Ralph DTE

Bringing art into engineering

Quelli che voglion comandare

Scritto da Raffaele Berardi il 1 febbraio 2016

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Un gruppo affiatato va con il vento in poppa

Un gruppo di persone può ritrovarsi a far la stessa cosa nello stesso posto, a volte per caso, più spesso perché si lavora insieme. E’ frequente che insorgano dei conflitti non appena ci si trovi davanti ad una decisione ed ognuno ritenga corretto il proprio modo di procedere e non quello dell’altro. L’armonia che fa funzionare tutto fin dal primo istante è cosa rara* ed è così molto facile cadere nel conflitto o, se ci si vuole trattenere, nei malumori nascosti destinati prima o poi a palesarsi in maniera più o meno esplosiva. Ognuno ha il suo limite di sopportazione ed ognuno inizia ad operare delle somme non appena subisce ciò che considera una scorrettezza, un colpo basso, un atto di menefreghismo, un affronto o, per chi vede il principio ovunque, una contraddizione (spesso ritenuta appositamente costruita nel tentativo di affermarsi soggetti dominanti).

*Ed è tipica delle società che viaggiano con il vento in poppa, cosa che si verifica quando la maturità sviluppata da ogni singolo del gruppo è tutt’altro che trascurabile ed allo stesso tempo omogenea in tutto il gruppo stesso.

Le doti del comando

Capita così l’assurdo, situazioni nelle quali in un gruppo ad esempio di tre persone, ognuna dice la sua non a titolo informativo, quindi per suggerire un punto di vista, ma per elargire una vera e propria azione incisiva che si scontri con le intenzioni prossime o con le azioni già avviate da altri. In un gruppo di tre persone dove nessuno riconosce le virtù, l’autorevolezza e una cospicua dose di fiducia nell’altro, lo scontro è inevitabile. Un gruppo così non funziona e, se proprio non c’è altra scelta, andrà avanti con intensi attriti che freneranno notevolmente il reale potenziale. Questo significa ad esempio impiegare 3 anni per sviluppare un prodotto che, con le persone giuste, si poteva sviluppare in 6 mesi; significa maggiori costi, maggiori perdite, maggiore stress, facile perdita di entusiasmo e, nei casi peggiori, perdere la voglia di coltivare le proprie passioni arrivando addirittura a rinunciarvi o, peggio, a detestarle. Nel branco c’è un capobranco, uno e uno solo, riconosciuto tale da tutti gli altri. Tira il gruppo, stabilisce come condurre la caccia, cosa affrontare e cosa evitare, dove muoversi, dove rifugiarsi. Ad esso si affidano tutti gli altri perchè tutti gli altri riconoscono in lui le doti del comando. Quando il suo periodo tramonta e non trasmette più la solidità che fa sentire la sua aroma carismatica, ecco che si congeda e viene sostituito da un nuovo capo branco più giovane, più forte, più coraggioso, il quale ha “dimostrato” al gruppo di che pasta è fatto, di cosa è capace e quanto possa esser affidabile nel portare a termine un compito.

Regno animalia moderno

Oggi invece questa forma di rispetto, che con il mondo animale ha abbracciato anche l’uomo milioni di anni fa, sta venendo sempre meno perchè viene sempre meno la capacità di distinguere persone valide e capaci da persone che probabilmente sono più portate per altre realtà lavorative (o sociali, o sportive, perché no). Vi è più competizione che capacità di osservazione. La maturità di saper scegliere un/una partner e riconoscere, apprezzare la sua abilità, così da decentrare un timone, se necessario, affinché si ottenga un risultato migliore, è sostituita da una immane voglia di competizione (o di prevaricazione se si superano i limiti della norma). Nei gruppi che invece hanno funzionato ed hanno fatto la storia dello sviluppo industriale del ‘900 vigeva solerte un ineccepibile rispetto senza tempo. Questi erano formati da persone che si agglomeravano per sommare le proprie capacità, ognuna aveva particolari doti ed apprezzava le doti dell’altro o non ne poteva proprio fare a meno manifestando, in un caso o nell’altro, un profondo rispetto. Ogni componente di un gruppo esprimeva diplomaticamente i suoi pensieri ma era incisivo solo su ciò che direttamente investiva le proprie competenze, gli altri facevano altrettanto. Il clima era così sbalorditivamente produttivo, sereno e di impagabile soddisfazione. Non che non ci fossero malumori di tanto in tanto o discordanze di pensiero, è umano averne, era l’approccio a queste situazioni ad esser differente permettendo così di andare avanti anziché star fermi o girare in circolo attorno ad un inutile problema che non poteva risolversi da solo.

Personaggi d’altri tempi

Sto leggendo e ascoltando sempre più spesso racconti di persone di 60 70 80 anni (e oltre) che hanno reso celebri, con il loro contributo, rinomate aziende italiane oggi venerate più per i prodotti del passato che per quelli attuali spesso classificati come omologati e privi di personalità. Quella personalità del passato che ci ha fatto brillare in tutto il mondo quando le persone di buona volontà si mettevano in gruppo e davano vita a qualcosa di unico, inimitabile, come l’anima di una persona. I loro prodotti prendevano vita e la soddisfazione pagava più del denaro. Oggi stiamo perdendo queste peculiarità a favore di un individualismo virale di cui diventiamo sempre meno immuni e che non ci porterà a nulla. Tre persone a comandare nella stessa stanza, nessuno che viene comandato; tre capi, nessun operaio; tre teste, nessuno esegue… ed i lavori lì fermi in pausa strazio mentre le perdite economiche crescono rapidamente e l’orgoglio rimane fine a sé stesso.

La rotta del singolo

Ci vorrebbe a mio modesto avviso, all’avviso di uno che non è perfetto**, sbaglia e talvolta cade in queste situazioni, un gruppo formato da persone con capacità tangibili ognuna nel proprio ramo e dotate di sufficiente maturità da riconoscere le abilità degli altri. Così come ci vorrebbe che ognuno dimostrasse con il proprio operato di saper far bene quanto dice affinché gli altri ne abbiano un riscontro evidente. Le richieste di opinioni anche sull’altrui operato non tarderanno poi ad arrivare e questo succederà quando si sarà conseguita la piena coscienza di rispettare gli altri, affidarsi agli altri, condividere con gli altri e dividere con gli altri i frutti. Muovere sulla rotta dell’individualismo, della sopraffazione, della prevaricazione sta portando secondo me solo ad una pura agonia priva di qualsivoglia risultato ma densa di stressante fervore. A stento sorge qualche nuovo colosso qualche nuova filosofia, concept. Assistiamo alla riaffermazione ai più alti livelli sempre e solo dei vecchi dinosauri e tutti quelli in gamba cosa aspettano a conquistare il mondo di diritto? Ora è il loro turno ma in troppi si lasciano suggestionare dai messaggi inondati dai mezzi comunicativi della nostra società contemporanea che ci suggeriscono “Perchè farne un’altra? Mettiti con noi che siamo già grandi! Da solo con i tuoi amici non riuscirai mai!***”. Ma chi lo dice? Chi ha paura di esser battuto, semplice.

**Ma che almeno se ne rende conto cosicché sia possibile mutarle.
***Grandi a modo loro, grandi su principi diversi, grandi con obiettivi diversi talvolta giustamente grandi tali altre volte meno.

Quando la radice distrugge il cemento armato

Poi succede che due giovani neolaureati di Ingegneria con una passione spasmodica per la tecnica e per il volo riescano, con il fondamentale aiuto di un imprenditore privato, a realizzare in un bel colpo gli aerei classificati come i più maneggevoli al mondo, dotati della particolarità di un telaio monoscocca più unico che raro e che i maggiori costruttori di aerei del mondo, guarda un po’, non avevano fatto. Sto parlando dei ragazzi di BlackShape Aircraft che personalmente non conosco e di cui ovviamente non posso giudicare l’operato dall’interno, ma di cui ho apprezzato molto quello che ho potuto osservare dall’esterno come tutti voi. Per citare un bel nome del passato invece, ho il piacere di scrivere “Olivetti”, capisco che oggi non vi dica molto ma, se sapeste cosa sono stati in grado di fare in passato e come hanno fatto tremare il mondo “quelli di Olivetti”… Si parla sempre di Steve Jobs e del suo rivale ma non si parla mai abbastanza di Olivetti e di quel gruppo di uomini che, a dispetto di quanto molti credono, sono stati i precursori del mondo informatico di oggi, largamente temuti da realtà come gli Stati Uniti d’America. Andate a leggere qualche libro sul tema, non voglio anticiparvi nulla. E se ancora avete qualche dubbio su quanto può fare anche solo un ristretto gruppo di uomini di buona volontà, rispettosi gli uni degli altri, dovreste cercare la storia delle imbarcazioni Lillia e scoprire come, coloro che prima erano derisi perchè costruivano barche da competizione nel retrobottega di una macelleria, hanno poi distrutto un record dopo l’altro conquistando il mondo e riempiendo addirittura interi podi da soli.****

****Pensate che acutezza, capacità, rispetto e umiltà potevano mai avere coloro che li hanno derisi.

Il principio di prevaricazione si basa su un soggetto che è in grado di imporre il suo pensiero e le sue volontà non perchè queste sono comprese o largamente condivise, accettate ed utili, ma perchè egli ha la forza, i mezzi e gli strumenti per affermar sé stesso e poter dire: “Si fa così perchè l’ho deciso io e basta”. Costui riesce ad andar avanti vincendo gli attriti come un complesso motore ben lubrificato piuttosto che come una semplice palla in discesa. Ha quindi gli strumenti per aver ragione nonostante le complicazioni.

Link correlati

Quelli che non collaborano
Quelli che non partecipano: Spirito di comunità
Quelli che ci fanno retrocedere: I retrocessori
Quelli che imparano la vita a memoria
Quelli che non vogliono dire grazie
Quelli che ti devono far cadere per forza
Quelli che voglion comandare

Forza della natura

Immagine tratta da una ricerca sul web. Se siete i proprietari del diritto d’autore dell’immagine,
potete chiederne la rimozione o indicarci il copyright da specificare. Image taken from research
on the web. If you own the copyright of the image, you can request its removal or indicate the
copyright to be specified.

Pubblicato in Aspetti psicologici, comportamenti della società e NS, Mondo lavoro | Tagged: , , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su Quelli che voglion comandare

La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 4

Scritto da Raffaele Berardi il 24 gennaio 2016

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Il complicato blocco dei servizi non richiesti sul cellulare
(ed il semplicissimo blocco senza preavviso della SIM)

Quando il telefono rappresenta una reale utilità

Mio padre è una persona parecchio desiderata dai suoi clienti, ha una gran passione per il suo lavoro e questi se ne accorgono e gli chiedono consigli e info tecniche su numerosi prodotti e servizi che fornisce. In soldoni, sebbene utilizzi il telefono cellulare, lo usa praticamente sempre per ricevere. Così un giorno si accorge che è passato un anno dall’ultima ricarica perché il suo numero è entrato in blocco (senza nemmeno alcun messaggio di preavviso quando, per le cose non richieste, gli sms invece fioccano). Non poteva né chiamare, né tantomeno ricevere chiamate. Contattando il numero di assistenza del suo operatore ha chiesto la riattivazione a fronte del pagamento di una nuova ricarica. L’operazione, che teoricamente immagino esser fattibile con un click, gli è stata negata (motivo per cui continuerà a non ricaricare) ed è dovuto ricorrere all’attivazione di una nuova scheda apposita per questi casi, una SIM vergine impostabile sullo specifico numero desiderato.

La scheda della soluzione

Nella nostra città nessun venditore di telefonia ha voluto fornirci la suddetta scheda (ne ignoro il motivo). I venditori di telefonia ufficiali del nostro operatore davano la colpa ad un non precisato disservizio a carico dell’operatore stesso e, chiamando il relativo call center, la colpa veniva rimbalzata ai suddetti negozi. Nel pieno di un limbo ho risolto ignorando sia i negozianti, che mi proponevano di attendere un paio di settimane per poter ricevere (forse) la tale scheda vergine, sia l’operatore che non voleva saperne di collaborare ed ho trovato ciò che cercavo in una città limitrofa alla mia. Tempo di risoluzione, circa 4 ore contro le due settimane (almeno) ipotizzate dall’operatore telefonico. Il motivo di un tale disservizio, non essendo fornito, lascia presagire che si vogliano creare problemi a quelli che non spendono in ricariche onde invitarli a farlo più spesso.

Dalla gioia di uno stra-record alle perplessità di una dinamica insana

Risolto il tutto a tempo di stra-record entro la giornata (con un giro interminabile di telefonate verso il servizio clienti ed i punti vendita di zona) emerge una dinamica insana. Ogni qualvolta si rimuove la SIM da un telefono cellulare (anche se questa non è scaduta) si azzerano le preferenze del cliente (a saperlo…) nei confronti dei servizi offerti dal prorpio operatore (richiesti o meno). Possono così verificarsi fatti spiacevoli come la totale perdita dell’importo ricaricato (sia esso di pochi Euro o di molte decine di Euro). Più precisamente ad ogni rimozione della SIM è necessario chiamare il servizio clienti del proprio operatore per poter richiedere:

Blocco del traffico dati.
Qualora si utilizzi il telefono solo per telefonare e mandare sms (informazione che interesserà perlopiù, in maniera crescente, persone tra i 35 ed i 100+ anni), il blocco del traffico dati evita che la pressione accidentale di un tasto attivi internet facendo scalare l’intero credito in pochi minuti/ore. Con il blocco del traffico dati il telefono non può andare su internet (a pagamento) in alcun modo, anche se premete i relativi tasti accidentalmente (potrete comunque andarci gratuitamente con il wi-fi). La cosa più spiacevole che può capitarvi è che si avvii internet con standard di terza generazione su un vecchio telefono di alcuni anni fa, che a malapena poteva inviare mms. In questo caso, conoscendo il fornitore del vostro servizio da quale telefono sta operando la vostra SIM, è evidente l’opportunismo.

Barring SMS.
Richiedere al vostro operatore il Barring SMS permette di evitare che vi arrivino, specie senza preavviso, messaggi di servizi a pagamento non richiesti e forniti da società terze (cose strane tipo previsioni sentimentali, numeri fortunati e quant’altro).

Negazione al consenso…
…di invio materiale (sms, mms, email, telefonate ecc.) con finalità promozionali di marketing da parte di società terze in qualche modo collegate al vostro operatore o che da esso hanno ricevuto, tramite un elenco di contatti appositamente redatto e “venduto”, il vostro numero.

Negazione al consenso…
…di invio materiale (sms, mms, email, telefonate, ecc.) con finalità promozionali di marketing da parte “anche” del vostro stesso operatore (non parliamo quindi di terzi) che può incaricare uffici appositi, dislocati sull’intera penisola, di contattarvi per vendervi “pacchetti” di offerte.

Blocco di servizi accessori…
…quali ad esempio quelli che, dietro pagamento, notificano tentativi di chiamata mentre il cellulare era spento o irraggiungibile. Io sono solito spegnere il telefono quando sto guidando, quando pratico gli sport che amo e, in particolar modo, quando sono preso dai miei impegni, specie se mi apassionano. In sostanza significa che ignoro il telefono per la quasi totalità della giornata, spesso lo lascio in macchina; so che per molti risulta impossibile, ma se sapeste che goduria essere liberi… Quindi perchè mai dovrei pagare per sapere chi ha tentato di disturbarmi? Con quest’ultimo interrogativo burbero alla Walter Matthau è ovvio che sto in realtà scherzando. Ammetto però che quando si tratta di cellulari divento uno scorbutico giovane vecchietto che borbotta, blatera e contesta i lavori davanti ad un cantiere (il cantiere che contesto però è un parco servizi telefonici non richiesti). Meno male che me ne rendo conto da solo!

Per questo contrattempo ho perso quattro ore “intense” (pur di non sprecare nemmeno un’alba in più in simili scempiaggini) tra ripetute telefonate al servizio clienti del mio operatore, telefonate ai vari punti vendita, più un extra misurato volto alla ricerca di fonti utili a capire come mai il nuovo credito nel telefono di mio padre si è esaurito dopo poche ore dalla riattivazione.

Un falso diritto di prelazione (da bloccare)

Un pivello da quattro soldi

Un pivello da quattro soldi (perdonate la durezza ma non ho trovato altri termini per una tale figura dalle sembianze vagamente umane) impiegato presso una società di servizi postali italiani è il soggetto di questo paragrafo che può destare curiosità non tanto per il soggetto stesso bensì per il metodo di risoluzione del problema che ha creato. Tale soggetto è la persona che ho trovato dentro un ufficio informazioni cui mi ero recato per avere una pura e semplice idea di massima circa la fornitura di un servizio certificato. Avete presente quei giri che si fanno a solo scopo informativo per mettere a confronto le caratteristiche di più prodotti e cercare di capire quale fa al caso vostro? Bene.

Tattiche da corso di addestramento scialbo

Terminato di “non” spiegarmi quello che io in realtà, dietro appuntamento, ero andato a chiedere (quindi anticipando abbondantemente le mie necessità), e che simpaticamente eludeva non sapendo rispondere ad una domanda che fosse una, mi propina subito una serie di “altri” servizi che, garantisce lui, potrebbero fare al caso di mio padre ma che, garantisco io, mio padre voleva chiedere ad altri. A nulla è servito spiegargli che mio padre sa bene quello che vuole e che quando dice no è no alla prima volta* (e non tanto per dire). Il soggetto è andato avanti imperterrito per più di un’ora senza sapere che non me ne sono andato via nauseato non per perbenismo ma per la mia insana curiosità di vedere dove volesse andare a parare. Tra le sue tattiche, probabilmente apprese in un corso seguito con una folta combriccola di spiantati, vi era il finto nutrito interesse verso i miei interessi e verso le mie passioni a cui tentava di arrivare ostinatamente con domande mirate elargendo al contempo sorrisi gratuiti e svendendo segreti su presunti trabocchetti nei quali sarei potuto inutilmente cadere se egli non fosse stato così delicato da dirmi la verità contro i suoi interessi.

*Mi chiedo retoricamente da chi avrò preso…

Me misero me… tapino tapino tapino (diceva lo Zio Paperone in simili casi)

Ma qui viene il bello, nonostante fosse palese la sua falsità io sono caduto comunque in errore. Tanto per esser spiccioli, sono stato un vero idiota. Dopo chiacchiere su chiacchiere ho provato pena per questa persona, pena e tristezza. Mi rendevo conto che “questo” stava lì a freghicchiare il prossimo, non ho accettato alcun contratto propinatomi, gli ho detto chiaramente che anche mio padre non avrebbe accettato nulla di quanto da lui proposto ma, quando mi ha chiesto almeno di firmare un foglio al “solo” scopo di informare i suoi superiori che aveva impiegato il suo tempo per offrirmi la sua prestazione professionale informativa, ho accettato perchè sono stato un’idiota (uhm…), perchè non sono stato sufficientemente “cattivo”** (male), perché mi faceva pena e perché mi sono fidato (malissimo) della società che egli rappresenta. Sul foglio non c’era scritto molto ma era scritto evidentemente in modo equivoco ed interpretabile, sembrava in effetti quello che non era, credo che persino i miei avvocati avrebbero dovuto concentrarsi un attimo per trovare l’inganno tra le righe. Oppure, semplicemente, si è giocato sulla mia fiducia per farmi firmare il primo foglio in un modo e poi il successivo, spacciato per copia, contenente invece un “falso diritto di prelazione”.

**Dove per cattiveria non si intende commettere azioni disgraziate ed illegali ma estremamente severe, rigide e volte alla disciplina. Non fraintendete questa definizione perchè, specie di questi tempi, quando si dice “bisogna essere cattivi” si equivoca molto su cosa sia realmente neccessario fare per esserlo e su cosa non si debba mai fare per sembrarlo e magari finire col violare la legge.

Un falso diritto di prelazione

Tramite il diritto di prelazione questo vile voleva vincolarmi (anzi l’intenzione era quella di vincolare mio padre) a poter acquistare determinati servizi di spedizioni solo dalla sua società e non più, ad esempio, da altre società collegate. Questo significa che quando mio padre è andato a chiedere i medesimi preventivi per le spedizioni da concorrenti collegati (tante società le conosciamo singolarmente ma non sappiamo che fanno capo al medesimo proprietario), gli è stato poi risposto che risultava attiva una clausula (contenente una forma di diritto di prelazione) che impediva a costoro di vendere alcunché a mio padre il quale si poteva ora rivolgere solo ed esclusivamente al tal vile.

Azione rapida e decisa

Capito il mio grande errore, capito che oggi non c’è più spazio alcuno per la cordialità (né tantomeno per la pena) ed avendo messo mio padre in difficoltà, ho deciso di operare a modo mio e risolvere rapidamente anche a costo di smontare psicologicamente quel ragazzo al punto da palesarne la banalità. L’operazione è durata solo poche ore e si è basata sul fatto che la legge non ammette ignoranza… né la mia che sono stato un’idiota, né tantomeno la sua che è stato un turpe malcreato. Ho preso l’incartamento, ho preso conoscenza delle leggi gravitanti attorno alla documentazione in causa, ho operato una ricostruzione logico matematica*** e, una volta dimostrato che i documenti erano nulli, ho bloccato tutti, ho contattato l’azienda che non voleva fornire il servizio a mio padre per via del presunto diritto di prelazione, ho trovato e contattato i superiori del tal vile ed ho minacciato una rigorosa azione legale dimostrando che potevo farlo realmente. Nel giro di poche ore ho ottenuto quanto richiesto più una reazione a dir poco iraconda del tal vile che ha “letteralmente sclerato” (effetto dell’abbattimento psicologico di cui sopra) insultando tutti coloro che gli hanno fatto presente che legalmente avevo ragione io e che il documento era nullo. Ma come facevo ad avere ragione? Semplice, ho scoperto che il documento, per esser valido, doveva esser firmato da mio padre e non da me in quanto io non rappresento in alcun modo l’attività di mio padre né tantomeno il volere di mio padre. Di fronte a questo nessuno ha potuto far nulla né obiettare ed un responsabile della tale società di servizi postali ci ha contattati dicendosi sorpreso per l’atteggiamento del tal vile e scusandosi a nome dell’azienda rappresentata per il suo ingiustificabile comportamento.

***Spiegherò meglio a cosa mi riferisco nell’ultimo articolo di questa rubrica (vedi in basso i link correlati).

Non dovreste mai… (un modesto ma dettagliato consiglio)

Nonostante questo piccolo grande successo personale e nonostante la sorprendente rapidità con cui sono riuscito ad ottenere il risultato (una vera rarità nella mia vita… ed in questo paese credo), sempre e comunque un’idiota sono stato. Non dovreste mai firmare nulla che non sia esplicitamente richiesto da voi. Quando qualcuno, chiunque, vi chiede una firma per qualcosa che non vi siete alzati a fare voi stessi la mattina, la risposta dovrebbe essere sempre no. Vi fa pena? La risposta è no. Vi infonde fiducia? La risposta è no. Vi fidate dell’azienda che rappresenta (o che dice di rappresentare)? La risposta è no. Gli serve per lavorare? La risposta è no. Senza di voi non saprebbe come fare con il capo? La risposta è no. In qualunque caso non abbiate chiesto voi qualcosa che sia necessario firmare, la risposta è no. Se in più i fogli da firmare sono in più copie ed avete letto solo il primo (come nel mio caso) non fidatevi di firmare gli altri. Non fidatevi di chi vi copre parte del foglio fingendo un gesto naturale, non fidatevi di chi lo fa con la scusa della scrivania piccola e delle troppe carte che occludono la vista, non fidatevi di chi muove troppo velocemente i fogli, non fidatevi di chi, con giochi da prestigiatore, vi mette il foglio sotto il naso per poi distrarvi con battute, complimenti, gentilezze di qualsivoglia forma e, persino offrendovi cioccolatini e caramelle nel frangente in cui dovreste dedicare la massima attenzione a ciò che c’è da leggere e da controllare. Insomma, se non l’avete chiesto voi, non firmate mai… è più sicuro. Se poi chi avete davanti cercherà di dare la colpa a voi dei problemi che, sostiene, avrà a lavoro senza quella firma, allora state pur certi che vi sta ingannando in qualche modo e che cerca di mettervi sensi di colpa per raggiungere il suo scopo.

Mi ricordo il Teatro di Eduardo

In una nota commedia teatrale di Eduardo De Filippo dal titolo “Non ti pago” diceva l’Avvocato Strumillo (il principe del foro) alla richiesta di Ferdinando Quaiuolo di rappresentarlo in una controversia legale: “Ma io non so scrivere!”. Questo per intendere che non poteva firmare e controfirmare carte che avanzavano richieste assurde. Ebbene anche voi, se apprezzate il consiglio, potreste “non saper scrivere” in certi casi.

Quando un essere spregevole conferma sé stesso

Una breve nota, nel frangente tra la chiacchierata con il vile e la nuova richiesta di preventivo avanzata da mio padre all’altra azienda che ci ha informati del “blocco”, il tal vile è andato a trovare mio padre per cercare di convincerlo a firmare quanto io non avevo firmato in agenzia. A mio padre avevo già comunicato che il tale non mi “quadrava” ma non è stato questo il problema; il problema è stato che quel giorno i miei genitori dovevano correre in ospedale da un nostro caro che stava seriamente male ed il vile continuava a fregarsene usando modi insistenti ed aggressivi tipici di chi vuol concludere a tutti i costi anche se questo richiede il tentativo di incutere un qualche timore. E’ stato pregato più volte di lasciare la sede di mio padre perchè ci si doveva recare in ospedale urgentemente e lui ha perseverato sgarbatamente. Il nostro caro è passato poi a miglior vita ed io, il pivello da quattro soldi, l’avrei volentieri licenziato, se avessi potuto, anche se è giovane, anche se ha famiglia. Mi immagino che bell’esempio sia per i suoi figli.

Un falso contratto elettrico a tariffa FLAT (anzi due…)

Una volta non si tollera, pensa due…

Ci è successo per ben due volte, sia a casa che al lavoro di mio padre. Qualcuno che non abbiamo mai visto in faccia ha aperto lo sportello del contatore per raccogliere dati, ne ha presi altri sulla bolletta elettrica illegalmente estratta dalla cassetta postale ed ha riportato una firma falsa (uno scarabocchio spacciato per la firma di mio padre) su un contratto per l’energia elettrica di tipo a tariffa fissa o flat. Quel genere di contratti che ti offrono un pagamento fisso sempre della stessa cifra entro un limite di consumo elettrico. Il problema per questo furbetto è stato il nostro non trascurabile livello tecnologico. Generalmente chi opera queste truffe lo fa per chiudere più contratti che può e ci marcia convinto che l’utente non se ne accorgerà in quanto andrà a spendere, generalmente, una cifra pressappoco analoga alla precedente (magari superiore solo di pochi Euro a bolletta). Nel nostro caso invece è stato diverso in quanto avendo noi a casa particolari impianti ed elettrodomestici, grazie alle conoscenze sul tema maturate sia da mio padre che da me, abbiamo consumi talmente bassi che sono paragonabili a quelli di un piccolo monolocale usato di tanto in tanto nonostante l’abitazione sia egregiamente accogliente e dotata di tutti i comfort. Questo significa che quando ci è arrivata una bolletta, molto più alta del solito, ci siamo accorti subito che, osservandola meglio, questa era persino leggermente diversa* nella veste grafica e nei contenuti. Aveva una striscia colorata in maniera differente, un logo leggermente differente e una tariffa “totalmente” differente.

*Attenzione però perchè mi giunge voce che ora le grafiche siano state uniformate e sia più complicato accorgersi di un cambiamento non richiesto. Verificate voi se è realmente così.

Totalmente ignorati

Chiedendo spiegazioni al fornitore dell’energia elettrica ci viene risposto che mio padra ha firmato un foglio per cui… In breve mio padre chiede di vedere il foglio e avvisa subito che quella non è la sua firma. Chiediamo di esser riportati subito al precedente contratto, chiediamo l’annullamento del falso contratto, chiediamo i danni ma… nulla. Non otteniamo nulla di nulla. Passano i giorni, le settimane, i mesi. Continuano ad arrivare le nuove bollette più care senza alcuna remora, imperterrite, puntuali. I miei genitori indispettiti non le pagano e gli avvocati della società elettrica non tardano a farsi sentire. Spieghiamo loro la situazione ma nulla, con una certa arroganza ci invitano a pagare punto e basta.

Totalmente ignorati… ancora una volta

A questo punto consiglio ai miei genitori di rivolgersi alle società dei consumatori convinto che loro sapranno sicuramente suggerirci delle tutele. La risposta è, con nostra totale sorpresa, oltraggiosamente menefreghista. Ci viene detto addirittura che tanto contro i grandi non vinceremo mai quindi meglio lasciar correre e pagare la bolletta così com’è. Cioè… ma vi rendete conto!!

I risolutori

Presi dallo sconforto per l’assurdo di questo paese decidiamo all’unanimità in famiglia di rivolgerci all’Arma dei Carabinieri ed effettuiamo una denuncia contro l’agente, della tale società elettrica, che ha effettuato la firma falsa (l’operatore per render valido il suo falso contratto non ha potuto non mettere anche il suo nome… Scemo!! Sceeemo!! Sceeeeemo!!). Attenzione, piccolo ma fondamentale dettaglio, la denuncia non è stata inoltrata contro la società elettrica stessa; grazie ad amici e conoscienti preparati in materia abbiamo saputo infatti che se avessimo denunciato la società elettrica per la firma falsa questa avrebbe potuto rivalersi su di noi perchè effettivamente non è stata la società a fare la firma falsa ma un suo operatore (sbagliando la parte da chiamare in causa avremmo potuto persino far peggio nonostante le nostre ragioni). Capite come è sottile il confine tra il fare bene ed il fare male? E’ per questo che tante cose le faccio bene e tante altre ne sbaglio, è pressoché impensabile riuscire a cogliere sempre le giuste sfumature.

Un sentito ringraziamento

Ad ogni modo l’Arma dei Carabinieri ha saputo come muoversi alla grande, lo ha fatto bene e lo ha fatto persino rapidamente. Nel giro di pochissimo tempo siamo stati rimborsati, abbiamo riottenuto il precedente contratto e siamo stati contattati dall’avvocato della società elettrica che ci ha avanzato le scuse della società stessa (addirittura!). Quindi la società dei consumatori a cui ci siamo rivolti non è stata in grado di fare il suo dovere tutelando i consumatori ma si è comportata come si è comportata, mentre l’Arma dei Carabinieri, che ringrazio vivamente e che mi dispiace persino di aver disturbato per queste quisquilie, è stata al fianco del cittadino “Magistralmente” risolvendo la situazione in men che si dica ponendo così fine all’operazione illecita. Un sentito ringraziamento.

Continua…

Link correlati

La continua lotta contro il sistema Italia: Introduzione
La continua lotta contro il sistema Italia: Il tempo
La continua lotta contro il sistema Italia: La sicurezza
La continua lotta contro il sistema Italia: La sanità
La continua lotta contro il sistema Italia: Le infrastrutture
La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione
La continua lotta contro il sistema Italia: La giovane impresa – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: La giovane impresa – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 3 + VIGNETTA
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 4
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Intro
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 3
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 4
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 5
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione (Le leggi mancanti)
La continua lotta contro il sistema Italia: La qualità della vita
La continua lotta contro il sistema Italia: La privacy
La continua lotta contro il sistema Italia: La tranquillità
La continua lotta contro il sistema Italia: La matematica
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni

Capra

La legge è uguale per tutti ma allo stesso tempo la legge non ammette ignoranza, trattasi di due
condizioni che coesistono e di fatto la legge diventa effettivamente uguale per tutti quando è
soddisfatta la seconda condizione di non ammissibilità dell’ignoranza.
Image’s copyright: Wikipedia.org

Pubblicato in Aspetti psicologici, comportamenti della società e NS, Forse non tutti sanno che/chi è, Imprenditoria, microeconomia, marketing, branding, Mondo digitale | Tagged: , , , , , , , , , , , , , , | 2 Comments »

Quanti tipi di forze conosci?

Scritto da Raffaele Berardi il 16 gennaio 2016

Rubrica: Fisicamente

Titolo o argomento: Ecco cosa sostiene il mondo che conosciamo

Le forze fondamentali conosciute, in fisica più propriamente chiamate interazioni, sono solo quattro e spiegano non solo il moto delle particelle ma anche come avviene tutto ciò che percepiamo nel nostro quotidiano e che solitamente diamo per scontato. Se anche una sola di queste forze non esistesse, la vita non sarebbe possibile. Si distinguono: la forza (o interazione) debole, gravitazionale, elettromagnetica e forte. Le altre forze più note nel nostro quotidiano quali ad esempio la forza peso, la forza elastica e le forze di attrito (radente, volvente, viscoso) sono dirette manifestazioni, per così dire, macroscopiche, delle interazioni fondamentali.

La forza debole

La forza debole ha luogo tra particelle dette leptoni (ovvero elettroni, neutrini e muoni) ed altre particelle subatomiche. Questa le trasforma ma è troppo debole per legarle tra loro. La sua importanza è enorme in quanto regola le reazioni nucleari che avvengono al centro delle stelle (quindi anche del sole). La sua debolezza infatti permette al sole di bruciare combustibile nucleare (idrogeno) in reazioni di fusioni così lente che lo fanno durare miliardi di anni. In particolare l’interazione debole è associata al decadimento dei nuclei radioattivi, non può formare stati stabili della materia e, come introdotto, tiene sotto controllo la combustione nucleare del sole. Senza interazione debole il sole esploderebbe in una iperbomba all’idrogeno. Un po’ come se invece di avere dei carburatori o degli iniettori accendeste l’intera quantità di carburante presente nel serbatoio in una sola volta.

La forza gravitazionale

La forza gravitazionale genera una reciproca attrazione tra tutti gli oggetti dotati di massa e può formare stati stabili della materia. Si tratta dell’interazione che trattiene gli oggetti sulla terra così come lega il sole ed i pianeti nel sistema solare e le stelle nelle galassie. La forza gravitazionale è meno intensa delle forze deboli di decine di ordini di grandezza, inoltre non produce effetti nel mondo delle particelle subatomiche però ha un raggio d’azione impressionante che ha giocato un ruolo fondamentale nella storia dell’Universo. La carica gravitazionale è tale che le masse si attirano sempre.

La forza elettromagnetica

La forza elettromagnetica si esercita tra oggetti dotati di carica elettrica, può essere sia attrattiva che repulsiva ed è responsabile dei legami chimici (assieme alle proprietà ondulatorie degli elettroni). E’ come se l’attrazione elettrica che tiene insieme il nucleo e gli elettroni trabordasse al di là  dei confini indefiniti dell’atomo stesso, andando ad agire sugli atomi circostanti. Infatti, nonostante la complessiva neutralità degli atomi, essi si attraggono mediante forze elettriche. Le forze elettriche, per utilizzare un esempio chiaro, sono responsabili della rigidità dei corpi solidi e di ciò che impropriamente chiamiamo forze di contatto: quando spingiamo un oggetto con la mano questo viene messo in movimento dalla repulsione elettrica tra gli atomi del palmo della mano e quelli della superficie dell’oggetto. La forza elettromagnetica vincola gli elettroni ai nuclei nella formazione degli atomi e gli atomi stessi nella formazione delle molecole e dei cristalli. La varietà del mondo che ci circonda è tenuta su dalle forze elettromagnetiche. Ma non solo… dalle forze elettromagnetiche dipende anche la nostra percezione sensoriale. Permettono di vedere grazie al fatto che la luce, che per l’appunto è un insieme di onde elettromagnetiche, colpisce la retina dell’occhio umano. Ma permettono anche di sentire con il tatto e con l’olfatto. Il corpo umano è ricco di parenti stretti dei trasduttori e dei sensori che convertono i segnali esterni in segnali elettrici da inviare tramite le fibre nervose al cervello. Anche i fenomeni chimici e biologici sono di natura elettromagnetica: la percezione dei feromoni tramite l’olfatto, rende possibile dare il via ad un processo di attrazione tra un uomo e una donna, tale percezione è possibile grazie alle forze elettromagnetiche.

La forza forte

La forza forte (detta anche nucleare) è la forza che tiene legati protoni e neutroni in un nucleo atomico ed è causata indirettamente dai quark i quali non si trovano mai isolati in natura ma si presentano in particelle composte dette adroni (nucleoni, pioni pi-greco, ecc.).

Composizione di forze

E’ logico immaginare che le diverse particelle che costituiscono la materia possono partecipare anche a più di un tipo di forza (interazione) contemporaneamente. Ad esempio il neutrone, che è un adrone, si lega con altri neutroni o protoni mediante le forze forti; possedendo un momento magnetico il neutrone interagisce anche con particelle cariche elettromagneticamente. Se il neutrone è libero decade dando origine ad un protone, un elettrone ed un antineutrino con un processo regolato dalle forze deboli. Infine, possedendo una massa, il neutrone è soggetto anche ad interazioni gravitazionali.

Per porre all’attenzione un secondo esempio concatenato, l’antineutrino del precedente esempio, non avendo né carica, né massa, né momento magnetico, è un tipico esempio di particella che risente di un solo tipo di interazione: quella debole.

Intensità relativa

Le quattro interazioni fondamentali offrono un’intensità che può esser determinata osservando gli effetti prodotti su particelle elementari in posizioni spaziali distinte. Emerge così che il contributo della forza forte è 100 volte più grande di quello elettromagnetico e 10 milioni di volte maggiore di quello debole, nonché 10^38 (ovvero 10 elevato alla 38, cioè 10 seguito da ben 38 zeri: 1 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000) volte maggiore di quello gravitazionale. Quindi quest’ultimo potrebbe considerarsi totalmente trascurabile, tuttavia il raggio d’azione rispettivamente delle forze forti e deboli è di soli 10^-15 metri e 10^-17 metri. Viceversa, nonostante vi sia una consistente riduzione degli effetti all’aumentare della distanza, il raggio d’azione della forza gravitazionale e della forza elettromagnetica è decisamente più esteso. La distanza tra la terra ed il sole è di circa 150 milioni di chilometri eppure gli effetti di attrazione gravitazionale si fanno sentire. Pertanto quando la distanza tra le particelle è considerevole l’interazione dominante è quella elettromagnetica nel caso le particelle siano cariche, altrimenti quella gravitazionale.

Link correlati

In preparazione

Superficie sole

Affascinante immagine della superficie del sole
Image’s copyright: nasa.gov

Pubblicato in Ingegneria, tecnologie, energia e cenni di scienze, MatematicaMENTE FisicaMENTE | Tagged: , , , , , , , , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su Quanti tipi di forze conosci?

Creare un buco nero con una tanica di benzina

Scritto da Raffaele Berardi il 12 gennaio 2016

Rubrica: Fisicamente

Titolo o argomento: Non occorre in realtà molta energia per creare un infinitamente breve ed infinitamente piccolo buco nero, il problema è un altro

Ebbene sì, è sufficiente l’energia contenuta in una tanica di benzina per generare un buco nero di dimensioni infinitesime che duri un tempo infinitesimo (ossia, rispettivamente, estremamente piccolo, breve). Se ci pensiamo un chilogrammo di benzina racchiude in sé circa 12 kWh di energia ed una tanica di benzina da 25 litri, ovvero contenente 18,75 chilogrammi di carburante, ingloba un totale di circa 225 kWh di energia.

Questioni di fattibilità

Il problema è ben altro, si tratta infatti di concentrare una simile (e seppur modesta) energia in due sole particelle elementari che collidono. Per render possibile una simile operazione sarebbe necessario un acceleratore di particelle la cui lunghezza sia pari a diversi anni luce (questo già risulta un “pelino” più difficile).

Curiosità

Altra curiosità, l’energia più o meno contenuta in una tanica di benzina equivale alla moltiplicazione di due valori che hanno un’importanza rilevante per la fisica (specie per la fisica quantistica). Ricordate la formula E = mc^2 di Einstein? Ovvero l’energia contenuta o emessa da un corpo è uguale alla massa del tale corpo per la velocità della luce, nel vuoto, al quadrato. Più precisamente, l’energia contenuta in una tanica di benzina equivale pressappoco alla moltiplicazione della “massa di Planck” per la velocità della luce al quadrato.

Che cos’è la massa di Planck?

Due particelle che si scontrano, avendo sufficiente energia (e quindi massa), possono smettere di esistere lasciando al loro posto un buco nero nel punto di collisione. La massa di Planck, che vale circa un centomilionesimo di grammo, è la più piccola massa possibile per un buco nero.

Note

Max Planck è stato un importante fisico che ha dato origine allo studio dell’affascinante Fisica Quantistica.

Link correlati

In preparazione

LHC - Acceleratore di particelle del CERN di Ginevra

Image’s copyright: http://home.cern/

Pubblicato in Forse non tutti sanno che/chi è, Ingegneria, tecnologie, energia e cenni di scienze, MatematicaMENTE FisicaMENTE | Tagged: , , , , , , | Commenti disabilitati su Creare un buco nero con una tanica di benzina

Un cambio da 25.000 Euro (per l’auto ibrida)

Scritto da Raffaele Berardi il 10 gennaio 2016

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: Il difetto di progettazione di una trasmissione ibrida, con motore elettrico integrato nel cambio, porta interventi estremamente onerosi

Premessa

Il mio compito non è far la guerra a qualcosa o a qualcuno, io semplicemente fornisco alternative quando chi dovrebbe fornirle non lo fa, o non lo fa adeguatamente. Offro spunti e provocazioni, metodi, proposte, piccoli grandi stimoli per far da sé (a patto di avere la necessaria preparazione). Pertanto non andrò a dire di quale auto ibrida si parla in questo articolo, a poco servono le polemiche, specie se non si conclude nulla poi. Molto meglio conoscere una o più possibili soluzioni al fine di perseguire prima di tutto il soddisfacimento personale. Sono sicuro che molti lettori saranno in grado comunque di capire tra le righe di quale vettura si parla e, i proprietari (in preda al panico) che attualmente le hanno ferme nelle officine della casa madre potranno avere una speranza tutto sommato conveniente anche se più impegnativa di un normale tagliando.

L’amore irrazionale per un marchio spesso non premia

Succede che anche i marchi blasonati, che idolatriamo, alle volte facciano delle pessime cadute di stile deludendoci e mortificandoci. E’ accaduto di recente per una casa di automobili tedesca che ha immesso sul mercato un’interessante vettura ibrida (full hybrid di tipo plug-in) che però si è scoperto avere una importante falla di progetto. Il suo cambio infatti non regge la consistente coppia espressa dal motore a combustione interna sommata a quella del motore elettrico. Risultato? Ovviamente il cambio si rompe. “Il cambio verrà sostituito in garanzia!!” Mi direte. No, di fatto no, ed anche se ciò avvenisse potrebbe sollevare il morale solo inizialmente. La sostituzione con un cambio analogo, senza correzione di progetto, non risolverebbe il problema di resistenza meccanica dell’organo e la rottura si riproporrebbe sicuramente, dopo un determinato numero di cicli, qualora venissero chieste nuovamente tutte le prestazioni disponibili (quelle per cui si paga il bollo per intenderci).

La garanzia? Potrebbe persino risultare inutile

Quindi se anche la persona che mi ha fatto prendere conoscenza dell’accaduto ottenesse un cambio in garanzia, rischierebbe di restare a piedi una seconda volta per il semplice motivo che arriverebbe un cambio analogo a quello iniziale. Al contrario è prioritario aggiornare il progetto e realizzare rapporti i cui denti possano reggere a flessione i carichi cui sono sottoposti (vedi l’immagine in basso). E’ veramente pessimo che una casa automobilistica di un certo rilievo non si assuma la colpa di un tale e grave errore di progetto e si difenda “accusando” l’utilizzatore del veicolo di correre troppo, sfruttando troppo spesso l’intera coppia disponibile.

Venticinquemila che?!?!

Ma va!! “Mmmiseria” che avanguardia se si pensa che il bello dell’elettrico è proprio la coppia poderosa disponibile istantaneamente, sempre, subito. Se non desidero provare questo gusto basta la ciofega che mia nonna guidava negli anni ’70. Per arrivare a destinazione, possiamo aver fiducia, è sufficiente. Ma se un cliente spende la bellezza di alcune decine di migliaia d’Euro per togliersi il gusto (potendoselo permettere) di una soluzione ibrida, mi par piuttosto ridicolo chiedergli la bellezza 25.000 Euro per la sostituzione di un cambio (senza garanzia alcuna nonostante il veicolo abbia meno di un anno e senza sostituzione con un cambio il cui progetto sia stato aggiornato e corretto). Sì, 25.000 Euro per un cambio.

Un alternativa per porre rimedio al problema da soli

Come si fa a porre rimedio al problema tecnico senza spendere questa cifra? Se siete tra coloro che hanno capito di quale vettura si parla e se la possedete, sappiate che non vi ritengo stupidi, anche io adoro quell’auto per svariati motivi e non sarà certo un cambio mal progettato a farmi desistere dall’idea che l’ibrido sia il futuro (un po’ di tutto, combustione ed elettrico, accontenta non solo l’intera filiera ma permette agli automobilisti di scoprire un mondo…). Per porre rimedio al problema non è possibile al momento avere l’aiuto della casa madre in quanto non sono previsti i ricambi dei singoli componenti ma l’intero cambio con tutto quello che vi è collegato attorno. Se ad esempio romperete la terza marcia sarete costretti (così mi è stato riferito dagli operatori del settore interessati) a pagare l’intero cambio, il motore elettrico, l’elettronica di comando, il differenziale e chi più ne ha più ne metta (in quanto è disponibile solo il kit completo, o almeno così è la situazione al momento in cui scrivo).

Conosci un cambista preparato?

Ovviamente il prodotto acquistato a ricambi costa molto ma molto di più del prodotto completo. Potete quindi, con l’aiuto di un meccanico cambista veramente bravo (ma veramente bravo, non rischiate, senza offesa, con chi certe cose non le ha fatte mai e con chi certe nozioni, vedi ad esempio la meccatronica, non ha avuto modo di studiarle e aggiornarsi), scollegare il cambio dal motore, fissarlo su un apposito cavalletto di sostegno, aprirlo comodamente, individuare i rapporti e/o le parti meccaniche che si sono danneggiate, rivolgervi ad una azienda che produce ruote dentate per trasmissioni (quindi aziende provviste di dentatrici), fornirgli i rapporti rotti, chiedere di realizzarne una coppia in un’ottima lega, chiedere di farla trattare termicamente al fine di migliorare notevolmente la resistenza meccanica e riassemblare il tutto essendosi preoccupati di ripulire dall’eventuale smeriglio l’interno del cambio (ovviamente è necessario anche sostituire l’olio). L’elettronica andrà scollegata e ricollegata allo stesso modo, i morsetti sono tutti diversi quindi non c’è verso di sbagliarne i collegamenti, oltretutto ogni cavo ha una sua lunghezza precisa e non potrebbero comunque arrivare alle prese sbagliate.

Spendere oltre 10 volte meno. E’ possibile ma dipende da caso a caso.

Questa operazione costa senza dubbio una cifra che fa storcere il muso ma di sicuro è ben lontana dai 25.000 Euro chiesti dalla casa madre la quale attualmente non dispone dei singoli ricambi (probabilmente perchè la vettura è troppo recente). Inoltre se adottate dei buoni materiali e fate fare degli ottimi trattamenti termici è “molto” probabile che otteniate, con una spesa molto più contenuta, un risultato persino migliore. Ci sono operatori del settore che preparano cambi e differenziali per auto da corsa o da rally, interrogateli dopo aver dato un’occhiata ai loro listini ed evitate gli opportunisti che, una volta sentito che la casa madre vi ha chiesto Euro 25.000, avanzeranno conti di 12-13.000 Euro pensando di farvi (farsi) contenti. I rapporti del cambio costano molto ma molto meno. Se poi l’impresa risulta impossibile per la mancanza di altra componentistica che la casa madre non mette al momento a disposizione… beh, se non altro una strada alternativa c’è stata (solitamente le alternative nemmeno si trovano).

Curiosità

Non è la casa automobilistica che produce la vettura, chiamata in causa in questo articolo, a produrre la trasmissione. Di questo assieme (cambio + motore elettrico) infatti se ne occupa una azienda terza e della meccatronica se ne occupa un’altra ancora. Difficile venire a capo di un vero responsabile quindi e, ancor più difficile, almeno per il momento, riuscire ad ottenere solo le parti danneggiate direttamente dalla casa ufficiale.

Link correlati

Incominciamo a parlare di automobili

Sollecitazioni denti ruote dentate

Sollecitazione di von Mises tra i denti in presa di una coppia di ruote a denti dritti.
Image’s copyright: thetruthaboutcars.com

Pubblicato in Automotive e automotive alternativo, Motorismo, motorsport e meccatronica | Tagged: , , , , , , , , | Commenti disabilitati su Un cambio da 25.000 Euro (per l’auto ibrida)

Meglio i motori di una volta o i motori di oggi?

Scritto da Raffaele Berardi il 6 gennaio 2016

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili | Le domande dei lettori

Titolo o argomento: Si cerca sempre più di produrre quello che il cliente desidera ma… chi lo dice che il cliente conosce quello che vuole?

Risponendo a: Luca

Luca scrive: G.le Raffaele, volevo chiederle se è fondata l’idea diffusa che i propulsori di un tempo (diciamo 20-30 anni fa) siano più resistenti e longevi di quelli odierni; che facciano più km e che siano più inclini ad essere maltrattati senza perdere prestazioni.

Non esiste una distinzione netta tra i motori di una volta e quelli di oggi. In realtà sono esistite anche diverse fasi intermedie tra il passato ed il presente e immagino che altrettanto accadrà anche in futuro. Tuttavia immaginando di cogliere a cosa si riferiscono diversi lettori che mi hanno posto domande sul tema, ed in particolare Luca, possiamo andare ad analizzare delle sfumature che spesso sfuggono ma che in realtà rappresentano le fondamenta del motorismo. Se siete curiosi di avere una risposta tanto immediata quanto rude, diciamo pure che apprezzo di più i motori del passato (ma sarebbe opportuno chiedermi: “Di quale passato?”). Apprezzo le complicazioni e la “tecnologia dominante” solo sui mezzi da pista e sui prototipi utili agli studi delle innovazioni, per la strada invece prediligo la semplicità, l’economia di esercizio ed il buon vecchio ed affidabile concetto che “tutto quello che non c’è, non si rompe”.

I motori del passato erano così: semplici*, abbondanti, pesanti, traballanti, rumorosi, imprecisi, estremamente diversi gli uni dagli altri**, grezzi, meno performanti ma affidabili, resistenti, funzionanti anche quando qualcosa era fuori posto, in grado di portare a termine il loro compito anche in condizioni severe, anche con riparazioni di fortuna. Inoltre nei motori di un tempo non si avvertiva una gran differenza a mano a mano che si usuravano perchè erano meno spinti nonché imperfetti fin dalla nascita; le condizioni dei cilindri raramente erano uniformi, avevano numerose imprecisoni già da nuovi e rendevano molto meno di quanto potevano fin dai primi chilometri (credo che praticamente, se andiamo abbastanza indietro con gli anni, nessuno avesse le valvole che stagnassero correttamente contro le sedi valvole, né le punterie mai perfettamente in ordine, con gli ovvi problemi che ne derivano per le valvole e per la combustione). Il dimensionamento degli organi era più generoso e, se da una parte questo implicava maggiori masse a bordo del telaio, dall’altra permetteva una maggiore dissipazione di calore ed una minore fragilità generale di testate, monoblocchi, manovellismi…

*Quindi teoricamente anche più economici, ma non è detto: la tecnologia meccanica pur basandosi sempre sui medesimi concetti si è evoluta magistralmente con attrezzature e strumentazioni che fanno letteralmente impressione solo a vederle. Trovate alcuni spunti sul nostro canale YouTube, vedi i link correlati in basso.

**Per via delle relativamente enormi tolleranze di produzione che rendevano diversi tra loro persino motori dello stesso tipo; le elaborazioni a suo tempo permettevano ampi margini di miglioramento principalmente per questo motivo.

I motori di oggi sono molto più precisi, sono più controllati, sono più performanti ma allo stesso tempo più fragili, più delicati, più articolati, più sensibili. Hanno organi le cui dimensioni sono ridotte all’osso, sia per ridurre in maniera affinata i costi, sia per favorire l’incremento di prestazioni. Dispongono di numerosi sensori, elettrovalvole, attuatori, comandi ride by wire. Quando si accende una spia si può restar fermi per motivi incredibilmente sciocchi perchè la centralina va in emergenza e impedisce l’avviamento oppure taglia la potenza al motore. Ma quando apri il gas… spingono quasi sempre al loro massimo con coppie subito disponibili che stressano il motore stesso ma che offrono una brillante sensazione di guida. Per questo si avverte, a differenza del passato, il calo di prestazioni con i chilometri. La coppia inoltre è espressa in maniera più uniforme e corposa su un range più ampio di giri (il motore diventa sempre più come un atleta iperstimolato a fare scatti e ripetute ma, ecco che al primo calo di nutrienti o a temperature sfavorevoli, insorge il crampo, la contrattura o, peggio, lo strappo o la rottura (l’analogia in questo caso calza a pennello più che mai). I motori di oggi gravano meno sull’avantreno (ci riferiamo quindi ai motori delle utilitarie, ovvero dei veicoli che circolano maggiormente sulle strade di tutti i giorni) rendendo più facile migliorare l’handling dei veicoli (ovviamente assieme a tutta una collezione ben nutrita di migliorie che coinvolgono il comparto telaio-sospensioni) e la conseguente facilità di guida.

Nel periodo di cambiamento degli ultimi 10-20 anni ho assistito al restauro (revisione, rettifica, riparazione…) di centinaia di motori (probabilmente, oramai, migliaia) che, grazie anche all’aumento delle pressioni di sovralimentazione e dei migliori sistemi di alimentazione, esprimevano potenze specifiche via via più elevate (parliamo sempre di motori stradali) a scapito però di testate che si fratturavano a causa di leghe e/o sezioni non adeguate alle sollecitazioni termiche, di difetti di fonderia e di errori di progettazione delle geometrie (con ottimizzazioni topologiche assai spinte). Con il tempo pare (ma sottolineo pare in quanto devo aver modo di verificare per un tempo sufficiente quanto affermo) che quest’ultimi problemi siano stati risolti e sia sempre più difficile rompere le testate per frattura. Ad ogni modo questo non vuol dire che i problemi scompaiono ma che possono spostarsi altrove (si veda l’esempio riportato in foto).

D’altra parte è vero però che molte assistenze non riparano più (da ormai molto tempo) le parti meccaniche danneggiate ma le sostituiscono con altre nuove (operazione ben più facile che sta creando non pochi problemi nella filiera delle lavorazioni meccaniche di precisione***) e questo implica un errore nel tracciamento di dati e statistiche. Fornire infatti alle aziende, operanti nel settore della meccanica di precisione, parti da riparare, significa collezionare dati su quanto stia realmente accadendo nella determinata filiera; viceversa gettare parti di motore sostituendole immediatamente con altre nuove, a prescindere dal fatto che sia realmente necessario o meno, riduce la quantità di dati che si possono avere per definire il reale andamento delle volontà di un preciso mercato. Come a dire: se non portano più al rettificatore testate del tale marchio da riparare, egli potrà pensare che non si rompano più, ma potrebbe anche essere che il tale marchio, invece di farle riparare ora preferisca sostituirle per via di nuove direttive ad esempio atte a non far sapere se c’è stato un reale cambio di qualità del prodotto. Il motorismo oggi è assai più complesso di quanto si possa immaginare.

***Mi riferisco al numero calante di officine rettifiche che, se continuerà così, porterà con sé la vera conoscenza dei motori, la vera manodopera specializzata e una cultura a dir poco preziosa nonché particolarmente rinomata nel mondo quando accostata alla parola Italia.

Link correlati

Multimedia Ralph DTE
Incominciamo a parlare di automobili

Rottura pistone motore metano turbo

Rottura di un pistone per difetto di progettazione. Il pistone fa parte di un recente motore turbo
alimentato a metano dalla piccola cilindrata ma dalle prestazioni decisamente sportive (direi persino
troppo sportive). L’analisi circa le cause della rottura di questo organo verrà riportata in un articolo
apposito. Un occhio esperto può già notare solo da questa foto 4 o 5 dettagli che spiegano come è avvenuta
la rottura. Dagli altri scatti macro che abbiamo effettuato in laboratorio si notano altrettanti ulteriori
dettagli. Senza ombra di dubbio il problema nasce da un’errata progettazione ma, volendo essere imparziali,
è corretto osservare anche che i clienti desiderano la moglie ubriaca e la botte piena: desiderano auto con
piccoli motori, parsimoniosi, che costano poco, che corrono tanto e che non si rompono. E’ evidente che ciò
non è possibile per i principi stessi su cui si basa l’Ingegneria e, prima ancora, la fisica che regola questo
Universo. Il motore aveva circa 10.000 km quando si è rotto la prima volta e qualche altro migliaio
quando si è rotto la seconda volta. La casa madre non ne vuol sapere di sostituirli in garanzia,
tantomeno con un prodotto correttamente aggiornato.

Pubblicato in Domande dei lettori e sondaggi, Motorismo, motorsport e meccatronica | Tagged: , , , , , , , , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su Meglio i motori di una volta o i motori di oggi?

Funziona bene? Mandala all’estero!

Scritto da Raffaele Berardi il 5 gennaio 2016

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: Perseguendo la crescita continua

Premessa

Cosa si intende con “funziona bene”? Per evitare equivoci spieghiamo un importante dettaglio che non può essere esplicitato nel titolo. Una vettura (attualmente) decennale o più, pronta per essere inviata all’estero, può anche (ma non è detto) presentare dei danni (talvolta di minima entità, altre volte più importanti, che prevalentemente interessano il motore*) per i quali un potenziale cliente potrebbe spaventarsi. La realtà invece è che un bravo meccanico o, meglio ancora, un’officina di rettifiche motori con una buona reputazione, possono recuperare al danno con cifre che sono almeno 5 volte inferiori all’acquisto di un nuovo veicolo (potete recuperare la perfetta funzionalità di un veicolo con circa 3.000 Euro anziché spenderne 15.000 almeno per uno di pari gamma o di gamma inferiore). Il “funziona bene” è riferito al progetto, stanno infatti inviando all’estero numerose vetture che in Italia si riparerebbero con poco e sono talmente affidabili da garantire un funzionamento migliore persino di tante vetture nuove. In questo risiede la sottigliezza.

*Spesso causati da mancanza di cura dell’utente, interventi di manutenzione male eseguiti, riparazioni approssimative condotte con superficialità. Parliamo quindi raramente di difetti di progetto del motore del mezzo (per i quali è bene stare accorti).

Attenzione

Questa pratica è utile in particolar modo a chi ha un minimo di conoscenze tecniche e/o farà riferimento a persone di “fiducia” ed è estremamente sconsigliata a tutti gli altri. Prendere fregature in questo settore è estremamente facile. Quindi, per chi sa cos’è un pistone, una sede valvola, una bronzina, una cinghia di distribuzione, un paraolio, ecc., può risultare conveniente, in un momento economicamente difficile come questo, spendere 5 volte meno per avere un veicolo utile per muoversi. Questo con molta probabilità sarà esteticamente più trascurato ma meccanicamente, in taluni casi, potrebbe persino andar meglio di alcuni attuali casi border line** (quantomeno genererando meno fastidi, meno anomalie, meno accensioni di allarmanti spie motore per banalità -evitando inutili costi di ispezioni- ed offrendo maggiore affidabilità anche per la minore potenza specifica).

**Non cito marche e modelli perchè questo porta solo scompiglio. Considerate sempre che non vi è una marca realmente peggiore di altre, ogni marchio infatti realizza mezzi che risultano “riusciti” e altri che sono un “disastro totale” implicando eccessive spese di manutenzione. Il consumatore deve imparare a sommarle al costo del veicolo. Certo se acquistate veicoli da paesi dell’altro capo del mondo, con un prezzo allettante ma che non hanno una valida tradizione in automobili, non aspettatevi che sia possibile ordinare un preciso ricambio a poco prezzo anziché, come invece accade sempre più spesso, sostituire l’intero motore.

Funziona bene? Mandala all’estero!

Con l’intento di (ed i mezzi per) raggiungere 1.000.000 di km con la mia vettura preferita (l’auto di famiglia) ho pensato bene un dì di cercare un veicolo analogo con molti meno chilometri della nostra (attualmente siamo a circa 1/2 milione di km) da conservare a casa per avere tutta una serie di ricambi che inevitabilmente andranno a scomparire negli anni. Io sono solito acquistare veicoli usati solo da amici e parenti, quindi solo veicoli di cui conosco l’intera storia e di cui sono ben noti i difetti manifestati (a mio avviso si tratta di un modo di compiere ottimi acquisti di tipo più consapevole, del tipo: conosco i difetti della tua vettura, conosco i problemi che ha avuto ma non rappresentano un problema per me nel momento stesso in cui non sono una sopresa ma un dato certo).

Nel tentativo di ricerca di un veicolo esattamente analogo al nostro, una serie speciale della Opel con assetto curato dalla Lotus, mi sono accorto che è molto facile trovare la tale vettura nella versione base, ma è molto difficile trovarla nel modello e nella esatta versione particolare frutto di questa curiosa collaborazione anglo-tedesca. Un giorno ne vedo una nel parco auto di un autosalone e, non volendo essere rigido nei miei schemi, mi sono fermato volentieri per prendere informazioni sul veicolo e magari provarlo.

Il concessionario continuava a negare di avere il tale veicolo, così dopo avergli spiegato “perchè e per come” se l’ho visto vuol dire che l’ho visto, si è deciso a dirmi che quel veicolo sì era lì, sì era disponibile, ma non voleva assolutamente vendermelo. Sconcertato da una situazione contraria al consueto ho messo in croce alcune conoscenze che avevo nella tale concessionaria per cercare di capire il motivo di una simile stranezza.

I veicoli di circa 10 anni fa (ed oltre) vengono inviati all’estero. Devono andare via dall’Italia. Sono costruiti con altri canoni, sono fatti per durare di più, sono più affidabili, generano un minore giro d’affari di ricambi e, cosa più importante, dissuadono le famiglie dall’acquisto di nuovi veicoli. Risultato, se vengono rimessi in vendita in Italia una volta che il precedente proprietario se ne disfa, altri ne potranno godere ottimizzando le loro spese di famiglia risparmiando cifre importanti. Questo non è ammesso perchè non favorisce il mercato e non agevola lo “smaltimento” di nuovi veicoli dai mastodontici parchi auto di invenduto di tutte le case costruttrici. Queste vetture vengono inviate quindi in paesi dove il mercato attuale manifesta altre esigenze. Ad esempio vi sono una lunga serie di paesi meno abbienti dove prima si andava a piedi o in bici ed ora il nuovo mercato si accontenta di fornir loro buone auto usate per avviarli verso nuove abitudini e farli credere maggiormente nei mezzi in via di diffusione. Così al mercato, per il momento, sta benissimo l’idea di fornir loro qualcosa che li appaghi e li proietti verso una nuova abitudine di comodità prima solo sognata (assieme ad una sensazione di crescita legata alla minore tassazione, all’apertura di numerose imprese non locali meno stressate ed alle retribuzioni contenute).

L’incentivo di esportazione

Al ché un lettore potrebbe chiedersi: “Ma può mai esser vero ciò?”. Non son io a stabilire cosa sia vero in questo mondo. Sono i lettori che sono sempre invitati a verificare, a capire come informarsi, ad imparare come si attesta che una fonte sia valida, a chiedere alle persone giuste, a cercare dei riscontri attendibili. Uno spunto interessante che può avvicinarvi al risultato è la verifica di quanto segue: sono stato informato, da operatori del settore accreditati, dell’esistenza di un particolare incentivo detto “incentivo di esportazione”. Il sistema paese chiede ai saloni d’auto di mandar via all’estero il tipo di autovetture citate poco prima e, se vi è collaborazione, si riceve in cambio un incentivo per aver esportato l’usato anziché averlo fatto circolare in Italia. Io, nonostante posso aspettarmi oramai di tutto, son rimasto comunque senza parole… voi?

Link correlati

L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2

Esportazione automobili

Image taken from Euro Truck Simulator 2 (SCS Software)

Pubblicato in Automotive e automotive alternativo, Forse non tutti sanno che/chi è | Tagged: , , , , , , | 2 Comments »

Chi fa il mercato? – Parte 3: Ci vuole un pozzo

Scritto da Raffaele Berardi il 4 gennaio 2016

Rubrica: Mandare l’acqua all’insù

Titolo o argomento: Quando la microeconomia è connessa con la psicologia, le neuroscienze, la strategia…

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

I contenuti del pozzo

Ci vuole un pozzo vicino per rendere competitivo il bilancio di un’azienda agricola che lavora molto con l’acqua. Negli altri lavori è lo stesso, ci vuole un pozzo vicino. Un pozzo diverso ma pur sempre un pozzo. Si tratta dei canali giusti, delle persone giuste, di sapere le notizie in tempo cogliendole con un certo anticipo rispetto agli altri (che se in borsa, giustamente, è ritenuto illegale, e si chiama Market Abuse o Abuso di Informazioni Privilegiate, in Ingegneria e nel mondo delle Tecnologie, si chiama semplicemente Preparazione, Competitività, Avanguardia… e trattasi di un comportamento più che legale se a fini di pura “manifestazione” di abilità ad esempio nell’innovare e/o nell’ottimizzare e render fruibili a tutti nuove utilità, strumenti, mezzi, vantaggi). Non nascondo che, anche se può sembrare irrazionale, in qualche modo ci vuole pure fortuna. Si vede che ci sono persone che si alzano la mattina nel verso giusto, hanno buone intuizioni al momento giusto, sensazioni fertili, condizioni e situazioni vantaggiose nel momento giusto* e, quando le sfruttano magistralmente, ecco che nascono aziende che crescono e diventano colossi (ognuno nel suo genere, anche una catena di tre gelaterie nella città giusta può essere considerata un colosso nel rapporto tra le preoccupazioni che dà, i rischi che implica e la resa che offre).

*Concomitanza di fattori che sovente chiamiamo fortuna ma che, chi effettua il calcolo delle probabilità definirà più razionalmente (anche se l’esistenza non è fatta di sola razionalità, così come i numeri non sono tutti solo ed esclusivamente Reali ma possono esser ad esempio anche Complessi).

Crescere in direzione “coppia massima”

Ora mi direte: “Ma come, la crescita non era fittizia?”. La crescita continua e costante anno dopo anno sì, è fittizia. La crescita da neoazienda, che deve rifarsi degli investimenti e sperare di chiudere in pari entro i primi anni di vita, ad azienda che va a regime, quindi al suo massimo, no, non è affatto impossibile, anzi, deve avvenire altrimenti saranno sicuramente dolori. Ci vuole la bravura, la caparbietà, sapere un sacco di cose sul proprio mestiere, sapere persino cose che altri non sanno e che si sono imparate facendo la differenza (ad esempio, come nel mio caso, stando intere domeniche e festività a studiare ancora e ancora e ancora, a passare dallo studio al laboratorio, all’officina, ad una passeggiata in bici o con il cane per distrarsi per poi tornare sul proprio progetto rinunciando a tante cose ritenute immancabili in una vita “normale”). Ci vuole una gran voglia di fare, un’inarrestabile voglia di fare, una persistente voglia di fare, una ossessiva voglia di fare, ossigeno acqua pane e voglia di fare. Ci vuole il desiderio per il risultato, sognarselo la notte, idealizzarlo, aggiornarlo, correggerlo, modificarlo, evolverlo, riprocessarlo, risognarlo, concretizzarlo e rifare tutto da capo. Rinunce e ancora rinunce. In poche parole, come ho scritto in uno dei miei libri preferiti, semplicemente “I risultati allogiano nella perseveranza”.

Inutile ostacolarsi

Come in un bilancio, anche nel vostro progetto ci sono delle voci precedute dal segno positivo ed altre dal segno negativo. Riguardo le seconde è importante tener conto che dovete assolutamente evitare condizioni nelle quali coesistono nella vostra realtà persone che vi remano contro. Senza andare a navigare in complicati complottismi, è sufficiente pensare ad un genitore o ad un fratello o ad un socio che non capiscono il vostro progetto (o ne hanno una paura magari fondata, magari no) e vi trattano come bambini anche se siete adulti (attenti però a non usare questo come una scusa, ci sono infatti genitori con la maturità e l’esperienza giusta che semplicemente cercano di evitarvi di cadere facili prede di sogni di guadagni illusori e magari vogliono evitare che un rischio non ponderato trascini tutti in pessime acque**), lo dovete sapere voi (e dovreste “dimostrarlo” agli altri) se siete davvero preparati o se state brancolando nelle speranze; la matematica infatti non contempla le speranze, lo fa un pochino il calcolo delle probabilità ma è una brutta bestia, che lo fa in modo beffardo, attenzione… i risultati non sono frutto del caso.

**Ricordate inoltre che un progetto, se è buono, è semplice da attuare, si basa sulla genialità e costa (in proporzione al campo di applicazione), poco. Se state trattando impegni arzigogolati con strane andate e ritorni che prevedono il mantenimento di parole di “terzi”, favori, speranze… state rischiando grosso e, molto probabilmente, nel vostro progetto ci sono diverse cose da rivedere. In questo caso più che il denaro occorre la maturità di ascoltare. Non si parla di rinunciare ma di ascoltare, imparare e rifar meglio.

Le leggi bene le Leggi?

Attenti poi alle leggi, dovete infatti conoscere il terreno sul quale vi muovete o, peggio, sul quale vi scontrate. Conoscere le leggi può sembrare noioso e dare l’impressione di aver poco, se non nulla a che fare, con la vostra specializzazione tecnologica. E invece, vi accorgerete… andarsi a studiare le leggi può persino risultare inaspettatamente affascinante, specie quando otterrete la ragione grazie ad una mossa strategica lecita che vi ha premiato. Del resto la legge non ammette ignoranza e, non dicono mai, premia chi non la repelle. Attenti anche alle strade di finanziamento, come amo ripetere, se al primo colpo state cercando strade di finanziamento particolarmente cospicue è molto probabile che stiate sbagliando perchè se un progetto è davvero “buono” richiede risorse minime (ma questo è più facile capirlo dopo aver fallito più e più volte, cosa che potrebbe risultare piuttosto positiva per i vostri successi futuri… specie se non avete ipotecato casa e, tantomeno al primo progetto). Mi chiedo come mai i talkshow non parlino mai (e sottolineo mai) di tutti quei giovani imprenditori che hanno perso la casa dei genitori (o la propria) al primo tentativo di impresa (o ai primi). Forse perché costoro citerebbero poi chi li ha instradati in questo pericolosissimo percorso.

Rapidissima conclusione

Esattamente come in una demolizione programmata di un edificio che avviene inserendo le cariche esplosive nei giusti nodi strutturali, se manca anche una sola delle condizioni trattate in questa serie di articoli ecco che un progetto, che con una virgola in più sarebbe stato oltremodo “solido”, viene a crollare su sé stesso.

Link correlati

Chi fa il mercato? – Parte 1: Le influenze
Chi fa il mercato? – Parte 2: Anticipo di cambiamento
Chi fa il mercato? – Parte 3: Ci vuole un pozzo

Pozzo

Image’s copyright: Wikipedia.org

Pubblicato in Aspetti psicologici, comportamenti della società e NS, Imprenditoria, microeconomia, marketing, branding | Tagged: , , , , , | Commenti disabilitati su Chi fa il mercato? – Parte 3: Ci vuole un pozzo

Preriscaldatori motore e abitacolo DEFA per tutti i veicoli – Berardi Store

Scritto da Raffaele Berardi il 4 gennaio 2016

Berardi Store

BerardiStore

Vendita e assistenza autorizzata Electrolux Dometic Waeco DEFA

Elettrodomestici, elettronica e utility Hi Tech per la Casa, il Camper, la Nautica e Professional per i settori indicati di seguito:

Settore alberghiero, ristorazione e catering
Settore automotive
Settore automotive alternativo
Settore A/C per autoveicoli, bus, veicoli su rotaia, elicotteri…
Settore grandi impianti
Settore elettronica ed energie rinnovabili
Settore biomedicale
Settore pulizie professionali
Settore tempo libero e avventura
Settore trasporti via terra
Settore trasporti via mare
Settore trasporti speciali
Settore residenziale

Servizio Assistenza e Ricambi caravan motorhome camper barche

Frigoriferi trivalenti ad assorbimento, climatizzatori, generatori, inverter, gruppi frigoriferi, kit fotovoltaici, eBike professionali, accessori di ogni genere…

Costruzione di eBike su misura per il cliente

Motori, gestione elettronica, pacchi batterie, strumenti, accessori, componentistica, sistemi frenanti, kit, progettazione, assistenza tecnica e ricambi…

Aperti soprattutto durante le ferie 😀

Sito web: www.berardi-store.eu Contatti: www.berardi-store.eu/contattaci.html

Pubblicato in SPOT | Tagged: , , , , , , , | Commenti disabilitati su Preriscaldatori motore e abitacolo DEFA per tutti i veicoli – Berardi Store