Esempio di studio di funzione con 2 moduli

Rubrica: Matematicamente, Speciale funzioni matematiche – 5
Titolo o argomento: Esercizio svolto in modo chiaro in ogni sua parte

Ecco a voi passaggi semplici e con tutte le spiegazioni passo passo che spesso ci imbarazziamo a chiedere ai professori. La funzione che andiamo a studiare presenta più particolarità e dettagli del normale, ragione per cui è stata scelta.

Clicca qui per vedere lo studio della funzione

!! pdf in aggiornamento !!

Spiegato ed illustrato passo dopo passo. Tratto da un appello di Analisi Matematica 1

Un esercizio piuttosto articolato che richiede di “ragionare”, motivo per cui ve lo spieghiamo con calma. Non impiegherai più di due ore nel leggerlo e rileggerlo più volte… Uno sforzo che vale la pena fare per prepararsi ad un simile esame con una grande quantità di esercizi.

grafico-funzione_500x500.jpg

Suggerimenti:

  • Dai una scorsa veloce all’intera pagina allegata

  • Successivamente inizia a leggere ogni argomento con calma senza avere fretta di finire subito

  • Rileggi la stessa cosa più volte fino a capire i motivi di ogni passaggio

  • Verifica i conti su un foglio

  • Ripassa le disequazioni di primo e secondo grado e quelle fratte

  • Confronta il grafico presente sulla pagina con quello che otterrai ad esempio dalla calcolatrice scientifica

  • Procurati una tabella delle derivate

  • Leggi i precedenti articoli di Matematicamente speciale funzioni matematiche…

… Li trovi selezionando MatematicaMENTE nelle categorie a lato di questo BLOG.

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Speciale funzioni matematiche -4- Come si studia una funzione
Speciale funzioni matematiche -5- Esercizio svolto in ogni sua parte

La casa, un investimento sicuro?

Rispondendo ad una moltitudine di lettori

Non è detto!

Su cosa si batte ultimamente? Sui prezzi. Si cerca di risparmiare il più possibile senza rendersi conto dei rischi cui si va incontro. E’ il caso di Rita che ci ha raccontato la sua esperienza a dir poco negativa in un acquisto che era meglio non fare.

Attratta dal prezzo vantaggioso, oltre un anno fa, Rita ha acquistato un appartamento con ingresso indipendente in un condominio a mo’ di villette. Una casa tutto sommato piuttosto carina che ha comportato però un mutuo di 20 anni.

Dopo poche settimane dal trasloco Rita si è accorta che in cucina ed in camera da letto vi erano notevoli macchie di umidità. Nel giro di pochissimi giorni si sono trasformate in vere e proprie infiltrazioni.

Dopo aver tentato invano di far sistemare il difetto all’impresa cui si era rivolta, ha deciso di chiamare un tecnico di tasca sua. In soldoni è emersa la quasi totale assenza di isolamenti adeguati. Non solo non ci sono isolamenti a norma di legge, ma non ci sono proprio isolamenti di alcun genere.

Indipendentemente dalle conseguenze legali di cui non conosciamo i dettagli, il risultato è stato che Rita ha provato a rivendersi la casa senza successo, ovviamente ha tentato di vendere ad un prezzo più basso di quello pagato, avvisando i possibili acquirenti del difetto e pensando che lo sconto fatto sarebbe bastato per compensare i lavori… Insomma ha provato a vendere la casa per chiudere il mutuo non avendo i soldi per potersi pagare da sola la sistemazione degli isolamenti.

Da numerose visite, numerosi colloqui con tecnici del settore, geometri, costruttori, agenti immobiliari, amici nel settore edile ecc, è emerso che attualmente il valore di quella casa è ZERO. Inserire gli adeguati isolamenti, a casa finita, ha un costo oltremodo elevato. Nessuno vuole acquistare quella casa o le altre presenti in quella schiera di appartamenti (visto che non è l’unica ad avere manifestato tali gravi problemi).

Spesso, spendere un pò di più, da un ritorno nel tempo… Spesso però, spendere un pò di più è impossibile e si cade in una serie di problemi con gravi ritorsioni nel tempo. Passi l’elettrodomestico difettoso trovato nel centro commerciale, passi la spesa errata di qualche centinaio d’euro o la delusione per l’auto che non va come vorremmo, ma non può passare una spesa che segna la vita di una famiglia e che ci si deve portar dietro per 20 anni se non di più. Quando siete nel dubbio, meglio non fare l’acquisto… Sicuramente.

La casa deve essere fatta bene punto… e dovete esser certi che sia così.

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Si è rotta davvero la guarnizione della testata?

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili -10-

Titolo o argomento: Si è rotta davvero la guarnizione della testata?

Quali altri danni possono dar sintomi simili alla “costosa” rottura della guarnizione della testata?

  1. Il termostato (in sintesi: l’organo che permette il passaggio dell’acqua dal radiatore al monoblocco) è bloccato in posizione chiusa. L’acqua di refrigerazione dal radiatore non riesce a raggiungere il monoblocco del motore. Costo operazione e sostituzione termostato: pochi Euro. Cifre che possono aggirarsi intorno ad una decina scarsa di Euro + la manodopera.

  2. La ventola del radiatore non parte più perchè si è incantato o danneggiato il sensore sul radiatore.

  3. Si è rotto l’impianto di riscaldamento (non il clima) e il radiatorino dello stesso o un manicotto perde acqua. Verifica se si bagnano i tappetini all’interno dell’abitacolo.

  4. Si è rotto un manicotto che trasporta liquido refrigerante nel vano motore. Verifica la presenza di acqua verdina sotto la vettura in garage.

  5. Si è rotta la pompa dell’acqua. Il suddetto organo non garantisce più la dovuta tenuta. Verifica strisciate di liquido refrigerante (non confonderlo con l’olio ben più scuro) sul lato pompa dell’acqua, ossia il lato cinghia di distribuzione.

  6. Il radiatore è ostruito. Può esserci anche semplicemente un eccesso di foglie o una busta di plastica incastrata sulla bocca del radiatore.

Infine ma solo infine può essere dovuto ad una rottura della guarnizione della testa. L’acqua entra in camera di combustione. Cambia il suono del motore. Le candele sono imbrattate. Il liquido nel vaso di espansione è sporco di olio o prodotti della combustione.

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Perchè le pubblicità comiche non funzionano più?

Rubrica: Pubblicità e dintorni

Titolo o argomento: Comicità

Quando il mondo della pubblicità ha virato puntando sulla comicità, ha trovato un metodo ottimo per ottenere attenzione e raggiungere il pubblico da casa. Ci si affezionava a curiose e improbabili storielle durante le quali, tra le righe si presentava un marchio, un prodotto…

Un’idea ottima che ha funzionato per molti anni. Tuttavia oggi qualcosa non va. Le pubblicità divertenti attirano il pubblico che però spesso e volentieri nemmeno ricorda il prodotto pubblicizzato o i contenuti dell’offerta mostrata.

Spesso il personaggio che recita nello sketch è più famoso del prodotto pubblicizzato. Questo, oltre a portare grandi costi per chi commissiona una pubblicità, fa si che pochissimi si ricordino l’oggetto della promozione. E’ molto più facile che ci si ricordi la battuta detta dal comico. Tuttavia esistono delle eccezioni come ad esempio la pubblicità di FASTWEB nella quale Valentino Rossi non è protagonista di scene in moto e non ha nulla a che fare con il suo mondo (idea ottima a mio avviso) e, incuriositi dal fatto di vederlo in una veste più quotidiana, ascoltiamo cosa ha da dire insieme al simpaticissimo comico Paolo Cevoli.

Al contrario nel caso di quell’altra pubblicità, che non ricordo mai qual è, Mike Bongiorno e Fiorello mi fanno ridere ancor di più ma non è mai successo una sola volta che mi ricordassi cosa cavolo stessero pubblicizzando. Mi distolgono troppo dall’oggetto del messaggio.

L’esempio migliore che mi viene alla mente (è penso sia ottimo visto che conosco molte persone che lo ricordano in qualunque momento) è quello della pubblicità della Palio nella quale un ciclista, ai semafori,  si appoggiava sempre sul cofano di una Palio nuova nuova… Il risultato fu che l’automobilista, scocciato, all’ennesimo semaforo mise la retromarcia all’improvviso e il ciclista cadde. Pubblicità a dir poco ottima visto che a distanza di anni la gente ricorda queste 3 parole: ciclista, fiat, palio… Il bello è che la pubblicità costò veramente poco ed i protagonisti erano perfetti sconosciuti (ragione per cui lo spot costò poco). La pubblicità ebbe molto successo, la vettura un pò meno… Ma questo è per un altro motivo…

I segreti dei consumi di carburante

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili
Titolo o argomento: I segreti dei consumi di carburante

Introduzione

Ho notato che c’è molta confusione quando si parla di consumi di auto. E’ ancora forte la credenza che le piccole utilitarie consumino meno. Niente di più sbagliato.

Ho conosciuto tanta gente che aveva piccole vetture come la panda e al tempo stesso lamentavano percorrenze di 10 chilometri al litro. Uno di loro in particolare mi sorprese perché negli anni ’90 passò dalla Panda alla tanto agognata Lancia Delta HF Integrale. Mi dimostrò che utilizzando debitamente la sua Lancia secondo le norme stradali, i consumi erano molto molto simili, ossia sui 10 km/l sia per la Panda sia per la Delta. Eppure la prima era un 750 la seconda un 2000 turbo 16 valvole.

Durante un test sui consumi condotto da quattroruote (ai tempi in cui uscì la prima Z3), presero in prova una Z3M e usandola nell’extraurbano raggiunsero i 18 km al litro… Con 321 CV!!! Possiedo una Renault Clio 1.8 16v (140CV) del ’92, una macchina che ha quasi 20 anni e che consuma meno della Panda (circa 60 CV) che la mia ragazza ha comprato l’anno scorso. La mia Clio, tutta egregiamente originale e tenuta a puntino percorre tranquillamente 14-15km/l, la Panda della mia ragazza (nuova) rasenta i 10km/l. Io ho più del doppio della sua potenza. Per fortuna in questi anni Toyota ha spiegato che con un motore brillante si possono ottenere consumi inferiori. E finalmente! Mi credevano solo gli altri motoristi fino a pochi anni fa.

Ragionando per estremi, una Ferrari F50 con un motore 12 cilindri 4,7cc 520 CV ha dei consumi paurosi, mi sembra ovvio… Ma si tratta di ben 12Cilindri. Immaginate di prendere lo stesso motore, frazionarlo, e trasformarlo in un 4 cilindri. Consumerebbe di più o di meno di quello di una comune auto “piccola” a 4 cilindri? La risposta è che consumerebbe molto meno, ma costerebbe un’esagerazione di più per l’elevata raffinatezza. I primi motori a “benzina” a “iniezione diretta” di Renault e Audi di qualche anno fa, avevano consumi davvero contenuti in proporzione alle vetture sulle quali erano montati. Oggi si stanno adeguando un pò tutti in seguito alle nuove normative della comunità europea.

Fattori importanti

I consumi non dipendono da quanto è piccola una macchina. Non è assolutamente detto che una vettura piccola consumi meno di una più grande. Quello che è certo è che la vettura piccola costa meno di quella più grande. Ma non a pari qualità. Costa meno a scapito di tutti i parametri che regolano la qualità di una vettura fatta eccezione per l’impianto idraulico dei freni (che deve essere supersicuro) e quello dello sterzo (anche se non sempre).

I consumi dipendono da:

  • Raffinatezza ed efficienza del motore (tolleranze, giochi, accoppiamenti di organi meccanici, rendimento termico e volumetrico. Avremo modo di parlarne in seguito.)
  • Qualità del carburante usato
  • Peso del veicolo
  • Peso delle persone a bordo
  • Aerodinamica
  • Larghezza pneumatici
  • Presenza di Accessori quali portapacchi
  • Finestrini aperti
  • Aria condizionata accesa
  • Strada che si percorre
  • Modo di guidare
  • Elettronica
  • Utilizzo eccessivo dei freni
  • Azioni abbondanti sull’acceleratore

Consumo Specifico

Inoltre vediamo come si calcola il consumo specifico di un motore:

Consumo specifico di carburante:

Csc=Mc/Pe

dove Mc è la massa del combustibile

e Pe è la potenza effettiva erogata

E’ tuttavia un parametro dimensionale e, la sua unità di misura, è  g/KWh ovvero grammi di combustibile su chilowatt ora.

Il Consumo specifico di energia, invece, è un parametro “adimensionale” e vale:

Cse=(Mc·Hi)/pe

dove Hi è il potere calorifico inferiore del combustibile ossia la quantità di calore sviluppata nel corso della combustione completa dell’unità di massa del combustibile considerato.

Il reciproco del consumo specifico di energia, ovvero 1/Cse rappresenta il RENDIMENTO GLOBALE DEL MOTORE:

ηg=1/Cse

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L’elettronica

Bisogna infine tenere conto di un parametro importantissimo al quale nessuno, o quasi, fa caso: L’elettronica.

Se una vettura viene prodotta con un dato motore (ad esempio un 1.9 TD) e se nell’anno in cui la vettura esce in produzione, aumentano le tasse di possesso delle automobili (il bollo) o le assicurazioni, le case costruttrici, per evitare di perdere le vendite e quindi i clienti, intervengono sull’elettronica (la famosa centralina) limitando le prestazioni del motore ed abbassando i suoi valori di coppia e potenza. Ne segue che la vettura sarà soggetta ad un bollo minore e chi era intenzionato ad acquistarla probabilmente non vi rinuncerà. Sono centinaia i casi. E’ una cosa molto frequente adattare la potenza del motore alle richieste della clientela tarando le centraline.

Spesso questo fenomeno da modo ai preparatori di centraline elettroniche, di riportare (in caso di piccole differenze) ai valori ottimali la coppia e la potenza erogate dal motore con un conseguente abbassamento (chissà come mai) dei consumi tanto pubblicizzato specie sulle riviste.

Un motore ben fatto, ben studiato, che gira rotondo, che non è soffocato, che non porta un peso eccessivo farà sicuramente meglio di un’utilitaria uscita male di fabbrica sotto ogni aspetto.

Conclusioni

Se le piccole utilitarie non vantano consumi contenuti tanto quanto ci si aspetta, vantano però bolli e assicurazioni più bassi. Questo ovviamente può essere considerato un vantaggio. I ricambi non risultano essere più economici di auto più prestanti, anzi… molto spesso si verifica il contrario. Il paraurti di una BMW serie 3 costa la metà di un paraurti di una Renault Clio. Verificate voi stessi. Le candele di una Golf costano di più delle candele di una “macchina” da corsa ben più prestigiosa. Rovinare il motore su una nota vettura a metano (ed è successo a 9 clienti su 10) costa molto di più che aver comprato la medesima vettura a benzina ed aver pagato il carburante. E così via…

TUTTAVIA l’automobile è un modo di esprimersi, di vivere, un Status Symbol… Mai criticare le vetture degli altri, noi italiani siamo molto permalosi in merito. Il mio è un ruolo delicato, la gente mi chiede informazioni sulla propria vettura e spesso mi vedo costretto a mentire perchè altrimenti ci si offende. Quindi il mio consiglio è:

“Acquistate l’auto che vi piace. Tutto qui. Non ci pensate troppo. Un appassionato come me, come ce ne sono tanti, che si ritrova però ad essere motorista, perito meccanico e laureando in Ing. Meccanica, magari vorrà qualcosa di più da un’auto e si ritroverà ad essere più “criticone”, “borbottone” e “razionale” nelle sue scelte… 😀 “

NOTE:

nel prossimo articolo vi sveleremo una curiosità quasi straordinaria su una nota supercar italiana.

Simulazioni in Grande Stile

IWay

I-Way è il più grande centro di simulatori di guida di F1 del mondo con i suoi 5000 metri quadri, 6 vere scocche in carbonio di F1, 6 vere scocche di vetture da 24 hours du mans, 6 scocche di vetture da Rally e una serie infinita di computer che riescono a riprodurre ogni condizione di guida su qualunque tracciato. Le macchine sono disposte in fila per due. Sei per ogni hangar. Un sistema di luci rende l’atmosfera ancora più futuristica di quello che è. Eh già perché qui il futuro ce lo avete davanti visto che queste F1 si muovono “regalando” (si fa per dire…) accelerazioni e decelerazioni fino a 2g, praticamente reali, grazie ad un sofisticato sistema di pistoni idraulici che imprimono a vettura e pilota accelerazioni longitudinali e laterali prossime a quelle vere. Unica nota dolente un rollio, un beccheggio e un’imbardata a dir poco eccessivi.

Test scientifici hanno dimostrato che i piloti che “guidano” un simulatore di F1 della I-Way e quelli che vanno in pista realmente hanno medesime sensazioni: stessi battiti, stessa produzione di adrenalina, stesso stress… rischiando, ovviamente, molto meno.

Articolo suggerito da: Federico
Fonte: la Repubblica.it

Le 3R della sostenibilità – Riciclare

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Rubrica: The expert on the salmon
Titolo o argomento: Le 3R della sostenibilità – parte 4

Riciclaggio

La terza R della nostra trilogia ambientale parla di quello che oggigiorno rappresenta la destinazione dell’11% di tutti i rifiuti Italiani: il riciclaggio.

Già, solo l’11%.

Sebbene infatti con il progredire delle tecniche di riciclaggio si è riusciti ad aumentare il rendimento del recupero (vetro e metalli sono vicini al 100%), rimane ancora una questione aperta:

convincere le persone a fare la loro parte.

In qualsiasi paese, la maggior parte delle persone dice di essere favorevole al riciclaggio. Ma concretamente solo una piccola percentuale è attivamente impegnata nel dividere la propria immondizia per tipo di materiale e utilizzare sacchetti diversi per ognuno di essi. E pensare che questa semplice operazione potrebbe portare all’innesco di una catena di risparmi: meno materie prime sprecate, meno energia consumata, meno inquinanti immessi nell’atmosfera.. migliore qualità di vita per l’ambiente e per le nostre tasche.
In questo fronte, si stanno muovendo molte entità distinte. Da un lato ci sono i comuni (come quello di Ancona 😀 ) che stanno obbligando le famiglie a distribuire i propri rifiuti in appositi cassonetti distinti. In questo modo si disincentiva il più possibile l’utilizzo del cassonetto unico per i rifiuti domestici.

Però che fare con i rifiuti che si producono fuori dall’ambito domestico?

Molte imprese si sono interessate al tema, con il chiaro obiettivo di generare un business. Un esempio lo da una società australiana di distributori automatici, la Envirobank Recycling che ha creato delle macchine da collocare al lato dei normali distributori per raccogliere le lattine utilizzate.

Invece di gettare la lattina nel cassonetto, la si introduce nella macchina riciclatrice e in cambio si ottiene uno sconto su un’altra bibita o un coupon con il quale ricaricare il cellulare.

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E l’impresa ha già in cantiere altre macchine con lo stesso funzionamento per diversi tipi di residui (plastica, olio esausto, batterie, ecc.) da applicare nei luoghi adeguati: dai centri commerciali alle stazioni di rifornimento.

Altre idee interessanti vengono ad esempio da Apple che negli USA ha aperto un servizio di raccolta a domicilio nelle scuole e negli uffici pubblici per la raccolta e lo smaltimento dei vecchi computer o dispositivi elettronici (di qualsiasi marca).
Ma senza dubbio l’idea più originale l’ha avuta CocaCola.. Da quest’anno nella maggior parte degli stadi di baseball sono presenti al lato dei distributori automatici di lattine, dei cestini a forma di “ricevitore”: una volta terminata la bevanda basterà prendere la mira e utilizzare la lattina come una palla da baseball e fare centro. Ma senza preoccuparsi perché sia quelle che entrano, sia le altre, vengono raccolte e portate al centro di riciclaggio più vicino.

Probabilmente vedremo nei prossimi tempi queste e molte altre idee arrivare anche in Italia, con l’aumentare del prezzo delle materia prime (il costo della lattina incide per il 35% circa sul prezzo di vendita di una bevanda) le imprese si ingegneranno sempre più su come recuperare questi scarti.

A beneficio anche dell’ambiente.

Se dopo anni di leggi ambientali siamo solo all’11% di riciclaggio, forse sarà proprio la creatività a fare centro nell’animo dei consumatori.

Articolo scritto da:
Ing. Gestionale Davide Mazzanti.
Fonte: Ison21.com

Velocità o Handling? Tu cosa scegli?

Rubrica: Dinamica del veicolo
Titolo o argomento: Velocità o handiling? Tu cosa scegli?

Chi non ha sentito i discorsi fatti al bar tra appassionati o fanatici. Chi non ha mai sentito correzioni su un dato per 2 cavalli, di seguito un paio di esempi “classici”:

Affermazione: “Bella la tua nuova auto, ma questa è quella da 170 cavalli!!!!”
Risposta:
“172 cavalli…”

oppure:

Affermazione: “Ma quanto fa la GTi che hai comprato?”
Risposta:
“Eh… le riviste la danno per 208km/h ma l’ho portata fino a 220…”

Io mi chiedo dove e quando…

Ebbene, questo era per dire quanto siamo attaccati al numerino, ci si corregge per 2 miseri cavalli e si sparano velocità mai viste (almeno me lo auguro…) come se questa fosse l’unica caratteristica importante di un mezzo. Avete mai guidato un mezzo maneggevole? Sapete cos’è una prova di Handling? Lo sapevi che nove automobilisti su dieci non sanno guidare la propria sportiva?

Un mio amico (Guido), nonostante si occupi di grafica in ogni sua forma, ha il pallino delle auto da corsa. Come molti grandi appassionati, predilige le auto senza compromessi, adora portare la sua Opel Speedster in pista, gli piacciono anche le simulazioni su Live for speed e, cosa più importante, ama imparare a guidare/pilotare sempre meglio. Va in pista con un suo amico pilota ed impara la dinamica della sua vettura curva dopo curva, esperienza dopo esperienza… Inoltre la sua è stata una scelta molto particolare: non ha puntato sui cavalli (sul fantomatico numerino) ha puntato su un telaio in grado di dare emozioni, in grado di fare selezione tra un comune guidatore ed un pilota. Un telaio leggero, una vettura nel complesso molto leggera con una potenza, che in simili casi, vale doppio. Immaginate una vettura di 1400-1500 KG con 300 Cavalli e immaginate una vettura con circa 200 Cavalli e la metà del peso da portare… Quale credete vada più forte? Vetture come la Opel Speedster o la sorella Lotus Elise sono in grado di far soffrire in pista vetture di cilindrate e stazza molto maggiori.

Sono vetture in grado di divorare una curva dopo l’altra con un agilità innata. Sono vetture che si guidano sfiorando l’acceleratore, staccando in fondo al rettilineo nell’ultimo punto dove è possibile farlo, nel punto in cui per altre vetture, frenare lì, equivarrebbe a fare un bel dritto. Sono vetture con le quali, se non conosci la dinamica del sottosterzo e sovrasterzo, non puoi nemmeno fare un breve giro. La totale assenza di elettronica fa sì che il divertimento sia puro… purissimo. Devi veramente impegnarti ed esasperare le tue conoscenze di tecnica di guida e  qui, i numerini che contano, sono solo quelli delle tarature dell’assetto…

lotus-elise.jpg

Un esempio interessante di apprendimento di guida sportiva in pista

Nel video seguente l’audio non è dei migliori ma è assai interessante osservare le indicazioni e le correzione che il pilota istruttore da all’allievo circa il punto in cui frenare, come scalare le marce e in quale momento, come entrare in curva, la traiettoria da seguire, quando riaprire il gas… La pista è l’unica giuria che decide se sei un pilota.

https://www.youtube.com/watch?v=8RLXocYGVI4

Impossibile paragonarlo alla guida di tutti i giorni.

Impossibile paragonarlo alle bravate che vengono fatte su strada.

Impossibile dire di saper guidare bene se non si sono fatte prove di questo genere.

Compatta digitale: profondità di campo

Rubrica: Portare al limite una compatta digitale -4-
Titolo o argomento: Profondità di campo

Il diaframma, oltre ad attenuare la luce, ha un compito non da poco:

La regolazione della profondità di campo.

Attraverso la regolazione del diaframma, presente anche su una semplice compatta come la canon A540 (posizione sulla funzione AV), decidiamo fin dove mettere a fuoco o meno. Gli spazi dietro e avanti l’oggetto messo a fuoco, possono essere anch’essi messi a fuoco o meno.

  • Ad un f-stop piccolo ovvero diaframma molto aperto, corrisponde una piccola profondità di campo. Ne segue che il soggetto della foto è a fuoco mentre gli oggetti avanti al soggetto e lo sfondo, risultano sfuocati. Tecnica di fondamentale importanza se si deve risaltare un primo piano in una foto o un dialogo in una scena di un film ad esempio.

  • Nella prima foto l’f-stop della canon A540 era impostato su 2.6. Notiamo come gli oggetti davanti e dietro il vasetto centrale, siano sfuocati.

f-stop-piccolo.jpg

  • Ad un f-stop grande ovvero diaframma poco aperto, corrisponde una più ampia prodondità di campo. Si può mettere correttamente a fuoco il sogetto e tutto ciò che lo circonda.

  • Nella seconda foto l’f-stop della stessa compatta digitale era impostato su 8.0. La zona a fuoco diventa, di conseguenza, maggiore.

 f-stop-grande.jpg

 Inoltre è possibile osservare come la luce delle due foto sia differente (gli effetti su una reflex potrebbero essere differenti… ma ne parleremo in seguito…). Per effettuare dei piccoli aggiustamenti, si può correggere l’apertura del diaframma di piccole frazioni. Sulla canon A540, è possibile premere (in fase di scatto e con la modalità impostata su AV) il tasto che solitamente si usa per cancellare le foto nella modalità di riproduzione (tasto indicato dalla freccia nella foto seguente) e correggere l’apertura del diaframma di piccole frazioni.

tasto-correzione-esposizione.jpg

Infine, per meglio comprendere le differenti aperture del diaframma, ecco uno schema esplicativo:

esempi-aperture-diaframma.jpg

Prima di passare all’acquisto di una Reflex, ritengo che sarebbe opportuno esasperare le potenzialità di una compatta digitale. Nei primi 4 articoli di questa rubrica (che puoi richiamare inserendo le parole chiave del titolo nella casella “CERCA” in alto a destra) puoi già comprendere se sei portato o meno nel fare foto di buon livello semplicemente con una macchina fotografica di basso costo. Una volta arrivati all’estremo delle potenzialità di un’ottica così modesta… allora puoi tentare il grande salto.