L’illuminazione che causa depressione

E’ stato assodato che la luce al neon è causa di depressione. La ristretta gamma dello spettro di luce emessa ne sarebbe il motivo. Si è scoperto che il corpo umano, esposto regolarmente alla luce solare (che dispone ovviamente del più completo spettro di radiazione luminosa) ne trae beneficio mentale psicologico. I finlandesi ad esempio risultano mediamente più “giù di corda” rispetto agli italiani che vantano un clima più soleggiato.

Intere giornate in ambienti chiusi e male illuminati, ma soprattutto illuminati esclusivamente da luci al neon, favorirebbero sconforto e depressioni non indifferenti. Inutile dire che anche i colori dell’arredamento influiscono sull’umore nonché sugli stimoli creativi di chi lavora in un determinato ambiente.

Illuminazioni più calde sono sicuramente più costose in bolletta ma danno un reale vantaggio in ambienti commerciali ad esempio, laddove il cliente dovrebbe vedere il vostro negozio come un luogo familiare dove si sta bene e si sceglie la merce in tranquillità, magari con la giusta spensieratezza offerta da un pò di buona musica… Sono comunque in fase di realizzazione nuove lampadine a risparmio energetico che offrono oltre al risparmio, uno spettro luminoso più completo (non mancheremo nell’aggiornarvi).

Il vantaggio di lampadine con uno spettro luminoso più completo di quello delle luci al neon si farebbe sentire anche in uffici e ambienti di lavoro con particolari situazioni di routine. In questi ultimi, il rischio di continue giornate tristi è ancora maggiore. Senza parlare poi delle aule scolastiche…

Luce, Colore, Musica, Ampie finestre, potrebbero essere fattori da non sottovalutare per far funzionare al meglio le vostre capacità/potenzialità perchè, in fondo il successo di un lavoro, dipende da una moltitudine di fattori che vanno necessariamente armonizzati fra loro 🙂

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I colori regnano nella tua mente, ma come? Clicca su questo link per saperne il significato.

Scanner 3d

So bene che per alcuni di voi non è una sorpresa, ma per stimolare piacevolmente la mente dei nostri lettori e per estendere a nuovi potenziali utenti il mondo del 3d ecco a voi lo scanner 3d: https://www.nextengine.com/indexSecure.htm?gclid=CMXyyoCS35gCFcyR3wodfl6scw

Attraverso un simile strumento potete trasferire un modello reale di un oggetto, sul vostro computer trasformandolo quindi in un modello 3d (elaborabile al computer) grazie ad un sofisticato sistema di scansione multi laser. Ognuno dei molteplici raggi laser emessi rileva un punto distinto dell’oggetto reale riportandolo sul vostro computer con un livello elevato di precisione. In pratica otterrete sul vostro pc un modello di disegno tridimensionale senza doverlo disegnare voi da zero. Naturalmente una sufficiente conoscenza di come si lavora nel mondo del 3d è comunque consigliabile.

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Il prezzo non è da poco, ma se la vostra idea è brillante e, soprattutto, se le circostanze non vi impediscono di lavorare ed avere lo studio in casa, beh allora potrebbe essere un buon investimento. Non dite però troppo a voce alta la vostra idea, prima realizzatela…

Se siete dei temerari, se volete inventare il vostro mestiere e se vi affascina il mondo del 3d ma non ne sapete ancora molto, sappiate che potete imparare anche voi… Non è impossibile.

E se qualcuno vi dice che non potete fare una cosa, probabilmente è perchè lui stesso non la sa fare… Concetto che viene espresso molto bene nel film “La ricerca della felicità” tratto da una storia vera. Imparare è difficile ma non è impossibile.

Buon lavoro 🙂

Chicago man

Chi è?

La microeconomia identifica il consumatore con la tendenza ad avere il massimo come un “Chicago man”. Si tratta di un tipo di consumatore che ha percezioni, preferenze e decisioni indirizzate alla massimizzazione dell’utilità personale. Non accetta niente se non il meglio. Preferisce rinunciare ad un acquisto mediocre ed attendere la possibilità di portare a buon fine un acquisto ottimo, piuttosto che risparmiare ed acquistare qualcosa di cui potrebbe pentirsi o che potrebbe non soddisfare le aspettative.

Non è detto che costui spenda effettivamente di più; è sufficiente chiedersi ad esempio: “Quante lavatrici avresti comperato in dieci anni se avessi scelto tra i prodotti più economici pensando che siano tutte uguali? E se avessia acquistato (sempre facendo riferimento all’esempio in causa) una sola lavatrice di ottima qualità ma più costosa del 30% che ha una vita di 20 anni, avresti speso di più o di meno?” Il Chicago man non ha tutti i torti infondo…

C’è però una sorta di interferenza

tra il consumatore e la sua decisione nell’effettuare un determinato tipo di acquisto anziché un altro: Il consumatore si basa anche sullo stile o sull’immagine di esclusività e prestigio dei prodotti. A tal proposito vale il noto principio: Non è bello ciò che ci piace, ma ciò che piace agli altri. Niente di più sbagliato ovviamente. Adattarsi ad essere, o desiderare di essere ciò che gli altri si aspettano da noi, ciò che la società silenziosamente ci impone, non è altro che il modo più dispendioso per non raggiungere mai i nostri sogni. Il non essere/non fare ciò che in realtà desideriamo, paradossalmente ci costa persino di più. Ovvio che non è per tutti così. Fortunatamente.

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L’orologio di Gauss

Rubrica: Matematicamente

Titolo o argomento: Che cos’è l’orologio di Gauss

Giochi sfiziosi con la matematica

4 + 9 = 1   Vero o Falso?

Pensereste mai che questa affermazione sia vera? Abituati alla matematica basata su normali somme e sottrazioni imparate alle elementari, certamente no.

La somma basata su calcolatori a orologio di Gauss, è un’operazione a tutti più che mai familiare… La eseguiamo ogni volta che guardiamo l’ora su un orologio analogico. Ad esempio sapremo benissimo che quattro ore dopo le nove di mattina sarà l’una.

Il principio di addizione sul calcolatore a orologio è proprio questo

Si sommano i numeri e si ricava il resto dopo aver diviso il risultato per dodici. Gauss introdusse questa notazione circa 200 anni fa:

4 + 9 = 1 (modulo 12)

La moltiplicazione o l’elevamento a potenza di un numero su un calcolatore di Gauss funzionano in modo simile: si calcola il risultato su un calcolatore convenzionale, lo si divide per dodici e si prende il resto della divisione. Gauss capì inoltre che non era necessario attenersi al comune orologio da 12 ore per effettuare questo tipo di operazioni, poteva infatti utilizzare orologi con un numero primo di ore: orologi da 5 ore o da 7 ore ad esempio. Fermat studiò proprio questi esempi -circa gli orologi basati su numeri primi- poco tempo prima di Gauss.

Ipotizziamo un orologio con 5 ore sul quadrante. Se ad esempio su di esso moltiplichiamo il numero 2 per sé stesso 5 volte otteniamo 32. Ma a 32, sull’orologio di Gauss, corrisponde nuovamente 2. Perchè? Perchè se dividiamo (come detto sopra) 32 per il numero 5 otteniamo 6 con il resto di 2. Ovvero la lancetta gira 6 volte sull’orologio a 5 ore e si ferma nuovamente sull’ora 2.

Questa cosa, apparentemente inutile (attenzione ho detto apparentemente), si rivelò fondamentale nello studio dei numeri primi o meglio per tentare di trovare una ricorrenza nei numeri primi e poter prevedere ad esempio quale sarà il successivo numero primo dopo: 193.707.721

Basti pensare a questo semplice esempio che segue:

Le potenze di 2 su un calcolatore convenzionale danno i valori che leggete nella riga centrale (figura sotto) ; le potenze di due ottenute su un orologio di Gauss danno una sequenza di numeri interessante in quanto si ripete (2 – 4 – 3 – 1). Ripetendosi da la possibilità di fare previsioni… questo è il succo del discorso. Ecco la tabella:

Fermat aveva scoperto (osservando il lavoro di Gauss) che per ogni numero primo (lo chiamiamo “p”) e per ogni valore x sull’orologio con “p” ore sul quadrante, risultava:

xp = x (modulo p)

ad esempio:

  • 27 = 128 sul calcolatore convenzionale

  • 27 = 2 (modulo 7) sul calcolatore a orologio di Gauss

Collaborazione tra giovani e imprese

Rubrica: Imprenditoria attiva
Titolo o argomento: Collaborazioni intelligenti

E così ci ritroviamo con un dilemma… Grandi imprese stanno soffrendo le crisi di settore, scarseggiano di idee innovative e non crescono. Nel frattempo ci sono giovani brillanti che escono da istituti tecnici, professionali e dalle Università o ancora giovani che hanno un innato senso del pratico e magari alcun titolo di studio, che sono a spasso o che non arrivano a fine mese solo con il lavoro che hanno… Sarebbe fondamentale non tassare brevi collaborazioni tra questi giovani e le imprese per riuscire ad ottenere di più con meno: Ottimizzare.

Come si potrebbero fondere le cose?

Un’impresa che sa innovare e che dispone di ottime capacità comunicative (se esiste linkatemela per cortesia 🙂 ) dovrebbe poter disporre di un’organizzazione che renda possibile il dialogo tra essa stessa e le menti che brulicano…

Riuscire a sottrarre un’idea non brevettata ad esempio, è un ottimo modo per perdere la possibilità di lavorare con qualcuno che invece di darvi quell’unica idea, ne avrebbe fornite 10, 100… ma anche solo due. Due ottime idee possono anche equivalere ad una pesante svolta in termini di innovazione e crescita. Naturalmente resterà un’utopia. Se avrò l’occasione di crescere con un ottimo gruppo di lavoro sarò lieto di usare questa logica.

Vi chiederete:

Perchè le grandi imprese non ci hanno già pensato?

Perchè non lo fanno?

Perchè le grandi imprese hanno paura del cambiamento. Ne sa qualcosa un certo Seth Godin (cercate il suo sito…). Le grandi imprese tendono ad innovare o a tentare di farlo solo quando ormai si trovano con le spalle al muro. Le grandi imprese fondamentalmente sono gestite spesso da chi ha paura che un cambiamento porti più alla rovina che ad un salto di qualità. Ovvio che non tutti i cambiamenti sono produttivi, ma il non voler rischiare affatto non premia a quanto pare.

I più piccoli saranno primi, forse perchè non avendo nulla da perdere, rischieranno e tenteranno strade nuove.

Nei prossimi articoli spiegheremo le ragioni economiche, logiche, vere e valide per cui piccole imprese possono ottenere un maggior successo di imprese giganti o multinazionali… Nei prossimi articoli speriamo di stimolare la vostra voglia di fare, di dire la vostra, di essere creativi e vi daremo ottime ragioni per puntare sui vostri progetti.

Nel frattempo citiamo una bellissima risposta che Giovanni Rana ha dato in un intervista inerente la sua carriera:

In sintesi tre punti o meglio tre consigli per i giovani tratti dalla sua intervista:

“Siate ottimisti,  siate creativi, inventate il vostro lavoro perchè oggi non è più possibile sperare nel posto fisso.”

Forse non tutti sanno che Giovanni Rana ha inventato diversi macchinari che gli hanno conferito successo nel suo lavoro, ha iniziato da cose semplici e si è costruito la sua più grande passione giorno dopo giorno…

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Quanto vale un sito?

Domande strane con risposte altrettanto impensabili : )

State prendendo un caffè durante una piccola pausa lavoro. Per la testa vi passano i pensieri più assurdi. E’ normale, capita a tutti di volare via con la mente… a volte anche come i brevi sketch della nota serie Scrubs. Allora perchè non andare a vedere che valore hanno raggiunto i siti che frequentate di più? Dove? Visitando siti come “Stimator” (stimator.com) potete sbalordirvi nel vedere i valori attribuiti ai protagonisti del web. Come potrete immaginare i motori di ricerca hanno valori elevatissimi. Ma le stime effettuate sono perfettamente affidabili? Almeno nei casi dei siti “normali”, a mio avviso, non tanto. Dati come quelli relativi al numero delle pagine visitate, ai visitatori giornalieri (dati utili per la stima del valore) e tutto quello che viene rilevato dai sistemi di tracciamento, spesso non combaciano con i dati forniti con elevata precisione ad esempio da Google Analytics. Rimane quindi il quesito: come si può sapere con precisione quanto vale un sito, magari il vostro?

Valore sito web

L’imprenditore migliore

L’imprenditore migliore non è necessariamente il più ricco, l’imprenditore migliore è quello che:

  1. Insegue i propri sogni.
  2. Ha degli obiettivi validi, seri che vuole raggiungere utilizzando al meglio le sue idee.
  3. Non mette il denaro al primo posto, ma la voglia di arrivare.
  4. Sa evolversi, cambiare modo di operare quando necessario.
  5. Sa fare passi indietro quando sbaglia.
  6. Sa che uno Yacht non ha alcun valore… Può essere un grande così com’è e usa il suo denaro per crescere innovare, offrire lavoro entro i limiti della stabilità aziendale ovviamente.
  7. E’ una persona normale con pregi e difetti che sa ascoltare l’esperienza di altre persone.
  8. Che vuole dividere con le persone care la possibilità di crescere insieme.
  9. E’ soprattutto il piccolo imprenditore, quello che economicamente non sempre ce la fa, non arriva, che rinuncia ad una vacanza per comprare un nuovo attrezzo, che rinuncia ad un’auto più costosa per migliorare il luogo di lavoro.
  10. Quello che non accetta compromessi e non è schiavo del denaro, quello che nella valutazione del costo opportunità, sa che può scegliere una soluzione a minor vantaggio economico purché sia la migliore.
  11. Quello che sa quali carte giocare prima, per crescere dopo.
  12. Quello che osserva come si lavora, sul posto di lavoro e decide che è ora di far meglio prima che si arrivi oltre i limiti.
  13. L’imprenditore migliore può tranquillamente essere il ragazzo con il diploma del 5° superiore che si mette in testa di aprire una particolare attività in proprio, magari insieme ad un amico.
  14. E’ quello che sa cosa sia il capitale umano, che da importanza allo stimolo fondamentale che può dare alle persone che con lui lavora e, assieme ad esse, migliora la qualità del lavoro stesso.
  15. E’ quello che si comporta bene, indipendentemente dal fatto che qualcuno glie lo riconosca o meno, perchè sa che è giusto ed è felice anche se la sua impresa è piccolissima e ci lavorano 2 persone…
  16. L’imprenditore migliore non  è quello che dice frasi del tipo: “Faccio questa cosa sbagliata perchè la legge lo permette e perchè finché c’è chi compra non vedo nulla di male, non è colpa mia ma di chi compra…”

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Patente a premi

Rubrica: Imprenditoria attiva
Titolo o argomento: Patente a punti, strade pericolose, premi per il cittadino esemplare

Nonostante l’introduzione della patente a punti, sono comunque molti i comportamenti azzardati, maleducati, irresponsabili di molti automobilisti ogni giorno. Ci si trasforma in pirati solo nel caso in cui da un comportamento sbagliato deriva una tragedia. Invece grazie al cielo non succede un grave incidente ogni volta che viene commessa una grave infrazione…

Spesso lo si fa non per cattiveria, ma perchè si ha fretta, perchè non ci si rende conto che arrivare 5 minuti dopo salva la vita nostra e di altri… Spesso gesti irresponsabili vengono commessi con incoscenza. Ovvero in realtà non ci si sta rendendo conto di quello che si sta facendo. Telefonate al cellulare mentre si guida, forse, con una mano, accelerazioni eccessive in città, sorpassi in curva (anche mentre piove) sulle strade extraurbane, sorpassi azzardati quando il motore non ce la fa, o ce la fa così bene da farci credere di poter rischiare…

Così i punti vengono tolti, giustamente, a coloro i quali commettono azioni sciocche e rischiose.

  1. Ma cosa succederebbe se, oltre a togliere i punti, in caso di infrazioni, nei casi opposti venissero dati premi a coloro che invece non commettono infrazioni? Sarebbe uno stimolo per tutti a guidar meglio e con più attenzione?
  2. Immaginate che rischiate di essere fermati per motivi contrari, ovvero perchè una pattuglia vi ha visti percorrere un tratto di strada nei limiti, rispettando le precedenze e senza mettere in pericolo ciclisti e motociclisti ad esempio…
  3. Immaginate che si possa rischiare di essere fermati per ricevere un piccolo premio in punti patente o altro di tanto in tanto…

Ci si può costruire un piccolo business. D’altronde lo stato ha forti spese quando ci sono troppi incidenti e una politica rieducativa potrebbe rivelarsi utile.

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Crisi Banche Edilizia: quanta confusione

Come siamo bravi a fare confusione

Le crisi di settore ci sono sempre state e sempre ci saranno. Ci sono i settori che per un periodo vanno meglio e per un altro periodo hanno tendenza a calare. Ci sono settori che si riprendono quando innovano, altri che ritornano quando si scopre che un’innovazione portata da un prodotto o servizio alternativo non rispondeva alle aspettative.

Persino all’interno dello stesso settore edile ci sono crisi distinte dovute a metodi di costruzione obsoleti, oppure a logiche di lavoro sbagliate, a progetti che non vanno più, a zone che non sono più le preferite dalla massa, a investimenti errati o troppo grandi andati male e, perchè no, ai matrimoni in diminuzione. Certo il settore edile è quello che va in crisi con cicli molto più lunghi di quelli della meccanica o dell’elettronica e quando va relativamente in crisi (io stimo ogni 20 anni circa al contrario di altri settori ingegneristici che si alternano nella competizione ogni 5 anni… ripeto: a mio avviso) non subisce un vero e proprio calo, piuttosto una fase di stasi in cui i prezzi rimangono stabili e non calano come molti ipotizzano. E vorrei aggiungere:”magari calassero!” Si vedrebbero subito le imprese migliori, quelle che sanno fare di più con di meno, quelle che sanno fare delle scelte, che sanno otiimizzare e apportare innovazione nei metodi e nel servizio offerto. Se calassero i prezzi significherebbe che anche la materia prima, e tutto quanto ruota attorno all’edilizia, costa meno. Così non è, almeno per il momento. Nessuno può fare una reale previsione, nemmeno i maggiori esperti. Non possiamo sapere la massa cosa deciderà, che tipo di case vorranno tra 5 anni, dove e come. Possiamo fare solo delle ipotesi.

Pertanto, concludo dicendo il messaggio centrale di questo articolo: sentire che delle persone che conosco sono andate in banca per un mutuo e la banca ha cercato in tutti i modi di scoraggiarli incitandoli ad attendere tempi migliori con una assurda previsione di calo dei prezzi delle case, mi sembra solo un’azione errata volta a non centrare l’argomento sul vero problema: “la crisi vera reale è delle banche.”

Non possiamo nemmeno immaginare come siano state gestite in questi ultimi 15-20 anni, fatto sta che il problema reale è che la banca ora ha bisogno di clienti fidati al 100% per uscire dalla sua crisi e questo dopo un periodo in cui sono stati concessi mutui e prestiti ovunque. Questo genera una situazione di sfiducia che, per far bella figura, viene giustificata dicendo che è preferibile attendere più in là perchè i prezzi scenderanno.

Accertatevi voi stessi, andate in banca, chiedete e informatevi, dite che avete trovato la casa che vi piace al prezzo che volevate e ditegli che siete sicuri dell’acquisto. A questo punto saranno costretti a dirvi che vi concedono il mutuo oppure no perchè possono o non possono o perchè si fidano o meno.

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