I vincoli e i paletti dei finanziamenti alle giovani imprese: il Prestito d’Onore

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: Il prestito d’onore un buon proposito che può finire nel nulla

Paletto 1: Dov’è l’onore?

Si parla in molti casi di prestito d’onore ossia di un credito concesso senza richiedere garanzie (niente buste paga né firme da parte dei genitori) a chi ha maturato una buona idea imprenditoriale. Un prestito basato sulla serietà del richiedente, un atto di fiducia per incoraggiare i giovani e favorire l’avviamento di nuove imprese. Il problema è che poi l’apertura di una srl non è contemplata. La motivazione è che se per un imprevisto viene interrotto il pagamento delle rate, la banca si deve rivalere su ciò che possiedi. Ma non era d’onore e senza garanzie? Allora che differenza vi è, almeno come radici, con un normale prestito? Il prestito d’onore nasceva una volta come possibilità offerta ai giovani privi di garanzie di avviare un loro progetto.

Paletto 2: E’ richiesta esperienza ma… non troppa

I tutor dicono che è consigliato avere esperienza sul campo per poter aprire una giovane impresa ed avere più opportunità di mantenerla in piedi. Tanti sono i casi di giovani che pensavano fosse tutto facile, hanno aperto e, scoprendo la dura realtà, chiuso dopo pochi mesi andando in contro a pericolosi debiti. Giusto, corretto, se non fosse altro che il prestito non viene concesso a chi rileva l’azienda dei genitori e propone un business plan di marcata innovazione conoscendo magistralmente un determinato settore e le strade necessarie per operare un corretto cambiamento. Vogliono quindi l’esperienza ma non concendono il prestito a chi ce l’ha. Curiosa contraddizionoe.

Paletto 3: Contemplando il rischio massimo

E’ opportuno essere seguiti dai tutor per evitare che si aprano nuove imprese, basate su concetti errati, non concreti e impossibili da realizzare. Anche questo è giusto se osservato solo da questo punto di vista. La cosa curiosa è che con il prestito d’onore vi è l’obbligo di spendere tutta la cifra accordata dalla banca entro i primi 6 mesi di attività. Questo è illogico. Un business plan fatto da un giovane che ha esperienza, un business plan pacato eseguito tenendo conto dei rischi e che è in grado di suddividere la spesa del prestito accordato in più anni, non va considerato inaccettabile ma, anzi, va valorizzato in quanto il richiedente evidenzia perizia e abilità nel diluire le spese ed i rischi e lascia sul conto il grosso della cifra affinché la banca ne possa rientrare in possesso per una parte consistente in caso di imprevisti. E invece no… e, nonostante le conferenze alle quali ho partecipato, ancora non ne comprendo appieno i motivi (nessuno ha saputo rispondere chiaramente a questo mio quesito).

Paletto 4: Chi fa da tutor ai tutor?

Parlando con diversi tutor si osserva come spesso non comprendano nuove idee, nuove metodiche, nuovi progetti, nuove logiche. Sono standardizzati, se vai per un’assistenza circa l’apertura di un negozio di parrucchiera, un ristorante, un bar, un negozio di abbigliamento, una pizzeria, allora sicuramente i loro consigli saranno preziosi. Se vai a proporgli un mondo nuovo dove l’innovazione non è l’ennesima blaterata di marketing per tentare di vendere l’ennesimo inutile gadget, ma il reale centro nevralgico di un progetto nuovo, ti rispondono di non riuscire a seguirti. Poi magari ti chiamano da una parte per dirti che sono rimasti/e affascinati/e anche solo da quel poco che hai esposto e tu, che dovresti esser lusingato (e che una volta lo saresti stato) li/e guardi serio pensando come possa esser accaduto tutto questo. Ormai il complimento a poco serve se non ci sono strutture in grado di assistere realmente cose nuove, strutture che si aspettino cose che non si aspettano (non utilizzate questa frase per uno spot). Li vedi giovani magari con soli quattro o cinque anni più di te, che basano tutto il loro credo sui testi universitari (per carità importanti e utili, altrimenti non ne avrei a centinaia, ma non assoluti) ma non hanno mai avuto esperienze imprenditoriali, successi, fallimenti, maturazione metodica, ecc. Uno di questi ha avuto il coraggio di dire che conosce tutte le strategie perchè le ha studiate all’università e non può essercene una nuova. Sono tutte nel libro del relativo esame secondo questo ragazzo e forse, per l’ennesima volta, in questo sconquasso logico una buona parte di responsabilità ce l’ha proprio l’istruzione. Cercate di comprendere questo, non si può uscire dall’Università e pensare di sapere tutto, di aver imparato tutto e che non sia più necessario studiare. Non si può ripetere a memoria quello che c’è scritto su un libro, credere che valga sempre quello e poi parlare di innovazione. La parola innovazione in questo caso viene usata a sproposito, senza coscenza, senza cognizione di causa, senza consapevolezza, inconsciamente deturpata e devalorizzata.

Paletto 5: Abuso di termini carismatici

Tra gli uffici e le sale conferenza dove ci si reca per conoscere tutte le caratteristiche di un particolare finanziamento, si può incappare in altri uffici che prospettano ulteriori soluzioni alle menti creative. Così magari si entra per fare 31 e se ne sentono di altri colori.
Quanti oggi usano e abusano di termini come innovazione, incubation, tecnologie, strategia? Certo il figlio della signora Maria che fino alla tesi di laurea si svagava con la console di gioco ed il calcetto al mercoledi, e che oggi cerca di metter su famiglia, arriva in un posto dalle pareti bianche lucide, i controsoffitti in lamiera lavorata con il taglio laser, le hostess in tailleur, una banale stampante 3d appoggiata con dei campioni su un tavolo con piano in cristallo, climatizzatore regolato sotto zero in sala conferenze e va praticamente in brodo di giuggiole. Chi invece il mondo dell’impresa e delle tecnologie lo studia realmente tutti i giorni (sacrificando i divertimenti ed il tempo libero) ininterrottamente da una vita e fa impresa da altrettanto tempo, li guarda e pensa: “poverini!”, oppure come dicono in modo scherzoso dalle mie parti: “purinoo”.

Paletto 6: Lo stato e la tassazione pressante

Non si può concedere un prestito d’onore ad esempio di 25.000 Euro e chiedere all’interno dei sei anni della sua durata 19.600 Euro di spese previdenziali, è una contraddizione assurda e grossolana. Se si desidera tartassare ogni singolo italiano, che gli si dia almeno una possibilità di avviare la sua azienda. Ovvio che se ci si ritrova a far fronte ad un eccesso di spese, di tasse, di interessi, il credito ottenuto con dei finanziamenti diventa solo un ennesimo inutile martirio che molti giovani non intravedono presi dall’euforia di aprire. Una proposta concreta a mio avviso sarebbe quella della sospensione totale delle spese previdenziali per i primi 5 anni di attività, la riduzione temporanea dell’IVA e la possibilità che lo stato metta a disposizione strutture con affitti agevolati (e possibilità di riscattare poi il locale) per l’intero arco dei 5-6 anni del finanziamento erogato. In questo modo è possibile il decollo, è possibile per il giovane imprenditore rendersi conto del suo reale potenziale, è possibile offrire prodotti a costi competitivi che aumentino la capacità di spesa degli italiani ed è possibile rendersi conto di come sia dura portare avanti un’impresa (specie avviandola da zero) e, non come talune leggende metropolitane sostengono, che facendo l’imprenditore ci si arricchisce* e si fanno rapidamente grandi cifre. Il contorno conta moltissimo, le generalizzazioni nulla.

*Vorrei inoltre aggiungere: state attenti al complesso mondo dell’immagine, cosa voglio dire? Esistono i leasing, le comproprietà e variegate soluzioni finanziarie. Spesso è così che si prendono in prestito grandi suv, imbarcazioni e vari oggetti costosi. Non avete capito? Se con un finanziamento alle vostre idee le cose non sono andate bene, non fidatevi ciecamente di altri che vi potrebbero proporre prospettive brillanti, facili e veloci; non fidatevi senza riserve di chi tenta di mostrarvi la propria forza tramite l’immagine, tramite oggetti costosi (magari ostentati o presi a debito). Non avete ancora capito? Capirete.

Conclusioni

La mia modesta opinione, maturata seguendo da vicino dinamiche come quelle indicate sopra, è che chi organizza certe funzionalità di una nazione, o non è adeguatamente preparato, o non riesce ad immaginare nuove ottiche, oppure ci tiene (per ragioni lontane dalla mia comprensione) che resti tutto esattamente così com’è. Quello che è certo è che il ruolo dell’istruzione e della formazione è primario e deve preparare a simili situazioni già dalle scuole medie superiori (come accadde per me quando all’istituto tecnico industriale statale mi fu offerta la possibilità di prender parte a corsi (extra-studio a numero chiuso) che abbracciavano le principali problematiche dell’imprenditoria, specie quella giovanile. Altre deduzioni logiche razionali le lascio a voi ed alla vostra esperienza.

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Da dove viene lo spam?

Come scorpire chi spamma: metodo diretto

Mi sono divertito ad aprire più caselle di posta di quante in realtà me ne occorrano. Ho dato contatti email differenti in situazioni differenti al fine di capire chi poi, tra coloro che raccolgono i tuoi dati, anche per una futile promozione, avrebbe ceduto il mio contatto a degli spammers. A sorpresa, nel mio caso, i dati che ho fornito a diverse fiere e conferenze a cui ho partecipato negli ultimi anni si sono rivelati l’innesco di una lunga ed estenuante invasione di spam per diverse caselle di posta coinvolte nel test. Eh già perchè quando si forniscono i propri dati, i famosi “terzi” che potrebbero riceverli non vengono definiti in modo chiaro. Generalmente però si tratta di agenzie che si occupano di marketing, pubblicità, consulenze, ecc. Il metodo che ho usato in effetti non ti dice chi ti sta mandando lo spam, ma attraverso chi sei stato inserito in quelle liste. La prova del nove viene dal fatto che le mie caselle di posta non fornite ad altri che amici, conoscenti e parenti, ricevono circa una ventina scarsa di email di spam al mese, contro qualche centinaio, nello stesso arco temporale, di quelle fornite a dei mattacchioni.

Come scoprire chi spamma: metodo inverso

Diversi operatori pubblicitari che lavorano anche per aziende note mi hanno proposto di fare pubblicità attraverso lo spam. Anche se la cosa mi sconvolge, ho proseguito il discorso per chieder loro come funzionasse questo meccanismo e mi hanno raccontato che quando ti iscrivi da qualche parte, quando fornisci i tuoi dati a qualcuno, sia che tu dia il consenso al trattamento dei tuoi dati affinché vengano ceduti a terzi, sia che tu non lo dia, vengono realizzate delle enormi liste di contatti email divisi tra l’altro, cosa ancor più sconcertante, per reddito ipotizzato. Qualcuno stima che reddito potresti avere se sei interessato a visitare una fiera piuttosto che un’altra, se fai una tessera fedeltà presso un supermercato, o presso un qualunque altro negozio, se richiedi che ti vengano inviate newsletter, se vai a provare un’automobile o una moto, ecc. Queste enormi liste di email vengono vendute ad agenzie che sono in contatto con operatori pubblicitari, di marketing, consulenti e quant’altro affinché, se ad esempio lanci sul mercato un nuovo prodotto, sia possibile pagare per martellare tutti i potenziali clienti scelti in modo mirato ma, per loro, inconsapevole.

Cercando di capire

Così se sei curioso, se fremi, se vuoi capire chi ti inonda di spam, un buon modo per sapere chi ha ceduto i tuoi dati consiste nell’avere più di una casella di posta elettronica e considerare le ondate di spam che ti arrivano (anche dopo mesi dalla registrazione e diffusione dei tuoi dati) dopo che hai comunicato il tuo contatto ad un determinato destinatario. Vai a provare un’automobile? Lascia il tuo contatto email numero 01. Visiti una fiera e richiedi il biglietto d’ingresso per non fare la fila? Lascia il tuo contatto email numero 02 e informati tramite il sito della fiera su chi è l’agenzia che si occupa di promuovere l’evento. Fai una tessera fedeltà per acquistare dei prodotti? Lascia il tuo contatto email numero 03. Ti iscrivi ad un social network? Lascia il tuo contatto email numero 04. Fai un acquisto di abbigliamento o elettronica su qualche famoso sito di ecommerce? Lascia il tuo contatto email numero 05. E così via. Non credere che se vai a provare il prodotto del marchio X, per forza poi lo spam ti arriverà dal marchio X. Quelle non saranno altro che newsletters che tu stesso hai richiesto e che puoi scegliere di non ricevere. Il problema è che, nel momento in cui fornisci al marchio X il tuo indirizzo di posta elettronica (e gli altri dati), il tale marchio lo utilizzerà limitatamente all’accordo subentrato tra di voi, ma tutti gli altri, che ne entreranno in possesso successivamente, ne faranno ciò che vogliono.

In conclusione

Il problema però è che una volta compreso chi cede i tuoi contatti a terzi (è sbagliato infatti pensare che lo facciano tutti, in quanto non solo non è etico, ma a quanto pare si tratta di una pratica poco legale) cosa farai? L’unica cosa che puoi fare è cancellare la tua iscrizione presso chi sospetti abbia ceduto i tuoi dati a spammers e chiudere la relativa casella di posta elettronica che non avrai usato per nient’altro. Si presume infatti che la tua reale casella personale, intelligentemente, non la fornirai a nessuno che non sia un amico, un parente, un collega di lavoro, una persona cara. Lo spam comunque arriverà. Grazie a sistemi automatici che tentano numerose combinazioni comunque arriverà, ma sarà sicuramente in misura minore e forse avrai almeno la soddisfazione di non comparire, almeno per un po’, nelle liste di chi fa senza chiedere.

Tu lo faresti?

Chiediti come possano raggiungere tante persone coloro che ti propongono simili tipologie di pubblicità e chiediti anche se ti fa piacere, dall’altro lato, che la tua azienda venga promossa così, martellando la gente. Chiediti se invece non vorresti essere più distintivo ed esser desiderato per i tuoi contenuti, per i tuoi punti di forza, per quello che rappresenti, per il bisogno che possono avere gli altri di un tuo prodotto o servizio, per la reputazione che ti sei fatto, per un valore. Considera infine che quanto appena detto non vale solo per la posta elettronica, metodi molto simili infatti vengono adottati anche per inviare posta cartacea non desiderata.

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Prezzo dei prodotti: utili conclusioni

Rubrica: I comportamenti dei mercati
Titolo o argomento: Comprendere il meccanismo dei prezzi ed i falsi miti 
Questo articolo segue dai precedenti indicati di seguito:
Prezzo dei prodotti (introduzione al)
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi bassi
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi alti
Conclusioni

Ora, a fronte di tutto questo, come si può compiere un acquisto guardando semplicemente, e superficialmente, solo se il prezzo è alto o basso, o se la confezione è attraente o meno? Informarsi è scomodo ma necessario, studiare lo è altrettanto, capire come si produce, per chi, e perchè, può evitare sprechi inutili delle proprie risorse economiche. Sprechi che vanno a sommarsi ai disagi che una famiglia già vive per cause non legate al proprio volere. Vedasi ad esempio una certa snervante crisi economica.

In seconda analisi andrebbe valutato se realmente conviene acquistare sempre di tutto, dover per forza disporre di tutto e tentare la sorte acquistando frequentemente prodotti in offerta pur di non farsi mancar nulla, o se alle volte non sia più utile privarsi di qualcosa, anche solo per un determinato periodo, avendo pazienza, al fine di compiere un solo acquisto, di qualità, che ci renda più soddisfatti, più a lungo. Provare almeno una volta quella sensazione di soddisfazione nell’utilizzare qualcosa di diverso, di più solido e affidabile che magari non è possibile provare su tutto per via delle spese sostenute che comporterebbe o, più semplicemente, solo per l’impegno richiesto nel fare ricerche e trovare un prodotto con un ottimo rapporto qualità prezzo.

Provare quel gusto di utilizzare uno stesso oggetto per anni e poter affermare con piacere come abbia sempre fatto il suo egregio dovere, senza rompersi mai, senza causare noie, imprevisti, scocciature, lasciandoci felicemente soddisfatti. In caso contrario si rischia di non provare mai gratificazione da consumatori e, anzi, di provare quell’amarezza tipica di chi, dopo aver comprato vagoni di prodotti scadenti, si chiede come possa aver sprecato così tutto quel denaro che ora altro non è che una gran quantità di rifiuti prossimi alla discarica.

Infine potete comprare semplicemente quello che vi piace, senza tanti pensieri ma tentate poi di osservare se siete soddisfatti o se provate una strana insofferenza e ponetevi delle domande, tante domande, facendo in modo di trovare produttori, distributori e commercianti che le sappiano rispondere.

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Prezzo dei prodotti (introduzione al)
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi bassi
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi alti
Prezzo dei prodotti: utili conclusioni

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Una nostra vignetta, sempre attuale, su Pierino e Mariolino tratta
dall’articolo “Quanto costa davvero quello che compri?

Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi alti

Rubrica: I comportamenti dei mercati
Titolo o argomento: Comprendere il meccanismo dei prezzi ed i falsi miti 
Questo articolo segue dai precedenti indicati di seguito:
Prezzo dei prodotti (introduzione al)
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi bassi
Quali motivi possibili dietro ad un prezzo alto?
Prodotto che costa tanto per eccellenza tecnologica (un pannello fotovoltaico montato su una stazione spaziale orbitante non è il medesimo montato su una villetta schiera, ne converrete con me spero 🙂
Prodotto che costa tanto per l’alta qualità della progettazione, dei processi produttivi, dei materiali impiegati, delle conoscenze tecniche maturate, della ricerca e dello sviluppo condotto dall’azienda in campo tecnologico.
Prodotto che costa tanto, nonostante i prezzi abbordabili delle materie prime, per l’elevata difficoltà e complessità delle lavorazioni necessarie e per il costo elevato dei macchinari speciali utili alla produzione.
Prodotto che costa tanto per via di una filiera eccessivamente lunga, articolata e ingiustificata (troppi passaggi, schemi rigidi, metodi operativi standardizzati orbitanti attorno al solo valore del profitto).
Prodotto che costa tanto per via di uno Start-UP troppo ripido volto a trattare una piccola piantina con “ormoni della crescita rapida” (di solito poi fanno grandi tonfi nel giro di pochi anni se non mesi).
Prodotto che costa tanto per via di un’eccessiva tassazione (lascio a voi qualunque pensiero, commento e approfondimento sul tema).
Prodotto che costa tanto per via di una inadeguata e inefficiente catena produttiva (stabilimenti eccessivamente grandi, esubero di personale e attrezzature raggiunto in un momento proficuo senza operare valutazioni razionali sul futuro).
Prodotto che costa tanto per via di strategie inefficienti (standard mentali estremamente vincolanti, operazioni obsolete, omologazione alla massa, scarsa personalizzazione dei processi e dei metodi).
Prodotto che costa tanto per speculazioni su una esclusiva (prodotto realizzato da un monopolista o da aziende concorrenti in accordo tra loro mediante cartelli).
Prodotto che costa tanto per speculazioni sulla novità (prodotto che sfrutta le debolezze collettive in particolar modo delle persone che vivono il costante timore di non essere come gli altri se non hanno…).
Prodotto che costa tanto per plusvalenza legata alla fama di un marchio o ad un momento di particolare successo commerciale.
Prodotto che costa tanto per incrementi legati alla fittizia fama di un marchio (vedasi ad esempio coloro che se la cantano e se la suonano da soli) raggiunta mediante la concentrazione dei principali sforzi sulle attività di marketing.
Prodotto che costa tanto per copertura di costose ed eccessive campagne pubblicitarie.
Prodotto che costa tanto per la discriminazione del prezzo (so cosa ci devi fare, so che vantaggio ti porta, me lo paghi tanto anche se a me, in confronto, è costato un’inezia ed anche se in fondo serve pure a coloro che non sono la grande azienda che ne trarrà profitti considerevoli).
Prodotto che costa tanto, nell’arco della sua vita o comunque lungo il suo periodo di utilizzo, per la lunga serie di guasti e le conseguenti assistenze che richiede (prodotto che in principio è probabilmente costato golosamente poco).
Prodotto che costa tanto per la sua estrema durata e affidabilità, non richiederà sostituzioni frequenti, né riparazioni di prassi, l’azienda produttrice pertanto non prevede di venderti un nuovo prodotto nel breve periodo eccezion fatta per un tuo desiderio verso un prodotto più funzionale e attraente.
Prodotto che costa tanto per lo sfruttamento di un tuo desiderio (le indagini di mercato dimostrano che ci sono tot individui disposti a spendere più del ragionevole per non rinunciare ad essere alla moda, come gli altri, omologati al nuovo…).
Prodotto che costa tanto per la ricerca di mercato volta a valutare chi e quanti sono disposti a compiere un simile acquisto, al prezzo più alto possibile, in una data regione del pianeta.
Prodotto che costa tanto per ragioni legate ad un’esclusiva.
Prodotto che costa tanto perchè realizzato con materie prime disponibili in pochissime regioni del pianeta (vedasi ad esempio le terre rare utilizzate per la produzione di accumulatori elettrochimici).
Prodotto che costa tanto perchè sostitutivo di un prodotto al centro di un mercato imponente e largamente avviato (si vedano ad esempio le rinnovabili e gli idrocarburi).

Continua…

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Prezzo dei prodotti (introduzione al)
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi bassi
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi alti
Prezzo dei prodotti: utili conclusioni

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Un prezzo alto non è per forza sinonimo di furbizia, avidità e comportamenti
opportunistici, allo stesso tempo però sono molti i casi in cui un prezzo elevato non
rispecchia un reale motivo tecnico, tecnologico, di esperienza e valore intrinseco del
prodotto.

Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi bassi

Rubrica: I comportamenti dei mercati
Titolo o argomento: Comprendere il meccanismo dei prezzi ed i falsi miti
Questo articolo segue dal precedente indicato di seguito:
Prezzo dei prodotti (introduzione al)
Quali motivi possibili dietro ad un prezzo basso?
Prodotto che costa poco perchè è economico nella sua totalità (progetto, materiali, processi di produzione, affidabilità, funzionalità, disponibilità assistenza e ricambi…).
Prodotto che costa poco per la notevole ottimizzazione maturata nel tempo (progetto e processi produttivi con sviluppo di una tecnologia “matura e collaudata”).
Prodotto che costa poco per via di una intelligente e breve filiera (prodotti locali, nazionali, esenti da complesse distribuzioni e trasporti transoceanici).
Prodotto che costa poco perchè è difettoso o probabilmente difettoso (prodotti di cui il distributore conosce la durata della sosta nei magazzini e gli eventuali disagi creati da urti, sollecitazioni, intemperie, umidità…).
Prodotto che costa poco perchè ha subìto un transito prolungato in magazzino (prodotto che ha subìto una sosta estremamente lunga in magazzino e che può aver accusato problematiche analoghe a quelle citate nel precedente punto o, addirittura, è stato sostituito, o sta per essere sostituito, da un nuovo modello).
Prodotto che costa poco impropriamente, quindi con rimessa parziale del venditore, per strategia di marketing (vedasi sottocosto sleale volto a favorire la fidelizzazione di un brand con il cliente).
Prodotto che costa poco impropriamente, quindi con rimessa parziale del venditore, per aumento compensativo del costo di altri prodotti (vedasi sottocosto volto a recuperare credito mediante l’aumento dei prezzi di prodotti complementari o comunque di altri prodotti offerti nello stesso esercizio).
Prodotto che costa poco impropriamente perchè proveniente da mercati paralleli (prodotto che ha subito la cosiddetta pulizia dell’IVA -Vedi l’articolo: Cos’è la pulizia dell’iva?-, prodotto per il quale non è valevole la garanzia in Italia, prodotto contraffatto, prodotto realizzato impropriamente mediante lo sfruttamento della manodopera in paesi che non tutelano i propri abitanti).
Prodotto che costa poco perchè di aspetto analogo al prodotto originario ma realizzato dal produttore su linee di produzione parallele appositamente allestite (con riduzione della qualità del prodotto e/o dei processi produttivi) per fornire i distributori che ritardano oltremodo i pagamenti o richiedono scontistiche non sostenibili.
Prodotto che costa poco impropriamente per via della produzione in paesi a tassazione agevolata che ledono l’economia italiana.
Prodotto che costa poco ma che accusa un’obsolescenza programmata che indurrà la sua sostituzione nel breve periodo.
Prodotto che costa poco ma non è disponibile perchè si tratta di un’offerta fittizia (fenomeno largamente diffuso sul web). Si tratta di un specchietto per le allodole volto a far credere che sul “tale” sito web i prezzi sono oltremodo incoraggianti (e a dir poco impossibili) tuttavia i prodotti delle offerte più eccezionali non sono mai disponibili ma il visitatore, ignaro, tende a rimanere sul “tale” sito nella speranza di trovare un’altra offerta altrettanto accattivante. Operazione che solitamente si conclude con l’acquisto di un prodotto sottoposto ad uno sconto di tipo “tradizionale” perfettamente replicabile dai concorrenti.

Continua…

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Prezzo dei prodotti (introduzione al)
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi bassi
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi alti
Prezzo dei prodotti: utili conclusioni

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Un prezzo basso non significa in via assoluta convenienza, credere questo significa
disporre di una visione piuttosto limitata non di rado accompagnata da numerosi timori
circa l’impossibilità di comprendere come mai un altro prodotto sia offerto ad un prezzo
differente, magari più alto.

Prezzo dei prodotti (introduzione al)

Rubrica: I comportamenti dei mercati
Titolo o argomento: Comprendere il meccanismo dei prezzi ed i falsi miti

Sei lì davanti al prodotto che desideri acquistare o che, per necessità, sei costretto ad acquistare; osservi qualche istante l’aspetto che ha, la sensazione che ti infonde, poi guardi il prezzo ed esprimi un giudizio favorevole o negativo, altre volte puramente scettico. Se prima di procedere all’acquisto osservi altri prodotti potresti notare prezzi completamente differenti nonostante le apparenze suggeriscano prodotti analoghi. Alle volte addirittura due identici prodotti vengono offerti in luoghi diversi a prezzi diversi (con differenze non trascurabili) e tutte le circostanze del caso sembrano proprio suggerirti che quello che ha esposto il prezzo più alto abbia tutte le intenzioni di prendersi gioco di te. Ma è realmente così? O perlomeno, è sempre così?

Lo sai che due prodotti identici, con lo stesso marchio, lo stesso codice prodotto e quindi le stesse identiche caratteristiche funzionali, possono uscire dalla medesima fabbrica attraverso due linee di montaggio completamente differenti a seconda del circuito nel quale saranno venduti? Lo sai che due prodotti identici dello stesso marchio possono provenire da stabilimenti differenti con problematiche differenti ben note a coloro che in essi lavorano ma sconosciute al grande pubblico? Lo sai che soluzioni di questo tipo, spesso,  sono state spinte dai clamorosi ritardi che talune o talaltre catene di vendita hanno maturato nel pagamento delle merci all’industria che le produce? Oppure da specifiche richieste avanzate da gruppi di acquisto desiderosi di proporre prezzi accattivanti? O ancora da merce che, in gergo tecnico, si dice abbia avuto un “transito prolungato in magazzino”, ossia abbia sostato a lungo non garantendo più la certezza della qualità, avendo subito urti, sollecitazioni, esposizione alle intemperie, umidità, ecc.? Lo sai che, come al solito c’è poi chi, conscio di quanto appena riportato, acquista merce di seconda scelta e la fa pagare prezzo pieno?

Insomma nel commercio e nell’industria* vale tutto e il contrario di tutto, un po’ come abbiamo visto accadere nel linguaggio (vedi l’articolo: Il paradosso del mentitore) il quale necessita di un metalinguaggio che ne possa descrivere la veridicità o meno delle proposizioni. Così di seguito vi riporto alcune motivazioni dei prezzi che vediamo ogni giorno, sebbene possiate pensare che siano tante, sappiate che in realtà non sono tutte (ce ne sono sempre di nuove da imparare…).

Continua…

*Certo qui si parla per l’appunto di prodotti commerciali e industriali ma non credo gli altri settori siano esenti dalle medesime logiche.

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Prezzo dei prodotti (introduzione al)
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi bassi
Prezzo dei prodotti: i motivi dei prezzi alti
Prezzo dei prodotti: utili conclusioni

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Nemmeno un esperto è in grado di cogliere rapidamente se il prezzo che sta pagando per
un prodotto è corretto o meno. A differenza degli altri però, può utilizzare i suoi
strumenti per venirlo a sapere, cosa non altrettanto facile per normali consumatori.

L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 4

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: Auto spinte per famiglie trattenute dalla crisi
Segue da:
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 1
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 3

Un motto in via d’estinzione

Insomma sono sempre meno i marchi che amano presentarsi sul mercato con veicoli solidi che conquistino una buona nomina per la notevole affidabilità e durata nel tempo, nonché per i bassi costi di esercizio e ammortamento. Ciò sarebbe l’ideale per una normale famiglia che negli ultimi anni ha visto crollare intorno a sé ogni certezza e punto di riferimento. Famiglie che non sono certo interessate al famigerato cambio veicolo ogni 4 anni come auspicano diversi costruttori. Sarebbe stato invece un canto fuori dal coro realizzare nuovamente veicoli in grado di durare 20 anni senza particolari sforzi e stimolare altresì il precoce cambio di veicolo, qualora possibile, per il puro desiderio di un modello ancora migliore, ancora più accattivante. La realtà invece vede i costruttori come vittime principali della loro abnorme crescita avuta negli ultimi 30 anni. Nuovi impianti, nuove catene di montaggio, nuovi stabilimenti, investimenti colossali, la corsa contro i rivali che hanno operato allo stesso modo, modelli privi di anima sfornati a ripetizione e subito dimenticati, in sostanza un delirio che non si autosostiene e che “matematicamente” necessita di vendite sempre maggiori difficilmente raggiungibili.

Come puoi rimediare

Così in definitiva potreste farvi furbi, acquistare ad esempio un 2 litri turbodiesel magari da 160-180 cavalli ed elaborarlo al contrario, che presumo sia ancora legale, operando una riduzione della potenza a soli 100 cavalli semplicemente intervenendo sull’elettronica e, volendo, anche sulla distribuzione. Certo però che pagare il bollo per la differenza sarebbe assai spiacevole, potreste allora installare uno switch al fine di decidere voi se usare la piena potenza, per cui il veicolo è omologato, o le limitazioni che garantiscono minori consumi e maggiore longevità al motore. Prestazioni economiche sicuramente migliori ma comunque mai al pari di un veicolo equivalente più leggero.

Conclusioni

Immagino la baraonda mentale che questa serie di quattro articoli può aver generato nella vostra testa. In fin dei conti sta a voi decidere se ignorare un problema che non ritenete sia di vostro interesse o se capirne le molteplici sfaccettature. Se siete arrivati fin qui nella lettura probabilmente desiderate comprenderle e magari ragionarci su.

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L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 1
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 3
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 4

Motori usa e getta

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Dura la scelta. E’ forse proprio il caso di dire “O la va, o la spacca”?

L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 3

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: Auto spinte per famiglie trattenute dalla crisi
Segue da:
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 1
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2

Le norme anti-inquinamento e le scelte strategiche comode

Quindi, come introdotto nei precedenti articoli, se desiderate acquistare una vettura con un affidabile motore 2 litri caratterizzato da una potenza massima di circa 100 cavalli, la scelta va sempre più restringendosi lasciando spazio a sole cavallerie ben più nutrite. E per fortuna che le severe norme anti-inquinamento richiedono economia d’esercizio, ridotti consumi e basse emissioni. Certo al dato numero di giri e alle condizioni previste dai test per l’omologazione, le vetture per famiglia del nuovo mercato consumano poco e inquinano meno delle precedenti. E’ in tutto il rimanente arco di utilizzo che la questione può persino ribaltarsi. Non è un segreto che per ridurre i consumi ed il conseguente inquinamento non occorrano poi grandi innovazioni… sarebbe infatti sufficiente costruire veicoli più leggeri e mantenere inalterate le prestazioni per ottenere veicoli allo stesso tempo più scattanti ed economici. E’ la pura fisica che lo dimostra. Ma costruire veicoli più leggeri significa addebitare i costi che ne conseguono alle case automobilistiche che, comunque, non potrebbero chiedere aumenti consistenti per rientrare nel mercato. Lasciare invece i veicoli con la stessa tecnologia di sempre* ma dotarli di motori esuberanti permette di sfoggiare numeri brillanti con addebito sul vostro conto esercizio-carburante.

*Eh sì perchè dietro a quell’interminabile lista di accessori non necessari al funzionamento del veicolo ci sono le stesse lamiere, gli stessi criteri costruttivi e gli stessi materiali dei modelli precedenti con sistemi di iniezione rivisti, corretti e migliorati.

Non contate solo i grammi di CO2 per chilometro

Indipendentemente dal fatto che i valori che leggete sui listini sono valori medi e quindi la vostra auto non emette quella data quantità di CO2 in ogni condizione di utilizzo dal primo all’ultimo chilometro percorso, non comprendo come spesso non si tenga conto di tutti gli altri valori che è opportuno tenere sotto controllo. Sto parlando di idrocarburi incombusti (CnHm), ossidi di azoto (NO), monossido di carbonio (CO) e azoto (N2).

Perchè costruire auto con motori sempre più potenti e sofisticati invece di fare l’operazione più semplice, logica e ignorata del mondo? Costruire auto più leggere. Probabilmente per il semplice motivo che migliorare le prestazioni riducendo la massa è un costo a carico del costruttore, migliorare le prestazioni aumentando la potenza è un costo a carico dei vostri consumi. Ma dopo una crisi del genere non dovrebbe essere questo il ragionamento. Paradossalmente le vetture più prestigiose e care del listino auto si stanno avvalendo di tecnologie che permettono un interessante abbattimento dei consumi e delle emissioni inquinanti e questo per il semplice motivo imprenditoriale che il tipo di cliente che le acquista può accollarsi una maggiore spesa per materiali più leggeri e prestanti. In fondo, anche se non ci si pensa, è semplice.

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L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 4

Motori usa e getta

vetture_superleggere.jpg

I vantaggi offerti sotto il profilo delle prestazioni, dei consumi e dell’inquinamento da vetture leggere
sono decisamente superiori rispetto a quelli ottenuti realizzando veicoli con sistemi costruttivi e
tecnologie obsolete contornate da innumerevoli dispositivi anti-inquinamento di rimedio. Tuttavia
attualmente sono troppo poche le case automobilistiche che attualmente stanno studiando soluzioni
per costruire vetture leggere anche per il normale utilizzo nel ciclo urbano ed extraurbano.
In foto un esempio tanto interessante quanto estremo di vettura superleggera.
Image’s copyright: www.bac-mono.com

L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: Auto spinte per famiglie trattenute dalla crisi
Segue da:
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 1

I listini dell’era “critica”

Il diffusissimo 2 litri turbodiesel che, con circa 100 cavalli di potenza, ha equipaggiato una grossa fetta di note station wagon negli ultimi 15 anni, oggi viene offerto da diverse case automobilistiche solo ed esclusivamente in versione spinta con potenze comprese tra i 150 ed i 200 cavalli. In realtà ne bastano poco più della metà per una guida brillante, allo stesso tempo adeguata al codice stradale, e garantirsi percorrenze abbondantemente superiori ai 300.000 km. In alternativa vi sono motori di minore cilindrata ma sempre con potenze specifiche elevate rispetto al passato e con una massa non indifferente da trainare. Acquistare un autoveicolo per la famiglia, magari station wagon, di circa 1,5 tonnellate di massa per poi muoverlo con un piccolo motore da 1,4 litri sovralimentato e allegramente spinto con circa 120 cavalli, equivale a garantire una ridotta vita utile dello stesso e non, come direbbe una madre* di famiglia, aver scelto il modello “più piccolo”. Tanto per fare un esempio muovere un veicolo da 1,5 tonnellate con un motore 2 litri turbodiesel da 100 cavalli non è la stessa cosa che muoverlo con un motore allegro 1,4 litri benzina di pari potenza… Assolutamente no. La prima opzione è decisamente più longeva e affidabile. Non basterebbe una interminabile conferenza di una giornata solo per spiegare le relazioni che ruotano attorno a questa scelta tecnica.

*Ho fatto riferimento alle donne in quanto sono solitamente più attente a questo genere di dettagli ma, allo stesso tempo, non di rado commettono degli errori di valutazione legati all’inesperienza tecnica. Per imparzialità non esito ad affermare che spesso gli uomini le seguono a breve distanza per motivi tutto sommato analoghi.

Un esempio che avvicina alla comprensione

Per semplificarvi la vita chiedetevi semplicemente come mai un autobus o un camion, che possono percorrere tranquillamente anche 2 – 3 milioni di chilometri trainando carichi non indifferenti, siano dotati di motori di cilindrata considerevole e potenze specifiche ridotte. Certo è che deve sussistere un equilibrio tra questi fattori al fine di garantire consumi ridotti ed una possibilità d’uso adeguata alle aspettative del cliente. Quindi non si andrà a montare un motore di cilindrata abnorme su un’utilitaria. Si può comunque affermare con certezza che un motore di circa 2 litri, con circa 50-60 cavalli/litro, può rappresentare un ottimo compromesso, tra le prestazioni (da codice stradale) e la longevità, su vetture di stazza pari a circa 1,5 tonnellate.

Un esempio che scioglie i dubbi rimanenti

Così se ritenete che il precedente esempio abbia qualche pecca perchè i mezzi pesanti compiono grandi sforzi di traino e consumano molto (ed avete ragione), porto alla vostra attenzione un altro estremo esempio di carattere motoristico: la Formula 1. Una vettura della massima categoria riesce ad erogare potenze nell’ordine dei 700 cavalli con un motore aspirato di soli 2,4 litri. Vi siete mai chiesti come mai le supercar per raggiungere analoghe potenze su strada adottano motori di cilindrata 3 volte superiore? La risposta è semplice ed il motivo appartiene alla stessa logica per la quale acquistando un veicolo 2 litri turbodiesel con quasi 100 cavall/litro di potenza difficilmente riuscirete a percorrere 300.000 km (e più) a meno che non siate dei tecnici esperti del settore che sanno dove mettere le mani (costi permettendo). La cilindrata maggiorata, così come il regime di rotazione ridotto ed il dimensionamento degli organi, sono in qualche modo proporzionati alle aspettative del cliente in termini di durata del mezzo. Così come chi acquista una supercar non intende sostituire il motore dopo 2 brevi viaggi, gli acquirenti di una robusta e confortevole vettura per la famiglia non desiderano necessariamente sostituirla dopo 3 o 4 anni.

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Motori usa e getta

Il gioco della potenza specifica nelle vetture stradali per le famiglie

Sebbene la logica espressa valga in fin dei conti per ogni tipologia di motore a combustione interna,
molte sono le variabili che possono influenzare i dati rappresentati nel grafico. Per tale ragione risulta
opportuno sottolineare che quanto riportato è un riferimento mirato alle vetture stradali (destinate
alle famiglie) dotate di propulsori di cilindrata compresa tra 1,6 e 2,0 litri ed aventi massa compresa
tra 1,2 e 1,5 tonnellate. Le valutazioni indicate nel grafico sono frutto dell’esperienza tecnica e
motoristica dell’autore e possono tranquillamente essere considerate soggettive.
*La longevità dipende inoltre da una lunga serie di fattori tra cui in particolar modo: bontà del progetto,
qualità dei materiali impiegati, correttezza delle lavorazioni eseguite, tipo di utilizzo, cura dell’utente,
serietà dell’officina che effettua le manutenzioni.
**La fragilità può rivelarsi un fenomeno inaspettato anche nei motori più tranquilli laddove si siano
scelte leghe non idonee, vi siano difetti di fonderia, errori nelle lavorazioni meccaniche, nelle tolleranze,
nei trattamenti termici, ecc.