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La continua lotta contro il sistema Italia: La giovane impresa – Parte 2

Scritto da Raffaele Berardi il 22 giugno 2015

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

La giovane impresa

Prosegue, con una trattazione ancora più propositiva e ricca di esempi, l’analisi del secondo ed ultimo nodo cruciale tratto dall’articolo di questa stessa rubrica “La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione”. L’articolo vuole avvicinare il lettore a conoscere, tramite esempi reali, alcuni importanti “perchè” che si celano dietro l’abbandono o l’insuccesso di stimolanti idee di giovani studenti e imprenditori. Motivazioni non di rado banali che però possono non essere chiare nell’immediato specie quando si è in preda alla delusione.

Secondo nodo
Tratto dalla nota tre dell’articolo:
La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione

Passo citato

Ho semplicemente (si fa per dire) preso in mano i libri dell’altro corso e mi sono messo a studiare le basi di elettronica ed elettrotecnica (la fisica e la matematica che ci sono dietro), nel frattempo mi sono procurato anche i materiali per studiare, analizzare e programmare schede atte a questo tipo di utilizzi e per costruire schede completamente nuove (decisamente più semplici) fatte interamente da me … Se questo può sembrare folle, controcorrente o persino sbagliato e magari, date le stravaganze di questo paese, inaccettabile, non dico che posso capire ma almeno immedesimarmi nei panni di chi ha altri punti di vista o altre procedure in mente, sì.

Nota a corredo del passo citato

C’è stato persino chi, anche solo per un attimo, mi ha etichettato con demerito per questo senza comprendere che non era per me possibile spendere qualcosa come 7000 Euro per la produzione in pezzo unico (presso le aziende del settore) di una scheda elettronica del valore commerciale di 60 Euro. Questa, una volta testata, poteva persino risultare incompleta o errata per la nostra applicazione o, ancora, diventare obsoleta troppo presto.

Ulteriori spunti ed esempi sul secondo nodo

Il passo e la relativa nota appena citati sovente inducono a pensare che si sia accentratori nel proprio mestiere e si sia inclini a non voler coinvolgere collaboratori. Questa è un’interpretazione inadeguata in questa tipologia di casi in quanto uno studente, per quanto virtuoso a livello di ingegno, può naturalmente non disporre di capitali sufficienti a sostenere spese analoghe a quelle sostenute da aziende affermate. E mi sembra decisamente normale! Se costui quindi cerca la collaborazione dei compagni di studi dell’Università e se essi non hanno in taluni casi “voluto” ed in taluni altri “potuto” studiare oltre l’ordinario piano di studi, per mancanza rispettivamente di passione extra o di supporto aggiuntivo all’istruzione/formazione, allora o si rinuncia oppure ci si ingegna ulteriormente affinché quello che si dice impressioni chi osserva perchè ogni volta corrisponde alla realizzazione di un progetto che si può toccare con mano godendone del sorprendente potenziale.

I vantaggi della concretezza

Quando siete concreti, quando quello che dite diventa ogni volta un progetto, un prodotto, un qualcosa che si tocca con le mani e si può apprezzare nelle sue caratteristiche e provare dal vivo, fate letteralmente paura. Se lo fate ripetutamente, poi, diventate appetibili e vi contatteranno da ogni dove. Se per di più siete in grado di riconoscere le persone da evitare da quelle che realmente rappresentano per voi un’opportunità e se in passato l’arroganza vi ha già portato a sbagliare ed avete capito l’importanza del mantenere un atteggiamento umile (assolutamente non sottomesso ma nemmeno di presunta onnipotenza) ecco che gradualmente non sarete più chiamati a sopperire da soli ai problemi che puntualmente si verificheranno nei vostri percorsi di impresa. Ma questo solo perchè prima sarete diventati concreti e credibili, sicuramente non degli accentratori anche se, temporaneamente, potreste passare per tali.

Conoscenza delle risorse e stesura di un business plan calibrato

Ciononostante non è solo una questione di far da sé per risolvere i problemi che vi distanziano dall’ambito e agognato risultato. Molti giovani intraprendenti, infatti, non concretizzano i loro progetti anche per questioni legate al piano di impresa sballato e ad una richiesta fondi spropositatamente alta. Molti chiedono finanziamenti largamente al di sopra del necessario (implicando di fatto il diniego di tale sostentamento da parte delle realtà competenti) proprio perchè non sapendo sbrogliare da soli, o con la propria neonata equipe, diversi passi dei loro progetti, tendono ad affidare un numero eccessivo di compiti a terzi. A questo punto un’idea rimane semplicemente un’idea perchè se non la si sa portare avanti almeno in buona parte da soli, risulterà evidente che chiunque, con in mano il medesimo budget, potrà fare altrettanto.

Il surplus di formazione ottimizza lavoro e risultati

Manca quindi il reale valore aggiunto (la “capacità di…” che deriva solo dall’acquisizione di un surplus di formazione legato alla vostra passione e da quanto vi viene messo a disposizione dal vostro paese per rendervi autonomi). Molti giovani studenti/imprenditori mettono in conto, infatti, uno spreco di risorse immani per l’inetto motivo (di cui non hanno ovviamente colpe finché qualcuno non li informa e forma debitamente) di non riuscire a trovare “soci-colleghi pratici” che siano in grado di concretizzare il loro singolo compito senza far necessariamente riferimento ad aziende terze del settore. Quest’ultime, giustamente, non possono dedicarsi a loro solo in una singola occasione e per un solo componente. E’ opportuno notare che più in Italia scompaiono piccole e medie imprese e più questo fenomeno è destinato ad aumentare decretando di fatto il fallimento di numerosissime ed attraenti idee imprenditoriali di giovani brillanti studenti/imprenditori.

I danni del mercato orientale

Attualmente la realtà prevede che questo buco sia tappato dai produttori orientali che frequentemente però immettono sul mercato anche solo singoli pezzi personalizzati su richiesta del progettista a prezzi competitivi ma dalla dubbia qualità. Pezzi con i quali sicuramente si impara qualcosa e si va un pelino avanti fermandosi però nuovamente molto presto davanti al solito irrisolto problema. Come a dire, se si trattasse del mio esempio, che si trova la ditta orientale che realizza anche un numero ridotto di schede per il controllo di trazione a buon mercato, ma queste schede si danneggiano con le vibrazioni ogni 700 km per errori endemici di progettazione di cui invece l’italiano terrebbe largamente conto… se qualcuno glie lo lasciasse fare (e gli offrisse la libertà di poterlo imparare sin da quando sta portando avanti i suoi studi). Di seguito vi riporto qualche esempio di spreco di risorse che implica poi richieste di finanziamento troppo grandi o lo sperpero del capitale già disponibile in seguito ad un Autofinanziamento o ad una raccolta di CrowdFunding.

L’inseguitore solare di Diego – Parte seconda

Il mio amico Diego, già citato nel precedente esempio inerente gli inseguitori solari, ha fatto a suo tempo una richiesta di fondi molto alta per realizzare la sua idea (circa 200.000,00 Euro). Al di là del fatto che comunque l’emissione, in quel periodo, di una legge ad hoc gli ha impedito di raggiungere i suoi clienti* ed ha fatto chiudere diverse aziende innovative già presenti e operanti sul territorio italiano (cosa di cui non si parla mai tanto quanto si dovrebbe), ebbene, al di là di tutto questo c’è un errore madornale di impresa a carico del mio amico (mi perdoni la sincerità) e senza il quale il suo progetto sarebbe potuto andare avanti anche se con tutti i limiti derivanti dalla presenza di una legge sfavorevole. Diego aveva a sue spese già realizzato il prototipo reale e funzionante della sua idea e lavorava già da anni nell’azienda del padre che si occupa di impianti elettrici civili ed industriali. Diego però si era fissato di voler realizzare un’altra decina di impianti fotovoltaici integrati completi dei suoi inseguitori solari da esporre in ditta (voleva cioè fare “magazzino”, pratica assolutamente da evitare ogni qualvolta risulta possibile, la spiegazione è presente su tutti i testi di Economia ed organizzazione industriale anche delle scuole superiori).

Sarebbe invece stato sufficiente mostrare ai suoi clienti, ed ai potenziali futuri clienti, il suo prototipo funzionante e realizzare poi, di volta in volta su commessa, l’impianto richiesto dal cliente con il denaro da egli stesso fornito durante gli stati di avanzamento. La pratica in principio è sicuramente più laboriosa ma comunque legale, decisamente meno rischiosa (perchè non implica finanziamenti, garanzie e interessi) e più concreta. Oltretutto Diego, qualora avesse ottenuto il finanziamento di 200.000,00 Euro, avrebbe dovuto versare una quota consistente di interessi che facilmente sarebbe stata maggiore dei suoi guadagni, implicando di fatto un debito largamente prevedibile. Nel caso di Diego è stato un bene che il finanziamento non gli sia stato concesso perchè così non ha rischiato di perdere la casa (come garanzia), ma è stato un male per la società che lui abbia abbandonato un così valido progetto che può ancora raccogliere un largo consenso sugli impianti fotovoltaici Stand Alone (integrati o meno) indipendenti dalla rete e dotati di sistema d’accumulo.

*Specie in considerazione del fatto che gli utenti finali sono di frequente male informati sui temi del panorama tecnologico e tendono a scegliere solo le soluzioni incentivate non sapendo cosa si perdono…

La lavastoviglie innovativa di Renato

Il mio amico Renato ha inventato un sistema totalmente nuovo di lavaggio dei carichi delle lavastoviglie. Non ne riporto i dettagli di funzionamento per rispetto nei suoi confronti in quanto trattasi di informazioni riservate, ad ogni modo non è questo il punto. Il dispositivo ideato e realizzato da Renato permette di effettuare lavaggi efficienti con consumi estremamente più bassi anche delle migliori classi A++ presenti sul mercato. Renato è un altro di quei ragazzi dotati di menti prolifiche in continuo “ronzio” su tutto ciò che osservano e che li circonda. Il problema per Renato è stato ancora più complesso del caso precedente. Innanzitutto sapeva di non poter coprire la sua idea con un solo brevetto perchè sarebbe stato facile per la concorrenza cambiare un solo dettaglio e produrlo ugualmente senza il suo coinvolgimento (per una protezione totale infatti occorrono numerosi brevetti sulle varie parti del dispositivo più la protezione di tanti e tali brevetti in Italia, in Europa, negli Stati Uniti, in Cina, in India, in Giappone, ecc. con costi improponibili per il privato).

Il secondo problema è stato rappresentato dal fatto che Renato dopo esser diventato Perito industriale ha proseguito i suoi studi universitari in altri ambiti, più precisamente in Economia e commercio. Questo ha segnato un deficit in ambito tecnologico, deficit che ha cercato di compensare affidandosi a terzi che hanno operato male sul progetto. Cosa è successo? Migliaia d’Euro sprecati per realizzare un prototipo del costo possibile di 200-300 Euro. Come? Per il semplice motivo che non era assolutamente necessario prototipare l’intera lavastoviglie ma era sufficiente prendere una lavastoviglie già esistente, persino usata, ed effettuare il solo lavoro di upgrade. Le genialità dell’idea di Renato sta nel fatto che la sua proposta costa pochissimo alle aziende ed è facilmente attuabile in breve tempo con contenute modifiche interne alle linee di montaggio. Il risultato è che alcuni signori orientali dell’elettrodomestico (trattasi di una grande azienda di cui non menzioneremo il nome) si sono presentati e non hanno trovato accordi con l’azienda di tutori, consulenti ed innovatori cui si è rivolto Renato. L’idea non era protetta e una carta vincente è stata giocata male. I consulenti volevano modificare** l’intera lavastoviglie con costi esorbitanti di stampi e di progetto mentre Renato sosteneva (ed io concordo circa la fattibilità) che fosse possibile lasciare inalterato il prodotto aggiungendo un semplice optional.

**Un po’ come se vi dicessero che per aggiungere i fendinebbia alla vostra nuova auto è richiesta la riprogettazione e costruzione da zero dell’intero veicolo. Voi affidereste responsabilità di innovazione del paese a menti rigide di questo tipo?

La ragazza del Marketing

Rimanendo sul filo logico del percorso formativo scelto per realizzare i propri progetti mi ha incuriosito di recente il caso di una ragazza che mi ha contattato per propormi una collaborazione con un noto sito web il quale offre preventivi di impianti per uso residenziale. Questa ragazza appare molto laboriosa, in gamba, con una gran voglia di fare ma, non me ne voglia qualora mi stia leggendo, con una pecca non trascurabile.

Costei scrive “articoli tecnici” per un sito web che si occupa di procurare preventivi per impianti residenziali (ad es. fotovoltaici, solari, di riscaldamento, ecc.) ma ha una formazione in economia e commercio. Quando si leggono i suoi articoli si osserva subito il suo entusiasmo ma, se si è del settore, si intravedono rapidamente diversi errori e lacune. Si nota che sono scritti senza conoscere realmente il funzionamento e le problematiche degli impianti e si nota che in definitiva non c’è una forte esperienza dietro a quanto viene scritto ma più una ripetizione di quanto sostenuto dalle ditte che offrono la sponsorizzazione aderendo al portale.

Quando però ci si limita a ripetere ciò che viene riferito da chi quei prodotti cerca solamente di venderli, si rischia di omettere importanti aspetti ed un lettore, che non è un tecnico, può non accorgersene e prendere tutto per buono. Il risultato è che così si rischia di creare confusione specie in coloro che decidono di affidarsi totalmente all’altrui professionalità. Il caos dell’informazione moderna deriva anche da questo. Non si contano più ormai i casi in cui ad esempio giornalisti affermati si limitano a realizzare servizi tecnici sulla base di quanto riferito dall’intervistato senza però andare a verificare la veridicità delle teorie sostenute.

Se si è laureati in economia e commercio, specializzati in marketing o esperti di giornalismo, cosa se ne sa di un ciclo termodinamico, di una struttura, della fattibilità di un progetto, della reale convenienza di una soluzione o delle sue alternative, di un metodo corretto o sbagliato di fare un lavoro tecnico in un cantiere o in un impianto? Onestamente… non a sufficienza. E’ un po’ come se io mi mettessi qui a scrivere articoli su ipotetici suggerimenti per compilare la dichiarazione dei reddititi. E’ ovvio che la questione non regge, no? Rivolgetevi sempre a persone profondamente preparate nel loro settore e che sanno rispondere alle domande più tecniche senza esitare e che, sempre senza esitare, sanno dire “non lo so” quando va detto.

Conclusioni

Se il fruttivendolo prende un finanziamento per aprire una ditta di energie rinnovabili e se il calzolaio si butta in edilizia perchè ipotizza che la cosa possa rendergli di più o se l’assicuratore apre un’officina perchè ha sentito parlare di autoveicoli e il geometra inizia di sana pianta a coltivare biologico… stiamo freschi. E’ come dire che gli altri che hanno studiato o maturato anni e anni di esperienza sono perfettamente sostituibili e quindi, ad onor di questa logica strampalata, quanto studiato/imparato non servirebbe praticamente a nulla. La versatilità nel lavoro può essere una grande opportunità solo se si ha modo di prepararsi a dovere sui temi che si affrontano, altrimenti si genera un nuovo tipo di inquinamento, l’inquinamento da lavoro non specializzato.

Quando non si conoscono i segreti di un mestiere, poi, è molto facile chiedere finanziamenti decisamente maggiori di quelli che occorrono realmente ed innescare una longeva serie di problemi legati alla perdita di denaro, delle proprie garanzie (e quindi persino della casa) e di importanti opportunità di carriera adornate da una buona competitività e da una valida credibilità che dia un seguito ad ogni progetto.

Continua…

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