Verifica i consumi delle lampadine a LED e Fluorescenti – Livello 1

Rubrica: Verifica se è vero

Titolo o argomento: Non serve parlar bene o male di un prodotto, serve sapere come si verifica la realtà
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In questo articolo prendiamo in esame in particolar modo le lampadine a led* che ormai sono sulla bocca di tutti e di cui tutti parlano con una tale sicurezza da presumere che se ci sono dei led, va bene qualunque cosa. Quindi prodotti di qualunque produttore, qualunque fornitore, qualunque paese di produzione**, qualunque prezzo, vengono spesso ritenuti di pari valore (valutando solo la convenienza all’acquisto e suggestioni estetiche) senza aver nemmeno verificato con quale tecnologia e con quale standard qualitativo siano stati realizzati, ma soprattutto come realmente funzionino. Ovviamente la prova è perfettamente replicabile anche per le lampadine fluorescenti a risparmio energetico e consiste nel verificare se i consumi effettivi sono quelli promessi, indicati sulla confezione, e, anche in caso di rispondenza alle aspettative, se vi è una porzione non trascurabile di energia elettrica dispersa sotto forma di calore.

*Ma ci riferiamo più in generale alle lampadine che promettono un risparmio di energia a fronte del medesimo illuminamento offerto dalle precedenti soluzioni ad incandescenza, quindi anche le lampadine fluorescenti dette a risparmio energetico.

**Attenzione non è in realtà tanto importante il paese di produzione quanto più lo standard qualitativo assunto dal marchio produttore. Effettivamente marchi affermati sul mercato costruiscono anche in paesi orientali con gli stessi standard che adotterebbero qui; c’è da preoccuparsi invece quando merci non regolamentate o contraffatte raggiungono il nostro mercato da tali paesi senza rispondenza alcuna a norme di qualità e sicurezza.

Un necessario passaggio in più

Sebbene la verifica dei consumi di normali elettrodomestici sia piuttosto semplice, implicando solo di interporre uno strumento (una sorta di tester dedicato o energy meter) tra la presa di corrente e la spina del prodotto***, per misurare il consumo elettrico di una lampadina si deve operare un accessibile, ma non intuitivo, passaggio in più (a meno che non abbiate un sistema avanzato di smart grid e produzione autonoma dell’energia con misura continua dei carichi, ma non mi sembra il caso di questo paese, non per la massa almeno).

***E ne vengono fuori di cose curiose impegnandosi almeno qualche volta a testare.

L’hardware

Nello specifico andremo a procurarci il solito Energy Meter (se mi permettete vi esorterei ad evitare prodotti di mercati orientali, prodotti da bancarella, prodotti da cassa di supermercato, avere misure sbagliate infatti vanifica tutto il vostro impegno ed i vostri intenti, prodotti di qualità costano alla fin fine pochi Euro di più), un cavo bipolare idoneo per gli impianti elettrici domestici (meglio se già munito di spina Schuko stampata o altrimenti…), una spina Schuko, un attacco Edison e tutto il materiale da testare. Chiedete di assemblare il tutto ad una persona specializzata (non si scherza con la corrente e con la tensione a 220Volt), non vi costerà quasi nulla, implicando un impiego di tempo non superiore ai 2 minuti, e vi salverà la vita. Poi se volete guardare come si fa per imparare e far domande ad un esperto, quello è un altro discorso.

Si aprirà un mondo

Una volta ottenuto il vostro kit personalizzato da pochi Euro, potrete collegare le vostre lampadine da testare alle prese di corrente come fossero degli elettrodomestici (leggi le avvertenze in basso), potrete quindi interporre un valido energy meter e verificare, il consumo istantaneo (Watt “W”), la corrente assorbita (Ampere “A”), l’energia consumata in un determinato lasso di tempo (Wattora “Wh”) e diversi altri parametri tra cui i costi (se precedentemente avete impostato la vostra tariffa al kWh giorno/notte). Rimarrete sorpresi (forse ora non più) nello scoprire che diverse lampadine a led presenti sul mercato non consumano quanto promettono, ma non solo… alcune infatti, più di altre (in alcuni casi persino molto più di altre) disperdono quantità di energia non trascurabili sotto forma di calore, problema che con i led doveva essere di gran lunga più contenuto rispetto alle vecchie lampadine ad incandescenza.

Dispersioni di energia sotto forma di calore

I LED infatti vanno alimentati da una corrente costante polarizzata (il cui valore corretto si trova nelle schede tecniche fornite dal costruttore dei singoli LED – Light Emitting Diode – agli assemblatori dei prodotti finiti) che è ottenibile tramite appositi generatori di corrente oppure inserendo una resistenza elettrica (di opportuno valore) in serie con il LED stesso allo scopo di limitare la corrente che in esso scorre dissipando quella in eccesso sotto forma di calore. Quest’ultima soluzione, anche se più semplice ed elettricamente corretta, penalizza l’efficienza del sistema, inoltre a causa della variazione resistiva alle diverse temperature di esercizio, non assicura al LED un flusso di corrente sempre corretto.
Anche nelle lampadine fluorescenti vi è un’elettronica di controllo dato che lavorano in limitazione di corrente e necessitano di uno spunto (una sovratensione) che permetta l’innesco. A tal proposito si fa frequentemente uso di un induttore (detto reattore), più raramente di una resistenza. Ma non solo, le lampadine fluorescenti hanno bisogno di un pilotaggio elettronico anche per la salvaguardia degli elettrodi in quanto la loro usura si manifesta più che altro con le accensioni e gli spegnimenti. Le fluorescenti quindi, anche se non sono state usate fino al loro limite di vita previsto, possono cessare prematuramente il loro funzionamento se accese e spente frequentemente. Il pilotaggio elettronico pone rimedio operando un “preriscaldamento controllato” degli elettrodi che ne ritarda fortemente l’usura. Capirete quindi i molteplici fattori che, da prodotto a prodotto, possono incidere sul consumo elettrico finale e sulla quantità di energia dissipata in calore.

Metodo di testing

Ricordate infine che non è sufficiente collegare la lampadina all’energy meter pochi secondi giusto per la lettura dei primi valori ma, per una misura corretta, dovrete porre maggiore attenzione non all”assorbimento di potenza istantaneo (espresso in Watt “W”), bensì al consumo energetico complessivo (espresso in Wattora “Wh”). Sarebbe opportuno quindi condurre ogni prova per almeno qualche ora al fine di simulare i reali consumi ad esempio di una tipica serata in cucina o in soggiorno.

Il reset

Sappiate inoltre che molti energy meter non si azzerano da soli al termine di una prova e, durante la prova successiva, ripartono dagli ultimi valori registrati continuandoli a sommare. Questo significa che dovrete procedere voi al reset dei valori al termine di ogni test per non falsare le prove successive.

Note

In ultima analisi, l’immagine proposta di seguito è puramente indicativa. La marca dell’Energy Meter in foto è stata coperta per imparzialità, se doveste riconoscere il prodotto sappiate che non è detto che sia migliore di altri solo perchè presente in una nostra foto. Energy Meter di marchi differenti hanno fornito in laboratorio valori di assorbimento differenti. Acquistate semplicemente un buon prodotto e, se proprio volete essere gagliardi, fatene verificare la taratura ad un professionista.

Continua…

Porre attenzione a:
Se non siete ferrati in materia fate preparare il kit (in particolar modo il cavo) al vostro elettricista di fiducia. Con la corrente non si scherza e si rischia seriamente la vita.
Se state testando lampadine di dubbia provenienza fatelo solo indossando guanti protettivi fino a 1000 Volt e appositi occhiali anti-infortunistica per evitare il contatto acidentale con parti conduttrici non debitamente isolate o non rispondenti agli standard internazionali e con possibili scintille.
Non utilizzate mai il dispositivo senza la lampadina avvitata. Inserire sempre prima la lampadina nell’attacco Edison, poi la spina nell’Energy Meter e, sempre per ultimo, l’Energy Meter nella presa di corrente. Al termine rimuovete sempre prima l’Energy Meter dalla presa di corrente e poi tutto il resto.
Cavi con spine stampate (come in figura) sono da preferirsi per il migliore isolamento e la maggiore conseguente sicurezza fornita.
Assicuratevi che l’impianto nel quale allaccerete il kit sia dotato di salvavita a norma.
Effettuate i test solo in ambienti asciutti, sicuri e a norma.
Sappiate prima di operare che né questo Blog, né l’autore, né i collaboratori sono in alcun modo responsabili di quello che fate. Operate solo se debitamente formati in materia o assistiti da personale qualificato.

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Kit verifica consumi lampadine

Una volta preparato il cavo sarà sufficiente prima avvitare la lampadina nell’apposito attacco
Edison, dopodiché inserire la spina nella presa presente sull’Energy Meter e, per ultimo, inserire
l’Energy Meter nella presa di corrente (può necessitare di apposita riduzione di tipo Schuko).
Sul display compariranno i valori rilevati tra cui i principali: il consumo istantaneo (Watt “W”),
la corrente assorbita (Ampere “A”), l’energia consumata in un determinato lasso di tempo
(Wattora “Wh”) e la reale spesa in Euro (se precedentemente impostata).

Come verificare se…

Rubrica: Verifica se è vero

Titolo o argomento: Non serve parlar bene o male di un prodotto, serve sapere come si verifica la realtà

Sinceramente penso che non serva a molto parlar bene o male di un prodotto, un simile comportamento più che altro genera gran rumore ed alza nuvole di fumo che rendono poi difficoltoso vederci chiaro e capire la realtà. Parlar male in sostanza dà origine a quel caos nel quale i “dannaroli” sanno bene come muoversi, parlar male significa quindi avvantaggiare coloro che sono oggetto della critica* . D’altra parte anche dire che qualcosa non serve è a suo modo inutile se non si propone poi un’alternativa utile a risolvere la questione.

*Non stiamo facendo riferimento a pettegolezzi di paese ma a serie e responsabili opinioni e analisi tecniche su marchi, prodotti e servizi presenti sul mercato

La mia idea è che bisogna imparare a far da soli parte delle cose che ci sono necessarie nel quotidiano (magari quelle per le quali siamo particolarmente portati o che comunque rientrano nelle nostre possibilità con un minimo di impegno) ed a verificare tutte le altre che demandiamo a terzi specializzati che le realizzano al posto nostro (perchè ovviamente non abbiamo tempo e modo di fare tutto noi o non disponiamo di competenze debitamente approfondite per poterle fare). Sì, mi piace l’idea di una competenza di base, un’infarinatura fornita già dai piani di istruzione delle scuole elementari, necessaria e sufficiente a coprire le nostre prime necessità. Ciò ridurrebbe drasticamente episodi di truffe (anche quelle legalizzate**) così come gli acquisti insoddisfacenti, le perdite di denaro, l’incompetenza, l’opportunismo ed anche la banale ma spregevole occasione quotidiana di lasciare che chiunque si prenda gioco di persone ignare raccontando loro quel che si vuole ed ottenendo affidamento basato sul solo carisma (la chiacchiera d’attrazione, l’antichiacchiera, la chiacchiera uguale ma contraria di segno a quella dei logorroici).

**Ovvero quelle concepite ai limiti della legge sfruttando l’ignoranza diffusa, in quanto la legge non ammette ignoranza ma… se nessuno ti offre un’istruzione adeguata, è facile cadere nei tranelli.
Si vedano ad esempio i contratti a tariffa fissa di alcune società di servizi effettuati ad insaputa dei consumatori tramite false firme apposte da giovani agenti, porta a porta, istigati alla furbizia da superiori opportunisti; il tacito rinnovo fatto firmare con astuzie da prestidigitatore da alcuni venditori di spazi pubblicitari; il diritto di prelazione furbescamente presentato in alcuni uffici come fosse una semplice presa visione che “dovrebbe” testimoniare al capo del vostro agente che siete stati seguiti nella proposta di un servizio ma che in realtà, potreste scoprire, vi vincola ad acquistare il loro servizio qualora vi vogliate rivolgere alla concorrenza; e così via…

Non si tratta di fantascienza, né della temibile (e sovente disastrosa) tuttologia, soprattutto se si considera che questo metodo è adottato con successo ad esempio in Germania ed in Svizzera (come abbiamo scritto in diversi articoli a tema) già dalle scuole medie e superiori dove indistintamente a maschietti e femminucce viene insegnato a cucire un bottone, così come l’educazione tecnica moderna nonché l’economia domestica e, più in generale, a saper provvedere autonomamente alle prime necessità per gestire lavoro, famiglia ed i propri beni. Parliamo quindi non del cercare di saper far tutto ma di essere in grado di verificare almeno quanto altri hanno fatto o proposto per noi al fine di offrirci un prodotto o servizio. Effettuare quindi anche solo la verifica di un prodotto per sapere la realtà oggettiva ed indiscutibile, non chiacchiere.

Gli articoli di questa rubrica, che seguiranno, offriranno semplici spunti (comprensibili ai più e facilmente attuabili) utili a verificare la rispondenza alle proprie necessità, o a quanto ci si aspetta, da alcuni dei principali prodotti a carattere tecnologico di cui generalmente facciamo uso nel quotidiano.

Continua…

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Il futuro delle giovani leve: Coerenza, Benchmarking e Qualità

Rubrica: Il futuro delle giovani leve

Titolo o argomento: Se noi giovani non cambiamo, non cambieranno nemmeno i problemi di questo paese

Ho ricevuto negli ultimi tempi proposte di scambio link che non provenivano da spammers ma da realtà attive sul web e nella vita di tutti i giorni (parliamo quindi di proposte gradite). Secondo le linee guida del SEO (Search Engine Optimization) trattasi di “cosa buona e giusta”, in quanto se il sito che avanza la proposta è un sito considerato utile, rispettabile e con numerose visite, i motori di ricerca terranno in considerazione questi fattori e noteranno, con ardito interesse, il tuo link presente al suo interno.

Scambio link da chi?

Il problema è che dietro al 100% delle proposte che ho ricevuto questa estate c’erano sì dei ragazzi di buona volontà, studenti, neo-laureati, professionisti, ma l’inghippo si nascondeva altrove. Sono andato a leggere i loro articoli, le loro proposte, la loro offerta, al fine di non esser superficiale. Ho dedicato ore alla lettura di tutti i loro articoli, dei loro curriculum vitae (e quindi delle loro personali esperienze), delle loro connessioni (ad esempio con radio e giornali), ecc., ed ho trovato un nesso ricorrente. Non parlano di ciò che hanno studiato, di ciò che conoscono. Ed il risultato è un gran pasticcio.

Di cosa stiamo parlando?

Subito un esempio: giovani studenti e laureati in economia e commercio o esperti di marketing che scrivono numerosi articoli sugli impianti per la casa, sui sistemi per la produzione dell’energia, sulle tecnologie più chiacchierate del momento (perchè frutto di un mercato emergente o perchè nell’occhio del ciclone per il mancato sostegno da parte del “sistema Italia”). Articoli che, seppur ben impostati e scritti in maniera interessante, presentano errori non ortografici o grammaticali, bensì tecnici. Omissioni mostruose circa la descrizione professionale di un dispositivo, i suoi “reali” pregi e difetti, lo stato dell’arte, le tecniche obsolete da evitare, i metodi che portano alla fin fine ingenti perdite di denaro o l’inutilità totale di una modifica all’abitazione, le scelte corrette dei prodotti in base alle esigenze ed alla compatibilità con il cantiere che ci si trova davanti. Tutte cose che si imparano con l’esperienza e che, sovente, nemmeno molti professionisti conoscono per la mancata possibilità/volontà* di aggiornarsi debitamente o di avere un laboratorio di ricerca sempre disponibile.

Non condividi solo un link

Offrire loro lo scambio link, sebbene non ci si pensi, equivale in parte anche a dire che si appoggiano le loro teorie o che, in un modo o nell’altro, esse trovano un qualche riscontro e conferma in quanto espresso sul sito che ospiterà il loro link. Rifiutare questa “connessione” non avvantaggerà il posizionamento nei motori di ricerca ma aumenterà senza dubbio alcuno la “qualità dei contenuti” e la “coerenza” di chi scrive e sostiene di offrire teorie particolarmente utili e costruttive. Cedere al benchmarking può essere una debolezza dettata dalla volontà di incrementare solo dei numeri senza offrire nulla di più, un valore aggiunto ad esempio.

La divulgazione di carattere ingegneristico non deve essere un copia/incolla

Ritengo sia un lavoro negativo fornire ai cittadini italiani le solite notizie standard, non aggiornate, non complete, non approfondite, basate solo su quanto le aziende che pagano la pubblicità, dichiarano. L’Ingegneria è qualcosa di più di un copia incolla di informazioni tratte da brochure. Notizie superficiali rischiano di far spendere male agli italiani il loro denaro. Ma così i problemi che abbiamo in questo paese praticamente non finiscono mai!?! Che sia la vecchia guardia a sparare di tanto in tanto qualche sciocchezza per tenere in vita vecchie aziende lo posso (anche questa volta, in parte) capire, ma che i giovani che si inventano un nuovo lavoro partano nuovamente con questa filosofia (magari credendo che le cose oramai in Italia funzionano solo così), preannuncia solo il seguito, più complesso ed elaborato, dei problemi che già abbiamo.

Evitare un danno di cui si conoscono le radici

Capisco che questi ragazzi leggeranno il mio articolo e inizialmente saranno contrariati, capisco che mi rendo poco affabile nel cogliere queste sfumature ma capisco anche che se sei al corrente che un comportamento genera un danno, e non esprimi in qualche modo questa consapevolezza, ti rendi co-autore di un comportamento sbagliato. E questo allo stesso modo dei piani alti del potere dove magari, una pur brava persona, non denuncia circostanze lesive operate da qualche collega opportunista; o allo stesso modo di chi conosce i dettagli di un crimine ma non se ne fa portavoce. Talvolta essere antipatici è più coveniente che attraversare gli esiti di un danno di cui si conoscevano le radici.

Rapidi e curiosi esempi di dilettanti allo sbaraglio

Mi è capitato di essere contattato da un giovane geometra che voleva che gli regalassi articoli tecnici professionali per un sito web che stava cercando di realizzare con notevole difficoltà in quanto, sosteneva egli stesso, avendo scelto di fare il geometra non aveva modo di studiare i motori. Potete trarre da soli le deduzioni del caso…

Mi è capitato poi di esser contattato da un avvocato che, volendo di sana pianta cambiare mestiere, sperava che con una telefonata gli spiegassi il ciclo frigorifero e tutto quanto c’è da sapere sui frigoriferi a compressore e ad assorbimento, nonché i sistemi energetici per alimentarli, cosicché lui potesse aprire un’attività a tema. Con una telefonata?

Un broker finanziario poi, improvvisato meccanico cui si sono affidati dei miei conoscenti “pistaioli”, ha danneggiato una serie di moto da pista. In particolar modo moto 2 tempi sulle quali commetteva grossolani errori di messa a punto avendo egli basato la sua passione su fonti e insegnamenti di dubbia efficacia quali il fai da te perpetuo, il bar, nonché riviste e rapidi tutorial di settore. Davanti all’offerta di alcuni semplici consigli la competizione (non di tipo motoristico) ha prevalso ed il tutto si è concluso con tanti motori inutilmente danneggiati. Ma vuoi mettere l’orgoglio e la sensatezza?

Coltivare più interessi

A mio avviso non è sbagliato avere più interessi e non è sbagliato fare lavori variegati. E’ sbagliato desiderare tutto senza sapere di cosa si sta parlando, senza aver maturato una buona dose di esperienza. A molte delle cose di cui mi occupo, in realtà mi sono avvicinato quando avevo solo 12-13 anni (in particolar modo, da un lato, al mondo dei motori e, in tutt’altra direzione, alle tecnologie costruttive per l’edilizia residenziale – fu grazie ad una tesina richiestaci dalla Professoressa di Educazione Tecnica alle scuole medie). In seguito ho avuto modo di maturare una quantità smisurata di esperienze nel settore grazie alla mia insistenza nel voler conoscere a fondo questi settori. Alle strutture ed all’energia poi mi sono interessato durante gli studi all’istituto tecnico in maniera marginale e, all’università, in maniera decisamente più consistente, avendo tra l’altro anche a disposizione miei laboratori personali (al di fuori dell’università) dove ciò che studiavo lo verificavo e lo approfondivo.

Conclusioni

Non ci si può improvvisare operatori di un settore se sappiamo a malapena i titoli degli articoli tecnici che leggiamo su altri siti e di cui, sempre più spesso, leggiamo i contenuti solo in parte (magari i titoli in neretto e qualche capoverso). Questo non può sostituire anni di esperienza sul campo, studi tecnici alle superiori, studi teorici e metodologici all’università, esperienze condotte in laboratorio e con professionisti del settore, casi di studio accurati ed il continuo e persistente interessamento quotidiano a particolari temi “delicati”. A rigor di logica boccio sotto tutti i fronti un approccio superficiale e pressapochista privo di coerenza e consapevolezza verso i danni che si possono provocare in seguito alla scarsa preparazione.

*Mi capita spesso di partecipare a convegni tecnici e tecnologici dove vengono rilasciati crediti e dove periti, geometri, ingegneri entrano, segnano la presenza e se ne vanno portando via con sé i crediti senza aver seguito praticamente nulla di quanto esposto dai professionisti eroganti il servizio. Tra coloro che restano in sala vi sono persone coerenti e, da qualche parte mimetizzati, anche pochi ma veri appassionati che avranno la loro occasione di distinguersi.

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Benchmarking

L’analisi dell’andamento delle visite e del gradimento dei contenuti di questo sito web
era per noi in principio importante (il SEO, Google Analytics ed il Bechmarking erano
materie di studio quotidiano). Poi ci siamo accorti che riuscivamo a mantenere il nostro
numero di visitatori giornaliero anche riducendo notevolmente il numero di articoli pubblicati
settimanalmente (a vantaggio del tempo dedicato ai laboratori), nonostante non fossimo passati
ad un template di tipo responsive e nonostante non avessimo colto tutte le golose occasioni
di scambio link (scelte considerate dal SEO altamente penalizzanti). La qualità sempre
crescente dei contenuti e delle scelte operate per la distinzione del blog sono risultate essere
di gran lunga più efficaci e con soli 3 articoli di alta qualità ogni 7-10 giorni, manteniamo lo stesso
numero di visitatori ottenibile con ben 30-50 articoli di qualità più moderata. Ovviamente
abbiamo un ampio margine di miglioramento anche grazie a questo ma, al momento,
è evidente che questa direzione non ci interessa particolarmente.
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Il futuro delle giovani leve: Le illusioni dei giovani arrembanti

Rubrica: Il futuro delle giovani leve

Titolo o argomento: Quando le cose ti vanno bene e non sai nemmeno perchè

Noi giovani parliamo di futuro, ma ne capiamo qualcosa? Sono stato a colloquio qualche giorno fa con una ragazza che rappresenta un’azienda che potrebbe fornirmi il suo know-how tecnico per la costruzione di tetti in legno. La ragazza si presentava arzilla e pimpante per i buoni risultati che attualmente sta riscontrando l’azienda per la quale lavora grazie soprattutto ai prezzi competitivi che propone per le sue soluzioni ed alla fiducia che diverse persone hanno riposto in esse (più o meno consapevolmente). Le famiglie che stanno scegliendo le soluzioni di questa azienda lo fanno in particolar modo per il prezzo contenuto, per le voci circolanti su internet (sovente non approfondite né verificate) e, in parte, per una moda rievocativa. Quindi quasi affatto per l’idoneità o meno del tipo di tecnologia ad uno scopo. Questo è possibile per il semplice motivo che non conoscono le peculiarità, i pregi ed i difetti, la rispondenza a reali esigenze della tecnologia o delle tecnologie che verranno impiegate (e non se ne interessano più di tanto non disponendo del metodo per poterlo fare proficuamente). Certo è che i prezzi allettanti hanno la meglio soprattutto sulle cose che non si conoscono, perchè non conoscendo la materia, non si possono maturare razionali paure*.

Un approccio superficiale

Ebbene ho iniziato a raccontare a questa ragazza/tecnico le cose particolari di cui ci occupiamo qui, le nostre ricerche in campo tecnico e tecnologico per le soluzioni abitative del futuro ed alcune preziose note d’esperienza sul comportamento dei potenziali clienti e le loro talvolta bizzarre richieste, quello che si potrebbe fare in partnership e, come sempre, anche solo parlando, le ho dato degli indizi che ad un professionista attento non sarebbero sfuggiti. Risultato? Il suo approccio è stato superficiale, quando parlava lei io offrivo la mia attenzione, quando parlavo io lei a stento ascoltava (tranquilli, non sono un noioso oratore logorroico e petulante, anzi, ho studiato presso validi insegnanti non pochi rudimenti della comunicazione) mostrando orgoglio e ostinata ragione sul discorso “costruire in legno… legno e basta”. Le altre soluzioni erano da lei considerate nel modo più assoluto vecchie, obsolete, inutili, inefficaci, prive di senso. Era evidente che per parlare con lei ed ottenere un minimo di attenzione fosse imperativo pensarla esattamente al suo stesso modo, non voleva sentire nient’altro che la sua logica incisa nel suo cerebro e irriscrivibile.

Come va? BENE! Come mai? NON LO SO!

Le cose le vanno bene, lei non si rende conto nemmeno del perché, il prodotto si vende da solo (la moda tira più della ragione**), non vengono compiuti sforzi particolari per ottenere questo, un numero soddisfacente di clienti è con loro perché fa poche domande e si accontenta del prezzo basso senza sapere “perché” il tal prezzo è così accattivante***. Ci sono passato anche io quando, spavaldo dei miei ottimi risultati, non mi ponevo troppe domande e non davo retta alle persone con maggiore esperienza che avevo la fortuna di incontrare (tra l’altro senza nemmeno accorgermene, erano gli anni 2000-2004). Poi però i cicli si alternano, le situazioni cambiano, le persone anche, i mercati… non ne parliamo, e ripensandoci su può venire in mente: “Perché quel ragazzo che faceva cose così particolari non l’ho ascoltato? Quante cose che mi avrebbe potuto dire, quanti spunti, quante opportunità di far bene insieme… Mannaggia!”. Io sinceramente ci ho riso su perché in quella ragazza/tecnico ci ho visto me stesso solo qualche anno fa, prima che la crisi ci obbligasse a darci un pizzicotto per svegliarci, a stare con i piedi saldi a terra e imparare ad ascoltare e rendere prolifici i rapporti con chi studia, fa ricerca, innova. Ovvero con quel tipo di persone che sono sempre attuali e osservano i cicli economici dall’esterno.

Cosa ne rimarrà di un’incosciente sicurezza?

Dell’azienda per cui invece lavora questa ragazza cosa ne rimarrà quando tanti clienti capiranno che quella del legno non sempre è la soluzione adatta? Ci sono infatti luoghi dove il legno è addirittura l’unica soluzione plausibile e altri dove risulta oltremodo pessima. Ma non solo… ci sono persino modi diversi di costruire con il legno stesso e, guarda caso, quelli di maggiore qualità, robustezza e durabilità costano più delle soluzioni in cemento armato ma, come al solito, offrono grandi vantaggi dove realmente servono, vantaggi per i quali è giusto pagare di più e, ovviamente, notevoli svantaggi dove il loro impiego non è razionale. Cosa ne rimarrà quindi di tutta questa incosciente sicurezza? Probabilmente un periodo da pionieri, in cui si andava forte, in cui si è colto l’attimo, si è casualmente saliti su un buon treno, ci si è sentiti imbattibili, si è sottovalutato il compagno di squadra così come l’avversario e poi tutto si è estinto perché ignorando come è nata una situazione non si è compreso come sarebbe potuta finire.

Non date nulla per scontato

Se non volete essere inermi come la ragazza di questa vicenda cercate di capire che è fondamentale saper distinguere le opportunità e ancor più saperle poi cogliere; riconoscere se si ha davanti un perditempo o un possibile collaboratore, un professionista con cui interagire e integrare la propria professione. Ascoltate e assorbite spunti utili per modificare ciò che fate, per evolverlo e non statevene a poltrire adagiati sugli allori per il semplice motivo che per ora tutto va bene e quindi perchè mai porsi la pruriginosa domanda: “Come mai sta andando tutto così bene in questo momento?”. Pensateci prima di dare le cose per scontate, io ho iniziato a farlo a 26 anni e da qualche anno tutto è cambiato ed è diventato più solido e affidabile nella mia vita. Non perdetevi dietro all’ingannevole convinzione che, finalmente, la gente ha iniziato a capire le ragioni che si celano dietro i vostri gusti e quindi d’ora in poi acquisterà il vostro prodotto perchè riconosce che la ragione è vostra (concetto astruso ma aderente a quello della ragazza). Se allargate il pensiero potete capire che per un breve arco temporale, semplicemente, qualcuno ha avuto convenienza a far incontrare i propri interessi con i vostri, ma da quando in qua questo significa “per sempre”? Non date mai le cose per scontate. Perchè questa volta io avevo bisogno di integrare informazioni tecniche sui tetti in legno ma la prossima volta la situazione potrebbe essere opposta. Bisogna essere lungimiranti, coerenti e rispettosi di tutti allo stesso modo. Se poi qualcuno risponde ad una vostra domanda citando le proprie esperienze e le ricerche tecnologiche che compie, ecco, io non mi girerei dall’altra parte a guardare ripetutamente i messaggi dei whatsappatori**** sul telefono ma porrei, come logica domanda: “che tipo di ricerche?”.

Immagine vs Traguardi reali

Infine, se posso permettermi, non pensate che uno stipendio sufficientemente superiore alla media e tale da garantirvi di ottenere la rata per l’acquisto dell’auto un pelino più costosa attualmente di moda, possa essere considerato un reale traguardo raggiunto. L’immagine che conferisce sicuramente può far pensare agli altri che siate realizzati ed in carriera ma… raggiungere un risultato, un risultato vero, è ben altra cosa. Quando ciò accadrà lo capirete perchè riderete del vostro passato e proverete un’emozione senza eguali, raramente provata. Sarà il risultato stesso a farvi capire che certe “immagini” del resto non sono poi così importanti per voi.

*Il bambino spericolato che sorride davanti alle sue prodezze non si cura del rischio che sta correndo perchè non ha ancora sviluppato il senso della paura. Una dose proporzionale di paura alimenta l’istinto di sopravvivenza e salva le persone da situazioni di rischio. Il bambino che si ferirà acquisirà consapevolezza e modererà i suoi eccessi senza per questo essere d’altra parte bloccato dalle sue paure o altrimenti cadrà nella situazione opposta.

**Sì, assomiglia ad un detto popolare più colorito 🙂

***Non che il prodotto sia scadente, anzi, solo che costa poco perché ha una lunga serie di vantaggi e una altrettanto lunga serie di svantaggi di cui nessuno, tanto per cambiare vuol parlare. Pensate che ai convegni sulle costruzioni in legno non ho mai sentito l’espressione “Vantaggi e Svantaggi delle costruzioni in legno” ma, quando proprio si è cercato di essere imparziali, si è adottata la terminologia “Vantaggi e Criticità delle costruzioni in legno”. Del resto anche ai corsi sulla comunicazione cui ho preso parte con ragguardevole interesse e cui hanno preso parte, guarda caso, anche molti gestori di questo paese, viene insegnato di non usare mai il sostantivo “svantaggio” durante la presentazione di un prodotto. Viene infatti consigliato di parlare sempre e solo dei vantaggi e, più ce ne sono da elencare, e meglio è…

****Si legge whatzappatori. Potrebbe contenere burlesche tracce di suggerimenti lavorativi. La ragazza continuava a plocamarsi leader nel settore architettura ma non immaginavo che una chat fosse leader di una leader di settore. Probabilmente rivolgendomi direttamente alla chat salterò un passaggio in più ed abbatterò i costi.

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Ascoltare

Non ti vendo, non ti sento…
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Non puoi inventare ciò che non esiste

Rubrica: Invenzioni
Titolo o argomento: Cosa c’è dietro la famosa lampadina che si accende?

In realtà le cose non si inventano, le cose si scoprono, si intuiscono, si deducono, si trasformano, si applicano. Esse già esistono e aspettano solo che una vostra percezione le riconosca perchè l’uomo non può inventare qualcosa che non sia già esistente. Se così fosse potrebbe concepire logiche non esistenti in questo Universo e applicarle nonché dimostrarle (ma questo in matematica è definito un assurdo). In realtà quella che chiamiamo creatività altro non è che la capacità di effettuare connessioni logiche, sinaptiche, deduttive.

Pensare che la struttura scheletrica di un animale possa essere replicata nell’architettura di un edificio o di una struttura robotica è ad esempio Biomimetica, comunque non un’invenzione. Piuttosto l’intuizione che una geometria sia utile allo stesso scopo anche in contesti differenti.

Accorgersi che gli alveari hanno una struttura esagonale ripetitiva per un risparmio di materiale altrimenti impossibile con moduli quadrati o circolari, non significa inventare l’honeycomb impiegato con successo nell’aeronautica, nel motorsport o negli arredamenti in cartone, significa più che altro applicare una regola della natura, una tra le tante che rende ad esempio possibile la vita sulla terra o che con tali regole interagisce.

Una centrale nucleare (mi si conceda la rozza comparazione tanto per esser spicciolo) altro non è che una replica semplificata ed in piccolo del comportamento di una stella.

Esasperare le linee caratteristiche dell’uomo anche andando contro il senso dell’utilità concepito dalla natura non significa inventare un personaggio dei fumetti, un mostro, significa concepire l’uomo estremizzandolo al punto da generare una suggestione in chi ne osserva il risultato.

Progettare un nuovo dispositivo elettronico significa sempre sfruttare le leggi della fisica per trarne un’utilità che estenda capacità umane già esisteni. Il telefono con la fotocamera non è un’invenzione ma un prolungamento di una logica già esistente in natura: l’occhio vede una scena, un oggetto, una situazione ed il cervello la elabora e la memorizza. Inventare il primo telefono significa estendere un concetto già esistente per l’uomo, la comunicazione verbale, sfruttando leggi fisiche (già esistenti) che possono essere impiegate con successo nell’ambito di innumerevoli applicazioni.

Per qualunque invenzione proviate ad applicare questo concetto, vi accorgerete che alla radice vi è sempre un “codice sorgente” già esistente in natura e nell’universo che l’uomo, semplicemente, impara ad utilizzare, magari con maestria, ma mai con totale possesso. Solo se si riuscisse a realizzare qualcosa che non sia intimamente collegato al “già esistente” si potrebbe pensare di aver inventato qualcosa, ma per quanto mi sia sforzato di cercare esempi di qualcosa che non sia direttamente (o indirettamente) riconducibile a quanto abbiamo già trovato dopo esser entrati a far parte di questo mondo, un esito positivo mi risulta assai improbabile. La mia ipotesi è che esiste già tutto, devi solo riuscire a vederlo.

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Come nascono le invenzioni?
Non puoi inventare ciò che non esiste

Imitare la natura

Un sistema di mini-robot chiamato MAB inventato da Adrian Perez Zapata (studente in design
industriale) per Electrolux Design Lab 2013. La sfera si alloggia in un punto a piacere della
casa, in essa sono contenuti centinaia di mini droni che si occupano di pulire ogni angolo
della casa. Il sistema imita gli insetti che in natura vengono sfruttati ad esempio nelle
coltivazioni biologiche per combattere i parassiti.
Image’s copyright: electroluxdesignlab.com

Stazioni di ricarica Tesla Supercharger aperte anche in Italia per viaggiare gratis per sempre

Rubrica: Simple news
Titolo o argomento: Notizie di rapida lettura da fonti professionali nel mondo
Fonte: Tesla Motors

Sono già attivi in “Italia” ben 7 Tesla Supercharger, si tratta delle stazioni di ricarica che Tesla Motors sta installando in giro per il mondo affinché i suoi clienti possano viaggiare gratis per sempre.

La ricarica fornita dai Tesla Supercharger è estremamente rapida e controllata dal computer di bordo che analizza la corrente in entrata, eventuali anomalie e la temperatura dell’ambiente e delle batterie al fine di fornire la carica massima possibile in ogni istante e condizione.

Il sistema di ricarica rapido sfrutta inversamente la capacità di sopportare importanti scariche da parte della chimica delle celle, delle loro connessioni e del sistema di raffreddamento quando il veicolo viene accelerato in soli 3,3 secondi fino a 100 km/h. In fase di ricarica si frutta quindi una condizione simile e ugualmente controllata.

Nonostante questo la potenza elettrica in entrata non supera i 120 kW (in corrente continua) mentre la potenza elettrica impiegata per accelerare al massimo il veicolo è ben maggiore e, a seconda dei modelli, può superare persino i 500 kW (valore relativo alla potenza dei motori, quella realmente erogata è solitamente inferiore).

Questo permette di ricaricare in soli 30 minuti circa 60-68 kWh di energia utile a coprire fino a 270 km di autonomia.

In Italia sono presenti, al momento in cui scrivo, 7 stazioni Tesla Supercharger che si trovano ai seguenti indirizzi del Centro-Nord Italia:
1. Strada Vignolese, Modena, 41126
2. Via Maestri d’Ascia 24, Varazze, 17019
3. Via Belgio 16, Verona, 37135
4. Località Battifolle, Arezzo, 52100
5. Località Autoporto Pollein, Aosta, 11020
6. Dorno service area, Autostrada A7
7. Località Francolino Carpiano, Melegnano (MI)

Per ulteriori informazioni digita la voce “Tesla Supercharger” nella casella cerca in alto a destra del Blog.

Per visitare la mappa delle stazioni Tesla Supercharger copia e incolla sul tuo browser il seguente link: http://www.teslamotors.com/it_IT/supercharger

La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 4

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

Questo articolo segue da:
Vedi i “link correlati” riportati in basso.

Conclusioni circa l’articolazione “Tecnologia” di questa rubrica

Ci siamo soffermati in particolar modo sulla voce “Tecnologia” in quanto, nonostante gli aspetti sociali ed economici siano trattati largamente su questo Blog, il carattere predominante spetta pur sempre all’affascinante ambito tecnologico del panorama mondiale. Molti altri esempi si potrebbero esporre ma non serve allungare il brodo una volta capiti i concetti chiave; sarebbe già buona cosa comprendere che non basta leggere un libro o imparare un concetto a memoria, è necessario invece stimolare la mente a ragionare, imparare a fare ricerca, imparare a verificare le teorie sostenute, imparare ad essere versatili e non ottusi*, farsi continuamente domande, essere curiosi, cercare di vedere se si è capaci nel passare da una teoria imparata su un libro alla sua applicazione pratica su un progetto interamente curato da voi…
Ogni singola frase di questa serie di articoli (così come di tutti gli altri presenti in questo Blog) è oggi perfettamente dimostrabile da parte di chiunque e rappresenta pertanto un concreto spunto oggettivo adornato di 16 curiosi esempi (solo nell’articolazione “Tecnologia”) facilmente verificabili se si dispone di un buon metodo di studio.

*Non dimenticherò mai un dermatologo a cui feci una domanda sul cuoio capelluto aggiungendo una mia ipotesi, da profano, di biomeccanica (che non sapevo né potevo dimostrare essendo per l’appunto ignorante in materia). Lui si mise a ridere quasi con tenerezza come a dire “Poverino…”. Due anni dopo un giovane ricercatore ottenne un riconoscimento perchè condusse uno studio completo, che ovviamente seppe dimostrare, che portava allo stesso risultato della mia ipotesi… Evitando false modestie posso affermare di essere orgoglioso di esserci arrivato anche io.

Esempi di risposte logiche

Così uso già da anni tecnologie e metodi che ancora la gente non ha, non conosce**, non ha studiato, non sa ancora approcciare, addirittura in alcuni casi nemmeno concepisce e, anche se di tali tecnologie non ne viene finanziata e promossa la diffusione, studiare tanto in maniera “costruttiva” (quindi non a cantilena) ripaga almeno degli sforzi sostenuti e migliora la qualità della vita. Lo scarso interesse della massa poi è un problema che affligge la massa stessa e non più di tanto un ricercatore***, un giovane che ha voglia di fare o un adulto che desidera ancora mettersi in gioco ed ama vivere un cambiamento, un’evoluzione che si possa toccar con mano. Studiando oltre (viaggiando oltre gli ordinari piani di studi, visitando quella affascinante dimensione che si chiama ricerca, in questo caso, tecnologica) avete la possibilità di portare il futuro nel presente senza necessità di attendere che qualcuno decida per voi che è il momento giusto. Ed è per questo che, senza eccedere, mi concedo di affermar che vivo 20 anni nel futuro senza bisogno di una macchina del tempo. E’ bastata la curiosità, è bastato farsi tante domande, è bastato chiedersi perchè diversi programmi di studio risultassero così noiosi pur avendo io una gran voglia di studiare, è bastato nutrire il desiderio di capire come funzionano quante più cose possibile, è bastato crescere fin da piccoli tra spunti di fisica come ad esempio le celle termoelettriche, i materiali piezoelettrici, i cicli termodinamici… i cui effetti mio padre mi mostrava come fossero un gioco. Un gioco che mi affascinava ma che non capivo. Probabilmente è proprio vero che il caso non esiste.

Quando ho fatto domanda per far togliere il contatore della rete elettrica, l’operatrice mi ha chiesto a quale fornitore intendessi passare. Io le ho risposto che non sarei passato a nessun altro fornitore e lei, decisamente sorpresa, mi ha chiesto come avrei fatto ad avere l’energia che mi occorre. Un istante dopo ha proseguito chiedendomi se avessi intenzione di installare un impianto fotovoltaico, al che le ho risposto che basta semplicemente studiare per bene i libri di Ingegneria Meccanica e, in particolar modo, i testi di Fisica Generale I, Fisica Generale II, Elettrotecnica, Analisi Matematica I, Analisi Matematica II, Meccatronica, Macchine, ecc.. Nessun segreto quindi, è sufficiente semplicemente (ironia della sorte) non studiare “meccanicamente”…

Questo offre almeno una possibilità di modellare il futuro con le proprie mani e costruire da sé le alternative che oggi non vengono proposte, o vengono proposte in ritardo come fossero nuove, o vengono proposte a condizione “che”. Ma sappiate fin da prima che, senza bisogno di elencarvi le mie, sono solitamente più scomode, richiedono più impegno, implicano un sacrificio iniziale, non sono necessariamente in tutti i casi più economiche… ma vi rendono liberi, vi fanno sentire il brivido dell’indipendenza, vi fanno sentire felici se siete creativi, costruttivi dentro, curiosi, vi offrono una possibilità di scegliere tra quello che c’è già e quello che potreste avere. Ma tutto questo se e solo se vi dà gusto la vita, viverla fino in fondo, viverla a modo vostro, viverla in un modo nuovo, viverla in maniera più semplice (anche se, paradossalmente, con tecnologie più sofisticate), viverla senza l’assidua ricerca della “comodità” e viverla sapendo che siete stati voi a scegliere ciò che ritenevate più adatto e non siete stati vincolati verso una sorte unilaterale preannunciata.

La vostra sicurezza in quello che farete (attenzione non il fanatismo) verrà percepita da chi vi sta intorno. Grazie a questo, fidatevi, se quello che farete sarà fatto bene, non vi considereranno diversi, non si allontaneranno da voi e non riterranno un problema il fatto che non vi siate omologati alla società. L’importante è che non imponiate mai a nessuno il vostro pensiero, che non giudichiate mai migliore quello che fate (piuttosto definitela la vostra rispettabile scelta) e che non stiate sempre lì a parlarne, ad esser petulanti ripetitivi predicatori… non serve. Le persone sono molto più intelligenti di quello che sembrano, hanno solo bisogno di stimoli, rapidi input, provocazioni, piccole scossette.

**Per carità non mi scrivete effettuando insinuazioni circa il moto perpetuo e improbabili teorie, io mi riferisco a quello che nei libri di fisica c’è già, è già dimostrato e si può sfruttare fin da subito, anche da soli, se solo lo si studiasse a fondo coniugandolo con le materie che vi gravitano attorno, come ad esempio l’elettrotecnica e la meccatronica. Un esempio? Incrementare, fino al triplo, la produzione energetica di un impianto fotovoltaico con un sistema di inseguimento autocostruito e autoadattativo che non segue un movimento impostato ma rileva da solo da che direzione proviene l’irraggiamento migliore. Sfruttare i principi della fisica per costruirsi un sistema d’accumulo ad hoc, magari senza pretese ma ad hoc. Evolvere da soli il proprio autoveicolo (certo, competenze e razionalità permettendo) per trasformarlo in ibrido senza doverne acquistare un altro nuovo, costosissimo e che magari non è corredato della tecnologia che invece voi avete scelto. Il vostro robot personalizzato, il vostro dispositivo personalizzato, e così via…

***Specie se non ha intenzione alcuna di trasformare in business qualunque cosa egli studi ma è semplicemente spinto dalla passione.

Continua…

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Fotoresistore Fotoresistore

Nell’immagine un fotoresistore appoggiato su una normale stilo. Si tratta di un
componente elettronico la cui resistenza (ohm) fornita è inversamente
proporzionale alla quantità di luce che lo investe. Componente utile, ad esempio,
quando si realizza un sistema che deve “leggere” la luce per “suggerire” la
posizione ideale di esposizione di un dispositivo (magari proprio di un impianto
fotovoltaico motorizzato). Ma esistono diversi altri mezzi, sfruttanti
opportune leggi fisiche, per raggiungere lo stesso scopo.

La continua lotta contro il sistema Italia: La tecnologia – Parte 3

Rubrica: Così è la vita

Titolo o argomento: Risolvere i problemi dell’Italia da soli

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Comunicazione

La comunicazione a costo zero (10+)

In diversi paesi del Nord Europa (vedi ad esempio la Svezia) l’uso del cellulare è gratuito senza tariffe da pagare, è sufficiente ascoltare un messaggio pubblicitario prima di iniziare la telefonata. In altri paesi emancipati (anche dell’est Europa) Internet è gratuito per le strade ed il wi-fi è largamente diffuso nelle piazze a disposizione di tutti, creando tra l’altro ottime occasioni di aggregamento sociale.

Internet condominiale (10+)

Grazie ad Internet condominiale (una trovata che mi hanno mostrato diversi studenti universitari, tra i più arzilli di Italia, e che solitamente sviluppano da soli) gli studenti pagano l’ADSL anche solo 1 euro al mese anziché circa 30 (a parità di servizio erogato). Certo la banda diminuisce se si collegano in troppi contemporaneamente; se c’è un problema bisogna uscire dall’appartamento per raggiungere il router e magari riavviarlo e tutto quello che volete, ma… se uno economicamente non può, almeno ha una alternativa possibile. Con qualche sacrificio ma possibile. Questo lo si ottiene da soli semplicemente effettuando un unico normalissimo contratto presso il fornitore del servizio di fiducia e installando poi, altrettanto autonomamente, un router condominiale che invii ai vari appartamenti degli studenti la linea. Lo stesso sistema, invece di essere riproposto in egual maniera a qualunque altro cittadino, viene offerto sempre e solo con contratto individuale per famiglia, anche nel caso delle offerte riservate ai condomini, azzerando di fatto i vantaggi economici che un uso comune può portare (si veda anche il Cohousing).

Continua…

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Comunicazione

Contenitori isotermici professionali per alimenti e campioni biologici – Berardi Store

Berardi Store

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Vendita Assistenza Ricambi Installazione
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Electrolux Dometic Waeco DEFA
per la CASA, il CAMPER, la NAUTICA e per applicazioni PROFESSIONALI

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Alberghiero, ristorazione e catering
(frigoriferi, cantine vini, armadi climatizzati, frigo container…)

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Veicoli speciali
(allestimento fuoristrada, furgoni, camion, moto per impieghi speciali
e per attraversare il mondo dal deserto a Caponord)
Stazioni di ricarica Aria Condizionata
(per autoveicoli, bus, veicoli su rotaia, elicotteri)
Elettronica, Meccatronica, Robotica, Automazione
(costruzione di dispositivi personalizzati per le più svariate esigenze)
Energie rinnovabili
(produzione, accumulo e gestione dell’energia)
Carpenteria metallica e lignea
(costruzione di supporti e dispositivi personalizzati per laboratori e attività professionali)
Biomedicale
(refrigerazione e trasporto campioni biologici)
Tempo libero e avventura
(tutti gli accessori di cui hai bisogno per viaggiare…)
Trasporti via terra, via mare e trasporti speciali
(dispositivi elettronici per veicoli commerciali, veicoli industriali, veicoli militari, veicoli di soccorso…)
Residenziale
(tecnologie per le abitazioni del futuro)

Servizio Vendita Assistenza Ricambi Installazione equipaggiamenti,
accessori, elettrodomestici, elettronica ed utility
per caravan, motorhome, camper barche, moto…

Frigoriferi trivalenti ad assorbimento, climatizzatori, generatori, inverter, gruppi frigoriferi, kit fotovoltaici, eBike professionali, accessori di ogni genere…

Costruzione di BICICLETTE ELETTRICHE su misura per il cliente
(eBike a basso costo ed elevata autonomia, fino a eBike
ad elevatissime prestazioni per impieghi speciali)

Motori, gestione elettronica, pacchi batterie, strumenti, accessori, componentistica, sistemi frenanti, kit, progettazione, assistenza tecnica e ricambi…

Record del Mondo di Autonomia di una bicicletta elettrica ad elevate prestazioni studiata e prototipata in partnership con Ralph DTE

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LABORATORI di Ingegneria dedicati:

Energetica, Tecnica del Freddo, Meccatronica, Materiali e Lavorazioni Meccaniche, Motori a combustione interna, Motori Elettrici, Prototipazione…

Aperti soprattutto durante le ferie : )

Sito web: www.berardi-store.eu
Contatti: www.berardi-store.eu/contattaci.html