni di loro che ormai erano organizzati in diverso modo. Quasi fosse un processo irreversibile.

A questo punto credo che questa sia una prerogativa della città in cui vivo. Ho notato infatti che gli studenti di altre regioni, ad esempio, sono molto più uniti, si aiutano e  collaborano in altra maniera. Costruiscono.

Ma quali vantaggi e quali svantaggi ho avuto da questa esperienza?

Sono uno studente fuoricorso di Ingegneria Meccanica. Non ho mai passato un esame copiando, non ho mai imparato a memoria… Ho passato tutti i miei esami solo quando ho realmente capito, realmente imparato concetti tecnici e logica matematica. Ho allenato in modo esasperato la mia mente, non sono diventato più intelligente ma sicuramente più sveglio, più efficace, più logico, più redditizio… Sono un ottimizzatore nato. Riesco a fare una molteplicità di cose in modo organizzato e con ottimi risultati. Ho un curriculum denso, bello, interessante, carico di esperienze lavorative (molte delle quali condotte gratuitamente)  andate a buon fine. Perchè non ho lasciato nei momenti di difficoltà? Perchè l’ingegneria mi piace, la amo e se sei un creativo ti permette di sbizzarrire la tua fantasia… Sono tremendo in questo 😀

Eppure senza il “pezzo di carta” per il quale mi manca ancora qualche esame, per lo stato, sono pari al nulla… e questo mi pesa tanto.

La morale? Lavorate/Studiate in gruppo. Ognuno di voi è speciale per un diverso motivo. Non pensate che studiando insieme ad altri perderete qualcosa. Al contrario apprenderete ciò che di buono l’altro ha da offrirvi. Perchè tutto vi può essere utile a tutto… se siete svegli. 😉

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LINK interessanti:

Gli universitari preferiscono studiare in gruppo

Cambiare fa sempre bene?

Ho notato che molti lettori si sono affezionati ai colori di questo blog, a come sono organizzati gli spazi, a come è organizzato tutto… Così mi sono ritrovato ieri a parlare con l’Ing. Gestionale Davide Mazzanti, il quale anche lui ribadiva che, per il forum che stiamo preparando in abbinamento a questo blog, sarebbe opportuno mantenere una grafica pressoché simile…

Non c’è che dire, la cosa mi ha fatto piacere, sebbene al momento ci seguano solo poco più di 25.000 lettori (ammetto che c’è indubbiamente da crescere 🙂 ), ho notato che diversi mi dicono che l’aspetto del blog durante la lettura è proprio piacevole.

Questo significa che se cambiassi template al blog, non mi evolverei, ma farei un danno. Ormai i lettori vogliono questo 😀 Sono contento di come la semplicità a volte sia meglio di un’accanita evoluzione spesso condotta senza senso.

E le pubblicità?

Altro punto fondamentale è quello che ha riguardato la pubblicità, i lettori hanno gradito che il fatto di non dover cercare, tra i mille spot fuori tema, due righe di contenuti… Qui è il contrario, tra mille contenuti trovi due righe di spot che comunque sia sono inerenti con gli articoli che vengono pubblicati. Persino gli spot in diversi casi fanno informazione qui. Questo ha portato i lettori a continuare a crescere anziché abbandonare la lettura…

Eh già perchè molti che possiedono un sito e lo riempiono di pubblicità di scommesse, giochi d’azzardo, offerte internet e telefoniche ecc, poi non riescono a capire come mai i lettori inizino a diminuire. E’ presto detto. Mettetevi nei panni di un lettore, entrate in un sito, cercate delle informazioni ma non ci riuscite, è pieno di banner che vi compaiono sopra i testi e che dovete spegnere ogni volta che cambiate pagina, è pieno di messaggi che si aprono anche se non lo avete richiesto, le righe di un articolo si mescolano con quelle della promozione del sito di e-commerce del momento…

Risultato?

Pochi secondi e cliccate sulla casetta del broswer per ricominciare la vostra ricerca di informazioni utili.

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Tra i due litiganti… il terzo non gode

L’eterna incomprensione tra commercianti e statali

commentata e tradotta come non avete mai visto 😀

E con qualche  sorpresa aggiungerei. Vorrei infatti porre alla vostra attenzione alcune note, o se vogliamo alcune provocazioni, che spero servano a riflettere e a far meglio interagire e comprendere le due “specie” tra loro. E non solo…

Così, in poche espressioni sintetiche, ecco il frutto di mie personali osservazioni, ricerche, domande, esperienze, racconti ascoltati, problemi visti e vissuti, che credo siano utili per capire che nessuna delle due categorie se la passa poi così bene. Scopriremo poi che c’è anche chi potrebbe star peggio…

I PRO dello statale

Riceve il suo stipendio a fine mese con accredito sul conto corrente.

Percepisce più mensilità di quante ce ne siano nell’anno solare. Quante di più, dipende dal tipo di lavoro ovviamente.

Spesso ha orari elastici che, sacrificando l’ora di pranzo, gli permettono verso la metà del pomeriggio di poter usciredal lavoro e poter così recarsi a casa o a fare la spesa, o andare in qualche gradito o utile negozio. Fare le proprie faccende insomma.

I risultati dell’azienda, dell’ente ecc. per cui lavora dipendono solo in minima parte dal suo incarico (questo almeno nella stragrande maggioranza dei casi).

In caso di febbre, influenza, convenzionali problemi di salute, può chiedere dei permessi (a volte retribuiti, a volte no) e può stare a casa… L’azienda per cui lavora andrà avanti ugualmente.

In caso di maternità può stare a casa diversi mesi e con stipendio (anche se parziale) comunque accreditato sul conto.

Non deve comprare il posto in cui lavora

Non deve affittare il posto in cui lavora

Non deve chiedere mutui o prestiti per il posto in cui lavora

Non si deve preoccupare se il posto in cui lavora dovrà subire aggiornamenti agli impianti acqua, gas, corrente…

Non paga le bollette del posto in cui lavora (Acqua, gas, telefono, corrente, spazzatura…).

Non deve pagare tasse sul posto in cui lavora (insegna, permessi comunali, dia…).

I PRO del commerciante

In molti casi si trova a vendere i prodotti che gli interessano o lo appassionano

Spesso passa molto tempo tra le cose che ama (vedi ad esempio chi ha un negozio di Computer, hardware, software, accessori…).

Non si sente il fiato sul collo in maniera costante per via di un superiore arterio sclerotico ad esempio.

Può chiudere il negozio una mezz’oretta prima di tanto in tanto per fare la spesa più con calma.

Può fare due chiacchiere con i clienti senza essere ripreso, anzi molto spesso questo atteggiamento fa piacere ai clienti che si sentono più a casa.

Può organizzare il metodo del proprio lavoro.

E’ generalmente dinamico. Deve trattare con i clienti, con i fornitori, con i collaboratori, con i colleghi, con i rappresentanti.

Guadagna leggermente di più di uno statale ma… (c’è un MA grande come una casa, vedi sotto).

Le note DOLENTI dello statale

E’ costretto molto spesso a fare lavori o a ricoprire mansioni che non gli piacciono.
Non riceve i giusti stimoli dal lavoro.
Subisce spesso ingiustizie dai suoi superiori.
Fa un lavoro che molto spesso si rivela noioso ed insoddisfacente.
Non può una mattina tirare giù la serranda 30 minuti prima per fare uno strappo alla regola.
Sa che pochi comprenderanno che la noia causata dal suo lavoro è comunque un peso che equivale ad un grande sforzo per il suo organismo.
Gli ambienti di lavoro non sono sempre ben illuminati, areati, colorati, piacevoli…
Non può sostituire il collega di lavoro maleducato o poco collaborativo o irritante.
Potrebbero volerci anni, senza una giusta “spinta”, per ottenere un posto fisso e quindi per non combattere con il precariato e le incertezze che ti assillanno giorno e notte.

Le note DOLENTI del commerciante

Vive nell’incertezza. Un mese di lavoro può andare bene e uno, o più, possono andare male.

Dalla maggiore cifra incassata in un mese (sempre che in quel mese si sia lavorato), devono essere sottratte una forte quantità di spese:

Bollette di: acqua, gas, corrente, spazzatura, telefono…

Mutuo per l’acquisto del locale, altrimenti affitto del locale.

Spese impreviste: un impianto da rifare a norma di legge, una nuova insegna, un condizionatore per acclimatare il locale, rottura del motore della serranda o della serranda stessa…

Può avere una quantità variabile di merce invenduta che potrebbe essere costretto a svendere perchè sono usciti nuovi modelli di tale prodotto.

Potrebbe essere costretto dai fornitori a fare ordini con un quantitativo minimo di merce da rispettare anche se sa che poi non riuscirà a venderla tutta.

Se si ammala il negozio resta chiuso e non si lavora… quindi non si mangia.

Se rimane incinta si appella alla mano di tutti i parenti prossimi alla santità. Non solo non lavorerà e non incasserà o incasserà meno, ma dovrà pagare un sostituto/a.

Potrebbe volerci molto tempo per avviare il negozio… Potrebbe anche non avviarsi mai e non riscuotere il successo sperato.

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Chi è il terzo che non gode?

Come ormai avrete capito mi riferisco a liberi professionisti e artigiani, i quali oltre ad avere le beghe di entrambe le “specie” 🙂 trattate sopra, fanno i conti con alcune gravanti spese in più…

Eh già perchè in fondo cosa volete che sia il fatto di dover spendere ingenti cifre (spesso debiti) per macchinari, attrezzature, capannoni, ricambi dei macchinari stessi, corsi di aggiornamento, il rischio di espandersi strutturalmente e da un punto di vista del volume di affari e del personale, per poi trovarsi pochi anni dopo (se non mesi) a dover fare dei distruttivi passi indietro. Complici crisi, leggi che possono giocare a sfavore per l’una o l’altra attività, mancanza parziale o totale di risorse e servizi dello stato… Inoltre ogni imprenditore lo sa, un attività la si avvia in circa due anni all’interno dei quali puoi incontrare forti momenti bui e scoraggianti che non sono facili psicologicamente e finanziariamente da reggere…

Note conclusive

Con questo articolo vorrei utopicamente concludere le controversie tra le varie categorie dato che bene… non se la passa nessuno. Fatta ovviamente eccezione per quelle attività che si trovano in ottime posizioni o che hanno prodotti che si vendono da soli o che comunque sono la moda del momento. Buonagiornata 😀

Furbo o Ingegnoso?

Potreste rimanere offesi

Oggi più che mai, nell’era dominata dalla televisione, si travisa il senso di alcune parole dai significati talvolta ambigui. Mi riferisco in particolar modo al termine “furbo” che sempre più spesso viene erroneamente abbinato a persone che hanno doti di creatività, intelligenza, flessibilità e ingegno. Persone molto spesso “originali”. Il Dizionario offre la seguente definizione del termine “furbo”:

Abile nel ricavare, con accortezza e prontezza, vantaggi individuali dalle circostanze. Astuto, sagace. Fino alla fine del XVIII secolo questo termine era largamente usato nei confronti di chi assumeva un atteggiamento furfantesco.

Questo significato si distanzia nettamente da quello di creativo ad esempio.

Un creativo è colui che ha capacità di produrre nuove forme o istituzioni, di formulare e risolvere problemi in maniera nuova.

Eppure molto spesso, se siete attivi e intelligenti, vi sarete sentiti definire, anche bonariamente, furbi. Attenzione al significato delle parole! Potreste rimanere offesi senza che ve ne accorgiate 😀

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