Stimolare i giovani, trarne un’utilità, ottenere profitti

Rubrica: Imprenditoria attiva
Titolo o argomento: Proposte per migliorare la qualità della vita quotidiana

Si può allo stesso tempo spingere i giovani (studenti o già lavoratori) a fare qualcosa di utile, dargli modo di guadagnare qualcosa e migliorare le città nelle quali viviamo?

Sì, volendo sì. Ma occorre una bella dose di buona volontà, ambizione e una mentalità innovatrice. Proposte come quella che seguiranno dovrebbero esser considerate solo la punta dell’iceberg.

Camminando per le strade soprattutto durante gli ultimi 10-15 anni si nota sempre più disordine nelle città, muri imbrattati, angoli di verde mal curati, zone con vecchi oggetti abbandonati da una vita…

I comuni che lo desiderano potrebbero offrire dei premi ai giovani che decidono di impegnarsi in una sorta di “manutenzione delle città”, ovvero i comuni potrebbero offrire un compenso ai giovani volenterosi che intendono arrotondare stipendi o paghette per poter comprare il computer nuovo (tanto per fare un esempio) o qualunque cosa a loro occorresse.

Non sarebbe male riuscire ad impegnare i pomeriggi di quei ragazzi che vanno in giro per le strade ad annoiarsi e non sanno come fare per comprare un domani la prima auto usata o gli attrezzi per un lavoro o il computer per divertirsi o fare una qualunque attività…

Immaginate questi giovani per le strade con i loro amici per andare ad esempio a pitturare o pulire dei muri rovinati, imbrattati. Immaginate che effetto vi farebbe vederne altri con attrezzature appositamente messe a disposizione dei comuni per andare a pulire e sistemare le fermate dell’autobus, le aiuole, i muri delle scuole… Si potrebbe prendere dei veri talenti per far fare loro dei bellissimi graffiti proprio fuori dalle scuole. Si potrebbero sistemare parchi, giardini, monumenti, lampioni, pensiline… molti e molti angoli delle nostre città.

Siete mai stati per le strade della Svizzera, dell’Austria, di piccole città di montagna come Brunico? Pavimentazioni con i San Pietrini come in molte parti dell’Italia, lampioni della luce in ferro battuto neri (semplici ma curati), panchine pulite, aiuole precise, ogni angolo della città ha buste dell’immondizia vicino ai portoni dei condomini chiuse bene e messe in ordine accanto al portone e ritirare puntualmente tutte le mattine prestissimo… Infondo basta poco è una città può prendere tutt’altro aspetto. Se poi un graffito viene fatto su richiesta nei punti giusti… Mentre va pulito dove non dovrebbe stare. Beh allora ce ne sono di cose da fare… L’elenco va ben oltre le poche cose che ho citato. C’è bisogno di giovani pittori, falegnami, fabbri, muratori, giardinieri… e c’è bisogno di non tassare gli stipendi che gli verrebbero dati e di offrirgli opportune tutele sul lavoro.

Cosa otterremmo se ipotizzassimo che ciò venisse ben organizzato?

  • Strade più in ordine.
  • Panchine, monumenti, muri e scuole più pulite, più colorate.
  • Cabine del telefono, pali della luce, fermate degli autobus e quant’altro come dovrebbero essere…
  • Aiuole e giardini più curati.
  • Condomini più puliti.
  • E tutto quanto la vostra fantasia vi mette a disposizione.

 Inoltre questo darebbe un forte stimolo ai giovani a desiderare di migliorare le cose… Certo voi mi direte che lo farebbero per il denaro, e io penso: E perchè no? Sarebbe un bel modo di guadagnarselo e molti di loro capirebbero che una vita la puoi progettare sui tuoi sforzi, che per arrivare a comprare il tuo nuovo (o primo) computer puoi non chiedere i soldi ai tuoi genitori (non sempre…) e che se si ragiona così su tante cose, potrebbero passare i pomeriggi nei quali si annoiano a progettare una vita migliore… per loro, per la società.

Scoprirebbero che sono molto più bravi di quanto pensano in cose che nemmeno conoscono. Scoprirebbero che sono più intelligenti di quanto pensano e che spesso si sottovalutano. Scoprirebbero che invece di correre dietro a falsi miti possono esser bravi su mestieri persino artistici (a mio modo di vedere) come l’essere bravi falegnami, bravi giardinieri, bravi disegnatori, bravi nell’organizzazione…

Perchè a quanto pare oggi in Italia abbiamo falsi miti e ci siamo dimenticati i lavori eterni, quelli che non moriranno mai, quelli di cui ha bisogno una nazione soprattutto quando c’è aria di crisi. Perchè con il nuovo lettore mp3 ci fate veramente poco. Con una fresatrice ci mettete su famiglia; certo è un’iperbole ma non mi sono allontanato di molto dalla realtà…

Un comune intelligente dovrebbe capire che guadagnerebbe molto di più ad investire in cose come queste i cui effetti sono notevoli e si ritrovano nel tempo con le nuove generazioni…

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Concorrenza monopolistica – Oligopolio

I due modelli di mercato reali più diffusi sul pianeta.

Concorrenza monopolistica:

  • Vi è una grande numerosità delle imprese.
  • Non vi sono barriere all’entrata ossia è facile aprire una nuova impresa ed entrare in competizione con le altre (in teoria…).
  • Vi è una perfetta informazione e trasparenza
  • E’ caratterizzata da una grande differenziazione del prodotto, quindi non è detto che tutte le imprese realizzino un bene con la medesima qualità o con i stessi metodi costruttivi e tecnologie.
  • Maggiore è la richiesta del bene o servizio e maggiore sarà il prezzo di mercato CONTRARIAMENTE a quanto si crede, ovvero che: di più costa meno.
  • I prodotti sostituti di un’impresa (ovvero tutti quei prodotti che possiamo acquistare al posto di un altro, equivalendosi nel prezzo e nella qualità) sono validi sostituti solo di un limitato numero di prodotti e non di tutti quelli presenti nel mercato.
  • Risulta alquanto difficile fare confronti tra le imprese circa le curve di costo e di domanda del mercato e questo perchè, come detto prima c’è una grande differenziazione del prodotto.
  • La differenziazione dei prodotti crea (nella realtà…) numerose barriere all’entrata di nuove imprese le quali, se non sono in grado di competere con la concorrenza e stare al passo, escono dal mercato molto velocemente.

Oligolpolio:

  • Mercato con pochi produttori
  • Consapevolezza dell’interdipendenza ovvero i risultati delle proprie mosse strategiche dipendono anche dai comportamenti dei concorrenti.
  • L’interdipendenza determina la possibilità di un comportamento strategico, cioè azioni volte ad influenzare a proprio favore il comportamento dei concorrenti ed il contesto ambientale

Cosa può generare l’interdipendenza dell’Oligopolio?

  • Collusione: accordo implicito o esplicito tra le imprese per evitare o limitare la concorrenza reciproca.
  • Cartello: accordo formale tra le imprese finalizzato a evitare o limitare la concorrenza. Un tipico esempio ne è l’OPEC.

Qualora esistano molte imprese nel settore e il prodotto non sia omogeneo, la collusione diventa assai difficile.

Vedi anche i modelli teorici: Monopolio perfetto – Concorrenza perfetta.

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Versione originale del Monopoly della Parker Brothers Real Estate Trading Game.
Lo scatto è stato eseguito da noi secondo la tecnica dello Still Life.

L’auto del futuro? Leggera Elettrica e per soli 50.000 Euro??? -1-

Le idee per il futuro volgono nuovamente verso la direzione del mezzo elettrico che ha tutt’al più un piccolo motore a scoppio di emergenza. Corredate di ruote alte e stabili con larghezza ridotta per ridurre i consumi e che mentre sono parcheggiate si ricaricano con pannelli solari anche se il cielo è nuvoloso. Hanno pesi contenuti che permettono loro di aumentare l’autonomia.

Sono ottime idee: ma che risparmio porta acquistare una vettura dalle dimensioni di uno scooter cabinato per 50.000 euro? Ma soprattutto chi se la potrà permettere?

Certo è vero che una tecnologia prima di conquistare un’elevata diffusione costa di più… molto di più. Ma non vedo come possa aver successo una simile idea. Eppure molte riviste che si interessano di economia ne hanno parlato ultimamente. Le hanno presentate ed hanno commentato con le stesse nostre osservazioni circa il prezzo.

Però nessuno parla della TESLA. L’azienda che produce auto elettriche delle dimensioni di auto vere, sicure, l’azienda che produce auto elettriche con autonomie fino a 3 volte più elevate di quelle che conosciamo. L’azienda che realizza auto elettriche BELLE, sportive e desiderabili nonchè prestanti. Raggiungono velocità di tutto rispetto e autonomie impensabili per i modelli di cui sentiamo parlare. Non ne parla nessuno così ve le facciamo vedere noi: teslamotors.com

Giudicate voi stessi (sono realizzate su base Lotus e costano meno delle scatolette di cui si sente parlare in questi giorni); ultima cosa, non meno importante, sono già in produzione da una vita negli Stati Uniti.

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Crisi: Come uscirne?

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: Uscire dalla crisi

Più corretto sarebbe stato dire come evitarla. Una volta entrati in un periodo di crisi è difficile sapere quando realmente terminerà. Si possono solo avanzare delle ipotesi sulla base di dati. Una cosa è certa, in Italia c’è un detto che non sempre è vero: “Sei fai una cosa sola la fai meglio!” Molte volte sento amici e conoscenti dire a persone che fanno più di una cosa: “Ne fai troppe…” oppure “Ne vuoi troppe…” Anche questa affermazione andrebbe pesata. Non è affatto detto che fare più di una cosa porti svantaggi.

Vediamo perchè. Le prime aziende che vanno in crisi, sono quelle che producono un solo bene o servizio. Questo implica necessariamente che, quando tale bene o servizio avrà richieste in calo o non sarà ricercato affatto, l’azienda produttrice rischierà grosso e dovrà escogitare l’impossibile per tirare avanti. Guarda caso in paesi con altre mentalità questo fenomeno si verifica ma in maniera meno preoccupante.

Come mai? Perchè infondo non possiamo pensare che con un’aspettativa di vita di 100 anni (ve lo auguro a tutti…) dobbiamo acquistare per forza  20 utilitarie (tanto per fare un esempio) altrimenti le case produttrici non lavoreranno a sufficienza. Significherebbe lavorare tutta la vita solo per comprare auto e, oltretutto, non è detto che ci si riesca o che ci interessi ovviamente. C’è anche chi per lavoro ne acquista persino di più ma sono eccezzioni dovute a particolari esigenze, non fanno testo.

Allora come comportarsi? Il mercato, è saputo e risaputo, va secondo dei cicli, quando arriva il turno di un prodotto in particolare, questo si vende da solo -vedi tutti i negozi alla moda che abbiamo visto alternarsi ognuno nella propria generazione – ma quando arriva il momento di passare il testimone, se produci una cosa sola: è crisi. Non ci sono alternative, non ti puoi buttare su un altro settore che va meglio o che, se non altro può compensare perdite e offire mantenimto per l’altro che non va. Produrre in più direzioni può salvare la situazione a patto che ne siate capaci. Richiede ingenti sforzi ed obbliga a fare un mestiere per pura passione. Potresti non riuscire mai a trarne grandi profitti ma manderesti avanti aziende anche familiari subendo comunque gli alti e bassi del mercato, con effetti minori. Diverse aziende asiatiche non producono solo auto o moto ad esempio… Producono anche moto ad acqua, strumenti musicali, mezzi agricoli, motori per aeroplani, attrezzature di vario tipo…

Poi ci sono aziende del nord Europa come la Electrolux. La più prestigiosa casa al mondo di elettrodomestici in termini di qualità assoluta. Va in crisi anch’essa ovviamente ma con effetti molto minori in quanto produce sì ottimi elettrodomestici, ma si occupa di molti altri settori: dagli elettrodomestici ai fiori finti, dalle moto (quando possedeva Husqvarna) ai robot, dalla Nautica al tempo libero (caravan, camper, roulottes), dalla purificazione dell’aria (anche depurazione dell’acqua utlimamente) ai rimedi per le allergie.

Ora, capirete da soli che l’Electrolux, per chiudere, deve andare in crisi in tutti questi settori e in tutti gli altri che non ho elencato… Deve succedere proprio una supercrisi da fine del mondo… Altrimenti non ne vedo il modo. Quando un’azienda che punta a crescere si muove in più direzioni (senza per questo arrivare all’eccessivo esempio di Electrolux), con un settore che va meglio solitamente compensa quello che va meno bene. Non è il caso di Grandi industrie automobilistiche che producono solo ed esclusivamente auto o annessi e connessi quali camion, trattori, furgoni ecc…

Naturalmente ci si deve pensar prima e non essendo cosa facile, non è detto che si riesca a guardare sempre avanti nel modo migliore. Ci si aspetta che il petrolio sia la fonte di energia per sempre… Si fa di tutto affinchè lo sia ma, se nel frattempo non hai pensato ad altro, puoi attendere con calma il giorno in cui il tuo motore a benzina non potrà più essere alimentato e chiuderai i battenti.

Quindi saper fare più cose può sicuramente darti un vantaggio anche nel tuo piccolo. Se sai fare solo la cassiera del supermercato ad esempio, puoi aspettarti il giorno che le casse saranno tutte elettroniche, nasceranno dispute sul fatto che la gente preferisca incontrare una persona con cui parlare anzichè un computer, ma state tranquilli che se servirà per risparmiare lo faranno e se nel frattempo avrai imparato a lavorare a maglia con un metodo o uno stile tutto tuo, sopravviverai (si tratta solo di un esempio per capire il concetto che voglio esprimere). E’ ovvio anche che uno su mille ce la fa (come diceva la nota canzone).

Il ruolo dell’istruzione. Da qui si ritorna al concetto fondamentale dell’istruzione che secondo me in Italia è carente dal punto di vista pratico. Non siamo in grado nelle scuole di enfatizzare le passioni che hanno gli studenti. A lezioni gli si chiede solo la maledetta pappardella che devono imparare a memoria per prendere l’agognato 7 e stare in pace fino alla prossima interrogazione. Questo non forma l’Italia.

Cosa ci vuole a chiedere ad uno studente cosa gli piace, che passioni ha o, nel caso non lo sappia ancora, quanto meno stimolarlo? Certo non saranno tutti dottori in carriera, avvocati impressionanti, ingegneri rivoluzionari, idraulici bravi, meccanici di talento, carpentieri esperti, elettricisti bravi, falegnami artistici, commercianti di classe, chef o baristi capaci, tecnici informatici svegli o sportivi vincenti… Ma saranno sicuramente molto più di quello che le scuole italiane tirano fuori da decenni. “Sì certo, devono sapere cos’è la seconda guerra mondiale o un babilonese ma se poi escono con il tanto sudato diploma per poi non combinare nulla e cercare solo il posto fisso, allora sì che le crisi arrivano e anche con cicli più fequenti”.

Le cose si guardano alla radice, non compreremo venti automobili nella vita per evitare la chiusura della casa automobilistica. Sarà la casa automobilistica a stupirci con idee geniali e noi a desiderarla fortemente.

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Capitale di rischio – Capitale di credito

Che differenza c’è?

Il fabbisogno finanziario è coperto attraverso due fonti:

Capitale di rischio (o capitale proprio). Non è prefissata la restituzione se non alla cessazione dell’attività. Inoltre la sua remunerazione è funzione dei risultati ottenuti dall’impresa. Se l’impresa ha risultati negativi, il capitale può essere parzialmente o completamente perso. Il capitale di rischio è fornito dai soci.

Capitale di credito. Sono prefissate le modalità di restituzione ed è prevista una remunerazione che è indipendente dai risultati dell’impresa. Vedi ad esempio un prestito effettuato da una banca a favore di un’impresa.

Riuscire ad aprire un negozio su internet o una qualunque attività che possa agevolmente funzionare in rete, riduce notevolmente il capitale di rischio che occorre (soprattutto quando non è necessario tenere un magazzino con merce ferma) specie se offrite un servizio raro e particolare e non vi buttate a fare ciò che fanno tutti. Aprire una pasticceria o una gelateria (tanto per fare un esempio) senza ricorrere a prestiti delle banche, aumenta le vostre possibilità di riuscire nell’impresa.

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Immagine tratta da una ricerca sul web

I corsi delle compagnie telefoniche

Progettati per “voi”

Sono rimasto di stucco venendo a sapere che alcune compagnie telefoniche organizzano corsi dedicati ai loro dipendenti che si interessano di presentare le offerte promozionali alla gente.

Eh già perchè a quanto pare c’è una vera e propria scuola, con appositi corsi di formazione e successivamente aggiornamento per insegnare ad appositi impiegati come convincere le persone ad accettare le offerte dei loro “pacchetti*”. Potreste ricevere una telefonata a casa da una compagnia telefonica o potreste decidere voi di chiamarne una. Sarebbero così strategicamente coinvolgenti da farvi desiderare di più un prodotto… Non è detto che funzioni ma per dovere di cronaca… 🙂

Sapete una delle prime regole del marketing serio ed affidabile?

“Fare promesse al cliente che sicuramente verranno mantenute e che diano un reale vantaggio a chi decide di accettare la vostra proposta.”

Si può promettere l’impossibile su un forum ad esempio, ma se la promessa circa i contenuti non verrà rispettata state certi che oltre il 90% dei visitatori lascerà il forum. Oppure si può spacciare per vantaggioso ciò che vantaggioso non è; il cliente non è stupido, se ne accorge e viene perso perchè cambia la sua scelta. Leggi anche il mio articolo sulla polarità del marketing. O ancora si può aprire un sito che promette di raccontarvi trucchi per la fotografia per amatori… ma se dopo un paio di mesi è pieno di pubblicità al punto da non permettere di leggere nulla senza passare per lo spot della macchina fotografica X, anzi della sola marca X, state certi che il pubblico abbandonerà il sito. La promessa era offrire informazioni, scambiarle con i lettori e aggiornarli su nuove tecniche o far conoscere loro alcuni prodotti di qualità ad esempio. Sicuramente la promessa non era creare un unico enorme e martellante spazio pubblicitario per la marca X.

Mi rendo conto che saper commerciare sia utile e che la famosa “qualità e cortesia” sia fondamentale per offrire al cliente il massimo RISPETTO e il massimo SERVIZIO ma a tutto c’è un limite. Realizzare veri e propri corsi per avere operatori che riescono a convincerti mi sembra al quanto errato e poco professionale. Si potrebbe iniziare a parlare di plagio.

Se entro nel tuo negozio a dare un occhiata e tu sei gentile e ti fa piacere scambiare due chiacchiere ed illustrarmi i prodotti che “potrebbero interessarmi” è un conto… Entrare in un negozio e uscire senza nemmeno rendersene conto con degli acquisti che infondo non ci interessavano vi sembra qualità e cortesia?

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Note:

*Per chi non lo sapesse anche la parola “pacchetto” è una parola strategica del marketing utile a rendere più desiderabile (forse per il suono o forse per i pensieri che stimola nella nostra fantasia…) un insieme di prodotti che potrebbero non avere nulla di vantaggioso ma che tali devono apparire.

Cicli commerciali

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Negozi, centri commerciali, e-commerce…

I centri commerciali e le grandi superfici hanno mangiato i negozi specializzati, Internet ha mangiato le grandi superfici e i centri commerciali, i negozi specializzati mangeranno internet…

Avete presente il ciclo della vita… la savana? O ancora il ciclo dell’acqua dalla sorgente all’evaporazione sino alle piogge? Benissimo. E’ successo esattamente lo stesso con il commercio. Durante i primi anni ’90 i negozianti specializzati nei più svariati settori hanno iniziato ad avvertire un cambiamento. Anche in Italia stava prendendo piede l’era delle grandi superfici dove: arrivi, parcheggi l’auto senza rischiare la multa (unica nota positiva) e passi un intero pomeriggio nella moltitudine di negozi all’interno e perchè no, facendo la spesa. I negozianti del centro si accorsero del calo di clientela -la moda va più forte della ragione- molti negozi storici delle nostre città chiusero avendo più spese che entrate (affitti, bollette, merce invenduta e tasse doppie casa/lavoro…). Durante i primi anni del nuovo millennio il centro commerciale nella zona periferica di ogni città divenne un rito al quale nessuno poteva/voleva sottrarsi. Questo spronò anche altri settori a spostarsi nelle zone industriali delle città aprendo negozi molto più grandi, pieni di personale, scaffali lunghissimi, e luci ovunque…

Oggi entrando in una grande superficie, come mi è appena capitato (2 volte per l’esattezza), si può trovare persino il deserto, una sola commessa in 2000mq che non è in grado di aiutarti perchè sta alla cassa (ragione per la quale sono io che devo andare a cercarla ovunque lei si trovi e perdendo un’enormità di tempo) e una triste canzone va in onda tra banconi e scaffali deserti che non ti parlano, non ti raccontano i prodotti.

Oggi i centri commerciali chiudono giornalmente solo che non ce ne accorgiamo perchè non tutti conosciamo le persone che lavorano nelle varie amministrazioni e che ci possono raccontare di quanti cambi di gestione si sono successi negli utlimi mesi/anni in seguito a scarsità di lavoro.

Eh già perchè oggi sono in crisi anche le grandi superfici, solo i prodotti “che si vendono da soli” tirano e capitano a sorte in vari settori. Una volta è il negozio di informatica a vendere una miriade di lettori mp3 per un mese e poi stop, un’altra volta è il negozio di cellulari a vendere una miriade di touch screen tutti in un colpo e poi niente, un’altra volta e il negozio di scarpe che propone l’articolo che tutti desidereranno per la nuova stagione. Ma questo è unargomento a sé. Siamo tutti capaci di vendere un articolo molto desiderato che non ha bisogno di spiegazioni (così iniziano molti testi di marketing professionali 🙂 ). Ma è il negozio specializzato che da sempre vende il meglio, vende merce non proveniente da mercati paralleli, nè tanto meno oggetti difettati o sotto costo per le più strane ragioni o per i passaggi effettuati. E’ il negozio specializzato che sa consigliarvi in base alle vostre esigenze, che vi fa spendere un pò di più ma vi fa spendere una volta sola… O che in taluni casi vi fa spendere molto meno ma non ce lo saremmo mai aspettati frequentando solo grandi superfici.

Oggi ci ritroviamo senza tanti di quei negozietti che ci davano il meglio e la reale qualità, assistenza, ricambi… O qualunque articolo aveste in mente di acquistare.

Oggi assieme a quei negozi che in centro troviamo sempre meno, stanno scomparendo vari centri commerciali o stanno lentamente fallendo avendo necessità di apporti finanziari da nuovi investitori. I nuovi investitori, dall’America all’Europa, trovano sempre meno vantaggioso investire su una grande superficie. Probabilmente il più forte, quello che reggerà più a lungo, comprerà i più deboli lasciando loro il nome che avevano ma detenendo la proprietà. In questo modo potrebbe crearsi una sorta di monopolio nel quale vi è un unico sistema di distribuzione e spedizioni. Si crea una sorta di “monopolio naturale” e la possibilità di ingresso per nuove imprese sarà molto molto difficoltosa.

Oggi è Internet a dominare la scena, ognuno di noi si è svegliato e sa come trovare le varie opzioni per la ricerca di un prodotto. Valutiamo tutti i prezzi che troviamo su internet, valutiamo l’attendibilità e la veridicità di ciò che ci propongono i negozi online, facciamo confronti con i centri commerciali e con gli ultimi negozi rimasti in centro… Siamo fortunatamente molto più svegli.

Così come i centri commerciali hanno distrutto centinaia/migliaia di commercianti e relative famiglie senza offrire un servizio migliore in fin dei conti, oggi Internet sta distruggendo i centri commerciali; sono aumentate le spedizioni e i lavori dei corrieri che consegnano la merce venduta dai negozi online, dalle aste online, dai centri commerciali online.

E tutto questo ci ha portato a desiderare nuovamente il contatto con qualcuno, qualcuno che possa aprirci una confezione davanti agli occhi, illustrarci le peculiarità di un prodotto e garantirci (nei posti migliori ovviamente…) in futuro la possibilità di ricambi e garanzie senza impazzire tra mail senza risposta e codici clienti… Stiamo desiderando nuovamente il negozio e lo vogliamo toccare con mano.

In questi ultimi 15 anni abbiamo fatto la nostra esperienza.

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Ritorna il baratto: problemi sullo scambio di denaro.

Rubrica: Metodi. Alternative al mondo abituale.

Titolo o argomento: Problematiche del baratto

Rispondendo a Davide

La domanda e le osservazioni mosse da Davide le trovi in questo commento.

Certamente Mazza 🙂 Io non avevo preso l’esempio di mani bucate e giocatori d’azzardo come giustamente mensioni perchè mi riferisco in particolar modo a menti imprenditoriali e ragazzi e ragazze che hanno voglia di fare/arrivare.

Naturalmente come tu ci sottolinei senza un ottimo rapporto di fiducia si rischia grosso o quanto meno si è costretti ad andare dal notaio per certificare ogni operazione. Inoltre vorrei precisare che prestare denaro ad interessi inferiori a quelli bancari è ovviamente legale. Non vale il contrario.

Per quanto riguarda invece il discorso di depositare il denaro in banca ti ricordo che quando noi eravamo piccoli i nostri genitori mettevano il loro denaro risparmiato in banca ottenendo non solo il deposito ma interessi che aiutavano nel reddito familiare insieme ai ricavi del lavoro. Oggi la banca gioca molto sul fatto di dire che il suo compito è di custodire, garantire… Non è più del tutto vero: vedi il caso dei bond argentini (e relativo nostro articolo) e vedi anche il fatto che se depositi una determinata somma e dopo un arco di tempo la vai a ritirare vale meno di quando l’hai versata. Questo perchè gli interessi sono talmente bassi oggi da non riuscire a compensare la perdita di potere d’acquisto (vedi l’articolo relativo a questi link: primo secondo). Andando a vedere gli indici degli ultimi 30 anni, circa prezzi nominali e reali dei beni e servizi, notiamo come oggi avere un conto in banca dia vantaggio zero se non negativo nel caso in cui il denaro sia versato e mai toccato; in tal caso infatti andremmo a pagare le varie spese e commissioni arrivando a fine anno con meno denaro di quanto versato o un interesse di pochi euro…

Attenzione, questo discorso ovviamente vale per i giovani imprenditori (anche un ragazzo che apre una pasticceria o una pizzeria lo è). Se si è negati per la materia l’opzione di lasciare il capitale in banca ovviamente è la migliore evitando di compiere azioni pericolose che promettono tanti soldi e subito.

Cos’é la “pulizia dell’iva”?

Siamo andati ad approfondire i motivi dell’eccessiva differenza di prezzo tra alcuni modelli di cellulari di una nota marca acquistati in un negozio autorizzato, e gli stessi acquistati in un centro commerciale. La differenza di prezzo in alcuni casi raggiungeva  addirittura il centinaio di euro. C’è stato spiegato dal titolare del negozio, che molti punti vendita di grandi dimensioni eseguono un’operazione che in gergo si chiama “pulizia dell’iva”.

In cosa consiste?

Si ordinano all’estero (ad esempio) 100 cellulari al prezzo di 200 euro più iva ovvero 240 euro l’uno ivato; questi cellulari non raggiungono subito alcuni grandi punti vendita italiani ma vengono bypassati (spediti) ad un magazzino in uno stato dove non sono in vigore leggi sull’iva come le nostre. In questo paese ricevono i 100 cellulari senza conteggiare l’iva. Ovvero per loro il prezzo di tali prodotti è di 200 euro l’uno  punto e basta. La merce viene rispedita in Italia allegando ai colli (i pacchi in cui viaggia la merce) la dovuta documentazione che attesta che il valore della merce è di 200 euro a pezzo. Al ritorno in Italia, quindi, viene riconteggiato il tutto come merce che arriva a 200 euro al pezzo iva inclusa. In tal modo questi cellulari vanno a costare poco più di 160 euro più iva… (spero di essermi ben spiegato).

L’operazione viene ripetuta quel numero di volte tale in cui il guadagno è ancora in vantaggio rispetto alle spese di spedizione. In pratica acquistiamo un cellulare sotto costo in Italia ma può trattarsi (non sappiamo con che frequenza né come prevederlo) di un prodotto che legalmente ci è stato venduto da un paese straniero e del quale la garanzia non ha perfetta validità in Italia. Spesso si tratta di cellulari per i quali non era prevista la lingua italiana nel menù e che sono stati opportunamente aperti e modificati tramite computer per inserirla. Risultato? Al primo guasto si va in un’assistenza autorizzata che ci risponde picche e ci dice che il prodotto non si avvale di una regolare garanzia…

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Spesa = Ricavo – Guadagno