Pompe di calore reversibili

Rubrica: Energia

Titolo o argomento: Invertire il ciclo della pompa di calore

Nelle pompe di calore reversibili, il senso di circolazione del fluido frigorigeno, può essere invertito. Ciò permette la produzione sia del caldo che del freddo all’interno di un ambiente. Senza bisogno di utilizzare più dispositivi, la stessa macchina è in grado, grazie ad una semplice valvola, di scambiare tra loro le funzioni dell’evaporatore e del condensatore andando così a riscaldare d’inverno e a raffrescare d’estate. Nonostante il costo iniziale più elevato di una pompa di calore reversibile, essa può essere meglio ammortizzata in tempi più brevi rispetto ad una pompa di calore ordinaria proprio grazie alla sua duplice azione. Sebbene l’installazione di una pompa di calore per il solo riscaldamento sia eseguibile pressoché ovunque senza particolari problemi, l’installazione di una pompa di calore reversibile richiede un intervento di ristrutturazione dell’impianto termico ed elettrico con realizzazione di appositi condotti atti a raffrescare le varie camere. Ciò non è d’obbligo per l’installazione di pompe di calore che provvedono al solo riscaldamento in quanto queste possono essere installate in sostituzione della tradizionale caldaia usufruendo così dei radiatori già installati nell’abitazione. Cliccando sull’immagine in basso è possibile avviare una interessante animazione interattiva che permette di conoscere i vari componenti della pompa di calore reversibile, nonché visionare il ciclo di riscaldamento e quello di raffrescamento.

Fonte principale: ENEA
Fonte di approfondimento: appunti universitari
Rielaborazione dati e approfondimenti a cura di ralph-dte.eu

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Pompe di calore reversibili per riscaldamento e raffrescamento

Ciclo di funzionamento della pompa di calore reversibile.
Cliccando sull’immagine è possibile avviare l’animazione del ciclo completa di didascalie interattive
con possibilità di selezionare il ciclo di riscaldamento e quello di raffrescamento.
Animation’s copyright: Glen Dimplex Deutschland

Pompe di calore: tipologie disponibili

Rubrica: Energia

Titolo o argomento: La scelta della sorgente fredda

Tipologie di pompe di calore

Le pompe di calore si distinguono in base alla sorgente fredda e al pozzo caldo che utilizzano. Possono quindi essere del tipo “aria-acqua”, “aria-aria”, “acqua-acqua”, “acqua-aria”, “terra-acqua”, dove il primo termine indica la sorgente fredda dalla quale si preleva calore ed il secondo il pozzo caldo nel quale si riversa calore. Di particolare interesse è il mezzo della sorgente fredda dal quale si preleva calore. Ne vediamo di seguito importanti aspetti relativi alle tre principali tipologie ovvero:aria, acqua e terra.

Aria

L’aria è disponibile ovunque.
L’installazione della pompa di calore con sorgente fredda ad aria è relativamente semplice.
La potenza resa dalla pompa di calore diminuisce in concomitanza con la diminuzione della temperatura dell’aria.
Rumorosità per elevate quantità di aria da trattare.
Qualora si utilizzi aria esterna all’edificio, intorno a 0 °C, è necessario attivare un sistema di sbrinamento che comporta un ulteriore consumo di energia.
Cali critici di rendimento sotto i 5-6 °C.
L’utilizzo di aria interna all’edificio risulta essere più vantaggioso.
L’utilizzo di aria interna all’edificio prevede che essa sia rinnovata regolarmente (aria viziata).

Pompe di calore con sorgente fredda ad aria

Acqua

Nonostante due terzi del pianeta siano coperti da acqua essa non è sempre disponibile nelle immediate vicinanze di un edificio.
L’installazione della pompa di calore con sorgente fredda ad acqua è relativamente semplice.
Ridotta rumorosità.
Cali critici di rendimento sotto i 5-6 °C (con acqua di superficie).
Possibili problemi di ghiacciamento (con acqua di superficie).
Temperatura della sorgente fredda più costante (con acqua di falda).
Necessità di richiesta permessi (con acqua di falda).
L’acqua garantisce le prestazioni della pompa di calore senza risentire delle condizioni climatiche esterne.
L’utilizzo di acqua come sorgente fredda richiede un costo addizionale dovuto al sistema di adduzione.

Pompe di calore con sorgente fredda ad acqua

Terreno

Il terreno subisce minimi sbalzi di temperatura rispetto all’aria.
Le tubazioni orizzontali vanno interrate ad una profondità di circa 1-1,5 metri per non risentire delle variazioni di temperatura dell’aria esterna e, allo stesso tempo, mantenere i benefici effetti dell’insolazione.
È necessaria una estensione di terreno da 2 a 3 volte superiore alla superficie dei locali da riscaldare.
Sfruttamento del calore geotermico (qualora siano previste sonde geotermiche).
Soluzione costosa (complessità impianto sia nel caso di tubazioni orizzontali che di sonde geotermiche, superficie terreno necessaria).

Pompe di calore che utilizzano il terreno come sorgente fredda

Fonte principale: ENEA
Fonte di approfondimento: appunti universitari
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Pompe di calore: sorgente fredda e pozzo caldo

Rubrica: Energia

Titolo o argomento: Mezzi dai quale viene assorbito o al quale viene ceduto calore
Questo articolo segue dai precedenti indicati di seguito:
Che cos’è una pompa di calore?
Efficienza di una pompa di calore

Sorgente fredda

Il mezzo esterno da cui si estrae calore viene solitamente chiamato sorgente fredda (taluni lo chiamano pozzo freddo). Nella pompa di calore il fluido frigorigeno assorbe calore dalla sorgente fredda tramite l’evaporatore. Le principali sorgenti fredde sono l’aria, l’acqua e la terra. La prima può essere prelevata all’esterno dell’edificio nel quale è installata la pompa di calore oppure può essere prelevata all’interno del locale dove è installata la pompa stessa (locale tecnico), la seconda può provenire da una falda, un fiume o un lago, qualora questi si trovino nelle immediate vicinanze di una zona abitativa (l’acqua viene prelevata ad una ridotta profondità), oppure da un serbatoio riscaldato dalla radiazione solare. Infine l’ultima opzione, la terra, comporta l’inserimento di tubazioni a serpentina collegate all’evaporatore. In quest’ultimo caso è necessaria una superficie (giardino, terra agricola, ecc.), su cui poggiare le tubazioni a circa 1,5 metri sotto il terreno, di dimensioni pari ad almeno 3 volte la superficie dell’abitazione da riscaldare o raffrescare.

Il pozzo caldo

Se l’aria, l’acqua o il terreno esterni ad un’abitazione sono detti sorgente fredda, l’aria o l’acqua da riscaldare, ad esempio all’interno dell’abitazione in questione, sono detti pozzo caldo. Nel condensatore il fluido frigorigeno cede al pozzo caldo sia il calore prelevato dalla sorgente fredda che l’energia fornita dal compressore. La cessione di calore può avvenire tramite ventilconvettori (costituiti da armadietti nei quali l’aria viene fatta circolare sopra corpi scaldanti), serpentine (inserite nel pavimento, nelle quali circola acqua calda), canalizzazioni (le quali trasferiscono direttamente il calore prodotto dalla pompa di calore ai diversi locali).

Sorgente fredda ad aria

Installazione relativamente semplice.
Rumorosità per elevate quantità di aria da trattare.
Cali critici di rendimento sotto i 5-6 °C.

Pompa di calore con sorgente fredda ad aria

Sorgente fredda ad acqua di superficie

Installazione relativamente semplice.
Ridotta rumorosità.
Cali critici di rendimento sotto i 5-6 °C.
Possibili problemi di ghiacciamento.

Pompa di calore con sorgente fredda ad acqua di superficie

Sorgente fredda ad acqua di falda

Ridotta rumorosità.
Temperatura della sorgente fredda più costante.
Necessità di richiesta permessi.

Pompa di calore con sorgente fredda ad acqua di falda Pompa di calore con sorgente fredda ad acqua di falda

Sorgente fredda a collettori orizzontali

Temperatura della sorgente fredda più costante.
Costo elevato di installazione.
Necessità di ampi spazi.

Pompa di calore con sorgente fredda a collettori orizzontali Pompa di calore con sorgente fredda a collettori orizzontali

Sorgente fredda a sonde geotermiche

Temperatura della sorgente costante.
Sfruttamento del calore geotermico.
Costo elevato di installazione.

Pompe di calore con sorgente fredda a sonde geotermiche Pompe di calore con sorgente fredda a sonde geotermiche

Fonte principale: ENEA
Fonte di approfondimento: appunti universitari
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Efficienza di una pompa di calore

Rubrica: Energia

Titolo o argomento: Introduzione al rendimento di una pompa di calore

Segue dall’articolo introduttivo:
Che cos’è una pompa di calore?

Efficienza

La pompa di calore è in grado di fornire più energia (sotto forma di calore) di quella che utilizza per il suo funzionamento (energia elettrica). Il consumo elettrico avviene a carico del compressore, l’assorbimento di calore avviene nell’evaporatore (dal mezzo circostante che può essere aria o acqua), infine la cessione di calore, verso il mezzo da riscaldare (aria o acqua), avviene nel condensatore. L’efficienza di una pompa di calore si misura tramite il “C.O.P.” ovvero il “Coefficiente di Prestazione”. Questo valore è il rapporto tra l’energia fornita (calore ceduto all’aria o all’acqua da riscaldare) e l’energia elettrica consumata per permettere tale riscaldamento. Ogni tipologia di pompa di calore ha un suo C.O.P. il quale varia anche in base alle condizioni di funzionamento, solitamente i valori di C.O.P. si aggirano intorno a 3. Tradotto significa che consumando 1 kWh di energia elettrica, verrà fornita una quantità di calore pari a 3 kWh ossia 2580 kcal. Per incrementare il Coefficiente di Prestazione la temperatura della sorgente (dalla quale si preleva calore mediante l’evaporatore) deve essere incrementata mentre la temperatura alla quale si cede il calore (per mezzo del condensatore) deve essere ridotta. Questo perchè il ciclo al quale si ispira la pompa di calore, analogamente ai frigoriferi ed ai condizionatori, è il ciclo di Carnot (ciclo puramente ideale) il cui rendimento (ma anche la potenza resa) dipende unicamente dalle temperature tra le quali avviene il ciclo stesso. A temperature prossime allo zero (-2°C – +2°C) le prestazioni di una pompa di calore calano notevolmente ed il dispositivo si disattiva a meno che il sistema non sia dotato di “astuzie” tecniche che ne permettono il funzionamento attivando una resistenza elettrica la quale, ovviamente, implica un maggiore consumo di energia elettrica. La potenza termica resa dalla pompa di calore dipende dalla temperatura a cui la stessa assorbe calore.

Ciclo ideale: Carnot

Il ciclo di Carnot è il più semplice tra i motori termici.
Si tratta di un ciclo ideale con ipotesi di gas perfetto e trasformazioni senza attrito e quasi statiche (reversibili).
Esso fornisce il limite teorico alle prestazioni di un qualunque ciclo reale.
Il ciclo di Carnot è reversibile.
Se viene percorso in senso inverso, le energie scambiate cambiano di segno.
Viene assorbito lavoro meccanico (L).
Viene assorbita dalla sorgente fredda una quantità di calore Qf.
Viene ceduta alla sorgente calda una quantità di calore Qc.
Il ciclo diventa un ciclo frigorigeno e il sistema viene detto “Macchina frigorifera” o “Pompa di calore”.
Il rendimento del ciclo di Carnot dipende unicamente dalle temperature tra le quali avviene il ciclo.
Il rendimento del ciclo di Carnot non dipende dal tipo di gas impiegato, né da pressioni e volumi considerati.

Ciclo reale

Il lavoro di espansione non viene recuperato.
Il lavoro di compressione è più grande rispetto a quello ideale.
La temperatura di evaporazione è più bassa di quella dell’ambiente in cui si trova.
La temperatura di condensazione è più alta di quella dell’ambiente in cui si trova.
La differenza di temperatura tra condensatore e evaporatore sarà sempre più alta di quella fra sorgente calda e sorgente fredda.

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Coefficiente di prestazione delle pompe di calore - COP

Che cos’è una pompa di calore?

Rubrica: Energia

Titolo o argomento: Prelevare calore per trasportarlo dove occorre

La pompa di calore è una macchina a fluido capace di trasferire (pompare) calore sottraendolo da un ambiente a temperatura più bassa (sorgente fredda) per cederlo ad un altro a temperatura più alta (pozzo caldo). Il principio con il quale essa opera è il medesimo del frigorifero e del condizionatore d’aria. L’anima della pompa di calore consiste in un circuito chiuso (composto da quattro organi principali che vedremo tra poco) entro il quale evolve un fluido detto frigorigeno. Detto fluido, a seconda delle condizioni di temperatura e pressione alle quali si trova, assume lo stato di vapore (che per essere raggiunto richiede l’assorbimento di calore dall’ambiente a temperatura più bassa) o di liquido (che per essere riottenuto implica di cedere calore all’ambiente a temperatura più alta). Affinché le condizioni di pressione e temperatura del fluido mutino come previsto esso viene ciclicamente compresso ed espanso secondo un ciclo che vedremo nel dettaglio di seguito.

Gli organi che compongono il circuito chiuso sono un compressore, un condensatore, una valvola di espansione ed un evaporatore. Il condensatore e l’evaporatore sono costituiti da scambiatori di calore, ovvero tubi posti a contatto con un fluido di servizio (acqua o aria) nei quali scorre il fluido frigorigeno. Questo sottrae calore all’evaporatore e lo cede al condensatore. I componenti del circuito possono essere sia raggruppati in un unico blocco, sia divisi in due parti (sistemi “SPLIT”) raccordate dai tubi opportunamente isolati nei quali circola il fluido frigorigeno. Le trasformazioni che subisce il fluido frigorigeno all’interno del circuito, al fine di prelevare calore dalla sorgente fredda per trasferirlo al pozzo caldo, sono le seguenti:

Evaporazione

Mediante un evaporatore (scambiatore di calore) il fluido frigorigeno assorbe calore dall’ambiente esterno (sorgente fredda) ed evapora completamente. L’ambiente esterno può essere la terra, l’aria o l’acqua. Vedi pressioni e temperature in gioco sullo schema riportato in basso, cliccandovi sopra si avvia una interessante animazione.

Compressione

Il fluido frigorigeno proveniente dall’evaporatore si trova allo stato gassoso in condizioni di bassa pressione. Tramite il compressore il fluido viene portato ad alta pressione, l’energia termica per unità di volume aumenta e di conseguenza la temperatura del fluido stesso aumenta. Vedi pressioni e temperature in gioco sullo schema riportato in basso, cliccandovi sopra si avvia una interessante animazione.

Condensazione

Il fluido frigorigeno proveniente dal compressore, in condizioni di alta pressione e temperatura, passa dallo stato gassoso a quello liquido cedendo calore all’esterno. Vedi pressioni e temperature in gioco sullo schema riportato in basso, cliccandovi sopra si avvia una interessante animazione.

Espansione

Attraverso la valvola di espansione il fluido frigorigeno liquido si trasforma parzialmente in vapore e si raffredda. Il ciclo è pronto per ricominciare. Vedi pressioni e temperature in gioco sullo schema riportato in basso, cliccandovi sopra si avvia una interessante animazione.

L’insieme di queste trasformazioni costituisce il ciclo della pompa di calore. L’energia per il compimento del ciclo viene fornita dal compressore (il quale a sua volta è alimentato dalla rete elettrica convenzionale o da un impianto fotovoltaico o da un sistema di accumulo dell’energia, ecc.) al fluido frigorigeno il quale, all’interno dell’evaporatore, assorbe calore dal mezzo circostante e, tramite il condensatore, lo cede al mezzo da riscaldare. Cliccando sull’immagine viene avviata una interessante animazione comprensiva di didascalie.

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Fonte principale: ENEA
Rielaborazione dati e approfondimenti a cura di ralph-dte.eu

Pompa di calore

Ciclo di funzionamento della pompa di calore. Cliccando sull’immagine è possibile avviare
l’animazione del ciclo completa di didascalie interattive.
Animation’s copyright: Glen Dimplex Deutschland

Effetto Seebeck

Rubrica: Energia

Titolo o argomento: Dal calore alla corrente e viceversa

Come abbiamo detto nell’articolo “Che cos’è la termoelettricità?” essa rappresenta una branca della fisica che studia le interazioni fra gradienti di temperatura e differenze di potenziale elettrico in materiali liquidi e solidi. In questo articolo accenniamo il primo dei tre principali fenomeni che si possono verificare in assenza di campo magnetico: l’effetto Seebeck.

Effetto Seebeck

Consideriamo un circuito chiuso costituito da due conduttori (o da due semiconduttori) metallici differenti* (ma possono essere anche più di due) le cui giunzioni siano mantenute a diverse temperature, in tale situazione è possibile rilevare nel circuito il passaggio di corrente elettrica. Questo particolare effetto termoelettrico prende il nome di effetto Seebeck dal nome del fisico Thomas Johann Seebeck che lo scoprì nel 1826.

Nell’immagine in basso vengono schematizzati i due metalli (denominati A e B) con due colori diversi. I punti di giunzione sono i punti indicati con 1 e 2 nei quali si hanno le temperature T1 e T2. Se le due temperature T1 e T2 sono differenti si forma una forza elettromotrice (EAB) denominata termoelettrica.

Il coefficiente di Seebeck, o potere termoelettrico, indica la propensione di un materiale a manifestare l’effetto omonimo. Tale indice si rappresenta con la lettera S, esso non è lineare e varia a seconda del materiale conduttivo, della sua struttura cristallina e della sua temperatura assoluta. La relazione che lega la differenza di temperatura delle giunzioni (ΔT = Thot – Tcold) alla differenza di potenziale conseguente (V), tiene conto del coefficiente di Seebeck (S): V = S · ΔT

I portatori di carica, ovvero gli elettroni e le lacune, si diffondono spontaneamente dalla zona a temperatura più alta alla zona a temperatura più bassa. Premesso ciò possiamo distinguere due casi:

In presenza di portatori di carica positivi (lacune – semiconduttori di tipo p), all’equilibrio elettrico, la zona a temperatura più alta si carica negativamente mentre la zona a temperatura più bassa si carica positivamente e la differenza di potenziale che si instaura contrasta la diffusione termica. Il campo elettrico va dalla parte fredda verso la parte calda ed è concorde con il gradiente di temperatura (indica la direzione di crescita della temperatura), il coefficiente di Seebeck è positivo.

Ricapitolando:
portatori di carica positivi,
diffusione portatori di carica dalla zona a temp. più alta alla zona a temp. più bassa
diffusione termica dalla zona a temp. più alta alla zona a temp. più bassa
zona a temperatura più alta carica negativamente (-),
zona a temperatura più bassa carica positivamente (+),
la differenza di potenziale contrasta la diffusione termica,
il campo elettrico va dalla parte fredda (+) verso la parte calda (-),
il campo elettrico è concorde con il gradiente di temperatura,
il coefficiente di Seebeck è positivo.

In presenza di portatori di carica negativi (elettroni – metalli o semiconduttori di tipo n), all’equilibrio elettrico, la zona a temperatura più alta si carica positivamente mentre la zona a temperatura più bassa si carica negativamente. Il campo elettrico va dalla parte calda verso la parte fredda ed è discorde con il gradiente di temperatura (indica la direzione di crescita della temperatura), il coefficiente di Seebeck è negativo.

Ricapitolando:
portatori di carica negativi,
diffusione portatori di carica dalla zona a temp. più alta alla zona a temp. più bassa
diffusione termica dalla zona a temp. più alta alla zona a temp. più bassa
zona a temperatura più alta carica positivamente (+),
zona a temperatura più bassa carica negativamente (-),
il campo elettrico va dalla parte calda (+) verso la parte fredda (-),
il campo elettrico è discorde con il gradiente di temperatura,
il coefficiente di Seebeck è negativo.

In sostanza, nell’effetto Seebeck, l’accoppiamento di conduttori metallici differenti è la condizione, la presenza di differenti temperature nelle giunzioni è la causa e la generazione di corrente elettrica è la conseguenza.

*Un tipico esempio è rappresentato dall’antimonio e bismuto di numero atomico rispettivamente 51 e 83.

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Che cos’è la termoelettricità?

Effetto Seebeck

Nell’immagine vengono schematizzati i due metalli (denominati A e B) con due colori diversi.
I punti di giunzione sono i punti indicati con 1 e 2 nei quali si hanno le temperature T1 e T2.
Se le due temperature T1 e T2 sono differenti si forma una forza elettromotrice (EAB) denominata
termoelettrica. Nel prossimo articolo di questa rubrica cercheremo di capire perchè lo schema
rappresentativo dell’effetto Seebeck sia pressoché il medesimo dell’effetto Peltier.

Che cos’è la piezoelettricità?

Rubrica: Energia

Titolo o argomento: Dalla deformazione alla corrente e viceversa

Vi sono dei cristalli solidi i quali, se sottoposti ad una sollecitazione meccanica di compressione o di torsione, generano una differenza di potenziale tra le loro superfici. Affinché ciò sia possibile essi devono necessariamente essere tagliati in sottili lamine secondo un preciso asse. Come per la termoelettricità (vedi l’articolo: Che cos’è la termoelettricità?) si tratta di un “effetto reversibile” che si manifesta su scala nanometrica. I cristalli piezoelettrici di rilevante interesse sono il quarzo (caratterizzato da ottima resistenza agli urti ed al calore), la tormalina (inattaccabile dagli acidi) ed il sale di Seignette o sale di Rochelle (presenta un’altissima piezoelettricità). Si tratta di minerali appartenenti a classi di simmetria con assi polari. L’effetto, che è stato scoperto ad opera dei fratelli Curie nel 1880, può essere distinto tra “diretto” (o primario), “inverso” (o reciproco – scoperto in seguito da Lippman), “longitudinale” e “trasversale”.

Effetti

L’effetto diretto consiste nella polarizzazione elettrica prodotta nelle due facce del cristallo da uno sforzo meccanico; tale polarizzazione cambia di segno con l’inversione dello sforzo. L’effetto inverso, invece, in seguito all’applicazione di un campo elettrico, produce una deformazione meccanica. Si ha l’effetto longitudinale qualora una dilatazione in una data direzione produce una polarizzazione nella medesima direzione. Infine, qualora si verifichi una dilatazione perpendicolare al campo elettrico che la produce, ci troviamo davanti all’effetto trasversale. Affinché un cristallo sia ritenuto piezoelettrico, deve necessariamente essere caratterizzato dall’effetto primario e da quello inverso.

Assi

Un cristallo piezoelettrico, ad esempio il quarzo, è caratterizzato dai seguenti assi: l’asse ottico (rappresentato in figura dall’asse z) il quale altro non è che l’asse di simmetria del cristallo, gli assi elettrici (rappresentati in figura con x1, x2, x3) i quali congiungono i vertici opposti dell’esagono su un piano perpendicolare all’asse z e gli assi meccanici (rappresentati in figura con y1, y2, y3) i quali congiungono i punti medi dei lati dell’esagono.

L’esperimento di Curie

Curie tagliò un cristallo di quarzo ricavandone una lamina parallelepipeda (la sezione rettangolare è marcata dalla zona gialla in figura) di lati “L” x “e” x “d” paralleli rispettivamente a un asse meccanico, a un asse elettrico ed all’asse ottico. Egli riscontrò quanto segue:

Applicando una forza meccanica F lungo la direzione dell’asse elettrico, sulle facce perpendicolari a tale asse si maniferstano due cariche opposte (q1 e -q1) legate alla forza mediante la relazione: q1 = k·F, dove k è una costante.

Applicando una forza F lungo l’asse meccanico (direzione perpendicolare alla precedente), sulle stesse facce del caso precedente, cioè sulle facce perpendicolari all’asse elettrico, si manifestano due cariche opposte (q2 e -q2) legate alla forza mediante la relazione: q2 = -k·L/e·F, dove k è la stessa costante mensionata precedentemente, “L” ed “e” sono le dimensioni della sezione del parallelepipedo ed F è la forza applicata.

Applicando una forza F lungo l’asse ottico non si produce alcun effetto di polarizzazione.

Applicando una differenza di potenziale V tra le facce perpendicolari all’asse elettrico, e quindi polarizzando elettricamente la sbarretta, si produce una dilatazione (o una contrazione) S, in direzone dello stesso asse, proporzionale a V secondo la relazione: S = k’·V (effetto longitudinale).

Applicando la medesima differenza di potenziale V del caso precedente tra le medesime facce perpendicolari all’asse elettrico, si produce anche una dilatazione (o contrazione) S’ lungo l’asse meccanico secondo la relazione: S’ = -k’·L/e·V (effetto trasversale).

Vibrazione forzata e risonanza

L’effetto inverso è stato largamente sfruttato per numerosi impieghi. Applicando infatti una corrente alternata alle facce di una lamina piezoelettrica si produce una vibrazione forzata di ampiezza notevolmente ridotta. Quando i valori della frequenza sono prossimi a quelli della frequenza della lamina si raggiunge il fenomeno della risonanza il quale permette di ottenere oscillazioni di ampiezza assai elevata. Il fenomeno della risonanza ha permesso di utilizzare la piezoelettricità per numerose applicazioni altrimenti non realizzabili con comuni circuiti.

Applicazioni

Risonatori al quarzo generanti onde acustiche (Paul Langevin) ovvero i sonar; interferometri acustici per la misura della velocità del suono; applicazioni radiotecniche; attuatori; trasduttori di pressione; accelerometri; sensori (largamente utilizzati per la telemetria dei veicoli e motoveicoli da corsa); motori lineari e rotativi piezoelettrici; sensori ed attuatori modali per il controllo delle vibrazioni di strutture; sensori ed attuatori modali per il controllo del rumore irradiato; microfoni piezoelettrici; microfoni a pressione; microfoni a cellula; microfoni unidirezionali; altoparlanti piezoelettrici; cuffie piezoelettriche; apparecchiature medicali…

Effetto piezoelettrico - Assi elettrici, assi meccanici, asse ottico

L’asse ottico (asse z) altro non è che l’asse di simmetria del cristallo, gli assi elettrici (x1, x2, x3)
congiungono i vertici opposti dell’esagono su un piano perpendicolare all’asse z e gli assi meccanici
(y1, y2, y3) congiungono i punti medi dei lati dell’esagono. Curie tagliò un cristallo di quarzo
ricavandone una lamina a forma di parallelepipedo la cui sezione frontale rettangolare è
evidenziata in giallo.

Come nascono le invenzioni?

Rubrica: Invenzioni
Titolo o argomento: Cosa c’è dietro la famosa lampadina che si accende?

Una scintilla, un colpo di genio, creatività… no, non è così che nasce un’invenzione. Sebbene io usi spesso il termine “creatività”, lo faccio solo per questioni di semplicità e immediatezza nell’esprimere un concetto che nell’ordinario collettivo viene così denotato. In realtà la creatività non esiste, almeno non per l’uomo. Si tratta di un dono proprio solo di Chi ha creato ciò che “è”, l’universo, i pianeti, le stelle, le condizioni per la vita sulla terra, la vegetazione, l’uomo. Ed è proprio quest’ultimo, l’uomo, che non crea. Egli è un abile artigiano che trasforma ciò che già esiste nella sua utilità più o meno indispensabile. L’uomo genera delle connessioni basate sull’esperienza maturata, su studi fatti, su necessità, su risoluzioni di problemi. Dalla sua preparazione, dalle sue conoscenze e dal grado di approfondimento e specializzazione maturato, deriva il successo dell’idea scaturita. A sua volta un’idea è il risultato di una serie di operazioni che la mente ha eseguito, anche inconsciamente, per giungere alla soluzione che, solo apparentemente, arriva come una improvvisa e inaspettata scintilla ma in realtà è molto più calcolata (dal nostro cervello) di quanto noi stessi possiamo immaginare. A mio avviso le invenzioni sono pertanto risultati di connessioni tra temi spesso apparentemente differenti o le cui relazioni/connessioni non sono di visibilità immediata per tutti, almeno non sempre.
Il motivo per cui la maggior parte delle invenzioni sono strampalate e mettono spesso in cattiva luce chi si definisce “inventore”, risiede quindi nel fatto che sono realizzate di frequente da chi non ha una preparazione adeguata sui temi che affronta. Questa banale conclusione dimostra in pieno la tesi precedentemente esposta e ci porta alla conclusione che un’invenzione realizzata senza basi è opera di una logica più fantasiosa e artefatta che razionale e deterministica, ed il risultato non può che essere claudicante a men che la “casualità” non porti a scoperte inaspettate.

Invenzioni...

Fotovoltaico: errori macroscopici di installazione dell’impianto

Rubrica: DIY – Impianti

Titolo o argomento: Convivenza “piante – campo fotovoltaico”

In una nazione dove le rinnovabili non sono incentivate a dovere è facile accusare carenze di esperienza e cadere in errori macroscopici e, a dir poco, grossolani. E’ il caso di diversi campi fotovoltaici che sto notando in giro per le periferie italiane. In diversi casi questi vengono montati completamente a terra senza lasciare quindi la benché minima possibilità di intervenire agevolmente sulle piante le quali, nonostante siano state tagliate per installare l’impianto, prima o poi dovranno ricrescere… o no? Personalmente mi chiedo come sia possibile non riuscire ad effettuare il banale ragionamento che segue: se installo l’impianto a terra, prima o poi le piante ricresceranno e non sarà affatto facile tagliarle; l’installazione “sopraelevata”, oltre a consetire una cura del campo più rapida ed efficace, può consentire il proseguimento della coltivazione dello stesso anche se si genera una situazione di perenne ombra. L’impianto visibile in foto, dopo un breve periodo di tempo intercorso dall’installazione, è stato parzialemente coperto dalle piante che vi sono cresciute sotto per poi raggiungere la superficie. A distanza di un paio di settimane da questo scatto, la situazione era notevolmente peggiorata. I lavori per liberare l’impianto sono stati difficoltosi, hanno richiesto tempo/denaro e dovranno essere ripetuti a breve e con regolarità. Ciò che si spende (e si spenderà) per gli interventi di manutenzione poteva essere investito per costruire una struttura sopraelevata di altezza differente in relazione alla necessità dell’operatore di passarvi sotto a piedi, con un normale tagliaerba, o a bordo di una macchina agricola per lavorare il campo e continuare a renderlo produttivo.

Errori macroscopici installazione impianto fotovoltaico

Le piante “emergono” da sotto l’impianto fotovoltaico posto direttamente a terra e vanno a riprendersi
i raggi solari a scapito del corretto funzionamento dell’impianto stesso. Una soluzione sopraelevata
può agevolare la convivenza di entrambi, nonchè il lavoro di manutenzione da parte dell’operatore.
Image’s copyright: ralph-dte.eu