Un esercizio di comprensione sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES)

Rubrica: Economia, Metodi

Titolo o argomento: Leggere, studiare, fare domande, capire, approfondire

“La Bce compra i bond delle banche insolventi, così le banche possono a loro volta comprare i bond degli stati insolventi. Il tutto tenuto a galla dai vari Fondi di Stabilità (European Stability Mechanism – ESM) che si fanno prestare soldi dagli stessi governi senza soldi per comprare i titoli di stato di quei governi”.

Kyle Bass

Un esercizio per la mente

Questo post è un esercizio, l’esercizio consiste nel dimostrare se quanto asserito corrisponde al vero o meno. Consiste nell’analizzare le singole frasi del periodo e porle, senza alterarne il senso, in un modo a ognuno propriamente comprensibile. Consiste nell’analizzare ogni informazione riportata e, invece di demoralizzarsi su tutto ciò che non si è capito nell’immediato, segnare da una parte un elenco di termini o di espressioni che non sono chiare. Consiste nel cercare di capire da soli, magari su testi enciclopedici, e poi in compagnia rielaborando i contenuti assieme a chi nutre la nostra stessa curiosità o è avvezzo a logiche, metodi, matematica, basi economiche. Consiste nel verificare le fonti, chi ha detto cosa, a che titolo. Consiste nel contattare ottimi referenti, esperti in materia, tra le persone che avete realmente intorno, ad esempio professori di economia delle Scuole superiori o dell’Università, appassionati del tema dotati di una mente solida, prolifica e innata affidabilità e imparzialità. Se ci trovassimo nel film “Così parlò Bellavista” costui sarebbe Luciano De Crescenzo.

Tutto va rimesso in discussione

Tutto quel che c’è dietro l’affermazione introduttiva va verificato più volte, sentendo più campane, seguendo più fonti, trovando nessi, punti comuni e opposti. Va studiato e ristudiato, poi, quando tutto sembra chiaro, va rimesso in discussione e osservato da nuove angolazioni.

Ne uscirete vincenti qualunque sia l’esito

E’ un esercizio fantastico per la mente. Compiendolo ne uscirete comunque vincenti, qualunque sia l’esito. Infine, se pur perseverando, proprio non riuscite a capire, non demoralizzatevi, non siete voi il problema, potrebbe invece esserlo l’astrusità della logica esposta e potrebbe balenarvi nella mente che se una logica, invece di essere semplice ed intuitiva, è così contorta, o c’è una seria giustificazione (trovare eventualmente quale), oppure è sbagliata.

Impiegate il tempo che ci vuole

Non preoccupatevi del tempo che vi occorre, se vi ci vuole molto tempo è probabile che abbiate bisogno di acquisire più nozioni. Possono occorrere giorni, settimane, mesi e oltre, a seconda dell’ambiente in cui siete immersi e alle dinamiche sociali che vivete ma… vale la pena farlo.

La libertà di non farlo vi farà perdere la libertà di partecipare

Chi non ha voglia è libero di non avere voglia ma non è libero di recriminare e dissentire. Per acquisirne titolo, infatti, deve conoscere a fondo di cosa sta parlando e non fare perno su notizie volatili che si dissolvono nell’atmosfera (fake o notizie mal poste di temporanea convenienza), né sul personaggio che nel tale momento trova più carismatico e di conseguenza, per un bug del cervello, più attendibile (una persona attendibile può anche essere carismatica, mentre una persona carismatica non è detto che sia attendibile). Chi ha voglia e non sa come fare scoprirà un mondo nuovo che gli aprirà numerose porte della comprensione e così, molto del suo quotidiano, se lo desidera, potrà cambiare in seguito alle sue nuove scelte che terranno conto di più parametri. Tutto dipende dalla capacità del lettore di compiere un lavoro serio, affidabile, rigoroso che da internet dovrebbe trarre il meno possibile.

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Sempre di più: Viaggio dentro le proprie progressioni

Rubrica: Qualità della vita, Narrativa

Titolo o argomento: Viaggio dentro le proprie progressioni

Il concetto di limite è una questione personale

Sono sicuro che potrei fermarmi qua. Ho raggiunto una molteplicità di risultati che potrei considerare già abbastanza, specie per la mia giovane età. Sono stato precoce, a volte per abilità, altre volte per necessità, persino per disperazione. Ho fatto di tutto, molto più di quanto avrei potuto anche lontanamente immaginare in principio. Se i confronti fatti con la massa avessero ragion d’esistere potrei fermarmi qui. Ma si tratterebbe solo di una rude banalizzazione, una scorciatoia di comodo. Non funziona così, le misure le prendi con te stesso, con la responsabilità di quel che sai di poter fare realmente, non con un confronto con un campione che torna conveniente, che mi dice quel che potrebbe piacermi sentir dire.

Mi sono tolto delle soddisfazioni interessanti, ho risolto problemi complicati, ho studiato molto più di qualunque ordinario piano di studi universitario (praticamente nulla rispetto al sapere esposto nelle vetrine dell’Universo e oltre…), ho provato teorie che sostenevo, ho avuto ragione su chi mi ha messo da parte come un divano dalle molle rotte e una seduta scomoda, su chi mi ha svalutato senza nemmeno ascoltare, argomentare. Ho messo a frutto una moltitudine di errori da cui ho imparato inaspettatamente le cose più importanti. Ho fatto anche delle piccole scoperte. Eppure è insito nella natura umana desiderare sempre di più o, perché no, variante più rara, sempre lo stesso ma in modo più complesso.

Crescenti desideri umani

Alcuni lo fanno con le donne, non possono smettere di desiderare quante più donne possibili, talvolta persino impossibili, sempre diverse, come tori il cui olfatto non si può ingannare. Altri lo fanno col denaro, ne ammucchiano ammucchiano, nemmeno lo usano, non gli occorre, ma  non è mai abbastanza, non riescono a bilanciare l’impulso frenetico della progressione. Altri ancora lo fanno con il potere, la rivincita su traumi infantili da sottomissione o esclusione dal branco di cui non sono nemmeno consci, o il desiderio intrinseco di dominio; tentano la loro presunta strada verso il superpotere in direzione di quasi divinità terrena con l’afflizione, superbamente umana, di ambir all’esser adorati da altri uomini insicuri.

Grandi progetti

Io lo faccio con i progetti. Ne ho sempre una caterba in mente, vorrei realizzarli tutti ma la razionalità mi dice che non posso, la follia mi dice di intrecciarne diversi ed accontentarmi di una rara quanto inconsueta risultante (ciò che oggi chiamano “competenze trasversali”). Cerco di farne il più possibile ma ci sono sempre dei freni, degli attriti quotidiani che mi limitano, che mi ostacolano, che mi deviano, che mi portano a scoprire cose che non mi aspettavo di scoprire attraverso modi che non mi aspettavo di poter mai adottare.

Il caso non esiste

Il caos esiste, il suo anagramma, il caso, no. Il caso non esiste. Sono certo ci sia un motivo dietro ogni cosa, ci sia un disegno dietro ogni cosa, ci sia una logica dietro ogni cosa, ci sia una lezione importante dietro ogni cosa, ci sia un obiettivo importante dietro ogni cosa, ci sia un insegnamento fondamentale attraverso tutto.

Il Destino esiste, il Destino non esiste

Dicono però che il destino non esiste, personalmente penso che non sia vero che esiste, così come non sia vero che non esiste. Ci sono, forse, una gamma discreta e definita di scelte che possiamo operare e, all’interno di essa, possiamo optare, generando una moltitudine di combinazioni, dirigerci lungo il percorso che più, con la massima onestà, sentiamo come ideale per noi in quel dato momento, ma non possiamo scegliere tutto, così come non possiamo privarci della responsabilità della scelta.

Ci muoviamo all’interno di una gamma di scelte e, forse, qualunque dei percorsi concessi che scegliamo, ci porta al medesimo punto di arrivo. Ma in diverse condizioni. E’ la strada che cambia, probabilmente non l’arrivo. E’ questo, forse, che porta ad un livello quantistico la definizione di destino, due risultati opposti coesistono e, forse, l’apertura di porte che garantiscono più opzioni portano inevitabilmente, e antiintuitivamente, ad una minore possibilità che una nostra scelta passi dall’altra parte. Più porte si aprono, più diventa difficile scegliere, decidersi.

Non diventeremo Astronauti se siamo destinati ad essere Medici, non diventeremo Piloti da corsa se siamo destinati a grandi Progetti e non diventeremo Architetti ordinari se l’architettura cui fa riferimento il nostro destino è, ad esempio, su un’altra “scala”.

Friedrich August Kekulé, architetto… delle molecole

Vi porto un esempio reale così che le idee possano schiarirsi. Friedrich August Kekulé (nato il 7 Settembre 1829 a Darmstadt) frequentò l’Università di Glessen, Architettura, tuttavia qualcosa non gli tornava esattamente chiaro circa la sua vocazione. Prese parte alle lezioni di chimica del Professor Justus von Liebig e decise di cambiare strada e dedicare la sua vita a questa nobile Scienza. Ben presto si sarebbe occupato della tetravalenza del carbonio, dei legami delle molecole organiche semplici, della struttura del benzene fino a diventare “l’Architetto” della Teoria della Struttura Molecolare. Diventò quindi un Architetto ma non di strutture macroscopiche, bensì di strutture microscopiche.

Curioso, no? Aveva scelto in principio studi di Architettuta, sentiva una sorta di attrazione per le geometrie e le strutture, ma c’era qualcosa di più. Gli eventi e il suo impegno l’hanno portato sulla strada giusta, la strada che gli ha permesso di dare il suo fondamentale contributo e, cosa non da poco, di tramandarlo. Tre dei primi cinque premi Nobel per la chimica, infatti, furono vinti da suoi studenti. Tra le sue opere principali il “Manuale di Chimica Organica” (la Chimica dei composti che contengono il carbonio, la vita sulla Terra si basa su tali composti) del 1859 e “La chimica dei derivati del benzene o delle sostanze aromatiche”.

Le distrazioni di massa spengono la mente, le perturbazioni la allenano

L’Universo è uno splendido mistero, mi chiedo come sia possibile non desiderare di più ogni giorno, come si possa anche solo per un istante pensare di arrendersi a routine, vizi, agiatezze, consumismo, mercati globalizzati, rassegnazione apatica, giornate scontate, ripetitivi cliché sociali. Le distrazioni di massa spengono la mente.

Mi è impossibile non tentare le mie follie ogni giorno, mi è impossibile non tentare di inseguire i miei sogni ogni giorno, mi disturbano le perturbazioni inutili, le perdite di tempo, le armi di distrazione di massa, le idiozie, i fastidi burocratici e tutto ciò che “stupidamente” è appositamente realizzato, con abile “ingegno”, per evitare che le menti dotate di appetito possano sfamarsi e produrre. O, forse, semplicemente per un’utile selezione che permette solo ai più caparbi, ai più energetici di abbattare barriere invisibili per lasciare il loro orbitale.

Ma allo stesso tempo le perturbazioni mi occorrono, perché sono allenamento. Sono certo che senza problemi si appassisce, si cade nell’ottusa convinzione di essere sempre nel giusto, si perde elasticità mentale, capacità di problem-solving. La massa è energia, i problemi sono massa.

Se sei in gamba hai bisogno di gente in gamba intorno a te

Inseguiamo le nostre più nobili progressioni! Ne ricaveremo una realtà migliore. Il tuo talento fa bene anche a me così come il talento di ognuno fa bene anche a tutti gli altri che costituiscono una collettività. Sebbene una sana competizione non guasti mai, perché ci sprona a migliorare le nostre prestazioni, la collaborazione di una moltitudine di persone, che si applicano ben al di sopra del livello standard di menefreghismo, produce effetti che si traducono in una migliore qualità della vita generale.

Se sai che puoi fare di più in termini di onestà, professionalità, affidabilità, esperienza, parola, se sei in grado di mantenere una promessa, se la tua stretta di mano ha ancora un valore, non pensare che sia inutile. L’impegno maggiore di ognuno di noi, o anche solo di molti di noi, si riflette su una società migliore con un ritorno che si diffonde per tutti, anche per te. Se sei in gamba hai bisogno di gente in gamba intorno a te o i tuoi progetti non funzioneranno.

Le persone giuste

Sono ogni giorno sempre più convinto che chi ci sta accanto abbia una grossa, grossissima influenza su di noi ed è coautore-coautrice di un viaggio bellissimo o terribile a seconda che si abbia avuto il coraggio di attendere, trovare, abbracciare… la scelta giusta, o meno.

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Friedrich August Kekulé, architetto… delle molecole
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John Adams – Ci sono due modi di conquistare e dominare una nazione

Rubrica: Economia e affini (espressioni di rilievo)

Titolo o argomento: John Adams

“Ci sono due modi di conquistare e dominare una nazione. Uno è con la spada. L’altro è con il debito.” John Adams.

Alle volte, la frase celebre di un personaggio avvezzo ai temi di cui parlava, può esser molto più stimolante e molto più veloce nel raggiungere il lettore di un lungo saggio che richiede impegno mentale, visione di insieme e capacità di estrapolazione di contenuti intrisechi non sempre immediatamente intuibili e assimilabili. Certo l’approfondimento poi è d’obbligo, diversamente dopo una celebre citazione che arriva in profondità come una punta diamantata, si rimane solo con un buco altrimenti traducibile con un: “E mo che faccio?”.

John Adams

John Adams è stato il secondo presidente degli Stati Uniti d’America, nonché il primo Vice Presidente, amico di Thomas Jefferson (il quale divenne poi il terzo presidente) e padre di quello che diverrà poi il sesto presidente statunitense, John Quincy Adams. Trattandosi di uno dei padri fondatori degli USA, riteniamo che la conquista sia stata un tema a lui ben noto, ragione per cui le sue parole assumono una certa rilevanza sulla quale potrebbe esser opportuno riflettere.

Emergenza Corona Virus (SARS-CoV-2)

Se sforiamo con il debito per noi italiani si presenta uno scenario drammatico. Come avete visto la “Tecnologia”, quella vera, non era lo smartphone, la consolle dell’utilitaria con il bluetooth e l’intelligenza artificiale, né tutte queste cavolate che imitano le serie tv che più sono piaciute…

La “Vera Tecnologia”, ad esempio, sarebbe stata l’essere indipendenti, innovativi, evoluti, al punto tale da poter disporre di respiratori, mascherine, strumenti, in maniera indipendente dagli altri stati (DIY). La “Vera Tecnologia” sarebbe stata disporre di mezzi di informazione e formazione che potessero prevedere, ipotizzare, almeno avvicinarsi all’immaginazione di simili scenari.
Invece pensiamo alle utlitarie che parlano con un fare che antepone alle cose importanti i nostri sfizi riconducibili a quelli di quando eravamo bambini…

Siamo molto più di quel che il nostro assopimento (da consumo) degli ultimi 20 anni mostra al mondo.

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Literature

Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 5

Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

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Con chi legge i titoletti di un articolo in neretto e pensa di aver appreso qualcosa

I tuttologi li cito in quest’unico capoverso per brevità. Chiunque abbia sentito dei tuttologi giudicare, parlare del lavoro d’altri, di impresa, o di quanto più lontano dalla loro preparazione, si rende bene conto da sé che: “E’ uno spettacolo raccapricciante” (cit. Jack nel film “La leggenda di Al, John e Jack”, Italia, 2002).

Dai tuttologi deriva una branca in forte crescita nell’ultimo decennio, ovvero “quelli che navigano tra titoli in neretto” pensando di potersi sostituire al medico, allo specialista, all’artigiano, al professionista, al negoziante esperto e così via. E lo fanno senza nemmeno terminare la lettura di un articolo completo, senza verificare una fonte che sia una, senza operare i dovuti approfondimenti del caso, senza cercare importanti altri studi sul tema messi a disposizione dai principali centri di ricerca, dalle Università, da professionisti qualificati, da chi espone una tesi e da chi la confuta… nulla.

Parlano perturbando semplicemente l’aria con discutibili onde sonore.
E non sia mai che abbiano un minimo di carisma! Quando questo fenomeno si verifica, trascinano anche un intero quartiere di condomini, colleghi di lavoro, compagni di sport, clienti, malcapitati, nel caos più totale. Questo ha enormi ripercussioni persino sui mercati i quali diventano più facilmente analizzabili dai “motori di ricerca” che da professionisti del settore i quali, probabilmente, dispongono di minori strumenti di fronte all’irrazionalità.

Inquinamento acustico, nulla di più. Dicono che il caffé fa bene o il caffé fa male in base a quello che questa estate hanno letto su servizi di giornali o “news smartphoniane” (ovvero nel mini formato ideale per divulgare ignoranza, due righe di titolo che devono dire tutto ma che non significano nulla) portati al mare. Figuriamoci leggere un’intera tesi di Laurea da 200-300 pagine e leggerne altre per confutare la tesi iniziale e andare a reperire testi scritti da scienziati e andare a verificare chi finanziava tali scienziati e cercare opportuni giornalisti scientifici… Complicato vero?

Io eviterei di realizzare progetti con chi pensa di consocere un tema e invece ha letto solo qualche nota stonata e non contestualizzata e fa invece perno sulle convinzioni che ha individualmente maturato sulla base di suggestioni e di un “sentito dire” filtrato e assimilato soprattutto sulla base di quel che “vuole sentirsi dire”. Conoscere a fondo un tema è uno sforzo, e richiede molto tempo, è bene parlare di quel che si sa riconoscendo di non saperne comunque mai abbastanza (così da lasciare la mente aperta per imparare nuove cose) o, in alternativa, non parlare affatto che il silenzio può esser d’oro.

Con chi fugge la fatica

Se devi spostare un bancale di legno che sostiene un carico di merce dovrai fare uno sforzo tanto maggiore quanto maggiore è l’attrito tra le superfici e la massa del carico. Se non vuoi fare questo sforzo dovrai disporre di un muletto e pagare l’energia che lo muove. Non c’è modo in questo Universo di compiere un lavoro senza uno sforzo. Eviterei soci, collaboratori, membri che affermano che grazie a loro otterrai qualcosa con estrema facilità. L’ultimo che l’ha fatto, un incubatore, mi ha promesso che se gli dicevo come costruisco le mie bici elettriche ad elevate prestazioni lui me ne avrebbe fatte vendere a centinaia ad un noto marchio che produce motocicli. Ebbi una reazione di diffidenza che a stento nascosi. Poco tempo dopo il marchio cui faceva riferimento ammise il suo affanno, non avrebbe pagato un bel nulla e, probabilmente, avrebbe agito per “operare” senza di me. In seguito venni a sapere che il tale incubatore dalle facili soluzioni fu indagato per truffa (certo indagato non vuol dire condannato ma ci farei comunque attenzione).

Con chi ha sete di dominare su di te anziché desiderio di eguaglianza e lavoro di squadra

Eviterei fermamente coloro che vedono un vostro progetto, si mostrano affascinati, vi lusingano, si rendono attenti ai vostri interessi e problemi e poi, senza che capiate come è accaduto, subentrano al postro vostro portandovi via quel che voi avete costruito con immane fatica. Sebbene anche a costoro prima o poi ne capiteranno delle belle, ci porrei comunque molta attenzione perché il loro algoritmo sinuoso vi avvolge comodamente e tutto accade senza che vi accorgiate come e quando certe situazioni abbiano avuto inizio. Poi magari “sbroccherete” e tutti, naturalmente, daranno la colpa a voi per via della vostra pessima reazione. Inquadrateli subito, evitateli fin dal principio, proseguite la vostra strada e tenete da conto l’esperienza fatta. Non avere di questi punti deboli è un buon modo per avere un sistema immunitario imprenditoriale robusto.

Con chi ha eccessivamente i tuoi stessi interessi

Paradossalmente, sebbene chi coltiva i tuoi stessi interessi dovrebbe remare dalla tua parte, in realtà prima o poi potrebbe desiderare di andare per la sua strada portando con sé preziose conoscenze tecniche che ti sei fidato di raccontargli. Si tratta di un comportamento che possiamo ritenere scorretto a meno che non sia stato lui a raccontarle a te (in tal caso è più che lecito che l’autore di un progetto decida di virare per una nuova strada) o che le abbiate coltivate all’unisono (più raro e difficile da gestire ma comunque accettabile). Passioni variegate non solo sono più costruttive ma evitano inutili competizioni e atteggiamenti opportunistici, inoltre responsabilizza ognuno sul proprio settore e lo rende di pari importanza agli altri settori rappresentati dagli altri membri del team… ad ognuno il suo ruolo (es. meccanico, elettronico, informatico, grafico…), le sue competenze e le sue responsabilità.

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Stiamo disimparando il rispetto per il mestiere: 4 casi da tenere d’occhio – Caso 2

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi sa fare sa apprezzare, chi riesce a capire sa apprezzare, chi non conosce e non capisce troppo facilmente beffeggia

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La tipa che, una volta scoperto da te qual è il problema tecnico, non vuol pagare

La protagonista di questo esempio è risalente anch’essa ad un caso reale il quale, nello specifico, ha stimolato la scrittura di questo post per un’accentuazione decisamente pronunciata dei tratti che lo definiscono.  Questo caso è rappresentativo di un fenomeno tutt’altro che isolato, alimentato ormai da una comunità di individui non trascurabile ai quali il tecnico, il libero professionista e l’artigiano, in particolar modo, sono esposti.

Il soggetto in esame richiede un’assistenza tecnica di un bene di consumo. Al telefono si presenta cordiale ma con una nota d’ansia di cui è bene tenere conto. Fissa un appuntamento, è disponibile ma cerca di anticipare la diagnosi e dichiara apertamente quale, a suo avviso, è il problema tecnico del prodotto. In questo caso specifico sostiene che una scheda elettronica abbia cessato di funzionare ed andrebbe sostituita.

Rimandando il verdetto finale ad un’attenta analisi si viene a scoprire che il problema è in realtà ben più semplice. A monte, infatti, la scheda elettronica del dato caso, non funziona per l’assenza di alimentazione elettrica provocata dall’interruzione di un cavo elettrico. Ben venga quindi, in seguito ad un’attenta ed onesta analisi, un problema che all’apparenza risultava complicato e particolarmente dispendioso, si riduce al semplice riallacciamento di un cavo elettrico mediante opportuno ricablaggio.

La prima anomalia

Ed ecco che si manifesta la prima anomalia. La soggetta in questione, scoprendo che non si tratta della scheda, non sembra apprezzare minimamente l’onestà del tecnico e, anzi, lo riprende con irrazionale ed inflessibile severità sostenendo che l’intervento è stato inutile. Il tecnico mortificato sostiene che se egli fosse stato un poco di buono avrebbe potuto ingannarla agevolmente, sostituire una scheda che non andava sostituita (perché sana), guadagnare di più ai suoi danni facendo perno sulle sue ostinazioni, nonché sulla sua assodata ignoranza in materia, ed evitando un rimprovero il quale, per assurdo, in caso di imbroglio, si sarebbe risparmiato.

La seconda anomalia

La seconda anomalia è rappresentata dal fatto che, se si fosse sostituita la parte ipotizzata dalla cliente, si sarebbe alimentato il suo orgoglio entrando nelle sue grazie ed ella avrebbe speso di buon grado cifre di ben tre o quattro volte superiori. Follia completa.

La terza anomalia

La terza ed ultima anomalia riscontrata risiede nell’avversione della cliente di voler pagare l’intervento, seppur economico, che ha risolto il problema tecnico del prodotto a seguito del ripristino del collegamento di un filo. Le parole, sconvolgenti, sono state: “Eh, se sapevo che bastava ricollegare un filo… me lo facevo da sola!”.

Come a voler dire che l’intervento del tecnico è risultato inutile. Ma questo non è palesemente vero in quanto la cliente, oltre a non sapere effettuare l’intervento tecnico, non dispone delle conoscenze teoriche e tecniche per rilevare quale sia il guasto.

A posteriori tutto è facile

A posteriori è tutto facile, la difficoltà sta nel trovare, in prima analisi, una persona onesta, in seconda analisi una persona competente che conosce il prodotto e tiene conto solo parzialmente delle ipotesi di un cliente perché ad esso antepone la propria esperienza di tecnico anziché influenze irrazionali e disorientanti (un po’ come accade dal medico quando i pazienti più snervanti si presentano con la diagnosi -magari letta su internet-).

La questione centrale risiede nel fatto che la difficoltà non è ricollegare il filo, la difficoltà è scoprire che c’è un filo da ricollegare. Per meglio comprendere, se leggiamo circa una scoperta scientifica tra quelle più a portata d’uomo, o di un metodo matematico accessibile anche ai non-matematici oppure, ancora, veniamo a sapere come funziona un semplice dispositivo tecnologico che tanto successo ha riscontrato, spesso pensiamo che ci potevamo arrivare anche noi. Però, il fatto che così non è stato, dimostra quanto in realtà sia complicato e quante conoscenze di base comporti, il saper raggiungere soluzioni “semplici”.

Non è semplice

Einstein lo diceva sempre e non so in quanti articoli ormai ho citato le sue parole: “Ogni cosa dovrebbe esser fatta nel modo più semplice, ma non è semplice”.

Continua…

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Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

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Con chi non se la sa cavare da solo

Chi fa impresa in modo avveduto solitamente vanta una forte autonomia. Non si spaventa davanti ai problemi che incontra perché, se sono piccoli, li sbroglierà da solo grazie alla sua praticità (la medesima con cui ha costruito i suoi progetti), se sono grandi invece, impiegherà più tempo, più energie, più risorse, e li userà come leva per incrementare le sue opportunità grazie a quel che ne trarrà d’insegnamento (difficile da digerire per chi, all’opposto, vede i problemi solo come ostacoli pruriginosi).

Fior fior di imprenditori sono inarrestabili anche davanti ai topolini che spaventano elefanti da 5 tonnellate. Ti sorprendono quando scopri che, all’occorrenza, sanno persino cucinare o cucirsi un bottone. Detestano farsi fermare soprattutto dai piccoli contrattempi. D’altra parte, qualora vi venisse voglia di curiosare tra le pagine di saggi dedicati al calcolo delle probabilità, potreste scoprire come piccoli contrattempi sovente abbiano portato ad intersezioni o a scioglimenti di situazioni con inediti sviluppi annessi. Quelle circostanze che la gente dal credo lasco chiama “il caso”.

Quindi, in sostanza, chi se la sa cavar da solo è costantemente messo alla prova, si misura di continuo con sé stesso e fa impresa in modo più fluido, concentrato, nonché costantemente aggiornato su “cose” che non si trovano sui libri, ovvero: i problemi che ha risolto ed i metodi che ha impiegato, e via via evoluto, per riuscirci. Egli manovra senza troppi problemi i suoi strumenti quotidiani, si procura l’occorrente per i suoi “ordinari imprevisti” e, qualunque cosa accada (nei limiti del possibile), si presenterà al suo impegno emanando una solida aria di affidabilità (magari sdrammatizzata da una vena comica, spesso insita in chi ha sofferto, patito e, se è andata bene, persino risolto e superato).

D’altra parte, chi invece vede tutto come piuttosto difficile, se non impossibile, potrebbe aver bisogno di trovare prima il suo tempo, la sua fase, la sua sincronia, la sua relazione prima e la sua organizzazione poi, con ciò che gli accade attorno… e fare così bellissime scoperte.

Quelli appena riportati sono in realtà esempi stupidi che contengono però un grosso fondamento (gli esempi stupidi si comprendono meglio dei grossi fondamenti).

Con chi ha abitudini da mammone

La categoria dei mammoni è strettamente correlata a quella di coloro che non se la sanno cavare da soli. Ma è molto differente. Va precisato infatti che mentre i mammoni sono soliti non risolvere i problemi, non è detto che tutti coloro che sono soliti non risolvere i problemi siano mammoni (ci sono ad esempio, da un lato, quelli che non dispongono delle possibilità per poter affrontare un problema nel dato campo o quelli che non sono preparati, dall’altro i menefreghisti, gli indifferenti, fino ai corrotti).

I mammoni non hanno nulla a che fare con gli imprenditori ma un giorno potrebbe balenar loro nella mente di imitare una figura di riferimento (proprio come fanno i bambini), alla stregua di un gioco, e chi viene coinvolto nelle loro attività viene coinvolto in un caos irrazionale mosso alla radice da un’educazione (e relativa maturazione) incompleta.

Non ispirano un grande affidamento, quello che un “punto di riferimento” è solito darti. Osservarli, inoltre, fa un brutto effetto: ho visitato aziende dove i titolari si lamentavano di ogni minimo pelo superfluo con una lagna che musicalmente richiamava quella di un’intera scuola materna bloccata in pullman su una salita di campagna dove non è possibile far inversione, il navigatore ha suggerito il percorso sbagliato non tenendo conto delle dimensioni del mezzo, tutti hanno fame e bisogno del gabinetto, inoltre un equipe specializzata di gatti in calore si sta accoppiando nervosamente nel fienile a pochi metri.

Per una semplice riflessione basti solo pensare: “A chi si ricorrerà quando nell’impresa accadrà qualcosa che la mamma* non potrà sistemare per loro?”. E’ una buona cosa avere in team membri che siano in grado di sbrigare quanti più imprevisti da soli, che sappiano comunicare, condividere ed emanare sicurezza e solidità. Membri che non stiano lì a comandare solo per il gusto di comandare, per un capriccio, ma perchè hanno le doti del comando, tengono bene insieme una squadra, motivano, partecipano, osservano, comprendono e, se necessario, mettono a disposizione anche le loro spalle per reggere, mentalmente o muscolarmente a seconda delle necessità, i carichi extra.

*O la moglie in qualità di sostituta sacrificale della mamma, nonché donna incompresa che conosce bene questi discorsi e che, se ora sta leggendo, tra ricordi e nostalgie si sta chiedendo qualcosa del tipo: “Chi me l’ha fatto fare? C’era quel batterista che si fumava i cannelloni davanti al forno ma era così biondo e così indipendente… sob…”.

Possibile che al primo intoppo si fermi il mondo? L’autonomia è la prima cosa, così come affrontare imprevisti, piccole grandi noie, trovare soluzioni e cavarsela da soli, evitare di pensare ogni volta come prima opzione: “Chi potrebbe risolvere questa noia per me?”. Come pensiamo di scoprire come è fatto il mondo se demandiamo sempre agli altri di farlo per noi?
Fare impresa con simili soggetti è come camminare con una zavorra inutile, una fatica disumana per fare una passeggiata che per altri è una movenza leggera.

Con chi cerca sempre di proporti trovate truffaldine

Evitate fermamente coloro che sostengono, con veemenza così come con preoccupante calma, nel loro caso certe trovate di dubbio gusto, opinabili se non letteramente truffaldine, sarebbero “lecite perché…”. Ricordo quasi ridente coloro che mi hanno proposto esplicitamente (ma con un giro di parole in grado di far risultare positivo all’alcool test anche Gandhi) di scrivere articoli falsi per promuovere tecnologie “fallate” che non decollavano. Rifiutai ma non persi realmente il denaro offertomi, semplicemente loro non meritavano il mio supporto, di conseguenza io non meritavo una retribuzione per qualcosa di falso. Curiosità: tra questi non solo italiani ma anche persone di paesi stranieri che accusano l’Italia di esser un popolo di furbetti. Un po’ come il bue che dice cornuto all’asino. Ma vorrei evitare incidenti diplomatici. Chi vuol capire ha capito. Ad ogni modo, se per raggiungere i vostri scopi, il vostro collaboratore ha bisogno di barare, è evidente che voi non avete bisogno del vostro collaboratore.

Con chi non sa dimostrare quello che dice

Saper dimostrare quanto si afferma è una carta vincente. Studiare la matematica addestra seriamente a questa sana abitudine. Sebbene il carisma convinca la gente, lo fa sfruttando l’ignoranza e le debolezze e non attecchisce affatto sulla gente in gamba, preparata, dotata di acume e intelligenza, ovvero sulla gente per la quale una tua dimostrazione sui reali vantaggi del tuo/vostro progetto si traduce nella pubblicità più preziosa che ci sia, il passaparola.
Tu dimostra il vero a chi lo sa comprendere e lascia che chi comprende esponga poi le sue sensazioni a tutti gli altri (magari proprio con carisma).
Ma se tu o il tuo collaboratore propronete un progetto che promette cose che non siete in grado di dimostrare, state pronti a perdere ogni forma di credibilità perché, prima o poi, accadrà (anche se inizialmente può non sembrare possibile).

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Stiamo disimparando il rispetto per il mestiere: 4 casi da tenere d’occhio – Caso 1

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi sa fare sa apprezzare, chi riesce a capire sa apprezzare, chi non conosce e non capisce troppo facilmente beffeggia

Questo articolo segue da:
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Caso 1
Il tipo che vuole sapere da te come si fa il tuo lavoro per farlo al posto tuo

Tale tipo fa parte di una categoria a dir poco assurda. Egli ti telefona, non ti chiede solo qualche ragguaglio per capire il lavoro che potresti andare a fargli ma desidera, con una certa pretesa, conoscerne tutti i dettagli.
Qualora non ricevesse i dettagli richiesti, si presenta a lavoro da te, insiste, cerca di intimidirti dicendoti che tanto il lavoro è semplice, che tanto non costa nulla, che ha visto il tal dei tali forum su internet… insomma, cerca di sminuirti e sminuire la tua esperienza.

State tranquilli, tutto torna. Se come dice lui il lavoro è tanto semplice e su un forum su internet si è già informato di tutto ed ha già capito tutto, perché mai è lì in sede da voi a fare l’appiccicoso?

Perché all’atto pratico non sa fare ma è capacissimo di dire che il vostro lavoro non conta nulla, non costa nulla (infatti tenere aperta una partita iva in Italia è gratis, esente tasse, esente spese, esente impegni e responsabilità… ovviamente no, ma lui ragiona come se fosse così, e infatti è un folle) e quindi, a suo dire, gli potete dire tutti i segreti imparati in anni e anni di attività cosicché lui possa tornare a casa a farselo da solo e senza pagarvi alcun disturbo.

Eh già perché poi acquisterà quel che gli occorre non presso il vostro negozio (nemmeno quello che avete online) bensì su un sito internet di dubbia etica (ma con qualche facciata allettante) ed aggiornerà con un nuovo post da “uomo in gamba” il forum sul quale aveva trovato l’argomento ma non la risposta giusta per risolvere il problema.

Se non individuate subito questi soggetti perderete tempo, perderete denaro, perderete rispetto, perderete la salute in inutili arrabbiature e perderete l’occasione di dedicarvi a clienti ben migliori. Persino una pausa lavoro è rigenerativa e prolifica rispetto ad una qualunque interazione con un tipo così.

Non avete bisogno di questa gente, non rispondetegli, siate educati e trovate il modo migliore di liquidarli senza fornirgli alcuna informazione. Non arrabbiatevi nemmeno, siate filosofici, siate diplomatici, cercate di capire che non tutti possono essere vostri clienti, solo la gente di valore merita le vostre attenzioni, il vostro impegno, la vostra manualità, la vostra esperienza, la vostra stima, i vostri trattamenti migliori. I tipi di questo caso non saranno mai ottimi clienti e non meritano assolutamente la vostra esperienza frutto di sacrifici e non di scorciatoie.

In fin dei conti questi turpi malcreati (cit. ‘A livella, la poesia più amata di Totò) sono liberissimi di fare da soli se sanno come si fa. Ma la logica ribadisce: se hanno davvero la vostra esperienza non verranno mai da voi, così come voi non avete mai bisogno di un vostro concorrente.

Oltretutto, la beffa qualora siate passivi… se date loro quel che vogliono, ogni errore che poi andranno a commettere sarà colpa vostra. Non vi avranno pagato, vi avranno mancato di rispetto e potrebbero pure ritornare a lametarsi e infangarvi perché i piani non sono andati in modo “facile” come loro “pretendevano”.

Curiosità

Chi vive situazioni di vita, di lavoro o relazionali frustranti è più propenso a beffeggiare, detestare, odiare l’equilibrio armonioso altrui. Ciò porta sovente a lasciare, ad esempio, recensioni negative fasulle sul web. Questo accade perché l’odio in esse inserito viene equiparato ad uno sfogo utile alla propria sete di giustizia percepita come assente su altri fronti.

Recensioni negative o positive sono acquistabili sul web. Una simile attività dovrebbe essere vietata a norma di legge e punita penalmente. Le immagini delle aziende possono subire danni in seguito a dichiarazioni mendaci o fatte come sfogo per mancanze proprie esuli dal prodotto o servizio offerto.

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Stiamo disimparando il rispetto per il mestiere: 4 casi da tenere d’occhio – Intro

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi sa fare sa apprezzare, chi riesce a capire sa apprezzare, chi non conosce e non capisce troppo facilmente beffeggia

Apprezzare un mestiere: L’italiano è romantico e resiste ancora

Una parte non trascurabile di persone ha disimparato cosa voglia dire apprezzare un mestiere. Una parte non trascurabile ma per fortuna non la maggior parte della gente, anche se il fenomeno è in aumento. La percentuale di persone affette da questa dimenticanza, o da questa totale mancanza di coscienza, infatti, cresce piano piano ma con un andamento costante (e la costanza, prima o poi, da qualche parte porta).

Perché disimpariamo ad apprezzare?

La causa di avanzamento ostile di questo fenomeno risiede nei forti incentivi provenienti da errate forme di comunicazione di realtà dedite al solo profitto a sangue freddo, al solo profitto del tipo “costi quel che costi purché costi ad altri non enunciati all’interno dello spot, o costi all’utente finale purché se ne accorga in un secondo momento, quando è troppo tardi per far valere qualche diritto”.

Essi battono sulla propinata semplicità di ottenimento, sulla rapidità di ottenimento e sul deprezzamento (fasullo*) anziché su messaggi costruttivi che trasmettano un metodo di vivere sano, equilibrato, sensato, informato, realmente ecologico, realmente sostenibile, che non danneggi le altre persone e mirato a promuovere i veri valori: la serietà, l’artigianato, i rapporti umani sani, le competenze, il rispetto del mestiere e dei lavoratori, l’onestà, spiegazioni chiare su cosa comporta un lavoro per chi lo compie e per chi lo riceve.

*Deprezzamento fasullo dato che l’utente medio andrà poi a spendere più del doppio per recuperare su acquisti di prodotti/servizi scadenti, deludenti, difettosi, appositamente creati per offrire sconti non sostenibili.
Ma questo non lo capisce finché non viene formato dalla scuola fin da piccolo. La sola esperienza con continue perdite di denaro non viene capita a fondo se non gli si spiegano i trucchi del mercato, la saturazione del mercato, la spinta a vendere a tutti i costi per aumentare numeri e crescita che non sono matematicamente possibili né tantomeno sostenibili. Per chi non ha avuto modo di ricevere una sana cultura in tal proposito, ciò equivale ad una lingua sconosciuta, incomprensibile, intraducibile.
Perde denaro (a posteriori) ma non capisce perché, non trova il nesso.

Quali sono le proporzioni del fenomeno?

Si incontrano persone che, in 6 casi su 10, sono ancora delle brave persone, montagne di pubblicità martellanti con promesse che causano il viraggio cerebrale non hanno avuto effetti definitivi su di esse. Negli altri 4 casi assistiamo a fenomeni di vario tipo ma egual radice che si riportano nei relativi esempi analizzati nel seguito.

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Omologare il tuo prototipo di veicolo come Esemplare unico o Piccola serie – Parte 1

Rubrica: DIY – Do It Yourself

Titolo o argomento: Se hai lavorato duro forse c’è una strada per realizzare il tuo sogno

Sei un matto come me ed hai costruito (o stai progettando/costruendo) un’automobile con le caratteristiche che desideravi e che magari non hai trovato in commercio? Hai disegnato una special car o una supercar da bambino ed hai studiato ad Ingegneria tanto da apprendere come progettarla e realizzarla? Desideri omologare e targare il tuo veicolo per far fluire la tua passione lungo le strade di tutto il mondo?

Se hai studiato a fondo, disponi degli strumenti adatti di progettazione e delle attrezzature necessarie alla costruzione di un veicolo (o di partner idonei per portare a compimento un tale e affascinante progetto), forse non sei tanto matto ma, più che altro, ami cantare fuori dal coro (e sappiamo ormai che questa è una condizione necessaria per la realizzazione dei propri obiettivi e, nei casi migliori, dei propri sogni coltivati sin da bambini).

E non è tutto. Forse non lo sai ma puoi ottenere una particolare omologazione per il tuo veicolo in qualità di “unico esemplare” e, persino, ove necessario per stuzzicanti progetti, l’omologazione in “piccola serie”. Il compito non è dei più facili e richiede una forza di volontà non indifferente ma… è fattibile. E questo è l’importante affinché l’unica cosa che ti divida dal tuo sogno sia solo la tua volontà e le tue capacità progettuali. Se desideri circolare per strada con un veicolo da te disegnato, progettato e costruito, lo potrai fare a patto che questo rispetti tutti i requisiti fondamentali della Direttiva – quadro Europea 2007/46/CE.

Considerando che non stiamo citando il caso di modifiche a veicoli esistenti, quindi non parliamo di modifiche relative alle dimensioni delle ruote, né di variazioni nel powertrain (gruppo motore-trasmissione), né tantomeno estetiche, tieni conto che puoi intraprendere prevalentemente 3 tipi di percorsi sicuramente complessi, impegnativi e che richiedono un investimento economico da poche migliaia d’euro fino ad oltre 10-15.000 euro. Strade di cui vi parleremo mostrandovi tutti i dettagli ed i riferimenti con i contatti telefonici degli enti da consultare e dei loro responsabili a cui porre (con moderazione) le dovute domande (sensate*).

*E’ inutile cercare di omologare materiale costruito male, non testato, insensatamente potente, instabile, pericoloso, sprovvisto dei dispositivi di sicurezza necessari e della necessaria ingegnerizzazione.

In realtà vi è persino un 4° percorso che però non tratteremo perché è quello che prevede il passaggio mediante la motorizzazione civile. Personalmente lo considero rischioso in quanto è molto difficile reperire il personale incaricato, è molto difficile riuscire ad ottenere un’assistenza completa, è molto difficile ottenere risposte chiare, è molto difficile calcolare i tempi, è molto difficile reperire direttive precise che offrano la certezza di riuscire ad omologare “qualcosa”, con una “precisa” spesa ed in “tempi calcolati” con la stessa precisione con cui avete calcolato la rispondenza del vostro veicolo alle specifiche richieste, è molto difficile effettuare un ricorso qualora il vostro veicolo risultasse rispondente alle direttive ma non foste riusciti ad ottenerne l’omologazione, è molto difficile (e senza alcuna ragione di buon senso)… tutto. Rischiereste in sostanza di essere stati dei bravi progettisti, di quelli che mantengono la parola data e le scadenze previste e di veder scemare il vostro impegno nel vano. Non vi racconto il mio caso perché è da “scristianirsi”.

Quindi, nel seguito di questa rubrica vi riporteremo tutti i dettagli, tutti i riferimenti, tutti i contatti, tutto quel che dovete setacciare per riuscire nell’omologazione del vostro “esemplare unico” nel caso che questo sia realizzato correttamente. Sappiate già da ora che non si tratta di una follia, è assolutamente una procedura prevista dalla Comunità Europea e, rivolgendosi agli organi della Comunità Europea stessa, potete omologare il vostro sogno.

D’altra parte mi verrebbe allo stesso tempo da dirvi: “Ma chi ve lo fa fare? Avete la fortuna di aver realizzato la vostra special car o supercar esente da tasse, iva, bollo, immatricolazione, valutazioni su come fate a permettervela (certo, se ve la costruite da soli… c’è poco da verificare), andateci in pista in pace, no? Finalmente liberi… Oppure parcheggiatevela in sala, in camera da letto, davanti alla vostra scrivania a lavoro, nel giardino condominiale, in mezzo alla rotatoria che detestate (così da darle finalmente un senso)”.

Eppure un motivo per l’omologazione c’è (ragione principale di questo articolo): potreste aver desiderio di costruire il vostro veicolo esente dai “vizi” dell’attuale mercato, potreste aver desiderio di dotarlo della tecnologia che negli autosaloni costa eccessivamente o non è ancora arrivata, potreste aver trovato la vostra soluzione equilibrata tra dimensioni e massa del veicolo e powertrain installato ottenendo i “vantaggi” desiderati pur con bollo e assicurazione modesti.

Insomma se siete bravi ingegneri, bravi periti, bravi tecnici, potreste avere buone ragioni per fare qualcosa che è in vostro diritto fare.

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La Barchetta P538 della Scuderia Bizzarrini di Livorno, sconosciuta ai novelli è in realtà oggetto di desiderio dei più sfegatati appassionati del settore.
progettata da Stefan Schulze insieme a Giotto Bizzarrini. Chi è Giotto Bizzarrini?!?!? avete presente l’auto leggenda battuta all’asta come la più costosa di tutti i tempi? La Ferrari 250 GTO? Bene è un progetto di Giotto Bizzarrini (e non poteva esserci nome più azzeccato per un’Artista, Ingegnere, Designer e Imprenditore italiano).
Realizzate il vostro sogno e fatelo sfilare…