Quando si ostenta la leadership – Parte prima: vi racconto una storia

Rubrica: Così è la vita
Titolo o argomento: Ostentare la leadership o guadagnarsela?
Una ghiotta occasione

A cavallo tra il 2013 ed il 2014 ho vissuto all’Università un’esperienza poco appagante ma molto formativa. Si è costituito un gruppo di studenti per la realizzazione di un prototipo da iscrivere alla Formula Student, ovvero la competizione riservata agli universitari che desiderano cimentarsi nella costruzione di una piccola auto da corsa snella, essenziale ed allo stesso tempo interessante. Circa 48 ragazzi hanno fornito la loro adesione nella speranza di vivere, più o meno approfonditamente, un’esperienza di tipo corsaiolo. Io sono stato uno degli ultimi ad entrare e, davanti a tutti, mi sono presentato al capogruppo portando all’attenzione le mie esperienze attive nel mondo delle corse, i progetti che sto realizzando autonomamente, il mio laboratorio attrezzato, la possibilità per me di interagire con centinaia di aziende in Italia e all’estero, i numerosi tecnici impegnati in vari livelli del motorsport con i quali ho uno scambio di qualità ormai da anni (dalle scuderie minori ai top team di F1, MotoGP, Superbike, LeMans Series, Prototipi, ecc.).

Questioni di integrazione

Personalmente pensavo che con un nutrito curriculum vitae nel motorsport mi sarei integrato bene nel gruppo e avremmo fatto un bel lavoro di squadra. Ma probabilmente è stata una delle poche volte in cui, ormai da adulto, mi sono illuso. Ovviamente con “nutrito curriculum vitae” non intendo un curriculum completo, perfetto, senza macchia che mi dia una qualche autorità e/o superiorità nei confronti dei miei colleghi di studi, anzi… mi mancano ancora molte esperienze, le più importanti, e se non avessi “sempre” da imparare non mi sarei proposto per entrare a far parte di un gruppo che intende realizzare un piccolo formulino ricco di contenuti e concetti tecnici che vanno studiati e ristudiati, ripassati e rivisti fino a cercare l’equilibrio migliore alla portata di uno studente universitario. Insomma la mia idea non è mai stata quella di entrare e mettermi sul pulpito o imporre le mie idee, ma quella di entrare ed ascoltare, imparare, contribuire ove possibile e rendermi utile, questo sì.

Un sistema isolato

Un buon proposito se non fosse che il leader ha mostrato subito dei limiti non trascurabili nell’esercizio delle sue funzioni. Egli infatti non coinvolgeva il gruppo, non lo acoltava, non lo faceva partecipare. Rendeva conto, in parte, solo ai leader delle varie divisioni tecniche (motore, telaio, elettronica, trasmissione, aerodinamica, ecc.) una delle quali, il motore, sempre sotto la sua gestione. Certo è che in un progetto nell’ambito universitario e finanziato dall’Università stessa (con le difficoltà che attraversa per trovare fondi, specie nell’Italia degli ultimi anni, per sostenere le idee, i progetti e le ricerche di studenti e professori) il concetto di leader non dovrebbe esistere, si dovrebbe altresì parlare di “responsabile” ovvero di colui che fa un’analisi della situazione e ne riporta gli esiti ai professori incaricati di seguire il progetto. Detto ciò posso certamente comprendere che 48 persone non la penseranno allo stesso modo e non si potrà metter facilmente d’accordo tutti, è naturale, ma la tendenza a non ascoltare nessuno appare alla mia ragione un po’ eccessiva.

Ascoltando il gruppo

Dopo un paio di settimane all’interno del gruppo inizio ad essere più integrato con diversi ragazzi e ragazze, hanno luogo discorsi più approfonditi, vengono fuori dei malumori, delle discordanze. In effetti inizio a rendermi conto che nonostante il mio curriculum vitae e nonostante io sia interessato sia al gruppo del motore che del telaio, entrambi i leader dei suddetti gruppi non cercano mai un dialogo con me per un confronto, uno scambio di idee, un semplice “Che ne pensi?”, “Tu come faresti?”, “Sai abbiamo il tal problema!”. Nulla di tutto questo, ma non solo. Non cercano il dialogo con nessun altro. Ogni tanto arriva un ragazzo del gruppo dei motori, mi fa delle domande, ascolta le risposte e la cosa finisce lì. Mi vogliono nel gruppo dei motori ma non mi invitano mai agli appuntamenti in officina, quasi come se temessero che la mia presenza possa portar via loro qualcosa. La leadership? L’illusione che una scelta tecnica errata possa comunque funzionare? Il gusto di smanettare finalmente con qualche motore da soli e in pace senza nessuno intorno? Non lo so ma sarebbe interessante capire.

La burrasca

Passano le settimane ed un crescente malcontento generale sfocia in una discussione durante una riunione alla quale non ero presente. La leader del gruppo di economi, per tentare di vincere un suo conflitto personale da tempo acceso con gli altri leader,  si sente in dovere di fare il mio nome per sostenere con forza la sua tesi su come le scelte condotte dai vari leader stiano procedendo senza render conto al gruppo il quale ovviamente non ne va fiero. Il mio nome salta fuori per il semplice motivo che io avevo ascoltato ciò che i membri dei vari gruppi esternavano con i loro sfoghi, così quando ho sentito che anche la leader del gruppo di economi sosteneva le medesime teorie l’ho semplicemente informata che, anche se nessuno si faceva avanti, erano diversi a pensarla allo stesso modo. Nonostante le tesi condivisibili, ho ritenuto insana la scelta di fare il mio nome. Si tratta infatti di persone che se hanno qualche problema sono grandi abbastanza per poter sostenere autonomamente il loro dissenso. Questa ragazza ha fatto perno sul mio nome come se ciò rappresentasse il nome di tutti gli altri mentre io non mi sono mai permesso di fare il nome di altri conscio del rischio di metterli in imbarazzo e del fatto che in fondo hanno scelto di non esprimere alcunché.

Un persistente sistema isolato

I ragazzi scontenti che hanno invece preferito farsi avanti senza timori, sono stati solo una minima parte. Il risultato finale è che io non sono stato più invitato a partecipare, ma non solo, nessuno dei leader ha fatto una sola mossa per informarmi dell’accaduto, ho dovuto saperlo tramite amici e, il leader della divisione motori, che è anche il leader dell’intero progetto, non ha nemmeno fatto una telefonata per sentire la mia versione, una mia opinione o qualunque altra cosa io avessi da dire. Insomma ha continuato a mantenere lo stesso atteggiamento: non coinvolge, non ascolta, non fa partecipare.

Cambiamenti statici

Per tentare di porre rimedio alla situazione, mi raccontano, ha avuto luogo una votazione dove si è scelto un nuovo capogruppo del progetto. Si tratta di una ragazza già leader della divisione telaio che, mi dicono i ragazzi del gruppo, è la ragazza del precedente capo. Quindi in sostanza non è cambiato nulla. Inoltre, sempre a detta dei ragazzi del gruppo, i due capi hanno orientato sempre più il progetto verso le proprie tesi di laurea. Cosa assolutamente normale e per la quale non ci sarebbe nulla di male se tale opportunità fosse a disposizione di tutti i membri del gruppo che nutrono questa ambizione. In tutte le Università che hanno preso parte alla Formula SAE ci sono stati studenti che hanno avuto il piacere di realizzare una splendida Tesi di Laurea sui temi affrontati nella progettazione del veicolo, molti di questi li ho anche conosciuti personalmente in giro per l’Italia e non mi risulta che abbiano mai deciso chi potesse e chi non potesse far parte di un progetto finanziato con il denaro dell’Università (non con il loro). Inoltre quando hanno realizzato le loro tesi su una parte del progetto hanno permesso tranquillamente che altri colleghi studenti potessero fare altrettanto su altre parti del progetto stesso.

Domande senza risposta

Così mi chiedo come mai sono stato allontanato. Proprio io che non davo fastidio, non contestavo le scelte anche se dicevo chiaramente quali non condividevo, non pretendevo che venissero operati dei cambiamenti, semplicemente cercavo di ascoltare, partecipare ed imparare e potevo essere utile facendo forza sulle esperienze che ho maturato per anni nel settore. «Quante altre volte capita di trovare qualcuno che può mettere a disposizione tutto quello che potevo offrire a partire dai contenuti, fino alle attrezzature, passando per le aziende, i professionisti e quant’altro del settore?»

L’esempio viene dalla società?

Ora ciò che desidero portare all’attenzione è in realtà ben altro, molti lettori avranno già notato l’assonanza che questa vicenda ha con i problemi sociali e di gestione del paese che sussistono da una vita. Leader che non coinvolgono, non ascoltano, non fanno partecipare, cambi di leadership dove tutto rimane come prima, l’uso di risorse che dovevano essere indirizzate ad una collettività orientate invece verso interessi personali, esclusione di chi ha buoni propositi, persone che vedono cose che non vanno e tacciono la verità, e via dicendo. Quindi la reale domanda è: “E’ la società che ci sta dando questo esempio e ci fa sentire in diritto di poterla imitare, oppure la società è ricca di questi accadimenti perchè vengono coltivati fin dalle esperienze scolastiche e universitarie?”

Continua…

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Quando si ostenta la leadership – Parte I: vi racconto una storia
Quando si ostenta la leadership – Parte II: consigli per essere un buon leader

In gruppo è più bello

In gruppo si vivono esperienze più belle, si coltivano nuove amicizie, si sommano le potenzialità di più
menti, si diventa più produttivi, si imparano nuove cose, si socializza, si osservano le cose attraverso
diversi punti di vista… In gruppo si sta meglio sotto ogni aspetto. Chi lo comprende e lo sa mettere
in pratica ha una marcia in più… ed ottiene risultati prestigiosi.
Image’s copyright: it.wikipedia.org

Cosa stiamo disimparando?

Rubrica: Mente e salute
Titolo o argomento: Dimenticare le cose importanti senza accorgersene

Negli ultimi tempi ho utilizzato così tanto computer e diversi altri strumenti digitali, praticamente per fare qualunque cosa (scrivere email, scrivere articoli, effettuare ordini di merce, stampare documenti, contattare persone, fare ricerche, progettare, prototipare, ecc.), che probabilmente la situazione mi è sfuggita di mano, in tutti i sensi.
L’altro giorno ho preso tra le mani un foglio di carta, ho impugnato la penna ed ho iniziato a scrivere una lista di cose. Non riconoscevo la mia calligrafia, ma non solo… ho incontrato qualche difficoltà nello scrivere veloce, in modo chiaro, leggibile e gradevole come ho sempre fatto in passato con la calligrafia che tutti mi dicevano essere bella. Mi è persino accaduto per un paio di volte, credo le prime della mia vita, di non riuscire a rileggere una parola scritta particolarmente male e, si sa, “chi non intende la propria scrittura è un asino di natura.” 🙂

Non nascondo che la cosa mi ha preoccupato un po’ ed ho subito ricominciato a circondarmi di carta per riprendere nuovamente a penna le mie note. Accorgersi un giorno che non sai più fare bene una cosa per la quale tra l’altro eri particolarmente bravo, può metterti qualche ansia. Ho esagerato con tastiere, mouse e display di ogni sorta ed in breve sono diventato più veloce di una dattilografa, scrivo talmente veloce che le persone intorno a me spesso mi chiedono di rallentare perchè ogni frase sembra un colpo di mitragliatrice. Allo stesso tempo però, per qualche giorno, ho scritto a penna quasi come un bambino delle elementari (credo di non essermi accorto di non scrivere a penna per parecchie settimane).
Evidentemente l’azione è svolta sempre dalle stesse mani ma impiegando diverse aree del cervello e quando manca l’allenamento… si fanno rapidamente  passi indietro. Così ora, in seguito all’avvento di tutto ciò che ci ha sommerso negli ultimi vent’anni, mi chiedo: “Cosa stiamo disimparando?”.

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La vera rivoluzione della comunicazione

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La scrittura rappresenta uno dei tre fondamentali step evolutivi dell’uomo
come puoi leggere al link suggerito tra i “link correlati”.
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Quelli che ci fanno retrocedere: I retrocessori

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Quelli che non solo ci tengono fermi, ma ci fanno arretrare…

Il mondo non va avanti perchè c’è sempre qualcuno che tira in direzione opposta all’evoluzione. Le persone con questo atteggiamento io le chiamo “I retrocessori”. Ho conosciuto una persona, più precisamente una ragazza, che è stata assunta in una società del gas della zona dove risiede, poco dopo questa persona ha iniziato a sistemare casa per prepararsi al suo matrimonio. Fin qui tutto normale (se con il termine “normale” intendiamo un processo standardizzato accettato dai più), i problemi sono subentrati poco dopo quando il futuro sposo, competente del settore edile, ha iniziato a proporre delle modifiche all’edificio dove sarebbero andati a vivere. Questo accusava enormi sprechi di energia a causa di finestre obsolete a singolo vetro, ampi ponti termici, caldaia inefficiente, zone con passaggi d’aria eccessivi provenienti dal garage male collegato all’abitazione e via discorrendo. Le sue proposte di rimodernare l’involucro edilizio rendendolo in grado di trattenere meglio il calore all’interno dell’abitazione sono state vanificate in un istante alla pronuncia di una frase della promessa sposa, una frase tanto breve quanto sconcertante del tipo: “Vuoi risparmiare sul gas, sei matto?”, “Che figura mi fai fare a lavoro?”. Immagino già le reazioni di chi legge: sorpresa, stupore, diretta ilarità in taluni, accennata o crescente inquietudine in taluni altri. Forse il fatto che costei sia stata assunta dietro raccomandazione di un intimo familiare ha una qualche influenza sul fatto che non voglia risparmiare e, anzi, ne abbia persino timore. Nonostante tutte le attuenuanti, giustificabili o meno, plausibili o meno, etiche o meno, legali o meno, una questione dovrebbe essere molto chiara, più che chiara, limpida. Milioni di atteggiamenti quotidiani di questo tipo, diversi nell’espressione ma di egual natura all’origine, frenano inesorabilmente il nostro paese condannandolo ad uno sviluppo largamente chiacchierato ma mai realmente raggiunto. C’è chi sostiene che siamo ormai il primo dei paesi sottosviluppati ma è giusto lasciare ad ognuno la libertà di definirlo come meglio crede anche in relazione ai traguardi di cui si sente fiero o, al contrario, che sente di aver mancato a causa delle condizioni non proprio emancipate.

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Quelli che non collaborano
Quelli che non partecipano: Spirito di comunità
Quelli che ci fanno retrocedere: I retrocessori
Quelli che imparano la vita a memoria
Quelli che non vogliono dire grazie
Quelli che ti devono far cadere per forza
Quelli che voglion comandare

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Il  gioco del tiro alla fune ben rappresenta la situazione in cui si desidera andare in una
direzione ma qualcuno, opponendo una forza prossima alla nostra, tende a mantenerci
dove siamo o, peggio, a tirarci nel verso opposto. Il tiro alla fune però… è un gioco,
la vita quotidiana è un’altra cosa.
Image’s copyright: Michael Buholzer Photography | www.michaelbuholzer.com

L’inflazione di Internet

Rubrica: Metodi. Alternative lifestyles, work and study

Titolo o argomento: Potenziali enormi sfruttati male
Scrivevo nell’articolo intitolato “La vera rivoluzione della comunicazione”:

Il nucleo sul quale si fondano le moderne connessioni è un inflazionato internet. Uno strumento di larga connessione mondiale all’interno del quale predomina tutto e il contrario di tutto, all’interno del quale l’impossibilità di comprendere, almeno nell’immediato, chi dice il vero, e chi invece afferma il falso, si trasforma in una vera impresa. Uno strumento dove un’informazione di gran valore è sempre circondata da milioni di informazioni fuorvianti che rendono quasi impossibile essere sicuri di qualcosa. Uno strumento che non è facile imparare ad utilizzare correttamente per estrarne gli effetti migliori, uno strumento che può persino diventare pericoloso, procurare dipendenza, oscurare la mente e la capacità di ragionare con pensieri logici. Uno strumento che troppo spesso rischia di diventare un tentativo di fuga dalla realtà cercando riparo nel virtuale. Uno strumento che se preso nelle dosi sbagliate ti allontana dalla realtà, l’unica vera fonte concreta che ti circonda quando esci di casa guardandoti intorno ed osservando curioso il mondo con le sue bizzarre esibizioni.

Contenuti standardizzati

Stiamo assistendo ad una standardizzazione dei contenuti. Moltissimi sono i siti fatti in serie, gli uni uguali agli altri, privi di anima distintiva che possa risaltare particolari qualità e specifiche caratteristiche di un professionista, un’azienda, un servizio, una passione, un contenuto da far conoscere. Vi sono siti che mostrano frequentemente contenuti copiati, più o meno debitamente, da terzi. Un po’ come presentare davanti ad un/una psicosintetista un gruppo di individui tutti vestiti uguali, pettinati allo stesso modo, con le stesse espressioni, i principali tratti fisiognomici tutto sommato similari. Nonostante la particolare preparazione il/la psicosintetista farà fatica a comprendere i tratti distintivi di ogni persona e ciò che essa desidera comunicare… figuriamoci un normale individuo.

Qualità dei contenuti

Predominano siti sciocchi, inutili, spesso volgari, aperti e chiusi rapidamente, colmi di chiacchiere da bar, privi di fonti attendibili, privi di preparazione reale su un tema. Non mancano poi nutriti sciami di siti di vendita di oggetti futili, fornitura di servizi altrettanto futili e via discorrendo. La madre dei tuttologi è sempre incinta, abbondano forum di soggetti che sono sempre sicuri di tutto, sanno tutto, dispensano consigli ma magari non hanno mai provato in prima persona, nemmeno una volta, una sola cosa di quanto affermano. Pensate semplicemente a questo: Se conosceste delle vere chicche, le dispensereste in giro tanto facilmente o ne fareste la vostra ricchezza per la vostra professione? E’ pura sorpresa di molti notare come contenuti tanto demenziali abbiano milioni di visitatori mentre contenuti educativi siano nettamente ignorati.

Confini digitali

Pensi di comunicare con tutto il mondo ma quando effettui delle ricerche i motori di ricerca individuano dove sei e ti offrono sempre risultati prossimi alla tua zona impedendoti di metterti realmente in contatto con il mondo. Non tutti sanno come muoversi per cercare davvero ciò che si desidera. Non è poi così intuitivo. Così ti manca la possibilità immediata di sapere cosa c’è dall’altra parte del mondo, cosa si sceglie e come si fa qualcosa dove le culture sono differenti e magari vantano idee interessanti e peccano per altre. Internet sembra avviarsi verso una crisi che lo allontana dagli obiettivi immaginati in principio. Una rete orientata verso un processo di banalizzazione che la accomuna ad un normalissimo elenco pubblicitario digitale della tua zona.

Occorre un lanternino

Spesso i contenuti di valore sono difficili da trovare perchè preceduti da contenuti che generano più rumors o perchè magari l’autore, nonostante abbia molte cose interessanti da comunicare, cose sulle quali è ferrato, non sa come programmare correttamente il suo sito affinché i motori di ricerca lo prendano in considerazione in modo più consono. Altre volte magari ci si affida ad esperti che con ingegnosi trucchetti fanno balzare in avanti dei contenuti nelle S.E.R.P. (Search Engine Result Page), incassano la parcella e proprio quando si pensa che tutto sia a posto, il motore di ricerca si accorge di una irregolarità e penalizza il contenuto, magari drasticamente.

Superficialità di navigazione

Da sottolineare inoltre l’estrema tristezza legata alla superficialità della maggior parte dei navigatori del web. Essi viaggiano troppo rapidamente da un sito all’altro, leggono solo parti di articoli, danno sbirciatine veloci e pensano che il solo soffermarsi su un sottotitolo in neretto che rivela le intenzioni dell’articolo (magari poi contraddette nell’antitesi coltivata nel finale) e su qualche frase, sia sufficiente per dire di aver conosciuto un nuovo argomento. Pessimo modo di istruirsi che si associa non di rado a fonti tutte da provare e a siti che parlano solo di quello che ci vogliamo sentir dire (guadagnando poi con la pubblicità, un’abile destrezza).

Superficialità di lettura

Quando si trovano ad esempio siti o blog che trattano temi d’interesse utilizzando più di 1200-1500 caratteri per un articolo, si tende a leggere solo le prime frasi ed a rinunciare subito. Questo con la sciocca speranza che un articolo contenga immediatamente solo i dati che ci occorrono, i dati più strettamente legati con il titolo e nulla di più. Si ritiene perciò di poter imparare anche concetti che richiedono numerosi approfondimenti, in maniera rapida e superficiale. Superficiale e menefreghista dato che spesso speriamo di trovare immediatamente solo l’informazione che interessa a noi e, in caso positivo tale articolo viene premiato dalla nostra attenzione, altrimenti se l’articolo è più lungo e contiene l’informazione che ci interessa immersa insieme alle info che possono interessare anche ad altri per completare un tema, lo scartiamo penalizzandolo (il motore di ricerca infatti osserva il nostro atteggiamento e privilegia i siti che hanno catturato la nostra attenzione e non necessariamente quelli fatti con criterio). Non ci interessa che altri desiderino saperne di più o abbiano necessità di ulteriori approfondimenti, ci interessa solo sapere qualcosa come 5 o 6 frasi utili per poter ostentare di conoscere un tema. Attualmente tale comportamento risulta oltremodo diffuso prevalentemente tra i giovani fino a 35 anni circa. Aumentano i tuttologi, aumentano coloro che hanno conoscenze superficiali e insufficienti di un po’ di tutto con il risultato che sanno fare un po’ di niente.

La misura delle informazioni

Ovvio che d’altra parte articoli inutilmente ripetitivi e prolissi non funzionano anche verso coloro che nutrono il desiderio di informarsi di più e meglio. Scarseggiano su internet contenuti che sappiano dare almeno un’informazione diversa e nuova per ogni capoverso. Spesso i mattacchioni del web hanno imparato che scrivere articoli brevissimi con titoli dalle larghe promesse porta una miriade di visitatori e incassi pubblicitari, altri invece hanno imparato che scrivere un testo un po’ più lungo che mantenga un determinato rapporto con le dimensioni delle immagini allegate, porta un miglior posizionamento e indicizzazione nel web. Così scrivono inserendo nel testo inutili preambuli e frasi ripetitive che ledono una buona lettura.

Trova la sfera giusta

Immaginate di aver necessità di una sfera per cuscinetti di diametro pari a 3,8mm. Detto così sembra facile, è sufficiente prenderla, misurarla e montarla nel cuscinetto. Immaginate ora che il contenitore nel quale si trova questa sfera sia pieno di tante altre sfere di diametro pari a 3,9mm. Sareste comunque in grado di trovare subito la sfera che fa al caso vostro? Dovreste ingegnarvi nel trovare un metodo per dividerle (ad esempio realizzare un foro da 3,85mm nel contenitore) oppure misurarle tutte. Ebbene su internet accade la medesima cosa, è molto molto difficile trovare il contenuto di qualità che vi serve realmente in quanto esso è circondato da tanti altri contenuti solo all’apparenza simili ma che in realtà sono fuorvianti. Prenderne uno a caso potrebbe impedire il corretto funzionamento di ciò che avete in mente.

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Immaginate di aver necessità di una sfera per cuscinetti di diametro pari a 3,8mm. Detto così
sembra facile, è sufficiente prenderla, misurarla e montarla nel cuscinetto. Immaginate ora che
il contenitore nel quale si trova questa sfera sia pieno di tante altre sfere di diametro pari
a 3,9mm. Sareste comunque in grado di trovare subito la sfera che fa al caso vostro?
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Quando si impara la vita a memoria

Rubrica: Mente e salute
Titolo o argomento: Vivere in modo ripetitivo penalizza drasticamente le prestazioni del tuo cervello

Un problema che accuso di frequente con diverse persone con cui entro in contatto è il fatto che quando chiedo loro perchè compiono determinate scelte, perchè si comportano in un determinato modo (o perchè vivono sempre allo stesso modo), loro stessi per primi non sanno offrirmi una valida risposta. Il più delle volte si ottengono risposte del tipo “Perchè sì” oppure “Perchè ho fatto sempre così”. Molte persone fanno le cose a memoria. Del resto la ripetitività non richiede un grande sforzo cerebrale anche se poi, alla fin fine, il bilancio è piuttosto sfavorevole e se ne ricavano quasi esclusivamente effetti negativi: il cervello si assopisce, le sue prestazioni scadono, non si formano nuovi collegamenti neurali e si entra gradualmente in una sorta di stand-by mentale. Senza poi considerare che una vita comoda, priva di attività fisica e intellettuale porta depressione (nelle sue varie forme e livelli, talvolta anche sottovalutati), una lunga lista  di malattie e scompensi, nonché un invecchiamento precoce dell’organismo (ovviamente non lo dico io, lo affermano i maggiori neuroscienziati e biologi molecolari del mondo – si veda un certo John Medina – dopo aver condotto e ripetuto innumerevoli volte specifici test di rigore scientifico).
Di seguito riporto alcuni esempi reali di risposte che, se facciamo attenzione, ad ognuno di noi sarà capitato di dare/sentire almeno una volta (ma non ho dubbi che sia accaduto ben più frequentemente).

Perchè prendi questa strada? Ce n’è una nuova più comoda che passa qui vicino!
Ah già, non ci pensavo, comunque ho sempre fatto questa, continuo a fare questa.
Mah…

Perchè ricompri lo stesso oggetto di cui ti sei tanto lamentato/a? Non era un acquisto insoddisfacente?
A casa i miei sono abituati con questo prodotto, hanno sempre preso questo.
Mah!?!

Perchè ogni volta che ti si rompe l’automobile sospetti che si tratti sempre dello stesso pezzo?
Perchè io sapevo che si rompe quello.
AriMah?!

Ti ho spiegato qual è il problema che ha il tuo dispositivo X, perchè non cerchi di risolverlo?
Perchè tanto adesso ha ripreso a funzionare!
E quindi? E se ti dovesse dare nuovamente problemi? Boh.

Perchè stai imparando teoremi e nozioni a memoria per l’esame, non pensi che il/la prof se ne possa accorgere?
Per fare prima, tanto non ci si capisce niente e poi… a cosa mi servono definizioni, teoremi e corollari nella vita e nel lavoro?
Argh…

Se non stai riuscendo, perchè non provi a trovare una soluzione differente per realizzare la tua idea?
Perchè il professore/libro dice/riporta che si fa così.
???? Fai un tentativo almeno.
No no, tanto non è possibile altrimenti.
Ma hai maturato delle esperienze al riguardo?
No ma tanto il professore/libro dice/riporta che si fa solo così.
Ma cos’è una canzone?

Cosa ci ha “educato” a fare le cose in modo ripetitivo, senza porci domande e senza nutrire il minimo desiderio di provare a far meglio? Il cervello impara molto rapidamente le cose ripetitive, può accadere per un jingle pubblicitario che magari odiamo, ma non riusciamo a toglierci dalla mente, così come può accadere per uno stile di vita che probabilmente vorremmo anche cambiare ma senza renderci conto che le aree del cervello competenti non sono educate, istruite, preparate, formate o allenate che dir si voglia, per farlo. A volte ci manca letteralmente un pezzo. Chi ce lo ha tolto? Nessuno in particolare, succede semplicemente quando la società ambisce ad una vita sempre più comoda, sempre più agiata, con sempre più pseudo-benessere. Più ci circondiamo di comodità e più diventiamo vulnerabili. L’agio, le comodità e la vita facile magari stentano ad arrivare ma rimane infulcrato nella mente quell’obiettivo di benessere postoci davanti agli occhi come una preda mobile, come la lepre meccanica dei cani da corsa.
Se invece infulcrato nella mente avessimo il desiderio di cambiare, anche nel nostro piccolo, le banalità del mondo moderno allora, molto probabilmente, riusciremmo a stimolare quelle aree del cervello che rifiutano di imparare le cose a memoria e rifiutano di accettarle come dato di fatto. Aree che possono invece spronarci con nuove idee, nuovi stimoli, nuove connessioni logiche. Insomma come a dire che la necessità aguzza l’ingegno e i problemi, presi per il verso giusto, possono persino trasformarsi nella palestra della vita.

Così magari un giorno sarete voi a fare una strada diversa dal solito avendo in macchina qualcuno che, sorpreso, vi dirà di non conoscerla; sarete voi a capire perchè un prodotto non vi rendeva soddisfatti e ad individuare quale azienda, al di là dell’immagine, sa realizzare le cose come più vi garba; sarete voi ad informarvi su come si rovinano le cose che usate quotidianamente e come vadano curate per evitare inutili sprechi di denaro; sarete voi a farvi domande ed a cercare risposte logiche al perchè è successo qualcosa a ciò che vi è utile, perchè prima funzionava, poi non più, poi nuovamente sì.
Le cantilene ripetitive vi anestetizzano la mente, fatela girare, allenatela, fatela andare sempre più forte (ne rimarrete inaspettatamente sorpresi). La memoria in fondo è un ottimo ausilio alla ragione. Usare la memoria senza la ragione vi permette di fare in maniera robotica sempre le stesse cose. Quindi se state perdendo denaro, continuerete a perderlo, se il lavoro sta peggiorando continuerà a peggiorare, se quelle che credevate essere le vostre solide fondamenta stanno cedendo, continueranno a cedere. Fatevi domande, sempre, non siate pigri e non accontentatevi di semplici stereotipi, di ricette pronte, o di quello che ha detto la persona più simpatica o carismatica o trascinatrice del momento.

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La vita non è un nastro registrato…
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Istruzioni per diventare scemi oggi

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Problemi concatenati

Mi hanno regalato uno smartphone, evidentemente i miei parenti pensavano che io scherzassi quando dicevo che non mi interessa e che nemmeno uso più il cellulare. Dopo giorni di inutilizzo mi è venuto in mente che tempo fa un mio amico mi mostrava una curiosa app che sfrutta accelerometro, giroscopio ed altri sensori di cui può essere corredato uno smartphone, per funzioni simili a quelle di un rilevamento dati tipicamente impiegato nelle corse (ribadisco simili e aggiungo grossolane). Così ho deciso di scaricare questa app per trastullarmi un po’. Ed ecco come si diventa scemi spiegato in pochi  curiosi passaggi. Immagino che diversi si rivedranno sicuramente in questo concatenamento di incastri mentali.

Togliersi un “semplice” sfizio

Cerco su internet la applet che mi permette di leggere i sensori presenti sullo smartphone e scopro che chiunque parla di questa app fornisce un link per il download che rimanda sempre all’app store di Google (Google Play).

Il primo ostacolo apparentemente insensato

Raggiunto Google Play cerco e trovo la app ma mi viene impedito di scaricarla manualmente per poi copiarla sulla memoria micro sd del telefono. La motivazione è che il dispositivo non è riconosciuto, sto infatti navigando con il computer e non con lo smartphone che è privo di abbonamento ad internet. Leggendo poi il regolamento di Google Play scopro che è vietato tentare di scaricare le app con dispositivi diversi da smartphone o tablet (e quindi con pc fissi o notebook). L’operazione non è possibile.

Il secondo ostacolo concatenato al primo

Per evitare di acquistare un abbonamento ad internet solo per scaricare una app di prova cerco di collegare lo smartphone al pc per scaricare direttamente dal telefono magari tramite il cavo USB. Anche questa operazione non è possibile

I tasselli mancanti che conducono al terzo ostacolo

Cerco il software del produttore dello smartphone ma nella confezione non c’è alcun disco. Cerco il sito web del produttore e scarico il software apposito sul computer. Lo avvio pensando che siano previste funzioni di aggiornamento del sistema operativo o di navigazione su internet semplicemente collegando il telefono al computer dotato di connessione ed interfacciandosi ma… anche questo non è possibile. Peccato anche perchè non manca la tecnologia per farlo.

Rimedi e puntuali disagi

Non volendo comunque acquistare un abbonamento per fare qualche banale prova prima di rivendere il telefono, mi reco in un punto dove c’è il wi-fi gratuito. Senza particolari difficoltà mi connetto e sono finalmente su internet senza abbonamento. Decido così di scaricare questa benedetta app tuttavia Google Play sostiene nuovamente che il dispositivo non è riconosciuto… eppure è un telefono.

Dipendenza funzionale vincolante

Torno a casa, mi informo un po’, e noto che la versione del sistema operativo di cui è dotato il telefono può essere aggiornata. Così vado tra le impostazioni vedo la procedura e qualche giorno dopo, ripassando per il luogo dove si trova il wi-fi gratuito, mi riconnetto e tento la procedura di aggiornamento. Anche questa volta ci sono dei problemi tecnici. La procedura infatti non può essere avviata senza che sia inserita la sim (non uso più il cellulare da tempo…). Così torno a casa e prendo la vecchia sim.

Rigidità delle condizioni

Passa qualche altro giorno e ricapito nel posto dove c’è il wi-fi gratuito, ora ho lo smartphone, ho internet e ho la sim. Finalmente riesco ad aggiornare il sistema operativo ma l’operazione richiede l’attivazione della connessione dati, l’attivazione del wi-fi, l’attivazione dei cookie, l’attivazione dei dati in background, la creazione di un account, l’immissione di dati sensibili, non ricordo sinceramente quante altre cose, nonchè qualcosa come 2 ore di tempo tra scaricamento pacchetto di aggiornamento (della dimensione di soli 36 MB) e installazione. Da notare che al giorno d’oggi da casa, in 2 ore, un ragazzo invia una sonda nello spazio (o quasi) da solo senza passare per la NASA e con un budget minimo dotandola tra l’altro dei sensori che vuole e recuperandola grazie ad un sistema di navigazione che stanno imparando ad usare anche i bambini, vedi il video su Youtube “Toy Robot in Space! – HD balloon flight to 95,000ft”.

Cedimenti da snervante attesa

Ad aggiornamento eseguito tento finalmente lo scaricamento della app che quasi non mi interessa più. L’operazione non è possibile senza inserire nel telefono (che ricordo è praticamente come un computer e può essere spiato, infettato, manipolato senza che nemmeno ce ne accorgiamo) dati sensibili e, addirittura la propria email e la propria password. Inoltre è richiesta la creazione di un account di Google per scaricare da Google Play.

Risultati ad alto tasso di stress

Risolta la questione del wi-fi, risolta la questione della sim, attivati tutti i sistemi richiesti, risolto il problema dell’account di Google, della password e dei dati sensibili finalmente posso accedere al download dell’app dalla quale ero partito e di qualche app in più per evitare successive infinite terribili trafile.

Mini-delusioni annesse

Tornato al puro e semplice uso del telefono in modalità “sfuticchiatore di app” mi accorgo che il mio telefono è provvisto di accelerometro ma non di giroscopio, dispone di qualche sensore qua e là ma molti altri ne mancano. Così, se volessi sfruttare l’applet a pieno, udite udite, dovrei cambiare telefono. Perchè non l’ho immaginato prima? 🙂

Mini-delusioni annesse e connesse

In breve tempo mi accorgo di quanto siano sballati i valori forniti dai sensori di cui è provvisto il telefono. Lo stesso GPS commette degli errori esagerati riguardo l’altitudine e la precisione della posizione, è invece passabile per quanto riguarda il rilevamento della velocità. Desideroso di provare nuove app penso a come creare una connessione wi-fi in casa dato che ho un modem, diciamo pure… semplice. Inizio così il giro di informazioni per valutare se un notebook provvisto di wi-fi può fungere da access point, in alternativa mi informo sul costo dei dispositivi access point attualmente disponibili.

Acquisti concatenati

Inizio a pensare all’utilità di un sistema gps per le prove tecniche che sto portando avanti con diversi test di alcuni miei prototipi. Così cerco un dispositivo che faccia bene quello che lo smartphone più la divertente (ma non più di tanto utile) ed agognata app può darmi per via dello scadente chip GPS di cui è dotato il telefono stesso. Trovo GPS professionali con possibilità di creare file kml e gpx più precisi da importare su Google Heart per visionare i percorsi effettuati o, al contrario, per importare sul GPS percorsi studiati prima sulla cartina. Mentre mi informo scarico così l’ultima versione di Google Heart.

Gli acquisti concatenati non hanno un limite

Nell’ultima versione di Google Heart trovo un simulatore di volo che, nonostante la sua semplicità, offre il gusto di girovagare per il mondo intero (ricostruito in 3D) sfruttando una miriade di curiose opzioni e caratteristiche. L’operazione sarebbe più semplice con un joystick che non ho così…

Un taglio netto

L’operazione sarebbe più semplice con un joystick… Aah al diavolo quel cavolo di smartphone. Ha innescato un fenomeno ridondante di scervellamenti, acquisti in successione e spargimento di dati sensibili e controlli ma, cosa ancor più grave, mi ha fatto perdere un bel po’ di tempo per restituire in ogni condizione d’utilizzo risultati scadenti e rompicapi superflui. Solitamente nello stesso tempo che ho voluto dedicare una volta, per provare e capire in prima persona, a questo recente tassello di pseudotecnologia, riesco a fare circa una decina di test in laboratorio (se state pensando alle prove di scuola sovente noiose… non è a quelle che mi riferisco) con redazione annessa del caso di studio. Così si può scegliere, impiegare il cervello per diventare scemi o impiegarlo per qualcosa di utile (che non è per forza un test ma potrebbe essere anche qualcosa di meglio come dedicarsi a sé stessi, socializzare di persona, uscire a vedere dal vivo cosa c’è là fuori, giocare con vostro/a figlio/a) e staccare la spina per rilassarsi e divertirsi in modo sano.

Note

La stanchezza fisica ed il livello di stress provati nel tentare di risolvere i problemi concatenati, precedentemente descritti, al fine di raggiungere lo scopo e soddisfare una banale curiosità, sono analoghi se non superiori a quelli raggiunti mentre si lavora o si studia o si porta a termine un compito impegnativo. Dopo simili peripezie risulta difficoltoso reimpegnare la mente in qualcosa di serio… Traetene da soli le vostre conclusioni.

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Al giorno d’oggi da casa, in 2 ore, un ragazzo invia una sonda nello spazio (o quasi) da solo senza
passare per la NASA e con un budget minimo dotandola tra l’altro dei sensori che vuole e
recuperandola grazie ad un sistema di navigazione che stanno imparando ad usare anche i bambini.
Image’s copyright: Troshy – www.youtube.com/user/troshy

I nuovi giovani sono distanti dalla realtà. Che società ci dobbiamo aspettare? – Parte terza

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi prenderà il futuro in mano?

Se vogliamo compiere un piccolo sforzo, per effettuare un ragionamento inconsueto, possiamo associare due fenomeni considerati agli antipodi, il calcio e l’istruzione. Cos’hanno in comune? Entrambi, all’origine, costano poco, pochissimo anche se sono stati trasformati in fenomeni ultracostosi e complessi. In molti paesi del mondo si gioca a calcio con il proprio corpo e un oggetto di forma raccolta, una lattina ad esempio. Meno di un centesimo per divertirsi intensamente e con grande passione. Lo studio, non quello noioso e obsoleto spesso evitato dai più giovani (perchè mal presentato e organizzato attraverso i canali formativi), richiede personale di buona volontà. Persone che abbiano il desiderio ardito di tramandare conoscenze mediante semplici strumenti, lezioni orali, libri, laboratori, aule, fino ad arrivare ai grandi sforzi di ricerca universitaria per i quali anche grandi cifre sono sempre ben spese e restituiscono molto più di quanto investito (il bello della ricerca è che persino un risultato negativo viene considerato un risultato utile per effettuare deduzioni utili ad intraprendere nuove strade). Ebbene il calcio e l’istruzione, sebbene siano fenomeni decisamente diversi, hanno in comune una grande economicità di base ed un grande giro d’affari e di interessi costruito intorno che li rende distanti dalle persone normali. Sport e cultura, entrambi fondamentali per l’uomo, entrambi distanti anni luce dalla gente normale.

Nemmeno il “Mens sana in corpore sano” sembra più un diritto imprescindibile, intoccabile, inequivocabile. E tutto questo perchè la storia si dimentica (o si modifica) facilmente. Non sappiamo cosa c’è stato prima, non sappiamo come funzionava prima, non sappiamo cosa si aveva quando non c’eravamo. Però magari conosciamo il capitolo di storia utile per l’interrogazione a scuola che altro non è che un contorno sempre più distante dalla dieta sana ed equilibrata di cui necessitano realmente i giovani che devono, o dovrebbero, diventare il futuro di una nazione (a tal proposito vedi ad esempio l’articolo: “I tre assiomi dell’economia di mercato“).

In conclusione, proprio dai più giovani, se hanno letto fino in fondo, mi aspetto una critica, una provocazione, un’espressione scettica nei confronti di questi miei articoli sugli aspetti psicologici ed i comportamenti della società che probabilmente essi ritengono si abbinino male a temi più accattivanti quali le tecnologie, i motori, l’energia, il futuro…
Così ribatto immediatamente e bonariamente con un’espressione dai toni pacati: “Ma voi davvero pensate di riuscire a realizzare i vostri sogni, magari lavorativi, solo attingendo ad informazioni pure e monotematiche ad esempio sempre esclusivamente sui motori? Se non sapete cosa sta accadendo realmente attorno a voi in questo momento, come pensate di realizzare le vostre idee? Senza quello che io chiamo “il contorno” è presoché impossibile raggiungere uno scopo, puoi sapere (o pensare di sapere) tutto ad esempio sui motori, ma se non ti stai interessando ai problemi che ti circondano (vedi le note sotto), quando proverai ad aprire la tua speciale officina e incontrerai le prime difficoltà, rischierai molto facilmente di abbandonare il tuo progetto convivendo con un’amara rinuncia”.

Note

Interessarsi ai problemi che ci circondano significa andare a fondo sulle cose cercando di capirne i perchè e la logica che vi ruota intorno, i meccanismi che regolano fenomeni abituali oppure ostili, evitando il più possibile i metodi di informazione comodi e cercando invece di osservare ciò che ci circonda con i propri occhi, operando proprie riflessioni e indagando con la propria testa attraverso i canali di informazione che ci si saprà creare da soli. Infine cercando di evitare di dare sempre giudizi sulle cose perchè ciò che ti si presenta per prima, spesso, è solo un’apparenza che può trasformarsi in un jingle martellante nella tua testa.

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Problemi intergenerazionali di comunicazione
I tre assiomi dell’economia di mercato

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Image’s copyright: lollitop.blogspot.it

I nuovi giovani sono distanti dalla realtà. Che società ci dobbiamo aspettare? – Parte seconda

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi prenderà il futuro in mano?

Una parte non trascurabile di giovani oggi abbandona un impegno alla prima difficoltà; non finisce quello che inizia; scappa se fallisce; non prova interesse nello scoprire cosa ha causato errori, malfunzionamenti, insucessi, risultati parziali o comunque non completamente corretti né soddisfacenti. Per reazione compensativa poi, ci sono quelli che alle loro idee ci credono, si mettono in gioco, si impegnano nel portare avanti una causa, anche se spesso vivono l’amarezza di non aver raggiunto l’obiettivo desiderato. Pure questo tipo di giovani potrebbe ottenere poco, però almeno ha tentato, ha scoperto, ha maturato… ha vissuto. Come deve essere quindi un giovane oggi e cosa deve avere per riuscire almeno ad intravedere una possibilità di cambiamento? Secondo me alla base vi è un problema che possiamo illustrare parallelamente con un esempio.

I giovani d’oggi hanno la sfortuna di non conoscere cosa significhi la qualità, non hanno mai avuto abiti realizzati con tessuti validi ad un prezzo corretto, non hanno mai visto oggetti di qualità perchè oggi quegli oggetti di buona fattura che una volta era normale possedere sono diventati rari e costosi (oggi si comprano più frequentemente cose molto scadenti). I giovani d’oggi non hanno mai visto cosa significa acquistare un prodotto in un negozio di fiducia, adorano fare acquisti nelle grandi superfici o su siti web poco etici. Alcuni sperano addirittura di trovare lavoro come commessi, venditori, impiegati, ecc., proprio presso chi è causa dello spopolamento dei negozi e negozietti dei centri urbani (con decadimento annesso). Ma non lo sanno. Non lo sanno quanto erano amati quei negozietti, quanto erano utili, quali effetti positivi procuravano sulla salute di una città. Per fortuna è poi arrivato internet in tutte le case ed anche chi ha distrutto la civiltà del centro urbano è stato a sua volta distrutto conoscendo una crisi massacrante (tocca a tutti prima o poi). Ma l’effetto è durato ben poco in quanto l’opportunismo si è fatto presto larga strada anche sul web con specchietti per le allodole tra i più efficaci di sempre. I “nuovi giovani” oggi vedono quello che li circonda come qualcosa di normale, semplicemente perchè da quando sono nati non hanno visto altro. Non hanno avuto scelta e, come accade per la massa, conosci solo ciò che vedi e credi solo a ciò che vedi (ahimé, è sempre molto difficile andare oltre).

Quindi il problema è che spesso i giovani non sanno nemmeno cosa è stato tolto loro, né perchè si ritrovano a desiderare proprio ciò che li sta danneggiando. Un esempio banale come quello appena riportato dovrebbe far comprendere questa teoria in modo concreto e intuitivo. In sostanza dovrebbero sapere che possono desiderare e pretendere di più per sé stessi e per gli altri, che hanno diritto a di più e che quello che spesso hanno è solo un diversivo scacciapensieri privo di valore che non conferirà loro nulla di più del nulla. Perchè le assurdità odierne scacciano i pensieri utili e riempiono invece la mente di cose sciocche, blande e futili che non giovano alla cultura ed al futuro di una società civile e moderna.

Continua…

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Iniziare e finire le cose, sicuramente è l’ingrediente principale per una
buona crescita personale.
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I nuovi giovani sono distanti dalla realtà. Che società ci dobbiamo aspettare?

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Chi prenderà il futuro in mano?

Mi è capitato di recente di parlare con dei ragazzi dell’età della scuola media superiore (prossimi al diploma). Sembra strano ma, se ci si pensa, non capita spesso (a meno che non si abbiano fratelli/sorelle più piccoli/e). E’ sufficiente un dialogo di pochi minuti per intravedere cos’hanno nella testa. A parte le solite cose che ogni persona ed ogni genitore può immaginare, spicca un’ossessione che credevo defunta da tempo. Un abrasivo atteggiamento che consiste nel sottolineare ossessivamente quanto hanno pagato questo o quello e chiedere poi agli altri quanto hanno pagato le loro cose, valutando le persone non in base all’intelligenza di una scelta ma in base all’ammontare della capacità di spesa. Una sorta di competizione innescata da chi negli ultimi anni ha legato il concetto di benessere con il concetto di spesa ossessiva, l’avere di tutto e di più, il consumismo sfrenato. Poi magari conoscendo i genitori si nota che non sono così, almeno non tutti. Ma allora da chi hanno preso questi ragazzi? Dalla società? Dalla massa? Dalla pubblicità? Dalle tendenze? E’ facile finire nel vago su questa strada, lascio ad ognuno la propria libera ipotesi.

Tra le affezioni preponderanti si osserva come molti “nuovi giovani” non siano appassionati di niente, inizino una cosa e non la finiscano, non riescano ad immaginare niente, gli si è spenta la fantasia. Non di rado desiderano cose assurde e sembrano sempre più vuoti. I nuovi giovani sono distanti dai genitori che purtroppo non hanno tempo, né modo, né le forze, né gli strumenti necessari per raddrizzare la pianta che si sta piegando su sé stessa. Così ci si potrebbe aspettare una società più stupida nel futuro prossimo, ma le cose non stanno esattamente così.

Una cosa è certa, state pure sereni perchè al di là di chi ha innescato fenomeni devastanti, consumistici e critici che hanno portato a questo delirio (non si tratta mai di un singolo ma di un insieme di fenomeni che diventano incisivi quando si verificano assieme), chi vince su tutto è sempre la natura che, con la sua consueta e spontanea selezione, permette di proseguire la strada in particolar modo a chi ha accusato notevoli difficoltà e da queste ha saputo trarre esperienza, abilità, preparazione e volontà di fare. Pertanto possiamo ipotizzare che la società sarà sempre più satura di atteggiamenti sciocchi ma con le gambe via via più corte. Allo stesso tempo non mancheranno i talenti, seppur in minoranza, in grado di offrire quel qualcosa in più, agli altri come a sé stessi, conducendo rivoluzioni ignorate dagli ignoranti e accolte dai tipi svegli e lungimiranti nei pensieri.

Continua…

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