Che cos’è un Ultracapacitore (o Supercondensatore)?

Rubrica: Tecnologie utili ai mezzi elettrici ed ibridi, ma non solo…

Titolo o argomento: Accumulo e utilizzo rapido di energia mediante ultracapacitore

Un ultracapacitore (o ultracondensatore o supercondensatore) è una sorta di batteria in grado di accumulare grandi quantità di energia, essere ricaricata centinaia di migliaia di volte e, cosa più importante, essere ricaricata in tempi decisamente brevi. La tecnologia oggi è arrivata al punto di offrire ultracapacitori in grado di ricaricarsi completamente in tempi che vanno da 1 a 30 secondi. Ci sono delle pecche? Come è naturale che possa essere sì: il peso e, per qualche tempo ancora, i costi. L’efficienza è attestata intorno a valori del 90-95% e sono previsti 500.000 cicli di ricarica senza problemi. Tecnicamente un ultracapacitore è un dispositivo a cavallo tra le tradizionali batterie ricaricabili ed un condensatore elettrolitico. Vanta elevata potenza, energia e affidabilità a lungo termine. Un ultracapacitore è composto da due elettrodi immersi in un elettrolita. La separazione avviene per mezzo di un dielettrico poroso che previene il cortocircuito degli elettrodi. Un ultracapacitore immagazzina energia sotto forma di cariche elettrostatiche. Queste si dispongono in versanti opposti a seconda della carica che si forma tra la superficie degli elettrodi e l’elettrolita.

Simili dispositivi sono stati scartati ad esempio nel progetto della Porsche 911 Hybrid perchè, nonostante la buona autonomia fornita ai motori elettrici nonché la possibilità di ricarica rapida ad ogni frenata, il peso non rendeva complessivamente vantaggioso il meccanismo messo a punto da Porsche. Ragione per cui si è optato per un accumulatore di energia cinetica a volano.

Gli ultracapacitori più commercializzati sono costituiti da due elettrodi (solitamente a base di carbone attivo) e da un elettrolita, tale versione prende il nome di EDLC ovvero Electrochemical Double Layer Capacitor e funziona sostanzialmente come un normale condensatore accumulando energia elettrica e trasferendo cariche elettriche (positive e negative) sui due elettrodi separati da un isolante (in questo caso elettrochimico). Nell’ultracapacitore la carica elettrica si accumula all’interfaccia tra un conduttore (l’elettrodo) ed un elettrolita liquido, generando quindi un doppio strato di cariche dove ad ogni elettrodo equivale un condensatore a facce piane. L’aumento delle caratteristiche ottenuto dagli ultracapacitori, rispetto ai normali condensatori, è sostanzialmente dovuto all’utilizzo di materiali innovativi ad alta superficie microscopica ed allo spessore equivalente del dielettrico, pari alla distanza tra le cariche elettriche (spessore del doppio strato) e non a quella tra gli elettrodi. Possiamo effettuare interessanti distinzioni tra le configurazioni degli ultracapacitori (o supercondensatori), di seguito ne troviamo un breve elenco.

Pseudo-condensatori: alla carica elettrostatica aggiungono quella elettrochimica associata a 2 particolari reazioni elettrodiche.
Ultracapacitori simmetrici:
hanno i due elettrodi uguali.
Ultracapacitori asimmetrici:
hanno i due elettrodi dello stesso materiale ma di composizione diversa.
Ultracapacitori ibridi:
hanno i due elettrodi di materiale diverso.
Ultracapacitori asimmetrici ibridi:
ad un elettrodo di supercondensatore viene abbinato un elettrodo di una batteria.

Si possono poi effettuare distinzioni basate sull’elettrolita utilizzato, esso infatti può essere di tipo “acquoso” o di tipo “organico” (o non acquoso). Il primo tipo utilizza acido solforico diluito ed è caratterizzato da una tensione di lavoro di circa 0,7-0,9 V mentre il secondo tipo (più recente) raggiunge una tensione di cella superiore ai 2,3 V. Grazie a queste soluzioni si è potuto superare il limite di 5 Wh/kg di energia specifica e 4-5 kW/kg di potenza specifica con una stabilità e durata di vita ben maggiore di 500.000 cicli completi di carica e scarica.

L’energia accumulata vale:
E = 1/2 CV2 dove C è la capacità del condensatore espressa in Farad e V è la tensione nominale in Volt.

La potenza di picco invece vale:
P = V2/(4R) dove V è la tensione nominale espressa in Volt ed R è la resistenza equivalente serie in Ohm.

Gli ultracapacitori sono prevalentemente destinati all’uso industriale (backup, unità di potenza ausiliaria, compensazione della potenza istantanea, compensazione potenza di picco), alle energie rinnovabili (stoccaggio energia ricavata in eccesso dai pannelli fotovoltaici), alle piccole utilità elettroniche (cellulari, computer portatili…) ed ai trasporti (vetture elettriche, vetture ibride, moto e biciclette elettriche, trasporti pesanti). Insomma possiamo definire un ultracapacitore un dispositivo affatto complesso che sfrutta un fenomeno puramente fisico di un processo reversibile di accumulo elettrostatico, anziché una reazione chimica, con la conseguenza che si ottengono i vantaggi e gli svantaggi sopra citati.

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Un simile dispositivo è l’ideale per immagazzinare rapidamente l’energia fornita ad ogni frenata da un veicolo ibrido.

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Tecnologie obsolete: Il futuro è ibrido

Rubrica: Tecnologie obsolete

Titolo o argomento: Il motore 4 tempi è oramai passato ma utile agli equilibri di mercato

Ricordate quando avere un impianto a gas per l’auto era possibile solo installando un kit aftermarket? Quanti anni sono passati prima che tali kit fossero messi a disposizione del cliente direttamente dalla casa madre? Tanti, tantissimi, oltre 20 anni credo. Perchè tanta resistenza lascio a voi il compito di “immaginarlo”. Finché un costruttore di auto (ma non solo) non si sente alle strette, non fa un cambiamento. Più le aziende sono grandi e più chi dà loro vita teme i cambiamenti.

Oggi ci troviamo di nuovo davanti ad uno scambio molto simile. Le case automobilistiche temono l’automotive elettrico, temono un nuovo cambiamento, temono che vada all’aria un intero sistema basato sul classico motore a scoppio 4 tempi.

Sia chiaro: io amo i motori (siano essi 4 tempi, 2 tempi, alternativi, rotativi, ibridi, ecc…), amo il loro rombo, amo le difficoltà di progettazione, l’ingegno che occorre per innovarli, per elaborarli, migliorarli, ottimizzarli, revisionarli, restaurarli, rettificarli, metterli a punto, manutentarli… sono soggetto al fascino dell’impressionante bagaglio di conoscenze necessario per fare un “buon” lavoro.

Nonostante tutto non posso non ammettere che il futuro è ibrido. Le case automobilistiche temono i motori elettrici e, giustamente, il grande disagio che comporterebbe per l’industria meccanica, l’abbandono totale del motore 4 tempi (il più diffuso al mondo) il quale è costituito da talmente tanti pezzi da richiedere il contributo di decine-centinaia di aziende per realizzarli. Con l’ovvia importante conseguenza che si offre il lavoro a milioni di persone in tutto il mondo.

Così, da un punto di vista strettamente razionale, dubito che vedremo diffondersi nei prossimi anni un numero importante di veicoli elettrici. Credo invece che si opterà definitivamente per l’ibrido: soluzione che mantiene in vita una quantità considerevole di aziende e lavoratori e che si completa tramite l’elettrico laddove i suoi vantaggi sono innegabili. Anche il petrolio non verrà abbandonato, costerà di più ma ne servirà molto meno. Quando percorreremo 100 km con 2 litri di benzina non mi sorprenderò di leggere sul cartellone del benzinaio un prezzo di oltre 3 euro/litro. Insomma, compreremo auto nuove per risparmiare ma la spesa per percorrere 100 km sarà circa la medesima di oggi seppur con un inquinamento nettamente inferiore. Avremo perciò speso il nostro denaro per una nuova auto non per i minori consumi come pensiamo oggi, bensì per un emissione in grammi di inquinanti per chilometro molto minore di quella attuale.

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Il motore 4 tempi appartiene ad una tecnologia ormai obsoleta ma il suo abbandono può avere gravi ripercussioni sui mercati mondiali.

Acquistare una utilitaria

Rubrica: L’immagine di un prodotto (attenti a)
Titolo o argomento: Acquistare una utilitaria

Ricordo che alcuni anni fa uscì in produzione una vettura che piacque molto ai giovani. Questa vettura aveva un motore con difetti molto marcati riguardanti bronzine e albero motore. Risultato: l’automobile in questione dava problemi di longevità del motore piuttosto precoci. Ricordiamo che una vettura privata del suo motore ha valore rasente lo zero. Spesso viene definita semplicemente una “carcassa”.

Fu comunque molto venduta. Le riviste più tecniche riportarono correttamente il problema. La pubblicità vinse sul problema. I giovani acquistarono un’auto con una vita breve per l’immagine che tale prodotto aveva. Tuttavia non ammortizzarono molto facilmente la loro spesa che si rivelò un insuccesso per il portafoglio e che portò ben presto all’acquisto di una nuova auto.

Ammettiamo di acquistare una vettura (utilitaria) del costo di 14.000 euro ed ammettiamo che la sua vita utile sia di 10 anni. Se queste condizioni sono verificate avremo speso 1400 euro l’anno per la nostra vettura più i normali costi di manutenzione. Ma se noi spendiamo la medesima cifra per un prodotto che poi si rivela scadente laddove l’occhio non può guardare, ovvero nella tecnica… allora la cifra che andiamo realmente a spendere annualmente si impenna drasticamente. Si possono raggiungere costi di ammortamento e spese di manutenzione fino a 3 volte superiori rispetto alla norma. Se invece siamo fortunati (o abbiamo le dovute conoscenze) potremmo essere in grado di far durare il nostro veicolo persino 15-20 anni con costi di ammortamento davvero bassi e vantaggiosi.

Non si può essere esperti di tutto ok, ma ci si può senza dubbio informare tramite fonti specializzate e poco influenzate dai mezzi pubblicitari.

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Se il costo annuo comprensivo dell’acquisto e del mantenimento della vostra
utilitaria è di circa 1500 euro siete più o meno nella norma ma se il costo
sale verso i 5000 euro probabilmente state lavorando per mantenere l’auto.

Un’auto da corsa dietetica ed ecologica

Rubrica: Materiali e motori

Titolo o argomento: Materiali “dietetici” per auto da corsa

Una macchina da corsa fatta con carote, cioccolato e patate? Sì, è possibile. Gli elementi naturali  più insospettabili vengono legati a materiali riciclati come carbonio o bottiglie di plastica ed il risultato è una vettura di formula alquanto insolita nel DNA ma perfettamente competitiva con le “normali” sorelle di formula 3. World First (questo è il suo nome) raggiunge i 100 km/h in poco più di 2,5 secondi e tocca velocità di punta superiori ai 215 km/h. Se dalla spazzatura riusciamo a tirar fuori componenti per auto di formula, credete ci sarebbero più città sommerse dai rifiuti? Del resto lo avevamo ipotizzato 2 anni fa: Se qualcuno riesce a trasformare i rifiuti in oro… si apriranno nuove frontiere dell’industria e del commercio. Di seguito alcuni dei materiali impiegati per la realizzazione di questa insolita vettura.

Telaio: in fibre vegetali e di patate
Volante: in resina derivata dalle carote
Ala anteriore: nucleo in fecola di patate, calotta in fibra di lino.
Sedile: calotta in fibre di lino, schiuma di fagioli di soia e olio di tessuto poliestere riciclato
Elementi aerodinamici delle sospensioni:  tessuto composito di fibre naturali
Pneumatici: eliminazione dei composti aromatici policiclici
Radiatore: rivestimento mediante catalizzatore che trasforma l’ozono in ossigeno
Guscio degli specchietti: fecola di patate e fibra di lino
Cambio: trattamento per la riduzione degli attriti
Copertura motore: fibra di carbonio riciclata
Ammortizzatori: fibra di carbonio riciclata
Fiancate della carrozzeria: fibra di vetro con resina di bottiglie riciclate
Carburante: mix di oli vegetali ed estratti di cacao derivanti dagli scarti della lavorazione del cioccolato.

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Trasformare i rifiuti in prodotti può voler dire creare posti di lavoro e pulire le città…

I vantaggi di acquistare un’auto ventennale

Da piccolo ne eri innamorato, avresti fatto follie per quella macchina. Il problema dell’età però era il minore dato che la tua auto preferita costava cifre esorbitanti all’acquisto e cifre altrettanto spaventose di mantenimento: bollo, assicurazione, per non parlare del passaggio di proprietà.

Ora quell’auto ha perso molto valore, ma non per te… Hai mai pensato ai vantaggi che avresti se acquistassi ora la tua auto preferita ventennale?

  1. Pagheresti il passaggio di proprietà circa metà prezzo.
  2. Pagheresti poco più di 27 Euro di bollo.
  3. Avresti una tariffa assicurativa ridicola…
  4. E non dimenticare che puoi circolare in centro anche con un Euro 0 (solo per manifestazioni storiche).

Attento però, uno svantaggio c’è. Informati sempre prima di ogni eventuale acquisto circa la reperibilità dei ricambi ed il prezzo degli stessi. Diverse case fanno pagare i ricambi dei mezzi ultraventennali, cifre esose.

Calcolo del bollo: http://www.quattroruote.it/bollo/index.cfm)
Calcolo del passaggio di proprietà: http://www.angolopratiche.com/ipt.php
Calcolo assicurazione: chiedi all’ASI (http://www.asifed.it) o fai una ricerca presso le compagnie assicurative

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Un’auto come quella in figura mantiene il suo fascino nonostante
l’età e costa meno di una moderna utilitaria. Solo per appassionati d’hoc.

Kit bici elettrica fai da te. Aspetti delle soluzioni tecniche.

Rubrica: Biciclette elettriche e kit di trasformazione

Titolo o argomento: Vantaggi e svantaggi delle diverse soluzioni disponibili

Esistono kit di trasformazione di vario genere. Ognuno ha dei punti di forza e dei punti deboli. Ognuno può scegliere quello che ritiene più adatto a sè, alle proprie esigenze, alle proprie capacità pratiche. Tuttavia di ogni kit ne esistono diverse marche e diverse qualità. Si va dai prodotti tedeschi a quelli cinesi. Non commenteremo marca per marca non avendo ancora testato questi kit (ce ne occuperemo presto), bensì li commenteremo per tipologia e scelta tecnica.

Motore anteriore a trascinamento del pneumatico
Vantaggi: montaggio/smontaggio piuttosto semplice.
Svantaggi: doppio motore, maggiori attriti, maggiori perdite, maggiori consumi, usura delle ruote che trascinano il pneumatico, sollecitazione anomala (non prevista in progettazione) per la spalla del pneumatico.

Ci sono quelli che si montano anteriormente, vicino al cannotto di sterzo, e trascinano la ruota prendendola dal pneumatico. Questi kit hanno il vantaggio di essere più facili da montare ma lo svantaggio di essere meno affidabili e più complessi in quanto sono dotati di doppio motore con rotelle di gomma che trascinano il pneumatico (quindi con una percentuale di slittamento) sottoponendolo ad uno stress per il quale non è stato progettato. Il risultato è che il pneumatico si può deteriorare precocemente e addirittura danneggiarsi in marcia con gli ovvi pericoli che ne conseguono.

Motore integrato nel mozzo della ruota anteriore

Vantaggi: Perdite meccaniche ridotte rispetto al precedente sistema.

Svantaggi: Guida poco intuitiva con la ruota anteriore motrice, maggiori difficoltà di montaggio il quale comprende il riadattamento e la registrazione dei raggi.

Ci sono i kit che si montano nel mozzo della ruota anteriore. Oltre ad abbassare il baricentro del complesso bicicletta + motore elettrico (rispetto alla soluzione del primo esempio), agiscono direttamente sul mozzo della ruota. Non ci sono pertanto perdite meccaniche dovute a slittamenti né tantomeno usura anomala per il pneumatico. Il problema di rendere motrice la ruota anteriore di una bicicletta rende la guida meno intuitiva. In bici fin da piccoli siamo abituati ad una ruota posteriore che spinge e non ad una anteriore che tira. Le reazioni del mezzo cambiano e, soprattutto quando la trazione non è data dal lavoro delle gambe, può portare a comportamenti inaspettati su fondi sconnessi, scivolosi o anche durante una banale accelerazione più consistente.

Motore integrato nel mozzo della ruota posteriore
Vantaggi: Guida più intuitiva della bicicletta, minori perdite meccaniche rispetto al primo esempio.
Svantaggi: Maggiori difficoltà di montaggio, riadattamento e sostituzione dei raggi, compatibilità con i rapporti del cambio.

Ci sono i kit che si integrano al mozzo della ruota posteriore. Sono i kit sui quali si deve lavorare di più anche se non sono richieste conoscenze particolarmente tecniche. Tuttavia, oltre alla necessità di raggi modificati, si deve fare i conti con gli spazi di allogio e con la compatibilità con il rocchetto del cambio. E’ il kit che alla guida dà la maggiore sensazione di sicurezza e intuitività. Tutto rimane uguale a prima… ma con una spinta in più.

Motore con trasmissione a doppia catena motore-mozzo pedali, corona-rocchetto

Vantaggi: Installazione senza toccare nulla nella bicicletta

Svantaggi: Doppia catena, maggiori perdite meccaniche, maggiore complessità del progetto, maggiore quantità di componenti, maggiori costi.

Decisamente insolito. Una catena va dal motore elettrico alla corona anteriore più grande del cambio. L’altra catena, quella di cui era provvista la bicicletta potrà andare su tutti i rapporti tranne che su quello impegnato per il motore elettrico. In alternativa alcuni kit prevedono l’aggiunta di una corona sul mozzo dei pedali da collegare al motore elettrico. Troppi ingranaggi. Troppi rinvii. Troppe perdite meccaniche e costi maggiori rispetto ai kit più semplici.

Motore integrato nel telaio che ingrana sul mozzo dei pedali: Gruber Assist

Vantaggi: Elevata semplicità di montaggio, ingombro minimo, invisibilità, il pignone della coppia conica funge da ruota libera e non vi è nessun attrito a motore spento, invadenza del motore sul corpo bici pari a zero, minore peso del kit rispetto ad altre soluzioni meno raffinate.

Svantaggi: Costo decisamente elevato, non omologato per la strada, vi è una coppia di ingranaggi in più rispetto ai sistemi montati direttamente nel mozzo della ruota.

Esistono kit che si montano nel tubolare verticale sotto la sella. Sono piuttosto raffinati e costosi. Eccezionalmente affascinanti, semplici, leggeri e diretti. Ma come per tutte le cose che hanno quel qualcosa in più, sono decisamente cari. Per il momento. La guida rimane intuitiva ed il baricentro non subisce particolari cambiamenti. La Gruber Assist specifica che questo kit non è omologato per la strada.

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Motore aggiunto al telaio che ingrana sul mozzo dei pedali: Bosch e-bike

Vantaggi: Studiato da un grande gruppo di ricerca quale è Bosch, ingrana direttamente sul mozzo dei pedali, studia la tua pedalata e ti assiste in rapporto allo sforzo che stai facendo.

Svantaggi: Maggiore ingombro rispetto alla soluzione Gruber Assist. Vi è una coppia di ingranaggi in più rispetto ai sistemi montati direttamente nel mozzo della ruota.

Non ho ben chiaro se questo dispositivo viene venduto a corredo di una bicicletta fornita da Bosch o se è installabile sulla maggior parte delle biciclette in circolazione. Si spera comunque che il prezzo sia ragionevole dato che è prodotto da una grande casa per la quale non deve essere stato molto complicato mettere a frutto un simile dispositivo.

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Note. Ci sono i kit che sono corredati di motori elettrici senza spazzole (Brushless) più costosi ma anche più silenziosi, affidabili e longevi. Oserei dire esenti da manutenzione. E ci sono quelli con i classici “carboncini” più economici ma che hanno una vita più limitata. Fanno un maggior rumore e potrebbero richiedere la sostituzione dei carboncini inaspettatamente troppo presto. Ovviamente stiamo parlando di motori elettrici a corrente continua e senza coppia residua.

Attenzione ai prodotti non omologati. Rischiate di essere multati. Attenzione anche ai kit grossolani, prodotti con qualità precaria e senza il rispetto delle dovute norme. Per garantirvi la bontà di un prototto, informatevi circa le “certificazioni” ottenute dal prodotto stesso.

Bici elettrica fai da te. Mobilità in città a risparmio massimo.

Rubrica: Biciclette elettriche e kit di trasformazione

Titolo o argomento: Mobilità in città a risparmio massimo

Se decido di tirar fuori dalla cantina il mio vecchio (ma ben conservato) ciclomotore Malaguti Fifty Top devo affrontare alcune spese per i ricambi utili ad un normale tagliando, per la revisione, per il bollo… Spese tutto sommato accettabili. Quello che non è accettabile è il costo di un’assicurazione che per un ciclomotore 50cc, anche se hai superato i 26 anni, parte dagli 800,00 euro in su senza considerare poi la benzina ed i rincari.

Su un Fifty il problema della benzina è tutto sommato limitato in quanto percorre tranquillamente oltre 40 km/l (vi siete dimenticati questi numeri eh, il passato era ricco di mezzi che consumavano poco e oggi si spaccia per ipertecnologico qualcosa che si avvicina o supera di poco i 20 km/l), ma spendere ogni anno di assicurazione una cifra più alta del valore del mezzo o comunque una cifra non plausibile proprio non mi va giù.

Non esistono solo le bici elettriche “chiavi in mano”…

Così vi informo che non solo esistono le biciclette elettriche (questo lo sapevate già), ma esistono anche kit per trasformare la propria bici in bicicletta elettrica a pedalata assistita. Il massimo dell’economia. Infatti se hai già una bicicletta valida, robusta, funzionante… a cosa ti serve affrontare una spesa che comprende nell’acquisto un nuovo telaio, ruote, freni, cambio, che può tranquillamente superare i 1000,00 euro, quando ne puoi spendere molti meno acquistando solo il motore?

I kit per trasformare la propria bici in elettrica hanno prezzi a partire dai 300,00 euro e sono tutto sommato di facile montaggio. Le potenze vanno dai 200 watt fino ai 500 watt con autonomie (grazie alle batterie agli ioni di litio che si ricaricano in 4-6 ore) dai 30 ai 75 km. Una ricarica ha un costo inferiore ad 1 euro se ti allacci alla rete di casa mentre è gratuita* con un piccolo pannello solare che di giorno ricarica la tua seconda batteria mentre tu sei in giro per la città.

Ci si può spostare agevolmente in città senza inquinare, senza fare rumore, senza pagare il bollo, senza pagare l’assicurazione, senza pagare la benzina, senza pagare tagliandi e revisioni, insomma senza pagare… senza sentirsi ogni volta prosciugati e braccati al primo passo. Sentendosi liberi. Senza considerare poi la ginnastica “agevolata” a tutto beneficio per l’organismo… Puoi sciogliere le tue giunture senza fare grandi sudate e sopperire in modo costruttivo a tutte quelle dannose ore seduto/a in ufficio.

E’ importante però, per legge, che questi motori entrino in funzione solo mentre si sta pedalando (da cui la definizione di pedalata assistita). Trovi utili informazioni al riguardo qui.

Come tutti sappiamo il lato negativo è che, se il fenomeno dovesse prendere “piede”, verranno fatte in pochi giorni leggi che metteranno fastidiose tasse e vincoli su una banale bici elettrica mentre leggi importanti sull’imprenditoria giovanile potranno attendere altri decenni… 😀

*Devi considerare però i costi di ammortamento del kit motore elettrico + 2 pacchi batterie + mini pannello fotovoltaico.

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Confronto batterie per trasformazione bicicletta in e-Bike

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Un kit base è composto da un motore elettrico integrato nel mozzo ruota,
un pacco batterie, un potenziometro nella manopola,
un sensore che rileva che stai pedalando ed un trasformatore di ricarica.

Quello strano foglio da firmare in officina

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili
Titolo o argomento: Autorizzazioni troppo permissive rischiano di non far quadrare i conti… del cliente

Si va in officina, magari per sostituire le pasticche dei freni anteriori, e ci si ritrova il giorno dopo con un conto di oltre 1000,00 Euro. E’ successo ad un nostro lettore che, recandosi presso l’officina autorizzata della sua concessionaria per sostituire le pasticche dei freni anteriori (un lavoro da poche decine di Euro), si è ritrovato tra le mani un conto esorbitante assolutamente sproporzionato al lavoro richiesto.

Ma come è potuto succedere?

Al momento della consegna del mezzo gli è stato chiesto di firmare un documento che permetteva al meccanico incaricato del tagliando di provare e controllare il mezzo. Il nostro lettore ha preso un pò alla leggera quel foglio perchè in ufficio continuavano a sminuirne l’importanza.

In sostanza oltre alla sostituzione delle pasticche (su tutte e quattro le ruote) è stata cambiata la cinghia di distribuzione, una coppia di pneumatici ed altre componenti non richieste. Inoltre la sostituzione dei pneumatici è stata effettuata con un macchinario non adatto ai cerchi da 17 pollici con il risultato che quest’ultimi sono stati abbondantemente rigati (se al momento dell’acquisto si è scelto questo optional un motivo ci sarà. La concessionaria che li ha venduti dovrebbe essere la prima a porre la dovuta attenzione).

Cosa può fare il nostro lettore?

Nulla, in quanto siamo andati a vedere in un’officina autorizzata* di una concessionaria della nostra città cosa riporta il documento in questione. In sostanza il cliente firma un documento che autorizza l’officina a guidare il veicolo all’interno e all’esterno della struttura. Inoltre si autorizza la sostituzione di qualunque parte del veicolo che l’officina ritiene danneggiata, consumata o comunque da sostituire. Legalmente sono perfettamente a posto.

Il lettore ci assicura che non è stato possibile evitare di firmare il foglio e ci dice che l’officina altrimenti non avrebbe eseguito la sostituzione delle pasticche. Il nostro consiglio può sembrare banale ma per evitare il ripetersi della situazione probabilmente può risultare conveniente tornare al vecchio meccanico di fiducia (purché sia bravo e aggiornato) in quanto le voci sul decadimento della garanzia se ci si reca presso un’officina diversa da quella della concessionaria (che ha effettuato la vendita o della stessa catena) sono assolutamente false. Vedi l’articolo sulla direttiva Monti.

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*Ci teniamo a precisare che non tutte le officine delle concessionarie fanno firmare delle autorizzazioni prima di eseguire un lavoro e, tra quelle che lo fanno firmare, non tutte conferiscono piena libertà al meccanico nel sostituire tutto ciò che egli stesso ritiene danneggiato o consumato.

La proposta dell’Ing. Rolf Reitz per i motori ibridi benzina-diesel

Ing. Rolf Reitz – Università del Wisconsin a Madison

L’ingegner Rolf Reitz dell’Università del Wisconsin a Madison propone come soluzione ibrida un motore nel quale il sistema di alimentazione provvede a dosare opportune miscele di benzina e gasolio al fine di ridurre le pesanti emissioni inquinanti (che derivano dalla combustione del gasolio).

In condizioni di uso gravoso del motore infatti si può arrivare a miscele di combustibile composte per l’85% da benzina e per il 15% da gasolio. La minima percentuale di gasolio sarebbe infatti utile ad innescare l’accensione del restante 85% di benzina (essendo la benzina molto più difficile del gasolio da accendere). Pertanto il 15% di gasolio avrebbe la funzione di tante micro scintille in camera di scoppio atte ad innescare in modo piuttosto uniforme la benzina.

In condizioni di medio carico si può arrivare ad una miscela di combustibile benzina-gasolio del 50%. Non si può invece arrivare su un motore diesel ad utilizzare come carburante esclusivamente la benzina in quanto questa non si accende facilmente e richiede una scintilla; al contrario il gasolio si accende con la semplice compressione che si genera durante la corsa del pistone verso il punto morto superiore.

Conclusioni

Si cerca quindi di tentare di usare la struttura di un motore diesel con un’alimentazione che sfrutti il meno possibile il gasolio  con le derivanti emissioni di ossidi di azoto e particolato. Una vera sfida tecnica.

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