Momenti di Motorismo – Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Telaio

Rubrica: Momenti di Motorismo

Titolo o argomento: Brevi sfumature per gli appassionati di motori a combustione interna

Siamo finalmente arrivati a mostrare la parte inerente il telaio, essa effettivamente non c’entra nulla con il motore (o forse no?) e potevamo tranquillamente evitare di inserirla in questa rubrica, tuttavia il mio chiodo fisso consiste nel considerare il telaio più importante del motore al punto da richiedere una minore esasperazione di quest’ultimo se il primo è ben curato (nel caso di una preparazione) e ben strutturato (magari nel caso di un nuovo progetto).

Non servono a nulla tanti cavalli se non possono essere scaricati a terra e se destabilizzano il veicolo ogni qualvolta si “osa” un po’ di più nel tentativo di cercare di guadagnare qualcosina. In simili casi infatti la guida diventa oltremodo difficile e stressante, si sta sempre  in tensione quasi aspettando il prossimo errore da compensare e si affronta la guida con il perenne timore che un qualunque cambiamento delle condizioni (variazione della temperatura dei pneumatici, variazione di un carico a seguito del consumo di carburante, variazione della coppia motrice, variazioni del fondo stradale, variazioni di traiettorie, ecc.) possa amplificare gli effetti di tale errore portando addirittura ad una perdita totale di controllo.

Se mi concedete una breve digressione, apparentemente fuori tema, ricordo quando tre anni fa stavamo testando uno dei nostri primi prototipi di bicicletta elettrica ad elevate prestazioni. Ricordo che sulla versione SuperLight di Ralph DTE EBK l’anteriore si alleggeriva troppo e, tendendo al galleggiamento, rendeva pericolosi certi cambi di direzione in velocità. C’era il perenne rischio di perdere l’anteriore. Anche le frenate non sembravano convincenti, forse più per la suggestione, e mancava la fiducia nell’aprire il gas (acceleratore elettronico ride by wire) all’uscita dei tornanti o dal punto di corda in proiezione verso l’uscita della curva. Aumentare la potenza disponibile era per noi facilmente fattibile (e l’abbiamo fatto), così con badilate di gas nei rettilinei cercavamo di compensare quanto perso nell’uscita dalle curve. Ricorrevamo molto spesso anche ai pedali per dare “noi” in pedalata “l’assistenza” al motore elettrico ed aumentare l’accelerazione mandandolo in coppia massima prima (un motore elettrico disegnato per l’alta velocità, come un motore a combustione interna, perde qualcosina ai bassi). Il gioco è stato divertente finché il desiderio maggiore era più la scoperta, il testare, il capire, che la reale efficienza del progetto.

Appena assopita l’euforia è diventata viva più che mai la necessità di porre rimedio al problema della ciclistica e, pur capendo da dove potesse derivare il problema e come questo si potesse risolvere, siamo rimasti sorpresi da quanto abbiamo guadagnato una volta raggiunto il setting corretto. Non solo non occorreva più tutta la potenza e la coppia che prima richiedevamo all’uscita dalle curve (ottenendo così tra l’altro un enorme risparmio di energia, un aumento considerevole dell’autonomia nonché un importante contenimento delle temperature in gioco), ma entravamo molto più forte, scorrevamo tantissimo lungo le curve, aumentavamo gli angoli di piega, uscendo a velocità più elevate per il semplice motivo di aver aumentato la scorrevolezza e la solidità dell’anteriore. Dalla telemetria poi ci siamo anche accorti che in uscita spalancavamo quasi sempre il gas senza più parzializzarlo e che, solo con certi parametri del posteriore si rischiava una derapata che implicava una perdita. Le velocità in gioco erano decisamente più alte pur con un consumo energetico minore, il rischio di cadere inoltre si era praticamente azzerato. Il problema aveva origine negli angoli caratteristici della ciclistica e nella distribuzione dei carichi tra ruota anteriore e posteriore, una volta centrati quelli giusti ci è parso di guidare più una moto che una bici elettrica ad elevate prestazioni*.

Insomma, un mezzo che affronta una curva in modo stabile e bilanciato vanterà una scorrevolezza che gli permetterà di non perdere eccessiva velocità e di guadagnarne ulteriore, anche con azioni decise sul gas, senza che ciò comporti destabilizzazioni anomale. Il pilota, poi, sarà soggetto a minore stress e potrà guidare con maggiore concentrazione e minore sforzo fisico.

Tutte queste considerazioni i tecnici e gli ingegneri che operano nelle competizioni le conoscono benone, quelli resistenti a questa linea di pensiero sono più che altro i non addetti ai lavori i quali sovente, seppur profondamente appassionati, continuano con una certa ostinazione a ritenere prioritario il motore su tutto. Ma meno cavalli significa anche meno stress per gli organi, più affidabilità, più durata, più guidabilità, maggiori possibilità di conoscere il veicolo che si va a guidare e quindi più facilità nella scelta delle correzioni da operare (questo almeno nella fase iniziale). Si può invece iniziare ad incrementare la corposità dell’erogazione quando è ormai chiaro che tipo di telaio si ha, come funziona, come si regola e che intenzioni ha chi lo guiderà lungo le curve dei circuiti dedicati.

Continua…

*No, non abbiamo “snaturato” la bicicletta se è questo che può balenare alla mente leggendo.

Ringrazio per la preziosa collaborazione i miei amici e colleghi motoristi Giorgio e Peppe, nonché l’officina meccanica di precisione operante, da oltre 40 anni, nel campo delle rettifiche di motori stradali, da competizione ed industriali:

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Le foto in basso raffigurano parte della componentistica installata sulla Ford Escort RS Cosworth della nostra rubrica ed alcune fasi della preparazione dell’avantreno e del retrotreno. L’hardware prevede tubi freno aeronautici, pinze freno maggiorate e con attacco radiale, ammortizzatori a gas regolabili, bracci delle sospensioni regolabili, silent block più rigidi, barre duomi anteriore e posteriore (non rappresentate in foto), distanziali e adattatori per le pinze radiali lavorati alle macchine utensili. Le ultime quattro foto, nello specifico, mostrano una vista d’insieme della componentistica installata all’avantreno ed al retrotreno.

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Tubi freno aeronautici Pinze freno maggiorate dotate di attacco radiale Ammortizzatore a gas e silent block Braccio sospensione regolabile Silent block Distanziale ruota e adattatore pinza lavorati alle macchine utensili Messa a punto dell'avantreno Ford Escort RS Cosworth - Meccanica in evidenza Ford Escort RS Cosworth - Preparazione retrotreno Ford Escort RS Cosworth - Preparazione retrotreno

Momenti di Motorismo – Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Trasmissione

Rubrica: Momenti di Motorismo

Titolo o argomento: Brevi sfumature per gli appassionati di motori a combustione interna

Se ci si vuole complicare la vita la scelta di un veicolo a trazione integrale, in qualità di primo mezzo per assaporare la pista, è senza dubbio la migliore. Non solo la trasmissione risulta più articolata ma richiede maggiori spese per la sua manutenzione e messa a punto ottimale. Inoltre le configurazioni possibili sono decisamente più numerose rispetto ad una più snella trazione anteriore o posteriore.

La presenza di ben tre differenziali e di quattro semiassi influenzerà abbondantemente la dinamica di guida e potrebbe risultare arduo trovare il corretto assetto. Questo perchè, almeno quando si è dei rookie, non si sa riconoscere subito se un problema, ad esempio di inserimento in curva, derivi dalle sospensioni, dai differenziali o, perchè no, dalla tecnica di guida. Un veicolo dotato di trazione integrale è dotato di una gran motricità ma tenderà ad opporsi alle curve a meno che non conosciate la corretta tecnica di guida e non sappiate già come trattarlo.

La natura dei veicolo a trazione integrale, per quanto possa apparire il contrario ad un occhio esterno, è in realtà sottosterzante. Richiede una certa sicurezza nell’uso dello sterzo e dell’acceleratore nonché capire a fondo la dinamica dei trasferimenti di carico. Potrebbe infatti risultare anti intuitivo dover accelerare, quando si ritiene si debba frenare, per stabilizzare il veicolo.

E’ fondamentale aver chiaro se il veicolo a trazione integrale andrà impiegato per turni di prove libere in pista, per gare in salita o per prove di accelerazione. Ciò perchè ognuna di queste tre specialità richiede schemi di differenziali diversi con relative taratarure. Acquistare dei differenziali usati su internet può sembrare un’ipotesi allettante in virtù di qualche tentativo di fare un affare, tuttavia a mio avviso risulta più corretto affidarsi ad un professionista che possa suggerire specifici differenziali, più le relative tarature di base, appositamente per il vostro obiettivo d’impiego.

Nel caso della Ford Escort RS Cosworth della nostra rubrica, la trasmissione disponeva originariamente di un differenziale aperto all’anteriore, un giunto viscoso centrale ed uno viscoso posteriore, sia per l’impiego su strada che in pista. La Ford portava questa soluzione anche nei Rally Gruppo A.  Erano comunque disponibili differenziali autobloccanti a lamelle, anteriore e posteriore, per impieghi di tipo rallystico, slalom, gare in salita…

Ad ogni modo, se si ama la trazione integrale, non sarebbe una cattiva idea prender parte dapprima ad un corso di guida sportiva con vetture a trazione integrale e, solo una volta appresa la tecnica di guida ideale, cercare di modificare le tipologie e le tarature dei differenziali (nel caso dell’autobloccante: livello di bloccaggio in potenza ed in rilascio oltre che il precarico) sulla base di “ragionevoli” adattamenti alle proprie esigenze.

Continua…

Ringrazio per la preziosa collaborazione i miei amici e colleghi motoristi Giorgio e Peppe, nonché l’officina meccanica di precisione operante, da oltre 40 anni, nel campo delle rettifiche di motori stradali, da competizione ed industriali:

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Le foto in basso raffigurano nell’ordine: il differenziale anteriore autobloccante a lamelle (nella particolare soluzione della Ford Escort RS Cosworth che lo vede montato a ridosso della coppa dell’olio), il cambio con il differenziale centrale viscoso (tipo Ferguson) ed il differenziale posteriore autobloccante. Sono inoltre raffigurati gli schemi della trasmissione tratti dai manuali originali Ford Cosworth per le competizioni rallystiche nel Gruppo A; nel primo schema è proposta una visione d’insieme della trasmissione, nel secondo il differenziale anteriore aperto, nel terzo il cambio da competizione a 7 marce che ingloba nella sua struttura anche il giunto viscoso centrale e nel quarto schema il differenziale posteriore viscoso.

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Differenziale anteriore autobloccante Ford Escort RS Cosworth Cambio e differenziale centrale Ford Escort RS Cosworth Gruppo motore, cambio e differenziale centrale Ford Escort RS Cosworth Differenziale posteriore autobloccante Ford Escort RS Cosworth Schema d'insieme trasmissione Ford Escort RS Cosworth Differenziale anteriore aperto Ford Escort RS Cosworth Cambio da competizione a 7 marce e differenziale centrale Ford Escort RS Cosworth Differenziale posteriore viscoso Ford Escort RS Cosworth

Momenti di Motorismo – Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Assemblaggio

Rubrica: Momenti di Motorismo

Titolo o argomento: Brevi sfumature per gli appassionati di motori a combustione interna

Il motore è finalmente pronto per attraversare molteplici step evolutivi atti ad incrementare gradualmente le prestazioni. Viene alloggiato temporaneamente nel suo vano per studiare gli ingombri dell’hardware da testare e capire come posizionare al meglio ogni parte (scambiatori di calore, vari modelli di turbocompressori, anche twin scroll, airbox, strumenti, impianto elettrico, barre duomi, ecc.). Una volta scelta la configurazione di partenza, se necessario, il motore può essere nuovamente estratto dal suo vano e provato al banco per vestirgli addosso l’elettronica su misura e verificare che tutto risponda come previsto. In caso contrario possono essere sostituiti con molta facilità tutti gli organi che non stanno fornendo il feed-back desiderato. In alternativa, qualora non vi siano dubbi di sorta e si stia usando materiale già largamente collaudato, il veicolo può essere messo al banco completo.

Se le aspettative vengono soddisfatte si configura un setup di base del veicolo e ci si trasferisce in pista per i test utili ad inquadrare cosa sia necessario regolare, cambiare o correggere. Il pilota (o il provetto tale) non è escluso da questa operazione in quanto, nella maggior parte dei casi, si hanno a disposizione più cavalli che conoscenze esatte della tecnica di guida. Avere orecchie e cervello per ascoltare offre più vantaggi rispetto a badilate di cavalli in più (e costa meno).

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Ringrazio per la preziosa collaborazione i miei amici e colleghi motoristi Giorgio e Peppe, nonché l’officina meccanica di precisione operante, da oltre 40 anni, nel campo delle rettifiche di motori stradali, da competizione ed industriali:

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Le foto in basso raffigurano le fasi in cui il motore, ormai completo nel suo nucleo, viene vestito degli accessori che lo rendono funzionale. Subito dopo la messa in fase, vengono alloggiati al loro posto gli accessori trascinati dalle cinghie (pompa dell’acqua, alternatore, distributore d’accensione…), viene escluso l’impianto clima per snellire l’assieme e si installano gli impianti: accensione, aspirazione, alimentazione. Fanno seguito i collettori di scarico artigianali appositamente creati per testare un turbocompressore di tipo Twin Scroll anche se, molto probabilmente, si tornerà su turbocompressori ordinari maggiorati i cui esiti sono già stati testati con successo su questo motore.

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Coperchio punterie motore Ford Escort RS Cosworth Motore semicompleto Ford Escort RS Cosworth Vano motore Ford Escort RS Cosworth Aspirazione motore Ford Escort RS Cosworth Aspirazione motore Ford Escort RS Cosworth Motore semicompleto Ford Escort RS Cosworth Runners motore Ford Escort RS Cosworth Aspirazione maggiorata motore Ford Escort RS Cosworth Cavi candele in silicone Iniettori maggiorati Panoramica motore Ford Escort RS Cosworth Aspirazione e alimentazione motore Ford Escort RS Cosworth Sensori motore Ford Escort RS Cosworth Motore semicompleto Ford Escort RS Cosworth Motore semi completo Ford Escort RS Cosworth Motore con differenziale autobloccante e collettori in acciaio artigianali Differenziale autobloccante Ford Escort RS Cosworth Turbocompressore Twin Scroll Motore installato nel suo vano Pompa benzina maggiorata Ford Escort RS Cosworth Scambiatore calore Chiocciola compressore

Momenti di Motorismo – Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Rettifiche

Rubrica: Momenti di Motorismo

Titolo o argomento: Brevi sfumature per gli appassionati di motori a combustione interna

Non ha senso alcuno elaborare un motore senza averlo prima riportato alle sue condizioni ottimali; in caso contrario se ne ricaveranno solo rovinosi danni che si verificheranno in tempi ulteriormente accelerati dal maggiore stress subito dal motore. Oltretutto non si raggiungeranno le prestazioni desiderate e ci si ritroverà davanti ad un oneroso lavoro in perdita.

Allo stesso modo non ha senso montare su un motore parti a caso, componenti consigliati dall’amico smanettone, organi per i quali si sono sentite le tali voci di corridoio, liste prese un po’ da quel meccanico, un po’ da quell’altro tecnico. Un motore è costituito da organi che non sono singoli, essi infatti partecipano ad un lavoro di squadra e devono necessariamente lavorare in armonia tra loro. Questo deve avvenire secondo un criterio progettuale che tenga conto esattamente di cosa accadrà quando il motore girerà, respirerà, si alimenterà, brucerà aria e carburante, svilupperà forza e svolgerà un lavoro intenso che richiederà un notevole scambio termico.

Mettere “tanta roba” qua e là può offrire molto facilmente risultati peggiori, in termini di prestazioni ed affidabilità, rispetto ad un intervento ragionato e ponderato che preveda più step evolutivi da affrontare ogni qualvolta si sia raggiunto un risultato prefissato. Molti temono i costi di manodopera del motorista (per via dei molteplici smontaggi e montaggi del motore necessari) e così sperano di riuscire a centrare il risultato agognato facendo installare in una sola volta uno stock di hardware rimediato su internet tra golosi sconti e accattivanti promesse. Le probabilità di riuscire sono prossime a quelle di vincere una lotteria.

Mettendo in pausa almeno per qualche istante l’euforia scaturita dalla malsana convinzione dello “spendo poco, ottengo tanti cavalli, subito, intervento facile, la meccanica reggerà…”, è sufficiente chiedersi quanto segue:

“Come mai per preparare una vettura vincente, come la Ford Escort RS Cosworth Motorsport Gr. A da circa 400 cavalli, a metà degli anni ’90 si spendevano qualcosa come 400 milioni di Lire e oggi ci sono smanettoni che sono convinti di poter ottenere persino più prestazioni (addirittura con esuberi di “centinaia” di cavalli) spendendo meno di 10.000 Euro? Tutti stupidi i team e gli Ingegneri delle squadre di Gran Turismo?”.

Per non parlare dell’errato concetto di considerare “nuovo” un motore usato (magari acquistato su internet) solo perchè è diverso da quello al momento installato sulla vettura. Che usura avranno gli organi? Che misure? Che tolleranze? Che difetti? Come sono stati montati? Chi ha operato sul tale motore? Con quale qualifica e preparazione? Sia nell’Ingegneria che nel Design è buona norma evitare di cercare di rinnovare qualcosa cancellando una linea, aggiungendone un’altra, spostando questo o quello… nient’affatto, foglio bianco e si ricomincia da capo. Con i motori è lo stesso.

Non è male l’idea, soprattutto per un appassionato desideroso di imparare, di congelare qualunque spesa, tirar giù dal veicolo il propulsore, smontarlo pezzo pezzo catalogando ogni dettaglio ed ogni misura, accoppiamento, tolleranza, segno d’usura per poi rivolgersi ad un’officina di rettifiche, possibilmente rinomata, e portare gli organi ripristinabili a rinascere. Un motore che funzioni bene, giri rotondo, rispetti tutte le tolleranze (in particolar modo del manovellismo e della distribuzione), garantisca tenuta ottimale degli organi chiamati a massimizzare l’efficienza della combustione (pistone-cilindro, valvola-sede) ed abbia circuiti di raffreddamento e lubrificazione in perfetto stato, è sicuramente un motore meglio predisposto a sostenere i maggiori carichi di una eventuale preparazione.

Ricordate però che una buona dinamica del veicolo può far molto di più (e meglio) di un esubero insensato di cavalli i quali altro non rappresentano che un inutile dispendio di energia nonché un perfettamente evitabile stress indotto per la meccanica. Chiedete al vostro motore quel che è giusto chiedergli ma, prima, mettetelo nelle condizioni di poter offrire.

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Distinta degli interventi nel reparto rettifica

Rettifica cilindri
Levigatura cilindri
Lavorazione condotti testata
Rettifica sedi valvole
Misura volume camere di combustione
Bilanciamento albero motore, volano e puleggia
Bilanciamento bielle
Rettifica piano testata
Rettifica piano monoblocco
Calcolo e realizzazione pistoni stampati su misura completi
Calcolo bronzine di banco e di biella corrette
Assemblaggio motore e componentistica speciale

Galleria fotografica

Le foto in basso riportano alcuni passi della preparazione di un motore N5F della Ford Escort RS Cosworth. Sono chiaramente visibili: il monoblocco alesato, levigato e spianato (sono altissimi i rischi di fondere un motore quando le canne sono ovalizzate e possono verificarsi indesiderati trafilaggi d’olio), i pistoni speciali stampati (costruiti su misura), l’albero motore in acciaio trattato termicamente, i relativi supporti con le bronzine dotate di misure corrette, l’assemblaggio del manovellismo e dei prigionieri che renderanno solidale la testata al monoblocco, la base della testata spianata con valvole e sedi valvole nuove e profilate per l’impiego in pista, nonché il volano motore originale ma alleggerito ed equilibrato. Al termine si nota inoltre una fase della misura esatta dei volumi delle camere di combustione, eseguita sommando il volume d’olio che viene ospitato nel cielo del pistone (quando si trova al punto morto superiore) a quello che viene ospitato nella camera in testata, tenendo conto della sporgenza del pistone, dello spessore della guarnizione della testata e di tutti i volumi da sottrarre (si vedano ad esempio quelli legati alla buretta ed al canale di passaggio della tavola di polimetilmetacrilato).

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Monoblocco rettificato Ford Escort RS Cosworth Pistoni stampati Ford Escort RS Cosworth Supporti albero motore Ford Escort RS Cosworth Albero motore acciaio trattato termicamente Ford Escort RS Cosworth Pistoni stampati Ford Escort RS Cosworth Montaggio manovellismo Ford Escort RS Cosworth Montaggio manovellismo Ford Escort RS Cosworth Montaggio prigionieri motore Ford Escort RS Cosworth Montaggio prigionieri Ford Escort RS Cosworth Accoppiamento pistone cilindro Spianatura testata e ripristino tenuta sedi valvole Messa in fase motore Volano alleggerito Volano alleggerito Misura volume camere di combustione Misura volume camere di combustione Misura volume camere di combustione

Momenti di Motorismo – Motore N5F Ford Escort RS Cosworth: Introduzione

Rubrica: Momenti di Motorismo

Titolo o argomento: Brevi sfumature per gli appassionati di motori a combustione interna

Qualcuno li chiama turni di prove libere, qualcun’altro li chiama track day, se il vostro sogno da bambini era quello di diventare piloti automobilistici ma non disponevate dei consistenti budget necessari, ecco che con spese (relativamente) inferiori si può comunque dar sfogo al proprio istinto corsaiolo. Apposite giornate in pista vengono organizzate sia in Italia che all’estero (con costi persino più bassi) per coloro che amano la velocità ma non possono prendersi un impegno economico agonistico. Il tutto con la massima sicurezza offerta dai maggiori autodromi del panorama sportivo e dotandosi di un buon mezzo.

Magari un mito del passato che sognavamo da piccoli e che ora vanta costi di acquisto più abbordabili a fronte però di un intenso impegno di restauro, rettifica, messa a punto, preparazione, testing… Situazione certamente di particolare interesse soprattutto per la gioia di coloro che amano la tecnica o per quelli che, anche se digiuni di teoria e pratica, se la sentono di buttarsi e fare esperienza per iniziare ad imparare proprio in un’occasione simile.

Se poi si avverte anche lo stimolo agonistico ma non si possono affrontare spese analoghe a quelle di una casa di grande metratura dotata di tutti i comfort, ecco che categorie come l’autocross o le gare in salita o, ancora, le gare di regolarità, possono soddisfare il vostro appetito di motorsport con un compromesso economico di tutto rispetto.

In questa rubrica vi mostreremo brevi sfumature dei punti salienti della preparazione di una gloriosa Ford Escort RS Cosworth. I dettagli più riservati saranno omessi (ognuno ha le sue chicche) ma una nutrita galleria fotografica acccompagnerà gli articoli assieme ad osservazioni da non sottovalutare che possono rivelarsi utili per ottimizzare le spese cui si va in contro e per trarre una metodica di spunto degli interventi che può valer la pena o meno effettuare (almeno inizialmente).

Continua…

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Scheda tecnica motore Ford Cosworth N5F

Tipo: 4 cilindri in linea, anteriore longitudinale, closed deck
Distribuzione: DOHC 16V
Sovralimentazione mediante turbocompressore Garrett T35
Pressione di sovralimentazione: 0,9 Bar
Intercooler Aria/Acqua
Iniezione indiretta
Rapporto di compressione: 8,0:1
Ordine di accensione: 1-3-4-2
Albero motore montato su 5 supporti
Cilindrata: 1993 cm^3
Cilindrata unitaria: 498,24 cm^3
Alesaggio x Corsa: Ø 90,82 mm x 76,95 mm
Rapporto Alesaggio/Corsa: 1,18 (superquadro)
Regime massimo di rotazione: 6500 giri/min
Potenza massima: 227 CV a 6250 giri/min
Coppia massima: 299 Nm a 3500 giri/min
Velocità media del pistone a 6500 giri/min: 16,67 m/s

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Ford Escort RS Cosworth

La Ford Escort RS Cosworth esprime la sua eleganza
dominando l’officina dal ponte…

Un cambio da 25.000 Euro (per l'auto ibrida)

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili
Titolo o argomento: Il difetto di progettazione di una trasmissione ibrida, con motore elettrico integrato nel cambio, porta interventi estremamente onerosi
Premessa

Il mio compito non è far la guerra a qualcosa o a qualcuno, io semplicemente fornisco alternative quando chi dovrebbe fornirle non lo fa, o non lo fa adeguatamente. Offro spunti e provocazioni, metodi, proposte, piccoli grandi stimoli per far da sé (a patto di avere la necessaria preparazione). Pertanto non andrò a dire di quale auto ibrida si parla in questo articolo, a poco servono le polemiche, specie se non si conclude nulla poi. Molto meglio conoscere una o più possibili soluzioni al fine di perseguire prima di tutto il soddisfacimento personale. Sono sicuro che molti lettori saranno in grado comunque di capire tra le righe di quale vettura si parla e, i proprietari (in preda al panico) che attualmente le hanno ferme nelle officine della casa madre potranno avere una speranza tutto sommato conveniente anche se più impegnativa di un normale tagliando.

L’amore irrazionale per un marchio spesso non premia

Succede che anche i marchi blasonati, che idolatriamo, alle volte facciano delle pessime cadute di stile deludendoci e mortificandoci. E’ accaduto di recente per una casa di automobili tedesca che ha immesso sul mercato un’interessante vettura ibrida (full hybrid di tipo plug-in) che però si è scoperto avere una importante falla di progetto. Il suo cambio infatti non regge la consistente coppia espressa dal motore a combustione interna sommata a quella del motore elettrico. Risultato? Ovviamente il cambio si rompe. “Il cambio verrà sostituito in garanzia!!” Mi direte. No, di fatto no, ed anche se ciò avvenisse potrebbe sollevare il morale solo inizialmente. La sostituzione con un cambio analogo, senza correzione di progetto, non risolverebbe il problema di resistenza meccanica dell’organo e la rottura si riproporrebbe sicuramente, dopo un determinato numero di cicli, qualora venissero chieste nuovamente tutte le prestazioni disponibili (quelle per cui si paga il bollo per intenderci).

La garanzia? Potrebbe persino risultare inutile

Quindi se anche la persona che mi ha fatto prendere conoscenza dell’accaduto ottenesse un cambio in garanzia, rischierebbe di restare a piedi una seconda volta per il semplice motivo che arriverebbe un cambio analogo a quello iniziale. Al contrario è prioritario aggiornare il progetto e realizzare rapporti i cui denti possano reggere a flessione i carichi cui sono sottoposti (vedi l’immagine in basso). E’ veramente pessimo che una casa automobilistica di un certo rilievo non si assuma la colpa di un tale e grave errore di progetto e si difenda “accusando” l’utilizzatore del veicolo di correre troppo, sfruttando troppo spesso l’intera coppia disponibile.

Venticinquemila che?!?!

Ma va!! “Mmmiseria” che avanguardia se si pensa che il bello dell’elettrico è proprio la coppia poderosa disponibile istantaneamente, sempre, subito. Se non desidero provare questo gusto basta la ciofega che mia nonna guidava negli anni ’70. Per arrivare a destinazione, possiamo aver fiducia, è sufficiente. Ma se un cliente spende la bellezza di alcune decine di migliaia d’Euro per togliersi il gusto (potendoselo permettere) di una soluzione ibrida, mi par piuttosto ridicolo chiedergli la bellezza 25.000 Euro per la sostituzione di un cambio (senza garanzia alcuna nonostante il veicolo abbia meno di un anno e senza sostituzione con un cambio il cui progetto sia stato aggiornato e corretto). Sì, 25.000 Euro per un cambio.

Un alternativa per porre rimedio al problema da soli

Come si fa a porre rimedio al problema tecnico senza spendere questa cifra? Se siete tra coloro che hanno capito di quale vettura si parla e se la possedete, sappiate che non vi ritengo stupidi, anche io adoro quell’auto per svariati motivi e non sarà certo un cambio mal progettato a farmi desistere dall’idea che l’ibrido sia il futuro (un po’ di tutto, combustione ed elettrico, accontenta non solo l’intera filiera ma permette agli automobilisti di scoprire un mondo…). Per porre rimedio al problema non è possibile al momento avere l’aiuto della casa madre in quanto non sono previsti i ricambi dei singoli componenti ma l’intero cambio con tutto quello che vi è collegato attorno. Se ad esempio romperete la terza marcia sarete costretti (così mi è stato riferito dagli operatori del settore interessati) a pagare l’intero cambio, il motore elettrico, l’elettronica di comando, il differenziale e chi più ne ha più ne metta (in quanto è disponibile solo il kit completo, o almeno così è la situazione al momento in cui scrivo).

Conosci un cambista preparato?

Ovviamente il prodotto acquistato a ricambi costa molto ma molto di più del prodotto completo. Potete quindi, con l’aiuto di un meccanico cambista veramente bravo (ma veramente bravo, non rischiate, senza offesa, con chi certe cose non le ha fatte mai e con chi certe nozioni, vedi ad esempio la meccatronica, non ha avuto modo di studiarle e aggiornarsi), scollegare il cambio dal motore, fissarlo su un apposito cavalletto di sostegno, aprirlo comodamente, individuare i rapporti e/o le parti meccaniche che si sono danneggiate, rivolgervi ad una azienda che produce ruote dentate per trasmissioni (quindi aziende provviste di dentatrici), fornirgli i rapporti rotti, chiedere di realizzarne una coppia in un’ottima lega, chiedere di farla trattare termicamente al fine di migliorare notevolmente la resistenza meccanica e riassemblare il tutto essendosi preoccupati di ripulire dall’eventuale smeriglio l’interno del cambio (ovviamente è necessario anche sostituire l’olio). L’elettronica andrà scollegata e ricollegata allo stesso modo, i morsetti sono tutti diversi quindi non c’è verso di sbagliarne i collegamenti, oltretutto ogni cavo ha una sua lunghezza precisa e non potrebbero comunque arrivare alle prese sbagliate.

Spendere oltre 10 volte meno. E’ possibile ma dipende da caso a caso.

Questa operazione costa senza dubbio una cifra che fa storcere il muso ma di sicuro è ben lontana dai 25.000 Euro chiesti dalla casa madre la quale attualmente non dispone dei singoli ricambi (probabilmente perchè la vettura è troppo recente). Inoltre se adottate dei buoni materiali e fate fare degli ottimi trattamenti termici è “molto” probabile che otteniate, con una spesa molto più contenuta, un risultato persino migliore. Ci sono operatori del settore che preparano cambi e differenziali per auto da corsa o da rally, interrogateli dopo aver dato un’occhiata ai loro listini ed evitate gli opportunisti che, una volta sentito che la casa madre vi ha chiesto Euro 25.000, avanzeranno conti di 12-13.000 Euro pensando di farvi (farsi) contenti. I rapporti del cambio costano molto ma molto meno. Se poi l’impresa risulta impossibile per la mancanza di altra componentistica che la casa madre non mette al momento a disposizione… beh, se non altro una strada alternativa c’è stata (solitamente le alternative nemmeno si trovano).

Curiosità

Non è la casa automobilistica che produce la vettura, chiamata in causa in questo articolo, a produrre la trasmissione. Di questo assieme (cambio + motore elettrico) infatti se ne occupa una azienda terza e della meccatronica se ne occupa un’altra ancora. Difficile venire a capo di un vero responsabile quindi e, ancor più difficile, almeno per il momento, riuscire ad ottenere solo le parti danneggiate direttamente dalla casa ufficiale.

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Incominciamo a parlare di automobili

Sollecitazioni denti ruote dentate

Sollecitazione di von Mises tra i denti in presa di una coppia di ruote a denti dritti.
Image’s copyright: thetruthaboutcars.com

Meglio i motori di una volta o i motori di oggi?

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili | Le domande dei lettori

Titolo o argomento: Si cerca sempre più di produrre quello che il cliente desidera ma… chi lo dice che il cliente conosce quello che vuole?

Risponendo a: Luca

Luca scrive: G.le Raffaele, volevo chiederle se è fondata l’idea diffusa che i propulsori di un tempo (diciamo 20-30 anni fa) siano più resistenti e longevi di quelli odierni; che facciano più km e che siano più inclini ad essere maltrattati senza perdere prestazioni.

Non esiste una distinzione netta tra i motori di una volta e quelli di oggi. In realtà sono esistite anche diverse fasi intermedie tra il passato ed il presente e immagino che altrettanto accadrà anche in futuro. Tuttavia immaginando di cogliere a cosa si riferiscono diversi lettori che mi hanno posto domande sul tema, ed in particolare Luca, possiamo andare ad analizzare delle sfumature che spesso sfuggono ma che in realtà rappresentano le fondamenta del motorismo. Se siete curiosi di avere una risposta tanto immediata quanto rude, diciamo pure che apprezzo di più i motori del passato (ma sarebbe opportuno chiedermi: “Di quale passato?”). Apprezzo le complicazioni e la “tecnologia dominante” solo sui mezzi da pista e sui prototipi utili agli studi delle innovazioni, per la strada invece prediligo la semplicità, l’economia di esercizio ed il buon vecchio ed affidabile concetto che “tutto quello che non c’è, non si rompe”.

I motori del passato erano così: semplici*, abbondanti, pesanti, traballanti, rumorosi, imprecisi, estremamente diversi gli uni dagli altri**, grezzi, meno performanti ma affidabili, resistenti, funzionanti anche quando qualcosa era fuori posto, in grado di portare a termine il loro compito anche in condizioni severe, anche con riparazioni di fortuna. Inoltre nei motori di un tempo non si avvertiva una gran differenza a mano a mano che si usuravano perchè erano meno spinti nonché imperfetti fin dalla nascita; le condizioni dei cilindri raramente erano uniformi, avevano numerose imprecisoni già da nuovi e rendevano molto meno di quanto potevano fin dai primi chilometri (credo che praticamente, se andiamo abbastanza indietro con gli anni, nessuno avesse le valvole che stagnassero correttamente contro le sedi valvole, né le punterie mai perfettamente in ordine, con gli ovvi problemi che ne derivano per le valvole e per la combustione). Il dimensionamento degli organi era più generoso e, se da una parte questo implicava maggiori masse a bordo del telaio, dall’altra permetteva una maggiore dissipazione di calore ed una minore fragilità generale di testate, monoblocchi, manovellismi…

*Quindi teoricamente anche più economici, ma non è detto: la tecnologia meccanica pur basandosi sempre sui medesimi concetti si è evoluta magistralmente con attrezzature e strumentazioni che fanno letteralmente impressione solo a vederle. Trovate alcuni spunti sul nostro canale YouTube, vedi i link correlati in basso.

**Per via delle relativamente enormi tolleranze di produzione che rendevano diversi tra loro persino motori dello stesso tipo; le elaborazioni a suo tempo permettevano ampi margini di miglioramento principalmente per questo motivo.

I motori di oggi sono molto più precisi, sono più controllati, sono più performanti ma allo stesso tempo più fragili, più delicati, più articolati, più sensibili. Hanno organi le cui dimensioni sono ridotte all’osso, sia per ridurre in maniera affinata i costi, sia per favorire l’incremento di prestazioni. Dispongono di numerosi sensori, elettrovalvole, attuatori, comandi ride by wire. Quando si accende una spia si può restar fermi per motivi incredibilmente sciocchi perchè la centralina va in emergenza e impedisce l’avviamento oppure taglia la potenza al motore. Ma quando apri il gas… spingono quasi sempre al loro massimo con coppie subito disponibili che stressano il motore stesso ma che offrono una brillante sensazione di guida. Per questo si avverte, a differenza del passato, il calo di prestazioni con i chilometri. La coppia inoltre è espressa in maniera più uniforme e corposa su un range più ampio di giri (il motore diventa sempre più come un atleta iperstimolato a fare scatti e ripetute ma, ecco che al primo calo di nutrienti o a temperature sfavorevoli, insorge il crampo, la contrattura o, peggio, lo strappo o la rottura (l’analogia in questo caso calza a pennello più che mai). I motori di oggi gravano meno sull’avantreno (ci riferiamo quindi ai motori delle utilitarie, ovvero dei veicoli che circolano maggiormente sulle strade di tutti i giorni) rendendo più facile migliorare l’handling dei veicoli (ovviamente assieme a tutta una collezione ben nutrita di migliorie che coinvolgono il comparto telaio-sospensioni) e la conseguente facilità di guida.

Nel periodo di cambiamento degli ultimi 10-20 anni ho assistito al restauro (revisione, rettifica, riparazione…) di centinaia di motori (probabilmente, oramai, migliaia) che, grazie anche all’aumento delle pressioni di sovralimentazione e dei migliori sistemi di alimentazione, esprimevano potenze specifiche via via più elevate (parliamo sempre di motori stradali) a scapito però di testate che si fratturavano a causa di leghe e/o sezioni non adeguate alle sollecitazioni termiche, di difetti di fonderia e di errori di progettazione delle geometrie (con ottimizzazioni topologiche assai spinte). Con il tempo pare (ma sottolineo pare in quanto devo aver modo di verificare per un tempo sufficiente quanto affermo) che quest’ultimi problemi siano stati risolti e sia sempre più difficile rompere le testate per frattura. Ad ogni modo questo non vuol dire che i problemi scompaiono ma che possono spostarsi altrove (si veda l’esempio riportato in foto).

D’altra parte è vero però che molte assistenze non riparano più (da ormai molto tempo) le parti meccaniche danneggiate ma le sostituiscono con altre nuove (operazione ben più facile che sta creando non pochi problemi nella filiera delle lavorazioni meccaniche di precisione***) e questo implica un errore nel tracciamento di dati e statistiche. Fornire infatti alle aziende, operanti nel settore della meccanica di precisione, parti da riparare, significa collezionare dati su quanto stia realmente accadendo nella determinata filiera; viceversa gettare parti di motore sostituendole immediatamente con altre nuove, a prescindere dal fatto che sia realmente necessario o meno, riduce la quantità di dati che si possono avere per definire il reale andamento delle volontà di un preciso mercato. Come a dire: se non portano più al rettificatore testate del tale marchio da riparare, egli potrà pensare che non si rompano più, ma potrebbe anche essere che il tale marchio, invece di farle riparare ora preferisca sostituirle per via di nuove direttive ad esempio atte a non far sapere se c’è stato un reale cambio di qualità del prodotto. Il motorismo oggi è assai più complesso di quanto si possa immaginare.

***Mi riferisco al numero calante di officine rettifiche che, se continuerà così, porterà con sé la vera conoscenza dei motori, la vera manodopera specializzata e una cultura a dir poco preziosa nonché particolarmente rinomata nel mondo quando accostata alla parola Italia.

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Incominciamo a parlare di automobili

Rottura pistone motore metano turbo

Rottura di un pistone per difetto di progettazione. Il pistone fa parte di un recente motore turbo
alimentato a metano dalla piccola cilindrata ma dalle prestazioni decisamente sportive (direi persino
troppo sportive). L’analisi circa le cause della rottura di questo organo verrà riportata in un articolo
apposito. Un occhio esperto può già notare solo da questa foto 4 o 5 dettagli che spiegano come è avvenuta
la rottura. Dagli altri scatti macro che abbiamo effettuato in laboratorio si notano altrettanti ulteriori
dettagli. Senza ombra di dubbio il problema nasce da un’errata progettazione ma, volendo essere imparziali,
è corretto osservare anche che i clienti desiderano la moglie ubriaca e la botte piena: desiderano auto con
piccoli motori, parsimoniosi, che costano poco, che corrono tanto e che non si rompono. E’ evidente che ciò
non è possibile per i principi stessi su cui si basa l’Ingegneria e, prima ancora, la fisica che regola questo
Universo. Il motore aveva circa 10.000 km quando si è rotto la prima volta e qualche altro migliaio
quando si è rotto la seconda volta. La casa madre non ne vuol sapere di sostituirli in garanzia,
tantomeno con un prodotto correttamente aggiornato.

Obsolescenza programmata Addio! – Parte 1: I motori a combustione interna

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili | Le domande dei lettori | Obsolescenza programmata Addio!

Titolo o argomento: Le logiche dietro la longevità dei prodotti di uso comune

Risponendo a: François

François scrive: Grazie antitutto, ragazzi. Sono un appassionato con una laurea in legge alle spalle e quindi non ho conoscenze tecniche approfondite ai miei continui quesiti da malato di auto e motori, per quanto provi a leggere e informarmi. Per saperne di più sui miei dubbi, ho pure letto dei libri di ingegneria ma tra questo e saperne so che c’è un mare di differenza. Un po’ come quando un amico cita un articolo di legge che alla fine non ha nessuna attinenza con quanto si sta discutendo, anche se sembrerebbe attinente.

Riguardo alla longevità dei motori e alla loro possibilità di percorrere centinaia di migliaia di chilometri, mi pare di capire che non sia il regime di utilizzo medio a fare la differenza, quanto la potenza specifica di un motore. Per esempio, un vecchio mercedes 2000 diesel da 70 cv  da 2500 giri al minuto in media farà tanti chilometri quasi quanto un camion che gira a 1500 giri in media. Anzitutto, è giusta la mia riflessione?

Poi: ho una mito multijet da 95cv. Mi piacerebbe depotenziarla per farla arrivare a fare tanti chilometri come suggerite, ma come si fa? E con la mia guida, cosa posso fare perché sia il mio piede a “depotenziarla”? E in generale, meglio un pelo di gas a 3000 giri che più in fondo a 2000? Vi ringrazio moltissimo

Gentile François partiamo subito dalla frase inerente la longevità dei motori, preciso che la potenza specifica incide sulla longevità del motore sotto il punto di vista dell’impronta che viene data al progetto. Questo significa che il progettista sa bene che esasperando certi parametri otterrà un motore meno longevo. Il regime di rotazione è altrettanto importante ma sotto un altro aspetto, sebbene il valore massimo sia anche esso impostato nel progetto iniziale, starà poi al guidatore sfruttarne l’intensità e la progressione a seconda di quanto intende far durare il motore.
Quindi un guidatore non può scegliere di modificare il dimensionamento degli organi (né i materiali impiegati e le geometrie delle parti fondamentali per la bontà del progetto), ma può scegliere la potenza specifica del motore del suo veicolo d’interesse nel momento dell’acquisto dello stesso. Inoltre un guidatore non può scegliere il regime massimo di rotazione o utilizzare un regime di rotazione sottocoppia che non permette un corretto funzionamento del motore, ma può scegliere di utilizzare al momento opportuno il valore minimo di giri nel range di utilizzo del motore stesso e la progressione con cui raggiunge tale regime.
Il guidatore può altresì scegliere come utilizzare il motore influenzando di fatto la vita utile massima che questo può raggiungere. Questa vita utile è determinata dal numero di cicli che il motore riuscirà a sostenere prima che gli organi vitali cedano perchè sono andati fuori misura o perchè indeboliti. Ci sono innumerevoli parametri che permettono ad un motore di vivere più a lungo. Il controllo dell’invecchiamento degli organi del motore e lo studio delle cause che comportano l’invecchiamento stesso, sta diventando di per sé una scienza. Noi conosciamo gran parte di questi fenomeni ma non possiamo enunciarli tutti sia per questioni legate alla riservatezza progettuale, sia perchè stiamo cercando di raggiungere il record (personale) di un milione di chilometri effettuati con il medesimo motore (e veicolo) senza che questo sia stato rettificato o abbia subito interventi drastici. Al momento siamo attorno alla soglia dei 500.000 km con il motore che si trova in condizioni talmente ottimali da esser cambiato impercettibilmente rispetto a quando era nuovo (noi stimiamo che le sue condizioni siano attualmente al 98%). Questo lo si verifica dalle misure di compressione, dal consumo di olio, dall’ispezione interna tramite fibre ottiche, dalle prestazioni di accelerazione, erogazione della potenza ed espressione della coppia. Raggiungere un simile chilometraggio in condizioni così favorevoli ovviamente non ha comportato particolari costi, altrimenti non avrebbe avuto senso. Quello che si è speso in maniera incisiva è stato il tempo per lo studio e la strumentazione utile alla ricerca.
In linea di principio comunque il confronto tra la vettura Mercedes cui fa cenno ed il camion non è compatibile. Sebbebe i cicli siano gli stessi (ciclo Diesel) e quindi tali motori tendano di per sé a girare a circa la metà dei giri (rispetto ad un motore equivalente a benzina, offrendo inizialmente la possibilità di percorrere il doppio dei chilometri e quindi, a parità di chilometraggio, la metà dei cicli – ovviamente il confronto si intende a parità di massa del veicolo, di superficie frontale, aerodinamica, rapportatura del cambio, ecc.), ebbene, nonostante questo, le masse dei veicoli citati sono molto diverse così come il frazionamento del motore (generalmente L6 o V8 per i camion) e la rapportatura del cambio (5 marce per la vettura, persino 14 per il camion).
Ad ogni modo i 70 cavalli del motore Mercedes possono in parte rappresentare un ostacolo in quanto leggermente insufficienti per la massa del veicolo, ragione per cui infatti il regime di rotazione che cita è più alto rispetto alla media attuale. Oggi si può viaggiare con un Diesel 2 litri (a bassa potenza specifica) a 1200 giri al minuto in extraurbano e senza vibrazioni e quindi senza essere sotto coppia. Se il motore cui fa riferimento non è dotato di turbocompressore meglio ancora… le aspettative di vita si allungano ulteriormente anche per via di temperature di funzionamento più basse e minori sollecitazioni. Inoltre i vecchi motori Mercedes con pochi cavalli avevano tutti gli organi del manovellismo e della distribuzione abbondantemente sovradimensionati, altro fattore incidente sulla longevità di un motore che esprime poca potenza. Con mezzi simili ho conosciuto persone che, a seguito di cure maniacali, hanno superato i 600-700.000 km (e poi hanno rotto perchè il mezzo non era opportunamente controllato e manutentato). Si tratta di record per così dire di Endurance, una passione, lo sfizio di vedere fin dove ci si può spingere. Ovviamente non valgono i chilometri effettuati dopo importanti interventi di ripristino e/o rettifiche.
Circa la seconda domanda su un motore che immagino sia il 1300 turbodiesel può semplicemente intervenire con una centralina aggiuntiva rimappabile (e magari uno switch). Solitamente queste vengono fornite per l’incremento di potenza e coppia (anche se si tratta del modo più semplice di elaborare un motore e di un modo che non ha sempre senso soprattutto se la meccanica non è stata adeguata… ma questo è fuoritema ora) ma si può chiedere di avere una centralina in più per ottenere l’effetto opposto operando una riduzione della sovrapressione del turbocompressore e, ove possibile, variando la portata degli iniettori. Un depotenziamento fino ai 65-75 cavalli stressa sicuramente meno il motore ma bisogna tener conto dei percorsi che si affrontano (strade con frequenti salite, strade di montagna, ecc.), del numero di passeggeri che si hanno solitamente a bordo e del carico che il veicolo porta abitudinalmente con sé. Depotenziando troppo infatti si rischia l’effetto opposto, il motore arranca e si stressa di più. Ciò che andrebbe sottratto, dopo una serie di test, sono i cavalli in eccedenza, quelli che il motore tira fuori quando si agisce allegramente sul gas sperperando, tra l’altro, carburante inutile.
La potenza erogata, comunque, non è di 95 cavalli ma, se legge le specifiche, di 95 cavalli ad un certo numero di giri. La potenza cresce al crescere del numero di giri in quanto aumenta il lavoro che il motore può compiere in un determinato intervallo di tempo. Questo vuol dire che ad esempio mentre viaggia in centro a 1600 giri/min in 2a marcia, magari sta (dico per fare un esempio) erogando 38 cavalli e non sempre 95 come di frequente si tende a pensare. Viaggiare a 3000 giri ad un pelo di gas, è più conviente (meccanicamente) che viaggiare a 2000 giri con il gas affondato (il rapporto usato in tale condizione e quindi la velocità del mezzo oltretutto incideranno sullo smaltimento del calore oltre che suoi consumi). Ma non solo! E’ anche meno stressante per il motore perchè il regime di rotazione influenza affidabilità e longevità oltre un certo regime in cui il motore fatica a smaltire il calore ad esempio, mentre il carico, ovvero la percentuale di apertura del gas, e quindi la pressione sull’acceleratore, influenza la longevità di un motore incisivamente a tutti i regimi di rotazione. Un motore ideale per durare, esprime una coppia vantaggiosa ai regimi medio bassi e una potenza di picco limitata, questo gli permette, come nel mio caso, di viaggiare con parametri motore estremamente tranquilli (non posso purtroppo entrare oltre nel dettaglio) e ad un regime di 1200-1500 giri/min. Il tutto abbinato ad un buon progetto iniziale, un uso che tiene conto dei percorsi e delle masse aggiuntive, una manutenzione sopraffina ed un controllo della totalità dei parametri in gioco, permette ad un motore di essere usato sempre (o molto spesso) in condizioni ideali senza accusare particolari stress.
Mi rendo conto che ogni automobilista non può seguire tutto questo (che oltretutto rappresenta solo una rapida introduzione e che in ogni caso risulta inutile se il progetto iniziale del motore/veicolo non risulta valido), altrimenti impazzisce, ma per noi è importante come coadiuvo ai nostri studi e come presupposto per raggiungere un ulteriore record.
Continua…

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Obsolescenza programmata Addio! – Parte 2: Un notebook storico
Obsolescenza programmata Addio! – Parte 3: La caldaia di casa
Obsolescenza programmata Addio! – Parte 4: Il motore della serranda elettrica
Obsolescenza programmata Addio! – Parte 5: La centralina del frigorifero
Obsolescenza programmata Addio! – Parte 6: La scheda elettronica della lavatrice
Obsolescenza programmata Addio! – Parte 7: Il computer di bordo dell’utilitaria
Obsolescenza programmata Addio! – Parte 8: L’adattatore IDE – SATA
Obsolescenza programmata Addio! – Parte n: In aggiornamento

Le gocce del Principe Rupert

Cosa succederà alla goccia di vetro sotto l’azione del martello? Si romperà? Sicuro?
E invece no. Si chiamano le Gocce del Principe Rupert, vengono ottenute facendo
colare del vetro fuso in acqua dove si temprano acquisendo forti tensioni…
Una forte martellata sul bulbo non le romperà ma, inaspettatamente,
una leggera vibrazione sulla coda le farà esplodere con una sorta di reazione a catena
che parte dall’interno e che raggiungerà il bulbo in pochi millesimi di secondo.
Anche i motori a combustione interna, se toccati nei loro punti deboli, cedono
repentinamente e, ancora più facilmente, se il progetto di partenza prevede per loro
particolari stress e tensioni per via di geometrie, dimensionamenti, materiali e potenze
specifiche inadeguate.
Puoi osservare un interessante slow motion al seguente link:
https://www.youtube.com/watch?v=xe-f4gokRBs
Image’s copyright: SmarterEveryDay (YouTube Channel)

NIDays 2015: Dentro la progettazione grafica di sistemi

Potrebbe accadervi, durante l’architettura dei vostri progetti, di mirare alla semplicità prima di ogni altra cosa, nutrire il desiderio che il prodotto che state ideando e realizzando sia quanto più possibile di facile costruzione (quindi anche dai costi contenuti), di facile utilizzo (quindi ampiamente usufruibile dall’utente finale), di facile manutenzione (in grado cioè di comportare degli impegni ma senza eccessivi ed inutili grattacapi) e, dove previsto, di facile modifica (ad esempio quando si offre alla folla la possibilità di contribuire ai successivi step di sviluppo del prodotto stesso).

Il lavoro di sgrossatura di un’idea

Così vi sforzate di sgrossare le vostre idee e spendere un gran bel lavoro per passare da una bozza di idea piena di funzioni complesse (nascoste sovente dalla pressione di un solo bottone o l’azionamento di una leva, un cinematismo…), percorsi contorti (che portano al vostro obiettivo e permettono al prodotto, sfruttando dei sottosistemi in esso integrati, di eseguire  una funzione di cui l’utente non deve necessariamente conoscere le dinamiche essendo interessato al solo risultato) e funzionalità (che inizialmente potreste comprendere solo voi che avete avuto un’intuizione), per arrivare finalmente ad uno schema ordinato, logico e facilmente interpretabile da chiunque possa trarre un vantaggio dall’utilizzo del vostro prodotto.

Diceva Einstein

Come ho scritto più volte, Einstein affermava: “Ogni cosa dovrebbe essere fatta nel modo più semplice… ma non è semplice”. In effetti il lavoro di “semplificazione” è assai più arduo di quello che si compie per “complicare”. Vista poi la naturale tendenza dell’Universo all’Entropia, disordinare è una cosa che viene praticamente da sé, rimettere in ordine invece…

Quando pensate che sia tutto in ordine…

Mantenete questa filosofia il più a lungo possibile ma poi arriva un giorno in cui vi rendete conto che siete chiamati a “complicare” il vostro prodotto per aggiungere funzioni che prima non vi servivano e che ora sono di vitale importanza per arricchirlo. Generalmente questo momento arriva quando pensate che ormai sia tutto in ordine e funzionale, quando vi convincete che, arrivati a questo punto, è sufficiente mantenere la rotta e continuare così. Proprio a questo punto, potreste scoprire che per fare un ulteriore passo evolutivo dovete necessariamente rimescolare tutte, ma proprio tutte, le carte in tavola. Quando siete a questo punto state probabilmente integrando il vostro prodotto con dei nuovi sottosistemi che lo rendono un pizzico più intelligente e, nuovamente, si ripropone il problema di progettare, utilizzare e rendere fruibili funzioni nel modo più semplice possibile o altrimenti nessuno vorrà scervellarsi per usare il vostro prodotto, né tantomeno per ripararlo, modificarlo o, addirittura, evolverlo.

Integrazione di Meccanica, Elettronica ed Informatica

E’ il caso della “Meccatronica”. In principio potreste amare la meccanica nuda e cruda, esasperare le vostre conoscenze settoriali, trovare il modo di semplificare e rendere fluida la progettazione, la prototipazione, la costruzione e l’utilizzo di un dispositivo, di un organo o di un assieme, e poi accorgervi che dovete prendere un foglio bianco e ricominciare da zero integrando nel vostro concept almeno un pizzico di elettronica. Questo perchè magari vi servono dati, vi servono funzionalità, vi servono feedback, vi serve un minimo di intelligenza artificiale che interagisca prima con voi e poi con l’utente finale.

Quanto lavoro dietro un’apparente semplice vibrazione

A questo punto entrate in un universo parallelo dove, ad esempio, il modo di vibrare di un’ala d’aereo è studiato in un laboratorio (analisi modale) ove vengono simulate le reali condizioni di utilizzo. Si imprimono opportunamente delle forze, agenti ciclicamente, che devono mandare in risonanza la struttura, monitorando quando tale fenomeno si verificherà, con quale intensità e quali effetti. Potreste quindi ritrovarvi ad “affogare” delle celle di carico che misurino l’intensità delle forze agenti sull’ala e degli accelerometri che rilevino l’entità delle vibrazioni conseguenti. Potreste persino, una volta ottenute le dovute conferme, ripetere i vostri rilievi sul velivolo durante un reale volo (ad esempio per confrontare i dati reali con quelli dell’analisi), potreste aver necessità di sfruttare la tecnologia wireless per trasportare queste informazioni dai vostri sensori e trasduttori al vostro datalogger o al computer portatile, senza generare complicazioni d’impianto. Addirittura potreste aver bisogno di integrare la vostra ala con sistemi in grado di comunicare alla cabina di pilotaggio, in tempo reale, tutti i dati desiderati, nonché gli eventuali allarmi, e persino ricevere istruzioni dalla cabina stessa, e mettere in atto, le modifiche che il pilota ritiene idonee in una data condizione.

Conclusioni

Ecco spiegato, con parole mie, l’utilità che possono avere gli NIDays di National Instruments qualora iniziate a sentire il bisogno di integrare una vostra idea con dei sistemi distribuiti, sistemi DAQ, sistemi embedded ma non siete immediatamente avezzi con questi termini ed altri quali ad esempio: triggering, tecniche MIL (Model In the Loop), tecniche HIL (Hardware In the Loop), data logging, dara processing, ecc., che figurano solitamente sulle spiegazioni concepite per i soli operatori del settore.

Foto
Foto 1 e 2: Sistema di acquisizione dati per misure di potenza ed energia

Foto 3: Analisi modale su un righello che riproduce la logica di un’ala

Foto 4, 5 e 6: Data logging e data processing

Foto 7 e 8: Integrazione del bus CAN

Foto 9: Ispezione visiva

Foto 10: Sistemi MIL e HIL

Foto 11: Test dei microfoni MEMs

Foto 12, 13, 14 e 15: Visione embedded

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In preparazione

Acquisizione dati misure potenza ed energia Acquisizione dati misure potenza ed energia Analisi modale Data logging e data processing Data logging e data processing Data logging e data processing Integrazione del bus CAN Integrazione del bus CAN Ispezione visiva Sistemi MIL - HIL Test microfoni MEMs Visione embedded Visione embedded Visione embedded Visione embedded