Le basi della comunicazione in pubblico

Rubrica: Il fantastico mondo della comunicazione

Titolo o argomento: Una buona comunicazione parte da semplici regole
Buona la prima

Ricordando che “non avrete mai la seconda possibilità di fare una buona impressione la prima volta” (questa espressione arriva un attimo dopo ma è alquanto efficace e, onestamente, non è mia), quando parlate davanti ad un pubblico, specie le prime volte, tentate (anche se in realtà dovreste riuscirvi pienamente) di seguire gli accorgimenti che seguono.

Questione di toni

Alzate il tono ed il volume. Per esporre la vostra idea è necessaria una voce sicura, non occorre urlare, anzi va assolutamente evitato, ma un tono distinto, sicuro, con parole ben scandite e la profondità conferita dal diaframma sono realmente indispensabili per raggiungere piacevolmente le orecchie del vostro pubblico (per raggiungere anche il cervello dovrete esprimere anche concetti sensati, ma questo è un altro punto).

Il microfono

Tenete il microfono 10 centimetri sotto il mento con la mano che lo regge attaccata allo sterno. Tenere il microfono volante rischia solo di dar luogo a fastidiose variazioni di volume specie dove sono assenti impianti di microfonia professionali.

Il sorriso

Sorridete. I seriosi non hanno mai convinto nessuno. Attenzione! I seriosi non hanno mai convinto nessuno, non i seri, vi è una sostanziale differenza tra serio e serioso (scoprila da solo leggendo semplicemente un dizionario). In ogni caso sorridete in modo garbato al fine di esprimere serenità, evitate quindi sorrisi forzati modello ebete.

Nome e cognome

Presentatevi con il vostro Nome e Cognome. Il vostro pubblico deve sapere chi siete, a chi rivolgersi per delle domande, dei chiarimenti e quant’altro. Inoltre non fate mai l’errore di presentarvi dicendo prima il cognome e poi il nome, non è professionale.

Credeteci voi per primi – parte prima

Se non siete sicuri di voi stessi, rischiate di oscillare tra l’insicurezza e l’arroganza ossia tra la possibilità di non convincere nessuno e quella di passare per dei saccenti che avanzano pretese di credibilità. Quando si presenta qualcosa, un progetto, un idea, un’azienda ci si aspetta che quanto si stia affermando corrisponda ovviamente al vero; in tal caso non esitate a giocarvi il cuore, la passione essendo genuini ma non deboli. Il pubblico avvertirà quello che realmente provate e, anche se vi gaserete un po’, non passerete certamente per insicuri ma nemmeno per antipatici arroganti.

Coinvolgete con lo sguardo

Guardate gli interlocutori, usate lo sguardo per farvi un giro panoramico di tutte le file di sedie. Coinvolgete anche solo con lo sguardo. Anche se può sembrarvi bizzarro potete allenarvi a parlare e guardare le varie postazioni degli uditori in una sala vuota. Non guardate troppo a lungo lo schermo del proiettore, così come il vostro notebook o dispositivo elettronico del momento e, non sia mai… evitate di guardare il pavimento. Per superare la paura ed i timori delle “prime volte” potete fingere di guardare delle persone e magari osservare oggetti a loro vicini. State tranquilli, nessuno se ne accorgerà. Voi avete mai capito chi è che guardano gli oratori alle conferenze? Io non mi giro a scoprirlo : ).

Registratevi e riguardatevi

Quando tenete una conferenza fatevi registrare (meglio se un filmato) in modo che possiate riosservarvi e rendervi conto da soli degli errori commessi: eccessi di timidezza, comportamenti poco coinvolgenti, basso volume della voce, sguardi persi…

Di quello che dirai, dillo, dì di averlo detto

Fate perno sulla fondamentale regola della comunicazione in pubblico “Di quello che dirai, dillo, dì di averlo detto”. Questo significa che dovete assolutamente introdurre, meglio se in maniera ordinata, i temi che affronterete (magari fornendo motivazioni attrattive), dovrete poi esporli (come promesso) punto per punto (del resto il tuo pubblico è lì soprattutto per i vostri contenuti) ed infine concluderete, magari con delle riflessioni  sugli argomenti trattati , al fine di confermare che quanto promesso è stato mantenuto. A questo punto, se vi siete correttamente presentati, potrete soddisfare le curiosità che vi giungeranno tramite domande degli uditori.

La respirazione

Prima di andare in pubblico respirate con la pancia tenendovi la mano sopra. Evitate la respirazione di torace per evitare di alimentare ansia, tachicardia, stress, affanno ed una conseguente pessima esposizione. Fate qualche esercizio di respirazione con la mano sulla pancia coinvolgendo quest’ultima nella respirazione, vi sarà utile per distendersi (certo che spiegarlo tramite un articolo di un blog non credo sia il massimo… perdonatemi).

Il pensiero

Sempre nel caso siate timorosi di esporre in pubblico, prima del vostro momento cercate di pensare a qualcosa di bello, che vi appassioni e vi dia gusto. Vi aiuterà ad entrare in sala con un’aria positiva e più rilassata.

Credeteci voi per primi – parte seconda

Sentitevi coinvolti se volete coinvolgere. Credere nelle proprie idee aiuta a trasportare gli altri attraverso le vostre visioni. Quando il pubblico vi vede presi, inizia a fantasticare su quanto state proponendo cercando di immaginare cosa voi provate ed il gusto che ne traete nonché quello che ne potrebbe trarre egli stesso.

Il jolly in tasca

Tenete sempre il Jolly in tasca, non è raro infatti che qualcuno tenti di mettervi in difficoltà con domande del genere: “Perchè dovremmo investire sulla sua idea?”. Ebbene, se non avete risposte pronte a simili domande (ce ne sono in realtà molte di più) addio alla vostra credibilità e, a meno che non siate un gruppo dove altri vostri colleghi sono in grado di esporre meglio un concetto dove sono più preparati, addio anche al vostro progetto : ).

Conclusioni

Concludendo, andate a qualche conferenza prima di tenerne una vostra e cercate di domandarvi cosa non vi è piaciuto delle conferenze alle quali avete partecipato ed il perchè. Cercate di accorgervi di cosa stava accadendo mentre avete iniziato a sbadigliare, mentre siete andati altrove con il pensiero, mentre avete iniziato ad agitare la penna, a muovere le gambe, a desiderare di andar via. Pensate poi a cosa avreste voluto invece sentire in quel momento e come.

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Guidate il vostro pubblico nel vostro ballo…
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Che cos’è la microscopia a scansione di sonda?

Rubrica: Strumenti e attrezzature

Titolo o argomento: I mezzi per studiare morfologia e proprietà dei corpi solidi

La microscopia a scansione di sonda (Scanning Probe Microscopy o SPM) è una tecnica che permette lo studio della morfologia e delle proprietà locali dei corpi solidi. Detto più semplicemente, permette di analizzare le superfici dei materiali traendone mappe tridimensionali e preziose informazioni fisiche. Per raggiungere lo scopo essa si avvale di potenti strumenti ad alta risoluzione spaziale.

Se inizialmente si trattava di una tecnica difficilmente accessibile e considerata peculiarità di pochi centri di ricerca, oggi è ormai largamente diffusa e disponibile per la stragrande maggioranza dei ricercatori in fisica delle superfici e tecnologia dei film sottili. Tale tecnica ha dato origine allo sviluppo di nuovi metodi adottati con esiti soddisfacenti nel campo delle nanotecnologie, ovvero in quell’ambito dove si creano strutture su scala nanometrica.

Il primo microscopio a scansione di sonda fu quello ad effetto tunnel definito anche STM ovvero Scanning Tunnelling Microscopy. Frutto del genio degli scienziati svizzeri Gerd Binnig e Heinrich Rohrer (siamo nel 1981) il microscopio a scansione di sonda ad effetto tunnel è allo stesso tempo semplice ed efficace per ricavare informazioni fisiche su una superficie avvalendosi di una risoluzione spaziale spinta fino alle dimensioni atomiche.

La microscopia a scansione di sonda investiga le superfici mediante una speciale sonda appuntita a forma di ago. La porzione di ago utilizzata nelle analisi ha dimensioni pari a soli 10 nanometri. La distanza tra punta e campione (che non devono mai entrare in contatto) è solitamente compresa tra 0,1 e 10 nanometri. A seconda del tipo di SPM vi sono diverse modalità di interazione tra punta e campione utili per generare indirettamente una mappa tridimensionale della superficie analizzata. Si sfrutta ad esempio la corrente elettrica, più precisamente l’effetto tunnel, nei microscopi di tipo STM (microscopi a effetto tunnel), così come si sfruttano le forze di van der Waals (forze di tipo attrattivo e repulsivo a livello atomico) nei microscopi di tipo AFM (microscopi a forza atomica). Ma si può far perno anche su forze di tipo magnetico, forze elettriche e persino fenomeni ottici, al fine di ottenere indirettamente la scansione di una superficie a livello atomico.

Nel caso già accennato dell’STM la modalità di interazione tra punta e campione si basa sulla corrente di tunnel tra punta metallica e campione conduttore (come vedremo in seguito, si produce una differente intensità di corrente tra gli estremi sonda-campione, ai quali è applicata una tensione, a seconda della distanza che vi intercorre; un sistema retroattivo, per riportare la distanza sonda-campione al valore predefinito, restituisce in uscita il valore di picchi e avvallamenti della superficie misurati nell’ordine dei nanometri). Tale tecnica venne riconosciuta quando permise di vedere la struttura atomica di alcune superfici tra cui, in particolare, quella del silicio monocristallino (di cui avrete già sentito parlare nel campo, ormai largamente diffuso, dei pannelli fotovoltaici). Oggi la microscopia a scansione di sonda rappresenta un settore di tecnologia e di ricerca applicata in crescente espansione.

La microscopia a scansione di sonda si avvale di diverse tecniche, ognuna delle quali fa perno su differenti principi fisici, per analizzare la morfologia delle superfici. Dopo il microscopio ad effetto tunnel (STM), infatti, nacquero rapidamente il microscopio a forza atomica (AFM), quello a forza magnetica (MFM), quello a forza elettrica (EFM) ed il microscopio ottico a scansione in campo vicino (SNOM). Ne vedremo in maniera semplificata il principio di funzionamento, l’utilità ed i campi di applicazione, nonché le principali caratteristiche distintive tipo per tipo negli articoli correlati.

Continua…

Si ringrazia per i preziosi spunti, la disponibilità ed il materiale di studio fornito il Prof. Andrea Di Donato del dipartimento di Ingegneria Biomedica, Elettronica e delle Telecomunicazioni dell’Università Politecnica delle Marche.

Unità di misura e conversioni

1 nm = 1 x 10-6 mm ovvero 0,000001 mm (milionesima parte del millimetro)
1 nm = 1 x 10-9 m ovvero 0,000000001 m (miliardesima parte del metro)

1 Å = 0,1 nm = 1 x 10-7 mm ovvero 0,0000001 mm (decimilionesima parte del mm)
1 Å = 1 x 10-10 m ovvero 0,0000000001 m (decimiliardesima parte del metro)

0,01 Å = 0,001 nm = 1 x 10-9 mm ovvero 0,000000001 mm (miliardesima parte del mm)

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Che cos’è la microscopia a scansione di sonda?
Principio di funzionamento della microscopia a scansione di sonda

Tipologie di microscopia a scansione di sonda (STM, AFM, EFM, MFM, SNOM) – Articoli in modalità PRO
Utilità, applicazioni e destinatari della microscopia a scansione di sonda – Articoli in modalità PRO
Ralph DTE nanometrico – Prossimamente

microscopio STM ad effetto tunnel microscopio ad effetto tunnel STM

Esempio di superficie da analizzare riprodotta virtualmente, a livello atomico,
assieme alla sonda appuntita. In evidenza l’effetto tunnel e la migrazione degli
elettroni (rappresentata dal fascio luminoso) nel momento di massima intensità,
ovvero quando la sonda raggiunge la distanza minima prevista dalla superficie.
Images created by Archimedes Exhibitions (www.archimedes-exhibitions.de) for
the Max Planck Institute of Microstructure Physics (www.mpi-halle.mpg.de)

Invasione da tablet

Rubrica: Simple news
Titolo o argomento: Notizie di rapida lettura da fonti professionali nel mondo
Fonte: Agenzia di ricerche Gartner

Secondo l’agenzia di ricerche Gartner nel 2013 sono stati venduti ben 195,4 milioni di tablet nel mondo.

Anche il 2012 è stato un anno positivo ma la crescita tra il solo 2012 ed il 2013 è stata addirittura di uno sconcertante 68%.

Quasi il 62% dei tablet venduti nel 2013 disponeva di sistema Android (contro il 46% circa dell’anno precedente), mentre il 36% disponeva di sistema IOS (contro il 53% circa dell’anno precedente). Microsoft si aggiudica una piccola fetta con poco più del 2% nel 2013 contro l’1% dell’anno precedente.

Gli altri sistemi operativi per tablet sono praticamente scomparsi.

Osservazione a cura dell’autore: una consistente frazione della popolazione terrestre che vive nei paesi considerati sviluppati ha acquistato un tablet nel 2013. Siamo intorno ad 1/6 dato che si considera ci siano circa 1,2 miliardi di persone al mondo che possono vivere una vita di tipo “consumistico”.

Osservazione a cura dell’autore: pensare che un sesto della popolazione mondiale benestante si trovi di comune accordo nel dare il benvenuto ad una nuova utility (non di primaria necessità) mentre, al contrario, non riesca a mettersi d’accordo sulla cura, la gestione e l’emancipazione dei rispettivi paesi, lascia piuttosto attoniti e rimette in discussione il concetto di intelligenza della specie umana.

Raffaele, vorrei aggiungerti alla mia rete professionale su…

Rubrica: Metodi. Alternative lifestyles, work and study

Titolo o argomento: I network professionali così come li concepisco io
Raffaele, vorrei aggiungerti alla mia rete professionale su LinkedIn.

Ricevo di frequente inviti ad entrare in collegamento con altri utenti LinkedIn. Il più delle volte si tratta di persone che non ho mai visto in vita mia, persone per le quali tempo addietro accettavo comunque il collegamento ma che poi puntualmente non sentivo più, persone con cui non ho mai avuto modo di interagire e che, immagino, non hanno la minima intenzione di farlo anche in futuro, diverse delle quali non hanno nemmeno risposto alle mie email. Così ora, per questo genere di utenti, la mia risposta alla richiesta di collegamento è sempre negativa. Comprendo che oggi si tenda a cercare di avere quanti più contatti possibili dai social emozionali fino ai network di lavoro come Linkedin, lo capisco anche se, a dire il vero, il più delle volte ciò mi sembra quasi una mania, una compulsione ossessiva.

Pochi ma buoni

Al momento, personalmente, ho solo una ventina di contatti, si tratta di persone che conosco e che professionalmente sanno il fatto loro e lavorano in aziende decisamente competitive nei loro settori (non necessariamente grandi, ma competitive). Così potrei sembrare un asociale, un bastian contrario, addirittura un matto nel rinunciare a qualche centinaio di contatti… ma è realmente così?

Inviti blandi

Io mi chiedo che senso abbia che uno sconosciuto mi scriva con il messaggio base impostato dal servizio di contatti di Linkedin “Raffaele, vorrei aggiungerti alla mia rete professionale su LinkedIn”. Se si è realmente interessati in qualche modo alla mia professionalità, perchè non sfruttare la possibilità di inviarmi un messaggio per scrivere qualcosa che realmente possa interessarmi, che realmente possa mettere in contatto due professionisti? Oltretutto sul profilo visibile al pubblico ci sono anche alcuni dei miei siti web che riportano i miei contatti qualora si volesse scrivere di più (sempre senza esagerare, la prolissità e la petulanza non vanno a braccetto con la viralità). Quindi perchè non usarli per presentarsi diligentemente e avanzare una proposta o un’osservazione curiosa, intelligente, appetibile, utile?

Insicurezza o superficialità?

Inoltre mi chiedo, come mai dopo aver negato l’invito a collegarsi, molti mittenti non si fanno più sentire? Già finita l’euforia? Oppure in realtà non avevano nulla da dirmi e volevano semplicemente l’ennesimo contatto messo lì chissà poi per cosa, per far numero? Senza dubbio con tanti contatti riceverei news di altrettante persone e aziende ma… a me cosa interessa? Perchè devo fornire il mio collegamento per diventare l’ennesimo destinatario di una newsletter che non ho chiesto?

Questione di target

Non manca qualcosa? Non manca un target? Non funzionerebbe meglio un network se i destinatari di un messaggio fossero realmente interessati a ciò che ricevono? Altrimenti perchè non dare il contatto a tutti? Oltre 50 milioni di cittadini italiani con, ognuno, oltre 50 milioni di contatti. Wow! E perchè non puntare poi all’intera Europa e tutto il mondo digitalizzato? Questo meccanismo, ovviamente, un network come LinkedIn lo conosce già bene, di conseguenza cerca di mettere in contatto persone con interessi comuni, persone che lavorano in ambiti simili o in stretta relazione e, addirittura, tenta di far rientrare in contatto ex compagni di studi. Il problema è che molti non nutrono il benché minimo desiderio di apprendere, tramite le apposite guide, come sfruttare a pieno le potenzialità di una rete di professionisti. Preferiscono basarsi su luoghi comuni che vedono il “di più” come “maggiori opportunità”. Ma.. non è detto.

Overload

Sono sicuro che una volta ottenuti troppi contatti passeremo intere giornate a chiederci chi è questo, chi è quello? Lo tolgo dalla lista? Non ci offre mai un feedback, non genera mai situazioni con noi, forse non c’è alcun interesse? Come mai facciamo tanta pubblicità e non c’è un ritorno ma, anzi, sembra esserci un peggioramento? Forse stiamo assilando il grande pubblico?
Probabilmente sono andato troppo in là con l’immaginazione ma credo che quanto appena espresso non si discosti poi molto dalla realtà prossima imminente di qui a qualche anno.

Non fatelo

Non siate invadenti specialmente quando non ha senso. Non sprecate l’opportunità di conoscere realmente qualcuno. Non pensate che di più sia meglio. Dirigetevi verso il vostro obiettivo e coinvolgete chi farà parte di esso e chi ha piacere di osservare, gradire e partecipare dall’esterno: reali potenziali clienti, appassionati del settore, studenti della materia, ecc.. Saranno costoro, con la pubblicità più funzionale del mondo, il passaparola, a raccontare di voi ad altri senza che voi siate stati minimamente invadenti, assillanti, ripetitivi, magari addirittura noiosi.

L’interazione è il vero valore aggiunto (dare-avere)

Sembro severo, e forse lo sono, ma amo entrare in contatto con persone che interagiscono con me, persone che ho modo di conoscere e con le quali scambio qualcosa. Ad esempio uno dei miei contatti è un tecnico Ingegnere di pista di un noto team di Superbike che mi ha proposto un importante corso post Laurea, un altro fa pressappoco lo stesso mestiere in MotoGP e partecipa volentieri alle conferenze alle quali lo invito e mi indica quando ci saranno dei test al di fuori delle gare (stare una giornata in pista soli con i campioni della MotoGP in pace senza la ressa… non ha prezzo), un altro ancora è un Ingegnere con enormi competenze sulla progettazione strutturale dei telai in F1, un altro è un collaboratore che conosco e che desidera farmi provare una purosangue 2 tempi da GP affinché io ne possa ricavarne impressioni tecniche per un articolo e per pubblicizzare la sua azienda, un altro ancora è un amico che sta effettuando importanti esperienze all’estero come Project Manager (ciao Davide :-), poi ci sono amici ed ex compagni di studi, ricercatori, persone con le quali condivido diverse esperienze nelle mie ricerche tecniche e così via. E’ ovvio a questo punto che non potrei stare a stretto contatto con centinaia di persone, interagire con tutte, combinare qualcosa di buono con tutte. Insomma, il signor Tal dei tali che nemmeno mi scrive due righe di pugno suo e che non sentirò mai più dopo avergli concesso il mio collegamento, che dovrebbe fare nella mia rete?

In conclusione

Probabilmente raggiungerò appena una cinquantina di contatti e li riterrò persino troppi. O magari saranno molti di più per il semplice motivo di voler aggiungere conferme alle competenze (per chi non conosce bene LinkedIn e questa funzionalità invito a visitare il Centro assistenza il quale è accessibile anche senza registrazione) e in tal caso la lista dei collegamenti potrebbe estendersi a chi si è incontrato anche solo una volta. Ma almeno una dai… Quel che è certo è che aumenteranno con calma, conoscendosi professionalmente e portando un valore aggiunto. Del resto anche Linkedin suggerisce con i suoi tutorial di non fornire il collegamento a chi non si conosce già per vari motivi. Evidentemente anche loro non ne comprendono l’utilità e intravedono un qualche rischio per la sicurezza, aspetto sovente trascurato.

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Image’s copyright: https://it.linkedin.com/

I mercati emergenti nel settore elettronica

Rubrica: Simple news
Titolo o argomento: Notizie di rapida lettura da fonti professionali nel mondo
Fonte: Agenzia Decision

India, Malesia e Vietnam sono le nazioni che con più decisione stanno emergendo in qualità di validi produttori di elettronica low-cost alternativi al fenomeno cinese.

La crescita media annua negli ultimi 24 mesi, da parte di India Malesia e Vietnam nella produzione di elettronica low-cost, è stata del 7,9%.

La presenza della Cina nel mercato mondiale dell’elettronica a basso costo raggiunge impressionanti valori attorno al 38%.

Da tenere sott’occhio anche l’importante crescita del 7,2% per l’industria elettronica di diversi paesi dell’Africa a seguito della crescente domanda interna prevalentemente nel settore delle telecomunicazioni.

Nei paesi africani protagonisti della crescita è curioso osservare come essi realizzino le parti elettroniche necessarie, per le telecomunicazioni, gli armamenti e gli equipaggiamenti industriali, in maniera del tutto autonoma senza far riferimento a mercati esteri al fine di abbattere i costi.

I brevetti con più chance di successo

Rubrica: Sogni il tuo brevetto?
Titolo o argomento: Fattori che influenzano la vendita di un brevetto

Partiamo subito con un esempio in modo da arrivare al punto della questione senza troppi preamboli. Immaginiamo che due menti arzille siano alle prese con una sfida di carattere tecnico e metodico. Immaginiamo che la prima mente intenda brevettare un complesso meccanismo di apertura di un tendaggio (giusto per fare un esempio) e che la seconda desideri invece brevettare un sistema di inchiostro elettronico (che in realtà è opera di Joe Jacobson, risale all’anno 1996 e si chiama E-Ink) basato su semplicissime microsfere caricate elettricamente. Ovviamente entrambi gli autori vorrebbero vendere il loro brevetto e trarre il maggior profitto possibile dal loro genio creativo. Osserviamo quindi cosa caratterizza le due tipologie di idee, e la loro eventuale riuscita, partendo dalla seconda. In tal modo spero che il lettore possa cogliere nettamente le differenti nature.

Inchiostro elettronico

Avere una simile idea e saperla realizzare richiede lo studio quotidiano di applicazioni di carattere scientifico, fisico, chimico, matematico, oltre ad approfondite conoscenze circa la morfologia dei materiali e le loro proprietà.

Parliamo di un’idea centralmente semplice la cui riuscita dipende dall’idea stessa e dal fenomeno fisico/chimico che la rende possibile più che dalle tecnologie di cui si contorna.

Si tratta di un’idea nuova di un prodotto che prima non esisteva o era molto differente (se considerata la vasta diffusione degli schermi retroilluminati a cristalli liquidi che affaticano maggiormente la vista e non sono quindi adatti alla lettura di un e-book di centinaia di pagine).

Si tratta di una tecnologia nuova che trova consenso e applicazioni su larga scala mondiale.

Si tratta di una tecnologia di cui pochi possiedono il know-how necessario per una buona realizzazione. Quanto appreso fa parte di una sperimentazione nuova e quindi riservata, inaspettata dalla concorrenza al momento del lancio sul mercato.

Parliamo di una tecnologia che, proprio grazie alla sua semplicità, richiede l’investimento di risorse relativamente limitate. Ossia risorse molto minori di quelle che può potenzialmente generare.

E’ un’idea dotata di molteplici punti di forza: economica, con vantaggi per la salute dell’occhio umano, di larga utilità in numerose applicazioni e su larga scala, ecc.).

Un’idea con pecche risolvibili/risolte nel breve termine (colori, possibilità di visione notturna, ecc.).

Un’idea che offre la possibilità di enormi sviluppi futuri garantendo e giustificando così gli investimenti effettuati e gli impegni presi con aziende terze, centri di ricerca e… il mercato.

Si tratta di una tecnologia che, a parità di caratteristiche per l’utente finale, non deve competere, almeno inizialmente, con alternative.

Fa forza su una tecnologia che può esser desiderata anche da utenti finali che non ne comprendono il funzionamento, apprezzata quindi da un bambino così come da uno studente, un manager, un artigiano o da una neopensionata che si sente ancora fresca e vuole stare al passo con i tempi.

Inoltre… ha risvolti futuri? Sì. La tecnologia per realizzarlo è largamente disponibile o è detenuta da poche aziende? Inizialmente da pochi.

Meccanismo di apertura tendaggio

Richiede puro ingegno ma non necessariamente studi approfonditi; questo sebbene non svaluti assolutamente l’idea, genera il rischio di una forte concorrenza e competizione con idee simili, differentemente elaborate e con differenti punti di forza.

Si tratta di un’idea articolata che può essere modificata senza troppe difficoltà. L’idea centrale è quella di ottenere un determinato movimento e possono esserci numerose soluzioni per raggiungere la medesima funzionalità.

Stiamo parlando di un’idea che migliora, o tenta di migliorare, qualcosa che già esiste. La presenza di un’alternativa può ridurre sia la competitività che i possibili profitti.

Si tratta di un prodotto che si realizza con una tecnologia matura largamente disponibile per tutti gli operatori del settore, è quindi facilissima la possibilità di replica.

Un nuovo meccanismo di apertura di un tendaggio può facilmente passare inosservato al grande pubblico che non riesce necessariamente ad intuirne i vantaggi o, addirittura, a sentirne il bisogno.

Un nuovo meccanismo di apertura di un tendaggio può essere oggetto di rinuncia da parte di un potenziale cliente in caso di prezzo più alto rispetto alla soluzione tradizionale, considerata matura, che già lo soddisfa…

Ha risvolti futuri? Uhmmm. La tecnologia per realizzarlo è largamente disponibile o è detenuta da poche aziende? Da moltissimi.

Concludendo…

Arrivati a questo punto credo che i due esempi siano sufficienti per poter catalogare autonomamente verso quale tipo di idea si orientino solitamente la maggior parte dei brevetti che non vengono acquistati e che i detentori degli stessi sono chiamati a realizzare autonomamente se davvero ci credono e se ne hanno effettivamente verificato la fattibilità, l’utilità, la domanda, il ritorno atteso degli investimenti, ecc.. Attenzione però, ciò non significa che la maggior parte dei brevetti non abbiamo valore, significa solo che piazzarli sarà più difficoltoso, richiederà più impegno, offrirà un minore ritorno economico ma, allo stesso tempo, sarà più formativo (almeno per chi possiede la propensione verso l’apprendimento ed intende sviluppare in seguito altre idee).

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Una semplicissima trama di microsfere cariche elettricamente
può stravolgere il tuo modo di acquisire informazioni.
Image’s copyright: Wikipedia.org

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e per attraversare il mondo dal deserto a Caponord)
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Elettronica, Meccatronica, Robotica, Automazione
(costruzione di dispositivi personalizzati per le più svariate esigenze)
Energie rinnovabili
(produzione, accumulo e gestione dell’energia)
Carpenteria metallica e lignea
(costruzione di supporti e dispositivi personalizzati per laboratori e attività professionali)
Biomedicale
(refrigerazione e trasporto campioni biologici)
Tempo libero e avventura
(tutti gli accessori di cui hai bisogno per viaggiare…)
Trasporti via terra, via mare e trasporti speciali
(dispositivi elettronici per veicoli commerciali, veicoli industriali, veicoli militari, veicoli di soccorso…)
Residenziale
(tecnologie per le abitazioni del futuro)

Servizio Vendita Assistenza Ricambi Installazione equipaggiamenti,
accessori, elettrodomestici, elettronica ed utility
per caravan, motorhome, camper barche, moto…

Frigoriferi trivalenti ad assorbimento, climatizzatori, generatori, inverter, gruppi frigoriferi, kit fotovoltaici, eBike professionali, accessori di ogni genere…

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ad elevatissime prestazioni per impieghi speciali)

Motori, gestione elettronica, pacchi batterie, strumenti, accessori, componentistica, sistemi frenanti, kit, progettazione, assistenza tecnica e ricambi…

Record del Mondo di Autonomia di una bicicletta elettrica ad elevate prestazioni studiata e prototipata in partnership con Ralph DTE

“580 km con una sola carica”

Progettazione e installazione IMPIANTI ENERGETICI stand alone con sistemi d’accumulo

Espressamente dedicati per uso residenziale, commerciale, imbarcazioni, veicoli ricreativi, veicoli speciali, mezzi pesanti, fuoristrada e le applicazioni più disparate…

LABORATORI di Ingegneria dedicati:

Energetica, Tecnica del Freddo, Meccatronica, Materiali e Lavorazioni Meccaniche, Motori a combustione interna, Motori Elettrici, Prototipazione…

Aperti soprattutto durante le ferie : )

Sito web: www.berardi-store.eu
Contatti: www.berardi-store.eu/contattaci.html

Quando un brevetto non decolla

Rubrica: Sogni il tuo brevetto? | Le domande dei lettori
Titolo o argomento: Brevetti senza ritorno atteso
Risponendo a: Fabio

Fabio scrive (riferendosi all’articolo inerente il brevetto della forcella a parallelogramma De Bei): Non posso che restare ammirato per la passione che ha animato il meraviglioso lavoro di equipe che ha portato alla realizzazione della geniale intuizione del Sig. De Bei. Io sono stato meno fortunato in tal senso il mio brevetto di sospensione a parallelogramma non ha ancora avuto l’attenzione che meriterebbe. Complimenti vivissimi.

Anche la storia del brevetto della sospensione De Bei non ha poi avuto un buon seguito… e questo nonostante all’epoca (tendiamo a pensare) fosse tutto diverso. Oggi non si può più sperare di cedere un brevetto a qualcuno. E’ davvero molto difficile che ciò possa accadere per variegati motivi che sono stati trattati in diversi articoli che si occupano del tema “brevetti” presenti su questo blog (vedi i link correlati in basso). Magari un’idea è ottima nella sua completezza o un ottimo punto di partenza per uno sviluppo di tutto rispetto, ma…

Strategie vincolanti

Oggi purtroppo, o per fortuna, sì brevetta un prodotto solo ed esclusivamente per la tutela legale, più che per la sua concessione/vendita, dopodiché lo si produce autonomamente e lo si fa conoscere al grande pubblico che sarà chiamato a scegliere e a fare valutazioni (con i rischi annessi che comporta dato che, spesso, il grande pubblico non è realmente preparato su un determinato tema ma segue più idee di tendenza; basti pensare a ciò che è successo con il fotovoltaico dove quasi nessuno ha capito i veri motivi per cui dovrebbe essere installato o meno e con quali modalità e tipologie di impianto). E’ per questa ragione che le aziende (anche se non è del tutto detto) hanno qualche possibilità in più di riuscire nell’impresa.
In ogni caso resta sempre il fatto che se brevetti e poi non realizzi e distribuisci ciò che hai brevettato, diverse aziende aspetteranno la scadenza del tuo brevetto per copiarlo senza offrirti un centesimo (a patto che si tratti realmente di un prodotto valido e dotato di potenzialità). Molti non sanno (o non hanno modo di sapere) che tanti grandi nomi, in questi anni, hanno accumulato debiti e perdite talmente grosse che non possono rischiare più e non spendono un solo soldo al di là dei piani già previsti.

Un ostacolo da raggirare

Un tale grande vincolo può portare ad un salvataggio in extremis oppure alla catastrofe totale dell’azienda (la storia insegna che è più facile che si verifichi la seconda evenienza); e mentre questo fenomeno si sparge silenziosamente (per le orecchie del grande pubblico ancora illuso da virali campagne di marketing o nomi storici generanti fissazioni e fanatismo) quasi nessuna azienda ha un solo minuto di tempo per stare a guardare le idee altrui. Se lo fanno non lo fanno nell’ipotesi di comprare ma nell’intento di trovare una via, una soluzione per “avere” senza troppi rischi né ostacoli. Del resto vantano appositi uffici preparati sul tema e pool di legali, specializzati nel trovare falle e cavilli, che un singolo generalmente non si può permettere.

Valutazioni sulla fattibilità, scommesse sul sicuro

Solo chi scommette sul “sicuro” porta a casa un bottino e solitamente lo fa conoscendo in anticipo informazioni che non sono ancora di dominio pubblico. Le storie fortunate basate sull’azzardo sono assai poche. Chi fa “la conoscenza” con un brevetto proposto da un amante della tecnica, dovrà investire tempo e risorse anche solo per capire come sia realmente l’oggetto in questione, i suoi punti di forza, le sue pecche, la sua semplicità di realizzazione, la funzionalità, l’utilità e il vantaggio che può offrire, chi è realmente disposto a farne uso, quanto pagherebbe per usufruirne e così via. Successivamente dovrà investire ulteriori risorse per cercare di svilupparlo e portarlo al livello corretto in cui può funzionare e “potrebbe” raggiungere una determinata fascia di pubblico (non è facile soddisfare tutti e la stragrande maggioranza delle aziende non si illude di farlo scegliendo giustamente un target preciso).
Così il più delle volte, in riunione, il pensiero che prende il sopravvento è legato all’enorme spesa da affrontare anche solo per capire il brevetto; quello successivo invece può, in linea di massima, essere così espresso: “Avevamo altri piani, continuiamo ad investire su quelli già in fase di sviluppo!”. Questo comportamento, tra i più contraddittori ed al centro di numerose critiche da parte di chi ama l’imprenditoria, è quello che va per la maggiore in quanto capace di conferire una sensazione di sicurezza e coscienza pulita anche quando le situazioni iniziano a barcollare.
Del resto è un comportamento spesso errato ma naturale, un po’ come quando l’automobilista medio si “attacca ai freni” durante una manovra di emergenza per la quale l’uso dei freni è sconsigliato al fine di recuperare la stabilità del mezzo… è più forte dei più, tenendo giù il pedale del freno si sentono più sicuri anche se ormai stanno per collidere con un ostacolo. Solo una lezione con un bravo istruttore toglie questo vizio. Non ci sono però istruttori in ambito tecnologico, ognuno con il proprio livello di esperienza arriva dove la mente lo proietta e, se si fa troppo da soli si rischia di non avere sufficienti risorse, se ci si affida troppo agli altri riparte il meccanismo dell’azzardo (e della fiducia… gli opportunisti sono sempre dietro, talvolta affacciati dall’angolo).

La visione distorta del pubblico

Purtroppo la pubblicità offre spesso al pubblico altre visioni di un marchio o di un prodotto e conferisce l’immagine di ciò che si vuol sembrare, o che si vorrebbe essere, piuttosto che di quello che si è. Del resto la pubblicità serve proprio a questo, catturarti facendoti credere che…
Così tante persone creative hanno pensato/sperato che il loro lavoro potesse essere apprezzato in certe realtà, ma troppo pochi ancora comprendono che devono far da soli tutto, dal progetto, allo sviluppo dell’idea, al brevetto, alla realizzazione dello stesso, allo studio e la messa in pratica del metodo di ingresso sul mercato e di distribuzione. Oggi le idee sono necessarie ma non sufficienti, oggi è imperativa la strategia, il contorno, tutto ciò che ruota attorno ad un’idea. Avere solo l’idea, ripeto, purtroppo o per fortuna, è riduttivo per il periodo storico che stiamo attraversando e, forse, lo è stato sempre. Personalmente credo che:

«Chi ha una bella idea è un talento, chi trova il modo di realizzarla è un genio.»

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I brevetti con più chance di successo

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Nell’immagine un giornale elettronico che sfrutta la tecnologia E-Ink. Spesso non ci si
pensa (o non lo si crede) ma più è semplice un’idea e più è facile che riscuota successo.
Paradossalmente, poi, le idee più semplici le possiamo realizzare persino da soli se
siamo preparati a fondo su un particolare tema.
Nel prossimo articolo “I brevetti con più chance di successo” analizzeremo come e
perché delle semplici microsfere caricate elettricamente raggiungano un successo
globale mentre un complesso sistema di leveraggi, per quanto utile, rischia di restare
per sempre solo un disegno nel cassetto.
Image’s copyright: www.callways.fr

Il primo grande pensiero dell’uomo

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: All’origine dei principali problemi globali
Qual è il primo grande pensiero dell’uomo?

C’è chi pensa sia il denaro, la ricchezza, la capacità di poter mandare l’acqua all’insù; c’è chi pensa sia il potere contornato dall’affermazione di imposizioni e idee proprie; altri invece pensano che sia la gloria, l’egocentrismo, le attenzioni, l’affermazione di sé… altri ancora credono addirittura che sia un messaggio di pace, amore e serena convivenza nascosto in tutti gli animi. Sicuramente tutti obiettivi, riferimenti, desideri che si trovano ai vertici della scala dei “pensieri costanti” che accompagnano, talvolta tormentano, tutti gli esseri umani. Ma il primo grande pensiero dell’uomo, nelle sue forme più varie, bizzarre, astruse è… il piacere. Lo si cerca in tanti modi, in tanti momenti, con accenti diversi da persona a persona ma prima di ogni altra cosa. Dall’inseguimento del piacere e dalla possibilità di soddisfarlo, o di credere che ciò sia possibile o quasi possibile, dipendono le interazioni umane, lo sviluppo delle società, addirittura i cambiamenti di interi paesi e delle loro economie.

La ricchezza e il piacere

Si desidera il denaro e la ricchezza? Sì, ma nel tentativo sfrenato di provare il piacere, più o meno lungo, più o meno intenso, di spenderlo nei modi più strampalati o più ragionevoli, non è importante. L’importante è che dia compiacimento e che ce ne sia abbastanza per provarne sempre di più o per tentare questa ascesa al soddisfacimento personale che in tanti, anche fin troppo ricchi, hanno mancato. Del resto non è l’eccesso di denaro che ha mai portato la felicità a qualcuno ma la consapevolezza di averne quanto ne basta per i bisogni più importanti che permettono di vivere sereni e senza sforzi eccessivi. E’ il denaro che manca, per necessità importanti, che rende infelici, non è quello in eccesso che apporta dosi di felicità.

Il potere ed il piacere

Si desidera il potere, la forza, la leadership carismatica? Sì ma con l’obiettivo di assaggiare l’ebrezza di essere seguiti, ambiti, presi come riferimento, ascoltati, temuti… talvolta, come ci racconta la storia, divinizzati. E tutto per il piacere di “poter” fare come diciamo noi e far sì che lo facciano anche gli altri (non di rado con la forza). E non c’è bisogno di spingersi ad esempi di grandi tiranni o sistemi di dispotismo per averne un esempio, è sufficiente pensare al/alla prof. che non sentendosi stimato/a in classe utilizza gli strumenti a propria disposizione per rivendicare che, rispetto o meno, avrà il potere dell’ultima parola. Ma può trattarsi di una madre inquietata con il proprio bimbo dalle espressioni incontenibili e dall’energia pressoché infinita che utilizza per sfinire chi lo circonda e combinare guai. In tal caso una punizione, anche se solo per pochi istanti, può conferire il piacere di aver posto rimedio ad una situazione snervante comunicando chi è che comanda (anche se in questo caso, non vi è dubbio, sarà il rammarico ad avere la meglio di lì a poco).

Il vizio ed il piacere

C’è poi chi condiziona la propria esistenza, sovente anche in modo marcato, nell’inseguimento di un piacere che esclude tutto il resto, venendo così prima di ogni altra cosa. Quel vizio assolutamente da soddisfare che si ripercuote sulla vita quotidiana deviandola da ciò che sarebbe realmente potuta essere. Potrebbe trattarsi persino di ossimori comportamentali dove un danno arriva addirittura a provocare un piacere a doppio effetto, un piacere che fa male.

Il gioco…

Si veda ad esempio il vizio del gioco; impossibile resistervi per chi ne è affetto e per chi, addirittura, potrebbe provare un sottile piacere nel perdere e ritentare fino a consumarsi totalmente, sino ad annullare sé stesso ed i propri cari.

Apparire

Oppure potrebbe trattarsi della malattia dell’apparire, di essere ammirati, seguiti, adorati, il piacere di vivere costantemente al centro dell’attenzione per sentire il “calore” dei riflettori puntati su di sé. Un desiderio di piacere che porta a ridicolizzarsi, ad autoconvincersi di avere qualcosa di speciale che altri non hanno, magari un talento che possa far sentire migliori di, più meritevoli di attenzioni rispetto a, più importanti e quindi più in alto, più divini di.

Cibo, pigrizia e piaceri da compensare

E ancora il piacere dell’ingurgitare cibo, al fine di compensare altre forme di piacere carenti, fino a danneggiare gravemente la salute facendo insorgere gravi patologie. O il piacere della pigrizia, dell’ozio, fino a rovinare i rapporti umani nonché il proprio corpo, la propria muscolatura, il sistema scheletrico. Ulteriori conferme che il piacere è lì e, nei modi più strani (raramente compresi da una massa poco empatica), viene inseguito a tutti i costi anche, è assurdo, volendosi male.

Disagi sessuali

Per non parlare poi degli innumerevoli disagi sessuali che si possono provare nel tentativo di appagare delle mancanze, magari delle insicurezze o dei vuoti alimentati nell’infanzia o in seguito a particolari traumi. Si può tentare di pareggiare il conto cercando eccessi di piacere sul fronte sessuale che, forse, è quello più ricercato ed allo stesso tempo più facile da inseguire quando si è persa parte di sé. Quella parte che permette di provare altre forme di piacere persino più importanti come le passioni per lo sport, per un particolare lavoro, studio, arte o per un importante obiettivo (dalla famiglia alla lotta per una causa). Esistono un’infinità di testi sul tema, così tanti che mi risulta oltremodo difficile suggerirne uno per una prima lettura sul tema. Si rischia sempre di suggerire letture pesanti che in realtà andavano precedute da altre letture introduttive. Lascio quindi al lettore il compito di trovar da sé i testi che ritiene più consoni per esplorare questa od altre varietà di piacere.

Il piacere di lottare

Più raramente vi sono testimonianze di piacere posto avanti a tutto nell’inseguimento di un obiettivo positivo, può essere il caso di uno sportivo che, in seguito ad un grave incidente, continua con forza e determinazione lungo la sua strada mostrando come vi è riuscito, come non si è fatto abbattare, come non è affondato nello sconforto. Ed a quel punto il piacere di lottare e di farcela diventa il primo pensiero la mattina e l’ultimo la sera e, come è raro che accada, in questo caso fa bene a sé stessi e fa bene agli altri.

Il piacere prima di tutto

Fatto sta che… se si parla di denaro, prima vi è il piacere, se si parla di potere, prima vi è il piacere, se si parla di vizio, prima vi è il piacere, se si parla di un trauma il piacere, nel bene o nel male, è strettamente connesso. Se pensate che per l’umanità ci siano altre cose al vertice più importanti del piacere, scoprirete presto da una breve analisi che vi è un filo conduttore diretto che pone il piacere a monte di quella cosa. Si potrebbe addirittura cinicamente affermare che la forma di amore più classica, quella che porta al matrimonio, esiste finché vi è piacere e appagamento. Quando questo manca le coppie si sciolgono, quando arriva qualcuno che può offrirne di più le coppie barcollano, quando non è più prioritario le coppie si allontanano… Del resto la realtà, che lo si voglia ammettere o no, è che le storie d’amore come nei film, restano nei film, le storie d’amore reali hanno collegamenti con temi quali il soddisfacimento economico ed il corretto mantenimento della prole, la forza e la protezione offerta da lui, la disponibilità e le cure offerte da lei, la sicurezza, il compimento di un processo omologato per non essere “diversi” e provare il piacere di esser come gli altri o, perché no, aver fatto addirittura meglio.

Piacere, brevi suggerimenti per l’uso
Il piacere preso a dosi continue non appaga e, anzi, riduce i suoi effetti aggravando i comportamenti adottati per cercarlo.
Il piacere va cercato su più fronti della sfera personale, concentrarlo su un solo aspetto genera notevoli virate esistenziali.
Il più delle volte è il piacere che domina sulla vostra mente, non voi. Per inseguirlo si tradiscono affetti, amori, amicizie, brave persone e nobili cause. E’ sufficiente esserne coscienti e rifletterci su.
Il piacere coltivato in modo sano è positivo e stimolante, orientate il vostro desiderio di soddisfacimento verso passioni umane, lavorative, artistiche, sportive, nobili cause… evitando quanto più possibile i piaceri patologici o, quantomeno, chiedendovi il motivo che spinge a cercarli.
Cercate di intervallare momenti di piacere a momenti impegnativi che si pensa non diano nulla in cambio, i piaceri successivi saranno più apprezzati, intensi ed allo stesso tempo privi di follie nonché raggiunti con una naturalezza sconcertante.
E’ inutile cercare piaceri uguali agli altri, è inutile omologarsi, provate piaceri veri, vostri che vi completino e vi facciano stare bene con voi stessi prima di tutti. In fondo… che importa cosa pensano gli altri.
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“IMMAGINE IN REVISIONE”

Alla fine sono momenti come questi a regalarci puro piacere, si dimentica
ogni problema, si dimentica il denaro, si dimentica il mondo che va a rotoli
e finalmente, per qualche istante, siamo veramente felici…
Poi tutti i casini ricominciano da capo : – )