Al passo coi tempi


Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Correre dietro ai cambiamenti

Generalmente, quando i tempi cambiano, la massa tende a seguire con piacere il cambiamento. Questo accade ogni volta che se ne verifica uno. Se poi il cambiamento porta a conseguenze negative, la massa è l’ultima che lo viene a sapere ed è la prima a pagarne le conseguenze. Altre volte invece i cambiamenti sono necessari per evolvere un sistema, un meccanismo, una società.

Se il tuo lavoro consiste ad esempio in una qualche attività che subisce gli effetti dei cambiamenti sociali, è importante aggiornarsi e stare al passo con i tempi. In caso contrario la pena è l’esclusione dai giochi. Quindi evolversi con i tempi è fondamentale per rimanere in gioco.

Ora però mettiamo in discussione tutto quanto ho appena scritto. Adeguarsi ai tempi non basta, potrebbe non funzionare. Dipende da come lo fai. Se hai effettuato i tuoi cambiamenti esattamente allo stesso modo degli altri, potresti comunque essere fuori dai giochi. Quindi cambia… ma in modo originale, mettendoci del tuo, mettendoci qualcosa di diverso dagli altri, qualcosa di nuovo, di utile, qualcosa che sai fare in un certo modo solo tu o pochi altri.

A questo punto allora, perchè cambiare con i tempi che cambiano? Potresti andare controcorrente ed essere unico nel tuo genere raggiungendo comunque il risultato di chi si è adattato ai tempi che cambiano e poi ha tentato di diversificare dalla massa la sua attività per avere qualcosa di singolare.

In modo logico matematico, con semplici passi (step by step), ti ho dimostrato che non è obbligatorio cambiare con i tempi seguendo la massa per ottenere i tuoi nuovi risultati (commerciali ad esempio). Inoltre, anche se lo fai, anche se segui il cambiamento in massa con gli altri, questa condizione non sarà sufficiente per ottenere il tuo risultato ma solo necessaria. La condizione sufficiente per ottenere i tuoi nuovi risultati sarà la tua capacità di relazionarti con gli input che ti arrivano dall’esterno in ogni istante. Diverso il caso di chi vuole totalmente emergere, distinguersi ed essere un caso a sé. Se questa è l’aspettativa, è necessario anticipare i tempi con gran rigore.

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150 anni di unità d’Italia

E ancora tanta strada da fare

Se con i figli è importante essere severi quando occorre, far capir loro gli errori commessi per crescerli al meglio, non lasciarli sempre fare tutto ciò che vogliono… con la propria nazione il discorso non cambia. Quando si celebra un evento speciale si tende a citare gli aspetti positivi che guarniscono il festeggiato. Un po’ come quando un bambino riceve i complimenti perchè è bello, vispo e, tanto per cambiare, ha gli occhi della madre. Tocca quasi sempre al padre ricordare che il bambino, che tanti complimenti sta ricevendo dalle gentili signore, è anche una peste bubbonica che non dà un attimo di pace in casa.

Così, visti i tanti apprezzamenti fatti a quella che indubbiamente è la nostra adorata, artistica, calda, accogliente, unica nel suo genere, originale nazione, desidero esporre la mia severa osservazione: “Se ogni italiano dedicasse alla propria nazione la stessa passione che dedica al calcio, l’Italia sarebbe probabilmente uno dei paesi più evoluti al mondo, tecnologicamente all’avanguardia, fuga di cervelli pari a zero, tra le prime nella ricerca, oltremodo efficiente ed indipendente a livello energetico, propositrice di sistemi e metodi di esempio per moltissimi altri paesi, in grado di rigenerarsi e di rigenerare tonnellate di rifiuti da trasformare in oro, in grado di ottimizzare sprechi mastodontici, in grado di realizzare leggi che accompagnino lo sviluppo, in grado di sostenere i talenti geniali di cui è ricca, in grado di inventare nuovi lavori e formare i nuovi giovani esperti del futuro, in grado di coltivare migliaia di nuove piccole e medie imprese…”

Potenzialità infinite aspettano solo di essere coltivate in Italia. Ovviamente finché la terra è buona. Io dal mio paese desidero di più. Proprio perchè gli voglio bene. Proprio perchè, come se fosse un figlio, è giusto che ogni tanto sia severo.

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Volere è potere: progettare e realizzare un motore

Rubrica: Motorismo

Titolo o argomento: Progettare e realizzare un motore per una Vespa da competizione

Di recente ho avuto modo di parlare con diversi studenti di Ingegneria Meccanica di differenti Università italiane. Alcuni, come me, si dedicano ad approfondire la loro passione per motori, telai, sospensioni, carrozzerie e aerodinamica, tecnologie, ecc…

Fin qui tutto normale se non fosse per una sorta di strana anomalia. Alcuni raccontano che i loro professori li hanno scoraggiati nel momento in cui hanno mostrato il desiderio di voler progettare un motore. C’è persino chi ha detto al proprio studente tesista: “E’ inutile che ti fissi nel voler fare la tesi sui motori, tanto nella tua vita non progetterai mai motori…”

Ora desidero semplicemente portare alla vostra attenzione il fatto che ci sono ragazzi (grandi appassionati di motori e tecnica) i quali, ancor prima di prendere il diploma di Perito Meccanico Industriale, sono stati in grado di “progettare” nonchè “costruire” il motore che loro volevano fortemente. Quindi non solo questi ragazzi non sono degli ingegneri, ma alcuni di loro hanno realizzato il loro primo motore (o parte di esso) prima ancora di conseguire il diploma… Non dico altro.

Uno di questi ragazzi (Stefano) è stato così gentile da fornirmi alcune foto di uno dei suoi motori realizzati con un suo caro amico. A scuola, qualche mese prima di prendere il diploma, lo ha disegnato con un software di progettazione meccanica 3D. Durante la realizzazione della sua tesina di maturità ha iniziato la sua lavorazione e, alcuni mesi dopo, ha completato un suo primo prototipo funzionante*.

Ma non solo! Ha montato il suo motore su una Vespa da competizione che utilizza per partecipare a regolari gare di accelerazione (sui 150 metri) organizzate da appositi enti sportivi su tracciati chiusi al traffico. I risultati ottenuti sono i seguenti: 6,5″ per raggiungere i 150 metri, una velocità d’uscita di ben 134 km/h ed una soddisfazione impareggiabile. Viene da sé che Stefano è solo all’inizio della sua carriera motoristica e che presto realizzerà motori sempre più complessi e con lavorazioni sempre più precise e raffinate. Stefano potrebbe anche non iscriversi mai ad ingegneria meccanica e progettare comunque i suoi motori perchè: volere è potere. Certo è che se si incrive potrà fare molto di più (al di là di quello che pensano i più pessimisti).

Motore artigianale Vespa competizione  Motore artigianale Vespa competizione Motore artigianale Vespa competizione Motore artigianale Vespa competizione Motore artigianale Vespa competizione Carter motore artigianale vespa competizione Carter motore artigianale vespa competizione Carter motore artigianale vespa competizione ammissione motore artigianale vespa competizione

*Il motore realizzato da Stefano sfrutta il cilindro di un motore già esistente. Situazione perfettamente comprensibile visto che possiamo già considerare inverosimile il fatto che  alla sua giovane età lui abbia realizzato diverse componenti con un suo amico appassionato di tecnica e macchine utensili.

Come si cresce un bambino intraprendente?


Rubrica: Mente e salute

Titolo o argomento: L’intraprendenza va coltivata sin da piccoli

Molti si chiedono: “Il mio bambino sarà un tipo sveglio, se la caverà di fronte ai problemi, alle difficoltà, come vivrà in questi tempi duri che nulla promettono di buono?” In realtà tutti i bambini sono potenzialmente svegli ed intraprendenti. Appena nati inizia la loro sete di conoscere, scoprire, imparare, competere, inventare. Una sete teoricamente inesauribile se non fosse che noi, presi da improvviso eccesso di tenerezza, li viziamo immaginando che ogni passo che semplifichiamo per loro, sia un punto di affetto in più guadagnato o, peggio, un capriccio in più risparmiato. Peccato però che psicologi infantili di tutto il mondo siano d’accordo sul contrario.

Per crescere un bambino intraprendente null’altro bisogna fare che porlo sin da piccolo davanti a difficoltà che puntualmente deve essere in grado di risolvere “da solo” compiendo uno sforzo tutto suo. Il bambino tenderà a voler evitare di compiere lo sforzo solo per il semplice fatto che fin da quando è stato allattato la prima volta, ha compreso che tutto gli può essere dato. Ma così non è e non sarà.

Alla base di una buona riuscita nell’educazione del bambino vi è un gioco di equilibrio: semplificargli troppo ogni difficoltà non lo allena alla vita (ricorda che stargli vicino non è sinonimo di viziare) ed essere ostili o esageratamente severi, non lo renderà un soldatino il cui identikit combacia con il vostro ideale di perfezione. In questo gioco di equilibrio risiede il noto gioco di parole “sii autorevole non autoritario”. Un bambino messo davanti ad una difficoltà, ed incitato ad affrontarla, si accorge subito che non è stato poi così difficile superarla. Ogni volta che comprende questo, il suo limite si sposta un po’ più in avanti. Ogni volta che comprende questo compie un passo importante della sua crescita. Ogni bambino che riceve questa educazione impara meglio come cavarsela e reagisce in maniera più costruttiva agli stimoli del mondo. Bambini cresciuti con la coscienza che possono fare molto di più di quanto immaginano, sono coloro che poi da grandi, nel loro “piccolo”, migliorano il mondo.

Secondo test condotti anche mediante opportune risonanze magnetiche, i bambini che vengono stimolati ad affrontare e risolvere da soli i loro piccoli problemi quotidiani, utilizzano maggiori aree del cervello ed in particolar modo quelle associate alla creatività. Al contrario i bambini esageratamente “agevolati” non usano affatto tali zone con conseguenze che incideranno pesantemente sulla loro qualità della vita da adulti.

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Immagine molto bella trovata nella ricerca di immagini di Google

Non è la fame ma è l’ignoranza che uccide

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: La ricerca delle certezze

Il titolo? Una frase forte tratta da una canzone dei Litfiba. Indipendentemente dai gusti musicali dei lettori, si tratta di una frase molto profonda, diretta, significativa e che in poche parole sintetizza un concetto più che mai vero e importante. Oggi la vera situazione di svantaggio non è rappresentata dalle minori possibilità economiche ma dalla chiusura delle persone verso il desiderio di sapere nuove cose, studiare, capire nuovi metodi ed uscire dalle abitudini… abbandonandole quasi totalmente.

Oggi molti di noi pensano che fortificando le proprie abitudini si possa avere una maggiore sicurezza. Io credo che si abbia solo una semplice “sensazione” di sicurezza, una sicurezza fittizia che in realtà non c’è.

E’ bastato un comportamento azzardato di talune banche per mettere in crisi economica l’intero pianeta, eppure si crede che il “posto fisso” sia una garanzia (poi guarda caso la grande azienda ritenuta affidabile fallisce e ci si pente di non aver fatto società con lo zio che fa il piastrellista).

C’è un imponente spreco di beni e servizi, tonnellate di rifiuti, imballaggi, contenitori, montagne di usa e getta e molti di noi ancora pensano che bisogna mangiare tanto per essere sani (e guarda caso è proprio il contrario ed i nutrizionisti consigliano addirittura di lasciare la tavola ancora con un leggero appetito).

Si disprezzano le persone che vivono sui libri, imputate di non far nulla dalla mattina alla sera, solo perchè non hanno i calli e poi si scopre che senza di loro non possiamo ricostruire quel legamento che ci permette di camminare, non possiamo avere progetti di mezzi di trasporto più sicuri, nuove tecnologie…

Talvolta si ragiona in modo ottuso dando la propria fiducia a persone che lasciamo ragionare al posto nostro e non si stimola la mente maturando idee nostre, facendo esperienza e cadendo negli errori che la “ricerca di sicurezza” ci fa evitare. Errori che invece fanno parte della nostra vita e sono necessari al nostro crescere.

ricerca sicurezza

Fortificare le abitudini dà solo una sensazione di sicurezza, una sicurezza fittizia.

Appassionato di motori a costo zero (o quasi)

Come detassare una passione

Nel precedente articolo vi ho raccontato l’evoluzione naturale del rapporto tra l’uomo e l’acquisto di un automobile. Sono sicuro che i casi reali sono molti di più di quelli da me citati, tuttavia credo che quelli maggiormente diffusi siano stati riportati. Ora voglio aggiungere un ultimo caso, il mio. Esiste un caso assai raro di appassionato di automobili sportive o vere e proprie auto da corsa che non nutre alcun interesse per le utilitarie o comunque per le vetture stradali. Uno come me è il classico tipo che gira per la città con un’auto vecchia di 15 o 20 anni, che non ha alcun interesse per l’auto alla moda del momento e che vede l’acquisto di una nuova auto come uno spreco di denaro che poteva orientare preferibilmente verso la sua grande passione per le vetture destinate alla sola pista. Immaginate di voler comprare la vostra auto sportiva preferita per utilizzarla solo in pista, che vantaggi avreste?

1. Innanzitutto nessuna spesa di passaggio di proprietà. Fate demolire la vettura dal precedente proprietario, glie la pagate e realizzate una scrittura privata con testimone che controfirma che avete versato tot euro a tizio per l’acquisto ad esempio di una Lotus Elise del valore di 12.000 Euro.

2. Secondo vantaggio, non essendo il veicolo targato e non essendo circolante sulle strade, non dovete pagare alcuna tassa di proprietà o bollo. Potete pertanto possedere un mezzo con tanti cavalli e con i soldi annuali risparmiati dal bollo pagarvi i turni di prove libere in pista.

3. Terzo vantaggio: l’assicurazione aumenta? Per il vostro veicolo è addirittura alle stelle? Nessun problema perchè un mezzo che gira solo in pista non ha bisogno dell’assicurazione che si usa su strada. Anzi, non la deve proprio fare in quanto l’assicurazione stradale non copre nulla se andate in pista. Casomai vi informerete presso un club di appassionati per sapere se c’è una qualche convenzione per un’assicurazione espressamente dedicata alla pista che comunque non ha i prezzi esosi di quelle stradali.

4. Quarto vantaggio, non hai vincoli Euro questo o Euro quello. Puoi finalmente acquistare quella vettura che dieci anni fa sognavi tanto e pagarla addirittura oltre il 60% in meno.

5. Nessuna revisione ogni due anni. Spesso un veicolo sportivo lo curiamo meglio di noi stessi eppure quella scocciatura ogni due anni di far toccare ad altri (e pagarli pure per questo) qualcosa di cui siamo oltremodo gelosi per sentirci dire che è tutto a posto, non ci va giù.

6. Rischio zero per multe o altri inconvenienti legati a vetture sportive: limitazioni sul traffico in centro, autovelox, comportamenti azzardati per strada… In fondo, diciamo la verità, l’auto sportiva o da corsa la compri per te o la compri per fartela vedere da tutti per le strade di tutti i giorni? Se la compri per fartela vedere allora dovrai pagare tutte le spese indicate sopra, se la compri realmente per te hai già capito come puoi risparmiare. In più la strada non è una pista, è fatto obbligo di rispettare il codice stradale. Quindi tanti cavalli per cosa? Provali, emozionati, divertiti… vai in pista e corri solo in pista 🙂

Preventivo di risparmio nell’ipotesi che acquistiate una BMW M3 E46 del 2002.

Ovvero il preventivo del denaro che “non” pagherete se andrete solo in pista (con un carrello).

Passaggio di proprietà: dai 950,00 Euro ai 1223,00 Euro circa a seconda della città in cui vivete

Bollo auto: dagli 855,00 Euro ai 1100,00 Euro circa a seconda della città in cui vivete

Assicurazione: dai 527,00 Euro ai 1892,00 Euro circa se siete in prima classe e stipulate un’assicurazione online. Se vi trovate in classi successive, o stipulate una normale assicurazione, la spesa aumenta drasticamente, ad esempio in 14° classe si va dai 1567,00 Euro ai 4138,00 Euro per le assicurazioni online mentre le cifre sono ancora più elevate per le normali assicurazioni.

Revisione: circa 64-68 Euro ogni due anni.

Acquisto vettura: oggi (BMW M3 attuale) oltre 70.000 Euro; acquisto BMW M3 del 2002 (vettura che conserva comunque un gran fascino e vantaggi non indifferenti  in termini costruttivi e di progettazione) si parte dai 15.000 Euro (prezzo di un’utilitaria).

Preventivo di risparmio nell’ipotesi migliore:
2396,00 euro il primo anno, 1446,00 gli anni successivi.

Preventivo di risparmio in un’ipotesi intermedia:
4010,00 euro il primo anno, 3060,00 gli anni successivi.

Preventivo di risparmio nell’ipotesi peggiore:
tariffe sconcertanti.

Se sei un vero patito di motori hai già capito che puoi avere molto di più con molto meno. Pensa inoltre a tutto ciò che puoi procurarti risparmiando: attrezzature, accessori, un carrello, strumenti, ricambi, abbigliamento sportivo, protezioni…

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Trovi facilmente online strumenti per:
Calcolo bollo | Preventivo assicurazione | Calcolo passaggio di proprietà

Un curioso sondaggio sul mercato dell’automobile

Perchè si vendono meno auto nuove?

Di recente ho sentito su un approfondimento di un telegiornale che, secondo gli esperti, il mercato dell’automobile (con riferimento al “nuovo”) sarebbe in calo perchè la gente non ha il denaro sufficiente per acquistare una nuova auto. Questo esperto che esponeva la sua teoria è pronto a scommettere che se i cittadini italiani avessero più liquidità senza meno cambierebbero la loro auto con un modello più nuovo, meno inquinante e con maggiori dispositivi di sicurezza. Io credo che questa affermazione sia corretta ma incompleta.

Se da una parte è vero che con l’aumentare delle possibilità economiche dei cittadini, aumenta il numero di coloro che sono pronti a togliersi lo sfizio di cambiare la loro auto (il famoso meccanismo della domanda e dell’offerta), d’altra parte è ugualmente vero che la crisi economica degli ultimi anni ha svegliato una quantità non indifferente di persone che ora meglio indirizzano le loro spese. Non è vero infatti che non si comprano nuove automobili “solo perchè” non c’è denaro sufficiente per farlo.

Non si acquistano nuove automobili perchè ora i consumatori sono più avveduti e si chiedono più e più volte: “Me la posso risparmiare questa spesa? E’ davvero necessaria? Ci sono cose più importanti alle quali dovrei pensare? Sarà meglio che investa i miei risparmi in qualcosa di buono? E se la crisi non sta finendo? Meglio essere cauti!”

In sostanza ho avuto modo di chiedere a diverse decine di persone (in un arco di tempo pari a 2 anni) cosa pensano dell’idea di acquistare una nuova auto e questo è quanto è emerso:

  • Ci sono famiglie benestanti che, non avendo accusato in particolar modo la crisi, continuano a cambiare auto quando lo ritengono opportuno in quanto possono permetterselo. Teoria che combacia perfettamente con quanto detto dall’esperto che citavo all’inizio dell’articolo.
  • Ci sono famiglie benestanti che dichiarano tranquillamente che la loro auto avrà anche qualche anno di vita ma non vi è alcun motivo “vero” di sostituirla. Ragione per cui, soldo o non soldo, non si procede all’acquisto.
  • Ci sono famiglie benestanti che affermano chiaramente che la crisi li ha intimoriti e che prudenzialmente cercano di spendere per beni di primaria necessità. Risparmiano il denaro per aiutare i figli a sposarsi, per dare un anticipo per un appartamento, per richiedere un mutuo meno gravoso o comunque per tenersi pronti a reali necessità o ad imprevisti.
  • Poi ci sono le famiglie normali che in soldoni affermano: “Euro 3? Euro 4? Euro5? Euro6? Sono sicuro che se acquisto un’auto Euro 6, tra tre o quattro anni non potrò andare ugualmente in centro perchè la legge richiederà un Euro 7, poi Euro 8 e così via. Conclusione, ho capito il meccanismo quindi non compro nulla.
  • Ci sono le famiglie che fanno fatica a mantenere più di un mezzo tra bollo, assicurazione, manutenzione, carburante… e stanno pensando di ritornare ad avere sole due auto in famiglia o, perchè no, se si sposa il figlio o la figlia, magari tenerne una sola fino a che funziona.
  • Ci sono inoltre quelli che dicono: “Ho comprato quest’auto, mi piace, mi ci sono affezionato, se riesco me la tengo 15-20 anni e di cambiarla non se ne parla proprio”.
  • Ma ci sono anche quelli che affermano: “Nuova non la compro neanche morto, come esci dal concessionario hai perso il 20% dell’iva, dopo un anno perde un altro 15-20% di valore… Non esiste, mi compro un buon usato con due o tre anni di vita, lo pago poco e chi s’é visto s’é visto…”
  • Incredibilmente c’è anche chi cerca vetture quasi ventennali per poterle iscrivere come auto d’epoca all’ASI e usufruire dei vantaggi fiscali circa bollo, assicurazione, nonchè avere la possibilità di circolare in centro come e quando si vuole. Il più delle volte queste persone sono o sono stati meccanici o hanno parenti o cari amici meccanici pronti a restaurare la vecchia auto in questione con cifre tutto sommato di gran lunga inferiori all’acquisto di un mezzo nuovo. Attenzione però l’ASI accetta l’iscrizione solo di vetture di interesse storico (magari anche sportivo), non credo si possa iscrivere all’asi una vettura qualunque. Informatevi.
  • Ci sono coloro che hanno tenuto a precisare che non vogliono lavorare per mantenere le case automobilistiche in quanto, affermano, che ogni cittadino dovrebbe acquistare un’auto ogni 4 anni per far sì che i bilanci delle case automobilistiche siano costantemente in crescita.
  • Esistono persino quelli che della macchina non ne vogliono più sapere nulla ed hanno scoperto che raggiungere il lavoro con un abbonamento dell’autobus d’inverno e con una bici elettrica d’estate è una svolta. Una svolta dove ti dimentichi il bollo (o tassa di possesso del veicolo), ti dimentichi il rincaro annuale dell’assicurazione, ti dimentichi le visite controvoglia dal meccanico, le revisioni ogni due anni, dimentichi il viso del benzinaio, dimentichi (non sempre) le buche, il problema del parcheggio, il traffico martellante, le sudate a fare manovra d’estate…
  • Infine c’è chi davvero dice: “Non posso, l’auto è l’ultimo dei miei pensieri”.

Credo che questo sia “qualcosina” di più rispetto al credere che il denaro di una famiglia sia direttamente proporzionale a quante auto verranno vendute. Bisogna rendersi conto che la crisi ha cambiato molte persone che ora valutano in ben altra maniera cosa gli occorre e cosa gli è veramente venuto a mancare in questi anni ardui… La realtà è che la macchina non è più al centro dei pensieri degli italiani. Fino a poco tempo fa l’automobile era un modo di essere. Si sceglieva una vettura che parlasse di noi, che rispecchiasse il nostro carattere. Oggi invece si cerca innanzitutto la soluzione per muoversi senza spendere cifre non proporzionate alla situazione economica e all’evolversi dei mercati mondiali.

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I prodotti LEGO in Italia si stanno estinguendo?

E con essi anche la fantasia dei giovani?

Di tanto in tanto faccio un salto sul sito della Lego (quanti ricordi da bambino e non solo… grazie ai famosi Lego Città, Lego Technic…). Proprio di recente ho notato una cosa sconfortante. Sul catalogo prodotti del sito Lego italiano, nell’area prodotti, ci sono davvero pochissimi articoli. Le costruzioni Lego destinate all’Italia sono state decimate. Se invece si visita il sito inglese/americano, si può osservare come l’area prodotti sia suddivisa in ben tre pagine con le categorie al completo.  Ad esempio all’estero ancora esistono le costruzioni Lego destinate alla città (pompieri, caserme, aeroporti, stazioni, treni, trasporti, addirittura agricoltura…) e alla creatività dei bambini e dei ragazzi.

Ebbene quando su un catalogo non sono presenti taluni prodotti, significa che questi non vengono richiesti. Ma allora cosa fanno i più giovani in Italia nelle ore di svago? Troppa televisione? Troppi videogames?

Con gli anni che avanzano ed i tempi che cambiano tutto diventa più prematuro e anticipato. Anticipa l’età in cui i giovani entrano in possesso di un telefono cellulare, anticipa l’età in cui si guardano programmi televisivi dedicati a persone più adulte, anticipa l’età in cui si entra in possesso di un computer e si naviga abbondantemente su internet… Anticipa tutto.

Questo significa che i più giovani in Italia saltano una fase importante come quella del “giocare con le costruzioni”?* Se la Lego ha eliminato diversi prodotti importanti dal catalogo italiano, evidentemente sì.

La Lego ha vinto ben due premi come “gioco del secolo” e questo perchè è dimostrato che stimola incredibilmente la creatività dei giovani a costruire non solo cose tecniche, cose pratiche, cose curiose e creative,  ma stimola addirittura a costruire una società…

Di seguito due righe tratte dalla descrizione del brand LEGO.

Il Brand LEGO

Il brand LEGO è molto di più del nostro famoso logo. È l’aspettativa che la gente ha della nostra società, nei confronti dei suoi prodotti e dei suoi servizi, è la responsabilità che il LEGO Group prova nei confronti del mondo che lo circonda. Il brand è una garanzia di qualità e originalità. I bambini sono curiosi, creativi e fantasiosi, con un innato desiderio di apprendere. Dobbiamo incoraggiare il fanciullo che è in ciascuno di noi!

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*Come mai i cataloghi più completi delle costruzioni Lego sono disponibili in Inghilterra, Danimarca, Germania… e come mai ci capita di osservare spesso sui documentari come i giovani di queste nazioni abbiano inventato molteplici utilità, migliorato il loro ambiente, la loro società, i servizi?

Compro il prodotto più economico o il più costoso?

Rubrica: L’immagine di un prodotto (attenti a)
Titolo o argomento: Quando la scelta va solo sulle senzasioni

Quale di queste due affermazioni secondo voi è quella corretta?

Io compro il prodotto più economico tanto alla fine è uguale a quello più costoso ma senza il marchio.

Io invece compro il prodotto più costoso così ho la garanzia che sia il più buono sul mercato.

Sebbene siano molto diffuse entrambe le correnti di pensiero, nessuna delle due è  completamente corretta. Tuttavia non si può assolutamente negare che vi sia un fondo di verità in ognuna di esse. La verità è che bisogna disporre delle dovute conoscenze per giudicare ogni singolo prodotto che si acquista e poter quindi valutare se il prezzo corrispondente è realmente proporzionato alla qualità del prodotto stesso oppure è ingiustificatamente elevato.

Purtroppo la tendenza del singolo individuo è quella di avere conoscenze molto limitate e una scelta mirata in particolar modo alla fascia di prodotti che meglio ritiene di conoscere per via delle esperienze precedentemente maturate. Altri invece cercano di sfruttare al meglio le proprie esperienze lavorative per scegliere prodotti che hanno a che fare con il loro settore di competenza. Già è qualcosa ma non si hanno comunque conoscenze assolute.

Importante e controproducente è invece il fenomeno secondo il quale talvolta ci si può affezionare ad un prodotto e, senza razionalità alcuna, porlo sempre ai vertici della categoria (sviluppando oltretutto una certa permalosità qualora tale prodotto venisse criticato da altri) pur non avendo reali conoscenze per valutarlo. Questo avviene quando di un prodotto o di una categoria di prodotti non se ne ha una conoscenza approfondita ma si osserva semplicemente la simpatia verso il marchio, verso la sua storia, verso la pubblicità che ne ha accompagnato la diffusione, verso l’immagine che tale prodotto ha, verso le sensazioni che provoca e verso quello che tale prodotto ispira nella collettività (da qui  è assolutamente comprensibile l’importanza immensa del marketing).

L’imparzialità, la capacità di giudizio, lo studio e l’approfondimento risultano come al solito le carte vincenti per raggiungere una reale e valida preparazione sulle caratteristiche di un prodotto e per poterlo giudicare in modo razionale ma soprattutto: “logico”.

IMMAGINE IN REVISIONE

La casa, l’auto, i prodotti per il corpo, la spesa, le nuove tecnologie digitali…
prodotti dove è molto facile fare acquisti errati senza un minimo di conoscenze
specifiche. Ma si può essere esperti di tutto? La risposta più che mai scontata è no.
Per questo gli organi che controllano la qualità dei prodotti devono esser più che
mai completi ed in grado di saper valutare ogni singolo aspetto di un prodotto.