Quel rosso che seduce sul ruvido muro pastello

Rubrica: Letture leggere durante la guerra SARS-COV-2, Narrativa

Titolo o argomento: Un affascinante tesoro recuperato gratuitamente da una cantina

La trovai abbandonata in una cantina, priva di cure con le gomme a terra, la polvere che nascondeva il colore e una leggera patina di ossido sulle superifici lucide. La meccanica era in attesa di esser messa in movimento… ebbi la possibilità di prenderla e di portarla a casa.

Emerse un rosso brillante più vivo che mai, il telaio non presentava saldature ma solamente incollaggi mediante adesivi strutturali impiegati per l’aeronautica, la patina di ossido venne via facilmente con un panno leggermente abrasivo, la meccanica si risvegliò non appena disossidata e ingrassata, le gomme si ripresero con un poco d’aria…

Era bella, bellissima, come poteva esser rimasta in una cantina così abbandonata? Ma certo, ci sono i modelli nuovi! I modelli nuovi soppiantano sempre quelli vecchi. Sempre? Qualcuno ha mai dimostrato che il nuovo è sempre migliore del vecchio?

La portai nel centro storico di un paesino a me caro dove avevo visto un muro e una pavimentazione che, nella mia immaginazione, le si addicevano molto. Era l’estate del 2012. Attesi diverso tempo affinché la luce del sole si spostasse nella posizione che immaginavo per lei. Le scattai alcune foto ma nessuna di queste riuscì a descrivere il suo reale fascino…

Le sue grandi ruote lucide, il suo telaio vivo brillante, la sua linea filante, il suono morbido della sua meccanica solida… ogni pedalata decine e decine di metri ascoltando solo la lingua del vento. Superleggera, costruita in una lega d’acciaio altoresistenziale a sezioni sottilissime, resiste persino alle buche della mia città e la sera, quando torno, con il suo carisma arreda la mia camera come nessun altro complemento d’arredo potrebbe.

Semplicemente fantastica e, ancor di più, perché trovata abbandonata in una cantina. Stavano per buttare un tesoro, non capiscono nulla.

Link correlati

Literature

Velocità: dilatazione infinitesimale di ogni istante percepito

Rubrica: Fisicamente, Narrativa

Titolo o argomento: Percezione della velocità

Velocità… potrebbe farti provare il contrario del credo comune.
A bordo succede tutto più lentamente,
secondo la fisica solo di pochi miliardesimi di miliardesimi di secondo,
secondo i miei sensi: un’altra percezione.

Da fuori ti dicono che sei una saetta,
a bordo, invece, tutto accade lentamente.
Il tempo si dilata,
ti permette di inserire ogni passo della tua danza in un piccolo segmento.

Ogni movimento viene eseguito con calma, a tempo,
ma chi guarda è pronto a giurare che ti stai scatenando.
In realtà ogni misura, ogni azione, il minimo gesto, arrivano al momento giusto,
disegnati in anticipo, visti e rivisti fin dai sogni la notte..

Velocità, cambiamento continuo, innovazione di sé, potersi adeguare,
aderire alla realtà del mondo, cambiare al suo stesso ritmo, rivoluzionarsi ogni giorno
affinché il presente non sia una costante ma diventi un futuro variegato, più ricco, più denso.

Velocità, impegni, tantissimi, recuperare il tempo perso quando si è stati stupidi
o privi delle compagnie giuste, della coscienza e della libertà necessarie
per trasformare piccoli grandi progetti, in un crescendo di sogni da realizzare insieme.

Velocità, si ha l’impressione di aver vissuto molto più a lungo ed esser rimasti giovani…
ma ecco che un imprevisto può farti ruzzolare
e render conto di quanto stavi andando forte.

Così la velocità entra indissolubilmente in simbiosi con l’equilibrio, affini,
necessari l’un l’altra per vivere di intensità, di gusto e metter le firme su innumerevoli disegni
affinché oggi sia la struttura che sostenga il nostro domani.

Raffaele

Link correlati

Literature

 

Avrei potuto inserire una mia foto durante la prova di una moto ad elevate prestazioni, in realtà nulla si addice di più alle parole espresse in questo articolo di un frangente a bordo di un nostro prototipo elettrico. Perché? Prima o poi ve lo mostreremo…

Non parlare con carisma di cose che non conosci…

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi ha studiato a fondo è più mite, imparziale ed equilibrato, chi non conosce e non capisce troppo facilmente beffeggia

…potresti generare danni nelle persone che ti seguono.

Alcuni giorni fa ho letto un post di un conoscente. Parlava delle vetture elettriche, della Tesla Motors, dell’inquinamento, dalla CO2, del metano, delle vetture ibride, delle celle agli ioni di litio…
Il discorso era presentato bene ed i principi enunciati si basavano su buone intenzioni ma per un tecnico del settore era immediato accorgersi degli enormi sfondoni presenti, delle immense lacune sul tema da parte di chi ha scritto e delle continue ed enormi inesattezze di fisica riportate nel testo.

Non parlare con carisma di cose che non consoci… rischi che la gente che ti segue ti creda, rischi di diffondere pensieri errati. L’energia che spendi nel rendere virale una castroneria è minima; l’energia che occorre per andare poi a spiegare a tutti gli enormi errori, perché si è caduto in tali errori e come sia realmente la verità, è enorme. Diffondere disinformazione, anche se si era partiti da buoni propositi, non fa altro che alimentare rabbia, malumori, confusione e la disinformazione stessa.

Non parlare con carisma di cose che non conosci. Impara cosa vuol dire:

Dimostrare le tesi sostenute”;

Studiare al di fuori di internet su testi professionali”;

Studiare al di fuori di internet su atti di convegni di ricercatori accreditati”;

Studiare al di fuori di internet su tesi di laurea e dottorati di ricerca”;

Studiare al di fuori di internet presso centri di ricerca con veri ricercatori”;

Studiare al di fuori di internet realizzando vere prove pratiche con veri strumenti professionali”;

Realizzare veramente le cose che si dicono, in modo pratico (e quindi dedicando ad esse la maggior parte del proprio tempo) per verificarle nella vita reale”;

“Studiare presso un corso di Laurea perfettamente aderente alle proprie materie di interesse”;

“Andare oltre i normali piani di studi per alimentare costruttivamente la voglia di conoscere tali materie”;

“Realizzare progetti che coniugano tutto l’insieme di conoscenze maturate”.

Sicuramente non iscriversi a scienze politiche, economia, ecc., per poi dare giudizi a forfé di Ingegneria Meccanica. Perché magari se ti sei iscritto a scienze politiche (tanto per fare un esempio) sai bene come parlare alle folle, quali riferimenti storici richiamare per avvalorare le tue tesi e tanti ti seguono affascinati dalla tua esposizione, ma potresti aggrovigliarti tra gli strafalcioni inerenti altre materie senza nemmeno accorgertene danneggiando così quelli che volevi in principio aiutare. Al contrario, se vieni da Ingegneria (in questo caso Meccanica, Meccatronica, Aerospaziale…), potresti avere un modo complesso di parlare, pochi che ti seguono, ma avere le informazioni corrette da divulgare con rigore scientifico.

Non parlare con carisma di cose che non conosci. Per favore.

Link correlati

Life quality

Immagine tratta da una ricerca sul web. Se siete i proprietari del diritto d’autore dell’immagine, potete chiederne la rimozione o indicarci il copyright da specificare. Image taken from research on the web. If you own the copyright of the image, you can request its removal or indicate the copyright to be specified.

Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 5

Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Con chi legge i titoletti di un articolo in neretto e pensa di aver appreso qualcosa

I tuttologi li cito in quest’unico capoverso per brevità. Chiunque abbia sentito dei tuttologi giudicare, parlare del lavoro d’altri, di impresa, o di quanto più lontano dalla loro preparazione, si rende bene conto da sé che: “E’ uno spettacolo raccapricciante” (cit. Jack nel film “La leggenda di Al, John e Jack”, Italia, 2002).

Dai tuttologi deriva una branca in forte crescita nell’ultimo decennio, ovvero “quelli che navigano tra titoli in neretto” pensando di potersi sostituire al medico, allo specialista, all’artigiano, al professionista, al negoziante esperto e così via. E lo fanno senza nemmeno terminare la lettura di un articolo completo, senza verificare una fonte che sia una, senza operare i dovuti approfondimenti del caso, senza cercare importanti altri studi sul tema messi a disposizione dai principali centri di ricerca, dalle Università, da professionisti qualificati, da chi espone una tesi e da chi la confuta… nulla.

Parlano perturbando semplicemente l’aria con discutibili onde sonore.
E non sia mai che abbiano un minimo di carisma! Quando questo fenomeno si verifica, trascinano anche un intero quartiere di condomini, colleghi di lavoro, compagni di sport, clienti, malcapitati, nel caos più totale. Questo ha enormi ripercussioni persino sui mercati i quali diventano più facilmente analizzabili dai “motori di ricerca” che da professionisti del settore i quali, probabilmente, dispongono di minori strumenti di fronte all’irrazionalità.

Inquinamento acustico, nulla di più. Dicono che il caffé fa bene o il caffé fa male in base a quello che questa estate hanno letto su servizi di giornali o “news smartphoniane” (ovvero nel mini formato ideale per divulgare ignoranza, due righe di titolo che devono dire tutto ma che non significano nulla) portati al mare. Figuriamoci leggere un’intera tesi di Laurea da 200-300 pagine e leggerne altre per confutare la tesi iniziale e andare a reperire testi scritti da scienziati e andare a verificare chi finanziava tali scienziati e cercare opportuni giornalisti scientifici… Complicato vero?

Io eviterei di realizzare progetti con chi pensa di consocere un tema e invece ha letto solo qualche nota stonata e non contestualizzata e fa invece perno sulle convinzioni che ha individualmente maturato sulla base di suggestioni e di un “sentito dire” filtrato e assimilato soprattutto sulla base di quel che “vuole sentirsi dire”. Conoscere a fondo un tema è uno sforzo, e richiede molto tempo, è bene parlare di quel che si sa riconoscendo di non saperne comunque mai abbastanza (così da lasciare la mente aperta per imparare nuove cose) o, in alternativa, non parlare affatto che il silenzio può esser d’oro.

Con chi fugge la fatica

Se devi spostare un bancale di legno che sostiene un carico di merce dovrai fare uno sforzo tanto maggiore quanto maggiore è l’attrito tra le superfici e la massa del carico. Se non vuoi fare questo sforzo dovrai disporre di un muletto e pagare l’energia che lo muove. Non c’è modo in questo Universo di compiere un lavoro senza uno sforzo. Eviterei soci, collaboratori, membri che affermano che grazie a loro otterrai qualcosa con estrema facilità. L’ultimo che l’ha fatto, un incubatore, mi ha promesso che se gli dicevo come costruisco le mie bici elettriche ad elevate prestazioni lui me ne avrebbe fatte vendere a centinaia ad un noto marchio che produce motocicli. Ebbi una reazione di diffidenza che a stento nascosi. Poco tempo dopo il marchio cui faceva riferimento ammise il suo affanno, non avrebbe pagato un bel nulla e, probabilmente, avrebbe agito per “operare” senza di me. In seguito venni a sapere che il tale incubatore dalle facili soluzioni fu indagato per truffa (certo indagato non vuol dire condannato ma ci farei comunque attenzione).

Con chi ha sete di dominare su di te anziché desiderio di eguaglianza e lavoro di squadra

Eviterei fermamente coloro che vedono un vostro progetto, si mostrano affascinati, vi lusingano, si rendono attenti ai vostri interessi e problemi e poi, senza che capiate come è accaduto, subentrano al postro vostro portandovi via quel che voi avete costruito con immane fatica. Sebbene anche a costoro prima o poi ne capiteranno delle belle, ci porrei comunque molta attenzione perché il loro algoritmo sinuoso vi avvolge comodamente e tutto accade senza che vi accorgiate come e quando certe situazioni abbiano avuto inizio. Poi magari “sbroccherete” e tutti, naturalmente, daranno la colpa a voi per via della vostra pessima reazione. Inquadrateli subito, evitateli fin dal principio, proseguite la vostra strada e tenete da conto l’esperienza fatta. Non avere di questi punti deboli è un buon modo per avere un sistema immunitario imprenditoriale robusto.

Con chi ha eccessivamente i tuoi stessi interessi

Paradossalmente, sebbene chi coltiva i tuoi stessi interessi dovrebbe remare dalla tua parte, in realtà prima o poi potrebbe desiderare di andare per la sua strada portando con sé preziose conoscenze tecniche che ti sei fidato di raccontargli. Si tratta di un comportamento che possiamo ritenere scorretto a meno che non sia stato lui a raccontarle a te (in tal caso è più che lecito che l’autore di un progetto decida di virare per una nuova strada) o che le abbiate coltivate all’unisono (più raro e difficile da gestire ma comunque accettabile). Passioni variegate non solo sono più costruttive ma evitano inutili competizioni e atteggiamenti opportunistici, inoltre responsabilizza ognuno sul proprio settore e lo rende di pari importanza agli altri settori rappresentati dagli altri membri del team… ad ognuno il suo ruolo (es. meccanico, elettronico, informatico, grafico…), le sue competenze e le sue responsabilità.

Link correlati

Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 1
Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 2
Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 3
Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 4
Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 5

Image’s copyright: Animaccord Animation Studio

Tecnologia domestica vintage – Intro

Rubrica: Tecnologia domestica vintage

Titolo o argomento: Oggetti ormai rari tutt’altro che obsoleti e che conservano un fascino

Cosa ha conservato un valore e cosa no? Cosa è risultato essere realmente utile e cosa si è spento inesorabilmente nel più profondo dimenticatoio? Cosa ci ha fatto evolvere e cosa ci ha fatto riscoprire stupidi? Soldi spesi bene o soldi che potevano esser spesi meglio? E oggi? Oggi cosa corrisponderà ad un futuro prodotto che avrà contraddistinto un’era, un futuro oggetto caratteristico, vintage, e cosa avrà solamente alimentato uno sfizio, una voglia momentanea, un vuoto che andava colmato in ben altra maniera? A posteriori è più facile comprendere e possiamo far leva sull’esperienza passata per migliorare ogni istante che costituisce il nostro presente.

Andiamo a rispolverare, lasciando ampio spazio a foto caratteristiche scattate da noi per arredare il racconto, oggetti chiave di un trentennio in cui sempre più volevamo sentirci estesi grazie all’uso di dispositivi che aumentavano la nostra sensazione di potere. Un potere inteso come capacità di fare, di raggiungere, di essere, di disporre, di imitare anche, se vogliamo, personaggi del cinema che ci affascinavano con anteprime (di una branca minore) della tecnologia che sarebbe diventata di consumo. Tastiere, display, riproduttori, dispositivi da polso, dispositivi di comunicazione, dispositivi di intrattenimento, dispositivi per la produttività, dispositivi di memorizzazione ed ogni diavoleria a transistor che attribuiva, all’uomo e alla donna che ne facevano uso, un senso di modernità e di adeguatezza ai tempi.

Alcuni oggetti hanno realmente rappresentato un’evoluzione, altri hanno rappresentato un terribile spreco di denaro, altri ancora sono diventati ben presto oggetti fidelizzanti capaci di instaurare insicurezza in chi non disponeva costantemente dell’ultimo modello, dell’ultimo servizio; altri ancora sono diventati oggetti di culto, veri oggetti d’epoca, oggetti che, dopo decine di anni, siamo andati a ricercare tra le polveri del passato immersi in fantastici ricordi.

Una selezione naturale ha poi estrapolato e messo in rilievo insicurezza da taluni soggetti consumatori, goliardia da altri, capacità tecniche notevoli da altri ancora. Il proseguimento di una savana che dalla trasposizione del sangue è giunta ad una matrice di ordine economico dove il soggetto, plusdotato di modernità, migliorava nettamente la sua condizione o cadeva preda del consumismo più insensato alimentando un inutile debito.

Continua…

Link correlati

Tecnologia domestica vintage – Intro
Tecnologia domestica vintage – La Polaroid
Tecnologia domestica vintage – La Cinepresa e il Proiettore

Stiamo disimparando il rispetto per il mestiere: 4 casi da tenere d’occhio – Caso 2

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi sa fare sa apprezzare, chi riesce a capire sa apprezzare, chi non conosce e non capisce troppo facilmente beffeggia

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

La tipa che, una volta scoperto da te qual è il problema tecnico, non vuol pagare

La protagonista di questo esempio è risalente anch’essa ad un caso reale il quale, nello specifico, ha stimolato la scrittura di questo post per un’accentuazione decisamente pronunciata dei tratti che lo definiscono.  Questo caso è rappresentativo di un fenomeno tutt’altro che isolato, alimentato ormai da una comunità di individui non trascurabile ai quali il tecnico, il libero professionista e l’artigiano, in particolar modo, sono esposti.

Il soggetto in esame richiede un’assistenza tecnica di un bene di consumo. Al telefono si presenta cordiale ma con una nota d’ansia di cui è bene tenere conto. Fissa un appuntamento, è disponibile ma cerca di anticipare la diagnosi e dichiara apertamente quale, a suo avviso, è il problema tecnico del prodotto. In questo caso specifico sostiene che una scheda elettronica abbia cessato di funzionare ed andrebbe sostituita.

Rimandando il verdetto finale ad un’attenta analisi si viene a scoprire che il problema è in realtà ben più semplice. A monte, infatti, la scheda elettronica del dato caso, non funziona per l’assenza di alimentazione elettrica provocata dall’interruzione di un cavo elettrico. Ben venga quindi, in seguito ad un’attenta ed onesta analisi, un problema che all’apparenza risultava complicato e particolarmente dispendioso, si riduce al semplice riallacciamento di un cavo elettrico mediante opportuno ricablaggio.

La prima anomalia

Ed ecco che si manifesta la prima anomalia. La soggetta in questione, scoprendo che non si tratta della scheda, non sembra apprezzare minimamente l’onestà del tecnico e, anzi, lo riprende con irrazionale ed inflessibile severità sostenendo che l’intervento è stato inutile. Il tecnico mortificato sostiene che se egli fosse stato un poco di buono avrebbe potuto ingannarla agevolmente, sostituire una scheda che non andava sostituita (perché sana), guadagnare di più ai suoi danni facendo perno sulle sue ostinazioni, nonché sulla sua assodata ignoranza in materia, ed evitando un rimprovero il quale, per assurdo, in caso di imbroglio, si sarebbe risparmiato.

La seconda anomalia

La seconda anomalia è rappresentata dal fatto che, se si fosse sostituita la parte ipotizzata dalla cliente, si sarebbe alimentato il suo orgoglio entrando nelle sue grazie ed ella avrebbe speso di buon grado cifre di ben tre o quattro volte superiori. Follia completa.

La terza anomalia

La terza ed ultima anomalia riscontrata risiede nell’avversione della cliente di voler pagare l’intervento, seppur economico, che ha risolto il problema tecnico del prodotto a seguito del ripristino del collegamento di un filo. Le parole, sconvolgenti, sono state: “Eh, se sapevo che bastava ricollegare un filo… me lo facevo da sola!”.

Come a voler dire che l’intervento del tecnico è risultato inutile. Ma questo non è palesemente vero in quanto la cliente, oltre a non sapere effettuare l’intervento tecnico, non dispone delle conoscenze teoriche e tecniche per rilevare quale sia il guasto.

A posteriori tutto è facile

A posteriori è tutto facile, la difficoltà sta nel trovare, in prima analisi, una persona onesta, in seconda analisi una persona competente che conosce il prodotto e tiene conto solo parzialmente delle ipotesi di un cliente perché ad esso antepone la propria esperienza di tecnico anziché influenze irrazionali e disorientanti (un po’ come accade dal medico quando i pazienti più snervanti si presentano con la diagnosi -magari letta su internet-).

La questione centrale risiede nel fatto che la difficoltà non è ricollegare il filo, la difficoltà è scoprire che c’è un filo da ricollegare. Per meglio comprendere, se leggiamo circa una scoperta scientifica tra quelle più a portata d’uomo, o di un metodo matematico accessibile anche ai non-matematici oppure, ancora, veniamo a sapere come funziona un semplice dispositivo tecnologico che tanto successo ha riscontrato, spesso pensiamo che ci potevamo arrivare anche noi. Però, il fatto che così non è stato, dimostra quanto in realtà sia complicato e quante conoscenze di base comporti, il saper raggiungere soluzioni “semplici”.

Non è semplice

Einstein lo diceva sempre e non so in quanti articoli ormai ho citato le sue parole: “Ogni cosa dovrebbe esser fatta nel modo più semplice, ma non è semplice”.

Continua…

Link correlati

Stiamo disimparando il rispetto per il mestiere: 4 casi da tenere d’occhio – Intro
Stiamo disimparando il rispetto per il mestiere: 4 casi da tenere d’occhio – Caso 1
Stiamo disimparando il rispetto per il mestiere: 4 casi da tenere d’occhio – Caso 2
Stiamo disimparando il rispetto per il mestiere: 4 casi da tenere d’occhio – Caso 3
Stiamo disimparando il rispetto per il mestiere: 4 casi da tenere d’occhio – Caso 4

 

Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 4

Rubrica: Lavoro

Titolo o argomento: Spunti per i giovani imprenditori

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Con chi non se la sa cavare da solo

Chi fa impresa in modo avveduto solitamente vanta una forte autonomia. Non si spaventa davanti ai problemi che incontra perché, se sono piccoli, li sbroglierà da solo grazie alla sua praticità (la medesima con cui ha costruito i suoi progetti), se sono grandi invece, impiegherà più tempo, più energie, più risorse, e li userà come leva per incrementare le sue opportunità grazie a quel che ne trarrà d’insegnamento (difficile da digerire per chi, all’opposto, vede i problemi solo come ostacoli pruriginosi).

Fior fior di imprenditori sono inarrestabili anche davanti ai topolini che spaventano elefanti da 5 tonnellate. Ti sorprendono quando scopri che, all’occorrenza, sanno persino cucinare o cucirsi un bottone. Detestano farsi fermare soprattutto dai piccoli contrattempi. D’altra parte, qualora vi venisse voglia di curiosare tra le pagine di saggi dedicati al calcolo delle probabilità, potreste scoprire come piccoli contrattempi sovente abbiano portato ad intersezioni o a scioglimenti di situazioni con inediti sviluppi annessi. Quelle circostanze che la gente dal credo lasco chiama “il caso”.

Quindi, in sostanza, chi se la sa cavar da solo è costantemente messo alla prova, si misura di continuo con sé stesso e fa impresa in modo più fluido, concentrato, nonché costantemente aggiornato su “cose” che non si trovano sui libri, ovvero: i problemi che ha risolto ed i metodi che ha impiegato, e via via evoluto, per riuscirci. Egli manovra senza troppi problemi i suoi strumenti quotidiani, si procura l’occorrente per i suoi “ordinari imprevisti” e, qualunque cosa accada (nei limiti del possibile), si presenterà al suo impegno emanando una solida aria di affidabilità (magari sdrammatizzata da una vena comica, spesso insita in chi ha sofferto, patito e, se è andata bene, persino risolto e superato).

D’altra parte, chi invece vede tutto come piuttosto difficile, se non impossibile, potrebbe aver bisogno di trovare prima il suo tempo, la sua fase, la sua sincronia, la sua relazione prima e la sua organizzazione poi, con ciò che gli accade attorno… e fare così bellissime scoperte.

Quelli appena riportati sono in realtà esempi stupidi che contengono però un grosso fondamento (gli esempi stupidi si comprendono meglio dei grossi fondamenti).

Con chi ha abitudini da mammone

La categoria dei mammoni è strettamente correlata a quella di coloro che non se la sanno cavare da soli. Ma è molto differente. Va precisato infatti che mentre i mammoni sono soliti non risolvere i problemi, non è detto che tutti coloro che sono soliti non risolvere i problemi siano mammoni (ci sono ad esempio, da un lato, quelli che non dispongono delle possibilità per poter affrontare un problema nel dato campo o quelli che non sono preparati, dall’altro i menefreghisti, gli indifferenti, fino ai corrotti).

I mammoni non hanno nulla a che fare con gli imprenditori ma un giorno potrebbe balenar loro nella mente di imitare una figura di riferimento (proprio come fanno i bambini), alla stregua di un gioco, e chi viene coinvolto nelle loro attività viene coinvolto in un caos irrazionale mosso alla radice da un’educazione (e relativa maturazione) incompleta.

Non ispirano un grande affidamento, quello che un “punto di riferimento” è solito darti. Osservarli, inoltre, fa un brutto effetto: ho visitato aziende dove i titolari si lamentavano di ogni minimo pelo superfluo con una lagna che musicalmente richiamava quella di un’intera scuola materna bloccata in pullman su una salita di campagna dove non è possibile far inversione, il navigatore ha suggerito il percorso sbagliato non tenendo conto delle dimensioni del mezzo, tutti hanno fame e bisogno del gabinetto, inoltre un equipe specializzata di gatti in calore si sta accoppiando nervosamente nel fienile a pochi metri.

Per una semplice riflessione basti solo pensare: “A chi si ricorrerà quando nell’impresa accadrà qualcosa che la mamma* non potrà sistemare per loro?”. E’ una buona cosa avere in team membri che siano in grado di sbrigare quanti più imprevisti da soli, che sappiano comunicare, condividere ed emanare sicurezza e solidità. Membri che non stiano lì a comandare solo per il gusto di comandare, per un capriccio, ma perchè hanno le doti del comando, tengono bene insieme una squadra, motivano, partecipano, osservano, comprendono e, se necessario, mettono a disposizione anche le loro spalle per reggere, mentalmente o muscolarmente a seconda delle necessità, i carichi extra.

*O la moglie in qualità di sostituta sacrificale della mamma, nonché donna incompresa che conosce bene questi discorsi e che, se ora sta leggendo, tra ricordi e nostalgie si sta chiedendo qualcosa del tipo: “Chi me l’ha fatto fare? C’era quel batterista che si fumava i cannelloni davanti al forno ma era così biondo e così indipendente… sob…”.

Possibile che al primo intoppo si fermi il mondo? L’autonomia è la prima cosa, così come affrontare imprevisti, piccole grandi noie, trovare soluzioni e cavarsela da soli, evitare di pensare ogni volta come prima opzione: “Chi potrebbe risolvere questa noia per me?”. Come pensiamo di scoprire come è fatto il mondo se demandiamo sempre agli altri di farlo per noi?
Fare impresa con simili soggetti è come camminare con una zavorra inutile, una fatica disumana per fare una passeggiata che per altri è una movenza leggera.

Con chi cerca sempre di proporti trovate truffaldine

Evitate fermamente coloro che sostengono, con veemenza così come con preoccupante calma, nel loro caso certe trovate di dubbio gusto, opinabili se non letteramente truffaldine, sarebbero “lecite perché…”. Ricordo quasi ridente coloro che mi hanno proposto esplicitamente (ma con un giro di parole in grado di far risultare positivo all’alcool test anche Gandhi) di scrivere articoli falsi per promuovere tecnologie “fallate” che non decollavano. Rifiutai ma non persi realmente il denaro offertomi, semplicemente loro non meritavano il mio supporto, di conseguenza io non meritavo una retribuzione per qualcosa di falso. Curiosità: tra questi non solo italiani ma anche persone di paesi stranieri che accusano l’Italia di esser un popolo di furbetti. Un po’ come il bue che dice cornuto all’asino. Ma vorrei evitare incidenti diplomatici. Chi vuol capire ha capito. Ad ogni modo, se per raggiungere i vostri scopi, il vostro collaboratore ha bisogno di barare, è evidente che voi non avete bisogno del vostro collaboratore.

Con chi non sa dimostrare quello che dice

Saper dimostrare quanto si afferma è una carta vincente. Studiare la matematica addestra seriamente a questa sana abitudine. Sebbene il carisma convinca la gente, lo fa sfruttando l’ignoranza e le debolezze e non attecchisce affatto sulla gente in gamba, preparata, dotata di acume e intelligenza, ovvero sulla gente per la quale una tua dimostrazione sui reali vantaggi del tuo/vostro progetto si traduce nella pubblicità più preziosa che ci sia, il passaparola.
Tu dimostra il vero a chi lo sa comprendere e lascia che chi comprende esponga poi le sue sensazioni a tutti gli altri (magari proprio con carisma).
Ma se tu o il tuo collaboratore propronete un progetto che promette cose che non siete in grado di dimostrare, state pronti a perdere ogni forma di credibilità perché, prima o poi, accadrà (anche se inizialmente può non sembrare possibile).

Continua…

Link correlati

Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 1
Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 2
Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 3
Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 4
Con chi non dovresti mai fare impresa? – Parte 5

Image’s copyright: cartoonstock.com

Frigoriferi Climatizzatori Generatori Inverter e accessori di ogni tipo per Camper Motorhome Roulotte – Berardi Store

Berardi Store

Allestimento Camper Motorhome Roulotte

Servizio Vendita Assistenza Ricambi Installazione di equipaggiamenti, accessori, sistemi energetici, elettronica, elettrodomestici ed utility per caravan, motorhome, camper, barche, fuoristrada, moto, eBike… maggiori info alla pagina Official Store.

In questo esempio:

Premium Motorhome

Concorde

Vendita, assistenza e installazione di frigoriferi trivalenti ad assorbimento, generatori, climatizzatori, inverter, impianti fotovoltaici, batterie dei servizi ed accessori di ogni genere per Camper Motorhome Roulotte…

…sono solo una piccola parte di oltre 2000 prodotti che abbiamo a catalogo e con cui allestiamo mezzi che hanno fatto fino a 3 volte il giro del mondo : )

Installazioni e impianti eseguiti con cura secondo le specifiche più severe dei costruttori.

BerardiStore

Vendita Assistenza Ricambi Installazione
prodotti per la CASA, il CAMPER, la NAUTICA,
prodotti per applicazioni PROFESSIONALI
e per applicazioni altamente tecnologiche.

Reparto assistenza tecnica specializzata
Electrolux Rex AEG Dometic Waeco DEFA
Condaria, Cruisair, Marine Air Systems, Sealand
Honda, Cramer, Mobicool, Origo, Smev…

Reparti di
Elettronica Meccatronica Robotica Automazione
Energetica Elettrodomestici e Utility Hi Tech
per la Casa, il Camper, la Nautica e per i settori
Professionali e Tecnologici indicati alla
nostra pagina specifica: Official Store.

LABORATORI di Ingegneria dedicati:
Energetica, Tecnica del Freddo, Meccatronica,
Materiali e Lavorazioni Meccaniche,
Motori a combustione interna, Motori Elettrici,
Prototipazione…

Aperti soprattutto durante le ferie : )

Sito web: www.berardi-store.eu
Contatti: www.berardi-store.eu/contattaci.html

Proporre nuovi schemi di motori a combustione interna

Rubrica: Motori alternativi | Le domande dei lettori

Titolo o argomento: Adottare nuovi schemi biella manovella

Rispondendo a: Remo

Remo scrive: Buongiorno. Mi chiamo Remo e sono un disegnatore meccanico. Ho ideato un nuovo tipo di motore a scoppio basato su ciclo due tempi con lubrificazione separata. Tale brevetto è stato pubblicato il 7/11/2019. Mi piacerebbe molto avere un vostro parere al riguardo e possibilmente capire come fare per svilupparlo. Ho anche creato una pagina facebook che si chiama “Motore a pistoni solidali 2 tempi” nella quale potete trovare un filmato di funzionamento e alcune relazioni nonché il brevetto. Ringrazio per l’attenzione e porgo distinti saluti.

Gentile Signor Remo La ringrazio per avermi preso in considerazione come riferimento per un parere. Io lo apprezzo molto da appassionato tuttavia non posso fornire informazioni di carattere progettuale perché questo tipo di studi costano veramente tanto. Anche volendo non avrei matematicamente tempo perché sono già completamente impegnato per i prossimi anni. Le posso fornire giusto qualche spunto vivendo l’ambiente da ormai 23 anni.

In ambito motoristico, ad esempio, non definiscono mai come nuovo un motore che adotta un differente schema rispetto all’ordinario ma utilizza comunque uno meccanismo biella-manovella. Quando ero un adolescente professori e tecnici delle aziende del settore battevano molto su questo tasto.

Altro problema che si verifica con questo tipo di progetti è che l’industria esistente generalmente non acquista varianti di questo tipo perché fuoriescono dalla ormai vecchia e obsoleta ma matura filiera ordinaria.
Il Wankel nonostante la sua celebrità, i suoi punti forti ed i suoi accettabili punti deboli, in qualità di ottima alternativa, su quanti veicoli lo trova installato?

L’ingombro e la disposizione del motore incidono fortemente sulla preferenza di uno schema anziché un altro. Il comune e ormai banale 4 cilindri in linea soddisfa i requisiti di estrema semplicità schematica, semplicità di assemblaggio, semplicità di funzionamento, semplicità di progetto (dovuta anche ad una mole immensa di casi di studio maturati in oltre 100 anni).

Le complicazioni dovute alle tenute ed alla trasmissione del lavoro meccanico vengono viste come problemi perfettamente evitabili con gli schemi dei motori ordinari. Persino in F1 soluzioni che offrivano immensi vantaggi (come le valvole rotative) ma avevano per contro complicazioni di questo genere, non sono state scelte. Troverà sempre dei tecnici che le diranno frasi del tipo: “Perché lo devo fare così se è più semplice farlo nel modo precedente e se conosco già le problematiche legate alla soluzione precedente ed il grado di affidabilità ed ho una enorme filiera che mi affianca e mi fornisce tutto il necessario a costi bassissimi?”.

Inoltre, quel che ho imparato personalmente (ma non è assolutamente legge, glie lo riporto solo perché potrebbe esserle d’aiuto, perdoni la mia ruvidità), è che quando un amante della tecnica idea qualcosa di diverso, che potrebbe rivelarsi un cambiamento utile o meno, trae maggiori vantaggi se realizza da solo la propria idea, la testa, la monta su un prototipo e verifica ai fini pratici come va e che problemi incontra. Fatto questo deve sempre chiedersi se tutto quanto il lavoro fatto porta dei vantaggi adottabili dalla moderna industria rispetto alle soluzioni precedenti.

Infine dovrebbe commercializzare autonomamente le soluzioni studiate, progettate e realmente realizzate qualora scopra che offrono dei vantaggi indiscussi. Oggi i metodi per andare sul mercato si son semplificati di molto e sono disponibili ad un bacino di utenza molto maggiore anche se questo, ovviamente, richiede una gran mole di consocenze ed esperienze sul settore.

Glie lo scrivo perché questo tipo di consiglio, sebbene ad alcuni possa sembrare (almeno inizialmente) ostile, porta generalmente enormi risparmi di tempo. Ho conosciuto persone che hanno realizzato soluzioni con schemi alternativi agli ordinari (come ha fatto lei) perdere addirittura 10-20 anni di tempo (e massicce quantità di denaro) con la credenza che le aziende potessero in qualche modo apprezzare un giorno. In realtà è molto difficile che le aziende apprezzino qualcosa che non permetta nell’immediato di chiudere meglio l’anno fiscale, soprattutto quando esiste un’alternativa collaudata che non richiede cambiamenti e offre già quel che si desidera.

E’ opportuno osservare poi come spesso capiti di realizzare progetti alternativi senza le basi fisiche, matematiche, tecniche necessarie a fare valutazioni di carattere termodinamico, di carattere geometrico, di carattere tecnologico nell’ambito dei materiali, dell’hardware o sotto l’aspetto economico, del mercato, della filiera, delle tecnologie produttive, dei vantaggi da esibire rapidamente al grande pubblico. Questo può impedire di “vedere” la corretta strada da intraprendere con le strategie necessarie per finalizzare un progetto.

Nonostante tutto questo è in ogni caso ammirevole il suo impegno, la sua passione, la sua mente. Se ha un’idea perché non rischiare, non tentare, non sbagliare e riprovare, fare esperienza e migliorare? Tenga sempre conto che è lei con la sua idea davanti al mondo e potrebbe rivelarsi una strategia sbagliata fare affidamento su altri anziché su sé stesso. Si potranno accettare prolifiche collaborazioni una volta che si è fatto il grosso ma tutte le prime mosse spettano a lei (così come la responsabilità di quel che fa).

E’ importante che prenda un telaio (anche già esistente e da poche centinaia di Euro), ci monti sopra un motore standard e poi su un telaio analogo ci monti il suo e faccia una valutazione oggettiva di tutto quel che accadrà (compresa una comparativa di tutti gli aspetti citati poc’anzi).

Sperando di averle fornito utili spunti (è questo il compito del mio Blog, ovvero non il dire come si fa ma il comunicare come ci si arriva, offrire degli stimoli, delle provocazioni…), Le porgo i miei Cordiali Saluti e le Auguro un Buon Lavoro.

Link correlati

Pagina Automotive
Pagina Motorsport

animatedengines.com offre una interessante gammadi schemi di motori, diffusi o meno, dalle più svariate architetture.
Una letteratura tecnica di oltre un secolo spiega i perché della preferenza di una soluzione anziché un’altra.