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Bringing art into engineering

La continua lotta contro il sistema Italia: La giovane impresa – Parte 2

Scritto da Raffaele Berardi il 22 giugno 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

La giovane impresa

Prosegue, con una trattazione ancora più propositiva e ricca di esempi, l’analisi del secondo ed ultimo nodo cruciale tratto dall’articolo di questa stessa rubrica “La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione”. L’articolo vuole avvicinare il lettore a conoscere, tramite esempi reali, alcuni importanti “perchè” che si celano dietro l’abbandono o l’insuccesso di stimolanti idee di giovani studenti e imprenditori. Motivazioni non di rado banali che però possono non essere chiare nell’immediato specie quando si è in preda alla delusione.

Secondo nodo
Tratto dalla nota tre dell’articolo:
La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione

Passo citato

Ho semplicemente (si fa per dire) preso in mano i libri dell’altro corso e mi sono messo a studiare le basi di elettronica ed elettrotecnica (la fisica e la matematica che ci sono dietro), nel frattempo mi sono procurato anche i materiali per studiare, analizzare e programmare schede atte a questo tipo di utilizzi e per costruire schede completamente nuove (decisamente più semplici) fatte interamente da me … Se questo può sembrare folle, controcorrente o persino sbagliato e magari, date le stravaganze di questo paese, inaccettabile, non dico che posso capire ma almeno immedesimarmi nei panni di chi ha altri punti di vista o altre procedure in mente, sì.

Nota a corredo del passo citato

C’è stato persino chi, anche solo per un attimo, mi ha etichettato con demerito per questo senza comprendere che non era per me possibile spendere qualcosa come 7000 Euro per la produzione in pezzo unico (presso le aziende del settore) di una scheda elettronica del valore commerciale di 60 Euro. Questa, una volta testata, poteva persino risultare incompleta o errata per la nostra applicazione o, ancora, diventare obsoleta troppo presto.

Ulteriori spunti ed esempi sul secondo nodo

Il passo e la relativa nota appena citati sovente inducono a pensare che si sia accentratori nel proprio mestiere e si sia inclini a non voler coinvolgere collaboratori. Questa è un’interpretazione inadeguata in questa tipologia di casi in quanto uno studente, per quanto virtuoso a livello di ingegno, può naturalmente non disporre di capitali sufficienti a sostenere spese analoghe a quelle sostenute da aziende affermate. E mi sembra decisamente normale! Se costui quindi cerca la collaborazione dei compagni di studi dell’Università e se essi non hanno in taluni casi “voluto” ed in taluni altri “potuto” studiare oltre l’ordinario piano di studi, per mancanza rispettivamente di passione extra o di supporto aggiuntivo all’istruzione/formazione, allora o si rinuncia oppure ci si ingegna ulteriormente affinché quello che si dice impressioni chi osserva perchè ogni volta corrisponde alla realizzazione di un progetto che si può toccare con mano godendone del sorprendente potenziale.

I vantaggi della concretezza

Quando siete concreti, quando quello che dite diventa ogni volta un progetto, un prodotto, un qualcosa che si tocca con le mani e si può apprezzare nelle sue caratteristiche e provare dal vivo, fate letteralmente paura. Se lo fate ripetutamente, poi, diventate appetibili e vi contatteranno da ogni dove. Se per di più siete in grado di riconoscere le persone da evitare da quelle che realmente rappresentano per voi un’opportunità e se in passato l’arroganza vi ha già portato a sbagliare ed avete capito l’importanza del mantenere un atteggiamento umile (assolutamente non sottomesso ma nemmeno di presunta onnipotenza) ecco che gradualmente non sarete più chiamati a sopperire da soli ai problemi che puntualmente si verificheranno nei vostri percorsi di impresa. Ma questo solo perchè prima sarete diventati concreti e credibili, sicuramente non degli accentratori anche se, temporaneamente, potreste passare per tali.

Conoscenza delle risorse e stesura di un business plan calibrato

Ciononostante non è solo una questione di far da sé per risolvere i problemi che vi distanziano dall’ambito e agognato risultato. Molti giovani intraprendenti, infatti, non concretizzano i loro progetti anche per questioni legate al piano di impresa sballato e ad una richiesta fondi spropositatamente alta. Molti chiedono finanziamenti largamente al di sopra del necessario (implicando di fatto il diniego di tale sostentamento da parte delle realtà competenti) proprio perchè non sapendo sbrogliare da soli, o con la propria neonata equipe, diversi passi dei loro progetti, tendono ad affidare un numero eccessivo di compiti a terzi. A questo punto un’idea rimane semplicemente un’idea perchè se non la si sa portare avanti almeno in buona parte da soli, risulterà evidente che chiunque, con in mano il medesimo budget, potrà fare altrettanto.

Il surplus di formazione ottimizza lavoro e risultati

Manca quindi il reale valore aggiunto (la “capacità di…” che deriva solo dall’acquisizione di un surplus di formazione legato alla vostra passione e da quanto vi viene messo a disposizione dal vostro paese per rendervi autonomi). Molti giovani studenti/imprenditori mettono in conto, infatti, uno spreco di risorse immani per l’inetto motivo (di cui non hanno ovviamente colpe finché qualcuno non li informa e forma debitamente) di non riuscire a trovare “soci-colleghi pratici” che siano in grado di concretizzare il loro singolo compito senza far necessariamente riferimento ad aziende terze del settore. Quest’ultime, giustamente, non possono dedicarsi a loro solo in una singola occasione e per un solo componente. E’ opportuno notare che più in Italia scompaiono piccole e medie imprese e più questo fenomeno è destinato ad aumentare decretando di fatto il fallimento di numerosissime ed attraenti idee imprenditoriali di giovani brillanti studenti/imprenditori.

I danni del mercato orientale

Attualmente la realtà prevede che questo buco sia tappato dai produttori orientali che frequentemente però immettono sul mercato anche solo singoli pezzi personalizzati su richiesta del progettista a prezzi competitivi ma dalla dubbia qualità. Pezzi con i quali sicuramente si impara qualcosa e si va un pelino avanti fermandosi però nuovamente molto presto davanti al solito irrisolto problema. Come a dire, se si trattasse del mio esempio, che si trova la ditta orientale che realizza anche un numero ridotto di schede per il controllo di trazione a buon mercato, ma queste schede si danneggiano con le vibrazioni ogni 700 km per errori endemici di progettazione di cui invece l’italiano terrebbe largamente conto… se qualcuno glie lo lasciasse fare (e gli offrisse la libertà di poterlo imparare sin da quando sta portando avanti i suoi studi). Di seguito vi riporto qualche esempio di spreco di risorse che implica poi richieste di finanziamento troppo grandi o lo sperpero del capitale già disponibile in seguito ad un Autofinanziamento o ad una raccolta di CrowdFunding.

L’inseguitore solare di Diego – Parte seconda

Il mio amico Diego, già citato nel precedente esempio inerente gli inseguitori solari, ha fatto a suo tempo una richiesta di fondi molto alta per realizzare la sua idea (circa 200.000,00 Euro). Al di là del fatto che comunque l’emissione, in quel periodo, di una legge ad hoc gli ha impedito di raggiungere i suoi clienti* ed ha fatto chiudere diverse aziende innovative già presenti e operanti sul territorio italiano (cosa di cui non si parla mai tanto quanto si dovrebbe), ebbene, al di là di tutto questo c’è un errore madornale di impresa a carico del mio amico (mi perdoni la sincerità) e senza il quale il suo progetto sarebbe potuto andare avanti anche se con tutti i limiti derivanti dalla presenza di una legge sfavorevole. Diego aveva a sue spese già realizzato il prototipo reale e funzionante della sua idea e lavorava già da anni nell’azienda del padre che si occupa di impianti elettrici civili ed industriali. Diego però si era fissato di voler realizzare un’altra decina di impianti fotovoltaici integrati completi dei suoi inseguitori solari da esporre in ditta (voleva cioè fare “magazzino”, pratica assolutamente da evitare ogni qualvolta risulta possibile, la spiegazione è presente su tutti i testi di Economia ed organizzazione industriale anche delle scuole superiori).

Sarebbe invece stato sufficiente mostrare ai suoi clienti, ed ai potenziali futuri clienti, il suo prototipo funzionante e realizzare poi, di volta in volta su commessa, l’impianto richiesto dal cliente con il denaro da egli stesso fornito durante gli stati di avanzamento. La pratica in principio è sicuramente più laboriosa ma comunque legale, decisamente meno rischiosa (perchè non implica finanziamenti, garanzie e interessi) e più concreta. Oltretutto Diego, qualora avesse ottenuto il finanziamento di 200.000,00 Euro, avrebbe dovuto versare una quota consistente di interessi che facilmente sarebbe stata maggiore dei suoi guadagni, implicando di fatto un debito largamente prevedibile. Nel caso di Diego è stato un bene che il finanziamento non gli sia stato concesso perchè così non ha rischiato di perdere la casa (come garanzia), ma è stato un male per la società che lui abbia abbandonato un così valido progetto che può ancora raccogliere un largo consenso sugli impianti fotovoltaici Stand Alone (integrati o meno) indipendenti dalla rete e dotati di sistema d’accumulo.

*Specie in considerazione del fatto che gli utenti finali sono di frequente male informati sui temi del panorama tecnologico e tendono a scegliere solo le soluzioni incentivate non sapendo cosa si perdono…

La lavastoviglie innovativa di Renato

Il mio amico Renato ha inventato un sistema totalmente nuovo di lavaggio dei carichi delle lavastoviglie. Non ne riporto i dettagli di funzionamento per rispetto nei suoi confronti in quanto trattasi di informazioni riservate, ad ogni modo non è questo il punto. Il dispositivo ideato e realizzato da Renato permette di effettuare lavaggi efficienti con consumi estremamente più bassi anche delle migliori classi A++ presenti sul mercato. Renato è un altro di quei ragazzi dotati di menti prolifiche in continuo “ronzio” su tutto ciò che osservano e che li circonda. Il problema per Renato è stato ancora più complesso del caso precedente. Innanzitutto sapeva di non poter coprire la sua idea con un solo brevetto perchè sarebbe stato facile per la concorrenza cambiare un solo dettaglio e produrlo ugualmente senza il suo coinvolgimento (per una protezione totale infatti occorrono numerosi brevetti sulle varie parti del dispositivo più la protezione di tanti e tali brevetti in Italia, in Europa, negli Stati Uniti, in Cina, in India, in Giappone, ecc. con costi improponibili per il privato).

Il secondo problema è stato rappresentato dal fatto che Renato dopo esser diventato Perito industriale ha proseguito i suoi studi universitari in altri ambiti, più precisamente in Economia e commercio. Questo ha segnato un deficit in ambito tecnologico, deficit che ha cercato di compensare affidandosi a terzi che hanno operato male sul progetto. Cosa è successo? Migliaia d’Euro sprecati per realizzare un prototipo del costo possibile di 200-300 Euro. Come? Per il semplice motivo che non era assolutamente necessario prototipare l’intera lavastoviglie ma era sufficiente prendere una lavastoviglie già esistente, persino usata, ed effettuare il solo lavoro di upgrade. Le genialità dell’idea di Renato sta nel fatto che la sua proposta costa pochissimo alle aziende ed è facilmente attuabile in breve tempo con contenute modifiche interne alle linee di montaggio. Il risultato è che alcuni signori orientali dell’elettrodomestico (trattasi di una grande azienda di cui non menzioneremo il nome) si sono presentati e non hanno trovato accordi con l’azienda di tutori, consulenti ed innovatori cui si è rivolto Renato. L’idea non era protetta e una carta vincente è stata giocata male. I consulenti volevano modificare** l’intera lavastoviglie con costi esorbitanti di stampi e di progetto mentre Renato sosteneva (ed io concordo circa la fattibilità) che fosse possibile lasciare inalterato il prodotto aggiungendo un semplice optional.

**Un po’ come se vi dicessero che per aggiungere i fendinebbia alla vostra nuova auto è richiesta la riprogettazione e costruzione da zero dell’intero veicolo. Voi affidereste responsabilità di innovazione del paese a menti rigide di questo tipo?

La ragazza del Marketing

Rimanendo sul filo logico del percorso formativo scelto per realizzare i propri progetti mi ha incuriosito di recente il caso di una ragazza che mi ha contattato per propormi una collaborazione con un noto sito web il quale offre preventivi di impianti per uso residenziale. Questa ragazza appare molto laboriosa, in gamba, con una gran voglia di fare ma, non me ne voglia qualora mi stia leggendo, con una pecca non trascurabile.

Costei scrive “articoli tecnici” per un sito web che si occupa di procurare preventivi per impianti residenziali (ad es. fotovoltaici, solari, di riscaldamento, ecc.) ma ha una formazione in economia e commercio. Quando si leggono i suoi articoli si osserva subito il suo entusiasmo ma, se si è del settore, si intravedono rapidamente diversi errori e lacune. Si nota che sono scritti senza conoscere realmente il funzionamento e le problematiche degli impianti e si nota che in definitiva non c’è una forte esperienza dietro a quanto viene scritto ma più una ripetizione di quanto sostenuto dalle ditte che offrono la sponsorizzazione aderendo al portale.

Quando però ci si limita a ripetere ciò che viene riferito da chi quei prodotti cerca solamente di venderli, si rischia di omettere importanti aspetti ed un lettore, che non è un tecnico, può non accorgersene e prendere tutto per buono. Il risultato è che così si rischia di creare confusione specie in coloro che decidono di affidarsi totalmente all’altrui professionalità. Il caos dell’informazione moderna deriva anche da questo. Non si contano più ormai i casi in cui ad esempio giornalisti affermati si limitano a realizzare servizi tecnici sulla base di quanto riferito dall’intervistato senza però andare a verificare la veridicità delle teorie sostenute.

Se si è laureati in economia e commercio, specializzati in marketing o esperti di giornalismo, cosa se ne sa di un ciclo termodinamico, di una struttura, della fattibilità di un progetto, della reale convenienza di una soluzione o delle sue alternative, di un metodo corretto o sbagliato di fare un lavoro tecnico in un cantiere o in un impianto? Onestamente… non a sufficienza. E’ un po’ come se io mi mettessi qui a scrivere articoli su ipotetici suggerimenti per compilare la dichiarazione dei reddititi. E’ ovvio che la questione non regge, no? Rivolgetevi sempre a persone profondamente preparate nel loro settore e che sanno rispondere alle domande più tecniche senza esitare e che, sempre senza esitare, sanno dire “non lo so” quando va detto.

Conclusioni

Se il fruttivendolo prende un finanziamento per aprire una ditta di energie rinnovabili e se il calzolaio si butta in edilizia perchè ipotizza che la cosa possa rendergli di più o se l’assicuratore apre un’officina perchè ha sentito parlare di autoveicoli e il geometra inizia di sana pianta a coltivare biologico… stiamo freschi. E’ come dire che gli altri che hanno studiato o maturato anni e anni di esperienza sono perfettamente sostituibili e quindi, ad onor di questa logica strampalata, quanto studiato/imparato non servirebbe praticamente a nulla. La versatilità nel lavoro può essere una grande opportunità solo se si ha modo di prepararsi a dovere sui temi che si affrontano, altrimenti si genera un nuovo tipo di inquinamento, l’inquinamento da lavoro non specializzato.

Quando non si conoscono i segreti di un mestiere, poi, è molto facile chiedere finanziamenti decisamente maggiori di quelli che occorrono realmente ed innescare una longeva serie di problemi legati alla perdita di denaro, delle proprie garanzie (e quindi persino della casa) e di importanti opportunità di carriera adornate da una buona competitività e da una valida credibilità che dia un seguito ad ogni progetto.

Continua…

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La continua lotta contro il sistema Italia: La giovane impresa – Parte 1

Scritto da Raffaele Berardi il 22 giugno 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

La giovane impresa

Nel precedente articolo di questa rubrica (vedi in basso i link correlati, articolazione “L’istruzione e la formazione”) sono stati espressi, tra i vari temi, due nodi cruciali che meritano alcune righe in più per strutturare un contenuto in grado di offrirvi un reale vantaggio (specie se siete giovani studenti o giovani imprenditori e le vostre idee sono andate in contro ad attriti che non riuscite a spiegarvi).

Non capita spesso di poter leggere simili riflessioni* operate da qualcuno che, invece di sospettarle con una convinzione astratta (e quindi scarsamente utile perchè figlia della maldicenza), le ha vissute in prima persona (da qui l’importanza degli esempi a corredo proposti nel seguito). Del resto, oggi più che mai, sono assai rare le realtà che non appartengono a qualche “entourage” e possono considerarsi realmente neutrali come una piccola Svizzera. Viceversa, quando c’è un interesse dietro, anche le più brave persone tendono a dire una parola di meno ed a curare una volta di più il piatto dove mangiano (dilemma etico di larga diffusione).

Ci sono quindi dei punti chiave, dei nodi, che andiamo ad approfondire con le migliori intenzioni sperando di farvi risparmiare un mucchio di tempo ed inutili amarezze nel perseguimento dei vostri più sani obiettivi.

*Utili, anche se legittimamente si può non essere d’accordo, quantomeno per stimolare il ragionamento e la costruzione di teorie da argomentare, provare ed utilizzare come provocazioni quando la massa inizia a ripetere le cose a memoria senza più capire di cosa sta parlando.

Primo nodo
Tratto dalla nota 1 dell’articolo:
La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione

Passo citato

…Come a dire, in soldoni, che si cerca la collaborazione addomesticata degli studenti piuttosto che una sana competizione con essi (la quale produrrebbe reale innovazione tecnologica e sociale, minori spese per le famiglie, migliori servizi e maggiore libertà).

Nota a corredo del passo citato

Spesso ci si laurea con buoni propositi ma non si hanno gli strumenti per realizzare i propri progetti e quindi si va a lavorare per terzi. Quando si iniziano a proporre reali innovazioni ecco che arrivano le prime risposte negative, i primi “no” incomprensibili per il giovane che, in molti casi, deciderà presto di arrendersi dato che sta mettendo su famiglia, che la moglie gli chiede di non insistere, che vive la gioia di un nuovo piccolo arrivato in casa… E così, come sostenuto dal protagonista del film “This must be the place, Paolo Sorrentino, Italia, Francia, Irlanda, 2011″, Cheyenne (interpretato da Sean Penn), lo sai qual è il vero problema? Che passiamo senza neanche farci caso dall’età in cui si dice “Un giorno farò così”, all’età in cui si dice “E’ andata così”.
Il motivo dei “no” risiede, nei casi peggiori, in “giustificati” timori delle principali figure di impresa di contravvenire a precedenti accordi di mercato quali ad esempio cartelli, monopoli, alternative poco gradite, controllo della domanda e dell’offerta, ecc.

Ulteriori spunti ed esempi sul primo nodo

Non vi sorprenderà sapere che sia io che diversi miei amici e compagni di studi (ma sarà capitato sicuramente anche a molti di voi) abbiamo, nel corso degli anni, richiesto più volte finanziamenti (del tipo espressamente dedicato agli innovatori, alle StartUp, agli studenti più ingegnosi e avventurosi) per idee gagliarde oggettivamente all’avanguardia. Ebbene tutte le idee che portavano reale innovazione sono state frenate o sottoposte a severe condizioni. Un esempio? Anche più di uno e in forma diretta:

L’eBike che poi ha fatto il record del mondo di autonomia

“Raffaele il tuo prototipo di bici elettrica ha troppa autonomia ne dobbiamo immettere sul mercato uno che copra molti meno chilometri altrimenti non se ne fa nulla!”

Progetto poi preseguito con successo autonomamente.

L’inseguitore solare di Diego – Parte prima

“Diego il tuo particolare meccanismo per inseguitore solare che triplica l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici integrati non verrà preso in considerazione perchè è uscita una legge che ne vieta l’uso negli impianti che usufruiscono di incentivi!”

Progetto con un alto potenziale ma abbandonato da Diego.

Il sistema di recupero energia di Nicola

“Nicola il tuo dispositivo di recupero dell’energia che permette alle navi attraccate in porto di risparmiare energia durante la sosta e, di conseguenza, inquinare meno non è stato preso in considerazione ma non sappiamo fornirti un motivo preciso.”

Progetto stimolante ma abbandonato da Nicola.

Il Financial Technology

Agli antipodi casi nettamente opposti con finanziamenti da capogiro (che tutti potete verificare con semplici ricerche) nell’ordine delle centinaia di migliaia d’Euro e, in alcuni casi persino di milioni e milioni di Euro, in ambito Financial Technology (pagamenti elettronici, e-commerce, software, hardware e siti web dedicati a servizi finanziari; transazioni, tariffe e commissioni proposte in varie forme e vesti ma che gira e rigira rappresentano sempre la stessa solfa) ovvero nell’ambito in cui risiedono logiche dell’indebitamento e del controllo dei flussi di denaro.

Conclusioni

Richieste di cifre ragionevoli, nell’ordine di alcune decine di migliaia d’Euro e, in alcuni casi, anche solo di poche migliaia d’Euro, utili a realizzare dispositivi che offrono progresso e vantaggi tangibili all’utente finale, sono state negate senza troppi giri di parole. Come a dire, in sostanza, che se un’idea promuove un’alternativa che permette un concreto risparmio per l’uomo, questa difficilmente troverà un sostegno (a meno che non provvediate da soli ad esempio con l’Autofinanziamento o, per chi preferisce, con il CrowdFunding) e le persone difficilmente potranno avvalersi di tecnologie (tra l’altro attualmente già disponibili nella maggior parte dei casi, ma non diffuse) utili per “risparmiare” e “migliorare realmente la qualità delle loro vite”; se invece un’idea promuove un sistema che comporta carichi supplementari di spese, indebitamento, dipendenze e, ove possibile, speculazioni, ecco che ad un tratto l’ingranaggio diventa ben oliato e inizia a girare con attriti quasi nulli.

Continua…

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Scritto da Raffaele Berardi il 22 giugno 2015

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La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione

Scritto da Raffaele Berardi il 15 giugno 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

L’istruzione e la formazione

E’ risaputo che in Italia la formazione universitaria teorica è ai vertici mondiali per la qualità dei contenuti, per le nozioni insegnate e per come gli studenti sono chiamati ad ingegnarsi e a trovare soluzioni autonomamente al fine di affrontare il loro percorso di studi (anche se solo in pochi riescono a trarre una reale utilità da questo terzo punto; più avanti nella lettura, infatti, vi sembrerà un paradosso che sia possibile trarre importanti utilità da un sistema che in realtà non mostra la volontà di fornire un set completo di strumenti allo studente).

E’ altrettanto risaputo però che l’Università in Italia non ne vuol proprio sapere di coniugare teoria e pratica, dotando in troppi casi gli studenti di enormi capacità teoriche ma di scarsi strumenti per portare a termine un progetto da soli concretizzandolo. Per farlo sono costretti nella maggior parte dei casi ad andare all’estero in paesi ove si verificano situazioni esattamente opposte, ovvero dove ci sono menti rigide, generalmente poco abili nel problem solving, ma molto pratiche una volta che sono instradate in una direzione valida.

Nonostante timidi tentativi dell’Università italiana di iniziare a coniugare il mondo degli studenti con il mondo del lavoro e dell’impresa, è evidente da problematiche come quelle trattate nei nostri articoli (vedasi la sezione “Articoli fondamentali” della pagina STUDIO) che non si vuole concedere agli studenti la totalità degli strumenti utili per fare da soli. Si cerca quindi di renderli sempre dipendenti da qualcosa, da qualcuno e, prevalentemente, da realtà già esistenti che deficitano di menti nuove e che ne hanno bisogno per mantenersi in vita e non essere surclassate dai nuovi rampanti. Come a dire, in soldoni, che si cerca la collaborazione addomesticata degli studenti piuttosto che una sana competizione con essi (la quale produrrebbe reale innovazione tecnologica e sociale, minori spese per le famiglie, migliori servizi e maggiore libertà*).

Il fatto è che solo in rari casi gli studenti brillanti (che, attenzione, non sono necessariamente solo quelli che conseguono votazioni alte, bensì anche quelli che hanno menti brillanti a 360° su una media di parametri teorico-pratici e quindi nello studio e nelle capacità necessarie a concretizzare le parole, le idee, le teorie…) trovano quello che meritano. Sto parlando ad esempio di ottimi mentori che insegnino loro i segreti del mestiere (almeno una parte introduttiva utile come avviamento di qualità salva-errori grossolani), la praticità, i metodi che l’esperienza ha fornito loro per risolvere numerosi problemi; sto parlando di una retribuzione adeguata (non immotivatamente alta ma proporzionata e rispettosa del valore fornito da una mente ad un’azienda), di un trattamento e di una stima adeguata (senza esclusione di conflitti né alimentata da teatrali perbenismi, bensì densa di esperienze di vita utili a crescere, continui confronti, eventuali disaccordi ma nel rispetto condiviso delle parti). Non che si pretendano lussi e vizi (altrimenti il rendimento, è risaputo, calerebbe drasticamente in tempi ridotti) ma almeno valorizzare e stimolare in maniera intelligente a far meglio, a dare sempre il massimo, a spostare il limite di volta in volta un pelino più avanti rendendosi conto che non si sa tutto (si può al limite solo crederlo in una fase iniziale di non completa maturazione) ma almeno l’Università (e magari prima, nel nostro caso, un istituto tecnico o professionale) avrà preparato anche alla realtà oltre che alla pura e incompleta teoria.

In Italia il confine tra il concetto secondo il quale l’Università non ti deve insegnare nulla ma ti deve fornire un’ottima infarinatura di base, affinché tu possa poi studiare da solo, ed il concetto secondo il quale invece è bene abbinare sempre la pratica alla teoria, al fine di avere una preparazione più completa che renda libero lo studente di intraprendere, è molto sottile ed equivocabile (spesso motivo di ampi dibattiti).

*Spesso ci si laurea con buoni propositi ma non si hanno gli strumenti per realizzare i propri progetti e quindi si va a lavorare per terzi. Quando si iniziano a proporre reali innovazioni ecco che arrivano le prime risposte negative, i primi “no” incomprensibili per il giovane che, in molti casi, deciderà presto di arrendersi dato che sta mettendo su famiglia, che la moglie gli chiede di non insistere, che vive la gioia di un nuovo piccolo arrivato in casa… E così, come sostenuto dal protagonista del film “This must be the place, Paolo Sorrentino, Italia, Francia, Irlanda, 2011″, Cheyenne (interpretato da Sean Penn), lo sai qual è il vero problema? Che passiamo senza neanche farci caso dall’età in cui si dice “Un giorno farò così”, all’età in cui si dice “E’ andata così”.
Il motivo dei “no” risiede, nei casi peggiori, in “giustificati” timori delle principali figure di impresa di contravvenire a precedenti accordi di mercato quali ad esempio cartelli, monopoli, alternative poco gradite, controllo della domanda e dell’offerta, ecc.

Esempi di risposte logiche

Primo esempio

Ho parlato di recente (e negli ultimi 2 anni) con diversi studenti di Ingegneria Elettronica ai quali ho chiesto di realizzare alcune schede elettroniche da integrare nei miei progetti (coniugando quindi i miei studi in Ingegneria Meccanica con i loro in Ingegneria Elettronica in una prolifica collaborazione di menti) ed ho ottenuto risposte che personalmente mi hanno spiazzato. Nonostante le loro alte votazioni mi hanno informato di non saper realizzare una scheda elettronica (nel mio caso particolarmente semplice) e alcuni hanno persino aggiunto che a loro modo di vedere non è compito dell’Università insegnarlo. Io personalmente ritengo che non si può essere laureati, magari con 110 e lode e non saper realizzare concretamente almeno le basi di quello che si è studiato. Capisco che per la massa di Ingegneria Meccanica la situazione è la medesima che per gli studenti di Ingegneria Elettronica in quanto non sanno ad esempio metter mano ad un tornio e scegliere un utensile, un numero di giri ed una velocità di avanzamento al fine di effettuare anche solo una semplice lavorazione di smusso, però… se sei veramente interessato a quanto stai studiando dovresti metterci del tuo e, non appena trovi difficoltà, poter contare sui professori più virtuosi al fine di completare la tua formazione avendo magari a disposizione un ottimo supporto universitario.

Imparare a costruire una scheda elettronica non sarà compreso nel piano di studi ma dovrebbe essere compreso nei desideri di uno studente appassionato e l’Università, a mio avviso, dovrebbe dare a costoro la possibilità almeno di un’opzione pratica. In altre parole, un corso interno per chi è interessato, un laboratorio, un’esperienza pratica di almeno qualche settimana in azienda per chi nutre questo veniale desiderio mentre sta sostenendo gli esami.

A mio modo di vedere, se c’è ad esempio una scuola per imparare a fare il pane, non è concepibile insegnare gli ingredienti, la loro chimica, le normative vigenti, l’igiene, gli strumenti necessari alla lavorazione e poi non mettere in mano un impasto al candidato per dirgli: “Bene, ora prova a lavorarlo, vedrai come si stancheranno le tue dita, i tuoi polsi, le tue braccia, le tue spalle, vedrai come si comporta il lievito, vedrai come si usa realmente un forno, come si rischia di bruciare il pane o di farlo troppo salato o deforme…”. O no?

Primo esempio – Parte seconda

Inizialmente il tentativo di dotare i miei prototipi di dispositivi elettronici su misura poteva avere solo due esiti, o la completa riuscita a fronte di spese mastodontiche** presso le aziende di settore, o il completo fallimento per abbandono del progetto. Tutti i ragazzi intraprendenti con cui mi sono confrontato mi hanno confermato che a loro è andata sempre nel secondo modo e sarebbe stato così anche per me se non avessi caparbiamente deciso di applicare un metodo alternativo anche questa volta.

Ho semplicemente (si fa per dire) preso in mano i libri dell’altro corso e mi sono messo a studiare le basi di elettronica ed elettrotecnica (la fisica e la matematica che ci sono dietro), nel frattempo mi sono procurato anche i materiali per studiare, analizzare e programmare schede atte a questo tipo di utilizzi e per costruire schede completamente nuove (decisamente più semplici) fatte interamente da me. Quindi mi sono procurato i contatti con tecnici che mi hanno fornito opportune indicazioni introduttive per la costruzione di semplici schede elettroniche (per il momento, visto che sono un principiante, solo ad uno o due layer).

Se questo può sembrare folle, controcorrente o persino sbagliato e magari, date le stravaganze di questo paese, inaccettabile, non dico che posso capire ma almeno immedesimarmi*** nei panni di chi ha altri punti di vista o altre procedure in mente, sì.

Il fatto è che in tal modo le risorse cui devo prevalentemente attingere sono le mie capacità di applicarmi e la gestione del mio tempo ma, cosa decisamente ed iperbolicamente più importante, in questo modo una potenziale rinuncia, un potenziale fallimento, si trasformano in un agognato successo. Anche parziale, lo ammetto, anche pieno di errori (sicuramente), anche completamente da rifare o impostato male, ma senza dubbio con un nuovo grosso carico di nozioni apprese, maggiore libertà, maggiore concretezza nel passaggio da un’idea al progetto finale utilizzabile dall’utente e con la possibilità, studiando ulteriormente, di migliorare di volta in volta l’intero pacchetto.

Sapere che si è stati in grado di realizzare (concretezza) una scheda elettronica che interagisce con un controller di un powertrain elettrico al fine di implementare un controllo di trazione su un mezzo che è capace di esprimere una coppia spasmodica ed aver sbagliato tante cose (concretezza) che si perfezioneranno poi (ancora concretezza) al secondo, terzo, quarto step… ha a mio avviso un valore incredibilmente più elevato del non realizzare nulla, abbandonare il progetto che rimarrà un’idea (astrattezza) e subire la frustrazione “pensando” (ancora astrattezza) che se si fosse trovato uno studente particolarmente appassionato, si sarebbe potuto fare… forse… (condizionale), oppure che se si fosse disposto di un ingente capitale (ancora condizionale)…

Ecco, diciamo che questo paese è denso di astrattezze e condizionali e sovente carente di concretezza e questo uno studente volenteroso non lo deve più accettare e può, per quanto gli compete, porre rimedio usando la sua più grande risorsa, la sua mente****.

**Giustificate dalla realizzazione di un singolo pezzo per ogni dispositivo richiesto.

***C’è stato persino chi, anche solo per un attimo, mi ha etichettato con demerito per questo senza comprendere che non era per me possibile spendere qualcosa come 7000 Euro per la produzione in pezzo unico (presso le aziende del settore) di una scheda elettronica del valore commerciale di 60 Euro. Questa, una volta testata, poteva persino risultare incompleta o errata per la nostra applicazione o, ancora, diventare obsoleta troppo presto.

****Risorsa che tanto più si allena, tanto più funziona.

Continua…

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Una delle implementazioni elettroniche ai nostri progetti prevede un semplice sistema di Traction
Control (impostabile su più livelli o escludibile) che permette di affrontare qualunque percorso
(chiuso al traffico) con prestazioni impressionanti riducendo al contempo l’impegno fisico e mentale di
guida. Dispositivi di tale attrattiva possono avere costi esorbitanti se sviluppati da terzi in piccola serie,
mentre le collaborazioni tra studenti di diverse facoltà possono risultare ben più prolifiche ma assai più
difficili da trovare per la mancanza di integrazione pratica alla teoria studiata. L’estensione del proprio
percorso di studi può permettere di annullare le distanze tra un’idea e la sua concreta realizzazione
ma richiede un enorme impegno extra ed una passione smodata.

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La continua lotta contro il sistema Italia: Le infrastrutture

Scritto da Raffaele Berardi il 14 maggio 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Le infrastrutture

Molti pensano che quando troviamo le strade tutte rotte e la vettura sobbalza l’unico problema sia la perdita di comfort di marcia ed il pranzo che ci torna su. In realtà non è solo questo il problema, strade rotte significano migliaia d’Euro di spese di manutenzione straordinaria per ogni automobilista. Si danneggiano i supporti motore che devono frenare le eccessive accelerazioni verticali cui sono soggetti motore e accessori motore. Si danneggia il comparto sospensioni, ovvero l’insieme costituito da ammortizzatore idraulico, duomo (ove va bloccato superiormente l’ammortizzatore), triangolo che sostiene l’ammortizzatore dal basso, giunti, silent block (riferito agli schemi di sospensioni classici). Si danneggiano inoltre le testine di sterzo ed i cuscinetti delle ruote, per non parlare poi delle sollecitazioni che usurano in maniera anomala e precoce i pneumatici, rendono il telaio meno rigido, mandano in tilt numerose parti dell’impianto elettrico del veicolo. Ma non solo! Aumentano i consumi di carburante*, si allenta tutto l’interno dell’abitacolo (sia le parti incollate che avvitate relative al cruscotto ad esempio) innescando fastidiose vibrazioni (che si manifestano tanto prima quanto più è ridotta la qualità e la cura dell’assemblaggio del veicolo, ma questo è un altro discorso).

Senza poi considerare il cospicuo aumento di incidenti stradali dovuti alla perdita di stabilità dei veicoli, al tentativo di evitare in extremis una buca vista all’ultimo momento ed ai comportamenti sempre meno prevedibili di automobilisti che, per evitare di danneggiare l’auto, iniziano a percorrere lunghi tratti di strada contromano (specie nell’extraurbano) per evitare le buche in serie magari presenti solo da un lato della strada. Non si capisce quindi se chi in lontananza procede sulla tua stessa corsia, ma verso di te, lo stia facendo perchè in stato di ebrezza, perchè guarda lo smartphone o perchè evita più buche possibili prima di rientrare nella sua corsia.

Nel mio caso addirittura gli interi tratti tra casa e Università, tra casa mia e dei miei amici, tra casa e centro e  tra tutte le strade che portano ai principali punti di interesse della città, sono completamente, e gravemente, dissestati. Gravemente significa che il livello di danno è così elevato che una distrazione può causare un incidente mortale. Significa che percorro più volte al giorno circa 30 km di puro (e sottolineo che il termine puro non è usato come un’iperbole) fuoristrada “professionale”. Con l’aggravarsi della situazione è divenuto necessario modificare lo stile di guida, apprendere nuove tecniche, dotarsi di mezzi** in grado di reggere tali crescenti sollecitazioni e, in tutto questo, nemmeno un rimborso da parte degli organi competenti, magari con uno sconto sui bolli che anzi, continuano ad aumentare. In virtù del contrario è stata persino introdotta irresponsabilmente la tassazione piena per i veicoli d’epoca di età compresa tra i 20 ed i 30 anni, ossia quei veicoli che mai useresti su strade di questo genere, quei veicoli che rappresentato una delle più grandi passioni di questo paese.

Se ci fate caso, da che tempo e tempo, viene sempre tassato in maniera incisiva ciò che tiene in vita questo paese, ciò che lo ha reso rinomato in tutto il mondo mentre decenni di opportunisti silenziosamente lo depredavano. L’Italia è basata sulle passioni, ne ha fatto un prestigio, un motivo di orgoglio in tutto il mondo ma nemmeno queste virtù, a quanto pare, meritano un minimo di rispetto.

*L’inquinamento provocato dalle continue frenate e dalle seguenti “ri”accelerazioni per evitare buche o affrontarle a velocità moderate, è molto, ma molto maggiore, di quello che si avrebbe utilizzando il medesimo veicolo su strade sane e senza filtro antiparticolato o sistemi EGR. Ciò che realmente riduce l’inquinamento non viene curato e, guarda caso, non comporta l’acquisto di nuovi veicoli.
**Vedi il paragrafo “Secondo esempio” di seguito.

Esempi di risposte logiche

Primo esempio

Data la mia passione per le vetture e le moto prettamente da pista ed il mio interesse piuttosto limitato per i veicoli stradali, la mia risposta non è tardata ad arrivare (già diversi anni fa) privandomi della mia auto stradale. Niente più bollo, niente più assicurazione, niente più revisione, niente più mantenimento, ricambi, carburante, spese extra per danni causati dal manto stradale, niente di niente. Oltre all’immenso risparmio di denaro che ho destinato ai miei studi ed alle mie ricerche (rendendo così inutili finanziamenti e logiche dell’indebitamento), ho ottimizzato i miei spostamenti facendo a metà con l’auto di mio padre il quale la condivide con me senza problemi ottenendo in cambio tutta l’assistenza di cui necessita gratuitamente (ci guadagnamo in due). In circa 10 anni ha risparmiato oltre 9.000 Euro di spese di manutenzione ed ha risparmiato altri 40-45.000 Euro per l’acquisto di altre due eventuali auto (confronto basato sulla sostituzione media, seppur assurda, stimata attualmente dagli operatori del settore). Cifre minori, ma dello stesso ordine di grandezza, le ho risparmiate anche io grazie alla “macchina che non ho”. Ed ecco come si recuperano decine di migliaia di Euro per studiare e ricercare, con qualche piccolo sacrificio di comfort, senza “indebitarsi” e senza pendere dal consenso o meno di terzi.

Due persone, una macchina, sembra persino assurdo ai tempi d’oggi e se lo pensate (in parte) vi capisco. Per il resto mi muovo in moto e, più frequentemente, con i miei prototipi elettrici a costi che fanno ridere (senza considerare che, ciò che costruisco io (al momento solo per me stesso) non è afflitto da obsolescenza programmata. Ciò che si rompe infatti, o l’ho progettato male, o l’ho usato allo sfinimento (ho all’attivo, passati i 30 anni, ben 1 milione e mezzo di km percorsi con auto, moto, bici… praticamente ho l’endurance nel sangue). Questo per dire che, se accuso gli effetti di un disservizio, posso avere la facoltà di tagliare “legalmente” i fondi a chi quel servizio non me lo fornisce più. Nel mio caso vinco io, nel caso di molti altri, che non hanno alternative, magari per questioni di lavoro, familiari o di orari o perchè particolarmente legati alle abitudini, purtroppo non va così. L’importante è sapere che le “strade” ci sono, possono essere scomode ma regalare grandi soddisfazioni (in sostanza la tanto agognata felicità***).

***Ricordate che torna più soddisfatto a casa dalla famiglia colui che ha faticato, ha sudato, magari è stato scomodo, ma ha compiuto la sua opera, piuttosto che un uomo avezzo al non far nulla e desideroso di continue comodità. Un po’ come quando, in seguito all’attività fisica sportiva preferita, ci si sente positivamente stanchi, stanchi scaricati, stanchi rilassati, stanchi liberi.

Secondo esempio

Per garantire la mia sicurezza ho dovuto acquistare una vecchia moto da enduro che ho provveduto a rimettere a nuovo da solo (non solo perchè si tratta di una mia particolare competenza professionale ma anche per limitare drasticamente l’ammontare della spesa e, in particolar modo, per limitare “l’ingiustizia” di una spesa che non volevo compiere). L’ho acquistata con diversi acciacchi ma con il telaio perfetto e le carene come nuove. Motore, forcella, forcellone, freni, elettronica, accessori, parti arruginite, impianto di raffreddamento,  trasmissione, ecc., li ho completamente ricostruiti. Ma il tempo non si può perder così quando si ha altro di più importante da fare. La moto da corsa che usavo prima non l’ho venduta, l’avrei ritenuto un sopruso, una violenza… ma è comunque ferma e la posso usare solo in pista anche se passeggiarci per strada mi faceva, a suo tempo, un gran piacere.

Per la mia attuale moto da enduro sto costruendo un powertrain per trasformarla in elettrica/ibrida che, qualora l’Italia non volesse omologarmi, potrà circolare comunque considerato che le motorizzazioni di ben 3 stati della Comunità Europea mi hanno già confermato che lo faranno volentieri (alle volte penso che ci “schifano” proprio e quando vedono giovani che si danno da fare, ho come l’impressione che diventino quasi caritatevoli… sob. Un tempo si diceva “Meglio invidia che pietà”, oggi invece…).

Continua…

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High angle view of a pothole with two traffic cones

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La continua lotta contro il sistema Italia: La sanità

Scritto da Raffaele Berardi il 13 maggio 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

La sanità

Mia nonna dispone di una interessante gamma di acciacchi dovuti all’età, a dire il vero mia nonna rappresenta un vero e proprio caso di studio utile per la medicina (ma snobbato -gulp!- da diversi medici) in quanto, a lei, non si cariano i denti qualunque cibo mangi e anche in totale assenza di pulizia dentale giornaliera. I denti le restano bianchi e puliti in ogni caso. Li ha tutti a 84 anni belli come a 20, nessuna carie, nessun dente traballante, nessun danno. Lei ci apre persino le bottiglie con i tappi metallici (a me fa rabbrividire). Come è possibile, dopo oltre 80 anni, non si sa e nessuno sembra volerlo sapere/studiare (questo per me è un vero mistero della vita persino superiore al chi siamo, da dove veniamo e quando finirà realmente il petrolio…). Ma non solo. Mia nonna, a seguito dei disservizi che conosciamo tutti, è divenuta un caso di studio persino per me* che, proprio a seguito delle incombenti necessità per assisterla, sono potuto risalire alla causa (con tanto di prove scritte confermate dal medico e dalle case farmaceutiche) di alcuni suoi acciacchi. Insomma mia nonna, potremmo persino dire, sta benone, o meglio è di ottima costituzione, resistente agli urti della vita come un blocco di ghisa ma, superato un certo punto ha fatto crak (sempre perchè a tutto c’è un limite).

Il problema economico-sociale che vede al centro del discorso mia nonna, così come i nonni della maggior parte degli italiani, è che la pensione che ha non è assolutamente sufficiente né per vivere, né per coprire l’assistenza a casa, né tantomeno per acquistare parte del materiale di consumo necessario alla sua cura e che lo stato le passa solo in misura ridotta pressappoco del 50% rispetto alle reali necessità. Ancora peggio il discorso dell’assistenza a casa che, viene fornita dallo stato, solo per un’ora al giorno, sei giorni la settimana. Ne segue che la mia famiglia deve provvedere “con il proprio reddito” a sostenere le spese per l’assistenza, per il materiale di consumo, per le bollette, per la spesa e tutto l’occorrente. Ma, cosa ancor più preziosa, deve provvedere con il proprio tempo. Nessuna persona di buon senso che nutra dei sentimenti si sottrarrebbe a questo impegno, è ovvio. Però se considerate che poi i miei genitori non riescono a lavorare come potrebbero (con le enormi conseguenze che ciò comporta specie in connubio con la crisi economica, la pressione fiscale e la drastica riduzione della qualità della vita), sono esausti e abbattuti da una realtà che si spaccia per democratica e chiede, chiede, chiede, ti controlla, ti sollecita, ti priva e poi, quando c’è da dare, si assenta… ebbene immaginate quindi come poteva andare a finire?

*Che non mi sostituirei mai al parere di un medico preparato, non mi permetterei mai in virtù della coerenza e del rispetto verso le professioni.

Esempi di risposte logiche

Subentro io per fornire tutto quanto è nelle mie possibilità al fine di vedere i miei genitori e mia nonna stare al meglio. Ma questo nuovamente va a scapito della mia (nostra) esistenza, del mio ruolo nella società, dei miei studi, delle mie ricerche. Tutto rallenta e diventa distante con un effetto molto simile a quando muovete una telecamera in avanti zoomando indietro, voi avanzate ma tutto si allontana.

Quello che ho potuto fare io è stato capire le cause che hanno portato mia nonna nelle sue condizioni e sottrarle dalla mia (nostra) vita: dallo stile alimentare, alle abitudini giornaliere, dalle sollecitazioni cui è sottoposta quotidianamente la nostra mente fino al controllo del tipo di farmaci assunti ed i relativi dosaggi. Quest’ultimo punto è molto delicato in quanto siamo abituati a fidarci ciecamente di ciò che viene scritto su un foglio di carta e non abbiamo gli strumenti per verificare se quanto scritto è corretto. Spesso un certo tipo di medici nemmeno informa esaurientemente paziente e familiari circa le reali problematiche ed uno dei motivi, acquisito in seguito ad una mia interrogazione mirata, è che diversi medici lo ritengono inutile vista l’ignoranza in materia di chi si presenta a loro. Anche in tal caso posso (in parte) capire.

Guarda caso però, per una volta che sono voluto andare oltre è venuto fuori che 6 anni fa a mia nonna è stata prescritta una dose doppia (rispetto al massimo consentito indicato dalle principali case farmaceutiche di marchi noti e di farmaci equivalenti) di un preciso farmaco il quale, dopo 5 anni di esubero ha fatto consistenti danni. Se sei anni fa io avessi semplicemente letto il foglio di carta bianco, andando a verificare le confezioni di ogni singolo farmaco e le avvertenze all’interno, avrei evitato questa grave conseguenza (o parte di essa, visto che non si può integralmente dimostrare a rigore scientifico) così come sono riuscito poi ad evitarla al suo compagno che ora, proprio grazie a questo, sta benone in direzione 100 anni (e per benone intendo che porta a spasso il cane, va in bicicletta, fa i suoi giretti spesso al parco, zappa persino la terra gratis per puro gusto personale e, over the top, è lui che aiuta i vicini quando ne hanno necessità.

Non date mai nulla per scontato, imparate a leggere, subito dopo a studiare, a ragionare e, prima di andare a prendervela con qualcuno, verificare che quanto avete tratto sia corretto. Nessun medico mi ha potuto mai dare del saccente o dell’arrogante dopo che gli ho portato la “carta scritta” con i dosaggi errati e le avvertenze targate con i marchi delle principali case farmaceutiche. Anche in questo caso da un disagio qualcosa ho guadagnato, nonostante ciò potrei comunque perdere prematuramente l’affetto di una persona cara come mia nonna.

Continua…

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T’ho fatto male? Pensa alla salute!!
Tratto da | Taken from
Totò, Peppino e la… malafemmina, Camillo Mastrocinque, Italia, 1956

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La continua lotta contro il sistema Italia: La sicurezza

Scritto da Raffaele Berardi il 11 maggio 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

La sicurezza

Nelle ultime settimane ho ricevuto visita da ben 4 gruppi (3 coppie ed 1 singolo) di persone straniere poco raccomandabili e da 2 persone italiane (1 coppia di soggetti diversamente salubri) altrettanto poco raccomandabili (alcuni persino in preda all’effetto di stupefacenti secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine che si sono adoperate al meglio per fornirmi la loro assistenza). Si è trattato di sopralluoghi a scopo di successivo furto (le forze dell’ordine ne sono già al corrente e stanno operando di conseguenza). Il risultato è che già uno dei potenziali furti è andato in porto a mio danno con modalità ed esiti che possono essere enunciati solo dopo l’azione del giudice.

Però che ho subìto un furto lo posso dire, che il furto si poteva evitare anche. Si poteva evitare in quanto l’autore dello stesso non è nuovo a questo tipo di crimini ed infatti, grazie ad opportune fonti ed alla prolifica collaborazione delle forze dell’ordine e della scientifica, è stato individuato a tempo di record ed è ora in carcere. Il problema è che uscirà presto (niente di nuovo mi direte) e che, grazie a questo “entra ed esci”, nelle ultime settimane pare abbia compiuto circa 7 furti ma… questo paese non sa farsi rispettare, o meglio, non vuole.

Tagliare i fondi alle forze dell’ordine, metterli nelle condizioni di non avere il carburante per le proprie vetture, ridurre i posti di blocco, rendere inermi persone che più di altre credono nella giustizia, è una mossa che non serve ad altro che aumentare la criminalità, distogliere la gente dai problemi seri del paese, far vivere le persone nell’ansia.  Inoltre, come nella logica già spiegata in passato del “creo una causa affinché tu poi ne possa accettare una conseguenza antidemocratica”, permette di ottenere sciempiaggini come ad esempio i pagamenti elettronici obbligatori (con surplus di spese e commissioni) quando un semplice ed economico bonifico è già fin troppo sicuro, legale e “tracciabile” pur non implicando “spese obbligatorie di mantenimento strumenti quali il POS, tariffe sul venduto (che si sommano ad una già smisurata tassazione), linea telefonica per la rete di trasmissione dei dati implicitamente obbligatoria, ecc.”. Ma ciò che si ottiene da crimini depenalizzati e caos è ben di più e, ogni cittadino lo sa dato che, in modi diversi, ne ha fatto e ne fa le spese.

Esempi di risposte logiche

Per raggiungere il livello di sicurezza a me utile ho approfondito i miei studi in meccatronica al fine di realizzare impianti di sicurezza personalizzati (non commerciali) molto difficili da interpretare per un malvivente. Questo mi ha permesso, con opportune impostazioni metodologiche iniziali, di trarre conoscenze utili anche per i miei prototipi ibridi ed elettrici (dato che io compio studi universitari in Ing. Meccanica che non prevedono applicazioni di meccatronica per le quali mi sarei dovuto rivolgere a terzi). In questo modo ho cercato in ogni caso di trarre un guadagno anche da un disagio.

Nell’attività di mio padre ho suggerito l’esposizione delle scatole dei prodotti senza i prodotti all’interno, in tal modo il negozio mantiene un aspetto professionale, comunicativo e caldo. I prodotti non sono stati rimossi dalle confezioni per essere immagazzinati altrove, questo perchè in tal modo si sarebbe solo spostato il problema presso un altro luogo che a sua volta non possiamo controllare. Ho semplicemente suggerito a mio padre di chiedere alle aziende con cui lavora alcuni packaging dei prodotti più costosi. In tal modo, grazie alla logica matematica, semplicemente non si può rubare ciò che non c’è. Trattasi di un primo esempio di risoluzione autonoma di un problema (che “altri” non risolvono) senza far uso di strumenti illegali né tantomeno di violenza e, persino, con un guadagno formativo (in questo caso in meccatronica).

Continua…

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Segnali come quelli esposti preventivamente dalle Ferrovie dello
Stato Italiane potreste vederli presto esposti anche nei condomini,
nei parcheggi, nei luoghi pubblici con suggerimenti circa la
prevenzione da molteplici attività criminali. Prima della propria
prevenzione però è necessaria la prevenzione da parte della
società civile di cui si fa parte.

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La continua lotta contro il sistema Italia: Il tempo

Scritto da Raffaele Berardi il 11 maggio 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Il tempo
(nel mio caso sottratto allo studio, alla ricerca ed alla prototipazione)

Se devo affrontare (in difesa) i problemi di cui si dovrebbero occupare opportuni* gestori dello stato**, ciò cui vado in contro sono una serie sconcertante di disagi: dalla perdita di tempo (e quindi di opportunità professionali), all’accumulo di inutile stress (che può danneggiare la capacità di concentrazione), dalla perdita di energie (con conseguente minore resa quando ci si applica su uno studio in modo intensivo), alla perdita di risorse economiche (fondamentali per lo sviluppo di nuove tecnologie utili alla collettività). Tutte cause-effetto di cui si conosce ampiamente la natura in quanto largamente trattate sui testi di economia, di neuroscienze e, persino, di biologia molecolare, tanto per darvi una prima massiccia fonte.

Ora, posso io esser libero di ipotizzare che se si conoscon bene gli effetti che determinate cause offrono, si possano indurre tali cause volontariamente per ottenere risultati quali il blocco della crescita sociale, tecnologica ed evolutiva di un paese, nonché la competitività economica? La mia ipotesi, adornata di ricche dimostrazioni causali***, è… sì.

Per porre rimedio alla situazione ho operato una vasta e articolata serie di scelte logiche, che non posso render pubbliche in quanto trattasi di strategie, che hanno la particolarità di basarsi sul rispetto della legge, la logica matematica e la totale assenza di uso di forza/violenza (a mio avviso decisamente inutile per ottenere risultati solidi, determinati e durevoli). Di seguito proseguo con esempi più concreti tratti dal quotidiano, ma se avete colto l’essenza di questo paragrafo, allora ne potrete realizzare molti altri (sulla base delle vostre specifiche esigenze) tanto facilmente quanto più avrete studiato oltre gli ordinari schemi standard.

Continua…

*E (primo condizionale figurato) specializzati.
**Nonché (secondo condizionale figurato) dipendenti al servizio dei cittadini e da quest’ultimi stipendiati anche se attualmente senza facoltà né potere di giudizio d’operato e di eventuale licenziamento per inadempienze. Leggi vitali per la salute di qualunque paese che, chissà come mai, mancano.
***Con “dimostrazione causale” intendo la possibilità logica di dimostrare almeno un movente causa-effetto.

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Image’s copyright: Girard-Perregaux and Academy Museum of Motion Pictures

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La continua lotta contro il sistema Italia: Introduzione

Scritto da Raffaele Berardi il 9 maggio 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Introduzione

Oggi fa un mese esatto che non riesco a pubblicare i miei articoli. Nonostante abbia già scritto numerose bozze ed abbia perfettamente chiaro quali temi trattare, quali fonti contattare, quali spunti inserire, quali viaggi fare, non riesco a trovare un momento di tranquillità per riprendere la concentrazione ed organizzare contenuti di qualità come si conviene ad una seria e prolifica divulgazione. La causa risiede nel fatto che il sistema Italia da troppi anni continua a non funzionare e gli effetti dei conseguenti danni non tardano a farsi sentire. Se fosse solo per reale incompetenza degli addetti ai lavori potrei anche capire (in parte) ma… che si tratti di precise volontà per mettere il paese in ginocchio ed annullare slealmente la sua competitività, proprio non lo posso tollerare.

Io mi occupo di studiare, ricercare, imparare e, al momento opportuno, progettare, sperimentare e costruire. L’oggetto delle mie ricerche, dei miei studi e dei miei progetti, è generalmente utile ad un enorme numero di persone (vedi l’intro alla pagina STUDIO). Quindi questa mia volontà nello studiare, ci si aspetterebbe, dovrebbe esser premiata in qualche modo in quanto rara ed al contempo necessaria. Ma secondo voi è ciò che realmente accade? Ovviamente no (scialba domanda retorica) anche se un lieto fine per fortuna c’è. Grazie ad una formazione extra (non prevista dagli ordinari percorsi di studio), ho imparato a risolvere da solo molti dei problemi che echeggiano nel quotidiano. Naturalmente quel poco che posso fare da solo è utile solo ai miei familiari e me però, se desiderate seguire nella lettura, è probabile che riesca ad offrirvi una scossa utile a credere di più nel vostro potenziale nascosto. Certo non posso esporre chiaramente la mia strategia sulle questioni economiche, del lavoro, dei trasporti, dell’energia, dell’innovazione, e molto altro, per il semplice motivo che, per fare una legge sciocca che renda illegale la mia vita pare che bastino pochi giorni, mentre per emettere leggi utili all’intero paese pare non siano sufficienti diversi decenni.

Sono naturalmente portato per affrontare i problemi di tutti i giorni (di diversi livelli di difficoltà e che si estendono dalla microeconomia all’ingegneria, dalla burocrazia alle truffe, dalla giovane impresa all’organizzazione di servizi, dai trasporti all’energia, dall’innovazione alla legislazione, ecc.), analizzarli e, sovente, persino risolverli. Non son fatto per ignorarli attendendo l’improbabile intervento di qualche chimerico personaggio… A tutto però c’è un limite, cominciamo quindi con qualche utile spunto.

Continua…

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Tratto da | Taken from
Matrix, Lana e Andy Wachowski, USA, Australia, 1999

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