Gli italiani sanno pensare, gli americani sanno fare…

Un ostacolo tutto italiano

Mi ha colpito un’intervista (dalla trasmissione “Il testimone” andata in onda su MTV) fatta ad alcuni italiani che attualmente vivono in America. Si tratta di persone che hanno percepito che in Italia si parla molto ma, stringi stringi, si conclude poco; così qualche anno fa hanno detto: “Basta, lascio l’Italia”. Molti di voi diranno che non è una novità. E’ vero. La curiosità di questo articolo risiede nei tre interessanti esempi cho ho ascoltato in questa intervista.

Il primo dei ragazzi intervistati è andato in America per studiare recitazione. Per mantenersi fa il cameriere. In America il lavoro del cameriere è molto ben retribuito e gli permette di pagarsi l’affitto della casa in cui vive con la ragazza e gli studi di recitazione. Il giovane afferma molto schiettamente che quando ha provato a fare lo stesso in Italia è rimasto deluso dalle scarse possibilità di successo.

Nell’intervista successiva i protagonisti sono due ragazzi italiani che lavorano l’uno come regista, l’altro come produttore cinematografico. Ebbene in Italia, raccontano, è facile fare promesse a dei giovani ma, se non hai conoscenze, non vai da nessuna parte. Continuano dicendo che in America invece se sei scaltro, sei in grado di rintracciare il numero di telefono del luogo di lavoro di un regista affermato. Costui non ti evita come accade solitamente in Italia e, se non ha bisogno di te, ti offre un elenco di altri studi dove il tuo “lavoro creativo” potrebbe essere “molto utile”. Dicono questi ragazzi: “E’ molto più facile riuscire a parlare con Dustin Hoffman in America piuttosto che con una velina in Italia”.

Infine un uomo, stufo dei continui impedimenti presenti in Italia ogni qualvolta ti vengono idee brillanti da mettere a “frutto” decide di tentare la sorte in America. Lui ribadisce che l‘italiano sa pensare… Ma l’americano “fa”, conclude ed è pratico. L’abbinamento delle due cose è una carta davvero vincente che dopo anni di fatiche a lavorare per gli altri gli ha permesso di aprire il suo primo ristorante dove la “Pizza” gli ha fruttato un enorme successo.

Molti giovani di talento artistico e imprenditoriale si sono messi in gioco, hanno rischiato e sono andati all’estero (non solo in America ovviamente). Altrettanti giovani rischiano ancor di più restando a “casa”. Poi, giustamente, ci sono quelli che desiderano rimanere in Italia perchè non trovano ideale mollare il paese d’origine per far avvantaggiare altri paesi del loro talento. Quest’ultimi desiderano fornire il loro contributo allo sviluppo del nostro paese; ma si tratta di una strada davvero molto dura, comunqu non impossibile,  in quanto occorrono idee con una forte dose di innovazione al loro interno. Idee che non possano essere bloccate dai soliti opportunisti. Idee all’avanguardia. Certo non è facile.

Le esperienze all’estero

Andare all’estero in ogni caso è fondamentale, per fare esperienze concrete, vedere realmente come è fatto il mondo là fuori, costruirsi una cultura propria, un’opinione propria. Esserci, imparare, coltivare, raccogliere i frutti e magari tornare in Italia per far sentire un nuovo potenziale maturato. Molti però temono l’impegno di andare all’estero per studiare o per esperienze lavorative, diversi sono troppo abituati a stare sotto il tetto familiare e vivono con gran paura l’apprendere una nuova lingua, una nuova cultura, andare lontano dove non si sa come fare per cavarsela fin dal primo giorno. Non si sa dove si andrà ad abitare, con chi, non si sa se si troverà un lavoro per mantenersi, non si sa a chi rivolgersi, manca l’abituale appoggio, la compagnia, il riferimento. Si ha il timore di sentirsi persi. Più che comprensibile, ma vincere questo periodo di stallo aiuta a crescere. Inoltre se a partire foste già in due, sarebbe diverso vero?! Se faceste questo famoso viaggio la prima volta come turisti? Se vi informaste tramite esperienze di persone fidate abituate a viaggiare? Se immaginaste la cosa come una soluzione temporanea, di prova? Io un pensierino ce lo farei…

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Social Network confusione e scambi di identità

Vi capita mai di trovare il vostro sito linkato dove mai vi sareste aspettati? A me e ad altre migliaia di persone è capitato. Si viaggia sul web, si fa una ricerca sul proprio sito per risalire a dati utili al posizionamento dello stesso e si scopre che qualche social network ha abbinato ad un tuo omonimo il tuo sito.

Ovviamente non riporta la dicitura che il sito appartiene al tuo omonimo, sarebbe illegale. Ci si limita solo a linkarlo sotto la sua foto o nei suoi dintorni. Così, se si scorrono le pagine velocemente, proprio come sempre più spesso accade oggi, si finisce per non capire più nulla e non sapere bene cosa è di chi…

Ammettiamo ad esempio che in Italia ci siano 300 Mario Rossi e che solo uno di questi abbia un sito che tratta la programmazione dei siti dinamici. Magari un sito ben fatto, che ha richiesto molto lavoro. Secondo voi, Mario Rossi (quello titolare del sito), è contento che il suo sito sia linkato in automatico da un social network sotto la descrizione di un altro Mario Rossi e tutto questo solo perchè hanno lo stesso nome?

Ma non solo! Il regolamento di alcuni social network prevede che voi non possiate chiedere di far togliere il link dalla pagina del vostro omonimo ma che questa richiesta debba partire proprio da quest’ultimo per poter essere attuata. Quindi se il vostro omonimo ci tiene a far credere che un particolare sito possa avere qualcosa a che fare con lui… lo può tranquillamente lasciare lì. Correggetemi se sbaglio.

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Cucina tipica italiana: La burocrazia

Burocrazia, ignoranza e un pizzico di furbizia.

Mescolare il tutto per bene e otterrete un tipico piatto italiano dal retrogusto amaro
Meglio sdrammatizzare prima di farvi leggere l’elenco che vi presento sotto 😀

Si tratta di una lista di documentazioni (da far preparare ad un geometra qualificato) e di spese (alcune delle quali davvero inutili) da sostenere semplicemente per acquistare un negozio in Italia. La lista diventa molto più lunga nel caso in cui il geometra scelto non sia adeguatamente qualificato e non si accorga di tutti i possibili errori fatti dagli uffici comunali sui loro incartamenti o dal venditore del negozio che magari ha apportato delle modifiche senza aver chiesto i dovuti permessi.

Se state per acquistare un negozio, mi raccomando, verificate prima che il venditore non abbia fatto qualche “modifichina” che a voi potrebbe costare caro…

Si tratta quindi di un cane che si morde la coda. La burocrazia è eccessiva in Italia ok, ma spesso è diretta conseguenza di operazioni eseguite dai cittadini senza autorizzazione.

Di seguito l’elenco che ha afflitto un nostro lettore: 

1. Documento DIA per richiedere al comune il permesso di montare un palo per sostenere un’insegna.

Pagamento al comune ed al geometra incaricato di compilare la richiesta.

2. Documento DIA per richiedere al comune il permesso di montare un’insegna sul palo indicato al precedente punto. (Non ne bastava uno?)

Pagamento al comune ed al geometra incaricato di compilare la richiesta.

3. Passaggio di proprietà locale uso negozio per commercio.

Pagamento documenti passaggio di proprietà al notaio incaricato

4. Pagamento 10% di tasse sul valore della rendita catastale dell’immobile.

5. Aggiornamenti al catasto sulla destinazione d’uso del locale in seguito ad errori commessi dal catasto stesso nella registrazione dell’immobile.

Ovviamente pagamento aggiornamento documentazione a carico dell’acquirente; voglio sottolineare che le tasse sopracitate servono per pagare un servizio che tra l’altro non funziona e che porta a pagare altre tasse a fronte degli errori commessi dal fornitore del servizio stesso.

6. Sanatoria per correggere distorsioni e incongruenze tra il disegno del negozio presente sulle planimetrie di catasto e ufficio tecnico del comune, ed il reale disegno dell’immobile spesso modificato da precedenti proprietari senza effettuare le necessarie richieste.

Pagamento della documentazione, necessaria a correggere l’errore, a carico del venditore. Per fortuna! Direte voi. Invece questa spesa è a carico del venditore a patto che voi conosciate la legge o che un onesto geometra che ha voglia di soffermarsi sulla questione vi informi opportunamente in tempo. Eh già perchè, molto spesso, il notaio non sa se quanto è scritto sulle planimetri combacia con la realtà.

7. Documento per richiedere al comune il trasferimento dell’insegna dal vecchio negozio a quello nuovo.

8. Documentazione per richiedere al comune il trasferimento dell’esercizio dell’attività nel nuovo locale.

9. Documentazione per richiedere al comune il permesso (sembrerà assurdo ma è così) di cambiare i vetri delle vetrine da opachi a trasparenti, cambiare battiscopa e mattonelle, aggiungere una targa accanto alla porta di ingresso.

10. Obbligo di costruire un bagno (con antibagno altrettanto obbligatorio) nel locale che andate ad acquistare nel caso quest’ultimo non ne sia provvisto e allo stesso tempo dovesse venire usato da voi con destinazione “negozio” oppure “ufficio” (Categorie C1).

Spesa che grava molto spesso sull’acquirente che scopre solo in seguito che è tenuto a farlo obbligatoriamente.

11. Spese extra per notaio/avvocato/geometra che vi informa approfonditamente circa i punti elencati fin’ora.

E non è tutto!

Se state acquistando un negozio perchè avete pagato l’affitto in quello precedente per molti anni e ritenete che non ne valga più la pena, l’elenco raddoppia:

Volete lasciare i cartelli, che descrivono dove vi trasferite, all’interno del precedente negozio?

Bene, occorre rivolgersi all’avvocato perchè la legge vi tutela ma il proprietario del precedente locale potrebbe opporsi e strapparvi i cartelli che avrete affisso sulle vetrine, con la conseguenza di rovinarvi la clientela. La legge vi tutela ma farsi tutelare sarà un costo in più. Potete comunque chiedere ingenti danni al proprietario del locale che avevate in affitto.

Sapete che se andate via da un locale in affitto che utilizzavate come negozio perchè il proprietario aumenta il canone mensile, avete diritto ad avere indietro ben 18 mensilità?

Sapete che se il proprietario del negozio che avevate in affitto decide di affittare ad un commerciante con la vostra stessa attività, vi deve altre 18 mensilità?

Note

Da notare inoltre l’esistenza di una legge che in sostanza rende nullo un passaggio di proprietà di un negozio (ad esempio) qualora venga effettuato senza aver prima redatto le necessarie sanatorie che correggono gli errori tra i disegni registrati presso il catasto e la planimetria reale del negozio che andate a comprare.

Articolo 40 della legge n.47 del 1985

Questo può accadere in particolar modo se andate a comprare un negozio che è stato modificato strutturalmente dai proprietari senza richiederne l’autorizzazione in comune. In tal caso ricordate che le Sanatorie sono a carico del VENDITORE e che se quest’ultimo dovesse rifiutarsi di farle o non le facesse nel modo corretto, vi ritrovereste a pagare negozio e passaggio di proprietà con la conseguenza che il passaggio sarebbe NULLO e potreste perdere tutto il denaro speso.

Tutto si fa, basta saperlo 😀

Ragione per cui vi informiamo su queste utili curiosità su questo blog. Abbiamo impiegato intere settimane per poter scrivere questo articolo e poterci informare su tutti i parametri che vi abbiamo elencato. Nonostante tutto l’elenco potrebbe essere aggiornato nei prossimi giorni.

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10 modi per perdere un cliente

Ecco a voi le dieci cose da NON fare

per avere cura dei vostri clienti:

  1. Dirgli un prezzo e quando poi si manifesta interessato, dirgliene un altro.
  2. Dirgli ogni volta che torna per acquistare lo stesso bene o servizio un prezzo differente e senza una valida spiegazione.
  3. Non seguirlo in ogni fase dell’acquisto.
  4. Non conoscere il prodotto che si sta vendendo. Non essere in grado di rassicurare il cliente sulla corretta scelta di un modello in relazione all’effettiva utilità che viene richiesta.
  5. Non ascoltare il cliente. Lasciarlo aspettare a lungo. Ignorarlo pensando che così diamo un “tono” all’attività (magari nell’illusione di essere “esclusivi” o semplicemente per strafottenza).
  6. Fare osservazioni circa la sua possibilità/impossibilità di acquistare un determinato prodotto (persino al giorno d’oggi succede in talune concessionarie o negozi di abbigliamento ad esempio…).
  7. Non mantenere una promessa. Non rispettare quanto illustrato da una promozione o da una pubblicità ambigua… Fare finti SALDI caricando il prezzo e poi scontandolo e tornando quindi allo stesso prezzo presente prima dei SALDI…
  8. Non ricordarsi di lui, qualora sia un cliente affezionato che torna di frequente al vostro negozio
  9. Non premiare la sua fedeltà con un’offerta dedicata solo ed esclusivamente a lui. Può trattarsi del tipico sconto che un commerciante/artigiano può fare ad un particolare cliente o rendergli un vantaggio offrendogli un particolare servizio per l’occasione (un’assistenza, tra le tante, gratuita…).

  10. Dargli sempre ragione… No, non mi sono sbagliato a scrivere 🙂 Dare sempre ragione al cliente è controproducente al giorno d’oggi. Non siamo più nell’epoca del perbenismo, il cliente non vuole sentirsi dire “sì giusto” a tutto (in tal caso si renderebbe conto di essere preso in giro). Il cliente vuole sapere come stanno le cose realmente e cosa più gli conviene. Poi ovviamente c’è sempre l’eccezione che conferma la regola…

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In men che non si dica arriveranno le feste Natalizie, mi raccomando scegliete i migliori negozi specializzati… 😀

Riciclare arredare -2-

Riconosci questo oggetto?

Lo metteresti sopra un mobile? In cucina? In studio?

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E allora perchè lo butti via?

Hai capito cos’è? Vuoi vedere meglio?

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Adesso lo riconosci?

E’ un barattolo piuttosto piccolo e costoso. Serve per contenere la crema da barba. Forse non lo sai ma la maggiore percentuale di quanto hai pagato per acquistarlo è dovuta proprio al contenitore (tra l’altro MADE in ITALY come puoi vedere dalla prima foto). A maggior ragione se è di vetro, i costi lievitano…

Eppure ogni giorno ne gettiamo centinaia di migliaia… milioni a settimana in tutta Italia.

Io lo uso per contenere in studio tutte le memorie SD delle macchine fotografiche o ancora le chiavette USB, piccoli jack o parti che perderei facilmente…

E TU? 😀

Per lavarlo l’ho semplicemente immerso nell’acqua calda e la targhetta è venuta via agevolmente… Del denaro che spendi, non lo sai ma ne butti una buona parte…

Davvero un bel pezzo di vetro pesante.

Domanda, offerta e l’inesperienza dei giovani

Sempre più affaristi, sempre più tonfi…

Probabilmente a causa degli input sbagliati che offre la televisione, o forse a causa della superficialità, molti giovani si improvvisano simil manager, simil imprenditori… o sarebbe il caso di dire: affaristi? Eh già perchè come vedremo, questi ragazzi hanno ben poco di professionale nella loro preparazione.

Così vi racconto l’ultima situazione che mi è capitata:

Stavo conducendo con un ragazzo una trattativa per l’acquisto di un furgone usato che mi occorre in famiglia. Inizialmente incontro il ragazzo che ha messo l’inserzione. Si presenta bene, è gentile e disponibile. Arriva vestito bene, con una bella macchina, capello preciso… Mi dice che il furgone non è suo, è del padre… tuttavia la trattativa la condurrà lui perchè il padre è negato (dice lui…). Andiamo insieme a vedere il furgone in questione. Rimango sorpreso perchè sembra realmente tenuto bene. Non ha ruggine o parti visibilmente danneggiate.

Chiedo il prezzo ed il ragazzo mi dice una prima cifra (alta a dire il vero) ma dice anche che è trattabile. Ovviamente chiedo di quanto. Non appena lui nota il mio interessamento incomincia a “tirarsela”. Inizia a rimangiarsi la trattabilità dell’acquisto, inizia a raccontarmi che ci “sarebbe” diversa gente interessata che gli deve far avere una risposta persino in giornata…

Insomma la sua disponibilità svanisce nell’istante in cui io mi mostro interessato. Lui inizia a credere che siccome sono realmente interessato, pagherò anche una cifra alta e fuori mercato. Una semplice illusione, lo saluto e lo lascio a bocca asciutta (molto probabilmente non ha mai letto questo blog 😀 )

Il caso vuole che per fortuite coincidenze, cercando altri furgoni simili, la settimana successiva incontro il padre di questo ragazzo che ha condotto la pessima trattativa. Non solo vengo a sapere che il padre non è affatto negato per la vendita del suo furgone, ma il prezzo che chiede sarebbe inferiore (e anche di molto) a quello chiesto dal figlio. In soldoni il padre è intenzionato a vendere al prezzo stimato da riviste e concessionarie (meno il guadagno di una eventuale concessionaria, trattandosi ovviamente di una compravendita tra privati).

La morale l’avete già intuita immagino… 😀

Il mercato, facendo la sintesi della sintesi della sintesi, in sostanza funziona così:

Vi è una Domanda di beni e servizi da parte della gente e vi è un’Offerta da parte delle imprese che producono beni e servizi. La Domanda, detto in parole povere, consiste nelle richieste di una determinata quantità di prodotti ad un determinato prezzo.

Un esempio? Se una barretta di cioccolata costa 5 Euro, sono disposto a comprarne (forse) una, non di più. Se la stessa barretta costa 1 Euro, allora sono disposto a comprarne anche cinque (o un valore compreso tra 1 e 5). L’offerta da parte delle imprese funziona al contrario di come ci si immagina. Molti credono che se per un prodotto c’è una forte richiesta, si abbasseranno i prezzi (errato). L’offerta funziona esattamente al contrario: Maggiori sono le richieste, maggiore diventa il prezzo di un bene o servizio; minori sono le richieste e minore sarà il prezzo di vendita fino a raggiungere un punto in cui l’impresa non ha convenienza a vendere.

La domanda e l’offerta formano due curve (che spesso però vengono schematizzate con due rette) che si intersecano in un punto. Tale punto non è altro che l’Equilibrio nel quale l’acquirente è disposto a comprare ad una determinata cifra una determinata quantità di beni o servizi e l’impresa che offre il bene o servizio è disposta a vendere proprio quella data quantità a quel dato prezzo. In figura è rappresentata l’intersezione tra la curva di domanda e quella di offerta: il punto di Equilibrio Domanda/Offerta.

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Avremo modo in seguito di approfondire meglio molti aspetti inerenti la domanda, l’offerta ed il mercato. Ovviamente li analizzeremo con esempi chiari e semplici alla portata di tutti.

Cambiare fa sempre bene?

Ho notato che molti lettori si sono affezionati ai colori di questo blog, a come sono organizzati gli spazi, a come è organizzato tutto… Così mi sono ritrovato ieri a parlare con l’Ing. Gestionale Davide Mazzanti, il quale anche lui ribadiva che, per il forum che stiamo preparando in abbinamento a questo blog, sarebbe opportuno mantenere una grafica pressoché simile…

Non c’è che dire, la cosa mi ha fatto piacere, sebbene al momento ci seguano solo poco più di 25.000 lettori (ammetto che c’è indubbiamente da crescere 🙂 ), ho notato che diversi mi dicono che l’aspetto del blog durante la lettura è proprio piacevole.

Questo significa che se cambiassi template al blog, non mi evolverei, ma farei un danno. Ormai i lettori vogliono questo 😀 Sono contento di come la semplicità a volte sia meglio di un’accanita evoluzione spesso condotta senza senso.

E le pubblicità?

Altro punto fondamentale è quello che ha riguardato la pubblicità, i lettori hanno gradito che il fatto di non dover cercare, tra i mille spot fuori tema, due righe di contenuti… Qui è il contrario, tra mille contenuti trovi due righe di spot che comunque sia sono inerenti con gli articoli che vengono pubblicati. Persino gli spot in diversi casi fanno informazione qui. Questo ha portato i lettori a continuare a crescere anziché abbandonare la lettura…

Eh già perchè molti che possiedono un sito e lo riempiono di pubblicità di scommesse, giochi d’azzardo, offerte internet e telefoniche ecc, poi non riescono a capire come mai i lettori inizino a diminuire. E’ presto detto. Mettetevi nei panni di un lettore, entrate in un sito, cercate delle informazioni ma non ci riuscite, è pieno di banner che vi compaiono sopra i testi e che dovete spegnere ogni volta che cambiate pagina, è pieno di messaggi che si aprono anche se non lo avete richiesto, le righe di un articolo si mescolano con quelle della promozione del sito di e-commerce del momento…

Risultato?

Pochi secondi e cliccate sulla casetta del broswer per ricominciare la vostra ricerca di informazioni utili.

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Come funzionano le famose foto spia?

Auto semi mascherate, linee in parte svelate ed in parte no…

Le foto spia vengono realmente scattate di nascosto?

La maggior parte delle volte, la risposta è no. Le foto spia sono così chiamate in gergo perchè verrebbero scattate ad insaputa di case costruttrici e collaudatori che preventivamente si cautelerebbero coprendo con delle maschere le parti cruciali del design dell’auto. Sveleranno solo una parte delle linee di una nuova vettura. Si tratta di foto che dovrebbero far ipotizzare che la casa costruttrice non sappia nulla di tali scatti e che il fotografo sia stato talmente abile da scovare in quale parte del mondo una casa costruttrice ha deciso di provare una nuova auto… Sono foto che devono far percepire l’alone di mistero nei confronti di un oggetto di cui tutti vogliono parlare, vogliono sapere, vogliono vedere. Sono foto che devono far pensare che a tutti interessi cosa c’è sotto quelle maschere scure che coprono le linee future del nuovo prodotto della casa.

In realtà a ben pochi interesserebbe sapere se ci sia o meno in previsione la costruzione di una nuova berlina o una piccola utilitaria, ecc… Così si gioca sul contrario. Si tenta di far pensare che tutti siano interessati ma che la cosa debba rimanere un segreto. In questo modo le case costruttrici possono farsi pubblicità apparendo come coloro ai quali sono stati rubati degli scatti importanti e segreti.

In alcuni casi le foto spia sono vere. Questi casi si ritrovano ad esempio quando si sta realizzando un prodotto assai particolare di cui si sospetta il rischio di spionaggio industriale. Questi fenomeni in realtà si verificano quando ancora una linea di montaggio deve essere preparata e quando di un prototipo esiste solo il progetto sulla carta o il modello (anche in scala naturale 1:1) nel centro stile.

Al contrario quando una vettura esiste già e si sta preparando un restyling o la versione station wagon o la sorella minore per la città, beh allora in molti casi, le foto spia, sono pura e semplice pubblicità realizzata in accordo con chi diffonde l’informazione.

Ne sono la prova gli scatti perfetti che vengono realizzati. In alcuni casi vengono fatte circolare foto ove la vettura si trova mascherata sì, ma all’interno di uno studio fotografico con tanto di fari spot e backdrop di sfondo… In altri casi le foto scattate su strada lasciano bene intuire come siano state ben realizzate e con quale precisione. Non è da escludere in questi casi la presenza di mezzi che affiancavano la vettura da “spiare” con interi set fotografici mobili. Circostanze che non sembrano poi così tanto da spia… 😀

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Nell’immagine una *foto spia offuscata che sorprende una nota auto elettrica per bambini durante un duro test di affidabilità. Le coperture nere servono ad evitare che la concorrenza sappia ed anticipi le linee del prodotto… 🙂
*Ovviamente si tratta di una foto scherzosa ritoccata al computer.

Tra i due litiganti… il terzo non gode

L’eterna incomprensione tra commercianti e statali

commentata e tradotta come non avete mai visto 😀

E con qualche  sorpresa aggiungerei. Vorrei infatti porre alla vostra attenzione alcune note, o se vogliamo alcune provocazioni, che spero servano a riflettere e a far meglio interagire e comprendere le due “specie” tra loro. E non solo…

Così, in poche espressioni sintetiche, ecco il frutto di mie personali osservazioni, ricerche, domande, esperienze, racconti ascoltati, problemi visti e vissuti, che credo siano utili per capire che nessuna delle due categorie se la passa poi così bene. Scopriremo poi che c’è anche chi potrebbe star peggio…

I PRO dello statale

Riceve il suo stipendio a fine mese con accredito sul conto corrente.

Percepisce più mensilità di quante ce ne siano nell’anno solare. Quante di più, dipende dal tipo di lavoro ovviamente.

Spesso ha orari elastici che, sacrificando l’ora di pranzo, gli permettono verso la metà del pomeriggio di poter usciredal lavoro e poter così recarsi a casa o a fare la spesa, o andare in qualche gradito o utile negozio. Fare le proprie faccende insomma.

I risultati dell’azienda, dell’ente ecc. per cui lavora dipendono solo in minima parte dal suo incarico (questo almeno nella stragrande maggioranza dei casi).

In caso di febbre, influenza, convenzionali problemi di salute, può chiedere dei permessi (a volte retribuiti, a volte no) e può stare a casa… L’azienda per cui lavora andrà avanti ugualmente.

In caso di maternità può stare a casa diversi mesi e con stipendio (anche se parziale) comunque accreditato sul conto.

Non deve comprare il posto in cui lavora

Non deve affittare il posto in cui lavora

Non deve chiedere mutui o prestiti per il posto in cui lavora

Non si deve preoccupare se il posto in cui lavora dovrà subire aggiornamenti agli impianti acqua, gas, corrente…

Non paga le bollette del posto in cui lavora (Acqua, gas, telefono, corrente, spazzatura…).

Non deve pagare tasse sul posto in cui lavora (insegna, permessi comunali, dia…).

I PRO del commerciante

In molti casi si trova a vendere i prodotti che gli interessano o lo appassionano

Spesso passa molto tempo tra le cose che ama (vedi ad esempio chi ha un negozio di Computer, hardware, software, accessori…).

Non si sente il fiato sul collo in maniera costante per via di un superiore arterio sclerotico ad esempio.

Può chiudere il negozio una mezz’oretta prima di tanto in tanto per fare la spesa più con calma.

Può fare due chiacchiere con i clienti senza essere ripreso, anzi molto spesso questo atteggiamento fa piacere ai clienti che si sentono più a casa.

Può organizzare il metodo del proprio lavoro.

E’ generalmente dinamico. Deve trattare con i clienti, con i fornitori, con i collaboratori, con i colleghi, con i rappresentanti.

Guadagna leggermente di più di uno statale ma… (c’è un MA grande come una casa, vedi sotto).

Le note DOLENTI dello statale

E’ costretto molto spesso a fare lavori o a ricoprire mansioni che non gli piacciono.
Non riceve i giusti stimoli dal lavoro.
Subisce spesso ingiustizie dai suoi superiori.
Fa un lavoro che molto spesso si rivela noioso ed insoddisfacente.
Non può una mattina tirare giù la serranda 30 minuti prima per fare uno strappo alla regola.
Sa che pochi comprenderanno che la noia causata dal suo lavoro è comunque un peso che equivale ad un grande sforzo per il suo organismo.
Gli ambienti di lavoro non sono sempre ben illuminati, areati, colorati, piacevoli…
Non può sostituire il collega di lavoro maleducato o poco collaborativo o irritante.
Potrebbero volerci anni, senza una giusta “spinta”, per ottenere un posto fisso e quindi per non combattere con il precariato e le incertezze che ti assillanno giorno e notte.

Le note DOLENTI del commerciante

Vive nell’incertezza. Un mese di lavoro può andare bene e uno, o più, possono andare male.

Dalla maggiore cifra incassata in un mese (sempre che in quel mese si sia lavorato), devono essere sottratte una forte quantità di spese:

Bollette di: acqua, gas, corrente, spazzatura, telefono…

Mutuo per l’acquisto del locale, altrimenti affitto del locale.

Spese impreviste: un impianto da rifare a norma di legge, una nuova insegna, un condizionatore per acclimatare il locale, rottura del motore della serranda o della serranda stessa…

Può avere una quantità variabile di merce invenduta che potrebbe essere costretto a svendere perchè sono usciti nuovi modelli di tale prodotto.

Potrebbe essere costretto dai fornitori a fare ordini con un quantitativo minimo di merce da rispettare anche se sa che poi non riuscirà a venderla tutta.

Se si ammala il negozio resta chiuso e non si lavora… quindi non si mangia.

Se rimane incinta si appella alla mano di tutti i parenti prossimi alla santità. Non solo non lavorerà e non incasserà o incasserà meno, ma dovrà pagare un sostituto/a.

Potrebbe volerci molto tempo per avviare il negozio… Potrebbe anche non avviarsi mai e non riscuotere il successo sperato.

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Chi è il terzo che non gode?

Come ormai avrete capito mi riferisco a liberi professionisti e artigiani, i quali oltre ad avere le beghe di entrambe le “specie” 🙂 trattate sopra, fanno i conti con alcune gravanti spese in più…

Eh già perchè in fondo cosa volete che sia il fatto di dover spendere ingenti cifre (spesso debiti) per macchinari, attrezzature, capannoni, ricambi dei macchinari stessi, corsi di aggiornamento, il rischio di espandersi strutturalmente e da un punto di vista del volume di affari e del personale, per poi trovarsi pochi anni dopo (se non mesi) a dover fare dei distruttivi passi indietro. Complici crisi, leggi che possono giocare a sfavore per l’una o l’altra attività, mancanza parziale o totale di risorse e servizi dello stato… Inoltre ogni imprenditore lo sa, un attività la si avvia in circa due anni all’interno dei quali puoi incontrare forti momenti bui e scoraggianti che non sono facili psicologicamente e finanziariamente da reggere…

Note conclusive

Con questo articolo vorrei utopicamente concludere le controversie tra le varie categorie dato che bene… non se la passa nessuno. Fatta ovviamente eccezione per quelle attività che si trovano in ottime posizioni o che hanno prodotti che si vendono da soli o che comunque sono la moda del momento. Buonagiornata 😀