Che cos’è il trasferimento tecnologico?

Rubrica: Sogni il tuo brevetto?
Titolo o argomento: Il collegamento che intercorre tra la ricerca ed il mondo dell’imrpesa

Vi è una sorta di sinapsi tra le attività di ricerca svolte dalle Università (equiparabili a neuroni) ed il mondo dell’impresa (equiparabile ad un insieme di cellule stimolabili). Si tratta di un collegamento che permette di trasferire conoscenze, tecnologie, competenze, metodi di fabbricazione, campioni di produzione e servizi dall’ambito dello studio e della ricerca a quello del mercato, al fine di trasformare in realtà idee utili scaturite da giovani studenti, ricercatori e professori. Tale processo di trasferimento prende il nome di “trasferimento tecnologico”, esso garantisce che gli sviluppi scientifici e tecnologici siano accessibili ad una vasta gamma di utenti i quali, successivamente, possono ulteriormente sviluppare e sfruttare la tecnologia in nuovi prodotti, processi, applicazioni, materiali o servizi. L’Università dispone di potenti strumenti, ovvero un insieme di conoscenze, che permettono lo sviluppo di competenze ad hoc capaci di fornire risposte precise a domande complesse. Essa può, in sostanza, qualificare la domanda di innovazione. Di fondamentale importanza è la capacità dell’Ateneo di fornire gli strumenti per gestire e proteggere in modo sicuro la tecnologia da trasferire e la proprietà intellettuale (diritto d’autore, diritto di proprietà industriale, diritti provenienti da attività intellettuali) lungo tutto il percorso dall’idea al brevetto. Sarà poi il ricercatore che deciderà se cedere o meno i suoi diritti, con vantaggi e svantaggi che ne derivano, all’ente per cui lavora.

La ricerca può essere sfruttata commercialmente tramite license agreement (accordo di licenza), o dando vita a joint venture (accordo di collaborazione tra due o più imprese) e partnership atte a condividere sia i rischi che i benefici di portare nuove tecnologie sul mercato. Attraverso lo spin-out (conosciuto anche come spin-off), invece, è possibile rendere indipendente un’unità organizzativa (per esempio un ufficio o una divisione) che in principio faceva parte di una determinata società. Ad esempio lo spin-off universitario è un’iniziativa imprenditoriale che viene avviata come società di capitali di diritto privato al fine di conferire un valore economico al frutto della ricerca accademica.

Spesso questi approcci sono associati con l’innalzamento del capitale di rischio, Venture Capital (ovvero l’apporto di capitale di rischio da parte di un investitore, detto Venture Capitalist, per finanziare lo startup o la crescita di un’attività che si è compreso avere un potenziale), come mezzo di finanziamento del processo di sviluppo. Si tratta di un metodo adottato largamente negli Stati Uniti ma scarsamente considerato nell’Unione Europea che mantiene un comportamento conservativo al riguardo.

Gli intermediari tecnologici sono coloro che hanno le capacità e le conoscenze necessarie per connettere mondi apparentemente distanti come l’Università (ma non solo…) e l’impresa applicando concetti scientifici o processi a nuove situazioni o circostanze. Molte aziende e Università hanno dotato le loro strutture di un Ufficio di Trasferimento Tecnologico (“TechXfer”) dedicato a identificare la ricerca che ha un potenziale interesse commerciale e le strategie su come sfruttarlo. Inutile dire che le idee a maggior valore commerciale hanno la priorità sulle altre, ad esempio possono esistere diversi modi ingegnosi per raggiungere uno scopo, tuttavia gli sforzi vengono focalizzati sul metodo che garantisce le migliori prestazioni in relazione ai costi cui si va incontro.

In Italia il trasferimento tecnologico è ancora uno strumento debole la cui straordinaria importanza deve esser ben compresa e assimilata. Questa carenza però ha avuto un lato positivo generando una sorta di risposta immunitaria in chi proprio non vuol demordere. Oggi, infatti, non è più solo l’Università a fornire una connessione con il mondo dell’impresa, esempi come le esperienze vissute da chi scrive sono la dimostrazione che vi può essere un’ottima comunicazione tra impresa e menti creative, anche al di fuori dell’Università, a patto che vi sia una buona preparazione di base e che non si propongano idee e soluzioni strampalate prive di fondamenti fisici e matematici. Sembra assurdo il fatto che diverse imprese abbiano trovato in chi scrive un canale di interesse per possibili investimenti futuri, e sembra altrettanto assurdo il fatto di essermi trovato nelle condizioni di dover rifiutare una proposta di finanziamento (quando l’Università fatica a trovarne) per il semplice motivo di voler prima organizzare e studiare meglio determinati passi… eppure potrebbe accadervi persino questo.

Trasferimento tecnologico

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Interpretiamo la frase: “In Cina sì che gira il denaro…”

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: Interpretazione di un luogo comune

Sento sempre più spesso questa affermazione: “In Cina sì che gira il denaro!”. Il problema non è che dalle nostre parti non giri più perchè non ce n’é voglia, semplicemente, in questo momento, parte del denaro che manca è stato spostato altrove. Negli ultimi anni un abbondante flusso di liquidi non è scomparso ma ha gradualmente raggiunto diversi paesi dell’est, primo tra tutti la Cina. Anche l’economia si basa sulla vecchia regola della mamma “Un po’ per uno“. In Cina il gioco delle importazioni/esportazioni ha avuto un gran successo anche grazie alla sregolatezza con cui la produzione di beni è stata portata avanti a tempo pieno e con manodopera a bassissimo costo. Numeri che da noi, dove gli stipendi già non sono adeguati ai tempi, erano ovviamente ed umanamente impossibili (per fortuna). Insomma il denaro che si trovava in Italia, ed in altri paesi occidentali, ha iniziato a confluire in Cina senza però ritornare indietro in quanto, la Cina stessa, non compie importanti acquisti in occidente. L’unica eccezione è rappresentata dai prodotti di lusso occidentali, molto apprezzati in oriente, e da particolari eccellenze di cui vi riporto un curioso esempio che fa riferimento alla produzione italiana.

Si tratta di un esempio il quale, a mio avviso, dovrebbe far riflettere ogni cittadino/consumatore italiano. Tra le decine di aziende con le quali entro in contatto ogni anno ce n’é una dove il titolare mi ha colpito in particolar modo con la sua storia. In sostanza egli produce guaine in gomma o in termoplastico per cavi elettrici destinati ai più svariati impieghi. Nel rispettare rigorosamente le norme imposte dal settore, tali cavi hanno un costo leggermente superiore a quello della concorrenza cinese. Il risultato? La quasi totalità dei cavi prodotti in Italia da questa azienda non viene venduta sul territorio nazionale. La cosa sorprendente è che i prodotti realizzati finiscono nel mondo ed in particolar modo proprio in Cina dove sono molto apprezzati. Il bello è che invece, gli italiani, comprano questa tipologia di cavi dalle aziende cinesi, convinti di risparmiare. Insomma proprio dalla stessa nazione che, per esser sicura di avere un prodotto valido, compie i suoi acquisti in Italia. I cinesi per i loro impianti usano i nostri cavi e noi, per risparmiare, compriamo cavi in Cina che non rispettano i nostri standard qualitativi e che nemmeno in Cina usano di buon grado. Pare ci sia un dislivello…

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Acquistiamo moltissimo dalla Cina alla quale vendiamo pochissimo, ecco dove è finito
parte del flusso di denaro di cui oggi accusiamo la mancanza.
Image’s copyright: scansione tratta da Google Maps e rielaborata appositamente per l’articolo

Il tuo valore aggiunto

Quando non si sa che pesci prendere, il futuro appare incerto e la situazione del momento non offre motivi per sentirsi appagati o, quantomeno, un po’ meno tesi del solito, si diventa vulnerabili ed è facile cadere in confusione. E’ naturale che si inizi a pensare alle possibili vie d’uscita, si cerchino delle alternative, il modo di imboccare una strada che offra un risultato sicuro.

Il fatto è che non esiste una strada sicura. L’unico fattore che deve essere certo è il nostro valore aggiunto. Abbandonare un lavoro per mettersi in proprio può essere una soluzione a patto che si creda nel proprio valore aggiunto. Un mio amico lavora in qualità di tecnico addetto alla stampa in una ben avviata copisteria. Egli riceve uno stipendio che non ritiene adeguato alla mole di lavoro che porta avanti ogni giorno. Ebbene di recente ha avuto la brillante idea di aprire un’attività analoga in proprio essendo abbastanza esperto nel settore. Un’idea abbandonata praticamente subito* avendo saputo che nella sua zona diverse copisterie hanno aperto e chiuso in breve tempo. Abbandonare per questa ragione però significa non credere di poter fare in qualche modo la differenza, di non poter offrire un servizio migliore, più completo, con nuove idee, significa non aver analizzato metodi per ridurre i costi ed essere competitivi con la concorrenza presente anche sul web, magari offrendo un servizio organizzato e veloce che mostri con naturalezza tutte queste qualità.

Così, ad idea abbandonata, sono subentrate proposte molto differenti con poche radici e ragioni. Idee che secondo un’apparenza non razionale offrirebbero guadagni più sicuri. Insomma è subentrata la confusione. Avete presente quando la gente inizia a proporvi di aprire strane attività imputate di procurare alti profitti, facilmente e in poco tempo? Perseverare su una strada in effetti non è detto che porti per forza ottimi risultati (nessuno ha la bacchetta magica), nulla esclude di dover tribolare a lungo prima di vedere dei risultati, nulla esclude la necessità di dover affrontare grossi sacrifici e nulla esclude che si possa fallire nel tentativo di avviare un’attività migliore. Il fatto è che i guadagni facili non sono mai esistiti. Tutto implica un costo. Quantomeno, seguendo la strada che ci sentivamo di seguire, si può essere accompagnati dal nostro valore aggiunto. In tempi di crisi come questi, può regalare grandi soddisfazioni, non mancheranno i momenti difficili, il rischio di fallire, ma sicure soddisfazioni sulla espressione di sè stessi. Andare allo sbando provando questo o quell’altro improbabile lavoro, può rivelarsi una immane perdita di tempo e di energie. Poi certo, esistono pur sempre le situazioni fortuite, quelle casualità, quelle eccezioni che, come dice il detto, confermano la regola.

*Idea per fortuna ripresa dopo alcune settimane di divagazione…

Il tuo valore aggiunto

Se nessuno ti fa notare di averlo… è difficile sfruttarlo al meglio.

Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP 640 al motore L539 della nuova Lamborghini Aventador LP 700-4 – Parte quinta

Rubrica: Motorismo

Titolo o argomento: Schede tecniche dei motori L537 ed L539 a confronto

Questo articolo segue dai precedenti indicati di seguito:
Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP640 al… – Parte prima

Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP640 al… – Parte seconda
Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP640 al… – Parte terza
Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP640 al… – Parte quarta

Nelle schede che presentiamo di seguito abbiamo riportato una quantità di dati minima (solo quelli ritenuti essenziali per i commenti e le valutazioni presenti nei 5 articoli scritti in proposito), nonostante ciò è possibile osservare quanti dati importanti vi siano al di là dei valori tipicamente ricercati dalla normale utenza (generalmente velocità, potenza e coppia, in casi meno frequenti anche la massa del veicolo). Dai dati che si celano all’interno di un motore è possibile risalire alla bontà di un progetto. Motori con elevate potenze possono essere dei veri gioielli di ingegneria così come possono essere un insieme di soluzioni tampone (di cui, chiunque non sia un motorista, non saprà mai nulla) atte a raggiungere uno scopo a scapito di altri parametri di notevole importanza tecnica. E’ evidente pertanto come l’ordinaria valutazione di un veicolo, solitamente operata in base all’estetica o agli accessori di cui è dotato, risulti essere assai limitativa. Molti ingegneri del settore mi raccontano come il cliente raramente sia a conoscenza delle particolarità tecniche di un veicolo prestazionale. Sfido io bonariamente la maggior parte dei proprietari di supercar a descrivere le particolarità tecniche del proprio veicolo. Sarà molto probabile che ad una vostra domanda sul bolide otteniate risposte inerenti i numeri dei cavalli, della velocità raggiunta e dello 0-100 km/h, ma nessuna informazione circa peculiarità e compromessi di motore e trasmissione o circa l’handling del veicolo in pista.

Scheda L537

Tipo: V12 – 60°, closed deck, MPI
Iniezione indiretta
Ordine di accensione: 1-7-4-10-2-8-6-12-3-9-5-11
Albero motore montato su 7 supporti
Cilindrata: 6.496 cc
Cilindrata unitaria: 541,33 cc
Alesaggio e Corsa: Ø 88 mm x 89 mm (motore ≈ quadro)
Rapporto Alesaggio/Corsa: 0,988
Interasse cilindri: 93 mm
Velocità media del pistone a 8000 giri/min: 23,73 m/s
Sistema di lubrificazione: Carter secco (h= 195 mm)

Camera di combustione Pent roof (a tetto)
Distribuzione bialbero a 4 valvole per cilindro
Diametro valvola di aspirazione: 35,60 mm
Diametro valvola di scarico: 30,40 mm
Area efficace media: (v.r.)
Alzata massima valvole aspirazione: 11,1 mm
Alzata massima valvole scarico: 11 mm
Area di cortina: 1240,80 mm^2
Sezione minima condotto di aspirazione: 1765,604 mm^2 (stimato)
Sezione massima della trombetta: 3389,958 mm^2 (stimato)
Sezione media della trombetta: 2577,782 mm^2 (stimato)
Lunghezza condotto aspirazione (primario + runner): 389 mm (stimato)
Fasatura albero a camme di aspirazione (nel momento di massimo incrocio): 51° – 71°
Fasatura albero a camme di scarico (nel momento di massimo incrocio): 76° – 33°
Durata fase aspirazione (nel momento di massimo incrocio): 302°
Durata fase di scarico (nel momento di massimo incrocio): 289°
Massima alzata (angolo motore): 100°
Durata massima incrocio: 84°
Variatore di fase: Fasatura variabile a controllo elettronico (VVT)
Traslazione della durata angolare di aspirazione e scarico: 30° motore (variabile in modo continuo)

Aspirazione a geometria variabile: VIS
Elementi geometria variabile per ogni bancata: 2 Zip, 1 By-pass, 1 Plenum, 6 Runner
Configurazioni del Plenum: Tre configurazioni di funzionamento previste
Sistemi di aspirazione e scarico separati per ogni bancata

Rapporto di compressione: 11.1 (± 0.2) : 1
Potenza massima: 640 CV (471 kW) @ 8.000 rpm
Coppia masima: 660 Nm @ 6.000 rpm
Regime massimo di rotazione: 8.250 giri/min

Classe di emissioni: EURO 4
Sistema di controllo delle emissioni: Catalizzatori con sonda Lambda
Impianto di raffreddamento: Impianto aria ed olio con prese d’aria a sezione variabile

Gestione: Lamborghini Iniezione Elettronica (LIE) basata su 4 centraline
Centraline master: sistema di 2 centraline gestione motore Lamborghini LIE ed 1 centralina Lamborghini GFA
Centralina satellite: 1 centralina (slave) Lamborghini PMC

Massa motore: 253 kg
Rapporto potenza/peso veicolo: 2,65 CV/kg
Rapporto potenza/cilindrata: 98,52 CV/litro
Emissioni di CO2: 480 g/km
Prestazioni: 342 km/h | 0-100 km/h in 3,2 secondi
Consumo medio: 21,3 litri/100km

Scheda L539

Tipo: V12 – 60°, open deck, MPI
Iniezione indiretta
Ordine di accensione: 1-12-4-9-2-11-6-7-3-10-5-8
Albero motore montato su 7 supporti (massa = 24,6 kg)
Cilindrata: 6.498 cc
Cilindrata unitaria: 541,5 cc
Alesaggio e Corsa: Ø 95 mm x 76,4 mm (motore superquadro o a corsa corta)
Rapporto Alesaggio/Corsa: 1,243
Interasse cilindri: 103,5 mm
Velocità media del pistone a 8250 giri/min: 21 m/s
Sistema di lubrificazione: Carter secco (h= 120 mm)

Camera di combustione Pent roof (a tetto)
Distribuzione bialbero a 4 valvole per cilindro
Diametro valvola di aspirazione: 38,00 mm (+2,4 mm stimato)
Diametro valvola di scarico: 32,45 mm (+2,05 mm stimato)
Area efficace media: +11% c.a. rispetto al motore L537 (v.r.)
Alzata massima valvole aspirazione: 11,9 mm (+0,8 mm stimato)
Alzata massima valvole scarico: 11,8 mm (+0,8 mm stimato)
Area di cortina: 1419,9 mm^2 (stimato)
Sezione minima condotto di aspirazione: 1823,249 mm^2 (stimato)
Sezione massima della trombetta: 3500,638 mm^2 (stimato)
Sezione media della trombetta: 2661,944 mm^2 (stimato)
Lunghezza condotto aspirazione (primario + runner): 360 mm (stimato)
Fasatura albero a camme di aspirazione (nel momento di massimo incrocio): n.d.
Fasatura albero a camme di scarico (nel momento di massimo incrocio): n.d.
Durata fase aspirazione (nel momento di massimo incrocio): 313° (stimato)
Durata fase di scarico (nel momento di massimo incrocio): 300° (stimato)
Massima alzata (angolo motore): n.d.
Durata massima incrocio: n.d.
Variatore di fase: Fasatura variabile a controllo elettronico (VVT)
Traslazione della durata angolare di aspirazione e scarico: 30° motore (variabile in modo continuo)

Aspirazione a geometria variabile: VIS
Elementi geometria variabile per ogni bancata: 2 Zip, 1 By-pass, 1 Plenum, 6 Runner
Configurazioni del Plenum: Tre configurazioni di funzionamento previste
Sistemi di aspirazione e scarico separati per ogni bancata

Rapporto di compressione: 11.8 (± 0.2) : 1
Potenza massima: 700 CV (515kW) @ 8.250 rpm
Coppia masima: 690 Nm @ 5.500 rpm
Regime massimo di rotazione: 8.500 giri/min

Classe di emissioni: EURO 5 – LEV 2
Sistema di controllo delle emissioni: Catalizzatori con sonda Lambda
Impianto di raffreddamento: Impianto aria ed olio con prese d’aria a sezione variabile

Gestione: Lamborghini Iniezione Elettronica (LIE) basata su 2 centraline
Una centraline master
Una centralina slave

Massa motore: 235 kg
Rapporto potenza/peso veicolo: 2,97 CV/kg
Rapporto potenza/cilindrata: 107,72 CV/litro
Emissioni di CO2: 398 g/km
Prestazioni: 350 km/h | 0-100 km/h in 2,9 secondi
Consumo medio: 17,2 litri/100km

Legenda:
v.r. = valore riservato
n.d. = dato non disponibile o da valutare

Monoblocco Lamborghini Murcielago LP640 e Aventador LP 700-4

Viste prospettiche dei monoblocchi e basamenti dei motori L537 e L539

Gente disarmata

Se non sai fare è difficile costruire, ottenere, raggiungere. Per saper fare devi aver la possibilità di studiare e di imparare. Se non vieni formato non hai niente di utile da conoscere, approfondire. Se non conosci non hai i mezzi per risolvere i problemi giornalieri. Risultato: hai sempre bisogno di qualcuno che risolva i problemi per te. Ma ognuno li risolve come meglio crede. La risoluzione che ti potrebbe essere fornita, quindi, potrebbe essere in conflitto con quello che tu avresti fatto se solo avessi avuto modo di conoscere, studiare… Si ma studiare cosa?

Tutto parte da quello che sai fare, o puoi/vuoi imparare a fare, e da quello che la tua testa riesce a concepire. Per questo per le menti più teoriche è molto utile fare indigestione di ricerca e sviluppo, mentre per le menti pratiche è altrettanto importante fare un pieno di formazione e competenze. Per altri ancora sono importanti entrambe le cose; senza questi strumenti si è disarmati e si è costretti a vivere passivamente una o più situazioni.

Molto frequentemente si imputa l’insufficiente preparazione di un individuo al fatto che non abbia avuto voglia di studiare/fare. Purtroppo però ci sono fenomeni che contraddicono le normali credenze. Poco tempo fa, ad esempio, ho chiesto, presso la mia Università, di poter utilizzare un laboratorio al fine di saldare delle parti. Ovviamente conosco diverse persone che sono particolarmente abili in questo, ma avevo piacere di imparare cose nuove cercando nell’Università un riferimento che consideravo più che solido. Ebbene la risposta è stata negativa in quanto il professore al quale ho chiesto informazioni mi ha risposto che per fare “simili cose” occorre che l’Università faccia un’apposita assicurazione e questo non è possibile. «Simili cose?» Avevo solo bisogno di fare qualche saldatura assistito da personale esperto. La risposta finale è stata semplicemente il suggerirmi di fare un corso a pagamento…

Un’Università così mi sembra un po’ limitata e la definizione che vede gli studenti come dei clienti inizia a sembrarmi razionale. Ricordo con piacere quando all’Istituto Tecnico i laboratori ce li facevano utilizzare in lungo e largo, sempre assistiti da personale esperto ovviamente. In quel caso succedeva persino il contrario, uno studente che mostrasse il desiderio di tornare a scuola il pomeriggio per utilizzare delle macchine utensili, degli strumenti o comunque dei laboratori, era tanto ben visto quanto raro. In tali casi preside e vice preside elargivano serenamente permessi su permessi in concomitanza con le possibilità di professori e assistenti di laboratorio. Oggi invece, tutto si basa sulle proprie capacità e la propria “autonomia nel fare”. Senza… siamo semplicemente disarmati.

Che senso ha non sfruttare al massimo i laboratori delle scuole e delle università?

Il termine “disarmato” non viene utilizzato facendo riferimento al
campo semantico delle armi offensive bensì a quello del “fare”,
es.: armarsi di buone intenzioni, di voglia di fare…

Rinodrago

Rubrica: Portare al limite una compatta digitale
Titolo o argomento: Congelare un istante e prolungarlo nel tempo

E’ da molto tempo che non scrivo un articolo sul tema (non che non abbia materiale, ciò che manca in realtà… è il tempo) e mi fa piacere aggiungere un ulteriore articolo su quello che si può fare con una semplice, seppur valida, compatta digitale. La macchinetta fotografica in questione è una semplice, ma nemmeno tanto, PowerShot A540 del 2005/2006 se non erro. Nonostante la sua economicità ed i suoi oltre 6 anni di vita, permette di scattare foto che a mio avviso fanno gran concorrenza a chi possiede una reflex ma non ne conosce ancora il funzionamento (eeeh… tempi moderni).

In questi giorni di maltempo ho avuto modo di accorgermi che un bordo di ghiaccio, adiacente l’infisso di una finestra di casa, stava prendendo una forma particolare. Non avendo momentaneamente una reflex sotto le mani, ho riacceso di buon grado la compatta. Nonostante in passato abbia notato lo scetticismo di alcuni lettori i quali, dopo aver letto uno dei miei articoli sulle compatte digitali, sono andati a chiedere conferme su appositi forum di fotografia digitale (che hanno prontamente confermato la fattibilità), ebbene posso riconfermare che anche con una semplice compatta si può giocare con i tempi di esposizione, il diaframma, la profondità di campo, ed ottenere uno scatto di tutto rispetto con il soggetto a fuoco e lo sfondo che passa in secondo piano con una leggera sfuocatura.

Ed è proprio quello che ho fatto. Mi sono divertito a fare diversi scatti alla naturale scultura di ghiaccio, figlia dello scioglimento della neve, con una risoluzione di 2816×1584 pixel, una profondità di 24 bit, velocità dell’otturatore di 1/50 di secondo (regolata manualmente), apertura obiettivo F6.3 (regolata manualmente), fuoco regolato manualmente (distanza focale 6 mm), flash disattivato e sensibilità iso pari a 100 (data la forte luminosità dell’ambiente circostante colmo di neve). Il risultato è stato lo scatto che riporto di seguito in formato ridotto e con le ovvie precauzioni sul diritto d’autore. L’ho chiamato: Rinodrago.

Scultura di ghiaccio naturale - RinoDrago

Si tratta di uno scatto che, in piena risoluzione, è a mio avviso spettacolare.
Il ghiaccio ha il potere di “congelare” un istante e prolungarlo nel tempo
affinché se ne possano apprezzare tutti i giochi delle forme e delle sfumature.

Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP 640 al motore L539 della nuova Lamborghini Aventador LP 700-4 – Parte quarta

Rubrica: Motorismo

Titolo o argomento: Effetti della variazione di alesaggio e corsa sulla distribuzione
Questo articolo segue dai precedenti indicati di seguito:
Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP640 al… – Parte prima

Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP640 al… – Parte seconda
Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP640 al… – Parte terza

Come spiegato nel precedente articolo, l’ampliamento del diametro delle valvole è solo una frazione della rivisitazione che subisce il sistema distribuzione-condotti. In realtà ad un incremento del diametro delle valvole corrisponde una variazione delle sezioni dei condotti di aspirazione (particolare attenzione è dedicata alla sezione in prossimità della valvola), una variazione delle sezioni delle trombette ed una variazione della lunghezza dei condotti stessi. Quest’ultima quota tiene conto della lunghezza dei runners, della lunghezza dei condotti primari in testata e della condizione in cui, la valvola di aspirazione aperta, viene a costituire un ulteriore tratto del condotto.

Effetti della variazione di Alesaggio e Corsa sulla distribuzione (e dintorni…)

Camera di combustione. L’aumento dell’alesaggio, come già accennato, implica un incremento di pochi millimetri (circa 3,5mm sul raggio) delle zone di squish a parità di dimensioni del tetto della camera. Se invece si mantengono inalterate le zone di squish è possibile ampliare di pochi gradi (valori compresi tra i 3° ed i 6° non sono poi così distanti dalla realtà) l’angolo al vertice del tetto. Questa operazione consente di adottare valvole di diametro leggermente maggiore.

Rapporto geometrico di compressione. Essendo la cilindrata invariata (l’aumento dell’alesaggio è compensato da una riduzione della corsa) il rapporto geometrico di compressione rimane il medesimo. In realtà dai dati resi disponibili (tutti gli altri sono stati calcolati appositamente per la redazione di questa serie di articoli) sappiamo che il rapporto di compressione è passato da 11,1:1 del propulsore L537 a 11,8:1 del propulsore L539. Questo conferma una variazione del disegno delle camere di combustione e, probabilmente, anche dei pistoni.

Ottimizzazione delle valvole. Sfruttando un maggiore alesaggio e modificando opportunamente la geometria della camera di combustione si è potuto incrementare il diametro delle valvole di aspirazione e scarico. Le valvole di aspirazione sono passate dai 35,60 mm ai 38,00 mm (valore stimato come massimo), mentre le valvole di scarico sono passate dai 30,40 mm ai 32,45 mm (valore stimato come massimo). Naturalmente le prove al banco di flussaggio hanno l’ultima parola anche su formule matematiche e stime. Ciò significa che, nonostante una formula di motorismo possa indicare una direzione, l’ultima parola spetta sempre alla sperimentazione al banco.

Ottimizzazione dei condotti (lunghezza, sezioni, accordatura). Una regola vecchia come il motorismo vuole per le vetture da corsa condotti di aspirazione stretti e valvole ampie, a patto però di non raggiungere condizioni di sonicità troppo anticipatamente in una delle sezioni dei condotti di aspirazione. Inoltre in un condotto stretto sono maggiori gli attriti che impediscono di ottenere un buon riempimento del cilindro. Per quanto concerne la lunghezza dei condotti di aspirazione il progettista ha i mezzi per calcolarne la lunghezza ottimale che garantisce le migliori condizioni d’onda e quindi la miglior “respirazione” del motore. Personalmente ho calcolato una lunghezza totale del condotto primario più il runner, del motore L537, pari a 389 mm. Per il motore L539 ho stimato invece una lunghezza, della medesima quota, pari a 360 mm. In realtà vi sono tre differenti lunghezze (proporzionali) adottabili al fine di garantire le medesime condizioni d’onda nel condotto di aspirazione. La scelta tra queste tre lunghezze può esser fatta ad esempio in base allo spazio disponibile nel vano motore e vincolata quindi dall’estetica del mezzo. Nell’immagine in basso è possibile osservare una conferma di quanto ipotizzato, effettivamente i runners del motore L537 hanno un andamento più curvilineo ed il fluido deve percorrere un tratto più lungo rispetto a quello dei runners del motore L539. La sezione minima del singolo condotto di aspirazione passa da 1765,604 mm^2 del motore L537 a 1823,249 mm^2 del motore L539 (stimato), la sezione massima della singola trombetta passa invece da 3389,958 mm^2 a 3500,638 mm^2 (stimato). Incrementi che possiamo considerare ragionevolmente modesti. Il valore che invece esprime la capacità respiratoria del motore è l’area efficace media la quale, nel motore L539, è cresciuta del 13%. Per questioni di riservatezza non è possibile pubblicare il dato numerico anche se nulla vieta di smontare il motore della supercar di un cliente per eseguire rilievi e prove come più volte è capitato alle riviste specializzate e a chi scrive.

Ottimizzazione delle leggi di alzata delle valvole. Aumentare l’alzata, oltre a stressare maggiormente le molle delle valvole, oltre a portare a possibili perdite di contatto tra la camma e la punteria con conseguenti dannosi urti pericolosissimi per l’affidabilità ed oltre a generare aperture e chiusure troppo repentine delle valvole con violenti urti delle stesse contro le rispettive sedi, non sempre offre quel miglioramento fluidodinamico che ci si potrebbe aspettere. D’altronde, per mantenere entro certi limiti le accelerazioni subite da valvole e punterie, si può effettuare un ampliamento della fasatura (1 mm circa di alzata in più porta ad un ampliamento della fasatura di circa 11°). Questo significa che la valvola in questione rimane aperta di più dato che, per mantenere l’accelerazione uguale al precedente valore ed allo stesso tempo aumentare il percorso, si devono ovviamente allungare i tempi. In realtà, per favorire il raggiungimento dei 700 cavalli del motore L539, ho calcolato un aumento dell’alzata delle valvole di aspirazione e di scarico di soli 0,8 mm (dato stimato la cui utilità, in progettazione, va verificata al banco prova flussaggio e tramite software CFD: “Computational Fluid Dynamics”). L’incremento dell’area di cortina (che volgarmente potremmo definire come l’area di passaggio del fluido dalla singola valvola in camera di combustione), a patto che non vi siano interferenze quali contatti valvola-valvola o valvola-pistone, è stimato intorno al 13% circa. Nonostante ciò sono le simulazioni e le prove al banco che forniscono le informazioni circa la reale convenienza dell’intervento.

Ottimizzazione della fasatura della distribuzione. Se si desidera aumentare l’alzata delle valvole senza però imprimere forti accelerazioni soprattutto durante la loro chiusura, è necessario ampliare la fasatura. L’ideale sarebbe prolungare prevalentemente le rampe di chiusura. Per questa serie di articoli si è stimata, per il motore L537, la seguente fasatura 51-71-76-33  (nel momento di massimo incrocio) con il punto di massima alzata in prossimità dei 100° di angolo motore ed un incrocio di 84°. Tornando quindi alla considerazione sull’incremento dell’alzata delle valvole si può stimare, per il motore L539, una durata, sia della fase di aspirazione che di scarico, incrementata di 11°.

Potenza massima. L’incremento ponderato del diametro delle valvole e dell’alzata, nonché l’aumento delle dimensioni dei condotti con relativa diminuzione della velocità dei gas, implica un miglioramento del rendimento volumetrico agli alti regimi. La curva della potenza sale ma presenta necessariamente dei buchi ai bassi e medi regimi. Giocando però con i sistemi VIS e VVT, adottando un cambio con rapporti più corti ma una marcia in più (il motore L539 è abbinato ad un cambio a 7 rapporti) e rendendo il veicolo quanto più leggero, è possibile sopperire all’inconveniente e fornire al guidatore sensazioni di guida brillanti.

Coppia massima. L’aumento delle prestazioni agli alti regimi dovrebbe procurare un buco di coppia ai medi regimi dovuto a normalissimi vuoti nel riempimento, tuttavia, nel caso del motore L539, la coppia aumenta di 3 kgm ed arriva circa 500 giri/min prima. Sebbene questo non sia un grande valore, è opportuno tener conto di quanto sia già molto importante il fatto di non essere andati in perdita. Variando gli anticipi di accensione è possibile ottenere moderate variazioni di coppia da non trascurare. Tale soluzione però può incappare in fenomeni di detonazione ragione per cui, il motore L539, è dotato di controllo ionico della carica ottenuto mediante apposite candele. Tradotto può voler dire che qualunque motore in realtà eroga la sua potenza massima, esprimendo la sua migliore coppia, solo in determinate condizioni atmosferiche e di utilizzo. Inoltre, giocando opportunamente con i sistemi VIS e VVT è stato possibile adeguare la respirazione del motore in un range poco favorevole. Come già è stato anticipato, anche il cambio a 7 rapporti del motore L539 favorisce l’accelerazione del veicolo ed il guidatore può così avere la sensazione di un maggior divario di coppia tra la Murcielago LP640 e la Aventador LP700-4.

Iniezione indiretta. Secondo gli Ingegneri Lamborghini l’adozione dell’iniezione diretta sul motore L539 avrebbe offerto vantaggi che però hanno un peso minore rispetto alle maggiori emissioni di particolato e NOx che ne sarebbero conseguite. Valori di emissione che non avrebbero consentito di rispettare la normativa Euro5 – LEV2. Probabilmente l’adozione di catalizzatori più grandi avrebbe potuto permettere di raggiungere lo scopo pagando però un prezzo troppo caro non solo in termini di progettazione della testata ma anche in termini di peso e quindi di minore capacità di accelerazione del veicolo.

Continua…

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Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP 640 al… – Parte prima
Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP 640 al… – Parte seconda
Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP 640 al… – Parte terza
Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP 640 al… – Parte quarta
Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP 640 al… – Parte quinta

Runner di aspirazione

Runners del motore L537 della Lamborghini Murcielago LP 640 (in basso)
e del motore L539 della Lamborghini Aventador LP 700-4 (in alto)

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Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP 640 al motore L539 della nuova Lamborghini Aventador LP 700-4 – Parte terza

Rubrica: Motorismo

Titolo o argomento: Effetti della variazione di alesaggio e corsa sulla camera di combustione

Questo articolo segue dai precedenti indicati di seguito:
Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP640 al… – Parte prima

Dal motore L537 della Lamborghini Murcielago LP640 al… – Parte seconda
Effetti della variazione di alesaggio e corsa sulla camera di combustione

Premesso che la cilindrata del motore L539 è rimasta praticamente invariata rispetto al motore L537 (una variazione di due centimetri cubici è assolutamente trascurabile), è opportuno precisare che in fase di progettazione si può intervenire sulla testata (ovviamente una per ogni bancata) in due differenti direzioni. Nella prima direzione, considerando che il rapporto geometrico di compressione è teoricamente il medesimo per entrambi i motori, si sceglie di montare le testate (riadattate) del motore L537 della Murcielago LP640 sul motore L539 della Aventador LP700-4. Gli effetti di una simile scelta hanno ovvi risvolti positivi principalmente in termini di costi e di ore di progettazione, ma non sulla ricerca della massima prestazione stradale possibile. Il disegno di ogni testata rimane il medesimo e si possono operare modifiche sui runners e sugli alberi a camme. Modifiche che in sostanza non sono strutturali per le testate. L’adozione di camere di combustione Pent roof (a tetto) offre il vantaggio di concentrare la combustione (solo negli istanti in cui il pistone si trova al punto morto superiore e nel suo intorno) in una zona ristretta influenzando positivamente il rendimento della combustione con conseguente riduzione delle emissioni di NOx; tuttavia le zone di squish aumentano in maniera ingiustificata. Il motore va in moto, va forte, ma non è al top.

Nella seconda direzione, tenendo conto di un maggiore alesaggio, si opera una ridefinizione del diametro delle valvole, della sezione terminale dei condotti primari di aspirazione (ovvero in prossimità delle valvole), della geometria delle camere di combustione, delle zone di squish, del disegno dei pistoni e della lunghezza dei runners, nonché un adeguamento dei sistemi VIS e VVT (rispettivamente di aspirazione a geometria variabile e fasatura variabile). La seconda direzione risulta ovviamente più laboriosa ed implica un massiccio lavoro di riprogettazione dell’intera distribuzione (leggi di apertura, chiusura e alzata delle valvole, fasatura variabile, geometria variabile dell’aspirazione) ma offre prestazioni ottimizzate e “numeri” leggermente migliori. Intraprendere questa direzione trova una giustificazione economica soprattutto in previsione dell’utilizzo del motore L539 come base per una versione ulteriormente evoluta da montare sulla erede (o sorella maggiore) della Aventador. Erede di cui al momento si tiene gelosamente custodito ogni segreto. Si sa solo che il nuovo modello Lamborghini è attualmente in fase di studio ed il nome non è stato ancora deciso, gli Ingegneri Lamborghini comunque ne confermano l’esistenza. Questo esempio non viene portato all’attenzione per parlare di nuovi modelli di automobili (tematica assolutamente non affrontata da questo blog), bensì per motivare un investimento, una scelta. Comunque, tecnicamente, posso ipotizzare che la nuova vettura monterà il motore L539 evoluto in grado di raggiungere un regime di rotazione prossimo ai 9000 giri al minuto (con velocità media del pistone vicina a quella del motore L537)  e potrebbe erogare circa 30 cavalli in più intorno agli 8500 giri al minuto.

Nell’immagine in basso è visibile uno schema semplificato della camera di combustione a tetto. Aumentare l’alesaggio “D”, lasciando inalterato il tetto, significa aumentare la base “b” della zona di squish. Gli effetti dell’incremento di tale quota vanno studiati tramite percorsi sperimentali. In realtà l’incremento dell’alesaggio, da 88 mm del motore L537 a 95 mm del motore L539, favorisce la possibilità di progettare valvole più ampie (soluzione preferita dai progettisti al fine di ottenere un maggior riempimento agli alti regimi in vista di un incremento di potenza massima). L’incremento stimato, sul diametro, è di 2,4 mm per le valvole di aspirazione e di 2,05 mm per quelle di scarico. Simili valori però sono stati ricavati mediante opportune formule che non tengono conto della reale geometria della camera di combustione e della possibilità che le valvole interferiscano entrando in contatto tra loro o con il pistone. Ampliare il tetto, aumentando l’angolo “α” di pochi gradi, permette di aumentare la quota “d” (rendendo possibile l’adozione di valvole più ampie) fino a riportare la base “b”, della zona di squish, al medesimo valore del motore L537. Allo stesso tempo però si ottiene un incremento del volume disponibile ed una riduzione del rapporto geometrico di compressione. L’incremento di volume può essere azzerato riducendo la quota h’ e modificando opportunamente il disegno del cielo del pistone. Il fatto che il rapporto di compressione sia passato dal valore di 11,1:1 del motore L537 al valore 11,8:1 del motore L539, lascia presagire che si sia largamente agito su tali quote. Come vedremo nel seguito, l’aumento dei diametri delle valvole costituisce solo una frazione degli interventi necessari per ottimizzare il riempimento dei cilindri del motore L539.

Continua…

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Camera di combustione a tetto - Pent roof