Ralph DTE

Bringing art into engineering

Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 7: Fine | End

Scritto da Raffaele Berardi il 28 febbraio 2015

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito

Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

Si conclude questo complesso percorso con il “Programme Review”. Una volta completate tutte le attività, comprese la convalida e l’omologazione, questa revisione finale comprende:

revisione del Business Plan,
revisione del processo,
risultati e lezioni imparate,
feedback da parte dei clienti, della rete di vendita e del settore.

Ora però possiamo considerare, con un maggiore livello di approfondimento, che in realtà non vi sono solo 7 fasi che si succedono lungo un’ipotetica timeline. Ogni fase infatti è in realtà costituita da diversi processi che si accavallano tra loro e che sono specializzati sullo stile, sul vehicle integration, sull’ingegneria, sulla catena di fornitura, la produzione nonché test e sviluppo. Si tratta di processi ricchi di aspetti tecnici che osserveremo nei prossimi articoli di questa rubrica.

Link correlati

Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Fabbisogno del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

Presentazione prodotti e acquisizione feedback di settore

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Crisi? Ora è il turno dei semiconduttori

Scritto da Raffaele Berardi il 24 febbraio 2015

Rubrica: Simple news

Titolo o argomento: Il combattuto mercato dei semiconduttori

Fonte: STMicroelectronics N.V. | Samsung Group | Note a cura dell’autore

Il gruppo italo-francesce STMicroelectronics, il massimo produttore europeo di semiconduttori, ha registrato un andamento negativo delle vendite nel terzo trimestre 2014.

Il fatturato globale è sceso del 6,3% rispetto al medesimo periodo del 2013. Per tale ragione è stato avviato un piano di ristrutturazione e di riduzione dei costi d’esercizio.

Ci si pone l’obiettivo di raggiungere entro il terzo trimestre 2015 una riduzione dei costi di esercizio di 100 milioni di dollari statunitensi. Per ottener ciò verranno accorpate alcune divisioni, soppresse alcune produzioni ritenute secondarie ed il numero di dipendenti verrà ridotto di 450 unità in tutto il mondo.

Il gruppo Samsung, invece, nel terzo trimestre 2014 ha registrato un calo delle vendite di semiconduttori addirittura del 31% ed il fatturato globale è calato del 9%.

Tra le cause dell’andamento negativo vi sono la flessione del mercato dei processori e la concorrenza non trascurabile del cinese Xiaomi. Anche Samsung sta avviando un piano di ristrutturazioni. Ad esempio verrà ridotto l’organico nel centro di progettazione di Sophia-Antipolis (Francia meridionale) da 110 a soli 20 specialisti qualificati.

Come abbiamo più volte spiegato è assurdo credere che i giganti offrano posti di lavoro sicuri. Se c’è una crisi, infatti, questa verrà avvertita prima proprio dai giganti e, solo in un secondo momento, da una piccola attività commerciale ad esempio. Il lag dipende dal tipo di settore e dal particolare momento che sta vivendo.

Inoltre, come potete vedere, il modello della crescita costante e continua non esiste, prima o poi la curva scenderà e se non si offrirà qualcosa di nuovo o, nel peggiore dei casi, non si effettueranno i dovuti tagli ai costi, la curva non salirà di nuovo e la situazione si farà preoccupante. Vedi il nostro articolo: Il modello della crescita costante e continua non esiste

Le crisi infatti sono cicliche e largamente prevedibili dagli esperti che suggeriscono i cambiamenti di assetto aziendale. Senza contare poi che le perdite di fatturato globale di un gruppo non scompaiono nel nulla ma si trasferiscono nelle casse di qualcun altro (nello specifico analizzato in questo articolo chi ha registrato una crescita grazie al calo di STMicroelectronics e Samsung è il sudcoreano SK Hynix che nel terzo trimestre 2014 ha registrato una crescita del 6%). A tal proposito puoi leggere il nostro articolo: La nazione come il Monopoly

Altro motivo per cui un articolo simile è importante, non sono tanto i dati, che cambieranno e diventeranno cumuli di numeri utili a pochi, bensì la logica che vi è dietro. Guidare una grande azienda è uguale a guidare una grande nave, le reazioni alle manovre sono molto lente, ragione per cui un bravo capitano deve anticipare debitamente ogni manovra per essere sicuro di verificarne gli effetti al momento richiesto.

Essere piccoli quindi offre il vantaggio che hanno gli insetti, sono comunque forti, prestanti ma leggeri e agilissimi nei cambi di rotta (vedi le mosche). Questo fa sì che, con un minimo di intelligenza, si possano adattare quasi istantaneamente ad un cambiamento e sopravvivere. Vuoi fare le cose in grande? Agire in piccolo potrebbe essere una carta vincente.

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Un curioso esercizio di fotografia MACRO

Scritto da Raffaele Berardi il 18 febbraio 2015

Rubrica: Portare al limite una Reflex digitale

Titolo o argomento: Semplici soluzioni per buoni ingrandimenti

Quello che segue non è un metodo per risparmiare denaro, o quantomeno non solo, bensì un modo interessante (a mio avviso anche divertente) per allenarsi a capire (prendere confidenza con) concetti quali la distanza focale, la profondità di campo, gli f-stop, il tempo di esposizione, la messa a fuoco manuale e così via. Questo semplice test è nato mentre in laboratorio stavamo lavorando su componenti di minime dimensioni ed avevamo la necessità di osservarne alcuni dettagli senza necessariamente sostenere spese consistenti. Il microscopio risultava eccessivo così come utilizzare “semplicemente” un obiettivo MACRO professionale. Abbiamo pensato così di “potenziare” un comune obiettivo 18-55mm 1:3,5-5,6 con delle semplici addizioni.

Obiettivo 18-55mm 1:3,5-5,6

La prova è stata condotta utilizzando inizialmente il solo obiettivo standard generalmente in dotazione con le reflex di tipo consumer destinate agli amatori, ovvero un 18-55mm 1:3,5-5,6, successivamente sommmando a tale obiettivo prima una semplice lente da orefice (nello specifico un monocolo a 10 ingrandimenti del costo di  circa 10,00 Euro) poi una lente close up macro +10 di alta qualità (si trovano infatti lenti close up a prezzi che vanno da pochi euro fino a diverse decine di euro in base alla purezza delle materie prime utilizzate per le lenti, e le relative tecnologie filtranti adottate per ottenerle, nonché al grado di sofisticazione delle tecnologie impiegate per le particolari lavorazioni meccaniche).

Obiettivo 18-55mm 1:3,5-5,6 + monocolo 10x

La somma del monocolo 10x è stata eseguita manualmente appoggiando il monocolo stesso al filto UV  dell’obiettivo (impiegato con il solo scopo di protezione e base d’appoggio) senza usare quindi alcun archibugio di giunzione e senza arrecare danno o modifica alcuna all’obiettivo. Sono stati necessari semplicemente una mano ferma, l’autoscatto (o un comando remoto), un filtro UV, un cavalletto ed un po’ di pazienza per trovare il punto migliore possibile di messa a fuoco. L’oggetto dello scatto di prova, una matita, era posto a circa 10 centimetri dall’estremità del monocolo 10x. E’ consigliabile adottare un piccolo stativo per reggere il monocolo affinché non vi siano problemi di micromosso (problema che si nota in foto 2).

Obiettivo 18-55mm 1:3,5-5,6 + lente close up macro +10

La somma della lente close up macro +10 è invece ancora più semplice essendo sufficiente avvitarla all’obiettivo come un normale filtro. Occorrono comunque un cavalletto, l’autoscatto (o un comando remoto) e la pazienza di trovare il punto di messa a fuoco ideale per lo scatto. La distanza minima per fotografare l’oggetto, secondo il costruttore della lente close up, era di almeno 10 centimetri; noi abbiamo eseguito lo scatto (Foto 3) a soli 5 centimetri operando opportunamente con la reflex in condizioni completamente manuali.

Varianti bizzarre

Giocando con la posizione relativa tra obiettivo e monocolo 10x si possono creare effetti a mio modesto parere attraenti ma probabilmente poco professionali (vedi foto 5), si possono generare delle vignettature, giocare con le luci, distorcere le immagini, correggere la messa a fuoco… Molto dipenderà dall’illuminazione della scena, dall’attrattiva che offre l’oggetto da fotografare e dalla vostra fantasia di elaborazione.

Qualità degli scatti

In sostanza lo scatto eseguito con il solo obbiettivo 18-55mm (ovviamente alla lunghezza focale di 55mm) ha offerto di per sé un ingrandimento sufficiente a cogliere numerosi dettagli che sfuggono all’occhio umano. La somma manuale del monocolo 10x ha ridotto drasticamente la profondità di campo (addirittura a soli 5 decimi di millimetro circa) ma ha permesso un ingrandimento sbalorditivo se rapportato alla spesa sostenuta. Infine l’adozione di una lente close up macro +10 ha offerto il risultato sicuramente più professionale e dal miglior rapporto qualità/costi sostenuti. L’immagine che ne deriva, sebbene non sia ingrandita come al livello raggiunto mediante il monocolo 10x, ha una profondità di campo maggiore (sempre nell’ordine di pochi ma utili millimetri) ed ha quindi una maggiore zona a fuoco, offrendo di fatto ancora più dettaglio. Anche la nitidezza è maggiore con la lente close up macro +10 la quale deforma meno l’immagine (adottando lenti asferiche), ha una superficie maggiore, una maggiore purezza ed è più luminosa rispetto al monocolo 10x.

Considerazioni

Acquistando una lente close up spenderete sicuramente qualcosa di più rispetto ad un buon monocolo da orefice 10x (monocoli di qualità soddisfacente sono reperibili presso gli ottici) ed avrete un risultato migliore; ma potreste perdervi l’occasione di giocare un po’. Quindi sicuramente migliore una lente close up per un risultato decoroso a basso costo; ottima invece la rudimentale composizione di lenti per qualche scatto da giocarsi con gusto, ponendosi tra l’altro qualche utile interrogativo e prendendo così maggiore confidenza con la camera (specie se non si è fotografi come me*).

*Io lascio che il titolo di fotografo lo si attribuisca a coloro che sono in grado di interpretare, con un valore aggiunto, scene, luci e colori operando con essi anche mediante una reflex a pellicola sapendo inoltre, in anticipo, cosa svilupperanno nella camera oscura sotto la luce inattinica.

Le foto

Foto 1: massimo ingrandimento ottenuto (senza “croppare” digitalmente) con un obiettivo 18-55mm 1:3,5-5,6, alla lunghezza focale di 55mm, con un tempo di esposizione di 1/2 secondo, un’apertura f18 ed un illuminatore a led (temperatura di colore 2700K scelta appositamente per l’abbinamento con il legno).

Foto 2: massimo ingrandimento ottenuto (senza “croppare” digitalmente) con la somma del precedente obiettivo (nelle medesime condizioni) più un comune monocolo da oreficie 10x (distanza tra la lente e la base d’appoggio pari a 25 millimetri) appoggiatovi sopra a mano (operazione che genera una leggera sfuocatura da micromosso – sarebbe preferibile adottare un piccolissimo stativo).

Foto 3: massimo ingrandimento ottenuto (senza “croppare” digitalmente) con una lente addizionale close up MACRO +10 per obiettivo 18-55mm da 52mm. Le condizioni dello scatto sono sempre le medesime menzionate nei casi precedenti.

Foto 4: massimo ingrandimento ottenuto (senza “croppare” digitalmente) con un obiettivo macro professionale (foto in preparazione – riporteremo poi anche le specifiche). Questo scatto risulta utile per valutare un confronto dei rapporti qualità/costi sostenuti. Note: inizialmente avevamo pensato di effettuare questo scatto sfruttando un obiettivo macro professionale ed una reflex altrettanto professionale del mio amico (fotografo naturalista) Giorgio; questo però avrebbe falsato la prova per via delle enormi differenze prestazionali con la mia reflex di tipo consumer con cui abbiamo scattato le altre foto. Siamo in attesa quindi di testare un buon obiettivo macro sulla mia reflex consumer per completare il test.

Foto 5: Foto bizzarra

Foto 6 – 7 – 8: Il materiale utilizzato

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Un curioso esercizio di fotografia MACRO
Un curioso esercizio di fotografia MACRO (esasperato) – Articolo in preparazione

L’obiettivo: lunghezza focale e angolo di campo – Articolo in revisione
L’obiettivo: apertura o luminosità – Articolo in revisione
La messa a fuoco – Articolo in revisione

Punta matita MACRO con obiettivo 18-55mm Punta matita MACRO con obiettivo 18-55mm e monocolo 10x

Foto in preparazione

Punta matita MACRO artistica Fotografia MACRO

Fotografia MACRO Fotografia MACRO

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 6: Produzione di massa | Mass production

Scritto da Raffaele Berardi il 13 febbraio 2015

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito

Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

Il “Pre Production Approval Milestone”, il “Production Approval Milestone” ed il “Launch Approval Gateway” sono le tappe che danno vita alla produzione di massa. Il PPA Milestone è una procedura analoga a quella del Design Quality Confirmation Milestone, essa consiste nel completamento della prima convalida del prototipo secondo i seguenti obiettivi:

business plan,
tempi,
risorse,
distinta base (BoM),
investimenti,
fattibilità tecnica,
revisione dei risultati aggiornati provenienti dalla seconda fase della costruzione del prototipo.

Il PA Milestone è una fase molto simile alla FA Gateway e si attua una volta che i test critici (Crash, PAVE, ecc) sono stati completati per convalidare definitivamente i progetti di produzione e la partenza della produzione nel rispetto dei tempi previsti. La rassegna comprerà:

business plan,
tempi,
risorse,
distinta base (BoM),
investimenti,
fattibilità tecnica,
revisione dei risultati ottenuti, fino al momento attuale, dalla costruzione e dal collaudo del prototipo,
revisione del piano per raggiungere l’engineering sign-off (ovvero la fine dei processi di progettazione),
riesame delle azioni intraprese per risolvere i problemi identificati,
esame della disponibilità delle parti destinate alla produzione,
esame della rampa di produzione nel rispetto dei piani.

La fase LA Gateway segna il punto in cui la “costruzione pilota” è stata completata e, con le opportune approvazioni, si può produrre il prodotto destinato alla vendita. Idealmente, per superare tale fase, è richiesto quanto segue:

convalida, omologazione e piani di produzione completi,
engineering sign-off raggiunti,
obiettivi di qualità raggiunti nella pre-produzione dei veicoli,
convalida della conformità della produzione.

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Fabbisogno del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

PRoduzione di massa

Image’s copyright: Brian Vance – motortrend.com

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Impianti solari termodinamici – Berardi Store

Scritto da Raffaele Berardi il 13 febbraio 2015

Berardi Store

BerardiStore

Vendita e assistenza autorizzata Electrolux Dometic Waeco DEFA

Elettrodomestici, elettronica e utility Hi Tech per la Casa, il Camper, la Nautica e Professional per i settori indicati di seguito:

Settore alberghiero, ristorazione e catering
Settore automotive
Settore automotive alternativo
Settore A/C per autoveicoli, bus, veicoli su rotaia, elicotteri…
Settore grandi impianti
Settore elettronica ed energie rinnovabili
Settore biomedicale
Settore pulizie professionali
Settore tempo libero e avventura
Settore trasporti via terra
Settore trasporti via mare
Settore trasporti speciali
Settore residenziale

Servizio Assistenza e Ricambi caravan motorhome camper barche

Frigoriferi trivalenti ad assorbimento, climatizzatori, generatori, inverter, gruppi frigoriferi, kit fotovoltaici, eBike professionali, accessori di ogni genere…

Costruzione di eBike su misura per il cliente

Motori, gestione elettronica, pacchi batterie, strumenti, accessori, componentistica, sistemi frenanti, kit, progettazione, assistenza tecnica e ricambi…

Aperti soprattutto durante le ferie :D

Sito web: www.berardi-store.eu Contatti: www.berardi-store.eu/contattaci.html

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Ti diranno di condividere: Conclusioni

Scritto da Raffaele Berardi il 11 febbraio 2015

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Condividere? Giustissimo, ma bisogna saperlo fare e tutelarsi

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Conclusioni

La condivisione è utile, fondamentale, sostanziale se si desidera fare dei passi produttivi in un periodo storico come quello contemporaneo. Ma la condivisione e la partecipazione non andrebbero fatte con chi, ascoltandoti anche solo pochi minuti, da oggi stesso potrà realizzare la tua idea facendo a meno di te, modificando il giorno stesso linee di produzione, progetti già in cantiere e piani di impresa discussi costantemente dalle equipe proprie o da quelle di aziende partner tenute costantemente informate sulle novità.
Allo stesso modo la condivisione, la partecipazione e qualunque marchingegno n.0 (enne punto zero) che verrà, non andrebbero attuati con chi crea le condizioni per un suo successo in caso di esito positivo e di un tuo fallimento in caso di esito negativo. Se si rischia, si rischia insieme, si rischia alla pari e si divide equamente. E se non si rischia alla pari, perchè le condizioni sono differenti, chi più rischia più deve trarre beneficio e non il contrario. Non vedo altre vie anche perchè, dietro la trasparenza dell’onestà, è assai improbabile che possa nascondersi qualcos’altro. La condivisione è utile a realizzare un tuo progetto se la metti in atto con persone che hanno bisogno di te tanto quanto tu hai bisogno di loro (colleghi di studio in gamba, colleghi di lavoro fidati, conoscenti seri e affidabili che finanziano in piccolo le tue idee*, professionisti di spessore etico e formativo).

*In piccolo sì. Se hai bisogno di grossi budget per realizzare la tua idea è molto probabile che questa sia da rivedere. Le idee migliori sono quelle più semplici, si realizzano facilmente, costano relativamente poco (in relazione al settore di riferimento) e piacciono molto alla “folla”. Credete sia costato molto costruire il primo prototipo di valigia con le ruote (il primo trolley)?

E, come abbiamo scritto in diversi altri articoli sul tema, se non hai colleghi preparati a dovere o se non riesci a trovarli e preferisci procedere da solo ma necessiti comunque del contributo di terzi, di partecipazione, di condivisione di competenze, allora ricorda la buon vecchia regola di realizzare un progetto di 10 pezzi affidando la costruzione/lavorazione di ogni singolo pezzo a 10 diverse aziende che non siano collegate tra loro, che non si riuniscano dietro gli stessi tavoli e che non partecipino alle stesse attività (partnership). Inoltre ricorda di non dire, ad ognuno di loro, a cosa serve quel singolo pezzo, dove va montato e perchè. Ma questo richiederà una preparazione extra da parte tua, dovrai sapere bene come si realizza quel dato pezzo, che trattamenti richiede, che finiture, che materiali, che dimensionamenti… se poi non avrai il macchinario per realizzarlo, non sarà affatto un limite. A te infine il divertimento di assemblare le parti dando forma al tuo assieme e scoprire che, probabilmente, (per me è ormai routine) c’è sempre l’errore, l’incompatibilità, l’imprevisto, la novità, per cui qualcosa potrebbe necessitare una revisione, essere aggiornato o, addirittura, riprogettato. Ma, tranquillo, fa parte del gioco, del “tuo” gioco.

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Superconduttori e supercomunicatori: l’arte penetrante della comunicazione
Superconduttori e supercomunicatori: dalla scienza esatta all’irrazionalità del dubbio

L’alternativa che manca dimostra che non c’è democrazia
Sì ti finanzio, ma preferirei che tu…
L’algoritmo del cuculo

Incubare, avviare, startappare… Parte 1 – Coltivando la piantina
Incubare, avviare, startappare… Parte 2 – Il manuale non esiste
Incubare, avviare, startappare… Parte 3 – Manie di grandezza
Incubare, avviare, startappare… Parte 4 – Ossessioni. + VIGNETTA

Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile… 1 – Innovazione
Ancora questionari sull’imprenditoria giovanile… 2 – Problema endemico
Ancora questionari sull’imprenditoria… 3 – La mia esperienza con gli incubatori

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Image’s copyright: Ken Schulze – www.grabcad.com/ken.schulze

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Ti diranno di condividere: Pratici esempi concreti – 3

Scritto da Raffaele Berardi il 10 febbraio 2015

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Condividere? Giustissimo, ma bisogna saperlo fare e tutelarsi

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Un pratico esempio concreto

Ho notato presso un’altra conferenza, sempre incentrata su temi quali brevetti, condivisione, partecipazione, partnership, startup, innovazione, fondi per la ricerca, ecc., come una delle oratrici, che faceva anche da moderatrice dell’incontro, continuasse a sottolineare di vedere facce nuove in sala e che aveva piacere che questi si presentassero. La prima volta mi è sembrato un invito cortese e professionale ma dopo diversi tentativi vani, ripetuti in più ore, non si sono contate più le volte in cui lo ha riportato all’attenzione, mostrando tra l’altro una certa ansia. La maggior parte dei presenti in sala aveva, giustamente, interessi verso le modalità di accesso ai fondi per le imprese innovative. L’oratrice conosceva praticamente tutte le principali figure in sala ma aveva un evidente fastidio nell’osservare che c’erano anche persone che ascoltavano tali modalità, nonché la conferenza in generale, senza raccontare le loro proposte, i loro progetti, i loro spunti ed i loro settori di competenza. Del resto si trattava di un incontro pubblico a porte aperte il cui scopo era “informare” circa le iniziative* a tema proposte dal nostro paese e dalla Comunità Europea.

*Personalizzate però secondo le modalità della “tale” associazione che nutriva il desiderio di realizzare anche la parte tecnica, non solo quella imprenditoriale, con gli “eventuali” innovatori aderenti. Eventuali innovatori che però preferivano semplicemente capire in modo chiaro come avere accesso esclusivamente al credito e mantenere riservato il loro know-how tecnico e tecnologico (considerato alla stregua dell’ingrediente segreto di un piatto di successo).

Quindi nulla di segreto, strategico, né in qualche modo riservato a pochi, nell’incontro in questione. Diversi quando hanno compreso che per accedere a quel tipo di credito, tramite la tale associazione, era necessario far realizzare ad altre aziende le proprie idee, o comunque mostrar loro un po’ troppi dettagli, semplicemente se ne sono andati con le proprie impressioni sull’evento senza dire a quale realtà appartenessero e quali idee avessero in cantiere.

Non commenterò questo terzo esempio perchè ho osservato in sala atteggiamenti che si valutano soggettivamente e sui quali posso sbagliare. Riflettete e traete da soli le vostre conslusioni; se ce la fate informatevi su eventi simili, partecipatevi, sondate, osservate se trovate somiglianze o meno, fate le vostre esperienze autonomamente senza che quello che penso io su questo caso vi influenzi oltre misura.

Continua…

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Quando la tua torta ha un aspetto invitante, tutti ne vorrebbero un pezzettino…
Image’s copyright: Alamy

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Comunicazione per i lettori e novità!

Scritto da Raffaele Berardi il 10 febbraio 2015

Nuova piattaforma e nuovo hosting

Si avvisano i gentili lettori che da poche ore siamo finalmente online sul nuovo WordPress!!! Prima utilizzavamo la versione MU, versione con cui è nato questo Blog nel Giugno del 2008, ora utilizziamo la più recente 4.1 e non più in modalità Multi Utente. Inoltre siamo online tramite un nuovo fornitore di hosting che offre soluzioni per uso professionale; in poche parole non abbiamo più tutta una lunga serie di limitazioni cui eravamo soggetti fino a questo pomeriggio. Limitazioni che ci hanno creato non pochi problemi in questi anni sia nel gestire i nostri contenuti che nel trasferirli in quest’ultimo periodo… un’odissea che si è conclusa, anche questa volta, con l’apprendimento di numerose chicche e trucchetti da web designer “diy” di tutto rispetto :)

Operazioni impossibili ma possibili

Tanto per fare un esempio siamo riusciti a migrare in modo automatizzato 1300 articoli, più i relativi media, da un hosting all’altro, tra due versioni di WordPress non compatibili e, persino, senza un modulo ftp del primo hosting, anche se ci era stato detto che non era un’operazione possibile, che non c’erano i mezzi tecnici per farlo e che il primo fornitore del servizio proprio non sapeva come fare. E noi giù ad analizzare il codice e vedere cosa si poteva fare, tanto che alla fine… ci siamo riusciti (ora si tratta di aggiornare e revisionare alcuni articoli, con relative immagini, eventuali link interrotti, tag e categorie… qualche settimana ed anche questa operazione sarà conclusa).

Un passaggio per noi epocale

Si tratta di un passaggio epocale per noi in quanto, quando è nato questo Blog, non pensavamo minimamente quanto sarebbe cresciuto, che gradimento avrebbe riscosso, se sarebbe riuscito a raggiungere in particolar modo i visitatori del nostro target (come ci eravamo prefissati) ecc.. Così, e me ne assumo la responsabilità, io scelsi all’epoca un servizio estremamente semplice ed a buon mercato ma molto vincolante e inadatto per questo tipo di progetti. L’ideale per chi comincia con il web ed è a digiuno di tutto (parliamo di soli 6 anni e mezzo fa eppure a me sembra più di un secolo fa quando non sapevo nulla di blog, siti statici, dinamici, html, php, flash, seo, tag, programmazioni varie, codici, implementazioni, revisioni, aggiornamenti, strategie, piattaforme, plugin, widget…

L’aspetto grafico

L’aspetto grafico rimarrà pressoché il medesimo (è un mio pallino avere questo tema semplice, chiaro, snello e arzillo dove quello che conta più di ogni altra cosa è il contenuto e un contorno energico, vitale), quello che è cambiato non è visibile all’occhio ma… fidatevi c’è e già si sente. Quello che è cambiato è sotto il cofano :)
Ad ogni modo abbiamo in previsione un modifica nell’aspetto grafico (una sola ma d’effetto) che speriamo di riuscire ad implementare nel codice del template entro primavera e pochi altri dettagli di impaginazione, tanto per essere perfezionisti, che manterranno il tutto snello ed immediato.

Ci scusiamo anzitempo per i contenuti che devono essere revisionati.
Sarà tutto a posto in poche settimane.
Buona lettura, Raffaele Berardi.

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Scritto da Raffaele Berardi il 19 gennaio 2015

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Condividere? Giustissimo, ma bisogna saperlo fare e tutelarsi

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Un pratico esempio concreto

Un simpaticone dall’aria accattivante, meglio se carismatico, potrebbe essere l’individuo adatto a raccontarvi qualche favola di troppo ad uno di quegli eventi che abbiamo introdotto in questa breve serie di articoli. Inizialmente potreste rimaner colpiti e riflettere interessati su quanto stia raccontando; successivamente potreste iniziare a nutrire qualche scetticismo. Dei fattori (ne parleremo debitamente in apposita sede) potrebbero farvi accendere una spia in testa, un segnale di allarme, di anomalia. Il tempo che intercorre tra il momento di attrazione verso il racconto ed il momento di repulsione (o di risveglio se vogliamo) varia da persona a persona. Alcuni addirittura non riescono a notare quando un’esperienza esposta può esser considerata veritiera o meno, oppure proprio non dispongono di strumenti utili di verifica. Al di là della credibilità dell’oratore, che si può scrutare durante il suo intervento, vi sono infatti: la possibilità di verificare fonti, la capacità di essersi creati a tempo debito dei contatti fidati che ci confermino se quanto ascoltato in conferenza corrisponda al vero o meno e tutta una serie di strumenti di cui si comincia a disporre quando le vostre collaborazioni iniziano ad estendersi, come nel nostro caso, a buona parte del mondo.

Il professionista che raccontava cose credibili ma non vere

Nello specifico il simpaticone che tra questi, in diversi anni, più mi ha colpito è stato un professionista operante nel settore edile che sosteneva di occuparsi di tantissime tecnologie fuorché di quelle destinate all’edilizia in quanto, diceva lui, quando andava dai suoi clienti si distraeva con la sua creatività inventando nuovi prodotti di cui costoro, diceva sempre lui, avrebbero potuto necessitare. Prodotti che sosteneva di realizzare puntualmente grazie ad enti, associazioni, intermediari vari presenti in sala il giorno della conferenza…
Vi dico subito perché ci stavo cascando anche io e poi vi racconto qualche ulteriore curioso dettaglio. Stava riuscendo a catturare la mia attenzione ed a farmi credere che la sua esperienza fosse reale per due semplici motivi, il primo, io mi sono rivisto in lui nel momento in cui sosteneva di saper fondere più tecnologie insieme (quindi una sorta di compatibilità con quella che è la vostra esperienza può, con molta probabilità, attrarvi); in secondo luogo il fatto che io sia riuscito a fare veramente ciò su cui lui (vedremo nel seguito) in realtà fantasticava, mi ha fatto semplicemente pensare che il racconto potesse essere vero perchè se ci sono riuscito io, cosa impedisce che ci riescano altri? Non cadremo mica nell’errore di sopravvalutarci?*

*Non si può aver la convinzione di esser gli unici ad aver avuto particolari intuizioni. Inoltre se ciò fosse realmente possibile sarebbe il monopolio assoluto in ogni attività. Invece il mondo è vario, la gente è varia, le situazioni si intrecciano con variegate trame e orditi ed è naturale che altri possano concepire logiche anche solo assomiglianti alle vostre.
Quindi se voi siete riusciti realmente nella vostra impresa, ed altri invece lo blaterano solo, il primo pensiero che può balenarvi, se siete salubri, è che sia quantomeno naturale e possibile che altri possano effettivamente aver fatto qualcosa di simile (ovviamente entro un certo limite).

Curiosi ulteriori dettagli

Interessato a quanto ascoltato dal professionista in sala, ma mai perfettamente certo fino alle dovute conferme, sono andato a verificare punto per punto la sua testimonianza. E’ venuto fuori che il tal professionista, guarda un po’, si occupa solo di edilizia e affatto d’altro; è venuto fuori che gli piacerebbe occuparsi d’altro ma non dispone delle competenze e della formazione necessaria; è venuto fuori che tra i suoi lavori ogni tanto propone dei prodotti che fanno scena ma che hanno nauseato la critica, pare infatti che abbia un debole per i monitor e che consideri tali prodotti come la tecnologia per eccellenza. In un suo progetto infatti ha dotato un’abitazione di qualcosa come 20 o 30 monitor sparsi per la casa al fine di avere informazioni sulla centrale domotica in ogni dove**. Chi ha visto da vicino il progetto ha affermato: “Quindi la casa del futuro sarebbe un luogo pieno di monitor?”. Ma soprattutto, cosa realmente preoccupante, è venuto fuori che lui non ha portato a termine alcuna invenzione, né tantomeno commercializzata tramite i riferimenti che stava promuovendo; tentava solo di dare impulso ad un atteggiamento, spronava (tramite testimonianze di elaborata fantasia) i presenti ad andare a raccontare le loro idee al tale ente, associazione o intermediario (come li abbiamo definiti nel primo articolo) affinché, a detta sua, coloro che avevano idee sarebbero stati in grado di realizzarle anche senza le competenze necessarie per farlo, grazie proprio ad una rete di aziende partner. Lui però non l’ha mai fatto ed il raccontare favole serviva probabilmente a far credere il contrario.

**Forse non si è accorto che non è necessario fare decine di tracce nei muri di casa trasformandola in una groviera, non è necessario realizzare complicati e costosi impianti elettrici, non è necessario aumentare i consumi energetici, il fastidio per gli occhi, spendere giornate a correggere l’illuminazione dei luoghi in cui sono presenti troppi monitor… Basta un semplice tablet (o un piccolo notebook) ed il wi-fi per portarsi tutte le info sulla centrale domotica in giro per casa e con una spesa irrisoria. Perdonate la mia severità ma anche io, che non contemplo allo spasmo i moderni gadget digitali di consumo, ne vedo la loro utilità quando realmente servono.

Un umile consiglio

Ogni giorno miliardi di persone su questo pianeta hanno idee. Se anche solo una parte di loro potesse realmente realizzarle senza competenze, sarebbe il caos. Come si possono all’origine concepire prodotti per il grande pubblico, magari piuttosto complessi e articolati, senza competenze? Fintantoché l’oggetto è pratico e semplice*** allora è sufficiente la propria esperienza e un’intuizione, ma quando si tratta di concepire sin dall’inizio qualcosa che richiede pratica sul campo, conoscenza dei potenziali utenti, convenienza di produzione, tecniche di produzione esistenti e future, tecniche alternative che si possono adottare sperimentando con numerosi test, prototipi, il funzionamento di un hardware sofisticato, ecc., come si fa ad aver così tante cose chiare senza disporre di competenze? Come si può finire con il ricavarne un profitto se si è studiato nulla e si è fornito solo uno spunto affinché terzi, già attrezzati e formati, procedessero con l’operazione a loro “ragionevole” vantaggio?

***Mi viene sempre in mente l’esempio del trolley in quanto trattasi del genere di invenzione che si fa da soli senza particolari competenze ma, attenzione, anche senza rivolgersi ad altri… è sufficiente che colleghi “da solo” le ruote ad una valigia, completi il prototipo e lo brevetti. Fine della storia. Ma quante volte è così semplice?

Pretendete la formazione prima di tutto

Se invece si acquisiscono le competenze ecco che la vostra figura diventa di rilievo all’interno dell’intera operazione, ecco che siete voi a condurre, a decidere a chi affidarvi, a scegliere i vostri collaboratori, a rischiare ed a trarre benefici in caso di successo. Non svendete troppo facilmente idee vostre, frutto delle vostre sinapsi e della vostra genialità, a chi vi userà per accrescere il proprio prestigio; perchè costui sarebbe in realtà legittimato a farlo (è tutto legale) mentre voi sareste semplicemente coloro che non hanno avuto sufficiente formazione né competenze. Pretendete di essere formati, fate qualche sforzo in più, sacrificatevi; è quello che faccio io ogni giorno per realizzare le mie idee e… molte volte non basta, molte volte è necessario applicarsi anche di più dell’umano per provare soddisfazioni fuori dal consueto.

Continua…

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