Se un corpo estraneo entra in un pneumatico…

Rubrica: Le domande dei lettori
Titolo o argomento: Ipotesi dei danni provocati dall’ingresso accidentale di un corpo estraneo in un pneumatico in fase di montaggio
Rispondendo a: Franco e amici dalla Svizzera

Se ad esempio dovesse entrare accidentalmente un bullone in un pneumatico durante la fase di montaggio dal gommista, cosa succederebbe? Si potrebbe bucare o deformare il pneumatico dall’interno? Durante la fase di bilanciamento ci si accorgerebbe del corpo estraneo?

Risposta

Premesso che un corpo estraneo, il quale inavvertitamente entra all’interno di un pneumatico in fase di montaggio, non può avere dimensioni e massa elevate (altrimenti sarebbe chiaramente visibile all’operatore oppure non riuscirebbe a passare), le ipotesi che seguono fanno riferimento all’ingresso inavvertito di un bullone (vite + dado) oppure di un oggetto di simili proporzioni e forma irregolare all’interno dell’insieme cerchione-pneumatico durante la fase di montaggio di quest’ultimo.

Il fatto è che la massa di un bullone, accelerato all’interno di un pneumatico, temo non sia sufficiente per poter deformare il pneumatico stesso dall’interno. L’armatura metallica che costituisce la carcassa molto probabilmente reggerebbe. Inoltre la spinta da parte del bullone difficilmente potrebbe essere concentrata in un punto e, molto probabilmente, il bullone non starebbe mai fermo anche se si procedesse di moto rettilineo uniforme in quanto le irregolarità della strada lo farebbero comunque oscillare e cambiare di posizione. Pensandoci poi meglio, gli strumenti per l’equilibratura possono rilevare uno squilibrio solo nel caso il bullone sia fissato sul cerchione o sul copertone. In alternativa probabilmente lo strumento potrebbe dare un segnale di errore e chiedere di ripetere l’analisi, oppure approssimare l’esito come se il bullone non fosse presente. Si può inoltre ipotizzare che il conducente non rilevi vibrazioni provenienti dal pneumatico bensì un tintinnio simile ad un sasso che sbatte in un contenitore messo in rotazione. Gli urti contro il pneumatico sarebbero attutiti mentre quelli contro il cerchione, in particolar modo quando si riduce la velocità periferica della ruota, sarebbero facilmente avvertibili e piuttosto evidenti. Si avrebbe forse la sensazione di un importante guasto al cuscinetto ruota o al cerchione stesso però la marcia proseguirebbe regolarmente. Quello che poi può succedere insistendo nella marcia, è tutto da testare. I continui urti del bullone all’interno della ruota potrebbero danneggiare il cerchione innescando pericolose cricche che potrebbero portare ad una perdita di pressione. Forse alla lunga l’interno del copertone accuserebbe lacerazioni e tagli dovuti ad eventuali spigoli accentuati del bullone inteso come insieme vite+dado. Se si considera il solo dado, invece, penso si potrebbe prolungare la marcia prima di accusare un danno non trascurabile. Gli effetti diminuiscono quanto minore è la massa di un dado e quanto più smussate sono le sue superfici. Se si arriva ad ipotizzare un corpo sferico, caduto accidentalmente all’interno del pneumatico in fase di montaggio e non rilevato dalla macchina per l’equilibratura, si potrebbe avere un largo margine in cui non si presentano danni ma si avverte un rumore “effetto sassolini” fastidioso e allo stesso tempo preoccupante.

La simulazione

Nelle immagini che seguono vediamo degli screenshot raffiguranti 5 fasi di una simulazione fisica che abbiamo effettuato con Algodoo (Vedi l’articolo: “Simulare la fisica con Algodoo“). Nella scena sono compresi la carcassa semplificata di un pneumatico e un oggetto metallico dalla forma irregolare, per entrambi vengono simulati i relativi materiali con le rispettive caratteristiche fisiche (massa, densità, attrito…). Fa inoltre parte della simulazione la forza di gravità, le forze di attrito in gioco, la presenza dell’aria e, ovviamente, la rotazione del pneumatico con momenti a moto costante, altri a moto accelerato ed altri ancora in cui il pneumatico è soggetto a vibrazioni assimilabili a quelle provocate da un fondo irregolare quale è il manto stradale. Per evidenziare il percorso abbiamo dotato il corpo estraneo di un “tracer” ovvero di un tracciante dotato di dissolvenza utile a capire dove si trovava l’oggetto stesso pochi istanti prima.

Ad un basso numero di giri (Fig. 1), con velocità periferica costante, l’oggetto metallico dalla forma irregolare tende ad essere trascinato nella rotazione dal pneumatico tuttavia, raggiunta una certa pendenza, la forza di gravità tende a riportarlo verso il basso in quanto la forza normale agente sul corpo è molto piccola e la forza tangenziale vince l’attrito. Non appena la quota raggiunta dall’oggetto diminuisce, cala la pendenza e nuovamente l’attrito vince sulla forza tangenziale riportando più in alto l’oggetto. Ad un basso numero di giri questo fenomeno si ripete in modo alterno con possibilità di danni di carattere abrasivo piuttosto limitati in quanto, anche se l’oggetto presentasse forma irregolare e spigoli taglienti, le forze in gioco sono contenute e, data la resistenza di un pneumatico ordinario, non innescano particolari fenomeni critici.

Aumentando il numero di giri (Fig. 2), il moto diventa accelerato, le forze in gioco variano continuamente direzione, verso e intensità in quanto si ripresenta il fenomeno precedente ma con un effetto amplificato che si traduce in urti e rimbalzi. Quest’ultimi non permettono una stabile alternanza di saliscendi come nel primo caso. Nel caso l’oggetto abbia una superficie irregolare e spigoli taglienti la possibilità di danni è comunque contenuta per via della massa ridotta che può avere un piccolo oggetto accidentalmente introdotto all’interno del pneumatico duranta la fase di montaggio. Con una massa ridotta, per arrivare a fenomeni rilevanti, è necessario sottoporre l’oggetto ad accelerazioni molto elevate. Inoltre è opportuno notare che l’oggetto difficilmente colpirà ripetutamente il medesimo punto e, anche se ciò accadesse, non avrebbe una massa e un’accelerazione tali da riuscire a perforarlo attraversandolo ed uscendo all’esterno.

Quando la velocità periferica si fa consistente (Fig. 3) il corpo estraneo aderisce alla parete interna del pneumatico rimanendo fermo in un punto di equilibrio in quanto la forza normale al punto di contatto oggetto-pneumatico diventa prevalente. Tuttavia l’oggetto rimane fermo in un punto solo se il moto circolare del pneumatico è costante (o subisce minime variazioni) e se il fondo stradale è rappresentato da un piano perfetto. Ovviamente si tratta di condizioni ideali. Simulando alcune sconnessioni del manto stradale (Fig. 4) il corpo estraneo ricomincia i suoi rimbalzi con una frequenza proporzionale alle irregolarità della strada.

Infine, durante una frenata (Fig. 5), è possibile osservare come il corpo estraneo si distacchi dalla parete interna del pneumatico e il suo moto, prima del nuovo contatto contro un altro punto della parete stessa, diventi parabolico come quello di un proiettile. Senza entrare troppo nello specifico, anche questa situazione mostra come sia difficile che un corpo estraneo entrato accidentalmente all’interno del pneumatico (in fase di montaggio) possa rimaner fermo a lungo nello stesso punto.

Figura 1 Figura 2 Figura 3 Figura 4 Figura 5

Un foglio elettronico per il calcolo rapido dei rapporti del cambio su un simulatore di guida

Rubrica: Le domande dei lettori | Curiosità della tecnica da corsa

Titolo o argomento: Su quali basi realizzare un foglio elettronico per il calcolo rapido dei rapporti del cambio su un simulatore di guida

Rispondendo a: Alessandro

Vorrei realizzare una tabella excel per il gear ratio inserendo magari i dati di potenza e coppia dell’auto in modo da ottimizzare velocemente i rapporti. Ho provato a settare i rapporti in base “all’orecchio” ma alla fin fine lo stesso risultato lo ottengo così:

Reset del cambio;
Aumento la marcia finale al max (tutto a dx);
Riduco al min consentito la vel. max (tutto asn);
Con la marcia finale imposto la velocità desiderata.

In pratica vorrei cercare di ottenere uno strumento che mi consenta di arrivare velocemente (tramite appunto una tabella excel dove inserire dei dati) a una base del gear ratio il più possibile vicino all’ottimizzazione per la tal macchina con la tal coppia/potenza. Un po’ come si fa credo nella realtà, arrivando nel tal circuito. Poi è ovvio che ci sarà la data curva dove allungare o accorciare per es. la 3a marcia ma ciò è un altro  problema. Ho visto che esistono miriadi di teorie e tabelle già fatte ma solitamente sono poco chiare (vedi file excel). Avete magari qualche consiglio su come potrei realizzarla per il mio simulatore? Inserendo non so, un parametro moltiplicatore o divisore… o magari sapreste indicarmi dove trovarne una semplice che faccia al caso mio?

Risposta

Capisco quali siano le tue intenzioni con il foglio di calcolo, tuttavia, in pista, più che sulla coppia/potenza, che comunque è importante/fondamentale in fase di prima progettazione del veicolo, si usa come base di riferimento la tipologia di curve dei diversi tracciati per affinare le performance del veicolo e adattarlo alle più varie esigenze. Quando si genera un gear ratio per una vettura, questo può avere una spaziatura uguale tra una marcia e l’altra oppure una variazione con crescita lineare o con crescita esponenziale della spaziatura, ed è sulla base di questa matematica che puoi impostare il tuo foglio elettronico.

Nonostante ciò il cambio che si otterrà verrà ulteriormente modificato per evitare ad esempio che un rapporto ci porti in prossimità della staccata per inserire poi la marcia successiva per un tempo inferiore ai 3 secondi. Simili situazioni si verificano spesso e sono da considerarsi errori madornali sia per il tempo perso per una cambiata inutile a salire (e a scendere) che per la perdita di velocità dovuta all’interruzione, seppur minima, della trazione.

Altro errore che si fa di frequente è quello di raggiungere la velocità massima al massimo dei giri, questa invece deve essere raggiunta quando il contagiri ha ancora del margine prima del limite, ciò aiuta nelle scie a non imballare il motore e permette di raggiungere meglio la velocità massima quando si è ancora nella zona crescente della curva di potenza. Sebbene all’orecchio il motore possa sembrare più lento, ci si accorge ben presto che si sta andando più forte (ovviamente è questione anche di esperienza e quindi di trovare le giuste proporzioni anche con il rapporto al ponte).

Altro fattore importante riguarda la coppia motrice, durante la percorrenza di una curva ci si può accorgere che la vettura tende a sottosterzare o a sovrasterzare, questo, quando si ha l’assoluta certezza di un setup equilibrato, può dipendere da un errato rapporto di trasmissione che non favorisce l’inserimento qualora non venga generato il corretto momento di imbardata. In ingresso curva il retrotreno deve manifestare una leggera tendenza ad anticipare l’avantreno (ma proprio leggera). In uscita ciò non deve accadere e, anzi, la vettura deve risultare leggermente sottosterzante al fine di permettere al pilota di aprire tutto il gas quanto prima.

Se nel momento in cui si sta per uscire dalla curva, il rapporto del cambio utilizzato tiene il motore nei pressi del picco di coppia massima, la vettura potrebbe risultare inguidabile, al contrario, superata la coppia massima, la coppia motrice tenderà a calare e sarà più facile spalancare (ragione per cui chi prende le chicane con esitazione rischia di più di sbandare rispetto a chi le prende a giri elevati con una coppia motrice che certo non salirà ma, al contrario, sarà in calo).

La distanza tra un rapporto e l’altro non deve implicare grandi salti del numero di giri ma nemmeno salti troppo brevi che possono dare la sensazione di un’accelerazione più violenta che però si traduce in una velocità di punta minore e in una apparentemente paradossale fatica ad accelerare.

Per avere la certezza che il cambio ottenuto sia valido, bisogna effettuare dei test di accelerazione scaricando tutte le marce e valutando in quali frangenti la vettura ha fatto più fatica, ovviamente va considerata l’influenza del carico aerodinamico che cresce al crescere della velocità, la superficie frontale del veicolo, la massa del veicolo, ecc.

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Spaziatura cambio costante  Spaziatura cambio lineare Spaziatura cambio esponenziale

Spaziatura del cambio da sinistra verso destra rispettivamente: costante, lineare, esponenziale.

Perchè le valvole di aspirazione sono più grandi di quelle di scarico?

Rubrica: Le domande dei lettori | Curiosità della tecnica da corsa

Titolo o argomento: Differenza diametro valvole in un motore a c.i.
Rispondendo a: Alessio

Non si tratta di una priorità legata ai soli motori da competizione, anche i motori stradali hanno le valvole di aspirazione con un diametro leggermente più grande per quella di aspirazione. Generalmente il diametro della valvola di scarico è minore del 10-15% rispetto a quello della valvola di aspirazione. Le ragioni di tale scelta sono legate prevalentemente al coefficiente di riempimento ed alle sollecitazioni termiche. Il diametro delle valvole di aspirazione ha un peso maggiore sull’ottenimento di un buon coefficiente di riempimento (λv), questo significa che il progettista sacrifica volentieri il diametro delle valvole di scarico a favore di quelle di aspirazione al fine di ottenere migliori prestazioni del motore. Lo spazio in camera di combustione è limitato e non si può avere tutto. D’altra parte, la riduzione del diametro delle valvole di scarico, offre un rovescio della medaglia favorevole in quanto le valvole di scarico hanno due importanti problemi che, guarda caso, si risolvono proprio riducendone il diametro: le sollecitazioni termiche e la tenuta. Essendo la valvola di scarico maggiormente sollecitata termicamente rispetto alla valvola di aspirazione, un diametro minore favorisce lo smaltimento del calore per cessione verso la guida e la sede della valvola stessa. Inoltre diminuendo il diametro della valvola di scarico si riducono i suoi problemi di tenuta.

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Dimensionamento della testata (parte quinta): le valvole di scarico

Differenza diametro valvole

Generalmente la differenza tra il diametro della valvola di aspirazione e quella di scarico,
si aggira attorno al 10-15% a vantaggio della valvola di aspirazione. A sinistra lo schema
nel caso delle due valvole per cilindro, a destra quello delle quattro valvole per cilindro.

Alberi a camme con lobi asimmetrici

Rubrica: Curiosità tecnica da corsa | Le domande dei lettori
Titolo o argomento: Vantaggi e svantaggi degli alberi a camme con lobi asimmetrici
Risponendo a: Sara

La stragrande maggioranza degli alberi a camme presenta dei lobi perfettamente simmetrici. Tuttavia, in alcuni casi, si può optare per lobi asimmetrici. Questi sono caratterizzati dalla presenza di rampe di apertura e di chiusura delle valvole, differenti. Gli alberi a camme con lobi asimmetrici hanno generalmente una rampa di chiusura pressochè assente. Questa soluzione offre vantaggi dal punto di vista fluidodinamico producendo di fatto elevati fenomeni di ram jet all’aspirazione e bloccando il ritorno dei gas combusti dallo scarico.

E’ opportuno sottolineare, però, che con una velocità di chiusura tanto elevata (specialmente se abbinata con molle con carico insufficiente), si verificano effetti negativi di rimbalzo della valvola sulla sede. Questo fenomeno di fatto annulla tutti i vantaggi di tale soluzione.

Se invece, per limitare il rimbalzo, si aumenta il carico sulle molle, il colpo accorcia la vita operativa sia della valvola che della sua sede. Gli alberi a camme con lobi asimmetrici si adottano prevalentemente sui motori motociclistici. Qui le masse ridotte, ottenute grazie all’adozione di valvole in titanio, ne permettono l’impiego. Su motori di maggiori cilindrate l’impiego è tecnicamente consentito solo laddove il motore venga frequentemente smontato per sostituire/revisionare le sue parti.

Anche con i sistemi pneumatici si mantiene di fatto una rampa di chiusura pari a quella di apertura proprio per non avere accelerazioni che potrebbero portare alla perdità del contatto fra albero a camme, punteria e valvola con relativi rimbalzi in chiusura. Fatti i debiti conti gli svantaggi, legati all’affidabilità nel tempo, superano i vantaggi  fluidodinamici. Al contrario, sulla distribuzione desmodromica (vedi l’animazione), l’assenza di molle (sostituite da una guida che comanda sia l’apertura che la chiusura delle valvole) permette di giostrare meglio le accelerazioni molto elevate sia di apertura che di chiusura. Stesso dicasi per il controllo attivo della distribuzione Lotus Active Valve Train.

Albero a camme con lobo asimmetrico

Motori con architettura boxer o motori a V? Vantaggi e svantaggi.

Rubrica: Curiosità tecnica da corsa | Le domande dei lettori

Titolo o argomento: Vantaggi e svantaggi di una interessante quanto rara soluzione, “il boxer”
Rispondendo a: Riccardo

Se ne sono dette di tutti i colori sui motori boxer. Una delle leggende metropolitane più diffuse tenta di mettere in evidenza un’usura anomala di fasce e pistoni sul versante rivolto verso il basso. Questa affermazione è vera, ma solo in minima parte e non in modo tale da pregiudicare l’affidabilità del motore. Prima di effettuare delle precisazioni al riguardo, analizziamo brevemente i vantaggi e gli svantaggi reali di questa soluzione rispetto ad un motore con disposizione dei cilindri a V o rispetto ad un motore in linea. Sui motori boxer, ad ogni vantaggio corrisponde uno svantaggio ben preciso. Spetta poi al costruttore sacrificare una scelta tecnica a favore di un’altra. In molte occasioni tali scelte sono state dettate più da una questione di marketing che altro.

Performance. La disposizione “boxer” del motore offre un’importante possibilità di abbassamento del baricentro a tutto vantaggio dell’handling e delle prestazioni generali della vettura che risulta essere più agile e controllabile nell’uso sportivo o agonistico. D’altro canto il volume risparmiato in altezza dal motore, viene occupato lateralmente complicando la progettazione del comparto sospensioni. Questa difficoltà può essere contenuta su un veicolo dotato di sospensioni Mac Pherson ma aumenta notevolmente su vetture con sospensioni a quadrilateri come le supercar (un tipico esempio fu rappresentato dalle Ferrari Testarossa del 1984 e del 1992).

Costi. Il motore con disposizione “boxer” risulta decisamente più costoso se confrontato con un motore con lo stesso numero di cilindri posti in linea. Vi sono due testate anziché una, quattro alberi a camme anziché due, un sistema di distribuzione con cinghia e tendicinghia più complesso, condotti di aspirazione e scarico dalle geometrie più allungate e complesse, un impianto elettrico leggermente più costoso, difficoltà nelle operazioni di manutenzione le quali sono più costose sia in termini di tempo che di denaro e, cosa importante, una notevole difficoltà nel sovralimentare il motore per il complesso percorso da attribuire ai manicotti. In un confronto con un motore con disposizione dei cilindri a V, invece, il motore boxer risulta avere più o meno gli stessi costi. Nonostante ciò il costo generale della soluzione è maggiore per via dei maggiori studi e adattamenti necessari sulla geometria delle sospensioni di una supercar.

Equilibratura. Un interessante punto di forza del motore boxer è rappresentato dall’equilibratura dell’albero motore. E’ opportuno osservare quali siano le forze ed i momenti risultanti del primo e secondo ordine. Un propulsore 6 cilindri boxer, come tutti i motori di tutte le tipologie (in linea, boxer, a V), ha l’albero motore equilibrato staticamente, questo significa che sul basamento trasmette una forza risultante globale nulla (se non consideriamo il peso). Il motore boxer 6 cilindri però è equilibrato anche dinamicamente e, quando fatto ruotare, trasmette un momento risultante globale nullo. Per un motore boxer 6 cilindri, la risultante pari a zero, vale sia per le forze che per i momenti del primo e del secondo ordine. Stesso dicasi per il 12 cilindri boxer. Una analoga equilibratura può essere ottenuta solo con motori 6 cilindri in linea e con motori 12 cilindri a V di 60°.

Usura. Per quanto concerne il discorso “usura”, quello che abbiamo rilevato in anni di collaborazioni con officine di rettifiche e meccanica di precisione, è che l’usura dei pistoni e delle fasce è sì più marcata sul versante rivolto verso il basso, ma l’entità di tale fenomeno è talmente ridotta da poter essere presa seriamente in considerazione solo dopo centinaia di migliaia di chilometri percorsi. A questo punto però anche i comuni motori in linea o quelli con architettura a V vanno in contro alla necessità di interventi di rettifica. Se il vostro motore si fermerà, insomma, non sarà certo per l’architettura nell’una o nell’altra maniera. Va inoltre sottolineato che su qualunque motore, subito dopo la combustione (ovvero nel momento in cui il pistone inverte il moto) a causa dell’obliquità della biella, si verifica una leggera inclinazione del pistone stesso che lo porterà ad un’usura asimmetrica e ad una naturale tendenza all’ovalizzazione. Questo avviene su ogni motore, sia su un comune motore 4 cilindri in linea, così come su un performante 12 cilindri a V e, senza esclusione alcuna, anche su un motore boxer.

Tecnologia. Gli enormi traguardi raggiunti dalla tecnologia meccanica e dei materiali hanno permesso di realizzare monoblocchi con canne dotate di riporti resistenti all’usura. Un importante esempio è rappresentato dai riporti al NIKASIL della Mahle. Tali riporti consistono in una deposizione elettrolitica di durissimi grani di carburo di silicio (dimensioni inferiori ai 3 micron) inglobati in una matrice di nichel. Lo strato finale ha uno spessore di 0,1 millimetri. Inoltre se consideriamo che i pistoni (realizzati in lega di alluminio con silicio e rame) hanno un rivestimento in stagno con funzione antigrippaggio e se teniamo conto del fatto che la reale forma di un pistone non è perfettamente cilindrica bensì bombata nei due sensi, possiamo affermare che un pistone può viaggiare tranquillo in un motore boxer senza usurarsi in modo anomalo 🙂

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Il motore boxer 4 cilindri Subaru

Rapporto tra diametro valvola, alzata valvola e fattori correlati

Rubrica: Curiosità tecnica da corsa | Le domande dei lettori

Titolo o argomento: Rapporto tra diametro e alzata valvola
Rispondendo a: Alfista340
Rapporto tra alzata e diametro valvola

L’alzata della valvola è direttamente legata al diametro della valvola stessa. Generalmente in fase di progettazione si adottano alzate che corrispondono al 35% del diametro della valvola in questione, nel caso di motori a 2 valvole per cilindro, oppure che corrispondo al 30% del diametro della suddetta valvola nel caso di motori 4 valvole per cilindro. Questo vale sia per l’aspirazione che per lo scarico. Si tratta di un dato che generalmente non viene ricavato da una precisa formula ma che è stato ricavato in laboratorio per vie sperimentali adoperando un particolare strumento che si chiama flussometro (dal nome è già possibile immaginare di cosa si tratti).

Brevi cenni sulla relazione tra alzata valvola e rendimento volumetrico

Aumentando l’alzata della valvola effettivamente si aumenta leggermente il rendimento volumetrico ma, oltre un certo limite (che si verifica per l’appunto al flussometro) non si hanno più vantaggi e, anzi, si ha lo scompenso di dover realizzare appositi intagli sul cielo dei pistoni (questo sia per le maggiori alzate raggiunte sia per il maggiore incrocio* al punto morto superiore) per evitare collisioni pistone-valvole. Questi intagli generano due tipi di svantaggi: peggiorano la combustione (strettamente legata al rendimento termico) e peggiorano la pulizia della camera di combustione.

Relazione tra alzata valvole e molle valvole

Da un punto di vista “organico” aumentare l’alzata delle valvole genera uno stress non indifferente nelle molle delle valvole stesse con la conseguenza che si devono usare molle con un carico maggiore. Questo ci “regala” maggiori perdite meccaniche oltre ad una lunga serie di inconvenienti legati alla struttura delle molle delle valvole che è inutile citare. Nel bilancio quindi si può verificare una perdita meccanica tale da non giustificare la scelta di una maggiore alzata e quindi il relativo miglioramento del rendimento volumetrico.

Brevi cenni sulla relazione tra alzata valvole e fasatura

Riguardo al legame tra l’alzata delle valvole e la fasatura è necessario sottolineare che, in caso si desideri arrivare a fasature particolarmente lunghe e spinte, bisogna allungare le rampe di alzata** onde evitare accelerazioni eccessive non sopportate dalle molle delle valvole. Per permettere al motore di “respirare” correttamente però si è obbligati ad aumentare ulteriormente l’alzata delle valvole ed il diametro dei condotti. Inutile dire che ciò porta un enorme svantaggio ai bassi regimi di rotazione in cui il motore non riesce ad “esprimersi”.

V-tech

Il sistema V-tech di Honda è una soluzione eccellente ai problemi sopra citati in quanto, seppur con un sistema molto complesso, genera una differenza sia di fasatura sia di alzata valvole tra i bassi, medi ed alti regimi adeguando così la respirazione del motore ad ogni situazione e permettendo di raggiungere la tanto agognata potenza specifica di oltre 120 cavalli litro su un motore aspirato…

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Calcolo diametro valvola asp. su motori 2 valvole per cilindro
Calcolo diametro valvola asp. su motori 4 valvole per cilindro
Calcolo diametro valvole di scarico

Note

*L’incrocio è quell’intervallo in cui le valvole di aspirazione e scarico sono contemporaneamente aperte.

**Allungare la rampa di alzata significa far alzare completamente la valvola lungo una durata in gradi di rotazione dell’albero motore maggiore. In soldoni evitare di alzare la valvola tutto d’un botto con un’accelerazione logorante per gli organi meccanici interessati.

Risultato sondaggio: Come salveresti la produzione Fiat in Italia?

Come promesso, ecco ciò che è emerso dal sondaggio “Come salveresti la produzione Fiat in Italia?”  Sono arrivate diverse email con pensieri personali che però non riportavano alcuna soluzione. Il tema era “Come salveresti la…” non “Cosa pensi di…”, ovviamente non sono valide per questo sondaggio. Su altre email era evidenziata l’importanza dell’adeguamento del costo del lavoro. Si tratta però di un tema il quale, secondo gli esperti, è sì importante ma costituisce solo la punta di un iceberg. Il Professor Attilio Celant dell’Università La Sapienza di Roma fa notare durante un’intervista che sarebbe necessario rivedere una lista ben più vasta di fattori: dalle strategie aziendali ai piani industriali, dal rapporto qualità prezzo dei prodotti all’innovazione tecnologica, dai consumi all’ecocompatibilità dei prodotti, infine, per ultimo ma non meno importante, il fattore competitività con la concorrenza che oggi più che mai è agguerrita.

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Facciamo notare come tra Gennaio e Novembre 2010 il mercato automobilistico cinese abbia registrato una crescita del 32%, quello statunitense una crescita dell’11% mentre l’Europa sia andata verso un calo del 5% e la Fiat in particolar modo del 16%.

Come salveresti la produzione FIAT in Italia?

Sondaggio anonimo a cura del blog Ralph-DTE.eu

Regolamento sondaggio

Inviate le vostre idee a: Contatti.
Verranno considerate valide solo le email che:

  • Ci perverranno entro il 20 Dicembre 2010
  • Ci perverrano scritte in italiano corretto e senza linguaggio da sms.
  • Riporteranno  una proposta logica, sensata e priva di offese a cose o persone
  • Riporteranno nell’oggetto della email la dicitura “Produzione Fiat in Italia”
  • Saranno firmate con il solo nome (non riportate altri dati, pena la cancellazione)
  • Non sono di spam o tentano di pubblicizzare un prodotto o servizio

Il sondaggio rimarrà aperto sino a Lunedì 20 dicembre. Le migliori proposte verranno citate in un articolo dedicato. Contattateci per qualunque dubbio o chiarimento. Lo scopo del sondaggio è scrivere un articolo tecnico sulla questione “Produzione FIAT in Italia” tenendo conto anche dei pensieri dei lettori. Se non desiderate che le vostre idee vengano pubblicate, non inviate la vostra proposta.

 SONDAGGIO TERMINATO: SIAMO COMUNQUE INTERESSATI AD ASCOLTARE LE VOSTRE OPINIONI PERTANTO POTETE CONTINUARE A SCRIVERE.

Risultato sondaggio

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Relazione tra velocità e rapporti del cambio

Rubrica: Le domande dei lettori
Titolo o argomento: Dall’inglese all’italiano, passando per il motorismo
Risponendo a: Alex

Alex ci chiede se è possibile sapere a che velocità viaggia un’automobile ad esempio in prima marcia conoscendo i rapporti del cambio.

E’ necessario conoscere un paio di formule e saperle applicare rispettando le corrette unità di misura. Per prima cosa misuri il diametro della ruota del veicolo in questione (misura completa di gomma e cerchio). Tenga questo dato espresso in metri. Se ad esempio la misurazione dà il risultato ad esempio 50 centimetri, lo porti in metri: quindi 0,5 metri.

Successivamente proceda a calcolare la circonferenza della ruota applicando la formula: raggio per 2 per 3,14 (ovvero pi greco). Il raggio ovviamente sarà la metà del diametro che avrà misurato ed espresso in metri.

A questo punto avrà ottenuto la misura in metri della circonferenza della sua ruota e potrà applicare una seconda formula che le permetterà di ricavare la velocità in chilometri orari ottenibile con un dato rapporto del cambio:

Formula per il calcolo dei rapporti del cambio

Si legge: 0,06 per circonferenza ruota (espressa in metri) per numero di giri del motore, il tutto diviso per il rapporto al ponte moltiplicato per il rapporto al cambio. Il valore del rapporto al ponte e quello di ogni rapporto del cambio lo trova sulle specifiche tecniche del veicolo (anche su un semplice depliant o sul libretto di uso e manutenzione).