Acquistare all’asta? Perchè no.

Ecco alcuni dei siti che molti evitano di dirvi. O perlomeno così è successo a me 🙂

  • www.astegiudiziarie.it
  • www.asteitalia.it
  • www.anesim.it

La cosa che mi fa più specie è che mia madre conosce una persona che lavora al tribunale alla quale ogni qualvolta abbiamo chiesto informazioni sulle aste, ci ha risposto che non ne sa nulla e che comunque non c’è nulla, ecc… scoraggiandoci. La cosa che mi fa più specie è che più volte la legge è dovuta intervenire affiché l’informazione per i cittadini in merito alle aste fosse meglio divulgata.

Così in questo articolo vi abbiamo fornito 3 indirizzi internet che spero vi siano utili. Se ad esempio effettuate una ricerca sul sito “astegiudiziarie” potrete osservare che il sito è molto ben fatto e che facilmente si accede a tutte le informazioni necessarie per presentarsi alle aste.

E’ fondamentale sapere che:

  • non ci si può presentare all’improvviso ma bisogna completare l’apposita domanda in ogni sua parte e consegnarla con alcuni giorni di anticipo.

  • bisogna pagare una cauzione che poi verrà restituita in caso non si acquisti nulla.

  • esistono aste in cui vengono effettuati rialzi con una cifra minima di rialzo imposta, altre in cui non è necessario.

  • essere accompagnati da un Geometra esperto (e di fiducia) nel caso si partecipi ad un’asta per un immobile “è fondamentale” per non incappare in errori. I dati degli immobili li trovate sui siti elencati e devono preferibilmente essere visionati da un Geometra che sappia bene se ad esempio si può fare un cambio destinazione d’uso o vi è la necessità di una ristrutturazione che rende poco conveniente l’acquisto o che comunque venga con voi a vedere le condizioni dell’immobile prima di presentare domande per prendere parte all’asta.

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Guardiamo le cose sempre nella loro totalità

L’altro giorno stavo tornando a casa in moto, un’automobilista mi abbagliava con i fari che riflettevano negli specchietti. Con la mano sinistra ho coperto lo specchietto e mi sono reso conto che si tratta di una parte della moto che non curo mai. Certo di sfuggita lo guardo mentre sono per strada ma non lo osservo davvero come invece guardo la moto quando è parcheggiata.

Eppure lo specchietto è una parte fondamentale della moto, senza rischierei diversi incidenti. Appoggiandoci una mano sopra, una volta tanto l’ho guardato meglio. Ho guardato come è fatto, il colore, il materiale… Sembra assurdo ma in tanti anni non mi ero mai soffermato così a lungo nell’osservare uno specchietto.

In fondo a chi verrebbe in mente di dire: “Sono proprietario di 2 specchietti, 5 carene, 1 telaio, 1 motore, 2 ruote…” Il tutto viene raggruppato in un insieme chiamato “moto” ovviamente.

Spesso guardiamo le cose nella loro totalità e non ci rendiamo conto che anche la realtà più piccola (nel lavoro, nel commercio, nella professione, nell’artigianato…) è parte fondamentale di un sistema più grande. Un sistema che ha bisogno di quella piccola realtà per funzionare bene ma che spesso non se ne rende conto.

Altrettanto spesso siamo proprio noi che non siamo consci del fatto che la nostra realtà, seppur piccola e da noi sottovalutata, è importante. Noi siamo parti fondamentali di un paese che si chiama Italia e che senza di noi sarebbe incompleto, talvolta non funzionante.

Ci avete mai pensato? 😀

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Dimostrazione paradossale: Se tutti i piccoli negozi e tutte le piccole attività artigianali, le piccole imprese e le piccole realtà professionali chiudessero insieme per la crisi o per leggi che non le tutelano, la nazione si bloccherebbe. Lo stato dovrebbe fare a meno di tanti posti statali. La mancanza di entrate in tasse costringerebbe a controlli molto più severi alle grandi attività per compensare le perdite… Come una moto senza lo specchietto che ad una precedenza impatta su un’auto non vista, lo stato impatterebbe con la realtà con conseguenze che non so prevedere.

Riduco il personale o ci riduciamo gli stipendi?

Rubrica: Imprenditoria attiva
Titolo o argomento: Quando il lavoro vince su ogni cosa

Questa è la domanda che si è posta il fondatore di una delle tre imprese presenti su questo pianeta che si occupano di intervenire in caso di alluvioni, terremoti, vasti incendi, maremoti o importanti fenomeni naturali che paralizzano la vita di tutti i giorni di intere città o regioni.

Un’azienda insolita che, come dice il suo padrone scherzando, lavora quando capita “una sfiga”. Un’azienda che nonostante la sua rarità vive un grave momento di crisi con un fatturato addirittura ridotto di oltre il 50%.

Il padrone/fondatore si è posto il problema di dialogare con i suoi dipendenti e cercare di fargli capire che avrebbe dovuto tagliare i costi licenziando il 25% del personale. Cosa non facile. Tuttavia ha pensato ad una interessante alternativa.

Quale rimedio?

La sua idea per tentare di risolvere il problema, peraltro accettata di buon grado da tutti i suoi dipendenti tranne uno, è consistita nel consultare i suoi dipendenti e proporgli una scelta:

  • Possibilità di tagliare il 25% del personale
  • Possibilità di restare a lavoro ma ridurre a tutti lo stipendio del 25% e continuare a lavorare insieme salvando l’azienda e l’affiatato gruppo di lavoro.

Per sua sorpresa tutti i dipendenti tranne uno hanno accolto volentieri l’idea di riduzione dello stipendio (fino a ripresa avvenuta ovviamente) per ottenere così la possibilità di non chiudere e restare a lavorare insieme in un team affiatato. Non è detto che l’unico che non ha accettato la proposta non sia stato coinvolto dall’iniziativa, potrebbe ad esempio essersi trovato nella circostanza di non poter assolutamente fare a meno di uno stipendio come quello che percepiva (magari per via di un mutuo o altro).

Con questa mossa il sogno di queste persone, che si erano conosciute lavorando in passato insieme per una delle altre due aziende del settore, è potuto continuare.

Piccole curiosità

L’idea di aprire la terza delle tre aziende (di cui due multinazionali) che si occupa di dare assistenza in caso di “eventi naturali eccezionali” è nata dal desiderio di alcuni dipendenti, che precedentemente lavoravano per la concorrenza, di lavorare in modo “diverso”.

In modo diverso significa che la loro idea era quella di accettare anche i grandi lavori esclusi dalle multinazionali per il basso vantaggio offerto dal profitto ottenuto in proporzione alle risorse utilizzate ed al tempo impiegato per far fronte ad un particolare evento. Purtroppo questo metodo, pur animando gli animi di tante splendide persone volenterose e meno interessate ai profitti, ha portato a soffrire maggiormente la crisi rispetto ad una concorrenza che sceglie (anche se può sembrare banale) solo lavori dove in proporzione al tempo impiegato la remunerazione è la più alta.

Questo significa che se una di queste due multinazionali deve scegliere tra un lavoro che gli garantisce un incasso di 10 milioni di euro in 1 anno ed un altro che gli garantisce 5 milioni di euro in tre mesi, scelgono il secondo e dedicano il restante tempo ad altre commissioni. Infatti nei 9 mesi di differenza potrebbero capitar loro commissioni per un valore finale superiore a quello ottenibile dal primo caso citato.

Le prime due multinazionali si basano quindi sul raggiungimento di profitti sempre più alti nel breve periodo. La terza azienda, nonostante i buoni propositi, vive un rischio molto maggiore che momentaneamente non ha premiato ma è importante sottolineare che gli effetti di questa crisi erano davvero difficili da prevedere.

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Fabbricato in Italia

Sempre più spesso…

…si crea una sorta di confusione tra i prodotti made in China “clandestini” che per vie traverse arrivano in Italia (senza alcuna garanzia di qualità realmente certificata) ed i prodotti made in China realizzati in modo corretto da importanti e affermate aziende che si affidano ai bassi costi della manodopera orientale e che ottengono le dovute certificazioni di qualità in quanto in grado di rispettare severe norme.

Così avviene che

tra i due litiganti il terzo gode

ed il prodotto italiano con il suo fascino e la sua qualità torna ad essere ricercato essendo forte nei clienti il terrore di sbagliare ed acquistare merce straniera che potrebbe persino essere pericolosa per la nostra salute. Vedi il caso dei jeans orientali che contenevano cromo nei loro coloranti e che potevano causare tumori della pelle.

Non sappiamo più di chi fidarci e così torniamo sconsolati tra le braccia della madre patria (quasi l’avessimo un pò ignorata ultimamente) che ci offre nuove regole, nuove certificazioni di qualità, nuove certezze proprio come possiamo osservare nella foto sotto. Eh già perchè da qualche tempo, girando per i vari negozi di abbigliamento ad esempio, possiamo finalmente trovare capi sui quali è chiaramente riportato quanto segue:

Il capo da lei acquistato è stato ideato e creato interamente in Italia.

Grazie per aver scelto un nostro prodotto.

L’ologramma garantisce l’autenticità del vero “MADE in ITALY”.

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Ciliegina sulla torta: la foto da noi scattata ha come oggetto il cartellino di una maglia da donna del costo di 35 Euro. Questo per dirvi che una tale garanzia di qualità non è una peculiarità di prodotti costosi. Affatto. Tuttavia le bufale possono essere sempre in agguato ed è bene far riferimento ad un buon negozio di fiducia. 😀

Se sei curioso puoi anche leggere l’articolo: Parlando con i lavoratori

La battaglia dell’automotive ecologico: Auto elettriche

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Rubrica: The expert on the salmon

Titolo o argomento: La battaglia dell’automotive ecologico

La battaglia  dell’automotive ecologico

Soluzioni dai principali costruttori

Probabilmente tutti avranno seguito con un pizzico di interesse il duello recentemente tenutosi tra i due standard in lotta per il posto di nuovo supporto digitale. Il BlueRay ha vinto la competizione, lasciando l’HD-DVD nel posto riservato ai cimeli da museo. Nel mercato c’era posto per un solo formato.

In questi mesi stiamo partecipando ad un nuovo duello e in palio c’è il posto d’onore sul podio per il futuro dell’automobilismo e, chissà, del trasporto in generale. Ma le carte in gioco sono un po’ diverse rispetto a quelle del sopracitato successore del DVD.
In primo luogo abbiamo due tecnologie le quali probabilmente prenderanno piede più o meno simultaneamente:

l’idrogeno e l’elettrico.

Mi permetto di fare un po’ di previsione del futuro dicendo che da qui a qualche anno l’intera gamma di modelli automobilistici si dividerà in elettrico e idrogeno proprio come oggi già vediamo con il benzina e il gasolio.

Vediamo alcuni partecipanti al duello delle “Elettriche”:
Fiat. La squadra di casa gioca d’anticipo, lanciando sul mercato Brasiliano la Fiat Palio Weekend. Magari non sarà il top del design, ma sarà la prima auto elettrica venduta e prodotta in Sud America. Questo modello prevede un’autonomia di 120km (pochini per il Brasile dico io..), batterie di nichel-sodio ricaricabili in 8 ore e completamente riciclabili. Il costo sarà di circa 70.000€.

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Tesla. Per il momento la favorita, producendo un auto dal design accattivante, prezzo onesto e ottima autonomia. Purtroppo ci vorranno altri due anni per vedere sulle strade americane una Model S, e chissà quanto per l’Europa. Ad ogni modo, se i patti commerciali che sta stringendo a destra e a manca andranno in porto, sarà il partner tecnologico delle future versioni elettriche di grandi marche come Chrysler, Mercedes e Smart. In ogni caso, il modello S avrà un’autonomia di 360km e un prezzo di 35.000€ al cambio attuale.
Vedi anche gli articoli:

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Mitsubishi. La Giapponese punta sul motore direttamente alla ruota, o meglio detto in-wheel motor. Significa cambiare il concetto di motore (non di auto!) e dotare il mezzo di 4 motori elettrici direttamente collocati al mozzo delle ruote. In questo modo si evitano le perdite meccaniche e si riduce al minimo il numero di parti in movimento. In teoria tutta la spinta va sulla ruota. Il modello appena uscito si chiama Miev e prevede un’autonomia di 160km e una velocità massima di 130km/h. Sulla sua piattaforma sono prevista la Peugeot 1001 e la Citroën Re-Volt.

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Ford. Sempre dall’America arriva la notizia che l’alta dirigenza dell’unico gruppo motoristico sopravvissuto senza aiuti statali vuole giocarsi la carta del verde, producendo un veicolo elettrico su base Focus. Ancora non si sa molto, anche se ci si aspetta una grande inversione di rotta in un mercato che fin’ora è stato capeggiato da Suv e Pickup.

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Questi sono solo alcuni dei molti pretendenti al titolo. Fra poco ci abitueremo a valutare un auto in base alla durata delle batterie, al tempo di ricarica e al peso/ingombro delle batterie. Mentre per quello che riguarda il tipo di prese elettriche e la tecnologia di stoccaggio più efficiente, sono sicuro che chi riuscirà ad imporre il proprio standard si convertirà nel leader futuro dell’automobile.

Continua…

Nella prossima entrata parleremo di auto ad idrogeno.

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti.

La malattia dell’ultimo modello

L’ultimo modello è davvero sempre il migliore?

Ma soprattutto…

è sempre necessario possedere l’ultimo modello

di un prodotto?

Tra le strategie dell’ottimizzazione la risposta che si nasconde è: “NO”! Vi sono casi in cui acquistare il penultimo modello di un prodotto può rivelarsi una scelta vincente.

Il computer

Potrebbe essere il nostro caso quando ad esempio ci ritroviamo a necessitare di un nuovo computer per lo studio tecnico. Nel momento in cui stiamo lavorando per raggiungere un particolare obiettivo postoci mesi fa, come ad esempio la realizzazione del modello 3d di una vettura da corsa che abbiamo disegnato, ci poniamo la domanda:

“Ci occorre realmente l’ultimo modello di Computer Super Potente dato che alcuni mesi fa consideravamo il precedente modello persino superiore alle nostre esigenze?”

Ovviamente immaginate la risposta da soli… un bel no grande come una casa. Sono molto rare le persone che hanno realmente bisogno dell’ultimo software per la realizzazione di modelli 3d ed il relativo computer adeguato al calcolo. Sono rarissime le persone che acquistano un software per la realizzazione dei modelli 3D e che lo sfruttano realmente al limite fino a provare il desiderio di avere nuove funzioni… Come si spiegherebbe altrimenti il fatto che ci è capitato di vedere lavori  a dir poco magnifici fatti da persone realmente esperte nell’uso di un famoso sotware di modellazione 3D con una versione molto più vecchia di quella attuale. Lavori addirittura migliori di quelli che molti utenti che operano nel settore riescono a realizzare con la versione più aggiornata. Evidentemente come abbiamo illustrato anche nella nostra rubrica “Portare al limite una compatta digitale”, sono molte le tipologie di prodotto che acquistiamo senza poi sfruttarne le reali potenzialità.

Il risparmio in questo tipo di scelta ci ha dato un vantaggio notevole: la possibilità di spendere soli 1000 Euro circa per un computer usato che nuovo e nell’ultima versione ne costa addirittura 3000. La nostra esigenza viene più che soddisfatta. Un tale computer è comunque superiore alle nostre esigenze e l’assenza del desiderio dell’ultimo modello ci da un vantaggio enorme.

E la differenza di calcolo?

In molti casi le differenze ci sono e sono così modeste tra un modello ed il successivo, da non giustificare affatto 2000 Euro di spesa che sarebbe andata persa nel giro di pochi mesi. Eh già perchè… anche il nuovo modello tra qualche mese si svaluterà. Portare al limite quel poco che si può avere a disposizione, in taluni casi, aguzza pure l’ingegno regalando risultati che possono essere persino superiori…

Va poi considerato che la stragrande maggioranza delle aziende produce un nuovo modello di un prodotto, che sia migliore o meno del precedente, per ben chiare ragioni:

Proporre sempre materiale nuovo per dimostrare che si è al passo con i tempi e competitivi sul mercato. Si può oltretutto dimostrare di avere molte idee e di essere molto produttivi. Insomma si può riuscire a dare un’idea forte del proprio potenziale.

L’automobile

Spostandoci letteralmente su un’altra tipologia di prodotto, “l’automobile” sono tantissimi i casi (sarà capitato anche a voi di constatarlo) in cui il meccanico esperto dell’officina autorizzata della vostra concessionaria preferita non gira con l’ultimo modello di vettura pubblicizzata perchè ritiene tecnicamente migliore il modello precedente. Trova che gli dia meno problemi, che le scelte tecniche siano più intelligenti.

A volte si realizzano nuovi modelli di automobili per andare incontro alle esigenze di utenti che in fin dei conti non sono esperti per cui preferiscono avere cruscotti muniti di prese usb, bluetooth, massima interattività piuttosto che un migliore assemblaggio della carrozzeria, una migliore verniciatura, un migliore cambio o altro ancora… Le case costruttrici propongono così nuovi modelli per assecondare le richieste dei clienti a prezzi vantaggiosi e questo porta le aziende a risparmiare su “altro”…

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Infine…

…Solo due esempi sono stati sufficienti per comunicarvi un messaggio in questo caso. Due esempi forti ormai alla base della nostra cultura: il mondo digitale e l’automobile. Continuare sarebbe stato noioso, il concetto è chiarissimo: Valutare bene, quando si compie un acquisto, di cosa abbiamo realmente bisogno. Il denaro risparmiato potrà alimentare (parlo a livello professionale/lavorativo) altre vostre esigenze… 😀

Conto economico

Schema di un Conto economico

redatto secondo l’art. 2425  c.c.

Il conto economico riepiloga i ricavi conseguiti dall’impresa nell’esercizio ed i relativi costi. Ricordiamo che per esercizio si intende il periodo annuale cui è riferito il bilancio.

Le principali voci del conto economico sono rappresentate dal Valore della produzione, il Costo della produzione, la Differenza tra il valore ed il costo della produzione, i Proventi ed oneri finanziari, i Proventi ed oneri straordinari, Imposte sul reddito d’esercizio.

A) VALORE DELLA PRODUZIONE

  1. ricavi delle vendite e delle prestazioni;
  2. variazione delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti;
  3. variazione dei lavori in corso su ordinazione;
  4. incrementi di immobilizzazioni per lavori interni;
  5. altri ricavi e proventi, con separata indicazione dei contributi in conto esercizio;
  6. TOTALE (1+2+3+4+5).

B) COSTI DELLA PRODUZIONE

  1. per materie prime;
  2. per servizi;
  3. per godimento di beni di terzi;
  4. per il personale;
  5. ammortamenti e svalutazioni;
  6. variazione delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci;
  7. accantonamenti per rischi;
  8. altri accantonamenti;
  9. oneri diversi di gestione;
  10. TOTALE (1+2+3+4+5-6+7+8+9).

Differenza tra valore e costi della produzione: A-B (A meno B)

C) PROVENTI E ONERI FINANZIARI

  1. proventi da partecipazioni, con separata indicazione di quelli relativi a società controllate e collegate;
  2. altri proventi finanziari;
  3. interessi e altri oneri finanziari, con separata indicazione di quelli verso imprese controllate e collegate e verso controllanti;
  4. TOTALE (1+2-3).

D) RETTIFICHE DI VALORE DI ATTIVITà FINANZIARIE

  1. rivalutazioni;
  2. svalutazioni;
  3. TOTALE (1-2).

E) PROVENTI E ONERI STRAORDINARI

  1. proventi, con separata indicazione delle plusvalenze da alienazioni i cui ricavi non sono iscrivibili al n.5 della voce VALORE DELLA PRODUZIONE (A);
  2. oneri, con separata indicazione delle minusvalenze da alienazioni e delle imposte relative a esercizi precedenti;
  3. TOTALE DELLE PARTITE STRAORDINARIE (1-2)
  4. Risultato prima delle imposte (A-B +/- C +/- D +/- E)
  5. Imposte sul reddito di esercizio
  6. Utile (perdita) dell’esercizio.

Cercate di immaginare, se avete letto il precedente articolo, il peso che possono avere tutte queste voci su una grande impresa e su una piccola impresa…

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10 Ottimi motivi per cui…

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Conviene davvero essere grandi?

essere piccoli vi renderà più forti dei grandi.

  1. Se la vostra impresa non ha dimensioni enormi (sia che la stiate ancora progettando/sognando, sia che l’abbiate già avviata) sarà più facile tenerla sotto controllo senza affidare tale compito ad altri che non sapranno mai farlo bene come voi. Mi riferisco a tutti gli organi che sono presenti in grandi imprese a partire dagli amministratori, passando per gli organi di controllo, per arrivare fino alle direzioni…

  2. Se la vostra impresa non ha dimensioni enormi, in caso di imprevisti, gli sbalzi di reddito saranno minori e maggiormente controllabili.

  3. Se la vostra impresa non ha dimensioni enormi in caso arrivi il giorno di chiudere non dovrete mandare a casa centinaia di dipendenti e famiglie…

  4. Gli enormi vantaggi delle grandi dimensioni sono ormai svaniti. La maggior parte delle grandi aziende non assumono, tagliano. Quasi il 100% della crescita viene dalle piccole realtà. Una volta era l’esatto opposto è vero; oggi non è più così.

  5. Più è piccola un’impresa e più “velocemente” può adattarsi a cambiare assetto in base alle esigenze del mercato.

  6. Più è piccola un’impresa e più è “facile” effettuare cambiamenti senza trovare opposizioni al cambiamento tipiche di chi lavora in grandi realtà.

  7. Avere un filo diretto con i propri clienti, conoscerli da vicino, ascoltarli… può essere la carta vincente.

  8. Si può partire da piccoli investimenti e basare tutto quasi esclusivamente sulle proprie capacità artistiche, artigiane, strategiche.

  9. I migliori risultati sono stati ottenuti da coloro che oltre a realizzare il proprio prodotto, hanno saputo realizzare la propria campagna marketing…

  10. Pensate solo al CONTO ECONOMICO di una grande impresa e alle sue voci circa i costi di manutenzione di grandi superfici, capannoni, attrezzature e macchinari, spese energetiche, ammortamenti, interessi sui prestiti bancari, interessi sui debiti quali ad esempio fidi, imprevisti, coperture assicurative, merce ferma… In caso le vendite si fermino, mantenere tali spese è devastante e si possono raggiungere buchi giornalieri di milioni di Euro. Ti basti pensare all’esempio General Motors o Alitalia…

 Una piccola impresa artigiana che ad esempio produce letti in ferro battuto soffrirà comunque di questa o di altre crisi, ma avrà un margine molto, molto più ampio prima di raggiungere un punto di non ritorno. Mi hanno sorpreso esempi di piccole imprese scampate alla crisi semplicemente rimboccandosi le maniche tra colleghi, rilevando l’attività del titolare che aveva dichiarato fallimento e dividendo gli stipendi in parti uguali, indipendentemente dalle mansioni, per non creare un clima di disaccordo e pensare solo a rendere… Davvero ammirevole.

Molto spesso i migliori imprenditori sono persone che hanno lavorato già sul campo e che quindi sono stati prima di tutto operai. Fatevi sotto, è il momento di uscire definitivamente da questa crisi! 😀

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Vedi anche l’articolo: In crisi anche i grandi colossi

Gli impianti che corrono lungo le strade

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Rubrica: The expert on the salmon

Titolo o argomento: Gli impianti che corrono lungo le strade

Gli impianti che corrono lungo le strade

Rispondendo indirettamente a un post scritto qualche giorno fa in cui si parlava dei rischi che si corrono al circolare sulle nostre strade urbane, vorrei ampliare il tema e parlare di alcune proposte interessanti in materia di utilizzo efficiente del sottosuolo.
Perché del sottosuolo? Perché la principale causa del deterioramento del manto stradale è dovuto ad opere di ampliamento o manutenzione di condutture sotterranee. In questa definizione si includono le condutture di acqua e gas, fogne, linee elettriche e telefoniche (oltre che di fibra ottica).

Al giorno d’oggi, non esistono piani unificati per la distribuzione delle opere sotterranee e sono pochi i comuni che dispongono di un piano dettagliato ed aggiornato delle proprie linee sotterranee.
Questa mancanza di coordinamento e informazione sfocia in molteplici problematiche:

  • La mancanza di coordinamento impedisce che i lavori di mantenimento vengano organizzati secondo un criterio logico, ad esempio aprendo una sola volta il suolo per verificare la linea di acqua e gas invece di aprire in due momenti distinti un unico tratto stradale,

  • Si rischia di incontrare una linea non documentata e quindi cresce la probabilità di tagliare il servizio in questione. Se si tratta di una linea elettrica o del gas ci possono anche essere conseguenze sulla sicurezza degli operai.

  • Si creano instabilità del terreno che si ripercuotono sulla tenuta del manto stradale, facilitando la comparsa di buche e dislivelli.

Il terzo punto è uno dei più delicati, e visto che non è facile determinare una relazione di causa-effetto tra i lavori stradali e le asperità del manto stradale, non si sono mai prese in seria considerazione le possibili alternative all’attuale modo di fare.
Per fortuna altri paesi hanno già da tempo studiato il problema, considerando che oltre ad essere un problema estetico è anche un rischio per la circolazione stradale oltre che un costo per l’amministrazione pubblica (costo dell’opera di apertura della strada, costo dell’asfaltatura e dell’eventuale messa in condizione del terreno).
Le prime ad adottare una soluzione alternativa sono state le grandi metropoli, come Tokyo, Toronto, sino in Europa  con Madrid e Ginevra, visto che l’impatto della chiusura di una arteria principale in una grande città comporta spesso la paralisi del traffico, oltre che gli ulteriori problemi già descritti.

Bene, la soluzione adottata da queste città è stata quella di creare un “canale sotterraneo”, ubicato a circa due metri sotto il fondo stradale, provvisto di apposite cabine di accesso (che nella maggior parte dei casi sono molto simili ai classici tombini) e che hanno le dimensioni sufficienti per permettere l’ingresso dei tecnici di piccoli macchinari per le riparazioni (circa 2,5 metri di diametro). Questi tunnel sono costituiti da un rivestimento in cemento e acciaio che li isola da infiltrazioni e in molti casi sono omologati come resistenti ai terremoti. All’interno del tunnel i diversi condotti sono separati rispettando le più rigide norme internazionali, utilizzando rivestimenti resistenti al fuoco e al calore. Per il trasporto del gas e dell’acqua, le condotte sono in acciaio resistente alle alte pressioni e con isolamento termico. Inoltre lo stesso tunnel è ventilato proprio come le gallerie per autoveicoli, creando un ambiente di lavoro e di ispezione adatto al personale umano.
Nella prima foto un tunnel in costruzione nella città di Tokyo. Nella seconda foto lo stesso tunnel una volta completato il cablaggio.

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Il punto debole di questo sistema è il costo. Per fare un esempio la città di Madrid ha sostenuto una spesa di 3.000 Euro al metro lineare per la realizzazione del tunnel recentemente costruito. Troppo elevato per la maggior parte delle piccole-medie città Italiane.

E resta aperta anche la questione relativa alle arterie secondarie che non consentirebbero l’installazione di grandi tunnel visto che lo spazio a disposizione sarebbe insufficiente.
Non penso che questo sistema si adatti efficacemente alla realtà Italiana, anche se spero che serva come spunto per comprendere che esistono soluzione alternative e non bisogna smettere di sviluppare nuove idee. Nel nostro caso è necessario studiare una soluzione più semplice, economica ed efficiente.

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti.
Più informazioni: Tokyo Electric Power Company
http://www.tepco.co.jp/en/index-e.html