Sì ti finanzio ma preferirei che tu…

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: La crescita, le abitudini e l’ottusità

Sono andato anche quest’anno ad informarmi circa i finanziamenti destinati ai giovani imprenditori e alle giovani imprenditrici (non sono certo dell’esistenza del termine “imprenditrice” nei vocabolari attuali ma ho piacere ad usarlo). Devo dire che sono rimasto sorpreso dalla grande disponibilità riscontrata, dalla moltitudine di consigli offerti, dai servizi implementati e, cosa non da poco, dalla maggiore facilità con cui si riescono a reperire fondi (anche se di entità minore che in passato) oggi che siamo in piena crisi. Evidentemente le tante attività che stanno chiudendo destano un certo timore almeno in alcuni. Certo i fondi offerti sono relativamente bassi e sufficienti solo nel caso si stia aprendo un tipo di attività che già esiste (una pizzeria, un negozio di abbigliamento, una bottega di artigianato) e che non richiede un reparto di “ricerca e sviluppo”; se invece vi siete inventati qualcosa di nuovo che richiede sacrifici, test, prove, rischi… allora i fondi sono insufficienti ma, come si dice, meglio di niente.

Al di là di questo però, ciò che non mi ha convinto, è la forte tendenza alla standardizzazione, la tendenza cioè a favorire l’avviamento di imprese tutte gestite allo stesso modo e, cosa peggiore, orientate allo stesso modo. Appositi tecnici vengono messi persino a vostra disposizione per indirizzarvi su questa via. Se però la vostra attività fosse basata su una rivoluzione o su un’ottimizzazione scaturita dagli errori visti, assimilati, elaborati e maturati, specie dal 2006-’08 ad oggi, non riuscireste ad ottenere un valido aiuto, anzi, quello che otterreste sarebbe un rapido aiuto nel prendere strade ormai obsolete, strade delle quali si conoscono appieno le varie sfaccettature ed i possibili problemi cui si può andare incontro qualora anche solo un cavillo andasse storto. In soldoni, ciò che ho visto deficitare, è quell’apertura mentale che lascia spazio alla fantasia dei giovani. Le risposte che ho ottenuto davanti a domande personali si riassumono tutte allo stesso modo: “Ti consigliamo di seguire il mercato.” Una frase che può significare tutto e che può non significar nulla.

Senza entrare nel personale, sono rimasto sorpreso nell’osservare l’insistenza di giudicare inopportune alcune delle mie idee circa un ipotetico piano d’impresa avanzato solo a titolo di esempio. Una di queste idee (che oserei definire addirittura banale) prevede la realizzazione di una piccola attività con casa e bottega insieme. La persona che ci stava spiegando i vantaggi dei finanziamenti e le modalità continuava ad affermare che sarebbe stato più conveniente affittare un capannone. Peccato però che sono andato a verificare e, un solo anno di affitto del capannone, corrisponde all’intero finanziamento erogabile dagli enti preposti. Come a dire che, per tutto il resto, non ci sono fondi. In realtà, però, nessuno dice questo. Se infatti desideri comprare dei macchinari e delle attrezzature da laboratorio per sviluppare dei prodotti lo puoi fare ma… in quale sede? L’attività casa-bottega permetterebbe di ottimizzare l’utilizzo del finanziamento qualora l’obiettivo principale sia la ricerca, ma se si spende il denaro per l’affitto di un capannone, in realtà non c’è più modo di far nulla ed un progetto termina in pochi mesi o resiste al massimo un paio d’anni. Ecco, in ciò non ho compreso il perchè dell’insistenza di ritenere un’idea semplice come quella del “casa e bottega”, un’idea da scartare. A mio avviso si tratta di lampanti sintomi di come spesso le cose si facciano, magari non in cattiva fede, ma con una certa impermeabilità verso la semplificazione, l’ottimizzazione e l’innovazione logica e razionale.

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Interpretiamo la frase: “In Cina sì che gira il denaro…”

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: Interpretazione di un luogo comune

Sento sempre più spesso questa affermazione: “In Cina sì che gira il denaro!”. Il problema non è che dalle nostre parti non giri più perchè non ce n’é voglia, semplicemente, in questo momento, parte del denaro che manca è stato spostato altrove. Negli ultimi anni un abbondante flusso di liquidi non è scomparso ma ha gradualmente raggiunto diversi paesi dell’est, primo tra tutti la Cina. Anche l’economia si basa sulla vecchia regola della mamma “Un po’ per uno“. In Cina il gioco delle importazioni/esportazioni ha avuto un gran successo anche grazie alla sregolatezza con cui la produzione di beni è stata portata avanti a tempo pieno e con manodopera a bassissimo costo. Numeri che da noi, dove gli stipendi già non sono adeguati ai tempi, erano ovviamente ed umanamente impossibili (per fortuna). Insomma il denaro che si trovava in Italia, ed in altri paesi occidentali, ha iniziato a confluire in Cina senza però ritornare indietro in quanto, la Cina stessa, non compie importanti acquisti in occidente. L’unica eccezione è rappresentata dai prodotti di lusso occidentali, molto apprezzati in oriente, e da particolari eccellenze di cui vi riporto un curioso esempio che fa riferimento alla produzione italiana.

Si tratta di un esempio il quale, a mio avviso, dovrebbe far riflettere ogni cittadino/consumatore italiano. Tra le decine di aziende con le quali entro in contatto ogni anno ce n’é una dove il titolare mi ha colpito in particolar modo con la sua storia. In sostanza egli produce guaine in gomma o in termoplastico per cavi elettrici destinati ai più svariati impieghi. Nel rispettare rigorosamente le norme imposte dal settore, tali cavi hanno un costo leggermente superiore a quello della concorrenza cinese. Il risultato? La quasi totalità dei cavi prodotti in Italia da questa azienda non viene venduta sul territorio nazionale. La cosa sorprendente è che i prodotti realizzati finiscono nel mondo ed in particolar modo proprio in Cina dove sono molto apprezzati. Il bello è che invece, gli italiani, comprano questa tipologia di cavi dalle aziende cinesi, convinti di risparmiare. Insomma proprio dalla stessa nazione che, per esser sicura di avere un prodotto valido, compie i suoi acquisti in Italia. I cinesi per i loro impianti usano i nostri cavi e noi, per risparmiare, compriamo cavi in Cina che non rispettano i nostri standard qualitativi e che nemmeno in Cina usano di buon grado. Pare ci sia un dislivello…

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Acquistiamo moltissimo dalla Cina alla quale vendiamo pochissimo, ecco dove è finito
parte del flusso di denaro di cui oggi accusiamo la mancanza.
Image’s copyright: scansione tratta da Google Maps e rielaborata appositamente per l’articolo

Quanto costa davvero quello che compri?

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Pensi di aver risparmiato ma forse non è così…

Crisi o non crisi abbiamo tutti la necessità di affrontare le spese per l’acquisto di beni di uso quotidiano e, meno frequentemente, per l’acquisto di beni utili a svolgere particolari funzioni: l’automobile, un computer portatile, uno strumento di lavoro, una lampada, un accessorio per la cucina, un lettore dvd, un deumidificatore, un ricambio o qualunque altra cosa vi occorra.

Solitamente (ma non sempre per fortuna) vedo le persone affrontare queste spese con la stessa ottica, ovvero cercando il prezzo più basso. Alle volte si tenta di trovare il prodotto, ritenuto qualitativamente più valido, in qualche disperata offerta sottocosto o in una particolare situazione di sconto legata a condizioni o finanziamenti. Altre volte ci si orienta direttamente verso prodotti che si sa… sono un po’ più modesti ma, accidenti, costano meno! Ed è qui che si può incappare nell’errore classico di chi crede di aver risparmiato e invece non riesce nella sua mesta impresa.

Ammettiamo che Pierino e Mariolino abbiano bisogno entrambi di un computer portatile. Ammettiamo che Pierino ne acquisti uno a 500 Euro e che Mariolino ne acquisti uno che, a parità di caratteristiche, costa 700 Euro. Ovviamente la condizione necessaria da sottolineare è che il prezzo dei due prodotti sia “realmente” lo specchio della qualità degli stessi. Cioè il computer che ha un prezzo maggiore non deve averlo per questioni ingiustificate di marchi, mode, strategie di mercato, copertura di costose campagne pubblicitarie, altro.

Ora, se il computer di Pierino ha una durata di 2 anni mentre quello di Mariolino ha una durata di 5 anni, senza dubbio Pierino avrà risparmiato nell’istante in cui ha compiuto l’acquisto ma, in realtà, sarà Mariolino che avrà speso meno.  Il computer di Pierino infatti sarà costato 0,68 Euro al giorno mentre il computer di Mariolino, nonostante il prezzo iniziale più alto, sarà costato solo 0,38 Euro al giorno. Ovvero l’arco di tempo durante il quale i due soggetti avranno beneficiato della possibilità di utilizzare il loro prodotto sarà nettamente diverso e la spesa giornaliera sarà stata di gran lunga inferiore per Mariolino.

E’ importante che un consumatore consideri non solo il prezzo iniziale di acquisto, ma anche la durata che avrà il bene acquistato. Per quanto tempo il bene funzionerà? Ma non solo. Per quanto tempo funzionerà correttamente? Per quanto tempo funzionerà senza creare noie, senza obbligare a ricorrere ad assistenze tecniche, ricambi, perdite di tempo, arrabbiature?

Sebbene il detto “Chi più spende, meno spende” non sia più applicabile al giorno d’oggi per via della multitudine di beghe che si nascondono dietro a sconti, promozioni, prodotti difettosi, marchi luccicanti, mode, stock di prodotti scadenti o difettosi destinati a particolari promozioni, prodotti a transito bloccato nei magazzini (ovvero prodotti che hanno sostato a lungo nei magazzini, hanno subito urti, danneggiamenti degli imballi, umidità), confusione dei consumatori… sebbene non si possano ignorare tali insidie, il detto mantiene pur sempre un fondo di verità che si chiama: ammortamento.

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A capodanno… conto alla rovescia con il debito pubblico

Mi chiedo se questo capodanno faremo il solito conto alla rovescia “10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1”, oppure se conteremo quanto manca a 2.000 miliardi di Euro di debito pubblico.

Vedi il valore aggiornato del debito pubblico italiano al seguente link:
http://brunoleoni.it/debito.htm

Trova inoltre interessanti e semplici spiegazioni al seguente link:
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=0000002279

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Puoi vedere il valore reale, aggiornato ogni 3 secondi circa, al seguente link
http://brunoleoni.it/debito.htm

Carburanti rinnovabili

Rubrica: The expert on the salmon
Titolo o argomento: Chiamateli pure carburanti alternativi, biocarburanti o carburanti rinnovabili

Grazie al recente cambio legislativo europeo in materia di carburanti rinnovabili, l’impulso di alternative ai combustibili fossili è tornato sotto la luce dei riflettori della stampa internazionale. Si è aperto un interessante dibattito su quali fonti energetiche favorire e sulla sostenibilità delle possibili alternative volte a migliorare l’efficienza energetica di ogni singolo paese. Nel contesto italiano, purtroppo, è venuto meno l’auge mediatico che ha invece travolto i nostri cugini europei. Probabilmente per colpa di una mancanza di cultura di base sull’argomento. Ci piacerebbe sopperire a questa lacuna informativa descrivendo quelle che sono le nuove direttive europee in tema di carburanti rinnovabili, un excursus sulle differenti fonti energetiche e sull’impatto che apporteranno alla nostra società nei prossimi anni.

Direttiva CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili

Ogni Stato membro assicura che i propri obiettivi nazionali generali obbligatori sono coerenti con l’obiettivo di una quota pari almeno al 20 % di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia della Comunità nel 2020. Ogni Stato membro assicura che la propria quota di energia da fonti rinnovabili in tutte le forme di trasporto nel 2020 sia almeno pari al 10 % del consumo finale di energia nel settore dei trasporti nello Stato membro. Per leggere il testo completo copia e incolla il seguente link sul tuo browser:

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2009:140:0016:0062:it:PDF

L’estratto del testo di legge citato in apertura è la grande rivoluzione che sta travolgendo il sistema energetico internazionale. L’Unione Europea ha fissato degli obiettivi generali obbligatori per portare al 20% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili nel consumo elettrico e al 10% la quota di fonti rinnovabili in tutte le forme di trasporto.

Il primo obiettivo non si presenta come una grande sfida per il nostro paese. L’Italia già produce circa 75 TWh di elettricità da fonti rinnovabili, pari al 22% de fabbisogno nazionale lordo di energia elettrica. Questo valore percentuale è principalmente frutto della nostra capacità idroelettrica e geotermica, oltre agli sforzi che si stanno impiegando nell’ambito eolico e solare.

L’obiettivo obbligatorio del 10% di fonti rinnovabili per tutte le forme di trasporto risulta il grande problema per il nostro futuro a medio termine. Mancano solo 9 anni al 2020, e in Italia non si è ancora nemmeno presa in considerazione la strategia da intraprendere per raggiungere questo obiettivo. Il nostro consumo di biocarburanti quali il biodiesel e il bioetanolo è praticamente infinitesimale e lontano dalle aspettative di crescita del settore nel resto d’Europa. Attualmente siamo i quarti produttori Europei di biocarburanti ma la maggior parte della produzione è destinata ad esportazioni. Non è infatti prevista in Italia la possibilità di comprare biocarburanti allo stato puro nella stazione di rifornimento ma solo miscelati in percentuali comprese tra il 2% e il 7% con carburanti fossili. C’è bisogno di un forte cambio legislativo e sociale per raggiungere l’obiettivo obbligatorio che ci richiede l’UE e c’è poco tempo per attuarlo. Nei prossimi articoli valuteremo le differenti alternative che compongono il panorama dei biocarburanti, la loro efficienza energetica e le strade intraprese dai nostri vicini europei.

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti (www.thecoffeeroute.com)
in collaborazione con il blog ralph-dte.eu
 Leggi tutti gli articoli della rubrica “The Expert on the Salmon”
a cura dell’Ing. Gestionale Davide Mazzanti.

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La nazione come il Monopoly

Rubrica: I comportamenti dei mercati
Titolo o argomento: Capire come funziona il mondo che ti circonda

Una nazione, che dir si voglia, è una grande impresa che produce beni e servizi, che esporta beni e servizi e che importa beni e servizi. Le tre cose interagiscono in una sorta di meccanismo che dovrebbe, in linea teorica, mantenere un equilibrio. Un equilibrio che si pone in relazione anche con le altre nazioni del mondo con cui interagisce. Per rendere la spiegazione più che mai semplice e breve vi porgo all’attenzione un esempio che potrebbe riesumare qualche bel ricordo…

Avete mai giocato con il Monopoly? Avete mai concluso una partita? Avete mai vinto o perso? Ebbene vi sarete accorti che all’interno della confezione del Monopoly vi è un “tot definito” di denaro finto. Ogni volta che il vostro avversario si arricchisce, voi automaticamente vi state impoverendo, o viceversa. Questo perchè la somma del vostro denaro, più quello del vostro avversario e della banca è sempre la medesima. Vi è solo un equilibrio che si sposta in base alle vostre capacità di gioco ma anche, ammettiamolo, in base a colpi di fortuna indipendenti dall’abilità (vedi ad esempio le proprietà che ti capitano casualmente ad inizio gioco, o le tessere degli imprevisti e le probabilità che scoprite durante il gioco). Insomma il denaro non scompare, semplicemente raggiunge destinazioni differenti in base a come si sposta l’equilibrio.

Se volessimo espandere il Monopoly fotocopiando i soldi finti, allo scopo di prolungare il gioco o di tentare di aumentare le capacità di spesa dei giocatori, potremmo sperimentare cosa sia l’inflazione e capirne gli effetti in modo molto intuitivo. Inoltre aumentando la quantità di denaro finto presente nella confezione (e quindi nella banca) si potrebbero espandere le regole del gioco con dei prestiti e vedere cosa succede, come va a finire.

Oppure potremmo avere più confezioni di Monopoly poste ognuna su un diverso tavolo (ipotizzando che ogni tavolo sia una diversa nazione) e quindi con una moltitudine di giocatori che, invece di giocare in modo indipendente, iniziano ad interagire esportando ed importando proprietà, denaro, beni e servizi sotto determinate condizioni.

Ora siete in grado di immaginare quanto possa essere difficile, di per sé, mantenere tutti questi equilibri in modo corretto. Se a questo poi si aggiunge che chi regola questi meccanismi non sempre compie le scelte giuste, hai una visione più chiara e semplificata della realtà. Questo Natale, se giocherai a Monopoly, sono sicuro che lo guarderai in modo diverso.

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Versione originale del Monopoly della Parker Brothers Real Estate Trading Game.
Lo scatto è stato eseguito da noi secondo la tecnica dello Still Life.

Realizzare da soli il proprio brevetto. Ecco il perchè.

Rubrica: Sogni il tuo brevetto?
Titolo o argomento: Realizzare il proprio brevetto autonomamente per essere competitivi da subito

Siamo un popolo che nel mondo è definito “di mente creativa”. Non mancano mai da noi idee, metodi, soluzioni, invenzioni, tecniche. Nonostante tutto è opportuno sottolineare che solo una minima parte delle tante idee e brevetti proposti, ha una reale utilità e possibilità di diffusione sui mercati di tutto il mondo. Questo perchè, spesso, chi brevetta un’idea non ha una preparazione tecnica tale da poterne valutare la reale efficacia ed utilità. Altre volte un’idea valida non viene realizzata correttamente perchè non si hanno al seguito tecnici preparati. Ciò accade soprattutto per mancanza di fiducia in quanto si teme che qualche furbacchione copi l’idea migliorandola ed avendo successo facile al posto nostro.

E’ bene sapere che, anche coprendo la vostra idea con un brevetto, non siete comunque blindati al sicuro come vorreste. Anzi, diverse volte si verifica un fenomeno alquanto spiacevole. Coprite la vostra idea con un brevetto (o più di uno) magari in Europa, in Cina, in India, negli Stati Uniti; investite una fortuna ogni anno ma sapete bene che questo non può durare a lungo. Sperate di “piazzare” la vostra idea il prima possibile (magari in un anno) ma tutte le risposte sono picche. Poi un bel giorno terminate il rinnovo del vostro brevetto e, magicamente, dopo sole poche settimane la vostra idea è in commercio ad opera di altri. In simili casi lo sconforto e la perdita di fiducia (oltre che di denaro) è massima. Allora come comportarsi?

In un mondo che ormai offre strumenti di ogni genere, e dimensione, per competere non sarebbe una cattiva idea produrre da soli la propria idea. Strumenti che una volta erano a disposizione solo di grandi aziende, oggi sono a disposizione di tutti. Avete bisogno di farvi realizzare uno stampo? C’è l’azienda che offre tale servizio al privato o al libero professionista, all’ingegnere, al tecnico, ecc. Avete bisogno di un prototipo? Navigate su internet e scoprite centinaia di aziende in grado di effettuare lavori di prototipazione rapida per voi. Avete bisogno di materia prima? Il mondo è a vostra disposizione.

Trovate dei validi legali e accordatevi con chi può realizzare ogni singola parte del vostro progetto dopodiché… mettetela in commercio. Realizzate un sito web anche di sole 5 pagine purché tecnicamente ben progettato, visibile e facile da visitare. Scoprirete che quello che avreste speso in tanti anni di copertura del brevetto potrebbe essere di gran lunga superiore a quello che vi è costato realizzare e distribuire autonomamente la vostra idea. Ovviamente copritela comunque con ogni brevetto necessario ma cercate di andare in positivo, o quantomeno al pari, entro un paio d’anni. Una volta che sarete presenti sul mercato, potreste andare incontro a piacevoli sorprese.

Eh già perchè quando siete un’idea, siete abbattibili, sostituibili, talvolta completamente neutri. Ma quando siete una realtà (a patto ovviamente che la vostra idea sia realmente valida, utile, vantaggiosa e logica da un punto di vista tecnico e della sua funzione), quando siete in crescita, quando iniziate ad essere percepiti da chi vi circonda, qualcuno un giorno potrebbe contattarvi per proporvi accordi, collaborazioni o per acquistare il vostro brevetto. Ma questo, se accadrà, sarà accaduto perchè vi sarete mossi per primi.

Prototipazione rapida

Nuove tecnologie. Sono sempre migliori?

Assolutamente non è detto. Molti dei prodotti presentati come “innovativi” presentano lati piuttosto svantaggiosi. Di seguito alcuni esempi inerenti prodotti di larga diffusione.

Bici

La bicicletta rappresenta il mezzo di spostamento semplice per eccellenza. Quello che non si rompe mai, che funziona sempre, che ti permette di andare dappertutto, che dura decine di anni e che, quando proprio dice basta, si ripara con costi contenuti. Negli ultimi anni però abbiamo assistito ad una importante diffusione di biciclette per uso non agonistico (utilizzate per semplici scampagnate se non addirittura su strada) le quali ereditano componenti derivate dalle corse. Troviamo sulle strade di tutti i giorni mountain bike biammortizzate, dotate di forcella idraulica e freni a disco. L’elenco dei problemi di tali biciclette è notevole.
In più di un caso, ci si sente dire al momento dell’acquisto che bisogna riportare la bici in negozio per i tagliandi altrimenti decade la garanzia (stiamo sempre parlando di una bicicletta giusto?). Dopo un arco di tempo piuttosto limitato si deve intervenire per sostituire i paraoli della forcella perchè lasciano trafilare l’olio e si perdono le prestazioni desiderate e, spesso, mai sfruttate del prodotto. Ci si ritrova a portare la bici dal tecnico per sostituire le pasticche perchè si ha il timore di andare incontro ad un’operazione troppo complessa e, nell’uso semplice stradale o soft-campagnolo, non si avverte una frenata ottimale in quanto pasticche e dischi non riescono ad andare in temperatura con andature tranquille. Insomma, in soldoni, ci si può benissimo rendere conto che un freno di tipo V-Brake, già ottimale nelle competizioni, rappresenta realmente il top anche su strada. Ci si può rendere conto che una forcella ad elastomeri, per un uso da normale ciclista, è praticamente indistruttibile e longeva senza manutenzione alcuna. Ci si può rendere conto del fatto che il discorso del decadimento di garanzia, su una bicicletta, è assurdo e che è molto piacevole durante il weekend, avere un rapporto di pura passione con il proprio mezzo e curarlo senza timore di andare incontro a sciocchi decadimenti di garanzia.

A meno che tu non sia un ciclista di down-hill o cross-country (agonista o anche solo fortemente appassionato), potresti accontentarti di freni v-brake, telaio monoammortizzato e forcella ad elastomeri. Oltre a non avere praticamente “mai” bisogno di manutenzione, ridurrai il rischio di problemi e non vi sarà bisogno alcuno di tagliandi salva-garanzia.

Motori

Passiamo ai motori? Di recente è diventato davvero facile trovare motori con cilindrate modeste, se non ridotte, e potenze notevoli. Poco male se si considera che i sistemi di alimentazione (aspirazione, iniezione, elettronica) e accensione sono stati migliorati ed evoluti per ridurre i consumi e le conseguenti emissioni inquinanti. Malissimo, invece, se solo si considera che, molti di questi veicoli dei quali non farò nomi, sono dotati di organi meccanici sottodimensionati e con ridotti coefficienti di sicurezza. I monoblocchi sono esili, altrettanto si può dire dei cappelli di biella e di banco e delle relative viti, molti alberi motore delle versioni top di gamma sono realizzati con lo stesso dimensionamento e gli stessi materiali del modello con la potenza più contenuta. Stesso dicasi per cambi e frizioni. Risultato? Il motore deve essere sempre perfettamente a punto e trattato con la massima cura durante l’utilizzo a freddo e a caldo. Inoltre le sue prestazioni massime possono essere richieste solo durante precisi e limitati intervalli di tempo ed in precise condizioni d’utilizzo. Pena l’usura precoce di diversi organi e la facile rottura degli stessi in caso di imprevisti. Spesso si pensa di avere il massimo della tecnologia sotto il sedere e invece si dispone di un mezzo che è sì prestante, ma molto, molto fragile. Come del resto accade nelle corse. Ciò ovviamente si traduce in un obbligo di sostituzione più frequente del proprio veicolo.

Quando acquisti la nuova auto potrebbe non essere una cattiva idea acquistare il modello con la cilindrata intermedia e la minore potenza erogata. Questo aumenterà la longevità del tuo veicolo perdendo prestazioni di cui in fondo, su strada, non hai bisogno. Per la pista puoi puntare su potenze specifiche di ogni livello dato che gli interventi di manutenzione sono più frequenti e ragionati in tutt’altra maniera.

Elettronica

E l’elettronica? Grazie alle tecnologie sempre più avanzate e “microscopiche”, o meglio, nanometriche, è possibile aumentare le prestazioni dell’hardware di un computer. La prestazione desiderata viene senza ombra di dubbio raggiunta ma, molti ignorano, vi è un prezzo elevato da pagare. Non tanto all’acquisto del vostro nuovo supercomputer, quanto più durante l’utilizzo, o un’assistenza, o un upgrade che si può rivelare fatale. Un tecnico con il quale ho parlato di recente,  mi ha raccontato della frequenza con cui si possono danneggiare le microscopiche piste delle schede elettroniche. E’ sufficiente un brutto scherzo da parte delle “scariche elettrostatiche”. E’ sufficiente non indossare gli appositi braccialetti antistatici durante l’assistenza. E’ sufficiente deumidificare eccessivamente la stanza dove si trova il computer (l’aria secca infatti permette un movimento molto agevolato delle cariche elettrostatiche). E’ sufficiente un’inezia e il computer “super-plus-ultra”, acquistato anche solo il giorno prima, può danneggiarsi seriamente. Tanto più le geometrie delle componenti elettroniche sono ridotte, tanto maggiore è il fenomeno. Se si considera che si progettano sistemi operativi e software che in gergo definiamo sempre più “pesanti” e si deve, per forza di cose, adeguare l’hardware, ne viene da sé che ce le andiamo praticamente a cercare. Nella stragrande maggioranza dei casi, poi, il software di ultima generazione non siamo nemmeno in grado di sfruttarlo a pieno e, i guadagni ottenuti, non giustificano le spese sostenute.

Non sarebbe male provare un sistema operativo “free” ed i relativi software “free”. Puoi scoprire un mondo gratuito che allunga gli intervalli di sostituzione del tuo hardware con altro più prestante.

Conclusioni

In tutto questo, cosa sbagliano le case produttrici di prodotti hi-tech? Nulla (o quasi). Per sopravvivere in una giungla chiamata “mercato” è necessario produrre ciò che il cliente desidera acquistare. Ognuno di noi è anche un cliente ed ognuno di noi, in fondo in fondo, desidera sempre di più, continui miglioramenti, numeri più grandi, prestazioni più esasperate… anche quando questo non ha poi molto senso. Chi produce qualcosa per noi, semplicemente, lo fa con l’intento di saziare una fame inesauribile e spesso irrazionale.

Ricorda comunque che, generalmente, ciò che offre prestazioni al top spesso esasperate, ha una vita limitata o un bisogno di cure e attenzioni continue, costanti se non addirittura maniacali. Se il tuo obiettivo è testare, scoprire, gustare… può starci. Se il tuo obiettivo è fare un acquisto e non pensarci più, ricordati questo articolo 🙂

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A prestazioni sopra la media corrispondono cure, attenzioni ed impegni sopra la media

Differenze. Dalle leggi della natura al denaro.


Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Il denaro e le leggi della natura

Con un po’ di fantasia ho voluto mettere in relazione alcuni “meccanismi” fondamentali della natura (ed i loro reciproci ottenuti con soluzioni realizzate dall’uomo che rispettano ovviamente le medesime leggi fisiche) con i meccanismi cui è soggetto il denaro. Certo il denaro non fa parte della natura e non segue leggi fisiche ma, in questo breve articolo, ho voluto “fantasiosamente” proporre una relazione in cui ipotizzo il denaro esserne parte. Solo per un istante, solo per stuzzicare la vostra mente razionale e la vostra fantasia.

Differenza di potenziale: corrente elettrica

La tensione elettrica è la causa fisica che spinge le cariche elettriche a passare da un punto a più alta energia potenziale verso un punto ad energia potenziale più bassa. Questo movimento genera una corrente elettrica. Tra i due punti deve ovviamente essere interposto del materiale conduttore di elettricità.

Se però desideriamo ad esempio ricaricare una batteria (ovviamente di tipo ricaricabile), ciò è possibile forzando una corrente elettrica attraverso la batteria stessa. Il tutto ovviamente può avvenire solo con una spesa energetica.

Differenza di pressione: fluidi

Un fluido si muove spontaneamente da una zona a pressione più elevata ad un’altra a pressione più bassa. Come è ormai risaputo quando vi è l’alta pressione vi è bel tempo ma quando questa si abbassa si formano “automaticamente” venti e perturbazioni. Altro chiaro esempio può essere rappresentato da fluidi quali ad esempio i gas combusti di un motore. Essi tendono a fluire spontaneamente verso lo scarico (una volta aperta la relativa valvola) perchè in questo vi è una pressione più bassa.

Se però desideriamo spingere un fluido da un sistema a bassa pressione verso uno ad alta pressione questo è possibile spendendo del lavoro. E’ il caso ad esempio di un comunissimo compressore da officina. Con una spesa energetica per alimentare il motore del compressore, l’aria viene aspirata dall’ambiente e spinta all’interno di un serbatoio dove la pressione può essere incrementata di un tot e dove una valvola di non ritorno provvede ad impedire la naturale fuoriuscita dell’aria appena accumulata e compressa.

Differenza di altezza: caduta corpi

Un corpo cade spontaneamente dall’alto verso il basso. Possiamo mettere anche un solo grammo di un dato materiale ad una qualsiasi altezza e, ovviamente, questo andrà giù grazie alla forza di gravità senza che noi siamo costretti a spendere lavoro.

Per riportarlo alla precedente altezza però sarà necessario che qualcuno compia un lavoro.

Differenza di temperatura: temperatura e calore

Il calore si trasferisce spontaneamente da un corpo a temperatura più alta ad uno a temperatura più bassa. Non vedrete mai la vostra bibita preferita raffreddarsi al sole, al contrario diventerà rovente.

Tuttavia, anche in questo caso, spendendo del lavoro, è possibile raffreddare una bibita: è il caso del ciclo frigorifero. Nelle macchine frigorifere (macchine operatrici) del calore viene ricevuto ad una temperatura inferiore e viene portato ad una temperatura superiore alla quale viene restituito unitamente al lavoro speso.

Differenza di capitali e cicli inversi

Visti tali concetti fisici, con un po’ di fantasia, si può supporre che il denaro potrebbe fluire in modo “naturale” da casse più grandi verso casse più piccole colmando dei buchi, dei vuoti, delle mancanze, laddove realmente necessario. Ovviamente così non è.

E’ possibile infatti dar luogo a cicli i quali, a scapito di una spesa di lavoro più o meno grande, permettono di ottenere effetti inversi a quelli naturali. Tornando alla fisica possiamo accomunare il ciclo che subisce il denaro, al ciclo frigorifero, o al lavoro speso per caricare un compressore da officina o una batteria. Quanto lavoro si spende oggi affinché il denaro si muova così?

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Il calore si muove spontaneamente da un sistema a temperatura più alta ad uno a temperatura più bassa. Non vedrete mai la vostra bibita preferita raffreddarsi al sole, al contrario diventerà rovente. Anche il denaro potrebbe fluire da casse a più alto contenuto verso casse a minor contenuto (perlomeno quando realmente necessario). Ovviamente così non è; tramite una spesa di lavoro è possibile ottenere l’esatto opposto.