Bici elettrica fai da te. Mobilità in città a risparmio massimo.

Rubrica: Biciclette elettriche e kit di trasformazione

Titolo o argomento: Mobilità in città a risparmio massimo

Se decido di tirar fuori dalla cantina il mio vecchio (ma ben conservato) ciclomotore Malaguti Fifty Top devo affrontare alcune spese per i ricambi utili ad un normale tagliando, per la revisione, per il bollo… Spese tutto sommato accettabili. Quello che non è accettabile è il costo di un’assicurazione che per un ciclomotore 50cc, anche se hai superato i 26 anni, parte dagli 800,00 euro in su senza considerare poi la benzina ed i rincari.

Su un Fifty il problema della benzina è tutto sommato limitato in quanto percorre tranquillamente oltre 40 km/l (vi siete dimenticati questi numeri eh, il passato era ricco di mezzi che consumavano poco e oggi si spaccia per ipertecnologico qualcosa che si avvicina o supera di poco i 20 km/l), ma spendere ogni anno di assicurazione una cifra più alta del valore del mezzo o comunque una cifra non plausibile proprio non mi va giù.

Non esistono solo le bici elettriche “chiavi in mano”…

Così vi informo che non solo esistono le biciclette elettriche (questo lo sapevate già), ma esistono anche kit per trasformare la propria bici in bicicletta elettrica a pedalata assistita. Il massimo dell’economia. Infatti se hai già una bicicletta valida, robusta, funzionante… a cosa ti serve affrontare una spesa che comprende nell’acquisto un nuovo telaio, ruote, freni, cambio, che può tranquillamente superare i 1000,00 euro, quando ne puoi spendere molti meno acquistando solo il motore?

I kit per trasformare la propria bici in elettrica hanno prezzi a partire dai 300,00 euro e sono tutto sommato di facile montaggio. Le potenze vanno dai 200 watt fino ai 500 watt con autonomie (grazie alle batterie agli ioni di litio che si ricaricano in 4-6 ore) dai 30 ai 75 km. Una ricarica ha un costo inferiore ad 1 euro se ti allacci alla rete di casa mentre è gratuita* con un piccolo pannello solare che di giorno ricarica la tua seconda batteria mentre tu sei in giro per la città.

Ci si può spostare agevolmente in città senza inquinare, senza fare rumore, senza pagare il bollo, senza pagare l’assicurazione, senza pagare la benzina, senza pagare tagliandi e revisioni, insomma senza pagare… senza sentirsi ogni volta prosciugati e braccati al primo passo. Sentendosi liberi. Senza considerare poi la ginnastica “agevolata” a tutto beneficio per l’organismo… Puoi sciogliere le tue giunture senza fare grandi sudate e sopperire in modo costruttivo a tutte quelle dannose ore seduto/a in ufficio.

E’ importante però, per legge, che questi motori entrino in funzione solo mentre si sta pedalando (da cui la definizione di pedalata assistita). Trovi utili informazioni al riguardo qui.

Come tutti sappiamo il lato negativo è che, se il fenomeno dovesse prendere “piede”, verranno fatte in pochi giorni leggi che metteranno fastidiose tasse e vincoli su una banale bici elettrica mentre leggi importanti sull’imprenditoria giovanile potranno attendere altri decenni… 😀

*Devi considerare però i costi di ammortamento del kit motore elettrico + 2 pacchi batterie + mini pannello fotovoltaico.

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Confronto batterie per trasformazione bicicletta in e-Bike

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Un kit base è composto da un motore elettrico integrato nel mozzo ruota,
un pacco batterie, un potenziometro nella manopola,
un sensore che rileva che stai pedalando ed un trasformatore di ricarica.

Comunicazione semaforo-veicolo V2V

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Rubrica: The expert on the salmon

Titolo o argomento: Migliorare il flusso del traffico tramite comunicazione tra veicoli e semafori

Tutti noi abbiamo attraversato – o aspettato a lungo – ad un incrocio dotato di semafori intelligenti. Funzionano grazie ad appositi sensori posti sul manto stradale o sullo stesso semaforo i quali indicano la lunghezza della coda di veicoli in attesa del verde. L’evoluzione di questo dispositivo è un sistema di comunicazione tra i veicoli ed il sistema di controllo del semaforo. Ed è proprio a quest’ultimo che viene affidato l’incarico di decidere il momento migliore di cambiare le priorità del traffico per massimizzare il throughput complessivo di veicoli.

Il nuovo sistema (ideato da DENSO Co.) utilizza trasmettitori wireless a corto raggio nelle automobili e negli elementi delle infrastrutture stradali. Il concetto è conosciuto come comunicazione V2V (veicolo a veicolo). Grazie a ciò il semaforo conoscerà più informazioni circa il tipo di veicoli in avvicinamento (da piccole utilitarie fino a grandi camion a rimorchio, dalle biciclette agli autobus pieni) e la quantità di veicoli provenienti da qualsiasi direzione. Questo permetterà al semaforo di sapere che, ad esempio, un unico veicolo si sta avvicinando da una data direzione e poter così ritardare un cambiamento regolarmente programmato abbastanza a lungo da farlo passare qualora il traffico lo permetta.

Sono già in corso alcuni esprimenti con autobus dotati di apparecchi V2V configurati per ridurre il tempo perso in attesa al semaforo rosso. La teoria si basa sul concedere la priorità ad un autobus con 50 passeggeri piuttosto che a 20 auto con un solo passeggero. La vera novità è appunto l’identificazione di ogni tipo di veicolo e delle sue caratteristiche: numero di occupanti, capacità di accelerazione/frenata e “priorità”. Non solo moto e veicoli, ma probabilmente anche le biciclette, potranno portare  a bordo trasmettitori e occupare il loro posto nel flusso di dati.

Infine, oltre a migliorare la nostra esperienza di guida e farci perdere meno tempo, si migliorerà anche la qualità dell’aria. La riduzione del tempo di attesa al semaforo, unita a nuove tecnologie come lo start/stop rapido del motore di Bosch, permetterà di ridurre significativamente l’emissione di gas di scarico nei centri cittadini.

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti.
 Leggi tutti gli articoli della rubrica “The Expert on the Salmon”  a cura dell’Ing. Davide Mazzanti

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La proposta dell’Ing. Rolf Reitz per i motori ibridi benzina-diesel

Ing. Rolf Reitz – Università del Wisconsin a Madison

L’ingegner Rolf Reitz dell’Università del Wisconsin a Madison propone come soluzione ibrida un motore nel quale il sistema di alimentazione provvede a dosare opportune miscele di benzina e gasolio al fine di ridurre le pesanti emissioni inquinanti (che derivano dalla combustione del gasolio).

In condizioni di uso gravoso del motore infatti si può arrivare a miscele di combustibile composte per l’85% da benzina e per il 15% da gasolio. La minima percentuale di gasolio sarebbe infatti utile ad innescare l’accensione del restante 85% di benzina (essendo la benzina molto più difficile del gasolio da accendere). Pertanto il 15% di gasolio avrebbe la funzione di tante micro scintille in camera di scoppio atte ad innescare in modo piuttosto uniforme la benzina.

In condizioni di medio carico si può arrivare ad una miscela di combustibile benzina-gasolio del 50%. Non si può invece arrivare su un motore diesel ad utilizzare come carburante esclusivamente la benzina in quanto questa non si accende facilmente e richiede una scintilla; al contrario il gasolio si accende con la semplice compressione che si genera durante la corsa del pistone verso il punto morto superiore.

Conclusioni

Si cerca quindi di tentare di usare la struttura di un motore diesel con un’alimentazione che sfrutti il meno possibile il gasolio  con le derivanti emissioni di ossidi di azoto e particolato. Una vera sfida tecnica.

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Ibrido benzina diesel. La proposta dell’Ing. Steve Ciatti.

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Rubrica: The expert on the salmon

Titolo o argomento: Proposte per motori ibridi benzina-diesel

Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un costante miglioramento dei consumi di carburante delle nostre autovetture. I due problemi principali legati ai consumi di carburante ovviamente sono da un lato l’elevato prezzo del combustibile (destinato ad aumentare) e dall’altro le emissioni inquinanti derivate dalla combustione. Grazie alle norme internazionali che pongono precisi limiti alle emissioni (le norme Euro), le case automibilistiche sono alla costante ricerca di innovazioni tecnologiche che permettano di ridurre il consumo di combustibile sacrificando il meno possibile le prestazioni della vettura.

Ing. Steve Ciatti – Argonne National Laboratory

Per gli acquirenti si è presentato molte volte il dilemma della scelta tra un performante motore a benzina o un risparmioso ed elastico motore diesel. Ma cosa si ottiene quando si incrocia un motore a benzina con uno diesel? Steve Ciatti, un Ingegnere Meccanico presso l’Argonne National Laboratory, ha qualcosa da dire in proposito. Ciatti crede che il risultato  di un tale incrocio sarebbe un “motore figlio” geneticamente superiore ai suoi genitori. Prendendo le caratteristiche genetiche migliori di entrambi i motori (per il diesel una buona efficienza, per il benzina basse emissioni di ossido di azoto e particolato) si potrebbe ottenere un ibrido considerato il Santo Graal della moderna progettazione di motori a combustibile liquido.

Esistono diversi modi per unire i due motori. Un esempio ne è la recente tecnologia ad accensione per compressione di carica omogenea (HCCI). Nel caso di Steve Ciatti però si sta adottando un approccio leggermente diverso tentando di utilizzare un combustibile con più basso numero di ottani (RON 80-85) rispetto alla tradizionale benzina disponibile (RON 95). Il vantaggio consiste in una benzina più facile da innescare, rispetto alla benzina attualmente in uso, ma non ancora al livello del carburante diesel. Utilizzando un motore diesel modificato (ovviamente privo di candele) l’alimentazione viene programmata in modo tale che gli iniettori spruzzino il combustibile due o tre volte prima che si verifichi l’accensione in prossimità del punto morto superiore. Le ripetute pre-iniezioni di carburante diffondono il carburante in modo più uniforme nella camera di combustione, riducendo le emissioni di particolato e di NOx rispetto ad un motore diesel tradizionale.

Il vantaggio di un basso numero di ottani del carburante è la sua facilità di raffinazione (interessante per le compagnie petrolifere) e la sua maggiore facilità di accensione in camera di scoppio. Il costo del carburante potrebbe essere quindi più basso della benzina normale (al netto delle accise) visto che si tratta di una raffinazione più grezza del petrolio.

Tuttavia vi è un rovescio della medaglia per questo motore ibrido benzina-diesel: un minore numero di ottani infatti favorisce il fenomeno della denotazione. Su questo aspetto si potrebbe sorvolare per l’appunto utilizzando struttura ed organi di un motore diesel*, in tal caso l’affidabilità non sarebbe compromessa.

Altro problema risulta essere una combustione meno generosa con conseguente calo del picco di potenza di circa il 25%. Questo potrebbe costringere il guidatore a ripetute ed abbondanti azioni sull’acceleratore con la conseguenza di un bilancio non del tutto favorevole. La curva di coppia invece rimarrebbe essenzialmente la stessa secondo l’Ing. Steve Ciatti.

Siamo pronti a scommettere che una larga fetta di automobilisti potrebbe anche decidere di sacrificare un po’ di potenza massima in cambio di una soluzione motore/carburante più risparmiosa.

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti.
 Leggi tutti gli articoli della rubrica “The Expert on the Salmon”  a cura dell’Ing. Davide Mazzanti

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*Un motore diesel lavora essenzialmente per detonazione ed è progettato quindi con un  dimensionamento più generoso dei suoi organi (pistoni, bielle, albero motore, basamento) i quali sono chiamati a resistere a sollecitazioni ben più intense rispetto ad un motore a benzina.

Ottenere un brevetto: importanti suggerimenti.

Rubrica: Sogni il tuo brevetto? -7-
Titolo o argomento: Importanti suggerimenti per registrare un brevetto

Per i meno esperti nel settore dei brevetti la cosa migliore che consiglio da sempre è appoggiarsi ad un valido studio di pratiche e brevetti… ce ne sono parecchi nel settore, l’importante è trovarlo preparato e competente.

Nel caso invece volessi praticare un “fai da te” la cosa è fattibile ma leggermente complessa. Nel sunto che ti do troverai i punti fondamentali da seguire.

  1. Prima cosa collegarsi alla camera del commercio e scaricare i moduli pdf da compilare per la domanda di brevetto che sarà naturalmente italiana.
  2. Premetto che se si tratta di un’invenzione nuova  avrai fatto dei disegni tecnici descrittivi. Attenzione però, per il brevetto non è necessario che i disegni descrittivi siano fatti a regola d’arte, a misura ed in tolleranza. Servono disegni semplici in due o tre dimensioni che diano l’idea dell’oggetto in questione. Questi complessivi componenti saranno numerati sui particolari per far capire la descrizione. E’ chiaro che se i disegni saranno ben fatti (magari con il cad) potrai sfruttare questi nelle varie viste e particolari. Devi vedere tu poi con il “descrittivo” quali sono i disegni fondamentali che danno l’idea di originalità e di unicità del brevetto.
  3. Compilare tutto il modulo brevetto (dovrebbero esserci dei “descrittivi in pdf” sul sito della camera per compilarlo).
  4. Descrittivo. Questo punto va associato ai disegni e deve dare, in maniera quanto più precisa, l’idea di cosa si va a brevettare (ricorda che tutti i brevetti saranno esaminati in primis dal nostro Stato Italiano per il discorso sulla sicurezza nazionale. Pensa che se il brevetto risulta utile a livello militare lo Stato può pagartelo e liquidarti o addirittura sottrartelo).
  5. Il punto che andremo a descrivere ora è il più delicato. E’ quello delle rivendicazioni del brevetto. Queste sono importantissime per blindare il brevetto. In altre parole devi far si che il brevetto nelle rivendicazioni non abbia punti critici sul suo punto di forza o unicità.
  6. Sempre nelle rivendicazioni devi trovare il sistema di blindare il brevetto da varianti che possono creare brevetti d’utilità. Qualsiasi modifica miglioratuiva non elencata ma applicativa può essere definita come brevetto di utilità.
  7. A questo punto resta il deposito del brevetto presso la camera del commercio. Ti consiglio prima di depositarlo di telefonare direttamente alla camera di commercio della tua provincia e chiedere informazioni ancora più precise.

Da qui in poi ci sarà il resto delle verifiche e controlli. Infatti la cosa non  finisce qui. Con una spesa aggiuntiva nell’arco dell’anno solare dal giorno di deposito della domanda di brevetto (considera che il brevetto resta coperto a livello internazionale da parte del nostro stato per un anno solare) generalemente si fa il “pct” che verifica a livello internazionale l’unicità del progetto. Consiglio da questo punto in poi però di farsi seguire veramente da uno studio di consulenti specializzati in brevetti perchè la cosa si fa abbastanza laboriosa ed impegnativa.

Consigli a cura di Gianluca De Bei

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Procedura per il brevetto europeo.

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Il ritorno del Fai da te (questa volta Open Source)

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Rubrica: The expert on the salmon

Titolo o argomento: Un nuovo modo di vedere il “Fai da te” e condividerlo con altri appassionati del tuo ramo

Tornando indietro nel tempo con la memoria mi ricordo di quando, appena bambino, osservavo con ammirazione il tavolo degli attrezzi di mio padre. Ci finiva sopra di tutto, dalle vecchie radio alla mia bicicletta e, alla fine della giornata, come per magia tutto tornava a funzionare. Era il mio primo contatto con le riparazioni domestiche.

Oggigiorno però il Fai da Te non solo è passato di moda ma, se si fa parte di quei pochi appassionati ancora interessati, è diventata un’impresa quasi impossibile da realizzare in  proprio. Da un lato la colpa è della maggiore complessità della tecnologia contenuta nei dispositivi (un motore di una moderna utilitaria è esponenzialmente più complesso di quello di una vettura di 50 anni fa) e dall’altro per la naturale riduzione dei prezzi di sostituzione (aprire un lettore mp3 e cercare di ripararlo viene a costare di più che comprarlo nuovo). Anche gli strumenti si sono evoluti, passando dagli indispensabili cacciaviti e saldatori a piccoli attrezzi di precisione chirurgica.

Ma ci sono alcuni progetti che invece tentano di riportare in auge il Fai da Te, con modelli OpenSource di hardware e software. Uno di questi, che mi è sembrato di particolare interesse, si chiama Arduino ed è una piattaforma per il controllo automatico di dispositivi elettronici (ad esempio una macchina fotografica o un irrigatore per un giardino). Una piattaforma che presenta la particolarità di avere il codice aperto ed estremamente personalizzabile. Una piccola scheda elettronica programmabile e gestita dalla comunità di appassionati che desiderano condividere lo sviluppo di un progetto.

Ma a cosa serve una cosa del genere?
Le possibili implementazioni sono limitate solo dalla fantasia degli utenti.
Eccone due esempi:
PHOTODUINO

Si tratta di un progetto Open Source per realizzare un sistema di controllo automatico per una macchina fotografica. Il progetto include la possibilità di collegare ad una normale macchina fotografica dei sensori (fotocellule, sensori sonori o laser) che permettono di realizzare scatti speciali. Per esempio è possibile immortalare un fulmine o settare un determinato livello di rumore per scattare la foto di un palloncino nel momento in cui esplode. Alcuni esempi di foto: galleria foto scattate.

Tutto questo mediante resistenze, condensatori, cavetti elettrici e un paio di transistor, reperibili in qualsiasi negozio di elettronica per pochi euro. Una volta montato tutto il sistema, è possibile configurare il controllo tramite firmware caricato direttamente nell’unità centrale Arduino e modificabile a piacimento.

Fai da Te Open Source

GARDENBOT

Un altro esempio di progetto Fai da Te completamente personalizzabile è Gardenbot. L’idea è quella di realizzare un piccolo giardino domestico (sia interno che esterno) completamente gestito da un cervello elettronico, il cui compito è quello di regolare il livello di irrigazione in base ai diversi parametri di ingresso. E’ possibile infatti collegare l’unità centrale Arduino a un sensore di irradiamento solare, salinità del suolo, umidità e così via. In congiunzione con un software che elabora questi dati in ingresso e li associa ad un modello matematico per l’agricoltura, è possibile veder crescere i nostri ortaggi senza preoccuparsi di innaffiare tutti i giorni. Chissà che non sia un primo passo verso un ritorno all’agricoltura biologica domestica. 😀

Fai da Te Open Source

La chiave del successo di questi progetti sono proprio i tanti appassionati che condividono le proprie esperienze. Per il resto, non ci sono scuse per non provarci: bastano pochi euro per comprare il materiale, scaricare i manuali e il software, e avere nel sangue lo spirito del Fai da Te!

Link interessanti: Auto a idrogeno Open Source

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti.
 Leggi tutti gli articoli della rubrica “The Expert on the Salmon”  a cura dell’Ing. Davide Mazzanti

Aspirapolvere Electrolux con iPod integrato

Per chi come me pensa che una casa pulita sia importante ma che il rumore continuo dell’aspirapolvere sia talvolta stressante, ecco che nasce un prodotto dedicato all’intrattenimento durante le pulizie. Si tratta naturalmente di un aspirapolvere Electrolux ovvero il marchio più prestigioso del pianeta. E’ oltremodo silenzioso e nel suo corpo dal design accattivante sono integrati due altoparlanti ed un subwoofer, nonchè un iPod di ultima generazione in un apposito vano nella parte superiore.

L’idea è quella di poter ascoltare la musica, e non l’aspirapovere, durante le pulizie. Questo permette non solo di non subire un rumore spesso visto dai familiari come molesto, ma di rilassarsi o rinvigorirsi con la musica preferita sfruttando le pulizie domestiche come un esercizio ginnico salutare.

Electrolux con iPod integrato

La storia di un’idea della DEBESS Technologies

LA STORIA DELLA FORCELLA A PARALLELOGRAMMA DI CLAUDIO DE BEI.

Nell’anno 1989 è stato depositato presso la camera del commercio di Vicenza un brevetto di invenzione industriale a nome del sig. De Bei Claudio denominato “GRUPPO DI AMMORTIZZAZIONE ANTERIORE PER MOTOCICLO”.

La tecnica degli anni ’90 prevedeva l’adozione di forcelle di tipo telescopico le quali erano soggette a numerosi svantaggi tra cui la deformazione della geometria dell’avantreno, per effetto degli sforzi di taglio, flessioni e torsioni, rimarchevoli soprattutto ad alta velocità. Lo scopo del progetto del sig. De Bei era quello di realizzare un gruppo per l’ammortizzazione della ruota anteriore di un motociclo esente dagli inconvenienti sopradescritti.

Nel periodo invernale fra il 1989 ed il 1990 nasce l’idea di sviluppare l’intero progetto su una motocicletta da competizione, frutto della collaborazione fra il tecnico De Bei e la società O.Z. una delle Case più affermate nella realizzazione di cerchi per auto in lega di alluminio e magnesio, fornitrice già negli anni ’90 di molti team nel mondiale di F1, e tutt’ora società presente nel mercato con ruote e cerchi che forniscono sia automobili che motociclette.

Con la presenza del Dott. Renato Sonda amministratore delegato dell’O.Z. e convinto sostenitore delle idee del tecnico bassanese si crea già a partire dal 1990 il team O.Z. system presente nel motomondiale con moto sperimentale alla guida dell’affermato pilota ed ora collaudatore ufficiale Aprilia, Marcellino Lucchi.

storia forcella a parallelogramma DEBESS Technologies e Aprilia

Il primo prototipo costruito dal tecnico progettista De Bei risale al 1989. Questo primo passo dell’evoluzione della forcella a parallelogramma è stato montato su una moto giapponese una Kawasaki Gpz 750. Con la collaborazione di una nota officina meccanica della zona e nella persona del titolare Artuso Giuseppe si è costruito questo prototipo dalle dimensioni generose, che presentava la prima forcella a parallelogramma rigida con avancorsa registrabile.

Nel 1990 con la nascita del team O.Z. system comincia l’avventura verso nuovi schemi sulle ciclistiche innovative puntando da subito alla costruzione di una moto da corsa, prototipo da impiegare e sviluppare nel moto mondiale GP250. Con l’acquisto di una Aprilia standard del 1989 il team diede vita allo studio completo di un prototipo da corsa che impiegava della moto di serie solo motore e centraline. Infatti la ciclistica che avvolgeva il propulsore da corsa dell’Aprilia era esclusivamente frutto delle idee del tecnico bassanese che l’aveva completamente ridisegnata e progettata, con nuovi calcoli e distribuzione dei pesi. Il telaio dell’Aprilia 250GP ’89 completamente rimaneggiato a livello di sospensioni presentava, con il nucleo telaio rimasto praticamente l’originale, una forcella anteriore a parallelogramma in fulcrata su biellette saldate al telaio, con l’ammortizzatore anteriore posizionato sotto il serbatoio azionato da un sistema a leveraggi ad articolazione progressiva, con la possibilità di modificarne l’avancorsa semplicemente ruotando due eccentrici sui quali erano imperniati i braccetti inferiori del parallelogramma.

Il frutto di tanto lavoro è stato presentato, a tempo record, al Gp d’Italia a Misano Adriatico nel 1990 dove la moto ha percorso alcuni giri di prova, senza però essere impegata in gara dal team O.Z. con Lucchi.
La moto pubblicata su diverse riviste tecniche motociclistiche ha riscosso anche l’interesse di una nota casa costruttrice di motociclette, l’italiana Aprilia, unica azienda a contrastare il dominio del sol levante nel settore motociclistico.

Questo primo prototipo laboratorio sviluppato dall’O.Z system è stato impiegato dal team solamente come studio prova da impiegarsi in alcune prove del motomondiale del 1990, in previsione di un secondo prototipo da utilizzare e sviluppare in tutto l’arco delle gare del campionato del mondo di velocità 250GP del 1991. Lucchi oltre alle continue prove su circuiti nazionali ed internazionali, infatti ha impiegato il prototipo anche in gare come il GP di Brno ed il campionato italiano a Vallelunga dove il pilota romagnolo ha ottenuto piazzamenti di tutto riguardo considerando il potenziale della moto con motore standard riservato ai clienti.

Con la fine della stagione del motomondiale di velocità Gp250 e l’arrivo della stagione invernale il team O.Z. system capitanato dal progettista De Bei, ha messo in cantiere la seconda versione del prototipo della moto nella versione con carenatura modello 1991 Aprilia e livrea O.Z. La moto è stata presentata al motor Show di Bologna a dicembre del 1990 presso lo stand dell’ O.Z. MOTOR SPORT WHEELS. Il nuovo prototipo 1991 è stato collaudato da Marcellino Lucchi nei primi test dell’anno corrente dando esiti positivi nonostante il propulsore fosse ancora modello standard semi-ufficiale.

Con l’anno 1992 e con i continui test positivi di febbraio e marzo nacque un nuovo team in collaborazione con l’Aprilia che andò ad affiancare il team O.Z. system nel modiale di velocità moto GP250. L’accordo era nato dalla forte richiesta della casa di Noale nella partecipazione allo sviluppo della due e mezzo da corsa con l’innovativo sistema di sospensione a parallelogramma frontale. Infatti parallelamente alle moto costruite dal team O.Z., l’Aprilia e il suo staff tecnico, nelle persone dell’Ing. Gaetano Cocco e dell’Ing. Luca Fabbri quali responsabili sviluppo telai, costruirono due nuovi prototipi da competizione di diverse forme e geometrie rispetto a quelli creati dal tecnico bassanese, ma con lo stesso principio di funzionamento.

storia forcella a parallelogramma DEBESS Technologies e Aprilia

Le conclusioni sicuramente positive sia da parte del tecnico O.Z. sig.De Bei che da parte dei piloti Lucchi e Bosa, hanno trovato riscontro soprattutto dall’ing. Cocco e dall’ing. Wittherven, del Team ufficiale Aprilia, confermando che dopo il loro primo sviluppo al sistema e i positivi test cronometrici in pista, la strada intrapresa dal O.Z. System era sicuramente in discesa.

Il team O.Z. concluse un importante accordo con Aprilia, unica marca Europea a contrastare le moto giapponesi nel Campionato Mondiale classe 250 di velocità su pista, per la fornitura di moto con meccanica ufficiale e ciclistica speciale, con sospensioni anteriori O.Z. System.

Questa collaborazione fu possibile per il grande interesse suscitato presso Aprilia dalle sospensioni ideate dal tecnico bassanese Claudio De Bei e brevettate O.Z.

Il team O.Z. è quindi stato considerato dall’Aprilia stessa, team ufficiale di sviluppo esterno, divenendo così di fatto il terzo team ufficiale asieme al team interno di Loris Reggiani e alla squadra esterna “IBERNA” di Pierfrancesco Chili.

Ringrazio di cuore Gianluca De Bei (figlio dell’ingegnoso tecnico Claudio De Bei) per il prezioso materiale fornitoci per la redazione di questo gruppo di articoli inerenti la forcella rigida con schema a parallelogramma inventata da DEBESS Technologies. Raffaele Berardi.

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Forcella a parallelogramma DEBESS Technologies: Il funzionamento

PERCHE’ LA FORCELLA A PARALLELOGRAMMA

La forcella a parallelogramma (detta anche a quadrilatero) è una soluzione inventata per risolvere quasi tutti i limiti di una sospensione tradizionale telescopica. Gli attriti di strisciamento sono sostituiti da attriti di tipo volvente e questo migliora la scorrevolezza della sospensione la quale non ha steli che scorrono dentro una forcella ma bracci che ruotano attorno a cuscinetti. Il corpo della sospensione ha una maggiore rigidezza rispetto ad una tradizionale forcella telescopica. Adottando appositi leveraggi si può ottenere un comportamento progressivo proprio come nelle sospensioni posteriori a leveraggi progressivi normalmente adottate sulla stragrande maggioranza delle moto. La ruota può avere una traiettoria verticale, per non avere alcuna variazione di passo, oppure può essere inclinata in avanti per ottenere un leggero effetto anti-dive. Anche sull’avancorsa si può avere un buon controllo, la forcella a parallelogramma infatti permette di scegliere tra avancorsa costante al variare della corsa  oppure avancorsa crescente o decrescente a seconda del comportamento della moto che si desidera ottenere.

IL FUNZIONAMENTO

Lo schema a parallelogramma con leveraggi che agiscono sul monoammortizzatore posto sotto al serbatoio assomiglia ai leveraggi progressivi che vengono adottati sui monoammortizzatori posteriori. Sebbene la geometria non sia perfettamente uguale, la logica risulta la medesima: variare il rapporto tra la corsa di escursione della ruota e la corsa di escursione dell’ammortizzatore durante il movimento della ruota stessa sulle imperfezioni del manto stradale o in seguito a staccate, curve e accelerazioni in pista. Per le moto di tipo stradale tale rapporto vale 3 (con escursione della forcella di circa 120mm e dell’ammortizzatore di circa 40mm). Per le moto da Gran Premio il rapporto scende a 2.

In accelerazione, con la sospensione (anteriore ovviamente) quasi completamente estesa è consigliabile che le rigidezze siano ridotte al minimo per assorbire al meglio le piccole asperità dell’asfalto e garantire quindi il contatto al suolo.

In rettilineo la rigidezza della sospensione sarà comunque modesta anche se maggiore del caso precedente dato che il carico statico sarà aumentato.

In frenata con la sospensione che va a comprimersi abbondantemente la rigidezza aumenta per evitare un brusco raggiungimento del finecorsa e garantire un’elevata stabilità del mezzo.

NEL DETTAGLIO

Quando gli steli (1) vanno verso l’alto, i due triangoli sovrapposti (2) ruotano in senso orario azionando una serie di tiranti (3) ed un leveraggio (4) che comprimono l’ammortizzatore. Riferimenti in figura. Agendo con una particolare chiave sul punto (5) si riesce a regolare l’inclinazione degli steli variando di conseguenza l’avancorsa* della sospensione a beneficio delle diverse esigenze di guidabilità del mezzo.

schema evoluto forcella a parallelogramma debess technologies forcella parallelogramma DEBESS Technologies

CHE COS’E’ L’AVANCORSA

L’avancorsa è la distanza espressa in millimetri tra le proiezioni a terra della perpendicolare passante per il centro della ruota e l’asse di rotazione della forcella, questo valore sarà positivo nel caso in cui l’asse di rotazione cadrà anteriormente alla perpendicolare della ruota, altrimenti il valore sarà negativo.

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Un valore elevato di avancorsa, porta a una maggiore stabilità direzionale (facendo inclinare la moto da un lato, lasciando la forcella libera, essa tenderà a far rimanere/ritornare la moto dritta) e ad una minore sensibilità alle imperfezioni della strada/suolo, mentre un valore di avancorsa ridotto porta a effetti opposti, cioè ad una migliore maneggevolezza, precisione e scioltezza nell’inserimento in curva (maggiore velocità nel cambio di direzione). Questi valori sono più adatti al misto ed in montagna; mentre in autostrada è più utile un’avacorsa accentuata (oltre i 12 centimetri misurati sulla linea di terra).

Continua…

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