Ralph DTE

Bringing art into engineering

Il giro del mondo su un aereo fotovoltaico

Scritto da Raffaele Berardi il 22 marzo 2015

Rubrica: Simple news

Titolo o argomento: Alternative estreme ma possibili

Fonte: Solar Impulse RTW | Note a cura dell’autore

E’ in corso in questo momento un viaggio intorno al mondo unico nel suo genere. A compiere questo viaggio sono due uomini, due amanti dell’avventura senza compromessi, Bertrand Piccard e André Borschberg.

Il progetto si chiama Solar Impulse e la versione dell’aereo utilizzato è alla seconda edizione. Nella prima edizione Solar Impulse effettuò con successo viaggi in Europa, Africa e America.

Solar Impulse 2 ha un’apertura alare di ben 72 metri tecnicamente utili (e necessari) ad ospitare ben 17.000 celle solari sulle ali ed a contenere le batterie agli ioni di litio che alimentano poi i motori elettrici. Il sole infatti non alimenta direttamente le “utenze”, l’energia viene “trattata” ovvero gestita, accumulata, regolata e opportunamente trasformata per operare in modo continuo con i motori elettrici.

Il peso del velivolo si attesta attorno alle sole 2,3 tonnellate. Nulla se si pensa che l’apertura alare è superiore a quella di un Boeing 747 ma la massa ne risulta inferiore di oltre 65 volte (2,3 tonnellate contro 150).

Solar Impulse 2, nenache a dirlo, fa un largo utilizzo di materiali compositi e fibre polimeriche, materiali che offrono prestazioni considerevoli con un ottimo rapporto tra la leggerezza e la resistenza fornita.

Il viaggio, partito il 9 Marzo 2015  da Abu Dhabi alle 7.12 ora locale, coprirà un tragitto di circa 35.000 km passando sull’India, la Cina, l’Oceano Pacifico e l’Oceano Atlantico per poi raggiungere nuovamente Abu Dhabi verso Luglio 2015.

Le tappe del viaggio sono riportate sul sito ufficiale del progetto solarimpulse.com

Un simile progetto offre un’ampia dimostrazione di ciò che oggi è “possibile” fare scegliendo un’alternativa quali l’elettrico ed il fotovoltaico. Le problematiche alla fin fine sono ben altre quali ad esempio l’aver costruito un velivolo che può, con un’apertura alare superiore ad un Jumbo Jet portare solo due persone e che per trasportare passeggeri necessita di dimensioni bibliche.

Quindi il problema non è più “Si può fare?”, certo che si può fare e farlo aiuterà ad imparare cose nuove, effettuare ricerche utili e andare avanti (se stiamo fermi infatti non sviluppiamo nulla), il problema reale è “Ora che si può fare si può rendere fruibile?”. Su quest’ultimo punto c’è solo da lavorare a testa china senza lasciarsi impressionare dalle difficoltà iniziali.

Del resto i tempi per ottenere dei risultati interessanti in campo tecnico e tencologico si sono molto ridotti rispetto al passato, noi di Ralph DTE ad esempio abbiamo il record del mondo di autonomia di una bicicletta elettrica con il nostro prototipo che, a norma di legge, può coprire ben 580 km con una sola carica. Il tempo impiegato per arrivare a questo risultato è stato di 2 anni, un periodo per noi interminabile ma tutto sommato plausibile.

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La vita breve delle Start-Up: Ragione di vita

Scritto da Raffaele Berardi il 22 marzo 2015

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Logiche alla radice della chiusura di numerose Start-Up

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Ragione di vita

Interessante potrà risultarvi anche il fatto che ho diversi amici, colleghi e conoscenti giovani imprenditori che aprono start-up. Anzi, per l’esattezza, aprono e chiudono start-up. La procedura solitamente segue questa linea: idea, start-up, richiesta finanziamenti, apertura, disillusione, perdita di interesse, chiusura. In moltissimi casi va così. Molti aprono una realtà, un qualcosa che non corrisponde alla loro ragione di vita, ai loro più sani interessi. Al primo riscontro numerico o procedurale negativo subentra l’abbandono dell’idea e si avvia il tentativo di reperire nuovi finanziamenti per architettare qualcos’altro. Questo evidenzia come, se non vi è alla base una smoderata passione, difficilmente ci si soffermerà su dettagli di primaria importanza per la sopravvivenza di un’idea e, cosa ancor più importante, per far sì che questa idea raggiunga altre persone di buona volontà.

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La vita breve delle Start-Up: Fattore pregresso
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Dettaglio della “Creazione di Adamo” di Michelangelo Buonarroti.

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La vita breve delle Start-Up: Fattore pregresso

Scritto da Raffaele Berardi il 21 marzo 2015

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Logiche alla radice della chiusura di numerose Start-Up

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Fattore pregresso

C’è poi da considerare il “fattore pregresso”, una sorta di fattore ereditario inerente la presenza, lo storico e gli esiti di esperienze imprenditoriali in famiglia. Nel severo mondo dell’imprenditoria ogni minimo dettaglio, ogni fattore di rischio, ogni chicca appresa in precedenza soprattutto da persone a noi molto vicine, come i familiari, è di fondamentale importanza. Conoscere in partenza i percorsi assolutamente da evitare o per i quali si sa in anticipo che comporteranno non trascurabili perdite di risorse (tempo, investimenti, opportunità, hardware), fa una differenza enorme tra il successo è il fallimento di un’idea. Conoscere il perchè delle cose, i percorsi ideali da seguire per portare a segno un buon colpo imprenditoriale, significa molto in un mondo che va sempre più di corsa e lascia pochissime occasioni di sbagliare e recuperare (perchè sbagliare è importante, fondamentale ma l’evoluzione che abbiamo scelto ce lo permette sempre meno). Solo con gli errori si forgerà una propria concreta esperienza sul campo e, credetemi, vi fiderete solo della vostra esperienza. Per questa ragione si pone sovente il problema per il quale, se non si ha esperienza, di chi ci si può fidare? Pertanto esperienze maturate dai vostri familiari, anche negative, saranno estremamente formative in particolar modo al fine di conoscere i punti deboli del vostro paese e generare idee che ne tengano conto e propongano, magari, reale innovazione.

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Per portare a segno un buon colpo imprenditoriale risulta fondamentale conoscere i
percorsi ideali da seguire nella loro interezza e complessità (mossa dopo mossa) e
non solo il punto d’arrivo desiderato. L’esperienza pregressa è semplicemente: vitale.
La mancanca di conoscenza del terreno di gioco e delle regole del gioco stesso rappresentano
il fattore principale alla base della chiusura della maggior parte delle Start-Up.
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Frames composed by: ralph-dte.eu

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Batterie dei servizi agli ioni di litio specifiche per camper e imbarcazioni – Berardi Store

Scritto da Raffaele Berardi il 21 marzo 2015

Berardi Store

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Elettrodomestici, elettronica e utility Hi Tech per la Casa, il Camper, la Nautica e Professional per i settori indicati di seguito:

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Settore automotive
Settore automotive alternativo
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Settore elettronica ed energie rinnovabili
Settore biomedicale
Settore pulizie professionali
Settore tempo libero e avventura
Settore trasporti via terra
Settore trasporti via mare
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Settore residenziale

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La vita breve delle Start-Up: Punto di ambigua singolarità

Scritto da Raffaele Berardi il 19 marzo 2015

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Logiche alla radice della chiusura di numerose Start-Up

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Punto di ambigua singolarità

Perchè si verifica questa standardizzazione? Probabilmente perchè per avere successo oggi si tende a fare le cose come il pubblico le può capire. In questo modo, in effetti, il pubblico può fornire più facilmente il suo feedback e, quando qualcosa è facile, è altrettanto facile raggiungere un vasto numero di persone, utenti, clienti…
Non sono molti coloro i quali si affiderebbero ad un professionista atipico (anche se all’avanguardia) perchè… il pubblico è costituito da una massa non trascurabile di individui che potrebbe non essere in grado di comprendere, perlomeno non subito, particolari finezze e sfumature. Vi è una vasta fetta di pubblico che, chiamata a fare uno sforzo, il ragionamento, preferisce rinunciarvi e seguire la più intuitiva routine*. Talvolta apprende in un secondo momento, e tali altre volte non comprende affatto qualcosa di nuovo e di diverso concepito secondo schemi non classici.

Quindi per fare le cose come il pubblico le capisce, si fanno le cose come le fanno tutti e basta una leggera brezza per spostare i gusti e le opinioni del pubblico da un versante all’altro, da un prodotto all’altro, da una sfumatura all’altra. Fare qualcosa di totalmente innovativo significa che si potrebbe persino arrivare a non usufruire di alcun canone schematico ordinario attuale. Per questo non scriverò su un mio articolo (o su un mio libro) come, secondo il mio modesto parere, si fa. Del resto non solo sarebbe arrogante da parte mia, ma qualcuno a suo tempo mi insegnò che le cose non si dicono… si fanno. Anche l’innovazione segue questa logica, del resto anche l’innovatore è tale e non uno che dice di essere tale. L’innovazione quindi si fa, non si dice.

Pertanto se una start-up realmente innovativa corre il rischio di non essere compresa dalla massa, una start-up molto intuitiva rischia di essere carente di contenuti realmente innovativi (io definisco questa situazione: di ambigua singolarità). A questa contrapposizione non vi è una soluzione che, se seguita in maniera rigorosa e meccanica, porta un preciso risultato. Apprendo di continuo che molti vorrebbero poterlo credere e che molti altri (dall’altra parte) vorrebbero poter speculare su una simile prospettiva. La realtà è che la soluzione si trova nella mente di chi già ce l’ha, di chi ha avuto un’intuizione, di chi nel corso della vita ha attraversato numerose difficoltà e da esse ha tratto insegnamenti e soluzioni propositive. Paradossalmente (ma nemmeno tanto) chi ha affrontato momenti difficili, in particolar modo durante l’infanzia o l’adolescenza, uscendone sì con degli acciacchi ma tutto sommato con esito positivo, ha molte più probabilità di contenere già inglobate in sé logiche, funzioni, propositi positivi stimolati i quali, con i migliori studi ed esperienze sul campo, possono offrire quel tocco di gagliarda singolarità inimmaginabile per altri e, solo all’iniziale apparenza, di difficile comprensione. Il prodotto finito infatti avrà ottime chances di essere altrettanto gagliardo.

Continua…

*L’altra fetta importante, quella delle persone più sveglie, sovente non costituisce una fetta di mercato consistente utile a generare flussi di cassa adeguati per progetti di produzione estesa.

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La scienza ha dimostrato che due gemelli monozigoti, quindi identici, non sono in realtà
geneticamente identici. Per tale ragione, oltre a cause quali i fattori ambientali, si può
manifestare una determinata malattia di natura genetica solo in uno di essi. Due start-up
innovative all’apparenza identiche possono essere ambiguamente singolari, sembrare
identiche ma avere un corredo genetico differente che le porterà a vivere situazioni diverse.
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La vita breve delle Start-Up: Questione di serie e standard

Scritto da Raffaele Berardi il 18 marzo 2015

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Logiche alla radice della chiusura di numerose Start-Up

Questione di serie e standard

Ho letto curiosamente alcuni articoli scritti, nell’arco di un paio d’anni, da un gruppo di ragazzi in gamba che parlano di start-up. Inizialmente raccontavano e scrivevano con toni ottimistici dato che erano prossimi alla realizzazione della loro affascinante idea. Successivamente, in seguito all’affermarsi di una realtà diversa da quella prevista, o comunque ipotizzata inizialmente, hanno scritto circa l’importanza di imparare dal fallimento. Anche fin qui tutto bene, umano e di valore.
Il problema è che questi ragazzi usano termini, logiche, comportamenti, metodi, schemi, procedure, ecc. tutti standardizzati. In sostanza il percorso che usano tutti (ma se tutti scommettono sullo stesso risultato, e se questo viene convalidato, il premio diviso per per ogni partecipante potrebbe persino essere inferiore alla scommessa iniziale). E’ questo, a mio avviso, il problema che affligge la stragrande maggioranza delle start-up, sono fatte in serie, consigliate da gente che lavora in serie, formate su libri scritti in serie, con corsi concepiti in serie…
Inoltre siti web tutti uguali, parole, espressioni e comunicazione tutte uguali, procedure di impresa tutte uguali, lamentele sui soliti problemi sempre uguali, continua attesa che qualcosa là fuori cambi per mano e volontà di terzi* e così via. Risultato: zero innovazione. Insomma, se non si mette del proprio e non si corre il rischio di ricevere un rifiuto, una risposta negativa, non si saprà mai se il pubblico “prova qualcosa per voi”.

Continua…

*Campa cavallo… se resti in attesa di altri.

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NIDays 2015: Dentro la progettazione grafica di sistemi

Scritto da Raffaele Berardi il 16 marzo 2015

Potrebbe accadervi, durante l’architettura dei vostri progetti, di mirare alla semplicità prima di ogni altra cosa, nutrire il desiderio che il prodotto che state ideando e realizzando sia quanto più possibile di facile costruzione (quindi anche dai costi contenuti), di facile utilizzo (quindi ampiamente usufruibile dall’utente finale), di facile manutenzione (in grado cioè di comportare degli impegni ma senza eccessivi ed inutili grattacapi) e, dove previsto, di facile modifica (ad esempio quando si offre alla folla la possibilità di contribuire ai successivi step di sviluppo del prodotto stesso).

Il lavoro di sgrossatura di un’idea

Così vi sforzate di sgrossare le vostre idee e spendere un gran bel lavoro per passare da una bozza di idea piena di funzioni complesse (nascoste sovente dalla pressione di un solo bottone o l’azionamento di una leva, un cinematismo…), percorsi contorti (che portano al vostro obiettivo e permettono al prodotto, sfruttando dei sottosistemi in esso integrati, di eseguire  una funzione di cui l’utente non deve necessariamente conoscere le dinamiche essendo interessato al solo risultato) e funzionalità (che inizialmente potreste comprendere solo voi che avete avuto un’intuizione), per arrivare finalmente ad uno schema ordinato, logico e facilmente interpretabile da chiunque possa trarre un vantaggio dall’utilizzo del vostro prodotto.

Diceva Einstein

Come ho scritto più volte, Einstein affermava: “Ogni cosa dovrebbe essere fatta nel modo più semplice… ma non è semplice”. In effetti il lavoro di “semplificazione” è assai più arduo di quello che si compie per “complicare”. Vista poi la naturale tendenza dell’Universo all’Entropia, disordinare è una cosa che viene praticamente da sé, rimettere in ordine invece…

Quando pensate che sia tutto in ordine…

Mantenete questa filosofia il più a lungo possibile ma poi arriva un giorno in cui vi rendete conto che siete chiamati a “complicare” il vostro prodotto per aggiungere funzioni che prima non vi servivano e che ora sono di vitale importanza per arricchirlo. Generalmente questo momento arriva quando pensate che ormai sia tutto in ordine e funzionale, quando vi convincete che, arrivati a questo punto, è sufficiente mantenere la rotta e continuare così. Proprio a questo punto, potreste scoprire che per fare un ulteriore passo evolutivo dovete necessariamente rimescolare tutte, ma proprio tutte, le carte in tavola. Quando siete a questo punto state probabilmente integrando il vostro prodotto con dei nuovi sottosistemi che lo rendono un pizzico più intelligente e, nuovamente, si ripropone il problema di progettare, utilizzare e rendere fruibili funzioni nel modo più semplice possibile o altrimenti nessuno vorrà scervellarsi per usare il vostro prodotto, né tantomeno per ripararlo, modificarlo o, addirittura, evolverlo.

Integrazione di Meccanica, Elettronica ed Informatica

E’ il caso della “Meccatronica”. In principio potreste amare la meccanica nuda e cruda, esasperare le vostre conoscenze settoriali, trovare il modo di semplificare e rendere fluida la progettazione, la prototipazione, la costruzione e l’utilizzo di un dispositivo, di un organo o di un assieme, e poi accorgervi che dovete prendere un foglio bianco e ricominciare da zero integrando nel vostro concept almeno un pizzico di elettronica. Questo perchè magari vi servono dati, vi servono funzionalità, vi servono feedback, vi serve un minimo di intelligenza artificiale che interagisca prima con voi e poi con l’utente finale.

Quanto lavoro dietro un’apparente semplice vibrazione

A questo punto entrate in un universo parallelo dove, ad esempio, il modo di vibrare di un’ala d’aereo è studiato in un laboratorio (analisi modale) ove vengono simulate le reali condizioni di utilizzo. Si imprimono opportunamente delle forze, agenti ciclicamente, che devono mandare in risonanza la struttura, monitorando quando tale fenomeno si verificherà, con quale intensità e quali effetti. Potreste quindi ritrovarvi ad “affogare” delle celle di carico che misurino l’intensità delle forze agenti sull’ala e degli accelerometri che rilevino l’entità delle vibrazioni conseguenti. Potreste persino, una volta ottenute le dovute conferme, ripetere i vostri rilievi sul velivolo durante un reale volo (ad esempio per confrontare i dati reali con quelli dell’analisi), potreste aver necessità di sfruttare la tecnologia wireless per trasportare queste informazioni dai vostri sensori e trasduttori al vostro datalogger o al computer portatile, senza generare complicazioni d’impianto. Addirittura potreste aver bisogno di integrare la vostra ala con sistemi in grado di comunicare alla cabina di pilotaggio, in tempo reale, tutti i dati desiderati, nonché gli eventuali allarmi, e persino ricevere istruzioni dalla cabina stessa, e mettere in atto, le modifiche che il pilota ritiene idonee in una data condizione.

Conclusioni

Ecco spiegato, con parole mie, l’utilità che possono avere gli NIDays di National Instruments qualora iniziate a sentire il bisogno di integrare una vostra idea con dei sistemi distribuiti, sistemi DAQ, sistemi embedded ma non siete immediatamente avezzi con questi termini ed altri quali ad esempio: triggering, tecniche MIL (Model In the Loop), tecniche HIL (Hardware In the Loop), data logging, dara processing, ecc., che figurano solitamente sulle spiegazioni concepite per i soli operatori del settore.

Foto

Foto 1 e 2: Sistema di acquisizione dati per misure di potenza ed energia

Foto 3: Analisi modale su un righello che riproduce la logica di un’ala

Foto 4, 5 e 6: Data logging e data processing

Foto 7 e 8: Integrazione del bus CAN

Foto 9: Ispezione visiva

Foto 10: Sistemi MIL e HIL

Foto 11: Test dei microfoni MEMs

Foto 12, 13, 14 e 15: Visione embedded

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In preparazione

Acquisizione dati misure potenza ed energia Acquisizione dati misure potenza ed energia Analisi modale Data logging e data processing Data logging e data processing Data logging e data processing Integrazione del bus CAN Integrazione del bus CAN Ispezione visiva Sistemi MIL - HIL Test microfoni MEMs Visione embedded Visione embedded Visione embedded Visione embedded

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Così ti distruggono la Patria: introduzione

Scritto da Raffaele Berardi il 7 marzo 2015

Rubrica: Conflitti attraverso i mercati

Titolo o argomento: Ne verifichi gli effetti ma non puoi dimostrarne le cause

Se dovessimo riassumere, in chiave semplificata, alcuni dei principali fenomeni, tra loro interconnessi, attraverso i quali è possibile danneggiare una nazione ed usurparne le ricchezze, potremmo ipotizzare la seguente scaletta così ordinata (e meglio esposta negli articoli successivi di questa rubrica). Si attacca la serietà, l’immagine di una nazione, colpendo particolari figure rappresentative o, persino, gli stessi cittadini. Si procede con il sistema economico e, un passo dopo, con quello socioeconomico danneggiando quindi ciò che fa funzionare la nazione quotidianamente, i suoi cinematismi, i suo ingranaggi. Si attacca poi il combustibile che alimenta il sistema sociale, il lavoro, facendo in modo che il motore della nazione inizi a singhiozzare, sobbalzare, stentare, a funzionare in modo irregolare con qualche scoppietto e fumata di troppo. Si rende gradualmente il sistema società incapace di porre rimedio ai problemi di cui è afflitto attaccando l’istruzione e facendo sì che ogni generazione sia sempre più inerme, sempre più gestibile, sempre più fragile. Si attacca inoltre il credo popolare della società, si instaurano convinzioni, timori, depressioni che portano i cittadini a vagare senza metà, sprecando risorse e perdendo al contempo la fiducia e la capacità di credere di poter essere in grado di cambiare le cose. Aumenta il menefreghismo e l’individualismo, ognuno ormai pensa esclusivamente a sé e, solo rare volte, davanti a fatti critici (vedi ad es. le guerre), mostra i propri sentimenti (anche se la velocità della società moderna permette di “dimenticare” tutto in pochi giorni, azzerando di fatto l’utilità dei sentimenti. Se poi le guerre non si combattono più con i vecchi metodi ma sui mercati, ecco che ad un bene si antepone subito un nuovo male, un mostro che stiamo imparando a conoscere quotidianamente, dopo che questo ha già apportato i suoi cambiamenti e già ottenuto i risultati prefissati. Si effettuano poi attacchi complementari a condizioni quali la salute, la libertà e la sicurezza, al fine di togliere ogni residua motivazione in chi aveva le capacità per resistere ad un vero e proprio cataclisma, privo di intemperie, che porta via ricchezza da un paese e la sposta in un altro dove potranno nuovamente affermare che vi è crescita. Sì, una crescita fittizia a danno altrui. Una crescita che non ci sarebbe stasta se i giocatori non avessero modificato le “regole” durante il gioco, di fatto barando.

Continua…

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Così ti distruggono la Patria: seconda triade – In preparazione
Così ti distruggono la Patria: terza triade – In preparazione
Così ti distruggono la Patria: conclusioni – In preparazione

La nazione come il Monopoly
I tre assiomi dell’economia di mercato. + VIGNETTA
Il modello della crescita costante e continua non esiste
L’illusione di una nuova vita all’estero

Auto e moto d’epoca, gli effetti sociali dell’eliminazione delle agevolazioni – In preparazione

sala_conferenze

Moderne sale conferenza possono ospitare il campo di battaglia delle guerre 2.0,
guerre che oggi si combattono attraverso i mercati, attraverso regolamentazioni
o deregolamentazioni sancite opportunamente per raggiungere un fine
generalmente di carattere macroeconomico.
Image’s copyright: http://giorgimech.deviantart.com/

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI). FASE 7: Fine | End

Scritto da Raffaele Berardi il 28 febbraio 2015

Rubrica: Dal prototipo al prodotto finito

Titolo o argomento: Sincronismi metodici di fasi e processi

Si conclude questo complesso percorso con il “Programme Review”. Una volta completate tutte le attività, comprese la convalida e l’omologazione, questa revisione finale comprende:

revisione del Business Plan,
revisione del processo,
risultati e lezioni imparate,
feedback da parte dei clienti, della rete di vendita e del settore.

Ora però possiamo considerare, con un maggiore livello di approfondimento, che in realtà non vi sono solo 7 fasi che si succedono lungo un’ipotetica timeline. Ogni fase infatti è in realtà costituita da diversi processi che si accavallano tra loro e che sono specializzati sullo stile, sul vehicle integration, sull’ingegneria, sulla catena di fornitura, la produzione nonché test e sviluppo. Si tratta di processi ricchi di aspetti tecnici che osserveremo nei prossimi articoli di questa rubrica.

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Il processo di introduzione di un nuovo prodotto (NPI)

FASE 1: Inizio | Start
FASE 2: Proposta del prodotto | Product proposal
FASE 3: Definizione e sviluppo del prodotto | Product definition and development
FASE 4: Ingegneria di prodotto e di processo | Product and process engineering
FASE 5: Fabbisogno del prodotto e prove | Product facilities and trials
FASE 6: Produzione di massa | Mass production
FASE 7: Fine | End

Processo 1: Dare uno stile | Styling
Processo 2: Integrazione del veicolo | Vehicle integration
Processo 3: Ingegneria | Engineering
Processo 4: Catena di fornitura | Supply Chain
Processo 5: Produzione | Manufacturing
Processo 6: Test e sviluppo | Test and Development

Presentazione prodotti e acquisizione feedback di settore

Image’s copyright: www.benautobahn.com

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