Ralph DTE

Bringing art into engineering

La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 3

Scritto da Raffaele Berardi il 30 luglio 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Comunicazione

La comunicazione a costo zero (10+)

In diversi paesi del Nord Europa (vedi ad esempio la Svezia) l’uso del cellulare è gratuito senza tariffe da pagare, è sufficiente ascoltare un messaggio pubblicitario prima di iniziare la telefonata. In altri paesi emancipati (anche dell’est Europa) Internet è gratuito per le strade ed il wi-fi è largamente diffuso nelle piazze a disposizione di tutti, creando tra l’altro ottime occasioni di aggregamento sociale.

Internet condominiale (10+)

Grazie ad Internet condominiale (una trovata che mi hanno mostrato diversi studenti universitari, tra i più arzilli di Italia, e che solitamente sviluppano da soli) gli studenti pagano l’ADSL anche solo 1 euro al mese anziché circa 30 (a parità di servizio erogato). Certo la banda diminuisce se si collegano in troppi contemporaneamente; se c’è un problema bisogna uscire dall’appartamento per raggiungere il router e magari riavviarlo e tutto quello che volete, ma… se uno economicamente non può, almeno ha una alternativa possibile. Con qualche sacrificio ma possibile. Questo lo si ottiene da soli semplicemente effettuando un unico normalissimo contratto presso il fornitore del servizio di fiducia e installando poi, altrettanto autonomamente, un router condominiale che invii ai vari appartamenti degli studenti la linea. Lo stesso sistema, invece di essere riproposto in egual maniera a qualunque altro cittadino, viene offerto sempre e solo con contratto individuale per famiglia, anche nel caso delle offerte riservate ai condomini, azzerando di fatto i vantaggi economici che un uso comune può portare (si veda anche il Cohousing).

Continua…

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Comunicazione

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Contenitori isotermici professionali per alimenti e campioni biologici – Berardi Store

Scritto da Raffaele Berardi il 30 luglio 2015

Berardi Store

BerardiStore

Vendita e assistenza autorizzata Electrolux Dometic Waeco DEFA

Elettrodomestici, elettronica e utility Hi Tech per la Casa, il Camper, la Nautica e Professional per i settori indicati di seguito:

Settore alberghiero, ristorazione e catering
Settore automotive
Settore automotive alternativo
Settore A/C per autoveicoli, bus, veicoli su rotaia, elicotteri…
Settore grandi impianti
Settore elettronica ed energie rinnovabili
Settore biomedicale
Settore pulizie professionali
Settore tempo libero e avventura
Settore trasporti via terra
Settore trasporti via mare
Settore trasporti speciali
Settore residenziale

Servizio Assistenza e Ricambi caravan motorhome camper barche

Frigoriferi trivalenti ad assorbimento, climatizzatori, generatori, inverter, gruppi frigoriferi, kit fotovoltaici, eBike professionali, accessori di ogni genere…

Costruzione di eBike su misura per il cliente

Motori, gestione elettronica, pacchi batterie, strumenti, accessori, componentistica, sistemi frenanti, kit, progettazione, assistenza tecnica e ricambi…

Aperti soprattutto durante le ferie 😀

Sito web: www.berardi-store.eu Contatti: www.berardi-store.eu/contattaci.html

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La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 2

Scritto da Raffaele Berardi il 28 luglio 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Mobilità

Il recupero dell’energia (30+)

Sistemi meccanici di recupero dell’energia in frenata esistono da oltre 30 anni (30+) ma non sono mai arrivati in Europa nonostante il risparmio di carburante fino al 70% offerto in città (si veda a tal proposito l’articolo Sistemi di accumulo aerostatico dell’energia). Non serve un mio commento, ognuno arriva da solo ad operare un ragionamento al riguardo. Miliardi di pasticche freni sprecate inutilmente* infiniti litri di carburante consumati inutilmente, conseguente inquinamento da polveri sottili e prodotti della combustione perfettamente evitabili…

*I sistemi di recupero dell’energia in frenata, sia elettrici che meccanici, sebbene non escludano i normali freni che rimangono fondamentali, ne riducono drasticamente l’usura

I veicoli elettrici (100+)

I veicoli a trazione elettrica sono nati prima dei veicoli mossi da motori a combustione interna (a tal proposito vedi l’articolo “E nata prima l’auto elettrica o l’auto con motore a scoppio?“). Si tratta di una risorsa di fine ‘800 ma effettivamente all’epoca non vi era la tecnologia necessaria per contenere la massa dei pacchi batterie. E’ vero però, che anche quando abbiamo iniziato a visitare lo spazio, tutto è rimasto invariato e dubito che la tecnologie disponibili nell’800 e quelle utilizzate per raggiungere lo spazio fossero le medesime.

L’elettronica delle batterie (50+)

Sistemi elettronici che aumentano la vita delle celle elettrochimiche (tra cui le batterie al nichel cadmio e quelle agli ioni di litio) esistono almeno dagli anni ’70 (potete verificarlo andando a cercare le date dei brevetti depositati) ma quasi nessun costruttore, ad esempio di bici elettriche, li ha adottati nella fase di boom commerciale penalizzando drasticamente la resa e la longevità dei primi prodotti immessi sul mercato. Di fatto questa mancanza riduce notevolmente la vita utile delle batterie ed i costi di mantenimento aumentano vertiginosamente con le ovvie conseguenze.

Consumi di carburante contenuti (30+)

Negli anni ’80 vetture diesel prive di qualunque tecnologia moderna di iniezione, garantivano percorrenze al litro decisamente superiori ai veicoli più tecnologici (non ibridi) e moderni disponibili in concessionaria oggi (si veda ad esempio una certa Fiat Regata Weekend 1.9 Diesel aspirata da 70 cavalli che, con opportune regolazioni della pompa del gasolio percorreva*, in mano mia, 26 km/litro contro i 20-21 km/litro delle più raffinate di oggi di pari dimensioni). Questo era dovuto alla maggiore leggerezza dei veicoli dell’epoca, alla minore richiesta di cavalli, alle gomme sottili ed all’assenza del turbocompressore (un’aerodinamica migliore avrebbe fornito sicuramente un ulteriore miglioramento). Tutte cose che sono state esasperate principalmente per questioni di marketing al fine di avere il numerino alto sulla scheda tecnica delle prestazioni (e, onestamente va precisato, anche per incrementare la sicurezza dei veicoli, mi riferisco alle gomme più larghe ed alle scocche più robuste). Ma, anche se da grande appassionato di motori a combustione interna non nego il suo fascino, non ci si farà molto con un turbodiesel da circa 100 CV/litro (e oltre) in città, nel traffico attuale e con un codice della strada da rispettare.

*Nonostante l’avessi acquistata alcuni anni fa, praticamente per gioco e ad una cifra simbolica di 400 Euro, usata in pessime condizioni generali di abitacolo, carrozzeria, impianto elettrico, ecc. ma con un motore in piena salute.

La tecnologia elettrica ed ibrida (15+)

La vera tecnologia elettrica ed ibrida non ha raggiunto le strade, curiosamente le aziende che proponevano batterie speciali sfruttanti le più aggiornate nanotecnologie e le aziende che realizzavano sistemi ad estensione di range sono andate in crisi economica grave proprio nel momento del maggiore boom. Anche qui non occorrono miei commenti, ognuno può comprendere come chi produce qualcosa di realmente utile non sia incentivato, sostenuto e avvalorato dalle condizioni che trova attorno a sé. I più non sanno, ed anche questo lo potete verificare autonomamente, che a fine anni ’90 quando la Toyota precorse i tempi con la prima versione della Prius, gli analisti finanziari fecero uno studio estremamente dettagliato del progetto per capire se ci fossero gli estremi per un’accusa di “dumping” (ovvero vendita “sotto costo”*). Le case automobilistiche concorrenti asserivano che la Toyota si fosse permessa di fornire una tecnologia troppo vantaggiosa ad un prezzo troppo basso operando una sorta di concorrenza** sleale.

*E’ curioso osservare come il sotto costo sia largamente permesso per tutti quei prodotti che, venduti “slealmente”, fanno chiudere le attività commerciali del centro e/o le piccole medie imprese (prodotti informatici, elettrodomestici, artigianato, ecc.) mentre, se si offre un risparmio a tutti con una innovazione utile, partono subito accuse di concorrenza sleale e, nella fattispecie, dumping.

**Forse non tutti sanno che le case automobilistiche si accordano anzitempo su quali tecnologie introdurre sul mercato ed in quale misura, non mi risulta ci sia un marchio virtuoso a tal proposito a parte TESLA Motors e sicuramente pochi altri che al momento mi sfuggono.

La tecnologia dalla pista alla strada… mica sempre!

Le massime categorie delle competizioni motoristiche sono state le ultime ad organizzare campionati specifici per veicoli ibridi ed elettrici. Sono infatti state largamente anticipate da kart elettrici, moto elettriche stradali, biciclette elettriche ad elevate prestazioni (come quelle oggetto dei nostri studi da anni), vetture elettriche stradali ad alte prestazioni, marchi minori di vetture di formula elettriche e così via. Questo a significare che non c’era un reale interesse e che si è cercato il più possibile di evitare l’argomento. La prova del nove si è avuta con diversi marchi di supercar* che sono usciti con vetture ibride con notevole ritardo rispetto persino alle più semplici utilitarie. Questo però, va riconosciuto, ad eccezione di Porsche AG che con la 918 Hybrid ha compiuto un vero e proprio capolavoro credendoci ed iniziando le sperimentazioni con largo anticipo rispetto alla diretta concorrenza.

*Questo a significare che la tecnologia è sempre sulla bocca di Mr. Marketing ma, stringi stringi, si realizzano esclusivamente “giocattoli per ricchi” in visione dei profitti da raggiungere (come più volte hanno asserito ingegneri delle più prestigiose case automobilistiche presso i convegni di settore ai quali ho preso parte). La vera tecnologia può quindi restare in attesa e se da un lato non posso negare l’importanza di estrarre un profitto da un mercato florido, dall’altro sottolineo l’importanza di essere al corrente, coscienti di questi meccanismi al fine di poter proporre nuove soluzioni già da ora.

Funziona bene? Mandala all’estero!

Le automobili usate con i motori più affidabili, robusti e longevi vengono inviate all’estero, generalmente in est Europa, affinché non circolino più in Italia ove, per sopperire ad un mercato fermo, si cerca di rendere fruibili il meno possibile vetture solide di vecchio stampo.

Su questo tema realizzeremo presto un articolo specifico dal titolo “Funziona bene? Mandala all’estero!” che potrete ritrovare facilmente tramite la casella cerca o alla pagina “Automotive”, sezione “Incominciamo a parlare di automobili”. Vi racconteremo quanto di assurdo ci è capitato mentre tentavamo di acquistare a soli 1000 Euro una vettura in grado di percorrere, con pochi interventi di manutenzione, altri 200-300.000 km…

Continua…

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LEGO Mindstorms

Giocattoli meccatronici come il LEGO Mindstorms, dotato di una sensoristica di tutto rispetto,
software e unità centrale di elaborazione intuitivi, avvicinano i giovani amanti della “vera”
tecnologia, tramite il gioco, al mondo della sofisticata ingegneria. Purtroppo sono troppo poche
le realtà che, come questa, insegnano ai giovani cosa c’è realmente là fuori, perchè la “vera”
tecnologia è un tema che si “teme”. Conoscerla significa diventare competitivi, autonomi, liberi,
concreti e molti sistemi obsoleti, evidentemente, non ne sono un granché lieti.
Image’s copyright: The LEGO Group

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La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 1

Scritto da Raffaele Berardi il 27 luglio 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

La tecnologia

La tecnologia è lì, l’evoluzione vera c’è ed è disponibile, ma solo per i pochi in tutto il mondo che la studiano (condizione necessaria ma non sufficiente) e che la sanno concretizzare. E’ un vero peccato che in molte parti del mondo industrializzato, anche dalle nostre, la si intenda in un altro modo. E così, ciò che serve con priorità, tarda perennemente a raggiungerci mentre ciò che è superfluo ci circonda e ci fidelizza. A tal proposito avevo scritto l’articolo “Tecnologie innovative al bivio: Questione di attriti” (vedi anche i link correlati in basso). Senza ulteriori preambuli andiamo subito al nettare con una serie di esempi concreti, dimostrati, provati, di tecnologie e metodi che tardano a raggiungerci o che si crede siano tutti nuovi solo perchè se ne è iniziato a parlare negli ultimi anni.

Settore energetico residenziale

La cogenerazione (100+)

I sistemi di cogenerazione che producono sia calore che energia elettrica esistono da oltre un secolo (100+) ma se ne parla solo oggi. Oltretutto si tratta di una banale conseguenza fisica che tutti abbiamo avuto nascosta in bella vista sotto gli occhi per interi decenni. Un comune motore a combustione interna, infatti, genera in seguito alla combustione del carburante lavoro meccanico (reso fruibile alle ruote tramite la trasmissione), energia elettrica (resa fruibile alle utenze tramite l’alternatore e la batteria d’avviamento) e calore (reso fruibile, in inverno*, all’abitacolo del veicolo tramite le tubazioni dell’impianto di raffreddamento ma, ovviamente, sprecato il resto dell’anno).

*Periodo dell’anno in cui, se non si usa il climatizzatore ma il riscaldamento tradizionale del veicolo, il rendimento complessivo del propulsore in realtà cresce rispetto al solito 25% c.a. attestato, proprio perchè una parte non trascurabile del calore ottenuto dalla combustione viene utilizzata per scaldare l’abitacolo (cosa che richiede una massiccia dose di energia). Viceversa utilizzando in inverno il climatizzatore, sebbene deumidifichi ed offra il vantaggio di un maggior comfort e vetri correttamente sbrinati, si andrà a ridurre il rendimento meccanico del propulsore, nonché ad incrementare i consumi, per il trascinamento del compressore che opererà sul fluido evolvente nel circuito del climatizzatore.

L’illuminazione (100+)

L’uscita delle lampade al neon, oltre un secolo fa (siamo nel 1909), fu ritardata notevolmente perchè offrivano un consumo energetico assai limitato rispetto alle lampadine a incandescenza. La condizione per far uscire sul mercato i neon (anni dopo) fu quella di addizionarli di un’elettronica che li facesse consumare di più. Il caso di boicottaggio è stato poi smascherato e dimostrato, diversi media si sono occupati della questione e tutti possono verificare la veridicità di questa vicenda. Attualmente, giusto per aggiungere un’ulteriore provocazione, è curioso osservare come certe lampadine a led rimangano fredde* anche dopo diverse ore di utilizzo mentre certe altre diventino bollenti piuttosto rapidamente indicando di fatto un abbondante spreco di energia sotto forma di calore… Potete verificare** il reale consumo di ogni dispositivo tramite tester professionali (multimetri true RMS) o tramite appositi strumenti Energy Meter.

*Con il termine fredde non si intende che non scaldano ma che le temperature raggiunte sono relativamente basse e, ad esempio, permettono il normale contatto con le mani senza rischio alcuno di ustioni.

**E’ vivamente consigliato di affidarsi ad elettricisti esperti, periti, professionisti del settore, per effettuare rilievi con il tester senza rischiare di subire pericolose scariche elettriche e/o per farsi realizzare un semplice kit composto da attacco Edison, cavo bipolare e spina schuko da inserire nell’Energy Meter per verificare il reale assorbimento di potenza ad esempio di una lampadina a led.

L’elettronica delle batterie (50+)

Sistemi elettronici che aumentano la vita delle celle elettrochimiche (tra cui le batterie al nichel cadmio e quelle agli ioni di litio) esistono almeno dagli anni ’70 (potete verificarlo andando a cercare le date dei brevetti depositati) ma quasi nessun costruttore, ad esempio di bici elettriche, li ha adottati nella fase di boom commerciale penalizzando drasticamente la resa e la longevità dei primi prodotti immessi sul mercato. Di fatto questa mancanza riduce notevolmente la vita utile delle batterie ed i costi di mantenimento aumentano vertiginosamente con le ovvie conseguenze.

L’accumulo stand-alone (30+)

Gli impianti di produzione dell’energia con accumulo stand-alone, ad isola, ad esempio tramite il fotovoltaico, esistono da oltre 30 anni ma ancora oggi moltissimi rivenditori di impianti non li propongono (diversi persino non li conoscono, so che è incredibile ma è successo personalmente a me di dialogare, un paio di anni fa, con un venditore che sosteneva l’impossibilità di accumulare energia per la notte) suggerendo sempre e solo la messa in rete dell’energia con condizioni il cui grado di vantaggio lascio a discrezione dell’utente. Negli anni ’80 in Germania erano già diffusi impianti simili (con batterie al piombo) e molte cantine delle villette erano attrezzate per ospitare tali sistemi.

Condivisione di energia tramite Smart Grid (30+)

La messa in rete dell’energia è utile, importante e innovativa ma quasi nessun italiano sa che può farla autonomamente con i suoi vicini acquistando sistemi Smart Grid privati/condominiali gestiti in modo intelligente tramite l’elettronica. L’energia viene così prodotta dagli impianti di tutti i condomini o di tutti i possessori di villette a schiera e può essere accumulata e fornita di volta in volta in quantità proporzionali a chi è realmente presente in casa ed ai sistemi di accumulo che necessitano di una ricarica. Negli Stati Uniti, già nel 1985, nascevano diverse Start Up operanti in questo campo e che hanno fatto passi da gigante negli ultimi 30 anni (si veda ad esempio la Trilliant).

Le vere-false case in classe A (10+)

Una consistente fetta delle case in classe A in Italia sono false. So che per diversi questa notizia appare più come una doccia gelata ma la constatazione viene proprio dalle principali agenzie certificatrici che denunciano l’insufficienza di opportuni controlli e l’esistenza di realtà che vendono a poche decine di Euro certificazioni sulla parola del “richiedente” senza alcun controllo effettivo dell’edificio. E’ persino possibile acquistarle su un noto sito internet di ecommerce senza che nulla sia debitamente verificato. Le leggi sull’efficienza energetica, dal 2008 ad oggi, sono diventate via via più tolleranti affinché case che non sono realmente in classe A lo diventassero con un minimo sforzo. Molti clienti non dispongono di ben 4.000 Euro per poter far controllare e certificare da tecnici privati la veridicità della propria classificazione energetica. Potete, almeno in parte, “rimediare gratuitamente” (ma non si tratta assolutamente di un metodo sufficiente) confrontando le vostre bollette* di energia elettrica e riscaldamento con quelle di una normale casa di pari metratura in classe arretrata. Ho visitato di persona, assieme a termotecnici qualificati dei principali organi certificatori (LEED, Itaca, Casa Clima…), abitazioni di 150 mq in classe A con ben 2800 Euro di bollete luce gas annue contro case costruite oltre 20 anni fa (quindi nel momento in cui in Italia la sensibilità verso il protocollo di Kyōto non era ancora manifesta) di ben 300mq (il doppio) con soli 1080 Euro di bollette luce gas annue (a parità di tipologia di abitazione, zona climatica, tipologie di elettrodomestici, nucleo familiare, uso dell’abitazione, ecc.). E’ evidente che qualcosa non va. I controlli eseguiti a campione presso i cantieri di diverse regioni d’Italia, allo scopo di verificare la reale classe energetica cui appartiene un’abitazione, ammontano solamente al 4% di tutti i cantieri in opera. Di questo 4% si è scoperto che, nel 50% dei casi, le certificazioni energetiche risultano essere fasulle e/o acquistate su internet (dati forniti dagli enti preposti ad erogare i corsi di specializzazione per diventare certificatori energetici accreditati).

Su questo tema realizzeremo una rubrica più approfondita dal titolo “Le vere false case in classe A” che potrete ritrovare facilmente tramite la casella cerca o alla pagina “Building”.

*Ma dovreste controllare anche la qualità dell’aria, la salubrità generale dell’edificio e molti altri parametri affidandovi a tecnici esperti esterni alle imprese (come la legge richiede).

La piezoelettricità (130+)

Tempo fa ho sentito l’intervista di uno studente che con i suoi colleghi ha realizzato un interessante dispositivo per produrre energia dalle vibrazioni. Questo dispositivo fa largo uso dell’effetto piezoelettrico e quindi dei materiali che sono caratterizzati da tale proprietà fisica (si veda a tal proposito l’articolo “Che cos’è la Piezoelettricità?“). Niente di strano quindi, il problema sta solo nel fatto che lo studente ha affermato che oggi si possono fare cose simili perchè sono stati inventati i materiali piezoelettrici. ???? Forse voleva dire che oggi si possono produrre in laboratorio materiali piezoelettrici artificiali con precise caratteristiche fisiche e che questi possono offrire ulteriori vantaggi rispetto ai già noti Quarzo e Tormaline le cui peculiarità piezoelettriche sono note da ormai più di 130 anni*.

*La scoperta dell’effetto piezoelettrico risale al 1880 ad opera di Pierre Curie e Paul-Jacques Curie.

Continua…

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Pietra focaia - Magnesio

Image’s copyright: lightmyfire.com

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Viaggio dentro l’artista che cambia

Scritto da Raffaele Berardi il 20 luglio 2015

Rubrica: Metodi. Alternative lifestyles, work and study

Titolo o argomento: Quando cambiare fa bene

Un’artista sensibile e carismatico può essere una persona poliedrica, una persona dalle innumerevoli sfaccettature, una persona alla quale piace morbosamente conoscere e scoprire cose nuove, una persona che vive e matura i sentimenti via via in modo diverso e con diversa coscienza a seconda dei periodi della sua vita.

Si tratta quindi di una persona che non può, per sua natura, fare sempre lo stesso tipo di arte per tutta la vita. Molto probabilmente esplorerà mondi nuovi, punti di vista nuovi, prospettive nuove, pensieri nuovi, espressioni nuove ed in essi girerà e rigirerà fino a trarre un arricchimento personale del proprio io.

I denigratori, invece, freddi abitudinari (talvolta troppo calcolatori e privi di originale fantasia), tenderanno ad affogare e banalizzare queste straordinarie capacità di cambiamento svalutando l’artista e sostenendo che non stia facendo più le cose come una volta.

La verità è che semplicemente, per un arco di tempo, i destini, e quindi le traiettorie, dell’artista e dell’ammiratore si sono incontrati. Al termine di tale arco temporale si sono allontanati proseguendo i loro individuali percorsi. Le posizioni sono cambiate e forse si riavvicineranno dopo un lungo periodo o forse mai più.

Un’artista che fa sempre le stesse cose… semplicemente è un’artista che si è chiuso in una scatola e rischia di spegnersi, carente di originalità e di capacità di cambiare, rischia di adagiarsi e non adeguarsi, evolversi, andare a fondo nell’uomo in viaggi che i comuni mortali evitano perchè sovente spaventati e magari anche appisolati dalla fittizia sicurezza della mortale routine.

L’artista osserva il mondo e rimane attonito. Quando lo sente si ribella e lo fa con le sue espressioni. L’artista non fa arte per gli altri, la fa prima di tutto per sé stesso, perchè lo fa stare bene, lo completa, lo fa sfogare, sentire libero di esprimersi e comunicare, esternare, incidere e graffiare il mondo con le sue malattie mentali, le sue perverse ossessioni, le sue devianze, le sue passioni, le sue sensazioni, le sue impressioni.

Vorrei non sentire mai contestazioni perchè un’artista ha voltato pagina e sta esplorando qualcosa di nuovo. Per quanto meno attraente della precedente esperienza, quello che ne ricaverà sarà immensamente importante per sé e raramente visibile a chi osserva.

Così cambia il pittore che vuole esplorare nuove prospettive, cambia lo scrittore che si avventura in un nuovo genere, cambia il cantante Rock che passa dal Punk al melodico, cambiano le relazioni in una bella coppia che però non si interseca più e cambia un ragazzo qualunque che prima avrebbe fatto follie per avere una supercar, anche usata ed in pessime condizioni, osannando tanti e tali marchi di cui essere fervido ammiratore e sostenitore e che oggi invece preferisce costruire qualcosa di suo con un’anima diversa.

Espressioni artistiche

In figura un’opera di Drip Painting ove l’artista innesca la nascita di un quadro e la fisica
fa il resto. Si tratta di una curiosa tecnica di pittura per gocciolamento da un pendolo
il cui moto viene perturbato dall’artista. Non è quindi l’artista a dipingere direttamente tramite
un pennello su tela, bensì la fisica con le sue leggi universali opportunamente sfruttate dall’uomo
a tracciare il colore.
Convergence, 1952, Opera di Jackson Pollock

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Il talento dei bambini alla guida

Scritto da Raffaele Berardi il 13 luglio 2015

Giorni fa sono stato ad una gara di slalom con due miei cari amici. Al di là del fatto che abbiamo subito notato le solite grossolanità che vedono la preferenza intramontabile per badilate di cavalli anziché una egregia dose di handling, al di là dell’aver notato che pochi, ma proprio pochi, avevano buone capacità tecniche di guida e al di là del piacere di presenziare per vedere quali prototipi venissero schierati, insomma al di là di tutto, la sera abbiamo fatto una piccola scoperta inaspettata.

Quando il video sharing è veramente utile

Siamo andati su YouTube, quasi per gioco, a cercare video simpatici di piccole leve della guida sportiva alle prese con le automobiline elettriche* (per intenderci quelle dotate delle famose ruote di… plastica che molti di noi avranno sognato fervidamente da piccoli) e son venute fuori delle performance sorprendenti, a dir poco impressionanti nonché qualche utile spunto sia per i piloti professionisti, sia per i papà sportiveggianti.

Un controllo da pilota professionista

Nello specifico la bambina nell’immagine in basso ha lasciato tutti senza fiato. Con un’innata scioltezza, naturalità e tranquillità cercava il sovrasterzo di potenza, lo controllava e quando l’imbardata si avviava alla conclusione anticipava il riallineamento del veicolo con una magistralità da manuale. Anche l’uso del volante, la posizione delle mani, gli angoli che cercava erano naturalmente calcolati e gestiti con largo anticipo. Riusciva sempre a far pedere aderenza all’automobilina in modo controllato ed a far sì che questa fosse sempre pronta nella direzione preferita.

Manovre di prima classe

Alla partenza la protagonista effettua un’apertura di gas da ferma con le ruote già sterzate ed innesca un sovrasterzo di potenza ma senza la minima esitazione controsterza e mantiene la direzionalità precedentemente desiderata. Avrebbe potuto tranquillamente commettere un errore e andare in testacoda perchè, come si vedrà pochi secondi dopo, il mezzo lo permetterebbe, ma niente… è lei che decide se andare in testacoda come una giostra e ripartire nella direzione che preferisce. Riesce a controllare persino piccole derapate senza sbandare in direzioni improbabili. Un gioiello insomma e, cosa da non sottovalutare nell’apprendimento, lo sta facendo divertendosi, con il sorriso in viso, con naturalezza e con il padre che accenna appena due parole e non le sta addosso e, soprattutto, non pretende.

Il metodo di insegnamento

In diversi altri video si vedono invece bimbi completamente rintontiti dai genitori che, con la stessa frequenza con cui girano i motori, ripetono dove il bambino deve andare, cosa deve fare e come lo deve fare. Ecco, se siete dei genitori sportivi alla lettura, non prendetela come un antipatico bacchettamento da parte mia, lasciate la possibilità ai bambini di fare da soli, di inventare, di improvvisare, di capire cosa sta succedendo. Lasciateli sbagliare e capire i limiti, gli estremi entro i quali si devono muovere per ottenere un risultato e voi, semplicemente, divertitevi con loro. I risultati, se devono arrivare, arriveranno da soli. Forzare non serve a nulla se non a creare traumi.

Quell’inutile intervallo di 10 anni

E’ un peccato che, superata una certa età, i bambini non riescano più ad entrare in simili automobiline ed interrompano nella maggior parte dei casi un percorso dalle interessanti prospettive, non solo sportive, ma di sicurezza stradale. Questa interruzione potrà durare anche una decina d’anni prima del conseguimento della patente di guida e tutto quello che si poteva imparare in quei dieci anni andrà perso. In giovane età ormai sappiamo tutti quanto il cervello sia una spugna e quanto sia goloso di apprendere, se poi questo avviene mentre si può anche giocare… et voilà, l’opera è compiuta. Capire in modo naturale quali atteggiamenti adottare alla guida fa ritornare vivi a casa (e non è poco) soprattutto da neopatentati.

Gli allenatori lo sanno bene…

Molti allenatori sanno bene quanto sia difficile togliere degli automatismi ai loro atleti e come alcuni anni senza allenamento rappresentino un grave freno all’apprendimento della tecnica corretta. Per questo certe specialità vanno individuate quando i ragazzi sono ancora acerbi, in tal modo possono maturarle con il giusto allenamento e con i giusti input.

*Ovviamente, come di consueto per noi, nelle condizioni più severe: neve, fango, asfalto bagnato o, peggio, umido.

Derapata con la Peg Perego

La protagonista del video anticipa il riallineamento del veicolo con
la stessa magistralità di un pilota di rally. Lo manda in sovrasterzo
e, quando la derapata sta per finire, sta già correggendo per trovarsi
diritta al momento giusto. Impressionante.
Clicca sull’immagine per vedere il video.
Image’s copyright: Toby Carter YouTube Channel

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Trade off tra produzione e accumulo in un sistema fotovoltaico ad isola (o stand alone)

Scritto da Raffaele Berardi il 8 luglio 2015

Rubrica: Accumulo dell’energia | Le domande dei lettori

Titolo o argomento: L’analisi delle diverse esigenze domestiche (le variabili) e l’educazione al consumo (la costante) rappresentano la base per il calcolo di un impianto correttamente bilanciato

Risponendo a: Massimo

Massimo scrive: Nel 2014, in base a dati che ho trovato in rete, la produzione energetica da fotovoltaico si è attestata intorno ai 23.299 GWh rappresentando quasi il 9% della produzione interna.

La diffusione del fotovoltaico “familiare” non porta grandi benefici per l’utenza domestica in quanto non ricava molto dalla vendita dell’energia prodotta.

Nel corso dei test delle soluzioni di accumulo che hai individuato hai trovato un trade off tra potenza in accumulo installata e superficie fotovoltaica di produzione, ossia un rapporto tra potenza installata in accumulo e potenza teorica prodotta?

A tuo avviso, la soluzione migliore è disporre di un accumulo sufficiente alla produzione massima prevista oppure ad un accumulo parziale (da cui attingere per uso domestico) per poi immettere in rete il residuo eccedente? Ammesso che sia fattibile.

Ti chiedo questo per capire se sia possibile pensare ad un sistema che garantisca un guadagno immediato dato dall’uso “in loco” dell’energia prodotta, da un carico in linea dell’eccedenza e da un costo accettabile garantito da una potenza di accumulo che garantisca il solo uso domestico dell’energia prodotta. Grazie degli spunti di riflessione che offri e buona giornata.

Analisi delle esigenze, educazione al consumo e bilancio

Buongiorno Massimo, la risposta alla tua prima domanda è affermativa ed ovviamente nei miei casi di studio ho rilevato un consistente trade off come professionalmente l’hai chiamato tu. Il sistema deve essere opportunamente bilanciato altrimenti è sufficiente una settimana di pioggia (esempio di test che ho condotto per mesi e mesi) e l’accumulo non riceve più nulla di significativo. Da questo punto di vista posso accennarti che c’è chi ha preferito sovrabbondare sul sistema di accumulo mantenendo un impianto fotovoltaico standard e chi ha preferito fare il contrario installando un impianto fotovoltaico sovrabbondante rispetto all’accumulo al fine di garantire la ricarica anche in condizioni sfavorevoli (es. cielo nuvoloso). Ci arriviamo per gradi nel seguito, considera in ogni caso che l’analisi delle diverse esigenze domestiche (che rappresentano le variabili) e l’educazione al consumo (che rappresenta la costante imprescindibile) sono di fatto la base per il calcolo di un impianto correttamente bilanciato. Tutti i calcoli, in gergo definiti “della serva”, vengono dopo.

Vantaggi

Premesso che stiamo parlando comunque di tecnologie ormai vecchie che gradualmente sto abbandonando o, in alcuni casi, modificando abbondantemente (anche se la massa le considera nuove perchè ne sente parlare solo ora), ognuna delle due opzioni ha, ovviamente, vantaggi e svantaggi. Naturalmente nel primo caso si ha una lunga autonomia anche in assenza di sole (in una casa di 100 mq con normali utenze e un’accumulo ben studiato ma dalle prestazioni limitate per contenere i costi, circa una settimana) mentre nel secondo caso si ha un impianto fotovoltaico più ingombrante ma che produce quantità utili di energia anche con poco sole.

Svantaggi

Se si abbonda con il sistema di accumulo d’altra parte si hanno costi iniziali molto alti e la necessità di acquistare solo materiale eccellente (tipo di educazione che purtroppo non ha successo nel nostro paese per ragioni che tratteremo adeguatamente in articoli dedicati), così come la consapevolezza che prima o poi l’accumulo andrà integralmente sostituito, quantomeno gli accumuli oggi proposti in commercio). Fare la scelta inversa implica la necessità di abbondanti spazi per l’installazione dei moduli fotovoltaici con tutti i problemi che ne seguono (disponibilità di spazio, vincoli, permessi, interferenze strutturali, barriere architettoniche e/o naturali, estetica, ecc..).

Cenni sui fattori influenti

Può sembrare fuori tema ma molto dipende, prima di ogni altra cosa, dall’educazione di una famiglia all’uso dell’energia. Banalità come l’uso di computer portatili al posto dei fissi, l’adozione di luci con cella di presenza che quindi si spengono automaticamente, elettrodomestici di alta gamma (quindi non quelli ai quali siamo abituati di solito, ci sono infatti particolari elettrodomestici* che offrono consumi minimi e che ti posso garantire non sono né pubblicizzati né si trovano nei normali negozi o grandi superfici), il numero di donne presenti in un’abitazione e molto altro che non possiamo pubblicare, per ragioni di riservatezza, influiscono molto sulle prestazioni dell’impianto.

Un esempio inaspettato

In una famiglia con padre, madre e 3 figlie femmine (caso che mi è capitato spesso), gli asciugacapelli sono accesi molto di frequente e con assorbimenti considerevoli per ben 4 dei 5 componenti del nucleo familiare. Questo è un tipico modo per abbattere la capacità delle batterie, siano esse al piombo o agli ioni di litio. L’asciugatura dei capelli con sistemi di deumidificazione (cosa che ho testato per anni e che sono solito fare in inverno), oltre a rappresentare a mio avviso un beneficio per i capelli ed il cuoio capelluto (che non vengono stressati dal consistente calore localizzato) permette un’asciugatura rapida e con consumi esigui (certo anche in questo caso dipende molto da come è stato realizzato l’impianto di deumidificazione e dalle caratteristiche dell’abitazione).

Una corrente di pensiero diversa

Dubito però che gli italiani desiderino usare un manuale di utilizzo della casa simile a quello di una procedura pre-volo. Troppo complicato, impegnativo, atipico e comprensibile più dagli appasionati di autentica tecnologia che dalla massa. L’abitudine alla comodità rappresenta un forte limite per lo sviluppo di un paese al punto che quando si diventa schiavi delle comodità non ci si rende conto che con un minimo di impegno e organizzazione si può invece diventare “liberi” (cosa di ben altro valore la quale a mio avviso non ha prezzo).

La messa in rete

La messa in rete, secondo il mio modesto pensiero (ma io non pretendo di essere nel giusto), è completamente inutile alle condizioni attuali, anche per tutti i problemi e le discussioni che stanno emergendo tra società elettriche, nazione, gestore dei servizi, installatori, utenti, ecc.. Inoltre se viene prodotta energia eccedente, questo si verifica solo per alcuni mesi all’anno e tale energia può essere agevolmente impiegata, tramite opportuna programmazione hardware, per migliorare ulteriormente il clima domestico non solo per quanto concerne la temperatura bensì anche per la deumidificazione calibrata ed il ricambio dell’aria controllato con un guadagno impressionante in termini di salubrità dell’aria (ricordiamo che l’ambiente domestico, anche se può non sembrare, è quanto di più inquinato c’è a questo mondo per via delle polveri, della presenza sovrabbondante di formaldeidi, per le percentuali notevoli di anidride carbonica che si accumulano, per i materiali da finitura, ecc.) e di qualità della vita. Quindi un’eccedenza, se un impianto è ben fatto, non si verifica mai.

Per fortuna esiste lo Smart Grid (anche per uso privato)

Se utilizzassimo addirittura Smart Grid di quartiere (indipendenti quindi dalla rete, altra tecnologia sconosciuta ai più in Italia, nonchè scarsamente stimolata) allora sarebbe utilissimo mettere in rete (mi riferisco sempre e solo all’interno di un quartiere) l’energia affinchè ad esempio le famiglie che la mattina escono per recarsi a lavoro e che dispongono di un sistema di accumulo con uno stato di carica ottimale, redistribuiscano a costo zero l’energia eccedente, prodotta ad esempio dal loro fotovoltaico, alle casalinghe o a chi lavora in casa. Viceversa otterranno nuovamente dallo stesso Smart Grid energia supplementare all’occorrenza non appena il sistema rileverà la loro presenza in casa e l’aumento dei carichi elettrici.

Una corrente di pensiero diversa – Parte seconda

Ma se qualcuno riesce a mettere d’accordo anche solo le famiglie di un condominio italiano mi faccia sapere… perchè stiamo attraversando una fase di individualismo puro ed un immane timore di essere fregati (cosa che generalmente porta a fidarsi di chi non si deve e a non fidarsi di chi lo meriterebbe; tipico ormai e largamente trattato sui testi di psicopatologia).

La fisica sostiene l’autoproduzione, l’autoconsumo e le reti a corto raggio

Mettere in rete per inviare energia elettrica alle società elettriche è impegnativo anche da un punto di vista prettamente “fisico” per le enormi dispersioni di energia lungo i cavi. Mettere in rete sulle brevi distanze è tutt’altra cosa. Ad esempio in un gruppo di villette a schiera, realizzare uno o due sistemi di accumulo, oltre a costare meno se diviso per più famiglie, ottimizza l’accumulo e la gestione dell’energia in quanto è molto meno probabile che vi siano degli sprechi. Quando il mio impianto è carico ad esempio, l’energia irraggiata dal sole viene sprecata dai miei pannelli e non va in rete nemmeno ai miei vicini perchè non abbiamo ancora il nostro Smart Grid personale. D’altra parte se avessi messo in rete la mia energia, l’impianto non sarebbe più stato di mia proprietà, non avrei potuto progettarlo come dico io, non avrei potuto usare l’energia prodotta solo per me e non avrei potuto disdire i contatori. Quindi quando produco energia eccedente effettuo un’azione sul clima dell’abitazione, sull’umidità e sulla ventilazione con un comfort a dir poco sbalorditivo tutto l’anno.

Una corrente di pensiero diversa – Parte terza

Altro problema poi, particolarmente evidente in Italia, è che molti, quando sentono parlare di certe tecnologie, incentivi, ecc., pensano in primis a come poterci guadagnare; quasi mai pensano alla reale utilità che ha una cosa, ai fenomeni conseguenti legati alla domanda-offerta, alla libertà che se ne può trarre. Un mio amico di infanzia, smanettone, ha acquistato non so quanti impianti negli ultimi 10 anni con lo scopo di ridurre le bollette e, ove possibile, guadagnarci su. L’ho osservato attentamente ed il risultato è stato che ha speso ben 40 volte di più di quanto avrebbe speso rimanendo con i normali contatori luce e gas. Questo perchè ha approcciato il problema in malo modo, ed ha continuato a rimbalzare da un impianto all’altro in base a quale sembrava risultare conveniente al momento. Per essere chiaro l’ultimo esempio è stato quando ha sostituito la caldaia di casa a metano con una a pellet, poi quando l’iva sul pellet è cresciuta ha rimesso la caldaia, ma non quella che aveva prima, un nuovo modello a condensazione, senza fiamma pilota, ecc.. Ha speso un patrimonio e non ha tratto alcun beneficio (questo perchè, come abbiamo spiegato nell’articolo “Tecnologie innovative al bivio: Una riflessione diversa” le regole sono cambiate durante il gioco e non al suo termine). Tanti altri esempi si potrebbero citare su chi ha investito nei campi fotovoltaici e non è riuscito a ritornare dell’investimento perchè dal 2006 a oggi gli aggiornamenti legislativi sono stati tali da mandare in confusione chiunque. L’approccio fisico è molto più costante come resa, nonché logico e ordinato. Si studia fisica generale 1 e 2 (e tutte le espansioni necessarie), si opta per il sistema fisico che si preferisce, lo si fa da soli liberi da vincoli e lo si porta a termine nel tempo senza particolari problemi. Ma questo non è alla portata di tutti ovviamente, però trattandosi di una strada che funziona, di una valida alternativa, è importante quantomeno far sapere che si può.

*Dispongo infatti di particolari elettrodomestici in tutta casa sin dai primi anni ’90, quando ero bambino e per nulla interessato a questo mondo (all’epoca fu mio padre ad aver visto lungo…). Sono costati in alcuni casi il doppio ed in altri persino il triplo rispetto ai comuni elettrodomestici dell’epoca. Durano da oltre 25 anni senza rotture, senza spese di manutenzione e tantomeno senza sostituzioni e consumano meno degli attuali elettrodomestici in classe A+++. Però quando negli anni ’90 si parlava di questi elettrodomestici così sofisticati e costosi, nessuno era interessato ad affrontare simili spese per una classe di prodotti che lasciava indifferenti (non si trattava di cabriolet dai colori vivaci). Il risultato è stato una spesa maggiore per quegli utenti che hanno preferito spendere meno in principio in quanto, cambiare in 25 anni anche solo 5 volte tali elettrodomestici, ha comportato un costo superiore senza considerare tutte le chiamate alle assistenze ed i pezzi di ricambio. Guardare avanti porta vantaggi incalcolabili; questo paese però, come molti altri, ha sempre teso negli ultimi decenni a guardare i vantaggi puramente “dell’immediato”. Cosa che, ormai è attestata, porta solamente indebitamento, sia che si tratti di un piccolo nucleo familiare, sia che si tratti delle scelte che condizionano un’intera nazione. Inoltre noi siamo suggestionati/portati a spendere molto per ciò che si può sfoggiare (il telefono, l’automobile, gli abiti…) e compensare poi comprando quanto di più c’è di scadente tra ciò che non si vede (l’elettrodomestico, l’impianto, la casa costruita senza rigore…). Un altro caso in cui cantare fuori dal coro (senza cadere nell’essere bastian contrari, altro estremo sicuramente nocivo) potrebbe portare importanti benefici agli attuali e futuri giovani.

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Smart Grid Energy Storage System

Sistema Smart Grid Mobile da 1 Megawatt (Smart Grid Energy Storage System)
della Fraunhofer installato ove necessario semplicemente con l’ausilio di un
normalissimo container o di un rimorchio di un camion.

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Obsolescenza programmata Addio! – Parte 1: I motori a combustione interna

Scritto da Raffaele Berardi il 3 luglio 2015

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili | Le domande dei lettori | Obsolescenza programmata Addio!

Titolo o argomento: Le logiche dietro la longevità dei prodotti di uso comune

Risponendo a: François

François scrive: Grazie antitutto, ragazzi. Sono un appassionato con una laurea in legge alle spalle e quindi non ho conoscenze tecniche approfondite ai miei continui quesiti da malato di auto e motori, per quanto provi a leggere e informarmi. Per saperne di più sui miei dubbi, ho pure letto dei libri di ingegneria ma tra questo e saperne so che c’è un mare di differenza. Un po’ come quando un amico cita un articolo di legge che alla fine non ha nessuna attinenza con quanto si sta discutendo, anche se sembrerebbe attinente.

Riguardo alla longevità dei motori e alla loro possibilità di percorrere centinaia di migliaia di chilometri, mi pare di capire che non sia il regime di utilizzo medio a fare la differenza, quanto la potenza specifica di un motore. Per esempio, un vecchio mercedes 2000 diesel da 70 cv  da 2500 giri al minuto in media farà tanti chilometri quasi quanto un camion che gira a 1500 giri in media. Anzitutto, è giusta la mia riflessione?

Poi: ho una mito multijet da 95cv. Mi piacerebbe depotenziarla per farla arrivare a fare tanti chilometri come suggerite, ma come si fa? E con la mia guida, cosa posso fare perché sia il mio piede a “depotenziarla”? E in generale, meglio un pelo di gas a 3000 giri che più in fondo a 2000? Vi ringrazio moltissimo

Gentile François partiamo subito dalla frase inerente la longevità dei motori, preciso che la potenza specifica incide sulla longevità del motore sotto il punto di vista dell’impronta che viene data al progetto. Questo significa che il progettista sa bene che esasperando certi parametri otterrà un motore meno longevo. Il regime di rotazione è altrettanto importante ma sotto un altro aspetto, sebbene il valore massimo sia anche esso impostato nel progetto iniziale, starà poi al guidatore sfruttarne l’intensità e la progressione a seconda di quanto intende far durare il motore.

Quindi un guidatore non può scegliere di modificare il dimensionamento degli organi (né i materiali impiegati e le geometrie delle parti fondamentali per la bontà del progetto), ma può scegliere la potenza specifica del motore del suo veicolo d’interesse nel momento dell’acquisto dello stesso. Inoltre un guidatore non può scegliere il regime massimo di rotazione o utilizzare un regime di rotazione sottocoppia che non permette un corretto funzionamento del motore, ma può scegliere di utilizzare al momento opportuno il valore minimo di giri nel range di utilizzo del motore stesso e la progressione con cui raggiunge tale regime.

Il guidatore può altresì scegliere come utilizzare il motore influenzando di fatto la vita utile massima che questo può raggiungere. Questa vita utile è determinata dal numero di cicli che il motore riuscirà a sostenere prima che gli organi vitali cedano perchè sono andati fuori misura o perchè indeboliti. Ci sono innumerevoli parametri che permettono ad un motore di vivere più a lungo. Il controllo dell’invecchiamento degli organi del motore e lo studio delle cause che comportano l’invecchiamento stesso, sta diventando di per sé una scienza. Noi conosciamo gran parte di questi fenomeni ma non possiamo enunciarli tutti sia per questioni legate alla riservatezza progettuale, sia perchè stiamo cercando di raggiungere il record (personale) di un milione di chilometri effettuati con il medesimo motore (e veicolo) senza che questo sia stato rettificato o abbia subito interventi drastici. Al momento siamo attorno alla soglia dei 500.000 km con il motore che si trova in condizioni talmente ottimali da esser cambiato impercettibilmente rispetto a quando era nuovo (noi stimiamo che le sue condizioni siano attualmente al 98%). Questo lo si verifica dalle misure di compressione, dal consumo di olio, dall’ispezione interna tramite fibre ottiche, dalle prestazioni di accelerazione, erogazione della potenza ed espressione della coppia. Raggiungere un simile chilometraggio in condizioni così favorevoli ovviamente non ha comportato particolari costi, altrimenti non avrebbe avuto senso. Quello che si è speso in maniera incisiva è stato il tempo per lo studio e la strumentazione utile alla ricerca.

In linea di principio comunque il confronto tra la vettura Mercedes cui fa cenno ed il camion non è compatibile. Sebbebe i cicli siano gli stessi (ciclo Diesel) e quindi tali motori tendano di per sé a girare a circa la metà dei giri (rispetto ad un motore equivalente a benzina, offrendo inizialmente la possibilità di percorrere il doppio dei chilometri e quindi, a parità di chilometraggio, la metà dei cicli – ovviamente il confronto si intende a parità di massa del veicolo, di superficie frontale, aerodinamica, rapportatura del cambio, ecc.), ebbene, nonostante questo, le masse dei veicoli citati sono molto diverse così come il frazionamento del motore (generalmente L6 o V8 per i camion) e la rapportatura del cambio (5 marce per la vettura, persino 14 per il camion).

Ad ogni modo i 70 cavalli del motore Mercedes possono in parte rappresentare un ostacolo in quanto leggermente insufficienti per la massa del veicolo, ragione per cui infatti il regime di rotazione che cita è più alto rispetto alla media attuale. Oggi si può viaggiare con un Diesel 2 litri (a bassa potenza specifica) a 1200 giri al minuto in extraurbano e senza vibrazioni e quindi senza essere sotto coppia. Se il motore cui fa riferimento non è dotato di turbocompressore meglio ancora… le aspettative di vita si allungano ulteriormente anche per via di temperature di funzionamento più basse e minori sollecitazioni. Inoltre i vecchi motori Mercedes con pochi cavalli avevano tutti gli organi del manovellismo e della distribuzione abbondantemente sovradimensionati, altro fattore incidente sulla longevità di un motore che esprime poca potenza. Con mezzi simili ho conosciuto persone che, a seguito di cure maniacali, hanno superato i 600-700.000 km (e poi hanno rotto perchè il mezzo non era opportunamente controllato e manutentato). Si tratta di record per così dire di Endurance, una passione, lo sfizio di vedere fin dove ci si può spingere. Ovviamente non valgono i chilometri effettuati dopo importanti interventi di ripristino e/o rettifiche.

Circa la seconda domanda su un motore che immagino sia il 1300 turbodiesel può semplicemente intervenire con una centralina aggiuntiva rimappabile (e magari uno switch). Solitamente queste vengono fornite per l’incremento di potenza e coppia (anche se si tratta del modo più semplice di elaborare un motore e di un modo che non ha sempre senso soprattutto se la meccanica non è stata adeguata… ma questo è fuoritema ora) ma si può chiedere di avere una centralina in più per ottenere l’effetto opposto operando una riduzione della sovrapressione del turbocompressore e, ove possibile, variando la portata degli iniettori. Un depotenziamento fino ai 65-75 cavalli stressa sicuramente meno il motore ma bisogna tener conto dei percorsi che si affrontano (strade con frequenti salite, strade di montagna, ecc.), del numero di passeggeri che si hanno solitamente a bordo e del carico che il veicolo porta abitudinalmente con sé. Depotenziando troppo infatti si rischia l’effetto opposto, il motore arranca e si stressa di più. Ciò che andrebbe sottratto, dopo una serie di test, sono i cavalli in eccedenza, quelli che il motore tira fuori quando si agisce allegramente sul gas sperperando, tra l’altro, carburante inutile.

La potenza erogata, comunque, non è di 95 cavalli ma, se legge le specifiche, di 95 cavalli ad un certo numero di giri. La potenza cresce al crescere del numero di giri in quanto aumenta il lavoro che il motore può compiere in un determinato intervallo di tempo. Questo vuol dire che ad esempio mentre viaggia in centro a 1600 giri/min in 2a marcia, magari sta (dico per fare un esempio) erogando 38 cavalli e non sempre 95 come di frequente si tende a pensare. Viaggiare a 3000 giri ad un pelo di gas, è più conviente (meccanicamente) che viaggiare a 2000 giri con il gas affondato (il rapporto usato in tale condizione e quindi la velocità del mezzo oltretutto incideranno sullo smaltimento del calore oltre che suoi consumi). Ma non solo! E’ anche meno stressante per il motore perchè il regime di rotazione influenza affidabilità e longevità oltre un certo regime in cui il motore fatica a smaltire il calore ad esempio, mentre il carico, ovvero la percentuale di apertura del gas, e quindi la pressione sull’acceleratore, influenza la longevità di un motore incisivamente a tutti i regimi di rotazione. Un motore ideale per durare, esprime una coppia vantaggiosa ai regimi medio bassi e una potenza di picco limitata, questo gli permette, come nel mio caso, di viaggiare con parametri motore estremamente tranquilli (non posso purtroppo entrare oltre nel dettaglio) e ad un regime di 1200-1500 giri/min. Il tutto abbinato ad un buon progetto iniziale, un uso che tiene conto dei percorsi e delle masse aggiuntive, una manutenzione sopraffina ed un controllo della totalità dei parametri in gioco, permette ad un motore di essere usato sempre (o molto spesso) in condizioni ideali senza accusare particolari stress.

Mi rendo conto che ogni automobilista non può seguire tutto questo (che oltretutto rappresenta solo una rapida introduzione e che in ogni caso risulta inutile se il progetto iniziale del motore/veicolo non risulta valido), altrimenti impazzisce, ma per noi è importante come coadiuvo ai nostri studi e come presupposto per raggiungere un ulteriore record.

Continua…

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Obsolescenza programmata Addio! – Parte 3: La caldaia di casa
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Obsolescenza programmata Addio! – Parte 6: La scheda elettronica della lavatrice
Obsolescenza programmata Addio! – Parte 7: Il computer di bordo dell’utilitaria
Obsolescenza programmata Addio! – Parte 8: L’adattatore IDE – SATA
Obsolescenza programmata Addio! – Parte n: In aggiornamento

Le gocce del Principe Rupert

Cosa succederà alla goccia di vetro sotto l’azione del martello? Si romperà? Sicuro?
E invece no. Si chiamano le Gocce del Principe Rupert, vengono ottenute facendo
colare del vetro fuso in acqua dove si temprano acquisendo forti tensioni…
Una forte martellata sul bulbo non le romperà ma, inaspettatamente,
una leggera vibrazione sulla coda le farà esplodere con una sorta di reazione a catena
che parte dall’interno e che raggiungerà il bulbo in pochi millesimi di secondo.
Anche i motori a combustione interna, se toccati nei loro punti deboli, cedono
repentinamente e, ancora più facilmente, se il progetto di partenza prevede per loro
particolari stress e tensioni per via di geometrie, dimensionamenti, materiali e potenze
specifiche inadeguate.
Puoi osservare un interessante slow motion al seguente link:
https://www.youtube.com/watch?v=xe-f4gokRBs
Image’s copyright: SmarterEveryDay (YouTube Channel)

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La continua lotta contro il sistema Italia: La giovane impresa – Parte 2

Scritto da Raffaele Berardi il 22 giugno 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

La giovane impresa

Prosegue, con una trattazione ancora più propositiva e ricca di esempi, l’analisi del secondo ed ultimo nodo cruciale tratto dall’articolo di questa stessa rubrica “La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione”. L’articolo vuole avvicinare il lettore a conoscere, tramite esempi reali, alcuni importanti “perchè” che si celano dietro l’abbandono o l’insuccesso di stimolanti idee di giovani studenti e imprenditori. Motivazioni non di rado banali che però possono non essere chiare nell’immediato specie quando si è in preda alla delusione.

Secondo nodo
Tratto dalla nota tre dell’articolo:
La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione

Passo citato

Ho semplicemente (si fa per dire) preso in mano i libri dell’altro corso e mi sono messo a studiare le basi di elettronica ed elettrotecnica (la fisica e la matematica che ci sono dietro), nel frattempo mi sono procurato anche i materiali per studiare, analizzare e programmare schede atte a questo tipo di utilizzi e per costruire schede completamente nuove (decisamente più semplici) fatte interamente da me … Se questo può sembrare folle, controcorrente o persino sbagliato e magari, date le stravaganze di questo paese, inaccettabile, non dico che posso capire ma almeno immedesimarmi nei panni di chi ha altri punti di vista o altre procedure in mente, sì.

Nota a corredo del passo citato

C’è stato persino chi, anche solo per un attimo, mi ha etichettato con demerito per questo senza comprendere che non era per me possibile spendere qualcosa come 7000 Euro per la produzione in pezzo unico (presso le aziende del settore) di una scheda elettronica del valore commerciale di 60 Euro. Questa, una volta testata, poteva persino risultare incompleta o errata per la nostra applicazione o, ancora, diventare obsoleta troppo presto.

Ulteriori spunti ed esempi sul secondo nodo

Il passo e la relativa nota appena citati sovente inducono a pensare che si sia accentratori nel proprio mestiere e si sia inclini a non voler coinvolgere collaboratori. Questa è un’interpretazione inadeguata in questa tipologia di casi in quanto uno studente, per quanto virtuoso a livello di ingegno, può naturalmente non disporre di capitali sufficienti a sostenere spese analoghe a quelle sostenute da aziende affermate. E mi sembra decisamente normale! Se costui quindi cerca la collaborazione dei compagni di studi dell’Università e se essi non hanno in taluni casi “voluto” ed in taluni altri “potuto” studiare oltre l’ordinario piano di studi, per mancanza rispettivamente di passione extra o di supporto aggiuntivo all’istruzione/formazione, allora o si rinuncia oppure ci si ingegna ulteriormente affinché quello che si dice impressioni chi osserva perchè ogni volta corrisponde alla realizzazione di un progetto che si può toccare con mano godendone del sorprendente potenziale.

I vantaggi della concretezza

Quando siete concreti, quando quello che dite diventa ogni volta un progetto, un prodotto, un qualcosa che si tocca con le mani e si può apprezzare nelle sue caratteristiche e provare dal vivo, fate letteralmente paura. Se lo fate ripetutamente, poi, diventate appetibili e vi contatteranno da ogni dove. Se per di più siete in grado di riconoscere le persone da evitare da quelle che realmente rappresentano per voi un’opportunità e se in passato l’arroganza vi ha già portato a sbagliare ed avete capito l’importanza del mantenere un atteggiamento umile (assolutamente non sottomesso ma nemmeno di presunta onnipotenza) ecco che gradualmente non sarete più chiamati a sopperire da soli ai problemi che puntualmente si verificheranno nei vostri percorsi di impresa. Ma questo solo perchè prima sarete diventati concreti e credibili, sicuramente non degli accentratori anche se, temporaneamente, potreste passare per tali.

Conoscenza delle risorse e stesura di un business plan calibrato

Ciononostante non è solo una questione di far da sé per risolvere i problemi che vi distanziano dall’ambito e agognato risultato. Molti giovani intraprendenti, infatti, non concretizzano i loro progetti anche per questioni legate al piano di impresa sballato e ad una richiesta fondi spropositatamente alta. Molti chiedono finanziamenti largamente al di sopra del necessario (implicando di fatto il diniego di tale sostentamento da parte delle realtà competenti) proprio perchè non sapendo sbrogliare da soli, o con la propria neonata equipe, diversi passi dei loro progetti, tendono ad affidare un numero eccessivo di compiti a terzi. A questo punto un’idea rimane semplicemente un’idea perchè se non la si sa portare avanti almeno in buona parte da soli, risulterà evidente che chiunque, con in mano il medesimo budget, potrà fare altrettanto.

Il surplus di formazione ottimizza lavoro e risultati

Manca quindi il reale valore aggiunto (la “capacità di…” che deriva solo dall’acquisizione di un surplus di formazione legato alla vostra passione e da quanto vi viene messo a disposizione dal vostro paese per rendervi autonomi). Molti giovani studenti/imprenditori mettono in conto, infatti, uno spreco di risorse immani per l’inetto motivo (di cui non hanno ovviamente colpe finché qualcuno non li informa e forma debitamente) di non riuscire a trovare “soci-colleghi pratici” che siano in grado di concretizzare il loro singolo compito senza far necessariamente riferimento ad aziende terze del settore. Quest’ultime, giustamente, non possono dedicarsi a loro solo in una singola occasione e per un solo componente. E’ opportuno notare che più in Italia scompaiono piccole e medie imprese e più questo fenomeno è destinato ad aumentare decretando di fatto il fallimento di numerosissime ed attraenti idee imprenditoriali di giovani brillanti studenti/imprenditori.

I danni del mercato orientale

Attualmente la realtà prevede che questo buco sia tappato dai produttori orientali che frequentemente però immettono sul mercato anche solo singoli pezzi personalizzati su richiesta del progettista a prezzi competitivi ma dalla dubbia qualità. Pezzi con i quali sicuramente si impara qualcosa e si va un pelino avanti fermandosi però nuovamente molto presto davanti al solito irrisolto problema. Come a dire, se si trattasse del mio esempio, che si trova la ditta orientale che realizza anche un numero ridotto di schede per il controllo di trazione a buon mercato, ma queste schede si danneggiano con le vibrazioni ogni 700 km per errori endemici di progettazione di cui invece l’italiano terrebbe largamente conto… se qualcuno glie lo lasciasse fare (e gli offrisse la libertà di poterlo imparare sin da quando sta portando avanti i suoi studi). Di seguito vi riporto qualche esempio di spreco di risorse che implica poi richieste di finanziamento troppo grandi o lo sperpero del capitale già disponibile in seguito ad un Autofinanziamento o ad una raccolta di CrowdFunding.

L’inseguitore solare di Diego – Parte seconda

Il mio amico Diego, già citato nel precedente esempio inerente gli inseguitori solari, ha fatto a suo tempo una richiesta di fondi molto alta per realizzare la sua idea (circa 200.000,00 Euro). Al di là del fatto che comunque l’emissione, in quel periodo, di una legge ad hoc gli ha impedito di raggiungere i suoi clienti* ed ha fatto chiudere diverse aziende innovative già presenti e operanti sul territorio italiano (cosa di cui non si parla mai tanto quanto si dovrebbe), ebbene, al di là di tutto questo c’è un errore madornale di impresa a carico del mio amico (mi perdoni la sincerità) e senza il quale il suo progetto sarebbe potuto andare avanti anche se con tutti i limiti derivanti dalla presenza di una legge sfavorevole. Diego aveva a sue spese già realizzato il prototipo reale e funzionante della sua idea e lavorava già da anni nell’azienda del padre che si occupa di impianti elettrici civili ed industriali. Diego però si era fissato di voler realizzare un’altra decina di impianti fotovoltaici integrati completi dei suoi inseguitori solari da esporre in ditta (voleva cioè fare “magazzino”, pratica assolutamente da evitare ogni qualvolta risulta possibile, la spiegazione è presente su tutti i testi di Economia ed organizzazione industriale anche delle scuole superiori).

Sarebbe invece stato sufficiente mostrare ai suoi clienti, ed ai potenziali futuri clienti, il suo prototipo funzionante e realizzare poi, di volta in volta su commessa, l’impianto richiesto dal cliente con il denaro da egli stesso fornito durante gli stati di avanzamento. La pratica in principio è sicuramente più laboriosa ma comunque legale, decisamente meno rischiosa (perchè non implica finanziamenti, garanzie e interessi) e più concreta. Oltretutto Diego, qualora avesse ottenuto il finanziamento di 200.000,00 Euro, avrebbe dovuto versare una quota consistente di interessi che facilmente sarebbe stata maggiore dei suoi guadagni, implicando di fatto un debito largamente prevedibile. Nel caso di Diego è stato un bene che il finanziamento non gli sia stato concesso perchè così non ha rischiato di perdere la casa (come garanzia), ma è stato un male per la società che lui abbia abbandonato un così valido progetto che può ancora raccogliere un largo consenso sugli impianti fotovoltaici Stand Alone (integrati o meno) indipendenti dalla rete e dotati di sistema d’accumulo.

*Specie in considerazione del fatto che gli utenti finali sono di frequente male informati sui temi del panorama tecnologico e tendono a scegliere solo le soluzioni incentivate non sapendo cosa si perdono…

La lavastoviglie innovativa di Renato

Il mio amico Renato ha inventato un sistema totalmente nuovo di lavaggio dei carichi delle lavastoviglie. Non ne riporto i dettagli di funzionamento per rispetto nei suoi confronti in quanto trattasi di informazioni riservate, ad ogni modo non è questo il punto. Il dispositivo ideato e realizzato da Renato permette di effettuare lavaggi efficienti con consumi estremamente più bassi anche delle migliori classi A++ presenti sul mercato. Renato è un altro di quei ragazzi dotati di menti prolifiche in continuo “ronzio” su tutto ciò che osservano e che li circonda. Il problema per Renato è stato ancora più complesso del caso precedente. Innanzitutto sapeva di non poter coprire la sua idea con un solo brevetto perchè sarebbe stato facile per la concorrenza cambiare un solo dettaglio e produrlo ugualmente senza il suo coinvolgimento (per una protezione totale infatti occorrono numerosi brevetti sulle varie parti del dispositivo più la protezione di tanti e tali brevetti in Italia, in Europa, negli Stati Uniti, in Cina, in India, in Giappone, ecc. con costi improponibili per il privato).

Il secondo problema è stato rappresentato dal fatto che Renato dopo esser diventato Perito industriale ha proseguito i suoi studi universitari in altri ambiti, più precisamente in Economia e commercio. Questo ha segnato un deficit in ambito tecnologico, deficit che ha cercato di compensare affidandosi a terzi che hanno operato male sul progetto. Cosa è successo? Migliaia d’Euro sprecati per realizzare un prototipo del costo possibile di 200-300 Euro. Come? Per il semplice motivo che non era assolutamente necessario prototipare l’intera lavastoviglie ma era sufficiente prendere una lavastoviglie già esistente, persino usata, ed effettuare il solo lavoro di upgrade. Le genialità dell’idea di Renato sta nel fatto che la sua proposta costa pochissimo alle aziende ed è facilmente attuabile in breve tempo con contenute modifiche interne alle linee di montaggio. Il risultato è che alcuni signori orientali dell’elettrodomestico (trattasi di una grande azienda di cui non menzioneremo il nome) si sono presentati e non hanno trovato accordi con l’azienda di tutori, consulenti ed innovatori cui si è rivolto Renato. L’idea non era protetta e una carta vincente è stata giocata male. I consulenti volevano modificare** l’intera lavastoviglie con costi esorbitanti di stampi e di progetto mentre Renato sosteneva (ed io concordo circa la fattibilità) che fosse possibile lasciare inalterato il prodotto aggiungendo un semplice optional.

**Un po’ come se vi dicessero che per aggiungere i fendinebbia alla vostra nuova auto è richiesta la riprogettazione e costruzione da zero dell’intero veicolo. Voi affidereste responsabilità di innovazione del paese a menti rigide di questo tipo?

La ragazza del Marketing

Rimanendo sul filo logico del percorso formativo scelto per realizzare i propri progetti mi ha incuriosito di recente il caso di una ragazza che mi ha contattato per propormi una collaborazione con un noto sito web il quale offre preventivi di impianti per uso residenziale. Questa ragazza appare molto laboriosa, in gamba, con una gran voglia di fare ma, non me ne voglia qualora mi stia leggendo, con una pecca non trascurabile.

Costei scrive “articoli tecnici” per un sito web che si occupa di procurare preventivi per impianti residenziali (ad es. fotovoltaici, solari, di riscaldamento, ecc.) ma ha una formazione in economia e commercio. Quando si leggono i suoi articoli si osserva subito il suo entusiasmo ma, se si è del settore, si intravedono rapidamente diversi errori e lacune. Si nota che sono scritti senza conoscere realmente il funzionamento e le problematiche degli impianti e si nota che in definitiva non c’è una forte esperienza dietro a quanto viene scritto ma più una ripetizione di quanto sostenuto dalle ditte che offrono la sponsorizzazione aderendo al portale.

Quando però ci si limita a ripetere ciò che viene riferito da chi quei prodotti cerca solamente di venderli, si rischia di omettere importanti aspetti ed un lettore, che non è un tecnico, può non accorgersene e prendere tutto per buono. Il risultato è che così si rischia di creare confusione specie in coloro che decidono di affidarsi totalmente all’altrui professionalità. Il caos dell’informazione moderna deriva anche da questo. Non si contano più ormai i casi in cui ad esempio giornalisti affermati si limitano a realizzare servizi tecnici sulla base di quanto riferito dall’intervistato senza però andare a verificare la veridicità delle teorie sostenute.

Se si è laureati in economia e commercio, specializzati in marketing o esperti di giornalismo, cosa se ne sa di un ciclo termodinamico, di una struttura, della fattibilità di un progetto, della reale convenienza di una soluzione o delle sue alternative, di un metodo corretto o sbagliato di fare un lavoro tecnico in un cantiere o in un impianto? Onestamente… non a sufficienza. E’ un po’ come se io mi mettessi qui a scrivere articoli su ipotetici suggerimenti per compilare la dichiarazione dei reddititi. E’ ovvio che la questione non regge, no? Rivolgetevi sempre a persone profondamente preparate nel loro settore e che sanno rispondere alle domande più tecniche senza esitare e che, sempre senza esitare, sanno dire “non lo so” quando va detto.

Conclusioni

Se il fruttivendolo prende un finanziamento per aprire una ditta di energie rinnovabili e se il calzolaio si butta in edilizia perchè ipotizza che la cosa possa rendergli di più o se l’assicuratore apre un’officina perchè ha sentito parlare di autoveicoli e il geometra inizia di sana pianta a coltivare biologico… stiamo freschi. E’ come dire che gli altri che hanno studiato o maturato anni e anni di esperienza sono perfettamente sostituibili e quindi, ad onor di questa logica strampalata, quanto studiato/imparato non servirebbe praticamente a nulla. La versatilità nel lavoro può essere una grande opportunità solo se si ha modo di prepararsi a dovere sui temi che si affrontano, altrimenti si genera un nuovo tipo di inquinamento, l’inquinamento da lavoro non specializzato.

Quando non si conoscono i segreti di un mestiere, poi, è molto facile chiedere finanziamenti decisamente maggiori di quelli che occorrono realmente ed innescare una longeva serie di problemi legati alla perdita di denaro, delle proprie garanzie (e quindi persino della casa) e di importanti opportunità di carriera adornate da una buona competitività e da una valida credibilità che dia un seguito ad ogni progetto.

Continua…

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