Microeconomia “numero indice”

Che cos’è un indice?

Una volta c’era chi al mercato aveva il pollice verde… Oggi al mercato i pollici non vanno più di moda e si ricorre quasi unicamente agli indici… 😀 Un indice misura un dato rispetto ad un suo valore di base. Spesso siamo spaventati quando nei telegiornali sentiamo parlare velocemente di indici che salgono scendono e nemmeno riusciamo a capire di cosa si tratti. In realtà il discorso è molto semplice. Facciamo subito un esempio che chiarifica il concetto molto meglio di lunghe spiegazioni:

Ammettiamo che il computer portatile ABC nell’anno 2001 costasse Euro 1500,00.

Ammettiamo che 3 anni dopo, nel 2004, il suo prezzo avesse raggiunto i 1700,00 Euro.

Se prendiamo il primo valore ovvero 1500 euro e lo paragoniamo a 100, facendo una semplice proporzione con il prezzo del 2004 di 1700,00 euro otteniamo:

1500 : 100 = 1700 : X

ne deriva ovviamente che: (100•1700)/1500 = 113,33

Il valore 113,33 rappresenta l’indice che segnala l’incremento del prezzo del computer portatile rispetto all’anno 2001 che potrebbe ad esempio essere l’anno in cui è uscito sul mercato.

Prezzo nominale e prezzo reale

Poniamo subito all’attenzione un esempio.

Dati:
prezzo nominale = 3,1 (ovvero prezzo del prodotto X nel 1967),
indice riferito al 1999 = 100,
indice riferito al 1967 = 7,9

Incognita:

Qual è il prezzo reale, ovvero prezzo del prodotto X rapportato ad oggi? Semplicemente è necessario rapportare gli indici e moltiplicare per il prezzo nominale, ovvero: 3,1 · (100 / 7,9) =  39,24

Un curioso dialogo in banca

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: E’ tutto normale… o no?

Un amico (Marco) mi ha raccontato una breve e coinvolgente (dis)avventura mattutina in banca. Venendo subito al dunque ecco il dialogo che riporta esattamente quanto detto tra il mio amico e la  Responsabile che si occupa di far investire i clienti.

Marco: Buongiorno.
Resp.: Buongiorno, venga si accomodi.

Marco
: sì, mi avete chiamato per darmi dei consigli circa il capitale che ho fermo qui presso di voi.

Resp.
: esattamente, dunque se mi dice il numero del conto vediamo subito la sua situazione…

Marco
: XXXXXXX

Resp.
: molto bene, abbiamo visto che lei ha fermi questi 49.000 euro da qualche mese e le volevamo dare alcuni consigli su come farli fruttare.

Marco
: Molto bene la ascolto…

Resp.
: allora ci sarebbe l’opzione di investire in un fondo comune… bla bla bla.

E la responsabile illustra tutte le condizioni a Marco che non riportiamo per sintesi e per arrivare subito al punto d’interesse.

Marco: quindi lei mi sta dicendo che se vi lascio in mano i miei 49.000 euro voi mi date come interesse 400,00 euro meno le spese? Ma lei sta scherzando?
Resp.: No perchè?

Marco
: Cioè io le dò 49.000 euro, non li posso più toccare per uno o due anni ecc per 400.00 euro di interesse? E dove sta il guadagno scusi? Ma lei ha tenuto conto che se faccio riferimento agli indici e all’inflazione (premetto che Mauro è sufficientemente competente di teorie microeconomiche e relative formule e formulette) dopo due anni il denaro che mi restituite vale molto meno di quello che ho adesso?

Resp
.: Sì certamente, lo so…
Marco: Mi scusi, ma se lo sa, perchè me lo ha proposto?

Resp.:
Perchè è così che funziona!

Marco
: Lei mi dà un bidone e mi dice che io lo devo prendere perchè è normale e perchè è così che funzionano le banche oggi?

Resp.:
Ma tanto non trova altre soluzioni!

Marco:
Ah no? Ma lei lo sa che se compro una nuova sega combinata per la falegnameria ho la possibilità di incrementare la mia produzione di 3 pezzi a settimana e che ognuno di quei 3 pezzi mi rende oltre i 400,00 Euro che mi offre lei?

Resp.:
……………

Note

Esclusi gli straordinari Marco lavora in falegnameria con i suoi tecnici circa 40 ore alla settimana. Con una macchina combinata in più per fare vari tipi di taglio e lavorazioni Marco può realizzare 3 pezzi in più (3 pezzi non significa 3 comodini, significa 3 cucine artigianali ad esempio, lui li chiama 3 pezzi ma in realtà sono molti di più) a settimana. Questi 3 pezzi vengono venduti intorno ai 2000-3000 euro dai quali sottraendo materia prima, manodopera, finiture (maniglie, guide scorrevoli, pomelli, ecc) ammortamenti dei macchinari, le dovute tasse, imballaggi, spedizioni, imprevisti (rottura utensili, altro materiale difettoso da sostituire, ripensamenti del cliente, utensileria nuova ecc.) rimangono proprio cifre intorno ai 300-400 Euro. Allora vi potreste chiedere subito: “perchè Marco non acquista immediatamente una macchina combinata in più per la sua falegnameria?”. Perchè prima di fare un qualunque passo ci si pensa più e più volte inoltre, visto che nel commercio e nell’artigianato i profitti vanno su e giù come le montagne russe in base ai vari momenti, Marco potrebbe acquistare la sua macchina combinata in più, farla lavorare molto per 8 mesi di attività, magari assumere una nuova persona e poi, nel momento in cui le vendite scendono nuovamente trovarsi in crisi perchè non ha guadagnato abbastanza da ripagarla totalmente. O magari il flusso di lavoro potrebbe andar molto bene nei 3 anni a seguire e senza cali in modo tale da far registrare a Marco profitti più che positivi. Chi può dirlo?

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Numero indice
Potere d’acquisto e inflazione
Conto economico di un’impresa

Concorrenza perfetta – Monopolio perfetto

Due estremi del mercato, due modelli astratti, teorici ma fondamentali per capire poi nei successivi articoli i modelli economici reali nei quali viviamo e le distorsioni presenti tra la teoria e la realtà.

Concorrenza perfetta

  • Gli acquirenti e i venditori sono in numero decisamente elevato.
  • Nessuno in singolo riesce a influire, pesare di più sul mercato, rispetto al concorrente.
  • I prodotti realizzati sono omogenei, significa che sono uguali e rispondo agli stessi standard qualitativi; per tale ragione sono perfettamente sostituibili, ovvero per l’acquirente non vi è differenza ad acquistare dall’impresa A o dall’impresa B tranne che per le modalità del servizio offerto (serietà, competenza, rapporto con il cliente, fiducia, fedeltà).
  • L’informazione sulle tecnologie usate i prezzi e tutte le condizioni di mercato sono perfettamente trasparenti.
  • Non esistono impedimenti o barriere per nuovi imprenditori, di entrare nel mercato, tantomeno di uscire dal mercato.

Monopolio perfetto

  • Un’unica impresa offre il prodotto nel settore.
  • L’entrata di altre imprese è impedita ovvero ci sono delle barriere in entrata spesso insormontabili.
  • La curva di domanda del monopolista coincide con la curva di domanda del settore ovvero tutta la quantità di prodotto richiesta dai clienti viene soddisfattta da un’unica impresa.

Fatte queste anticipazioni per così dire tecniche vedremo poi alcuni dettagli interessanti dei mercati.

Vedi anche i modelli reali: Concorrenza monopolistica – Oligopolio.

 monopoly.jpg

Versione originale del Monopoly della Parker Brothers Real Estate Trading Game.
Lo scatto è stato eseguito da noi secondo la tecnica dello Still Life.

Proporre un’idea ad un’azienda. Con quali tutele?

Rubrica: Sogni il tuo brevetto? -4-
Titolo o argomento: Può convenire proporsi ad un’azienda? Con quali tutele? Perchè?

Un rapido esempio

Premesso che “brevettare” ad esempio un nuovo sistema di comunicazione in buona parte del mondo (brevetto internazionale) serve solo a fare in modo che, nel caso l’idea sia realmente valida da poter offrire un gran ritorno economico, le aziende interessate la brevettino o comunque la realizzino in uno dei paesi non coperti da brevetto. Operazione sicuramente più semplice per una multinazionale. Premesso questo, nutriamo alcuni sospetti circa l’utilità di brevettare qualcosa se non si è una grande azienda e non si dispone di grandi capitali e gruppi di studi legali al seguito.

L’azienda che potrebbe realizzare il prodotto in uno stato dove il vostro brevetto non è coperto, poi potrebbe diffondere il prodotto in larga scala nel mercato tramite normalissime esportazioni e l’ingente capitale investito per corpire l’idea con un brevetto se ne andrebbe a farsi friggere.

Inoltre: di quante persone bisogna fidarsi per raggiungere lo scopo? Dai colleghi con cui si sviluppa il prodotto, alle aziende interessate o che fingono di non esserlo, agli studi o uffici preposti al controllo che l’idea sia veramente nuova. Mi sono sempre chiesto se andando in camera di commercio non ci sia il rischio che gente più esperta si appropri dell’idea nel controllare la sua valenza. Passerò da malfidato ma sapete com’è…

A questo punto per me vi è un’unica soluzione

Acquisire il “diritto morale” e non economico sul prodotto inventato, in modo tale da poter godere del privilegio di essere riconosciuto ovunque come colui che ha inventato un nuovo sistema, una nuova utilità.

  • Il vantaggio è che si può così essere facilmente assunti a buoni livelli dalle aziende interessate al prodotto anche perchè se sono furbe e dedite all’evoluzione, dovrebbero sapere che la vostra mente nel loro ambiente tirerà fuori molte più novità aumentando il prestigio dell’azienda stessa. Se così non fosse vi assumerà l’azienda concorrente e la prima ci rimetterà 2 volte.

  • Lo svantaggio è che non si ha diritto economico su ciò che si è inventato. Un pò come gli studenti che vincono i concorsi sulle tesi di laurea e ricevono un premio di 1000 euro per un’idea che non si calcola che valore possa avere… sicuramente di gran lunga superiore.

 Pertanto non inseguire il massimo profitto, ancora una volta potrebbe essere una carta vincente, soprattutto considerato che inseguendo scopi economici ci si può ritrovare a perdere sia il diritto di brevetto che quello morale. Ovvero, perdere tutto.

Ovviamente se invece avete la possibilità di un amico avvocato o di uno studio legale fidato che vi segua, beh allora potete ambire a di più…

Sogni il tuo brevetto?

Rubrica: Sogni il tuo brevetto? -3-

Titolo o argomento: Sogni il tuo brevetto?

Se il brevetto ti sembra qualcosa di lontano da ciò che pensavi o speravi di trovare come opzione di salvataggio della tua idea ti consigliamo di leggere il Regolamento (CE) n. 6/2002 del Consiglio, del 12 dicembre 2001, su disegni e modelli comunitari:

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32002R0006:IT:HTML

pare infatti che sia possibile (attenzione ha validità solo nella Comunità Europea) registrare da soli i propri modelli se rispettano determinati prerequisiti (riportati nel lunghissimo testo presente al link sopra) e se rispetti tutta una serie di regole… ma attenzione, il minimo errore e come probabilmente immaginate, tutto va a monte. Farsi seguire da un avvocato, meglio se un amico fidato che ha scelto questo tipo di studi, potrebbe essere la carta vincente per salvaguardare nel migliore dei modi l’idea, il lavoro, l’oggetto che vorreste registrare…

Uno stralcio del regolamento che trovate al link sopra:

DIRITTO DEI DISEGNI E MODELLI
Sezione 1
Requisiti per la protezione
Articolo 3
Definizioni
Ai fini del presente regolamento s’intende per:
a) “disegno o modello”: l’aspetto di un prodotto o di una sua parte quale risulta in particolare dalle caratteristiche delle linee, dei contorni, dei colori, della forma, della struttura superficiale e/o dei materiali del prodotto stesso e/o del suo ornamento;
b) “prodotto”: qualsiasi oggetto industriale o artigianale, comprese tra l’altro le componenti destinate ad essere assemblate per formare un prodotto complesso, gli imballaggi, le presentazioni, i simboli grafici e caratteri tipografici, esclusi i programmi per elaboratori;
c) “prodotto complesso”: un prodotto costituito da più componenti che possono esser sostituite consentendo lo smontaggio ed un nuovo montaggio del prodotto.
Articolo 4
Requisiti per la protezione
1. Un disegno o modello è protetto come disegno o modello comunitario se ed in quanto è nuovo e possiede un carattere individuale.
2. Il disegno o modello applicato ad un prodotto o incorporato in un prodotto che costituisce una componente di un prodotto complesso è considerato nuovo e dotato di carattere individuale soltanto se:
a) la componente, una volta incorporata nel prodotto complesso, rimane visibile durante la normale utilizzazione di quest’ultimo, e
b) le caratteristiche visibili della componente possiedono di per sé i requisiti di novità ed individualità.
3. Per “normale utilizzazione” a termini del paragrafo 2, lettera a) s’intende l’impiego da parte dell’utilizzatore finale, esclusi gli interventi di manutenzione, assistenza e riparazione.

Depositare una domanda di brevetto

Rubrica: Sogni il tuo brevetto? -2-

Titolo o argomento: Depositare una domanda di brevetto… non è facile.

Il primo passo da fare, indubbiamente il più complesso, è quello di capire a fondo l’invenzione e quindi valutare se è brevettabile ed in caso affermativo in quale modo sia conveniente proteggerla. Mentre per alcune invenzioni si tratta di una valutazione semplice, per altre non lo è. Si pensi ai brevetti relativi ai prodotti alimentari, ai software, o a tutte quelle invenzioni apparentemente banali che proprio per questo devono essere descritte in modo rigoroso.

Dal punto di vista formale occorre preparare una documentazione tecnica comprendente una descrizione e dei disegni che facciamo comprendere in che cosa consiste l’invenzione. La documentazione non deve essere una semplice descrizione di come è fatto il prodotto che si vuole brevettare, ma deve essere scritta in modo tale da evidenziare bene quali sono gli aspetti innovativi sui quali si chiede di ottenere la tutela. La difficoltà nello scrivere il brevetto sta proprio in questo. Anche se si è dei tecnici esperti non è detto che si riesca a scrivere un brevetto nel modo ottimale. E quindi buona regola consultare un esperto in materia che possa aiutarvi.
Preparata questa documentazione di base occorre poi predisporre la modulistica. Questo aspetto è tanto più difficile a seconda degli stati in cui si vuole ottenere un brevetto.

Come potrebbe trasformarsi la vita quando si inseguono i propri sogni?

Esempio nelle corse

Non ci si alza la mattina e si fa il lavoro preferito. O perlomeno in linea di massima non succede quasi mai. Ogni singolo passo in più che vogliamo fare nella vita equivale a sacrificio. Devi rinunciare a qualcos’altro. Io ad esempio sono stato costretto (per mia volontà ovviamente) a fare gli esami all’università più lentamente pur di non rinunciare al lavoro che svolgo nel campo: tecnologie edili, meccaniche e motoristiche. Ho rinunciato alle vacanze (che sono ormai un’abitudine naturale per i miei amici tra estive e invernali), ne avrò fatte due o tre in tutta la mia vita, ho rinunciato a qualsiasi cosa fa un giovane alla mia età. Naturalmente solo nei momenti di maggiore difficoltà. E’ ovvio che mi svago anche io. I miei amici erano a ballare il sabato sera e io ero a Zandvoort per l’europeo con la Renault Sport. I miei amici erano a giocare a calcetto nell’anno dell’esame del 5° superiore e io ero a Misano a montare il box con i colleghi per i test in pista dei nuovi pezzi delle auto. I miei amici a 16 anni erano al mare con i motorini d’estate e io montavo i primi accessori su una Escort RS Cosworth. Ogni cosa che volevo imparare a fare la dovevo imparare a scapito di altre cose e soprattutto, in molti casi (aspetto fondamentale) GRATIS. Per recuperare il denaro necessario per realizzare un laboratorio (piccolo reparto corse) ho fatto il pasticcere, il gelataio, il cameriere… Ma rimanevo indietro con gli esami anche se ora ho recuperato moltissimo e mi dirigo verso la fine degli studi. Se vi piacciono le corse e vi auguro di realizzare i vostri sogni, c’è un sistema che vi darà più possibilità di riuscire nell’intento…

Perchè gratis?

Quando avete 16 anni o 20 anni o 25 e non sapete un’acca di auto da corsa, (dalle riviste che spesso si leggono alla realtà ce ne passa…) nessuna scuderia ha bisogno di voi. A meno che… c’è un però. A meno che non siate disposti a pulire la macchina del pilota ogni qualvolta si attaccano i moscerini su paraurti, cofano e parabrezza; a meno che non siate disposti a raccogliere con la segatura l’olio che è caduto per terra; a meno che non vogliate, sotto un sole cocente a 40 gradi, andare con un carrello a prendere un treno di gomme dal gommista del paddock e poi ancora un altro e un altro e un altro ancora. A meno che non siate disposti ad andare a dormire alle due di notte con la macchina che non è ancora a posto e rialzarvi alle otto mentre tutti gli altri sono già in piedi o forse non sono mai andati a dormire… A meno che non accettiate di essere l’ultima ruota del carro e come tale essere trattati.

Il sacrificio

Un sacrificio enorme anche psicologico. Si diventa pezze umane. Ci vuole un carattere forte, ci vuole che quando tornate a casa e uscite dai panni dell’aiuto meccanico (mi riferisco solo ai primi tempi), del garzone, del motorista, del preparatore o altro, vi ricordiate chi siete e che non siete da meno di nessuno ma avete solo un grande sogno. Non ci vogliono le raccomandazioni, ci vuole di farsi in quattro per la prima squadra dove si va a lavorare, poi per la seconda, la terza e così via. Ci vuole che capiate bene questo e altre due cose: la prima è che se inseguite un sogno il sacrificio sarà ovvio e sempre presente; la seconda cosa, con cui una persona ottimista combatte meno, è che dovete sempre tener conto che il sogno potrebbe comunque non avverarsi. Voi darete il massimo e magari non ci saranno sviluppi, ma almeno avrete tentato. A denti stretti. E’ così che si fa. Poche lamentele e più fatti. Non importano i pasti saltati, le ore perse di sonno, le vacanze che non ci sono, le discussioni da stress nel team (non fatele mai davanti agli sponsor). Ciò che conta è che se lo sognate veramente, lo dovete fare e rischiare anche l’insuccesso. Se non provate non potrete mai dire:”tanto non ci riesco.”

Le pretese

Più coverete pretese e meno risultati otterrete. Le vere pretese o meglio ambizioni le dovete nutrire verso voi stessi, verso l’obiettivo che vi siete preposti. Ed è proprio nel momento in cui capirete che dovete annullare le  pretese che avverrà il cambiamento. Vi accoregerete che troverete altri team che apprezzano il vostro lavoro, altri team che hanno bisogno di giovani, altri team che vi danno un pò di coniderazione in più, troverete gente che vi sfrutterà sempre meno e vi rispetterà sempre più. Inizierete ad essere pagati. Qualcuno vi chiederà cosa studiate e se continuerete a studiare per restare nelle corse a livelli più alti…

Lo studio

Considerando che il mondo delle corse è un mondo di pura ignoranza diffusa (esclusi tecnici e ingegneri), se non nutrite il desiderio di divorare quantità enormi di libri e se non avete voglia di essere al top mentre studiate all’istituto tecnico o ad ingegneria meccanica o elettronica o informatica ecc. in base al ramo che preferite, beh se non fate questo potrete lavorare nelle corse, essere dei buoni tecnici, ma impressionare meno di quanto avreste potuto. Dipende dal rapporto che avete con i libri e dalla vostra apertura mentale.

Quando quello che studiavo all’istituto tecnico, non mi bastava più, ho acquistato libri su libri anche e soprattutto all’estero dove c’è una cultura più estesa sulle corse.
Quando quello che studiavo all’università non mi è bastato più sono andato a fare lavori di ogni genere per realizzare il mio laboratorio personale e poter approfondire esame per esame ciò che studiavo…

Su questo Blog sono stati affrontati in precedenti articoli i temi relativi ai libri e all’apertura mentale e, come adesso state iniziando a capire se seguite questo Blog da tempo, ecco un altro dei molteplici motivi che spiegano da dove deriva l’esigenza di conoscere più temi sapendoli accostare per fare bene una cosa (Teoria degli accostamentiTeoria degli accostamenti – parte seconda).

Il tuo brevetto, la tua soluzione

Rubrica: Sogni il tuo brevetto? -1-
Titolo o argomento: Brevetto, la tua soluzione.
La tua soluzione è solo tua, ma non è semplice

Con il brevetto si ottiene il diritto di produrre e commercializzare in esclusiva un oggetto o un sistema sul territorio dello stato in cui viene richiesto. In italia esistono due tipi di brevetto, a cui si affianca la registrazione del modello o disegno, che riguarda esclusivamente la forma o il “design” di un prodotto.

L’invenzione è la forma di protezione più forte che viene concessa a quei trovati che hanno un alto grado di innovazione, ma che, soprattutto, rappresentano una soluzione nuova ed originale ad un problema tecnico. Ha una durata di 20 anni a decorrere dalla data del deposito della domanda di brevetto e, come tutti i brevetti, non può essere rinnovato alla scadenza. Possono costituire oggetto di brevetto i prodotti, i procedimenti produttivi, le varietà vegetali, mentre non sono brevettabili (art. 45 C.P.I.) “le scoperte, le teorie scientifiche, i metodi matematici, i piani, i principi ed i metodi per attività intellettuale, per gioco o per attività commerciali, i programmi di elaboratori, le presentazioni di informazioni” in quanto tali. Al di là della statica definizione legislativa riuscire a comprendere che cosa possa essere brevettabile come invenzione, richiede molto studio e molta pratica, anche se in modo sintetico si è soliti dire, con una definizione che soddisfa ben poco, che l’invenzione rappresenta una soluzione innovativa ad un problema tecnico, mentre il modello di utilità rappresenta una modifica migliorativa di oggetti esistenti.

Il modello di utilità è un tipo di brevetto che esiste in Italia ed in pochi altri Stati. Esso viene normalmente concesso, anche in quegli Stati che prevedono un esame sostanziale per le invenzioni, senza alcun tipo di esame, e, pertanto, è più facile da ottenere, ma anche più difficile da proteggere, dura 10 anni, e non è rinnovabile. Al modello di utilità si ricorre per proteggere quegli oggetti (non i procedimenti) che rappresentano una modifica di oggetti esistenti, che comporta una maggiore utilità o facilità d’uso dell’oggetto stesso. Normalmente si dice che con il modello di utilità si protegge la forma di un prodotto, che abbia una sua specifica funzionalità. Spesso scegliere tra invenzione e modello di utilità non è cosa facile, e per questo la legge prevede la possibilità di effettuare quello che si chiama un “doppio deposito” (art. 84 C.P.I.), ovvero un deposito contemporaneo della stessa domanda di brevetto sia come invenzione che come modello di utilità, lasciando che sia l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi a scegliere tra l’una e l’altra soluzione.

Per depositare un brevetto, di invenzione o di modello di utilità, non occorre disporre di un prototipo, ma solo sapere come l’oggetto o il sistema deve essere realizzato, fornendo una descrizione in tale senso. Tuttavia devono essere presenti i seguenti requisiti: novità, originalità, industrialità, liceità.

L’oggetto del brevetto deve essere nuovo in modo assoluto, cioè non essere mai stato prodotto o brevettato in nessuna parte del mondo. Il concetto di novità viene inteso in senso ampio e si ricomprende nello “stato della tecnica” tutto ciò che è stato reso pubblico, in Italia o all’estero, prima della data di deposito della domanda di brevetto. Molti credono che per depositare validamente un brevetto in uno Stato sia sufficiente che quell’oggetto non sia brevettato in quello Stato. In realtà non è così, altrimenti sarebbe sufficiente fare un giro intorno al mondo, trovare le soluzioni più originali, brevettarle in Italia e godere dell’esclusiva sul nostro territorio sfruttando il lavoro di un altro. Se un oggetto è stato realizzato o brevettato, ad esempio, in Cina ma non in Italia, ciò significa che chiunque in Italia potrà produrlo e venderlo, ma non certo che possa anche brevettarlo: la differenza è evidente, in quanto senza brevetto potrà agire in regime di libera concorrenza, senza pretendere di avere alcun monopolio. Anche in queste situazioni la persona che ha avuto l’intuizione di proporre in Italia un prodotto esistente all’estero può riservarsi una sua nicchia di mercato, magari apponendo un proprio marchio al prodotto o stipulando contratti di fornitura in esclusiva con l’eventuale ditta estera, ma si tratterà di strategie tipicamente commerciali che non hanno a che vedere direttamente con i brevetti.

Possono ottenere un brevetto sia le società che le persone fisiche in quanto non occorre possedere una partita I.V.A. Un valido brevetto può decadere e perdere ogni valore se non viene attuato entro 3 anni dalla concessione del brevetto o entro 4 anni dalla domanda se questo termine scade successivamente (art. 70 C.P.I.).
Dal 1 Gennaio 2007 sono state reintrodotte le tasse sui brevetti, abolite in precedenza solo per l’anno 2006. Pertanto, tranne che il 2006 sono dovute tutte le tasse annuali di mantenimento in vita che, attualmente, decorrono dalla quinta fino alla ventesima annualità.

Crisi, edilizia, società e cultura -2-

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: Pausa riflessiva e idea di ripresa

In pratica l’edilizia in sé non si era fermata, procedeva bene. Non sono mancate le speculazioni per me insensate che in molti casi si sono trasformate in ritorsioni che hanno persino portato a fallimenti devastanti. Nel momento di stasi che stiamo vivendo, dalle mie parti sono fallite proprio le imprese dirette dai Signor “Sò Tutto Io!” L’ignoranza sta nel non capire che a volte guadagnare qualcosa di meno e studiare qualche libro di più farebbe bene all’impresa italiana.

L’Italia è molto di più, rimettiamoci la tuta da lavoro, rimettiamoci sui libri, investiamo sulla ricerca e ricominciamo da capo, perchè siamo ancora in tempo e perchè il potenziale lo abbiamo. Purtroppo so che nessuno mi ascolterà e questo mi rammarica.

Parlando con “qualcuno” che lavora in “alcune” grandi aziende italiane (grandi per il numero di dipendenti, non per i risultati), sono venuto a sapere che se gli chiedi:”Investite nella ricerca?” Ebbene, ai giornali e nella pubblicità dicono di sì, mentre nella realtà investono in tutto ciò che riguarda il mercato azionario avendo centri utili per la ricerca che sono in disuso o che funzionano per altre aziende all’estero. Non per noi. Così approfondendo ti viene da chiedere come mai succeda questo e ti rispondono che il ritorno atteso sull’investimento (che spiegheremo per filo e per segno in uno dei prossimi articoli) arriva molto prima se investono in borsa piuttosto che nella ricerca collaborando con le università. Alla chiusura dell’esercizio, a fine anno fiscale diciamo, sai già il risultato del tuo investimento. Al contrario se investi nella ricerca e, ad esempio, collabori con le università, il tuo risultato lo scoprirai tra 5 anni minimo.Il rischio è altissimo. Io mi rendo conto che un’azienda che comunque ha delle grandi perdite (non facciamo nomi per professionalità ma se volete sapere di più sappiate che i BILANCI DI ESERCIZIO sono documenti pubblici che forse trovate anche su internet), non può aspettare a lungo se no va a picco. Ma come al solito si tratta di un cane che si morde la coda. Infatti molti, nel momento in cui potevano investire nella ricerca, hanno preferito fare altro ed ora che la ricerca serve per riprendersi, non ce l’hanno.

In conclusione

Secondo gli esperti, ci sarà una ripresa già tra pochi mesi dell’economia, poco dopo ripartirà l’edilizia e, guarda caso, ipotizzano che le imprese che meglio funzioneranno saranno quelle che si sono mosse come noi. Significa non più case accatastate (ci riferiamo alle zone fuori città) con palazzine da 30 appartamenti, ma con ingresso indipendente, spacciate per villette. Significa non più la casa base con intonaco e vernice colorata con mattoncino per dare un effetto di contrasto. Significa che il cliente esigerà una casa tecnicamente efficiente e non passerà sopra a lavori grossolani effettuati da personale non specializzato. Significa che potremmo uscire vincenti da una crisi e con un vantaggio in termini di tempo sulla concorrenza di oltre 5 anni. E questo non solo per la domotica (si fa presto a riempirsi la bocca con tali parole) o per un pannello solare… Bensì per il processo di ingegnerizzazione che abbiamo ideato e che utilizziamo in cantiere per offrire il massimo. Certo non costa poco. Ma noi confidiamo, anzi sognamo che i prezzi delle abitazioni, possano scendere così da far abbassare anche il costo dei materiali per realizzarli e dei terreni e delle relative tasse di urbanizzazione. La ricerca del massimo profitto può funzionare per un periodo e poi va in crisi. La ricerca dell’evoluzione… continua sempre.

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