Incrementa la tua velocità di lettura

Si stima che se leggi ad alta voce, leggi circa 200 parole al minuto. Non è possibile leggere più velocemente ad alta voce comprendendo allo stesso tempo il testo. Se invece leggiamo un libro normalmente, curiosamente, si presenta lo stesso fenomeno della lettura ad alta voce. In sostanza si segue un tempo che è analogo a quello della lettura ad alta voce, un po’ come se il tempo di lettura ci fosse dato da una voce presente nella mente la quale ci chiede di scandire ogni singola parola.

In realtà è possibile leggere a velocità decisamente superiori comprendendo perfettamente il testo. Il raggiungimento di questo obiettivo però si ottiene, neanche a dirlo, con l’allenamento (ostacolo fisso dei pigri). Un valido strumento di allenamento lo potete trovare ad esempio su spreeder.com, un sito web che vi permette di inserire, in una apposita casella, i vostri testi digitali provenienti da pagine web o da file pdf tanto per intenderci.

Incrementare la velocità di lettura vi permette di leggere i testi non più parola per parola, bensì frase per frase. Questo esercizio, oltre a permettervi di studiare in tempi più brevi, mantiene il cervello ben allenato e giovane, stimola la vostra memoria e vi rende mentalmente frizzanti.

Per evitare che possiate incappare nell’errore di muovere velocemente gli occhi saltando delle parole, spreeder.com vi permette di inserire il testo desiderato in un’apposita casella dotata di comandi analoghi a quelli di un riproduttore video. Il vostro testo comparirà così con ordine, rapidamente, parola per parola. Raggiungere poi l’obiettivo di lettura “frase per frase” sarà possibile leggendo libri puntando un dito sul testo e muovendolo con velocità via via crescente man mano che ci si abitua. L’occhio è un ottimo strumento di inseguimento. Seguire il dito vi evita di saltare le parole risparmiando inutili perdite di tempo.

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Quanto costa davvero quello che compri?

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Pensi di aver risparmiato ma forse non è così…

Crisi o non crisi abbiamo tutti la necessità di affrontare le spese per l’acquisto di beni di uso quotidiano e, meno frequentemente, per l’acquisto di beni utili a svolgere particolari funzioni: l’automobile, un computer portatile, uno strumento di lavoro, una lampada, un accessorio per la cucina, un lettore dvd, un deumidificatore, un ricambio o qualunque altra cosa vi occorra.

Solitamente (ma non sempre per fortuna) vedo le persone affrontare queste spese con la stessa ottica, ovvero cercando il prezzo più basso. Alle volte si tenta di trovare il prodotto, ritenuto qualitativamente più valido, in qualche disperata offerta sottocosto o in una particolare situazione di sconto legata a condizioni o finanziamenti. Altre volte ci si orienta direttamente verso prodotti che si sa… sono un po’ più modesti ma, accidenti, costano meno! Ed è qui che si può incappare nell’errore classico di chi crede di aver risparmiato e invece non riesce nella sua mesta impresa.

Ammettiamo che Pierino e Mariolino abbiano bisogno entrambi di un computer portatile. Ammettiamo che Pierino ne acquisti uno a 500 Euro e che Mariolino ne acquisti uno che, a parità di caratteristiche, costa 700 Euro. Ovviamente la condizione necessaria da sottolineare è che il prezzo dei due prodotti sia “realmente” lo specchio della qualità degli stessi. Cioè il computer che ha un prezzo maggiore non deve averlo per questioni ingiustificate di marchi, mode, strategie di mercato, copertura di costose campagne pubblicitarie, altro.

Ora, se il computer di Pierino ha una durata di 2 anni mentre quello di Mariolino ha una durata di 5 anni, senza dubbio Pierino avrà risparmiato nell’istante in cui ha compiuto l’acquisto ma, in realtà, sarà Mariolino che avrà speso meno.  Il computer di Pierino infatti sarà costato 0,68 Euro al giorno mentre il computer di Mariolino, nonostante il prezzo iniziale più alto, sarà costato solo 0,38 Euro al giorno. Ovvero l’arco di tempo durante il quale i due soggetti avranno beneficiato della possibilità di utilizzare il loro prodotto sarà nettamente diverso e la spesa giornaliera sarà stata di gran lunga inferiore per Mariolino.

E’ importante che un consumatore consideri non solo il prezzo iniziale di acquisto, ma anche la durata che avrà il bene acquistato. Per quanto tempo il bene funzionerà? Ma non solo. Per quanto tempo funzionerà correttamente? Per quanto tempo funzionerà senza creare noie, senza obbligare a ricorrere ad assistenze tecniche, ricambi, perdite di tempo, arrabbiature?

Sebbene il detto “Chi più spende, meno spende” non sia più applicabile al giorno d’oggi per via della multitudine di beghe che si nascondono dietro a sconti, promozioni, prodotti difettosi, marchi luccicanti, mode, stock di prodotti scadenti o difettosi destinati a particolari promozioni, prodotti a transito bloccato nei magazzini (ovvero prodotti che hanno sostato a lungo nei magazzini, hanno subito urti, danneggiamenti degli imballi, umidità), confusione dei consumatori… sebbene non si possano ignorare tali insidie, il detto mantiene pur sempre un fondo di verità che si chiama: ammortamento.

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A capodanno… conto alla rovescia con il debito pubblico

Mi chiedo se questo capodanno faremo il solito conto alla rovescia “10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1”, oppure se conteremo quanto manca a 2.000 miliardi di Euro di debito pubblico.

Vedi il valore aggiornato del debito pubblico italiano al seguente link:
http://brunoleoni.it/debito.htm

Trova inoltre interessanti e semplici spiegazioni al seguente link:
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=0000002279

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Puoi vedere il valore reale, aggiornato ogni 3 secondi circa, al seguente link
http://brunoleoni.it/debito.htm

Il lavoro oggi: domanda e offerta

Una delle più grandi contraddizioni proprie dell’Italia è che l’enorme mole di disoccupazione si pone dinanzi a numerose aziende che non trovano il personale di cui necessitano. Si potrebbe semplicemente pensare che sia sufficiente indirizzare parte dei disoccupati verso tali aziende ed il gioco sia fatto. In realtà le cose non sono proprio così. Le aziende che offrono lavoro cercano personale che, per gli high skill, abbia effettuato precisi percorsi di studio (presso la scuola superiore o presso le Università) e che, per le professioni più pratiche, siano formati e/o specializzati come si deve.

Questo significa che ancora in Italia vi è una grave carenza nel creare il giusto connubio tra il mondo dello studio e quello del lavoro. Significa che una volta terminati gli studi i giovani sono spesso abbandonati a sé stessi. Sia la scuola superiore (specie gli indirizzi tecnici e professionali), sia le Università, dovrebbero invece preparare in modo “pratico” gli studenti con corsi mirati di diversi mesi che possano far acquisire competenze e sicurezza in sé stessi. Ad esempio in paesi come la Germania, la Svizzera, la Finlandia, la Norvegia, la Svezia, non solo gli studenti vengono avviati al lavoro tramite corsi formativi che arrivano fino a tre anni ma, durante tali corsi, ricevono una retribuzione e, al termine sostengono esami che gli garantiscono l’assunzione o la ripetizione di un anno di formazione. Le aziende sono molto attente a questi ragazzi e più essi stimolano il loro talento, si impegnano, studiano, fanno esperienza e si danno da fare, e più c’è interesse per loro. Insomma più sei bravo e più possibilità hai. Se lo desideri vedi anche l’articolo: Ci sono un italiano, uno svizzero ed un tedesco…

Per quanto riguarda gli high skill, risulta difficile reperire: farmacisti, sviluppatori di software, infermieri, progettisti meccanici, e metalmeccanici. Tra le professioni più pratiche pare sia molto complicato trovare: addetti alla reception, operatori di mensa, carpentieri, adetti alle macchine utensili (tornitori, tecnici CNC, saldatori esperti), autisti di pullman, posatori di pavimenti, muratori esperti, posatori di coperture tetti, idraulici, parrucchieri, falegnami (intesi anche come piccoli artigiani che producono arredamenti e soluzioni in legno su misura in quantità non industriale), panettieri, meccanici, fabbri. Ovviamente per tutti questi mestieri vi è richiesta solo qualora il candidato sia formato ed abbia un’esperienza affatto trascurabile… e questo, come già detto all’inizio dell’articolo, ci pone davanti ad una contraddizione dato che la formazione post-studio non è ancora impiantata nel tessuto formativo italiano.

Ovvio che se sono bravo nel posare pavimenti ed ho una mia ditta dove realizzo un determinato fatturato, sicuro non chiudo baracca e burattini per essere assunto da un’azienda che mi pagherà sicuramente molto meno. Pertanto per tale lavoro andrebbe bene un ragazzo fresco di istituto tecnico ad esempio, ma lui cosa ne saprebbe di posa in opera di pavimenti? Il posto rimane quindi libero. Il disoccupato anche.

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Image’s copyright: CoffeeNews.it

Attenzione ai contratti di certi spazi pubblicitari

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: I suggerimenti per evitare problemi con i contratti di “certe” forme di pubblicità

Potresti aver necessità di pubblicizzare la tua ditta/azienda/altro, indipendentemente dalla scelta del tipo di pubblicità e di chi te la fornirà, ecco di seguito importanti ed utili accorgimenti a cui prestare attenzione per evitare conseguenze indesiderate. Ricorda che grazie ad internet oggi si trovano tantissimi siti, forum, blog con reclami e racconti inerenti i più svariati generi di “comportamenti anomali”. Ti è sufficiente digitare ad esempio la parola “truffa” seguita dal nome di chi ritieni stia avendo un comportamento poco professionale nei tuoi confronti.

Attenzione a…

1. Quando chiami l’agente di zona sappi che potrebbe tendere a volerti vendere molto più (pacchetti, offerte, soluzioni) di quanto tu realmente abbia bisogno. Potrebbe tentare di rimbambirti (nel vero senso della parola) di chiacchiere e soluzioni a suo avviso eccezionali e, sottolineerà, ormai oltremodo economiche. Così economiche che è da stupidi non provarle almeno un anno. Ed è qui che si può cadere…

2. Quando firmi l’ordine di acquisto del tuo pacchetto pubblicitario sappi che il venditore potrebbe usare la classica scusa della fretta. Potrebbe dirti che il foglio dell’ordine che stai firmando (che non sempre è il contratto, attenzione) è lo stesso che ti ha fatto vedere la volta scorsa quando ti ha illustrato tutte le soluzioni che potrebbero interessarti. Potrebbe dirti che ha la macchina parcheggiata male e che potrebbe rischiare una multa per causa tua. Potrebbe dirti che ha un altro importante appuntamento con un grosso cliente. Potrebbe dirti che deve correre a scuola a prendere i figli che potrebbe non avere mai avuto dato che tu non lo conosci e può raccontarti quello che vuole. Ricorda che, indipendentemente da quello che potrebbe inventarsi, lo farà allo scopo di far sembrare una “tua colpa” un suo possibile problema “se non firmi subito il foglio che ti ha messo sotto gli occhi”. Mentre stai per andare a firmare e ti accingi a leggere le righe piccole e scomode, potrebbe tentare di distrarti parlandoti d’altro. Magari di cose che a te interessano molto o che ti lusingano. Questo può farti sbagliare e farti firmare sulla casella “contratto biennale” anziché su “contratto annuale” come tu avevi intenzione di fare per una semplice prova. Oppure potrebbe farti firmare su “contratto annuale con tacito rinnovo” anziché sul semplice “contratto annuale”. In questo frangente la distrazione ad opera dell’agente è fondamentale in quanto può riuscire a farti firmare dove lui tiene il dito, piuttosto che dove tu vuoi leggere… Lo scopo potrebbe essere quello di farti firmare, senza che tu te ne accorga, una soluzione che si rinnovi automaticamente o che non si possa disdire se non con largo anticipo. Tu però non lo sai e, ovviamente, non riuscirai a mandare la disdetta in tempo. Ecco dove potrebbe risiedere “la truffa a norma di legge”. Con un abile trucchetto c’è la tua firma su qualcosa che non hai chiesto. Non sapendolo non farai alcuna disdetta e, quando ti arriveranno nuovi bollettini da pagare (magari con tariffa maggiorata) non potrai disdire nulla e non vincerai alcuna causa legale.

3. Una volta firmato l’ordine potresti accorgerti che il contratto vero e proprio non arriva mai. Potresti accorgerti che anche chiamando ripetutamente l’ufficio del tuo agente, costui trova ogni volta una scusa per ritardare la spedizione o la consegna a mano del tuo contratto. Questo giochetto serve a farti superare i limiti di tempo necessari per poter effettuare una disdetta nel caso tu ti accorga che ti è stato fatto un contratto biennale anziché annuale come avevi chiesto. Potresti venire a sapere questa verità tramite una segretaria che, per sbaglio, mandandoti il bollettino di pagamento della tua pubblicità, ti dice che il tuo contratto prevede tot rate in più perchè è biennale (magari 8 rate anziché 4). La cosa ti sembrerà strana, chiamerai, chiederai informazioni e la segretaria prenderà “una bella strigliata” perchè ti avrà detto erroneamente qualcosa che doveva tacere.

4. Quando firmi l’ordine stai attento/a a quanti fogli firmi. Non sempre più fogli sono più copie dello stesso ordine. Talvolta il venditore, per distrazione o perchè fa il finto tonto, ti aggiunge servizi che lui giura aver capito fossero di tuo interesse. Insomma potresti stare firmando più ordini con spese maggiori di quelle messe in conto. Inoltre, ognuno di questi ordini potrebbe essere biennale o con tacito rinnovo mentre tu avevi chiesto solo un anno di prova. Se l’agente ti mette fretta con abili scuse, tu digli che non hai fretta e che può ritornare quando avrà tempo. Se presso il tuo luogo di lavoro siete in due o tre, metti tu una persona a rimbambire l’agente, potrai così leggere con calma quello che veramente stai firmando e firmare nelle caselle giuste.

5. Quando disdici sappi che potresti trovare sul retro dell’ordine una voce che dice che sono sufficienti ad esempio 3 mesi di anticipo (rispetto alla fine dell’anno) per disdire i servizi che non ti interessano per il prossimo anno. Tuttavia, sul contratto che non ti è mai arrivato, potrebbe esserci scritto che occorre invece almeno 1 anno e 1 giorno. Per sapere la verità devi avere sotto mano sia le copie dell’ordine che le copie del contratto. Ricorda di fare sempre un’approfondita ricerca su internet scrivendo il termine “truffa” seguito dal nome dell’azienda che ritieni stia tenendo un comportamento ambiguo nei tuoi confronti. Rivolgiti inoltre ad un avvocato. Non tentare di far da solo in quanto una telefonata o un fax, fatti da te, non avranno effetto alcuno sulla risoluzione del problema. Non otterrai risposte ed il tempo utile per effettuare la disdetta correttamente potrebbe essere superato irreversibilmente.

6. Quando invii finalmente la disdetta (scritta dall’avvocato dopo avergli consegnato il contratto ed il foglio/i di ordine) sappi che non è sufficiente mandarla in una raccomandata con ricevuta di ritorno. Questo perchè in più casi è stato affermato dal destinatario (che continuava a mantenere un atteggiamento poco professionale) che la busta è arrivata “vuota”. In questo modo la tua disdetta, anche se effettuata in tempo, non ha validità e i furbi prendono tempo per farti andare oltre i limiti temporali. Limiti che impediscono la disdetta del contratto stesso per un altro anno/biennio. La disdetta deve essere scritta su un “plico” e timbrata quindi dalle poste senza busta per evitare questa situazione fraudolenta. Ma non solo! Sarebbe meglio che la richiesta di disdetta fosse scritta da un avvocato che ha preso visione sia del contratto (copia/e completa/e fronte/retro) che dell’ordine firmato quando hai richiesto il tuo servizio pubbliciatrio annuale/biennale. Inoltre, la lettera scritta dall’avvocato, assicurati di spedirla tu. L’avvocato la scrive, tu la spedisci. La ricevuta di ritorno deve arrivare a casa tua.

7. Una volta che ti sei cautelato ed hai risolto la situazione perchè hai disdetto nel modo corretto (chi ti ha offerto il servizio legalmente non può più far nulla) potresti ricevere, dopo qualche settimana, una telefonata dove vieni avvisato che la conversazione verrà registrata (addirittura!) e nella quale ti verranno poste delle domande dalle quali è possibile ottenere una nuova conferma per riavviare il contratto il quale, con notevole fatica, hai disdetto. Tutto questo nonostante tu abbia manifestato la tua volontà a non rinnovare, mandando per tempo la disdetta. A questo comportamento rispondi attaccando la cornetta ed evitando di pronunciare parola alcuna.

Conclusioni

Se vuoi un consiglio sulla pubblicità per la tua ditta/azienda/altro, non chiederlo solo a chi la vende, chiedi anche ad un tuo collega, amico, parente o a chi ritieni possa avere delle informazioni serie e dei validi consigli al riguardo. Da che mondo e mondo il passaparola rimane la forma di pubblicità più valida e attendibile. La stragrande maggioranza di aziende che offrono spazi pubblicitari sono costituite da personale decisamente serio e professionale. Tuttavia ho ritenuto opportuno mettere a disposizione dei suggerimenti, tratti da una mia reale esperienza negativa, in modo tale che possano esservi utili per prevenire spiacevoli situazioni.

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Che cos’è un vettore energetico?

Rubrica: Che cos’è?

Titolo o argomento: Vettore energetico e fonte energetica primaria

Cosa distingue una fonte primaria di energia da un vettore energetico? Energia solare, energia eolica, energia potenziale gravitazionale (posseduta da una certa massa d’acqua ad una determinata quota altimetrica), energia nucleare, energia delle biomasse, gas naturale, petrolio grezzo, legno, carbone, moti ondosi, vento e geotermico sono esempi di fonti primarie di energia. Essi, infatti, sono direttamente utilizzabili appena raccolti.

Un vettore energetico è una sostanza o un fenomeno che può essere utilizzato per produrre lavoro meccanico o calore, o ancora per operare processi chimici o fisici (ISO 13600). Si tratta di un sistema o di una sostanza che contiene energia che può essere convertita ed utilizzata in un secondo momento e in un altro luogo*. Si parla di vettore e non di fonte energetica tutte le volte che il composto a cui ci si sta riferendo deve essere prodotto e raccolto a partire da una forma di energia precedente. L’elettricità (ricavata ad esempio dal sole, o da una centrale idroelettrica, ecc), l’idrogeno (ricavato dall’acqua o da fonti fossili) , le molle, le batterie (caricate ad esempio da un pannello fotovoltaico o dalla rete elettrica domestica), i condensatori, l’aria compressa, l’arginamento dell’acqua (ottenuto mediante dighe), i prodotti petroliferi (la benzina, il GPL -gas di petrolio liquefatto-, il gasolio, sono ricavati dal petrolio grezzo) sono “vettori energetici”.

E’ opportuno ricordare però che carbone, petrolio, legno, gas naturale, moti ondosi, vento, geotermico, derivano da un’unica fonte di energia primaria: il sole. Ma, come abbiamo detto nell’articolo inerente le caratteristiche dell’idrogeno, il sole è formato, per oltre il 70% della sua massa, da idrogeno. Questo significa che un domani potremmo affermare di ricavare idrogeno dall’idrogeno perchè ad esempio lo produrremo sfruttando l’energia solare.

*Questa definizione può trarre in inganno e far pensare al legno ed al carbone (per esempio) come a vettori energetici. Sono gradite correzioni in merito, per migliorare questo articolo, da lettori preparati ed esperti in materia. Grazie.

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Soluzioni per la mobilità. Quale scegliere?

Di recente, a causa del blocco del traffico per le auto diesel precedenti all’Euro 3, mi sono ritrovato a fare due conti sul tipo di mezzo che potrebbe fare al mio caso, sotto il profilo economico, per i soliti spostamenti.

Auto con motore a benzina

Il prezzo della benzina aumenta sempre di più e, quando cala, ce ne accorgiamo poco perchè l’Euro vale meno. Così spesso si è portati a pensare che la benzina sia un carburante sconveniente per il portafogli ma aspettate di leggere tutte le opzioni successive per una panoramica più completa. Le auto a benzina (con motore aspirato) percorrono in genere meno chilometri con un litro di carburante rispetto alle sorelle a gasolio. Anche la durata del motore in termini di “centinaia di migliaia di chilometri di vita utile” sembra essere inferiore a quella dei motori a gasolio. Nonostante ciò va sottolineato che, generalmente, l’auto a benzina ha un costo minore d’acquisto a parità di cilindrata ed anche gli interventi di manutenzione hanno costi minori. Potreste avere pertanto una spesa minore all’acquisto, un maggiore consumo di carburante per percorrere 100 km ed un minore costo per la manutenzione rispetto ad un motore diesel.

 Non avete infatti costosi impianti di alimentazione: pompe del gasolio da oltre 1000-2000 euro da sostituire, iniettori particolari, centraline specifiche installate sulle pompe del gasolio, ecc. Non avete inoltre costosi sistemi ausiliari per abbattere l’inquinamento (indipendentemente dal fatto che funzionino o meno, sulle auto a gasolio ci sono, si consumano, si rompono e costano). Non avete infine organi del motore e della trasmissione con dimensionamenti abbondanti per reggere le maggiori sollecitazioni (anche questi, in caso di rottura o consumo, costano di più).

Auto con motore a gasolio

Una vettura a gasolio garantisce una percorrenza, a parità di cilindrata, maggiore rispetto ad una vettura alimentata a benzina. Anche il costo del gasolio, seppur di poco, risulta inferiore al costo della benzina. Una volta la differenza era molto più evidente, poi tutti hanno comprato l’auto diesel e “tac”: aumenta la richiesta (domanda), aumentano le soluzioni offerte dai costruttori ed aumentano i problemi legati a difetti di progettazione e produzione. Con l’auto diesel avreste quindi una maggiore spesa all’acquisto, un minore consumo  e costo del carburante per percorrere 100 chilometri, un maggiore costo per la manutenzione (anche se a chilometraggi in genere molto elevati) rispetto ad un motore a benzina. Non vanno dimenticati, inoltre, i maggiori problemi legati alle restrizioni sulla circolazione in città a causa del maggiore inquinamento indotto da questa tipologia di motori.

Auto con motore a metano

Una vettura alimentata con motore a benzina/metano offre senza ombra di dubbio un risparmio. Ma un risparmio di che tipo? Il risparmio garantito dai motori a metano assomiglia ad un prestito preso in banca: inizialmente hai tutto il capitale e paghi una piccola rata, ma ci sono gli interessi da mettere in conto. Il motore a metano, in molti casi, è così. Traduco in termini tecnici assolutamente oggettivi e indipendenti da quelle che sono le mie opinioni personali. Il motore alimentato a metano è sottoposto a notevoli sollecitazioni termiche. Sebbene sia vero che smontando la testata di un motore alimentato a metano si trovino gli organi interni piuttosto puliti e privi di residui carboniosi, è opportuno tenere conto del fatto che il calore che si sviluppa durante la combustione è più elevato rispetto a quello che si sviluppa dalla combustione della benzina. E’ noto che i metalli “invecchiano” a causa del calore. Un maggior calore implica un maggior rischio di rottura della testata d’alluminio specie se questa presenta difetti di fonderia quasi impossibili da scoprire se non dopo la rottura. Ma non solo. Valvole e sedi valvole di una testata di un motore a metano sono soggette a sollecitazioni paragonabili solo a quelle di una potente auto da corsa il cui motore viene smontato e revisionato al termine di ogni gara. Le valvole e le sedi valvole, a causa del forte calore sviluppato durante la combustione, tendono a microsaldarsi tra loro e ad erodersi. Anche la guarnizione della testata risulta particolarmente sollecitata e soggetta a rotture. Rotture che portano al trafilaggio di acqua e olio in camera di combustione con un’ingente quantità di danni che ne derivano. Insomma, con un veicolo alimentato a metano avreste quindi una maggiore spesa all’acquisto, un minore consumo  e costo del carburante per percorrere 100 chilometri, un maggiore costo per l’assicurazione ed un maggiore costo per la manutenzione in caso di rotture (a chilometraggi variabili a seconda dello stile di guida del conducente) rispetto ad un motore a benzina. Anche in questo caso sta a voi fare i conti ed il bilancio su come, dove e cosa risparmiare o  spendere di più (prima o dopo…). Attualmente il prezzo del metano è di circa 0,900 Euro al chilogrammo e, alimentando un motore 1100cc da circa 50 cavalli, permmette una percorrenza di circa 20 km/kg. Con una spesa di 10 Euro è pertanto possibile percorrere circa 222 km con una piccola utilitaria.

Auto con motore a gpl

La rete di distribuzione del gpl è molto più vasta di quella del metano. Questo evita strani spostamenti per raggiungere una stazione di metano o peggio, l’impossibilità di muoversi in piena libertà per lunghissime percorrenze. Eccezion fatta per questo, i motori alimentati a gpl presentano problemi simili ma a quanto pare, in misura minore, rispetto a quelli alimentati a metano. Presso le officine di meccanica di precisione e rettifiche arrivano molti più motori danneggiati alimentati a metano rispetto ai motori alimentati a gpl. Questo però non deve essere preso come un dato definitivo in quanto è difficile fare una statistica vera e attendibile delle proporzioni. Per quanto riguarda la mia personale esperienza nell’ambito del motorismo ho visto una miriade di motori a metano che hanno subìto importanti danni per via del tipo di combustione e, molto più raramente, motori a gpl. Tuttavia questo dato non è attendibile in quanto si può ipotizzare che nella mia zona le vendite di veicoli alimentati a gpl siano state di gran lunga inferiori a quelle di veicoli alimentati a metano. Ciò che è oggettivo, invece, è l’obbligo di sostituire il serbatoio del gpl (ogni 10 anni) con una spesa che può arrivare sino a 2000,00 Euro. Di fatto questo intervento annulla gran parte del risparmio ottenuto sul carburante. Attualmente il prezzo del gpl è di 0,780 Euro al litro e, alimentando ad esempio un motore 2000cc da circa 140 cv, permette una percorrenza di circa 11 km/litro. Con una spesa di 10 Euro è pertanto possibile percorrere circa 141 km su una vettura di gamma media.

Auto con motore elettrico

Le auto con motore elettrico sono molto più semplici di quelle mosse da motori a combustione interna. Anche i motori elettrici hanno costi drasticamente minori rispetto ai motori a combustione interna. Inoltre la manutenzione è praticamente assente, fatta eccezione per cuscinetti, cavetteria, ecc. Quello che rende le auto elettriche così costose è la scarsa diffusione e l’elevato costo delle batterie. Un costo che non è solo di acquisto ma anche di smaltimento e riciclo (per quanto possibile) al termine della vita utile. Così, auto elettriche dalle prestazioni di tutto rispetto del calibro di Tesla Roadster o la Tesla Model S (oltre 400 chilometri con una ricarica che con il booster può essere ridotta a soli 40 minuti per ottenere l’80% dell’autonomia totale), hanno prezzi rispettivamente di circa 85.000 Euro e circa 47.000 Euro. Inutile dire che, anche se nel secondo caso la vettura costa circa la metà pur restando al top, il prezzo di acquisto risulta proibitivo per una normale famiglia, la manutenzione è pari a zero eccezion fatta per le normali gomme, freni, ecc. ed i costi per il carburante (in questo caso l’energia elettrica) sono decisamente bassi (soli 7 euro a pieno in caso di ricarica tramite rete elettrica di casa) specie se la ricaricate con un vostro personale pannello fotovoltaico che vi libera da tasse governative, accise, rincari carburante… Anche l’assicurazione, per il momento, trae beneficio dalla trazione elettrica ma, come sappiamo, i costi fanno sempre in tempo a salire e non hanno mai tempo di scendere. Il bollo, in alcune regioni, rimane gratuito a vita.

Auto con motore ibrido

In proporzione alla resa, le attuali auto ibride, hanno costi troppo elevati. Se ad esempio io spendessi 26.000 Euro per una nota ibrida nipponica, al fine di percorrere 20 km/litro, andrei in contro ad una spesa che non mi porta alcun vantaggio economico dato che con la mia normale auto turbodiesel percorro 17 km/litro e che, per arrivare a soli 3 km/litro in più dovrei spedere 26.000 Euro per avere una vettura di analoga stazza e comfort. Spendere meno è in alcuni possibile ma orientandosi su veicoli di minore stazza e sacrificando l’abitabilità (cosa non sembre possibile per motivi di lavoro/famiglia).

Auto con motore ibrido plug-in

Le nuove vetture ibride plug-in che stanno per essere immesse sul mercato (vedi ad es. la nuova Opel Ampera) costeranno oltre 42.000 Euro e l’autonomia in modalità elettrica sarà decisamente limitata. A questo punto allora perchè non acquistare, con una spesa molto simile, una Tesla Model S? La Tesla Model S vanta 480 chilometri di autonomia, un’accelerazione da 0 a 100 km/h in soli 5,6 secondi*, una linea da vera ammiraglia e la bellezza di 7 posti di cui 5 per adulti e 2 aggiuntivi per bambini. Inoltre il primo cambio di batterie, dopo 10 anni, è compreso nel prezzo di acquisto e, grazie alla comunicazione satellitare presente nell’abitacolo, potete avere assistenza tecnica “in diretta” per ogni eventuale problema.

*Le prestazioni sono comunque largamente limitabili e modificabili in tutta sicurezza grazie alla centralina elettronica ed al display posto nell’abitacolo in modo tale che i vostri figli possano guidare un’auto che abbia una velocità limitata a quella che impostate voi, una potenza ed una coppia limitata dalle vostre impostazioni ed un codice di sicurezza che impedisce manomissioni o tentativi di fare sciocchezze.

Moto da turismo

Le moto da turismo o quelle da enduro sorprendono per i bassi consumi. Con un’andatura tranquilla e acceleratore usato in maniera diligente si percorrono tranquillamente dai 20 ai 30 chilometri con un litro di benzina. Questo grazie al fatto che una moto pesa circa 10 volte meno di un’automobile e può disporre di un motore di cilindrata pari a circa la metà di una tranquilla utilitaria. Anche il costo di bollo e assicurazione (anche se è opportuno sottolineare che questo varia da regione a regione) risulta moderato rispetto ad un’automobile. Il vero problema è che si è esposti, in caso di incidente, a rischi molto maggiori di quelli a cui si va in contro stando seduti in un’automobile. Anche questo può essere valutato in termini economici. Resta inoltre il problema invernale ma, sospendendo l’assicurazione, si può risparmiare almeno nei mesi primaverili, estivi e autunnali, per poi riutilizzare maggiormente l’auto d’inverno.

Autobus

L’ho preso raramente in vita mia, per questa ragione non potevo immaginare quanto è arrivato a costare un biglietto a chilometraggio per gli autobus che percorrono i tratti extraurbani. Ad esempio per percorrere in due circa 20 km di extraurbano il costo dei biglietti è pari ad Euro 3,60. Tanto per darvi un’idea, e passare da un estremo all’altro, percorrere lo stesso tratto a bordo di un moto Aprilia RS 250 da corsa con motore due tempi e la spasmodica potenza specifica di 280 CV/litro costa circa Euro 2,00. A quanto pare vi è un dislivello incomprensibile. L’autobus dovrebbe essere il mezzo decisamente più economico tra i due.

Bicicletta

Più volte mi capita di prendere la bicicletta per uno spostamento di circa 15-20 chilometri (ovviamente nei mesi dell’anno che me lo consentono). Anche se molti potrebbero pensare ad un mezzo al quale non può corrispondere altro che la massima economicità, vi illustro il mio caso. Partenza dal paesino dove abito, percorso di 15-20 km per raggiungere la destinazione (a seconda della strada scelta), arrivo dopo 40 minuti circa. Spese sostenute per il veicolo: 0 Euro. Spese sostenute per l’affaticamento e quindi per il dispendio energetico del corpo: circa 5 Euro. Anziché la normale colazione da un paio di Euro, vi è un’aggiunta di un succo di frutta ed un paio di sandwich in più per circa 3 Euro.

Gambe e piedi

Molti hanno dimenticato di averli e, dalle mie parti, prendono l’auto anche per fare i soli 150 metri che intercorrono tra l’abitazione ed il centro del paese. Qualcuno però li creò… e non sarebbe poi così male usarli più spesso 🙂 Tuttavia anche l’animale più veloce del pianeta ha i suoi limiti e può superare i 100 km/h solo per poche centinaia di metri… questo per dire che, ovviamente, andare a piedi non è compatibile con i lunghi tragitti, gli orari da rispettare e lo sforzo fisico che ne deriverebbe per percorrere diversi chilometri tutti i giorni.

Il cavallo

Per assurdo voglio proporvi anche questo esempio. Credo che il cavallo non possa circolare liberamente per strada se non per brevi tratti. Ovviamente sarebbe anche pericoloso muoversi in città con un cavallo. Tuttavia si tratta probabilmente del mezzo (tra l’altro vivente) più naturale, economico ed allo stesso tempo scomodo che io conosca. 🙂 Un cavallo mangia il 2,5% del suo peso in foraggi vari al giorno. Tutto sommato, nel bilancio, molto economico dato che per 45 kg di foraggi (ovvero 100 libre), se non erro, si spendono circa 10 Euro (l’equivalente di due giorni di pasti). Peccato però che non sia proprio né possibile, né fattibile muoversi come nel vecchio west in quanto un mezzo di trasporto, ovviamente, deve confrontarsi con la civiltà in cui si trova. Nonostante tutto anche il veterinario, in questa assurda ipotesi, comporterebbe un costo spesso non trascurabile.

Conclusioni

Un’importante conclusione che è possibile trarre dagli esempi sopra esposti, è che il vero risparmio, molto spesso, non vi è oppure è molto limitato in proporzione ai sacrifici ed agli sforzi fatti. Quello che invece si può scegliere è “quando” spendere: risparmiare nel breve periodo per avere poi problemi di manutenzione*, oppure cercare di ammortare le cifre nel lungo periodo?

*Le cifre che si spendono per sostituire una pompa del gasolio partono dai 1500 Euro circa fino ad oltre 2500 Euro circa a seconda della tipologia di pompa di iniezione del gasolio (per fortuna le pompe del common rail hanno costi decisamente più contenuti grazie al grande successo ottenuto sul mercato). Anche per “rifare” una testata ad un motore alimentato a gas si possono spendere dai 1000-1500 Euro sino ad oltre 2000 Euro a seconda dell’entità del danno subìto dal motore. Le cifre sopra citate vanno tenute in conto nel vostro bilancio sulle spese sostenute ed il reale risparmio ottenuto.

Scegliete voi il mezzo che preferite ma siate consci del fatto che la mobilità, almeno per quanto riguarda la trazione terrestre, ha costi tutto sommato molto simili indipendentemente dalla vostra scelta e risulta assai difficile muoversi mediante una soluzione che consenta un risparmio realmente tangibile. Senza ombra di dubbio una guida diligente con uso moderato e sensato dell’acceleratore vi permetterà di aumentare la vostra autonomia ma, soprattutto, un utilizzo responsabile del vostro mezzo vi permetterà di ottenere un reale risparmio. Prendere l’auto per percorrere solo 150 metri come accade nella zona dove vivo è davvero un gesto scellerato.

Curiose soluzioni per la mobilità

Ognuno, a modo suo, trova curiose soluzioni per la mobilità : )

L’energia umana: Il lavoro muscolare

Rubrica: Energia
Titolo o argomento: La prima fonte di energia per l’uomo

La prima fonte di energia per l’uomo è stato il proprio lavoro muscolare. Il primo tipo di lavoro umano è quello della deambulazione. Per rendere l’idea si può assumere che un uomo di massa pari a 75 kg, che cammina alla velocità di 6 km/h, compie un lavoro pari a quello che compirebbe sollevando una massa analoga lungo una pendenza del 10% circa  e salendo di una quota di 600 metri all’ora.

La potenza sviluppata  vale: P = F · v = Watt

dove F è la Forza e vale F = m · g = 75 kg · 9,81 m/s^2 = 735,75 Newton (g= accelerazione di gravità)

e dove v è la velocità che vale  v = differenza di quota/intervallo di tempo = 600m / 3600s = 0,167 m/s

e la potenza sviluppata risulta quindi: P = 735,75 N · 0,167 m/s = 122,8 Watt ≈ 125 Watt

Tale potenza non può essere sviluppata dall’uomo per l’intera giornata. Mediamente si stima che venga sviluppata per circa 4 ore al giorno. Non si tratta di prestazioni elevate, anzi… Il rendimento isolato del muscolo dell’uomo è attestato attorno al 25%, quello di un intero apparato muscolare è di valore compreso tra il 16% ed il 18%. Infine, a causa delle notevoli perdite, il rendimento del lavoro fisico dell’uomo può ritenersi di circa il 12%. Tuttavia, solo per brevi istanti (vedi ad esempio una prestazione atletica nei 100 metri velocità), l’uomo è in grado di sviluppare picchi istantanei di potenza 20 volte superiori (circa 2400 Watt).

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L’energia umana: Il cervello
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Immagine tratta dallo spot di una nota bevanda energetica

E’ nata prima l’auto elettrica o l’auto con motore a scoppio?

Rubrica: The expert on the salmon

Titolo o argomento: L’auto elettrica aprì l’era dell’automotive (con curiose proposte imprenditoriali)

Forse non tutti sanno che i veicoli elettrici hanno cercato di prendere piede nella società sin dalla fine del 1800, e oggi la storia sembra ripetersi. Il chimico Pedro Salom e l’inventore Henry Morris attraversavano le strade di Philadelphia a bordo della loro “Electrobat”, una delle prime automobili al mondo, il 31 agosto 1894. Impiegarono soli due mesi per la costruzione di questo colosso di 2000 kg di peso di cui 750kg provenienti dalle batterie al piombo* che conferivano alla loro vettura  un’autonomia di 80-150 km. La Electrobat 2, molto più leggera di quella originale con una massa di soli 800kg, è stata utilizzata dal servizio taxi di Morris and Salom a Manhattan (la Electric Carriage and Wagon Company), che vantava un migliaio di passeggeri nell’aprile del 1897. Per attenuare il problema dell’autonomia della batteria, la Electric Storage Battery Company, che comprò la Electric Carriage and Wagon Company, commissionò un imponente sistema di sostituzione della batteria (swap battery system). Quando gli investitori ed i produttori furono coinvolti nel business il futuro sembrò promettente. L’espansione ebbe luogo e furono aperti uffici a Boston, New Jersey, Chicago, e Newport. Purtroppo, il successo del servizio di taxi elettrico fu di breve durata. La cattiva gestione, la mancanza di formazione dei conducenti e la scarsa cura delle batterie portarono alla sua scomparsa immediatamente prima dell’avvento dell’auto a scoppio.

Ora che l’industria dei veicoli elettrici (non solo auto ma anche moto e biciclette denominate e-bike) sta di nuovo guadagnando auge, grazie anche ad un continuo ed interessante studio effettuato su nuove tecnologie per realizzare batterie con prestazioni superiori, forse avremmo presto una riuscita versione moderna del prodotto che questi visionari sognarono oltre 100 anni fa. Inoltre la loro idea imprenditoriale di “servizio taxi elettrico” potrebbe tramutarsi in un interessante servizio di “ev car sharing” che diverse compagnie di autonoleggio stanno già pensando di attuare a breve.

Articolo scritto a cura di:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti in collaborazione con il Blog ralph-dte.eu

Curiosità: la prima auto elettrica

Negli anni trenta (dell’ottocento) un imprenditore scozzese di nome Robert Anderson inventò la prima carrozza elettrica.

Curiosità: il primo veicolo con motore a scoppio

Enrico Bernardi iniziò nel 1874 i suoi approfonditi studi sperimentali sul motore a scoppio il quale fu inventato a Firenze da Eugenio Barsanti e Felice Matteucci nel 1853. Nel 1882 coprì con un brevetto industriale il motore a scoppio da lui progettato e realizzato (n.14.460) anticipando di qualche mese i tedeschi Benz e Daimler. Nel 1884 realizzò un triciclo in legno, per suo figlio, alimentato con motore a scoppio. Fu il primo veicolo al mondo mosso da motore a scoppio.

Curiosità: il primo veicolo a raggiungere i 100 km/h

Fu un’auto elettrica che, nella storia delle automobili, raggiunse per prima i 100 km/h. Accadde il 29 aprile del 1899 ed il record fu realizzato da Camille Jenatzy con la sua auto elettrica (Jamais Contente) che toccò i 105,88 km/h.

electrobat_morris_salom.jpg

Le vetture a trazione elettrica nacquero alcuni anni prima di quelle con motore a combustione interna, tuttavia la scarsa tecnologia delle batterie, l’inesistenza all’epoca di dinamo o alternatori ha portato ad una frenata evolutiva durato circa un secolo nella quale il motore a scoppio si è rivelato molto più pratico e meno problematico. A scapito però di un notevole impatto ambientale.