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Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi temporizzati

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Problemi che arriveranno se…

Oggi fai un acquisto, principalmente per le funzioni o per l’estetica che ha un certo prodotto (l’orientamento, anche se sbagliato, è questo), ma spesso non si è a conoscenza del fatto che la crisi dei mercati ha prodotto un effetto tecnico piuttosto interessante e, allo stesso tempo, rovinoso: l’obsolescenza programmata. Molte imprese produttrici di beni hanno ridotto drasticamente la qualità dei loro prodotti realizzandoli in maniera tale che si danneggino dopo un determinato numero di utilizzi o in un preciso arco temporale. Questo garantisce un ricambio più costante dei prodotti, maggiori sprechi, discariche più intasate del solito, un consumismo mirabolante e profitti salvapelle. Le imprese ci provano, poi se i consumatori ci cascano… Del resto in quanti sono veramente a conoscenza di cosa sia l’obsolescenza programmata e di come funzioni questo fenomeno a partire dalla progettazione di un prodotto, dalle scelte fatte intorno ad un tavolino, fino alla catena di vendita e assistenza? E chi ha realmente modo di sapere quale marchio ha optato per l’obsolescenza programmata e quale no?

Così quella manopolina si romperà dopo qualche centinaio di scatti, quella centralina si brucerà dopo un tot di cicli termici di riscaldamento e raffreddamento, quel display non si accenderà più dopo un numero precisato di ore, quel motore non percorrerà più di x chilometri, e così via. I consumatori non sono a conoscenza del tempo prefissato in progettazione per la durata di un componente, un insieme, un sistema, un oggetto, un prodotto, ma le aziende che optano per questa strategia lo sanno e fin troppo bene. Lo sanno al punto che hanno già previsto come organizzare i centri assistenza, lo sanno al punto che hanno già previsto che ti proporranno l’acquisto di un nuovo prodotto dando indietro il vecchio piuttosto che aggiustarlo, lo sanno al punto che hanno previsto di proporti costi di assistenza maggiori del costo di acquisto di un nuovo prodotto in modo da indurre la tua scelta verso il nuovo acquisto.

Ma come si riesce in tutto questo? Come al solito un problema di comunicazione indotto da disattenzione, disagi sociali, pensieri quotidiani e preoccupazioni in grado di occupare totalmente la nostra testa. Se nelle famiglie non ci si tramanda anche informazioni banali su quanto duravano i prodotti che acquistavano i nostri genitori un tempo, presto il concetto di qualità, nel suo senso più esteso e completo, verrà dimenticato. Per i nuovi giovani, che non sono a conoscenza del passato, sarà normale sostituire ossessivamente prodotti per i quali non conoscono il reale potenziale e la reale durata.

In realtà l’obsolescenza programmata non è una novità, esiste da decenni. La reale differenza con il passato è che negli ultimi anni molte aziende si sono convertite a questa strategia. Anche chi prima la disprezzava potrebbe esser caduto in tentazione al fine di salvare il proprio marchio, la propria azienda, i propri azionisti e gli investimenti fatti. Oggi insomma è molto più facile acquistare un prodotto che durerà poco.

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Come risolvi un problema?

Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi con ritorno atteso
Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi proficui
Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi opzionali
Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi temporizzati

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Image’s copyright: Paco Xiao

Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi opzionali

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Problemi che puoi scegliere di non avere

I problemi opzionali sono problemi che potresti tranquillamente non avere, se non fosse che, in linea di massima, siamo abituati a concepire l’esistenza a questo mondo nei soli modi che vediamo quotidianamente. Subito un esempio. Come potreste aver letto su altri miei articoli mi reco costantemente presso gli organi che si occupano di accompagnarti nell’apertura di un’impresa, nel reperimento di finanziamenti, prestiti agevolati, fondi perduti, agevolazioni, ecc.. Conoscendo le metodiche, i parametri di cui tener conto ed i calcoli della serva dell’imprenditoria giovanile ho fatto numerose previsioni su quello che può succedermi se, con l’attuale situazione, apro la partita iva per mettere a disposizione di tutti diverse mie idee. Nonostante ciò, fino ad ora, non c’è una sola strada valida per aprire l’attività senza rischiare pericolosi debiti. Questo perchè quello che desidero fare è “nuovo”, quindi un qualcosa che quando spieghi in linea di massima agli enti preposti, nessuno riesce ad inquadrare. Al contrario se dovessi aprire qualcosa che già esiste, ad esempio una caffetteria, i rischi, paradossalmente, sarebbero minori nonostante la crisi premi di più le idee nuove.

Quindi il succo di questo esempio è: apro la partita iva, vengo aggredito dalla pressione fiscale sia sull’attività che sulla ricerca e lo sviluppo, mi indebito, non riesco a fare ricerca, non riesco a sviluppare le mie idee, non riesco ad acquistare con un minimo di serenità i macchinari che mi occorrono (vedremo al termine dell’articolo uno dei principali motivi) e, probabilmente dopo un breve periodo, rischio di perdere anche quello che ho nel momento in cui inizio, prima di chiedere un finanziamento agevolato o un prestito d’onore. Così, al pensiero di ritrovarmi con meno di quello che ho in partenza e rischiando di compromettere non solo la mia vita ma la vita di chi mi sta intorno, mi chiedo: “Ma perchè aprire la porta a problemi che non ho o che comunque ho in misura minore?”, “Cerchiamo un’altra strada!”.

Ecco questo è un tipico esempio di problema opzionale, un problema che potresti tranquillamente non avere. Qualcuno potrà obiettare che l’imprenditoria è fatta di rischi. Sono ovviamente d’accordo, in passato ne ho corsi diversi molto volentieri. Alcuni hanno premiato altri meno, sicuramente da ogni rischio e da ogni errore si apprendono nozioni fondamentali che non trovi su alcun libro. Tuttavia la situazione, fino a qualche anno fa, era più leale. I rischi di oggi non sono normali rischi d’impresa, sono concrete tendenze suicida. Per mantenere il discorso quanto più concreto possibile di seguito vi riporto un altro esempio che avevo già anticipato in un precedente articolo.

Soluzioni quali il prestito d’onore per la giovane impresa possono risultare convenienti solo a patto che i tecnici incaricati di seguire un giovane imprenditore siano in grado di comprendere le nuove strade proposte da una mente brillante che riesce ad evolvere un meccanismo ed innovarlo. Personalmente ho dovuto rifiutare un prestito d’onore per via dell’ostinazione di una repsonsabile che non desiderava che io aprissi il laboratorio sotto casa. Costei riteneva infatti che non sarebbe stato giusto per eventuali futuri collaboratori raggiungere la mia abitazione anziché un capannone in zona industriale. Personalmente non comprendo il motivo di questo comportamento bizzarro e ostinato in quanto non vedo differenza alcuna tra alzarsi la mattina e recarsi in una via oppure alzarsi la mattina e recarsi in un’altra via. La mia soluzione mi permetteva di evitare i costi legati all’autoveicolo (acquisto, mantenimento, bollo, assicurazione, carburante, ricambi, ecc.), costi legati al pagamento di mutui/affitti, costi legati al pagamento di bollette doppie (casa/lavoro), costi legati al pagamento di tasse doppie… il tutto a favore delle attrezzature e degli strumenti che potevano permettermi di fare la differenza nella progettazione/realizzazione di un prodotto. Essendo inoltre il prestito d’onore un prestito di un ammontare piuttosto contenuto, non vedo come i tecnici abbiano ritenuto più logico propormi un prestito che sarebbe finito in pochi mesi nell’acquisto del nulla dato che 25.000 Euro massimi per socio unico o 50.000 Euro massimi per 3 soci, sarebbero terminati in meno di due anni per il solo pagamento di tasse, affitti e trasporti, ovvero rimanendo praticamente fermi a zero, senza nessuna attrezzatura ed in più con un debito sulle spalle. Se si è studiata a dovere l’imprenditoria e si conoscono realmente i meccanismi che la regolano e come può essere innovata, si comprende benissimo che il soggetto imprenditore ha più convenienza a non aprire dato che, a seguito di questa scelta, non subisce perdite e dato che, nei primi due anni di attività, tra l’altro in piena crisi, non può ipotizzare di realizzare dei veri profitti e può solo sperare di chiudere in pari, a zero. Zero per zero, tanto vale non prendere alcun prestito. Anzi, non aprendo non si perde ciò che si ha e quindi, al netto, si trae un maggiore vantaggio… teoria assurda che però trova campo d’esistenza in Italia.

Continua…

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Come risolvi un problema?

Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi con ritorno atteso
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Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi temporizzati

Configuratore sarcastico dei problemi imprenditoriali

Configuratore sarcastico dei problemi imprenditoriali attuali realizzato
per scherzarci un po’ su, ma giusto un po’…

Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi proficui

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Problemi che fruttano

Ci sono problemi che possono essere risolti (nonostante i tempi duri, nonostante possiamo averlo dimenticato, nonostante tutto, sì ci sono anche problemi che si possono risolvere) e per fortuna le soluzioni non sono impossibili da trovare e la loro conoscenza è alla portata dei più. Tuttavia non se ne parla, oppure se ne parla poco. E in fondo, perchè parlarne se ci sono sistemi che permettono di continuare a mantenere un atteggiamento, magari comodo ma sbagliato, senza andare in contro a grandi noie e pensieri?

Mi ha incuriosito di recente osservare uno slogan che suggeriva l’uso di un prodotto da introdurre nel cavo orale per ridurre i valori di acidità dopo un pasto. Effettivamente è vero, ridurre l’acidità in bocca è importante affinché si riduca il rischio di “innescare” la carie; infatti non sono, ad esempio, gli zuccheri a causare la carie in maniera diretta, bensì è l’acidità che essi inducono che crea le condizioni adatte per un bel buchetto nella prima falla disponibile sullo smalto (già immagino i bacilli dello streptococco mutans che, non appena raggiunta l’acidità sufficiente, esclamano nel dialetto che più preferite: “Bella raga, oggi c’è il clima favorevole, piantiamo giù un altro buco che forse è la volta buona che troviamo l’uscita!”. Perdonatemi…

Però mi chiedo se sia la soluzione migliore al problema ridurre l’acidità con archibugi oppure rendersi conto di quali cibi si sta ingerendo, di come sono fatti e di quali effetti possano avere sul nostro organismo. Del resto, scusate la digressione, praticamente nessuno ci pensa mai ma la carie è in realtà qualcosa di utile se considerata dal verso giusto. I denti sono organi chiave del primo tratto dell’apparato digerente, se questi si ammalano vi stanno comunicando che state ingerendo qualcosa per voi nocivo e che non riuscite a mantenere una corretta igiene orale. Inoltre se i denti non stanno bene, come staranno tutti gli altri organi dell’apparato digerente che non vediamo?

Le comodità portate all’eccesso sono la causa di molti disagi nevralgici di questi anni, la spinta al consumo ossessivo, l’obsolescenza programmata (il compra, butta e ricompra), l’obiettivo illusorio della crescita continua e costante, i consumi spasmodici di energia, il pensiero sempre più diffuso di avere tutto, subito, facilmente e a debito o con danni collaterali non immediatamente percepibili… A volte invece sarebbe meglio fermarsi un attimo, ragionare sul perchè delle cose e spendere un minimo di impegno per risolvere una questione con metodi un po’ più impegnativi ma completi e affidabili.

Continua…

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Problemi intergenerazionali di comunicazione
Come risolvi un problema?

Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi con ritorno atteso
Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi proficui
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Streptococcus mutans
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Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi con ritorno atteso

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Problemi fittizi provocati per raggiungere uno scopo

Ci sono situazioni che nell’era moderna (chiamiamola così) le persone non sono disposte a tollerare. Situazioni che possono innescare reazioni concrete da parte di una popolazione che ha modo di rendersi conto più velocemente che in passato di qualcosa che non sta funzionando e, altrettando rapidamente, comunicare con altri individui generando aggregazioni sociali in grado di essere ascoltate seriamente. Per questo motivo chi coltiva particolari interessi, di dubbio valore etico, potrebbe esser costretto a generare un problema fittizio (un problema fasullo o che senza forzatura non ci sarebbe stato, o avrebbe avuto dimensioni di gran lunga inferiori) al fine di convincere chi osserva che la sua soluzione proposta, seppur scomoda e altrimenti inaccettabile, dovrebbe esser accettata per il bene di tutti.

Una logica inversa quindi, una logica che parte dallo studio di una soluzione utile ad una determinata realtà (che nutre particolari interessi), per poi arrivare allo studio del problema che può rendere accettabile, a chi osserva, la tale soluzione. Un po’ come se il soggetto tal dei tali desiderasse rendere più florido il mercato dei bulloni perchè ha problemi di profitto e, per raggiungere il suo scopo, inquinasse le fabbriche di collanti con sostanze cancerogene in modo da conferire una pessima immagine alla colla. A tal punto costui sarebbe libero di affermare: “Non comprate la colla, è tossica e in questo momento rappresenta un problema grave, non ci resta che utilizzare solo viti e dadi anche per attaccare le figurine sugli album dei calciatori!”.

Così le mamme dalle parrucchiere si ritroverebbero a dire: “Povero figliolo, questa mattina, dopo aver avvitato l’ultima figurina, l’album dei calciatori è arrivato a pesare 13 chilogrammi, un peso eccessivo per il suo zainetto e per la sua schiena!”, “Cosa vuole signora, del resto la colla in questo momento è troppo pericolosa, non ci resta che usare le viti!”. Ma nessuno, come accade solitamente, parlerebbe delle questioni centrali: Cosa ha reso la colla pericolosa? Come si fa per riportarla alla sua qualità ottimale? Chi ha tratto beneficio da questa situazione? Chi ci ha rimesso? Etcetera, etcetera…

Insomma è bene fare attenzione quando si valutano/accettano determinate soluzioni che ci vengono proposte come unica/ultima chance ad una situazione di disagio, perchè le responsabilità del disagio stesso potrebbero esser state impropriamente attribuite a coloro che non ne sono i reali autori.

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Come risolvi un problema?

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Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi opzionali
Problemi ravvicinati del terzo tipo: problemi temporizzati

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Non si può credere solo alle prime apparenze altrimenti si rischia di rimanere ingannati,
esattamente come accade con la Fata Morgana. In ottica la Fata Morgana è un miraggio
dall’effetto tanto affascinante quanto inquietante per il tipo di illusione ottica che offre.
Esso si può osservare sia su terra che su mare in una ridotta porzione di cielo/terra
oppure di cielo/mare a cavallo dell’orizzonte. Si tratta di un miraggio frequente nelle
regioni polari e nei deserti (osservabile anche in Italia nello stretto di Messina) che
distorce in maniera considerevole l’oggetto su cui ha effetto restituendo alla vista una
immagine alienante che può deformarsi rapidamente senza soluzione di continuità.
Image’s copyright: Jack Stephens

Rettifica sedi valvole di un motore a combustione interna

Rubrica: Tecniche di fabbricazione – Lavorazioni per asportazione di trucioli

Titolo o argomento: Rettifica sedi valvole

La fresatura delle sedi valvole permette di ottenere una superficie di contatto valvola – sede valvola estremamente precisa. Ciò garantisce una tenuta adeguata soprattutto in fase di combustione migliorando le prestazioni del motore e riducendo i consumi di carburante. Si ricorre alla rettifica delle sedi valvole quando tecnicamente non ha senso effettuare l’operazione di smerigliatura delle valvole contro le relative sedi, ovvero quando gli angoli di sede e di correzione corretti vengono a mancare in seguito all’erosione del materiale. Le sedi valvole sono in origine degli anelli dalla geometria semplice con sezione rettangolare. Esse sono realizzate prevalentemente in ghisa speciale o in acciaio fortemente legato (più raramente in bronzo) e vengono inserite con interferenza nei loro alloggiamenti in camera di combustione, in questo caso si dice che le sedi valvole sono riportate (e l’interferenza generalmente va dai 10 ai 15 decimi di millimetro). Nelle testate in ghisa, invece, vengono ricavate direttamente sulla testata stessa, in tal caso si dice che le sedi sono integrali.

L’installazione degli anelli sede viene effettuata riscaldando abbondantemente la testata (si possono raggiungere temperature superiori ai 160°C)  e/o raffreddando le sedi mediante propano o azoto liquido. In questo modo si può sfruttare la dilatazione termica che permette l’inserimento senza difficoltà delle componenti. In base al tipo di motore devono essere opportunamente rettificate al fine di attribuire specifici angoli caratteristici. Solitamente gli angoli caratteristici delle sedi valvole sono tre: l’angolo di correzione inferiore o interna (spesso compreso tra 60° e 75°), l’angolo della sede (generalmente di 45°) e l’angolo di correzione superiore o esterna (generalmente compreso tra 15° e 35°). Altra quota fondamentale di cui tener conto è l’appoggio (o larghezza di sede) che è diretto responsabile dell’ermeticità e che, per la valvola di aspirazione, ammonta a circa 1,5 millimetri, mentre per quella di scarico arriva a 2 millimetri al fine di migliorare l’asportazione di calore. Appoggi superiori rischiano di compromettere l’ermeticità.

Per fresare correttamente gli angoli della sede valvola è necessario che la fresatrice sia guidata. A tal scopo la testina portautensili è dotata di uno stelo-guida detto stelo pilota il quale deve essere introdotto nella guida della valvola che deve essere in perfetto stato. Per ottenere una rettifica accurata è necessario operare la centratura della testina portautensili al fine di garantire il rispetto delle tolleranze geometriche. Gli strumenti professionali effettuano elettronicamente questa operazione con una precisione centesimale. La centratura avviene elettronicamente lungo l’asse x e l’asse z grazie a due motorini passo-passo e potenziometri lineari analoghi a quelli adottati sui sensori delle telemetrie per rilevare spostamenti impercettibili con elevata accuratezza. Il riferimento per calcolare le medie è lo stelo pilota. In tal modo la sede della valvola verrà fresata utilizzando come riferimento l’asse esatto lungo il quale la valvola si muove all’interno della sua guida. Questo garantisce una perfetta tenuta valvola-sede ed un conseguente funzionamento ottimale del motore.

Una prova finale di tenuta sfrutta un vacuometro per testare il livello di vuoto (depressione) che si riesce a generare a valvole chiuse. Eventuali trafilaggi di aria vengono rilevati misurando valori inferiori a -0,5 -0,6 bar. Valori nell’intorno di -0,7 -0,9 bar possono considerarsi più che soddisfacenti.

Il video è stato realizzato a cura di Ancona Rettifiche e ralph-dte.eu che ne detengono il diritto d’autore. Per informazioni legate alla necessità di restaurare/revisionare un motore si prega di contattare l’officina meccanica di precisione “Ancona Rettifiche” al numero 071/7108210; per informazioni di carattere teorico e tecnologico potete utilizzare i contatti presenti su questo sito.

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Rettifica sedi valvole

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Anelli sedi valvole sinterizzati

Rettifica sedi valvole di un motore a combustione interna

Per guardare il video della rettifica sedi valvole clicca sull’immagine.
Image’s copyright: www.ralph-dte.eu

Che cosa sono i sistemi EREV?

Rubrica: Automotive alternativo
Titolo o argomento: Estendere l’autonomia dei mezzi elettrici ottimizzando l’uso di carburanti fossili

L’acronimo EREV sta per Extended-Range Electric Vehicle, si tratta di una tecnologia adottata su veicoli che si muovono utilizzando prevalentemente la trazione elettrica e che, all’occorrenza, possono essere ricaricati in maniera tradizionale (dalla rete), oppure sfruttando un motore a combustione interna, estremamente leggero e dall’ingombro ridotto, presente a bordo. Tale motore, che può essere un tradizionale ciclo otto o, addirittura, una micro-turbina a gas, ha il vantaggio di funzionare a regime costante nel punto di maggior rendimento e minor consumo. Esso infatti non deve provvedere in maniera diretta alla trazione del veicolo e non deve di conseguenza compiere partenze, superare pendenze o ostacoli risparmiando così dosi consistenti di carburante ed essendo pertanto progettualmente ottimizzato solo per il compito di ricarica.  Due sono i casi di maggior interesse tecnico e tecnologico, la soluzione Lotus Range Extender realizzata da Lotus e Fagor e la soluzione Jaguar Ultra Lightweight Range Extender.

Lotus Fagor Ederlan Range Extender

Ne abbiamo già parlato diverso tempo fa al seguente link “Lotus Range Extender: il motore ultracompatto destinato ai veicoli ibridi“. Il Range Extender di Lotus e Fagor è un motore a combustione interna ultracompatto, a basso costo, studiato allo scopo di aumentare l’autonomia delle citycar elettriche. Si tratta infatti di un motore che non è accoppiato, come normalmente accade tramite una trasmissione, alle ruote, bensì ad un generatore impiegato per la ricarica delle batterie di bordo. Batterie che ovviamente alimentano il motore elettrico. L’arco di giri al quale esprime la massima efficienza è compreso tra i 1500 ed i 3500 giri al minuto. Come risulta ovvio osservare, questo motore non nasce per offrire prestazioni, bensì per assecondare al meglio le necessità di una marcia nel traffico urbano nella prospettiva della massima economia di esercizio. Il generatore è direttamente collegato all’albero motore e gestito, assieme al motore, da una specifica elettronica studiata da Lotus. Il motore Lotus Range Extender è curiosamente studiato per essere flessibile con i carburanti, può infatti essere alimentato sia con la normale benzina verde, sia con i carburanti rinnovabili ad alcool.

Jaguar Ultra Lightweight Range Extender

Il sistema Ultra Lightweight Range Extender studiato da Jaguar è montato su una supercar elettrica denominata C-X75 e sfrutta due microturbine dedicate alla ricarica del pacco batterie o alla fornitura, in modalità track, di un surplus di potenza. Lo schema logico è il medesimo del Lotus Range Extender riportato precedentemente, tuttavia, invece di adottare un motore a ciclo Otto per la ricarica delle batterie (e quindi al fine di estendere l’autonomia del veicolo), utilizza un sistema di turbine a gas le quali vantano un rendimento maggiore rispetto a quello dei motori a combustione interna ciclo otto. Questo permette di ricaricare le batterie con consumi contenuti. La C-X75 offre un’autonomia di 110 km senza emissioni di scarico, servendosi soltanto delle batterie. Le due innovative microturbine sono capaci di ricaricare le batterie della vettura per assicurare un’autonomia di 900 km con un solo pieno di carburante, oppure in modalità Track possono fornire automaticamente potenza supplementare direttamente ai motori elettrici per consentire alla vettura di raggiungere una velocità di 330 km/h. La Jaguar C-X75 ha la trazione integrale, è capace di raggiungere i 330 km/h e di accelerare da 0 a 100 km/h in 3,4 secondi con zero emissioni di scarico durante la guida urbana, esplorando i limiti più estremi sia delle prestazioni che della sostenibilità. Hanno partecipato al progetto Jaguar, Land Rover, il costruttore britannico di micro-turbine a gas Bladon Jets (inventori del primo motore a flusso assiale a microgetto) e SR Drives ovvero il più grande produttore al mondo di motori elettrici (appartenente alle Emerson Electric).

Jaguar C-X75 Ultra Lightweight Range Extender

Jaguar C-X75 Ultra Lightweight Range Extender

Image’s copyright: Jaguar Land Rover Limited

Quelli che non partecipano: Spirito di comunità

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Quelli che non partecipano

Dite la verità, alle volte ve lo chiedete pure voi… chissà perchè nel condominio tutti sanno il lavoro che fate ma solo pochi vi chiedono un suggerimento o si rivolgono a voi per avvalersi della vostra esperienza, professionalità o semplicemente per il fatto che vi conoscono. Ho detto semplicemente “nel vostro condominio” ma potrebbe trattarsi di un amico, un parente, un conoscente, un collega, un vicino o persino una persona della quale voi stessi siete un cliente fidato da anni. Magari siete un artigiano, magari realizzate o vendete dei normalissimi prodotti ma di tutto il vicinato solo uno, o nemmeno quello, ha acquistato anche un solo pezzo da voi. Magari vendete frutta e verdura o siete degli abili elettrauti, eppure la casalinga della porta accanto attraversa la città per andare da un altro mercante di ortofrutta o il tipo simpatico che vive al piano di sotto non vi porta mai l’auto nemmeno per cambiare una lampadina.

Perchè succede? Come mai ci si ritrova insieme nei bar o sul marciapiedi fuori dal lavoro a parlare di cosa e di chi non ci soddisfa in questo paese ma poi, matematicamente, si comprano prodotti di aziende alle quali fa capo il personaggio che non si stima, ci si rivolge alle banche di cui si sono dimenticati troppo facilmente i danni compiuti in passato, si va nel centro commerciale che opera da anni con comportamenti opportunistici che hanno fatto chiudere la piccola e amabile bottega di vostra moglie o vostro marito, si acquista una maglietta o un pantalone dallo straniero che sfrutta senza regole la manodopera commettendo degli abusi sui suoi connazionali e sul nostro mercato, e così via? Si dà addosso quotidianamente a personaggi ai quali però ci rivolgiamo indirettamente con costanza ed ai quali, tra le altre cose, diamo più denaro di quanto non vorremmo. Spesso solo per ozio, per comodità, perchè tanto si pensa che non cambi nulla o perchè magari non siamo sufficientemente informati e non sappiamo che la persona che non stimiamo e che secondo noi ci danneggia è proprio quella che finanziamo da una vita.

E in tutto questo irrazionale trambusto non abbiamo fatto caso al fatto che il nostro vicino realizza o tratta da una vita quel prodotto che ci serve. Non abbiamo fatto caso che se gli dessimo il nostro contributo potrebbe acquistare quel macchinario in più, quell’accessorio in più, quei prodotti in più per offrire un servizio ancora migliore e apprezzato. Ma qual è il motivo in fin dei conti? In fin dei conti è semplice, peccati veniali commessi da ognuno di noi, vuoi per cocciutaggine, vuoi perchè si ripudiano con troppa facilità i cambiamenti e le aperture mentali. Nella maggior parte dei casi si tende a non andare da chi si conosce per timore di far vedere cosa compriamo, su cosa spendiamo, su cosa risparmiamo, cosa non capiamo. Altre volte perchè siamo imbarazzati, magari il vicino elettrauto vi sente sempre litigare con vostra figlia adolescente. Altre volte ancora per invidia… quante volte ho sentito dire, nel paesino dove vivo, frasi pessime del tipo: “Io a quello i soldi miei non glie li dò!”, oppure “Se quello si arricchirà non sarà per mano mia!”. Spesso un dannato e ignorante timore collettivo di generare un altrui vantaggio, arreca danni maggiori ad una nazione rispetto a quelli provocati da amministrazioni più o meno conscie della loro incapacità.

Divisi da ambizioni economiche, da pensieri su come si amministra la nazione, da squadre del cuore, da pensieri religiosi, da stili di vita, da condizioni sociali, da tutto… Questo è il problema, siamo stati divisi e resi soli in una fantomatica corsa verso un benessere fittizio. Non c’è aggregazione, non c’è spirito di comunità, ognuno fa la sua corsa. I cittadini italiani sono come animali solitari che è facile predare. Ma la savana insegna che specie simili, in branco, hanno più probabilità di resistere agli attacchi di chi, nella catena alimentare, si trova più in alto. Noi no, noi ci stiamo facendo mangiare uno ad uno attratti da un sottocosto, da una comodità, da un comportamento sociale diffuso, dall’invidia, dal menefreghismo e, cosa peggiore, dalla malattia di non pensare mai al futuro ma sempre, di volta in volta, a ciò che più ci fa comodo adesso, subito. E in questo dissesto mentale qualcuno ci sguazza e sfrutta al meglio, per i propri interessi, gli spazi enormi che si creano tra le persone al fine di edificare un’economia che non può funzionare.

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In gruppo ci si sente più al sicuro, anche contro temibili avversari.
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La natura dell’uomo

Vi siete mai chiesti come mai quando cercate di fare del bene a qualcuno, nonostante i buoni intenti, il gesto di frequente non riesce? Vi siete mai posti la domanda su come possa una persona preferire una scelta che non porti alcun vantaggio ma anzi…
Sicuramente coloro che affrontano la vita con curiosità cercando di capire il funzionamento ed il perchè delle cose, qualche domanda del genere se la sono posta. Magari sapete che un determinato cibo o una determinata abitudine danneggiano l’organismo privandolo della salute o della piena funzionalità, oppure siete a conoscenza della dubbia qualità di un prodotto o di un servizio ma il vostro interlocutore non manifesta alcun interesse o sostiene fermamente il contrario nonostante voi abbiate prove concrete e fonti attendibili sul tema. In altri casi evita di ascoltarvi o, addirittura, arriva ad inalberarsi nei vostri confronti. Lo stesso può accadere quando si consiglia (previa preparazione attendibile sul tema) un prodotto o, perchè no, si offre il proprio punto di vista su una scelta contornata da grandi perplessità. Così di seguito vorrei riportare dei brevi spunti per riflettere, delle provocazioni per costruire una logica attorno alle origini di questi atteggiamenti assunti da una vasta gamma di soggetti.

Felicità

Diversi soggetti non riescono a reggere la paura di vivere la felicità in quanto l’unico modo che conoscono per viverla è accompagnato da un costante timore di perderla. Molto più facile una piatta sensazione di nulla ove il nulla è giustificato (a mio avviso impropriamente) come una situazione sicuramente non positiva ma allo stesso tempo sicuramente non negativa. Calma apparente, nessuna sorpresa, nessuna emozione, nessun rischio di vivere le emozioni, nessun successo, nessun fallimento, nessun rischio di illusioni. Sicuramente nessun istinto di vivere la vita a fondo provandola e gustandola per quello che realmente è, cogliendone numerose sfaccettature che oggi più che mai sfuggono troppo facilmente.

Problemi

L’affermazione che segue può essere considerata inizialmente astrusa ma ragionandoci su, se osservate bene il soggetto cui fa riferimento, potreste intravedere a cosa alludo. Esistono persone che inconsciamente non vogliono che qualcuno risolva i loro problemi; questo dà loro la possibilità di lamentarsi perennemente. Loro giurerebbero di no ma se osservate bene l’ardore ed il piacere che la “lamentela” offre a costoro, capite in un baleno come non se ne possano privare. Per loro lamentarsi è il sale della vita. Perchè sottrarre loro un tale privilegio? Poi vi sono coloro che, pur non lamentandosi, perseverano in situazioni claudicanti e non affrontano problemi per paura dell’esito e, ancor prima, dell’impegno che questi richiedono per la loro risoluzione. Paura delle difficoltà. Infine, indubbiamente, vi sono problemi che, volenti o nolenti, non è possibile risolvere per motivi di forza maggiore, questi non rientrano ovviamente nel tipo di situazione analizzata.

Verità

La gran parte delle persone non vuole realmente conoscere la realtà su un tema che può essere di loro interesse personale. Questo per il semplice fatto che la realtà è “dannatamente” impegnativa ed ostile. E’ certamente più facile vivere trastullandosi tra fantasie improbabili che prendono il posto della verità nelle menti più fragili. Conoscere la verità significa poter andare in contro a condizioni che spesso non si conoscono e si teme di non saper affrontare, significa che si possono anche vivere sensazioni spiacevoli e frustranti. L’allegria del soggetto che ignorava l’esistenza di problematiche ben più complesse di quelle immaginate diede adito all’espressione: “Beato te che non sai niente”, come a dire che chi “ignora” vivrà con qualche pensiero in meno (anche se con sorprese talvolta più pesanti della verità).

Conclusione

Se qualcosa può non rendere felice la massa e se voi avete compreso di cosa si tratta ma non trovate orecchie che ascoltano (tantomeno che capiscono) non preoccupatevene perchè rischierete solo di perdere energie utili a fornire il vostro prezioso contributo alle persone più vicine a voi. Quelle alle quali, con un po’ di sforzo, meglio può arrivare il vostro messaggio.
Puoi sforzarti quanto vuoi di cambiare il mondo ma non ci riuscirai. La massa non vuole cambiamenti, vuole abitudini che considera (erroneamente) stabilità*. Tra l’altro poi chi cerca troppo spesso di aiutare gli altri lo fa per non pensare ai propri problemi e, ironia della sorte, mentre si occupa degli altri non sta risolvendo i propri problemi lasciando la situazione personale inalterata (questo verifica logicamente il concetto espresso al paragrafo “Problemi”.
Avete mai visto qualcuno che smette di fumare perchè sul pacchetto di sigarette c’è scritto che il fumo nuoce gravemente alla salute? Ci sono già pronte nella mente mille giustificazioni che regolarizzano l’atto messo in cattiva luce da una sola affermazione.
La verità rende liberi… ma l’uomo, quando è veramente libero, non sa che pesci prendere e si perde in un bicchier d’acqua. Il mondo non cambierà per tutti, iniziate dal vostro quotidiano e dalle persone a voi più care. Abbiate il coraggio di circondarvi di persone che non siano lì per tenervi compagnia (almeno non solo per quello) ma per costruire qualcosa insieme. Solo così si cambia il mondo, ma il risultato è puramente una conseguenza di miliardi di casi più piccoli che si sommano l’uno con l’altro.

Note

*Si tratta dello stesso male che affligge tutte le aziende medio grandi che credono nell’obiettivo della crescita costante e continua. Queste operano ogni giorno rifiutando ogni sorta di cambiamento nel timore che qualcosa possa andar storto o comunque in maniera diversa dal consueto.

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