Come si ottengono elevate potenze specifiche nei motori aspirati?

Rubrica: Curiosità tecnica da corsa | Le domande dei lettori
Titolo o argomento: Quali sono gli accorgimenti ingegneristici per far andare forte un motore aspirato?
Risponendo a: Luca

Luca scrive: Da appassionato sono stato sempre affascinato da esempi di tecnica motoristica quali la McLaren F1 del 93, la Ferrari 458 nonchè le moderne auto da F1 come esempi di motori non sovralimentati dalle prestazioni sorprendenti. Quali sono quindi gli accorgimenti ingegneristici per far andare forte un motore aspirato? Ed è più “nobile” costruire un performante motore ad aspirazione naturale piuttosto che percorrere la “scorciatoia” della sovralimentazione?

A mio avviso è più nobile realizzare un motore aspirato ad elevata potenza specifica, piuttosto che uno sovralimentato, per il puro e semplice motivo che è molto ma molto più difficile tirar fuori potenza e coppia e richiede la conoscenza di una miriade di dettagli legati alla progettazione, all’esperienza costruttiva ed alle problematiche di funzionamento, che caratterizzano la preparazione di un motorista. Naturalmente vi sono ingegneri motoristi che nutrono una grande passione verso i sistemi di sovralimentazione e che non lo fanno per percorrere una scorciatoia. Diversi hanno dato tanto al mondo dell’automobile tribolando non poco. Il primo esempio che mi balza alla mente è il progettista del motore della Lancia Delta S4, l’Ingegner Claudio Lombardi (la Lancia Delta S4 rappresenta un caso di vera eccellenza nel panorama del motorismo sovralimentato).

E’ inoltre opportuno osservare che di recente i motori sovralimentati stanno tornando di interesse tecnico per via del cambiamento regolamentare della F1 a partire dalla stagione 2014. Nuove soluzioni a cavallo tra il K.E.R.S. ed il Turbo Compound si stanno facendo strada offrendo una ventata di interessante innovazione tecnologica. Certo è che si sono abbassati i regimi di rotazione ed il sound risulta meno accattivante, ma lo sviluppo non tarderà ad arrivare. Vedi i link in basso.

Terminata la digressione torno alla tua domanda. Ottenere grandi prestazioni da un motore aspirato è possibile principalmente permettendogli di raggiungere elevati regimi di rotazione (ciò implica la progettazione di un manovellismo estremamente costoso) e quindi effettuando un numero elevato di fasi utili nell’unità di tempo. Questo è possibile improntandolo per il funzionamento ottimale agli alti regimi, cosa che solitamente accade a scapito di una perdita prestazionale ai bassi. Laddove però sono consentite fasature variabili il problema può essere in parte risolto con risultati soddisfacenti. Stesso dicasi per la variabilità delle situazioni di aspirazione. Per ottenere quindi dei risultati soddisfacenti si deve cercare un compromesso tra i materiali impiegati, le sezioni adottate nel progetto, la massa di ogni singolo organo che costituisce il motore, la relativa ottimizzazione topologica affinché a tanta leggerezza corrisponda sufficiente resistenza, le geometrie caratteristiche (alesaggio, corsa, forma dei pistoni, delle bielle, dell’albero a gomiti, lunghezza, diametro e angoli dei condotti in testata, forma delle camere di combustione, ecc.), il dimensionamento e la fasatura della distribuzione. Il tutto in funzione delle prestazioni desiderate e della destinazione del progetto che ne pregiudica naturalmente la durata. Più il motore è esasperato e meno vita utile avrà. Succede anche in natura dove animali con un battito cardiaco più elevato hanno una vita decisamente più breve di quelli con un battito lento.

Una grandezza fondamentale per valutare la riuscita di questi intenti è la PME, ovvero il lavoro effettivo per ciclo ed unità di cilindrata. La Pme è il lavoro utile fornito ad ogni ciclo dall’unità di cilindrata. Quindi è improprio per molti ingegneri chiamarla pressione media effettiva, tuttavia essendo dimensionalmente, e quindi per l’unità di misura, una pressione (si indica in MPa Mega Pascal), in tutti i testi di ingegneria e motorismo la si chiama così.

Il problema più grande, che solitamente non è noto agli appassionati, è che per reperire le formule per progettare un buon motore occorre mezz’ora, mentre per risolvere tutta la serie di problemi che puntualmente si verificano in progettazione, ci vogliono mesi, organizzazione, esperienza ed una profonda attenzione agli errori che possono costare davvero caro per un’azienda così come per un privato che desidera tentare di fare anche solo un monocilindrico ricavato dal pieno (non sembra ma in Italia, per fortuna, ci sono anche tante persone che riescono privatamente in cose all’apparenza quasi impossibili). Se ti interessa puoi visitare un esempio di problematiche tecniche cui è andata in contro la Lamborgini nella progettazione del motore L539 della Aventador, trovi il link in basso.

Infine è importante sottolineare che quanto riportato costituisce la sintesi della sintesi di un argomento enormemente più vasto che non può essere riassunto in breve per la sua estrema complessità. Anche l’esempio del caso Lamborghini appena linkato è assai limitato rispetto alla realtà.

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E.E.R.S. Exhaust Energy Recovery System
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Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP640 al motore…

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Image’s copyright: BMW

Formula E, una formula elettrizzante

Rubrica: Curiosità della tecnica da corsa
Titolo o argomento: Il nostro speciale sulla Formula E è su AUTO Tecnica di Luglio (n.384)

Comunichiamo a tutti i lettori che questo mese è uscito sulla prestigiosa rivista di motori “AUTO Tecnica” un nostro speciale che introduce la Formula E, la nuova categoria ai vertici del motorsport elettrico che accosterà la Formula 1 dal prossimo campionato. Nell’articolo vengono introdotti i punti salienti del regolamento tecnico, i limiti imposti alle vetture che, come vedremo, sono ben pochi, e la dinamica delle gare. Vengono avanzate delle ipotesi plausibili sulle prestazioni e le problematiche tecniche di queste curiose vetture tutte da sviluppare e, a completamento di tutto, vengono mostrate interessanti foto che svelano il prototipo di una Formula E, su base Formulec, sotto le carene. L’articolo non pretende di fornire i dati esatti in quanto, attualmente, lo sviluppo dei prototipi è in opera e molti sono i team che tuttora stanno sperimentando diverse soluzioni incontrando notevoli problemi e difficoltà nel realizzare un mezzo idoneo al campionato e che sia in grado di fornire prestazioni all’altezza per l’intero sviluppo della corsa. Inoltre le norme di sicurezza, ovviamente, sono state poste al primo posto e la concessione dell’omologazione da parte di FEH (Formula E Holdings) e FIA (Federation Internationale de l’Automobile) non contempla vetture per le quali ogni dettaglio non sia allo stato dell’arte. Non sono svelati ancora tutti i tracciati del calendario né tutti i team che prenderanno parte al campionato ma, stando a quanto ci comunica la federazione e ci conferma uno dei maggiori team (con il quale siamo piacevolmente entrati in contatto alcuni mesi fa), in autunno ci saranno interessanti conferme sia in ambito tecnico, sia per quanto riguarda i team partecipanti ed il materiale a loro disposizione, sia per quanto concerne l’ambito organizzativo.

La nuova categoria ai vertici del motorsport elettrico, la Formula E

La copertina di AUTO Tecnica n.384 – Luglio 2013

Un incollaggio macchinoso

Vi è mai capitatato di restaurare una moto (o una automobile) anche solo per il piacere di farlo? Probabilmente, se leggete questo blog, le mani le avrete pur messe su qualcosa che desiderate far rifunzionare o semplicemente per la curiosità di sapere come è fatto. Di recente mi sono imbattuto su una moto d’epoca, una Honda CB350 Four del 1972, ed ho potuto constatare quanto siano costosi i ricambi che non sono più disponibili presso i ricambisti della casa. Un esempio? Una semplice levetta che sblocca l’apertura del tappo del serbatoio viene venduta da diversi buon temponi a circa 50 Euro. Il pezzo (visibile nelle foto sotto) può avere un valore di qualche centesimo e, a stento, potrebbe essere venduto a 5 Euro. Quindi stiamo parlando di un prezzo di vendita 10 volte superiore ad un prezzo già elevato per un gingillo.

Cosa è successo a questa levetta? Dopo 40 anni lì a trattenere il tappo del serbatoio, ha deciso di rompersi a trazione rendendo impraticabile l’apertura del tappo (aperto poi con altri stratagemmi visto il carico consistente della sua molla). Una volta fatte tutte le valutazioni del caso si è deciso di tentare la strada dell’incollaggio con adesivi strutturali (ben più economici del ricambio proposto, circa 8 Euro per il doppio flaconcino adesivo/indurente) che garantiscono una resistenza alla trazione di ben 300 kg/cm^2. Dopo aver trattato le superfici da incollare e aver architettato una semplice astuzia con due speciali pinze, al fine di tenere per ore le due parti in posizione durante l’asciugatura della colla, ci siamo però accorti di un delicato inconveniente. Per permettere la corretta presa tra le due metà del pezzo è necessario non premere le due parti l’una contro l’altra, questo per evitare che il collante fuoriesca dalla frattura riducendo drasticamente il suo potenziale di tenuta. Così facendo però i fori presenti sulle due metà non si trovano più perfettamente allineati e il rivetto, che vi passa in mezzo per tenere solidale la levetta al serbatoio, non riesce ad attraversarli entrambi. L’opzione di allargare uno dei due fori con una punta da trapano, oltre a rischiare di rompere ulteriormente il pezzo divenuto fragile con gli anni, avrebbe reso meno preciso l’accoppiamento rivetto-levetta restituendo fastidiose vibrazioni in marcia e non permettendo la corretta tenuta del tappo contro il serbatoio.

Come avrete già capito, questa volta non è andata e, se anche avessimo tentato la folle strada di realizzare un pezzo analogo dal pieno, magari con una macchina a controllo numerico (previo disegno cad), l’operazione avrebbe richiesto impegno, tempi e costi non vantaggiosi per il tipo di intervento. Tuttavia è bene sottolineare che, qualora il pezzo non fosse stato più disponibile sul mercato, o avesse avuto costi più alti o vi fosse stata la necessità di realizzare il particolare con un altro materiale, beh allora l’operazione più impegnativa (ma non impossibile) di realizzarne uno nuovo autonomamente avrebbe avuto senso.

Incollaggio fermo tappo serbatoio Incollaggio fermo tappo serbatoio Incollaggio fermo tappo serbatoio Incollaggio fermo tappo serbatoio Incollaggio fermo tappo serbatoio

Rettifica sedi valvole di un motore a combustione interna

Rubrica: Tecniche di fabbricazione – Lavorazioni per asportazione di trucioli

Titolo o argomento: Rettifica sedi valvole

La fresatura delle sedi valvole permette di ottenere una superficie di contatto valvola – sede valvola estremamente precisa. Ciò garantisce una tenuta adeguata soprattutto in fase di combustione migliorando le prestazioni del motore e riducendo i consumi di carburante. Si ricorre alla rettifica delle sedi valvole quando tecnicamente non ha senso effettuare l’operazione di smerigliatura delle valvole contro le relative sedi, ovvero quando gli angoli di sede e di correzione corretti vengono a mancare in seguito all’erosione del materiale. Le sedi valvole sono in origine degli anelli dalla geometria semplice con sezione rettangolare. Esse sono realizzate prevalentemente in ghisa speciale o in acciaio fortemente legato (più raramente in bronzo) e vengono inserite con interferenza nei loro alloggiamenti in camera di combustione, in questo caso si dice che le sedi valvole sono riportate (e l’interferenza generalmente va dai 10 ai 15 decimi di millimetro). Nelle testate in ghisa, invece, vengono ricavate direttamente sulla testata stessa, in tal caso si dice che le sedi sono integrali.

L’installazione degli anelli sede viene effettuata riscaldando abbondantemente la testata (si possono raggiungere temperature superiori ai 160°C)  e/o raffreddando le sedi mediante propano o azoto liquido. In questo modo si può sfruttare la dilatazione termica che permette l’inserimento senza difficoltà delle componenti. In base al tipo di motore devono essere opportunamente rettificate al fine di attribuire specifici angoli caratteristici. Solitamente gli angoli caratteristici delle sedi valvole sono tre: l’angolo di correzione inferiore o interna (spesso compreso tra 60° e 75°), l’angolo della sede (generalmente di 45°) e l’angolo di correzione superiore o esterna (generalmente compreso tra 15° e 35°). Altra quota fondamentale di cui tener conto è l’appoggio (o larghezza di sede) che è diretto responsabile dell’ermeticità e che, per la valvola di aspirazione, ammonta a circa 1,5 millimetri, mentre per quella di scarico arriva a 2 millimetri al fine di migliorare l’asportazione di calore. Appoggi superiori rischiano di compromettere l’ermeticità.

Per fresare correttamente gli angoli della sede valvola è necessario che la fresatrice sia guidata. A tal scopo la testina portautensili è dotata di uno stelo-guida detto stelo pilota il quale deve essere introdotto nella guida della valvola che deve essere in perfetto stato. Per ottenere una rettifica accurata è necessario operare la centratura della testina portautensili al fine di garantire il rispetto delle tolleranze geometriche. Gli strumenti professionali effettuano elettronicamente questa operazione con una precisione centesimale. La centratura avviene elettronicamente lungo l’asse x e l’asse z grazie a due motorini passo-passo e potenziometri lineari analoghi a quelli adottati sui sensori delle telemetrie per rilevare spostamenti impercettibili con elevata accuratezza. Il riferimento per calcolare le medie è lo stelo pilota. In tal modo la sede della valvola verrà fresata utilizzando come riferimento l’asse esatto lungo il quale la valvola si muove all’interno della sua guida. Questo garantisce una perfetta tenuta valvola-sede ed un conseguente funzionamento ottimale del motore.

Una prova finale di tenuta sfrutta un vacuometro per testare il livello di vuoto (depressione) che si riesce a generare a valvole chiuse. Eventuali trafilaggi di aria vengono rilevati misurando valori inferiori a -0,5 -0,6 bar. Valori nell’intorno di -0,7 -0,9 bar possono considerarsi più che soddisfacenti.

Il video è stato realizzato a cura di Ancona Rettifiche e ralph-dte.eu che ne detengono il diritto d’autore. Per informazioni legate alla necessità di restaurare/revisionare un motore si prega di contattare l’officina meccanica di precisione “Ancona Rettifiche” al numero 071/7108210; per informazioni di carattere teorico e tecnologico potete utilizzare i contatti presenti su questo sito.

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Rettifica sedi valvole

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Anelli sedi valvole sinterizzati

Rettifica sedi valvole di un motore a combustione interna

Per guardare il video della rettifica sedi valvole clicca sull’immagine.
Image’s copyright: www.ralph-dte.eu

Che cosa sono i sistemi EREV?

Rubrica: Automotive alternativo
Titolo o argomento: Estendere l’autonomia dei mezzi elettrici ottimizzando l’uso di carburanti fossili

L’acronimo EREV sta per Extended-Range Electric Vehicle, si tratta di una tecnologia adottata su veicoli che si muovono utilizzando prevalentemente la trazione elettrica e che, all’occorrenza, possono essere ricaricati in maniera tradizionale (dalla rete), oppure sfruttando un motore a combustione interna, estremamente leggero e dall’ingombro ridotto, presente a bordo. Tale motore, che può essere un tradizionale ciclo otto o, addirittura, una micro-turbina a gas, ha il vantaggio di funzionare a regime costante nel punto di maggior rendimento e minor consumo. Esso infatti non deve provvedere in maniera diretta alla trazione del veicolo e non deve di conseguenza compiere partenze, superare pendenze o ostacoli risparmiando così dosi consistenti di carburante ed essendo pertanto progettualmente ottimizzato solo per il compito di ricarica.  Due sono i casi di maggior interesse tecnico e tecnologico, la soluzione Lotus Range Extender realizzata da Lotus e Fagor e la soluzione Jaguar Ultra Lightweight Range Extender.

Lotus Fagor Ederlan Range Extender

Ne abbiamo già parlato diverso tempo fa al seguente link “Lotus Range Extender: il motore ultracompatto destinato ai veicoli ibridi“. Il Range Extender di Lotus e Fagor è un motore a combustione interna ultracompatto, a basso costo, studiato allo scopo di aumentare l’autonomia delle citycar elettriche. Si tratta infatti di un motore che non è accoppiato, come normalmente accade tramite una trasmissione, alle ruote, bensì ad un generatore impiegato per la ricarica delle batterie di bordo. Batterie che ovviamente alimentano il motore elettrico. L’arco di giri al quale esprime la massima efficienza è compreso tra i 1500 ed i 3500 giri al minuto. Come risulta ovvio osservare, questo motore non nasce per offrire prestazioni, bensì per assecondare al meglio le necessità di una marcia nel traffico urbano nella prospettiva della massima economia di esercizio. Il generatore è direttamente collegato all’albero motore e gestito, assieme al motore, da una specifica elettronica studiata da Lotus. Il motore Lotus Range Extender è curiosamente studiato per essere flessibile con i carburanti, può infatti essere alimentato sia con la normale benzina verde, sia con i carburanti rinnovabili ad alcool.

Jaguar Ultra Lightweight Range Extender

Il sistema Ultra Lightweight Range Extender studiato da Jaguar è montato su una supercar elettrica denominata C-X75 e sfrutta due microturbine dedicate alla ricarica del pacco batterie o alla fornitura, in modalità track, di un surplus di potenza. Lo schema logico è il medesimo del Lotus Range Extender riportato precedentemente, tuttavia, invece di adottare un motore a ciclo Otto per la ricarica delle batterie (e quindi al fine di estendere l’autonomia del veicolo), utilizza un sistema di turbine a gas le quali vantano un rendimento maggiore rispetto a quello dei motori a combustione interna ciclo otto. Questo permette di ricaricare le batterie con consumi contenuti. La C-X75 offre un’autonomia di 110 km senza emissioni di scarico, servendosi soltanto delle batterie. Le due innovative microturbine sono capaci di ricaricare le batterie della vettura per assicurare un’autonomia di 900 km con un solo pieno di carburante, oppure in modalità Track possono fornire automaticamente potenza supplementare direttamente ai motori elettrici per consentire alla vettura di raggiungere una velocità di 330 km/h. La Jaguar C-X75 ha la trazione integrale, è capace di raggiungere i 330 km/h e di accelerare da 0 a 100 km/h in 3,4 secondi con zero emissioni di scarico durante la guida urbana, esplorando i limiti più estremi sia delle prestazioni che della sostenibilità. Hanno partecipato al progetto Jaguar, Land Rover, il costruttore britannico di micro-turbine a gas Bladon Jets (inventori del primo motore a flusso assiale a microgetto) e SR Drives ovvero il più grande produttore al mondo di motori elettrici (appartenente alle Emerson Electric).

Jaguar C-X75 Ultra Lightweight Range Extender

Jaguar C-X75 Ultra Lightweight Range Extender

Image’s copyright: Jaguar Land Rover Limited

L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 4

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: Auto spinte per famiglie trattenute dalla crisi
Segue da:
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 1
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 3

Un motto in via d’estinzione

Insomma sono sempre meno i marchi che amano presentarsi sul mercato con veicoli solidi che conquistino una buona nomina per la notevole affidabilità e durata nel tempo, nonché per i bassi costi di esercizio e ammortamento. Ciò sarebbe l’ideale per una normale famiglia che negli ultimi anni ha visto crollare intorno a sé ogni certezza e punto di riferimento. Famiglie che non sono certo interessate al famigerato cambio veicolo ogni 4 anni come auspicano diversi costruttori. Sarebbe stato invece un canto fuori dal coro realizzare nuovamente veicoli in grado di durare 20 anni senza particolari sforzi e stimolare altresì il precoce cambio di veicolo, qualora possibile, per il puro desiderio di un modello ancora migliore, ancora più accattivante. La realtà invece vede i costruttori come vittime principali della loro abnorme crescita avuta negli ultimi 30 anni. Nuovi impianti, nuove catene di montaggio, nuovi stabilimenti, investimenti colossali, la corsa contro i rivali che hanno operato allo stesso modo, modelli privi di anima sfornati a ripetizione e subito dimenticati, in sostanza un delirio che non si autosostiene e che “matematicamente” necessita di vendite sempre maggiori difficilmente raggiungibili.

Come puoi rimediare

Così in definitiva potreste farvi furbi, acquistare ad esempio un 2 litri turbodiesel magari da 160-180 cavalli ed elaborarlo al contrario, che presumo sia ancora legale, operando una riduzione della potenza a soli 100 cavalli semplicemente intervenendo sull’elettronica e, volendo, anche sulla distribuzione. Certo però che pagare il bollo per la differenza sarebbe assai spiacevole, potreste allora installare uno switch al fine di decidere voi se usare la piena potenza, per cui il veicolo è omologato, o le limitazioni che garantiscono minori consumi e maggiore longevità al motore. Prestazioni economiche sicuramente migliori ma comunque mai al pari di un veicolo equivalente più leggero.

Conclusioni

Immagino la baraonda mentale che questa serie di quattro articoli può aver generato nella vostra testa. In fin dei conti sta a voi decidere se ignorare un problema che non ritenete sia di vostro interesse o se capirne le molteplici sfaccettature. Se siete arrivati fin qui nella lettura probabilmente desiderate comprenderle e magari ragionarci su.

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L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 1
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 3
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 4

Motori usa e getta

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Dura la scelta. E’ forse proprio il caso di dire “O la va, o la spacca”?

L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 3

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: Auto spinte per famiglie trattenute dalla crisi
Segue da:
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 1
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2

Le norme anti-inquinamento e le scelte strategiche comode

Quindi, come introdotto nei precedenti articoli, se desiderate acquistare una vettura con un affidabile motore 2 litri caratterizzato da una potenza massima di circa 100 cavalli, la scelta va sempre più restringendosi lasciando spazio a sole cavallerie ben più nutrite. E per fortuna che le severe norme anti-inquinamento richiedono economia d’esercizio, ridotti consumi e basse emissioni. Certo al dato numero di giri e alle condizioni previste dai test per l’omologazione, le vetture per famiglia del nuovo mercato consumano poco e inquinano meno delle precedenti. E’ in tutto il rimanente arco di utilizzo che la questione può persino ribaltarsi. Non è un segreto che per ridurre i consumi ed il conseguente inquinamento non occorrano poi grandi innovazioni… sarebbe infatti sufficiente costruire veicoli più leggeri e mantenere inalterate le prestazioni per ottenere veicoli allo stesso tempo più scattanti ed economici. E’ la pura fisica che lo dimostra. Ma costruire veicoli più leggeri significa addebitare i costi che ne conseguono alle case automobilistiche che, comunque, non potrebbero chiedere aumenti consistenti per rientrare nel mercato. Lasciare invece i veicoli con la stessa tecnologia di sempre* ma dotarli di motori esuberanti permette di sfoggiare numeri brillanti con addebito sul vostro conto esercizio-carburante.

*Eh sì perchè dietro a quell’interminabile lista di accessori non necessari al funzionamento del veicolo ci sono le stesse lamiere, gli stessi criteri costruttivi e gli stessi materiali dei modelli precedenti con sistemi di iniezione rivisti, corretti e migliorati.

Non contate solo i grammi di CO2 per chilometro

Indipendentemente dal fatto che i valori che leggete sui listini sono valori medi e quindi la vostra auto non emette quella data quantità di CO2 in ogni condizione di utilizzo dal primo all’ultimo chilometro percorso, non comprendo come spesso non si tenga conto di tutti gli altri valori che è opportuno tenere sotto controllo. Sto parlando di idrocarburi incombusti (CnHm), ossidi di azoto (NO), monossido di carbonio (CO) e azoto (N2).

Perchè costruire auto con motori sempre più potenti e sofisticati invece di fare l’operazione più semplice, logica e ignorata del mondo? Costruire auto più leggere. Probabilmente per il semplice motivo che migliorare le prestazioni riducendo la massa è un costo a carico del costruttore, migliorare le prestazioni aumentando la potenza è un costo a carico dei vostri consumi. Ma dopo una crisi del genere non dovrebbe essere questo il ragionamento. Paradossalmente le vetture più prestigiose e care del listino auto si stanno avvalendo di tecnologie che permettono un interessante abbattimento dei consumi e delle emissioni inquinanti e questo per il semplice motivo imprenditoriale che il tipo di cliente che le acquista può accollarsi una maggiore spesa per materiali più leggeri e prestanti. In fondo, anche se non ci si pensa, è semplice.

Continua…

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Motori usa e getta

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I vantaggi offerti sotto il profilo delle prestazioni, dei consumi e dell’inquinamento da vetture leggere
sono decisamente superiori rispetto a quelli ottenuti realizzando veicoli con sistemi costruttivi e
tecnologie obsolete contornate da innumerevoli dispositivi anti-inquinamento di rimedio. Tuttavia
attualmente sono troppo poche le case automobilistiche che attualmente stanno studiando soluzioni
per costruire vetture leggere anche per il normale utilizzo nel ciclo urbano ed extraurbano.
In foto un esempio tanto interessante quanto estremo di vettura superleggera.
Image’s copyright: www.bac-mono.com

L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 2

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: Auto spinte per famiglie trattenute dalla crisi
Segue da:
L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 1

I listini dell’era “critica”

Il diffusissimo 2 litri turbodiesel che, con circa 100 cavalli di potenza, ha equipaggiato una grossa fetta di note station wagon negli ultimi 15 anni, oggi viene offerto da diverse case automobilistiche solo ed esclusivamente in versione spinta con potenze comprese tra i 150 ed i 200 cavalli. In realtà ne bastano poco più della metà per una guida brillante, allo stesso tempo adeguata al codice stradale, e garantirsi percorrenze abbondantemente superiori ai 300.000 km. In alternativa vi sono motori di minore cilindrata ma sempre con potenze specifiche elevate rispetto al passato e con una massa non indifferente da trainare. Acquistare un autoveicolo per la famiglia, magari station wagon, di circa 1,5 tonnellate di massa per poi muoverlo con un piccolo motore da 1,4 litri sovralimentato e allegramente spinto con circa 120 cavalli, equivale a garantire una ridotta vita utile dello stesso e non, come direbbe una madre* di famiglia, aver scelto il modello “più piccolo”. Tanto per fare un esempio muovere un veicolo da 1,5 tonnellate con un motore 2 litri turbodiesel da 100 cavalli non è la stessa cosa che muoverlo con un motore allegro 1,4 litri benzina di pari potenza… Assolutamente no. La prima opzione è decisamente più longeva e affidabile. Non basterebbe una interminabile conferenza di una giornata solo per spiegare le relazioni che ruotano attorno a questa scelta tecnica.

*Ho fatto riferimento alle donne in quanto sono solitamente più attente a questo genere di dettagli ma, allo stesso tempo, non di rado commettono degli errori di valutazione legati all’inesperienza tecnica. Per imparzialità non esito ad affermare che spesso gli uomini le seguono a breve distanza per motivi tutto sommato analoghi.

Un esempio che avvicina alla comprensione

Per semplificarvi la vita chiedetevi semplicemente come mai un autobus o un camion, che possono percorrere tranquillamente anche 2 – 3 milioni di chilometri trainando carichi non indifferenti, siano dotati di motori di cilindrata considerevole e potenze specifiche ridotte. Certo è che deve sussistere un equilibrio tra questi fattori al fine di garantire consumi ridotti ed una possibilità d’uso adeguata alle aspettative del cliente. Quindi non si andrà a montare un motore di cilindrata abnorme su un’utilitaria. Si può comunque affermare con certezza che un motore di circa 2 litri, con circa 50-60 cavalli/litro, può rappresentare un ottimo compromesso, tra le prestazioni (da codice stradale) e la longevità, su vetture di stazza pari a circa 1,5 tonnellate.

Un esempio che scioglie i dubbi rimanenti

Così se ritenete che il precedente esempio abbia qualche pecca perchè i mezzi pesanti compiono grandi sforzi di traino e consumano molto (ed avete ragione), porto alla vostra attenzione un altro estremo esempio di carattere motoristico: la Formula 1. Una vettura della massima categoria riesce ad erogare potenze nell’ordine dei 700 cavalli con un motore aspirato di soli 2,4 litri. Vi siete mai chiesti come mai le supercar per raggiungere analoghe potenze su strada adottano motori di cilindrata 3 volte superiore? La risposta è semplice ed il motivo appartiene alla stessa logica per la quale acquistando un veicolo 2 litri turbodiesel con quasi 100 cavall/litro di potenza difficilmente riuscirete a percorrere 300.000 km (e più) a meno che non siate dei tecnici esperti del settore che sanno dove mettere le mani (costi permettendo). La cilindrata maggiorata, così come il regime di rotazione ridotto ed il dimensionamento degli organi, sono in qualche modo proporzionati alle aspettative del cliente in termini di durata del mezzo. Così come chi acquista una supercar non intende sostituire il motore dopo 2 brevi viaggi, gli acquirenti di una robusta e confortevole vettura per la famiglia non desiderano necessariamente sostituirla dopo 3 o 4 anni.

Continua…

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Motori usa e getta

Il gioco della potenza specifica nelle vetture stradali per le famiglie

Sebbene la logica espressa valga in fin dei conti per ogni tipologia di motore a combustione interna,
molte sono le variabili che possono influenzare i dati rappresentati nel grafico. Per tale ragione risulta
opportuno sottolineare che quanto riportato è un riferimento mirato alle vetture stradali (destinate
alle famiglie) dotate di propulsori di cilindrata compresa tra 1,6 e 2,0 litri ed aventi massa compresa
tra 1,2 e 1,5 tonnellate. Le valutazioni indicate nel grafico sono frutto dell’esperienza tecnica e
motoristica dell’autore e possono tranquillamente essere considerate soggettive.
*La longevità dipende inoltre da una lunga serie di fattori tra cui in particolar modo: bontà del progetto,
qualità dei materiali impiegati, correttezza delle lavorazioni eseguite, tipo di utilizzo, cura dell’utente,
serietà dell’officina che effettua le manutenzioni.
**La fragilità può rivelarsi un fenomeno inaspettato anche nei motori più tranquilli laddove si siano
scelte leghe non idonee, vi siano difetti di fonderia, errori nelle lavorazioni meccaniche, nelle tolleranze,
nei trattamenti termici, ecc.

L’ennesima scelta errata del mercato dell’automobile – Parte 1

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili

Titolo o argomento: Auto spinte per famiglie trattenute dalla crisi

La tecnica motoristica ed il mercato parlano due lingue diverse

Una volta assodato che, secondo la tecnica motoristica, uno dei modi migliori per far durare a lungo un veicolo consiste nel dotarlo di un motore di media cilindrata e ridotta potenza specifica (vedi il paragrafo successivo per la definizione di potenza specifica), mi chiedo come mai la maggior parte delle case automobilistiche di questi tempi abbiano optato per una direzione totalmente opposta. Personalmente non credo si tratti della soluzione migliore per tentare di allontanarsi dalla grande crisi che ha visto il settore Automotive come una delle principali vittime.

Tradotto in altri termini significa che si punta su veicoli fragili, delicati che, secondo chi decide le strategie, dovrebbero garantire un maggior ricambio di autovetture e quindi maggiori vendite (quasi a credere che se il motore di un’automobile si rompe, una famiglia sostituirà subito il veicolo con uno nuovo con la stessa facilità con cui cambia una lampadina… filosofia assurda). Inoltre potenze molto elevate su normali utilitarie costringono al pagamento di bolli salati in una fascia di mercato che ne farebbe volentieri a meno.

A questo punto si potrebbe obiettare che è sufficiente scegliere la propria auto per la famiglia con una potenza inferiore. Ma è proprio questo il punto. Non ci sono più in catalogo. Per avere un mezzo con una potenza inferiore si è costretti a scendere di cilindrata ma le potenze specifiche in gioco sono sempre alte ed a sfavore della longevità del mezzo. In sostanza in catalogo non si trovano più le famose medie cilindrate in più varianti tra cui anche quella a potenza ridotta (es. 2 litri turbodiesel in versione da 90, 105, 120, 150 o, eventualmente, 180 cavalli). Sta praticamente scomparendo il classico 2 litri turbodiesel da circa 100 cavalli che per anni ha tenuto la testa all’interno della gamma di alcune delle vetture dotate di maggior affidabilità, longevità, costi di bollo e assicurazione ragionevoli, nonché un ottimo rapporto efficienza/costi. Quest’ultimo fattore in particolar modo risulta fondamentale per le tasche delle famiglie “normali” che necessitano di un mezzo intermedio utilizzabile in città così come nei lunghi spostamenti extraurbani.

Il gioco della potenza specifica

La potenza specifica è uno dei dati principali (probabilmente il più intuitivo e comprensibile al largo pubblico) che vi offre una previsione sulla vita utile di un motore in rapporto al tipo di utilizzo per il quale è stato progettato. Si esprime solitamente in CV/litro o kW/litro, essa misura la quantità di potenza erogata per unità di cilindrata (detto volgarmente indica quanti cavalli sviluppa un dato motore ogni 1.000 centimetri cubici). Un veicolo dotato di una potenza ridotta non è detto che sia un veicolo economico (dove per economico non si intende solo il basso costo di acquisto ma anche la durata, l’affidabilità ed il costo di esercizio/mantenimento che il prodotto comporta) in quanto se la sua cilindrata è notevolmente sottodimensionata questo potrebbe comunque avere una elevata potenza specifica.

Ad esempio se vi fosse in commercio una utilitaria di 1.000 centimetri cubici (ovvero 1 litro di cilindrata) con 115 cavalli, la signora Maria che solitamente guarda le ricette in tv penserebbe di stare acquistando una delle solite vetture “mille” che erano diffuse quando lei era giovane negli anni ’60. Non si rende conto che invece sta acquistando un veicolo che ha una potenza specifica analoga a quella delle Ferrari più prestigiose. Ovvio che l’esempio è esagerato ma spero chiarisca la logica del discorso anche ai meno pratici. In fondo si chiede di ragionare su una semplice divisione, potenza (espressa in cavalli o chilowatt) fratto cilindrata (espressa in litri), dove più ti avvicini a 100 e più il motore è spinto e potenzialmente fragile, più ti avvicini a 50 e più il motore è “tranquillo” e potenzialmente longevo. Ovviamente esistono motori in grado di superare abbondantemente i 100 cavalli/litro ma parliamo di mezzi destinati a tutt’altre strade. Inoltre, per correttezza, va sottolineato che la longevità del motore dipende anche dalla bontà del progetto, la qualità dei materiali impiegati, la correttezza delle lavorazioni eseguite e, naturalmente, da come viene utilizzato.

Continua…

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Motori usa e getta

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Una nota vettura station wagon di alcuni anni fa curiosamente impegnata nel campionato turismo britannico.
Una scena che attualmente non si distanzia poi tanto dall’ideale di produzione di molte case automobilistiche.
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