L’interpretazione di Albert Einstein della crisi

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Interpretare il lato nascosto della crisi

Di seguito parole d’oro che molto probabilmente avete già letto altrove ma che sono così preziose da non poter non essere presenti anche in questo Blog.

Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perchè è proprio la crisi a portare il progresso. La creatività nasce dall’ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategia. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. Lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono i meriti. E’ nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora perchè senza crisi qualsiasi vento è una carezza. Parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. Invece di questo, lavoriamo duro! L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.

Albert Einstein

Con mia piacevole sorpresa ho trovato queste righe su una stampa appesa nell’ufficio di un mio fornitore. Iniziando a leggere è stato per me stupefacente scoprire, via via che percorrevo ogni singola parola, la sorprendete aderenza con pensieri e logiche che ho maturato tramite le esperienze vissute prima della crisi, durante ed ora. Ora che attraversiamo un periodo che “definisco indefinito” perchè, più che una ripresa, sembra uno stordimento dal quale tentiamo di risvegliarci in seguito ad un brutto colpo. Solitamente quando racconto quanto io abbia imparato da questa crisi (l’unica che ho vissuto, eccezion fatta per quella dei primi anni ’90 che mi mostrò un carattere molto diverso e che, essendo allora bambino, capivo molto marginalmente) suscito reazioni molto variegate delle quali amo apprezzare le sfaccettature per conoscere prospettive differenti dalle mie e creare un canale di comunicazione con i miei interlocutori. Immagino pertanto che sia quanto appena espresso, sia le parole di Einstein, possano generare reazioni altrettanto varie. Ben venga, purché siano utili per “ragionare”. Il ragionamento rende inutile l’uso della forza oppure, se vogliamo, funge da moltiplicatore di coppia, una sorta di grande leva che, sicuramente, ci agevola.

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L’alba degli schermi Amoled

Rubrica: Simple news
Titolo o argomento: In prima fila in futuro… gli schermi flessibili

Fonte: Agenzia IHS

Gli schermi Amoled (Active Matrix Organic Light Emitting Diode) sono particolari dispositivi a diodi organici ad emissione di luce di matrice attiva. Si tratta di schermi piatti dotati della singolare caratteristica di essere flessibili, possono infatti essere maneggiati quasi come la carta.

Attualmente sono poco diffusi per il loro prezzo elevato ma si prevede prenderanno piede negli anni a venire.

Ad ora solo il gruppo LG Displays li realizza e durante questo anno prevede una produzione di 50 mila pezzi.

Nel 2015 anche Samsung e Panasonic ne inizieranno la produzione arrivando ad un totale di 700 mila pezzi.

Nel 2016 si raggiungeranno ben 2 milioni di unità che cresceranno fino a 5 milioni nel 2017 e fino a 10 milioni nel 2018.

Quando si ostenta la leadership – Parte seconda: consigli per essere un buon leader

Rubrica: Così è la vita
Titolo o argomento: Ostentare la leadership o guadagnarsela?
Questo articolo segue da:
Quando si ostenta la leadership – Parte I: vi racconto una storia

Quindi se volete essere dei buoni leader, e con buoni non si intende permissivi e assecondanti ma di valore, potreste tenere presente gli spunti che seguono.

Coinvolgete

Se volete tenere un gruppo unito solidamente, lasciate che le vostre idee siano spunto di discussione, argomentazione, dubbi, chiarimenti, approfondimenti e quant’altro. Non osservate simili comportamenti come un pericolo ma come un’occasione per sapere a cosa punta il gruppo, quali aspettative ha, dove vorrebbe arrivare ed in che modo. Certo la coperta è corta, copri qualcosa e si scopre qualcos’altro, è comprensibile, ma il coinvolgimento tiene un gruppo più compatto, attivo e interessato. Rende tutti più partecipi e aumenta la voglia di fare e la produttività perchè tutti si sentono utili e sentono di contare qualcosa e di esser parte integrale di un meccanismo che porterà un vantaggio, un’utilità, un risultato sperato.

Ascoltate

Chi è intorno a voi sta comunicando con voi anche se non parla. Quando siete davanti ad una lavagna luminosa, un proiettore, una cattedra, chi si trova davanti a voi vi parla anche in silenzio, basterebbe ascoltare. Potreste avere qualcuno che si distrae, qualcuno che sbadiglia, qualcuno che è intento a fare altro, qualcuno perso con lo sguardo nel vuoto. Tutti segni che voi, leader o presunti tali, state parlando, parlando, parlando… ma non state ascoltando chi avete davanti. Queste persone nel vostro gruppo diventano poi inutili o scarsamente produttive e voi stessi diventate inutili per loro. Andrebbe invece compreso che in lavoro/gioco di squadra ogni singolo elemento è essenziale e andrebbe sfruttato al massimo per trarne il meglio.

Fate partecipare

Durante l’esposizione delle direttive che mandano avanti un progetto o delle vostre idee, mettetevi in discussione da soli. Chiamate alla cattedra anche i vostri interlocutori, fategli esprimere le loro idee ed i loro punti di vista, le loro ansie, le loro perplessità, i loro dubbi. Insomma date modo agli altri di sentirsi partecipi e di sentire che ciò che vogliono comunicare conta. Se hanno timore, siate dei “buoni leader” e portateli senza che nemmeno se ne rendano conto ad esprimersi rafforzando in loro la coscenza che sono utili tanto chi li guida, conferendo così sicurezza e tranquillità generale.

Confrontatevi

Proponete pure la vostra idea come idea prevalente (ovviamente se siete gli autori di un’idea e se siete voi a pagare un progetto, se siete voi i proprietari dell’impresa e se siete voi a rischiare… non vi è nulla di male) ma entrate nell’ottica che non ha molto senso portare fino in fondo, e ad ogni costo, un’idea solo perchè si è i leader. Se qualcosa può essere migliorato ben venga. Se poi si è consci che un’idea proposta dal gruppo può esser valida ma la si ignora per rivendicare la propria autostima ed il proprio predominio, beh allora la strada per diventare dei leader validi è ancora lunga.

Non scaricate le vostre responsabilità sugli altri (specie sugli assenti)

Non fatevi forza chiamando in causa terzi che sono ignari delle vostre intenzioni ma fondatevi su vostre ragioni personali, solide, provate quasi al punto da essere incontrovertibili (ovvero ne dovete essere proprio certi) e poi apritevi all’idea che ciò non combaci con le altrui idee, impressioni, punti di vista. Apritevi quindi al dialogo ed al pensiero che, forse, anche se vi sentite dalla parte del giusto, potreste non stare agendo esattamente nel modo più giusto.

Riconoscete i ruoli

Ci sono persone che sono naturalmente portate per la leadership, altre che sono dotate di un innato talento nei rapporti umani e riescono a rappresentare egregiamente le sensazioni di un gruppo, di una collettività, di una massa o semplicemente di un’azienda. Altre ancora sono abili nelle questioni tecniche e non sono interessate alla gestione. Ci sono poi le persone con notevoli doti organizzative, altre che sono abili nel portare a compimento un incarico e finalizzano, altre ancora che hanno metodo nel risolvere i problemi o nell’affrontare difficoltà. Ognuno a modo suo è portato per qualcosa e sa fare o imparare a fare qualcosa meglio di atre cose e meglio di altre persone. E’ inutile che tenete in disparte una persona di cui avete riconosciuto le competenze, servirà solo a creare un nuovo concorrente, una nuova difficoltà per voi. Tenetele strette a voi le persone che dispongono di una qualche capacità. Fatelo però in modo sincero apprezzando chi avete davanti e non cercando solamente la sua utilità altrimenti costui/costei se ne accorgerà e migrerà prima o poi dove può sentirsi apprezzato/a.

Date un valore ai ruoli

Per fare un esempio, molti non si rendono conto di quanto sia importante la comptenza di una persona anche in ruoli considerati minori: saper fare una telefonata, sapere intrattenere un cliente, saper dare un appuntamento, saper fare l’imballo di un prodotto che verrà spedito all’estero e che potrebbe alterare i rapporti con un’azienda se il suo contenuto arrivasse danneggiato, sapere il materiale che occorre per fare un determinato lavoro, saper tenere un magazzino efficiente, saper effettuare una lavorazione su una materia prima, ecc. ha senza dubbio un’importanza analoga alla realtà che rappresentate (nella serie di articoli “Ordinari esempi di straordinaria incompetenza” credo di aver ben illustrato che aziende considerate “leader di un settore” possono tranquillamente essere mal gestite/organizzate senza nemmeno accorgersene. Questo per dire che ci sono ruoli spesso sottovalutati che, se fatti a dovere, hanno la stessa importanza del marchio che rappresentano. Certo non è quello che prepara un imballo che rischia i propri capitali nell’impresa e non può trarne gli stessi vantaggi di colui che ha dato vita ad una realtà mettendoci tutto sé stesso. Naturale. Però riconoscere l’importanza dei ruoli minori e avvalorarli debitamente rende migliore l’intera impresa e l’aria che tirerà sarà sicuramente più salubre (con tutte le conseguenze positive che questo comporta).

Ostentare la leadership o guadagnarsela?

Diciamoci la verità, non di rado si fantastica sul fascino di poter essere leader. Il problema è però che non ci possiamo autoproclamare leader. E’ chi ci sta intorno a sceglierci come tale perchè riconosce le nostre capacità, le nostre competenze e, fattore primario nella stragrande maggioranza dei casi, il nostro carisma. Essere leader non è così bello come si pensa, o meglio, essere un vero leader non è così bello come si pensa. Perchè? Perchè richiede un impegno superiore ai propri collaboratori ed al gruppo in generale, richiede responsabilità superiori, richiede la necessità di operare scelte e farsi carico delle conseguenze, comporta una dose di stress extra che alla lunga può ledere la qualità della propria vita, richiede severità e disciplina, la consapevolezza che si sta dando l’esempio (buono o meno che sia) e la consapevolezza che se anche una sola volta vi mostrerete dei giullari nessuno più vi seguirà o, nel peggiore dei casi, vi rispetterà. Come in ogni cosa, ci sono i vantaggi e ci sono gli svantaggi che alla lunga possono pesare. E’ per questo che un vero leader sa anche quando è il momento di “abdicare” e lasciare il posto a qualcuno più fresco, più evoluto, in grado di aggiornare o, se necessario, rivoluzionare i precedenti metodi. Essere troppo attaccati alla posizione di leader potrebbe nascondere degli interessi particolari, sostituire un leader con una figura diversa che fa riferimento sempre allo stesso, anche.

Conclusioni

In seguito alla vicenda menzionata nel primo articolo ho poi scoperto essere stato un bene il mio allontanamento dal progetto. La vicenda ha innescato una serie di conseguenze positive per me che, inizialmente, preso dal dissenso, non avevo colto. Ci sarà occasione di raccontarle in seguito con un articolo che spero si riveli per il lettore stimolante e con quel pizzico di provocazione qua è là che rende più arzilli e reattivi alle sollecitazioni.

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Quando si ostenta la leadership – Parte I: vi racconto una storia
Quando si ostenta la leadership – Parte II: consigli per essere un buon leader

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Si diventa un vero leader quando chi interagisce con te ti riconosce come tale.
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Quando si ostenta la leadership – Parte prima: vi racconto una storia

Rubrica: Così è la vita
Titolo o argomento: Ostentare la leadership o guadagnarsela?
Una ghiotta occasione

A cavallo tra il 2013 ed il 2014 ho vissuto all’Università un’esperienza poco appagante ma molto formativa. Si è costituito un gruppo di studenti per la realizzazione di un prototipo da iscrivere alla Formula Student, ovvero la competizione riservata agli universitari che desiderano cimentarsi nella costruzione di una piccola auto da corsa snella, essenziale ed allo stesso tempo interessante. Circa 48 ragazzi hanno fornito la loro adesione nella speranza di vivere, più o meno approfonditamente, un’esperienza di tipo corsaiolo. Io sono stato uno degli ultimi ad entrare e, davanti a tutti, mi sono presentato al capogruppo portando all’attenzione le mie esperienze attive nel mondo delle corse, i progetti che sto realizzando autonomamente, il mio laboratorio attrezzato, la possibilità per me di interagire con centinaia di aziende in Italia e all’estero, i numerosi tecnici impegnati in vari livelli del motorsport con i quali ho uno scambio di qualità ormai da anni (dalle scuderie minori ai top team di F1, MotoGP, Superbike, LeMans Series, Prototipi, ecc.).

Questioni di integrazione

Personalmente pensavo che con un nutrito curriculum vitae nel motorsport mi sarei integrato bene nel gruppo e avremmo fatto un bel lavoro di squadra. Ma probabilmente è stata una delle poche volte in cui, ormai da adulto, mi sono illuso. Ovviamente con “nutrito curriculum vitae” non intendo un curriculum completo, perfetto, senza macchia che mi dia una qualche autorità e/o superiorità nei confronti dei miei colleghi di studi, anzi… mi mancano ancora molte esperienze, le più importanti, e se non avessi “sempre” da imparare non mi sarei proposto per entrare a far parte di un gruppo che intende realizzare un piccolo formulino ricco di contenuti e concetti tecnici che vanno studiati e ristudiati, ripassati e rivisti fino a cercare l’equilibrio migliore alla portata di uno studente universitario. Insomma la mia idea non è mai stata quella di entrare e mettermi sul pulpito o imporre le mie idee, ma quella di entrare ed ascoltare, imparare, contribuire ove possibile e rendermi utile, questo sì.

Un sistema isolato

Un buon proposito se non fosse che il leader ha mostrato subito dei limiti non trascurabili nell’esercizio delle sue funzioni. Egli infatti non coinvolgeva il gruppo, non lo acoltava, non lo faceva partecipare. Rendeva conto, in parte, solo ai leader delle varie divisioni tecniche (motore, telaio, elettronica, trasmissione, aerodinamica, ecc.) una delle quali, il motore, sempre sotto la sua gestione. Certo è che in un progetto nell’ambito universitario e finanziato dall’Università stessa (con le difficoltà che attraversa per trovare fondi, specie nell’Italia degli ultimi anni, per sostenere le idee, i progetti e le ricerche di studenti e professori) il concetto di leader non dovrebbe esistere, si dovrebbe altresì parlare di “responsabile” ovvero di colui che fa un’analisi della situazione e ne riporta gli esiti ai professori incaricati di seguire il progetto. Detto ciò posso certamente comprendere che 48 persone non la penseranno allo stesso modo e non si potrà metter facilmente d’accordo tutti, è naturale, ma la tendenza a non ascoltare nessuno appare alla mia ragione un po’ eccessiva.

Ascoltando il gruppo

Dopo un paio di settimane all’interno del gruppo inizio ad essere più integrato con diversi ragazzi e ragazze, hanno luogo discorsi più approfonditi, vengono fuori dei malumori, delle discordanze. In effetti inizio a rendermi conto che nonostante il mio curriculum vitae e nonostante io sia interessato sia al gruppo del motore che del telaio, entrambi i leader dei suddetti gruppi non cercano mai un dialogo con me per un confronto, uno scambio di idee, un semplice “Che ne pensi?”, “Tu come faresti?”, “Sai abbiamo il tal problema!”. Nulla di tutto questo, ma non solo. Non cercano il dialogo con nessun altro. Ogni tanto arriva un ragazzo del gruppo dei motori, mi fa delle domande, ascolta le risposte e la cosa finisce lì. Mi vogliono nel gruppo dei motori ma non mi invitano mai agli appuntamenti in officina, quasi come se temessero che la mia presenza possa portar via loro qualcosa. La leadership? L’illusione che una scelta tecnica errata possa comunque funzionare? Il gusto di smanettare finalmente con qualche motore da soli e in pace senza nessuno intorno? Non lo so ma sarebbe interessante capire.

La burrasca

Passano le settimane ed un crescente malcontento generale sfocia in una discussione durante una riunione alla quale non ero presente. La leader del gruppo di economi, per tentare di vincere un suo conflitto personale da tempo acceso con gli altri leader,  si sente in dovere di fare il mio nome per sostenere con forza la sua tesi su come le scelte condotte dai vari leader stiano procedendo senza render conto al gruppo il quale ovviamente non ne va fiero. Il mio nome salta fuori per il semplice motivo che io avevo ascoltato ciò che i membri dei vari gruppi esternavano con i loro sfoghi, così quando ho sentito che anche la leader del gruppo di economi sosteneva le medesime teorie l’ho semplicemente informata che, anche se nessuno si faceva avanti, erano diversi a pensarla allo stesso modo. Nonostante le tesi condivisibili, ho ritenuto insana la scelta di fare il mio nome. Si tratta infatti di persone che se hanno qualche problema sono grandi abbastanza per poter sostenere autonomamente il loro dissenso. Questa ragazza ha fatto perno sul mio nome come se ciò rappresentasse il nome di tutti gli altri mentre io non mi sono mai permesso di fare il nome di altri conscio del rischio di metterli in imbarazzo e del fatto che in fondo hanno scelto di non esprimere alcunché.

Un persistente sistema isolato

I ragazzi scontenti che hanno invece preferito farsi avanti senza timori, sono stati solo una minima parte. Il risultato finale è che io non sono stato più invitato a partecipare, ma non solo, nessuno dei leader ha fatto una sola mossa per informarmi dell’accaduto, ho dovuto saperlo tramite amici e, il leader della divisione motori, che è anche il leader dell’intero progetto, non ha nemmeno fatto una telefonata per sentire la mia versione, una mia opinione o qualunque altra cosa io avessi da dire. Insomma ha continuato a mantenere lo stesso atteggiamento: non coinvolge, non ascolta, non fa partecipare.

Cambiamenti statici

Per tentare di porre rimedio alla situazione, mi raccontano, ha avuto luogo una votazione dove si è scelto un nuovo capogruppo del progetto. Si tratta di una ragazza già leader della divisione telaio che, mi dicono i ragazzi del gruppo, è la ragazza del precedente capo. Quindi in sostanza non è cambiato nulla. Inoltre, sempre a detta dei ragazzi del gruppo, i due capi hanno orientato sempre più il progetto verso le proprie tesi di laurea. Cosa assolutamente normale e per la quale non ci sarebbe nulla di male se tale opportunità fosse a disposizione di tutti i membri del gruppo che nutrono questa ambizione. In tutte le Università che hanno preso parte alla Formula SAE ci sono stati studenti che hanno avuto il piacere di realizzare una splendida Tesi di Laurea sui temi affrontati nella progettazione del veicolo, molti di questi li ho anche conosciuti personalmente in giro per l’Italia e non mi risulta che abbiano mai deciso chi potesse e chi non potesse far parte di un progetto finanziato con il denaro dell’Università (non con il loro). Inoltre quando hanno realizzato le loro tesi su una parte del progetto hanno permesso tranquillamente che altri colleghi studenti potessero fare altrettanto su altre parti del progetto stesso.

Domande senza risposta

Così mi chiedo come mai sono stato allontanato. Proprio io che non davo fastidio, non contestavo le scelte anche se dicevo chiaramente quali non condividevo, non pretendevo che venissero operati dei cambiamenti, semplicemente cercavo di ascoltare, partecipare ed imparare e potevo essere utile facendo forza sulle esperienze che ho maturato per anni nel settore. «Quante altre volte capita di trovare qualcuno che può mettere a disposizione tutto quello che potevo offrire a partire dai contenuti, fino alle attrezzature, passando per le aziende, i professionisti e quant’altro del settore?»

L’esempio viene dalla società?

Ora ciò che desidero portare all’attenzione è in realtà ben altro, molti lettori avranno già notato l’assonanza che questa vicenda ha con i problemi sociali e di gestione del paese che sussistono da una vita. Leader che non coinvolgono, non ascoltano, non fanno partecipare, cambi di leadership dove tutto rimane come prima, l’uso di risorse che dovevano essere indirizzate ad una collettività orientate invece verso interessi personali, esclusione di chi ha buoni propositi, persone che vedono cose che non vanno e tacciono la verità, e via dicendo. Quindi la reale domanda è: “E’ la società che ci sta dando questo esempio e ci fa sentire in diritto di poterla imitare, oppure la società è ricca di questi accadimenti perchè vengono coltivati fin dalle esperienze scolastiche e universitarie?”

Continua…

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In gruppo è più bello

In gruppo si vivono esperienze più belle, si coltivano nuove amicizie, si sommano le potenzialità di più
menti, si diventa più produttivi, si imparano nuove cose, si socializza, si osservano le cose attraverso
diversi punti di vista… In gruppo si sta meglio sotto ogni aspetto. Chi lo comprende e lo sa mettere
in pratica ha una marcia in più… ed ottiene risultati prestigiosi.
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Ordinari esempi di straordinaria incompetenza – Parte terza

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: I comporamenti da evitare per valorizzare il tuo lavoro

Provare per capire

Ho ordinato un kit di prodotti tutti presso un’unica ditta al fine di realizzare una struttura temporanea in metallo (un po’ come se dovessi allestire uno stand fieristico e poi portare tutto via). Perchè specifico “presso un’unica ditta”? Perchè è per me incredibile che dal momento dell’ordine al ricevimento definitivo della merce sono passati oltre 2 mesi in cui sono stati effettuati ben 3 invii di merce… sbagliata. Qualcosa di estenuante secondo solo all’attesa fuori dai bagni chimici al concerto sovrappopolato al quale sei andato per far contenta una cara amica. Immaginerete che se un’azienda produce dei semplici tubolari di ferro zincato e altrettanto semplici staffe per fissarli assieme, ebbene questi avranno misure compatibili, o no? No, non è detto. Dopo due mesi incredibili la soluzione è arrivata da mio padre che ha realizzato degli spessori su misura per rendere compatibili misure non compatibili e chiudere la questione. Quando per curiosità ho contattato la casa produttrice dei tubolari e degli attacchi (nonché fornitrice della ditta alla quale mi sono rivolto) ho scoperto che a loro erano stati ordinati solo i profili tubolari e le staffe dovevano pertanto esser state acquistate altrove… il fornitore non aveva fatto arrivare i prodotti che chiedevo ma aveva più volte tentato di prendere pezzi (per lui uguali) da aziende produttrici diverse al fine di massimizzare il profitto. Peccato però che tali aziende utilizzano misure differenti per i loro tubolari e nessuno ha avuto cura di verificarle.

Consiglio: Quando vendi i prodotti di un marchio provali di tanto in tanto… Se ad esempio vendi pezzi per fare delle piccole strutture costruiscine almeno una per sbaglio, ti sarà più facile capire cosa un povero cliente ti sta chiedendo evitandogli un’Odissea di cui farà volentieri a meno.

Il gigante goffo

Ho chiesto ad una grande azienda, rinomata nel settore dell’elettronica, una particolare centralina per un mio progetto. Premesso che l’azienda ha avuto sin da subito un atteggiamento cordiale e di piena disponibilità nel procedere alla realizzazione del mio prodotto, i problemi si sono manifestati successivamente a seguito di un’insostenibile attesa. Aldilà della buona impressione iniziale che faceva ben sperare, la lentezza e la comunicazione intervallata da lunghe ed estenuanti pause piene di interrogativi, si sono rivelate le reali caratteristiche del gigante goffo. La richiesta l’ho effettuata a primavera dello scorso anno. Ad oggi, dopo numerosi errori, ritardi, specifiche non rispettate e chi più ne ha più ne metta, ho la centralina ma non tutto quello che occorre a corredo per farla funzionare in modo completo.

Consiglio: Se state per terminare gli studi e avete timore che sia impossibile realizzare i vostri progetti, specie considerando i giganti che già sono presenti sul mercato, beh non abbiate timore perchè i giganti sono pesanti, goffi ed hanno il fiatone. Voi potete orbitargli intorno a velocità inimmaginabili per loro. Se avete un buon progetto e siete bravi a studiare ed ingegnarvi, realizzatelo, non ci sono scuse.

Quel che è passato… è passato

Contatto un fornitore all’estero per avere un preventivo su alcuni prodotti, attualmente piuttosto rari, per i quali è assai difficile trovare un concorrente o sostituto (perlomeno di qualità ed esperienza analoga). Fin qui, diciamo, tutto normale se non fosse per un curioso comportamento del ragazzo che si occupa di rispondere alle email. Quando costui riceve una email qualche giorno prima delle ferie estive o invernali, una volta tornato a lavoro non la va a ricercare ma considera automaticamente cestinato tutto ciò che gli è giunto prima dell’atteso riposo. Questo significa che se maleaguratamente capita di contattarlo poco prima delle sue ferie, si resta in attesa di una risposta per settimane e, quando si scopre che nel suo paese si va in ferie in momenti differenti dell’anno rispetto ai nostri, e ci si fa una ragione attendendo una sua risposta al rientro, non si farà altro che un buco nell’acqua. Ma non solo! Questo curioso tale si ripete in una performance analoga anche se lo si contatta nel fine settimana. Se per qualunque motivo lui non vede la vostra email inviata di venerdi o di sabato mattina, statene certi, non vi risponderà né il lunedi successivo, né mai. Perchè accada questo per me rimane un mistero, io l’ho semplicemente inserito nella lista dei “rimbambiti” anche se è giovane pressappoco come me.

Consiglio: Non fate mai attendere qualcuno che conta su di voi se ci tenete che il vostro lavoro abbia un futuro.

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Ordinari esempi di straordinaria incompetenza – Parte seconda

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: I comporamenti da evitare per valorizzare il tuo lavoro

Abbandonati dalla casa automobilistica di fiducia

Per questioni di cautela, avendo percorso oltre 400.000 km con la medesima auto (vedi l’articolo relativo “400.000 km e non sentirli: quando la cura dell’auto raggiunge lo stato dell’arte“), ho iniziato a pensare all’acquisto dell’intero kit di distribuzione (costituito da 2 catene, una simplex e una duplex, 4 pattini, 2 tenditori, diverse corone, viti, rondelle, particolari, ecc.) per garantire ultreriore longevità al mio motore e scongiurare ogni possibilità di rottura improvvisa delle più importanti parti del manovellismo. Il ricambista ufficiale della casa mi dice che sono il primo in Italia ad effettuare questa operazione perchè probabilmente sono il solo che ha percorso così tanti chilometri con questa vettura, tanto che il cambio del kit distribuzione non è previsto per il mio specifico motore e bisogna ordinare le parti attendendo circa 2 settimane. Fin qui tutto ok, ci può stare e ne comprendo benissimo le ragioni. Il problema è che ho dovuto pagare anticipatamente l’intero kit per vedermi consegnare una scatola “aperta” dove all’interno c’erano solo la metà delle parti richeste. Ho contattato la casa madre la quale si è totalmente disinteressata della cosa (hanno ben altri pensieri immagino). Mi informano inoltre che il più alto in grado, nelle responsabilità verso il ciente, in Italia è il venditore di ricambi di ogni concessionaria del marchio. Non c’è quindi alcun servizio clienti realmente efficace né tutela di sorta (che bravi…). La questione si è conclusa con la restituzione del denaro e con l’ordine, mediante conoscenze, direttamente in Germania delle parti per il mio motore. Ho poi dovuto scoprire da solo, tramite le mie fonti, che per tale motore il kit di distribuzione non viene fornito completo ma puoi indicare tu le parti che ti mancano ed ordinarle una ad una con prezzi a dir poco proibitivi, oppure accontenarti di acquistare due kit disordinati che contengono ognuno un po’ di parti della catena superiore e un po’ della catena inferiore, nonché inutili doppioni e parti mancanti come ad esempio il tenditore della catena superiore simplex. Insomma una gratificante delusione dato che fa piacere essere riusciti nell’impresa chilometrica (tra l’altro con un ottimo esito) ma lascia un retrogusto amaro l’impossibilità di reperire facilmente ricambi particolari.

Consiglio: Se fai qualcosa di particolare non aspettarti che ciò che ti circonda sia pronto ad accoglierlo. Una volta le case automobilistiche davano sostanziosi premi a chi riusciva nell’impresa di lunghe percorrenze con i propri veicoli. Oggi, nell’era dell’obsolescenza programmata, una simile virtù è vista pressappoco come un fastidioso prurito intimo.

La ditta che cadde dalle nuvole

Presso un’azienda della mia zona, specializzata in carpenteria metallica, consigliatami da più e più smanettoni del settore, sono andato a chiedere informazioni circa piegatubi e piegalamiere per piccole applicazioni. Non sapevano nemmeno di cosa stessi parlando. Si sono trovati all’improvviso nel 2014 ed hanno saltato gli ultimi 30 anni per arrivare istantaneamente a questo momento… direbbe un certo Doc Emmett Brown. Non c’è altro da aggiungere. Tipica azienda che da decenni non sbircia fuori dalla finestra per osservare il mondo che cambia e vende, e sa vendere, solo le stesse cose: dadi, viti, rondelle, cartucce di silicone, scarpe antinfortunistica e la sega a disco portatile di dubbia provenienza che però ha il prezzo competitivo con il centro commerciale (che non si dovrebbe nemmeno temere se si fosse realmente specializzati). Basta un numero elevato di scaffalature in metallo piene di routine per farci pensare ad un centro ben fornito.

Consiglio: Il mondo è cambiato occorre una spolverata e lasciare i ricordi in una accogliente scatola ad essi destinata, facciamo spazio a qualcosa di nuovo. Non prendetela come un severo rimprovero ma più come una provocazione che, se presa dal verso giusto, vi tornerà decisamente utile (ed io sarò fiero di diventare vostro cliente).

La qualità è il punto di forza e l’abito “fa” il monaco

Ordino ad un’azienda d’oltreoceano, rara nel suo genere, delle componenti che mi occorrono per un prototipo. Bene, sono curioso di vedere come andrà. Con mia sorpresa rispondono rapidamente alla mia email, udite udite, di Domenica. Incredibile, io l’avevo inviata in un giorno festivo solo per sfruttare un momento libero e invece dopo alcune ore arriva la risposta. “Straordinario!” penso. E invece no. La merce arriva nel giro di pochi giorni, non ci sono problemi di comunicazione, né di pagamento, né di spedizione. “E allora?” direte voi. E allora la merce è arrivata imballata in modo improbabile, ogni componente era diviso dall’altro solo da qualche pezzo di “carta accartocciato”, le componenti erano tutte graffiate, danneggiate e male assemblate. Un obbrobrio. I prodotti erano letteralmente impresentabili ed inaffidabili senza un’accurata revisione e rivisitazione di alcuni errori. Per fortuna non è stato difficile riavere il denaro indietro ma la cosa sconvolgente è che ancora si e mi chiedono cosa avessero di male i loro prodotti.

Consiglio: Non solo è importante come realizzate i vostri prodotti ma anche come li presentate. Dal risultato del vostro lavoro e dal vostro modo di lavorare si capisce chi siete e, oggi più che mai, l’abito “fa” il monaco. Non vi azzardate a presentare strafalcioni proponendo tra l’altro prezzi alti (anche se siete i soli a produrre un dato bene) non farete altro che accelerare il processo di prolificazione dei concorrenti e far migrare verso di loro la vostra clientela.

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Forse una bottiglia di buon vino è l’unica cosa che sperate di trovare in queste condizioni.
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Ordinari esempi di straordinaria incompetenza – Parte prima

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: I comportamenti da evitare per valorizzare il tuo lavoro
Una astrusa procedura d’ordine

Ho dedicato questi ultimi mesi a procurarmi diverso materiale, così vi riporto un interessante caso di richiesta preventivo per delle cassettiere e dei contenitori industriali. Sono ben due mesi che cerco di avere dei prezzi e delle conferme su dei colori da parte di un’azienda più che rinomata del settore ma niente da fare. La procedura per ottenere un preventivo è letteralmente assurda. Ci sono i contatti sul sito web, si procede quindi a chiamare l’azienda presso la quale risponde una persona che sa poco o nulla sui prodotti, costei consiglia di compilare un contact form con i propri dati e le proprie richieste. Una volta compilato il modulo questa persona provvede a rigirare i dati ad un rappresentante di zona. Il rappresentante di zona viene a trovarti e ti porta alcuni cataloghi (i quali, non solo sono di ben 3 anni fa, ma magari li avevi già scaricati, aggiornati, in pdf dal sito web), tu allora gli indichi quali sono i prodotti che ti interessano, lui ti guarda e sorride dicendoti che non può dare prezzi ma solo descriverti i prodotti “se” ne hai bisogno (c’è bisogno di descrivere un contenitore di plastica di una data misura? A questo punto credo di non saperlo più…), ti comunica inoltre di contattare nuovamente la sede centrale per dire che hai parlato con lui ed hai una lista di prodotti (ma ce l’avevo già sin dal principio!), la sede centrale poi provvederà a fornire un preventivo dopodiché il rappresentante riverrà a trovarti per parlarne (???) anche se lui non può trattare sul prezzo e conosce i prodotti meno di te. Durante questa diatriba mi contatta il grossista di zona del tale marchio dicendomi che la sede centrale gli ha segnalato la mia richiesta. Il signore tranquillo e cordiale, come se nulla fosse dopo 2 mesi, mi dice di mandargli la lista di prodotti che mi interessano… A questo punto per me la questione è chiusa. Dovrei riscrivere l’ennesima email con tutta la lista di prodotti ed i codici (con il rischio che trascrivendo e ritrascrivendo commetta anche qualche errore che farebbe arrivare per giunta la merce sbagliata), in attesa di sapere cosa poi? Se posso avere questi benedetti prodotti in “versione standard” perchè per conoscerne il prezzo e la disponibilità nelle versioni dotate di accessori e opzioni è necessario chiedere all’azienda madre, la prima che contattai… sob. E questa non è una favola né una barzelletta ma la reale procedura di contatto di una famosa azienda italiana.

Consiglio: K.I.S.S. Keep It Simple Stupid.
Relazioni impossibili

Prima di Natale ho richiesto il preventivo per la realizzazione di un paio di banconi per il mio laboratorio alla stessa azienda che li ha già realizzati per me circa 15 anni fa. Il preventivo tarda ad arrivare così contatto il titolare il quale al telefono promette un trattamento speciale, soddisferà alcune mie richieste tecniche, mi proporrà un prezzo competitivo e cosa importante sarà finalmente celere nella risposta. In effetti arriva dopo poco l’email di una sua dipendente (pare che sia la nuora), questa riporta l’esatto contrario di quanto promesso. Il prezzo è pieno, le serrature dei cassetti non saranno quelle richieste, i tempi per la realizzazione non saranno di una settimana ma di oltre 20 giorni, se tutto va bene, e la flessibilità richiesta sembra un lontano miraggio che si burla di me. Richiamo scettico il titolare il quale si scusa, dice che la nuora è un tipo rigido con il quale in azienda non si ragiona (e allora cosa ci sta a fare lì?) e sostiene che ora penserà a tutto lui. Passano giorni, non sento più nessuno al che ricontatto l’azienda dove risponde la “tipa rigida” che si scusa ma ha cancellato la mia email con l’elenco della merce in attesa d’ordine in quanto non ho proceduto più alla conferma dello stesso. Come confermo con un solo sì due versioni diverse?

Consiglio: Evitate di fare promesse che non potete mantenere, se il cliente vi sembrerà inizialmente conquistato, sarà sufficiente un alito di vento per buttar giù il vostro castello di carte e perderlo. Probabilmente la nuora rigida non ha tutti i torti ed è stanca di porre rimedio ad altrui disastri…

Ridiamoci su…

Questo è il colmo dei colmi, se vi volete far due risate è in questa lettura che dovete proseguire. Contatto una famosa azienda che produce compressori da officina perchè necessito di un ricambio senza il quale il compressore del mio lab non può funzionare. Così chiedo il riferimento per l’assistenza nella mia zona e lo contatto. Questo signore mi dice che purtroppo non può aiutarmi perchè ha cessato l’attività, del resto i tempi sono quelli che sono e ciò è umano e comprensibile. Quello che non è umano è che quando ricontatto la casa madre per farmi fornire un nuovo riferimento anche fuori dalla mia zona, la signorina (o zitella acida, come direbbe mia nonna) se la prende con me perchè nella mia città non c’è più il servizio di assistenza. Io esterrefatto le rispondo che non sono un suo dipendente e se le cose non combaciano con il suo modo di vedere non è certo con un cliente che deve discuterle. Niente da fare, costei continua a pormi domande specifiche alle quali io non posso saper dare una risposta, mi tratta come un collega incompetente, come se l’assistenza nella mia zona non offrisse il servizio per causa mia o di una mia incomprensione. Una pazza quindi. Tento pazientemente di chiudere la conversazione ma lei non vuole, insiste a rimproverarmi ed a tempestarmi di domande. Continua fervidamente a sostenere che mi sbaglio e devo richiamare la stessa assistenza e pretendere che mi fornisca il ricambio. L’unico modo per terminare il delirio è stato interrompere la conversazione. Letteralmente una pazza.

Consiglio: I prodotti della crisi economica globale non sono tutti buoni (con riferimento alle preziose lezioni che se ne possono trarre), qualcuno ha tratto preziose esperienze e qualcun altro è uscito di senno. Cercate di avere pazienza anche con chi non se la meriterebbe ma al contempo, se avete fiuto, cogliete il momento per scovare le nuove imprese che guadagneranno il futuro.

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Ordinari esempi di straordinaria incompetenza – Parte prima
Ordinari esempi di straordinaria incompetenza – Parte seconda
Ordinari esempi di straordinaria incompetenza – Parte terza
Ordinari esempi di straordinaria incompetenza – Parte quarta

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Cosa stiamo disimparando?

Rubrica: Mente e salute
Titolo o argomento: Dimenticare le cose importanti senza accorgersene

Negli ultimi tempi ho utilizzato così tanto computer e diversi altri strumenti digitali, praticamente per fare qualunque cosa (scrivere email, scrivere articoli, effettuare ordini di merce, stampare documenti, contattare persone, fare ricerche, progettare, prototipare, ecc.), che probabilmente la situazione mi è sfuggita di mano, in tutti i sensi.
L’altro giorno ho preso tra le mani un foglio di carta, ho impugnato la penna ed ho iniziato a scrivere una lista di cose. Non riconoscevo la mia calligrafia, ma non solo… ho incontrato qualche difficoltà nello scrivere veloce, in modo chiaro, leggibile e gradevole come ho sempre fatto in passato con la calligrafia che tutti mi dicevano essere bella. Mi è persino accaduto per un paio di volte, credo le prime della mia vita, di non riuscire a rileggere una parola scritta particolarmente male e, si sa, “chi non intende la propria scrittura è un asino di natura.” 🙂

Non nascondo che la cosa mi ha preoccupato un po’ ed ho subito ricominciato a circondarmi di carta per riprendere nuovamente a penna le mie note. Accorgersi un giorno che non sai più fare bene una cosa per la quale tra l’altro eri particolarmente bravo, può metterti qualche ansia. Ho esagerato con tastiere, mouse e display di ogni sorta ed in breve sono diventato più veloce di una dattilografa, scrivo talmente veloce che le persone intorno a me spesso mi chiedono di rallentare perchè ogni frase sembra un colpo di mitragliatrice. Allo stesso tempo però, per qualche giorno, ho scritto a penna quasi come un bambino delle elementari (credo di non essermi accorto di non scrivere a penna per parecchie settimane).
Evidentemente l’azione è svolta sempre dalle stesse mani ma impiegando diverse aree del cervello e quando manca l’allenamento… si fanno rapidamente  passi indietro. Così ora, in seguito all’avvento di tutto ciò che ci ha sommerso negli ultimi vent’anni, mi chiedo: “Cosa stiamo disimparando?”.

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La vera rivoluzione della comunicazione

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La scrittura rappresenta uno dei tre fondamentali step evolutivi dell’uomo
come puoi leggere al link suggerito tra i “link correlati”.
Image’s copyright: ryan-rushing.com

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