Troppi argomenti insieme? Chi l’ha detto?

Un blog che propone molti temi non è necessariamente confusionario

E’ capitato che qualcuno ponesse alla mia attenzione il fatto che su questo blog vi sono “molti temi” e che non ci siano legami tra tali temi. Per fortuna su quasi 40.000 lettori (nel momento in cui viene scritto questo articolo, ovvero Gennaio 2010, per i valori aggiornati guarda la sezione Statistiche Blog) solo in 2 hanno avanzato una simile ipotesi. Forse abbiamo anticipato un metodo e quando il sistema sarà diffuso saremo stati tra i primi a sperimentarlo ma… guardate di seguito questo curioso esempio reale e affermato più che mai.

Ecco un esempio che vi sorprenderà

Si tratta di un corso di formazione per istruttori di guida sicura eppure pochi penserebbero che tra le materie da studiare per superare il corso vi siano:

  • Elementi basici di matematica
  • Elementi basici di fisica
  • Elementi basici di chimica e sicurezza nei trasporti
  • Elementi di teoria del traffico e segnaletica
  • Psicologia nel traffico e percezione
  • Eziologia degli incidenti stradali

Guarda un pò, anche in un corso per diventare istruttori di guida sicura troviamo la “matematica“, la “fisica“, addirittura la “chimica” e persino la “psicologia“. Alcuni penseranno: “Solo per un corso di guida?” Sì, solo per un corso di guida.

Questo cosa vuol dire?

Coniugare più temi fa parte di un metodo che, contrariamente a quanto ho affermato all’inizio, non è poi così innovativo. E’ un metodo che viene utilizzato da scuole, università, corsi professionali con lo scopo di “integrare” tra loro temi per una preparazione complessiva soddisfacente. Quello che di innovativo c’è in questo Blog è il tipo di temi messi in relazione tra loro, il modo in cui vengono messi in relazione tra loro e la logica del progetto. Avremo modo di parlarne meglio attraverso il tempo, mentre il lettore, viaggiando con noi, potrà leggere i molteplici spunti che verranno pubblicati.

Aggiornamento a Marzo 2015

I lettori di questo Blog sono passati dai 40.000 del Gennaio 2010 a quasi 700.000 del Gennaio 2015. Inoltre abbiamo verificato con piacere che attualmente (e sono passati solo 4 anni) proporre più temi su un Blog è considerato, dai webmaster più esperti, un ottimo metodo per non annoiare, rendere piacevole la navigazione del sito ed ospitare un vasto pubblico. Se contare le innumerevoli occasioni di crescita che, chi segue da anni questo blog, avrà potuto osservare. Occasioni che sono venute da numerose interazioni (vedi la pagina Studio di questo Blog).

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Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati? -3-

Conclusioni e supposizioni circa la prova sulla qualità di cd e dvd

Il dvd che nella nostra prova si è frantumato è stato evidentemente realizzato con una lamina protettiva di bassa qualità. Probabilmente un materiale che doveva essere il più assomigliante possibile al policarbonato ma con un costo nettamente inferiore.

Questo fattore ci lascia supporre che sono state fatte economie anche sulla laccatura e sul materiale della lamina dedicata all’incisione dei dati. Possiamo inoltre ipotizzare che utilizzando un materiale scadente per la realizzazione dello strato che conserva i dati, si possono probabilmente creare delle alterazioni chimiche nello strato stesso causate dal contatto con aria o umidità che possono provocare la perdita precoce dei dati. Questo significa che in seguito ad alterazioni chimiche sullo strato, si alterano conseguentemente anche le incisioni che devono essere lette dagli appositi laser dei lettori cd-dvd. Ovviamente si tratta solo di supposizioni sulle quali ancora stiamo curiosando e studiando. Supposizioni sì, ma non così infondate.

Questa prova è stata condotta dopo aver letto, su vari articoli presenti sul web, che molti utilizzatori di cd e dvd scadenti, hanno perso i dati (talvolta anche importanti) già dopo pochi mesi e non dopo i tanto agognati 30 anni (anche se non garantiti) indicati dalgli esperti per i cd dvd originali, ed i circa 10 anni per quelli di tipo R-RW.

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Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati – parte 1
Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati – parte 2
Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati – parte 3

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Image’s copyright: ralph-dte.eu

Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati? -2-

Di che materiale sono fatti i cd ed i dvd?

CD e DVD prodotti industrialmente

I cd ed i dvd sono anche chiamati supporti ottici. Essi vengono realizzati con appositi macchinari i quali partono da un singolo esemplare (chiamato Master*) e ne ricavano una matrice. Tale matrice viene utilizzata poi su un sistema di stampaggio a pressa che permette una rapida produzione in serie di centinaia di migliaia di dischi. Inutile dire che a tali stampi è richiesto un livello di precisione dell’ordine millesimale e che da ciò ne consegue ovviamente un costo elevato. I supporti in questione sono composti da ben quattro strati:

Il primo strato è composto di una laccatura dove va posta l’etichetta.

Il secondo è uno strato acrilico di interposizione.
Il terzo è composto da una lamina di alluminio riflettente.
Il quarto (l’ultimo in basso) è di plastica trasparente o meglio di policarbonato ed ha funzioni protettive.

La lamina di alluminio è fondamentale perchè è su di essa che vengono incisi i solchi (solo nella produzione industriale di materiale originale) che il lettore dovrà poi interpretare come alternanza di segnali digitali binari “0 e 1” fino a tradurre intere sequenze di dati. Questo sarà possibile perchè il laser, dove troverà un solco, disperderà il suo fascio; dove invece non troverà alcun solco, verrà riflesso fino a raggiungere un sensore optoelettronico.

CD DVD per uso domestico

Si tratta di supporti ottici nettamente differenti (anche se non si vede) da quelli commerciali stampati di cui abbiamo parlato sopra. Nei prodotti di questo tipo è presente uno strato in più tra lo strato riflettente (il terzo) e quello di protezione (il quarto). Tale strato, detto Die, è “incidibile” dato che su esso è possibile creare dei microsolchi adottando un laser ad alta potenza che ne scalda la superficie fino a 750° centigradi. E’ costituito da materiali quali la cianina o la ftalocianina nei supporto registrabili “R”  oppure da una lega di argento, indio ed antimonio nei supporti riscrivibili “RW”. I cd dvd scrivibili e riscrivibili (R, RW)  tentanto di emulare i cd ed i dvd prodotti industrialmente con il metodo dello stampaggio ma in realtà l’affidabilità dei due prodotti è ben diversa. Ovviamente, per scrivere un cd-dvd in casa, non è possibile allestire una linea di produzione per stampaggio ragione per cui esistono i prodotti R, RW. Nella terza ed ultima parte di questa serie di articoli esporremo un semplice ragionamento e delle ipotesi avanzate in seguito alla nostra prova (vedi l’articolo precedente).

*Da cui il termine “masterizzatore

Continua…

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Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati – parte 1
Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati – parte 2
Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati – parte 3

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Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati? -1-

Abbiamo voluto fare alcune prove e approfondimenti e…

La vita utile di un supporto come un cd o un dvd varia in base alla qualità del supporto stesso. Se da un lato è fondamentale conservare cd, dvd e memorie di vario genere in luoghi asciutti*, lontani dall’esposizione solare diretta** e da fonti di calore***, dall’altro lato è fondamentale acquistare un prodotto valido e di qualità (come per tutte le cose del resto).

Molti credono che i cd ed i dvd siano tutti uguali, così per dimostrarvi che non è assolutamente vero abbiamo fatto una prova semplice ma curiosa. Abbiamo preso un dvd di “marca” e lo abbiamo piegato a metà come un foglio di quaderno. Il risultato è stato che il supporto si è piegato completamente, ovviamente danneggiandosi ma senza spezzarsi. Abbiamo preso poi un dvd “low cost”, lo abbiamo piegato allo stesso modo e dopo pochi gradi di piega è letteralmente scoppiato con un tonfo secco frantumandosi tra le mani provocando oltretutto dei fastidiosissimi sottili tagli tra le dita. I frammenti che si sono prodotti sono stati decine e decine e per la stragrande maggioranza sottili come vetri.

Risultato? Zero elasticità. Ma questo è importante? Significa qualcosa? Potrebbe esserci una relazione tra come si è rotto il dvd e la capacità di conservare dati a lungo?

Continua…

*E’ preferibile conservare in luoghi poco umidi.
**E’ preferibile evitare di porre bacheche e mensole di fronte a finestre prive o meno di tendaggi.
***E’ preferibile conservare cd, dvd, memorie lontano da termosifoni o elettrodomestici che generano calore.

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Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati – parte 1
Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati – parte 2
Quanto dura un cd, un dvd, un disco dati – parte 3 

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Hai mai pensato che ci sono altri punti di vista?

Ultimamente ho ricercato tramite servizi come Google Maps, Google Heart, Live search, ecc., dei quartieri che ho frequentato quando ero piccolo; i miei amici incuriositi hanno fatto lo stesso.

Ebbene la curiosità sta nel fatto che a tutti e tre è successa la stessa cosa. Osservando le strade dall’alto, tramite le foto fatte dai satelliti, tutto ci è sembrato differente. Ci immaginavamo che le strade sulle quali siamo cresciuti fossero di forma e grandezza differente, credevamo che si raccordassero alle strade intorno in un’altra maniera. Ci è sembrato di guardare per la prima volta le strade sulle quali in realtà siamo cresciuti e sulle quali avremmo giurato di sapere tutto.

Invece, guardando da un’altra prospettiva, “tutto” ci è apparso diverso da come lo avremmo immaginato. Se qualcuno ce lo avesse detto a stento gli avremmo creduto. Nel migliore dei casi avremmo lasciato un margine di scetticismo sicuri del nostro punto di vista.

Ti è mai capitato di pensare che forse anche solo una cosa della quale sei sicuro non è come tu pensi?

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Risparmio energetico – Efficienza dei LED

Una nota casa produttrice di lampadine ha condotto uno studio interamente basato sull’analisi del ciclo di vita (LCA) dei led e lo ha messo a confronto con quello delle normali lampadine. I calcoli includevano anche l’energia utilizzata durante il processo produttivo. E’ inevitabilmente emerso che i LED godono di una netta maggiore efficienza anche tenendo conto dell’energia assorbita per produrli.

Il responso ha messo in evidenza che nel corso del proprio ciclo di vita, dalla produzione all’utilizzo, le lampadine a incandescenza (ovvero le tradizionali lampadine di sempre) assorbono ben 5 volte l’energia utilizzata dalle lampade fluorescenti compatte CFL (ovvero le lampade più conosciute come “a risparmio energetico”) e dai LED.

E’ emerso che sia le lampagine a risparmio energetico che quelle a LED utilizzano nel corso della loro vita utile meno di 670 KWh (chilowatt ora) mentre le normali lampadine ad incandescenza si spingono ben oltre i 3.000 KWh (circa 3.300 KWh) con un risparmio che raggiunge lo spaventoso valore dell’80%.

Le case produttrici di questa ormai nota tecnologia dichiarano di poter migliorare ancora i rendimenti dei sistemi di illuminazione a LED e non hanno incertezze nell’affermare la possibilità di raggiungere un rendimento 6 volte superiore a quello delle lampadine ad incandescenza.

Ricordiamo che oltre il conteggio energetico che va dalla produzione all’uso di lampade a led si è tenuto conto anche delle varie emissioni prodotte dai gas serra, il potenziale di pioggia acida, l’eutrofizzazione ed il rilascio di componenti chimici pericolosi. I LED rientrano efficientemente nei requisiti degli standard internazionali ISO.

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Simili sistemi di illuminazione sono consigliati soprattuto in negozi e locali pubblici dove i faretti alogeni portano i consumi letteralmente alle stelle.

Parola d’ordine: Flessibilità

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: La flessibilità delle aziende più competitive

Oggi sono sempre di più le aziende in grado di offrire performance che nemmeno immaginiamo. Non mi riferisco a settori ultratecnologici come molti potrebbero pensare; perlomeno non solo a quelli. Sono stato in visita presso una nota azienda che produce arredo per studi, uffici, sale congressi ecc… Un loro responsabile addetto alle vendite mi ha raccontato cose davvero stupefacienti su ciò che accade all’interno di questa azienda ogni giorno. Tutto ciò che sto per raccontarvi è basato su di un’unica parola: Flessibilità.

La rapidità con cui certe aziende sono in grado di cambiare i loro piani di impresa aggiornandoli alle esigenze di mercato è sorprendente. Non solo sono in grado di cambiare un piano di impresa più volte in un giorno ottimizzandolo in modo esasperato, ma riescono a cambiare nel giro di una settimana o poco più una linea di montaggio per offrire un nuovo prodotto maggiormente richiesto. Facciamo un esempio: se nel mese di Gennaio la scrivania più venduta è stata un modello in legno rivestito in laminato plastico antigraffio e, da un’indagine di mercato, salta fuori che questa settimana la clientela, soggetta anche alla pubblicità della concorrenza, inizia a preferire una scrivania in plastica rivestita in vetro (materiali che si lavorano in modo completamente diverso…), allora l’azienda in questione è in grado di cambiare, modificare, aggiornare, aggiungere una linea di montaggio adeguata alla produzione del nuovo modello di scrivania ora richiesta in poco più di una settimana…

Detto così sembra semplice, in realtà questa enorme operazione richiede un lavoro sopraffino. I designer devono disegnare in poche ore un modello personalizzato (sullo stile aziendale) di scrivania per la nuova linea di arredo. ll disegno deve risultare “fattibile” ossia si deve verificare insieme agli ingegneri se è possibile realizzare davvero, con la tecnologia di cui si dispone, il nuovo modello di scrivania e se questo rispetterà le esigenze del cliente di affidabilità, durata e sicurezza. Gli addetti alle macchine per la lavorazione devono verificare, presso le aziende fornitrici, la disponibilità di utensili, accessori e macchinari aggiornati per il nuovo scopo ed il tempo necessario per ottenere la fornitura e la messa in opera della nuova linea di montaggio. In contemporanea vengono contattate le aziende che forniscono le materie prime e si dovono trovare accordi rapidi che vengano severamente rispettati per la fornitura dei nuovi materiali. Allo stesso tempo viene aggiornato il sito dell’azienda e la campagna pubblicitaria su riviste, network, punti vendita… Viene corretta la campagna di marketing, si ripescano idee tenute in serbo per l’occorrenza, vengono realizzati servizi fotografici (la maggior parte dei quali simulati con dei disegni 3d mentre il prodotto non è ancora realmente disponibile), opuscoli, cataloghi, espositori per i punti vendita…

Un intero esercito si muove su una scommessa e l’obiettivo unico è quello di produrre ciò che la gente compra, vuole, desidera. Niente di più, niente di meno. Anche un solo centesimo in più a scrivania, potrebbe risultare una spesa inutile e controproducente su centinaia di migliaia di prodotti il più delle volte esportati anche all’estero…

Nel giro di due, tre settimane il prodotto è già in vendita e conosciuto tramite le riviste che si interessano di case e arredo, tramite la radio e il sito internet, tramite eventi fieristici, tramite la televisione nei casi più costosi, sono già stati prodotti e distribuiti gadjet e quant’altro faccia venire istintivo pensare che si tratti di un prodotto già da tempo sul mercato… Stiamo parlando invece di un miracolo della flessibilità. Purtroppo oggi, per sopravvivere questo è il requisito principale. Devi essere in grado di offrire performance di questo genere per non farti schiacciare e finire nell’obsolescenza.

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Drive by wire – Ride by wire

Rubrica: Automotive technologies

Titolo o argomento: Tagliare i collegamenti meccanici uomo macchina

Negli ultimi dieci anni le maggiori case automobilistiche hanno condotto studi su dispositivi di cui sempre più auto saranno dotate in futuro; si tratta dei dispositivi Drive by wire – Ride by wire. Essi consentono di guidare un veicolo senza che pedali e volante siano realmente collegati in modo meccanico ai relativi organi.

Questo significa che in futuro, guidare un’auto, sarà sempre più simile ad un videogioco. Noi agiremo su appositi comandi quali volante, pedali, leve, manettini e quant’altro e apposite centraline interpreteranno le nostre richieste correggendole e inviando dati corretti agli attuatori che controllano in particolar modo il movimento dello sterzo e l’apertura del gas. Ma non solo…

Questi sistemi interagiranno con cambi automatici o semi automatici, con controlli di trazione e della stabilità, con i sistemi di parcheggio (park assist) e sistemi di lettura della segnaletica stradale (Opel Eye).

Una tecnologia nata per prevenire più che mai gli errori dei guidatori meno esperti e di quelli che pur avendo un’esperienza adeguata non rispettano il codice stradale mettendo a rischio la propria vita e la vita altrui. Una tecnologia che da un lato previene ed aiuta i meno esperti, mentre dall’altro indigna i puritani delle sensazioni di guida che vogliono il contatto diretto durante il loro momento di piacere alla guida…

La tecnologia e le esigenze di mercato vincono sempre sulla passione delle minoranze (vedi anche l’addio forzato della classe 250 2tempi al motomondiale) ragione per cui tali dispositivi prenderanno sempre più piede nonostante i rifiuti degli appassionati sfegatati.  In concomitanza con tale fenomeno è però previsto il ritorno all’acquisto di vetture sportive usate nei prossimi anni. Vetture più spartane, più scorbutiche, più pure che richiedono “vera esperienza” da parte del guidatore. I governi potrebbero reagire impedendo la circolazione di mezzi che non siano Euro “X” (esclusi i mezzi storici con almeno 20 anni), in tal caso si compirebbe una vera azione di privazione della libertà. La pista rimane comunque l’unico posto dove avere un contatto diretto, puro e appassionato con il proprio cavallo di razza.

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Regola numero uno: rendere conto agli altri.

Per lavorare in gruppo è la prima regola fondamentale

Eh già perchè se si desidera lavorare in squadra con lo scopo di rendere di più, si deve tener conto del fatto che ognuno si prende una responsabilità con sé stesso e con gli altri. Ognuno ha il suo compito e ad esso dovrebbe adempiere. Ma questo potrebbe essere paradossalmente secondario.

La regola principale sta nel fatto di non lasciare mai la squadra a metà lavoro. Fare questo significa lasciare il resto della squadra nei guai. Un collaboratore lascia il gruppo ed i problemi si riversano su coloro che rimangono: devono trovare un nuovo elemento sostitutivo, un collaboratore con le stesse competenze possibilmente, con lo stesso affiatamento. Il più delle volte è una situazione alla quale è davvero difficile  rimediare.

Non bisogna pensare che se vi ritirate in fondo in fondo ci rimettete solo voi. Dovete pensare in primis al danno che fate al gruppo e che, in seguito allo squilibrio che create, potete portare il gruppo stesso all’insuccesso. Il più delle volte accade che, non trovando immediatamente un sostituto già avviato come il precedente, altri membri del team siano costretti a lavorare il doppio o ritrovarsi a svolgere mansioni per le quali non sono preparati al meglio.

Un lavoro fatto in gruppo va portato a termine nonostante la fatica, i pasti da saltare, le ore in più necessarie… Indipentemente dal risultato riceverete molta più stima, rispetto e gradimento (nonché una buona dose di crescita personale) piuttosto che mollando e lasciando tutti nei guai. Il vero fallimento sta nel lasciare le cose a metà giustificandosi con problemi che in realtà non si è gli unici ad avere. Il risultato del lavoro è spesso secondario se la squadra  è stata affiatata ed ognuno ha fatto la sua parte. Quando sai che sugli altri puoi contare, un lavoro da migliorare o da rifare non è un ostacolo insormontabile.

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Se un solo anello della catena cede, il lavoro di tutti gli altri è inutile.