Bastian contrario

Avete presente quelle persone per le quali ogni cosa che dite non è vera, oppure sostengono ogni singola volta che sia il contrario e, nonostante voi vi qualifichiate come esperti o tecnici del settore di cui state parlando, vi rispondono: “Tanto non ci credo”. Sì? Le avete presente? Chi non le ha incontrate almeno una volta nella vita… ma credo anche molto più di una volta.

Ti lasciano interdetto, esterrefatto, senza parole perchè pur non avendo una preparazione valida sul vostro lavoro, sono in grado di dire che ogni minimo “pelo” non è così ma è assolutamente come dicono loro. A momenti vi fanno passare per stupidi (nonostante voi abbiate studiato la materia in questione e loro no) davanti a qualcuno che sta ascoltando o peggio rischiano di farvi perdere un cliente se state presentando un prodotto. Ma allora come fare per non rimanere senza parole e saper dar loro la giusta risposta tanto educata quanto efficace? Di seguito vi propongo un semplice esempio:

A me non interessa se non credi a quanto sto affermando, probabilmente la tua ricerca di autostima è così forte che devi contraddire tutto ciò che dico pur non sapendo di cosa stiamo parlando; ma io le informazioni ed i consigli che ti sto dando li dico per te dato che io sono già informato al riguardo, li dico per darti una dritta, per non farti sbagliare inutilmente ma evidentemente è meglio che tu compia questo errore in modo che, anche se per orgoglio non me ne renderai conto, imparerai da te.

Quale risultato otterrete con una frase di questo genere? Con il vostro interlocutore nessuno, continuerà a non credervi. E’ il suo modo di rafforzare la sua autostima. Più contraddice e più si sente forte in un mondo che gli fa paura. Se anche si rendesse conto che siete nel giusto, non lo ammetterebbe perchè per lui sarebbe quasi come sottomettersi a voi***. Tuttavia non farete la figura degli ingenui davanti ad una terza persona presente.

Perchè questo è importante? Perchè se la terza persona è presente anch’essa per prendere informazioni vi vedrà sicuri di voi stessi e continuerà a valutarvi come fonte attendibile. Al contrario perdere in questi “battibecchi” oppure inquietarsi serve solo ad essere ancor meno credibili ed a regalare una doppia soddisfazione a chi vi ha messo in difficoltà per pura e semplice ignoranza. 😀

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Non penso proprio che le ruote quadrate siano un buon acquisto. Sai che vibrazioni?!
Per me non è vero. Io invece credo che vadano benone.
Ah davvero? Allora comprale! : )

***Per una persona bastian contraria riconoscere di essere in errore equivale ad una sottomissione mentre per una persona con una mentalità più aperta, la sottomissione, è ben altra cosa. Per “persona ignorante” oggi non si intende più una persona che non ha un titolo di studio. Siamo ormai nel 2010 ed anche il concetto di ignoranza si è evoluto, si intende pertanto una persona ottusa che non è in grado di acquisire informazioni diverse da quelle di cui già dispone. Quindi anche un laureato superbo può risultare assai ignorante (vedi l’articolo: L’evoluzione dell’ignoranza).

Teoria del contrario (Introduzione alla)

Rubrica: Le mie teorie
Titolo o argomento: Desiderare il contrario senza saperlo

Autore: Raffaele Berardi (Ralph DTE)

La teoria del contrario è una mia personale teoria frutto di alcuni miei studi sul comportamento delle persone in particolari situazioni di stress. Si tratta di una teoria secondo la quale un soggetto, posto sotto forte stress, “decide” di ottenere risultati opposti a quelli che egli stesso “crede” di  (desiderare) voler ottenere. Questa situazione contraddittoria si verifica quando si manifesta un conflitto tra gli obiettivi che una persona è in grado di raggiungere e lo stress psicofisico che tale impegno comporta. In sostanza il soggetto, ad esempio in una gara motociclistica, potrebbe desiderare di raggiungere la zona podio disponendo tra l’altro delle capacità per poterlo fare, tuttavia la situazione di stress, che si potrebbe verificare in un duello o nel dover domare una moto non perfettamente a punto, può innescare uno strano fenomeno per cui la mente, sollecitata energicamente, desidera abbandonare la situazione difficoltosa generando inconsciamente un errore che causi una caduta o un piccolo inconveniente sufficiente a terminare la situazione stressante non sopportata. Sebbene il risultato in tal modo non venga raggiunto, si riesce a terminare anticipatamente una situazione che mette estremamente sotto tensione mente e corpo e, paradossalmente, se ne ricava un sollievo. Il suddetto soggetto, in tale situazione di stress,  desidera inconsciamente risultati opposti a quelli che un osservatore esterno ritiene logici.

A volte si desidera tanto raggiungere un risultato e si dispone tra l’altro anche delle capacità per poterlo raggiungere ma non si è disposti a compiere lo sforzo necessario per ottenerlo, lo stress scaturito da un tale conflitto può spingerci a compiere delle “stranezze”.

Raffaele Berardi

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Un’immagine che ben rappresenta il contrario di ciò che ci risulta logico pensare.
Questa casa è stata realizzata in Germania da un privato che ha avuto l’idea di
utilizzarla come attrazione turistica.

E’ il prodotto più venduto!!!

Rubrica: Pubblicità e dintorni

Titolo o argomento: Compralo anche tu

Sarebbe questa la giustificazione di diversi spot che promuovono prodotti di vario genere. Quindi, se lo comprano tutti, perchè tu non lo compri? Dai, cosa aspetti? Vuoi rischiare di essere diverso dagli altri? Mi dicevano da piccolo: “Se il tuo amico ti dice di buttarti dalla finestra tu ti butti?” Un prodotto dovrebbe essere promosso e fatto conoscere per le sue peculiarità, perchè è valido, perchè risponde alle aspettative del cliente… non perchè qualcuno dice che lo comprano tutti. Quando si parla di “tutti” e non del prodotto, molto probabilmente c’è poco da dire circa il prodotto stesso…

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Le dimensioni della ricchezza

Se vogliamo rappresentare un punto ci è sufficiente una dimensione, ma se vogliamo rappresentare una superficie necessitiamo di due dimensioni e se vogliamo rappresentare un solido abbiamo bisogno di tre dimensioni. Scontato direte voi. Come le rette, gli spazi e i solidi hanno bisogno delle loro opportune dimensioni per essere rappresentati, così la ricchezza ha più di una dimensione.

Ognuno di noi può collocare la ricchezza in una diversa dimensione. La massa, ad esempio, vede la ricchezza esclusivamente come la disponibilità di enormi capitali. Tanto più denaro si ha, tanto più si è ricchi. Una dimensione più completa vede invece la ricchezza come la capacità di un uomo di saper fare, inventare, evolvere, creare e, cosa più importante, adattarsi.

Per quanto possa sembrare un concetto molto astratto, ecco che con un semplice esempio tutto diventa più chiaro:

“Chi è più ricco tra un individuo che dispone di elevati capitali ammucchiati da una parte, conservati con molta preoccupazione e difesi con ogni mezzo possibile, una persona che se perde tali capitali perde la sua sensazione di sicurezza ed un secondo individuo che studia, ha esperienza, sa fare, sa creare, sa risolvere problemi, affrontare situazioni, evolversi con la società, adattarsi alle necessità che cambiano, provvedere autonomamente alla maggior parte delle cose di cui ha bisogno e mettere a disposizione degli altri le sue conoscenze?”

Certo la battaglia per questa risposta è dura. Non si può negare che il secondo individuo se disponesse di maggiori capitali potrebbe fare molte, molte più cose e creare molte più situazioni, occasioni… Ma non si può nemmeno negare che il primo individuo, al primo errore o al primo collasso economico delle realtà che ha intorno, diventi un poveretto che potrebbe non saper fare nulla e che non ha alcuna chance di sopravvivenza. -Nel film “Un povero ricco”, Renato Pozzetto interpretava una persona afflitta dalla paura di diventare povera. Alla fine questo personaggio decide di simulare la povertà per vedere se sa cavarsela… Nella sua comicità il film ha una morale decisamente istruttiva.-

Conosco un ragazzo che con circa 2.000 euro ha acquistato degli attrezzi per lavorare il legno. Con un investimento così basso oggi vende e stravende i suoi prodotti in legno e questo è solo uno dei tanti lavori che sa fare. Conosco anche un’altra persona che non ha fatto altro che ammucchiare il suo denaro e che dopo tanti anni, se qualcuno dovesse portarglielo via, non saprebbe fare niente di niente. Sicuri che la ricchezza sia solo nel denaro? O anche nelle capacità di sapersela cavare?

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Il denaro “dà” ricchezza, l’artigiano è un esempio “di” ricchezza

Stai vendendo casa? Ecco come riconoscere i perditempo

Perditempo o semplici curiosi della concorrenza? Ecco come riconoscerli.

Sei un privato (o magari un’impresa) e metti l’annuncio per vendere casa  (o le tue soluzioni). Nelle prime settimane, un fiume di gente estranea si presenta a casa tua o presso il tuo cantiere o, peggio ancora, ti telefona facendo le domande sbagliate.

In primis chi ti chiama solo per sapere il prezzo, non è assolutamente interessato. Puoi tranquillamente evitare di dirlo. Considera che chi è realmente interessato il prezzo lo chiede al termine di una lunga serie di domande. Si cerca di sapere prima se tutto corrisponde alle proprie esigenze e poi si nota una certa ansia che testimonia l’interesse e la speranza che il prezzo sia proporzionato alle proprie possibilità o comunque non molto superiore ad esse.

Se qualcuno impara a memoria la “canzoncina” e ti fa le solite domande di routine, potrebbe comunque essere un perditempo o un amico di un concorrente mandato per sapere di più sul tuo cantiere. Ti rendi conto del reale interesse se le domande sono piuttosto inerenti la sfera personale. Ossia l’interesse lo vedi quando una domanda viene effettuata per verificare l’idoneità di una soluzione alle proprie esigenze.

Impara a vedere i segnali del linguaggio del corpo della persona che hai davanti, in particolar modo mani e viso, per capire se chi è venuto a casa tua o presso il tuo cantiere è un tecnico della concorrenza o persino un amico del titolare di un altro cantiere della zona. Ricorda sempre che chi ti sta mentendo eviterà di guardarti negli occhi e tenterà di farlo ad esempio stropicciandoseli spesso.  Oppure potresti notare che fa ripetuti gesti che tendono a coprire la bocca come ad esempio toccarsi di continuo il naso o dare leggeri colpi di tosse coprendo l’azione con il pugno. Certo è che tra aprile e giugno le allergie possono trarre in inganno allora fai tu qualche domanda a questo “visitatore” e se rispondendoti volgerà lo sguardo in basso alla sua destra probabilmente (ma non è detto sia sempre così) starà usando la fantasia per inventare qualche scusa.

Se è un amico di un tuo concorrente, sarà stato scelto tra le persone che non frequentano cantieri, studi tecnici, uffici tecnici comunali o altro… quindi una persona diciamo estranea al mestiere. La riconosci subito perchè non fa domande logiche e, stringi stringi, vuole sapere solo il prezzo, oppure fa domande che tentano di far sembrare che se ne intenda ma sono buttate lì tanto per dire qualcosa. Insomma ogni dettaglio ti fa sentire che non ha realmente nulla da dirti o da chiederti.

Se è un tecnico, un architetto, un addetto di un cantiere concorrente, tenterà di evitare l’incontro e vorrà sapere solo il prezzo. Se gli dirai che non dai prezzi telefonicamente, ti risponderà che se sarà interessato prenderà un appuntamento. A questo punto tu dovresti chiederti: “E allora cosa mi ha telefonato a fare?” In parole povere non gli hai dato i numeri che voleva sapere e ti ha semplicemente evitato.

Se viene un agente immobiliare ti farà moltissime domande tecniche molto precise, molto più di quelle che ti farebbe una normale persona interessata. E fin qui è tutto più che normale. Il problema nasce quando l’agente immobiliare prende il vizio di non farsi sentire per mesi e, di tanto in tanto, ti chiama dandoti delle false speranze e dicendoti che ha delle persone interessate che non ti farà mai vedere. In realtà non ha alcun possibile acquirente e vuole solo sapere se la casa è ancora in vendita e se per caso hai ceduto per mancanza di pazienza o di possibilità e vuoi vendere sottocosto. Ma a vendere sottocosto sono buoni tutti e se proprio devi farlo, lo puoi fare da solo.

Se è una persona che deve solo farsi gli affari tuoi o perdere tempo, ti fa le domande sulle cose più impensabili ed innaturali. C’è ad esempio chi chiede in un cantiere se la casa verrà dotata di idromassaggio e poi non ha ascoltato nulla di ciò che gli dicevi poco prima e non sa nemmeno se la casa avrà uno o due bagni…

Attenzione ai movimenti strani. Esistono addirittura casi in cui ladri di appartamenti, d’estate, prima delle ferie, fingono di cercare casa e poi te li ritrovi dentro con la scusa di visitare l’appartamento per il possibile acquisto e buttano l’occhio su tutti i punti dove potresti aver nascosto cassaforte o altro. Si appoggiano spesso ai muri, tentano di capire se un cartongesso nasconde uno stanzino. Guardano di più il tuo impianto stereo e il valore dei mobili, piuttosto che le camere o lo spazio dove potrebbe andare un determinato armadio. Insomma noti che della casa a loro poco importa. Ciliegina sulla torta, per farsi fare strada da te e controllare e ricontrollare tutto, ti dicono che l’acquisto per loro non è un problema di denaro ma devono solo vedere se la casa risponde a quello che pensavano… ed in effetti è così, il prezzo non è un problema visto che non devono fare alcun acquisto e devono vedere se la casa risponde alla loro aspettativa… per il furto mentre non ci sei.

Il lato umano delle corse: Rossi e il motomondiale

Tutto ciò di cui “l’informazione” non sta parlando.

Sono rimasto sorpreso dalla superficialità con cui in questi giorni si è parlato delle vicende legate a Valentino Rossi. A dire il vero si è parlato largamente di quanto gli sta accadendo: dalle gravi minacce sino all’incidente che per ora ha compromesso il suo campionato. La cosa che più mi meraviglia è che i principali siti che informano su questi temi hanno solo parlato della gamba, della placca con quattro viti, del pilota che sostituirà Valentino in questo periodo di riposo, se Valentino potrebbe ancora vincere o meno, il mercato dei piloti… Insomma la solita pappa superficiale che a mio avviso fa una notizia blanda, anonima e che presto dimenticheranno tutti.

Il vero problema da analizzare è quello che vi pongo di seguito. Valentino Rossi ha ricevuto gravi minacce. Minacce che lo hanno ferito dentro. Che lo hanno percosso. Che lo hanno distratto. E’ un campione e non ci sono dubbi ma è anche un uomo e come tale ha anche dei sentimenti. Sono sicuro del fatto che sia rimasto molto male per la vicenda minacce. Se hai carattere come lui, ti fai uno spuntino delle critiche dei tifosi di altri piloti e/o squadre e diventi ancora più forte. Ma a tutto c’è un limite. Vorrei vedere voi come vivreste se sapeste che qualcuno vuole farvi del male in modo grave e con una rabbia inaudita.

Valentino il giorno prima delle qualifiche ufficiali ha rilasciato un’intervista in televisione nella quale, con uno sguardo visivamente triste, ha affermato:”Mi si è spenta la luce…”. E’ un’affermazione pesante. Valentino Rossi ha fatto benissimo ad essere sincero, ad essere vero, ad essere un uomo che non finge che i problemi non ci siano e che vada tutto bene anche quando non è vero.

Davanti ad un’affermazione di tale carattere, una squadra che ci sa fare avrebbe dovuto impedire a Valentino di correre. Avrebbe dovuto guardare il lato umano e dire:”Il nostro pilota non è a posto con l’ingrediente principale per vincere una corsa, non è il motore, non è il telaio, non è il talento… è il cervello, lo stato d’animo.” La mente di Valentino Rossi era da un’altra parte, la squadra non avrebbe dovuto farlo correre e non importa quanto maledetto denaro porti il binomio Valentino Rossi – Mugello… Quello che importa è la sua salute fisica e mentale. La sua sicurezza. Una squadra che ci sa fare deve mettere la sicurezza del suo pilota avanti a tutto e impedire a Valentino Rossi  o a chiunque altro di girare in simili condizioni anche qualora il pilota insista nel farlo.

Si sarebbe potuta saltare una gara o anche due. Riprendersi dagli sconvolgenti problemi legati alle minacce e a ciò che umanamente lo hanno portato a dire “mi si è spenta la luce”. Ora, per dare priorità al motomondiale e a tutte le sue sciocche regole, la squadra è riuscita in pieno a compromettere un’intera stagione anzichè solo una o due gare e non importa anche nel caso che Valentino abbia insistito nel voler correre ugualmente… Una squadra dovrebbe essere come una famiglia ed essere al di sopra del pilota indipendentemente da quanto esso possa essere vincente e affermato.

Valentino Rossi è stato fortunato, poteva rischiare molto di più e la squadra non ha impedito che corresse in seguito ad un’affermazione sconvolgente: “Mi si è spenta la luce”. E i giornali, i blog, le televisioni, hanno il coraggio di parlare di mercato piloti, di quante gare passeranno prima che Valentino ritorni? La cosa che conta di più è il lato umano.

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Inerzia sociale

Immagina di prendere un bulldozer e di riuscire a raggiungere i 100 chilometri orari… poi immagina di trovare una curva avanti a te. Pensi che riusciresti ad effettuare la curva? Oppure andresti dritto? Beh sicuramente andresti dritto per il noto fenomeno naturale dell’inerzia. Un corpo cerca sempre di mantenere il suo moto e per cambiare direzione ha bisogno di un sistema di sterzo e di una elevatissima aderenza che si opponga al tentativo del mezzo di tirar dritto. Questo fenomeno così scontato e immediato da capire lo sperimentiamo tutti i giorni e vale per una biglia di pochi grammi così come per una nave da crociera di migliaia di tonnellate.

Ebbene la società di oggi è esattamente come il bulldozer dell’esempio: è pesante, goffa, poco agile pur avendo preso molta velocità, priva di un valido sistema di sterzo ma soprattutto priva di un valido contatto a terra che offra la giusta aderenza quando si deve evitare un ostacolo pericoloso.

Immagina ora che sul bulldozer dell’esempio precedente tu stia viaggiando a 100 chilometri orari ma lungo una discesa accelerando sempre più e che in fondo ad essa vi sia la solita curva… Tentare di svoltare risulta ancora più difficile… Immagina che la discesa di questo secondo esempio sia “la crisi economica”. Hai già capito cosa intendo.

I metodi che possono offrire aderenza alla gente sono i mezzi attraverso i quali si può comunicare con la gente: mezzi televisivi, editoriali, pubblicitari, personaggi importanti e tutto ciò che influenza le masse e che le persone seguono tentando di imitarli. Questi metodi dovrebbero influenzare le masse dando loro un valido esempio ma mi sembra ovvio che così purtroppo non è. Si tenta di imitare, essere come persone che sono note per motivi frivoli, sciocchi, blandi, le persone che hanno materialmente più di noi o che sembrano avere più di noi (molti ostentano), insomma si imitano le persone sbagliate e ogni giorno di più ci dirigiamo verso una curva che non riusciremo a prendere.

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Trovare lavoro: attenti alle false speranze

Completate i vostri studi e iniziate a contattare, spesso visitare ditte, aziende, piccole e medie imprese. Prendete la vostra auto e vi imbarcate in complesse giornate di tour tra un centro storico e una zona industriale. Ecco quindi alcuni consigli per capire se state perdendo tempo:

  1. In primis cerca sempre di portare di persona il tuo curriculum vitae. Avere un contatto diretto con il tuo possibile datore di lavoro ti garantisce alcune chances in più e non solo per la certezza della consegna del curriculum stesso…
  2. Quando entri nel luogo di lavoro prescelto richiedi un breve colloquio con il titolare. Molto probabilmente lui sarà impegnato e ti farà attendere. Questo perchè non si aspettava la tua visita. Nel momento in cui gli parlerai dovrai riassumere le motivazioni che ti portano da lui e cercare di catturare il suo interesse ovviamente. Se durante la tua breve esposizione lui ti chiede subito il curriculum vitae senza nemmeno averti ascoltato, stai certo che non è minimamente interessato e cerca un pretesto per liberarsi di te.
  3. Se durante il vostro breve colloquio il titolare viene spesso interrotto da altri collaboratori o dipendenti o, persino dai clienti, a nulla servirà il fatto che ti abbia lasciato parlare fino alla fine. Molto probabilmente non avrà avuto orecchi per te sin dall’inizio e puoi averne prova non tanto dal fatto che siete stati interrotti dai suoi collaboratori (ci può stare) bensì dal fatto che persino un cliente si è intromesso tra di voi ed il titolare senza il minimo garbo non ha impedito che ciò avvenisse cercando di ritagliare un minimo di privacy magari nel suo ufficio.
  4. Ricorda che quando si cerca realmente nuovo personale, si dedica una cura sopraffina nell’ascoltarlo e nel fargli domande. Le domande che ti può porre un titolare generalmente sono quelle che lo cautelano e che gli conferiscono la sicurezza che tu sei la persona che stava cercando. Se non ti vengono fatte domande, non gli interessi. Tu assumeresti qualcuno senza nemmeno conoscerlo un pò?
  5. Se il discorso prende piede tra voi due ma quando tocca a te fare delle domande lui è vago o risponde cose che non hanno molto a che fare con ciò che stavi chiedendo, significa che sta facendo lavorare un pò troppo la fantasia… Ha qualcosa da nascondere e potresti avere sorprese poco piacevoli. Perchè se mi chiedi “A” ti dovrei parlare di “B”?
  6. Se ci sono altri dipendenti nel luogo di lavoro dove ti sei recato, cerca di osservare il comportamento ed in particolar modo i volti di costoro. Lo stato di salute di un’azienda non lo capisci dalle belle parole che ti vengono dette, nè tantomeno da una cravatta di seta… Le capisci dall’umore di chi sta lavorando lì dentro già da tempo. I visi dei dipendenti raccontano la vera storia di un’azienda ed esprimono quanto questa realmente funzioni. Ricorda: un’azienda che funziona in armonia è un’azienda dove, sebbene vi sia una buona dose di severità da parte del titolare che deve essere per forza di cose esigente, i dipendenti risultano sì stanchi, sì sudati, sì impegnati, ma allo stesso tempo sereni… Può scapparci il sorriso, la battuta tra di loro, la presa in giro. Questo è un chiaro strumento di misura che ti svela: qui si lavora sodo, ma si sta bene…
  7. Cerca di capire se il titolare è realmente il proprietario dell’azienda nella quale ti sei recato. Spesso puoi scoprire che con la stessa semplicità con la quale vieni assunto, perderai il lavoro. Perchè? Non è la prima volta che un’azienda è di una persona ma fornisce un servizio per un’altra azienda… che a sua volta è di un gruppo di imprenditori e così via… Se cerchi esperienze lavorative può andare benone per formarti ma se cerchi un minimo di stabilità è meglio che chi decide di assumerti sia anche il proprietario dell’attività: capirai così “l’andazzo” sin dal principio.
  8. Infine, secondo la fisiognomica, c’è una relazione tra quanto il tuo interlocutore si tocca il naso o si copre la bocca e quante cose sta dicendo in modo distorto o non perfettamente veritiero. Un dettaglio importante del linguaggio del corpo.

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Successi e sconfitte

Il successo di un’idea creativa e/o imprenditoriale è un ottimo metodo per realizzare dei profitti da reinvestire nelle persone, in nuove idee, nuovi strumenti, migliori spazi di lavoro. La sconfitta, sebbene poco appagante, offre un’inestimabile fonte di informazioni per conseguire un valido risultato al passo successivo. Eccezion fatta per i testardi. Dice un detto: Pessimista è colui che vede in ogni occasione una difficoltà; ottimista è colui che vede in ogni difficoltà un’occasione. Non abbiate paura di parlarne, di farvi e fare domande a chi vi sta intorno… Nessuno vince sempre. E poi, diciamoci la verità, se vi presentate sempre vittoriosi (anche fingendo), la gente sarà poco propensa a collaborare con voi, a darvi una mano nel conseguimento del prossimo risultato. Viceversa quando vi presentate un pò delusi e insoddisfatti di un risultato, la gente vi vedrà più umani, più vicini e sarà più propensa a tendervi una mano. Sì lo so, sembra quasi sadico…

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