La continua lotta contro il sistema Italia: Il tempo

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Il tempo
(nel mio caso sottratto allo studio, alla ricerca ed alla prototipazione)

Se devo affrontare (in difesa) i problemi di cui si dovrebbero occupare opportuni* gestori dello stato**, ciò cui vado in contro sono una serie sconcertante di disagi: dalla perdita di tempo (e quindi di opportunità professionali), all’accumulo di inutile stress (che può danneggiare la capacità di concentrazione), dalla perdita di energie (con conseguente minore resa quando ci si applica su uno studio in modo intensivo), alla perdita di risorse economiche (fondamentali per lo sviluppo di nuove tecnologie utili alla collettività). Tutte cause-effetto di cui si conosce ampiamente la natura in quanto largamente trattate sui testi di economia, di neuroscienze e, persino, di biologia molecolare, tanto per darvi una prima massiccia fonte.

Ora, posso io esser libero di ipotizzare che se si conoscon bene gli effetti che determinate cause offrono, si possano indurre tali cause volontariamente per ottenere risultati quali il blocco della crescita sociale, tecnologica ed evolutiva di un paese, nonché della competitività economica? La mia ipotesi, adornata di ricche dimostrazioni causali***, è… sì.

Per porre rimedio alla situazione ho operato una vasta e articolata serie di scelte logiche, che non posso render pubbliche in quanto trattasi di strategie, che hanno la particolarità di basarsi sul rispetto della legge, sulla logica matematica e sulla totale assenza di uso di forza/violenza (a mio avviso decisamente inutile per ottenere risultati solidi, determinati e durevoli). Non esporrò quindi dei tutorial da copiare passo passo ma molto di più, dei metodi (cosicché possiate arrivare alle vostre soluzioni personalizzate mediante l’uso della ragione).

Di seguito proseguo con esempi più concreti tratti dal quotidiano, ma se avete colto l’essenza di questo paragrafo, allora ne potrete realizzare molti altri (sulla base delle vostre specifiche esigenze) tanto facilmente quanto più avrete studiato oltre gli ordinari schemi standard.

Continua…

*E (primo condizionale figurato) specializzati.
**Nonché (secondo condizionale figurato) dipendenti al servizio dei cittadini e da quest’ultimi stipendiati anche se attualmente senza facoltà né potere di giudizio d’operato e di eventuale licenziamento per inadempienze. Leggi vitali per la salute di qualunque paese che, chissà come mai, mancano.
***Con “dimostrazione causale” intendo la possibilità logica di dimostrare almeno un movente causa-effetto.

Link correlati

La continua lotta contro il sistema Italia: Introduzione
La continua lotta contro il sistema Italia: Il tempo
La continua lotta contro il sistema Italia: La sicurezza
La continua lotta contro il sistema Italia: La sanità
La continua lotta contro il sistema Italia: Le infrastrutture
La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione
La continua lotta contro il sistema Italia: La giovane impresa – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: La giovane impresa – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 3 + VIGNETTA
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 4
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Intro
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 3
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 4
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 5
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione (Le leggi mancanti)
La continua lotta contro il sistema Italia: La qualità della vita
La continua lotta contro il sistema Italia: La privacy
La continua lotta contro il sistema Italia: La tranquillità
La continua lotta contro il sistema Italia: La matematica
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 3
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 4

GP_HD_Harold Lloyd_LR_500px

Image’s copyright: Girard-Perregaux and Academy Museum of Motion Pictures

La continua lotta contro il sistema Italia: Introduzione

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Introduzione

Oggi fa un mese esatto che non riesco a pubblicare i miei articoli. Nonostante abbia già scritto numerose bozze ed abbia perfettamente chiaro quali temi trattare, quali fonti contattare, quali spunti inserire, quali viaggi fare, non riesco a trovare un momento di tranquillità per riprendere la concentrazione ed organizzare contenuti di qualità come si conviene ad una seria e prolifica divulgazione. La causa risiede nel fatto che il sistema Italia da troppi anni continua a non funzionare e gli effetti dei conseguenti danni non tardano a farsi sentire. Se fosse solo per reale incompetenza degli addetti ai lavori potrei anche capire (in parte) ma… che si tratti di precise volontà per mettere il paese in ginocchio ed annullare slealmente la sua competitività, proprio non lo posso tollerare.

Io mi occupo di studiare, ricercare, imparare e, al momento opportuno, progettare, sperimentare e costruire. L’oggetto delle mie ricerche, dei miei studi e dei miei progetti, è generalmente utile ad un enorme numero di persone (vedi l’intro alla pagina STUDIO). Quindi questa mia volontà nello studiare, ci si aspetterebbe, dovrebbe esser premiata in qualche modo in quanto rara ed al contempo necessaria. Ma secondo voi è ciò che realmente accade? Ovviamente no (scialba domanda retorica) anche se un lieto fine per fortuna c’è. Grazie ad una formazione extra (non prevista dagli ordinari percorsi di studio), ho imparato a risolvere da solo molti dei problemi che echeggiano nel quotidiano. Naturalmente quel poco che posso fare da solo è utile solo ai miei familiari e me però, se desiderate seguire nella lettura, è probabile che riesca ad offrirvi una scossa utile a credere di più nel vostro potenziale nascosto. Certo non posso esporre chiaramente la mia strategia sulle questioni economiche, del lavoro, dei trasporti, dell’energia, dell’innovazione, e molto altro, per il semplice motivo che, per fare una legge sciocca che renda illegale la mia vita pare che bastino pochi giorni, mentre per emettere leggi utili all’intero paese pare non siano sufficienti diversi decenni.

Sono naturalmente portato per affrontare i problemi di tutti i giorni (di diversi livelli di difficoltà e che si estendono dalla microeconomia all’ingegneria, dalla burocrazia alle truffe, dalla giovane impresa all’organizzazione di servizi, dai trasporti all’energia, dall’innovazione alla legislazione, ecc.), analizzarli e, sovente, persino risolverli. Non son fatto per ignorarli attendendo l’improbabile intervento di qualche chimerico personaggio… A tutto però c’è un limite, cominciamo quindi con qualche utile spunto.

Continua…

Link correlati

La continua lotta contro il sistema Italia: Introduzione
La continua lotta contro il sistema Italia: Il tempo
La continua lotta contro il sistema Italia: La sicurezza
La continua lotta contro il sistema Italia: La sanità
La continua lotta contro il sistema Italia: Le infrastrutture
La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione
La continua lotta contro il sistema Italia: La giovane impresa – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: La giovane impresa – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 3 + VIGNETTA
La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 4
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Intro
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 3
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 4
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione – Parte 5
La continua lotta contro il sistema Italia: La legislazione (Le leggi mancanti)
La continua lotta contro il sistema Italia: La qualità della vita
La continua lotta contro il sistema Italia: La privacy
La continua lotta contro il sistema Italia: La tranquillità
La continua lotta contro il sistema Italia: La matematica
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 1
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 2
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 3
La continua lotta contro il sistema Italia: Conclusioni – Parte 4

lottare_500px

Tratto da | Taken from
Matrix, Lana e Andy Wachowski, USA, Australia, 1999

Tecnologie innovative al bivio: Il curioso caso TESLA Motors

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Mercati, crisi e sensazioni

Con riferimento all’articolo:
Nuova offerta tecnologica per l’auto elettrica da battere: la TESLA Model S

Questo articolo espone dei pensieri personali sulla base dei dati e dei fatti riportati in azzurro (Premessa e Prezzi) nell’articolo “Nuova offerta tecnologica per l’auto elettrica da battere: la TESLA Model S” (linkato poco sopra). E’ spassionatamente consigliata la lettura di tale articolo (in particolar modo delle sezioni scritte in azzurro) prima di procedere con la lettura di quanto segue.

La sensazione, ma questa è solo una mia sensazione, nulla di vero, concreto e dimostrabile, è che se non fosse subentrato Google, con ingenti finanziamenti, di un progetto simile, probabilmente, non se ne sarebbe fatto nulla. La sensazione di continue resistenze (persino da parte di chi dovrebbe spiegare agli studenti come si compongono in particolar modo i progetti TESLA Roadster e TESLA Model S) sembra essere presente e generare attriti. Quando poi TESLA Motors ha annunciato i caricatori Supercharger per “ricaricare gratuitamente” le vetture TESLA in giro per il mondo, per sempre… apriti cielo!

Detto questo è possibile sicuramente far meglio (ho ascoltato proprio di recente soluzioni di importanti aziende italiane che non erano affatto male) ma rimarrà sempre un dubbio: “Se Google non avesse finanziato il progetto TESLA Motors, oggi in Italia cercheremo di far meglio o staremo ancora a raccontare agli studenti che le nostre utilitarie con le batterie al piombo sono il massimo che si può fare?”.

E’ curioso inoltre osservare come grandi aziende mondiali di pura e smisurata innovazione tecnologica siano state vittime di una crisi selvaggia che le ha quasi completamente spazzate via. Mi riferisco ad aziende operanti ad esempio nel settore delle celle speciali agli ioni di litio o impegnate nella produzione di motori ibridi o di importanti ausili utili al funzionamento dei motori ibridi (aziende di cui non posso far nome pubblicamente perchè non hanno effettuato comunicati ufficiali tramite i loro servizi stampa). Eppure l’innovazione non dovrebbe essere antitetica alla crisi? Come mai quando l’innovazione che si apporta rappresenta una reale alternativa le aziende che ne sono autrici iniziano col barcollare? Mentre, guarda caso, quando la tecnologia propinata è di tipo consumistico questo fenomeno non si presenta praticamente mai? Vi basti l’esempio di smartphone e tablet che non portano alcun risparmio nella vita di un individuo ma, anzi, lo fidelizzano a numerosi servizi a pagamento nonché ad un ciclo di acquisti quasi obbligato e assuefacente.

Link correlati
Tecnologie innovative al bivio: Una riflessione diversa
Tecnologie innovative al bivio: Questione di attriti
Tecnologie innovative al bivio: Il curioso caso TESLA Motors
L’alternativa che manca dimostra che non c’è democrazia
Nuova offerta tecnologica per l’auto elettrica da battere: la TESLA Model S

La nazione come il Monopoly
I tre assiomi dell’economia di mercato. + VIGNETTA
Il modello della crescita costante e continua non esiste
L’illusione di una nuova vita all’estero

Chassis TESLA Motors Model S

Image’s copyright: teslamotors.com

Tecnologie innovative al bivio: Questione di attriti

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Tra utilità reale e fittizia, tra alternativa e consumismo
Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Quanto introdotto nel precedente articolo spiegherebbe anche come mai i reali innovatori vengono frenati ed i reali prodotti innovativi non raggiungono agevolmente i potenziali clienti (se non, come abbiamo detto, con molto ritardo, ovvero quando i vantaggi sono ormai quasi azzerati e si ripropone la logica della dipendenza da tecnologie obsolete). La stragrande maggioranza delle persone non vive da vicino le aziende che operano nel campo della reale tecnologia e non si accorge di come le aziende che effettuano ricerche di interesse tecnologico mondiale subiscano strane crisi che le portano alla rovina. Ciò accade nonostante qualunque economista sappia bene che, dove c’è vera innovazione, le crisi si attenuano e si migliora notevolmente la qualità della vita. Ma questa, agli effetti, rimane pura teoria da documentario. La realtà rimane sempre la medesima, passa il tempo ma ognuno in cuor suo si accorge di come in passato stesse meglio e di come le cose tendano sempre a peggiorare anziché migliorare. Il tutto sentendosi inerme, prendendo cioè coscienza con gli anni di non aver gli strumenti per interagire con la situazione e modificarla. Certi problemi sembrano accumularsi e pesare sempre più e ci si chiede costantemente come mai, “se siamo al giorno d’oggi”, non sono stati ancora risolti fino a scomparire.

Certe forze come quella centrifuga in fisica sono dette forze fittizie, per intendere che in realtà non ci sono o, quantomeno, non sono come noi le intendiamo intuitivamente. Stesso discorso vale per il progresso il quale, studiando quotidianamente le reali potenzialità delle più moderne tecnologie, posso affermare con certezza essere fittizio, non c’è, non arriva mai. Se ne parla o se ne sente parlare ma non arriva mai. Viene concesso sempre in dosi appena percettibili e, un attimo dopo, scompare.

Fate poi attenzione a coloro che elargiscono previsioni in virtù di non si sa quale dote; non fanno altro che sostenere cosa ci sarà tra qualche anno quasi a voler tenere costantemente le persone in aspettativa (tanto la memoria della società degli ultimi 30 anni si è notevolmente affievolita). E mentre le persone aspettano con fiducia, il tempo passa e tutto viene dimenticato. Tutti stanno in stand-by e nessuno avvia nulla di nuovo. Nulla cambia. Avete presente quando a fine anni ’80 (io ero bambino) ci dicevano: “Nel 2000 le auto voleranno!”. Insistevano con questa castroneria fino a farlo credere a non si sa quante persone ma poi, stringi stringi, auto che volano se ne sono viste? Sì, una e non nel 2000. E’ costosissima, è difficilissimo usarla, è estremamente pericolosa e sposta in cielo problemi che abbiamo in terra come il traffico, con conseguenze ben più serie in caso di incidente. Vent’anni a rompere i timpani e parti sane di materia grigia con questa previsione, oggi potete vedere tutti come è andata a finire (e con 15 anni di bonus track). Quindi sentire ora che tra 10-20 anni tutti avremo questo o quello, usufruiremo di, ci avvantaggeremo di… proprio non mi persuade. Le tecnologie che oggi già ci sono, e sono fruibili anche se non diffuse, sono più che sufficienti e non vedo perchè rimandare di altri 20 anni l’innovazione che tra 20 anni potrebbe essere nuovamente rimandata con previsioni scriteriate di chissà quanto altro tempo.

Le tecnologie innovative che oggi sono in realtà già disponibili faticano a raggiungere l’utente finale per le spropositate resistenze; cosa succederebbe infatti se la gente raggiungesse più agevolmente i propri obiettivi, se avesse realmente la possibilità di risparmiare denaro sulle spese comuni di tutti i giorni? Si riavvierebbe un intero paese e ricomincerebbe la sua marcia, ma è evidente che laddove i mercati hanno deciso che deve ora esserci il collasso finanziario, tali tecnologie non possono arrivare, altrimenti tutto salta. Ma non possono raggiungere tanto facilmente nemmeno i paesi che sono fuori dall’occhio della crisi, altrimenti addio globalizzazione. Questo è un aspetto concreto della tecnologia che il grande pubblico non conosce e conta molto più del semiconduttore celato dietro il display touch.

Pretendete di avere ora le tecnologie che già esistono e che non trovate in alcuna realtà in Italia, in poche realtà in Europa ed in qualche realtà nel mondo, pretendete la formazione, l’istruzione perchè dell’ennesima diavoleria digitale ve ne fate poco se non siete liberi. Insomma un nuovo prodotto offre una reale alternativa o un’ulteriore dipendenza? Questo è quanto, a mio modesto parere, dovremmo chiederci il più delle volte e questo è quanto, sempre a mio avviso, non pensiamo, ingenuamente, mai. Ognuno individualista, porta avanti la sua battaglia con i propri problemi, ognuno individualista non concepisce che se si raggiunge la radice dei problemi, si ottengono soluzioni che abbracciano una grossa fetta di persone vittime delle crisi portate dai mercati che tramite opportune e intraducibili metamorfosi sembrano non avere alcun nesso con esse. E, invece, se sapeste quanto le tecnologie che non hanno raggiunto la gente sono complici dell’arretratezza e della dipendenza…

Continua…

Link correlati
Tecnologie innovative al bivio: Una riflessione diversa
Tecnologie innovative al bivio: Questione di attriti
Tecnologie innovative al bivio: Il curioso caso TESLA Motors
L’alternativa che manca dimostra che non c’è democrazia
Nuova offerta tecnologica per l’auto elettrica da battere: la TESLA Model S

La nazione come il Monopoly
I tre assiomi dell’economia di mercato. + VIGNETTA
Il modello della crescita costante e continua non esiste
L’illusione di una nuova vita all’estero

Attriti

Image’s copyright: Circle Track Magazine powered by Hot Rod Network www.hotrod.com

Tecnologie innovative al bivio: Una riflessione diversa

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Tra utilità reale e fittizia, tra alternativa e consumismo

Le tecnologie innovative portano inevitabilmente ad un bivio, nella prima direzione vi è la reale utilità offerta da una nuova tecnologia, l’auspicabile alternativa che essa offre (riduzione di uno sforzo fisico, riduzione di costi, semplificazione di una procedura, svolgimento di particolari compiti, benessere…). Nella seconda direzione si va verso le tecnologie che offrono più attrazione, carisma, in alcuni casi persino sensazione di potere; si tratta di quel tipo di tecnologie che inducono una fittizia utilità sovente di tipo consumistico (fidelizzano cioè l’utente comportando tra l’altro un aumento delle spese da egli sostenute nonché un cambio di comportamento incline alla ridotta attività fisica, la minore capacità concreta di socializzazione e la chiusura mentale. E’ opportuno quindi distinguere bene una tecnologia innovativa utile da una che fa sì uso di ritrovati sofisticati, frutto di ricerca scientifica, ma non produce benefici bensì puro e solo consumismo.

Il primo tipo di tecnologia è molto raro che sia messo a disposizione delle persone e, generalmente, o le raggiunge con ritardi temporali abissali, o viene tassata in modo incisivo perchè in grado di apportare un vantaggio in quanto reale valida alternativa ad una tecnologia obsoleta o non più compatibile con l’ambiente (vedasi gli impianti fotovoltaici, i sistemi di accumulo dell’energia, i sistemi di recupero dell’energia, le celle agli ioni di litio, i sistemi di illuminazione a basso consumo, le pompe di calore, la cogenerazione, i veicoli elettrici e ibridi, i carburanti alternativi, il pellet, il biogas, le biotecnologie, strumenti e automazione per la medicina e la ricerca, i sistemi per l’energia, i sistemi per i trasporti, tecnologie per la produttività, ecc. per i quali la reale tassazione, nonché le speculazioni al contorno, non sono sempre visibili per i consumatori ma son più che note dalla parte di chi produce).

Il secondo tipo di tecnologia invece non produce vantaggi tali da poter esser considerato alternativa di qualcosa di più costoso e meno redditizio, anzi, produce ulteriori spese, dipendenze e fidelizzazioni. Questo tipo di tecnologia (ad es. cellulari, smartphone, tablet, decoder, ecc.) raggiunge rapidamente chiunque nel mondo (e senza gli ostacoli insormontabili cui sono sottoposte invece le nuove tecnologie ad esempio per i trasporti o per la produttività) senza particolari gravanti tassazioni e, anzi, con una serie di prodotti e servizi al seguito che, invece di agevolare le vite delle persone, le portano a spendere porzioni consistenti del proprio reddito per servizi, abbonamenti, prodotti complementari o di ricambio, aggiornamento dei modelli, ecc..

Si tratta di situazioni così sottili che spesso non ce ne accorgiamo e, complice la giustificabile ignoranza in materie strettamente legate alle vere tecnologie, crediamo sovente di essere circondati da modernità quando, in realtà, siamo avvolti sempre dalla stessa situazione: la dipendenza*.

*Per chi ama la matematica, possiamo immaginare la dipendenza come quel vettore che ha origine nel punto di libertà e ti indica quanto da essa sei distante, maggiore è la sua intensità e maggiore è la dipendenza da una situazione e meno si è liberi.

Un display che scorre sotto le nostre dita viene visto come “potere” conferitoci dalla tecnologia, ma la verità è che si ha potere sulla propria vita quando si è liberi. Molti strumenti moderni largamente diffusi non rendono minimamente liberi. Fidelizzano. Vincolano. Spesso sono addirittura strumenti di controllo e registrazione di dati sensibili, abitudini, modi di pensare. Insomma tutto fuorché oggetti di libertà. I veri oggetti, dispositivi, strumenti, progetti e molte realtà che possono fornire pura libertà non raggiungono quasi mai il mercato e se lo fanno, lo fanno con forti ritardi (paradossalmente quando la nuova tecnologia è in realtà diventata obsoleta anch’essa e si è speculato il massimo possibile sulla precedente) oppure subiscono forti tassazioni affinché non offrano una reale convenienza, reale alternativa e quindi reale libertà. Un esempio banale? Molti hanno disdetto il contratto con la società fornitrice di gas per il riscaldamento domestico e lo hanno fatto a favore di caldaie a pellet. Quando il numero di utenti del pellet è diventato consistente ecco che l’iva sullo stesso è stata incrementata drasticamente dal 4% al 22%. In tal modo la spesa che l’utente si trova ad affrontare è di nuovo alta e in più, molto probabilmente, il soggetto non potrà ammortizzare le spese del nuovo impianto (perchè sono cambiate le regole durante il gioco e non al suo termine). Stesso discorso per le pompe di calore tassate da Ottobre 2014 (moltissimi ancora non lo sanno) con controlli annuali privi di utilità alcuna ma perfetti sostituti delle spese per l’ispezione delle caldaie a gas. Questo fenomeno scoraggia l’acquisto ed il sostenimento di “alternative” e abbatte la fiducia dei consumatori che tenderanno ad essere sempre più conservatori e scarsamente inclini a voler imparare cose nuove. La situazione tecnologica mondiale, che lo si voglia ammettere o meno è questa.

Continua…
Link correlati
Tecnologie innovative al bivio: Una riflessione diversa
Tecnologie innovative al bivio: Questione di attriti
Tecnologie innovative al bivio: Il curioso caso TESLA Motors
L’alternativa che manca dimostra che non c’è democrazia
Nuova offerta tecnologica per l’auto elettrica da battere: la TESLA Model S

La nazione come il Monopoly
I tre assiomi dell’economia di mercato. + VIGNETTA
Il modello della crescita costante e continua non esiste
L’illusione di una nuova vita all’estero

Tecnologie innovative

Image’s copyright: www2.imec.be

La vita breve delle Start-Up: Ragione di vita

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Logiche alla radice della chiusura di numerose Start-Up

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Ragione di vita

Interessante potrà risultarvi anche il fatto che ho diversi amici, colleghi e conoscenti giovani imprenditori che aprono start-up. Anzi, per l’esattezza, aprono e chiudono start-up. La procedura solitamente segue questa linea: idea, start-up, richiesta finanziamenti, apertura, disillusione, perdita di interesse, chiusura. In moltissimi casi va così. Molti aprono una realtà, un qualcosa che non corrisponde alla loro ragione di vita, ai loro più sani interessi. Al primo riscontro numerico o procedurale negativo subentra l’abbandono dell’idea e si avvia il tentativo di reperire nuovi finanziamenti per architettare qualcos’altro. Questo evidenzia come, se non vi è alla base una smoderata passione, difficilmente ci si soffermerà su dettagli di primaria importanza per la sopravvivenza di un’idea e, cosa ancor più importante, per far sì che questa idea raggiunga altre persone di buona volontà.

Link correlati

La vita breve delle Start-Up: Questione di serie e standard
La vita breve delle Start-Up: Punto di ambigua singolarità
La vita breve delle Start-Up: Fattore pregresso
La vita breve delle Start-Up: Ragione di vita

dettaglio_creazione_di_adamo_michelangelo_500px

Dettaglio della “Creazione di Adamo” di Michelangelo Buonarroti.

La vita breve delle Start-Up: Fattore pregresso

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Logiche alla radice della chiusura di numerose Start-Up

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Fattore pregresso

C’è poi da considerare il “fattore pregresso”, una sorta di fattore ereditario inerente la presenza, lo storico e gli esiti di esperienze imprenditoriali in famiglia. Nel severo mondo dell’imprenditoria ogni minimo dettaglio, ogni fattore di rischio, ogni chicca appresa in precedenza soprattutto da persone a noi molto vicine, come i familiari, è di fondamentale importanza. Conoscere in partenza i percorsi assolutamente da evitare o per i quali si sa in anticipo che comporteranno non trascurabili perdite di risorse (tempo, investimenti, opportunità, hardware), fa una differenza enorme tra il successo è il fallimento di un’idea. Conoscere il perchè delle cose, i percorsi ideali da seguire per portare a segno un buon colpo imprenditoriale, significa molto in un mondo che va sempre più di corsa e lascia pochissime occasioni di sbagliare e recuperare (perchè sbagliare è importante, fondamentale ma l’evoluzione che abbiamo scelto ce lo permette sempre meno). Solo con gli errori si forgerà una propria concreta esperienza sul campo e, credetemi, vi fiderete solo della vostra esperienza. Per questa ragione si pone sovente il problema per il quale, se non si ha esperienza, di chi ci si può fidare? Pertanto esperienze maturate dai vostri familiari, anche negative, saranno estremamente formative in particolar modo al fine di conoscere i punti deboli del vostro paese e generare idee che ne tengano conto e propongano, magari, reale innovazione.

Link correlati

La vita breve delle Start-Up: Questione di serie e standard
La vita breve delle Start-Up: Punto di ambigua singolarità
La vita breve delle Start-Up: Fattore pregresso
La vita breve delle Start-Up: Ragione di vita

lancio_slowmotion_500px

Per portare a segno un buon colpo imprenditoriale risulta fondamentale conoscere i
percorsi ideali da seguire nella loro interezza e complessità (mossa dopo mossa) e
non solo il punto d’arrivo desiderato. L’esperienza pregressa è semplicemente: vitale.
La mancanca di conoscenza del terreno di gioco e delle regole del gioco stesso rappresentano
il fattore principale alla base della chiusura della maggior parte delle Start-Up.
Image’s copyright: Shot Science Basketball
Frames composed by: ralph-dte.eu

La vita breve delle Start-Up: Punto di ambigua singolarità

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Logiche alla radice della chiusura di numerose Start-Up

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Punto di ambigua singolarità

Perchè si verifica questa standardizzazione? Probabilmente perchè per avere successo oggi si tende a fare le cose come il pubblico le può capire. In questo modo, in effetti, il pubblico può fornire più facilmente il suo feedback e, quando qualcosa è facile, è altrettanto facile raggiungere un vasto numero di persone, utenti, clienti…
Non sono molti coloro i quali si affiderebbero ad un professionista atipico (anche se all’avanguardia) perchè… il pubblico è costituito da una massa non trascurabile di individui che potrebbe non essere in grado di comprendere, perlomeno non subito, particolari finezze e sfumature. Vi è una vasta fetta di pubblico che, chiamata a fare uno sforzo, il ragionamento, preferisce rinunciarvi e seguire la più intuitiva routine*. Talvolta apprende in un secondo momento, e tali altre volte non comprende affatto qualcosa di nuovo e di diverso concepito secondo schemi non classici.

Quindi per fare le cose come il pubblico le capisce, si fanno le cose come le fanno tutti e basta una leggera brezza per spostare i gusti e le opinioni del pubblico da un versante all’altro, da un prodotto all’altro, da una sfumatura all’altra. Fare qualcosa di totalmente innovativo significa che si potrebbe persino arrivare a non usufruire di alcun canone schematico ordinario attuale. Per questo non scriverò su un mio articolo (o su un mio libro) come, secondo il mio modesto parere, si fa. Del resto non solo sarebbe arrogante da parte mia, ma qualcuno a suo tempo mi insegnò che le cose non si dicono… si fanno. Anche l’innovazione segue questa logica, del resto anche l’innovatore è tale e non uno che dice di essere tale. L’innovazione quindi si fa, non si dice.

Pertanto se una start-up realmente innovativa corre il rischio di non essere compresa dalla massa, una start-up molto intuitiva rischia di essere carente di contenuti realmente innovativi (io definisco questa situazione: di ambigua singolarità). A questa contrapposizione non vi è una soluzione che, se seguita in maniera rigorosa e meccanica, porta un preciso risultato. Apprendo di continuo che molti vorrebbero poterlo credere e che molti altri (dall’altra parte) vorrebbero poter speculare su una simile prospettiva. La realtà è che la soluzione si trova nella mente di chi già ce l’ha, di chi ha avuto un’intuizione, di chi nel corso della vita ha attraversato numerose difficoltà e da esse ha tratto insegnamenti e soluzioni propositive. Paradossalmente (ma nemmeno tanto) chi ha affrontato momenti difficili, in particolar modo durante l’infanzia o l’adolescenza, uscendone sì con degli acciacchi ma tutto sommato con esito positivo, ha molte più probabilità di contenere già inglobate in sé logiche, funzioni, propositi positivi stimolati i quali, con i migliori studi ed esperienze sul campo, possono offrire quel tocco di gagliarda singolarità inimmaginabile per altri e, solo all’iniziale apparenza, di difficile comprensione. Il prodotto finito infatti avrà ottime chances di essere altrettanto gagliardo.

Continua…

*L’altra fetta importante, quella delle persone più sveglie, sovente non costituisce una fetta di mercato consistente utile a generare flussi di cassa adeguati per progetti di produzione estesa.

Link correlati

La vita breve delle Start-Up: Questione di serie e standard
La vita breve delle Start-Up: Punto di ambigua singolarità
La vita breve delle Start-Up: Fattore pregresso
La vita breve delle Start-Up: Ragione di vita

cromosoma_500px

La scienza ha dimostrato che due gemelli monozigoti, quindi identici, non sono in realtà
geneticamente identici. Per tale ragione, oltre a cause quali i fattori ambientali, si può
manifestare una determinata malattia di natura genetica solo in uno di essi. Due start-up
innovative all’apparenza identiche possono essere ambiguamente singolari, sembrare
identiche ma avere un corredo genetico differente che le porterà a vivere situazioni diverse.
Immagine tratta da una ricerca sul web. Se siete i proprietari del diritto d’autore dell’immagine,
potete chiederne la rimozione o indicarci il copyright da specificare. Image taken from research
on the web. If you own the copyright of the image, you can request its removal or indicate the
copyright to be specified.

La vita breve delle Start-Up: Questione di serie e standard

Rubrica: Spunti

Titolo o argomento: Logiche alla radice della chiusura di numerose Start-Up
Questione di serie e standard

Ho letto curiosamente alcuni articoli scritti, nell’arco di un paio d’anni, da un gruppo di ragazzi in gamba che parlano di start-up. Inizialmente raccontavano e scrivevano con toni ottimistici dato che erano prossimi alla realizzazione della loro affascinante idea. Successivamente, in seguito all’affermarsi di una realtà diversa da quella prevista, o comunque ipotizzata inizialmente, hanno scritto circa l’importanza di imparare dal fallimento. Anche fin qui tutto bene, umano e di valore.
Il problema è che questi ragazzi usano termini, logiche, comportamenti, metodi, schemi, procedure, ecc. tutti standardizzati. In sostanza il percorso che usano tutti (ma se tutti scommettono sullo stesso risultato, e se questo viene convalidato, il premio diviso per per ogni partecipante potrebbe persino essere inferiore alla scommessa iniziale). E’ questo, a mio avviso, il problema che affligge la stragrande maggioranza delle start-up, sono fatte in serie, consigliate da gente che lavora in serie, formate su libri scritti in serie, con corsi concepiti in serie…
Inoltre siti web tutti uguali, parole, espressioni e comunicazione tutte uguali, procedure di impresa tutte uguali, lamentele sui soliti problemi sempre uguali, continua attesa che qualcosa là fuori cambi per mano e volontà di terzi* e così via. Risultato: zero innovazione. Insomma, se non si mette del proprio e non si corre il rischio di ricevere un rifiuto, una risposta negativa, non si saprà mai se il pubblico “prova qualcosa per voi”.

Continua…

*Campa cavallo… se resti in attesa di altri.

Link correlati

La vita breve delle Start-Up: Questione di serie e standard
La vita breve delle Start-Up: Punto di ambigua singolarità
La vita breve delle Start-Up: Fattore pregresso
La vita breve delle Start-Up: Ragione di vita

produzione_in_serie_500px

Immagine tratta da una ricerca sul web. Se siete i proprietari del diritto d’autore dell’immagine,
potete chiederne la rimozione o indicarci il copyright da specificare. Image taken from research
on the web. If you own the copyright of the image, you can request its removal or indicate the
copyright to be specified.