Ralph DTE

Bringing art into engineering

Stazioni di ricarica Tesla Supercharger aperte anche in Italia per viaggiare gratis per sempre

Scritto da Raffaele Berardi il 19 agosto 2015

Rubrica: Simple news

Titolo o argomento: Notizie di rapida lettura da fonti professionali nel mondo

Fonte: Tesla Motors

Sono già attivi in “Italia” ben 7 Tesla Supercharger, si tratta delle stazioni di ricarica che Tesla Motors sta installando in giro per il mondo affinché i suoi clienti possano viaggiare gratis per sempre.

La ricarica fornita dai Tesla Supercharger è estremamente rapida e controllata dal computer di bordo che analizza la corrente in entrata, eventuali anomalie e la temperatura dell’ambiente e delle batterie al fine di fornire la carica massima possibile in ogni istante e condizione.

Il sistema di ricarica rapido sfrutta inversamente la capacità di sopportare importanti scariche da parte della chimica delle celle, delle loro connessioni e del sistema di raffreddamento quando il veicolo viene accelerato in soli 3,3 secondi fino a 100 km/h. In fase di ricarica si frutta quindi una condizione simile e ugualmente controllata.

Nonostante questo la potenza elettrica in entrata non supera i 120 kW (in corrente continua) mentre la potenza elettrica impiegata per accelerare al massimo il veicolo è ben maggiore e, a seconda dei modelli, può superare persino i 500 kW (valore relativo alla potenza dei motori, quella realmente erogata è solitamente inferiore).

Questo permette di ricaricare in soli 30 minuti circa 60-68 kWh di energia utile a coprire fino a 270 km di autonomia.

In Italia sono presenti, al momento in cui scrivo, 7 stazioni Tesla Supercharger che si trovano ai seguenti indirizzi del Centro-Nord Italia:

1. Strada Vignolese, Modena, 41126
2. Via Maestri d’Ascia 24, Varazze, 17019
3. Via Belgio 16, Verona, 37135
4. Località Battifolle, Arezzo, 52100
5. Località Autoporto Pollein, Aosta, 11020
6. Dorno service area, Autostrada A7
7. Località Francolino Carpiano, Melegnano (MI)

Per ulteriori informazioni digita la voce “Tesla Supercharger” nella casella cerca in alto a destra del Blog.

Per visitare la mappa delle stazioni Tesla Supercharger copia e incolla sul tuo browser il seguente link: http://www.teslamotors.com/it_IT/supercharger

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La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 4

Scritto da Raffaele Berardi il 13 agosto 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Conclusioni circa l’articolazione “Tecnologia” di questa rubrica

Ci siamo soffermati in particolar modo sulla voce “Tecnologia” in quanto, nonostante gli aspetti sociali ed economici siano trattati largamente su questo Blog, il carattere predominante spetta pur sempre all’affascinante ambito tecnologico del panorama mondiale. Molti altri esempi si potrebbero esporre ma non serve allungare il brodo una volta capiti i concetti chiave; sarebbe già buona cosa comprendere che non basta leggere un libro o imparare un concetto a memoria, è necessario invece stimolare la mente a ragionare, imparare a fare ricerca, imparare a verificare le teorie sostenute, imparare ad essere versatili e non ottusi*, farsi continuamente domande, essere curiosi, cercare di vedere se si è capaci nel passare da una teoria imparata su un libro alla sua applicazione pratica su un progetto interamente curato da voi…
Ogni singola frase di questa serie di articoli (così come di tutti gli altri presenti in questo Blog) è oggi perfettamente dimostrabile da parte di chiunque e rappresenta pertanto un concreto spunto oggettivo adornato di 16 curiosi esempi (solo nell’articolazione “Tecnologia”) facilmente verificabili se si dispone di un buon metodo di studio.

*Non dimenticherò mai un dermatologo a cui feci una domanda sul cuoio capelluto aggiungendo una mia ipotesi, da profano, di biomeccanica (che non sapevo né potevo dimostrare essendo per l’appunto ignorante in materia). Lui si mise a ridere quasi con tenerezza come a dire “Poverino…”. Due anni dopo un giovane ricercatore ottenne un riconoscimento perchè condusse uno studio completo, che ovviamente seppe dimostrare, che portava allo stesso risultato della mia ipotesi… Evitando false modestie posso affermare di essere orgoglioso di esserci arrivato anche io.

Esempi di risposte logiche

Così uso già da anni tecnologie e metodi che ancora la gente non ha, non conosce**, non ha studiato, non sa ancora approcciare, addirittura in alcuni casi nemmeno concepisce e, anche se di tali tecnologie non ne viene finanziata e promossa la diffusione, studiare tanto in maniera “costruttiva” (quindi non a cantilena) ripaga almeno degli sforzi sostenuti e migliora la qualità della vita. Lo scarso interesse della massa poi è un problema che affligge la massa stessa e non più di tanto un ricercatore***, un giovane che ha voglia di fare o un adulto che desidera ancora mettersi in gioco ed ama vivere un cambiamento, un’evoluzione che si possa toccar con mano. Studiando oltre (viaggiando oltre gli ordinari piani di studi, visitando quella affascinante dimensione che si chiama ricerca, in questo caso, tecnologica) avete la possibilità di portare il futuro nel presente senza necessità di attendere che qualcuno decida per voi che è il momento giusto. Ed è per questo che, senza eccedere, mi concedo di affermar che vivo 20 anni nel futuro senza bisogno di una macchina del tempo. E’ bastata la curiosità, è bastato farsi tante domande, è bastato chiedersi perchè diversi programmi di studio risultassero così noiosi pur avendo io una gran voglia di studiare, è bastato nutrire il desiderio di capire come funzionano quante più cose possibile, è bastato crescere fin da piccoli tra spunti di fisica come ad esempio le celle termoelettriche, i materiali piezoelettrici, i cicli termodinamici… i cui effetti mio padre mi mostrava come fossero un gioco. Un gioco che mi affascinava ma che non capivo. Probabilmente è proprio vero che il caso non esiste.

Quando ho fatto domanda per far togliere il contatore della rete elettrica, l’operatrice mi ha chiesto a quale fornitore intendessi passare. Io le ho risposto che non sarei passato a nessun altro fornitore e lei, decisamente sorpresa, mi ha chiesto come avrei fatto ad avere l’energia che mi occorre. Un istante dopo ha proseguito chiedendomi se avessi intenzione di installare un impianto fotovoltaico, al che le ho risposto che basta semplicemente studiare per bene i libri di Ingegneria Meccanica e, in particolar modo, i testi di Fisica Generale I, Fisica Generale II, Elettrotecnica, Analisi Matematica I, Analisi Matematica II, Meccatronica, Macchine, ecc.. Nessun segreto quindi, è sufficiente semplicemente (ironia della sorte) non studiare “meccanicamente”…

Questo offre almeno una possibilità di modellare il futuro con le proprie mani e costruire da sé le alternative che oggi non vengono proposte, o vengono proposte in ritardo come fossero nuove, o vengono proposte a condizione “che”. Ma sappiate fin da prima che, senza bisogno di elencarvi le mie, sono solitamente più scomode, richiedono più impegno, implicano un sacrificio iniziale, non sono necessariamente in tutti i casi più economiche… ma vi rendono liberi, vi fanno sentire il brivido dell’indipendenza, vi fanno sentire felici se siete creativi, costruttivi dentro, curiosi, vi offrono una possibilità di scegliere tra quello che c’è già e quello che potreste avere. Ma tutto questo se e solo se vi dà gusto la vita, viverla fino in fondo, viverla a modo vostro, viverla in un modo nuovo, viverla in maniera più semplice (anche se, paradossalmente, con tecnologie più sofisticate), viverla senza l’assidua ricerca della “comodità” e viverla sapendo che siete stati voi a scegliere ciò che ritenevate più adatto e non siete stati vincolati verso una sorte unilaterale preannunciata.

La vostra sicurezza in quello che farete (attenzione non il fanatismo) verrà percepita da chi vi sta intorno. Grazie a questo, fidatevi, se quello che farete sarà fatto bene, non vi considereranno diversi, non si allontaneranno da voi e non riterranno un problema il fatto che non vi siate omologati alla società. L’importante è che non imponiate mai a nessuno il vostro pensiero, che non giudichiate mai migliore quello che fate (piuttosto definitela la vostra rispettabile scelta) e che non stiate sempre lì a parlarne, ad esser petulanti ripetitivi predicatori… non serve. Le persone sono molto più intelligenti di quello che sembrano, hanno solo bisogno di stimoli, rapidi input, provocazioni, piccole scossette.

**Per carità non mi scrivete effettuando insinuazioni circa il moto perpetuo e improbabili teorie, io mi riferisco a quello che nei libri di fisica c’è già, è già dimostrato e si può sfruttare fin da subito, anche da soli, se solo lo si studiasse a fondo coniugandolo con le materie che vi gravitano attorno, come ad esempio l’elettrotecnica e la meccatronica. Un esempio? Incrementare, fino al triplo, la produzione energetica di un impianto fotovoltaico con un sistema di inseguimento autocostruito e autoadattativo che non segue un movimento impostato ma rileva da solo da che direzione proviene l’irraggiamento migliore. Sfruttare i principi della fisica per costruirsi un sistema d’accumulo ad hoc, magari senza pretese ma ad hoc. Evolvere da soli il proprio autoveicolo (certo, competenze e razionalità permettendo) per trasformarlo in ibrido senza doverne acquistare un altro nuovo, costosissimo e che magari non è corredato della tecnologia che invece voi avete scelto. Il vostro robot personalizzato, il vostro dispositivo personalizzato, e così via…

***Specie se non ha intenzione alcuna di trasformare in business qualunque cosa egli studi ma è semplicemente spinto dalla passione.

Continua…

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Fotoresistore Fotoresistore

Nell’immagine un fotoresistore appoggiato su una normale stilo. Si tratta di un
componente elettronico la cui resistenza (ohm) fornita è inversamente
proporzionale alla quantità di luce che lo investe. Componente utile, ad esempio,
quando si realizza un sistema che deve “leggere” la luce per “suggerire” la
posizione ideale di esposizione di un dispositivo (magari proprio di un impianto
fotovoltaico motorizzato). Ma esistono diversi altri mezzi, sfruttanti
opportune leggi fisiche, per raggiungere lo stesso scopo.

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La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 3

Scritto da Raffaele Berardi il 30 luglio 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Comunicazione

La comunicazione a costo zero (10+)

In diversi paesi del Nord Europa (vedi ad esempio la Svezia) l’uso del cellulare è gratuito senza tariffe da pagare, è sufficiente ascoltare un messaggio pubblicitario prima di iniziare la telefonata. In altri paesi emancipati (anche dell’est Europa) Internet è gratuito per le strade ed il wi-fi è largamente diffuso nelle piazze a disposizione di tutti, creando tra l’altro ottime occasioni di aggregamento sociale.

Internet condominiale (10+)

Grazie ad Internet condominiale (una trovata che mi hanno mostrato diversi studenti universitari, tra i più arzilli di Italia, e che solitamente sviluppano da soli) gli studenti pagano l’ADSL anche solo 1 euro al mese anziché circa 30 (a parità di servizio erogato). Certo la banda diminuisce se si collegano in troppi contemporaneamente; se c’è un problema bisogna uscire dall’appartamento per raggiungere il router e magari riavviarlo e tutto quello che volete, ma… se uno economicamente non può, almeno ha una alternativa possibile. Con qualche sacrificio ma possibile. Questo lo si ottiene da soli semplicemente effettuando un unico normalissimo contratto presso il fornitore del servizio di fiducia e installando poi, altrettanto autonomamente, un router condominiale che invii ai vari appartamenti degli studenti la linea. Lo stesso sistema, invece di essere riproposto in egual maniera a qualunque altro cittadino, viene offerto sempre e solo con contratto individuale per famiglia, anche nel caso delle offerte riservate ai condomini, azzerando di fatto i vantaggi economici che un uso comune può portare (si veda anche il Cohousing).

Continua…

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Contenitori isotermici professionali per alimenti e campioni biologici – Berardi Store

Scritto da Raffaele Berardi il 30 luglio 2015

Berardi Store

BerardiStore

Vendita e assistenza autorizzata Electrolux Dometic Waeco DEFA

Elettrodomestici, elettronica e utility Hi Tech per la Casa, il Camper, la Nautica e Professional per i settori indicati di seguito:

Settore alberghiero, ristorazione e catering
Settore automotive
Settore automotive alternativo
Settore A/C per autoveicoli, bus, veicoli su rotaia, elicotteri…
Settore grandi impianti
Settore elettronica ed energie rinnovabili
Settore biomedicale
Settore pulizie professionali
Settore tempo libero e avventura
Settore trasporti via terra
Settore trasporti via mare
Settore trasporti speciali
Settore residenziale

Servizio Assistenza e Ricambi caravan motorhome camper barche

Frigoriferi trivalenti ad assorbimento, climatizzatori, generatori, inverter, gruppi frigoriferi, kit fotovoltaici, eBike professionali, accessori di ogni genere…

Costruzione di eBike su misura per il cliente

Motori, gestione elettronica, pacchi batterie, strumenti, accessori, componentistica, sistemi frenanti, kit, progettazione, assistenza tecnica e ricambi…

Aperti soprattutto durante le ferie 😀

Sito web: www.berardi-store.eu Contatti: www.berardi-store.eu/contattaci.html

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La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 2

Scritto da Raffaele Berardi il 28 luglio 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Mobilità

Il recupero dell’energia (30+)

Sistemi meccanici di recupero dell’energia in frenata esistono da oltre 30 anni (30+) ma non sono mai arrivati in Europa nonostante il risparmio di carburante fino al 70% offerto in città (si veda a tal proposito l’articolo Sistemi di accumulo aerostatico dell’energia). Non serve un mio commento, ognuno arriva da solo ad operare un ragionamento al riguardo. Miliardi di pasticche freni sprecate inutilmente* infiniti litri di carburante consumati inutilmente, conseguente inquinamento da polveri sottili e prodotti della combustione perfettamente evitabili…

*I sistemi di recupero dell’energia in frenata, sia elettrici che meccanici, sebbene non escludano i normali freni che rimangono fondamentali, ne riducono drasticamente l’usura

I veicoli elettrici (100+)

I veicoli a trazione elettrica sono nati prima dei veicoli mossi da motori a combustione interna (a tal proposito vedi l’articolo “E nata prima l’auto elettrica o l’auto con motore a scoppio?“). Si tratta di una risorsa di fine ‘800 ma effettivamente all’epoca non vi era la tecnologia necessaria per contenere la massa dei pacchi batterie. E’ vero però, che anche quando abbiamo iniziato a visitare lo spazio, tutto è rimasto invariato e dubito che la tecnologie disponibili nell’800 e quelle utilizzate per raggiungere lo spazio fossero le medesime.

L’elettronica delle batterie (50+)

Sistemi elettronici che aumentano la vita delle celle elettrochimiche (tra cui le batterie al nichel cadmio e quelle agli ioni di litio) esistono almeno dagli anni ’70 (potete verificarlo andando a cercare le date dei brevetti depositati) ma quasi nessun costruttore, ad esempio di bici elettriche, li ha adottati nella fase di boom commerciale penalizzando drasticamente la resa e la longevità dei primi prodotti immessi sul mercato. Di fatto questa mancanza riduce notevolmente la vita utile delle batterie ed i costi di mantenimento aumentano vertiginosamente con le ovvie conseguenze.

Consumi di carburante contenuti (30+)

Negli anni ’80 vetture diesel prive di qualunque tecnologia moderna di iniezione, garantivano percorrenze al litro decisamente superiori ai veicoli più tecnologici (non ibridi) e moderni disponibili in concessionaria oggi (si veda ad esempio una certa Fiat Regata Weekend 1.9 Diesel aspirata da 70 cavalli che, con opportune regolazioni della pompa del gasolio percorreva*, in mano mia, 26 km/litro contro i 20-21 km/litro delle più raffinate di oggi di pari dimensioni). Questo era dovuto alla maggiore leggerezza dei veicoli dell’epoca, alla minore richiesta di cavalli, alle gomme sottili ed all’assenza del turbocompressore (un’aerodinamica migliore avrebbe fornito sicuramente un ulteriore miglioramento). Tutte cose che sono state esasperate principalmente per questioni di marketing al fine di avere il numerino alto sulla scheda tecnica delle prestazioni (e, onestamente va precisato, anche per incrementare la sicurezza dei veicoli, mi riferisco alle gomme più larghe ed alle scocche più robuste). Ma, anche se da grande appassionato di motori a combustione interna non nego il suo fascino, non ci si farà molto con un turbodiesel da circa 100 CV/litro (e oltre) in città, nel traffico attuale e con un codice della strada da rispettare.

*Nonostante l’avessi acquistata alcuni anni fa, praticamente per gioco e ad una cifra simbolica di 400 Euro, usata in pessime condizioni generali di abitacolo, carrozzeria, impianto elettrico, ecc. ma con un motore in piena salute.

La tecnologia elettrica ed ibrida (15+)

La vera tecnologia elettrica ed ibrida non ha raggiunto le strade, curiosamente le aziende che proponevano batterie speciali sfruttanti le più aggiornate nanotecnologie e le aziende che realizzavano sistemi ad estensione di range sono andate in crisi economica grave proprio nel momento del maggiore boom. Anche qui non occorrono miei commenti, ognuno può comprendere come chi produce qualcosa di realmente utile non sia incentivato, sostenuto e avvalorato dalle condizioni che trova attorno a sé. I più non sanno, ed anche questo lo potete verificare autonomamente, che a fine anni ’90 quando la Toyota precorse i tempi con la prima versione della Prius, gli analisti finanziari fecero uno studio estremamente dettagliato del progetto per capire se ci fossero gli estremi per un’accusa di “dumping” (ovvero vendita “sotto costo”*). Le case automobilistiche concorrenti asserivano che la Toyota si fosse permessa di fornire una tecnologia troppo vantaggiosa ad un prezzo troppo basso operando una sorta di concorrenza** sleale.

*E’ curioso osservare come il sotto costo sia largamente permesso per tutti quei prodotti che, venduti “slealmente”, fanno chiudere le attività commerciali del centro e/o le piccole medie imprese (prodotti informatici, elettrodomestici, artigianato, ecc.) mentre, se si offre un risparmio a tutti con una innovazione utile, partono subito accuse di concorrenza sleale e, nella fattispecie, dumping.

**Forse non tutti sanno che le case automobilistiche si accordano anzitempo su quali tecnologie introdurre sul mercato ed in quale misura, non mi risulta ci sia un marchio virtuoso a tal proposito a parte TESLA Motors e sicuramente pochi altri che al momento mi sfuggono.

La tecnologia dalla pista alla strada… mica sempre!

Le massime categorie delle competizioni motoristiche sono state le ultime ad organizzare campionati specifici per veicoli ibridi ed elettrici. Sono infatti state largamente anticipate da kart elettrici, moto elettriche stradali, biciclette elettriche ad elevate prestazioni (come quelle oggetto dei nostri studi da anni), vetture elettriche stradali ad alte prestazioni, marchi minori di vetture di formula elettriche e così via. Questo a significare che non c’era un reale interesse e che si è cercato il più possibile di evitare l’argomento. La prova del nove si è avuta con diversi marchi di supercar* che sono usciti con vetture ibride con notevole ritardo rispetto persino alle più semplici utilitarie. Questo però, va riconosciuto, ad eccezione di Porsche AG che con la 918 Hybrid ha compiuto un vero e proprio capolavoro credendoci ed iniziando le sperimentazioni con largo anticipo rispetto alla diretta concorrenza.

*Questo a significare che la tecnologia è sempre sulla bocca di Mr. Marketing ma, stringi stringi, si realizzano esclusivamente “giocattoli per ricchi” in visione dei profitti da raggiungere (come più volte hanno asserito ingegneri delle più prestigiose case automobilistiche presso i convegni di settore ai quali ho preso parte). La vera tecnologia può quindi restare in attesa e se da un lato non posso negare l’importanza di estrarre un profitto da un mercato florido, dall’altro sottolineo l’importanza di essere al corrente, coscienti di questi meccanismi al fine di poter proporre nuove soluzioni già da ora.

Funziona bene? Mandala all’estero!

Le automobili usate con i motori più affidabili, robusti e longevi vengono inviate all’estero, generalmente in est Europa, affinché non circolino più in Italia ove, per sopperire ad un mercato fermo, si cerca di rendere fruibili il meno possibile vetture solide di vecchio stampo.

Su questo tema realizzeremo presto un articolo specifico dal titolo “Funziona bene? Mandala all’estero!” che potrete ritrovare facilmente tramite la casella cerca o alla pagina “Automotive”, sezione “Incominciamo a parlare di automobili”. Vi racconteremo quanto di assurdo ci è capitato mentre tentavamo di acquistare a soli 1000 Euro una vettura in grado di percorrere, con pochi interventi di manutenzione, altri 200-300.000 km…

Continua…

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LEGO Mindstorms

Giocattoli meccatronici come il LEGO Mindstorms, dotato di una sensoristica di tutto rispetto,
software e unità centrale di elaborazione intuitivi, avvicinano i giovani amanti della “vera”
tecnologia, tramite il gioco, al mondo della sofisticata ingegneria. Purtroppo sono troppo poche
le realtà che, come questa, insegnano ai giovani cosa c’è realmente là fuori, perchè la “vera”
tecnologia è un tema che si “teme”. Conoscerla significa diventare competitivi, autonomi, liberi,
concreti e molti sistemi obsoleti, evidentemente, non ne sono un granché lieti.
Image’s copyright: The LEGO Group

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La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 1

Scritto da Raffaele Berardi il 27 luglio 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

La tecnologia

La tecnologia è lì, l’evoluzione vera c’è ed è disponibile, ma solo per i pochi in tutto il mondo che la studiano (condizione necessaria ma non sufficiente) e che la sanno concretizzare. E’ un vero peccato che in molte parti del mondo industrializzato, anche dalle nostre, la si intenda in un altro modo. E così, ciò che serve con priorità, tarda perennemente a raggiungerci mentre ciò che è superfluo ci circonda e ci fidelizza. A tal proposito avevo scritto l’articolo “Tecnologie innovative al bivio: Questione di attriti” (vedi anche i link correlati in basso). Senza ulteriori preambuli andiamo subito al nettare con una serie di esempi concreti, dimostrati, provati, di tecnologie e metodi che tardano a raggiungerci o che si crede siano tutti nuovi solo perchè se ne è iniziato a parlare negli ultimi anni.

Settore energetico residenziale

La cogenerazione (100+)

I sistemi di cogenerazione che producono sia calore che energia elettrica esistono da oltre un secolo (100+) ma se ne parla solo oggi. Oltretutto si tratta di una banale conseguenza fisica che tutti abbiamo avuto nascosta in bella vista sotto gli occhi per interi decenni. Un comune motore a combustione interna, infatti, genera in seguito alla combustione del carburante lavoro meccanico (reso fruibile alle ruote tramite la trasmissione), energia elettrica (resa fruibile alle utenze tramite l’alternatore e la batteria d’avviamento) e calore (reso fruibile, in inverno*, all’abitacolo del veicolo tramite le tubazioni dell’impianto di raffreddamento ma, ovviamente, sprecato il resto dell’anno).

*Periodo dell’anno in cui, se non si usa il climatizzatore ma il riscaldamento tradizionale del veicolo, il rendimento complessivo del propulsore in realtà cresce rispetto al solito 25% c.a. attestato, proprio perchè una parte non trascurabile del calore ottenuto dalla combustione viene utilizzata per scaldare l’abitacolo (cosa che richiede una massiccia dose di energia). Viceversa utilizzando in inverno il climatizzatore, sebbene deumidifichi ed offra il vantaggio di un maggior comfort e vetri correttamente sbrinati, si andrà a ridurre il rendimento meccanico del propulsore, nonché ad incrementare i consumi, per il trascinamento del compressore che opererà sul fluido evolvente nel circuito del climatizzatore.

L’illuminazione (100+)

L’uscita delle lampade al neon, oltre un secolo fa (siamo nel 1909), fu ritardata notevolmente perchè offrivano un consumo energetico assai limitato rispetto alle lampadine a incandescenza. La condizione per far uscire sul mercato i neon (anni dopo) fu quella di addizionarli di un’elettronica che li facesse consumare di più. Il caso di boicottaggio è stato poi smascherato e dimostrato, diversi media si sono occupati della questione e tutti possono verificare la veridicità di questa vicenda. Attualmente, giusto per aggiungere un’ulteriore provocazione, è curioso osservare come certe lampadine a led rimangano fredde* anche dopo diverse ore di utilizzo mentre certe altre diventino bollenti piuttosto rapidamente indicando di fatto un abbondante spreco di energia sotto forma di calore… Potete verificare** il reale consumo di ogni dispositivo tramite tester professionali (multimetri true RMS) o tramite appositi strumenti Energy Meter.

*Con il termine fredde non si intende che non scaldano ma che le temperature raggiunte sono relativamente basse e, ad esempio, permettono il normale contatto con le mani senza rischio alcuno di ustioni.

**E’ vivamente consigliato di affidarsi ad elettricisti esperti, periti, professionisti del settore, per effettuare rilievi con il tester senza rischiare di subire pericolose scariche elettriche e/o per farsi realizzare un semplice kit composto da attacco Edison, cavo bipolare e spina schuko da inserire nell’Energy Meter per verificare il reale assorbimento di potenza ad esempio di una lampadina a led.

L’elettronica delle batterie (50+)

Sistemi elettronici che aumentano la vita delle celle elettrochimiche (tra cui le batterie al nichel cadmio e quelle agli ioni di litio) esistono almeno dagli anni ’70 (potete verificarlo andando a cercare le date dei brevetti depositati) ma quasi nessun costruttore, ad esempio di bici elettriche, li ha adottati nella fase di boom commerciale penalizzando drasticamente la resa e la longevità dei primi prodotti immessi sul mercato. Di fatto questa mancanza riduce notevolmente la vita utile delle batterie ed i costi di mantenimento aumentano vertiginosamente con le ovvie conseguenze.

L’accumulo stand-alone (30+)

Gli impianti di produzione dell’energia con accumulo stand-alone, ad isola, ad esempio tramite il fotovoltaico, esistono da oltre 30 anni ma ancora oggi moltissimi rivenditori di impianti non li propongono (diversi persino non li conoscono, so che è incredibile ma è successo personalmente a me di dialogare, un paio di anni fa, con un venditore che sosteneva l’impossibilità di accumulare energia per la notte) suggerendo sempre e solo la messa in rete dell’energia con condizioni il cui grado di vantaggio lascio a discrezione dell’utente. Negli anni ’80 in Germania erano già diffusi impianti simili (con batterie al piombo) e molte cantine delle villette erano attrezzate per ospitare tali sistemi.

Condivisione di energia tramite Smart Grid (30+)

La messa in rete dell’energia è utile, importante e innovativa ma quasi nessun italiano sa che può farla autonomamente con i suoi vicini acquistando sistemi Smart Grid privati/condominiali gestiti in modo intelligente tramite l’elettronica. L’energia viene così prodotta dagli impianti di tutti i condomini o di tutti i possessori di villette a schiera e può essere accumulata e fornita di volta in volta in quantità proporzionali a chi è realmente presente in casa ed ai sistemi di accumulo che necessitano di una ricarica. Negli Stati Uniti, già nel 1985, nascevano diverse Start Up operanti in questo campo e che hanno fatto passi da gigante negli ultimi 30 anni (si veda ad esempio la Trilliant).

Le vere-false case in classe A (10+)

Una consistente fetta delle case in classe A in Italia sono false. So che per diversi questa notizia appare più come una doccia gelata ma la constatazione viene proprio dalle principali agenzie certificatrici che denunciano l’insufficienza di opportuni controlli e l’esistenza di realtà che vendono a poche decine di Euro certificazioni sulla parola del “richiedente” senza alcun controllo effettivo dell’edificio. E’ persino possibile acquistarle su un noto sito internet di ecommerce senza che nulla sia debitamente verificato. Le leggi sull’efficienza energetica, dal 2008 ad oggi, sono diventate via via più tolleranti affinché case che non sono realmente in classe A lo diventassero con un minimo sforzo. Molti clienti non dispongono di ben 4.000 Euro per poter far controllare e certificare da tecnici privati la veridicità della propria classificazione energetica. Potete, almeno in parte, “rimediare gratuitamente” (ma non si tratta assolutamente di un metodo sufficiente) confrontando le vostre bollette* di energia elettrica e riscaldamento con quelle di una normale casa di pari metratura in classe arretrata. Ho visitato di persona, assieme a termotecnici qualificati dei principali organi certificatori (LEED, Itaca, Casa Clima…), abitazioni di 150 mq in classe A con ben 2800 Euro di bollete luce gas annue contro case costruite oltre 20 anni fa (quindi nel momento in cui in Italia la sensibilità verso il protocollo di Kyōto non era ancora manifesta) di ben 300mq (il doppio) con soli 1080 Euro di bollette luce gas annue (a parità di tipologia di abitazione, zona climatica, tipologie di elettrodomestici, nucleo familiare, uso dell’abitazione, ecc.). E’ evidente che qualcosa non va. I controlli eseguiti a campione presso i cantieri di diverse regioni d’Italia, allo scopo di verificare la reale classe energetica cui appartiene un’abitazione, ammontano solamente al 4% di tutti i cantieri in opera. Di questo 4% si è scoperto che, nel 50% dei casi, le certificazioni energetiche risultano essere fasulle e/o acquistate su internet (dati forniti dagli enti preposti ad erogare i corsi di specializzazione per diventare certificatori energetici accreditati).

Su questo tema realizzeremo una rubrica più approfondita dal titolo “Le vere false case in classe A” che potrete ritrovare facilmente tramite la casella cerca o alla pagina “Building”.

*Ma dovreste controllare anche la qualità dell’aria, la salubrità generale dell’edificio e molti altri parametri affidandovi a tecnici esperti esterni alle imprese (come la legge richiede).

La piezoelettricità (130+)

Tempo fa ho sentito l’intervista di uno studente che con i suoi colleghi ha realizzato un interessante dispositivo per produrre energia dalle vibrazioni. Questo dispositivo fa largo uso dell’effetto piezoelettrico e quindi dei materiali che sono caratterizzati da tale proprietà fisica (si veda a tal proposito l’articolo “Che cos’è la Piezoelettricità?“). Niente di strano quindi, il problema sta solo nel fatto che lo studente ha affermato che oggi si possono fare cose simili perchè sono stati inventati i materiali piezoelettrici. ???? Forse voleva dire che oggi si possono produrre in laboratorio materiali piezoelettrici artificiali con precise caratteristiche fisiche e che questi possono offrire ulteriori vantaggi rispetto ai già noti Quarzo e Tormaline le cui peculiarità piezoelettriche sono note da ormai più di 130 anni*.

*La scoperta dell’effetto piezoelettrico risale al 1880 ad opera di Pierre Curie e Paul-Jacques Curie.

Continua…

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Pietra focaia - Magnesio

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Viaggio dentro l’artista che cambia

Scritto da Raffaele Berardi il 20 luglio 2015

Rubrica: Metodi. Alternative lifestyles, work and study

Titolo o argomento: Quando cambiare fa bene

Un’artista sensibile e carismatico può essere una persona poliedrica, una persona dalle innumerevoli sfaccettature, una persona alla quale piace morbosamente conoscere e scoprire cose nuove, una persona che vive e matura i sentimenti via via in modo diverso e con diversa coscienza a seconda dei periodi della sua vita.

Si tratta quindi di una persona che non può, per sua natura, fare sempre lo stesso tipo di arte per tutta la vita. Molto probabilmente esplorerà mondi nuovi, punti di vista nuovi, prospettive nuove, pensieri nuovi, espressioni nuove ed in essi girerà e rigirerà fino a trarre un arricchimento personale del proprio io.

I denigratori, invece, freddi abitudinari (talvolta troppo calcolatori e privi di originale fantasia), tenderanno ad affogare e banalizzare queste straordinarie capacità di cambiamento svalutando l’artista e sostenendo che non stia facendo più le cose come una volta.

La verità è che semplicemente, per un arco di tempo, i destini, e quindi le traiettorie, dell’artista e dell’ammiratore si sono incontrati. Al termine di tale arco temporale si sono allontanati proseguendo i loro individuali percorsi. Le posizioni sono cambiate e forse si riavvicineranno dopo un lungo periodo o forse mai più.

Un’artista che fa sempre le stesse cose… semplicemente è un’artista che si è chiuso in una scatola e rischia di spegnersi, carente di originalità e di capacità di cambiare, rischia di adagiarsi e non adeguarsi, evolversi, andare a fondo nell’uomo in viaggi che i comuni mortali evitano perchè sovente spaventati e magari anche appisolati dalla fittizia sicurezza della mortale routine.

L’artista osserva il mondo e rimane attonito. Quando lo sente si ribella e lo fa con le sue espressioni. L’artista non fa arte per gli altri, la fa prima di tutto per sé stesso, perchè lo fa stare bene, lo completa, lo fa sfogare, sentire libero di esprimersi e comunicare, esternare, incidere e graffiare il mondo con le sue malattie mentali, le sue perverse ossessioni, le sue devianze, le sue passioni, le sue sensazioni, le sue impressioni.

Vorrei non sentire mai contestazioni perchè un’artista ha voltato pagina e sta esplorando qualcosa di nuovo. Per quanto meno attraente della precedente esperienza, quello che ne ricaverà sarà immensamente importante per sé e raramente visibile a chi osserva.

Così cambia il pittore che vuole esplorare nuove prospettive, cambia lo scrittore che si avventura in un nuovo genere, cambia il cantante Rock che passa dal Punk al melodico, cambiano le relazioni in una bella coppia che però non si interseca più e cambia un ragazzo qualunque che prima avrebbe fatto follie per avere una supercar, anche usata ed in pessime condizioni, osannando tanti e tali marchi di cui essere fervido ammiratore e sostenitore e che oggi invece preferisce costruire qualcosa di suo con un’anima diversa.

Espressioni artistiche

In figura un’opera di Drip Painting ove l’artista innesca la nascita di un quadro e la fisica
fa il resto. Si tratta di una curiosa tecnica di pittura per gocciolamento da un pendolo
il cui moto viene perturbato dall’artista. Non è quindi l’artista a dipingere direttamente tramite
un pennello su tela, bensì la fisica con le sue leggi universali opportunamente sfruttate dall’uomo
a tracciare il colore.
Convergence, 1952, Opera di Jackson Pollock

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Il talento dei bambini alla guida

Scritto da Raffaele Berardi il 13 luglio 2015

Giorni fa sono stato ad una gara di slalom con due miei cari amici. Al di là del fatto che abbiamo subito notato le solite grossolanità che vedono la preferenza intramontabile per badilate di cavalli anziché una egregia dose di handling, al di là dell’aver notato che pochi, ma proprio pochi, avevano buone capacità tecniche di guida e al di là del piacere di presenziare per vedere quali prototipi venissero schierati, insomma al di là di tutto, la sera abbiamo fatto una piccola scoperta inaspettata.

Quando il video sharing è veramente utile

Siamo andati su YouTube, quasi per gioco, a cercare video simpatici di piccole leve della guida sportiva alle prese con le automobiline elettriche* (per intenderci quelle dotate delle famose ruote di… plastica che molti di noi avranno sognato fervidamente da piccoli) e son venute fuori delle performance sorprendenti, a dir poco impressionanti nonché qualche utile spunto sia per i piloti professionisti, sia per i papà sportiveggianti.

Un controllo da pilota professionista

Nello specifico la bambina nell’immagine in basso ha lasciato tutti senza fiato. Con un’innata scioltezza, naturalità e tranquillità cercava il sovrasterzo di potenza, lo controllava e quando l’imbardata si avviava alla conclusione anticipava il riallineamento del veicolo con una magistralità da manuale. Anche l’uso del volante, la posizione delle mani, gli angoli che cercava erano naturalmente calcolati e gestiti con largo anticipo. Riusciva sempre a far pedere aderenza all’automobilina in modo controllato ed a far sì che questa fosse sempre pronta nella direzione preferita.

Manovre di prima classe

Alla partenza la protagonista effettua un’apertura di gas da ferma con le ruote già sterzate ed innesca un sovrasterzo di potenza ma senza la minima esitazione controsterza e mantiene la direzionalità precedentemente desiderata. Avrebbe potuto tranquillamente commettere un errore e andare in testacoda perchè, come si vedrà pochi secondi dopo, il mezzo lo permetterebbe, ma niente… è lei che decide se andare in testacoda come una giostra e ripartire nella direzione che preferisce. Riesce a controllare persino piccole derapate senza sbandare in direzioni improbabili. Un gioiello insomma e, cosa da non sottovalutare nell’apprendimento, lo sta facendo divertendosi, con il sorriso in viso, con naturalezza e con il padre che accenna appena due parole e non le sta addosso e, soprattutto, non pretende.

Il metodo di insegnamento

In diversi altri video si vedono invece bimbi completamente rintontiti dai genitori che, con la stessa frequenza con cui girano i motori, ripetono dove il bambino deve andare, cosa deve fare e come lo deve fare. Ecco, se siete dei genitori sportivi alla lettura, non prendetela come un antipatico bacchettamento da parte mia, lasciate la possibilità ai bambini di fare da soli, di inventare, di improvvisare, di capire cosa sta succedendo. Lasciateli sbagliare e capire i limiti, gli estremi entro i quali si devono muovere per ottenere un risultato e voi, semplicemente, divertitevi con loro. I risultati, se devono arrivare, arriveranno da soli. Forzare non serve a nulla se non a creare traumi.

Quell’inutile intervallo di 10 anni

E’ un peccato che, superata una certa età, i bambini non riescano più ad entrare in simili automobiline ed interrompano nella maggior parte dei casi un percorso dalle interessanti prospettive, non solo sportive, ma di sicurezza stradale. Questa interruzione potrà durare anche una decina d’anni prima del conseguimento della patente di guida e tutto quello che si poteva imparare in quei dieci anni andrà perso. In giovane età ormai sappiamo tutti quanto il cervello sia una spugna e quanto sia goloso di apprendere, se poi questo avviene mentre si può anche giocare… et voilà, l’opera è compiuta. Capire in modo naturale quali atteggiamenti adottare alla guida fa ritornare vivi a casa (e non è poco) soprattutto da neopatentati.

Gli allenatori lo sanno bene…

Molti allenatori sanno bene quanto sia difficile togliere degli automatismi ai loro atleti e come alcuni anni senza allenamento rappresentino un grave freno all’apprendimento della tecnica corretta. Per questo certe specialità vanno individuate quando i ragazzi sono ancora acerbi, in tal modo possono maturarle con il giusto allenamento e con i giusti input.

*Ovviamente, come di consueto per noi, nelle condizioni più severe: neve, fango, asfalto bagnato o, peggio, umido.

Derapata con la Peg Perego

La protagonista del video anticipa il riallineamento del veicolo con
la stessa magistralità di un pilota di rally. Lo manda in sovrasterzo
e, quando la derapata sta per finire, sta già correggendo per trovarsi
diritta al momento giusto. Impressionante.
Clicca sull’immagine per vedere il video.
Image’s copyright: Toby Carter YouTube Channel

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Trade off tra produzione e accumulo in un sistema fotovoltaico ad isola (o stand alone)

Scritto da Raffaele Berardi il 8 luglio 2015

Rubrica: Accumulo dell’energia | Le domande dei lettori

Titolo o argomento: L’analisi delle diverse esigenze domestiche (le variabili) e l’educazione al consumo (la costante) rappresentano la base per il calcolo di un impianto correttamente bilanciato

Risponendo a: Massimo

Massimo scrive: Nel 2014, in base a dati che ho trovato in rete, la produzione energetica da fotovoltaico si è attestata intorno ai 23.299 GWh rappresentando quasi il 9% della produzione interna.

La diffusione del fotovoltaico “familiare” non porta grandi benefici per l’utenza domestica in quanto non ricava molto dalla vendita dell’energia prodotta.

Nel corso dei test delle soluzioni di accumulo che hai individuato hai trovato un trade off tra potenza in accumulo installata e superficie fotovoltaica di produzione, ossia un rapporto tra potenza installata in accumulo e potenza teorica prodotta?

A tuo avviso, la soluzione migliore è disporre di un accumulo sufficiente alla produzione massima prevista oppure ad un accumulo parziale (da cui attingere per uso domestico) per poi immettere in rete il residuo eccedente? Ammesso che sia fattibile.

Ti chiedo questo per capire se sia possibile pensare ad un sistema che garantisca un guadagno immediato dato dall’uso “in loco” dell’energia prodotta, da un carico in linea dell’eccedenza e da un costo accettabile garantito da una potenza di accumulo che garantisca il solo uso domestico dell’energia prodotta. Grazie degli spunti di riflessione che offri e buona giornata.

Analisi delle esigenze, educazione al consumo e bilancio

Buongiorno Massimo, la risposta alla tua prima domanda è affermativa ed ovviamente nei miei casi di studio ho rilevato un consistente trade off come professionalmente l’hai chiamato tu. Il sistema deve essere opportunamente bilanciato altrimenti è sufficiente una settimana di pioggia (esempio di test che ho condotto per mesi e mesi) e l’accumulo non riceve più nulla di significativo. Da questo punto di vista posso accennarti che c’è chi ha preferito sovrabbondare sul sistema di accumulo mantenendo un impianto fotovoltaico standard e chi ha preferito fare il contrario installando un impianto fotovoltaico sovrabbondante rispetto all’accumulo al fine di garantire la ricarica anche in condizioni sfavorevoli (es. cielo nuvoloso). Ci arriviamo per gradi nel seguito, considera in ogni caso che l’analisi delle diverse esigenze domestiche (che rappresentano le variabili) e l’educazione al consumo (che rappresenta la costante imprescindibile) sono di fatto la base per il calcolo di un impianto correttamente bilanciato. Tutti i calcoli, in gergo definiti “della serva”, vengono dopo.

Vantaggi

Premesso che stiamo parlando comunque di tecnologie ormai vecchie che gradualmente sto abbandonando o, in alcuni casi, modificando abbondantemente (anche se la massa le considera nuove perchè ne sente parlare solo ora), ognuna delle due opzioni ha, ovviamente, vantaggi e svantaggi. Naturalmente nel primo caso si ha una lunga autonomia anche in assenza di sole (in una casa di 100 mq con normali utenze e un’accumulo ben studiato ma dalle prestazioni limitate per contenere i costi, circa una settimana) mentre nel secondo caso si ha un impianto fotovoltaico più ingombrante ma che produce quantità utili di energia anche con poco sole.

Svantaggi

Se si abbonda con il sistema di accumulo d’altra parte si hanno costi iniziali molto alti e la necessità di acquistare solo materiale eccellente (tipo di educazione che purtroppo non ha successo nel nostro paese per ragioni che tratteremo adeguatamente in articoli dedicati), così come la consapevolezza che prima o poi l’accumulo andrà integralmente sostituito, quantomeno gli accumuli oggi proposti in commercio). Fare la scelta inversa implica la necessità di abbondanti spazi per l’installazione dei moduli fotovoltaici con tutti i problemi che ne seguono (disponibilità di spazio, vincoli, permessi, interferenze strutturali, barriere architettoniche e/o naturali, estetica, ecc..).

Cenni sui fattori influenti

Può sembrare fuori tema ma molto dipende, prima di ogni altra cosa, dall’educazione di una famiglia all’uso dell’energia. Banalità come l’uso di computer portatili al posto dei fissi, l’adozione di luci con cella di presenza che quindi si spengono automaticamente, elettrodomestici di alta gamma (quindi non quelli ai quali siamo abituati di solito, ci sono infatti particolari elettrodomestici* che offrono consumi minimi e che ti posso garantire non sono né pubblicizzati né si trovano nei normali negozi o grandi superfici), il numero di donne presenti in un’abitazione e molto altro che non possiamo pubblicare, per ragioni di riservatezza, influiscono molto sulle prestazioni dell’impianto.

Un esempio inaspettato

In una famiglia con padre, madre e 3 figlie femmine (caso che mi è capitato spesso), gli asciugacapelli sono accesi molto di frequente e con assorbimenti considerevoli per ben 4 dei 5 componenti del nucleo familiare. Questo è un tipico modo per abbattere la capacità delle batterie, siano esse al piombo o agli ioni di litio. L’asciugatura dei capelli con sistemi di deumidificazione (cosa che ho testato per anni e che sono solito fare in inverno), oltre a rappresentare a mio avviso un beneficio per i capelli ed il cuoio capelluto (che non vengono stressati dal consistente calore localizzato) permette un’asciugatura rapida e con consumi esigui (certo anche in questo caso dipende molto da come è stato realizzato l’impianto di deumidificazione e dalle caratteristiche dell’abitazione).

Una corrente di pensiero diversa

Dubito però che gli italiani desiderino usare un manuale di utilizzo della casa simile a quello di una procedura pre-volo. Troppo complicato, impegnativo, atipico e comprensibile più dagli appasionati di autentica tecnologia che dalla massa. L’abitudine alla comodità rappresenta un forte limite per lo sviluppo di un paese al punto che quando si diventa schiavi delle comodità non ci si rende conto che con un minimo di impegno e organizzazione si può invece diventare “liberi” (cosa di ben altro valore la quale a mio avviso non ha prezzo).

La messa in rete

La messa in rete, secondo il mio modesto pensiero (ma io non pretendo di essere nel giusto), è completamente inutile alle condizioni attuali, anche per tutti i problemi e le discussioni che stanno emergendo tra società elettriche, nazione, gestore dei servizi, installatori, utenti, ecc.. Inoltre se viene prodotta energia eccedente, questo si verifica solo per alcuni mesi all’anno e tale energia può essere agevolmente impiegata, tramite opportuna programmazione hardware, per migliorare ulteriormente il clima domestico non solo per quanto concerne la temperatura bensì anche per la deumidificazione calibrata ed il ricambio dell’aria controllato con un guadagno impressionante in termini di salubrità dell’aria (ricordiamo che l’ambiente domestico, anche se può non sembrare, è quanto di più inquinato c’è a questo mondo per via delle polveri, della presenza sovrabbondante di formaldeidi, per le percentuali notevoli di anidride carbonica che si accumulano, per i materiali da finitura, ecc.) e di qualità della vita. Quindi un’eccedenza, se un impianto è ben fatto, non si verifica mai.

Per fortuna esiste lo Smart Grid (anche per uso privato)

Se utilizzassimo addirittura Smart Grid di quartiere (indipendenti quindi dalla rete, altra tecnologia sconosciuta ai più in Italia, nonchè scarsamente stimolata) allora sarebbe utilissimo mettere in rete (mi riferisco sempre e solo all’interno di un quartiere) l’energia affinchè ad esempio le famiglie che la mattina escono per recarsi a lavoro e che dispongono di un sistema di accumulo con uno stato di carica ottimale, redistribuiscano a costo zero l’energia eccedente, prodotta ad esempio dal loro fotovoltaico, alle casalinghe o a chi lavora in casa. Viceversa otterranno nuovamente dallo stesso Smart Grid energia supplementare all’occorrenza non appena il sistema rileverà la loro presenza in casa e l’aumento dei carichi elettrici.

Una corrente di pensiero diversa – Parte seconda

Ma se qualcuno riesce a mettere d’accordo anche solo le famiglie di un condominio italiano mi faccia sapere… perchè stiamo attraversando una fase di individualismo puro ed un immane timore di essere fregati (cosa che generalmente porta a fidarsi di chi non si deve e a non fidarsi di chi lo meriterebbe; tipico ormai e largamente trattato sui testi di psicopatologia).

La fisica sostiene l’autoproduzione, l’autoconsumo e le reti a corto raggio

Mettere in rete per inviare energia elettrica alle società elettriche è impegnativo anche da un punto di vista prettamente “fisico” per le enormi dispersioni di energia lungo i cavi. Mettere in rete sulle brevi distanze è tutt’altra cosa. Ad esempio in un gruppo di villette a schiera, realizzare uno o due sistemi di accumulo, oltre a costare meno se diviso per più famiglie, ottimizza l’accumulo e la gestione dell’energia in quanto è molto meno probabile che vi siano degli sprechi. Quando il mio impianto è carico ad esempio, l’energia irraggiata dal sole viene sprecata dai miei pannelli e non va in rete nemmeno ai miei vicini perchè non abbiamo ancora il nostro Smart Grid personale. D’altra parte se avessi messo in rete la mia energia, l’impianto non sarebbe più stato di mia proprietà, non avrei potuto progettarlo come dico io, non avrei potuto usare l’energia prodotta solo per me e non avrei potuto disdire i contatori. Quindi quando produco energia eccedente effettuo un’azione sul clima dell’abitazione, sull’umidità e sulla ventilazione con un comfort a dir poco sbalorditivo tutto l’anno.

Una corrente di pensiero diversa – Parte terza

Altro problema poi, particolarmente evidente in Italia, è che molti, quando sentono parlare di certe tecnologie, incentivi, ecc., pensano in primis a come poterci guadagnare; quasi mai pensano alla reale utilità che ha una cosa, ai fenomeni conseguenti legati alla domanda-offerta, alla libertà che se ne può trarre. Un mio amico di infanzia, smanettone, ha acquistato non so quanti impianti negli ultimi 10 anni con lo scopo di ridurre le bollette e, ove possibile, guadagnarci su. L’ho osservato attentamente ed il risultato è stato che ha speso ben 40 volte di più di quanto avrebbe speso rimanendo con i normali contatori luce e gas. Questo perchè ha approcciato il problema in malo modo, ed ha continuato a rimbalzare da un impianto all’altro in base a quale sembrava risultare conveniente al momento. Per essere chiaro l’ultimo esempio è stato quando ha sostituito la caldaia di casa a metano con una a pellet, poi quando l’iva sul pellet è cresciuta ha rimesso la caldaia, ma non quella che aveva prima, un nuovo modello a condensazione, senza fiamma pilota, ecc.. Ha speso un patrimonio e non ha tratto alcun beneficio (questo perchè, come abbiamo spiegato nell’articolo “Tecnologie innovative al bivio: Una riflessione diversa” le regole sono cambiate durante il gioco e non al suo termine). Tanti altri esempi si potrebbero citare su chi ha investito nei campi fotovoltaici e non è riuscito a ritornare dell’investimento perchè dal 2006 a oggi gli aggiornamenti legislativi sono stati tali da mandare in confusione chiunque. L’approccio fisico è molto più costante come resa, nonché logico e ordinato. Si studia fisica generale 1 e 2 (e tutte le espansioni necessarie), si opta per il sistema fisico che si preferisce, lo si fa da soli liberi da vincoli e lo si porta a termine nel tempo senza particolari problemi. Ma questo non è alla portata di tutti ovviamente, però trattandosi di una strada che funziona, di una valida alternativa, è importante quantomeno far sapere che si può.

*Dispongo infatti di particolari elettrodomestici in tutta casa sin dai primi anni ’90, quando ero bambino e per nulla interessato a questo mondo (all’epoca fu mio padre ad aver visto lungo…). Sono costati in alcuni casi il doppio ed in altri persino il triplo rispetto ai comuni elettrodomestici dell’epoca. Durano da oltre 25 anni senza rotture, senza spese di manutenzione e tantomeno senza sostituzioni e consumano meno degli attuali elettrodomestici in classe A+++. Però quando negli anni ’90 si parlava di questi elettrodomestici così sofisticati e costosi, nessuno era interessato ad affrontare simili spese per una classe di prodotti che lasciava indifferenti (non si trattava di cabriolet dai colori vivaci). Il risultato è stato una spesa maggiore per quegli utenti che hanno preferito spendere meno in principio in quanto, cambiare in 25 anni anche solo 5 volte tali elettrodomestici, ha comportato un costo superiore senza considerare tutte le chiamate alle assistenze ed i pezzi di ricambio. Guardare avanti porta vantaggi incalcolabili; questo paese però, come molti altri, ha sempre teso negli ultimi decenni a guardare i vantaggi puramente “dell’immediato”. Cosa che, ormai è attestata, porta solamente indebitamento, sia che si tratti di un piccolo nucleo familiare, sia che si tratti delle scelte che condizionano un’intera nazione. Inoltre noi siamo suggestionati/portati a spendere molto per ciò che si può sfoggiare (il telefono, l’automobile, gli abiti…) e compensare poi comprando quanto di più c’è di scadente tra ciò che non si vede (l’elettrodomestico, l’impianto, la casa costruita senza rigore…). Un altro caso in cui cantare fuori dal coro (senza cadere nell’essere bastian contrari, altro estremo sicuramente nocivo) potrebbe portare importanti benefici agli attuali e futuri giovani.

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Smart Grid Energy Storage System

Sistema Smart Grid Mobile da 1 Megawatt (Smart Grid Energy Storage System)
della Fraunhofer installato ove necessario semplicemente con l’ausilio di un
normalissimo container o di un rimorchio di un camion.

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