Le nuove generazioni sono davvero più intelligenti?

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Su cosa si basa questo luogo comune?

Spesso si sente dire a nonni e genitori che i loro nipoti sono sempre più svegli e intelligenti rispetto alle precedenti generazioni. Così, per curiosità, sono voluto andare a fondo sulla cosa ed ecco ciò che è emerso. Genitori e nonni rimangono facilmente impressionati dal fatto che i “nuovi giovani” sono in grado di utilizzare le nuove tecnologie (soprattutto elettroniche) con grande scioltezza. Il fatto che un ragazzino di 10 anni sia in grado di utilizzare in modo disinvolto un iPod, viene accomunato a maggiore intelligenza. Niente di più errato.

Se così fosse, le nuove generazioni sarebbero formate sempre più spesso da ragazzi superbravi a scuola, giovani in grado di eseguire in modo fin troppo semplice calcoli complessi e che sarebbero in grado di effettuare ragionamenti altrettanto elaborati. Invece sono abili al computer, ad utilizzare la console preferita, il cellulare preferito, il software preferito… semplicemente perchè i “nuovi giovani” in mezzo a questa tecnologia ci sono nati. Inoltre tale tecnologia è stata concepita proprio per loro altrimenti sarebbe rimasta invenduta.

La prova del nove sta nel semplice fatto che spesso genitori e nonni delle attuali generazioni conoscono bene ad esempio come manovrare una saldatrice o una macchina per lavorare il legno mentre i giovani di oggi non sanno tenere in mano nemmeno un martello. Con questo voglio dire che alcuni decenni fa le massime tecnologie alle quali poteva ambire un ragazzo erano utensili e strumenti da lavoro privi di qualunque sofisticazione elettronica, multimediale o interattiva. Ne segue che, come i nostri nonni hanno imparato ad usare un tornio (e con esso realizzavano splendidi lavori), oggi i “nuovi giovani” sono in grado di sfruttare al meglio internet o l’interattività proposta dalle grandi aziende di elettronica.

Semplicemente, ogni generazione si adatta e si confronta con ciò che la tecnologia gli mette a disposizione e con la realtà che la circonda in quel momento. E’ invece privo di ogni ombra di dubbio il fatto che gli stimoli e gli input provenienti dal mondo sono aumentati esponenzialmente e, i giovani di oggi, si sono abituati senz’altro a gestire nella mente una sempre crescente quantità di informazioni. Un pò come se avessero aumentato la capacità del proprio hard disk, lasciando il processore inalterato.

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Non è detto che le tecnologie di una volta non riacquisteranno importanza per i giovani… Inoltre le tecnologie di un tempo oggi sono perfettamente integrate con quelle più attuali e sofisticate (vedi le Macchine a Controllo Numerico).

Ancora una volta la parola d’ordine è: flessibilità

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Schemi rigidi impattano a terra e si frantumano…

In Germania solo una delle tante aziende produttrici di pannelli solari, assume circa 200 persone al mese. Questo è ovvio in quanto lo stato ha voluto investire sulle energie rinnovabili (e non solo…) così la crescita è stata una diretta conseguenza che ha portato la necessità di avere nuovo personale. Molte di queste persone assunte erano disoccupate sino a qualche mese prima. Il concetto di flessibilità che voglio comunicarvi sta nel fatto che non si può più immaginare di fare lo stesso lavoro tutta la vita. Ci vuole flessibilità. Donne che fino a poco tempo prima erano a casa ora si trovano in fabbriche ultramoderne e robotizzate a costruire pannelli solari “Thin film”. Se oggi il business in crescita è rappresentato dal solare, l’eolico, le caldaie a pellets, in futuro i business potrebbero essere altri e solo chi si adatterà a seguire i cicli della tecnologia, cambiando lavoro quando richiesto dalla società e dai tempi che corrono, si troverà bene e “occupato”. Ci vuole flessibilità. Io lo credo fermamente ma a deciderlo è stato il corso dell’evoluzione.

Il ruolo della ricerca e dello stato

Poco righe sopra ho scritto “non solo”. Mi riferisco al fatto che la Germania per essere così competitiva oggi, nel mercato del fotovoltaico, ha investito nella ricerca ieri. Ingenti quantità di denaro investite nella ricerca e nelle Università. L’Università presso la quale studio io, invece, non ha il budjet nemmeno per finanziare la Formula Student (competizione dedicata ai giovani progettisti che desiderano creare un prototipo di auto di formula). Non riusciamo a costruire una misera piccola auto da pista, figuriamoci quanti anni luce siamo distanti dai miliardi di euro risparmiati dalla Germania con il fotovoltaico.

In Germania:

Ricerca→ Nuove tecnologie→Efficienza→Risparmio denaro→Migliore qualità della vita

In Italia:

Scarsa ricerca→Scarsa innovazione→Scarsità di proposte→Ingenti perdite di denaro→Maggiori tasse→Regressione qualità della vita→Insoddisfazione→Scarsa credibilità nel mondo.

Il risparmio iniziale dovuto all’assenza di investimenti nella ricerca e l’innovazione comporta maggiori perdite in seguito. Sacrificarsi nella giusta direzione inizialmente permette invece di avere maggiori ritorni dopo e sotto molteplici aspetti. Si stima che con il fotovoltaico uno stato come l’Italia può arrivare a risparmiare oltre 40 miliardi di euro l’anno. Vi rendete conto? Quante tasse di meno?! Quanti soldi in più per la ricerca, per un ambiente pulito, per le nuove generazioni, per una vita migliore, minori tasse, minori sprechi?!

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Business plan

Recentemente sono stato a contatto piuttosto da vicino con diverse aziende. Questo perchè sto effettuando delle collaborazioni per produrre particolari prodotti insieme a loro. Ebbene una cosa mi ha sorpreso più di altre… Oggi un’idea è importante ma, sempre con maggiore frequenza, capita che non sia più sufficiente come una volta. Allegato all’idea ti viene richiesto una sorta di business plan. Curioso perchè prima ogni divisione di un’azienda si preoccupava di un preciso compito. Oggi invece se hai un’idea fattibile, interessante, concreta, potrebbe non essere abbastanza. La crisi ha davvero cambiato tutto. Devi sapere già come realizzare un piano di impresa che la renda realmente un’idea vincente. Devi sapere come convincere i possibili acquirenti a comprare e, se tali acquirenti sono a loro volta delle aziende, devi già sapere tu per loro come potrebbero procurarsi i fondi per questo acquisto, con che modalià e da chi: lo stato, gli incentivi, le banche, i guadagni previsti dall’utilizzo del prodotto offerto, eventuali noleggi di prova, pubblicità, fiere e convegni…

Oggi hai un’idea? Bene!
Hai studiato con essa anche un piano di impresa valido e fattibile? Molto meglio!!

Nel primo caso non puoi, per quanto ottima sia l’idea, andare oltre l’idea stessa. Nel secondo caso puoi sperare forse di raggiungere un traguardo con l’opportuno appoggio di grandi aziende che devono realmente credere in te. Sebbene possa essere incredibile per molti, questo è ciò che ho riscontrato. Curioso vero?

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Può avere un costo mantenere un Blog? -2-

Dipende dallo scopo che ha il blog stesso e dalla voglia di fare

Curiosità: sostenere le spese (anche mentre si è studenti).

Prosegue dall’articolo “Può avere un costo mantenere un Blog? -1-”

Come è possibile sostenere tali spese nel caso si sia studenti e non si lavori a tempo pieno? Spesso si parte da aspettative troppo alte e complicate e si finisce per non concludere nulla. Il bello di una simile idea sta nel riuscire a fare “grandi cose” partendo dalle cose più semplici del mondo… quel genere di cose spesso disprezzate e che molti, nell’era del gossip, della fama e della notorietà gratuita, sottovalutano con decisa ignoranza. Non è infatti complicato mentre si studia all’Università lavorare come barista o cameriere part time. Le Università stesse forniscono opportunità di lavoro part time con buoni compensi. Inoltre non è impossibile trovare un lavoro come collaboratore per una ditta che opera nel settore per il quale stai studiando: studi ad ingegneria informatica? E’ probabile che tu riesca a trovare un lavoro “che potrebbe anche essere sottopagato” per realizzare delle semplici reti intranet per uffici. Questo è solo un esempio ovviamente tutto dipende dalla tua volontà. Non dimenticare che se un lavoro non è retribuito come desideri, anche se hai tutte le ragioni, la volontà di sacrificarsi anche solo per un periodo di qualche mese, può fare letteralmente la differenza e può innescare una serie di situazioni per te vantaggiose.

Immagina di rifiutare un lavoro per un puntiglio, potresti perdere l’occasione di acquistare quel computer e quel software che ti sarebbe servito per realizzare siti internet con il tuo metodo… Potresti perdere l’occasione di acquistare quel tornio da legno per realizzare quel complemento d’arredo che hai disegnato e che vuoi provare a vendere dapprima quasi per gioco e poi, chissà…

Ricordo che per acquistare la mia prima moto nuova, imparai a fare il gelataio ed il pasticcere. Questo non aveva nulla a che vedere con il settore dei motori ma, il denaro che guadagnavo, sì. L’importante era avere una fonte alla quale poter attingere per iniziare un progetto, realizzare un piccolo grande sogno… Il tetto lo fa la tua forza di volontà e sacrificio e, non lo nego, una buona dose di situazioni favorevoli. Spegni la tv, libera la mente dalle frivolezze e scatena la tua fantasia…

Continua…

L’evoluzione dell’ignoranza

Per molto tempo l’ignoranza è stata attribuita soprattutto a coloro che hanno terminato gli studi troppo presto o a coloro che non hanno mai avuto modo di affrontare un percorso di studi. In questa fascia si inserivano spesso nonni o bisnonni che ai tempi della guerra avevano ben altri pensieri. Successivamente il termine ignoranza è stato abbinato troppo facilmente (talvolta erroneamente) a persone di generazioni precedenti a quelle attuali solo per questioni di incompatibilità nelle esigenze e nei modi di vedere modificatisi nel tempo.

Oggi invece l’ignoranza ha subìto una forte evoluzione. Sebbene possa sembrare un paradosso, è così. L’ignoranza oggi non è propria solo di coloro che non hanno “studiato” bensì anche di una fetta di laureati…

Mi capita sempre più spesso di parlare con laureati che, una volta acquisito il “pezzo di carta”, credono di sapere tutto… Nessuno deve più insegnar loro nulla. Hanno preso una laurea su una specializzazione ma sono saccenti in tutte le scienze possibili immaginabili. Si caricano da soli e tutto questo per una laurea che oggi prendono tanti, ma proprio tanti giovani.

L’ignoranza non scompare con una laurea; l’ignoranza scompare nelle menti aperte, le menti che sanno immedesimarsi nei panni altrui, le menti imparziali, le menti che valutano ogni cosa obiettivamente, le menti che non smettono mai di studiare, le menti che sanno applicare un metodo di studio, che sanno ricercare nuove fonti alle quali attingere, le menti che evolvono i loro pensieri, che vogliono imparare cose nuove e sanno come farlo, le menti che non sono mai come il giorno prima, le menti che crescono, cercano e offrono nuovi stimoli, le menti che osservano, ascoltano.

Dice Piero Pelù in una canzone fatta con i Litfiba:

“Non è la fame ma è l’ignoranza che uccide…”

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Può avere un costo mantenere un Blog? -1-

Dipende dallo scopo che ha il blog stesso

Quando un Blog fa informazione può essere necessario affrontare delle spese. Si effettua prima un’importante scelta: “pubblicare informazioni raccolte in giro sul web oppure ricercare informazioni con mezzi propri?” Si compie inoltre una fondamentale valutazione: “a quante persone possono interessare le informazioni che andremo a raccogliere?

Nel caso si scelga di raccogliere in un unico blog informazioni provenienti da una molteplicità di siti web, allora si fa senz’altro un grande lavoro ma non sono necessarie spese di alcun genere se non quelle in termini di tempo e passione dedicata, nonché il pagamento del servizio di hosting.

Nel caso si scelga, come è accaduto per questo blog (Ralph DTE è uno Studio Creativo), di pubblicare informazioni “insolite, rare, spesso personali ma di interesse pubblico, tecniche e tecnologiche, innovative, fuori dai soliti schemi e modellate in base ad una logica del tutto personale“, beh allora può accadere che ci sia bisogno di investire in una idea. Cosa voglio dire?

Di seguito mostriamo in termini piuttosto chiari le spese alle quali è stato soggetto questo blog (o meglio chi scrive per esso) nel corso dell’anno 2009, possiamo catalogare la tipologia di spese effettuate come segue:

  • Spese per libri, volumi enciclopedici, manuali, guide, tutorial, riviste specializzate.
  • Spese per strumenti, attrezzi e attrezzature per prove, sperimentazioni, costruzioni.
  • Spese per le materie prime atte alla realizzazione di un prototipo di un oggetto.
  • Spese per trasferte, conferenze, fiere, corsi di specializzazione, gite d’istruzione.
  • Spese per l’acquisto di software espressamente originale.
  • Spese per interviste, ricerche, telefonate, raccolta informazioni.
  • Spese per il pagamento del servizio di hosting del blog e dei siti ad esso collegati.
  • Spese per collaborazioni e per l’acquisto del materiale richiesto per poter effettuare tali collaborazioni.
  • Spese per promuovere il blog con una molteplicità di mezzi pubblicitari.
  • Spese varie ed eventuali.

Ebbene nel corso del 2009 tutte queste spese per questo Blog sono ammontate ad oltre 1.400,00 Euro. Sebbene possa sembrare una cifra elevata, si tratta invece di una spesa piuttosto contenuta rispetto a quello che è stato acquistato o sul quale si è investito. Se si fosse meno avveduti sarebbe molto facile spendere molto, molto di più per ottenere lo stesso risultato.

Gli acquisti effettuati nel 2009 hanno reso possibile acquisire una tale mole di informazioni valida per realizzare oltre 1200 articoli (stimati). Ovviamente non tutto andrà pubblicato; una parte del materiale verrà utilizzata solo quando un lettore ce lo richiederà via mail (come spesso già accade), un’altra parte del materiale andrà utilizzata per il progetto di rubriche future che sono state iniziate o meno ma non pubblicate, altro materiale verrà utilizzato per le rubriche in corso, un’altra parte ancora verrà utilizzata per via nettamente privata per le nostre prove e sperimentazioni all’interno dello studio creativo Ralph DTE. La questione si fa alquanto complessa in tal proposito.

Siamo infatti in grado, grazie a diversi studi ricerche e collaborazioni in corso, di simulare una molteplicità di attività nel campo delle tecnologie meccaniche, dei materiali, motoristiche, grafiche, edili, per valutarne il probabile successo o meno. Questo evita di sprecare energie e risorse per aprire (ad esempio) un’attività che non funzionerebbe o che sarebbe mal gestita se non addirittura inefficiente. Il bagaglio di esperienza che stiamo accumulando è soprendente.

Continua…

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Ho voluto abbinare all’articolo questa foto trovata sul web perchè a
mio avviso ben rappresenta il significato di crescere e realizzare il
proprio futuro collaborando…

Quoziente di intelligenza, si può migliorare?

Si può migliorare il Q.I.?

La faccenda del QI è più complicata di quanto sembri. L’intelligenza non è qualcosa di astratto che si sviluppa (e si misura) nel vuoto e in assoluto. La misuri applicandola: per esempio, alla soluzione di un problema. O al compito di rispondere alle domande di un test.

Ma per capire le domande devi avere delle competenze: per esempio, la conoscenza della lingua in cui le domande sono fatte, e la capacità di leggere. La cosa sembra ovvia ma non lo è. Quando sono stati fatti i primi test di intelligenza, negli USA, agli inizi del secolo scorso,le persone di colore risultavano sistematicamente meno intelligenti degli occidentali. Qualche bello spirito ha pensato bene di usare questa evidenza per sostenere che le persone di colore fossero “biologicamente” da meno. Mica vero! Semplicemente, le persone di colore mediamente erano meno scolarizzate: quindi avevano in misura minore le competenze (in primo luogo linguistiche) necessarie a riuscire bene nei test e, purtroppo, anche in molte altre cose.

Giusto per capirci: prendi Einstein bambino, sbattilo in un orfanotrofio in un paese sottosviluppato e non mandarlo nemmeno in prima elementare. Vedrai che da grande non arriva a scoprire la teoria della relatività, e che nei test sul QI ha risultati peggiori dei tuoi. Insomma: nasci con un QI potenzialmente alto o basso, ma quel che fai dipende dall’ambiente in cui cresci, dalle opporunità che hai e da quanto ti dai da fare per metterle a frutto.

Si è scoperto da poco che il cervello è plastico fino a tarda età: cioè che può continuare a imparare per tutto il corso della vita. A meno che non arrivi la fregatura dell’Alzheimer (demenza precoce).

Certo, col tempo tutti noi perdiamo un sacco di neuroni, ma aumentano le sinapsi, cioè le connessioni tra neuroni, che sono la cosa davvero importante per pensare. Fra l’altro: in un recente, bell’articolo sul Corsera Edoardo Boncinelli, un neuroscienziato italiano, ha scritto che intelligenza è soprattutto capacità di fare connessioni riprendendo, con questo, le tesi del matematico Poincaré che 100 anni prima (1906, Scienza e metodo) scriveva che creatività è la capacità di creare connessioni nuove e utili tra elementi esistenti.

Insomma: sono la tua competenza linguistica e la tua apertura culturale a renderti intelligente in quanto capace di fare molte connessioni tra le molte cose che sai (hai notato che di qualcuno mica tanto sveglio si dice che “non connette”?) e a darti anche gli strumenti, se lo vorrai e se avrai la fortuna di incontrare qualche buon maestro, per migliorare in matematica o negli scacchi.

Fonti:
E. Boncinelli, Il cervello, la mente e l’anima – Mondadori

A. Oliverio, L’arte di pensare – Rizzoli
Don Milano – Scuola di Barbiana – Lettera a una professoressa

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Troppi argomenti insieme? Chi l’ha detto?

Un blog che propone molti temi non è necessariamente confusionario

E’ capitato che qualcuno ponesse alla mia attenzione il fatto che su questo blog vi sono “molti temi” e che non ci siano legami tra tali temi. Per fortuna su quasi 40.000 lettori (nel momento in cui viene scritto questo articolo, ovvero Gennaio 2010, per i valori aggiornati guarda la sezione Statistiche Blog) solo in 2 hanno avanzato una simile ipotesi. Forse abbiamo anticipato un metodo e quando il sistema sarà diffuso saremo stati tra i primi a sperimentarlo ma… guardate di seguito questo curioso esempio reale e affermato più che mai.

Ecco un esempio che vi sorprenderà

Si tratta di un corso di formazione per istruttori di guida sicura eppure pochi penserebbero che tra le materie da studiare per superare il corso vi siano:

  • Elementi basici di matematica
  • Elementi basici di fisica
  • Elementi basici di chimica e sicurezza nei trasporti
  • Elementi di teoria del traffico e segnaletica
  • Psicologia nel traffico e percezione
  • Eziologia degli incidenti stradali

Guarda un pò, anche in un corso per diventare istruttori di guida sicura troviamo la “matematica“, la “fisica“, addirittura la “chimica” e persino la “psicologia“. Alcuni penseranno: “Solo per un corso di guida?” Sì, solo per un corso di guida.

Questo cosa vuol dire?

Coniugare più temi fa parte di un metodo che, contrariamente a quanto ho affermato all’inizio, non è poi così innovativo. E’ un metodo che viene utilizzato da scuole, università, corsi professionali con lo scopo di “integrare” tra loro temi per una preparazione complessiva soddisfacente. Quello che di innovativo c’è in questo Blog è il tipo di temi messi in relazione tra loro, il modo in cui vengono messi in relazione tra loro e la logica del progetto. Avremo modo di parlarne meglio attraverso il tempo, mentre il lettore, viaggiando con noi, potrà leggere i molteplici spunti che verranno pubblicati.

Aggiornamento a Marzo 2015

I lettori di questo Blog sono passati dai 40.000 del Gennaio 2010 a quasi 700.000 del Gennaio 2015. Inoltre abbiamo verificato con piacere che attualmente (e sono passati solo 4 anni) proporre più temi su un Blog è considerato, dai webmaster più esperti, un ottimo metodo per non annoiare, rendere piacevole la navigazione del sito ed ospitare un vasto pubblico. Se contare le innumerevoli occasioni di crescita che, chi segue da anni questo blog, avrà potuto osservare. Occasioni che sono venute da numerose interazioni (vedi la pagina Studio di questo Blog).

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Pubblicità e cellulari: Quando il troppo è davvero troppo.

Rubrica: Il fantastico mondo della comunicazione

Titolo o argomento: Via da una malsana omogeneizzazione

In seguito alle ossessionanti insistenze da parte delle compagnie telefoniche (delle quali possedevo due schede) che volevano a tutti costi vendermi pacchetti, promozioni, tariffe e quant’altro da me assolutamente non richiesto, mi sono promesso di non ricaricare più il telefono cellulare per un anno.

Come è andata a finire?

Ci sono riuscito. Per tutto il 2009 non ho mai ricaricato il telefono,  ad esclusione di una mini ricarica per tenere attivo il numero principale. Inoltre ho lasciato “scadere” il secondo dei due numeri.

Quali vantaggi ho avuto?

Ho avuto molto più denaro disponibile da spendere in “libri e software, cinema e hobby”.
Sono stato lontano dalle radiazioni del cellulare che una volta avevo sempre con me.
Non mi sono subìto non so quanti messaggi pubblicitari che non ho richiesto.
Mi sono sentito libero. Molto più libero.
Se pensate che non abbia avuto contatti con il mondo sappiate che il telefono fisso lo uso regolarmente, inoltre esiste Skype, Messenger, la posta elettronica…
Chiunque avesse bisogno di contattarmi in orari strani lo poteva fare ugualmente dato che potevo ricevere.
Ho dovuto chiamare i pompieri una volta ed è stato ovviamente possibile anche  con telefono senza credito.
Negli orari in cui non sono a casa, sto facendo altro e, senza cellulare, non vengo disturbato. Quando ci sono, mi trovi a casa. Quando non ci sono mi sento libero.

Quali svantaggi?

Ancora non ne ho trovati. Con gli amici ed i conoscenti mi sento regolarmente quando sono a casa dal fisso o, ovunque nel mondo, tramite Skype.

In conclusione

Il cellulare è un’utilità, non un obbligo. Deve stare al mio servizio, non io al suo. Tu sai prendere in mano il tuo portafogli e spendere quello che puoi per le cose che realmente vuoi?

Aggiornamento all’anno 2015

All’inizio di questo articolo ho scritto che per tutto l’anno 2009 non ho praticamente mai ricaricato il telefono. Ebbene, poi ho proseguito anche per il 2010, il 2011, il 2012, il 2013, il 2014, ed oltre… Il risparmio totale è ammontato a circa 1800 Euro, denaro che è stato investito in strumenti da laboratorio e componentistica il cui acquisto solitamente è sottoposto/vincolato alla famosa frase “Al momento non ho i soldi per questa spesa ma appena riesco…”.
E invece sottraendosi ad abitudini di malsana omogeneizzazione sociale ecco che, con questo ed altri accorgimenti, si arriva persino a disporre di cifre importanti che nell’abitudine e nella dilazione non ci rendiamo conto di spendere.
Altro impiego trovato senza troppi sforzi (ovviamente) è stato quello di compensatore di rincari (carburanti e servizi ad esempio) e, in particolar modo negli anni che abbiamo attraversato, non è poco.

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