I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero uno (sul prodotto)

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 4b

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Il pensiero uno (sul prodotto)

Il primo pensiero di una persona che osserva in modo semplice un’offerta su un prodotto (quindi senza conoscere come tale prodotto dovrebbe esser fatto per assolvere nel modo migliore le funzioni richieste, quali siano i relativi corretti metodi produttivi, quali materiali e quali tecnologie siano necessarie affinché esso sia durevole ed egregiamente ammortizzabile in un arco temporale, se non debitamente lungo, quantomeno accettabile* , che costi comporti il tutto, come si costruisca un’offerta onesta…) è quello della comoda diretta via della generalizzazione: “Se costa così poco, si vede che è possibile, che è sostenibile e, soprattutto, vantaggioso!”. E prosegue: “Se costa così poco perché mai l’altro modello o l’altro marchio costano così tanto di più? Dovrebbe costar poco anche l’altro!”. E conclude, in un fascio che contiene tutta l’erba mal riposta, stretta, aggrovigliata: “Tanto sono tutti uguali i prodotti, quello nella fascia di prezzo più alta non ha nulla di più se non il nome…”.

*L’obsolescienza programmata, a lungo negata ma ormai evidente a tutti i consumatori più avveduti, ha imposto una netta virata di questi valori seppur non totale né tantomeno definitiva.

Una sequenza di imprudenti (s)ragionamenti affilati che ha portato i consumatori a dividersi in due parti quasi uguali. Quelli che prediligono prodotti affidabili e durevoli spendendo un po’ di più all’inizio (ma spendendo una volta sola) avvalendosi tra l’altro di prodotti più pregiati, e quelli che prediligono superficiali semplificazioni ed una profonda miscredenza verso i produttori che coltivano l’ambizione di distinguersi offrendo un prodotto che lasci un buon ricordo, una buona esperienza nella mente del consumatore che l’ha scelto.

Il problema è che entrambi i consumatori, non essendo formati, in effetti tentano la sorte ad ogni acquisto. La realtà è che non si va a colpo sicuro nemmeno quando si sceglie sempre lo stesso marchio ritenuto affidabile o quello economico erroneamente ritenuto durevole come l’altro della concorrenza d’élite. Questo perché ogni marchio può involontariamente sbagliare alcuni prodotti, ogni marchio può rischiare di non far centro, ogni marchio può volontariamente sbagliare altri prodotti se cade troppo nella morsa degli studi di mercato finendo con il perdere di vista i propri obiettivi iniziali nel tentativo di cercare di accontentare le richieste della maggior parte dei consumatori ed esser così più gettonato. Il paradosso è che, per raggiungere un bacino di clienti più vasto, si può tentare di accontentare anche le loro richieste prive di senso frutto dell’inesperienza tecnica pur di fare cassa. “Ma da quando le persone sanno cosa vogliono?” (cit. Morgan Freeman, Una settimana da Dio, Tom Shadyac, U.S., 2003).

La realtà è che abbiamo troppo, consumiamo troppo, disponiamo di troppo e non abbiamo tempo di studiare, imparare, capire, iniziare almeno a conoscere realmente quel che abbiamo davanti. E questo proprio per via del troppo, perché ci vorrebbe una vita solo per imparare come si acquistano così tanti prodotti che siano validi. Ma in fin dei conti non abbiamo reale necessità di nulla e, in fondo, non ci interessa nulla. Così ci affidiamo solitamente a suggestioni, convinzioni, debolezze tutte egualmente frutto di una inevitabile ignoranza alimentata dalla scarsità di tempo e, soprattutto, dal disinteresse. Quelle poche cose che ci servono realmente vantano ampi spazi nella nostra mente per essere osservate, apprese, capite, elaborate, meditate (mai abbastanza). Il troppo no, il troppo non lo riusciamo a gestire, il troppo è insostenibile e finiamo col parlare come se fossimo esperti di cose che in effetti non conosciamo né noi, né chi ce le recensisce, né chi ce le suggerisce, né chi le promuove e, spesso, nemmeno chi ce le vende (se posteste immaginare quanto ho dovuto studiare per far mio un granello in più di conoscenza nelle mie materie…).

E la contorta sequenza di archibugi mentali del consumatore prosegue (arricchita qui dai più opportuni commenti del caso): “Assodato che i prodotti di tale categoria li ritengo tutti uguali e che il prodotto a minor prezzo (facendo perno sulla mia ignoranza) mi porta a ritenere che siano tutti di basso valore, pretendo a questo punto che ciò che per me non ha più valore mi venga regalato (abbiam fatto trenta, facciamo trentuno) e, inoltre, rigorosi sullo stesso filo logico, pretendo che anche il valore dell’esperienza del professionista della vendita specializzata e dell’assistenza tecnica qualificata venga azzerato di pari passo. D’altronde a cosa servirà mai? Acquisterò by-passandolo su un e-commerce (che appartiene alla stessa gente che detesto vedere al potere ma me lo dimentico quando mi fa comodo, non sono coerente quando mi fa comodo… contraddizioni che danno frutti velenosi nei giardini delle mancanze di tempo) e decreterò per lui il solo compito di risolvere eventuali incombenti rogne ma, sia chiaro, a basso costo, perché il prodotto l’ho pagato poco e la risoluzione della rogna di un prodotto che non so che è scadente (perché ho compiuto un incauto acquisto nel posto sbagliato) deve andare di pari passo e concludersi con un danno a carico di tutta un’intera filiera fuorché mio” (voce del verbo responsabilità e razionalità, ironicamente parlando).

Rigorosi, quindi, sul filo logico degli archibugi mentali ma totalmente superficiali se vi è da studiare l’immenso mondo industriale, commerciale e promozionale che il consumatore, ahimé, minimizza ad un numero che gli conviene o meno.

D’altronde, tenuto conto che diversi non conoscono, anzi ignorano del tutto, il prezioso valore dell’esperienza di un professionista, questi finiscono col pensare, da consumatori impreparati, che “se qualcosa non la sanno, significa che non c’è” (ricorrente pensiero moderno inconscio).
E invece, se sapeste quanto è prezioso il contributo di un serio ed onesto professionista, da quante insidie potrebbe proteggervi e quanto denaro risparmiereste grazie a lui… ma ogni argomento troverà lauto approfondimento a tempo debito. Alimentate viva la pazienza in perfetto equilibrio sul piatto accanto a quello della curiosità.

I consumatori del troppo sono miopi, osservano con diverse diottrie in meno una figura da 20 metri di distanza giudicandola troppo presto come una bella ragazza; poi si avvicinano e restano gelati dall’agghiacciante scoperta sub-zero che li paralizza e li manda in frantumi: la ragazza è in realtà una anziana signora che si concia in modo inopportuno o magari un ragazzone che ha appena parcheggiato la sua moto custom e si accinge ad entrare nel negozio di tatoo. Il prodotto aveva una confezione accattivante, un volantino invitante, prometteva molto e, in realtà, il solo normale utilizzo si è rivelato frustrante e dispendioso oltre che eccessivamente breve.

La stessa cosa riaccade ogni volta, eppure non capiscono, sono smarriti, non sanno osservare, non sanno muoversi, non sanno cambiare, non sanno da che parte iniziare, non sanno come si fa, come si valuta, come si sceglie… Però sono bravissimi a deprezzare, a svalutare, a mortificare il valore dei mestieri, a lasciarli morire accasciati su sé stessi sotto il peso di pensieri ignoranti che danno origine a gesti ignoranti, sotto il peso di un consumo eccessivo il cui unico mantra è: “Devo avere tutto, non devo rinunciare a niente, quindi mi adopererò per riuscire ad acquistare tutto con il mio budget limitato trovando poi delle giustificazioni, delle autoconvinzioni, che mi dicano che ho fatto bene e sto facendo bene così come faccio; non ipotizzo conseguenze negative dei miei gesti e nemmeno mi interessa impegnarmi a farlo perché non mi riguardano direttamente”. Ma non è così perché si tratta di situazioni in cui anche loro, come in una matrioska, sono o saranno ben presto vittime, inglobati da chi a loro volta li deprezzerà, svaluterà, mortificherà.

Continua…

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Il professionista della prima maniera

Il tuo futuro è già noto?
Più risparmi più diventi povero
Cap 9 – In revisione
Cap 10 – In revisione
Cap 11 – In revisione

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Terza raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

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I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero zero (sul conto)

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 4a

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Il pensiero zero (sul conto)

“Tutto quel che non sfoggio preferirei non pagarlo!”. Lo pensa ma non lo dice colui che, assetato di vanità e di avidità, si prodiga e si contorce alla volta di un labirinto spinoso di autoscuse con cui vorrebbe giustificare la sua partecipazione alla disfatta del lato sano del mercato.
Egli acquista “a rimedio” tutto quel che gli occorre, cose di tutti i giorni invisibili a chi lo circonda, cose che chi è in ammirazione non è chiamato a vedere, non può vedere o ne ignora la provenienza: manodopera scorrettamente declassata per sua imperizia, prodotti a concorrenza sleale, prodotti da mercati deregolamentati, prodotti sommari di bassa qualità per i quali poi si va a pretendere un’assistenza ancora più economica, prodotti visti e provati nei negozi e poi acquistati su internet presso i mercato-demolitori a prezzi d’occasione grazie a sfruttamenti di personale che occhio non vede e cuore non duole, prodotti da grossi siti di e-commerce centralizzati che distruggono attività lavorative sane che erano solite mettere in circolo il denaro nel nostro paese anziché esportarlo e concentrarlo su una figura unica sostenuta dal governo che gli ha permesso di invadere l’economia globale (Scheda esempi, Tab A, Es. 1 – Solo su versione cartacea – Prossimamente ), oggetti domestici o di lavoro, beni, utilità.
Poi prosegue: “Mi basta trovare un colpevole, un uomo, un lavoratore che abbia commesso anche solo un piccolo errore veniale per giustificare e pulire la mia coscienza con riflettori ottici che nascondano bene a chi osserva macchie che in realtà mai sono state rimosse: le attività che ho tradito, messo in crisi e fatto chiudere”.

Viceversa posso accettare di alimentare fenomeni economici balordi (Scheda esempi, Tab A, Es. 2 – Solo su versione cartacea – Prossimamente) se mi fanno quei grattini sotto al mento mentre ritirano la mia anima per riconsegnarmela ancor più splendente (perché me la riconsegnano vero? Me l’hanno promesso proprio loro, quei martiri che si alzano la mattina e si fanno in quattro per regalarmi comodità e sfizi imperdibili).
L’automobile sono convinto mi faccia sembrare chi vorrei essere, chi non sono? Rafforza  il mio narcisismo*?”. Se ha uno di questi effetti osservabili, che ne sia consapevole o meno, che ne abbia l’intenzione o meno o che abbia ottenuto l’effetto positivo o negativo una cosa è certa: se mi offre un risultato che è visibile agli altri allora rateizziamo, noleggiamo, impegnamoci gravosamente ed indebitiamoci per raggiungere il fine. Qualunque sacrificio illogico e insostenibile, qualunque rinuncia o impegno economico non saranno mai un limite invalicabile.

Si tratta invece di qualcosa che fuori non si vede? Allora nessuno lo saprà mai che non paghiamo l’artigiano, il tecnico, l’operaio, il professionista, che clicchiamo su siti web di giganti monopolisti mieti-economia e mettiamo nel carrello, pronti per la spedizione massiva, ondate di merci che uccidono senza pietà alcuna uomini e famiglie le quali, per far parte di quegli spietati sistemi, son costretti a pagare un pizzo 2.0 creando anche loro un account per la loro azienda proprio lì, dal nemico, pagandogli lo scotto di costi di inserzione, costi sul valore finale del prodotto venduto, commissioni sui pagamenti elettronici, abbonamenti di corrieri di proprietà dell’e-commerce massivo e canoni mensili al fine di avere accesso alla centralità in cambio di una sembianza di partecipazione civile al gioco della distruzione del valore dei mestieri.  L’accesso alla centralità a costo dell’ennesima usurpazione che si accorpa nel mostro tumefatto e rigonfio di more, interessi, cartelle, tasse, sanzioni, spese, spese, spese che non rendono più fattibile, realizzabile, sostenibile, la libertà di una propria ditta, la libertà di ritrovare dignità nel proprio mestiere.

E se non basta ancora, perché mai impegnarsi a pagare il conto del falegname, dell’idraulico, dell’elettricista, del muratore, del tecnico degli elettrodomestici, del fornitore di un prodotto, dell’architetto, del perito, del malcapitato professionista? Allora rimandiamo, chiediamogli uno sforzo, uno sconto insostenibile, rinunciamo, manchiamo al nostro impegno, proviamo a non pagare, troviamo scuse, mortifichiamolo, rimandiamo ancora… tanto fuori non si vede, quindi non è prioritario. Tanto i vicini che ne sanno, gli altri che ne sanno, chi guarda il macchinone che ne sa?

Ci fosse un social network dove i lavoratori possono postare le foto dei clienti che da te vengono a farsi spiegare un prodotto per poi andare sicuri ad acquistarlo sul sito web dell’e-commerce massivo ed accentratore, dove possono postare le foto dei clienti non paganti, dei datori di lavoro non paganti o di quelle persone che pagano dopo numerosi richiami e dopo aver elargito indebitamente mancanze di rispetto a profusione, allora coloro che non hanno rispetto per i mestieri ci porrebbero la stessa assortita attenzione che ripongono nelle apparenze del loro mondo fittizio. Altrimenti… “sta brutto”.

*Accresce l’effetto di qualcosa che, consapevoli o meno, si potrebbe essere realmente? Insomma, nel bene o nel male mostra una persona al grande pubblico per come realmente si comporta (spesso involontariamente come accade per i prevaricatori) o per quel che vorrebbe far credere di essere? Compensa un disagio sociale, una debolezza, una situazione difficile?

Continua…

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Shhh, non si dice… è una forma di violenza sulle persone, sui mestieri, sulla dignità ma, scherzi? Non si dice!
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Comprendere il valore

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 3

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Semplice ma non così immediato

Ora, tornando a noi, il nodo cruciale del problema dal quale siamo partiti è che se ti dico per filo e per segno come ho fatto ad ottenere un risultato, non lo apprezzerai. Non imparerai quasi nulla e sarai portato a ripetere come un robot la stessa mia sequenza di passi mentre ognuno di noi in realtà ha stretta necessità di “sviluppare il proprio modo”.
Inoltre la semplicità con cui posso raccontartelo o illustrartelo può portare pian piano anche una persona educata ad illudersi che tutto si possa avere semplicemente e, nei casi peggiori, che le sia persino dovuto. Quindi senza nemmeno più chiedere oltre che senza impegno.
Questo perché a cose fatte, a fatiche sormontate, a risultati meritevolmente ottenuti, è probabile che un racconto lasci trasparire la felicità di esser riusciti anziché l’arduità dell’opera.
Così chi legge finisce con il recepire che ripetendo la sequenza passo passo, accadrà lo stesso anche a lui pur non avendo compiuto le fatiche necessarie per raggiungere la comprensione del perché di quei passi.
Ma se al contrario ti offro degli stimoli, delle provocazioni, degli spunti, delle informazioni rare e preziose lasciando a te il compito di metterle insieme, elaborarle e di impegnarti a ricavare il tuo personale risultato, sentirai di aver provato un gusto più intenso. Il mio lavoro avrà ricevuto un valore perché tu avrai modo di renderti conto di quanto è difficile e che impegno e abilità richiede. Inoltre, se proprio lo troverai incompatibile con le tue abilità, avrai più rispetto per me e non mi svaluterai al momento di offrirmi un equo compenso.
Il tuo risultato sarà frutto degli sforzi iniziati con la tua lettura e sfociati nel tentativo di applicare. Proprio in quest’ultimo punto ti renderai conto di quanto è importante chi riesce a svolgere un compito così arduo e quanto puoi essere importante tu per chi, come me, potrebbe non saper fare ciò in cui invece sei abile tu.
Il tuo impegno sarà testimone del tuo proseguimento sulla strada del risultato, sarà primario nel comprendere cose non così evidenti come potrebbero sembrare inizialmente quando si è a digiuno di contenuti dotati di profondità (e di numerose altre dimensioni a seconda della tua capacità di recettività, di senzienza, di collegamento sinaptico).
Le tue scelte, frutto del tuo personale modus operandi e della tua capacità di analisi dei risultati che otterrai passo passo dalle tue prove, dai tuoi rischi, dal tuo lavoro e quindi dalla tua fatica, si trasformeranno nell’esperienza e nel tuo nuovo carattere che allora ti permetterà sempre più di apprezzare il pregio dei mestieri e la bellezza, nonché la nobiltà, di retribuirli meritevolmente.

Immagine

Uno dei suggestivi banchi attrezzati della bottega dell’orologiaio Bartolomeo Antonio Bertolla esposta al Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia di Milano. Non fatevi ingannare dalle modernità dei laboratori odierni, in qualsiasi lavoro potete incontrare specialisti che operano con la medesima cura e passione.

In effetti non importa di quale mestiere si tratti (moderno o antico) o quale prodotto si stia vendendo (pregiato o ordinario), quando il lavoratore che si ha davanti ci mette l’impegno, la passione, l’esperienza e lotta con le aspre difficoltà storiche e contemporanee per andare avanti, merita tutto il nostro rispetto… anche se vi sta riparando un oggetto che date per scontato a seguito del benessere corrente.

Continua…

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Uno dei suggestivi banchi attrezzati della bottega dell’orologiaio Bartolomeo Antonio Bertolla esposta al Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia di Milano. Non fatevi ingannare dalle modernità dei laboratori odierni, in qualsiasi lavoro potete incontrare specialisti che operano con la medesima cura e passione.
In effetti non importa di quale mestiere si tratti (moderno o antico) o quale prodotto si stia vendendo (pregiato o ordinario), quando il lavoratore che si ha davanti ci mette l’impegno, la passione, l’esperienza e lotta con le aspre difficoltà storiche e contemporanee per andare avanti, merita tutto il nostro rispetto… anche se vi sta riparando un oggetto che date per scontato a seguito del benessere corrente.

La distruzione del valore

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 2

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

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Non diamo valore a quel che non paghiamo

Che sia un tutorial fornito su un servizio di video sharing in rete; che sia un articolo di un blog che ti spiega come fare una cosa, come risolvere una “rogna” passo passo senza avvalerti di un bravo lavoratore, un professionista; che sia un’esperienza condivisa su un forum da chi fa di tutta l’erba un fascio e, ad esempio, per colpire un meccanico, un dentista, un idraulico, un tecnico maldestro o incapace danneggia anche quelli in gamba; che sia un oggetto venduto sottocosto su un sito web che opera (ad insaputa del consumatore) per concorrenza sleale o per secondi fini ovviamente non legati al mancato profitto-diretto sul prodotto venduto bensì al profitto indiretto ottenuto dalle conseguenze secondarie (la distruzione delle piccole e medie attività al fine di centralizzare e monopolizzare le vendite sui giganti dell’e-commerce); che si tratti di questi od altri casi di pari logica, l’effetto che se ne ricava è sempre il medesimo: “La distruzione del valore”.

La distruzione del valore di un prodotto, la distruzione del valore di un servizio, la distruzione del valore di un mestiere, la distruzione del valore di donne e uomini. Una distruzione di valore non sempre operata per ignoranza, o per mera voglia di prevaricazione da competizione scorretta, ma, sovente, operata con pericolose architetture meticolosamente pianificate che fanno leva sulla “stimolata” avidità dell’uomo-consumatore, dell’uomo che ignora, dell’uomo goloso o ingolosito, per distruggere, annullare piccole e medie attività commerciali, professionali o di artigianato al fine di favorire grandi gruppi globali, insipidi, freddi, impersonali. Gruppi finanziati da chi si è ben guardato dal finanziare voi. Gruppi globali lontani dai bisogni dell’uomo e capaci di innescare un intenso effetto boomerang che tornerà matematicamente a colpirci. Ma avremo modo di comprendere a tempo debito in che modo nessuno sia escluso. Ora osserviamo il territorio attorno a noi prima di addentrarci in questa foresta ricca di insidie che promette di accorciare il nostro cammino e che, forse, in un certo qual senso lo fa realmente.

Feroci pretese

Non metto mai guide passo-passo per ottenere uno specifico risultato. Quando in passato l’ho fatto su altri miei siti web, il pubblico che ha mostrato gratitudine e reale apprezzamento, offrendo in taluni casi persino collaborazione ed il proprio contributo in cambio, è stato parte di una contenutissima élite. La massa, invece, ha avuto reazioni estremamente maleducate e pretensiose, entrava nel sito, prendeva quel che voleva, non guardava nemmeno come si chiamava il sito né l’autore che aveva messo a disposizione quel materiale, copiavano i contenuti irrispettosi del diritto d’autore, non citavano le fonti e, per chiedere altro materiale, scrivevano e-mail che sovente iniziavano letteralmente così: “Mi dici come si fa…”, “Ho bisogno di…”, “Mi serve…”, “Devo fare…”. E-mail spesso firmate con nickname, senza presentazione alcuna, senza spiegazione alcuna, senza educazione alcuna. La loro filosofia era “Mi hai abituato ad avere gratis, ad avere senza chiedere, adesso se lo voglio me lo dai e basta”.

Fui io in realtà a sbagliare. Fui io, a suo tempo, oltre 10 anni fa, a commettere lo stesso errore di giovinezza di molte persone volenterose e produttive che si sono proposte al vasto pubblico senza un progetto preventivamente correttamente strutturato a trecentosessanta gradi. L’errore consisteva nell’ispirarsi senza cognizione di causa a realtà di grandi aziende senza tener conto di quanto fossero pianificate, di quali fossero i loro punti di forza, quali fossero le loro incolmabili carenze, senza tener conto che offrivano guide sommarie in cambio di una larga promozione di prodotti, smisurate raccolte di dati (un tempo deregolamentate) e reindirizzamenti a grandi e-commerce accentratori.
Non tener conto di questi fattori fu un errore significativo, un po’ come offrirsi di spendere la propria energia fisica per spingere forte sul pedale che avvia il motore della moto di altri per dare inizio al loro viaggio, non al tuo.
Fui io a viziarli per quel periodo che ebbe termine al momento opportuno grazie all’esperienza acquisita, tra l’altro con importanti innovazioni (alcune delle quali, ad esempio, nascoste tra le righe del mio Blog), ossia non appena studiato il comportamento di un campione sufficientemente vasto di persone. Usai quindi metodi analoghi a quelli del sistema per approfondire come funziona il sistema stesso, per capirne le dinamiche che governano i suoi moti.

Ricordo e conservo ancora le numerose e-mail di coloro che ad una mia domanda di approfondimento circa le loro richieste, rispondevano indispettiti e pretensiosi come bambini viziati e maleducati. La mia risposta, infatti, non era quella che volevano ma una domanda alla quale loro erano chiamati a rispondere. Una risposta corretta avrebbe dato loro accesso alle informazioni desiderate, viceversa no. Non ci fu nemmeno un caso di risposta corretta. Quelle e-mail sono un mònito, mi ricordano che mai in nessun caso si deve offrire la propria professionalità gratuitamente, mai in nessun caso si deve fornire la propria professionalità a chi non se l’è guadagnata, a chi non ha affrontato un impegno per raggiungere il risultato, a chi, avido, sfrutta, pretende e nega il compenso, ovvero nega il rispetto per il vostro impegno, per il vostro lavoro, per il vostro studio. Mai svendere le proprie abilità, non si ottiene nulla che abbia a che fare con una società civile ed evoluta. Ma gli esempi non fanno riferimento solo al mondo della rete digitale, di forte interesse sono anche i numerosi casi accaduti di persona sul mio luogo di lavoro con persone afflitte dalla medesima ingordigia e in balia di un’alterazione rassomigliante a quella degli zombie del film “Io sono leggenda”.

Ogni curiosità su questi temi troverà il suo sviluppo al momento giusto assieme ad aneddoti e spunti ramificati che ne estenderanno la comprensione. Potevo io infatti inserire nei miei siti web prodotti di terzi da promuovere? Potevo raccogliere dati utili a fini speculativi? Potevo accordarmi con un grande e-commerce per passargli i miei lettori? Avrei potuto, le occasioni non sono mancate, ma non lo feci e fu per un preciso motivo.

Continua…

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Disse il Signor Michelin: “Non si dà valore a ciò che si ottiene senza pagare”

Rubrica: La tetralogia della povertà. Svalutazione – Parte 1

Titolo o argomento: Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

“Non si dà valore a ciò che si ottiene senza pagare”

Frase attribuita ad uno dei fratelli Michelin (quelli dei pneumatici e delle guide enogastronomiche tanto per intenderci), Edouard o André, in seguito ad un semplice, ma assolutamente non banale, episodio che ne ha illuminato la ragione.

Un giorno, durante una visita in incognito presso un’officina al fine di eseguire la sostituzione dei pneumatici della propria auto e testare il servizio della sua rete di vendita, il Signor Michelin si accorse che le sue preziose guide enogastronomiche, fino ad allora distribuite gratuitamente, si trovavano buttate accatastate in un angolo dell’officina a prender polvere. Rimase turbato nell’osservare come i suoi sforzi non venissero apprezzati dal titolare dell’officina il quale, tra l’altro, impediva così che potessero essere apprezzati anche dalla clientela. Da quel momento comprese che non si dà valore a ciò che si ottiene senza pagare. Cominciò allora a fornire le rinomate guide solo alle officine che intendevano pagare per averle, ovvero a quelle officine che mostravano un vivo interesse verso il prodotto dei suoi sforzi riconoscendone di conseguenza il valore, l’utilità ed il pregio.

Per quanto possa sembrar semplice capire un simile concetto, in realtà non lo è finché non lo si vive realmente sulla propria pelle, finché non si vedono i propri sforzi snobbati dalla superficialità di chi non li capisce. Io stesso sto scrivendo a tal proposito solo dopo aver vissuto negli ultimi dieci anni anche più di un’esperienza simile a quella del Signor Michelin (essendo stato probabilmente più duro di comprendonio). Questo mi ha portato a voler approfondire tutti gli aspetti del fenomeno per poi osservarli da più e più angolazioni per comprenderne non solo le apparenze o le immediatezze ma anche gli sviluppi più reconditi. Così come il biologo può far poco se non osserva da un microscopio, il cittadino consumatore padre madre di famiglia può far poco se non osserva nelle minuzie, invisibili all’occhio nudo, complessi meccanismi che si svolgono su un’altra scala percettiva.

Pensa al lavoro che fai o anche ad un’attività che segui e curi con passione e vivo interesse e pensa a cosa proveresti se qualcuno ti dicesse, o assumesse un comportamento di pari effetto, che priverà di valore il tuo sforzo. Sì, è già successo… in ufficio, nel tuo negozio, nella tua ditta, nella tua bottega, nel tuo locale, nel tuo laboratorio, nel tuo studio, dal tuo cliente. Ma un conto è vedere ogni giorno il sole che sorge e che tramonta (certo lo hai già visto tante volte), ben altro conto è sapere perché sorge, tramonta, irradia, irraggia, scalda, emette, brucia, fonde, attrae, respinge e addentrarsi nell’affascinante sentiero dell’astronomia.

La distruzione del valore è il primo passo per modificare illecitamente l’economia. La distruzione del valore fa perno sulla nostra evidente avidità per impoverirci con meccanismi di gran lunga meno evidenti e meno intuitivi. Più avanti ti porgerò il mio modesto pensiero portando tra l’altro alla tua attenzione anche l’analisi di numerosi esempi. Posso anticiparti, senza metter troppo in disordine la sequenza logica, che se riattribuisci il giusto valore ai mestieri delle persone che ti circondano, e se lo fanno tutti, ognuno a cominciare dalle persone che ha intorno, il meccanismo può essere invertito, ribaltato. L’economia centralizzata e predatoria, nascosta dal bagliore dei luccicanti strass di cui veste la rete digitale prima di accalappiarci e venderci al trancio, può esser messa in seria difficoltà restituendo le terre delle professioni n.0 ai moderni contadini digitali che le lavorano duramente. Un po’ come quando il feudalesimo (oggi probabilmente risvegliato in una nuova forma apparentemente amorfa) fu assopito dalle rivolte e dalla sete di giustizia tra il 1700 ed il 1800 con la fine dell’economia curtense in tutta Europa.

Rivolte e sete che anche noi possiamo proporre oggi in una nuova forma, priva di violenza, soprusi, distruzione dato che anche i metodi, per affrontare simili situazioni, si sono evoluti e non dipendono più dagli altri bensì solo da noi stessi attraverso uno strumento diabolico che si chiama “consumo”. Il consumatore saggio, avveduto, che ha voglia di imparare, ascoltare, crescere, può metter il piede fuori casa e decidere per il suo e l’altrui bene attraverso lecite scelte di consumo.

Trattasi però di “sete” che oggi non può esserci facilmente perché il cittadino, consumatore, padre madre di famiglia è talmente distratto e confuso da altro che non sa nemmeno di avere realmente sete e, quando l’avverte, in preda alla fretta dell’ultimo minuto è costretto a bere quella sbagliata accontentandosi di quel che ha intorno in quel preciso momento (nei prossimi capitoli questo concetto sarà di colpo semplice e intuitivo).

Continua…

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Come si diventa poveri oggi e soprattutto… perché

Prima raccolta: Svalutazione

Disse il Signor Michelin: “Non si dà valore a ciò che si ottiene senza pagare”
La distruzione del valore
Comprendere il valore
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero zero (sul conto)
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero uno  (sul prodotto)
I pensieri autopulenti di chi distrugge il valore – Il pensiero due  (sul professionista)
Il piccolo imprenditore indipendente è espressione di libertà anche per il consumatore
Il professionista della prima maniera
Il tuo futuro è già noto?
Più risparmi più diventi povero
Cap 9 – In revisione
Cap 10 – In revisione
Cap 11 – In revisione

Seconda raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Terza raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Quarta raccolta – Prossimamente (su versione cartacea)

Prima estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Seconda estensione – Prossimamente (su versione cartacea)

Tecnologia domestica vintage – La Cinepresa e il Proiettore

Rubrica: Tecnologia domestica vintage

Titolo o argomento: Oggetti ormai rari tutt’altro che obsoleti e che conservano un fascino

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La cinepresa

Oggetti fantascientifici, quando ero piccolo vedevo i miei genitori riporli con cura dentro le loro custodie che emanavano odore di pellame, strettamente collegato con gli oggetti di pregio. Avevano una fattura solida, materiali resistenti, un peso che conferiva importanza, finiture eseguite con grande cura e quel fascino ineguagliabile tipico degli oggetti domestici tecnologici che avevano delle lenti, un oculare, bottoni, spaziali regolazioni a ghiera nonché elettroniche, e che offrivano la possibilità di farti vedere il mondo rielaborato dentro una camera oscura che concentrava tutta la tua attenzione nella sola scena inquadrata.

Un semplice ramo di un albero, inquadrato, allontanato, avvicinato, sfuocato, messo a fuoco, mentre era mosso dal vento, assumeva un fascino di rilievo, il fascino di un film.

Attraverso l’oculare e il teleobiettivo la scena sembrava più attraente rispetto all’osservazione ad occhio nudo; i dettagli aumentavano, i bordi erano più netti, la luce ambientale di disturbo veniva filtrata, potevi osservare cose che solitamente ti sfuggivano, il mondo non sembrava più lo stesso e si entrava in una dimensione misteriosa dove le cose comuni del quotidiano apparivano differenti e le ombre ed i contrasti che si creavano all’interno dell’obiettivo, accompagnati dal mirino chiaro/scuro di forma circolare in sovraimpressione (il telemetro a coincidenza d’immagine), contribuivano ad accentuare l’impronta distintiva dell’ambiente.

Lo zoom ottico manteneva una elevata definizione dell’immagine che nel digitale consumer verrà poi persa soverchiata da funzioni accessorie su cui l’utente poco esperto fisserà maggiormente la sua attenzione.
La presenza di filtri integrati nella macchina da presa (o cinepresa) permetteva registrazioni più orientate a luminosi spazi aperti o, al contrario, a spazi chiusi con dominante di luce artificiale. La scelta della pellicola aveva una notevole influenza sulla qualità dei video realizzati, era necessario scegliere la sensibilità adeguata e regolarsi di conseguenza. In dotazione vi era anche un parasole per l’ottica che poteva assumere all’occorrenza due distinte forme geometriche: avvolto in un disco, estruso a campana.

Il proiettore

Una volta terminato di girare il film (o, più propriamente, filmino) lo si portava a sviluppare da un fotografo che lo restituiva pronto per essere installato sul braccio ripiegabile del proiettore. Quaranta, cinquant’anni fa, era l’equivalente di un piccolo studio televisivo domestico. Permetteva la proiezione dei filmati sviluppati sfruttando la stessa tecnica, miniaturizzata, delle sale cinematografiche ed in più offriva la possibilità di effettuare un playback aggiungendo in un secondo momento una traccia audio registrabile e regolabile durante la proiezione del filmato.

Il montaggio video poteva essere effettuato con forbici e nastro montando la pellicola a regola d’arte, inoltre si potevano creare prestigiosi effetti di dissolvenza unendo due lembi di pellicola sovrapposti. Quando il proiettore si inceppava era necessario spegnerlo immediatamente onde evitare che il calore della lampada potesse rapidamente deteriorare la pellicola.

Curiosità

Il suono emesso dall’avvio del proiettore è diventato così famoso nel tempo che, ad oggi, all’interno di suite di montaggio video digitale professionale (vedi ad esempio Final Cut Studio, Final Cut Pro, Final Cut Pro X, ecc.) ne è presente la traccia audio campionata pronta per essere trascinata nella timeline ovunque si stia rielaborando un contenuto storico…

Specifiche tecniche Cinepresa

Una macchina da presa cinematografica o cinepresa, è un apparato che impressiona una sequenza di immagini fotografiche in rapida successione temporale su una pellicola cinematografica continua per via fotochimica.

Riprese a colori.
Obiettivo Makro-Neovaron 9-36mm f/1.8-32.
Filettatura M49 x 0,75.
Messa a fuoco da 1,5m – infinito.
Messa a fuoco dopo commutazione su macro da 0 – infinito.

Mirino reflex continuo a grande immagine, esente da sfarfallamento, con telemetro a coincidenza d’immagine e oculare regolabile.

Regolatore dell’esposizione: regolazione della luce SILMA completamente automatica, conforme all’angolo di campo e indipendente dalla tensione della batteria, attraverso l’obiettivo.
Visualizzazione del diaframma nel mirino.
Possibilità di impostazione manuale del diaframma.
Possibilità di variare la profondità di campo.
Possibilità di regolare la distanza focale manualmente o con motore (da teleobiettivo a grandangolo, con un intervallo specifico per il macro).
Telemetro a coincidenza di immagine (una volta regolata la distanza dell’oggetto, il fuoco viene mantenuto anche zoomando in avanti o indietro).

Azionamento: motorino elettrico per trasporto pellicola e motorino elettrico per zoom.

Alimentazione di corrente: centralizzata, disinseribile, per l’elettronica, il regolatore dell’esposizione e il power-zoom, attraverso 4 pile AA 1,5 Volt.
Controllo batterie nel mirino.

Velocità di ripresa: 18 e 40 fps, scatto singolo.
Comando remoto per lo scatto di fotogrammi singoli.
Fotogrammi rallentati (slowmotion) per riprese sportive filmando a 40 fps.

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Malaguti Fifty Evolution: Scelte tecniche ambiziose

Rubrica: Due ruote d’altri tempi, Motorsport

Titolo o argomento: Praticamente una pregiata degustazione 2 tempi subito prima del racing puro

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La versione Evoluzione del Fifty Top

La versione Evoluzione del Fifty Top rappresentava un prodotto ambizioso, una scelta coraggiosa come raramente se ne vedono nel mondo dell’imprenditoria. Tecnicamente e stilisticamente più elaborato di qualunque altro ciclomotore, dotato di ciclistica con sospensioni anteriore e posteriore monobraccio, telaio con piastre di alluminio per supporto motore e forcellone, sistema anti-dive all’anteriore (ovvero anti-affondamento, prezioso sul bagnato), ruote lenticolari in lega leggera, motore Minarelli AM345 provvisto di avviamento elettrico, “controalbero di bilanciamento” (vi rendete conto?) e cilindro con canna trattata superficialmente al Gilnisil.

Per contro il Fifty Evo aveva 3 marce contro le 4 del fratello Top ed aveva un rapporto geometrico di compressione di 12,5:1 contro i 13,5:1 del più spartano e brutale Top (generalmente, con lo start elettrico, si tendeva ad adottare rapporti di compressione più contenuti per facilitare l’avviamento del motore).

Il Fifty Evoluzione era un prodotto insolito che esprimeva chiaramente l’ambizione tecnica della Malaguti e quanto loro credessero profondamente nei prodotti che realizzavano. Alcuni avrebbero potuto obiettare che non fosse necessaria tutta quella tecnica su un cinquantino. Ma non è giusto porre un limite strettamente razionale al genio umano, all’artigianato, alla passione, alla tecnica… Ciò che si desidera esprimere, nel bene, va espresso. Il problema, casomai, è del pubblico il quale, sempre più spesso, non è in grado di recepire certi messaggi, nonché le sfumature più raffinate, non avendo la cultura necessaria per poterlo fare.

Per questa ragione le produzioni delle grandi case costruttrici attuali, a parte rari casi, sono scialbe e prive di carisma. Perché esse sono consapevoli, tramite costose e malate analisi di mercato, che il pubblico* non recepisce, non conosce, non dà valore e, di conseguenza, non è disposto a pagare.

*Con “il pubblico” si fa riferimento alla massa preponderante del pubblico, non vale ovviamente per quei rari appassionati di livello medio alto che non costituiscono una fetta di mercato sufficientemente elevata da poter garantire un ritorno utile degli investimenti.

L’arrivo delle moto 50cc

All’inizio degli anni ’90 arrivarono sul mercato moto 50cc ben più costose del Fifty che però non raggiunsero mai la sua fama né la sua diffusione se non a partire dalle vere cilindrate motociclistiche 125cc, 250cc, 500cc.

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Malaguti Fifty Top: Galleria fotografica in pista – In preparazione
Malaguti Fifty Top: Video – In preparazione

Automotive > Le nostre prove

Una delle accattivanti grafiche pubblicitarie che venivano pubblicate nei primi anni ’90 sui fumetti come “Topolino” della Walt Disney così come sulle principali riviste di moto. Difficilmente rivedrete in commercio prodotti così carismatici…
Anche se abbiamo rielaborato digitalmente l’immagine troviamo più sensato e rispettoso non apporvi sopra il nostro link. Almeno su questo sito l’immagine sarà presentata come è giusto che sia.

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Malaguti Fifty Top: High-tech, leggero, frizzante, rosso bordeaux

Rubrica: Due ruote d’altri tempi, Motorsport

Titolo o argomento: Praticamente una pregiata degustazione 2 tempi subito prima del racing puro

Il Fifty è il ciclomotore storico di maggior fama in Italia, tra gli anni ’70 e ’90, subito dopo la Vespa. Dopo il Fifty non ci sono stati più fenomeni capaci di segnare un’era, tantomeno un ventennio. Frutto del genio Malaguti (pregiata azienda italiana a carattere familiare) veniva soprannominato anche “tubone” per via del suo telaio a tubo centrale che fungeva allo stesso tempo da serbatoio di benzina integrato. Secondo nella fama ma primo assoluto nella tecnica, nelle varianti HF, CX, UP e TOP era capace di prestazioni elevatissime per un 50cc ed era l’unico ciclomotore a fornire un ottimo avvio verso la guida delle moto. Moto dalle quali traeva anche numerose soluzioni tecniche.

Superleggero

Superleggero, con i suoi 70 kg (c.a.), pesava 20-25 kg meno degli scooter offerti all’epoca dalla concorrenza. A parità di cilindrata questo si traduceva in un vantaggio enorme in accelerazione, in curva, in frenata, nei cambi di traiettoria… La distribuzione delle masse era ottimale, con il motore centrale, compatto e tutti gli organi essenziali raccolti attorno ad esso. Portato al limite offriva un comportamento neutro assolutamente bilanciato e prevedibile.

Forcella moto

All’anteriore aveva una forcella moto (espressione che amo trarre dal gergo delle biciclette enduro*) ovvero con due steli e doppia piastra ancorata attorno al cannotto di sterzo (gli scooter erano dotati di forcella simile alle ordinarie forcelle mtb, senza piastre). Non era regolabile ma se il vostro peso era contenuto entro i 60-70 kg la taratura di fabbrica vi poteva permettere, a seconda del vostro “manico”, staccate al limite con affondo progressivo e leggero sollevamento della ruota posteriore (qualora, come me, foste stati folli amanti della guida da GP) in totale stabilità e quindi sicurezza.

*Da cui traevo miscele di esperienze che dalla bici portavo al Fifty e viceversa.

Leveraggi progressivi al posteriore

Al posteriore il forcellone, sebbene semplice e snello, era anch’esso ancorato al telaio e controllato come quelli delle moto grazie al sistema di leveraggi progressivi. Inutile dirlo, era semplicemente perfetto, affidabile, preciso. Anche ad andature sostenute (non consentite dal codice stradale) si aveva l’assoluta certezza del contatto ottimale a terra e del mantenimento rigoroso delle traiettorie desiderate. E stiamo parlando solo di un piccolo ciclomotore 50cc.

Costruito con la passione per la tecnica

Il fatto è che il Malaguti Fifty, nello specifico il Fifty Top, non era costruito, come accade oggi, solo per trarne un profitto. Era costruito con la passione per la tecnica ed il desiderio di esibire un prodotto al “Top” con progettazione, materiali e soluzioni tecniche di primissimo ordine (tanto che, come vedremo nel prossimo articolo, ne fu realizzata una versione Evo con soluzioni all’avanguardia).

Stabilità

Le grandi ruote da 16 pollici gli conferivano una stabilità eccelsa anche in condizioni di bassa aderenza. Ricordiamo che aderenza e stabilità sono due caratteristiche della dinamica del veicolo nettamente distinte. Mentre ad una ridotta aderenza potete porre rimedio con gomme più “idonee” ai vostri scopi, per la stabilità (cioè la capacità del veicolo di rimanere in assetto, guidabile e prevedibile, anche in condizioni di bassa aderenza), se il progetto è sbagliato, potete fare veramente poco.

Frenata racing

Ovviamente una ruota grande poteva ospitare un freno a disco grande… ed è grazie a questo disco, alla sua pinza ed a pasticche racing, che era possibile effettuare staccate che facevano sollevare la ruota posteriore innescando quelle contenute ma adrenaliniche sbandate controllate un istante prima del chirurgico inserimento in curva da mozzafiato (io ci andavo proprio matto, sderenavo, per colpa mia, pasticche e pompe freno anteriori che controllavo e cambiavo come fosse una moto da gran premio).

Il Motore

Telaio snello, leggero, rigido, ben bilanciato, sospensioni ottimali. A questo punto ci si può aspettare una pecca a controbilanciare tutto. E invece no.

Il motore Franco Morini FM G30 M4, 50cc 2 tempi, era un puro gioiello in alluminio, anch’esso superleggero (12kg), rigido, prestante e affidabile (con le dovute cure che, naturalmente, non dovevano mai mancare). Cilindro in alluminio, oltre 10.000 giri al minuto di rotazione massima (senza fermi e solo dopo un corretto rodaggio) avendo cura di rispettare determinati accorgimenti al di fuori dell’ordinaria manutenzione (che custodisco gelosamente), raffreddamento a liquido senza pompa dell’acqua ottenuto con soluzioni tecniche che oggi potete solo sognare e che permettevano di ottimizzare il rendimento meccanico in quanto l’albero motore, per l’appunto, non doveva trascinare una pompa con la relativa resistenza del fluido. La miscela veniva ottenuta in modo variabile con miscelatore separato, il serbatoio dell’olio era collocato sottosella subito dietro l’imbocco del rifornimento di carburante.

Ma non è finita. Il Malaguti Fifty Top disponeva di un cambio a 4 marce con i comandi posti esattamente come nelle moto (leva frizione sulla sinistra del manubrio, comando del cambio sulla sinistra del motore e comando del freno posteriore sulla destra del motore), disponeva inoltre di una frizione multidisco in bagno d’olio estremamente robusta che ho “maltrattato con Amore” per circa 30.000 km senza che questa mostrasse segni di cedimento. La trasmissione, ovviamente è a catena.

Performance di tutto rispetto

Questo significa che alle volte partivo ai semafori sganciandola e controllandola attorno ai 6000 giri al minuto provocando una furibonda impennata che, protraendosi per alcuni metri in lunghezza e per soli 20-30 centimetri in altezza, permetteva di tenere il gas giù (non essendoci rischio di ribaltamento) raggiungendo la coppia massima praticamente in un istante.

La seconda, la terza e la quarta marcia, se si teneva il motore ai giri giusti in un intorno degli 8.500 giri/min (ma molto dipendeva anche dal pignone e dalla corona montati, dalla cura e dai settaggi del motore comunque originale), garantivano non solo di polverizzare qualunque scooter 50cc (originale e, analogamente, senza fermi) mai prodotto sino ad oggi (e con “sino ad oggi” intendo proprio oggi, nel 2020), ma di osservare dallo specchietto, con quel pizzico di soddisfazione adolescenziale, gli occhi sbarrati di un incredulo malcapitato coetaneo interdetto e prossimo a stati di depressione.

Una volta tirata la terza marcia fino agli 80 km/h circa (che molti inseguitori, 20-30 metri indietro, col variatore in affanno, credevano essere l’ultima), chi seguiva scompariva con un notevole distacco se si apriva e spingeva anche la quarta che allungava (con opportuna sostituzione del pignone anche solo con uno con un dente in più, Z12) sino a circa 90 km/h**…

**Con cilindro, marmitta e carburatore originale, aspirazione e trasmissione leggermente ritoccati e una particolare cura di numerosi dettagli che traevo dal mondo delle corse nel quale muovevo a suo tempo i primi passi – un normale tagliando, sebbene molto valido, completo e chiaro, non avrebbe permesso di mantenere il ciclomotore in perfetta salute se lo si usava oltre lo status di mezzo di trasporto.

A corredo di tutto ciò vi era un pistone dotato di due fasce supersottili (messe assieme avevano lo spessore di una singola fascia di un motore 50cc 2 tempi comune), l’accensione con centralina ad anticipo variabile, elettronica di serie Ducati Energia, strumentazione racing bianca completa di contachilometri, contagiri, spia del folle, spia dell’olio, spia della temperatura acqua. Quest’ultima, ci tengo a sottolineare, non ha mai avuto necessità di accendersi nemmeno una volta ed il motore, ancora oggi, mantiene la massima compressione prevista dal costruttore, segno che stress termici particolari il motore non ne ha subiti. Ma questo ovviamente anche a seguito di una cura a dir poco maniacale di ogni aspetto tecnico che, da motorista ad inizio carriera, curavo con attenzione spasmodica tenendo ogni valore sotto accurato controllo neanche si trattasse di una 500 2 tempi del motomondiale, ma da ragazzino per me questo era, in sostanza.

Il prezzo

Per il resto il Fifty Top era semplicemente un sogno, un sogno che vantava addirittura un prezzo oltremodo concorrenziale, costava poco più di 3.300.000 di Lire nell’ultimo anno di produzione, quando scooter di qualità e tecnica decisamente più contenuta, con prestazioni ben più limitate (a parte rare eccezioni di rilievo ma comunque non paragonabili ad un Fifty), costavano 4.500.000 Lire.

Nel mondo consumistico tirano di più mode e tarli

Come sappiamo però, sul mercato, tirano più mode e tarli dei contenuti tecnici di tutto rispetto. Se in un mondo consumistico (che a metà anni ’90 stava andando in contro ad un forte mutamento dei mercati e del modo di consumare) la tecnica, le passioni, il rispetto per i mestieri (crollato a partire da quegli anni senza mai più riprendersi) avessero avuto un valore maggiormente riconosciuto ed apprezzato dal pubblico, il Fifty avrebbe avuto sicuramente un prezzo superiore a quello di uno scooter. Questo non per lamentarsi dell’ottimo prezzo, ci mancherebbe, bensì per far notare che il Malaguti Fifty Top è l’analogo, nel suo specifico settore, di una Lotus Exige, di una Ducati 998R, di una Aprilia RS 250 (2 tempi), di una Ferrari F40…

Oggi, addirittura, più si toglie ad un veicolo nell’intento di estrapolarne la versione stradale da corsa e più costa. All’epoca, invece, il Fifty dava molto di più per costare meno.

Una moltitudine di significati a bordo con te

Guidare un Fifty significava vincere, significava andar forte, significava divertirsi, significava sicurezza, significava handling, significava dotazione tecnica di alto livello, significava originalità, significava carattere. I miei amici che preferirono lo scooter per via dell’ampio spazio sottosella e della presa diretta che rendeva la guida più semplice (ma meno controllabile, quindi parliamo solo di una semplicità apparente), guardavano il mio Fifty sempre con una certa malinconia quando parcheggiavamo assieme. La malinconia di una scelta che non ebbero il coraggio di fare o, più semplicemente, per la quale non erano portati. C’era sempre e comunque una profonda ammirazione, un vorrei ma non posso.

I veri valori… solo dalle Aziende a conduzione familiare

Il Fifty si trovava in una nicchia di mercato nella quale attingevano solo gli intenditori, gli appasionati viscerali e non le masse. In quella nicchia erano padroni la passione, la tecnica, il contenuto, l’onestà e l’estremo pregio delle piccole e medie aziende a conduzione familiare. Quel tipo di aziende sovente originate e avviate da anacronistici divulgatori dell’artigianato e dei valori della vita, uomini veri.

Caratteristiche che, purtroppo, in un mondo di quotidiani paradossi e ignoranza, non premiano. Ad ogni modo Malaguti, così come Morini e Minarelli, facevano le cose*** come andavano fatte, come le fanno le aziende serie, come le fa chi ha dei sogni e prova del vero gusto nel fare quello che fa.

***La mia conoscenza si limita e fa riferimento al solo prodotto.

Difetti? Quasi impossibile trovarne

Ottima anche la fattura delle finiture, con carene robustissime e resistenti anche in caso di caduta, manopole durevoli, ergonomia ineccepibile e seduta comoda con portapacchi (sempre utile) integrato subito dietro la sella ribaltabile.

Ovviamente, tutto ha dei difetti, nel Fifty le frecce (che erano esteticamente le stesse montate su Ducati 916 e 748, fino alle 998 e poi sulla BMW F650GS) erano realizzate con una plastica molto dura che manteneva l’aspetto nel tempo senza sbiadire ma, per contro, risultava estremamente fragile quindi si potevano spezzare anche a seguito di un piccolo urto.

Scheda tecnica

Unità motore compatta Franco Morini FM G30 M4
Motore monocilindrico 2 tempi
Cilindro in lega leggera d’alluminio con 4 travasi e canna cromata
Cilindrata: 49,8 cc
Alesaggio: 39mm
Corsa: 41,7mm
Rapporto geometrico di compressione: 13,5:1

Raffreddamento a liquido con circolazione naturale a termosifone
Aspirazione in depressione nel carter con valvola lamellare a 4 petali
Carburatore Dellorto SHA 14/12M Getto 68
Lubrificazione mediante miscelatore automatico variabile e serbatoio separato
Miscela al 2%
Albero motore con gabbia a rulli nel piede di biella e gabbia argentata nella testa di biella
Accensione elettronica con volano magnete da 85W-12Volt
Trasmissione primaria ad ingranaggi a dentri dritti con parastrappi incorporato
Frizione a dischi multipli in bagno d’olio
Cambio sequenziale a 4 rapporti (sempre in presa) con comando a pedale e preselettore incorporato
Trasmissione secondaria a catena

Sensore elettronico per la spia luminosa del folle
Pignone catena brocciato e montato flottante sull’albero secondario del cambio
Avviamento a kick-starter con ruota libera ad innesto unidirezionale in bagno d’olio
Peso a secco del motore: 12kg

Telaio monotrave portante in tubo di grossa sezione e lamiera di acciaio saldata elettricamente
Sospensione anteriore: Forcella idraulica telescopica con perno avanzato
Sospensione posteriore: Forcellone oscillante con monoammortizzatore e leveraggi
Freno anteriore a disco da 220mm con comando idraulico
Freno posteriore a tamburo da 118mm con comando mediante asta rigida
Ruota anteriore: 1,6 x 16″ a tre razze integrali in lega leggera
Ruota posteriore: 1,85 x 16″ a tre razze integrali in lega leggera

Passo: 1,14 metri
Lunghezza max: 1,71 metri
Larghezza max: 0,91 metri
Altezza max: 1,14 metri
Peso a secco: 74kg

Serbatoio carburante 3,5 litri (benzina verde)
Consumo carburante a 60 km/h: 45-50 km/litro
Consumo carburante al massimo delle prestazioni: 30 km/litro
Consumo nel ciclo medio: 34,3 km/litro
Olio nel carter: 0,7 litri
Serbatoio olio miscelatore (con riserva): 1,25 litri
Radiatore liquido di raffreddamento: 0,8 litri

Trasmissione primaria ad ingranaggi: Z=16/60
Trasmissione secondaria a catena: Z=11/34
Rapporto to. motore/ruota: 1:12,69
Prima velocità: Z=10/33
Seconda velocità: Z=15/29
Terza velocità: Z=19/25
Quarta velocità: Z=21/23

Immagini

Tutto quello che vedete in foto (sotto e nella galleria fotografica, vedi in basso i link correlati) è rigorosamente originale e tenuto con una cura maniacale in condizioni quasi pari al nuovo ( in un range tra 0 e 100% siamo pressappoco attorno al 90-91%; minimi segni di usura, offerti più che altro dal tempo, e da follie adolescenziali, ci sono a dimostrare, a mio avviso con fascino, un passato glorioso che tutt’oggi sfila elegante tra le strade con la calma di chi non deve più dimostrar nulla).

Quello che più ha fatto male a questo atleta 2 tempi è stata la sosta al box negli anni in cui sono passato alle moto. Alcuni organi necessitano di maggiore manutenzione quando il mezzo è fermo anziché quando è in movimento. Anzi, in movimento la loro usura è quasi zero (avremo modo di parlarne in articoli tecnici specifici). Ma non è sempre facile trovare il tempo per tutto. Sarebbe stato perfetto se avesse scorazzato anche solo per una trentina di chilometri una volta ogni settimana. Ora lo sto ripristinando revisionandolo (una sorta di riscaldamento e stretching) dato che non ha bisogno di un vero restauro.

Continua…

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Malaguti Fifty Top: Galleria fotografica su strada – In preparazione
Malaguti Fifty Top: Galleria fotografica in pista – In preparazione
Malaguti Fifty Top: Video – In preparazione

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Scarenato per mostrarne il cuore: Sembra che l’abbia ritirato in concessionaria oggi, invece ha ben 23 anni : )
E nel video che prepareremo vedrete come va…