Prezzo dei prodotti (introduzione al)

Rubrica: I comportamenti dei mercati
Titolo o argomento: Comprendere il meccanismo dei prezzi ed i falsi miti

Sei lì davanti al prodotto che desideri acquistare o che, per necessità, sei costretto ad acquistare; osservi qualche istante l’aspetto che ha, la sensazione che ti infonde, poi guardi il prezzo ed esprimi un giudizio favorevole o negativo, altre volte puramente scettico. Se prima di procedere all’acquisto osservi altri prodotti potresti notare prezzi completamente differenti nonostante le apparenze suggeriscano prodotti analoghi. Alle volte addirittura due identici prodotti vengono offerti in luoghi diversi a prezzi diversi (con differenze non trascurabili) e tutte le circostanze del caso sembrano proprio suggerirti che quello che ha esposto il prezzo più alto abbia tutte le intenzioni di prendersi gioco di te. Ma è realmente così? O perlomeno, è sempre così?

Lo sai che due prodotti identici, con lo stesso marchio, lo stesso codice prodotto e quindi le stesse identiche caratteristiche funzionali, possono uscire dalla medesima fabbrica attraverso due linee di montaggio completamente differenti a seconda del circuito nel quale saranno venduti? Lo sai che due prodotti identici dello stesso marchio possono provenire da stabilimenti differenti con problematiche differenti ben note a coloro che in essi lavorano ma sconosciute al grande pubblico? Lo sai che soluzioni di questo tipo, spesso,  sono state spinte dai clamorosi ritardi che talune o talaltre catene di vendita hanno maturato nel pagamento delle merci all’industria che le produce? Oppure da specifiche richieste avanzate da gruppi di acquisto desiderosi di proporre prezzi accattivanti? O ancora da merce che, in gergo tecnico, si dice abbia avuto un “transito prolungato in magazzino”, ossia abbia sostato a lungo non garantendo più la certezza della qualità, avendo subito urti, sollecitazioni, esposizione alle intemperie, umidità, ecc.? Lo sai che, come al solito c’è poi chi, conscio di quanto appena riportato, acquista merce di seconda scelta e la fa pagare prezzo pieno?

Insomma nel commercio e nell’industria* vale tutto e il contrario di tutto, un po’ come abbiamo visto accadere nel linguaggio (vedi l’articolo: Il paradosso del mentitore) il quale necessita di un metalinguaggio che ne possa descrivere la veridicità o meno delle proposizioni. Così di seguito vi riporto alcune motivazioni dei prezzi che vediamo ogni giorno, sebbene possiate pensare che siano tante, sappiate che in realtà non sono tutte (ce ne sono sempre di nuove da imparare…).

Continua…

*Certo qui si parla per l’appunto di prodotti commerciali e industriali ma non credo gli altri settori siano esenti dalle medesime logiche.

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Prezzo dei prodotti (introduzione al)
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi bassi
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi alti
Prezzo dei prodotti: utili conclusioni

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Nemmeno un esperto è in grado di cogliere rapidamente se il prezzo che sta pagando per
un prodotto è corretto o meno. A differenza degli altri però, può utilizzare i suoi
strumenti per venirlo a sapere, cosa non altrettanto facile per normali consumatori.

Tra l’occidente e l’oriente c’è la “e” di elettrica

Ieri ho avuto una piacevole conversazione con un tecnico tedesco che si occupa di energie rinnovabili, a parte il mio inglese sempre meno meccanico, sono rimasto sorpreso dall’esperienza che mi stava raccontando e dalla naturalezza con cui me la stava raccontando. Pochi giorni fa si trovava in Israele per lavoro, era ospite di un’azienda i cui tecnici avevano in dotazione vetture elettriche (le famose auto della ditta che solitamente da noi sono Euro -3). Quando si sono fermati a “fare rifornimento” il gestore della stazione ha avviato una procedura di estrazione e sostituzione del pacco batterie installato sulla vettura con un altro carico proveniente da un’altra vettura analoga che aveva effettuato la sostituzione qualche ora prima. Ovviamente le batterie estratte da ogni vettura vengono messe immediatamente sotto carica e rese disponibili non appena pronte. L’operazione è durata meno di 5 minuti, mediante un’applicazione disponibile per smartphone hanno effettuato il pagamento del servizio e sono ripartiti tranquillamente. Da noi questa cosa, almeno all’apparenza raccontata con sorprendente disinvoltura quasi fosse scontato che esistano simili servizi*, è praticamente fantascienza. Le auto elettriche qui in Italia sono più rare delle supersportive più esclusive e costose, figuriamoci poi una stazione di servizio attrezzata per la sostituzione rapida di un pacco batterie con un altro carico già pronto per l’installazione mediante un sistema robotizzato sotterraneo. Il primo stato che ha accolto questo stadio evolutivo della società è stato l’Israele. Ora la domanda è: “Siamo sicuri che l’occidente sia un riferimento per il mondo?”, “Non sarà forse che, come capita solitamente ai più saccenti, ci sia in realtà molto più da imparare di quanto si possa pensare? Parlavo della pratica che prevede la sostituzione delle batterie o, secondo alcune ipotesi più o meno concrete, dei soli elettrodi, poco tempo fa sul seguente articolo “Caratteristiche tecniche di una batteria“, articolo per il quale in effetti la mia fonte mi suggeriva l’argomento come un’interessante prospettiva per il futuro. Nel mondo intero però brulicano notizie che destano appetiti e fantasie ma che, spesso, sono appoggiate su fragili supporti (non si può mica credere a tutto). In questo caso invece il servizio di sostituzione dei pacchi batterie è ormai una realtà da diversi mesi sia in Israele che in Danimarca e diventerà presto una realtà anche in Australia, Estonia, Francia, Regno Unito e Turchia. L’Israele e la Danimarca ne fanno già uso con un’organizzazione talmente ben curata da porre la questione come un normalissimo servizio all’automobilista con la “EV maiuscola”. Se poi la gente quasi non ci fa più caso, e ne parla come se stesse illustrando la ricetta per realizzare un buon primo di pesce, significa esser ad uno stadio realmente avanzato del progetto. Sulla settimana enigmistica trovereste la domanda: “Cosa c’è tra l’occidente e l’oriente?”.

*Probabilmente in diversi paesi è scontato che sia così.

Come si chiama?

L’Alleanza Renault-Nissan e la società Better Place hanno avviato una stretta collaborazione per lo sviluppo di stazioni di cambio delle batterie, il sistema prende il nome di “QuickDrop”.

Come funziona?

Alcuni di voi ne avranno già sentito parlare diverso tempo fa tramite i media che si occupano delle novità del settore automotive, tuttavia, viste le poche visite che hanno ricevuto i video esplicativi sul sistema di funzionamento, probabilmente non vi è stato interesse diffuso in quanto… se ne dicono tante, ma poi quante se ne fanno realmente? Ebbene in Israele e in Danimarca queste stazioni di servizio sono entrate in funzione da ormai diversi mesi e, copiando il link che segue, avrete modo di osservare e valutare voi stessi il sistema di rifornimento delle vetture elettriche (nella fattispecie Renault-Nissan) mediante sostituzione dell’intero pacco batterie:

http://www.youtube.com/watch?v=mQ6SQEmAyME

stazione_servizio_sostituzione_pacco_batterie_auto_elettriche.jpg

Le stazioni di servizio per la sostituzione dell’intero pacco batterie delle auto elettriche (nel caso di
Quick Drop si fa riferimento, al momento, solo a Renault-Nissan) non sono un progetto per il futuro
di quelli con timbro “chissà…”, sono realtà già avviate in diversi paesi del mondo.

Do It Yourself – Autofinanziamento

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: La serietà porta profitto

C’è una tale diffidenza e una tale ignoranza a questo mondo tanto render diffuso il pensiero che, non chiedendo mai ad altri, si faccia più bella figura e si risulti, agli occhi di chi osserva, più forti e indipendenti. Altre volte invece non si chiede mai semplicemente per il timore di sentirsi in debito e di dover dire “grazie”. Insomma il timore di dover render conto ad altri o di fare la “tale figura” predomina sulla ragione. Alcune persone che conosco direbbero “Pare brutto”, oppure “Sta brutto”. Questo somaro comportamento ha fatto la fortuna di sistemi bancari ed economici, non sempre affidabili, oramai presenti/radicati sull’intero globo. Un sistema che più è stimolato e più sollecita chiunque ne risulta coinvolto, affligendolo. Poi ci sono quelli svegli (svegli nel senso di intelligenti, intraprendenti, brillanti, non nel senso di furbi, abili nel trarre beneficio da comportamenti opportunistici) che se ne fregano delle apparenze e, senza vergogna alcuna, pensano solo ai risultati di un comportamento costruttivo e ti propongono di vender loro del denaro. Lo acquistano da te pagandoti interessi superiori a quelli che ti offrirebbe una qualunque banca e a loro volta pagano interessi molto minori di quelli che avrebbero dovuto pagare in banca qualora avessero chiesto a questa il loro prestito. Certo ci vogliono garanzie, ci vogliono testimoni, ci vuole un contratto, un’assistenza legale o notarile, ma soprattutto ci vuole serietà e fiducia. Per tale motivo è utopico credere che si possa diffondere l’autofinanziamento. Nonostante ciò diverse persone ci sono riuscite con una semplicità disarmante, rivolgendosi ad amici o conoscenti affidabili e dimostrando che ciò non è impossibile ma solamente molto difficile. Così si può chiedere un prestito ad esempio di 10 ed avere una cifra da restituire pari a 10,3 – 10,4 contro gli oltre 11,5 – 12,7 che richiederebbero banche e finanziarie per un prestito di eguale ammontare e di medesima durata temporale. Cosa ci guadagna il tuo amico/parente/collega di fiducia? Ebbene se chi presta la somma del suddetto esempio si fa due conti, potrà accorgersi che tenendo il suo denaro fermo in banca riceverà interessi decisamente più bassi e, nel medesimo arco temporale, riceverà molto meno di 10,3. Come dire che a far del bene… ci si guadagna pure di più (sempre e rigorosamente evitando persone poco affidabili e sempre e solo operando con cifre tanto più contenute quanto meno si è esperti o comunque meno preparati sul mondo tra i più ostili che conosciamo). Ma se proprio la fiducia non fa parte (ahimé) della vostra vita o della persona con la quale immaginate di poter intraprendere un rapporto di questo tipo, sappiate che il denaro non è l’unico modo di finanziare progetti* e, come vedremo in uno dei prossimi articoli, diversi gruppi di imprenditori abili e competenti hanno proposto e messo in atto situazioni davvero interessanti…

Un esempio pratico

E’ dura, davvero dura, riuscire ad autofinanziarsi l’avvio (o parte dell’avvio) di un importante progetto il quale magari prevede l’acquisto di macchinari, strumenti e attrezzature particolari. E’ dura ma non impossibile, come ogni cosa particolare richiede necessariamente molto studio, una grande preparazione ed ottime capacità organizzative ed esecutive. E’ quindi opportuno evitare di strafare, evitare di fare importanti acquisti tutti in una sola volta ma, al contrario, può essere preferibile compiere piccoli passi da verificare di volta in volta prima di procedere al successivo. Ammettiamo ad esempio che riusciate ad usufruire del Prestito d’Onore dedicato a giovani imprenditori e imprenditrici, a neo laureati, ecc., ed ammettiamo che riusciate ad ottenere la cifra massima la quale, se non erro, attualmente è di Euro 50.000,00. Il Prestito d’Onore è ovviamente una grande opportunità per tutti i giovani ma, proprio perchè si basa sulla fiducia (non sono necessarie infatti particolari garanzie né ipoteche), offre una somma relativamente contenuta, con interessi altrettanto contenuti, che va restituita nel giro di pochi anni. Pertanto se la cifra che avete calcolato essere necessaria, quantomeno per avviare il vostro progetto, ammonta ad Euro 60.000, può risultare sgradevole andare a pagare per i restanti Euro 10.000, ottenuti mediante un prestito normale, interessi superiori a quelli che vi impegnerete a pagare per i primi 50.000. A questo punto allora avrete un’interessante alternativa che si chiama autofinanziamento e, se sarete fortunati, potrete effettuare la vostra richiesta ad un caro amico, parente, conoscente o collega di lavoro, consci che sui restanti Euro 10.000 potrete pagare, in 5 o 6 anni, interessi totali superiori a quelli che il vostro amico riceverà per il suo ordinario deposito ma inferiori a quelli che vi sarebbero richiesti da una banca o da una finanziaria. Quanto guadagnerà il vostro finanziatore e quanto risparmierete voi in qualità di giovani imprenditori/imprenditrici, sarà unicamente frutto di un accordo tra persone in gamba. Sebbene sia molto difficile che ciò avvenga, non è impossibile né utopico. E’ invece utopico che si diffonda l’autofinanziamento come metodo preferenziale in quanto ciò equivarrebbe ad affermare che tutti sono seri, precisi, capaci, puntuali, mentalmente aperti, e così via. Se così fosse, in una nazione non ci sarebbe nulla di storto e ciò è ovviamente impossibile.

Note

In un mondo di furbi anche solo la semplice operazione appena descritta va effettuata con una enorme cautela e solo avendo come condizioni necessarie: la serietà delle parti, l’onestà, l’affidabilità, le capacità, la preparazione ed i buoni intenti. Premesso ciò diventa realmente possibile concludere ottimi affari per le poche persone che dispongono realmente dei requisiti appena citati.

Disclaimer

L’autore non si ritiene responsabile della riuscita o meno di un qualunque progetto scaturito dalla lettura di questo articolo. Ognuno è responsabile delle proprie scelte/azioni nel pieno rispetto delle vigenti leggi in materia di scambio di denaro tra privati. La legge ammette lo scambio di denaro tra privati ad interessi uguali o inferiori a quelli bancari, inoltre, come è ben noto, non ammette ignoranza. Per maggiori informazioni rivolgiti ad un legale di fiducia.

*Non avrete per caso pensato all’autofinanziamento per poter acquistare cose futili? La logica parte da un piccolo progetto, per aiutare giovani imprenditori/imprenditrici, fino a quanto di più innovativo e indispensabile possa concepire mente umana. Non sprecate simili e rare occasioni per l’acquisto di oggetti sfiziosi ed allo stesso tempo banali o, peggio, per l’acquisto di oggetti che non producono ma consumano (cogliere la finezza).

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In preparazione

Autofinanziare l'acquisto di macchinari, strumenti, attrezzi per realizzare un progetto

E’ dura, davvero dura, riuscire ad autofinanziarsi l’avvio (o parte dell’avvio) di un importante progetto
il quale magari prevede l’acquisto di macchinari, strumenti e attrezzature particolari. E’ dura ma non
impossibile, come ogni cosa particolare richiede necessariamente molto studio, una grande preparazione
ed ottime capacità organizzative ed esecutive. E’ quindi opportuno evitare di strafare, evitare di fare
importanti acquisti tutti in una sola volta ma, al contrario, può essere preferibile compiere piccoli passi
da verificare di volta in volta prima di procedere al successivo.

Do It Yourself

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Do It Yourself – Fai da te cose alle quali forse non pensi ancora

Ricordate bene queste parole: autoproduzione, autoconsumo, autofinanziamento, baratto, filiera corta, rete umana, in sostanza… Do It Yourself. Ricordatele perchè sono il futuro, il vostro futuro, o meglio, il futuro di chi si ingegna e ha la capacità di apprendere. La logica di comprare tutto da terzi, demandare ad altri, ignorare conseguenze, non funziona più. E’ vecchia, obsoleta e non adatta a tempi di estrema crisi. Comprare, consumare, buttare, sprecare, utilizzare male e poco, cambiare frequentemente, non procura più benefici e, molto probabilmente, non li ha mai procurati, al di là del fatto che “niente è più necessario del superfluo”. Si è prodotto di tutto e troppo. Si è speculato su tutto troppo. Si sono ignorati meccanismi e conseguenze di azioni quotidiane, tanto… troppo. Do It Yourself definisce la costruzione, la modifica, la riparazione di qualcosa senza far riferimento necessariamente a professionisti di un determinato settore. Questo però non deve trarre in inganno, far da soli non significa riuscire ad ottenere lo stesso risultato di un professionista senza essere preparati e adeguatamente formati. Ad esempio effettuare un intervento sull’impianto elettrico di casa presuppone che voi abbiate non solo la manualità e la praticità di trovare soluzioni, ma anche delle basi teorico-pratiche adeguate. In caso contrario difficilmente trarrete beneficio dal far da soli e, anzi, potreste andare in contro a spese decisamente maggiori per i danni causati. Fare da soli il tagliando alla propria auto comporta che voi abbiate una qualche esperienza maturata sul campo da mettere al servizio del vostro portafogli. Magari nella vita di tutti i giorni vendete abbigliamento sportivo o state allo sportello di un qualche ufficio, l’importante è che abbiate delle competenze tangibili (magari una precedente esperienza lavorativa).

Fare da soli una qualunque cosa, che siamo certi di riuscire a comprendere ed elaborare mentalmente in piena autonomia, significa ottenere una possibile riduzione di una spesa a scapito però di un dispendio di tempo maggiore rispetto a quello di cui necessita un professionista. Quest’ultimo, infatti, è solitamente più allenato alla risoluzione quotidiana del medesimo problema. Sul primo piatto della bilancia dovete considerare la spesa cui andate in contro nel far da soli e quella alla quale andreste in contro facendo riferimento a terzi mentre, sull’altro piatto della bilancia, dovete mettere il “costo delle opportunità“, vale a dire: “Dedicandomi alla risoluzione autonoma di un problema ho speso indubbiamente del tempo, vi sono modi in cui utilizzando lo stesso tempo avrei potuto produrre di più o produrre qualcosa di migliore? In questo determinato caso ha più senso che io produca di più o che io produca qualcosa di migliore? Qual è il reale bilancio tra quanto tempo ho a disposizione, quanto produco economicamente al lordo con il mio normale lavoro e quanto ho poi speso dovendo demandare ad altri cose che non ho avuto tempo di far da solo? Ci sono casi in cui posso avere più convenienza nel ridurre le mie ore di lavoro a beneficio della risoluzione Fai da Te di un mio problema?”.

Avere tempo oggi è considerato una grande ricchezza se sapete come utilizzarlo al meglio, rendendolo fertile, e se riuscite a ricevere un’ottima istruzione e successiva formazione. Ne va da sé che se viene a mancare uno di questi due fattori non avrete scelta e, per ogni cosa, dovrete sempre demandare la risoluzione di un vostro problema a terzi. Va poi considerato come parametro di ricchezza anche quanto sarete in grado di imparare dalla vostra esperienza e non solo i profitti ricavati (attenzione, non guadagnati ma ricavati… la cifra totale che si ottiene dal lavoro quotidiano può essere anche superiore alla media ma il guadagno che realmente rimane a disposizione di una famiglia può essere facilmente abbattuto quando ogni singola necessità viene soddisfatta da beni e servizi esterni alle vostre sfere di competenza). Questa precisazione per mettere in chiaro che si può anche “far da soli”, ma dipende sempre da cosa e come nonché dalla volontà di acquisire competenze studiando, approfondendo, provando, sempre consci dei rischi verso i quali si può andare e, cosa non da poco, di quanti strumenti trovate disponibili intorno a voi per imparare, a partire dalle scuole, le università, i corsi di formazione, le opportunità e le possibilità di testare la pratica sul campo.

Un innegabile ed ulteriore vantaggio nel fare da soli lo si ha poi, se si è particolarmente specializzati in un campo, con una interessante forma di baratto che consiste nello scambio di beni o servizi professionali autoprodotti con altri beni o servizi di pari livello. Questo può avvenire sia tra privati che tra professionisti con vantaggi di tutto rispetto che tratteremo negli articoli sul DIY che seguiranno. Pertanto dimenticate il Fai da Te come una pratica per fare in autonomia solamente qualche foro di trapano, il taglio di una mensola o la verniciatura/protezione di un portellone di legno. L’insieme entro il quale esiste questo concetto è ben più vasto.

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In preparazione

Do It Yourself

L’acqua può innescare incendi

Mescolando l’acqua con la calce viva si produce una forte reazione chimica esotermica (ossia con emissione di calore) che può raggiungere una temperatura di 260°C. Il calore prodotto è sufficiente per cucinare pietanze ma, se all’acqua e alla calce viva si aggiungono zolfo e nafta, si riesce persino a generare una fiamma. Lo stesso può avvenire se l’acqua viene aggiunta come ultimo elemento. L’avreste mai detto che aggiungendo acqua ad un composto si può generare una fiamma? Stiamo parlando dell’esatto contrario di ciò che generalmente siamo abituati a pensare dato che in realtà conosciamo l’acqua come un valido ausilio per spegnere le fiamme. Aggiungendo opportuni ingredienti agli elementi appena citati, e rispettando una particolare miscela tenuta segreta dai bizantini (i romani d’oriente), quest’ultimi erano riusciti a realizzare un fuoco (denominato “fuoco greco”) il quale manifestava uno strano comportamento molto utile durante gli scontri con altri popoli. Più gli avversari tentavano di spegnerlo con acqua e più esso si rafforzava. Uno dei pochi metodi disponibili per spegnerlo era mediante l’utilizzo di sabbia (un metodo all’epoca poco intuitivo). Ora, visto questo curioso esempio storico, mi chiedo: “Quante cose in realtà si possono fare in un modo che non siamo abituati a pensare?”.

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Come nascono le invenzioni?

Rubrica: Invenzioni
Titolo o argomento: Cosa c’è dietro la famosa lampadina che si accende?

Una scintilla, un colpo di genio, creatività… no, non è così che nasce un’invenzione. Sebbene io usi spesso il termine “creatività”, lo faccio solo per questioni di semplicità e immediatezza nell’esprimere un concetto che nell’ordinario collettivo viene così denotato. In realtà la creatività non esiste, almeno non per l’uomo. Si tratta di un dono proprio solo di Chi ha creato ciò che “è”, l’universo, i pianeti, le stelle, le condizioni per la vita sulla terra, la vegetazione, l’uomo. Ed è proprio quest’ultimo, l’uomo, che non crea. Egli è un abile artigiano che trasforma ciò che già esiste nella sua utilità più o meno indispensabile. L’uomo genera delle connessioni basate sull’esperienza maturata, su studi fatti, su necessità, su risoluzioni di problemi. Dalla sua preparazione, dalle sue conoscenze e dal grado di approfondimento e specializzazione maturato, deriva il successo dell’idea scaturita. A sua volta un’idea è il risultato di una serie di operazioni che la mente ha eseguito, anche inconsciamente, per giungere alla soluzione che, solo apparentemente, arriva come una improvvisa e inaspettata scintilla ma in realtà è molto più calcolata (dal nostro cervello) di quanto noi stessi possiamo immaginare. A mio avviso le invenzioni sono pertanto risultati di connessioni tra temi spesso apparentemente differenti o le cui relazioni/connessioni non sono di visibilità immediata per tutti, almeno non sempre.
Il motivo per cui la maggior parte delle invenzioni sono strampalate e mettono spesso in cattiva luce chi si definisce “inventore”, risiede quindi nel fatto che sono realizzate di frequente da chi non ha una preparazione adeguata sui temi che affronta. Questa banale conclusione dimostra in pieno la tesi precedentemente esposta e ci porta alla conclusione che un’invenzione realizzata senza basi è opera di una logica più fantasiosa e artefatta che razionale e deterministica, ed il risultato non può che essere claudicante a men che la “casualità” non porti a scoperte inaspettate.

Invenzioni...

Salubrità degli ambienti domestici e di lavoro: i numeri ed i dati che non ti aspetteresti

Rubrica: Sindrome dell’edificio malato
Titolo o argomento: Le insidie che si nascondono negli ambienti di tutti i giorni
Segue dall’articolo:
Sindrome dell’edificio malato – Sick building syndrome

Lo sai che le infiltrazioni e le muffe presenti negli ambienti domestici e di lavoro causano rinite allergica, congiuntivite, asma bronchiale, alveolite allergica? Lo sai che il 30% degli edifici lavorativi hanno seri problemi di aerazione? Lo sai che un “edificio malato” causa tosse secca, vertigini e nausee, irritazioni di occhi, naso e gola, secchezza della pelle e prurito, difficoltà di concentrazione, esagerata sensibilità a certi odori, facile affaticabilità e cefalee? Lo sai che la qualità dell’aria, la luce, la temperatura e la qualità in generale degli ambienti, e la loro ergonomia, hanno un impatto non indifferente sulla tua salute? Lo sai che i cittadini occidentali trascorrono il 90% del tempo all’interno di strutture costruite dall’uomo?

La qualità dell’aria dipende dalla vetustà dell’edificio, dalle finiture, dalle colle e dagli impregnanti utilizzati per i mobili, dagli elettrodomestici, dall’aerazione e, persino, dai prodotti della combustione di una candela che brucia. L’aria presente in casa e negli ambienti di lavoro, può contenere polveri (che a loro volta contengono batteri e virus), gas radon, pesticidi, composti organici volatili (VOC) come la formaldeide, idrocarburi aromatici (PAH). Persino all’interno di un automobile troviamo formaldeide, polveri ed idrocarburi aromatici.

La formaldeide è un legante e viene impiegata principalmente per la produzione di polimeri e altri composti chimici. Può anche essere impiegata come vernice collante di pannelli in legno truciolato o pannelli, e interni in generale, dei veicoli (automobili, autobus, veicoli commerciali, industriali, ecc.), trova anche applicazioni per la realizzazione di pannelli fonoassorbenti dei controsoffitti, nei divisori degli uffici open space, ecc. La formaldeide tende a volatilizzarsi nell’ambiente circostante e conferisce quell’odore caratteristico di nuovo che, spesso, piace ma che, sempre, è dannoso. La persistenza del fenomeno si aggira intorno ai 2 anni. Chi cambia frequentemente auto corre maggiori rischi per la propria salute ed il consiglio, per ridurre al minimo i problemi, è quello di effettuare l’acquisto in periodi primaverili/estivi e lasciare il veicolo sotto il sole (specie nelle ore di punta) con tutti i finestrini aperti abitualmente per diverse settimane. Solo quando l’odore di nuovo sarà scomparso, il veicolo potrà ritenersi più sicuro. Stesso dicasi per chi lavora in ambienti sigillati (per la presenza di un impianto di condizionamento) a stretto contatto con i pannelli di finiture e divisori.

Il gas radon è un gas radioattivo, inodore e incolore che si forma dal decadimento dell’uranio tellurico. Esso può essere contenuto nei materiali da costruzione o provenire da rocce o porfidi (contenenti uranio) presenti nelle finiture della costruzione o nel sottosuolo della costruzione stessa. Generalmente entra in casa da crepe presenti nelle fondamenta. Il radon genera composti che si trasmettono con la polvere e che attaccano i polmoni generando tumori.

Lo sai che la tua salute è direttamente collegata alla qualità costruttiva di edifici residenziali, di lavoro e persino della tua automobile? Ora sì. La casa e l’automobile sono investimenti che condizionano la vita, pretendi la qualità vera tangibile e cerca di adottare autonomamente soluzioni che minimizzano o annullano problemi della tipologia di quelli citati.

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Fonte:
Conferenza tenuta dal Dott. Nicola Fiotti
Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Trieste
Note, osservazioni e rielaborazione dati:
a cura dell’autore del blog

Concentrazione radon in Italia

Image’s copyright: ISPESL – Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro
Nell’immagine è indicata l’unità di misura Bq (Becquerel), si tratta dell’unità di misura del
Sistema internazionale dell’attività di un radionuclide: un Becquerel equivale ad una
disintegrazione al secondo, in questo caso indica il decadimento al secondo del gas radon.

Gente disarmata

Se non sai fare è difficile costruire, ottenere, raggiungere. Per saper fare devi aver la possibilità di studiare e di imparare. Se non vieni formato non hai niente di utile da conoscere, approfondire. Se non conosci non hai i mezzi per risolvere i problemi giornalieri. Risultato: hai sempre bisogno di qualcuno che risolva i problemi per te. Ma ognuno li risolve come meglio crede. La risoluzione che ti potrebbe essere fornita, quindi, potrebbe essere in conflitto con quello che tu avresti fatto se solo avessi avuto modo di conoscere, studiare… Si ma studiare cosa?

Tutto parte da quello che sai fare, o puoi/vuoi imparare a fare, e da quello che la tua testa riesce a concepire. Per questo per le menti più teoriche è molto utile fare indigestione di ricerca e sviluppo, mentre per le menti pratiche è altrettanto importante fare un pieno di formazione e competenze. Per altri ancora sono importanti entrambe le cose; senza questi strumenti si è disarmati e si è costretti a vivere passivamente una o più situazioni.

Molto frequentemente si imputa l’insufficiente preparazione di un individuo al fatto che non abbia avuto voglia di studiare/fare. Purtroppo però ci sono fenomeni che contraddicono le normali credenze. Poco tempo fa, ad esempio, ho chiesto, presso la mia Università, di poter utilizzare un laboratorio al fine di saldare delle parti. Ovviamente conosco diverse persone che sono particolarmente abili in questo, ma avevo piacere di imparare cose nuove cercando nell’Università un riferimento che consideravo più che solido. Ebbene la risposta è stata negativa in quanto il professore al quale ho chiesto informazioni mi ha risposto che per fare “simili cose” occorre che l’Università faccia un’apposita assicurazione e questo non è possibile. «Simili cose?» Avevo solo bisogno di fare qualche saldatura assistito da personale esperto. La risposta finale è stata semplicemente il suggerirmi di fare un corso a pagamento…

Un’Università così mi sembra un po’ limitata e la definizione che vede gli studenti come dei clienti inizia a sembrarmi razionale. Ricordo con piacere quando all’Istituto Tecnico i laboratori ce li facevano utilizzare in lungo e largo, sempre assistiti da personale esperto ovviamente. In quel caso succedeva persino il contrario, uno studente che mostrasse il desiderio di tornare a scuola il pomeriggio per utilizzare delle macchine utensili, degli strumenti o comunque dei laboratori, era tanto ben visto quanto raro. In tali casi preside e vice preside elargivano serenamente permessi su permessi in concomitanza con le possibilità di professori e assistenti di laboratorio. Oggi invece, tutto si basa sulle proprie capacità e la propria “autonomia nel fare”. Senza… siamo semplicemente disarmati.

Che senso ha non sfruttare al massimo i laboratori delle scuole e delle università?

Il termine “disarmato” non viene utilizzato facendo riferimento al
campo semantico delle armi offensive bensì a quello del “fare”,
es.: armarsi di buone intenzioni, di voglia di fare…

La fuga dei cervelli dall’Italia: l’esempio di Guglielmo Marconi.

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Un importante esempio di fuga di cervelli analizzato brevemente nelle sue fasi salienti

Il percorso di studi

Guglielmo Marconi non ama studiare materie che possono comportare una perdita di tempo per le sue ricerche. Non segue un ordinario corso di studi (comprensivo di greco, latino, filosofia) ma, grazie ad una madre dalla mente aperta, riesce ad ottenere lezioni private per approfondire le sue conoscenze in materie come ad esempio le scienze matematiche e la fisica.

I riconoscimenti

Arriva a dedicare fino a 16 ore al giorno ai suoi esperimenti ed alle sue ricerche. Nonostante non abbia un vero titolo di studio, riesce ad ottenere il Premio Nobel per la Fisica (è il primo italiano ad ottenerlo). Questo ovviamente non significa che non si debba studiare e si debba sperare che la storia si ripeta, significa semplicemente che bisogna dedicarsi con estrema dedizione ai propri progetti.

La concretezza

Brevetta le sue idee (venendo tra l’altro da una famiglia decisamente benestante), ma non solo. Studia, ricerca e produce da solo tutto quello che la sua brulicante mente gli suggerisce. Quando mostra le sue idee, non si limita a raccontarle, le realizza concretamente ed è in grado di dimostrare dal vivo come esse funzionino e di quali ritocchi o miglioramenti necessitino.

I rischi e le difficoltà

Per anni non riesce a vendere nemmeno un suo prodotto. Del resto, su questo blog l’ho scritto tante volte, se fosse così facile avere successo in una o più imprese (soprattutto nella prima), tutti sarebbero arrivati e tutti farebbero ciò che dovrebbe loro portare una fortuna. Questo per ricordarvi che se la vostra idea fatica a decollare o ad essere compresa o a portare guadagni (anche che si tratti di una accogliente trattoria tipica del luogo) non dovette mollare subito perchè qualche “limitato” vi dice: “Hai visto? Non ti sta rendendo niente! Stai perdendo tempo!”. Il rischio per Marconi è sempre molto elevato eppure si mette in gioco perchè sa che le sue idee funzionano, l’ha dimostrato più volte, e sa che può migliorarle e varcare nuovi confini. Non si basa su fantasie, le sue teorie, quelle che fino a quel momento nessuno ha nemmeno immaginato, sono concrete.

Il successo all’estero

In Italia, neanche a dirlo, non riscuote successo e non viene capito. Nessuno investe su di lui. Arrivano persino a dire che una palla di cannone arriva più lontano di un suo segnale radio. Ma la madre di Guglielmo è inglese e questo fattore lo ispira ad esportare le sue idee nella sua seconda patria dove otterrà i primi clamorosi successi. Insomma una storia sistematica per l’Italia dalla quale la fuga dei migliori cervelli è, dopo oltre un secolo, ancora all’ordine del giorno.

I conflitti

La vita di Marconi, un’inarrestabile produzione di successi e passaggi fondamentali della storia, incappa nei più antichi e dannosi fenomeni del mondo: l’invidia e l’interesse. Le aziende di comunicazione del momento, basate su filo, invece di assorbire le idee di Marconi collaborando assieme, invece di arricchire la loro ricerca, i loro strumenti, il loro potenziale, il loro futuro, decidono di sporcare l’immagine di Guglielmo annunciando in ogni angolo del mondo che il risultato dell’esperimento di comunicazione wire-less atttraverso l’Oceano Atlantico, è fallito. Ovviamente non si tratta della verità. Guglielmo era visto come un pericolo e le aziende, già allora, temevano i cambiamenti.

La dedizione per il cambiamento

Quando ormai Guglielmo Marconi, superate notevoli difficoltà, ha ottenuto tutto, decide di compiere l’ennesimo passo inusuale e folle per i più. Riprende i suoi studi sulle onde corte accantonando quelli sulle onde lunghe che gli hanno portato successo e fama mondiale. Tutti lo ritengono un matto e sostengono che le onde corte non hanno utilità alcuna nella comunicazione. Un nuovo rischio, una nuova impresa, nuovi investimenti e Guglielmo riesce ad ottenere comunicazioni migliori a metà prezzo da offrire al mondo intero. Studi e risorse che oggi, come non mai, sono alla base delle attuali comunicazioni da un semplice modem wire-less, fino ai satelliti più sofisticati che esplorano l’universo.

Conclusioni

Non c’è una regola esatta da seguire, non c’è un libretto di istruzioni per avere successo. La maggior parte dei tentativi sono vani e sono poche, pochissime le persone la cui fama tecnica echeggia nel mondo, tuttavia, se credi in qualcosa e se questo qualcosa funziona e lo puoi dimostrare, vai fino in fondo.

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