Può avere un costo mantenere un Blog? -2-

Dipende dallo scopo che ha il blog stesso e dalla voglia di fare

Curiosità: sostenere le spese (anche mentre si è studenti).

Prosegue dall’articolo “Può avere un costo mantenere un Blog? -1-”

Come è possibile sostenere tali spese nel caso si sia studenti e non si lavori a tempo pieno? Spesso si parte da aspettative troppo alte e complicate e si finisce per non concludere nulla. Il bello di una simile idea sta nel riuscire a fare “grandi cose” partendo dalle cose più semplici del mondo… quel genere di cose spesso disprezzate e che molti, nell’era del gossip, della fama e della notorietà gratuita, sottovalutano con decisa ignoranza. Non è infatti complicato mentre si studia all’Università lavorare come barista o cameriere part time. Le Università stesse forniscono opportunità di lavoro part time con buoni compensi. Inoltre non è impossibile trovare un lavoro come collaboratore per una ditta che opera nel settore per il quale stai studiando: studi ad ingegneria informatica? E’ probabile che tu riesca a trovare un lavoro “che potrebbe anche essere sottopagato” per realizzare delle semplici reti intranet per uffici. Questo è solo un esempio ovviamente tutto dipende dalla tua volontà. Non dimenticare che se un lavoro non è retribuito come desideri, anche se hai tutte le ragioni, la volontà di sacrificarsi anche solo per un periodo di qualche mese, può fare letteralmente la differenza e può innescare una serie di situazioni per te vantaggiose.

Immagina di rifiutare un lavoro per un puntiglio, potresti perdere l’occasione di acquistare quel computer e quel software che ti sarebbe servito per realizzare siti internet con il tuo metodo… Potresti perdere l’occasione di acquistare quel tornio da legno per realizzare quel complemento d’arredo che hai disegnato e che vuoi provare a vendere dapprima quasi per gioco e poi, chissà…

Ricordo che per acquistare la mia prima moto nuova, imparai a fare il gelataio ed il pasticcere. Questo non aveva nulla a che vedere con il settore dei motori ma, il denaro che guadagnavo, sì. L’importante era avere una fonte alla quale poter attingere per iniziare un progetto, realizzare un piccolo grande sogno… Il tetto lo fa la tua forza di volontà e sacrificio e, non lo nego, una buona dose di situazioni favorevoli. Spegni la tv, libera la mente dalle frivolezze e scatena la tua fantasia…

Continua…

Può avere un costo mantenere un Blog? -1-

Dipende dallo scopo che ha il blog stesso

Quando un Blog fa informazione può essere necessario affrontare delle spese. Si effettua prima un’importante scelta: “pubblicare informazioni raccolte in giro sul web oppure ricercare informazioni con mezzi propri?” Si compie inoltre una fondamentale valutazione: “a quante persone possono interessare le informazioni che andremo a raccogliere?

Nel caso si scelga di raccogliere in un unico blog informazioni provenienti da una molteplicità di siti web, allora si fa senz’altro un grande lavoro ma non sono necessarie spese di alcun genere se non quelle in termini di tempo e passione dedicata, nonché il pagamento del servizio di hosting.

Nel caso si scelga, come è accaduto per questo blog (Ralph DTE è uno Studio Creativo), di pubblicare informazioni “insolite, rare, spesso personali ma di interesse pubblico, tecniche e tecnologiche, innovative, fuori dai soliti schemi e modellate in base ad una logica del tutto personale“, beh allora può accadere che ci sia bisogno di investire in una idea. Cosa voglio dire?

Di seguito mostriamo in termini piuttosto chiari le spese alle quali è stato soggetto questo blog (o meglio chi scrive per esso) nel corso dell’anno 2009, possiamo catalogare la tipologia di spese effettuate come segue:

  • Spese per libri, volumi enciclopedici, manuali, guide, tutorial, riviste specializzate.
  • Spese per strumenti, attrezzi e attrezzature per prove, sperimentazioni, costruzioni.
  • Spese per le materie prime atte alla realizzazione di un prototipo di un oggetto.
  • Spese per trasferte, conferenze, fiere, corsi di specializzazione, gite d’istruzione.
  • Spese per l’acquisto di software espressamente originale.
  • Spese per interviste, ricerche, telefonate, raccolta informazioni.
  • Spese per il pagamento del servizio di hosting del blog e dei siti ad esso collegati.
  • Spese per collaborazioni e per l’acquisto del materiale richiesto per poter effettuare tali collaborazioni.
  • Spese per promuovere il blog con una molteplicità di mezzi pubblicitari.
  • Spese varie ed eventuali.

Ebbene nel corso del 2009 tutte queste spese per questo Blog sono ammontate ad oltre 1.400,00 Euro. Sebbene possa sembrare una cifra elevata, si tratta invece di una spesa piuttosto contenuta rispetto a quello che è stato acquistato o sul quale si è investito. Se si fosse meno avveduti sarebbe molto facile spendere molto, molto di più per ottenere lo stesso risultato.

Gli acquisti effettuati nel 2009 hanno reso possibile acquisire una tale mole di informazioni valida per realizzare oltre 1200 articoli (stimati). Ovviamente non tutto andrà pubblicato; una parte del materiale verrà utilizzata solo quando un lettore ce lo richiederà via mail (come spesso già accade), un’altra parte del materiale andrà utilizzata per il progetto di rubriche future che sono state iniziate o meno ma non pubblicate, altro materiale verrà utilizzato per le rubriche in corso, un’altra parte ancora verrà utilizzata per via nettamente privata per le nostre prove e sperimentazioni all’interno dello studio creativo Ralph DTE. La questione si fa alquanto complessa in tal proposito.

Siamo infatti in grado, grazie a diversi studi ricerche e collaborazioni in corso, di simulare una molteplicità di attività nel campo delle tecnologie meccaniche, dei materiali, motoristiche, grafiche, edili, per valutarne il probabile successo o meno. Questo evita di sprecare energie e risorse per aprire (ad esempio) un’attività che non funzionerebbe o che sarebbe mal gestita se non addirittura inefficiente. Il bagaglio di esperienza che stiamo accumulando è soprendente.

Continua…

 crescere_preparare_il_futuro.jpg

Ho voluto abbinare all’articolo questa foto trovata sul web perchè a
mio avviso ben rappresenta il significato di crescere e realizzare il
proprio futuro collaborando…

Parola d’ordine: Flessibilità

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: La flessibilità delle aziende più competitive

Oggi sono sempre di più le aziende in grado di offrire performance che nemmeno immaginiamo. Non mi riferisco a settori ultratecnologici come molti potrebbero pensare; perlomeno non solo a quelli. Sono stato in visita presso una nota azienda che produce arredo per studi, uffici, sale congressi ecc… Un loro responsabile addetto alle vendite mi ha raccontato cose davvero stupefacienti su ciò che accade all’interno di questa azienda ogni giorno. Tutto ciò che sto per raccontarvi è basato su di un’unica parola: Flessibilità.

La rapidità con cui certe aziende sono in grado di cambiare i loro piani di impresa aggiornandoli alle esigenze di mercato è sorprendente. Non solo sono in grado di cambiare un piano di impresa più volte in un giorno ottimizzandolo in modo esasperato, ma riescono a cambiare nel giro di una settimana o poco più una linea di montaggio per offrire un nuovo prodotto maggiormente richiesto. Facciamo un esempio: se nel mese di Gennaio la scrivania più venduta è stata un modello in legno rivestito in laminato plastico antigraffio e, da un’indagine di mercato, salta fuori che questa settimana la clientela, soggetta anche alla pubblicità della concorrenza, inizia a preferire una scrivania in plastica rivestita in vetro (materiali che si lavorano in modo completamente diverso…), allora l’azienda in questione è in grado di cambiare, modificare, aggiornare, aggiungere una linea di montaggio adeguata alla produzione del nuovo modello di scrivania ora richiesta in poco più di una settimana…

Detto così sembra semplice, in realtà questa enorme operazione richiede un lavoro sopraffino. I designer devono disegnare in poche ore un modello personalizzato (sullo stile aziendale) di scrivania per la nuova linea di arredo. ll disegno deve risultare “fattibile” ossia si deve verificare insieme agli ingegneri se è possibile realizzare davvero, con la tecnologia di cui si dispone, il nuovo modello di scrivania e se questo rispetterà le esigenze del cliente di affidabilità, durata e sicurezza. Gli addetti alle macchine per la lavorazione devono verificare, presso le aziende fornitrici, la disponibilità di utensili, accessori e macchinari aggiornati per il nuovo scopo ed il tempo necessario per ottenere la fornitura e la messa in opera della nuova linea di montaggio. In contemporanea vengono contattate le aziende che forniscono le materie prime e si dovono trovare accordi rapidi che vengano severamente rispettati per la fornitura dei nuovi materiali. Allo stesso tempo viene aggiornato il sito dell’azienda e la campagna pubblicitaria su riviste, network, punti vendita… Viene corretta la campagna di marketing, si ripescano idee tenute in serbo per l’occorrenza, vengono realizzati servizi fotografici (la maggior parte dei quali simulati con dei disegni 3d mentre il prodotto non è ancora realmente disponibile), opuscoli, cataloghi, espositori per i punti vendita…

Un intero esercito si muove su una scommessa e l’obiettivo unico è quello di produrre ciò che la gente compra, vuole, desidera. Niente di più, niente di meno. Anche un solo centesimo in più a scrivania, potrebbe risultare una spesa inutile e controproducente su centinaia di migliaia di prodotti il più delle volte esportati anche all’estero…

Nel giro di due, tre settimane il prodotto è già in vendita e conosciuto tramite le riviste che si interessano di case e arredo, tramite la radio e il sito internet, tramite eventi fieristici, tramite la televisione nei casi più costosi, sono già stati prodotti e distribuiti gadjet e quant’altro faccia venire istintivo pensare che si tratti di un prodotto già da tempo sul mercato… Stiamo parlando invece di un miracolo della flessibilità. Purtroppo oggi, per sopravvivere questo è il requisito principale. Devi essere in grado di offrire performance di questo genere per non farti schiacciare e finire nell’obsolescenza.

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Regola numero uno: rendere conto agli altri.

Per lavorare in gruppo è la prima regola fondamentale

Eh già perchè se si desidera lavorare in squadra con lo scopo di rendere di più, si deve tener conto del fatto che ognuno si prende una responsabilità con sé stesso e con gli altri. Ognuno ha il suo compito e ad esso dovrebbe adempiere. Ma questo potrebbe essere paradossalmente secondario.

La regola principale sta nel fatto di non lasciare mai la squadra a metà lavoro. Fare questo significa lasciare il resto della squadra nei guai. Un collaboratore lascia il gruppo ed i problemi si riversano su coloro che rimangono: devono trovare un nuovo elemento sostitutivo, un collaboratore con le stesse competenze possibilmente, con lo stesso affiatamento. Il più delle volte è una situazione alla quale è davvero difficile  rimediare.

Non bisogna pensare che se vi ritirate in fondo in fondo ci rimettete solo voi. Dovete pensare in primis al danno che fate al gruppo e che, in seguito allo squilibrio che create, potete portare il gruppo stesso all’insuccesso. Il più delle volte accade che, non trovando immediatamente un sostituto già avviato come il precedente, altri membri del team siano costretti a lavorare il doppio o ritrovarsi a svolgere mansioni per le quali non sono preparati al meglio.

Un lavoro fatto in gruppo va portato a termine nonostante la fatica, i pasti da saltare, le ore in più necessarie… Indipentemente dal risultato riceverete molta più stima, rispetto e gradimento (nonché una buona dose di crescita personale) piuttosto che mollando e lasciando tutti nei guai. Il vero fallimento sta nel lasciare le cose a metà giustificandosi con problemi che in realtà non si è gli unici ad avere. Il risultato del lavoro è spesso secondario se la squadra  è stata affiatata ed ognuno ha fatto la sua parte. Quando sai che sugli altri puoi contare, un lavoro da migliorare o da rifare non è un ostacolo insormontabile.

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Se un solo anello della catena cede, il lavoro di tutti gli altri è inutile.

Ho comprato le scarpe da ginnastica

Parlo con la mia ragazza e le dico che ho deciso di auto-regalarmi un nuovo paio di scarpe da ginnastica. Io a dire il vero negli ultimi anni non le ho comprate molto spesso. Sono appassionato ad un marchio che ultimamente non va di moda e non trovo i modelli che preferisco in giro nei negozi. Questa però è stata anche un pò una mia scusa; in realtà sono un accanito sostenitore dei miei progetti. Pur di realizzarli mi privo di tante cose e rinuncio a tante spese.  Ottimizzando le mie spese e cercando di dare il meglio in tutte le cose che faccio, non ricorro mai a prestiti per fare acquisti anche importanti.

Così anche i 100 euro che si spendono per un paio di piacevoli scarpe da ginnastica me li sono risparmiati più e più volte destinando quelle cifre a programmi per il computer, corsi, libri, attrezzature, trasferte per ricerche, convegni, fiere, utensili, materie prime…

Quando però ho detto alla mia ragazza che compravo le scarpe, lei è stata molto contenta perchè si preoccupava di come mi possono giudicare gli amici ed i conoscenti che mi vedono con le stesse scarpe da ginnastica da diverso tempo… Io le ho risposto di non preoccuparsi perchè gli amici mi conoscono bene e sanno cosa pensare davvero di me, mentre di quello che pensano i conoscenti… non me ne importa nulla.

E voi che fate? Realizzate i vostri progetti o siete schiavi del giudizio dei conoscenti? 😀

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10 modi per perdere un cliente

Ecco a voi le dieci cose da NON fare

per avere cura dei vostri clienti:

  1. Dirgli un prezzo e quando poi si manifesta interessato, dirgliene un altro.
  2. Dirgli ogni volta che torna per acquistare lo stesso bene o servizio un prezzo differente e senza una valida spiegazione.
  3. Non seguirlo in ogni fase dell’acquisto.
  4. Non conoscere il prodotto che si sta vendendo. Non essere in grado di rassicurare il cliente sulla corretta scelta di un modello in relazione all’effettiva utilità che viene richiesta.
  5. Non ascoltare il cliente. Lasciarlo aspettare a lungo. Ignorarlo pensando che così diamo un “tono” all’attività (magari nell’illusione di essere “esclusivi” o semplicemente per strafottenza).
  6. Fare osservazioni circa la sua possibilità/impossibilità di acquistare un determinato prodotto (persino al giorno d’oggi succede in talune concessionarie o negozi di abbigliamento ad esempio…).
  7. Non mantenere una promessa. Non rispettare quanto illustrato da una promozione o da una pubblicità ambigua… Fare finti SALDI caricando il prezzo e poi scontandolo e tornando quindi allo stesso prezzo presente prima dei SALDI…
  8. Non ricordarsi di lui, qualora sia un cliente affezionato che torna di frequente al vostro negozio
  9. Non premiare la sua fedeltà con un’offerta dedicata solo ed esclusivamente a lui. Può trattarsi del tipico sconto che un commerciante/artigiano può fare ad un particolare cliente o rendergli un vantaggio offrendogli un particolare servizio per l’occasione (un’assistenza, tra le tante, gratuita…).

  10. Dargli sempre ragione… No, non mi sono sbagliato a scrivere 🙂 Dare sempre ragione al cliente è controproducente al giorno d’oggi. Non siamo più nell’epoca del perbenismo, il cliente non vuole sentirsi dire “sì giusto” a tutto (in tal caso si renderebbe conto di essere preso in giro). Il cliente vuole sapere come stanno le cose realmente e cosa più gli conviene. Poi ovviamente c’è sempre l’eccezione che conferma la regola…

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In men che non si dica arriveranno le feste Natalizie, mi raccomando scegliete i migliori negozi specializzati… 😀

Riciclare arredare -2-

Riconosci questo oggetto?

Lo metteresti sopra un mobile? In cucina? In studio?

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E allora perchè lo butti via?

Hai capito cos’è? Vuoi vedere meglio?

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Adesso lo riconosci?

E’ un barattolo piuttosto piccolo e costoso. Serve per contenere la crema da barba. Forse non lo sai ma la maggiore percentuale di quanto hai pagato per acquistarlo è dovuta proprio al contenitore (tra l’altro MADE in ITALY come puoi vedere dalla prima foto). A maggior ragione se è di vetro, i costi lievitano…

Eppure ogni giorno ne gettiamo centinaia di migliaia… milioni a settimana in tutta Italia.

Io lo uso per contenere in studio tutte le memorie SD delle macchine fotografiche o ancora le chiavette USB, piccoli jack o parti che perderei facilmente…

E TU? 😀

Per lavarlo l’ho semplicemente immerso nell’acqua calda e la targhetta è venuta via agevolmente… Del denaro che spendi, non lo sai ma ne butti una buona parte…

Davvero un bel pezzo di vetro pesante.

Formula Student – La logica del progetto

Rubrica: Formula Student -2-
Titolo o argomento: Fondere più temi per raggiungere uno scopo

Le corse automobilistiche e la Formula Student

 Come ho sempre creduto anche io, per raggiungere uno scopo, qualunque esso sia, non è assolutamente sufficiente specializzarsi in una cosa sola. Questa credenza ormai è passata e trapassata ed appartiene ad una vecchia mentalità che oggi non è affatto competitiva ed al passo con i tempi.

Chi oggi si specializza in un settore ad alti livelli, sa che dovrà completare la sua preparazione con innumerevoli tematiche che arricchiscono il proprio bagaglio culturale ed aumentano esponenzialmente le possibilità lavorative e di collaborazione con i più svariati settori.

Ne è il tipico esempio la formula student; una formula alla quale prendono parte molte tra le principali Università italiane e dei 5 continenti. Un evento non da poco. Un evento che a differenza di quello che molti pensano non abbraccia solo la meccanica ed i motori bensì si completa attraverso una preparazione curata in ogni dettaglio ed assolutamente da non sottovalutare.

Vediamo in cosa consiste, quali impegni richiede e che tipo di discipline sono chiamate in causa:

  • La Formula Student nasce (dalle Università di tutto il mondo) senz’altro per soddisfare la voglia più golosa di motori, ma non solo…
  • La FormulaStudent prevede lo studio della progettazione di un veicolo da corsa.
  • LaFormula Student prevede lo studio della produzione di un veicolo da corsa.
  • Prevede lo studio dei Test da condurre per verificare la bontà di un progetto.
  • Prevede lo studio dell’Analisi dei costi.
  • Prevede lo studio del Marketing e della presentazione di un prodotto.
  • Prevede lo studio del Management e della Finanza.

Tutti temi che non vengono solo sfiorati, ma accuratamente approfonditi ai massimi livelli come è giusto che una preparazione di tipo universitario sia. Non si tratta di realizzare un’auto da corsa che “Chissà se funzionerà…”, si tratta di realizzare un progetto che verrà valutato con 3 importanti prove e modalità:

  1. Una valutazione del prodotto ottenuto
  2. Una valutazione della resa in pista (vi è un apposito campionato, anzi più di uno e con più categorie di tipo nazionale/internazionale)
  3. Una valutazione su come sono stati investiti tempo e denaro

In sostanza non vince chi si presenta in pista e domina la corsa… Vince chi supera con ottime valutazioni tutti e tre i test: devi aver prodotto un mezzo competitivo, deve essere costato una cifra ragionevole (ottimizzazione dei costi), deve essere stato prodotto in modo intelligente e deve possibilmente essere portato anche alla vittoria in pista con ragazzi di talento.

Quello che fa impazzire, nenache a dirlo, è che le prove in pista (di vario genere: gare, prove di handling, prove di accelerazione, skid pad, autocross, endurance…) vengono effettuate sui circuiti più famosi del mondo: vedi Silverstone, vedi Hockenheim, Varano…

Se i tuoi sogni sono l’ingegneria, essere un pilota – pilota collaudatore… costruire un mezzo e portarlo alla vittoria con il tuo team… beh allora la Formula Student è proprio un bel progetto per uno studente. Speriamo che dall’Università alla quale diversi membri di questo blog sono iscritti (Università Politecnica delle Marche) ci arrivino risposte stimolanti alle nostre frementi domande 😀

Auto elettriche: idee per fare il pieno gratis

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Rubrica: The expert on the salmon

Titolo o argomento: Auto elettriche e pieno gratis – parte 2

Auto elettriche

Idee per fare il pieno gratis

Mentre in America si punta sul marketing elettrico, in Europa non stiamo di certo a guardare.

La IAV è un’azienda tedesca dal nome impronunciabile (Ingenieurgesellschaft Auto und Verkehr) che ha recentemente brevettato un sistema per ricaricare le auto direttamente in strada. L’idea è quella di un’autostrada a pagamento che permetta  di ricaricare le batterie dell’auto durante il percorso tramite un sistema wireless. Effettivamente grazie all’induzione elettromagnetica è possibile trasportare energia elettrica senza la necessità di un cavo e questo principio abbinato ad un ricevitore elettromagnetico montato direttamente sul fondo della macchina permette la completa ricarica.

Ecco una breve animazione di questa tecnologia:

Download Ricarica wireless

La Nissan è la prima marca di auto che prevede di inserire un dispositivo di ricezione wireless sulle proprie vetture garantendo un’efficienza del 90%.

Un ulteriore scenario previsto per questo tipo di tecnologia, è quello di installarlo in strade urbane e interurbane molto trafficate, così da permettere in un futuro il completo abbandono delle stazioni di ricarica, visto che sarà possibile recuperare tutta l’energia necessaria direttamente in strada. Per questo servizio ovviamente sarà previsto un costo, ragione per cui ogni auto avrà un codice ID collegato al proprietario a cui verranno consegnate le fatture relative alla reale energia assorbita. Grazie a questo sistema si risolve il problema dei lunghi tempi di ricarica e della corta autonomia della batteria.

Se infatti la batteria è agli sgoccioli sarà sufficiente scegliere un percorso alternativo che comprenda una strada dotata di ricarica elettrica wireless per poter continuare a viaggiare senza preoccuparsi di fermarsi a fare il pieno.

Mi piacerebbe concludere con una soluzione forse meno interessante ma sicuramente molto creativa. Questa volta viene dalla Spagna, dal gruppo Telefónica che ha presentato un piano di riutilizzo per le proprie cabine telefoniche. Se infatti nel ventunesimo secolo quasi tutti abbiamo un telefono cellulare e il ruolo delle cabine telefoniche è venuto a mancare, Telefónica ha proposto nell’ultimo consiglio di amministrazione di convertire tutte le cabine telefoniche presenti in Spagna in punti di ricarica per auto elettriche. Questo permetterà a migliaia di persone di ricaricare il proprio veicolo mentre sta comodamente parcheggiato, magari in pieno centro, senza preoccuparsi di niente.

L’idea è semplice e attuabile sin da subito. Ovviamente il quadrato di parcheggio più vicino alla cabina sarà riservato alle auto elettriche, e scendendo dall’automobile sarà sufficiente inserire la propria tessera identificativa nella cabina e lasciare che l’auto si ricarichi. Si inizia quest’anno da Madrid, e poi l’iniziativa sarà allargata anche a Barcellona e Siviglia nel 2010.

Sicuramente vedremo fra pochi anni spuntare molte altre iniziative,

secondo voi chi ha più possibilità?

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti. Inviato dalle isole Canarie
.

Note

Vorrei aggiungere al prezioso articolo scritto da Davide alcuni spunti. Le auto verranno fornite di un ID per il pagamento della reale energia utilizzata per la ricarica delle batterie. Probabilmente la risposta delle aziende produttrici di batterie (in accordo con le case automobilistiche per vender più auto) sarà quella di investire per creare batterie estremamente più longeve e con una maggiore autonomia. In seguito potrebbero ipotizzare di fornire (come già è stato fatto su diversi prototipi) le stesse auto con pannelli fotovoltaici che ricaricano le batterie mentre si è in marcia.

Inoltre nell’aspetto ecologico c’è da considerare che se le batterie non saranno poi così durature anche dal punto di vista del numero di ricariche che è possibile eseguire e quindi della vita utile del dispositivo, sarà necessario spendere molto denaro “pubblico” per lo smaltimento di un rifiuto così largamente inquinante. Il rovescio della medaglia è dietro l’angolo.

Anche l’inquinamento da onde elettromagnetiche al giorno d’oggi offre una molteplicità di dubbi circa la salute dell’uomo. Un pò come avviene per i cellulari e molti dei dispositivi più moderni…