Pubblicate da soli le vostre opere

Rubrica: Chi fa da sé…

Titolo o argomento: Editoria, pubblicate da soli le vostre opere

Se fino a pochi anni fa raggiungere i propri scopi implicava molto spesso l’avere soprattutto fortuna, conoscenze, o buone disponibilità economiche, oggi molto è cambiato ma in pochi si sono accorti delle reali potenzialità disponibili. Dall’editoria alla musica, dalla recitazione agli effetti speciali e, come sto notando ultimamente, persino nel mondo dei motori e dei piloti in erba… grazie ad internet è alla grande rete mondiale di persone, che ora si possono contattare con un click, tutto è cambiato. Vediamo rapidamente come si sono ingegnati i ragazzi più svegli:

Editoria: se fino a 10-15 anni fa desideravi pubblicare un libro e contattavi una casa editrice, nella maggior parte delle volte la risposta ottenuta era “La ringraziamo per averci contattato/aver mostrato interesse verso la nostra casa editrice, ma al momento non siamo interessati a questo tipo di pubblicazioni in quanto… bla bla bla”, oggi la situazione è ben diversa.

Oggi vi è la possibilità di scrivere un libro (rileggerlo e correggerlo con un/una vostro/a ex prof/prof.ssa di italiano), farlo stampare, rilegare ed infine distribuirlo autonomamente presso le librerie dopo aver pagato gli opportuni diritti d’autore. Ma non solo! Potete promuoverlo voi stessi a costo ZERO su internet… Potete realizzare un piccolo sito introduttivo al vostro o ai vostri libri… Potete persino realizzare un blog per avere un contatto diretto con il pubblico, con gli eventuali lettori, con chi è interessato alla vostra storia. Potete persino scrivere l’intero libro sul vostro sito o allegarlo in formato pdf se non siete interessati a realizzare un profitto ma ci tenete principalmente a diffondere una storia… E non è ancora tutto: potete anche metterlo online sul vostro sito direttamente in vendita e farvi pagare con metodi elettronici o bonifici… Potete metterlo in vendita in formato elettronico ad un prezzo competitivo o in formato cartaceo con spese di stampa rilegatura e spedizione ad un prezzo che comprenda il tutto…

Insomma, oggi, se pensate che realmente ciò che avete ideato possa piacere alla gente, non dovete far altro che muovervi e mettere in moto le vostre idee… Il giudizio di una casa editrice non sarà più importante per voi, sarà importante solo ed esclusivamente ciò che voi pensate e ciò che il pubblico dice di voi… Un ponte diretto tra voi e chi volete raggiungere. Attenti però alle delusioni, il pubblico può essere molto più severo e selettivo di quanto possiate immaginare 😀

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Bancarelle cinesi

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Gli equivoci e le colpe degli italiani

Sento dire sempre più spesso che i prodotti cinesi che si trovano presso le bancarelle, in particolar modo i capi di abbigliamento, sono uguali ai prodotti italiani… quindi, a detta di molte donne, tanto vale comprare i prodotti cinesi per il minor prezzo.

Su questo tema si è verificato uno dei più grandi equivoci che si possa immaginare. Facciamo un pò di chiarezza. Con l’avvento, negli ultimi anni in modo più conistente,  delle bancarelle cinesi presenti nei centri storici e alle fiere, la gente ha conosciuto un nuovo mondo. Un mondo fatto di prodotti venduti a costi molto bassi e dall’estetica tutto sommato piuttosto gradevole. Insomma c’è stata una proposta golosa e alternativa alle solite bancarelle. La fase successiva, quella della quale pochi si sono accorti, è stata la fase in cui anche molti proprietari italiani di bancarelle hanno deciso di rifornirsi di materiale di provenienza orientale. Se lo scopo era quello di trarre un maggior profitto vendendo ai soliti prezzi, il risultato che oggi possiamo toccare con mano è stato ben diverso: le casalinghe e le ragazze che frequentano spesso le bancarelle si sono accorte che non vi è alcuna differenza tra i prodotti cinesi e quelli venduti da molte bancarelle italiane. Questo ha portato molte persone a dire: Guarda che i prodotti che compri alle bancarelle cinesi sono uguali ai nostri! Perchè devo spendere di più?

Il risultato è stato che ora la gente crede che i prodotti cinesi e quelli italiani siano uguali, in più chi ha avuto la brillante idea di cammuffare prodotti di dubbia provenienza per prodotti italiani, ha avuto maggiori incassi in realtà per un limitatissimo periodo di tempo (il tempo sufficiente affinchè le clienti si accorgessero dell’assenza di differenze).

In soldoni un nostro atto incoscente ha ulteriormente rovinato il mercato e confuso le idee di moltissime persone. Non è vero infatti che il prodotto di dubbia provenienza a costo irrisorio sia uguale a quello italiano che invece vanta coloranti che rispettano le normative della comunità europea, tessuti altrettanto certificati, finiture sicure e manodopera regolare. Sono inoltre sempre più insistenti le voci secondo le quali il cromo, presente nelle scadenti tinture dei capi di abbigliamento di dubbia provenienza, sia diretta causa di tumori*.

*Chiedi personalmente informazioni agli esperti di tessuti e del Made in Italy e, ovviamente, ai medici che si interessano di questo fattore di rischio.

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Trovare lavoro: attenti alle false speranze

Completate i vostri studi e iniziate a contattare, spesso visitare ditte, aziende, piccole e medie imprese. Prendete la vostra auto e vi imbarcate in complesse giornate di tour tra un centro storico e una zona industriale. Ecco quindi alcuni consigli per capire se state perdendo tempo:

  1. In primis cerca sempre di portare di persona il tuo curriculum vitae. Avere un contatto diretto con il tuo possibile datore di lavoro ti garantisce alcune chances in più e non solo per la certezza della consegna del curriculum stesso…
  2. Quando entri nel luogo di lavoro prescelto richiedi un breve colloquio con il titolare. Molto probabilmente lui sarà impegnato e ti farà attendere. Questo perchè non si aspettava la tua visita. Nel momento in cui gli parlerai dovrai riassumere le motivazioni che ti portano da lui e cercare di catturare il suo interesse ovviamente. Se durante la tua breve esposizione lui ti chiede subito il curriculum vitae senza nemmeno averti ascoltato, stai certo che non è minimamente interessato e cerca un pretesto per liberarsi di te.
  3. Se durante il vostro breve colloquio il titolare viene spesso interrotto da altri collaboratori o dipendenti o, persino dai clienti, a nulla servirà il fatto che ti abbia lasciato parlare fino alla fine. Molto probabilmente non avrà avuto orecchi per te sin dall’inizio e puoi averne prova non tanto dal fatto che siete stati interrotti dai suoi collaboratori (ci può stare) bensì dal fatto che persino un cliente si è intromesso tra di voi ed il titolare senza il minimo garbo non ha impedito che ciò avvenisse cercando di ritagliare un minimo di privacy magari nel suo ufficio.
  4. Ricorda che quando si cerca realmente nuovo personale, si dedica una cura sopraffina nell’ascoltarlo e nel fargli domande. Le domande che ti può porre un titolare generalmente sono quelle che lo cautelano e che gli conferiscono la sicurezza che tu sei la persona che stava cercando. Se non ti vengono fatte domande, non gli interessi. Tu assumeresti qualcuno senza nemmeno conoscerlo un pò?
  5. Se il discorso prende piede tra voi due ma quando tocca a te fare delle domande lui è vago o risponde cose che non hanno molto a che fare con ciò che stavi chiedendo, significa che sta facendo lavorare un pò troppo la fantasia… Ha qualcosa da nascondere e potresti avere sorprese poco piacevoli. Perchè se mi chiedi “A” ti dovrei parlare di “B”?
  6. Se ci sono altri dipendenti nel luogo di lavoro dove ti sei recato, cerca di osservare il comportamento ed in particolar modo i volti di costoro. Lo stato di salute di un’azienda non lo capisci dalle belle parole che ti vengono dette, nè tantomeno da una cravatta di seta… Le capisci dall’umore di chi sta lavorando lì dentro già da tempo. I visi dei dipendenti raccontano la vera storia di un’azienda ed esprimono quanto questa realmente funzioni. Ricorda: un’azienda che funziona in armonia è un’azienda dove, sebbene vi sia una buona dose di severità da parte del titolare che deve essere per forza di cose esigente, i dipendenti risultano sì stanchi, sì sudati, sì impegnati, ma allo stesso tempo sereni… Può scapparci il sorriso, la battuta tra di loro, la presa in giro. Questo è un chiaro strumento di misura che ti svela: qui si lavora sodo, ma si sta bene…
  7. Cerca di capire se il titolare è realmente il proprietario dell’azienda nella quale ti sei recato. Spesso puoi scoprire che con la stessa semplicità con la quale vieni assunto, perderai il lavoro. Perchè? Non è la prima volta che un’azienda è di una persona ma fornisce un servizio per un’altra azienda… che a sua volta è di un gruppo di imprenditori e così via… Se cerchi esperienze lavorative può andare benone per formarti ma se cerchi un minimo di stabilità è meglio che chi decide di assumerti sia anche il proprietario dell’attività: capirai così “l’andazzo” sin dal principio.
  8. Infine, secondo la fisiognomica, c’è una relazione tra quanto il tuo interlocutore si tocca il naso o si copre la bocca e quante cose sta dicendo in modo distorto o non perfettamente veritiero. Un dettaglio importante del linguaggio del corpo.

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Successi e sconfitte

Il successo di un’idea creativa e/o imprenditoriale è un ottimo metodo per realizzare dei profitti da reinvestire nelle persone, in nuove idee, nuovi strumenti, migliori spazi di lavoro. La sconfitta, sebbene poco appagante, offre un’inestimabile fonte di informazioni per conseguire un valido risultato al passo successivo. Eccezion fatta per i testardi. Dice un detto: Pessimista è colui che vede in ogni occasione una difficoltà; ottimista è colui che vede in ogni difficoltà un’occasione. Non abbiate paura di parlarne, di farvi e fare domande a chi vi sta intorno… Nessuno vince sempre. E poi, diciamoci la verità, se vi presentate sempre vittoriosi (anche fingendo), la gente sarà poco propensa a collaborare con voi, a darvi una mano nel conseguimento del prossimo risultato. Viceversa quando vi presentate un pò delusi e insoddisfatti di un risultato, la gente vi vedrà più umani, più vicini e sarà più propensa a tendervi una mano. Sì lo so, sembra quasi sadico…

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Capitale umano: Investire su noi stessi

Rubrica: Spunti
Titolo o argomento: Investire su noi stessi

Un mio amico mi ha raccontato che per la Laurea regalerà alla sua ragazza un viaggio del costo di circa 2500-3000 Euro. Mi ha detto anche che questo comporta un bel sacrificio. Questa ragazza sta per diventare ingegnere e desidera, anche se manifesta ancora qualche dubbio, portare avanti lo studio tecnico del padre. I dubbi che interessano questa ragazza sono di carattere economico, così mi viene spontaneo chiedermi e chiedervi retoricamente: “Perchè nonostante il brutto periodo economico che ha colpito l’Italia recentemente (ma anche il resto del mondo) siamo propensi a svenarci per fare un viaggio di qualche giorno e non ci balza minimamente in testa l’idea di usare anche quel budget per avvicinarci ulteriormente ai nostri obiettivi? Come mai crediamo così poco in noi, nelle nostre capacità di realizzarci professionalmente? Come mai non ci rendiamo conto che si tratta di una strada a senso unico?”. Investire sul nostro obiettivo lavorativo ci permetterà poi di fare acquisti di vario genere e varia misura; investire su un viaggio non ci permetterà di fare null’altro che il viaggio. Un comportamento che mi incuriosisce realmente perchè non riesco a comprenderlo. Certo è che investire sul lavoro è sempre un rischio, quindi la risposta potrebbe essere che temiamo di metterci in gioco?

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Prima gara della MOTO2

Esordio poco convincente per la MOTO2

Prima gara per la Moto2. Sebbene la mia opinione conti poco o affatto, vorrei utilizzare un piccolo stralcio del mio spazio web per muovere delle semplici osservazioni. La mia impressione è piuttosto incerta e tendente al giudizio negativo per il momento.

Mi sembra di osservare una categoria organizzata di fretta e fuga all’ultimo momento per i più che noti motivi commerciali. Mi sembra di vedere moto ballerine, instabili, poco testate e ammassate in gran numero. Mi sembra che il gran numero di partecipanti sia anche frutto di una disperata raccolta di recupero da altre categorie quali superbike, supersport, motoGP. Mi sembra di assistere ad un evento disordinato, poco organizzato (a livello progettuale dei mezzi)… oserei dire anche “voluto per forza e subito”. A mio giudizio questa scelta avrebbe necessitato di più tempo e non c’era assolutamente alcuna fretta di eliminare le 2tempi 250cc soprattutto considerando l’incredibile superiorità tecnica, nonché semplicità e leggerezza delle 2tempi.

Non comprendo la ragione di un motore unico in una categoria che porta il nome “mondiale”,  non comprendo la confusione sul tema “telai”. Così mi chiedo: “Non sarebbe stato meglio prendere più tempo per organizzare la cosa?”

Penso che la corretta interpretazione delle 2 ruote sia così divisa: 4Tempi alla Superbike – 2Tempi al Motomondiale. Invece alcuni anni fa arrivò la MotoGP. Ok, fin qui ci può stare visto che le 4Tempi destinate alla MotoGP non sono derivate di serie come le Superbike. Ma usare le 4tempi anche per la classe intermedia è un obbrobrio. Senza considerare i motori di ‘pinco’, i telai di ‘pallino’… Sarò ripetitivo ma la mia impressione rimane quella di una categoria voluta per forza e per motivi che non hanno nemmeno lontanamente preso in considerazione la passione per le due ruote.

L’unico vero motivo a mio avviso è il seguente: Se corrono le 250 2tempi in pista, tramite le concessionarie c’è poi un ritorno commerciale? Ne vendiamo per la strada? No. E allora mettiamo in pista un prodotto che poi si possa vendere e facciamo di tutto per adeguarlo e farlo apprezzare. Il motomondiale si sta riducendo ad una vetrina di vendita?

Ammiro la scelta di Aprilia di non mettere il suo nome su un prodotto che a mio modesto parere non è né carne, né pesce. Resta comunque il fatto che i piloti danno giudizi positivi. Voi cosa fareste al loro posto?

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Anche i giornalisti se lo chiedono…

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Ci vuole un estraneo per capire

Rubrica: Spunti
Titolo o argomento: Quando un’azienda ha bisogno di cambiare

A volte le migliori modifiche ad un’azienda le può proporre una persona totalmente estranea al lavoro che si svolge. Una sorta di osservatore esterno. Certo per mettere in pratica tali modifiche occorre il personale specializzato di sempre… e ci mancherebbe! Tuttavia ho trovato molto curioso come le osservazioni mosse da estranei ad un settore siano incredibilmente stimolanti e utili. Se sei un tipo sveglio puoi catturare i messaggi nascosti in simili osservazioni e renderti conto di importanti dettagli che l’abitudine di vedere le cose dall’interno non ti fa più vedere.

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L’iPad è un oggetto magico…

Osservazioni sull’iPad: tra prodotto e marketing

Che l’iPad abbia un notevole fascino è evidente ed innegabile. Che l’iPad abbia un prezzo competitivo è altrettanto evidente e strategico. Che l’iPad sia un ottimo prodotto per chi compra e chi vende è pura genialità.

Fascino

Presto potresti acquistare il nuovo Apple iPad… in moltissimi casi più per curiosità e per il fascino della scoperta che per vera utilità. E’ proprio qui la trovata geniale. Essere in grado di realizzare un prodotto attrente in grado di sedurre anche i più precisi, pignoli e parsimoniosi clienti oppure quelli che magari non sapranno usarlo ma desidereranno averlo (fidatevi, esistono anche questo genere di clienti). Lo osservi e le prime cose che ti attraggono sono la linea filante, pulita, liscia, sottile, semplice. Lo schermo brillante. La scocca in metallo ed il giusto peso, se fosse troppo leggero darebbe l’impressione di fragilità e di scarsa affidabilità, se fosse troppo pesante sarebbe scomodo, un peso, un impiccio.

Prezzo competitivo

Esiste una filosofia nel mondo del digitale secondo la quale al lancio di un nuovo prodotto i prezzi sono alti, talvolta eccessivi e non giustificati da aspetti tecnici. Successivamente poi osserviamo un costante calo del prezzo che ci invoglia nel fare il passo che potremmo non aver voluto fare inizialmente. Apple sceglie un’altra strada: prezzo costante nel tempo, definito secondo i loro canoni fin dal principio, mercato dell’usato ottimo, ridotta svalutazione dei suoi prodotti nel tempo. Non male, davvero non male…

Ottimo prodotto per chi compra e per chi vende

Sì l’iPad non è un ottimo prodotto solo per voi, lo è per chi compra ma anche per chi vende. Un prezzo abbordabile sin dall’inizio è frutto di un’accurata ed abile strategia di marketing. Comprerai l’iPad e dopo pochi secondi, non appena lo avrai sballato e ammirato lo accenderai, vivrai l’emozione del brillante schermo a led e ti preoccuperai dopo il primo utilizzo di mantenere lo schermo pulito e protetto da urti accidentali. Sentirai insomma il bisogno di acquistare una custodia. Nuovo acquisto che potresti fare addirittura il giorno stesso del ritiro del prodotto nel caso desiderassi aprirlo subito. Successivamente l’espandibilità del prodotto ti porterà alla scoperta di incredibili applets da aggiungere per personalizzare le funzioni del tuo iPad. I tuoi acquisti continueranno. Il tuo rapporto con Apple continuerà.

Magia

E’ proprio vero quanto espresso nel video di presentazione dell’iPad presente sul sito ufficiale Apple. La magia sta nel fatto che ci si trova davanti ad un prodotto del quale non conosci i limiti, del quale non sai cosa ti saprà offrire un domani… e questo soprattutto grazie alla possibilità di implementare circa 150.000 Applets su un dispositivo dalla forma, dalla linea e dai materiali affascinanti.

In conclusione

Io credo che iPad sia veramente un prodotto geniale ma quello che volevo sottolineare in questo articolo è la genialità complessiva dell’idea e di tutto ciò che la circonda. Apple ancora una volta manifesta grandi capacità creative, grande tendenza ad innovare, grande abilità nel percorrere quei passi in più che fanno la ‘differenza’ e grande abilità nel diffondere prodotti di prestigio che hanno spesso prezzi superiori alla concorrenza ma  che vengono presentati in un modo alquanto accattivante: la commerciabilità dei prodotti usati Apple è notevole, l’arricchimento con accessori acquistati in un secondo momento è a vostra discrezione e questo vi rende tanto golosi quanto liberi.

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L’imprenditoria cambia, la pubblicità pure

Curiosa l’idea di un signore del nord Italia. Disponendo di alcune camere in più a casa sua, ha deciso di acquistare delle keywords su Google per pubblicizzare il suo Bed & Breakfast. Risultato? Tutto prenotato per i prossimi 3 anni.

Prenotato da chi?

La stragrande maggioranza dei clienti sono stranieri ed è proprio su di essi che questo imprenditore desiderava puntare. Il suo metodo pubblicitario basato sull’acquisto di keywords in effetti funziona poco in Italia (per certi settori) ma funziona egregiamente all’estero.

Cosa significa acquistare delle keywords?

Significa acquistare delle ‘parole chiave’ (in questo caso su Google) che ti permettono di essere tra i primi della lista quando viene effettuata una ricerca su uno specifico argomento. Per taluni settori vi è ormai l’abitudine di effettuare delle ricerche su prodotti e servizi tramite i motori di ricerca e infondo pensateci bene: quando effettuate una ricerca, pur essendoci migliaia di fornitori del servizio che desiderate, quante volte andate oltre la terza pagina propostavi da Google?

Questo meccanismo pubblicitario basato sull’acquisto di keywords non è una vera novità, negli Stati Uniti è già largamente diffuso da anni.

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