La continua lotta contro il sistema Italia: L’istruzione e la formazione

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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L’istruzione e la formazione

E’ risaputo che in Italia la formazione universitaria teorica è ai vertici mondiali per la qualità dei contenuti, per le nozioni insegnate e per come gli studenti sono chiamati ad ingegnarsi e a trovare soluzioni autonomamente al fine di affrontare il loro percorso di studi (anche se solo in pochi riescono a trarre una reale utilità da questo terzo punto; più avanti nella lettura, infatti, vi sembrerà un paradosso che sia possibile trarre importanti utilità da un sistema che in realtà non mostra la volontà di fornire un set completo di strumenti allo studente).

E’ altrettanto risaputo però che l’Università in Italia non ne vuol proprio sapere di coniugare teoria e pratica, dotando in troppi casi gli studenti di enormi capacità teoriche ma di scarsi strumenti per portare a termine un progetto da soli concretizzandolo. Per farlo sono costretti nella maggior parte dei casi ad andare all’estero in paesi ove si verificano situazioni esattamente opposte, ovvero dove ci sono menti rigide, generalmente poco abili nel problem solving, ma molto pratiche una volta che sono instradate in una direzione valida.

Nonostante timidi tentativi dell’Università italiana di iniziare a coniugare il mondo degli studenti con il mondo del lavoro e dell’impresa, è evidente da problematiche come quelle trattate nei nostri articoli nodali (vedasi la sezione “Articoli nodali” della pagina STUDIO) che non si vuole concedere agli studenti la totalità degli strumenti utili per fare da soli. Si cerca quindi di renderli sempre dipendenti da qualcosa, da qualcuno e, prevalentemente, da realtà già esistenti che deficitano di menti nuove e che ne hanno bisogno per mantenersi in vita e non essere surclassate dai nuovi rampanti.

Come a dire, in soldoni, che si cerca la collaborazione addomesticata degli studenti piuttosto che una sana competizione con essi (la quale produrrebbe reale innovazione tecnologica e sociale, minori spese per le famiglie, migliori servizi e maggiore libertà*).

Il fatto è che solo in rari casi gli studenti brillanti (che, attenzione, non sono necessariamente solo quelli che conseguono votazioni alte, bensì anche quelli che hanno menti brillanti a 360° su una media di parametri teorico-pratici e quindi nello studio e nelle capacità necessarie a concretizzare le parole, le idee, le teorie…) trovano quello che meritano. Sto parlando ad esempio di ottimi mentori che insegnino loro i segreti del mestiere (almeno una parte introduttiva utile come avviamento di qualità salva-errori grossolani), la praticità, i metodi che l’esperienza ha fornito loro per risolvere numerosi problemi; sto parlando di una retribuzione adeguata (non immotivatamente alta ma proporzionata e rispettosa del valore fornito da una mente ad un’azienda), di un trattamento e di una stima adeguata (senza esclusione di conflitti né alimentata da teatrali perbenismi, bensì densa di esperienze di vita utili a crescere, continui confronti, eventuali disaccordi ma nel rispetto condiviso delle parti). Non che si pretendano lussi e vizi (altrimenti il rendimento, è risaputo, calerebbe drasticamente in tempi ridotti) ma almeno valorizzare e stimolare in maniera intelligente a far meglio, a dare sempre il massimo, a spostare il limite di volta in volta un pelino più avanti rendendosi conto che non si sa tutto (si può al limite solo crederlo in una fase iniziale di non completa maturazione) ma almeno l’Università (e magari prima, nel nostro caso, un istituto tecnico o professionale) avrà preparato anche alla realtà oltre che alla pura e incompleta teoria.

In Italia il confine tra il concetto secondo il quale l’Università non ti deve insegnare nulla ma ti deve fornire un’ottima infarinatura di base, affinché tu possa poi studiare da solo, ed il concetto secondo il quale invece è bene abbinare sempre la pratica alla teoria, al fine di avere una preparazione più completa che renda libero lo studente di intraprendere, è molto sottile ed equivocabile (spesso motivo di ampi dibattiti).

*Spesso ci si laurea con buoni propositi ma non si hanno gli strumenti per realizzare i propri progetti e quindi si va a lavorare per terzi. Quando si iniziano a proporre reali innovazioni ecco che arrivano le prime risposte negative, i primi “no” incomprensibili per il giovane che, in molti casi, deciderà presto di arrendersi dato che sta mettendo su famiglia, che la moglie gli chiede di non insistere, che vive la gioia di un nuovo piccolo arrivato in casa… E così, come sostenuto dal protagonista del film “This must be the place, Paolo Sorrentino, Italia, Francia, Irlanda, 2011”, Cheyenne (interpretato da Sean Penn), lo sai qual è il vero problema? Che passiamo senza neanche farci caso dall’età in cui si dice “Un giorno farò così”, all’età in cui si dice “E’ andata così”.
Il motivo dei “no” risiede, nei casi peggiori, in “giustificati” timori delle principali figure di impresa di contravvenire a precedenti accordi di mercato quali ad esempio cartelli, monopoli, alternative poco gradite, controllo della domanda e dell’offerta, ecc.

Esempi di risposte logiche

Primo esempio

Ho parlato di recente (e negli ultimi 2 anni) con diversi studenti di Ingegneria Elettronica ai quali ho chiesto di realizzare alcune schede elettroniche da integrare nei miei progetti (coniugando quindi i miei studi in Ingegneria Meccanica con i loro in Ingegneria Elettronica in una prolifica collaborazione di menti) ed ho ottenuto risposte che personalmente mi hanno spiazzato. Nonostante le loro alte votazioni mi hanno informato di non saper realizzare una scheda elettronica (nel mio caso particolarmente semplice) e alcuni hanno persino aggiunto che a loro modo di vedere non è compito dell’Università insegnarlo. Io personalmente ritengo che non si può essere laureati, magari con 110 e lode e non saper realizzare concretamente almeno le basi di quello che si è studiato. Capisco che per la massa di Ingegneria Meccanica la situazione è la medesima che per gli studenti di Ingegneria Elettronica in quanto non sanno ad esempio metter mano ad un tornio e scegliere un utensile, un numero di giri ed una velocità di avanzamento al fine di effettuare anche solo una semplice lavorazione di smusso, però… se sei veramente interessato a quanto stai studiando dovresti metterci del tuo e, non appena trovi difficoltà, poter contare sui professori più virtuosi al fine di completare la tua formazione avendo magari a disposizione un ottimo supporto universitario.

Imparare a costruire una scheda elettronica non sarà compreso nel piano di studi ma dovrebbe essere compreso nei desideri di uno studente appassionato e l’Università, a mio avviso, dovrebbe dare a costoro la possibilità almeno di un’opzione pratica. In altre parole, un corso interno per chi è interessato, un laboratorio, un’esperienza pratica di almeno qualche settimana in azienda per chi nutre questo veniale desiderio mentre sta sostenendo gli esami.

A mio modo di vedere, se c’è ad esempio una scuola per imparare a fare il pane, non è concepibile insegnare gli ingredienti, la loro chimica, le normative vigenti, l’igiene, gli strumenti necessari alla lavorazione e poi non mettere in mano un impasto al candidato per dirgli: “Bene, ora prova a lavorarlo, vedrai come si stancheranno le tue dita, i tuoi polsi, le tue braccia, le tue spalle, vedrai come si comporta il lievito, vedrai come si usa realmente un forno, come si rischia di bruciare il pane o di farlo troppo salato o deforme…”. O no?

Primo esempio – Parte seconda

Inizialmente il tentativo di dotare i miei prototipi di dispositivi elettronici su misura poteva avere solo due esiti, o la completa riuscita a fronte di spese mastodontiche** presso le aziende di settore, o il completo fallimento per abbandono del progetto. Tutti i ragazzi intraprendenti con cui mi sono confrontato mi hanno confermato che a loro è andata sempre nel secondo modo e sarebbe stato così anche per me se non avessi caparbiamente deciso di applicare un metodo alternativo anche questa volta.

Ho semplicemente (si fa per dire) preso in mano i libri dell’altro corso e mi sono messo a studiare le basi di elettronica ed elettrotecnica (la fisica e la matematica che ci sono dietro), nel frattempo mi sono procurato anche i materiali per studiare, analizzare e programmare schede atte a questo tipo di utilizzi e per costruire schede completamente nuove (decisamente più semplici) fatte interamente da me. Quindi mi sono procurato i contatti con tecnici che mi hanno fornito opportune indicazioni introduttive per la costruzione di semplici schede elettroniche (per il momento, visto che sono un principiante, solo ad uno o due layer).

Se questo può sembrare folle, controcorrente o persino sbagliato e magari, date le stravaganze di questo paese, inaccettabile, non dico che posso capire ma almeno immedesimarmi*** nei panni di chi ha altri punti di vista o altre procedure in mente, sì.

Il fatto è che in tal modo le risorse cui devo prevalentemente attingere sono le mie capacità di applicarmi e la gestione del mio tempo ma, cosa decisamente ed iperbolicamente più importante, in questo modo una potenziale rinuncia, un potenziale fallimento, si trasformano in un agognato successo. Anche parziale, lo ammetto, anche pieno di errori (sicuramente), anche completamente da rifare o impostato male, ma senza dubbio con un nuovo grosso carico di nozioni apprese, maggiore libertà, maggiore concretezza nel passaggio da un’idea al progetto finale utilizzabile dall’utente e con la possibilità, studiando ulteriormente, di migliorare di volta in volta l’intero pacchetto.

Sapere che si è stati in grado di realizzare (concretezza) una scheda elettronica che interagisce con un controller di un powertrain elettrico al fine di implementare un controllo di trazione su un mezzo che è capace di esprimere una coppia spasmodica ed aver sbagliato tante cose (concretezza) che si perfezioneranno poi (ancora concretezza) al secondo, terzo, quarto step… ha a mio avviso un valore incredibilmente più elevato del non realizzare nulla, abbandonare il progetto che rimarrà un’idea (astrattezza) e subire la frustrazione “pensando” (ancora astrattezza) che se si fosse trovato uno studente particolarmente appassionato, si sarebbe potuto fare… forse… (condizionale), oppure che se si fosse disposto di un ingente capitale (ancora condizionale)…

Ecco, diciamo che questo paese è denso di astrattezze e condizionali e sovente carente di concretezza e questo uno studente volenteroso non lo deve più accettare e può, per quanto gli compete, porre rimedio usando la sua più grande risorsa, la sua mente****.

**Giustificate dalla realizzazione di un singolo pezzo per ogni dispositivo richiesto.

***C’è stato persino chi, anche solo per un attimo, mi ha etichettato con demerito per questo senza comprendere che non era per me possibile spendere qualcosa come 7000 Euro per la produzione in pezzo unico (presso le aziende del settore) di una scheda elettronica del valore commerciale di 60 Euro. Questa, una volta testata, poteva persino risultare incompleta o errata per la nostra applicazione o, ancora, diventare obsoleta troppo presto.

****Risorsa che tanto più si allena, tanto più funziona.

Continua…

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Una delle implementazioni elettroniche ai nostri progetti prevede un semplice sistema di Traction
Control (impostabile su più livelli o escludibile) che permette di affrontare qualunque percorso
(chiuso al traffico) con prestazioni impressionanti riducendo al contempo l’impegno fisico e mentale di
guida. Dispositivi di tale attrattiva possono avere costi esorbitanti se sviluppati da terzi in piccola serie,
mentre le collaborazioni tra studenti di diverse facoltà possono risultare ben più prolifiche ma assai più
difficili da trovare per la mancanza di integrazione pratica alla teoria studiata. L’estensione del proprio
percorso di studi può permettere di annullare le distanze tra un’idea e la sua concreta realizzazione
ma richiede un enorme impegno extra ed una passione smodata.

La continua lotta contro il sistema Italia: Le infrastrutture

Rubrica: Così è la vita

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Le infrastrutture

Molti pensano che quando troviamo le strade tutte rotte e la vettura sobbalza l’unico problema sia la perdita di comfort di marcia ed il pranzo che ci torna su. In realtà non è solo questo il problema, strade rotte significano migliaia d’Euro di spese di manutenzione straordinaria per ogni automobilista. Si danneggiano i supporti motore che devono frenare le eccessive accelerazioni verticali cui sono soggetti motore e accessori motore. Si danneggia il comparto sospensioni, ovvero l’insieme costituito da ammortizzatore idraulico, duomo (ove va bloccato superiormente l’ammortizzatore), triangolo che sostiene l’ammortizzatore dal basso, giunti, silent block (riferito agli schemi di sospensioni classici). Si danneggiano inoltre le testine di sterzo ed i cuscinetti delle ruote, per non parlare poi delle sollecitazioni che usurano in maniera anomala e precoce i pneumatici, rendono il telaio meno rigido, mandano in tilt numerose parti dell’impianto elettrico del veicolo. Ma non solo! Aumentano i consumi di carburante*, si allenta tutto l’interno dell’abitacolo (sia le parti incollate che avvitate relative al cruscotto ad esempio) innescando fastidiose vibrazioni (che si manifestano tanto prima quanto più è ridotta la qualità e la cura dell’assemblaggio del veicolo, ma questo è un altro discorso).

Senza poi considerare il cospicuo aumento di incidenti stradali dovuti alla perdita di stabilità dei veicoli, al tentativo di evitare in extremis una buca vista all’ultimo momento ed ai comportamenti sempre meno prevedibili di automobilisti che, per evitare di danneggiare l’auto, iniziano a percorrere lunghi tratti di strada contromano (specie nell’extraurbano) per evitare le buche in serie magari presenti solo da un lato della strada. Non si capisce quindi se chi in lontananza procede sulla tua stessa corsia, ma verso di te, lo stia facendo perchè in stato di ebrezza, perchè guarda lo smartphone o perchè evita più buche possibili prima di rientrare nella sua corsia.

Nel mio caso addirittura gli interi tratti tra casa e Università, tra casa mia e dei miei amici, tra casa e centro e  tra tutte le strade che portano ai principali punti di interesse della città, sono completamente, e gravemente, dissestati. Gravemente significa che il livello di danno è così elevato che una distrazione può causare un incidente mortale. Significa che percorro più volte al giorno circa 30 km di puro (e sottolineo che il termine puro non è usato come un’iperbole) fuoristrada “professionale”. Con l’aggravarsi della situazione è divenuto necessario modificare lo stile di guida, apprendere nuove tecniche, dotarsi di mezzi** in grado di reggere tali crescenti sollecitazioni e, in tutto questo, nemmeno un rimborso da parte degli organi competenti, magari con uno sconto sui bolli che anzi, continuano ad aumentare. In virtù del contrario è stata persino introdotta irresponsabilmente la tassazione piena per i veicoli d’epoca di età compresa tra i 20 ed i 30 anni, ossia quei veicoli che mai useresti su strade di questo genere, quei veicoli che rappresentato una delle più grandi passioni di questo paese.

Se ci fate caso, da che tempo e tempo, viene sempre tassato in maniera incisiva ciò che tiene in vita questo paese, ciò che lo ha reso rinomato in tutto il mondo mentre decenni di opportunisti silenziosamente lo depredavano. L’Italia è basata sulle passioni, ne ha fatto un prestigio, un motivo di orgoglio in tutto il mondo ma nemmeno queste virtù, a quanto pare, meritano un minimo di rispetto.

*L’inquinamento provocato dalle continue frenate e dalle seguenti “ri”accelerazioni per evitare buche o affrontarle a velocità moderate, è molto, ma molto maggiore, di quello che si avrebbe utilizzando il medesimo veicolo su strade sane e senza filtro antiparticolato o sistemi EGR. Ciò che realmente riduce l’inquinamento non viene curato e, guarda caso, non comporta l’acquisto di nuovi veicoli.
**Vedi il paragrafo “Secondo esempio” di seguito.

Esempi di risposte logiche

Primo esempio

Data la mia passione per le vetture e le moto prettamente da pista ed il mio interesse piuttosto limitato per i veicoli stradali, la mia risposta non è tardata ad arrivare (già diversi anni fa) privandomi della mia auto stradale. Niente più bollo, niente più assicurazione, niente più revisione, niente più mantenimento, ricambi, carburante, spese extra per danni causati dal manto stradale, niente di niente. Oltre all’immenso risparmio di denaro che ho destinato ai miei studi ed alle mie ricerche (rendendo così inutili finanziamenti e logiche dell’indebitamento), ho ottimizzato i miei spostamenti facendo a metà con l’auto di mio padre il quale la condivide con me senza problemi ottenendo in cambio tutta l’assistenza di cui necessita gratuitamente (ci guadagnamo in due). In circa 10 anni ha risparmiato oltre 9.000 Euro di spese di manutenzione ed ha risparmiato altri 40-45.000 Euro per l’acquisto di altre due eventuali auto (confronto basato sulla sostituzione media, seppur assurda, stimata attualmente dagli operatori del settore). Cifre minori, ma dello stesso ordine di grandezza, le ho risparmiate anche io grazie alla “macchina che non ho”. Ed ecco come si recuperano decine di migliaia di Euro per studiare e ricercare, con qualche piccolo sacrificio di comfort, senza “indebitarsi” e senza pendere dal consenso o meno di terzi.

Due persone, una macchina, sembra persino assurdo ai tempi d’oggi e se lo pensate (in parte) vi capisco. Per il resto mi muovo in moto e, più frequentemente, con i miei prototipi elettrici a costi che fanno ridere (senza considerare che, ciò che costruisco io (al momento solo per me stesso) non è afflitto da obsolescenza programmata. Ciò che si rompe infatti, o l’ho progettato male, o l’ho usato allo sfinimento (ho all’attivo, passati i 30 anni, ben 1 milione e mezzo di km percorsi con auto, moto, bici… praticamente ho l’endurance nel sangue). Questo per dire che, se accuso gli effetti di un disservizio, posso avere la facoltà di tagliare “legalmente” i fondi a chi quel servizio non me lo fornisce più. Nel mio caso vinco io, nel caso di molti altri, che non hanno alternative, magari per questioni di lavoro, familiari o di orari o perchè particolarmente legati alle abitudini, purtroppo non va così. L’importante è sapere che le “strade” ci sono, possono essere scomode ma regalare grandi soddisfazioni (in sostanza la tanto agognata felicità***).

***Ricordate che torna più soddisfatto a casa dalla famiglia colui che ha faticato, ha sudato, magari è stato scomodo, ma ha compiuto la sua opera, piuttosto che un uomo avezzo al non far nulla e desideroso di continue comodità. Un po’ come quando, in seguito all’attività fisica sportiva preferita, ci si sente positivamente stanchi, stanchi scaricati, stanchi rilassati, stanchi liberi.

Secondo esempio

Per garantire la mia sicurezza ho dovuto acquistare una vecchia moto da enduro che ho provveduto a rimettere a nuovo da solo (non solo perchè si tratta di una mia particolare competenza professionale ma anche per limitare drasticamente l’ammontare della spesa e, in particolar modo, per limitare “l’ingiustizia” di una spesa che non volevo compiere). L’ho acquistata con diversi acciacchi ma con il telaio perfetto e le carene come nuove. Motore, forcella, forcellone, freni, elettronica, accessori, parti arruginite, impianto di raffreddamento,  trasmissione, ecc., li ho completamente ricostruiti. Ma il tempo non si può perder così quando si ha altro di più importante da fare. La moto da corsa che usavo prima non l’ho venduta, l’avrei ritenuto un sopruso, una violenza… ma è comunque ferma e la posso usare solo in pista anche se passeggiarci per strada mi faceva, a suo tempo, un gran piacere.

Per la mia attuale moto da enduro sto costruendo un powertrain per trasformarla in elettrica/ibrida che, qualora l’Italia non volesse omologarmi, potrà circolare comunque considerato che le motorizzazioni di ben 3 stati della Comunità Europea mi hanno già confermato che lo faranno volentieri (alle volte penso che ci “schifano” proprio e quando vedono giovani che si danno da fare, ho come l’impressione che diventino quasi caritatevoli… sob. Un tempo si diceva “Meglio invidia che pietà”, oggi invece…).

Continua…

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High angle view of a pothole with two traffic cones

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Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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La sanità

Mia nonna dispone di una interessante gamma di acciacchi dovuti all’età, a dire il vero mia nonna rappresenta un vero e proprio caso di studio utile per la medicina (ma snobbato -gulp!- da diversi medici) in quanto, a lei, non si cariano i denti qualunque cibo mangi e anche in totale assenza di pulizia dentale giornaliera. I denti le restano bianchi e puliti in ogni caso. Li ha tutti a 84 anni belli come a 20, nessuna carie, nessun dente traballante, nessun danno. Lei ci apre persino le bottiglie con i tappi metallici (a me fa rabbrividire). Come è possibile, dopo oltre 80 anni, non si sa e nessuno sembra volerlo sapere/studiare (questo per me è un vero mistero della vita persino superiore al chi siamo, da dove veniamo e quando finirà realmente il petrolio…). Ma non solo. Mia nonna, a seguito dei disservizi che conosciamo tutti, è divenuta un caso di studio persino per me* che, proprio a seguito delle incombenti necessità per assisterla, sono potuto risalire alla causa (con tanto di prove scritte confermate dal medico e dalle case farmaceutiche) di alcuni suoi acciacchi. Insomma mia nonna, potremmo persino dire, sta benone, o meglio è di ottima costituzione, resistente agli urti della vita come un blocco di ghisa ma, superato un certo punto ha fatto crak (sempre perchè a tutto c’è un limite).

Il problema economico-sociale che vede al centro del discorso mia nonna, così come i nonni della maggior parte degli italiani, è che la pensione che ha non è assolutamente sufficiente né per vivere, né per coprire l’assistenza a casa, né tantomeno per acquistare parte del materiale di consumo necessario alla sua cura e che lo stato le passa solo in misura ridotta pressappoco del 50% rispetto alle reali necessità. Ancora peggio il discorso dell’assistenza a casa che, viene fornita dallo stato, solo per un’ora al giorno, sei giorni la settimana. Ne segue che la mia famiglia deve provvedere “con il proprio reddito” a sostenere le spese per l’assistenza, per il materiale di consumo, per le bollette, per la spesa e tutto l’occorrente. Ma, cosa ancor più preziosa, deve provvedere con il proprio tempo. Nessuna persona di buon senso che nutra dei sentimenti si sottrarrebbe a questo impegno, è ovvio. Però se considerate che poi i miei genitori non riescono a lavorare come potrebbero (con le enormi conseguenze che ciò comporta specie in connubio con la crisi economica, la pressione fiscale e la drastica riduzione della qualità della vita), sono esausti e abbattuti da una realtà che si spaccia per democratica e chiede, chiede, chiede, ti controlla, ti sollecita, ti priva e poi, quando c’è da dare, si assenta… ebbene immaginate quindi come poteva andare a finire?

*Che non mi sostituirei mai al parere di un medico preparato, non mi permetterei mai in virtù della coerenza e del rispetto verso le professioni.

Esempi di risposte logiche

Subentro io per fornire tutto quanto è nelle mie possibilità al fine di vedere i miei genitori e mia nonna stare al meglio. Ma questo nuovamente va a scapito della mia (nostra) esistenza, del mio ruolo nella società, dei miei studi, delle mie ricerche. Tutto rallenta e diventa distante con un effetto molto simile a quando muovete una telecamera in avanti zoomando indietro, voi avanzate ma tutto si allontana.

Quello che ho potuto fare io è stato capire le cause che hanno portato mia nonna nelle sue condizioni e sottrarle dalla mia (nostra) vita: dallo stile alimentare, alle abitudini giornaliere, dalle sollecitazioni cui è sottoposta quotidianamente la nostra mente fino al controllo del tipo di farmaci assunti ed i relativi dosaggi. Quest’ultimo punto è molto delicato in quanto siamo abituati a fidarci ciecamente di ciò che viene scritto su un foglio di carta e non abbiamo gli strumenti per verificare se quanto scritto è corretto. Spesso un certo tipo di medici nemmeno informa esaurientemente paziente e familiari circa le reali problematiche ed uno dei motivi, acquisito in seguito ad una mia interrogazione mirata, è che diversi medici lo ritengono inutile vista l’ignoranza in materia di chi si presenta a loro. Anche in tal caso posso (in parte) capire.

Guarda caso però, per una volta che sono voluto andare oltre è venuto fuori che 6 anni fa a mia nonna è stata prescritta una dose doppia (rispetto al massimo consentito indicato dalle principali case farmaceutiche di marchi noti e di farmaci equivalenti) di un preciso farmaco il quale, dopo 5 anni di esubero ha fatto consistenti danni. Se sei anni fa io avessi semplicemente letto il foglio di carta bianco, andando a verificare le confezioni di ogni singolo farmaco e le avvertenze all’interno, avrei evitato questa grave conseguenza (o parte di essa, visto che non si può integralmente dimostrare a rigore scientifico) così come sono riuscito poi ad evitarla al suo compagno che ora, proprio grazie a questo, sta benone in direzione 100 anni (e per benone intendo che porta a spasso il cane, va in bicicletta, fa i suoi giretti spesso al parco, zappa persino la terra gratis per puro gusto personale e, over the top, è lui che aiuta i vicini quando ne hanno necessità.

Non date mai nulla per scontato, imparate a leggere, subito dopo a studiare, a ragionare e, prima di andare a prendervela con qualcuno, verificare che quanto avete tratto sia corretto. Nessun medico mi ha potuto mai dare del saccente o dell’arrogante dopo che gli ho portato la “carta scritta” con i dosaggi errati e le avvertenze targate con i marchi delle principali case farmaceutiche. Anche in questo caso da un disagio qualcosa ho guadagnato, nonostante ciò potrei comunque perdere prematuramente l’affetto di una persona cara come mia nonna.

Continua…

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T’ho fatto male? Pensa alla salute!!
Tratto da | Taken from
Totò, Peppino e la… malafemmina, Camillo Mastrocinque, Italia, 1956

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La sicurezza

Nelle ultime settimane ho ricevuto visita da ben 4 gruppi (3 coppie ed 1 singolo) di persone straniere poco raccomandabili e da 2 persone italiane (1 coppia di soggetti diversamente salubri) altrettanto poco raccomandabili (alcuni persino in preda all’effetto di stupefacenti secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine che si sono adoperate al meglio per fornirmi la loro assistenza). Si è trattato di sopralluoghi a scopo di successivo furto (le forze dell’ordine ne sono già al corrente e stanno operando di conseguenza). Il risultato è che già uno dei potenziali furti è andato in porto a mio danno con modalità ed esiti che possono essere enunciati solo dopo l’azione del giudice.

Però che ho subìto un furto lo posso dire, che il furto si poteva evitare anche. Si poteva evitare in quanto l’autore dello stesso non è nuovo a questo tipo di crimini ed infatti, grazie ad opportune fonti ed alla prolifica collaborazione delle forze dell’ordine e della scientifica, è stato individuato a tempo di record ed è ora in carcere. Il problema è che uscirà presto (niente di nuovo mi direte) e che, grazie a questo “entra ed esci”, nelle ultime settimane pare abbia compiuto circa 7 furti ma… questo paese non sa farsi rispettare, o meglio, non vuole.

Tagliare i fondi alle forze dell’ordine, metterli nelle condizioni di non avere il carburante per le proprie vetture, ridurre i posti di blocco, rendere inermi persone che più di altre credono nella giustizia, è una mossa che non serve ad altro che aumentare la criminalità, distogliere la gente dai problemi seri del paese, far vivere le persone nell’ansia.  Inoltre, come nella logica già spiegata in passato del “creo una causa affinché tu poi ne possa accettare una conseguenza antidemocratica”, permette di ottenere sciempiaggini come ad esempio i pagamenti elettronici obbligatori (con surplus di spese e commissioni) quando un semplice ed economico bonifico è già fin troppo sicuro, legale e “tracciabile” pur non implicando “spese obbligatorie di mantenimento strumenti quali il POS, tariffe sul venduto (che si sommano ad una già smisurata tassazione), linea telefonica per la rete di trasmissione dei dati implicitamente obbligatoria, ecc.”. Ma ciò che si ottiene da crimini depenalizzati e caos è ben di più e, ogni cittadino lo sa dato che, in modi diversi, ne ha pagato e ne paga le spese.

Esempi di risposte logiche

Per raggiungere il livello di sicurezza a me utile ho approfondito i miei studi in meccatronica al fine di realizzare impianti di sicurezza personalizzati (non commerciali) molto difficili da interpretare per un malvivente. Questo mi ha permesso, con opportune impostazioni metodologiche iniziali, di trarre conoscenze utili anche per i miei prototipi ibridi ed elettrici (dato che io compio studi universitari in Ing. Meccanica che non prevedono applicazioni di meccatronica per le quali mi sarei dovuto rivolgere a terzi). In questo modo ho cercato in ogni caso di trarre un guadagno anche da un disagio.

Nell’attività di mio padre ho suggerito l’esposizione delle scatole dei prodotti senza i prodotti all’interno, in tal modo il negozio mantiene un aspetto professionale, comunicativo e caldo. I prodotti non sono stati rimossi dalle confezioni per essere immagazzinati altrove, questo perchè in tal modo si sarebbe solo spostato il problema presso un altro luogo che a sua volta non possiamo controllare. Ho semplicemente suggerito a mio padre di chiedere alle aziende con cui lavora alcuni packaging dei prodotti più costosi. In tal modo, grazie alla logica matematica, semplicemente non si può rubare ciò che non c’è. Trattasi di un primo esempio di risoluzione autonoma di un problema (che “altri” non risolvono) senza far uso di strumenti illegali né tantomeno di violenza e, persino, con un guadagno formativo (in questo caso in meccatronica).

Continua…

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Segnali come quelli esposti preventivamente dalle Ferrovie dello
Stato Italiane potreste vederli presto esposti anche nei condomini,
nei parcheggi, nei luoghi pubblici con suggerimenti circa la
prevenzione da molteplici attività criminali. Prima della propria
prevenzione però è necessaria la prevenzione da parte della
società civile di cui si fa parte.

La continua lotta contro il sistema Italia: Il tempo

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Il tempo
(nel mio caso sottratto allo studio, alla ricerca ed alla prototipazione)

Se devo affrontare (in difesa) i problemi di cui si dovrebbero occupare opportuni* gestori dello stato**, ciò cui vado in contro sono una serie sconcertante di disagi: dalla perdita di tempo (e quindi di opportunità professionali), all’accumulo di inutile stress (che può danneggiare la capacità di concentrazione), dalla perdita di energie (con conseguente minore resa quando ci si applica su uno studio in modo intensivo), alla perdita di risorse economiche (fondamentali per lo sviluppo di nuove tecnologie utili alla collettività). Tutte cause-effetto di cui si conosce ampiamente la natura in quanto largamente trattate sui testi di economia, di neuroscienze e, persino, di biologia molecolare, tanto per darvi una prima massiccia fonte.

Ora, posso io esser libero di ipotizzare che se si conoscon bene gli effetti che determinate cause offrono, si possano indurre tali cause volontariamente per ottenere risultati quali il blocco della crescita sociale, tecnologica ed evolutiva di un paese, nonché della competitività economica? La mia ipotesi, adornata di ricche dimostrazioni causali***, è… sì.

Per porre rimedio alla situazione ho operato una vasta e articolata serie di scelte logiche, che non posso render pubbliche in quanto trattasi di strategie, che hanno la particolarità di basarsi sul rispetto della legge, sulla logica matematica e sulla totale assenza di uso di forza/violenza (a mio avviso decisamente inutile per ottenere risultati solidi, determinati e durevoli). Non esporrò quindi dei tutorial da copiare passo passo ma molto di più, dei metodi (cosicché possiate arrivare alle vostre soluzioni personalizzate mediante l’uso della ragione).

Di seguito proseguo con esempi più concreti tratti dal quotidiano, ma se avete colto l’essenza di questo paragrafo, allora ne potrete realizzare molti altri (sulla base delle vostre specifiche esigenze) tanto facilmente quanto più avrete studiato oltre gli ordinari schemi standard.

Continua…

*E (primo condizionale figurato) specializzati.
**Nonché (secondo condizionale figurato) dipendenti al servizio dei cittadini e da quest’ultimi stipendiati anche se attualmente senza facoltà né potere di giudizio d’operato e di eventuale licenziamento per inadempienze. Leggi vitali per la salute di qualunque paese che, chissà come mai, mancano.
***Con “dimostrazione causale” intendo la possibilità logica di dimostrare almeno un movente causa-effetto.

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La continua lotta contro il sistema Italia: Introduzione

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Introduzione

Oggi fa un mese esatto che non riesco a pubblicare i miei articoli. Nonostante abbia già scritto numerose bozze ed abbia perfettamente chiaro quali temi trattare, quali fonti contattare, quali spunti inserire, quali viaggi fare, non riesco a trovare un momento di tranquillità per riprendere la concentrazione ed organizzare contenuti di qualità come si conviene ad una seria e prolifica divulgazione. La causa risiede nel fatto che il sistema Italia da troppi anni continua a non funzionare e gli effetti dei conseguenti danni non tardano a farsi sentire. Se fosse solo per reale incompetenza degli addetti ai lavori potrei anche capire (in parte) ma… che si tratti di precise volontà per mettere il paese in ginocchio ed annullare slealmente la sua competitività, proprio non lo posso tollerare.

Io mi occupo di studiare, ricercare, imparare e, al momento opportuno, progettare, sperimentare e costruire. L’oggetto delle mie ricerche, dei miei studi e dei miei progetti, è generalmente utile ad un enorme numero di persone (vedi l’intro alla pagina STUDIO). Quindi questa mia volontà nello studiare, ci si aspetterebbe, dovrebbe esser premiata in qualche modo in quanto rara ed al contempo necessaria. Ma secondo voi è ciò che realmente accade? Ovviamente no (scialba domanda retorica) anche se un lieto fine per fortuna c’è. Grazie ad una formazione extra (non prevista dagli ordinari percorsi di studio), ho imparato a risolvere da solo molti dei problemi che echeggiano nel quotidiano. Naturalmente quel poco che posso fare da solo è utile solo ai miei familiari e me però, se desiderate seguire nella lettura, è probabile che riesca ad offrirvi una scossa utile a credere di più nel vostro potenziale nascosto. Certo non posso esporre chiaramente la mia strategia sulle questioni economiche, del lavoro, dei trasporti, dell’energia, dell’innovazione, e molto altro, per il semplice motivo che, per fare una legge sciocca che renda illegale la mia vita pare che bastino pochi giorni, mentre per emettere leggi utili all’intero paese pare non siano sufficienti diversi decenni.

Sono naturalmente portato per affrontare i problemi di tutti i giorni (di diversi livelli di difficoltà e che si estendono dalla microeconomia all’ingegneria, dalla burocrazia alle truffe, dalla giovane impresa all’organizzazione di servizi, dai trasporti all’energia, dall’innovazione alla legislazione, ecc.), analizzarli e, sovente, persino risolverli. Non son fatto per ignorarli attendendo l’improbabile intervento di qualche chimerico personaggio… A tutto però c’è un limite, cominciamo quindi con qualche utile spunto.

Continua…

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Tratto da | Taken from
Matrix, Lana e Andy Wachowski, USA, Australia, 1999

I vincoli e i paletti dei finanziamenti alle giovani imprese: il Prestito d’Onore

Rubrica: Crisi, osservazioni e riflessioni

Titolo o argomento: Il prestito d’onore un buon proposito che può finire nel nulla

Paletto 1: Dov’è l’onore?

Si parla in molti casi di prestito d’onore ossia di un credito concesso senza richiedere garanzie (niente buste paga né firme da parte dei genitori) a chi ha maturato una buona idea imprenditoriale. Un prestito basato sulla serietà del richiedente, un atto di fiducia per incoraggiare i giovani e favorire l’avviamento di nuove imprese. Il problema è che poi l’apertura di una srl non è contemplata. La motivazione è che se per un imprevisto viene interrotto il pagamento delle rate, la banca si deve rivalere su ciò che possiedi. Ma non era d’onore e senza garanzie? Allora che differenza vi è, almeno come radici, con un normale prestito? Il prestito d’onore nasceva una volta come possibilità offerta ai giovani privi di garanzie di avviare un loro progetto.

Paletto 2: E’ richiesta esperienza ma… non troppa

I tutor dicono che è consigliato avere esperienza sul campo per poter aprire una giovane impresa ed avere più opportunità di mantenerla in piedi. Tanti sono i casi di giovani che pensavano fosse tutto facile, hanno aperto e, scoprendo la dura realtà, chiuso dopo pochi mesi andando in contro a pericolosi debiti. Giusto, corretto, se non fosse altro che il prestito non viene concesso a chi rileva l’azienda dei genitori e propone un business plan di marcata innovazione conoscendo magistralmente un determinato settore e le strade necessarie per operare un corretto cambiamento. Vogliono quindi l’esperienza ma non concendono il prestito a chi ce l’ha. Curiosa contraddizionoe.

Paletto 3: Contemplando il rischio massimo

E’ opportuno essere seguiti dai tutor per evitare che si aprano nuove imprese, basate su concetti errati, non concreti e impossibili da realizzare. Anche questo è giusto se osservato solo da questo punto di vista. La cosa curiosa è che con il prestito d’onore vi è l’obbligo di spendere tutta la cifra accordata dalla banca entro i primi 6 mesi di attività. Questo è illogico. Un business plan fatto da un giovane che ha esperienza, un business plan pacato eseguito tenendo conto dei rischi e che è in grado di suddividere la spesa del prestito accordato in più anni, non va considerato inaccettabile ma, anzi, va valorizzato in quanto il richiedente evidenzia perizia e abilità nel diluire le spese ed i rischi e lascia sul conto il grosso della cifra affinché la banca ne possa rientrare in possesso per una parte consistente in caso di imprevisti. E invece no… e, nonostante le conferenze alle quali ho partecipato, ancora non ne comprendo appieno i motivi (nessuno ha saputo rispondere chiaramente a questo mio quesito).

Paletto 4: Chi fa da tutor ai tutor?

Parlando con diversi tutor si osserva come spesso non comprendano nuove idee, nuove metodiche, nuovi progetti, nuove logiche. Sono standardizzati, se vai per un’assistenza circa l’apertura di un negozio di parrucchiera, un ristorante, un bar, un negozio di abbigliamento, una pizzeria, allora sicuramente i loro consigli saranno preziosi. Se vai a proporgli un mondo nuovo dove l’innovazione non è l’ennesima blaterata di marketing per tentare di vendere l’ennesimo inutile gadget, ma il reale centro nevralgico di un progetto nuovo, ti rispondono di non riuscire a seguirti. Poi magari ti chiamano da una parte per dirti che sono rimasti/e affascinati/e anche solo da quel poco che hai esposto e tu, che dovresti esser lusingato (e che una volta lo saresti stato) li/e guardi serio pensando come possa esser accaduto tutto questo. Ormai il complimento a poco serve se non ci sono strutture in grado di assistere realmente cose nuove, strutture che si aspettino cose che non si aspettano (non utilizzate questa frase per uno spot). Li vedi giovani magari con soli quattro o cinque anni più di te, che basano tutto il loro credo sui testi universitari (per carità importanti e utili, altrimenti non ne avrei a centinaia, ma non assoluti) ma non hanno mai avuto esperienze imprenditoriali, successi, fallimenti, maturazione metodica, ecc. Uno di questi ha avuto il coraggio di dire che conosce tutte le strategie perchè le ha studiate all’università e non può essercene una nuova. Sono tutte nel libro del relativo esame secondo questo ragazzo e forse, per l’ennesima volta, in questo sconquasso logico una buona parte di responsabilità ce l’ha proprio l’istruzione. Cercate di comprendere questo, non si può uscire dall’Università e pensare di sapere tutto, di aver imparato tutto e che non sia più necessario studiare. Non si può ripetere a memoria quello che c’è scritto su un libro, credere che valga sempre quello e poi parlare di innovazione. La parola innovazione in questo caso viene usata a sproposito, senza coscenza, senza cognizione di causa, senza consapevolezza, inconsciamente deturpata e devalorizzata.

Paletto 5: Abuso di termini carismatici

Tra gli uffici e le sale conferenza dove ci si reca per conoscere tutte le caratteristiche di un particolare finanziamento, si può incappare in altri uffici che prospettano ulteriori soluzioni alle menti creative. Così magari si entra per fare 31 e se ne sentono di altri colori.
Quanti oggi usano e abusano di termini come innovazione, incubation, tecnologie, strategia? Certo il figlio della signora Maria che fino alla tesi di laurea si svagava con la console di gioco ed il calcetto al mercoledi, e che oggi cerca di metter su famiglia, arriva in un posto dalle pareti bianche lucide, i controsoffitti in lamiera lavorata con il taglio laser, le hostess in tailleur, una banale stampante 3d appoggiata con dei campioni su un tavolo con piano in cristallo, climatizzatore regolato sotto zero in sala conferenze e va praticamente in brodo di giuggiole. Chi invece il mondo dell’impresa e delle tecnologie lo studia realmente tutti i giorni (sacrificando i divertimenti ed il tempo libero) ininterrottamente da una vita e fa impresa da altrettanto tempo, li guarda e pensa: “poverini!”, oppure come dicono in modo scherzoso dalle mie parti: “purinoo”.

Paletto 6: Lo stato e la tassazione pressante

Non si può concedere un prestito d’onore ad esempio di 25.000 Euro e chiedere all’interno dei sei anni della sua durata 19.600 Euro di spese previdenziali, è una contraddizione assurda e grossolana. Se si desidera tartassare ogni singolo italiano, che gli si dia almeno una possibilità di avviare la sua azienda. Ovvio che se ci si ritrova a far fronte ad un eccesso di spese, di tasse, di interessi, il credito ottenuto con dei finanziamenti diventa solo un ennesimo inutile martirio che molti giovani non intravedono presi dall’euforia di aprire. Una proposta concreta a mio avviso sarebbe quella della sospensione totale delle spese previdenziali per i primi 5 anni di attività, la riduzione temporanea dell’IVA e la possibilità che lo stato metta a disposizione strutture con affitti agevolati (e possibilità di riscattare poi il locale) per l’intero arco dei 5-6 anni del finanziamento erogato. In questo modo è possibile il decollo, è possibile per il giovane imprenditore rendersi conto del suo reale potenziale, è possibile offrire prodotti a costi competitivi che aumentino la capacità di spesa degli italiani ed è possibile rendersi conto di come sia dura portare avanti un’impresa (specie avviandola da zero) e, non come talune leggende metropolitane sostengono, che facendo l’imprenditore ci si arricchisce* e si fanno rapidamente grandi cifre. Il contorno conta moltissimo, le generalizzazioni nulla.

*Vorrei inoltre aggiungere: state attenti al complesso mondo dell’immagine, cosa voglio dire? Esistono i leasing, le comproprietà e variegate soluzioni finanziarie. Spesso è così che si prendono in prestito grandi suv, imbarcazioni e vari oggetti costosi. Non avete capito? Se con un finanziamento alle vostre idee le cose non sono andate bene, non fidatevi ciecamente di altri che vi potrebbero proporre prospettive brillanti, facili e veloci; non fidatevi senza riserve di chi tenta di mostrarvi la propria forza tramite l’immagine, tramite oggetti costosi (magari ostentati o presi a debito). Non avete ancora capito? Capirete.

Conclusioni

La mia modesta opinione, maturata seguendo da vicino dinamiche come quelle indicate sopra, è che chi organizza certe funzionalità di una nazione, o non è adeguatamente preparato, o non riesce ad immaginare nuove ottiche, oppure ci tiene (per ragioni lontane dalla mia comprensione) che resti tutto esattamente così com’è. Quello che è certo è che il ruolo dell’istruzione e della formazione è primario e deve preparare a simili situazioni già dalle scuole medie superiori (come accadde per me quando all’istituto tecnico industriale statale mi fu offerta la possibilità di prender parte a corsi (extra-studio a numero chiuso) che abbracciavano le principali problematiche dell’imprenditoria, specie quella giovanile. Altre deduzioni logiche razionali le lascio a voi ed alla vostra esperienza.

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copyright to be specified.

Il lavoro oggi: domanda e offerta

Una delle più grandi contraddizioni proprie dell’Italia è che l’enorme mole di disoccupazione si pone dinanzi a numerose aziende che non trovano il personale di cui necessitano. Si potrebbe semplicemente pensare che sia sufficiente indirizzare parte dei disoccupati verso tali aziende ed il gioco sia fatto. In realtà le cose non sono proprio così. Le aziende che offrono lavoro cercano personale che, per gli high skill, abbia effettuato precisi percorsi di studio (presso la scuola superiore o presso le Università) e che, per le professioni più pratiche, siano formati e/o specializzati come si deve.

Questo significa che ancora in Italia vi è una grave carenza nel creare il giusto connubio tra il mondo dello studio e quello del lavoro. Significa che una volta terminati gli studi i giovani sono spesso abbandonati a sé stessi. Sia la scuola superiore (specie gli indirizzi tecnici e professionali), sia le Università, dovrebbero invece preparare in modo “pratico” gli studenti con corsi mirati di diversi mesi che possano far acquisire competenze e sicurezza in sé stessi. Ad esempio in paesi come la Germania, la Svizzera, la Finlandia, la Norvegia, la Svezia, non solo gli studenti vengono avviati al lavoro tramite corsi formativi che arrivano fino a tre anni ma, durante tali corsi, ricevono una retribuzione e, al termine sostengono esami che gli garantiscono l’assunzione o la ripetizione di un anno di formazione. Le aziende sono molto attente a questi ragazzi e più essi stimolano il loro talento, si impegnano, studiano, fanno esperienza e si danno da fare, e più c’è interesse per loro. Insomma più sei bravo e più possibilità hai. Se lo desideri vedi anche l’articolo: Ci sono un italiano, uno svizzero ed un tedesco…

Per quanto riguarda gli high skill, risulta difficile reperire: farmacisti, sviluppatori di software, infermieri, progettisti meccanici, e metalmeccanici. Tra le professioni più pratiche pare sia molto complicato trovare: addetti alla reception, operatori di mensa, carpentieri, adetti alle macchine utensili (tornitori, tecnici CNC, saldatori esperti), autisti di pullman, posatori di pavimenti, muratori esperti, posatori di coperture tetti, idraulici, parrucchieri, falegnami (intesi anche come piccoli artigiani che producono arredamenti e soluzioni in legno su misura in quantità non industriale), panettieri, meccanici, fabbri. Ovviamente per tutti questi mestieri vi è richiesta solo qualora il candidato sia formato ed abbia un’esperienza affatto trascurabile… e questo, come già detto all’inizio dell’articolo, ci pone davanti ad una contraddizione dato che la formazione post-studio non è ancora impiantata nel tessuto formativo italiano.

Ovvio che se sono bravo nel posare pavimenti ed ho una mia ditta dove realizzo un determinato fatturato, sicuro non chiudo baracca e burattini per essere assunto da un’azienda che mi pagherà sicuramente molto meno. Pertanto per tale lavoro andrebbe bene un ragazzo fresco di istituto tecnico ad esempio, ma lui cosa ne saprebbe di posa in opera di pavimenti? Il posto rimane quindi libero. Il disoccupato anche.

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Image’s copyright: CoffeeNews.it

Il meccanico perfetto

Rubrica: Incominciamo a parlare di automobili
Titolo o argomento: Esiste il meccanico perfetto, o il migliore?

Sebbene dal titolo immagino che molti abbiano pensato ad un articolo sul “chi è” o sul “come si diventa” un meccanico perfetto, il mio intento è di spiegare come questa figura non esista. E come mai sia naturale e lecito che non esista.

Non può esistere un meccanico che sa tutto, che conosce tutte le auto (marche e modelli), che conosce i segreti di tutte le auto e la risoluzione di tutti i problemi. Questo perchè per una simile preparazione non basterebbe una vita, oltre ad un cervello in grado di apprendere rapidamente una enorme mole di dati, memorizzarli per tempi lunghissimi ed in grado di dare risposte veloci ad ogni input ricevuto dal veicolo o dal proprietario dello stesso.

Non può esistere un meccanico che sa tutto perchè c’è sempre da imparare cose nuove, ci sono sempre nuovi errori cui andare in contro per apprendere un nuovo segreto, una nuova tecnica, un nuovo metodo di risoluzione di un problema tecnico.

Non può esistere un meccanico che sa tutto perchè è molto difficile che capiti la possibilità di metter mano in modo capace su tutti i veicoli presenti sui listini dalla Abarth alla Volvo.

Inoltre non può esistere il meccanico migliore perchè prima o poi arriverà sempre qualcuno più bravo. Il concetto di migliore è decisamente relativo. In questo articolo con il termine “migliore” si vuole intendere più propriamente il concetto di “abile”.

Il meccanico migliore è quindi colui che opera in modo razionale, che sa usare la logica, che si informa costantemente ed è aggiornato. E’ colui che sa capire come funziona un componente o un insieme di componenti e, in caso contrario, sa dire “non lo so”. Si rende conto che c’è sempre molto da imparare e conosce mezzi validi per informarsi*. Sa insomma dove e come documentarsi al meglio. Il meccanico migliore è quindi colui che non usa la forza per smontare un pezzo (magari danneggiandolo), ma è colui che sa trovare una vite, una spina o un fermo nascosto da disinserire prima (tanto per fare un esempio). E’ colui che sa leggere un esploso, un libro, un manuale e, conoscendo la tecnica generale ed il funzionamento di tutti i dispositivi presenti a bordo di un’automobile odierna o datata, sa come ricavare il miglior metodo da applicare ad ogni singolo caso.

Potreste quindi capitare da un meccanico generico che non ha mai smontato la vostra auto, ma avendo preparazione e metodo, è in grado di offrire un ottimo servizio, così come potreste capitare dal meccanico dell’officina autorizzata del vostro marchio di auto il quale, con superficialità, potrebbe fare più danni che altro. Per i clienti questione di fortuna quindi? Forse.

*Ragione per cui tale lavoro non dovrebbe essere declassato dai giovani moderni (come invece accade secondo le statistiche attuali) dato che solo in pochi sanno realmente farlo.

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Delle siepi impegnate in un eco-PitStop 😀