Caratteristiche tecniche forcella DEBESS Technologies a parallelogramma

CARATTERISTICHE TECHNICHE

Il progettista Claudio De Bei, già negli anni ’80-’90 ha rivoluzionato le sospensioni con diversi accorgimenti tecnici dove la forcella anteriore, a differenza delle tradizionali, presentava una struttura rigida con movimento a parallelogramma comandato da un monoammortizzatore posto sotto il serbatoio. La sospensione funziona con sistema progressivo tramite leveraggi, vi è inoltre la possibilità di regolare l’avancorsa.

Di seguito le caratteristiche tecniche di rilievo che presentano:

  • Un sistema che consente l’escursione verticale della ruota senza alcuna variazione d’interasse e di avancorsa in ogni punto dell’escursione della ruota stessa.
  • Un effetto anti-dive naturale in frenata che limita l’affondamento e le variazioni negative dello spostamento dei pesi.
  • Una rigidità assoluta con assenza di torsioni, flessioni ed osclillazioni rispetto alle tradizionali forcelle telescopiche.
  • Un’elevata sensibilità alle asperità del terreno che non vengono assolutamente trasmesse al pilotatramite gli organi di stezo i quali sono completamente svincolati dal sistema di sospensione.
  • Massima precisione nell’inserimento e nell’uscita di curva anche dopo staccate violente e perfetto mantenimento delle traiettorie impostate che consente elevate velocità di percorrenza di ogni curva.
  • Funzionamento a ridotti angoli di inclinazione dello sterzo che consente grandi doti di maneggevolezza unite a ottinma precisione e direzionabilità sul dritto veloce.
  • La moto utilizzata per il progetto in questione presenta un interasse minore di una tradizionale moto grazie all’escursione verticale della ruota con una diversa ditribuzione dei pesi su due assi che può arrivare all’ottimale ripartizione del 50% all’anteriore e 50% al posteriore.
  • Una forcella che, nel 1991-1992, pesava complessivamente soli 2,8 kg e presentava un ridottissimo peso delle masse non sospese con vantaggi non indifferenti circa la funzionalità e la sensibilità della sospensione stessa.
  • La moto che monta una sospensione a parallelograma ha una geometria dell’avantreno registrabile a piacimento agendo con una particolare chiave sugli eccentrici di regolazione dell’avancorsa per variare l’inclinazione dell’asse dello sterzo.

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Caratteristiche tecniche forcella a parallelogramma

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Forcella DEBESS Technologies a parallelogramma: Lo schema di base

LO SCHEMA DI BASE

Il disegno originale delle sospensioni DE BEI. Da questo disegno originale è partita l’avventura della DBS-OZ system. La sospensione anteriore a parallelogramma e quella posteriore “rotoassiale” (a traiettoria quasi verticale) sono una splendida realtà del MADE IN ITALY portate in pista nel campionato mondiale di velocità GP250 NEGLI ANNI 1991-1992 con Aprilia e Marcellino Lucchi alla guida.

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schema base forcella a parallelogramma

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Forcella a parallelogramma: un brevetto nato da DEBESS Technologies

Le grandi idee, la ricerca, il lavoro che si cela dietro ai grandi marchi

A volte i grandi sono talmente grandi che si tende a puntare i riflettori in modo univoco solo sul prodotto finito. Si finisce così per non far luce su quelle persone che sono presenti dietro un grande lavoro, un grande progetto, una grande idea. DEBESS Technologies con i suoi brevetti di vero e proprio ingegno ha rivestito un ruolo importante nella storia della stranota e stravincente casa motociclistica Aprilia.

Molti non sanno che al di là del prodotto finito che vediamo sulle piste o sulle strade di tutti i giorni, si cela un gran lavoro di ricerca e sperimentazione per trovare nuove soluzioni. DEBESS Technologies con le sue idee ed i suoi brevetti ha collaborato intensamente allo sviluppo di nuove ciclistiche per Aprilia stravolgendo i canoni classici. Di grande interesse tecnico è senza dubbio lo schema della forcella a parallelogramma brevettato da DEBESS Technologies e testato sulle Aprilia da Gran Premio degli anni 1991-1992 guidate da Marcellino Lucchi. Uno schema senza dubbio più articolato e costoso di una comune forcella telescopica ma dagli indubbi vantaggi in termini di precisione, solidità e affidabilità geometrica dell’avantreno. Risultato? A nostro avviso una dinamica della moto senza dubbio da non sottovalutare, testare e approfondire soprattutto oggi grazie ai migliori materiali di cui l’ingegneria dispone, materiali ancora più leggeri e resistenti che possono senza dubbio ovviare all’inconveniente di un baricentro più alto causato da una maggior quantità di componenti all’altezza del serbatoio della moto.

Se ve lo state chiedendo, sappiate che oggi questo schema non è finito nel dimenticatoio… assolutamente. Schemi derivati da quello di DEBESS Technologies vengono adottati ad esempio sui modelli di punta enduro BMW Motorrad (i sistemi Telelever) allo scopo di migliorare le ciclistiche con soluzioni particolarmente raffinate e di prestigio che però “impennano” i prezzi dei prodotti.

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forcella parallelogramma DEBESS Technologies aprilia 250 gp forcella a parallelogramma

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I finalisti di Electrolux Design Lab 2010

L’edizione 2010 del concorso Electrolux Design Lab si concentra su soluzioni creative per la vita negli ambienti a te familiari risparmiando spazio. Nel 2010 si è chiesto agli studenti di design industriale di considerare come la gente prepara e conserva gli alimenti, come ripone e lava i vestiti e come laverà i piatti nelle case del 2050, quando il 74% della popolazione mondiale, si pensa, vivrà in un ambiente urbano.

Clicca sull’immagine sotto per vedere il video degli 8 prodotti finalisti ideati dai migliori studenti di industrial design di tutto il mondo.

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I prodotti più tecnologici Electrolux Dometic Waeco per la casa, il camper, la nautica e
le applicazioni professionali, li trovi da
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Kitchen Hideaway di Electrolux. Una cucina virtuale.

Consente di creare una virtual area di preparazione degli alimenti
che non occupa spazio immediato.

La cucina a scomparsa è un concetto di realtà virtuale al quale non siamo ancora abituati ed al quale uomini e donne appassionati di cucina non si abitueranno mai (giustamente). Tale tecnologia permette alle persone che vivono una vita in carriera, magari frenetica e sempre fuori casa, di usufruire di una cucina centrale robotica (unica per l’intero edificio/condominio hi-tech) comandata virtualmente dall’interno del proprio appartamento tramite un apposito casco. Mediante questo casco gli abitanti di un edificio possono immaginare di essere in una vera cucina atti a preparare un pasto particolare senza gestire realmente mobili, strumenti, elettrodomestici ed ingredienti. I pensieri degli utenti vengono trasmessi agli chef robot presenti all’interno della cucina centrale dell’edificio; quest’ultimi preparano il pasto esattamente come tu stai decidendo mentre indossi il casco “Kitchen Hideaway” dopodiché un sistema di montacarichi provvederà a consegnare il tuo pranzo o la tua cena al tuo appartamento. In questo modo non ti devi preoccupare di acquistare una cucina, degli elettrodomestici né tantomeno di fare la spesa… Eh già perchè la spesa la ordina la cucina robotica dell’edificio sulla base delle richieste dei condomini.

La Kitchen Hideaway è un’idea di Daniel Dobrogorsky, Australia.

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Impianti fotovoltaici: ricavare energia dalle tende fotovoltaiche

Rubrica: Impianti fotovoltaici

Titolo o argomento: Tende fotovoltaiche

Se fino a pochi mesi fa per noi il termine fotovoltaico significava abbinare all’abitazione un costoso e poco convincente (dal punto di vista estetico) impianto formato da pannelli, staffe e supporti da fissare sul tetto… ecco che qualcosa sta per cambiare.

Non solo i prezzi degli impianti fotovoltaici sono scesi drasticamente (con particolare riferimento all’anno 2008), non solo si sono evoluti al punto di avere supporti a forma di coppo per la perfetta integrazione con il tetto, non solo si è arrivati alla possibilità di montarli sulle facciate dei condomini, non solo si sono assottigliati grazie agli abbondanti studi condotti dai tedeschi sulla tecnologia thin film (vedi i link correlati in basso), ma siamo arrivati persino a cambiare dimensione… uscire dalla logica del solido pesante, ingombrante, talvolta antiestetico che invade il tetto, per arrivare -finalmente- ad avere un motivo in più per abbellire un’abitazione: siamo arrivati alle Tende fotovoltaiche.

Si possono installare in casa come normali tende, si possono aprire e chiudere come normali tende ma si mostrano anche come la soluzione migliore per realizzare piccoli grandi portici,  pergolati, gazebi, serre, coperture da porre sopra l’arredo in giardino, su terrazzi e balconi, sulle vetrine dei negozi (sia in interno che in esterno), nel parco sotto casa, sui posti auto al mare…

Mai stato facile come ora produrre energia in modo “bello” oltre che pulito. Questa tecnologia non è ancora disponibile in commercio e bisognerà attendere un pò, come per tutte le nuove tecnologie inizialmente sarà molto costosa ma si pensa che già nel giro di 3 anni il suo prezzo possa calare drasticamente al punto di costare poco più di normali tende ma con la differenza che per queste saranno previsti incentivi dallo stato.

Ora immaginiamo proprio che i comuni dovranno finalmente ridurre l’enorme mole di inutile burocrazia a vantaggio delle famiglie che vogliono “coprire” una parte di giardino o un posto auto!

Note

La scienza che ha permesso di ottenere un simile risultato si chiama: Nanotecnologia OPV (Organic Photovoltaics).

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Fotovoltaico – Thin Film

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Image’s coyright: cityproject.it

Albero motore in acciaio

Rubrica: Materiali e motori

Titolo o argomento: Albero motore

La ghisa viene impiegata per la produzione di alberi motore destinati a rotazioni non superiori ai 7000-7500 giri al minuto. Si tratta del materiale più economico per questo tipo di organio meccanico. La sua ottimale lavorabilità ed i costi contenuti ne giustificano il largo impiego nei motori stradali. Ma quando il motore è in grado di raggiungere con scioltezza gli 8000-9000 giri al minuto ecco che si deve soddisfare una maggiore richiesta di affidabilità e performance da parte del materiale impiegato. Sopra i 7500 giri al minuto il materiale utilizzato per questo organo deve avere dei fondamentali requisiti:

  • Elevata resistenza
  • Ottimo modulo elastico
  • Tenacità al cuore
  • Durezza superficiale

L’unico materiale che soddisfa queste necessità è l’acciaio. Più precisamente Acciai al carbonio da cementazione (vengono scelti prevalentemente per i motori a due tempi) e acciai legati da bonifica. Tra quelli di maggiore impiego in campo motoristico troviamo gli acciai al Cromo Manganese (per motori poco sollecitati), gli acciai al Cromo Molibdeno, gli acciai al Nichel Cromo, gli acciai al Nichel Cromo Molideno e gli acciai da Nitrurazione i quali vengono adottati in particolar modo in F1.

Maggiori informazioni sul sito Automotive & Motorsport di Ralph DTE: www.ralph-dte.net

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In figura un albero motore in acciaio per uso motociclistico

Formula1: Frenata dell’evoluzione tecnica.

Rubrica: Curiosità tecnica da corsa
Titolo o argomento: Frenata evoluzione tecnica in F1

Un netto ritorno al passato per la Formula1 moderna. Un ritorno al passato spesso presentato con la veste di novità tecniche. Ma perchè questo non è vero?

sospensioni_pul_rod_arrows_a21.jpgIn primis… La performate Red Bull di Adrian Newey adotta sospensioni PULL ROD anziché PUSH ROD per il valido motivo tecnico che un “tirante” (PULL) a parità di forze in gioco può essere realizzato con un dimensionamento meno generoso a tutto vantaggio dell’aerodinamica. Ed il motivo che ha spinto Newey a questa soluzione è proprio la ricerca della massima performance aerodinamica ottenibile. Ma questa soluzione non è nuova, essa infatti è già stata adottata dalle Arrows degli anni ’90 (Arrows A21) le quali ottennero le migliori velocità di punta del parco macchine proprio grazie a questa soluzione. La foto sopra a sinistra raffigura il sistema pull rod già adottato dalla Arrows oltre 15 anni fa.

formula1_alettoni_semovibili.jpgSecondo. Gli alettoni semovibili di cui si parla nel campionato F1 2010 sembrano essere l’ultima trovata geniale dei tecnici, ma è realmente così? Naturalmente no. Già negli anni ’60, ovvero ben cinquant’anni fa, le vetture di F1 erano dotate di un comando che veniva utilizzato dai piloti per ridurre l’inclinazione delle ali nei rettilinei e per ridare carico in frenata e durante le curva… Come andò a finire? La federazione decise di abolire questa sorta di trucchetto e rendere le ali fisse per preservare la vita dei piloti in seguito a gravi incidenti che si verificarono. Che succeda di nuovo? Infine oggi la Mc Laren ritorna alle soluzioni adottate prima degli anni ’80 in cui non vi era alcuna presa d’aria dinamica sopra la testa dei piloti a vantaggio di una minore (o assente) turbolenza nel retro della monoposto. A quanto pare il beneficio aerodinamico che se ne ricava è maggiore di quello che si ottiene con una migliore “respirazione” del motore. Niente di nuovo quindi francamente spero che il ritorno al passato porti con sé anche maggiori sorpassi e spettacolo senza andare mai a scapito della sicurezza del pilota…

L’auto elettrica è la soluzione in ogni caso?

L’auto elettrica andrebbe abbinata al fotovoltaico…

Dice Horacio Pagani (Papà della Pagani Zonda) in una curiosa intervista pubblicata su TopGear che per il momento la soluzione dell’elettrico potrebbe non essere realmente la soluzione più ecologica. Perchè? Per un motivo banalissimo in fondo. Utilizzare un’auto elettrica in un paese che non predilige le fonti di energia rinnovabili significa solo delocalizzare il problema inquinamento. Mi spiego meglio. L’Italia, come è noto a chi si è documentato, per le energie rinnovabili e pulite e quindi per il fotovoltaico, l’eolico, le biomasse, le correnti marine… è davvero indietro. E’ pertanto inutile acquistare una vettura elettrica desiderando per principio di inquinare meno quando poi la sera, attaccando la spina per effettuare la ricarica, prenderemo energia da una enorme centrale a carbone magari realizzata in Amazzonia. Sposteremo l’inquinamento che assilla le nostre città in un’altra parte del pianeta. Come dargli torto? In fondo cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.

auto_elettrica_e_fotovoltaico.jpg

Nell’immagine la presa di ricarica delle vetture puramente elettriche della TESLA. Tale azienda oggi è sicuramente la migliore sul pianeta. Ha realizzato e omologato vetture che vantano velocità di punta da vera sportiva (oltre 210km/h), tempi di ricarica incredibilmente rapidi (2 ore la ricarica rapida), e autonomie con elevatissimi chilometraggi (oltre 350 km). Questo prodotto, abbinato ad un impianto di ricarica fotovoltaico, sarebbe il massimo del massimo attualmente.