L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 4

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: Auto spinte per famiglie trattenute dalla crisi
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L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 1
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 3

Un motto in via d’estinzione

Insomma sono sempre meno i marchi che amano presentarsi sul mercato con veicoli solidi che conquistino una buona nomina per la notevole affidabilità e durata nel tempo, nonché per i bassi costi di esercizio e ammortamento. Ciò sarebbe l’ideale per una normale famiglia che negli ultimi anni ha visto crollare intorno a sé ogni certezza e punto di riferimento. Famiglie che non sono certo interessate al famigerato cambio veicolo ogni 4 anni come auspicano diversi costruttori. Sarebbe stato invece un canto fuori dal coro realizzare nuovamente veicoli in grado di durare 20 anni senza particolari sforzi e stimolare altresì il precoce cambio di veicolo, qualora possibile, per il puro desiderio di un modello ancora migliore, ancora più accattivante. La realtà invece vede i costruttori come vittime principali della loro abnorme crescita avuta negli ultimi 30 anni. Nuovi impianti, nuove catene di montaggio, nuovi stabilimenti, investimenti colossali, la corsa contro i rivali che hanno operato allo stesso modo, modelli privi di anima sfornati a ripetizione e subito dimenticati, in sostanza un delirio che non si autosostiene e che “matematicamente” necessita di vendite sempre maggiori difficilmente raggiungibili.

Come puoi rimediare

Così in definitiva potreste farvi furbi, acquistare ad esempio un 2 litri turbodiesel magari da 160-180 cavalli ed elaborarlo al contrario, che presumo sia ancora legale, operando una riduzione della potenza a soli 100 cavalli semplicemente intervenendo sull’elettronica e, volendo, anche sulla distribuzione. Certo però che pagare il bollo per la differenza sarebbe assai spiacevole, potreste allora installare uno switch al fine di decidere voi se usare la piena potenza, per cui il veicolo è omologato, o le limitazioni che garantiscono minori consumi e maggiore longevità al motore. Prestazioni economiche sicuramente migliori ma comunque mai al pari di un veicolo equivalente più leggero.

Conclusioni

Immagino la baraonda mentale che questa serie di quattro articoli può aver generato nella vostra testa. In fin dei conti sta a voi decidere se ignorare un problema che non ritenete sia di vostro interesse o se capirne le molteplici sfaccettature. Se siete arrivati fin qui nella lettura probabilmente desiderate comprenderle e magari ragionarci su.

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Motori usa e getta

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Dura la scelta. E’ forse proprio il caso di dire “O la va, o la spacca”?

L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 3

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Le norme anti-inquinamento e le scelte strategiche comode

Quindi, come introdotto nei precedenti articoli, se desiderate acquistare una vettura con un affidabile motore 2 litri caratterizzato da una potenza massima di circa 100 cavalli, la scelta va sempre più restringendosi lasciando spazio a sole cavallerie ben più nutrite. E per fortuna che le severe norme anti-inquinamento richiedono economia d’esercizio, ridotti consumi e basse emissioni. Certo al dato numero di giri e alle condizioni previste dai test per l’omologazione, le vetture per famiglia del nuovo mercato consumano poco e inquinano meno delle precedenti. E’ in tutto il rimanente arco di utilizzo che la questione può persino ribaltarsi. Non è un segreto che per ridurre i consumi ed il conseguente inquinamento non occorrano poi grandi innovazioni… sarebbe infatti sufficiente costruire veicoli più leggeri e mantenere inalterate le prestazioni per ottenere veicoli allo stesso tempo più scattanti ed economici. E’ la pura fisica che lo dimostra. Ma costruire veicoli più leggeri significa addebitare i costi che ne conseguono alle case automobilistiche che, comunque, non potrebbero chiedere aumenti consistenti per rientrare nel mercato. Lasciare invece i veicoli con la stessa tecnologia di sempre* ma dotarli di motori esuberanti permette di sfoggiare numeri brillanti con addebito sul vostro conto esercizio-carburante.

*Eh sì perchè dietro a quell’interminabile lista di accessori non necessari al funzionamento del veicolo ci sono le stesse lamiere, gli stessi criteri costruttivi e gli stessi materiali dei modelli precedenti con sistemi di iniezione rivisti, corretti e migliorati.

Non contate solo i grammi di CO2 per chilometro

Indipendentemente dal fatto che i valori che leggete sui listini sono valori medi e quindi la vostra auto non emette quella data quantità di CO2 in ogni condizione di utilizzo dal primo all’ultimo chilometro percorso, non comprendo come spesso non si tenga conto di tutti gli altri valori che è opportuno tenere sotto controllo. Sto parlando di idrocarburi incombusti (CnHm), ossidi di azoto (NO), monossido di carbonio (CO) e azoto (N2).

Perchè costruire auto con motori sempre più potenti e sofisticati invece di fare l’operazione più semplice, logica e ignorata del mondo? Costruire auto più leggere. Probabilmente per il semplice motivo che migliorare le prestazioni riducendo la massa è un costo a carico del costruttore, migliorare le prestazioni aumentando la potenza è un costo a carico dei vostri consumi. Ma dopo una crisi del genere non dovrebbe essere questo il ragionamento. Paradossalmente le vetture più prestigiose e care del listino auto si stanno avvalendo di tecnologie che permettono un interessante abbattimento dei consumi e delle emissioni inquinanti e questo per il semplice motivo imprenditoriale che il tipo di cliente che le acquista può accollarsi una maggiore spesa per materiali più leggeri e prestanti. In fondo, anche se non ci si pensa, è semplice.

Continua…

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Motori usa e getta

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I vantaggi offerti sotto il profilo delle prestazioni, dei consumi e dell’inquinamento da vetture leggere
sono decisamente superiori rispetto a quelli ottenuti realizzando veicoli con sistemi costruttivi e
tecnologie obsolete contornate da innumerevoli dispositivi anti-inquinamento di rimedio. Tuttavia
attualmente sono troppo poche le case automobilistiche che attualmente stanno studiando soluzioni
per costruire vetture leggere anche per il normale utilizzo nel ciclo urbano ed extraurbano.
In foto un esempio tanto interessante quanto estremo di vettura superleggera.
Image’s copyright: www.bac-mono.com

L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2

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I listini dell’era “critica”

Il diffusissimo 2 litri turbodiesel che, con circa 100 cavalli di potenza, ha equipaggiato una grossa fetta di note station wagon negli ultimi 15 anni, oggi viene offerto da diverse case automobilistiche solo ed esclusivamente in versione spinta con potenze comprese tra i 150 ed i 200 cavalli. In realtà ne bastano poco più della metà per una guida brillante, allo stesso tempo adeguata al codice stradale, e garantirsi percorrenze abbondantemente superiori ai 300.000 km. In alternativa vi sono motori di minore cilindrata ma sempre con potenze specifiche elevate rispetto al passato e con una massa non indifferente da trainare. Acquistare un autoveicolo per la famiglia, magari station wagon, di circa 1,5 tonnellate di massa per poi muoverlo con un piccolo motore da 1,4 litri sovralimentato e allegramente spinto con circa 120 cavalli, equivale a garantire una ridotta vita utile dello stesso e non, come direbbe una madre* di famiglia, aver scelto il modello “più piccolo”. Tanto per fare un esempio muovere un veicolo da 1,5 tonnellate con un motore 2 litri turbodiesel da 100 cavalli non è la stessa cosa che muoverlo con un motore allegro 1,4 litri benzina di pari potenza… Assolutamente no. La prima opzione è decisamente più longeva e affidabile. Non basterebbe una interminabile conferenza di una giornata solo per spiegare le relazioni che ruotano attorno a questa scelta tecnica.

*Ho fatto riferimento alle donne in quanto sono solitamente più attente a questo genere di dettagli ma, allo stesso tempo, non di rado commettono degli errori di valutazione legati all’inesperienza tecnica. Per imparzialità non esito ad affermare che spesso gli uomini le seguono a breve distanza per motivi tutto sommato analoghi.

Un esempio che avvicina alla comprensione

Per semplificarvi la vita chiedetevi semplicemente come mai un autobus o un camion, che possono percorrere tranquillamente anche 2 – 3 milioni di chilometri trainando carichi non indifferenti, siano dotati di motori di cilindrata considerevole e potenze specifiche ridotte. Certo è che deve sussistere un equilibrio tra questi fattori al fine di garantire consumi ridotti ed una possibilità d’uso adeguata alle aspettative del cliente. Quindi non si andrà a montare un motore di cilindrata abnorme su un’utilitaria. Si può comunque affermare con certezza che un motore di circa 2 litri, con circa 50-60 cavalli/litro, può rappresentare un ottimo compromesso, tra le prestazioni (da codice stradale) e la longevità, su vetture di stazza pari a circa 1,5 tonnellate.

Un esempio che scioglie i dubbi rimanenti

Così se ritenete che il precedente esempio abbia qualche pecca perchè i mezzi pesanti compiono grandi sforzi di traino e consumano molto (ed avete ragione), porto alla vostra attenzione un altro estremo esempio di carattere motoristico: la Formula 1. Una vettura della massima categoria riesce ad erogare potenze nell’ordine dei 700 cavalli con un motore aspirato di soli 2,4 litri. Vi siete mai chiesti come mai le supercar per raggiungere analoghe potenze su strada adottano motori di cilindrata 3 volte superiore? La risposta è semplice ed il motivo appartiene alla stessa logica per la quale acquistando un veicolo 2 litri turbodiesel con quasi 100 cavall/litro di potenza difficilmente riuscirete a percorrere 300.000 km (e più) a meno che non siate dei tecnici esperti del settore che sanno dove mettere le mani (costi permettendo). La cilindrata maggiorata, così come il regime di rotazione ridotto ed il dimensionamento degli organi, sono in qualche modo proporzionati alle aspettative del cliente in termini di durata del mezzo. Così come chi acquista una supercar non intende sostituire il motore dopo 2 brevi viaggi, gli acquirenti di una robusta e confortevole vettura per la famiglia non desiderano necessariamente sostituirla dopo 3 o 4 anni.

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Motori usa e getta

Il gioco della potenza specifica nelle vetture stradali per le famiglie

Sebbene la logica espressa valga in fin dei conti per ogni tipologia di motore a combustione interna,
molte sono le variabili che possono influenzare i dati rappresentati nel grafico. Per tale ragione risulta
opportuno sottolineare che quanto riportato è un riferimento mirato alle vetture stradali (destinate
alle famiglie) dotate di propulsori di cilindrata compresa tra 1,6 e 2,0 litri ed aventi massa compresa
tra 1,2 e 1,5 tonnellate. Le valutazioni indicate nel grafico sono frutto dell’esperienza tecnica e
motoristica dell’autore e possono tranquillamente essere considerate soggettive.
*La longevità dipende inoltre da una lunga serie di fattori tra cui in particolar modo: bontà del progetto,
qualità dei materiali impiegati, correttezza delle lavorazioni eseguite, tipo di utilizzo, cura dell’utente,
serietà dell’officina che effettua le manutenzioni.
**La fragilità può rivelarsi un fenomeno inaspettato anche nei motori più tranquilli laddove si siano
scelte leghe non idonee, vi siano difetti di fonderia, errori nelle lavorazioni meccaniche, nelle tolleranze,
nei trattamenti termici, ecc.

Un curioso sondaggio sul mercato dell’automobile

Perchè si vendono meno auto nuove?

Di recente ho sentito su un approfondimento di un telegiornale che, secondo gli esperti, il mercato dell’automobile (con riferimento al “nuovo”) sarebbe in calo perchè la gente non ha il denaro sufficiente per acquistare una nuova auto. Questo esperto che esponeva la sua teoria è pronto a scommettere che se i cittadini italiani avessero più liquidità senza meno cambierebbero la loro auto con un modello più nuovo, meno inquinante e con maggiori dispositivi di sicurezza. Io credo che questa affermazione sia corretta ma incompleta.

Se da una parte è vero che con l’aumentare delle possibilità economiche dei cittadini, aumenta il numero di coloro che sono pronti a togliersi lo sfizio di cambiare la loro auto (il famoso meccanismo della domanda e dell’offerta), d’altra parte è ugualmente vero che la crisi economica degli ultimi anni ha svegliato una quantità non indifferente di persone che ora meglio indirizzano le loro spese. Non è vero infatti che non si comprano nuove automobili “solo perchè” non c’è denaro sufficiente per farlo.

Non si acquistano nuove automobili perchè ora i consumatori sono più avveduti e si chiedono più e più volte: “Me la posso risparmiare questa spesa? E’ davvero necessaria? Ci sono cose più importanti alle quali dovrei pensare? Sarà meglio che investa i miei risparmi in qualcosa di buono? E se la crisi non sta finendo? Meglio essere cauti!”

In sostanza ho avuto modo di chiedere a diverse decine di persone (in un arco di tempo pari a 2 anni) cosa pensano dell’idea di acquistare una nuova auto e questo è quanto è emerso:

  • Ci sono famiglie benestanti che, non avendo accusato in particolar modo la crisi, continuano a cambiare auto quando lo ritengono opportuno in quanto possono permetterselo. Teoria che combacia perfettamente con quanto detto dall’esperto che citavo all’inizio dell’articolo.
  • Ci sono famiglie benestanti che dichiarano tranquillamente che la loro auto avrà anche qualche anno di vita ma non vi è alcun motivo “vero” di sostituirla. Ragione per cui, soldo o non soldo, non si procede all’acquisto.
  • Ci sono famiglie benestanti che affermano chiaramente che la crisi li ha intimoriti e che prudenzialmente cercano di spendere per beni di primaria necessità. Risparmiano il denaro per aiutare i figli a sposarsi, per dare un anticipo per un appartamento, per richiedere un mutuo meno gravoso o comunque per tenersi pronti a reali necessità o ad imprevisti.
  • Poi ci sono le famiglie normali che in soldoni affermano: “Euro 3? Euro 4? Euro5? Euro6? Sono sicuro che se acquisto un’auto Euro 6, tra tre o quattro anni non potrò andare ugualmente in centro perchè la legge richiederà un Euro 7, poi Euro 8 e così via. Conclusione, ho capito il meccanismo quindi non compro nulla.
  • Ci sono le famiglie che fanno fatica a mantenere più di un mezzo tra bollo, assicurazione, manutenzione, carburante… e stanno pensando di ritornare ad avere sole due auto in famiglia o, perchè no, se si sposa il figlio o la figlia, magari tenerne una sola fino a che funziona.
  • Ci sono inoltre quelli che dicono: “Ho comprato quest’auto, mi piace, mi ci sono affezionato, se riesco me la tengo 15-20 anni e di cambiarla non se ne parla proprio”.
  • Ma ci sono anche quelli che affermano: “Nuova non la compro neanche morto, come esci dal concessionario hai perso il 20% dell’iva, dopo un anno perde un altro 15-20% di valore… Non esiste, mi compro un buon usato con due o tre anni di vita, lo pago poco e chi s’é visto s’é visto…”
  • Incredibilmente c’è anche chi cerca vetture quasi ventennali per poterle iscrivere come auto d’epoca all’ASI e usufruire dei vantaggi fiscali circa bollo, assicurazione, nonchè avere la possibilità di circolare in centro come e quando si vuole. Il più delle volte queste persone sono o sono stati meccanici o hanno parenti o cari amici meccanici pronti a restaurare la vecchia auto in questione con cifre tutto sommato di gran lunga inferiori all’acquisto di un mezzo nuovo. Attenzione però l’ASI accetta l’iscrizione solo di vetture di interesse storico (magari anche sportivo), non credo si possa iscrivere all’asi una vettura qualunque. Informatevi.
  • Ci sono coloro che hanno tenuto a precisare che non vogliono lavorare per mantenere le case automobilistiche in quanto, affermano, che ogni cittadino dovrebbe acquistare un’auto ogni 4 anni per far sì che i bilanci delle case automobilistiche siano costantemente in crescita.
  • Esistono persino quelli che della macchina non ne vogliono più sapere nulla ed hanno scoperto che raggiungere il lavoro con un abbonamento dell’autobus d’inverno e con una bici elettrica d’estate è una svolta. Una svolta dove ti dimentichi il bollo (o tassa di possesso del veicolo), ti dimentichi il rincaro annuale dell’assicurazione, ti dimentichi le visite controvoglia dal meccanico, le revisioni ogni due anni, dimentichi il viso del benzinaio, dimentichi (non sempre) le buche, il problema del parcheggio, il traffico martellante, le sudate a fare manovra d’estate…
  • Infine c’è chi davvero dice: “Non posso, l’auto è l’ultimo dei miei pensieri”.

Credo che questo sia “qualcosina” di più rispetto al credere che il denaro di una famiglia sia direttamente proporzionale a quante auto verranno vendute. Bisogna rendersi conto che la crisi ha cambiato molte persone che ora valutano in ben altra maniera cosa gli occorre e cosa gli è veramente venuto a mancare in questi anni ardui… La realtà è che la macchina non è più al centro dei pensieri degli italiani. Fino a poco tempo fa l’automobile era un modo di essere. Si sceglieva una vettura che parlasse di noi, che rispecchiasse il nostro carattere. Oggi invece si cerca innanzitutto la soluzione per muoversi senza spendere cifre non proporzionate alla situazione economica e all’evolversi dei mercati mondiali.

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